Archivio per Movimento

E Fuck-sia!

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 dicembre 2015 by Sendivogius

Martirio di Santa Caterina di Saragozza

Nei processi politici, e massimamente in quelli di matrice staliniana, quando si vuole eliminare un dissidente interno è sempre buona regola affibbiargli tutta una serie di capi di imputazione (meglio se infamanti) che poco o nulla c’entrano con le cause reali della sua epurazione, ma molto servono per non entrare mai nel merito delle vere ragioni politiche all’origine dell’espulsione. Perché il passaggio immediatamente successivo consiste nelle classiche tecniche di diffamazione organizzata, alla base della damnatio memoriae del condannato. Altrimenti, bisognerebbe istituire un collegio difensivo, vagliare le ‘accuse’, concedere all’imputato la possibilità di potersi difendere e (non sia mai!), dargli l’opportunità di esporre le proprie ragioni in un pubblico confronto… Insomma, si metterebbero in moto tutti quei meccanismi di equilibrio e ponderazione, alla base della più elementare dialettica democratica, ma che per gli invasati followers della Setta del Grullo fanno tanto Ka$ta!!
Serenella Fucksia Questa volta tocca a Serenella Fucksa, la senatrice sospettata di intelligenza col nemico ma ufficialmente accusata di mancata rendicontazione, in ossequio a quella perversione feticista tutta particolare per gli scontrini, che sembra affliggere gli inquietanti figuri a cinque stelle nel loro voyeurismo contabile. Sono gli stessi guardoni incredibilmente indulgenti invece quando si tratta di chiedere lumi sui guadagni del “Capo politico”. Ovvero un milionario che vive di rendita e che per inciso considera un suo proficuo dovere morale fare la cresta sugli stipendi dei suoi “dipendenti” in Parlamento, facendosi accreditare il pizzo estorto con la scusa dei rimborsi direttamente sul proprio conto personale.

Comunicato M5SPer fortuna nel MoVimento avviene esattamente il contrario: un Capo nomina peones che schiacciano pulsanti su richiesta.

Figurarsi che la Serenella è pure laureata in Medicina. E questo in una setta di sciatori chimici e analfabeti dissociati che pretendono di curare i tumori col bicarbonato e altre stronzate “alternative”, nonché combattere i vaccini al posto della malattia, non è solo una anomalia ma di per sé costituisce già un reato gravissimo.

Crimi e il complotto dei piedi sporchiIl senatore Vito Crimi ed il mistero di Piedone lo Zozzone

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E dunque cosa c’è di meglio di un sacrificio umano, per ribadire il potere trascendente del Padre (nonché Padrone) e ripristinare la coesione della tribù con i classici rituali di immolazione e flagellazione, che tanto piacciono ai 26.000 sociopatici penta-certificati ai quali non par vero di poter sniffare l’ebbrezza della ghigliottina nel blog clicca-banner del Vate® a cinque patacche?!? Evidentemente le abbuffate natalizie non hanno saziato la loro sete virtuale di sangue, ad ennesima riprova della debolezza di una setta allo sbando nell’improponibilità catastrofica della sua offerta.
Auguri Duce!Non che a noi mancherà la senatrice Fucksia, la quale nella sua Piedinifrivola inconsistenza non ci richiama alla mente nient’altro che un colore molto gay (e tanto è bastato a spaventare Padron Grullo!)… Quando si gioca alla riVoluzione, bisognerebbe sapere che questa per sua natura “divora i suoi figli” e far tesoro della lezione di Vergniaud.

sacrifici-umani-maya«La simbologia rituale sacrificale…. basata principalmente sul sacrificio umano fu forse principalmente concepita dai primitivi per salvaguardare condizioni di sufficiente coesione al gruppo, quindi per rappresentare, tramite il rito sacrificale stesso, una precisa ammonizione ai suoi appartenenti; infatti solo un gruppo sufficientemente coeso e non dilaniato da forti conflitti interni poteva evitare, insieme ad una forte penuria alimentare, a pratiche cannibaliche generalizzate. Tali pratiche avrebbero, almeno sul momento, alleviato la penuria alimentare stessa, come avevano già fatto in passato.
sacrifici-cannibalismo[…] Perciò si rivelò probabilmente conveniente il cannibalismo generalizzato a tabù e mantenerlo solo in forma circoscritta e rituale, col fine di “scaricare”, tramite dei riti che lo contemplavano, le pulsioni cannibaliche che ancora persistevano nel gruppo e di indirizzarle all’esterno, verso altri gruppi o verso elementi avvertiti come “estranei”…. Di più si rivelò assai conveniente usare il cannibalismo rituale come ammonimento a non trasgredire il tabù che ne vietava la generalizzazione, pena il passare immediatamente al ruolo di vittima sacrificale. Ed insieme, fu conveniente rappresentare il cannibalismo rituale come rito cruento che “dimostrava” al gruppo una propria persistente efficacia, di carattere magico.
Goya - Urano[…] Queste esigenze prioritarie, peraltro, erano del tutto ovvie nelle condizioni durissime di un mondo davvero primitivo, che in quanto tale era completamente condizionato dalla necessità di mantenere coeso il gruppo, e di farlo ad ogni costo: in un tale gruppo dunque la predazione proveniente dall’interno del gruppo stesso era decisamente disfunzionale. Quindi il rito, come si è detto, doveva essere soprattutto in grado di ammonire, di terrorizzare, di indurre all’obbedienza il predatore, al fine di garantire la sopravvivenza del collettivo

Volfango LusettiVolfango Lusetti
“Miti in controluce. La mitologia vista da uno psicopatologo”
Armando Editore
Roma, 2009

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Mercanti in fiera

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 28 maggio 2015 by Sendivogius

Mercante in fieraA giudicare dall’offerta politica a disposizione, alle volte, si ha quasi l’impressione di trovarsi dinanzi ad una fiera campionaria, nell’esposizione circolare di prodotti a ciclo costante per l’identica riproposizione dei medesimi su ricambio stagionale. A guardarli bene, sono sempre gli stessi, opportunamente rispolverati e tirati a lucido nel corso degli anni, come in una sorta di feticismo vintage spalmato di keep calmmodernità. Alla lunga, ci si rende conto di come si tratti di un’offerta riciclata ancorché avariata, al netto della componente ideologica (negata e sublimata al ribasso) e la ridefinizione su scala partitica, attraverso la semplificazione del messaggio. Tanto più sfumati sono gli obiettivi tanto più indefiniti sono i contorni dei contenitori, sempre più vuoti, delegati alla rappresentanza in tempi di post-democrazia avanzata. In proposito, la antiche suddivisioni in “destra, sinistra, centro”, lungi dal costituire categorie dello spirito, finiscono col ridursi a meri contenitori di comodo, per Movimento dei Forconiconvogliare l’offerta elettorale nella liquidità del mercato politico e dei suoi empori, al di fuori dei quali monta il magma convulso dei movimentismi populisti nella maionese impazzita di un protestarismo minimalista che riduce la soluzione dei problemi in slogan ad effetto, per la lunghezza di un tweet tramite un profluvio di istanze più o meno fascistoidi.
salvini-calimeroOppure, nella migliore delle ipotesi, si ha a che fare con degli irrecuperabili deficienti…

grillino idiota

In fin dei conti, niente che non si sia già visto in tempo di crisi con la riedizione degli stessi copioni aggiornati ai gusti del tempo presente.
Political_Man Nella definizione delle basi sociali della politica, il sociologo Seymour Martin Lipset, tracciando le differenze ideologiche dei movimenti di massa ebbe a soffermarsi sulla sulla permeabilità delle società contemporanee alle pulsioni estremiste e reazionarie; il ruolo della “classe media” in risposta ad una modernità percepita come disgregante nell’incapacità di gestire le crisi di sistema, tramite la correlazione esistente tra sviluppo economico e tenuta democratica di una società.
hydra_wallpaper_by_viperaviatorLipset scriveva alla fine degli Anni ’50, ma parte delle sue analisi valgono benissimo anche per l’oggi. E noterete come certe analogie, certi ‘ritorni’, siano ancor più disarmanti che inquietanti come una sorta di meccanismo psicologico, che scatta ogni volta per pulsione auto-indotta in automatico. Per praticità semantica, si può parlare di “fascismo” in una sorta di definizione onnicomprensiva che ricomprenda anche i suoi attuali derivati. A voi il gusto di associare alla descrizione nomi e volti dell’attualità politica, in un gioco tutto al ribasso…

Neofascism«La tesi secondo cui il fascismo sia essenzialmente un movimento della classe media che rappresenta una protesta contro il capitalismo e contro il socialismo, contro la grande impresa e contro i grandi sindacati, è ben lungi dall’essere originale.
[…] L’economista David Saposs l’ha egregiamente formulata in questi termini: “Il fascismo è l’estrema espressione del medio-classismo o populismo… La fondamentale ideologia della classe media è il populismo… Il suo ideale è una classe di piccoli proprietari indipendenti, fatta di commercianti, artigiani e agricoltori. Questo elemento sociale, che ora viene designato col termine di classe media, ha fatto un sistema di proprietà privata, di profitto e di concorrenza, fondato su basi del tutto diverse su quelle accolte dal capitalismo… Fin dal suo primo sorgere, tale classe si è opposta alla ‘grande impresa’, o a tutto ciò che ora si intende per capitalismo.
[…] Il populismo oggi è più forte che mai. E la classe media è più che mai vigorosa”.
SmokingE nonostante che qualcuno abbia cercato di giustificare l’appoggio fornito al nazismo dalla classe media in base alle particolari difficoltà economiche degli anni trenta, lo studioso di politica Harold Lasswell, scrivendo in piena depressione, afferma che l’estremismo della classe media scaturiva da tendenze connaturate nella società industriale, le quali avrebbero continuato a far sentire la loro influenza anche se la situazione economica fosse migliorata: “L’hitlerismo, considerato come una disperata reazione delle classi medie più povere, continua un movimento che cominciò verso la fine del XIX° secolo. Da un punto di vista puramente materiale… non è che si trovassero in condizioni economiche peggiori che un cinquantennio prima.
[…] L’impoverimento psicologico di tale classe aggravò il senso di insicurezza fra i suoi membri più influenti, preparando così il terreno ai vari movimenti di protesta di massa, attraverso i quali le classi medie potevano sperare in una rivincita.”
[…] Non deve perciò sorprendere se i piccoli uomini d’affari, in presenza di certe condizioni, si rivolgono a movimenti politici estremisti, come il fascismo o il populismo antiparlamentare, che in un modo o in una altro esprimono condanna per la democrazia parlamentare.
[…] I movimenti estremisti hanno molto in comune. Essi fanno appello agli scontenti, a quelli che psicologicamente sono senza fissa dimora, ai falliti, a coloro che sono socialmente isolati, agli economicamente insicuri, agli ignoranti, a coloro che mancano di maturità, e alle persone autoritarie di qualsiasi grado sociale.
Friedrich Engels […] Già negli anni immediatamente successivi al 1890, Engels descriveva gli individui che “affollano la classe operaia” come “coloro che non hanno niente da sperare dal mondo ufficiale o che non sanno ormai cosa fare di esso: avversari delle vaccinazioni, sostenitori del proibizionismo ad oltranza, vegetariani, antivivisezionisti, guaritori, predicatori di comunità libere che si sono ridotte a nulla, autori di nuove teorie sull’origine dell’universo, inventori senza successo o senza fortuna, vittime di ingiustizie reali e immaginarie… onesti semplicioni e imbroglioni disonesti”.
Spesso sono proprio uomini di tali origini che conferiscono un carattere estremista e fanatico a questi movimenti e costituiscono il loro centro propulsore

