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IL POPOLO DEI QUALUNQUE

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 ottobre 2013 by Sendivogius

Il trionfo del populismo

Anno 1944, mentre infuria la seconda guerra mondiale, metà della Penisola italiana è ancora Mussolinisotto il tallone della dittatura nazifascista, e Benito Mussolini è il duce depotenziato di uno stato fantoccio al servizio di Hitler, nell’Italia liberata c’è già chi tuona contro i neonati partiti ed i “professionisti della politica”…
È un fatto che la libertà ritrovata e la restaurazione delle garanzie di diritto sciolgano sempre la favella agli opportunisti ed agli indignati dell’ultima ora che, con ogni evidenza, in ben altri frangenti non avevano avuto proprio nulla da obiettare o di che lamentarsi.
Sul vento mai sopito dell’antipolitica, l’istrione, il narciso egocentrico, trova sempre l’occasione per gonfiare le vele del malcontento popolare e dell’insoddisfazione diffusa, per trasformarle nell’energia propulsiva di movimenti a fortune variabili, con esistenze brevi e volubili come gli umori popolari dai quali attingono il proprio carburante elettorale. Perché come le mammelle avvizzite di una scrofa esamine, nella stragrande maggioranza dei casi, un “sistema” va bene fintanto che può elargire prebende a tutti, nutrendo la sue numerose ed avide cucciolate fino al prosciugamento. Ma si disprezza e si macella quando esaurisce le elargizioni. Allora, nella sua inutilità, diventa “casta” da rinnegare per generale autoassoluzione.
Guglielmo Giannini Nell’Italietta del dopoguerra queste istanze vengono riprese e in certo qual modo fatte proprie da Guglielmo Giannini, personaggio eclettico dalla personalità intraprendente. Di padre partenopeo e madre inglese, Giannini è a suo modo un artista ed un improvvisatore. Impresario, drammaturgo, commediografo, sceneggiatore, regista cinematografico, giornalista, scrittore… sperimenta generi diversi: dalla commedia teatrale, alla canzonetta popolare, passando per il genere poliziesco (proibitissimo sotto il fascismo), ai programmi radiofonici… il tutto reinterpretato in chiave conformista e all’insegna della massima leggerezza nel più totale disimpegno, onde riscuotere i successi di un pubblico di bocca buona e non incorrere in noie con la censura. Al regime fascista, Guglielmo Giannini si allinea per mera convenienza personale, ma con poca o nessuna convinzione ideologica. Cosa che gli permette di lavorare a Radio Tobruk ed ottenere i finanziamenti pubblici del Min.Cul.Pop.
La sua massima aspirazione è che non gli si rompa le scatole. Ne farà un paradigma di vita. Tuttavia, Giannini è destinato a legare il proprio nome ad un groviglio confuso di insofferenze e rivendicazioni astratte, demagogie spicciole e revanchismi protestatari; effimeri ma sempre fortunati, che verranno riassunti in un unico termine: qualunquismo.
L'Uomo QualunqueNell’inverno del ’44 nasce l’Uomo Qualunque (UQ): pubblicazione settimanale di satira, vagamente liberaleggiante, che guarda alla piccola borghesia impiegatizia e bottegara (che del fascismo fu l’ossatura) rimasta senza più riferimenti politici; strizza l’occhio ai nostalgici, pur prendendo formalmente le distanze dal regime, e trova nell’invettiva il suo punto di forza. L’Uomo Qualunque, di cui ovviamente Giannini è direttore e fondatore, è la sua creatura personale, l’altoparlante (oggi qualcuno direbbe “megafono”) col quale farsi interprete dei malumori della folla (la gente) e dei timori della borghesia (attualmente declinata come “ceto medio”), entrambe nobilitate per le loro meschinerie opportunistiche, la miseria morale e la pusillanimità attendista. Requisiti assurti a titolo di merito ed esibiti in trionfo, nell’eterna orgia auto-assolutoria che declina ogni responsabilità.
Comizio di GianniniA tal proposito, le giaculatorie che Giannini urla dalle paginette del suo giornalino seguono uno schema preciso e sono sostanzialmente concentrate contro le tasse e il fisco, lo Stato e la Politica ritratta come una massa informe di ladri e voltagabbana. Gli strumenti preferiti della sua prosa, che non disdegna le campagne diffamatorie e gli attacchi personali ai limiti dell’infamia, sono l’insulto ed il dileggio di questo o quel personaggio pubblico, reo di non incorrere nelle simpatie dello strambo Savonarola. Il suo pezzo forte consiste nella sistematica storpiatura dei nomi dei suoi avversari. Si tratta di una pratica di derivazione squisitamente fascistoide, ma destinata ad avere grande successo in certo giornalismo d’assalto, molto in voga nelle attuali redazioni anti-ka$ta.
Ovviamente, il bersaglio preferito di Giannini sono i “politici”, che chiama UPP (uomini politici professionali) e contro i quali spara nel mucchio senza alcuna distinzione, nella vacuità fumosa di un termine onnicomprensivo.

