Archivio per Maurizio Paniz

Brodo di cottura

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 settembre 2012 by Sendivogius

Certi argomenti vanno maneggiati con cura. La delicatezza della faccenda è tale, da richiedere la massima circospezione per comprovate esigenze di profilassi…
Certe questioni, come le deiezioni canine, rischiano infatti di rimanerti appiccicate sotto la suola delle scarpe con tutto il loro fetore rappreso…
Notoriamente, tanto per usare un’espressione familiare ai consiglieri laziali: la merda più la smucini e più puzza!

E pur tuttavia, nella nostra cinica indifferenza, noi comuni mortali non ci siamo accorti di quale terribile dramma si stia consumando, proprio in questi frangenti, nel mondo patinato della “libera informazione”, mobilitato in massa su reazione auto-conservativa, per assistere preoccupato alle sorti del tenero Alessandro Sallusti, il giornalista libero e indipendente, dallo stile sobrio e gentile, che rischierebbe (e beato chi ci crede!) la carcerazione per qualche offesa di troppo.
Il personaggio in oggetto non ha bisogno di particolari presentazioni. Chiunque, per appartenenza professionale, inclinazioni sessuali, tendenze politiche, provenienza sociale.. nel corso di questi lunghi anni è stato omaggiato dagli sputazzi e le palate di letame, che l’inconfondibile Sallusti getta a piene mani dalle redazioni dei giornalini padronali presso i quali si passa la staffetta (Libero e Il Giornale), per conto delle nuove Agenzia Stefani coi suoi corifei prezzolati del regime berlusconiano e le relative escrescenze fecali a mezzo stampa.

Chi vuole, può trovare QUI una breve illustrazione sull’esprit libre dell’eroico perseguitato dal Sistema. A protezione del papi-warrior si è schierato l’universo mondo dei media mainstream, insieme all’intero arco parlamentare su mobilitazione trasversale, in quella che (ad essere maliziosi) assomiglia tanto ad una difesa corporativa di natura castale.
Tra i soccorritori in cavalleresco supporto, si distingue per zelo l’insospettabile Marco Travaglio: il castiga-papi folgorato sulla via de “Il Giornale”; il vate del grillismo militante che farebbe carcerare mezzo mondo, ma non il collega che di quel mondo è da sempre l’alfiere a libro paga.
Per i palati più raffinati, c’è da segnalare lo sgangherato editoriale di Giovanni Valentini, pubblicato su La Repubblica, dove si esibisce in una imbarazzante difesa d’ufficio che sembra ricalcata in toto sulle tesi di un Cicchitto o un Gasparri..!

«Per commentare l’inverosimile caso di Alessandro Sallusti, ultima vittima designata di una giustizia ingiusta, basterebbe citare una celebre frase: “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle”.»

Giovanni Valentini
Quando un direttore rischia la galera
La Repubblica – (22/09/2012)

