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TABULA RASA

Posted in Business is Business, Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 giugno 2019 by Sendivogius

Quello che vi proponiamo è un articolo risalente al 2017 di Michel Onfray, saggista, filosofo, ed esponente “post-anarchico” della gauche francese, che ha il pregio di rompere l’afasia asfittica delle gabbie semantiche, nelle quali troppo spesso la “sinistra” ama imprigionare se stessa; di fatto negando quelle realtà che non sfuggono assolutamente alla sua comprensione logica, ma che risultano in contraddizione coi nuovi schemini cognitivi mutuati dal politicamente corretto, con tutto il suo stucchevole glossario di ipocrisie polisemiche. La conseguenza è che determinate ‘discordanze’ vanno semplicemente rimosse, per non disturbare la sua narrazione ideologica su conformismo ecumenico, nel terrore di non sembrare abbastanza ‘buoni’, salvo sorprendersi dell’evidente crisi di rappresentatività in un costante scollamento sociale.
 Michel Onfray, con poche ed incisive parole, illustra perfettamente (da sinistra) ciò che a ‘sinistra’ sanno benissimo ma che preferiscono non dire. Ed inserendosi nel solco di un’intelligente revisione critica di certo “multiculturalismo”, che nella migliore delle definizioni si è rivelato un clamoroso errore di valutazione, e che (finalmente!) sta mettendo radici anche a ‘sinistra’, spiega assai meglio di tanti altri zuccherosi commentatori i prodromi all’origine dell’ascesa del sovranismo populista…

«Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, seguita nel 1991 dal crollo dell’Unione Sovietica e del blocco dell’Est (riguardo al quale si è poi scoperto che, lungi dall’essere un’implacabile macchina di guerra, altro non era che una scenografia in cartapesta), il capitalismo ha potuto espandersi senza i controfuochi marxisti-leninisti. Ed è allora che si ebbe l’accelerazione atomica della globalizzazione.
Questa globalizzazione – voluta con tanto ardore dal capitalismo liberale più duro – ha trovato un alleato inaspettato nella sinistra liberale e in seguito, ancor più paradossalmente, nella sinistra anti-liberale. Il mercato odia le frontiere, disprezza il locale e ciò che ha messo radici, combatte una guerra spietata contro i paesi, riempie di merda le nazioni, orina contro i popoli, e ama soltanto i flussi multiculturali che abbattono le frontiere, sradicano il mondo, devastano ciò che è locale, spaesano i paesi, fustigano le nazioni, diluiscono i popoli a esclusivo beneficio del mercato, l’unico a contare e a dettare legge – la definizione chimicamente pura del liberalismo.
Il capitale vuole l’abolizione delle frontiere per porre fine una volta per tutte a ciò che nell’ambito delle nazioni e dei paesi è stato ottenuto con secoli di lotta sociale. Lo Stato Tale prevede una sicurezza sociale, offre scuole gratuite, il pensionamento a un’età decorosa, un equo diritto del lavoro, un potere sindacale forte, una sinistra che ha a cuore l’autentico progresso sociale – e non un progresso sociale soltanto ipotetico, il cui orizzonte non oltrepassabile si trova nell’affitto dell’utero di donne indigenti a beneficio di coppie ricche, autentico progetto liberale di commercializzazione dei corpi.
Nel frattempo, lo Stato Talaltro si fa beffe delle tutele sociali e pratica la medicina con due pesi e due misure, o quella dei poveri o quella dei ricchi; dispone di un sistema di istruzione, certo, ma a misura di genitori facoltosi in grado di pagare le rette per la loro progenie e privo di utilità per i genitori indigenti; ignora i limiti dell’orario di lavoro e fa sgobbare i lavoratori tutta la giornata, tutta la settimana, tutta la vita, come ai tempi della schiavitù; non conosce il codice del lavoro e trasforma gli operai, gli impiegati, i salariati, i proletari, i precari, gli stagisti in soggetti sottomessi, che devono sobbarcarsi ogni tipo di corvè.
La Russia che si avvicina agli Stati Uniti che rompono con il Messico. L’Inghilterra che si allontana dall’Europa che riallaccia con l’Africa. Mentre l’Australia diventa una megacolonia cinese. Planetario dei cambiamenti globali con il nuovo inquilino della Casa Bianca
Quel che vuole il capitale, il capitalismo, il liberalismo, nella sua versione di destra come nella sua versione di sinistra, è la diffusione del secondo modello e, a tal fine, la scomparsa del primo. Da qui la sua ideologia che prevede l’abolizione delle frontiere, degli stati, delle tutele di qualsiasi tipo, simboliche, reali, giuridiche, legali, culturali, intellettuali.
Non appena viene meno tutto ciò che protegge i deboli dai forti, questi possono disporre dei deboli a loro piacere e i deboli possono essere terrorizzati dal fatto di trovarsi in costante concorrenza, possono essere sfruttati con posti di lavoro precari, maltrattati con contratti a tempo determinato, imbrogliati con gli stage di formazione, minacciati dalla disoccupazione, angosciati dalle riconversioni, messi kappaò da capetti che giocano anche con i loro stessi posti di lavoro. Il mercato detta legge.
Giocando la carta del liberalismo, la sinistra al governo spinge nella medesima direzione del capitalismo con i suoi banchieri. Giocando la carta dell’antiliberalismo, la sinistra definita radicale spinge nella medesima direzione del capitalismo con i suoi banchieri. Perché il capitalismo vuole l’abolizione delle frontiere affinché si crei un grande mercato libero, nel quale a dettar legge sia solo la “libera concorrenza, non quella fasulla”, una volta con la sinistra liberale, un’altra con la sinistra antiliberale.
Queste due modalità d’azione della sinistra hanno gettato il popolo che io chiamo old school alle ortiche: non ci sarebbero più operai, impiegati, proletari, poveri contadini, ma soltanto un popolo-surrogato, un popolo di migranti in arrivo da un mondo non giudeo-cristiano, con i valori di un Islam che, assai spesso, volta le spalle alla filosofia dei Lumi. Questo popolo-surrogato non è tutto il popolo, ne è soltanto una parte che, però, non deve eclissare tutto ciò che non è.
Ebbene, il proletariato esiste ancora, e così pure gli operai, e anche gli impiegati, per non parlare dei precari, più importanti che mai. La pauperizzazione analizzata così bene da Marx è diventata la vera realtà del nostro mondo: i ricchi sono sempre più ricchi e sempre meno numerosi, mentre i poveri sono sempre più poveri e sempre più numerosi.
Se nell’ambito dell’Europa si pratica l’islamofilia empatica, fuori dalle sue frontiere il liberalismo che ci governa pratica un’islamofobia militare. Al potere, in Francia, la sinistra socialista ha rinunciato al socialismo di Jaurès nel 1983 e in seguito, nel 1991, ha rinunciato al pacifismo del medesimo Jaurès prendendo parte alle crociate decise dalla famiglia Bush, che così ha dato all’apparato industriale-militare che lo sostiene l’occasione di accumulare benefici immensi, conseguiti grazie alle guerre combattute nei paesi musulmani.
Queste guerre si fanno nel nome dei diritti dell’uomo: di fatto, si combattono agli ordini del capitale che ha bisogno di esse per dopare il suo business e migliorarne artificialmente le prestazioni. Usare armi significa poterne costruire e immagazzinare altre, ed è anche l’occasione per i mercanti di cannoni di collaudare a grandezza naturale nuovi armamenti e garantirsene la pubblicità presso i paesi che li acquistano. Infine, muovere guerra significa che gli imprenditori avranno la possibilità di ricostruire i paesi da loro stessi devastati ricavandone introiti smisurati.
Se per caso i diritti umani fossero la vera motivazione alla base degli interventi militari degli americani e dei loro alleati europei, tra cui la Francia, per quali motivi non si dovrebbe dichiarare guerra ai paesi che violano i diritti dell’uomo, come Arabia Saudita, Qatar, Cina, Corea del Nord e tanti altri distintamente citati nei rapporti ufficiali di Amnesty International?
Queste guerre americane sono nuove forme di guerre coloniali che, come quelle che le hanno precedute, prendono a pretesto nobili motivazioni: esportare i Lumi occidentali, tra cui la democrazia, in un mondo che li ignora. Lottare contro l’oscurantismo dei talebani, contro la dittatura di Saddam Hussein, contro la tirannia di Gheddafi: sono tutte motivazioni più nobili che dichiarare chiaro e tondo che si va in guerra per saccheggiare le ricchezze del sottosuolo, per confiscare l’oro del Tesoro di una nazione, per assumere il controllo geostrategico delle basi militari, per perlustrare e tenere d’occhio quelle regioni a fini di intelligence, ma anche per sperimentare armi letali e piani di guerra a grandezza naturale che potrebbero costituire una forma di preparazione della repressione di eventuali insurrezioni urbane nei loro stessi paesi.
Queste false guerre per la democrazia, che di fatto sono vere e proprie guerre coloniali, prendono dunque di mira le comunità musulmane. Dal 1991 hanno provocato quattro milioni di morti – vorrei che si leggesse bene questa cifra: quattro milioni di morti – tra le popolazioni civili dei paesi coinvolti. Come si può anche solo immaginare che l’umma, la comunità planetaria dei musulmani, non sia solidale con le sofferenze di quattro milioni di correligionari?
Di conseguenza, non ci si deve stupire se in virtù di quella che Clausewitz definì la “piccola guerra”, quella che i deboli combattono contro i forti, l’Occidente gregario della politica statunitense si trova adesso esposto alla reazione che assume la forma di terrorismo islamico. La religione continua a essere “l’oppio dei popoli” e l’oppio è tanto più efficace quanto più il popolo è oppresso, sfruttato e, soprattutto, umiliato. Non si umiliano impunemente i popoli: un giorno quei popoli si ribelleranno, è inevitabile. E la cultura musulmana ha mantenuto potentemente quel senso dell’onore che l’Occidente ha perduto.
Alcuni, quindi, ricorrono al terrorismo. Con semplici taglierini acquistati al supermercato, alcuni terroristi riescono a far schiantare due aerei contro le Torri Gemelle, mettendo così in ginocchio gli Stati Uniti, ai quali non resta che ammettere – proprio loro, uno dei paesi più militarizzati al mondo – che la loro sofisticata tecnologia, i loro aerei invisibili e le loro navi, le loro bombe nucleari, nulla possono per fermare tre individui armati di lame taglienti come rasoi e determinati a morire nel loro attentato.
In reazione alla privazione della dignità, altri utilizzano le elezioni: il ritorno del popolo alle urne è una risposta alla bassezza di questo mondo capitalista e liberale che è impazzito. Dalla caduta del Muro di Berlino, le ideologie dominanti hanno assimilato la gestione liberale del capitalismo all’unica politica possibile.
L’Europa di Maastricht è una delle macchine con le quali si impone il liberalismo in maniera autoritaria, ed è un vero colmo per il liberalismo… Negli anni Novanta, la propaganda di questo Stato totalitario maastrichtiano ha presentato il suo progetto asserendo che esso avrebbe consentito la piena occupazione, la fine della disoccupazione, l’aumento del tenore di vita, la scomparsa delle guerre, l’inizio dell’amicizia tra i popoli.
Dopo un quarto di secolo di questo regime trionfante e senza opposizione, i popoli hanno constatato che ciò che era stato promesso loro non è stato mantenuto e, peggio ancora, che è accaduto esattamente il contrario: impoverimento generalizzato, disoccupazione di massa, abbassamento del tenore di vita, proletarizzazione del ceto medio, moltiplicarsi di guerre e incapacità di impedire quella dei Balcani, concorrenza forzata in Europa per il lavoro.
A fronte di questa evidenza, il popolo dà cenno di ritorno. Per il momento si affida a uomini e donne che si definiscono provvidenziali. Il doppio smacco di Tsipras con Syriza in Grecia e di Pablo Iglesias con Podemos in Spagna mostra i limiti di questa fiducia nella capacità di questo o quello di cambiare le cose restando in un assetto di politica liberale. Anche Beppe Grillo e i suoi Cinque Stelle invischiati negli scandali a Roma vivono un flop di egual misura.
La Francia, che nel 2005 ha detto “no” a questa Europa di Maastricht, ha subito una sorta di colpo di Stato compiuto dalla destra e dalla sinistra liberale che, nel 2008, hanno imposto tramite il Congresso (l’Assemblea nazionale e il Senato) l’esatto contrario di ciò che il popolo aveva scelto. Mi riferisco al Trattato di Lisbona ratificato da Hollande e partito socialista e da Sarkozy e il suo partito. Gli eletti del popolo hanno votato contro il popolo, determinando così una rottura che ora si paga con un astensionismo massiccio o con decine di voti estremisti di protesta.
Altri paesi ancora che hanno manifestato il loro rifiuto nei confronti di questa configurazione europea liberale – mi riferisco a Danimarca, Norvegia, Irlanda, Svezia, Paesi Bassi – sono dovuti tornare a votare per rivedere le loro prime scelte. La Brexit è in corso e assistiamo in diretta a una sfilza di pressioni volte a scavalcare la volontà popolare.
A fronte della globalizzazione del capitalismo liberale, alle prese con le guerre neocoloniali statunitensi, davanti ai massacri planetari di popolazioni civili musulmane e a guerre che distruggono paesi come Iraq, Afghanistan, Mali, Libia, Siria, provocando migrazioni di massa di profughi in direzione del territorio europeo; a fronte dell’inettitudine dell’Europa di Maastricht, forte con i deboli e debole con i forti, il popolo sembra deciso a voler fare tabula rasa di tutti coloro che, vicini o lontani, hanno avuto una responsabilità precisa nel creare la terribile situazione nei loro paesi.
Una volta ottenuta questa tabula rasa, non è previsto che ci sia alcun castello nel quale riparare, perché è impossibile che vi resti un castello. A quel punto sembra che non ci resterà che un’unica scelta: la peste liberale o il colera liberale. O il contrario. Trump e Putin non potranno farci nulla. È il capitale a dettar legge. I politici obbediscono e i popoli subiscono