«Che importa a noi dei vari upp più o meno personalmente probi e tutti egualmente e politicamente parassitari? Ciò che noi chiediamo, noi gente, noi Folla, noi enorme maggioranza della Comunità, noi padroni della Comunità e dello Stato, è che nessuno ci rompa i coglioni

 Guglielmo Giannini
“La folla. Seimila anni di lotta contro la tirannide”
 Editrice Faro
Roma, 1945.

U.Q. Il 27/12/1944 il direttore firma l’editoriale di apertura dove illustra le sue soluzioni e, senza falsi pudori, reclama un posto di governo per “un buon ragioniere”, sotto un titolo eloquente: IO.

«Questo giornale non è organo di nessun partito. Le vere forze politiche italiane non si sono ancora rivelate, come non si sono ancora rivelate le ben più importanti e decisive forze politiche europee. Non esistono partiti, ma programmi, ed anche abbozzi di programmi sui quali uomini volenterosi operano per formare dei partiti. Quei programmi son tutti affascinanti; le idee dalle quali nascono son tutte indubbiamente nobili; i propositi in cui si affermano e si concretano appariscono tutti indistintamente degni di lode. Libertà, giustizia, prosperità, sono generosamente promesse da tutti; e in teoria, non c’è che l’imbarazzo della scelta del più virtuoso fra tanti partiti tutti egualmente perfetti. In pratica assistiamo all’ignobile spettacolo di arrivismo spudorato, al brulicare d’una verminaia d’ambizioni, ad una rissa feroce per conquistare i posti di comando dai quali poter fare il proprio comodo ed i propri affari. Questa rissa, cui “L’Uomo Qualunque” non partecipa, si svolge tra gli uomini politici professionali che vivono di politica, che non sanno far altro che politica, e che per ragioni di pentola, hanno trasformato la politica in mestiere. Gli uomini politici professionali costituiscono un gruppetto d’una scarsa decina di migliaia di persone che tengono a soqquadro l’Italia litigando intorno a cinquecento posti di deputato, quasi altrettanti di senatore, circa mille altri cadreghini e canonicati diversi, che vanno da quello di primo ministro a quello di sindaco di centro importante, dell’incarico di ambasciatore alla sinecura di commissario più o meno straordinario

Giannini lusinga il suo orrido italiano medio, antropologicamente prevalente come i cretini che rappresenta, tramite una costante distorsione dei fatti e della realtà, giocando su un’ambiguità di fondo, che a tratti si fa ignobile quando parla della resistenza contro la dittatura fascista ed i valori del nascente Stato democratico.

«A causa della guerra fra questi diecimila uomini l’Italia non ha pace: perché alcuni di quei professionisti della politica potessero diventar ministri o altro, milioni d’italiani sono morti: ed altri moltissimi dovrebbero ancora morire perché un altro paio di dozzine di politicanti ottenga onori e prebende. La sproporzione è troppo forte. Da una parte 45 milioni di esseri umani, dall’altra 10000 vociatori, scrivitori, sfruttatori, Italiani inconsapevolmente rinuniti per salutare il duceiettatori. L’enorme massa dei primi non deve più soffrire per colpa ed a causa della infima minoranza dei secondi. […] Il fascismo, che ci ha oppressi per ventidue anni, era una minoranza. Lo abbiamo combattuto con la resistenza passiva e lo abbiamo logorato, tanto che è andato in frantumi al primo colpo serio che gli anglo-americani gli hanno vibrato. L’antifascismo e il fuoriuscitismo hanno fatto enormemente meno. Salvo la modesta aliquota di illusi e di sinceri che non manca mai in nessun movimento politico – non è mancata e non manca nemmeno al fascismo per cui c’è ancora qualcuno che combatte e si fa fucilare – antifascisti e fuoriusciti erano e sono costituiti da “uomini Assassinio dei fratelli Rossellipolitici professionali” avversari e nemici degli “uomini politici professionali” che costituivano il fascismo. Dalle prigioni, dai luoghi di confino, dai grandi alberghi o dalle povere soffitte in terra straniera, questa minoranza non ha fatto, contro il fascismo, che una parte infinitesimale di quanto ha voluto e saputo fare l’Uomo Qualunque rimasto sotto il concreto giogo della tirannide fascista. Ritornati alla vita pubblica d’Italia con la vittoria militare anglo-americana come le mosche tornano alla stalla sulle corna dei buoi, antifascismo e fuoriuscitismo pretendono, come il fascismo, il diritto di fare una epurazione, ossia di sopprimere u.p.p. concorrenti e chiunque altro sia d’impaccio o fastidio. Contestiamo rivendicazione e pretesa: il fascismo ha offeso e ferito tutta la massa degli italiani, non soltanto gli antifascisti e i fuoriusciti. Sono i 45 milioni di esseri umani che hanno il diritto di fare giustizia, non una o più numerosa quota parte dei 10.000 politicanti ansiosi di rifarsi delle delusioni subite e delle occasioni mancate.»