Non per niente, il ricorso alla “galera” costituisce in sé un fatto aleatorio e dunque relativo… Finché a finirci dentro sono dei perfetti sconosciuti (o gli ‘altri’) va sempre bene, o comunque frega loro ben poco, ma se ad essere castigato è uno della sacra categoria, santificata dall’iscrizione ad un Albo, allora cambia tutto..!
Nella fattispecie il povero Sallusti, il vurdalak riesumato dalle cripte della Curia comasca, ha solo sfruttato il dramma privatissimo e delicatissimo di una ragazzina che ricorre all’aborto, trasformando la notizia in uno straccio ideologico da agitare contro l’esecrata magistratura, per galvanizzare le falangi sanfediste di certo berlusconismo che però nulla hanno mai avuto da eccepire sugli squallidi giri di prostituzione minorile nelle alcove del papi nazionale.
Ed ora, mentre se la fa visibilmente addosso in attesa della sentenza, Sallusti è di una tenerezza irresistibile mentre pigola le sue ragioni, farfugliando qualcosa sulla libertà di stampa…
A tal proposito, è interessante ripercorrere le paginette che Il Giornale a direzione Sallusti dedicò a suo tempo alla cosiddetta “Legge Bavaglio” ed al decreto “ammazza-blog” (dei quali avevamo parlato in esteso QUI e QUI), regalandoci illuminanti disamine sul tema… La normativa, fortissimamente voluta dal PdL, introduceva pesanti limitazioni della libertà di espressione, con un’estensione allargata delle sanzioni penali (ma con aggravio di pena) a bloggers, siti amatoriali ed informativi senza scopo di lucro. Sono le stesse sanzioni  attualmente previste per le testate giornalistiche registrate e per i loro direttori. Questi ultimi però sono economicamente protetti (e pagati) dal proprio editore, che di solito risponde in solido dei risarcimenti e delle spese legali. E sono altresì le stesse sanzioni contro le quali oggi il giornalismo professionale tuona all’unisono, in difesa di Sallusti e rigorosamente pro domo sua.
Per esempio, in merito al disegno di legge n.1611, presentato dall’accoppiata sicana Alfano-Centaro di quel delle libertà, si prevedeva un inasprimento delle pene detentive da uno a cinque anni, contro chiunque indebitamente notizie inerenti ad atti o a documentazione del procedimento penale coperti dal segreto, dei quali è venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio; nonché l’obbligo di rettifica entro 48h con pubblicazione integrale delle insindacabili rimostranze, fornite dalla (presunta) parte lesa, con la massima evidenza e senza alcun commento.
Dinanzi ad una serie di proteste legittime (ancorché inutili) contro il tentativo censorio, così si esprimeva il buon Filippo Facci dalle colonne de “Il Giornale”:

 «A un certo vittimismo di categoria stile mi-straccio-le-vesti, roba insomma da giornalisti, ora si aggiunge un’antistorica e anche un po’ patetica – mi scuseranno – pretesa di separatezza da parte dei cosiddetti blogger, i proprietari cioè di blog e di siti internet che per il prossimo 14 luglio hanno indetto uno sciopero: in pratica significa che non aggiorneranno i loro blog con ciò ritenendo – mi scuseranno ancora – che gliene freghi qualcosa a qualcuno. Loro la chiamano “giornata di protesta contro il decreto Alfano e l’emendamento ammazza-internet”, che poi sarebbe quella parte del decreto (comma 28, lettera A dell’Art.1)
[…] In pratica, cioè, dovrebbero comportarsi come il resto della stampa ed esserne più o meno equiparati: e peggior bestemmia per loro non esiste….
Che cosa vogliono costoro? È semplicissimo: vogliono che la rete resti porto franco e che permanga cioè quella sorta di irresponsabile e anarchica allegria che era propria di una fase pionieristica di internet e che era precedente a quando “la rete” non era ancora divenuta ciò che è ora: un media rivoluzionario, ma pur sempre un media, dunque la propaggine di altri media anche tradizionali che sono regolati dalla legge come tutto lo è.»

 Filippo Facci
 “Decreto Alfano: chissenefrega dello sciopero dei blogger”
Il Giornale – 07/07/2011

Il generoso editorialista ci tiene comunque a ribadire che gli assennati non hanno niente da temere. Ne hanno i cretini, gli anonimi e i disinformati. Si potrebbe obiettare che le cose non stanno sempre così e che non tutti hanno le risorse economiche per poter affrontare le spese legali, inerenti pretestuose richieste miliardarie di risarcimento danni che, com’è noto, non costano nulla al querelante e costituiscono un ottimo strumento di intimidazione e censura.
E certi accorgimenti, dettati da una doverosa prudenza, sono più che leciti fintanto che in Parlamento circolerà gente come l’avv. Maurizio Paniz, quello tuttora convinto che Ruby sia la nipote di Mubarak, che va predicando in giro:

«Devono essere sanzionati i giornali che pubblicano e i giornalisti. I giornalisti con una misura di rilevanza penale. Il giornalista che pubblica ciò che non può pubblicare dovrebbe subire una sanzione pensale. Il carcere magari è un percorso più lungo… Ci vorrebbe una sanzione da 15 giorni a un anno, poi il giudice graduerà a seconda della violazione, vedrà se sono possibili riti alternativi, pene pecuniarie o multe o se il giornalista debba andare in carcere.»