Seymour Martin Lipset
“L’uomo e la politica”
Edizioni di Comunità
(Milano, 1963)

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Le stelle sono tante

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 24 ottobre 2014 by Sendivogius

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Nell’infinità dello spazio profondo, le stelle si contano a milioni…
Esattamente come i ‘coglioni’. E nell’universo pentastellato questi ultimi non mancano proprio mai.
Alessandro Di Battista Dopo il Dibba che pensa di “elevare ad interlocutore” il terrorista che si carica di esplosivo e si fa esplodere in Manlio Di Stefanometropolitana, Manlio Di Stefano che considera i massacratori dell’ISIS un “fenomeno da approfondire con calma e rispetto”, non poteva certo mancare all’appello un’altra punta di diamante del notorio moVimento come Carlo Sibilia: il glande a completamento dei due didimi.
SibiliaTutti e tre insieme sono le supernovae della galassia a cinque stelle; incommensurabili nei livelli di minchioneria esibita e per questo completamente fuori scala.
Di tutte le panzane in circolazione, le menate complottarde e le boiate più assurde, Sibilia è una ‘garanzia’: non si fa mancare nulla!
Signoraggio bancario, il finto sbarco sulla Luna (con scenografia allestita da Kubrick), il falso 11 Settembre organizzato dalla CIA (e gli “agenti sionisti” del Mossad, no?!?), le scie chimiche… Più grossa è la stronzata e più potete esser certi che Sibilia ci crederà!
CoglionazzoTra un complotto del Bilderberg ed una cospirazione degli Illuminati, passando per la Trilateral, bisognerebbe accostarsi con prudenza e gentilezza a Carletto O’pazzariello e provare a spiegargli che, per nostra somma sventura e ludibrio, lui è comunque un deputato del Parlamento della Repubblica. E questo nonostante abbia l’intelligenza di un criceto leucotomizzato, ma con una conoscenza della Carta costituzionale di gran lunga inferiore a quella del puccioso roditore.
Ed io posso ben capire che sei un coglioneNel suo ruolo di parlamentare, si è cimentato in leggi fondamentali come il matrimonio tra specie diverse, purché “consenzienti”, esibendosi in altre buffonate come il Restitution Day: l’evento più rivoluzionario dagli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Noterete che gli imbecilli usano sempre l’inglese, per dire cose che potevano benissimo esprimere in italiano. O forse è meglio di no.
Incidentalmente, Carlo Sibilia è anche lui un “onorevole”. E perciò, a tutti gli effetti (collaterali), lo si deve considerare a pieno titolo un “politico”. Che poi Sibilia di ‘politica’ non capisca assolutamente un caxxo e viva perennemente connesso nel mondo fantastico di Adam Kadmon, è un altro discorso.
I Misteri di KadmonOra, in virtù del non-ragionamento di Sibilia, se “sparare ai politici” non è un reato, abbattere un Sibilia in quanto politico sarebbe solo l’atto legittimo di “qualcuno che ha ritrovato la ragione”..!!
Spiegare l’aberrante assurdità di un simile sillogismo (“sparare ai politici” e non certo cacciare Sibilia via dal parlamento) è inutile. Innanzitutto perché siamo certi che Sibilia, oltre a non avere la più pallida idea di cosa sia la Logica aristotelica, non ne capirebbe mai il funzionamento. Per questo ci vorrebbe un miracolo e un cervello disponibile.

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VACANZE ROMANE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 13 ottobre 2014 by Sendivogius

O noi o la democraziaL’eloquente screenshot della kermesse del M5S al Circo Massimo

Porco di mare[12/10/14] “Vorrei dirvi che noi volevamo andare domani, tutti i parlamentari.
Ho chiesto io un favore personale se potevano farmelo,
son tutti entusiasti ad andare a Genova e no ma…”

..Ma poi ha pensato che era molto meglio restarsene a grufolare sotto il sole di Roma, approfittare del week-end e proseguire la vacanza, continuando a far ciò che gli riesce meglio (il buffone!), cogliendo subito l’occasione per salire su un palco e speculare sulle disgrazie altrui, da miserabile sciacallo qual’è.
Il clima quasi primaverile delle splendide ottobrate romane, soggiorno all’Hotel Forum, vista mozzafiato sul foro di Augusto, abbondanti mangiate e ancor più grandi abbuffate a base di tartufo bianco (solo 650 euro al chilo), tanto è tutto spesato.
Vuoi mettere Roma con Genova?!?

WEEKEND DA PAURAWeek-end da paura!

A proposito: era buono il carpaccio ai tartufi, Beppe?

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Get the Power!

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 luglio 2013 by Sendivogius

Pieni Poteri

The Condom-Man Diciamocelo con franchezza: un coglione così poteva nascere solo in Italia.
In un Paese ridotto all’impotenza, evirato com’è dei propri processi decisionali, tutto il peso politico pende nell’inutile sacca circoscritta alle sue propaggini inferiori.
Accade così che il principio e la fine di una copula dall’oscenità quanto mai imbarazzante, nell’impossibilità di concludere alcunché, sia mimata dalla sterile agitazione di due didimi in andropausa, infiammati come sono da un anomalo sovraccarico testosteronico.
Com’è noto, certi pendant vanno sempre associati in coppia, per loro intrinseca natura…

BILD

Cosa rende irresistibile la (saltuaria) lettura dei “comunicati” del Capo-Grullo, pompati proprio da quei media tanto detestati?!?
Ovviamente, l’irriducibile carica di minchioneria bissata ad ogni pubblicazione dall’abborracciato cabarettista (l’ennesimo!) improvvidamente eiettato in ‘politica’, con la grazia di un elefante in cristalleria e l’eleganza di un rutto ad un funerale.
Tutti al Mare!Tra una vacanza a 5 stelle in Costa Smeralda ed i soggiorni in una delle sue otto ville sparse da Lugano a Malindi, in nome della “decrescita felice”, Capo-Grullo trascorre il resto del tempo ad annunciare la consumazione (a nostra insaputa) di “golpe bianchi”, più simili a colpi di sole che di Stato, e l’imminente tracollo economico dell’Italia.
IMPEGNI INDEROGABILIKazzenger! Per la premiata serie Kazzenger a 5 Stelle, il prossimo appuntamento è fissato per l’Autunno (2013? 2014…2340?). E, se non daranno subito il potere (assoluto) ai suoi replicanti accampati in Parlamento, minaccia sommosse popolari e violenze di piazza, che fino ad ora non sono ancora esplose perché naturalmente c’è Lui a tenere a freno le folle più che mai frementi…

Chiusura della campagna elettorale del M5S per le elezioni amministrative 2013

«Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.»

Ah no! Si trattava di un altro pagliaccio, ma senza barba e capelli!
BenitoD’altronde questa parodia imbolsita di Savonarola, quando non è impegnato a pronosticare (peraltro più simile ad uno iettatore che ad un profeta) apocalissi prossime venture, piace occuparsi della nostra Carta costituzionale…

E lo fa con le competenze e la prudenza giuridica di un ragioniere semi-analfabeta di 65 anni: l’età fatidica, raggiunta la quale (secondo il Grullo-pensiero) si dovrebbe anticipare una sorta di morte civile, con cancellazione del diritto di voto, in attesa di raggiungere la tomba il prima possibile, in quanto inesorabilmente “vecchi”.
Tutti eccetto Lui, s’intende!

«Dopo i 60 anni non si dovrebbe più votare. Tra i 15 e i 60 anni il voto sia normale, ma dai 60 anni in poi non si voti più…. È importante che non siano i vecchi a fare le scelte.»
(ANSA – 11/10/10)

Altresì, è implicito che per i fortunati non ancora esautorati, i diritti elettorali valgano fintanto che daranno il voto al suo “moVimento” (unica scelta legittimata) altrimenti sono, in ordine sparso: morti che camminano; zombies; salme; vecchi rincoglioniti; italiani di serie B; servi della Ka$ta; parassiti; larve ben pagate; naso adunco (Gad Lerner); “vecchia puttana” (Rita Levi Montalcini); buco senza ciambella (Nichi Vendola); facce di merda… dall’inconfondibile olezzo e da “cacciare via a calci nel culo”.
Naturalmente, si tratta di raffinate metafore dalla simpatia goliardica. Perciò, i medesimi attestati di stima e rispetto sono riservati a chiunque non sia organico al movimento del Messia pentastellato e non ubbidisca ciecamente ai suoi capricci. Va da sé che i “traditori”, amabilmente parlando,sono un cancro da rimuovere subito; prima che il virus del dissenso possa contagiare altri adepti della confraternita, attualmente impegnati (dicono) nella difesa ad oltranza della Costituzione contro la minaccia degli altri partiti politici (?). Loro sono un “movimento”.
The EconomistSarà per questo che, tra gli anatemi coi quali il Capo-Grullo ci delizia con cadenza giornaliera dal suo blog-balcone affacciato sulla piazza virtuale, la Costituzione repubblicana costituisce un bersaglio regolare, di cui si richiede a più riprese l’immediata revisione. Magari da affidare alla cura di raffinati costituzionalisti come Claudio Messora o alla neo-senatrice Enza Blundo che del Senato ignora persino la composizione numerica.
Dice il Grullo dall’alto della montagna:

I colpi di Stato quasi mai ricorrono alla violenza, di solito avvengono in modo apparentemente legale, nel silenzio ovattato delle cosiddette istituzioni […] E i colpi di Stato vanno combattuti, in nome della democrazia.”
  (25/07/2013)

E infatti fresco di giornata è l’attacco alla Corte costituzionale, che della Carta è massimo interprete e principale organo di garanzia. E come sempre lo fa con le solite allusioni raffinate sull’età dei togati, peraltro coetanei del Capo-Grullo, sorvolando invece sulla provenienza geografica alla quale s’era già dedicato in passato:

«La Corte Costituzionale, detta amichevolmente Consulta, un nome che ricorda l’oracolo di Delfi, ha dichiarato illegittima, in nome della Costituzione, l’abolizione delle Province previsto nel decreto Salva-Italia del dicembre 2011. Il linguaggio usato dalla Corte è sublime “il decreto-legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio”. Cioè? Detto in parole povere le Province non si toccano.»