Se ci fosse bisogno di dirlo, i “politici” (gli upp) sono la causa assoluta di ogni male passato, presente e futuro. Da questi ci può salvare solo un “ragioniere”, con vincolo di mandato.

«Dal 1898, ossia da quasi mezzo secolo, nel nostro paese si vive una vita d’inferno a causa della gelosia di mestiere fra i politici di professione. Rivolte, attentati, scioperi, agitazioni, inflazione industriale, caro-vita, interventismo, crisi del dopo-guerra, speculazione sulla crisi, fascismo, aventinismo, fuoriuscitismo, dittatura, guerre per consolidare la dittatura, catastrofe per liberarcene, sono, per tutti gli italiani, conseguenze del rabbioso litigio di 10000 pettegoli. Siamo finalmente rovinati: che cos’altro vogliono da noi gli autori di tutti i mali? Che sopportiamo esperimenti, che altri pazzi provino sulle nostre carni le loro teorie per vedere se son buone o cattive come si trattasse di fare una sigaretta con le cicche, ché tanto, in caso di insuccesso, si possono fumare nella pipa? Noi non abbiamo bisogno che d’essere amministrati: e quindi ci occorrono degli amministratori, non dei politici. Ci vogliono strade, mezzi di trasporto, viveri, una moneta modesta ma seria, una politica rispettabile che ci renda sicuri dello scarso bene rimasto, e ci incoraggi a crearne dell’altro liberandoci dal timore di potere esserne spogliati da nuovi brigantaggi di stato-partito. Per fare questo basta un buon ragioniere: non occorrono né Bonomi né Croce né Selvaggi né Nenni né il pio Togliatti né l’accorto De Gasperi. Un buon ragioniere che entri in carica il primo di gennaio, che se ne vada al 31 di dicembre, che non sia rieleggibile per nessuna ragione. Siamo disposti a chiamarlo anche re o imperatore: a patto che cambi ogni anno e che, una volta scaduto dalla carica, non possa ritornarvi almeno per altri cinque.»

Amici di BepponeCon siffatto editoriale, il primo numero è un successone destinato a ripetersi e crescere ad ogni successiva pubblicazione. In varie città d’Italia iniziano a nascere gruppi che si definiscono Amici dell’Uomo qualunque, costituiti in un nascente movimento anti-partiti che ha uno slogan originale:

“né destra né sinistra, ma avanti”

Con simili incoraggianti premesse, dinanzi al “grido di dolore” che si leva alto dalla pancia profonda del Paese, Giannini inizia a pensare di scendere nell’agone politico.

“Basta con i partiti! Riprendiamoci il Paese!
Come vogliamo chiamare il movimento? Partito? Unione? Associazione? Lega? Società civile? In qual modo ci proponiamo di raggiungere l’obiettivo di vivere come ci pare senza che nessuno ci scocci l’anima?”

Guglielmo Giannini 
“Grido di dolore”
“L’Uomo Qualunque”; Anno II, n.25
(08/08/1945)

Uomo-QualunqueIn anticipo sui tempi, organizza un suo “Staff” e, non disponendo di un blog, invita i suoi lettori a inviargli per iscritto consigli e suggerimenti per la scrittura di uno statuto. L’iniziativa culminerà nella fondazione del Fronte dell’Uomo Qualunque (07/11/1945), contraddistinto da una imbarazzante inconsistenza programmatica, fondata tutta sull’antipolitica, la vacuità delle rivendicazioni e le ambiguità ideologiche, nell’assoluta incapacità di costituire un gruppo dirigenziale. Giannini rasenta l’infantilismo, in un susseguirsi di contraddizioni e demagogia. tuttavia pensa in grande e coi primi successi elettorali si monta subito la testa:

«Il solo vero “partito di massa” esistente in Italia è l’Uomo Qualunque, stufo, stanco, sfiduciato dai politici professionali di qualsiasi colore. La borghesia, unica vittima del politicantismo di professione, che nessun partito difende, che nessun sindacato protegge, che tutti sfruttano, che per tutti paga con la vita e con le tasse, che forma la categoria più vasta e più forte, più intelligente e più ricca di risorse, e di capacità di lavoro, ridotta alla disperazione e messa con le spalle al muro, ha finalmente deciso di non lasciarsi uccidere, e solo schierandosi ha rivelato innanzitutto a se stessa la sua forza

G.Giannini
“Il Partito dei senza partito”
U.Q. (15/08/1945)

L’Uomo Qualunque comincia ad attrarre vecchi nostalgici, avanzi assortiti di cetomediume, e opportunisti di ogni risma, pescando voti a man bassa nel sottoproletariato urbano (a Roma e Napoli) e tra gli strati più reazionari della plebe meridionale. Nel Sud, alle elezioni del 1946, raggiunge punte del 20% ed oltre, soprattutto in Sicilia (25% a Palermo) ed in Puglia, per sgonfiarsi ancor più in fretta e scomparire in meno di due anni.
Il BuonsensoMa si tratta di un fiume carsico, che si nutre di mille rivoli diversi, pompato da un malcontento spesso indefinito ma sempre persistente nel sottobosco dell’italico provincialismo, geneticamente insofferente ai cambiamenti, appagato com’è della sua intrinseca mediocrità. Si alimenta di insofferenze contestatarie e luoghi comuni, in un miscuglio di istanze dalle matrici ideologiche sempre più diluite ma tutte tendenti al nero. Di tanto in tanto rifluisce all’esterno in pozze più o meno estese, scorrendo in parallelo alla fiumana di quello che già Gino Germani indicava come nazional-populismo: bacino nel quale spesso e volentieri confluisce, per gonfiarsi regolarmente ad ogni periodo di crisi.
Il populismo, comunque lo si declini, gioca sulle sfumature, predilige l’iperbole, e preme sulla sua carica anti-sistema in funzione messianica. E d’altronde il “messianismo” di cui si nutre è una forma primitivizzata e irrazionale di ducismo; dunque costituisce una variante del fascismo.
In proposito, Cvetan Todorov, semiologo francese di origine bulgara, pone l’attenzione su come populismo, ultraliberismo, e messianismo, siano ad oggi i nemici più pericolosi e subdoli (perché interni) che le democrazie occidentali abbiano mai affrontato.
Nella fattispecie, il populismo:

«E’ presente ogni volta che si pretende di trovare soluzioni semplici per problemi complessi, proponendo ricette miracolose all’attenzione distratta di chi non ha tempo per approfondire. Può essere sia di destra sia di sinistra, ma propone sempre soluzioni immediate che non tengono conto delle conseguenze a lungo termine. Preferisce semplificazioni e generalizzazioni, sfrutta la paura e l’insicurezza, fa appello al popolo, cortocircuitando le istituzioni. Ma la democrazia non è un’assemblea permanente né un sondaggio continuo.»

 Tzvetan Todorov
 “I nemici intimi della democrazia
Garzanti, 2012.

Nella persistenza sistemica della crisi attuale, questi tre elementi (populismo; ultraliberismo; messianesimo) se non contrastati con fermezza, possono provocare un cortocircuito permanente.

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MASSA ACRITICA

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 agosto 2013 by Sendivogius

Hellblazer

«La semplicità e l’esagerazione dei sentimenti delle folle le preservano dal dubbio e dall’incertezza.
[…] Non essendo la folla impressionata che da sentimenti eccessivi, l’oratore che vuole sedurla deve abusare delle affermazioni violente. Esagerare, affermare, ripetere, e non mai tentare di nulla dimostrare con un ragionamento, sono i procedimenti di argomentazione familiari agli oratori di riunioni popolari.»

