Archivio per Mattia Feltri

SCARAFAGGI

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 ottobre 2021 by Sendivogius

Con tanto di disposizione nel dettato costituzionale che vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” e con ben due leggi (Scelba/Mancino), che sanzionano chiunque promuova sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e intendendo per tale ogni:

«associazione, movimento o comunque gruppo di persone non inferiore a cinque che persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista
  (Legge 645 del 1952)

Ovvero, con una legge (L.122 del 1993) contro “chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”, vietando ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi

Ci si chiede cos’altro serva ancora alla magistratura italiana, pur così solerte in altri frangenti, per sciogliere finalmente quelle organizzazioni dichiaratamente fasciste, che si esibiscono in apologia di reato permanente, e che di solito magistrati coccolosi e quanto mai comprensivi liquidano come “espressioni del pensiero, costituzionalmente garantite e prive di offensività”, come nel caso delle celebrazioni neo-naziste delle Waffen-SS a Milano.
Immaginate voi se una cosa del genere accadesse a Berlino, dove evidentemente ci sono giudici con maggior senso della decenza!
Che la c.d. Legge Scelba sia disattesa da 70 anni, fin dall’alba della sua promulgazione, è cosa nota, visto che di associazioni e partiti apertamente fascisti ne abbiamo avuti e ne abbiamo tuttora a iosa: tutti liberi di scorrazzare in parlamento e dintorni, a braccino sempre teso e molto più che ‘tollerati’.
Che ad un secolo di distanza i neo-nazisti di Forza Nuova (o Italia Libera, come amano farsi chiamare ora) intendano invece festeggiare i fasti del 1921 con gli assalti squadristi alle Camere del Lavoro, devastando praticamente indisturbati la sede del principale sindacato italiano in pieno centro a Roma, è qualcosa che (al di là delle solidarietà pelose e più o meno ipocrite) qualcuno dovrebbe spiegare… a partire forse dal Ministero dell’Interno, che da oltre un anno va consentendo il libero proliferare di manifestazioni non autorizzate dei sedicenti “no-vax” in flagranza di reato, insieme a bande di fascisti ringalluzziti più che mai dal clima di sostanziale impunità, fingendo di ignorare la saldatura eversiva che si va coagulando attorno ai gruppi più estremi. Questo perché nel mondo alla rovescia ci si laurea all’università virtuale di YouTube, dove l’ultimo coglione analfabeta che pubblica un video sulle virtù anti-covid della clorochina, ed altre cure miracolose, ha più credibilità di un premio Nobel per la medicina; perché i vaccini no, non sono sicuri, ma gli amuleti e le pozioni magiche suggeriti da sciamani e mitomani su F/B invece sì. Su questa distorsione sistematica della realtà per bias cognitivo, i fascisti ci sguazzano. Da sempre. E ci costruiscono sopra le loro narrazioni parallele…
Sono lontani i tempi in cui i solerti funzionarini della DIGOS piombavano nelle case di privati cittadini, senza alcun mandato o fattispecie concreta di reato, per strappare via dai balconi quei lenzuoli che potevano urtare la suscettibilità di un’indecente cialtrone travestito da sbirro, durante il passaggio del loro duce di ghisa.
Forse la stessa Questura di Roma dovrebbe spiegare perché mai un “sorvegliato speciale” (il pluripregiudicato e recidivo Giuliano Castellino) sia sempre presente dove non dovrebbe essere. E se ne vada tranquillamente in giro alla testa delle sue squadracce, a devastare il centro di Roma in una riedizione dell’omonima “marcia”, preannunciando con congruo anticipo il raid via social, onde chiamare i camerati all’adunata.
E più di qualcun altro in più alta sede dovrebbe finalmente chiarire perché mai due organizzazioni ostentamente fasciste, come Casa Pound e Forza Nuova, fondate da ex terroristi latitanti e nate come diretta filiazione di Terza Posizione, movimento eversivo ambiguamente collaterale ai NAR di Fioravanti, con una venerazione feticistica per il “Caccola” ed i suoi esteti del golpe militare, possano prodursi in aperta apologia, agendo sostanzialmente indisturbate e svincolate dalle leggi di quella Repubblica che pubblicamente  avversano…
Forse perché godono di una pubblicistica più che compiacente nella cosiddetta “stampa moderata”.
Non per niente, a leggere gli osceni giornaletti di sedicente corso ‘liberale’ infeudati dalla famiglia Feltri, grazie al rampollo Mattia, sappiamo che se in Italia abbiamo nella sua preponderanza una delle destre più fascista, antidemocratica ed eversiva dell’Europa occidentale, è ovviamente colpa della sinistra e dell’antifascismo che si ostinano contrastare la risacca nera.