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MACERIE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , on 20 agosto 2018 by Sendivogius

Se la metafora non fosse troppo irriguardosa, ci sarebbe da dire che sotto le macerie del Ponte Morandi c’è finito l’intero centrosinistra italiano monopolizzato dalla nefanda parentesi piddina e dalla sua fallimentare dirigenza di gggiovani invecchiati malissimo: pusillanimi, omertosi, inerti; in fuga permanente dalla realtà, lontani anni luce da quel “popolo” che ormai non aspirano più non solo a rappresentare, ma nemmeno ad interpretare. Ridotti come sono ad ectoplasmi, che parlano solo via facebook e twitter, dove innestano polemiche sterili per galvanizzare gli ultimi feticisti del partito, venendo peraltro sistematicamente massacrati sul posto, non sapendo padroneggiare nemmeno i rudimenti di base della comunicazione ‘social’, a tal punto da finirci loro sul banco degli imputati, dopo una difesa parossistica dell’inalienabile diritto (privato) dei concessionari autostradali, come libertà fondamentale dello Stato di diritto, nel principio di non colpevolezza. Che è come dire che se uno fa una strage, ammazzando (colposamente) 42 persone davanti a centinaia di testimoni, perché magari si è dimenticato di chiudere il gas mentre fumava seduto su una dozzina di bombole aperte, è innocente fino sentenza di condanna definitiva passata in giudicato. E fino ad allora non può essergli ascritta alcuna responsabilità. Quando le grandi battaglia di civiltà del “partito democratico” sono ridotte alla difesa del deposito in conto titoli degli azionisti di Atlantia (perché questa è la percezione che si è avuta), la stessa società che ancora dopo 24h dalla strage si preoccupava di rassicurare gli investitori, senza spendere una parola per le vittime, allora il disprezzo è conseguenza naturale e si capisce pure perché i resti di un partito putribondo siano invisi alla quasi totalità del paese.

“PONTI D’ORO”
di Alessandra Daniele
(19/08/2018)

 «La specie umana ha fatto anche cose buone. Lo dirà probabilmente chi verrà dopo di noi sulla terra, alieni, intelligenze artificiali, batteri evoluti. Non lo diranno delle opere d’arte delle quali siamo più fieri, affreschi, poemi, sinfonie che per loro avrebbero poco significato. Lo diranno delle infrastrutture che potranno essergli utili, ponti, strade, acquedotti.
Saranno però ponti, strade e acquedotti costruiti dall’Impero Romano, perché quelli della nostra era non solo non ci sopravviveranno, ma probabilmente ci uccideranno, crollandoci addosso.
Come il ponte Morandi di Genova, mal costruito fin dall’inizio, sottoposto da decenni a un traffico quattro volte superiore al previsto, e abbandonato a una manutenzione palesemente insufficiente. La prevenzione non è un’attività redditizia. Neanche la progettata variante della Gronda, che sarebbe pronta solo nel 2029, avrebbe evitato il crollo, a meno di fantascientifici effetti retroattivi. Chi oggi lo afferma è un cazzaro, o un renziano, cioè un cazzaro.
Se un ponte autostradale si sbriciola facendo una strage, la revoca delle concessioni alla Società Autostrade, e ai magliari a cui è stata regalata dall’Ulivo, è atto dovuto innanzitutto in base al principio di precauzione, il fatto è così intuitivo da essere stato intuito persino da Toninelli.
Non dalla stampa mainstream però, schierata compatta in difesa dei Benetton e dei loro affari d’oro, e più in lutto per il crollo in borsa del titolo Atlantia, che per quello del ponte.
Il fatto che il cosiddetto centrosinistra, invece di pretendere giustizia per le vittime, difenda a spada tratta su giornali e social i monopolisti miliardari che avevano assicurato che quel ponte sarebbe durato cent’anni, spiega perfettamente perché gli elettori italiani abbiano preferito votare letteralmente ‘chiunque altro’.
Se abbiamo un ministro dell’Interno che si fa i selfie coi fans ai funerali di Stato, è perché abbiamo un PD che, mentre ancora si estraevano cadaveri dalle macerie, chiedeva un’inchiesta alla Consob per tutelare gli interessi degli azionisti di Atlantia.
Il Movimento 5 Stelle ha fatto anche cose buone. Opporsi alle Grandi Opere dei pupi e dei pupari, e alle cementificazioni idrosolubili è una. La nazionalizzazione delle infrastrutture, di cui parla adesso un Di Maio insolitamente condivisibile, potrebbe essere un’altra, se non fosse soltanto l’ennesima promessa irrealizzabile, l’ennesima arma di distrazione di massa. La procedura è partita, vedremo dove arriverà.
E vedremo se anche lo Stato continuerà ad amministrare secondo le stesse logiche capitalistiche omicide dei privati.
Intanto Genova è spezzata a metà da una nuova zona rossa. I monconi del ponte zombie incombono sui palazzi e sui capannoni sottostanti, evacuati d’urgenza. Più di 600 sfollati, mentre le macerie ancora intasano il greto del torrente, minacciando di farlo esondare alle prossime piogge. E in Italia ci sono ancora centinaia di strutture sottoposte allo stesso rischio di crollo. In un paese che cade a pezzi, l’emergenza non è mai finita

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BLACK FRIDAY

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , on 25 novembre 2017 by Sendivogius

Non esiste puttanata, aka amerikanata, che gli italiani si facciano mancare. Sono come i polli da batteria: basta rimpinzarli di mangime all’ingrosso e loro beccheranno qualsiasi cosa, prima di essere spennati e bolliti una volta ingrassati a dovere.
Un tempo si chiamavano “saldi”; ora invece, con una di quelle operazioni di mercato che spacciano per ‘nuovo’ ciò che invece è vecchissimo, si dice black friday (!!).
Il “venerdì nero” rientra nel pastone, per ammansire masse bulimiche di consumatori compulsivi. Ovvero di crearne di nuovi, per emulazione indotta su contagio collettivo, sulla spinta del mega scontone al primo coglione che più compra nell’accumulo di roba.
Il fenomeno è ancora circoscritto e lontano dai fenomeni di isteria collettiva di altre e più desolate lande di citrulli (evidentemente disponiamo di anticorpi ancora solidi). Per questo ce lo ripropongono a tambur battente, da mane a sera, come un mantra (compra! Compra!! Compraaah!!!).
E francamente non se ne può più..!