Saltando di palo in frasca, segue snocciolata di recriminazioni in un crescendo demagogico: cacciabombardieri F-35.. esodati.. precariato.. rimborsi elettorali… a dimostrazione che, nei fatti, il Capo-Grullo ed i suoi ghost-writers non sanno NULLA delle competenze della Corte.

“Fateci sapere, consultate le sudate carte.”

Al beota ligure ed alle sue isteriche fan-girls si potrebbe far notare (invano!) che le competenze e le funzioni delle Province sono esplicitamente contemplate nella Costituzione della Repubblica. Pertanto, non possono essere abolite per legge ordinaria e meno che mai per decreto-legge, in quanto oggetto di specifica revisione costituzionale le cui modalità sono disciplinate proprio da quell’Art.138, sul quale il Guru ed i suoi manipoli imbastiscono le loro ridicole ammuine in parlamento.
MoebiusA quanto pare, se piace al Capo-Grullo, la decretazione d’urgenza in questo caso non è più un “attentato alla sovranità del popolo”.
Le “sudate carte”, che ci si guarda bene dal leggere (troppa fatica), non sono altro che il Titolo V della Costituzione. Per l’appunto, eliminare le Province vuol dire riformulare totalmente l’Art.114 e riscrivere i successivi, ovunque sia menzionata la parola “provincia”, previa modifica costituzionale e relativa procedura:

Revisione Della Costituzione, Leggi Costituzionali

[Art. 138] Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Tanto per chiarire di cosa parliamo e su cosa sproloquia invece il Capo-Grullo, insieme al resto della sarabanda attualmente in autogestione permanente al parlamento okkupato.

La Cosa da un altro web

L’Abominevole Uomo della Rete

Per comprendere quanto agli ensiferi pentastellati stia a cuore la difesa della Carta costituzionale, basterebbe leggere alcuni dei post dedicati all’argomento, presi direttamente dal noto blog di merchandising e, all’occorrenza, di auto-promozione elettorale del capo politico e proprietario esclusivo del MoVimento. Questo perché nella rete si dimentica tutto e in fretta, ma si può ripescare e leggere qualsiasi castroneria strappata al sonno della ragione.

«La Costituzione non è il Vangelo, il Corano o il Talmud. Per qualcuno però lo è, rappresenta le tavole della Legge di Mosè e ne fa un uso religioso, fideistico. La agita in manifestazione come il libretto rosso di Mao. La Costituzione è un testo scritto da uomini in carne ed ossa, non da semidei, nel secondo dopoguerra. E’ entrata in vigore il 1° gennaio 1948, 63 anni fa […] è una Costituzione in parte “diversamente democratica”.
[…] La Costituzione prevede la possibilità per i cittadini di raccogliere le firme per una proposta di legge popolare. Non obbliga in alcun modo il Parlamento a discuterla, quindi è un diritto sulla carta, una solenne presa costituzionale per il culo.»

  La Costituzione non è intoccabile
   (05/03/2011)

È più forte di Lui: se non ci infila almeno un “culo” o un “cazzo”, qualsiasi cosa dica o scriva, va in crisi epilettica. Da notare questa ossessiva pretesa nel considerare il Parlamento come la sua lussuosa cameretta a servizio personale, dove calendarizzare prima di subito e approvare seduta stante qualsiasi proposta, anche la più demenziale, il Capo-Grullo ed i suoi replicanti (i “cittadini”) decidano di presentare. Il fatto che in Parlamento ci siano svariate centinaia di leggi in lavorazione e altrettante proposte su iniziativa popolare non sembra minimamente sfiorare il Capo-Grullo, che evidentemente si reputa al centro di un universo in cui credersi dio. Null’altro esiste al di fuori di Lui e del suo movimento. In un mondo semplificato e condensato in pensierini elementari, le Camere sono una specie di ufficio protocolli per la rapida conversione in legge di qualsiasi fumigante stronzata, ivi depositata su iniziativa del Masaniello di turno.
Tale è il rispetto e la difesa della carta costituzionale, che il 07/10/2012 il duce pentastellato incitava pubblicamente i suoi manipoli ad un V-Day per la Costituzione:

«L’Italia è una dittatura partitocratica, della democrazia non ha neppure il profumo. Inutile girarci intorno, il cittadino non conta nulla. Da piazzale Loreto sono cambiate solo le forme del Potere, la sostanza è rimasta la stessa. I partiti si reggono su un tavolino a tre gambe. La prima gamba sono i cosiddetti “rimborsi elettorali” pari a un miliardo di euro, senza i quali i partiti cesserebbero di esistere dopo una settimana. La seconda gamba sono i media, i giornali foraggiati dal finanziamento pubblici, la Rai asservita ai partiti, Mediaset a cui sono state date in concessione le frequenze nazionali per un pugno di euro. La terza gamba è parte della Costituzione, disegnata per garantire l’egemonia dei partiti e l’esclusione dei cittadini dalla cosa pubblica. E’ opportuno fare un passo indietro. La Costituzione venne scritta nel dopoguerra dall’Assemblea Costituente dominata da esponenti di tre partiti: la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e il Partito Comunista. I partiti hanno scritto la Costituzione come un abito su misura. La Costituzione entrò in vigore il primo gennaio del 1948. Non si tenne alcun referendum per confermarla ed è quasi impossibile cambiare un suo articolo senza la volontà del Parlamento, quindi dei partiti.
[…] Il primo Vday fu dedicato ai partiti, il secondo ai media, i loro cani da guardia, il prossimo Vday sarà dedicato alla Nuova Costituzione. Nel blog sarà avviato un pubblico dibattito, come sta avvenendo in Islanda, per discuterla punto per punto. Chi sventola in toto l’attuale Costituzione come un Vangelo e si indigna e si aggrappa ad essa come un naufrago, o non l’ha letta o l’ha capita troppo bene. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. Ci vediamo in Parlamento.»

Con ogni evidenza, il Capo-Grullo la Costituzione non l’ha mai letta. E qualora si cimentasse nell’ardua impresa non capirebbe una sola parola… non certo perché il testo sia di difficile comprensione.
Però pretende di riscriverla. Sul suo blog. In quanto al “pubblico dibattito”, abbiamo avuto modo di verificare fin troppo bene cosa il ragionier Giuseppe Grillo (classe 1948) intenda per dibattito e contradditorio: Io decido, voi ubbidite!
Ad ogni modo, nelle sue deliranti farneticazioni, l’aspirante Führer ha chiarissimo quali sono i nemici del popolo da abbatere… eliminati i partiti politici, chiusi i media, abrogata la Costituzione, nulla potrà finalmente impedirgli di avere l’agognato 100% e giocare (anche lui) al Grande Dittatore nella tirannide digitale di Gaia: un’allucinante distopia totalitaria, che farebbe raggelare il sangue a George Orwell.
Iron-Sky-space-nazisDella Costituzione e della democrazia, al Capo-Grullo non frega assolutamente nulla. Nella migliore delle ipotesi, sono concetti a lui più estranei della vita su Giove.
Ed è il principale motivo per cui, tra i mali maggiori (ma meno peniciosi) ci è toccato in sorte un governo “PdL e Pd-meno-elle”. Per il giovanissimo rag. Grillo (1948), esperto in diritto costituzionale, è la migliore delle opzioni possibili.

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Il Giornalismo come missione

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 maggio 2013 by Sendivogius

DARTH VADERLa Democrazia, ancorché imperfetta, è una cosa maledettamente complicata…
Se non fosse per i partiti politici, per le inutili pastoie burocratiche dei regolamenti parlamentari, per i vuoti formalismi costituzionali, per i vincoli rappresentativi che impediscono ai “cittadini” di partecipare direttamente alle gestione della cosa pubblica, la democrazia funzionerebbe benissimo e senza intoppi.
Perché dunque tergiversare in inutili discussioni, nel confronto di opinioni differenti (e quindi nella mediazione di soluzioni condivise), nella cacofonia critica di più voci divergenti, quando un unico “Capo politico” può parlare a nome di tutti, in un eterno monologo da comizio, senza dover rispondere a domande maliziose o tediose confutazioni?
Si chiamerebbe dialettica ed è alla base del pensiero critico, come della logica razionale, ma perché mai bisognerebbe disquisire su ciò che si può rapidamente liquidare con un vaffanculo?
Sono problemi ben noti fin dai tempi più antichi, ai quali molti “capi” dalla visione lungimirante hanno cercato (spesso con successo) di porre rimedio… Non per niente, per appianare le divisioni che avevano dilaniato la Respublica romana, il saggio Ottaviano divenuto ‘Augusto’ si preoccupò subito di abolire collegia e sodalicia che tante noie rischiavano di dare alla libera partecipazione democratica dei cives.
D’altronde, come ci insegnano altre fortunate esperienze in tempi più recenti, piene responsabilità richiedono pieni poteri, poiché:

Senza i pieni poteri voi sapete benissimo che non si farebbe una lira – dico una lira – di economia.
Con ciò non intendiamo escludere la possibilità di volonterose collaborazioni che accetteremo cordialmente, partano esse da deputati, da senatori o da singoli cittadini competenti.
Abbiamo ognuno di noi il senso religioso del nostro difficile compito.”

  Benito Mussolini
  (16/11/1922)

Purtroppo, immemori delle lezioni del passato, a tutt’oggi esistono i ‘Politici’.. il ‘Palazzo’.. la ‘Casta’.. E soprattutto ci sono i ‘giornalisti’, che nel migliore dei casi non comprendono il “cambiamento” in corso, perché sono venduti per definizione, specialmente se si tratta di precari da 5 euro al pezzo. Peggio ancora, sono in malafede e quindi inaffidabili per antonomasia.

«Dopo diversi problemi sorti in proposito intensificheremo la presenza del gruppo comunicazione in Transatlantico e nell’atrio del Palazzo. Non per un’esigenza di controllo, ma a garanzia dei deputati. Invitiamo tutti, poi, a rilasciare le interviste nella stanza grande del gruppo comunicazione, dopo essersi messi in contatto con uno dei componenti. Oltre l’aspetto psicologico del “giocare in casa”, sarà possibile registrare le interviste per ovviare così ai tanti problemi sorti in merito. Invitiamo tutti a declinare le richieste dei giornalisti che si sono già dimostrati inaffidabili se non, addirittura, in malafede.»

