Archivio per Mese sociale

Poenitentiam agite

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , on 23 giugno 2011 by Sendivogius

Osservare il mondo, è un modo per immaginare il futuro nella comprensione del presente…
A tal proposito, una lettura imprescindibile (si fa per dire) sono le relazioni sociologiche del CENSIS, tutto teso negli ultimi tempi a delineare la “fenomenologia di una crisi antropologica”, tramite l’organizzazione di convegni specialistici per la garanzia occupazionale degli ‘addetti ai lavori’, riuniti sotto il nome di “Mese sociale”.
È da un po’ di tempo infatti che il prestigioso istituto lamenta la mancata visione del futuro da parte degli italiani che:

«sembrano sempre più imprigionati nel presente. Con uno scarso senso della storia e senza visione del futuro. Al desiderio si è sostituita la voglia, alle passioni le emozioni, al progetto l’annuncio. In un mondo dominato dalle emozioni, conta solo quello che si prova nel presente, non la tensione che porta a guardare lontano.»

E dunque restano rattrappiti in un individualismo egoistico per sopravvivenza, in attesa che passi la nottata. Nella loro allarmata denuncia i ricercatori del Censis rivelano inoltre che:

«Oggi i giovani italiani sono anche quelli in Europa che meno hanno intenzione di avviare una propria attività autonoma»

Per avviare una “attività autonoma” ci vuole quanto meno un capitale di investimento iniziale, un’idea con un minimo di ritorno commerciale, e un mercato fiorente dove poter investire.

Ora, sorvoliamo sul fatto che solo un coglione investirebbe tutti i suoi risparmi in un mercato asfittico, strozzato dalla più grande recessione economica dal 1929, e in un Paese col governo più pazzo del mondo. Dove li prenderebbe i ‘soldi’ questo nostro fantomatico giovane, futuro imprenditore e in pratica senza una reale occupazione?!? Dalle banche che hanno chiuso i rubinetti del credito? Frantumando il porcellino di coccio? Rapinando la pensione dei genitori? Impegnando la casa della nonna centenaria? Oppure millantare la conoscenza di Luigi Bisignani o qualche zio cardinale?!?

«Nella crisi antropologica che investe la società, non avere una visione del futuro significa concentrarsi sulla conservazione dell’esistente, cioè sul tenore di vita a cui siamo abituati.»

Per una generazione condannata ad una esistenza di “lavoretti” a scadenza, in una Italia fondata sul call center, che a livello contrattuale ha sostituito i gallinacei co.co.co con i fecali co.pro, e che superati i 35 anni è completamente tagliata fuori dal mercato del lavoro (ma gli si dice che deve lavorare fino a 70 anni), è un po’ difficile avere una “visione del futuro”. Non certo perché manchi di aspirazioni o di fantasia, ma perché un certo realismo spinge l’immaginazione a figurarsi un ‘domani’, dove il colore dominante è il marrone in tutte le sue sfumature…
Per questo si concentra sul Presente. E cerca di conservare quel poco che ha, cercando di mantenere quel minimo di “tenore di vita” che ancora lo separa dalla simpatica alternativa bohemienne di una panchina sotto il cielo stellato e una busta di stracci.

«Si allentano poi le responsabilità familiari

E certo occupazioni a tempo determinato, con salari inferiori ai mille euro, affitti alle stelle e prezzi degli immobili impossibili, asili pubblici inaccessibili e politiche familiari inesistenti, sono davvero il miglior incentivo per metter su famiglia con relativa prole.

Ma tali constatazioni sfiorano appena gli zelanti ricercatori, impegnati a fornire le interpretazioni più immaginifiche a problemi semplici nella loro evidenza.
Il problema fondamentale infatti risiederebbe in “un attaccamento immaturo alla nostra qualità della vita”. E quindi inzaccherano una serie di considerazioni, che sembrano coniugare uno stucchevole paternalismo al più becero moralismo religioso in salsa cattolica, per un catechismo indigesto onde fermare:

«il disfacimento della cultura del dono e del sacrificio in vista del bene comune, la crisi del sacro e la labilità dei suoi surrogati (l’esoterismo o la new age), la rimozione del senso del peccato (individuale o sociale), il primato dell’Io

Pertanto, in preda alle tentazioni di un edonismo materialista che predilige unicamente l’appagamento dei sensi, voi umili (e irredenti) peccatori capirete bene che:

«L’affievolirsi della dimensione trascendentale dell’esistenza non è dettata allora solo dallo scetticismo verso quella sfera, dall’agnosticismo o dal disinteresse tradizionale verso il sacro e le sue tematiche. La dimensione trascendentale resta, ma subisce anch’essa l’accorciamento della prospettiva personale: se il passato non mi riguarda, se il futuro ha importanza solo per l’emozione che riesce a darmi oggi, se conta solo il presente, allora la trascendenza finisce per essere solo un fatto emotivo, non contribuisce a costruire la persona, ma finisce anzi per avvalorare il suo ripiegamento nell’immanenza.»

Quando la sociologia si confonde con la mistica teologica, fulminata sulle tabelle della statistica!
Ite, Missa est. 

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