Archivio per Migranti

La Crisi

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 12 luglio 2018 by Sendivogius

«Trentacinque euro per ogni migrante – quello che si spende in Italia – fanno 12.775 euro l’anno, 1.065 al mese. Magari non tutti sanno che di quei 35 euro al migrante ne vanno solo 2,5, mentre il resto serve per vitto, alloggio e spese generali. Ma in Italia ci sono 3 milioni di disoccupati ufficiali e più che altrettanti che non rientrano nella definizione: quanto spende lo Stato per loro? Zero. E quanti sono quelli che, pur lavorando, a quei mille euro al mese non ci arrivano, o sono in pensione e prendono una cifra più bassa? Di milioni dobbiamo aggiungerne parecchi. Ed ecco apparecchiata l’arma di distrazione di massa, l’antichissimo espediente che basta cercare un nemico “al di fuori”. Lo slogan è azzeccatissimo: “Prima gli italiani”. Gli ultimi diventano penultimi, e vengono schierati in guerra contro i nuovi ultimi. Che sottraggono risorse, che rubano il lavoro o con la loro concorrenza fanno abbassare ancora proprio i salari più miseri. E’ colpa loro se i penultimi stanno male.

Che cosa ci ricorda? Ma sì, per esempio la contrapposizione tra lavoratori “supergarantiti” e precari. Non è equo, non è giusto! E allora che si fa? Si rendono precari tutti. Adesso sì che c’è l’equità! O l’altra bella trovata degli “anziani contro giovani”: stiamo indebitando i nostri figli, tagliare, tagliare! Una volta – ma era il secolo scorso: roba vecchia, sorpassata – c’era chi diceva che il conflitto era un altro, ricchi contro poveri (l’odine dei due sostantivi non è casuale). Chi diceva una cosa del genere veniva comunemente definito “di sinistra”. Poi quelli che stavano nei partiti di sinistra hanno cominciato a non dirlo più, e qualche tempo dopo si è diffusa la tesi che “destra e sinistra sono concetti sorpassati”. Tesi inesatta: la destra non è affatto sorpassata, ha vinto su tutta la linea; la sinistra non è affatto sorpassata, è stata abbandonata.

 Ed ecco quindi che quelli che cercano un lavoro e non lo trovano, quelli che hanno persino rinunciato a cercarlo, quelli che qualche straccio di lavoro ce l’hanno ma sono poveri lo stesso, tutti quelli che invece di sperare in un futuro migliore lo guardano con spavento, a chi si rivolgono? A chi gli dice che se lo meritano avranno successo, aggiungendo così alle difficoltà pratiche l’idea che se non te la cavi bene è colpa tua? Difficile, e infatti non è accaduto. Si rivolgono a chi gli indica un responsabile della loro situazione: “Toglierò a loro – cosa? quanto? – per dare a voi”.

E così i penultimi, invece di arrabbiarsi con chi fa politiche che presuppongono un certo numero di disoccupati, non provvede a chi è in difficoltà, privatizza i servizi essenziali perché così si possa guadagnare anche su quello di cui nessuno può fare a meno, vota chi se la prende con gli ultimi, ma non ha nessuna intenzione di cambiare quelle politiche. E infatti già annuncia condoni fiscali (quello delle cartelle fino a 100.000 euro è solo il primo passo) che serviranno a finanziare la flat tax, cioè un tipo di tassazione che ai poveracci non dà nessun vantaggio, ai benestanti dà qualcosa e ai ricchi da molto a moltissimo. Non c’è più la destra? Non fateci ridere (molto amaramente).

E d’altronde, che scelta ha avuto? Poteva votare quelli che “i ristoranti sono pieni” o quelli che “abbiamo portato l’Italia fuori dalla crisi”? No grazie, li abbiamo già provati. L’unica alternativa era votare chi prometteva almeno qualcosa di concreto, un reddito a chi non ce l’ha. E così è andata. Chi ha votato per la guerra agli ultimi è stato imbrogliato, ma sembra che ancora non se ne accorga. Chi ha votato per avere un minimo di reddito ancora non si sa: ma anche se glielo daranno, e il come e il quanto è tutto da vedere, bisognerà valutare che cosa toglieranno, a loro e anche agli altri, per trovare le risorse necessarie. Solo dopo si capirà se ci hanno guadagnato davvero. Però una previsione si può fare. Visto che la coalizione di governo è con quelli dei condoni e della flat tax, il bilancio finale non potrà che essere negativo. Forse riceveranno il loro reddito, ma avranno meno sanità, meno scuola e università, servizi più cari, non solo per loro, ma anche per tutti gli altri. I quattro soldi ai penultimi andranno a carico soprattutto dei terzultimi, quella classe media che in questo modo viene spinta sempre più in basso, più lontana da quella tranquillità economica che riguarda un numero sempre più piccolo di persone.