  Lo “STAFF” del M5S
  (22/05/13)

Fortunatamente, ci sono anche i giornalisti seri, che pongono le domande giuste (o non le pongono affatto a chi di dovere), dalla schiena dritta e l’intransigenza senza sconti…
Flic e FlocNel mondo in bianco e nero degli ensiferi, rigidamente diviso in buoni e cattivi, dannati e salvati, pessimi giornalisti sono sicuramente l’ingrata (?) Milena Gabanelli e, su tutt’altro versante, Pierluigi Battista per un suo editoriale sul Corsera, dal titolo sarcasticamente eloquente su prassi e teoria dei 5 Stelle: La nebbia dietro la liturgia dello scontrino, in cui pone degli interrogativi legittimi su limiti evidenti.
Nei confronti del vecchio Pigi, noi abbiamo sempre nutrito una cordiale e ben radicata antipatia, che peraltro non ci ha impedito in tutti questi anni di ignorare bellamente i suoi articoli sul Corriere della Sera, previa lettura, senza mai farci rovinare la giornata…
Oscar Wilde, in uno dei suoi più celebri aforismi, sosteneva come le domande non fossero mai indiscrete e come, al contrario, potevano esserlo le risposte.
Nella democrazia diretta dei pentastellati le domande non gradite espongono invece al delitto di lesa maestà, mentre la testa di questo innocuo Battista viene esposta simbolicamente su un vassoio, in una danza sguaiata tra i cachinni degli ensiferi in crisi di nervi:

«Come si può in questo Paese davvero credere nella professionalità e nell’imparzialità dei giornalisti se a due giorni dalle elezioni un noto editorialista del Corriere della Sera, Pierluigi Battista, scrive menzogne sapendo probabilmente di mentire. Sostiene ad esempio che il M5S si sia interessato solo alla rendicontazione e non abbia fatto nulla sui temi della sua campagna elettorale: Reddito di cittadinanza, Imu, Irap ed Equitalia. Elenchiamo qui di seguito alcune delle cose fatte dai deputati e senatori M5S, solo per dimostrare, prove alla mano, come da parte di una certa stampa vi sia malafede e servilismo verso il Potere Unico. E laddove non si trattasse di malafede, allora è incompetenza o ignoranza. Siamo stufi di giornalisti che invece di fare un lavoro certamente più difficile e faticoso, quello di verificare con attenzione e in dettaglio se quel che scrivono corrisponda alla verità, pensano solo a dare notizie superficiali, concentrandosi su casi creati ad arte per avere la scusa di non parlare dei fatti concreti sottostanti. Se i politici, in passato, hanno potuto causare il disastro che ora è sotto gli occhi di tutti è anche grazie a una stampa disattenta, superficiale o forse venduta

E’ quanto si può leggere nel comunicato congiunto del gruppo M5S di Camera e Senato, con lo stile piccato di chi, evidentemente avvezzo all’invettiva revanchista, trova difficile scendere nel merito delle questioni sollevate, rispondendo alla critica con l’insulto generalizzato. Come da manuale.
Per questi strani alfieri della democrazia diretta resta assai difficile comprendere che in una qualunque democrazia (se davvero vuole dirsi tale) l’esistenza del dissenso è imprescindibile, insieme alla fastidiosa presenza di chi proprio si ostina a pensarla diversamente da te. D’altro canto, perché intorbidare le acque quando tutto dovrebbe funzionare come un’orchestra armoniosa, volta all’esaltazione dell’unità pur nella diversità di una confraternita guerriera, coesa nell’ubbidienza al Capo politico che si sente in guerra?
Imperial stormtroopersNella democrazia 2.0 del Regno di Gaia, prossimo venturo, non c’è spazio per le divergenze e meno che mai per le domande, che vanno filtrate, controllate, sterilizzate, per ritagliare delle non-risposte proporzionate alla caratura intellettuale di ubbidienti soldatini in plastilina, dove l’azione è rimessa al 100% dei suffragi ed il consenso deve essere totale.
Quando la RiVoluzione trionferà, i media cesseranno di essere tendenziosi e inaffidabili, ergendosi a testimonianza di indipendenza ritrovata e conquistata libertà:

«In un regime totalitario, come dev’essere necessariamente un regime sorto da una rivoluzione trionfante, la stampa è un elemento di questo regime, una forza al servizio di questo regime; in un regime unitario, la stampa non può essere estranea a questa unità.
[…] La stampa più libera del mondo intero è la stampa italiana. Altrove i giornali sono agli ordini di gruppi plutocratici, di partiti, di individui; altrove sono ridotti al compito gramo della compravendita di notizie eccitanti, la cui lettura reiterata finisce per determinare nel pubblico una specie di stupefatta saturazione, con sintomi di atonia e di imbecillità; altrove i giornali sono ormai raggruppati nelle mani di pochissimi individui, che considerano il giornale come un’industria vera e propria, tale e quale come l’industria del ferro e del cuoio.
Il giornalismo italiano è libero perché serve soltanto una causa e un regime; è libero perché, nell’ambito delle leggi del regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione.
[…] Dato il “la”, c’è la diversità che si evita la cacofonia e si fa prorompere invece la piena e divina armonia; oltre agli strumenti, c’è poi la diversità dei temperamenti e degli artisti; diversità necessaria, poiché si aggiunge, elemento imponderabile ma vitale, a rendere sempre più perfetta l’esecuzione. Ogni giornale deve diventare uno strumento definitivo, cioè individualizzato, cioè riconoscibile nella grande orchestra. I classici archi non escludono, nelle moderne orchestre…
[…] Ciò precisato, la stampa nazionale, regionale e provinciale serve il regime illustrandone l’opera quotidiana, creando e mantenendo un ambiente di consenso intorno a quest’opera.
È grande ventura per voi di vivere in questo primo straordinario quarto di secolo: è grande ventura per voi di poter seguire la Rivoluzione fascista nelle sue progredienti tappe. Il destino è stato particolarmente benigno con voi, cui ha concesso di essere giornalisti durante una guerra e durante una rivoluzione, eventi entrambi rari e memorabili nella storia delle Nazioni.
[…] Mi auguro che, quando vi convocherò nuovamente, io sia in grado di constatare che avete sempre più fermamente e fieramente servito la causa della Rivoluzione. Con questa speranza, accogliete il mio cordiale saluto, nel quale v’è una punta di ricordi e di nostalgie.»

  Benito Mussolini
  “Scritti e discorsi” (1927-1928)
   Vol. VI; pagg. 250-251

Sono le parole illuminate che il capo politico del fascismo pronunciò in una conferenza a Palazzo Chigi, il 10/10/1928, dinanzi ad una settantina di direttori editoriali per spiegare loro quale fosse la vera missione del giornalismo.

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La terribile “Personalità Giuridica”

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 maggio 2013 by Sendivogius

Hokuto no Ken - Jagger

Istituzione fondamentale del Diritto privato, contemplata da oltre 2.000 anni nel Diritto romano, la “persona giuridica” è più antica della Divina Scuola di Hokuto e assai meno letale…
Fist of the North Star - KenshiroNon presuppone perversioni particolari, né inclinazioni psicotiche. Non prevede comportamenti devianti contrari alla morale ed al buoncostume. Non richiede cure mediche, né trattamenti clinici.
Spiegata in maniera molto semplice [QUI], affinché (si spera) persino gli ensiferi possano intendere:

Le persone giuridiche sono organizzazioni collettive, considerate come soggetti distinti dalle persone fisiche che le compongono ed esse stesse soggetti di diritto, dotate di capacità giuridica e titolari di diritti e doveri. Sono persone giuridiche le associazioni riconosciute, le fondazioni, i comitati riconosciuti, le società di capitali e gli enti pubblici.”

Detto in altri termini, con maggior pedanteria, direttamente dall’Enciclopedia Treccani:

La persona giuridica è quell’organismo unitario, caratterizzato da una pluralità di individui o da un complesso di beni, al quale viene riconosciuta dal diritto capacità di agire in vista di scopi leciti e determinati. Gli elementi costitutivi (o presupposti materiali) per l’esistenza della persona giuridica sono: una pluralità di persone, un patrimonio autonomo, uno scopo lecito e determinato per la realizzazione di interessi scientifici, artistici, commerciali, di beneficenza, ma i primi due elementi non concorrono necessariamente o comunque non si presentano ugualmente importanti: la pluralità di persone può in alcuni tipi di persone giuridiche presentarsi non in primo piano o mancare del tutto, mentre è essenziale in altri tipi di persone giuridiche (come le associazioni). La presenza di questi elementi normalmente deve desumersi dall’atto costitutivo della persona giuridica, nel quale trova manifestazione la volontà di coloro che gettano le basi dell’ente e dallo statuto della medesima.

Ma nella categoria possono essere annoverate pure tutte le “organizzazioni di persone”, che perseguano interessi pubblici ed abbiano una certa autonomia patrimoniale.
Attualmente i partiti politici (come anche i sindacati) non possiedono una personalità giuridica. Sono enti di fatto. E questo, specialmente in riferimento alla loro ingente disponibilità finanziaria ed immobiliare, insieme alla rilevanza della loro incisività decisionale e gestionale, è un male con effetti concreti sulla democrazia di un Paese e sullo stesso bilanciamento di potere.
chessboard wordpressIl problema era chiarissimo fin dagli albori della Repubblica italiana, tanto che i “padri costituenti”, e massimamente il prof. Costantino Mortati, tentarono invano di inserire nella Carta costituzionale l’obbligo della personalità giuridica per le organizzazioni partitiche, nella stesura dell’Art. 49 della Costituzione. La funzionalità esplicita era quella di limitare lo strapotere dei partiti e dei loro apparati burocratici, costringendoli ad una maggiore democrazia interna.
Ovviamente non se ne fece nulla. Ed il problema permase, trascinandosi intatto fino ad oggi… Per chi volesse approfondire l’argomento in ambito giuridico, suggeriamo un ottimo articolo sul tema: La personalità giuridica del partito politico in Italia di Luca Tentoni.
Oggi si fa un gran parlare di “partitocrazia”, ma pochi sanno che il termine (vecchio di oltre mezzo secolo) ha una precisa connotazione polemica, legata al tema della “persona giuridica”, da sempre fuggita come la peste dai partiti. In una pubblicazione del lontano 1952, un altro costituzionalista, il prof Giuseppe Maranini, a cui si deve l’invenzione del fortunato termine, chiosò sull’argomento:

La forma di governo creata dalla nostra Costituzione così come da altre costituzioni continentali, approda ad una forma esplicita di partitocrazia, e non di governo parlamentare. La nostra Costituzione vieta ogni mandato imperativo, che leghi il rappresentante alla volontà degli elettori; ma allo stesso tempo la Costituzione e le leggi elettorali creano i presupposti di un ben più temibile mandato imperativo, il quale subordina gli eletti ai loro veri committenti, i quali non sono più gli elettori bensì le direzioni dei partiti. Il Parlamento controlla il Governo ma le direzioni di partito controllano il Parlamento e, attraverso il Parlamento, il Governo; se poi direzione di partito e governo s’identificano, il controllato diventa controllore, con evidente eversione di ogni schema di governo parlamentare