 Maurizio Paniz
(05/10/2011)

All’ossigenato Facci che non perde occasione di ribadire quant’è coraggioso lui che ci mette la faccia, con l’editore alle spalle che rifonde i danni di eventuali querele, dall’alto delle sue tutele contrattuali, e al quale ora tremano le dita sulla testiera insieme all’altro leone di carta, Vittorio Feltri, si potrebbe chiedere loro perché mai un Alessandro Sallusti non dovrebbe rispondere di insulti e falsità come chiunque altro. E di cosa abbiano tanto da lamentarsi, se adesso viene applicato quanto previsto dalla Legge, tanto invocata dallo stesso Facci…
Nella fattispecie, si tratta degli articoli 595, 596, 596bis, 597 e 599, del Codice Penale:

Art. 595 c.p. – Diffamazione
Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a 2.065 euro.
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro.
Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

Art. 596-bis c.p. – Diffamazione col mezzo della stampa.
Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all’editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57-bis e 58.

È vero! Il povero Sallusti non ha mai scritto l’articolo incriminato e pubblicato da quella vasca di liquami senza eguali, chiamata Libero, della quale Sallusti era malauguratamente direttore…
Infatti è stato inquisito ai sensi dei famigerati articoli 57 e 57bis, 58 e 58 bis del Codice Penale, che disciplinano la “responsabilità del direttore e dell’editore:

Art. 57 c.p. – Reati commessi col mezzo della stampa periodica.
Salva la responsabilità dell’autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati [528, 565, 596bis, 683, 684, 685], è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo.

Che l’intera normativa vada rivista ed il reato di diffamazione ridefinito è indubbio.
E il sedicente “Popolo delle Libertà” ha tentato più volte di provvedere in tal senso… cercando di quadruplicare le sanzioni ed estendendo la carcerazione con un inasprimento delle pene detentive!
Prima che l’abnormità della sanzione riguardasse il fedele Sallusti, i pretoriani del papi imperiale non s’erano mai posti il problema, se non in termini ulteriormente repressivi, irridendo quanti impugnavano la questione:

«Irresistibili. Appena qualcuno ne lancia uno, con riflesso pavloviano scattano penna in pugno a sottoscriverli. E così è successo ieri, non appena un gruppo di editori ha ri-lanciato un appello “In difesa della libera informazione”, identico a quello pre-lanciato lo scorso anno al Salone del Libro di Torino contro il ddl intercettazioni. Stessa materia di discussione, stesso governo in carica e quindi stesse urla scandalizzate.
[…] Ora, a parte che la “piena democrazia”, semmai, si gioca sul difficilissimo equilibrio fra libertà di informazione da una parte e tutela della privacy del cittadino dall’altra (un aspetto che i pasdaran del «Pubblichiamo tutto, sempre e subito», anche i contenuti delle intercettazioni penalmente irrilevanti, tendono a dimenticare)… E a parte il fatto che fra il minacciare il carcere per i giornalisti e il pubblicare indiscriminatamente qualsiasi carta esca dalle Procure c’è tutto lo spazio per una civile discussione senza per forza parlare di legge “fascista” come ha fatto l’Idv appena letto l’appello… A parte tutto questo, il manifesto degli editori pone un dubbio e una domanda. Il dubbio è che appelli come questo siano atti di militanza intellettuale, legittima se la si ammette ma ipocrita se si vuole fare “quelli che noi siamo super partes”
[…] Se il principio della libertà di informazione è sempre sacro, la sua difesa a volte – quando è strumentale – rischia di diventare, se non falsa, profana.»