Queste ultime sono quelle che hanno votato per i partiti “di sistema”, Pd e Forza Italia, ormai indistinguibili dal punto di vista del modello sociale che propongono, più o meno esplicitamente. Un copione che si è ripetuto in tutta Europa, dove i partiti ex socialdemocratici, che all’inizio del secolo erano al governo quasi dappertutto, sono stati ridotti ai minimi storici, quando non addirittura spazzati via.

Questi partiti hanno aggiunto, ai danni delle loro politiche, un danno forse persino più grave, un danno culturale: hanno screditato il concetto di “sinistra”, tanto che ora la maggior parte degli elettori non ne vuol più sentir parlare. Così, per ribellarsi alle politiche di destra che li hanno portati a questo punto, votano chiunque riesca a sembrare alternativo. Altro che populismo, è disperazione. Ci vorrà ancora un po’ perché la prova dei fatti – quella che ha bocciato i “partiti di sistema” – chiarisca che la Lega e i suoi alleati non sono un’alternativa, ma l’esasperazione di quelle politiche. E che i 5Stelle, privi di qualsiasi ancoraggio culturale che proponga un qualche modello coerente di società, mostrino l’inadeguatezza delle loro confuse proposte. Ad oggi è davvero difficile immaginare dove ci porterà questa situazione

Carlo Clericetti
“La guerra agli ultimi
che imbroglia i penultimi”
(23/06/2018)

EXODUS

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , on 6 settembre 2015 by Sendivogius

Fashionably forward by Alexiuss

La definizione degli eventi sull’onda gonfiata dei sensazionalismi mediatici non giova mai alla lucidità di giudizio, specialmente se l’interpretazione viene falsata dalle sollecitazioni emotive di una realtà destrutturata in costruzioni visive. E siccome in tempi di “imagocrazia” le opinioni si formano su flussi di immagini, nel livellamento dei contenuti e nella sovrapposizione dei messaggi, senza che vi sia un’apparente coerenza logica, più che di ‘opinioni’ si tratta di impressioni per suggestione indotta.
videodromeEsempio cogente ne è la schizofrenia comunicativa, con tutto l’armamentario di stereotipi popolari, con la quale viene di volta in volta tratta la questione immigratoria, tra umanitarismo e allarmismo, accoglienza e rifiuto, apertura e chiusura, in un amalgama di ingredienti diversi frollati sotto una crosta di umori contrastanti.
Immigration_8I fenomeni migratori sono parte essenziale della storia dell’umanità, che diversamente non sarebbe nemmeno pensabile senza il costante movimento alla base di ogni mutamento. È altrettanto vero che le migrazioni di massa, ancor più se gestite male o non gestite affatto, possono comportare enormi problemi di difficile risoluzione. Di solito, e sarà anche poco piacevole rammentarlo, quasi mai hanno avuto un effetto positivo sulle popolazioni che si sono trovate ad assorbire l’afflusso di ospiti inattesi.
EXODUSPertanto, c’è da chiedersi, quando tra qualche settimana sarà nuovamente mutata la percezione mediatica, quanti di quei tedeschi ed austriaci che ora corrono ad accogliere festanti l’arrivo dei migranti alle loro frontiere orientali risponderanno con lo stesso entusiasmo, non appena si renderanno conto che l’ondata non si esaurirà in poche decine di migliaia di profughi. Soprattutto, sarà interessante confrontarne le reazioni quando prenderanno atto che l’intera operazione non è a costo zero, specialmente nel momento in cui verranno contabilizzati gli oneri che una simile ‘riallocazione’ su vasta scala comporta; nonché l’impatto che questa avrà sui sistemi di welfare e di pubblica assistenza, con la distribuzione delle risorse interne e le lettera ministropriorità di spesa ad essa connessa. Perché è evidente che gli stati europei, nella loro apparente opulenza, hanno pur sempre un limite fisiologico di assorbimento, che per giunta deve tener conto delle sperequazioni di ricchezza e delle disuguaglianze presenti al loro interno, in un continente piagato da una disoccupazione ormai endemica. A maggior ragione, dovrebbe essere piuttosto ovvio che l’Europa non può farsi carico di tutte le miserie del mondo, travasando le popolazioni di interi continenti all’interno dei suoi confini, per quanto l’evidenza possa dispiacere alle appagate Intelligentiae che si crogiolano nello spensierato empireo dei massimi sistemi, mentre festeggiano non si sa bene cosa.
E se la politica dei muri non funziona, certamente funziona ancor meno e peggio quella delle porte spalancate.