 Gustave Le Bon
Psicologia delle folle
 (1895)

Nell’estate del 1921, dinanzi all’irrazionalismo dilagante e fanatizzato dei grandi movimenti di massa, che di lì a poco avrebbero precipitato l’Europa nel ventre oscuro del totalitarismo, il contestato Sigmund Freud dava alle stampe una delle sue opere meno note: Psicologia delle masse e analisi dell’io, sui processi di massificazione alla base della psicologia dei gruppi, strappati alla logica del branco e sprofondati nell’anonimato della folla con la quale condividere pulsioni e paranoie.
Nel tentativo di tracciare le linee di una teoria comportamentale delle masse, Freud attinge ampiamente dalla Psicologia delle folle di Gustave Le Bon (della quale avevamo già avuto modo di parlare QUI) e da La psiche collettiva, pubblicata appena un anno prima da William McDougall.
games of thrones white walkersCoerente con la sua fama, Freud inquadra l’analisi sociologica dei comportamenti collettivi nell’immancabile cornice pansessualista, secondo cui è la pulsione erotica a tenere unita la massa, tramite una serie di relazioni “amorose” (rapporto di tipo sadomasochista col leader, inteso alla stregua di un padre uranico) che costituiscono l’essenza della psiche collettiva alla base del movimento massificato. Per Freud si tratta di una vita psichica collettiva, dove suggestione e libido si intrecciano con innamoramento e ipnosi, fino alla totale identificazione col Capo carismatico (Padre-Dio-Padrone) che incarna l’ideale collettivo della massa, orientata dall’inconscio piuttosto che dalla coscienza.

«All’interno di una massa e per influsso di questa, il singolo subisce una profonda modificazione della propria attività psichica. La sua affettività viene straordinariamente esaltata, la sua capacità intellettuale si riduce in misura considerevole, entrambi i processi tendendo manifestamente a eguagliarlo agli altri individui della massa; si tratta di un risultato che può venir conseguito unicamente tramite l’annullamento delle inibizioni pulsionali peculiari a ogni singolo e attraverso la rinuncia agli specifici modi di esprimersi delle sue inclinazioni».

In questo “legame libidico” di identificazione totale, il singolo si trasforma in “individuo collettivo”, fino a regredire in uno stato di “orda primordiale” simile alla condizione di bambini immaturi, con la perdita progressiva dell’autonomia personale e delle capacità critiche.

«Possiamo dire che gli estesi legami affettivi da noi individuati nella massa bastano a spiegare uno dei suoi caratteri: la mancanza di autonomia e d’iniziativa nel singolo, il coincidere della reazione del singolo con quella di tutti gli altri, l’abbassamento del singolo – per così dire – a individuo collettivo. Ma, se la consideriamo come un tutto, la massa presenta anche altre caratteristiche. Segni tipici come l’indebolimento delle facoltà intellettuali, lo sfrenarsi dell’affettività, l’incapacità di moderarsi o di differire, la propensione a oltrepassare tutti i limiti nell’espressione del sentimento e a scaricarla per intero nell’azione, forniscono un inequivocabile quadro di regressione dell’attività psichica a uno stadio anteriore, affine a quello che non desta meraviglia trovare nei selvaggi o nei bambini. Questo ci ricorda quanti di questi fenomeni di dipendenza appartengano alla costituzione normale della società umana, quanto poca originalità e quanto poco coraggio personale si trovino in questa, quanto ogni singolo sia dominato dagli atteggiamenti di un’anima collettiva che si manifestano come peculiarità razziali, pregiudizi sociali, adesione a regimi totalitari e così via

L’individualità dei singoli, col crescere dell’elemento passionale (e irrazionale), libidico e illusorio, defluisce nella cosiddetta “anima della massa”, inteso come un tutto rassicurante e coerente in una dimensione sempre più primitiva, dove a prevalere non è la coerenza logica dell’insieme bensì la pulsione gregaria: deresponsabilizzante e speculare all’onnipotenza del leader.

«La massa è impulsiva, mutevole e irritabile.
[…] Non sopporta alcun differimento dalla realizzazione di un desiderio. Prova una sensazione di onnipotenza; per un individuo che fa parte di una folla non esiste la nozione dell’impossibile.
La folla è straordinariamente influenzabile e credula; manca di senso critico, niente per essa è inverosimile. Pensa per immagini che si richiamano le une alle altre per associazione, come negli stati in cui l’individuo dà libero corso alla propria immaginazione, senza che un’istanza razionale intervenga a giudicare sul grado della loro conformità alla realtà. I sentimenti della folla sono sempre molto semplici e molto esaltati. Essa non conosce il dubbio né l’incertezza.
La folla giunge subito agli estremi. Un accenno di sospetto si trasforma immediatamente in indiscutibile evidenza. Una semplice antipatia diventa subito odio feroce.
Portata a tutti gli eccessi, la folla è influenzata solo da eccitazioni esasperate. Chiunque voglia agire su di essa non ha bisogno di dare ai propri argomenti un carattere logico: deve presentare immagini dai colori più stridenti, esagerare, ripetere incessantemente la stessa cosa.
[…] Nelle folle possono coesistere le idee più opposte, senza reciproco ostacolo e senza che dalla loro contraddizione logica derivi un conflitto. Ora, la psicanalisi ha dimostrato che tutto ciò si verifica anche nel caso di un soggetto infantile o del nevrotico.
Inoltre la folla è molto sensibile alla forza magica delle parole, che hanno il potere sia di provocare nell’anima collettiva le tempeste più violente, sia di placarla.
[…] E infine le folle non hanno mai provato il desiderio della verità. Chiedono solo illusioni delle quali non possono fare a meno. Danno sempre la preferenza al surreale, piuttosto che al reale