Chissà cos’altro si inventeranno ancora… Perché la madre degli imbecilli è sempre incinta.  

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Il lungo sonno

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 24 giugno 2017 by Sendivogius

«Più la politica diventava autoreferenziale, più mi accorgevo di una selezione, non voglio dire al rovescio, ma quantomeno povera. Nel 1994 ho deciso di non candidarmi più. Con l’avanzare del degrado culturale ho maturato un distacco non dalla politica, perché ho continuata a farla in tutti i modi possibili, ma dai partiti. Di fronte all’involuzione dei partiti, non c’era solo l’antipolitica ma un’altra politica che andava riconosciuta. Nasce da qui la mia attenzione verso i movimenti. Tra la seconda parte del 2010 e la prima del 2011 hanno avuto anche vittorie significative: la legge bavaglio è stata bloccata, poi i successi alle elezioni amministrative del 2011 e la vittoria nei referendum. Tutto questo è il risultato di qualcosa che io chiamo “altra politica”. In tutte queste vicende i partiti, anche quando si sono in qualche modo svegliati, sono stati trascinati con grande fatica, perché non volevano identificarsi con quel mondo. Mi pare che questo sia un problema aperto. Ed ecco perché, malgrado la mia veneranda età, continuo a dire: bisogna stare sulla breccia. In questi anni, insieme a studiosi giovani, ho provato ad aprire altri fronti. Ad esempio la questione oggi molto discussa dei “beni comuni”, che è stata al centro in particolare del referendum sull’acqua: è diventata un grande tema, e ci dice che dobbiamo ripensare il concetto di proprietà. C’è insomma una società molto attenta, viva, capace di iniziative e anche di successi. La distanza dei partiti rispetto a tutto questo è grande, ed è motivo di preoccupazione. Perché nel Paese si è aperto un vuoto politico e culturale che si è pensato di poter colmare con il governo dei tecnici. Invece il degrado culturale e la lacerazione del tessuto sociale sono continuate. Con il rischio che si possano produrre altre derive pericolose.
[In merito al Governo Monti]  All’inizio confesso che ho avuto qualche accento positivo per il fatto di esserci liberati da Berlusconi. Ancora oggi, quando sento parlare di una sua nuova discesa in campo, mi vengono i brividi, anche se nulla si ripete allo stesso modo. Ma quello di Monti è stato un governo di assoluto unilateralismo. Non si può impunemente colpire in modo così frontale i diritti sociali. Questo approccio sta già determinando non solo malessere, ma una rivolta sociale. E di questo ci dobbiamo preoccupare. Si dice governo dei professori, dei tecnici: invece è un governo straordinariamente politico. Deve tornare la buona politica, altrimenti resteremo prigionieri di un meccanismo che avrà l’occhio rivolto soltanto al funzionamento dei mercati, alle borse e allo spread. Io, che ho avuto la fortuna di essere tra coloro che hanno scritto la Carta dei diritti fondamentali della UE, so che in quel testo ci sono tante lacune. Ma ci sono anche i grandi valori di riferimento. Non possiamo lasciarci alle spalle il modello sociale europeo dicendo: “È l’economia bellezza”. L’Europa ha avuto la grande capacità di uscire da una logica tutta proprietaria, di inventarsi un altro modo di guardare ai diritti delle persone. Questo è il grande tema che abbiamo di fronte. Grazie alla storia della sinistra, alla quale io torno sempre. Testardamente

Stefano Rodotà
(17/04/2013)

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SEMPLIFICHESCION

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 14 settembre 2016 by Sendivogius

edoardo-baraldi-renzi-riforma-costituzionale

Ai ‘mercati’, ovvero a quel grumo sociopatico di cinici speculatori con la faccia di tolla, di capitali transnazionali investiti di personalità giuridica, di insaziabili pescecani della finanza strutturata.. è stata instillata la ‘percezione’ che senza una nuova costituzione, appositamente confezionata per appagare le loro aspettative, per l’Italia la vagheggiata uscita dalla crisi sarà più difficile…
Il che è già una contraddizione, visto che nella narrazione fantastica in onda a reti unificate sui Cinegiornali Luce della rifondata EIAR, l’Italia sarebbe uscita da un bel pezzo fuori dalla recessione, col suo mirabolante 0,1% di crescita sul Pil (per giunta previsto al ribasso). È lo stesso numero che sotto l’esautorato Governo Letta costituiva la misura del fallimento delle sue politiche economiche, ma che adesso è diventato il Matteo Renzi - smorfienumero magico della svolta, da quando all’esecutivo è stata intronizzata abusivamente una rarità di pagliaccio, cinto da un cordone sanitario di relativi cialtroni di contorno, a coronamento di una programmazione economica fondata sulla mancia elettorale, per l’acquisto in pronto cassa di un consenso sempre più friabile come i numeri al lotto della ripresa.

03/12/2014 Roma, trasmissione televisiva Bersaglio Mobile. Nella foto Enrico Mentana e Matteo Renzi che fa la linguaccia

Pagliaccio peraltro molto fortunato, considerando lo stato ectoplasmatico in cui giacciono le opposizioni, passando per un centrodestra in totale disfacimento come il suo papi ignobile, insieme all’improponibile setta digitale dei fanatici a 5 stelle nell’inconsistenza della proposta, che in tal modo, nell’apparente assenza di alternative, garantiscono lunga vita all’esuberante macchietta al governo, che cassato il parlamento ad altri non deve rispondere se non ai suoi sponsor stranieri ed all’oligarchia interna che l’ha messo lì per puntellare i suoi interessi.
PADRONI DI MERDANon per niente è passato il principio che le costituzioni degli Stati ora le riscrivono direttamente i consigli d’amministrazione bancari, con la partecipazione straordinaria del Fondo Monetario Internazionale, i tecnocrati della BCE, e J.P.Morgan

«Le Costituzioni e i sistemi politici della periferia meridionale dell’Europa, sorti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche non adatte al processo di integrazione economica […] Queste Costituzioni mostrano una forte influenza socialista, riflesso della forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Perciò questi sistemi politici periferici hanno, tipicamente, caratteristiche come: governi deboli rispetto ai parlamenti, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutela costituzionale del diritto del lavoro, diritto di protestare contro ogni cambiamento. […] Test essenziale sarà l’Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche

 (Rapporto del 20/05/2013)

Repetita iuvant. Semper!
Si capisce allora come il problema non sia economico, ma ideologico. In senso lato, il problema più grande è costituito dalla democrazia. E la soluzione sembrerebbe appunto un ritorno al… fascismo! Ovviamente rivisitato e corretto in funzione delle sacre pretese dei mercati.
E se la Costituzione italiana viene riscritta all’estero da altri, per essere dettata agli ubbidienti governicchi di Laide Intese, poi tocca agli italiani doversela cuccare per intero nei suoi risvolti pratici.
Pertanto, se la macchina amministrativa non sarà al passo con le indefinite “riforme”, tipo il Jobs Act con le sue cifre ballerine a saldo variabile su fantasia contabile, e la costituzione non verrà cambiata, il Paese non ripartirà.
Adesso, con un’aperta ingerenza negli affari interni di uno stato (sovrano?) come non di vedeva dai tempi di Clare Boothe Luce, ci si mette anche il nuovo ambasciatore USA in Italia, che figuriamoci se poteva mai mancare il sigillo imperiale al coro dei cantori ufficiali di un governo di plastica, uso ad obbedir ridendo.
john-phillips L’ambasciatore John Phillips ci tiene infatti a far sapere che se la costituzione non verrà modificata, secondo i desiderata di un governo nominato per procura, e che peraltro si guarda bene dall’indire la data di un referendum dai sondaggi non favorevoli, sono a rischio gli investimenti statunitensi in Italia. Praticamente siamo giunti al ricatto, all’embargo mascherato, alla rappresaglia terroristica..!
Eppure, se i suoi mandanti esteri l’avessero letto davvero il testo della costituzione redatta dai disciplinatissimi manipoli dell’ubbidiente re cliente da Pontassieve, potrebbero rendersi conto come la nuova costituzione non semplifica, ma complica fino a rendere incomprensibile persino nelle sue parti più elementari ciò che prima era chiarissimo…

art-70

Ma ci sarebbe anche l’Art.73

«…Le leggi che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte, prima della loro promulgazione, al giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale, su ricorso motivato presentato da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o da almeno un terzo dei componenti del Senato della Repubblica entro dieci giorni dall’approvazione della legge, prima dei quali la legge non può essere promulgata. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni e, fino ad allora, resta sospeso il termine per la promulgazione della legge. In caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale, la legge non può essere promulgata…»

renzi-e-napoE per la serie “se questa è una costituzione”, vi presentiamo l’Art.77:

«Il Governo non può, senza delegazione disposta con legge, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alla Camera dei deputati, anche quando la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
La Camera dei deputati, anche se sciolta, è appositamente convocata e si riunisce entro cinque giorni.
I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione o, nei casi in cui il Presidente della Repubblica abbia chiesto, a norma dell’articolo 74, una nuova deliberazione, entro novanta giorni dalla loro pubblicazione. La legge può tuttavia regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.
Il Governo non può, mediante provvedimenti provvisori con forza di legge: disciplinare le materie indicate nell’articolo 72, quinto comma, con esclusione, per la materia elettorale, della disciplina dell’organizzazione del procedimento elettorale e dello svolgimento delle elezioni; reiterare disposizioni adottate con decreti non convertiti in legge e regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei medesimi; ripristinare l’efficacia di norme di legge o di atti aventi forza di legge che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi per vizi non attinenti al procedimento.
I decreti recano misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo L’esame, a norma dell’articolo 70, terzo e quarto comma, dei disegni di legge di conversione dei decreti è disposto dal Senato della Repubblica entro trenta giorni dalla loro presentazione alla Camera dei deputati. Le proposte di modificazione possono essere deliberate entro dieci giorni dalla data di trasmissione del disegno di legge di conversione, che deve avvenire non oltre quaranta giorni dalla presentazione.
Nel corso dell’esame di disegni di legge di conversione dei decreti non possono essere approvate disposizioni estranee all’oggetto o alle finalità del decreto.»