Ai fini del finanziamento e della gestione dei fondi, l’attribuzione della personalità giuridica costringerebbe poi i partiti politici a rendicontare i propri bilanci attraverso un consolidamento certificato, con elencazione dettagliata e certificata delle spese, delle entrate, degli eventuali investimenti, degli importi e dei finanziatori privati (chiunque essi siano). Cosa che oggi non avviene ed è rimessa alla discrezionalità dei “tesorieri”, che non devono rendere conto a nessuno.
Prima dei vari Lusi e Fiorito e Belsito… la questione dei finanziamenti (e della personalità giuridica) era stata posta in termini accorati già da don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare nel 1919 e padre nobile della DC, che fu tra i primi a proporre una legge per introdurre una disciplina in materia tanto delicata (Atto Senato n.124). Il 16/09/1958, l’anziano sacerdote nominato senatore a vita ammonisce:

«Se si parla di moralizzare la vita pubblica, il primo e il più importante provvedimento deve essere quello di togliere la grave accusa diretta ai partiti e ai candidati dell’uso indebito del denaro per la propaganda elettorale. Il problema è più largo di quel che non sia la spesa elettorale; noi abbiamo oramai una struttura partitica le cui spese aumentano di anno in anno in maniera tale da superare ogni immaginazione. Tali somme possono venire da fonti impure; non sono mai libere e spontanee di soci e di simpatizzanti. Non sarò io a dire le vie per il finanziamento dei partiti perché la mia esperienza del 1919-1924 non ha nulla di simile con l’esperienza del 1945-1958. Che i finanziamenti siano dati da stranieri, da industriali italiani, ovvero, ancora peggio, da enti pubblici, senza iscrizione specifica nei registri di entrata e uscita, o derivino da percentuali in affari ben combinati (e non sempre puliti), è il segreto che ne rende sospetta la fonte, anche se non siano state violate le leggi morali e neppure quelle che regolano l’amministrazione pubblica. Il dubbio sui finanziamenti dei partiti si riverbera su quelli dei candidati; e con molta maggiore evidenza se si tratta di persone notoriamente di modesta fortuna, professionisti di provincia, giovani che ancora debbono trovare una sistemazione familiare conveniente, impiegati e così di seguito. Alla fine delle elezioni abbiamo sentito notizie sbalorditive, che fanno variare da dieci a duecento milioni le spese di campagna di singoli candidati.
[…] C’è chi accusa l’apparato dei partiti, il quale, discriminando i candidati della stessa lista, ne determina l’accaparramento di voti a favore degli uni con danno degli altri. Non mancano indizi circa il patrocinio politico che enti statali e privati si assicurano in parlamento favorendo l’elezione di chi possa sostenere e difendere i propri interessi, impegnando a tale scopo somme non lievi nella battaglia delle preferenze. Quando entrate e spese sono circondate dal segreto della loro provenienza e della loro destinazione, la corruzione diviene impunita; manca la sanzione morale della pubblica opinione; manca quella legale del magistrato; si diffonde nel paese il senso di sfiducia nel sistema parlamentare. Ecco i motivi fondamentali che rendono urgenti i provvedimenti da me proposti circa i finanziamenti e le spese dei partiti nel loro funzionamento normale»

Coerentemente alla denuncia non ci fu seguito, mentre le cose degenereranno come sappiamo… Di partiti politici e persona giuridica si torna a parlare insistentemente dopo gli scandali di Tangentopoli. Dal 1997 in poi approdano in Parlamento varie proposte, senza che se ne faccia mai nulla.
È superfluo dire che la personalità giuridica per i partiti politici è esplicitamente prevista e richiesta dalle normative europee e, nella fattispecie, dal Trattato di Nizza del 26/01/2001, a disciplina delle fonti di finanziamento dei partiti, con la deposizione di:

“uno statuto che, oltre alla struttura organizzativa del partito, dimostri il rispetto da parte del partito dei principi di libertà, e di democrazia, i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali. È inoltre richiesto il possesso della personalità giuridica e la pubblicazione annuale di un rendiconto nel quale siano dichiarate le entrate e le uscite e le donazioni ricevute.”

Non si capisce dunque (o forse si capisce benissimo) contro cosa vada tuonando il Capo politico del M5S, che minaccia sfracelli qualora il suo MoVimento sia costretto a costituirsi in “persona giuridica”, ovvero: presentare e registrare un vero statuto a norma di legge; eleggere organi collegiali di rappresentanza; costituire un collegio sindacale; attribuire una sede legale del M5S che non sia il blog personale di Beppe Grillo. E soprattutto nominare un presidente che non sia il nipote di Grillo, insieme ad organi (elettivi) di garanzia e controllo interno che non siano il fantomatico “Staff” della Casaleggio Associati, limitando lo strapotere del “capo politico” ed ogni sua discrezionalità decisionale. 
EquivocandoCosa ancor più terribile, il nuovo disegno di legge in esame (il famigerato ddl Zanda-Finocchiaro) prevede di far consolidare i bilanci da un collegio esterno e certificato di revisori contabili. Il tutto in nome dell’invocata (a parole) e sempre elusa “trasparenza”.
zerospeseNessuno obbliga il MoVimento a “trasformarsi in partito”, che al contrario può essere club, associazione, circolo sportivo, loggia massonica, o setta religiosa, ma DEVE avere personalità giuridica, specialmente se vuole maneggiare i quattrini di quel finanziamento pubblico che pubblicamente aborre ma privatamente percepisce. La norma, qualora fosse approvata (e visti i precedenti crediamo di no), riguarda tutti. A cominciare proprio dai partiti politici.
Sappiamo che è un concetto difficile da comprendere, specialmente per gli amici a 5 stelle che hanno serie difficoltà con gli articoli della Costituzione ed i regolamenti parlamentari. Non parliamo poi della presentazione delle proposte di legge [QUI]!
Beppe Grillo Nonostante i continui latrati del loro Capo (e padrone), i pentastellati non sono ragazzi cattivi… Sono solo un po’ duri di comprendonio: sulle cose ci arrivano sempre in ritardo; tempo di smaltire livori e arroganza. In fondo è già successo in passato [QUI]… È che ragionare, informarsi, STUDIARE, costa fatica e richiede umiltà. Perciò è molto meglio inventarsi complotti e gridare alla cospirazione.

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EVOLUTION

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 maggio 2013 by Sendivogius

Milo Manara - 'Evoluzione' (dettaglio)

Quanto può incidere una prolungata recessione economica sulla tenuta sociale di una Paese?
E, soprattutto, quanto a lungo può resistere un ordinamento democratico, schiacciato da una pressione perdurante che ne mette in crisi i criteri di rappresentatività e ne esaspera le componenti oligarchiche (sempre presenti), a tal punto da erodere quei presupposti di uguaglianza, in termini di opportunità e di benessere diffuso, essenziali alla sua stessa sopravvivenza?
Per comprendere i cambiamenti sociali alla base di una trasformazione (involuzione?) epocale, non avendo altri termini di paragone con una così ampia gamma di analogie storiche, a tutt’oggi e con tutte le varianti del caso, il riferimento più prossimo resta dunque la Grande Depressione del 1929, insieme a quell’omologo politico che fu la Repubblica di Weimar, pur con tutti i suoi distinguo.
Richard Loewenthal In questa prospettiva, vale la pena di riscoprire  l’analisi che Richard Löwenthal dedicò, nella metà degli anni ’30, alla crisi dei partiti politici ed alla trasformazione del parlamentarismo in una “democrazia d’interessi”, analizzando le congiunture sociali ed economiche che condussero alla nascita dei movimenti fascisti ed alla loro presa del potere, nell’ambito di un più profondo mutamento dell’organizzazione statale.
Poco conosciuto in Italia, Löwenthal è stato politologo, sociologo, pubblicista, esponente di spicco della SPD tedesca nel dopoguerra e professore di scienze politiche all’Università di Berlino, quindi anglofilo e atlantista. Comunista dissidente in opposizione ai diktat del Comintern, convinto anti-stalinista, laburista di formazione marxista, Richard Löwenthal (1908-1991) fu tra i pochi tedeschi ad opporsi attivamente al nazismo.

Nazisti

Nel 1935, sotto lo pseudonimo di Paul Sering, pubblica la sua personale interpretazione del fascismo sulla Rivista per il Socialismo (“Der Faschismus”, Zeitschrift für Sozialismus; Sett.-Ott.1935), ponendo l’attenzione sugli aspetti socio-economici e sulla progressiva trasformazione delle classi sociali, travolte dalla crisi economica e dal disfacimento del movimento operaio. Per Löwenthal il concetto di “classe” riveste un ruolo fondamentale; pertanto, in un’ottica tipicamente marxista, ne analizza le trasformazioni prendendo in considerazione le sue stratificazioni nell’ambito dell’evoluzione capitalista e della “differenziazione economica degli interessi” sociali. Allo stesso modo, prende in esame lo sviluppo e funzione dell’organizzazione di classe, in rapporto all’evoluzione dell’antico stato feudale in quella che Löwenthal chiama “democrazia di interessi”:

«La democrazia pienamente formata è una forma di organizzazione politico-sociale caratterizzata da organizzazioni di classe potentemente sviluppate e da un sistema di partiti determinato in maniera decisiva da queste organizzazioni.»

Speculare all’esistenza della democrazia rappresentativa, che ha nel parlamento il suo fulcro nella comunanza di interessi diversi, è lo sviluppo del sistema partitico, quale rappresentanza di “interessi chiaramente delimitati”, e che costituisce un’evoluzione positiva dell’antico “parlamento dei notabili”, come nel caso dell’Inghilterra:

«…i cui partiti non erano divisi da contrasti di interesse, ma da contrasti di tradizioni familiari e di cricche all’interno dello strato dominante, socialmente unitario […] A questo stadio, il contenuto dei processi parlamentari è formato dal contrasto fra le classi dominanti ed il loro apparato esecutivo, circa l’ammontare delle spese e della lotta di innumerevoli cricche e persone singole per i vantaggi individuali connessi con l’esercizio del potere politico: distribuzione dei posti, concessioni, facilitazioni fiscali, ecc. Questa situazione del parlamento corrisponde ad un basso livello delle funzioni economiche statali, e al livello organizzativo zero delle organizzazioni di classe e della politica sociale. Quando si supera questo stadio, ha inizio anche il mutamento del sistema partitico.
Il mutamento essenziale non consiste nella pura e semplice trasformazione in apparati di partito con influenza di massa. Questa trasformazione da partito di cricche in macchina di partito funzionante con un gran numero di politici di professione…»

…coincide secondo Löwenthal con l’introduzione del diritto di voto universale ed alla concentrazione del capitale in oligopoli e trusts economici organizzati, sotto protezione del potere politico o singoli esponenti di partito.

«Essa però non cambia nulla né per quanto riguarda la mancanza di contenuto sociale dei processi parlamentari, né per quanto riguarda la misura e il carattere della corruzione individuale nella vita pubblica.»