A general view of the crowd in the Mall and around the Victoria Memorial filled with well-wishers celebrating the Royal Wedding of Prince William, Duke of Cambridge and Catherine, Duchess of Cambridge on April 29, 2011 in London. AFP PHOTO / WPA POOL / OLI SCARFF (Photo credit should read OLI SCARFF/AFP/Getty Images)

Tacendo sulla complessità delle dinamiche macroeconomiche e del riassetto geopolitico, nella persistenza di crisi endemiche e conflitti permanenti, nei panni di un mediocre Simplicissimus dal fondo della nostra insipienza ci limitiamo a notare che la quasi totalità dei nuovi arrivati provenga da regioni e paesi islamici… E questo forse qualche interrogativo dovrebbe porlo sull’effettivo assetto valoriale di una cultura incentrata sulla predominanza dell’elemento religioso, in un’antitesi apparentemente insanabile con concetti come “libertà”, “laicità”, “democrazia”.. e su come una visione sostanzialmente premoderna della società sia compatibile coi sistemi europei. E magari ci si dovrebbe chiedere quanto questi siano davvero attrezzati per resistere alle eventuali spinte centrifughe pompata al proprio interno, senza un adeguato assorbimento culturale e riconoscimento alla base di ogni integrazione.
Solingen 2012 (Germania) i salafiti festeggiano il 1 MaggioSecondo un’ottica molto superficiale, a giudicare dalle banlieue francesi, dalle rivolte in Svezia (nonostante il suo ‘mitico’ livello di inclusione sociale), i fatti di Londra, dagli attentati di Copenaghen a quelli di Parigi (per citare i fatti più recenti e tacere gli eventi passati), si può dire che finora l’esperimento è ampiamente fallito…
Isl'Amici a LondraCi si chiede pure dove siano i petrodollari sauditi, così copiosi nell’affluire per finanziare ogni predicatore errante presente sulla piazza ed i sedicenti centri ‘caritatevoli’ per l’indottrinamento fondamentalista, ma improvvisamente assenti quando si tratta di assistere e sostenere milioni di musulmani in fuga dall’inferno, spalancato sotto i loro piedi dal fanatismo religioso.
Gli Isl'Amici e la Democrazia (2)L’impertinente Simplicissimus domanda modestamente, e senza troppe pretese, come inoltre i governi europei pensano di affrontare la questione nel corso dei prossimi anni, sulle diverse direttrici di un medesimo fenomeno in fieri. Né può fare a meno di porsi dubbi sulle contraddizioni nell’affrontare la situazione…
Atene - code per la distribuzione viveriDopo aver spezzato le reni alla Grecia, trasformata in un protettorato tributario per liquidazioni in svendita dei propri beni pubblici, e prostrato la popolazione ellenica a livelli di sottosviluppo, in un curioso afflato di umanità tardiva la Germania di frau Merkel spalanca (apparentemente) le proprie porte ai profughi, derogando ai sacri trattati (immodificabili nel caso greco) e sospendendo tutte quelle pratiche di identificazione e riconoscimento, che invece pretende vengano messe in atto in Italia senza eccezioni. E nel farlo biasima con durezza quell’Ungheria (insieme alla Repubblica ceca) che, maldestramente e rudemente, agisce nell’applicazione di quelle stesse norme così platealmente sconfessate.
Greece tops eurozone povertyBerlino accoglie ventimila profughi che con un forzatura si sono sottratti alle ordinarie pratiche di ammissione, ma sospende l’accettazione delle richieste d’asilo, per la bellezza di 75.000 domande, di quanti invece attenendosi alle procedure vigenti avevano correttamente esplicato le regolarità burocratiche, spesso soffermandosi nei campi profughi improvvisati nei Balcani e lì abbandonati in pessime condizioni, nel sostanziale disinteresse di quell’UNHCR così prodigo di raccomandazioni in conto terzi.
siria-profughi-tuttacronacaCosa accadrà quando e se i profughi dovessero sfiorare il milione? E che soluzioni si prevedono, quando ad essi si aggiungeranno le centinaia di migliaia di “migranti economici” in esodo dall’Africa subsahariana che dovrebbero essere rimpatriati secondo disposizioni, ma che per il momento vengono raccolti direttamente in prossimità delle coste libiche per essere portati in Italia oggi ed ‘espulsi’ (chissà) domani.
Parigi - la Cité dei rifugiatiCi si chiede quali siano altresì i requisiti d’accesso, in base ai quali stabilire chi va accolto in deroga alle normative ancora vigenti. E se il metodo discrezionale non sia legato alla forza di chi più spinge per salire sui treni alla frontiera, o alla copertura mediatica di infanti in fasce e madonne piangenti. Cosa di cui con ogni evidenza non possono godere le comunità yazide del Sinjar ed i cristiani assiro-caldei, strappati dalle proprie case e costretti in una lenta agonia nella terra di nessuno, in seguito alla prima grande pulizia etnica del XXI secolo.

Cristiani iracheni

E tutto ciò è stato consumato, senza che nessuno nell’Europa riscopertasi umana se ne sia dato troppo pensiero, a partire dalle mandrie ambulanti di commentatori da salotto televisivo.
Grecia 2015Si cannibalizza il corpicino del bambino curdo fotografato sulla spiaggia turca di Bodrum, pascendosi dei suoi resti mediatici in un culto macabro e necrofilo di pietismo da esposizione, ma sia mai che ci si interroghi sulla cause, sui perché e da chi la famiglia stesse scappando. E non una domanda sulle responsabilità della Turchia, dalle cui spiagge pure i disperati partono alla ventura. Perché forse tutte le responsabilità non sono sempre e solo concentrate nell’emisfero occidentale del pianeta.

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