Sempre per quella storiella fortunata della “semplificazione”..!

renzi-carlo-hebdo

Si pensi che la Costituzione repubblicana del 1948 era stata scritta in modo da essere imparata agevolmente a memoria; perché un popolo deve conoscere e comprendere la legge fondamentale, che ne regola la vita pubblica e sociale. O per meglio dire, doveva!

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KAIDAN

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 luglio 2015 by Sendivogius

kwaidan

I kwaidan sono i racconti dell’orrore della tradizione folkloristica giapponese, con la consueta galleria di apparizioni spettrali, infestazioni demoniache e creature sovrannaturali, che raggiungono il loro culmine nella Hyakki Yagyō: la “parata notturna dei cento demoni”, la quale ha un curioso omologo nella Caccia infernale della mitologia europea.
kwaidan-hoichi-battlehymn2Strettamente collegati al regno dei morti, sono i personaggi di un mondo parallelo che si sovrappone ed interagisce con la realtà dei comuni mortali, i quali ne subiscono l’influenza e sottostanno ai capricci di entità aliene, che avocano a sé la dimensione umana in un crescendo di terrori notturni. Gli antichi lo chiamavano “timor panico”, ma nell’ambito delle psicopatologie il fenomeno è meglio conosciuto come “derealizzazione”, che poi è perdita del senso di realtà nella mancanza di empatia ed ansia crescente. Se rapportato allo stato catatonico delle istituzioni europee, quanto mai contratte in tutta la loro pletorica alienazione dogmatica, la galleria fantasmagorica di figure fantastiche, che si agitano all’interno di un simile baraccone burocratico nella camera oscura della post-democrazia, assomiglia più che altro al tunnel degli orrori di un luna park impazzito.
tunnel darkTra i fenomeni da baraccone che agitano le notti insonni dei consigli europei, ovvero quei comitati di recupero crediti che hanno fatto dello strozzinaggio intimidatorio una pratica collaudata di governo e di ricatto costante, varrà la pena porre una accenno minimalista ad alcuni degli ectoplasmi in parata…

Hyōsube Martin Schulz, candidato ufficiale del socialdemocratici europei alla presidenza della Commissione europea, è quello che durante la campagna elettorale andava blaterando qualcosa a proposito di un’altra Europa possibile che fosse “più giusta, equa e democratica”, in risposta a quella “delle banche, dei mercati finanziari senza controllo”. Poi, messa all’incasso la rielezione coi voti dei gonzi che ancora ci credono, ha subito cambiato idea: promosso a zerbino personale di quegli stessi “mercati”, si è acconciato a governare con frau Merkel ed herr Schäuble, diventando non solo un convinto assertore di quella “austerity” che tanto andava contestando, ma anche uno dei più intransigenti punitori di quella Grecia, che ha osato disubbidire nella rivendicazione di una propria autonomia decisionale.
È lo stesso che ora va concionando senza ritegno alcuno di “aiuti umanitari” ad un Paese che non è a corto di derrate alimentari, ma sta affrontando una crisi di liquidità con la mancanza di banconote che quegli stessi beni di consumo servono ad acquistare, dopo quattro anni di “cure” disastrose.
È il moderno approccio tedesco all’antico concetto di lager: non è la privazione della libertà con la negazione dei bisogni a costituire il problema, ma un corretto apporto proteico nell’alimentazione della manodopera schiavizzata.

Shirime – Eyeball Butt Jean-Claude Juncker, scialbo burocrate democristiano e indimenticato premier del Lussemburgo, costretto alle dimissioni anticipate per un incredibile scandalo di schedature di massa, con la costituzione di una sorta di polizia segreta parallela, insieme ad una serie di malversazioni e irregolarità fiscali consumate all’ombra dell’austero primo ministro. Per questo l’ottimo Juncker è stato nominato all’unanimità presidente della Commissione UE, potendo contare sul sostegno fondamentale degli ancor più incredibili “socialisti europei”.
Del presidente Juncker, si ricordano le formidabili battute e le scherzose paternali al premier greco Tsipras, ancora troppo inesperto (e che evidentemente ha tanto da imparare da un simile ‘maestro’); nonché come lui, un “vecchio democristiano”, abbia dovuto convincere un comunista a tassare gli armatori greci… Ovverosia, gli stessi armatori che esportano illecitamente i capitali sottratti al fisco ellenico, grazie al formidabile ausilio delle stimatissime società anonime di diritto lussemburghese esperte in riciclaggio e delle ancor più apprezzate Anstalt, che costituiscono una peculiarità assoluta del nobile Principato del Liechtenstein, senza che Juncker e compagnia brutta se ne siano mai data la benché minima preoccupazione.

Tesso by gegebo Wolfgang Schäuble, arcigno plenipotenziario tedesco alle Finanze, gran sacerdote del Rigore e inflessibile custode dei conti. Spirito luterano applicato ai flussi di cassa, per Schäuble l’ottemperamento dei debiti (altrui) è una questione morale, consacrata all’intransigenza dei pagamenti.
Democristiano dalle pulsioni reazionarie, è in politica da quasi mezzo secolo per eredità di famiglia; fautore dei “valori tradizionali” e liberista in economia, crede nell’etica del capitalismo che evidentemente non è in contrasto con l’accettare finanziamenti in nero da un noto trafficante d’armi internazionale. Nella ritrovata supremazia della Germania all’interno dell’Europa, utilizza la moneta unica (realizzata a immagine e somiglianza del marco) un po’ come il Reich utilizzava le panzerdivisionen. Va da sé che le reni della piccola Grecia devono essere spezzate, giacché la cosa costituisce innanzitutto una “questione di principio”.

Rokurokubi Angela Merkel, l’intoccabile cancelliera di ferro, meglio conosciuta in Italia come la “culona inchiavabile” per gentile intercessione berlusconiana. È la signora dei “nein”, famosa per la tipica flessibilità germanica e per il pessimo vizio di considerare gli altri premier europei non come partner strategici ma come gauleiter personali, convinta com’è di detenere una specie di diritto imperiale nel potersi scegliere i propri interlocutori e, se il caso, rimuovere senza indugio quelli sgraditi. Per questo gestisce e si intromette nelle questioni interne agli stati sovrani, come si trattasse di affari da politica coloniale. Lo schiaffo greco è qualcosa che non aveva previsto. E dunque richiede ritorsioni immediate, tanto per ricordare al resto del pollaio europeo chi è il padrone. Ha il pregio formidabile di aver riportato la germanofobia in Europa, a livelli popolari che non si vedevano dal 1914. Alla testa dei conservatori consacrati al turbocapitalismo finanziario, ha disintegrato il sentimento europeista largamente diffuso nel sentire comune in una palude di risentimenti, egoismi, e diffidenze reciproche, trasformando il sogno dell’integrazione europea in un incubo.

oda_bekuwa-taro Matteo Renzi, è l’ultimo di una lunga serie di inutili idioti. Per l’esattezza è un Cazzaro oramai a corto di battute e con le quotazioni pericolosamente in ribasso, per un’Italia oramai entrata in overdose da fuffa. Per qualche tempo, ha costituito lo zuccherino presto esaurito, per rendere più sopportabili i traumi della cura da cavallo che ha stroncato l’intero sistema economico e produttivo italiano, trasformandolo da secondo competitore commerciale in Europa (dopo la Germania), in un mercato di ripiego per la vendita di merci tedesche e soprattutto per l’accollamento dei crediti scoperti ai quali le banche di Berlino non intendono rinunciare, dopo il salvataggio del sedicente fondo salva-stati.
The Triple Occupation of Greece (by Germany, Italy and Bulgaria)Renzi è quello che ha proposito del caso greco andava concionando qualcosa a proposito di “baby-pensionati” greci in un paese, l’Italia, con “pensionati d’oro” dagli assegni mensili superiori ai 90.000 euro. E con la faccia di tolla che contraddistingue il personaggio blatera di intollerabile “evasione fiscale greca”, che vista in percentuale è solo di poco superiore a quella italiana ma di gran lunga inferiore in rapporto alle somme evase illegalmente, per fronteggiare le quali è stata predisposta la più imponente “sanatoria” di tutti i tempi. La chiamano voluntary disclosure per meglio farsi intendere dai ladri di tutti i continenti. E probabilmente rientra nelle “riforme impressionanti” che tanto eccitano i “mercati”.
Condannato all’assoluta irrilevanza, ignorato nei vertici internazionali, ma disposto a svendere un intero paese per una fotografia insieme ai “grandi” o un invito a fanfaroneggiare liberamente in qualche università, il fin troppo ridanciano Bullo di Pontassieve è il grande sconfitto del referendum greco da cui esce squalificato personalmente e umanamente, dopo la squallida serie di colpi bassi, scorrettezze e machiavellismi della peggior specie, che accompagnano le esibizioni narcisistiche di questo squallido intrigante di provincia, che passa il suo tempo tra “gufi”, “selfie” e “tiki-taka”.