Sigmund Freud
“Psicologia delle masse e analisi dell’io” (1921)
Newton Compton (Roma, 2012)

Pensare è un esercizio che alla lunga costa fatica.
Specialmente se non si è allenati allo sforzo.

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Indovina Chi?

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , on 19 aprile 2013 by Sendivogius

Most Wanted - new color

Grillo è figlio di tutto quello che non è stato fatto: la perdita di attenzione per le persone, la corruzione, la chiusura oligarchica. Gli ultimi due Parlamenti li avranno scelti al massimo 20 persone. In questo clima, ci dobbiamo aspettare fenomeni alla Grillo. Anzi, può darsi che ne vengano fuori altri, anche più pericolosi. Il fatto è che il populismo berlusconiano non è stato letto con la dovuta attenzione critica dalla sinistra. Ricordo bene cosa si diceva dopo la vittoria del 1994: Berlusconi ha fatto sognare, noi no. Altan, il più grande commentatore politico che ci sia in questo momento, ha disegnato uno dei suoi personaggi che diceva: «Non fatemi sognare, svegliatemi». La sinistra non è stata capace di andare alla radice culturale e politica del populismo berlusconiano. Quella deriva aveva un precedente negli anni del craxismo. Comincia allora la rottura, la corruzione giustificata, esibita, il disprezzo per la politica e per «gli intellettuali dei miei stivali». Anche oggi vedo grandi pericoli. Il fatto che Grillo dica che sarà cancellata la democrazia rappresentativa perché si farà tutto in Rete, rischia di dare ragione a coloro che dicono che la democrazia elettronica è la forma del populismo del terzo millennio. Queste tecnologie vanno utilizzate in altri modi: l’abbiamo visto con la campagna elettorale di Obama e nelle primavere arabe. Poi si scopre che Grillo al Nord dice non diamo la cittadinanza agli immigrati, al Sud che la mafia è meglio del ceto politico, allora vediamo che il tessuto di questi movimenti è estremamente pericoloso. E rischia di congiungersi con quello che c’è in giro nell’Europa. A cominciare dal terribile populismo ungherese al quale la Ue non ha reagito adeguatamente.

Chi l’ha detto?
IndovinaChi Sono le parole illuminate di una personalità straordinaria, nell’ambito di una riflessione più vasta sulla crisi della politica, per la costruzione di una nuova Sinistra, nella difesa di una democrazia sempre più debole; minacciata com’è dalla dittatura dei mercati, dalla morsa dei populismi, e dall’attacco concentrico alla nostra Costituzione.
La citazione è tratta da un’intervista a cura di Sofia Basso, pubblicata nell’estate del 2012 sulla rivista “Left-Avvenimenti” (21/07/12).
Il testo integrale (leggetelo!) lo potete trovare QUI.
A voi il piacere di scoprire il nome del protagonista.

Il coglione mascheratoAd altre latitudini, tra gli specialisti della contabilità anti-casta, per l’indignazione telecomandata dei gonzi che cercano le pagliuzze ma non vedono le travi, persi come sono nel loro rancoroso universo penitenzialista dagli orizzonti ristretti, questo distinto Signore apparterrebbe a pieno titolo alla “casta dei politici” che tanto odiano, per riflesso pavloviano, opportunamente aizzati contro il bersaglio designato, come tanti cagnolini, dai troppi imbonitori disponibili sulla piazza mediatica.