 Luigi Mascheroni
 “Editori uniti anti-bavaglio Un’accolita di ipocriti che grida alla censura
Il Giornale – (11/10/2011)

Per l’appunto, basta con le ipocrisie. E dunque, giusto per fare il verso a Filippo Facci, chissenefrega di Sallusti!

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Tana libera tutti

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on 12 gennaio 2012 by Sendivogius

È sfiziosissimo assistere alla dissociazione schizofrenica della Lega sul caso Cosentino: la sera prima vota in commissione per l’autorizzazione a procedere; la mattina successiva rinnega tutto quanto era andata sostenendo soltanto 12 ore prima. Evidentemente la notte porta consiglio. E quattrini, con assegni staccati all’ultimo istante.
 A tal proposito è stato semplicemente meraviglioso l’intervento dell’onorevole (si fa per dire) Luca Rodolfo Paolini che, con un calzino infilato in bocca, si spende in una incredibile difesa ad oltranza della diversità giuridica degli optimates parcheggiati in parlamento, che non possono mica essere trattati (e processati) alla stregua di un qualsiasi plebeo. In compenso, se la prende con la stampa ed i social network, d’altronde in ottima compagnia insieme all’avv. Maurizio Paniz, suo collega in giunta e altro ‘libertario’ a corrente alternata secondo parcella.

I blog sono diventati un fenomeno di vita sociale e vanno sanzionati.
(Maurizio Paniz – 05/10/11)

Si tratta dello spudorato cammellone, esperto in meretricio forense, che ancora va in giro sostenendo che la marocchina Ruby sia la nipote di Mubarak. E (molto) in fondo, parliamo dello stesso parlamento che ha stabilito per voto il legame di parentela.
In nome della (in)uguaglianza dei cittadini dinanzia alla Legge, fedele al principio del Lei non sa chi sono io, il padao-marchigiano Paolini ci regala un vero monumento oratorio ai privilegi della “casta” tramite un’appassionata lirica per l’immunità di Nicola Cosentino, che nell’immaginario del leghismo militante resta però un terrone in odore di camorra.
Ma questa non è certo l’unica né l’ultima delle metamorfosi del partito del popolo padano e dei conti in Tanzania. Del resto, la Lega non è mai stato un movimento forcaiolo: ha cominciato sventolando i cappi contro i tangentari; ha finito per perorarne le cause in Parlamento, riservando arresti sommari e le minacce di linciaggio unicamente contro meridionali e stranieri, meglio se poveri. In quanto alle questioni serie, variano a seconda delle convenienze del clan Bossi e del portafoglio di famiglia. Tipico di chi ha venduto l’anima (e subito dopo il culo) dalle parti di Arcore…

«La Lega non si è mai occupata delle questioni che per le città sono vitali; mai degli immigrati se non per minacciarli di pallottole di gomme e di espulsioni, mai di affari, mai di drogati, mai di Europa, ma dei giovani senza arte né parte, mai dei poveri. Ancora oggi non si sa che cosa Bossi abbia in testa di fare del movimento, come se lo avesse fondato in uno stato di eccitazione e di combinazioni che si sommavano, e poi si è andato avanti di tatticismo in tatticismo […] Pur di assicurarsi un seguito e di allargare il consenso, la Lega appoggia tutte le rivendicazioni corporative senza curarsi se siano giuste o no, purché siano contro il governo. Se i produttori di latte occupano le strade, aeroporti e ferrovie, per non pagare le multe europee, la Lega di precipita con le sue bandiere. La sua adesione va immediatamente alle corporazioni forti che si fanno ragioni da sole, camionisti, commercianti, oppositori del fisco. La legge per Bossi conta finché non colpisce la Lega; appena un cassiere leghista viene colto con le mani nel sacco, appena arriva un mandato di comparizione per qualche dirigente o militante, eccolo gridare alla persecuzione, al complotto ordito da magistrati servi, da poliziotti “sbirri”.»