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Sospeso il golpe bianco in Grecia, respinto con coraggio dal popolo ellenico, nel tentativo fallito (per ora..) di instaurare un governo fantoccio a sovranità limitata su mandato fiduciario, è interessante notare l’ondata di isteria collettiva che ha attraversato le oligarchie timocratiche, incistate nel betrüger in der euro familiecorpaccione metastatico della UE, insieme allo schiumoso livore e alla rabbia repressa con cui è stato accolto il referendum che col suo NO ha sancito il rifiuto della Grecia di essere trasformata in una specie di succursale Necromonger, tramite quello che a tutti gli effetti si configura come un esperimento allargato di ingegneria sociale.
Quando ciò avviene, si chiama “governo tecnico”; da sempre considerato maggiormente responsivo agli ukase delle tecnostrutture monetariste, che dominano l’Unione mercantilista impropriamente chiamata ‘europea’, e ovunque accompagnate dai volenterosi carnefici politicamente ammucchiati nella formula pervasiva delle “Larghe Intese”: variante continentale delle Große Koalition tedesche, riunite sotto il mantra ossessivo e ipnotico delle “riforme”, a dimostrazione di quanto fosse ben poco economica e molto ideologica la sedicente “trattativa” condotta a colpi di ultimatum…

Che cosa s’intende per riforma? Lo strano caso della Grecia e dell’Europa

Usuraio «Il termine, riforma, è oggi diventato centrale nel tiro alla fune tra la Grecia e i suoi creditori. Un nuovo sollievo dal debito potrebbe essere possibile, ma solo se i greci acconsentiranno a “riforme”. Ma a quali riforme e a qual fine? La stampa ha fatto circolare il termine, riforma, nel contesto greco come se ci fosse un vasto accordo sul suo significato.
Le specifiche riforme pretese dai creditori della Grecia oggi sono una miscela speciale. Mirano a ridurre lo stato; in questo senso sono “orientate al mercato”. Tuttavia sono la cosa più lontana dalla promozione del decentramento e della diversità. Al contrario, operano per distruggere le istituzioni locali e per imporre un unico modello di politica in tutta Europa, con la Grecia non come fanalino di coda, bensì all’avanguardia. In quest’altro senso le proposte sono totalitarie, anche se il padre filosofico è Friedrich von Hayek, l’antenato politico, per dirla brutalmente, è Stalin.
usura di statoLa versione dell’Europa moderna dello stalinismo di mercato, per quanto riguarda la Grecia, ha tre punte. La prima riguarda le pensioni, la seconda i mercati del lavoro e la terza le privatizzazioni. Poi c’è una questione onnicomprensiva di imposte, austerità e sostenibilità del debito cui possiamo tornare più avanti.
Per quanto riguarda le pensioni i creditori chiedono che circa l’un per cento del PIL sia tagliato “quest’anno” dalle pensioni, in un paese in cui quasi la metà delle pensioni corrisponde somme inferiori alla soglia della povertà. La specifica richiesta taglierebbe circa 120 euro a pensioni al livello di 350 euro, o meno, al mese. Il governo replica che anche se il sistema previdenziale necessita di essere riformato – l’attuale età di pensionamento anticipato è insostenibile – tale riforma può essere attuata solo gradualmente e parallelamente all’introduzione di un efficace piano di assicurazione contro la disoccupazione.
borsaQuanto ai mercati del lavoro i creditori hanno già imposto la quasi completa eliminazione della contrattazione collettiva e la riduzione dei salari minimi. Il governo fa notare che l’effetto è di rendere informale il mercato del lavoro, in modo tale che il lavoro non sia registrato e i contributi previdenziali non siano versati, il che a sua volta mina il sistema previdenziale. La proposta greca consiste nell’ideare un nuovo sistema di contrattazione collettiva che soddisfi i parametri dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Quanto alle privatizzazioni i creditori hanno richiesto la vendita di aeroporti, porti marittimi e aziende dell’elettricità, tra altre attività, e che tutto ciò sia fatto rapidamente. Qui l’obiezione greca non è contro l’amministrazione privata o straniera di determinate attività bensì piuttosto contro la loro svendita, o senza condizioni o senza mantenere una partecipazione al capitale. Così nella privatizzazione in corso del porto del Pireo a favore della società cinese Cosco, il governo ha insistito su un piano d’investimento e su diritti dei lavoratori. (Completando la svolta post-moderna del linguaggio, qui un governo di sinistra in un paese capitalista impone diritti sindacali a un’impresa multinazionale di un paese comunista).
CinaPassando alle imposte, i creditori hanno richiesto un forte aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), che ha già un’aliquota massima del 23 per cento. Tra altre cose l’onere ricadrebbe sui farmaci (e perciò sugli anziani) e sulle aliquote speciali godute dalle isole greche (circa il 10 per cento del paese, per popolazione), dove è incentrato il turismo e dove i costi sono in ogni caso maggiori. Il governo fa notare che gli aumenti dell’imposta sul turismo danneggiano la competitività e che l’effetto complessivo dell’aumento del carico fiscale consisterà nel ridurre l’attività, aggravando il problema del debito. Ciò che serve, invece, è far pagare le imposte; ridurre l’evasione dell’IVA potrebbe, molto presto, consentire una riduzione delle aliquote.
Quella che manca nelle richieste dei creditori è, beh, la “riforma”. Tagli alle pensioni e aumenti dell’IVA non sono riforme; non aggiungono nulla all’attività economica o alla competitività. Le privatizzazioni a prezzi di realizzo possono determinare monopoli privati predatori come sa chiunque viva in America Latina o in Texas. La liberalizzazione del mercato del lavoro ha la natura di un esperimento immorale, l’imposizione della sofferenza come terapia, qualcosa che è confermato dai documenti interni del FMI sin dal 2010. Nessuno può suggerire che i tagli ai salari possono portare la Grecia a un’efficace competizione per il lavoro in merci scambiate con la Germania o con l’Asia. Invece, ciò che avverrà e che chiunque disponga di competenze concorrenziali se ne andrà.
cravattaroLa riforma, in qualsiasi senso reale, è un processo che richiede tempo, pazienza, pianificazione, e denaro. La riforma previdenziale e dell’assicurazione sociale, moderni diritti del lavoro, privatizzazioni razionali ed efficace incasso delle imposte sono riforme. Lo stesso sono le misure relative all’amministrazione pubblica, al sistema giudiziario, al funzionamento del fisco, all’integrità statistica e su altre questioni, che sono concordate in linea di principio e che i greci metterebbero in atto prontamente se i creditori lo permettessero, ma per motivi negoziali non lo fanno. Lo stesso sarebbe un programma d’investimenti che sottolinei i servizi avanzati che la Grecia è ben adatta a fornire, tra cui l’assistenza sanitaria, quella agli anziani, l’istruzione superiore, la ricerca e le arti. E’ necessario riconoscere che la Grecia non può avere successo essendo uguale ad altri paesi; deve essere diversa, un paese con piccoli negozi, piccoli alberghi, elevata cultura e spiagge pubbliche. Una ristrutturazione del debito che riporterebbe la Grecia ai mercati (e, sì, può essere fatto e i greci hanno una proposta per farlo) sarebbe anche, secondo ogni calcolo ragionevole, una riforma.
strozzinoL’evidente oggetto del programma dei creditori perciò non è una riforma. E’ il raddoppio dell’incasso del debito in presenza di un disastro. Tagli alle pensioni, tagli ai salari, aumenti delle imposte e svendite sono offerti sulla base del pensiero magico che l’economia riprenderà ‘nonostante’ il fardello di imposte più elevate, di minor potere d’acquisto e di rimpatrio esterno di profitti da privatizzazioni. La magia è già stata messa alla prova per cinque anni, senza successo nel caso greco. E’ per questo che, invece di riprendersi come predetto dopo il salvataggio del 2010, la Grecia ha sofferto la perdita di più del 25 per cento del suo reddito, senza alcuna fine in vista. E’ per questo che il fardello del debito è passato dal 100 per cento del PIL al 180 per cento, misurato in termini di valori nominali. Ma ammettere questo fallimento, nel caso della Grecia, comprometterebbe l’intero progetto politico europeo e l’autorità di quelli che lo gestiscono.
imagesCosì il confronto greco resta in stallo. In realtà non è nemmeno uno stallo, visto che i greci sono sotto pressione estrema. O cedono alle posizioni dei creditori o potranno ritrovarsi con le banche chiuse e costretti a uscire dall’euro, con conseguenze altamente dirompenti almeno nel breve periodo. I creditori lo sanno. Perciò continuano a costringere i greci contro un muro, non modificando mai le proprie posizioni e contemporaneamente lamentando che la parte greca non si dà abbastanza da fare. E mentre i greci cedono terreno, centimetro per centimetro, i creditori non fanno che chiedere di più

James K. Galbraith
(23/06/2015)

L'amico di famiglia La differenza sostanziale che intercorre tra uno strozzino ed un onesto creditore, consiste nel fatto che quest’ultimo è spesso una persona ragionevole, disponibile a rivedere e rinegoziare le modalità di pagamento, per mettere il proprio debitore nelle condizioni di poter restituire il denaro ricevuto in prestito, evidentemente dilazionando le rate e rivedendo gli interessi. E in questo agisce per sua stessa convenienza. Specialmente quando nell’immediato il pagatore non dispone delle risorse necessarie per rifondere il debito. Lo strozzino invece più che al recupero del capitale investito mira all’acquisizione degli interessi, incrementati esponenzialmente dall’insolvenza del debitore. Per lo strozzino, la condizione ottimale è che questi sia messo nelle condizioni di non poter pagare, in modo da impossessarsi di ogni suo bene, andando ben oltre l’entità del debito originario. Lo scopo infatti non è l’estinzione del debito, ma la sua insostenibilità. Va da sé che il vero vantaggio dell’investimento risiede nella rovina del debitore. Che poi la UE si presti alle linee guida di un’economia criminale è un altro discorso…