Critters - Gli extra-rosiconiMr Who In politica da sempre con una carriera tutta a sinistra, ininterrottamente in Parlamento dal 1979 al 1994, ha rivestito incarichi istituzionali in ambito europeo e costituzionale. È uomo di specchiata reputazione e giurista di fama internazionale.
Ovviamente i suoi meriti passano in secondo ordine per il ringhioso tribuno pentastellato, impegnato unicamente a tirar di conto sulla scia tossica della fortunata formuletta: “Quanto mi costi? Chi ti paga?”, con la foga livorosa del miserabile che discetta soltanto di soldi, ossessionato dai denari degli altri (ma mai che fornisca lumi sui propri), e di null’altro si interessa.
Pertanto, non poteva mancare il solito post-gogna sul noto blog [QUI]:

Il blog lancia una fatwa collettiva contro tutti i parlamentari che hanno maturato (o stanno maturando in silenzio/assenso) il diritto alla pensione dopo una sola legislatura: “Ogni parlamentare che non rinunci al diritto di percepire la pensione acquisita dopo una sola legislatura sia maledetto”. È una fatwa gentile, infatti è sufficiente rinunciare alla pensione per sfuggire alla maledizione.

Naturalmente, non manca il solito elenco spese con rendicontazione al dettaglio, mentre l’ammicante Ragioniere solletica gli istinti della sua cucciolata rabbiosa:

Lo so che mentre leggete vi monta il sangue alla testa, stringete i pugni e vi si contrae lo stomaco. Per questo non ho riportato l’elenco completo, l’ho fatto per voi. Siate contenti che un diversamente lavoratorecome Topo Gigio Veltroni abbia a 55 anni una pensione di novemila e passa euro, che Luciano Benetton possa confidare in una pensione di fronte ai possibili rovesci di mercato e che Scalfari disponga di un piccolo gruzzolo mensile. I parlamentari di oggi e di ieri prendono la pensione per noi. Perché ci si senta più buoni e tanto coglioni.

Segue consueto florilegio di commenti ispirati, tra i quali si distinguono perle come questa:

ORA IN ITALIA, BISOGNA SISTEMARE, AL PIU’ PRESTO, E NELLA STESSA MANIERA CHE I FRANCESI SI SONO LIBERATI DEI NOBILI: POLITICANTI, BANCHIERI, SINDACALISTI, DIRIGENTI PUBBLICI TIPO POGGIOLINI, ECC. ECC. NON DOBBIAMO PERDERE TEMPO.
VIVE ORMAI DI POLITICA, PERCIO’ DEL NOSTRO REDDITO DEL NOSTRO SUDORE DEL SANGUE DEI NOSTRI FIGLI, PIU’ DEL 22% DELLA POPOLAZIONE ITALIANA.
QUANDO I NOSTRI POLITICI AFFAMANO IL POPOLO, GLI INDUSTRIALI, GLI ARTIGIANI ECC. ECC. PER SALVARE LE BANCHE, ED I CITTADINI INVECE PERDONO LE LORO CASE, LE LORO AZIENDE, IL LAVORO E L’ONORE, PER GLI SPORCHI GIOCHI DEI BANCHIERI EBREI, DEI POLITICI CORROTTI, DEI FUNZIONARI DELLO STATO CHE SI ARRICHISCONO TROPPO……..E’ GIUNTA L’ORA……
LA STORIA CI DARA’ RAGIONE……
GHIGLIOTTINE IN TUTTE LE PIAZZE, GHIGLIOTTINE IN TUTTE LE VIE, GHIGLIOTTINE AL LAVORO….
WWWW. LE GHIGLIOTTINE, WWWW IL POPOLO FRANCESE, WWWW LA RIVOLUZIONE FASCISTA, WWW LA RIVOLUZIONE CUBANA, WWW LA RIVOLUZIONE RUSSA, WWW LA RIVOLUZIONE CINESE……ECC. ECC.

la gognaEra il lontano luglio del 2010. Poi, come si sa, il Beppone nazionale ha cambiato idea, con la coerenza che da sempre ne contraddistingue le valutazioni a seconda del capriccio di un momento. Le vie del demagogo sono imperscrutabili… Capita così che un anziano e rispettabilissimo costituzionalista passi dalle maledizioni on line come vituperato “membro della casta” (per il reato terribile di aver fatto politica con onestà e passione) ad eroe anti-casta, previa amnistia pentastellata e remissione dei precedenti ‘peccati’, ovvero contaminazione coi partiti (nella fattispecie: il PDS di D’Alema e Veltroni e Bersani).
Omnia munda mundis.