1919 - Corteo della SPD alla Porta di Brandeburgo per l'elezione di F.Ebert alla presidenza del Reich

Per Löwenthal/Sering, a fare la differenza sono i “partiti operai”. E in questo è evidente tutta l’impronta marxista dell’Autore che vede nel movimento operaista l’avanguardia rivoluzionaria per eccellenza, anche se:

«..quanto più vengono messi in primo piano i problemi dell’economia capitalista…. tanto più il partito operaio tende generalmente a diventare il partito rappresentante gli interessi riformisti e a trasformarsi in comitato parlamentare dei sindacati

In tempi normali, non pervasi da turbolenze sistemiche o crisi economiche, tale ordinamento tende, nonostante gli attriti, a funzionare secondo una meccanica strutturata, fondata sulla mediazione costante nell’equilibrio variabile delle istanze rappresentate:

«Lo Stato parlamentare, i cui partiti sono rappresentanti di interessi basati sulle organizzazioni di classe, rappresenta un forma finale caratteristica della democrazia. Ha il carattere di una grande stanza di decompressione degli interessi, nella quale vengono trattati i compromessi delle classi. La decisione politica è qui la risultanza degli interessi dei singoli, come avviene per la formazione dei prezzi sul libero mercato […] la distribuzione del prodotto sociale viene determinata in misura crescente non a secondo della forza economica dei singoli strati, ma a seconda del loro peso espresso politicamente

Il sistema, che sostanzialmente riproduce un immutato assetto di potere a tutela del capitale, nel quadro di una società prevalentemente borghese, entra in crisi con “l’acuirsi dei contrasti di classe” nella divergenza di funzioni tra il sistema burocratico, che con il potere esecutivo necessita di decisioni rapide e unitarie, insieme all’eccessiva preponderanza dell’elemento finanziario, contrapposti ad un parlamento in rappresentanza di interessi sempre più atomizzati e conflittuali. Contrasti che tendono ad esplodere in caso di contrazione economica, mettendo a rischio la tenuta di sistema. Sostanzialmente, in senso lato, ciò avviene tramite l’accresciuta mobilità dentro e fuori gli schieramenti della classe operaia in perdita di coesione, a cui va aggiunto il logoramento economico dei piccoli imprenditori, e l’accentuarsi della richiesta di prestazioni sociali da parte di fasce sempre più consistenti di popolazione attiva rimasta priva di reddito e coperture.
Fila ai forni del pane nella Germania del 1920A tal proposito, Richard Löwenthal elabora la particolare “congiuntura” da cui possono scaturire i movimenti totalitari (Parte III – La Congiuntura da cui nasce il fascismo). Se non fossero trascorsi 80 anni, in molte sue parti il brano sembra scritto oggi. Ovviamente, ogni riferimento a partiti (bestemmia) e moVimenti esistenti è puramente casuale.

1. Gli interessi durante la crisi
[…] «In pochi anni, durante l’ultima crisi, la disoccupazione si è moltiplicata, senza che allo stesso tempo si avesse alcuna riduzione dell’apparato distributivo e amministrativo, così che la riduzione del numero degli occupati si è verificata quasi esclusivamente a spese di quelli che sono occupati produttivamente. Contemporaneamente è rapidamente aumentato lo strato dei ceti medi rovinati, ma non proletarizzati, così che il numero degli improduttivi è cresciuto ad un livello superiore alla media e ad un ritmo assai rapido. Nello stesso tempo si è avuto inevitabilmente un calo del ruolo produttivo di quello strato “misto” di impiegati e impiegati statali ed è aumentata la percentuale di settori produttivi stagnanti, bisognosi di sovvenzioni, e si è fatto più urgente il loro bisogno si sovvenzioni. Con ciò si è acuito il contrasto fra questi settori e quelli rimasti sani. Questo contrasto si è inasprito fino al punto di dare origine al dilemma: o superamento rapido e liberale della crisi, comportante la distruzione di milioni di entità economiche [posti di lavoro], oppure superamento della crisi nei tempi lunghi mediante sovvenzioni, evitando una catastrofe aperta. Il dilemma: pagare i debiti o cancellarli formava una parte di questo problema. In questo modo divenne anche più acuta la già accennata divisione trasversale durante la crisi. Le contraddizioni menzionate si riproducono nel rapporto delle economie nazionali e delle nazioni tra di loro. Le nazioni debitrici diventano insolventi. Lo smembramento del credito internazionale porta ad una contrazione abnorme del commercio estero e mondiale e quindi all’inasprimento delle tendenze autarchiche e nazionaliste, specialmente per quanto concerne i paesi debitori che, in linea di massima, sono anche quelli meno concorrenziali sul piano dell’economia mondiale e oberati da soverchianti pesi morti.
[…] Sia per il crescente numero degli improduttivi, e proprio di quelli la cui esistenza dipende dall’erario statale, sia per il crescente bisogno di sovvenzioni alla produzione, aumenta la percentuale della popolazione il cui interesse primario è, mediamente o immediatamente, quello di uno Stato efficiente.
[…] La concentrazione dinamica di tendenze generali di sviluppo su una situazione di breve durata e inasprita è la caratteristica di tutte le situazioni rivoluzionarie.»

2. Il sistema partitico durante la crisi
Manifesto elettorale della SPD per le elezioni presidenziali del 1932 […] «I partiti della grossa borghesia diventano visibilmente tali, con una evidenza che li priva a ritmo veloce della loro base di massa. Mentre all’interno della borghesia si accentuano le differenze tra profittatori e sovvenzionati,  fra creditori e debitori, i suoi partiti e le sue coalizioni vengono sottoposti a sempre nuove scissioni. I vari gruppi di piccoli produttori, qualora non lo abbiano già fatto prima, passano alla creazione di partiti separatisti a spese dei vecchi partiti borghesi. Nella classe operaia, a causa della netta differenziazione tra occupati e disoccupati, strati capaci di lotta e strati incapaci di lotta, interessati in primo luogo al livello salariale e alla conservazione del posto di lavoro, si acuiscono i contrasti che approfondiscono le fratture esistenti, minacciano di far saltare le organizzazioni unitarie e creano conflitti tra partiti e sindacati. Il risultato generale è innanzitutto che fra i numerosi partiti politici ogni peso diventa sempre più instabile, ogni compromesso sempre più difficile, senza che sorga una forza sufficientemente robusta.
[…] La capacità di azione di tutte le classi diminuisce con il regredire della produzione. Insieme diminuisce anche l’importanza delle organizzazioni create per l’azione di classe. La capacità di sciopero dei sindacati regredisce, gli industriali riuniti in cartelli violano le convenzioni dei prezzi, le cooperative di credito agricolo non sono più in grado di sostenere i loro membri. Con ciò cala la fiducia in queste organizzazioni e cala il numero dei loro aderenti. Le sole azioni economiche che crescono di numero sono durante la crisi sono le azioni dei consumatori e dei debitori: scioperi degli inquilini, sciopero dei contribuenti, aste deserte, ecc. Sul terreno della crisi delle organizzazioni di interessi dei partiti, che in tal modo vengono indeboliti e frantumati, si sviluppa però la tendenza a riporre tutte le speranza nello Stato e quindi nell’organizzazione puramente politica

3. La democrazia durante la crisi
i forconi dei nazisti «Quanto più si frantuma un sistema partitico, tanto più diventa difficile il raggiungimento di un compromesso. Il regresso della forza d’azione delle organizzazioni di classe non apporta in questo caso alcuna agevolazione, ma un ulteriore inasprimento: quanto minore è la capacità di azione economica immediata, tanto più intensi si fanno i tentativi dei partiti di realizzare i loro obiettivi esercitando una pressione sullo Stato e di conservare in tal modo la vacillante fiducia del loro iscritti. In questo modo viene sempre più messa in dubbio la capacità di funzionamento del sistema parlamentare. Questo avviene soprattutto dal punto di vista della borghesia, i cui partiti perdono rapidamente la loro base di massa e alla quale pertanto riesce sempre più difficile imporre per via parlamentare le sue rivendicazioni, che sono al tempo stesso le rivendicazioni per il superamento della crisi nel solo modo possibile del quadro capitalista. L’equilibrio tra gli indeboliti partiti borghesi, sempre più dilaniati dai contrasti interni tra sovvenzionatori e sovvenzionati, l’equilibrio tra i grandi blocchi di masse contrapposti diventa sempre più difficile ed il ruolo del potere esecutivo per assicurare questo equilibrio diventa sempre più importante. La labilità di questo regime rende impossibile la coerenza e l’unitarietà della politica economica e generale dello Stato proprio nel momento in cui essa acquista un’importanza vitale per delle masse sempre più numerose. La crisi dell’erario (un riflesso necessario della crisi economica degli Stati che attuano politiche di sovvenzione) si acuisce a causa delle oscillazioni politiche e si ripercuote immediatamente in un abbassamento del tenore di vita di tutti coloro che dipendono economicamente dallo Stato. Lo Stato viene quindi meno, proprio nel momento in cui la dipendenza delle masse dalle sue prestazioni è massima, e viene meno in questa misura proprio perché si tratta di uno Stato “economicamente democratico”, perché “è una congrega di profittatori” incapace di decisione. L’esigenza di uno Stato forte, economicamente giustificata, si muta nel grido “abbasso il parlamentarismo!”.
Con ciò, la democrazia entra definitivamente nella fase decisiva della crisi.»

Secondo Richard Löwenthal, in assenza di una svolta di tipo socialista, con l’indebolimento del movimento operaio e delle sue organizzazioni, la conseguenza è un accentramento del potere economico-politico in uno Stato sempre più autoritario, percepito dalle grandi masse di scontenti come un distributore di prebende e sovvenzioni, per la soddisfazione di esigenze primarie, a discapito di una reale promozione democratica e sociale.
Comizio di HitlerIn una simile frattura istituzionale si inseriscono i movimenti populistici e, spiccatamente, per Löwenthal, i partiti fascisti come elemento di rottura più evidente ed al contempo funzionale alla prosecuzione di uno statu quo a preservazione dei grandi interessi del capitale, facendo leva sui delusi della democrazia rappresentativa e del sistema parlamentare.
È un moto contrario e trasversale:

«..contro i sindacati industriali; dei debitori contro i creditori; dei disoccupati contro gli occupati, dei fautori dell’autarchia contro i fautori dell’economia mondiale. Tutto questo si attua in nuovo partito di massa, rivolto al solo potere politico: il partito fascista. Così si spiega anche come questo partito recluti i suoi aderenti in tutte le classi e come determinati ceti vi siano prevalenti e ne formino il nucleo, ceti che sono stati definiti con l’imbarazzato termine di “ceti medi”. La borghesia vi è rappresentata, ma si tratta della borghesia indebitata, bisognosa di sostegno; il ceto operaio vi è rappresentato, ma si tratta dei disoccupati permanenti, incapaci di lotta, concentrati in zone povere; vi affluisce la piccola borghesia urbana, ma quella andata in rovina; vi vengono inclusi i possidenti, ma sono quelli spossati dall’inflazione; vi si trovano ufficiali e intellettuali, ma si tratta di ufficiali congedati e intellettuali falliti. Questi sono i nuclei del movimento, che ha il carattere di una vera comunità popolare di falliti, e questo gli permette anche di estendersi, parallelamente alla crisi e ad di là di questi nuclei centrali, in tutte le classi, perché con tutte è socialmente concatenato.
[…] Si voleva uno Stato sotto una guida unitaria che ponesse fine al traffico degli interessi; uno Stato che intervenisse attivamente nella crisi e ponesse fine al liberalismo; uno Stato che liberasse l’economia nazionale dalle dipendenze economiche mondiali. Dicendo che “l’utilità pubblica viene prima dell’interesse individuale” venne proclamata la tutela dei bisognosi di sostegno contro la prassi capitalistica, dicendo “basta con la schiavitù degli interessi da pagare”…. la solidità della terra venne contrapposta all’asfalto delle grandi città. Tutto ciò venne presentato con la credibilità della disperazione, che la crisi produceva dappertutto e che dispensava i suoi sostenitori da ogni discussione razionale. A queste parole d’ordine si mescolavano elementi di una rivolta plebea contro il ceto dei burocrati specializzati e dei notabili, la quale diede al movimento vernice popolare, “democratica”, con la quale di fatto esso assolve singoli compiti rivoluzionario-borghesi.
[…] Le sue parole d’ordine economiche esprimono delle tendenze generali e non delle rivendicazioni concrete. Là dove i fascisti prima della vittoria vengono a trovarsi in situazioni in cui devono prendere posizione, assumono atteggiamenti puramente agitatori e procedono praticamente facendo una brutta figura dietro l’altra, senza risentirne il minimo danno. La loro agitazione di concentra completamente sulla fiducia nel futuro, nel capo, nella presa del potere e nel miracolo che ne seguirà. […] Il partito fascista non disse mai “Aiutatevi da soli!”. Disse sempre: “Dateci il potere!”. Questo è il nucleo di tutte le agitazioni fasciste.
[…] Il partito fascista si costruisce sulla disposizione dei suoi membri ad affidarsi ad una guida, dalla quale essi sperano di essere aiutati, una volta conquistato il potere statale.
[…] Un partito siffatto non può, per sua natura, avere una lunga esistenza come partito di massa senza combattere e vincere. Una volta superata la situazione di crisi gli viene a mancare la possibilità di guida delle masse. Le masse se ne allontanano e si rivolgono nuovamente alle organizzazioni che rappresentano i loro interessi e che corrispondono alla loro situazione nel processo produttivo.
[…] Proibendo tutti gli altri partiti si vuole mettere ordine nella congrega di interessi e sostituire ai compromessi la decisione del capo.»

Manifesto elettorale dello NSDAPDella disamina riportiamo gli aspetti più propriamente riconducibili alla prassi politica, sorvolando la componente militare e squadrista di una violenza istituzionalizzata che nei movimenti di natura fascista è tratto distintivo e imprescindibile, ma proprio per questo meglio conosciuto.
In merito all’organizzazione, alla composizione della dirigenza, ed al “movimento fascista”, Richard Löwenthal osserva:

«Lo sviluppo di questi metodi di lotta e di organizzazione richiede una casta dirigente nuova, libera dalle tradizioni dei partiti democratici e dalla routine parlamentare, senza scrupoli per quanto riguarda i mezzi. Per sua natura questa casta può venire reclutata soltanto tra i militanti senza occupazione e intellettuali falliti, quindi fra gli individui completamente sradicati, e non può nascere dalla componente borghese del movimento, i cui appartenenti, anche in condizioni di indebitamento e di disperazione, rimangono ancora legati a tradizioni di ogni genere. La difficoltà della borghesia di sottostare ad una casta dirigente di dilettanti e di “desperados” fa sì che questi ultimi, pur così direttamente interessati al rivolgimento fascista, restino, fino alla vittoria, quasi sempre fuori dal partito, organizzato in gruppi amici puramente borghesi.
Questa è la circostanza che dà al partito fascista un carattere decisamente plebeo. Gli appartenenti alla classe dominante vi sono scarsamente rappresentati e non hanno influenza in senso tecnico-politico

In virtù di ciò la base di un movimento fascista è molto più ampia e ramificata di quanto non lo sia il partito medesimo che, data la sua apparente poliedricità, può contare su un bacino diversificato di consensi in espansione:

«Dapprima a spese dei partiti borghesi e del ceto medio e poi, a poco a poco, anche a spese delle organizzazioni operaie che, nel loro cammino verso di esso, passano spesso attraverso una fase intermedia d’indifferenza. Il partito fascista diventa il grande blocco di massa del sistema parlamentare in disgregazione. Il blocco di massa contrapposto, appunto il movimento operaio, il pilastro di resistenza relativamente più forte, viene indebolito dal perdurare della crisi e spinto in contraddizioni interne, che presto hanno soltanto più per oggetto i metodi della ritirata.
[…] Fra i due blocchi di massa, cioè quella fascista in aumento e quello proletario in ritirata, si destreggia con vari metodi la cricca della grossa borghesia, che diventa sempre più debole, discorde al suo interno, sempre più appoggiata al potere esecutivo, e che tende ad escludere e a screditare il parlamento e ad isolarsi. Quanto più si acuiscono i suoi contrasti interni, soprattutto tra i fautori delle sovvenzioni e liberali, tanto più forte si fa la sua corsa ad accaparrarsi il favore del partito fascista; corsa nella quale l’ala reazionaria è naturalmente superiore. Alla fine chiama definitivamente e con successo in aiuto il partito fascista, il quale fa il suo ingresso al governo in coalizione con essa. In questa coalizione il partito fascista è di gran lunga, indipendentemente dalle intese intercorse, il partecipante più forte.»

Svastica

In quanto fuori dai giochi di potere tradizionali e dai tatticismi parlamentari, in quanto portatore di istanze dirompenti ed interessi trasversali, nell’analisi di Löwenthal, il partito fascista può presentarsi a buon gioco come elemento di rottura e discontinuità, denunciando i suoi alleati di coalizione come la causa dei progressi insufficienti. Quindi, in tal modo può rivendicare a sé l’avocazione di tutti i poteri, in rottura col “vecchio sistema”…

«A questo punto esso si impadronisce senza riserve dell’apparato statale, si libera da tutti i vincoli di coalizione e realizza il suo potere nella lotta di distruzione contro le organizzazioni di massa proletarie. Fatto questo, la proibizione generale di ogni partito e con la fine formale della coalizione sono soltanto le tappe ovvie del cammino verso lo Stato totalitario.
[…] La necessità di piegare rapidamente e in modo rivoluzionario tutte le resistenze richiede lo scatenamento dell’attività libera e non disciplinata delle sue masse di aderenti. Quando il sistema fascista è completato, questa ondata si ritira da sé, tanto più che questa forma di attività di massa non arriva nemmeno a creare delle proprie forme organizzative

outpostNon è un caso che l’azione politica (e militare) di ogni movimento di tipo fascista sia indirizzata prevalentemente contro la Sinistra e le sue organizzazioni, nonostante il fascismo attinga in parte dalla sua liturgia e dalle sue tematiche sociali, facendole proprie e mistificandole.
Si può dunque parlare di “rivoluzione fascista” i cui risultati tipici sono:

a) Una nuova forma più alta di organizzazione statale
b) Una nuova forma reazionaria di organizzazione sociale
c) Un crescente freno stabile allo sviluppo economico da parte delle forze reazionarie che si sono impadronite del potere statale.

Si tratta di una proposizione sicuramente superata dalla Storia, ma non per questo necessariamente non riproducibile in forme aggiornate ai tempi…
Mutato nomine de te fabula narratur.

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Le Origini del Totalitarismo

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 aprile 2013 by Sendivogius

Egg of AlienUna recessione, soprattutto se prolungata, non porta mai niente di buono.
Quanto a lungo può resistere un tessuto sociale, prima di stracciarsi del tutto? Quanto ancora possono essere tesi dei fili già logori prima di cedere irrimediabilmente?
Come un corpo malato, una società già debilitata si consuma in fretta, ma solitamente non collassa mai del tutto. Piuttosto, involve in qualcosa di diverso e peggiore, attraverso una ripugnante serie di processi degenerativi. Species IIMuta e si trasforma alla stregua di un organismo mutogeno, istintivamente animato da un estremo e perverso spirito di sopravvivenza. Più o meno come avviene in quelle specie mutanti intaccate da organismi parassitari, che hanno fatto il successo del cinema di fantascienza…
The FlyDa questo punto di vista, le pulsioni autoritarie sono una costante, come una malattia a ricaduta ciclica in una società conservatrice quale la nostra, geneticamente predisposta per ogni avventurismo dalle inclinazioni totalitariste.
Nel 1951, la sociologa e studiosa Hanna Arendt pubblicò sul tema un’opera dal titolo significativo: Le Origini del Totalitarismo. Divisa in tre parti (antisemitismo; imperialismo; totalitarismo), l’opera della Arendt analizza secondo una prospettiva unitaria ed interconnessa lo sviluppo progressivo dei regimi totalitari, ponendo una particolare attenzione ai processi trasformativi delle classi sociali in epoca moderna, alla funzione della “massa” e alle conseguenze dell’alienazione sociale. Al contempo, prende in disamina il ruolo della propaganda e della violenza, per l’affermazione dei dispotismi contemporanei.
Per alcuni aspetti datato, “Le Origini del Totalitarismo” presenta spunti curiosamente attuali nello studio del totalitarismo (III parte), inteso come prodotto di una società senza classi sostituite dalla ribalta politica di masse amorfe e disgregate. Si tratta di folle anonime, dalle provenienze trasversali, costituite in prevalenza da “disperati” travolti dalla disoccupazione e dalla crisi economica della Grande Depressione (del 1929), “pieni di risentimento” contro i vecchi partiti tradizionali che identificano come strumenti e associano all’odio verso le invisibili potenze dominanti (oggi piace chiamarli “poteri forti”)…
È una lettura istruttiva, che vale la pena di proporre in una piccola selezione assai evocativa:

Shadow of nazis«I movimenti totalitari trovano un terreno fertile per il loro sviluppo ovunque ci siano della masse che per una ragione o per l’altra si sentono spinte all’organizzazione politica, pur non essendo tenute unite da un interesse comune e mancando di una specifica coscienza classista, incline a proporsi obiettivi ben definiti, limitati e conseguibili. Il termine “massa” si riferisce soltanto a gruppi che, per l’entità numerica o per l’indifferenza agli affari pubblici o per entrambe le ragioni, non possono permettersi una organizzazione basata sulla comunanza di interessi, in un partito politico, in un’amministrazione locale, in un’associazione professionale o in un sindacato. Potenzialmente, esiste in ogni paese e forma la maggioranza della folta schiera di persone politicamente neutrali che non aderiscono mai ad un partito e fanno fatica a recarsi alle urne.
Fatto caratteristico, i movimenti totalitari europei, quelli fascisti come quelli comunisti dopo il 1930, reclutarono i loro membri da questa massa di gente manifestamente indifferente, che tutti gli altri partiti avevano lasciato da parte perché troppo apatica o troppo stupida. Il risultato fu che in maggioranza essi furono composti da persone che non erano mai apparse prima sulla scena politica. Ciò consentì l’introduzione di metodi interamente nuovi nella propaganda e un atteggiamento di indifferenza per gli argomenti degli avversari; oltre a porsi al di fuori e contro il sistema dei partiti nel suo insieme.
[…] Il successo dei movimenti totalitari fra le masse segnò la fine di due illusioni care ai democratici in genere, e al sistema di partiti degli Stati nazionali europei in particolare.
La prima era che il popolo nella sua maggioranza prendesse parte attiva agli affari di governo e che ogni individuo simpatizzasse per l’uno o per l’altro partito; i movimenti mostrarono invece che le masse politicamente neutrali e indifferenti potevano costituire la maggioranza anche in una democrazia, e che c’erano quindi degli Stati retti democraticamente in cui solo una minoranza dominava ed era rappresentata in Parlamento.
La seconda illusione era che queste masse apatiche non contassero nulla, che fossero veramente neutrali, e formassero lo sfondo inarticolato della vita politica nazionale. Ora i movimenti totalitari misero in luce quel che nessun organo dell’opinione pubblica aveva saputo rivelare: che la Costituzione democratica si basava sulla tacita approvazione e tolleranza di settori della popolazione politicamente grigi e inattivi non meno che sulle istituzioni pubbliche articolate e organizzate. Così quando questi movimenti entrarono in parlamento, malgrado il loro disprezzo per il parlamentarismo, mostrarono una certa incoerenza, ma in effetti riuscirono a convincere la gente qualunque che le maggioranze parlamentari erano fittizie e non corrispondevano necessariamente alla realtà del paese, minando per giunta la fiducia dei governi che dal canto loro credevano più nel dominio della maggioranza che della Costituizione.
Si è spesso fatto rilevare che i movimenti totalitari usano e abusano delle libertà democratiche per distruggerle. Non si tratta di abilità diabolica da parte dei capi o di stupidità puerile da parte delle masse. Le libertà democratiche si basano certamente sull’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ma acquistano un senso e funzionano organicamente solo dove i cittadini appartengono a determinati gruppi da cui sono rappresentati, o formano una gerarchia sociale e politica.
Manifesto nazista degli anni '20 - il bravo uomo del popolo imbraccia il forcone contro banchieri e politicanti[…] È difficile rivelare la differenza tra le organizzazioni della plebe del XIX secolo ed i movimenti di massa del XX perché i moderni capi totalitari non si distinguono molto dai vecchi demagoghi […] Le masse condividono con la plebe un’unica caratteristica: l’estraniamento da ogni struttura sociale e dalla normale rappresentazione politica. Esse non ereditano, come quella (sia pure in forma pervertita), i principi e gli atteggiamenti della classe dominante, ma riflettono e pervertono i principi e gli atteggiamenti di tutte le classi. L’orientamento dell’uomo di massa non è determinato soltanto, o principalmante, dalla specifica classe a cui un tempo egli apparteneva, ma piuttosto dalle diffuse influenze e convinzioni che formano il bagaglio inarticolato di tutte le classi della società.
[…] Il crollo del sistema classista implicò automaticamente il crollò del sistema dei partiti, soprattutto perché questi, essendo organizzazioni di interessi, non ne avevano più da rappresentare…. [I partiti] avevano inoltre perso, senza accorgersene, quei simpatizzanti passivi che non si erano mai curati di politica perché ritenevano che ci fossero i partiti per difendere i loro interessi. Di modo che il primo segno del tramonto non fu la diserzione dei vecchi militanti, bensì l’incapacità di reclutarne di nuovi tra le giovani generazioni, oltre che la perdita del tacito consenso e appoggio delle masse disorganizzate che, uscite d’improvviso dall’apatia, si buttarono dovunque avvertissero l’occasione di manifestare la loro ostilità verso l’intero sistema.
Il crollo della muraglia protettiva classista trasformò le maggioranza addormentate, fino allora a rimorchio dei partiti, in una grande massa, disorganizzata e amorfa, di individui pieni d’odio che non avevano nulla in comune tranne la vaga idea che le speranze degli esponenti politici di un ritorno dei bei tempi andati fossero campate in aria e che quindi i rappresentanti della comunità, rispettati come i suoi membri più perspicaci e preparati, fossero in realtà dei folli, alleatisi con le potenze dominanti per portare, nella loro stupidità o bassezza fraudolenta, tutti gli altri alla rovina. Non contava molto che la temibile solidarietà negativa derivasse dai più diversi motivi, che il disoccupato odiasse lo status quo e le potenze dominanti sotto forma di socialdemocrazia, il piccolo proprietario espropriato sotto quella dei partiti di centro, e gli ex appartenenti alla media e alta borghesia sotto quella della destra tradizionale.
[…] I movimenti di massa attrassero, prima e molto più facilmente dei partiti tradizionali che erano inclini all’associazione, gli elementi completamente disorganizzati, i tipici “astensionisti”.»

 Hanna Arendt
“Le Origini del Totalitarismo”
Edizioni di Comunità (pagg. 427-439)
 Milano, 1967

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Avere il 100 per 100

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 aprile 2013 by Sendivogius

Judge Dredd raped

In attesa del nostro Franz von Papen, continuiamo a tenerci sine die il Brüning-Monti con poteri plenari, che vanno ben oltre il disbrigo delle pratiche correnti.
Nella (in)felice eccezione costituzionale imposta dall’iper-attivismo dell’Hindenburg al Quirinale, il parlamento è supino (allo spread, ai ‘mercati’, all’indefinta europa…) perché è ovvio che una democrazia che funzioni e decida in proprio è d’impiccio. E, di questi tempi, è un lusso che non possiamo più permetterci; a meno che non si voglia continuare a vivere al di sopra delle proprie possibilità. Anche la Libertà ha un costo… E noi dobbiamo tagliare le spese superflue!
Incendio del ReichstagPertanto, il Parlamento va cassato e messo in condizioni di non nuocere con l’esautorazione delle sue prerogative, derogate ad un senescente decemvirato di Reichkommissar di nomina presidenziale. A questo si attribuisce l’attività di indirizzo parlamentare, alla stregua di un “comitato straordinario di salute pubblica”, posto come organismo terzo (e sconosciuto al nostro ordinamento costituzionale), rispetto a Camera e Senato che di fatto ratificano direttive maturate fuori il normale consesso assembleare. Inoltre, col mancato insediamento delle commissioni parlamentari di controllo, si assicura al direttorio tecnocratico di Monti l’esercizio illimitato della decretazione d’urgenza, nella prosecuzione di un mandato sostanzialmente ‘abusivo’, perché non legittimato dalla fiducia delle nuove Camere da poco elette.
Casshern - The PresidentD’altronde, perché coinvolgere un Parlamento (e in particolar modo un Senato) attualmente immobilizzato e impossibilitato a costituire un nuovo esecutivo?
The SecretaryNella pratica, abbiamo finora assistito allo spettacolo indecoroso di un Bersani che gattona carponi con le braghe calate, pietendo l’incarico di governo, alla ricerca di una ‘fiducia’ impossibile tra ipotetici frondisti al Senato. Impresa più che ingrata per chi si trova stretto com’è tra i veti incrociati delle fazioni in campo: il comitato ecumenico di burocrati e notabili in affari, raggrumati al capezzale di Mario Monti in “Scelta civica”; un’associazione a delinquere di stampo piduista e apporto mafioso, finalizzata all’impunità e trincerata nella difesa ad oltranza del capo-gangster; e soprattutto una setta integralista di neo-talebani, consacrati al culto della purezza immacolata.
Quanto semo alternativi al sistema, ahò! A quest’ultimo proposito, i bizzosi bimbi dell’asilo a cinque stelle costituiscono un interessante caso di dissociazione collettiva, persi nel delirio nichilista di una follia condivisa nell’ebbrezza effimera della ribalta; animati come sono dai fuochi fatui di un sacro furore, ma terrorizzati dal contaminarsi con rapporti impuri con la “casta” e dunque paralizzati in un nichilismo velleitario, senza alcuna reale prospettiva.
Per questo, reclamano un pieno mandato per un “governo a 5 stelle”. Però, onde non correre rischi, per la composizione di un suo eventuale esecutivo, il M5S non fa un nome che sia uno sul quale possano convergere i consensi di una adesione trasversale.
Sia mai dovesse ottenere la fiducia, che poi gli tocca governare per davvero!
Allo stesso modo, al di là delle chiacchiere e dei proclami, a tutt’oggi non esiste in concreto una sola proposta di legge targata 5 stelle… Maliziosamente, si potrebbe insinuare perché non hanno la più pallida idea su come vada presentato un disegno di legge in Parlamento e che, oltre a tirar di conto col pallottoliere sulle spese dell’usciere, altro non sanno fare al di fuori del loro piccolo mondo di ragioneria spicciola.
The BossPerciò, molto meglio rimanere arroccati in uno splendido isolamento, che poi è onanismo protestatario fine a se stesso, chiuso nell’autismo oltranzista di chi si sente avanguardia rivoluzionaria e nei fatti non combina nulla, almeno finché non avrà il 100%. Cioè MAI.
Lungi dal rappresentare i “cittadini”, cancellate le dirette streaming di un MoVimento dove tutto è segreto, gli ensiferi sono oramai ridotti a fare i portavoce di un unico megafono: il Capo Politico, al quale con ogni evidenza va benissimo la prosecuzione in deroga del Governo Monti con mandato illimitato. Si tratta dello stesso Rigor-Montis, il Falciatore, il Morto, il Golpista, contro il quale il Grullo stellato ha tuonato rabbioso per oltre un anno, sbraitando sbavante in ogni piazza d’Italia.
PellegrinaggioIn mancanza di altro da fare che non sia il boicottaggio delle istituzioni con blocco delle medesime, senza che nulla venga fatto per scongiurare l’aumento dell’IVA, la mannaia della nuova TARES, e la prossima rata dell’IMU che permane intonsa nonostante tutte le baggianate elettorali, la confraternita pentastellata, evidentemente soddisfatta, si dedica agli esercizi spirituali in località rigorosamente segrete, per celebrare il culto dell’immacolata connessione all’oracolo del Grillo statore. È l’autodafé della setta, con profusione di fede assoluta nel principio di infallibilità del Capo e caccia agli apostati della setta, per il ripristino dell’ortodossia secondo il Crimi e LombardiVangelo di Beppe. Per la liturgia ordinaria ed il controllo degli adepti, il Profeta può sempre contare sulla straordinaria accoppiata Crimi-Lombardi, designata d’imperio e con smentita incorporata: due dodicenni imprigionati nel corpo di quarantenni (che peraltro, fisicamente, dimostrano 50 anni).

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