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L’OPINIONE PUBICA

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 maggio 2015 by Sendivogius

public propagandaLa chiamano “storytelling”: l’arte di creare storie, incastonate nella propedeutica pedagogica della finzione narrativa, attraverso la semplificazione del messaggio nella fruizione del medesimo, per presupposizione dialogica su funzione proiettiva. Per essere convincente, lo storytelling deve ‘sembrare’ vero, fornendo un “ritratto realistico” (e quindi convincente) di ciò che si intende illustrare. Tuttavia, la sua plausibilità non risponde necessariamente ad un presupposto oggettivo e confutabile con elementi logici, ma ad una principio di realtà che sposta la realizzazione di effetti e benefici nell’indefinitezza di un tempo presunto.
storytellingQuando viene applicato alle tecniche di “management”, lo storytellig si trasforma in format pubblicitario, secondo i meccanismi promozionali che sono propri della comunicazione integrata e che si fondano sulla condivisione di immagini a valenza simbolica, interiorizzate su base emozionale, nella reiterazione del messaggio meglio se strutturato secondo postulati sillogici.
zombiesA livello molto più prosaico, in “politica”, e ancor più quando questa si riduce a marketing elettorale per pubblicitari di successo, l’intera faccenda ha un nome ben preciso…
Si chiama ‘propaganda’.
PropagandaIl concetto era già chiarissimo agli albori del XX° secolo e si sviluppa di pari passo con l’affermazione della società di massa, dove il massiccio ricorso alle tecniche della propaganda è speculare alla costruzione del consenso, per la strutturazione (e mantenimento) del ‘potere’ dipanato nelle sue varie articolazioni sistemiche, che si traduce nella capacità di controllare (ed indirizzare) l’opinione pubblica su larga scala, tramite il filtraggio e la manipolazione delle informazioni con campagne mediatiche mirate.
E.Bernays Lo sapeva benissimo un creativo come Edward Bernays che intuì subito la correlazione esistente tra pubblicità e comunicazione politica: ogni cittadino è un potenziale consumatore che va indirizzato nelle sue scelte, stabilendo una “connettività emozionale” col prodotto che si intende promuovere. E poiché le masse sono sostanzialmente irrazionali, se ne possono manipolare le opinioni e orientarne i gusti, agendo sull’inconscio collettivo, tramite la stimolazione delle paure e dei desideri. Pertanto la contraffazione dei fatti e delle informazioni, attraverso una distorsione cognitiva della realtà è sempre funzionale al raggiungimento del risultato, che poi si traduce nel vantaggio soggettivo di una ristretta oligarchia. Non per niente, Bernays parla senza eufemismi di “manipolazione delle coscienze”, nell’entusiastica conservazione dello statu quo fondato sulla supremazia del Mercato.
Edward BernaysSu presupposti simili, ma per considerazioni completamente diverse, Walter Lippmann ebbe a sottolineare come ciò che l’individuo fa si fonda non su una conoscenza diretta e certa, Sandmanma su immagini che egli si forma o che gli vengono date. E siccome la maggior parte delle persone vivono in uno “pseudoambiente” dove, in assenza di esperienza diretta, i fatti vengono più ‘pensati’ che ‘vissuti’, la conoscenza di ogni individuo si fonda “su immagini che egli si forma o che gli vengono date”. Pertanto, si tratta di “immagini mentali” in grado di suscitare “sentimenti” contrastanti a seconda delle prospettiva con cui queste vengono inquadrate.
pitture rupestriDi conseguenza, per Lippmann la ‘propaganda’ è lo sforzo di modificare le immagini a cui reagiscono gli individui, di sostituire il modello sociale con un altro.
La scarsità di conoscenze a propria disposizione, unita ai limiti delle proprie esperienze dirette ad alla necessità di semplificazione, conduce alla formazione di “stereotipi” che si configurano come un risparmio di energia mentale e si consolidano nel rassicurante conformismo da cui scaturiscono.

walter lippmann«Nella grande fiorente e ronzante confusione del mondo esterno scegliamo quello che la nostra cultura ha già definito per noi, e tendiamo a percepire quello che abbiamo trascelto nella forma che la nostra cultura ha stereotipato per noi […] Perciò gli stereotipi sono fortemente carichi dei sentimenti che gli sono associati. Costituiscono la forza della nostra tradizione e dietro le loro difese possiamo continuare a sentirci sicuri della posizione che occupiamo»

Walter Lippmann
L’opinione pubblica
Donzelli (Roma, 1995)

In pratica, per Lippmann gli stereotipi sono immagini parziali (e spesso distorte) che gli individui desumono dal “cerchio ristretto” delle proprie conoscenze; ovvero: dalla condivisione puzzlecollettiva dei frammenti si struttura la collettività, che si conforma alla prospettiva di maggioranza secondo un’ottica comune. I contatti con il mondo esterno, fuori dalla portata di un’esperienza empirica e diretta, vengono mantenuti e filtrati in immagini emozionali da una serie di autorità cognitive, dalle quali il ‘cittadino’ riceve gli stimoli cognitivi ed affettivi e su questi costruisce le proprie opinioni. Le “autorità cognitive” (media, personaggi pubblici, organizzazioni) contribuiscono alla formazione di una volontà comune, in cui si distinguono capi e seguaci.
Walter Lippmann - DemocracyVa da sé che la cosiddetta “opinione pubblica” non è mai un soggetto con cui relazionarsi, ma un oggetto da manipolare ai propri fini.

«I capi spesso fingono di aver semplicemente scoperto un programma che esisteva già nelle teste del loro pubblico. Quando lo credono, di solito si ingannano. I programmi non nascono contemporaneamente in una moltitudine di cervelli. E questo non perché una moltitudine di cervelli siano necessariamente inferiori a quelli dei capi, ma perché il pensiero è la funzione di un organismo, e una massa non è un organismo.
Questa realtà non appare chiaramente perché la massa è costantemente esposta a suggestioni. Non legge le notizie, bensì le notizie avvolte in un’aurea di suggestione, indicante la linea di azione da prendere. Ascolta resoconti non oggettivi come sono i fatti, ma già stereotipati secondo un certo modello di comportamento. Così il capo apparente scopre che il capo reale è un potente proprietario di giornali.
[…] Nella prima fase, il capo dà voce alle opinioni prevalenti della massa. Si identifica con gli atteggiamenti comuni del suo pubblico, talvolta sbandierando il suo patriottismo, spesso toccando una rivendicazione. Stabilito che ci si può fidare di lui, la moltitudine che stava vagando qua e là può incanalarsi verso di lui. Ci si aspetterà allora che esponga un piano d’azione, ma egli non troverà questo piano negli slogan che esprimono i sentimenti della massa. Questi slogan spesso non lo indicheranno nemmeno. Dove la politica incide molto alla lontana, quello che è essenziale è che il programma all’inizio si riallacci verbalmente ed emotivamente a quello a cui la moltitudine ha già dato voce. Gli uomini che riscuotono fiducia possono, sottoscrivendo simboli accettati, fare molta strada per conto loro senza spiegare la sostanza del loro programma

Walter Lippmann
L’opinione pubblica
Donzelli (Roma, 1995)

Lippmann scriveva nel 1922, ma le sue parole potrebbero valere benissimo anche per l’oggi.
La comunicazione di massa, opportunamente veicolata ed eterodiretta, si fa portatrice di quel carico di suggestioni, fungendo da cassa di risonanza, riducendo la partecipazione a fruizione passiva di un messaggio appositamente confezionato per il consumo allargato. In proposito, il sociologo Robert K. Merton parlava di “disfunzione narcotizzante” dei mass-media.
GOEBBELSSi parva licet componere magnis, la piccola narrazione renziana, rapportata al contorno di tribuni e capetti politici variamente assortiti, non fa eccezioni. Ne persegue le medesime matrice lungo le direttive di una retorica propagandistica, tutta imperniata sul mantra salvifico delle “riforme” che, per l’appunto, hanno ormai sostituito l’inconsistenza sostanziale del “programma”, stimolando l’immaginario di un’opinione destrutturata a dimensione pubica.

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RED LIGHT

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 febbraio 2015 by Sendivogius

Prostitute by ElectricBlue27

«Unde Augustinus dicit, quod hoc facit meretrix in mundo, quod sentina in mari, vel cloaca in palatio: “Tolle cloacam, et replebis foetore palatium”: et similiter de sentina: “Tolle meretrices de mundo, et replebis ipsum sodomia”

 Tommaso d’Aquino
 “De Regimine Principum
 Liber IV,14.

Art of CELLAR Antica come l’umanità, la prostituzione è l’unico mestiere che non conosce mai crisi.
Intrinsecamente correlata col fardello del sesso, costituisce da sempre un tabù. Però fa notizia; stuzzica certi appetiti, scatenando i pruriti e le fantasie a pagamento dei ‘benpensanti’.
tentazioniI padri della chiesa paragonavano le meretrici ad una cloaca, disgustosa ma necessaria, reputando la prostituzione una pratica necessaria (tanto da costituire un antidoto contro la sodomia), fornendo una valvola di sfogo sociale nell’ambito di una realtà profondamente sessuofobica. E sarà per questo che Agostino e Tommaso ne parlano in continuazione, essendo al centro del loro interesse e delle tentazioni nella vita dei santi.
Lovis Corinth - La tentazione di Sant'Antonio (1897)Nell’ipocrisia schizofrenica che da sempre aleggia sull’argomento, si possono distinguere tre approcci di base alla questione:
a) La necessità di monetarizzare il fenomeno, tramite la legalizzazione dei postriboli per il finanziamento statale, come una normale attività di mercato;
b) Stigma e riprovazione sociale, che condanna l’offerta e quasi mai la domanda;
c) Per contro, a questa si accompagna sempre una certa tolleranza per la prostituzione cortigiana, esercitata in forma privata come intrattenimento dei ricchi e potenti.
Courtesans - The Assassin's CreedSe ci fate caso, nel corso dei secoli, tale impianto ‘culturale’ si è sempre riprodotto sostanzialmente intatto e con ben poche variazioni… Al colmo della sua legittimazione informale, la prostituzione di corte, con le sue cortigiane a libro paga del sovrano, ha raggiunto l’apice con le “cene eleganti”. Al contrario, si biasima e si disprezza la “puttana” comune, come oggetto di corruzione morale e materiale, ma poi si perdona il puttaniere che può sempre contare sull’indignata indulgenza di una consorte devota, giacché la donna oggettuata ed usufruita come merce non presuppone adulterio. Si invoca l’esercizio della pratica in recinti protetti, che ovviamente nessuno vuole nel proprio quartiere e meno che mai nel proprio condominio.
'two prostitutes' by CellarDalla pretesa di regolarizzare il fenomeno, nasce invece la volontà di fare cassa: se la prostituzione genera introiti per miliardi di euro, perché non tassarli alla fonte, incrementando il gettito erariale e correggere al rialzo il PIL?!? Esempio concreto di uno Stato che si trasforma in pappone, nello sfruttamento legalizzato della prostituzione.
Juan Borgia - Character for Assassin's Creed BrotheroodIn tal senso, fa quasi sorridere l’ingenuità e l’approssimazione con la quale ci si approccia alla questione dagli alti scranni parlamentari. L’ultima in ordine di serie è per esempio è l’iniziativa legislativa della deputata ‘democratica’ Annamaria Spillabotte, ciociara come l’Aquinate, che con fideistica convinzione guarda al “modello tedesco” (tanto per cambiare!). E in merito conciona qualcosa a proposito di vaucher per prostitute disoccupate, nell’ambito di quel “Jobs Act” che costituisce un’indubbia puttanata, ma non per questo applicabile alla categoria di riferimento.
eyes wide shutEnnesima dimostrazione della perniciosità che prevale sull’inutilità del partito bestemmia.
Sfugge come la scelta dell’attività prostitutiva presupponga spesso e nolente una scelta tutt’altro che volontaria, a meno che non si vogliano confondere gli intrattenimenti zoo-pornografici di Olga la Canara o le esibizioni copulatorie di una Valentina Nappi, con tanto di masturbazioni filosofiche della stessa, come l’aspetto predominante di una libera scelta.