  Giorgio Bocca
Padania Immaginaria”
(1998)

Invece, per la pattuglia dei Radicali che tanto si è impegnata per garantire l’impunità degli inquisiti, la definizione ideale andrebbe presa in prestito dalla prosa puntuta di Paolo Valera:

IL PUTTANO
La grande maggioranza degli uomini politici è costituita da tipi che si smontano e montano meccanicamente. In giornalismo ne abbiamo delle frotte. Nel terreno giornalistico ci si affonda. Si discende come dei palombari nel fango alla ricerca dei “maîtres chanteurs”. Vi si trovano delle figure che di anno in anno modificano, capovolgono e inghiottono se stesse. È forse l’atmosfera giornalistica che invita a diventare paltonieri. Gli esempi fanno scuola.

Naturalmente, nella fattispecie attuale, la parola “puttano” andrebbe declinata al plurale.

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(25) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , on 31 marzo 2011 by Sendivogius

Classifica MARZO 2011”

I nostri sedicenti statisti da operetta giganteggiano nell’empireo della mediocrità, al cui confronto il mostruoso Cetto La Qualunque è solo un volenteroso principiante. E certo i livelli raggiunti da un raggiante pornonano catramato restano comunque irraggiungibili…
E mentre l’Italia affonda nella stagflazione, travolta dalla crisi economica, il Giappone vive la sua nuova apocalisse nucleare, il Medio Oriente ed il Nord Africa implodono sotto il peso delle rivolte sociali, la Libia è in guerra, e ondate di profughi si riversano sulle coste italiane, è chiaro che per il Governo la prima ed unica priorità è la “riforma epocale” del sistema giudiziario reo di lesa maestà.
Prima i suoi interessi e poi i suoi processi. In questo l’Unto è assolutamente coerente…
Irresistibile mentre si esibisce incerottato durante le conferenze stampa, mentre agita con convinzione i suoi disegnini dell’asilo ad illustrare ai compiacenti Cinegiornali Luce di regime l’essenza della sua riforma della giustizia, a presunto consumo per un elettorato di potenziali deficienti.
Inappuntabile quando si presenta in tribunale, attorniato da una claque reclutata per la circostanza tra sottosegretari di governo e avvizzite baldracche ossigenate, rastrellate tra le comparse Mediaset per un panino e 20 euro.
Impareggiabile quando minaccia di presentarsi in udienza ed in TV a reti unificate, a perorare le sue ragioni di puttaniere seriale, insieme alle 33 favorite dell’harem dell’Orgettina: dai trentatre trentini ai trentatre troioni.
Ma impagabile è pure la servitù a contratto che allestisce siparietti da propaganda nordcoreana, con finti terremotati che illustrano le virtù taumaturgiche del re nudo, in una chiamata generale alle armi che non esclude nemmeno la Donna Cannone ed il Circo Barnum.
Una menzione speciale meritano pure quegli onorevoli avvocati pronti a giurare sulla parentela tra Ruby ed il deposto zio Mubarak; nonché pronti a ribaltare le anagrafi marocchine per dimostrare la maggiore età della ragazza ai tempi delle “eleganti cene” di Arcore con menù al bunga-bunga. E allora, dinanzi a tanto innocenti relazioni, proprio non si capisce l’importanza che Ruby fosse maggiorenne o meno. In caso contrario, la domanda nasce spontanea: ma Lui si tromba tutte le nipoti dei capi di Stato stranieri, che Lele Mora gli porta in casa?!? È una nuova strategia diplomatica?
È interessante notare i toni sdegnati coi quali la stampa nazionale ha biasimato lo “squallido giro di prostituzione minorile” scoperto nella provincia di Reggio Calabria, dove ragazzine minorenni, provenienti da famiglia disagiate in difficoltà economica. concedevano le loro prestazioni mercenarie a ricchi 70enni. Oh Parbleu! Che cose incredibili accadono lontano dal mondo della politica, fuori dai raffinati palazzi del Presidente del Consiglio!