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DÉJÀ VU

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , on 17 ottobre 2012 by Sendivogius

La storia italiana assomiglia sempre più ad una scenografia pulp di creativi a corto di idee…
La trama è sempre quella: un assortito gruppo di pirla viene imprigionato (rigorosamente a sua insaputa) in un eterno loop temporale, ripetendo sempre le stesse azioni reiterate fino allo sfinimento.
I più fantasiosi sono convinti di vivere in una realtà virtuale, sotto il controllo occulto di entità segrete e onnipotenti, che chiamano con un nome diverso a seconda delle paranoie individuali e la mania del momento: Superiori sconosciuti… Illuminati… neo-Templari… Rettiliani… Sinarchia… Priorato di Sion… Bilderberg… Trilateral… Ultimamente, si è aggiunta all’elenco anche la ‘misteriosissima’ Chamber of Commerce in Italia..!
Intrappolati in questo presunto universo parallelo, degli inconsapevoli cazzoni scalciano come un grillo, cercando di arrivare al bandolo della matassa senza mai capirci un granché. Solitamente, si confidano sempre con le persone sbagliate, peggiorando ulteriormente la situazione; salvo poi affidarsi fideisticamente ad un messia, pronto a stupirli con effetti speciali e trucchi da baraccone circense, nell’illusione che la realtà possa essere diversa da quella in cui sono confinati e le responsabilità sempre di qualcun altro (la “casta”).
I want to believe! Tutti copioni già visti in TV, per la ruminazione lenta ma efficace di un popolo di alienati: “X-files”… “Il tredicesimo piano”… “Dark City”… “Matrix”… “Lost”

In alternativa, c’è la variante tradizionalista particolarmente apprezzata tra i prostatici in camicia nera e vecchie nostalgiche delle televendite. Trincerati dietro il recinto del loro piccolo mondo antico, vivono nella migliore delle realtà possibili che sarebbe perfetta se non fosse costantemente minacciata da orridi invasori alieni, di solito provenienti da rossi pianeti, nell’incombente minaccia bolscevica. Titoli consigliati: “La Guerra dei Mondi”… “L’invasione degli ultra-corpi”… “Il villaggio dei dannati”… passando per tutta la fantascienza anni ’50.
Diversamente, il loro luogo ideale è un centro commerciale, assediato da orde mostruose che vogliono portargli via la ‘robba’ spolpandoli fino all’osso: agenti del fisco, kommunisti, gay, terroni, immigrati, islamici, negri, zingari… dove il ‘male’ è sempre una “cosa dall’altro mondo”, che ti contamina e ti possiede contro la tua volontà.
Filmografia di riferimento: George A. Romero e gli zombies, ma con un occhio di riguardo al cinema di John Carpenter.

Usciti dal gabinetto delle loro ossessioni, i più intraprendenti si costruiscono la fabbrichetta, riciclando i soldi della mafia. E si rilassano con le gare di burlesque. Da vecchi, grazie alle magie del viagra, partecipano alle orge con dittatori africani e nipoti d’Egitto.

Alla peggio, finiscono in crociera con Sallusti e Santanché, senza nemmeno la speranza di uno Schettino al timone della nave.

In tutti i casi, l’eroe ideale è un mercante di sogni con l’etica di Wanna Marchi e il dinamismo di un venditore porta a porta.

E così, alla fine del ciclo, il giro ricomincia come in una nuova giostra, curiosamente, a rotazione grossomodo ventennale, se si esclude la lunga parentesi democristiana: giolittismo; mussolinismo; craxismo; berlusconismo… e sotto a chi tocca!
Il 2013 come il 1993. Tangentopoli vs Tangentopoli: ladroni diversi, stesse ruberie. E soprattutto stessi elettori, stessi italiani, stessi vizi, stessa delega in bianco al demiurgo di turno. Si ritrova l’eterna predisposizione ad accodarsi in branco, sul tracciato dei luoghi comuni e degli stessi pensierini elementari di sempre: Nuovo=buono; Vecchio=cattivo.
Tutti contro i ‘partiti’, sentina di ogni vizio. Per evitare scomode identificazioni, nel 1993 vennero presentati dei “club”… ci si illudeva fossero rotary… coordinati in associazione la chiamarono “Forza Italia”. Col tempo si scopri che erano spelonche di predoni. Nei villaggi della pedemontana si misero elmi cornuti con la camicie verde e si inventarono uno nuovo stato, ritrovandosi un Re con badante ed un Trota per delfino.
Oggi tutti si chiamano ‘movimenti’: spuntano più copiosi dei grappoli di emorroidi tra le natiche di uno stitico, per tanti one man show e una folla plaudente a chi la spara più grossa.
E d’altra parte il movimento è entità ancora non definita e di per se stessa in divenire dal non-essere all’essere, attraverso il Logos. Finora stiamo ancora fermi alla narrazione sacralizzata dei capi assurti a profeti e nessuno si salva al fuoco dei castigatori, in una notte buia dove tutte le vacche sono nere.

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