Valentina Nappi e AdinolfiPer quanto, qualche punto alla Valentina lo concediamo…

Lungi dall’essere un esempio “virtuoso” e per questo riproponibile in Italia, il cosiddetto modello tedesco, a meno di 14 anni dalla sua applicazione in Germania, costituisce in realtà un mezzo fallimento che infatti sta per essere rottamato da una nuova legge, attualmente in discussione nel Bundestag berlinese. In concreto, la virtuosa legge tedesca del 2002, quella da prendere a ‘modello’, si attiene ad un modello puramente fiscale, volte alla capitalizzazione contabile delle prestazioni sessuali a pagamento, secondo un’economia estrema di mercato che di ‘sociale’ non ha proprio nulla. Le finalità non sono quelle di garantire maggiori tutele per le sex-workers, introducendo garanzie in materia di profilassi socio-sanitaria, ma incrementare gli introiti derivanti dalla tassazione nello sfruttamento del meretricio organizzato, che infatti si configura come “promozione delle prostituzione”.

Das Bordell

Tra le sue moderne innovazioni, nell’ambito di un attento piano di garanzie sociali, viene legalizzata la figura dello sfruttatore, che da squallido magnaccia parassita diventa ‘promotore’ dell’attività professionale della sua protetta. Si considera infatti sfruttamento, solo quando il prosseneta di turno incamera più del 50% dei Pussy Clubguadagni della ‘peripatetica’. I bordelli, indicati con l’elegante nome di “Pussy-Club” (!), vengono trasformati in attività commerciali, che si limitano ad affittare gli spazi dove le prostitute a contratto esercitano la propria professione. Ciò può avvenire a tariffa fissa o variabile, ma il prezzo della prestazione viene stabilito quasi sempre dal protettore, che agisce come un intermediario imprescindibile del mercimonio. Il prezzo della prestazione può essere a forfait; molto gettonata è la flat-rate sex che permette di affittare una donna per un tempo prestabilito, senza limiti di rapporti o tipo di pratiche sessuali, solitamente per un prezzo inferiore ai 100 euro. Il cliente può disporne a piacimento, ingurgitando alcolici a volontà ed impasticcandosi di Viagra, per garantirsi quanti più rapporti possibili nel lasso di tempo acquistato. Gli incontri ed il numero di clienti è potenzialmente illimitato. Ma i bordelli più intraprendenti possono Madam Red by Kallariafornire pacchetti all-inclusive, per sesso di gruppo e gang-bang. E non è raro il caso in cui i clienti si lamentino che dopo poche ore le loro bambole di carne perdano la funzionalità d’uso, diventando “inutilizzabili” in quanto non adatte ad un uso prolungato. In tal caso, alcuni bordelli prevedono il rimborso della tariffa. Nei casi più estremi, le prostitute vengono costrette dai “protettori” ad avere rapporti sessuali anche durante il periodo mestruale, utilizzando spugne o tamponi vaginali.
The Seasoning HouseL’esercizio in un bordello non salva dalle aggressioni, né dalla piaga della prostituzione minorile. E si consideri che fino al 2008 l’età minima consentita dalla legge per esercitare il “mestiere più antico del mondo” era di 16 anni.
bordell-themenbild-puffA proposito di profilassi, l’uso del preservativo non è obbligatorio, con l’eccezione della Baviera. E del resto nessuno controlla. Va da sé che molti dei rapporti mercenari non sono affatto protetti.
I controlli sanitari (che non sono vincolanti) sono spesso aggirati e le condizioni igieniche dei bordelli, com’è facile intuire, sono di gran lunga al di sotto dei minimi standard di igiene, dai lettini alle lenzuola usati ripetutamente da dozzine di clienti giornalieri.
In compenso, la Germania ospita i bordelli più grandi d’Europa, diventati la meta privilegiata per le transumanze dei clienti di mezzo mondo, per prostitute reclutate tra le disperate dell’Europa dell’Est, in prevalenza da Bulgaria ed Ucraina: le cenerentole della UE, che nell’Unione mercantilista possono esportare unicamente la loro manodopera schiava.
Der Spiegel In una approfondita inchiesta pubblicata dal settimanale Der Spiegel (26/05/2013) viene illustrata con dovizia di particolari non solo il fallimento del decantato (all’estero) modello tedesco, ma come questo non solo avesse comportato alcun miglioramento tangibile nelle condizioni dell’esercizio della prostituzione, bensì un peggioramento delle situazioni più estreme che passano per le forme classiche dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù fin troppo note in Italia. E se il numero delle prostitute in Germania è triplicato, le condizioni di esercizio sono di gran lunga peggiori rispetto a dieci anni prima.

«Cinque anni dopo la sua introduzione, il Ministero della Famiglia ha valutato i risultati della nuova legislazione. Il rapporto stabilisce che gli obiettivi sono stati “solo parzialmente raggiunti” e che la deregolamentazione non ha comportato alcun miglioramento significativo in merito alla copertura sociale delle prostitute, né delle condizioni lavorative, né è migliorata la capacità di uscire fuori dal circuito prostitutivo. Infine, non esiste alcuna prova solida che certifichi una riduzione della criminalità

Gli unici vantaggi tangibili sono per i tenutari dei bordelli. E d’altronde al governo tedesco, all’infuori dell’incasso delle tasse, non interessa null’altro.
Business as usual.

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La Signora delle Mosche

Posted in Masters of Universe, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 7 febbraio 2015 by Sendivogius

Lord of the Flies by Greyflea«Perfino le farfalle lasciarono la radura dove quella cosa oscena ghignava e sgocciolava. Simone abbassò il capo, tenendo gli occhi ben chiusi, poi li riparò ancora con la mano.
Lord of the Flies[…] Il mucchio di budella era un grumo nero di mosche che ronzavano come una sega. Dopo un po’ le mosche scoprirono Simone e, ormai sazie, si posarono lungo i suoi rivoletti di sudore, a bere. Gli fecero il solletico sulle narici, gli saltellarono sulle cosce. Erano innumerevoli, nere, e d’un verde iridescente; e di fronte a Simone il “Signore delle mosche” ghignava, infilzato sul bastone. Alla fine Simone cedette e riaprì gli occhi: vide i denti bianchi, gli occhi velati, il sangue… e restò affascinato, riconoscendo qualcosa di antico, di inevitabile

Il signore delle moscheWilliam Golding
“Il Signore delle Mosche”
Mondadori, 1980

   Piccole, insignificanti, irrilevanti… sono le mosche che ronzano nel putrescente carnaio di un’Europa ridotta a squallida propaggine bancaria per esazione debiti, tra i bigattini impupati nelle ooteche di robotiche tecnocrazie consacrate alle divinità immutabili ed austere di un mercato divinizzato.
Il nulla che avanzaÈ la danza funebre di uno sciame avvitato attorno alla nera signora del Rigore, nella contemplazione estatica delle budella putrescenti di un capitalismo finanziario che si nutre di punizioni collettive e sacrifici di massa. Nella sua evanescenza pervasiva, costituisce l’idolo assurto a sommo feticcio di riti profani, nell’oscenità macabra di un’oligarchia mercatista che prostituisce le aspirazioni e la dignità di un intero continente, agli appetiti di una Troi(k)a specializzata nelle perversioni dell’austerità espansiva: ossimoro perdente di una stupidità reiterata a prassi di governo.
Troika PartyÈ una congregazione di elite schizofreniche, chiuse nell’autismo della loro autoreferenzialità dissociata. Sono monumenti all’inutile, stagliati verso il nulla siderale, nell’incapacità congenita di ritagliarsi un ruolo internazionale, di affrontare i problemi interni, e di risolvere qualsiasi situazione che non sia circoscritta alla fiscalità generale.
Angela MerkelSi umilia la Grecia (culla della civiltà europea) e si martirizza il popolo ellenico, ma si garantiscono sostegni economici ed aiuti militari ai nazisti dell’Ucraina, coi quali invece ci si intende benissimo. Evidentemente, ognuno si sceglie gli ‘amici’ a sé più affini.
Nazi UkesCi si piega docilmente alle ingerenze geopolitiche ed alle pressioni strategiche degli USA. Si scatena una guerra commerciale senza senso con la Russia. Si ventila con demenziale faciloneria la minaccia di risoluzioni militari, rischiando la deflagrazione di un conflitto armato su scala continentale nel bel mezzo dell’Europa. E al contempo si sottovalutano i rischi di una guerra, che le cancellerie europee non saprebbero minimamente come gestire. E con che alleati poi!
Nazisti ucraini del Battaglione AzovEsattamente, come non si possiede la più pallida idea su come affrontare la minaccia terroristica di matrice salafita; la pressione dei profughi provenienti dalle coste del Nord-Africa; il collasso della Libia, dopo la scalcinata avventura militare anglo-francese, e le infiltrazioni di gruppi armati sempre più radicali, ispirati ai simpaticoni dell’ISIS che imperversano indisturbati tra Siria e Iraq.
ISIS-Japanese-HostagesMa nemmeno si sa bene come gestire problemi più ordinari e di natura economica, come l’uscita dalla grande depressione europea ed il rilancio dell’occupazione.
Manifesto di propaganda nazistaÈ il modello neo-coloniale di una sedicente “unione”, mera pluralità di egoismi nazionali, sempre più simile ad una immensa zollverein per il libero transito delle merci tedesche, attraverso l’Europa La germania vi invitagermanizzata in una nuova confederazione anseatica, oggi come allora alla ricerca di manodopera a buon mercato. Per sopravvivere, un simile moloch ha bisogno di cannibalizzare gli anelli periferici, nell’espiazione del debito come peccato capitale, attraverso la riduzione della colpa su pagamento regolare e senza dilazioni. Perché i popoli vanno prima estromessi dai processi decisionali e poi rieducati, nello spirito propedeutico di un “rigore” elevato a immanenza metafisica. Si tratta di un potere effimero che si inebria degli effluvi mefitici del Deutschen Wesen: lo “spirito tedesco” che non ha mai guarito il mondo, ma che ogni volta l’ha trascinato verso gli orrori dell’eugenetica.
Archivio ANPI di Lissone In questa distopia mercantilista, ciò che più conta è la preservazione della purezza dei mercati santificati da ogni intervento regolatore, nell’illibatezza della quadratura contabile di bilanci purgati da ogni spesa sociale e dirottati verso le funzionalità di un mercato ‘liberalizzato’. Sullo sfondo, resta un continente diviso; dilaniato da una crisi sempre più irreversibile delle democrazie rappresentative.
Lord of the flies (fire-detail)È facile temere che non tarderanno a farsi sentire gli effetti di una simile cancrena, se questa non verrà curata per tempo…