  Hit Parade del mese:

01. PROSTITUZIONE LEGALE

[23 Mar.] «Confermo che Ruby è la nipote di Mubarak. E’ frutto di un mio convincimento e di una corretta lettura degli atti.»
 (Maurizio Paniz, lo sguattero palatino)

 

02. POENITENTIAM AGITE

[22 Mar.] «Le grandi catastrofi sono una voce paterna della volontà di Dio, che ci richiama al fine ultimo della nostra vita. Se la terra non avesse catastrofi, eserciterebbe su di noi un fascino irresistibile, e non ricorderemmo che siamo cittadini del cielo. In secondo luogo, le catastrofi sono i giusti castighi di Dio. Alla colpa del peccato originale si aggiungono le nostre colpe personali e quelle collettive, e mentre Dio premia e castiga nell’eternità, è sulla terra che premia o castiga le nazioni»
 (Roberto De Mattei, Castigatore temporale)

 

03. AVANTI…

[14 Mar.] «Andiamo avanti con il nostro piano nucleare. Non ci facciamo certo prendere dall’emozione»
 (Paolo Romani, Ministro al Sottosviluppo)

 

03.bis …E INDIETRO!

[17 Mar.] «Dobbiamo fermarci un attimo per capire cosa fare»
 (Paolo Romani, Bancarottiere del Re)

 

04. PRESTIGIO NAZIONALE

[21 Mar.] «Il governo italiano ha ben difeso in questi anni l’interesse nazionale e, anche in questo frangente molto difficile, è protagonista sulla scena internazionale.»
 (Maurizio Gasparri, il Culo Parlante)

 

05. SENZA SPERANZA

[16 Mar.] «Anche le dighe sono pericolose e comunque non ci sono centrali nucleari da aprire domani mattina» 
 (Maurizio Gasparri, Coglione irreversibile)

 

06. RISPARMIO ENERGETICO

[09 Mar.] «Gli incentivi alle energie rinnovabili devono adeguarsi all’andamento degli altri paesi europei. Il ‘boom’ del settore fotovoltaico determina sulle bollette dei cittadini  un aggravio che era necessario calmierare»
 (Silvio Berlusconi, il Ragioniere)

 

07. MERITOCRAZIA

[05 Mar.] «Noi non siamo state catapultate dall’alto nelle stanze del governo; noi abbiamo la capacità, la professionalità, la competenza. Altre devono imparare da noi.»
 (Mara Carfagna, Professionista)

 

08. FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE

[09 Mar.] «La crociata neopuritana è la vergogna dello Stato italiano (…) Sull’inchiesta di Milano ho le idee chiare: è un processo stregonesco, messo in piedi da pedinatori, giornalisti e magistrati. Un boomerang per gli oppositori del premier. L’alternativa ai leader si costruisce con la politica.»
 (Giuliano Ferrara, il Machiavello)

 

09. NECESSITÀ INDEROGABILI

[10 Mar.] «La riforma della Giustizia non è per i processi in corso»
 (Angelino Alfano, l’utile idiota)

 

10. CIRCO BARNUM

[30 Mar.] «Svuoterò l’isola di Lampedusa dagli stranieri entro 48 ore»
 (Silvio Berlusconi, Cetto La Qualunque)

 

10.bis PACE SOCIALE; RASSEGNAZIONE & SOTTOMISSIONE: Mò c’hai rotto er cazzo pure te!

[30 Mar.] «Il mio è un potere neutro che viene esercitato allo scopo di garantire la Costituzione e l’equilibrio tra i poteri.
I decreti nel nostro ordinamento sono eccezioni, però il Presidente del Consiglio rappresenta la maggioranza parlamentare e non si può obiettare più di tanto. Io posso solo dare qualche consiglio, ma se lui insiste non si può far altro che dirgli ‘la responsabilità è tua’.
[…] Bisogna rimuovere le tensioni anche istituzionali che finirebbero per alimentare nell’opinione pubblica e specialmente tra i giovani motivi di disorientamento e sfiducia che è indispensabile scongiurare»
 (Giorgio Napolitano, Pacifondaio sociale)

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