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GLOBALISMO

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 gennaio 2015 by Sendivogius

Immortal ad vitam

Teorico della “società del rischio” (da cui il nome della sua opera più famosa), Ulrich Beck è stato uno dei massimi studiosi dei processi della globalizzazione nelle moderne società di massa delle quali ha analizzato le dinamiche e teorizzato gli effetti, attraverso la “pluralizzazione conflittuale dei rischi” e della loro definizione. Seguendo l’incidenza dei mutamenti su una società sempre più in bilico tra individualizzazione ed atomizzazione, ha contribuito a delinearne i profili.
Beck,-Ulrich-(R.-Schmeken) Nell’ambito della critica sociologica, Ulrich Bech, pur pervaso da un inguaribile ottimismo e con l’occhio sempre attento alla peculiarità tedesca, è stato uno dei più lucidi interpreti della “modernità” della quale ha saputo tracciare le nuove prospettive in un mondo globalizzato, che sapeva investigare come pochi. Ne ha rilevato le trappole concettuali, fornendo sempre nuove chiavi di lettura per potersi orientare in una realtà convulsamente asimmetrica. Distinguendo nettamente tra “globalismo” e “globalizzazione”, mette in discussione la “metafisica del mercato mondiale” con la sua mistica neo-liberale, rivendicando la politicità di una società cosmopolita e policentrica nella sua multidimensionalità su scala mondiale.
Con la scomparsa di Herr Bech, perdiamo una finestra affacciata sulla complessità degli eventi.

helmetMetafisica del mercato mondiale

«Il globalismo riduce la nuova complessità della globalità e della globalizzazione ad un’unica dimensione – quella economica – che viene anche pensata in maniera lineare, come tutto ciò che dipende permanentemente dalle regole del mercato mondiale. Tutte le altre dimensioni (globalizzazione ecologica, glocalizzazione cultura, politica policentrica, il sorgere di spazi e di identità transnazionali) vengono generalmente tematizzate solo presupponendo il dominio della globalizzazione economica. La società mondiale viene così ridotta e contraffatta nella società mondiale del ‘mercato’. In questo senso, il globalismo neo-liberale è una manifestazione del pensiero e dell’agire “unidimensionali”, un’espressione della visione del mondo “monocasuale”, cioè dell’economicismo. Fascino e pericolo di questa nient’affatto nuova metafisica della storia del mercato mondiale traggono origine da un’unica fonte: il bisogno, anzi la smania di semplificare, per orientarsi in un mondo divenuto indecifrabile.
Quanto questa metafisica del mercato mondiale renda ciechi lo si vede nelle discussioni sulla riforma delle pensioni.
[…] Quando, in economia e in politica, i neoliberali sostengono che il sistema pensionistico è antieconomico, poiché lo stesso denaro potrebbe essere investito in modo più redditizio in fondi pensione privati, essi dimostrano una volta di più che del significato politico-culturale di queste cose capiscono quanto i sordi della musica. Infatti, da un lato le pensioni assicurano anche quelli che non pagano contributi per esse, come gli altri membri della famiglia (moglie e figli), e dall’altro i datori di lavoro sono fatti partecipare ai costi.
Wolfgang Schäuble[…] Quel che c’è di spregevole quando si parla delle pensioni come di un “sistema collettivo di coercizione” (Wolfgang Schäuble) è che con ciò viene diffamato e sacrificato un pezzo di solidarietà sociale, e proprio da parte di quelli che più di tutti lamentano la perdita dei valori tradizionali.

Il cosiddetto libero mercato mondiale

Il globalismo leva un inno al libero mercato mondiale. Si sostiene che l’economia globalizzata sia destinata ad aumentare il benessere in tutto il mondo e con ciò ad eliminare situazioni sociali insostenibili. Anche nella tutela dell’ambiente, così si dice, si possono ottenere progressi tramite il libero mercato, poiché il meccanismo della concorrenza contribuirebbe alla protezione delle risorse e indurrebbe ad un rapporto non aggressivo con la natura.
Con ciò viene tuttavia trascurato intenzionalmente il fatto che viviamo in un mondo infinitamente lontano da un modello di libero mercato fondato sui vantaggi che possono derivare dalla comparazione dei costi à la David Ricardo. L’alta disoccupazione nel cosiddetto terzo mondo e nei paesi postcomunisti d’Europa costringe i governi di questi paesi a praticare una politica economica orientata alle esportazioni a spese degli standard ecologici e sociali. Con basse retribuzioni, spesso con condizioni di lavoro pessime ed estromettendo di fatti i sindacati, questi paesi concorrono l’un contro l’altro e con i ricchi paesi dell’Ovest per assicurarsi capitale straniero.
L’affermazione per cui il mercato mondiale rafforza la competizione e porta ad un abbassamento dei costi, del quale alla fine tutti approfittano, è notevolmente cinica. Non si dice che ci sono due modi di abbassare i costi: o tramite un’accresciuta redditività (miglior tecnologia, organizzazione, ecc.) oppure tramite l’abbassamento degli standard di produzione e lavoro umani. Le aziende ricavano di più, ma solo grazie ad una caduta della qualità dei prodotti e dei servizi offerti.

Drammaturgia del rischio

[…] Anche la pretesa di insediare sua maestà il marco tedesco sul trono dei rapporti sociali è tutt’altro che nuova….
Il globalismo trae il suo potere solo in piccola parte dal suo effettivo verificarsi. Il potere del globalismo deriva per lo più dalla messa in scena della minaccia: domina il “potrebbe essere”, il “dovrebbe essere”, il “se…allora”.
Ciò da cui le imprese transnazionali traggono il loro potere è dunque una specie di società del rischio. Non il “malaugurato verificarsi” dell’effettiva globalizzazione economica, come ad esempio il completo trasferimento di posti di lavoro in paesi dai bassi salari ma, prima ancora, la di minaccia di ciò: il gran parlare che se ne fa provocano paure, spaventano e costringono infine gli antagonisti politici e sindacali a fare ciò che la “disponibilità agli investimenti” richiede, per evitare qualcosa di ancora peggiore. L’egemonia semantica, la paura del globalismo fomentata pubblicamente è una fonte di potere, dalla quale il sistema industriale ricava il suo potenziale stretegico.

Assenza di politica come rivoluzione

Il globalismo è un virus che ha colpito ormai tutti i partiti, tutte le sedi, tutte le istituzioni. Il principio su cui si base non ha a che vedere solo con la politica dei profitti, ma sul fatto che tutti e tutto – politica, scienza, cultura – sono sottomessi al primato dell’economico.
[…] Una sorta di setta religiosa i cui seguaci e profeti non distribuiscono volantini alle uscite della metropolitano, ma annunciano la salvezza del mondo ad opera del mercato.
Il gloabalismo neoliberale è a tale riguardo una manifestazione altamente politica, che si esprime però in modo completamente impolitico. Mancanza di politica come rivoluzione! L’idea di questo globalismo è: non si agisce ma si ubbidisce alle leggi del mercato mondiale, le quali costringono a ridurre al minimo lo Stato (sociale) e la democrazia

Ulrich Beck
Che cos’è la globalizzazione
Carocci Editore Roma, 1999.
(Pagg 142-146)

cartoon_globalization1Era il 1997 e la grande depressione del XXI secolo non esisteva nemmeno nelle ipotesi di scuola.
Helghast SenatusL’Europa non s’era ancora trasformata in un moloch tecnocratico dalle pulsioni sempre più totalitarie… L’euro non era ancora stato posto in gestazione (ad immagine e somiglianza del marco tedesco), mentre al suo posto circolava un famigerato prototipo chiamato ECU: come surrogato, fu un mezzo disastro a precorrimento dei successivi sviluppi…

Suora

Il Telemaco di Firenze probabilmente sgambettava ancora in braghette di tela nel cortile dell’oratorio, mentre l’allora centrosinistra si suicidava sotto le fragile fronde dell’Ulivo… Il papi fanfaroneggiava di milioni di posti di lavoro…. Ed il peggio era ancora da venire.

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