E per spiegare meglio il concetto dalle colonne infami del suo giornalino on line, il figliol prodigo chiama direttamente qualche (post?)fascista di ritorno, in qualità di “esperto della materia”, l’incredibile Mario Landolfi, tale è il livello di indecenza raggiunto da un Mattia Feltri, a segnare la differenza con una passata direzione assai più seria della sua.

Forse, dicevamo, i reduci di Terza Posizione confluiti nelle scatole cinesi di Casa Pound e FN sono intoccabili, perché ai loro esponenti non viene mai negata una candidatura nazionale, con le quali inzeppano le liste della Lega salviniana ed i Fascisti d’Italia della ducia della Garbatella, tra saluti romani, fasci littori, busti del Mascellone, baroni neri e nazi-party della movida sovranista, per uno scrosciare di ammiccamenti, affinità tanto elettive quanto elettorali, e vicinanza ben più che ideale, con gli altri schizzi sparsi della destra già missina.

Cristian D’Adamo, candidato di “Fratelli d’Italia” a Fondi. Uno dei tanti (troppi)

Talmente vicini da condividere fino a poco tempo fa le stesse sedi e gli stessi uffici con gli intraprendenti nazisti di Forza Nuova, tanto da non capire bene la differenza che intercorre in questa sorta di millefoglie nero, perfettamente sovrapponibile secondo i casi e le circostanze. E intanto si continua a lisciare loro il pelo, in base alla convenienza del momento, salvo prendere le distanze (provvisorie) quando la convivenza rischia di diventare troppo compromettente e l’evidenza sfacciata, almeno fino al prossimo pellegrinaggio a Predappio, o le foto goliardiche in uniforme da gerarca.
In tal senso, si distingue Giorgia Meloni che raggiunge vette di puro Sublime, mentre il suo candidato sindaco al Campidoglio, tal Michetti, discetta di “banchieri giudei” e “lobby ebraica”. E Giorgina (vezzeggiata dai media compiacenti che manco fosse la Thatcher!) in questo è brava a sgusciar via, come un’anguilla impigliata all’amo che si accartoccia su se stessa: condanna (a chiacchiere) l’assalto squadrista di Roma, ma riesce a non pronunciare MAI in merito la parola “fascista”, fino al capolavoro finale di negazione per rimozione:

“E’ sicuramente violenza e squadrismo poi la matrice non la conosco. Nel senso che non so quale fosse la matrice di questa manifestazione.”

E ci regala una simile perla di sofismo spicciolo, mentre si trova in Spagna, a raduno coi nostalgici falangisti di VOX..!

È evidente che la famigerata “matrice” continua proprio a sfuggirle. Perciò vedrete: esauriti i biasimi di rito e le ipocrisie di contorno, continuerà tutto come e peggio di prima, più di sempre.

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Di Padre in Figlio

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 10 Maggio 2021 by Sendivogius

 In uno di quei fondamentali editoriali che certo non faranno la storia del giornalismo, Mattia Feltri, figlio del più famoso Littorio, si è sentito in dovere di annunciare al popolo la sua entusiastica adesione al pacco referendario targato Lega-Radicali; almeno prima che l’ispirato articolo scomparisse dalle prime pagine dell’HuffingtonPost, dove pure faceva bella vista di sé.
Non meravigliatevi invece del connubio radical-leghista: sono due populismi speculari e complementari; anche se su scala ridotta nel caso degli orfanelli pannelliani, sempre buoni per tutte le copule possibili.
Ovviamente noi non entreremo nel merito delle scelte personali, ancorché pubbliche, del figliol prodigo. E poco importa se l’auspicata “riforma” della Giustizia (in funzione anti-magistratura), previo referendum, ricalca in tutto e per tutto il famigerato Piano di Rinascita della loggia eversiva Propaganda 2. Ognuno si accompagna a chi meglio lo rappresenta.
Più che altro, ci diverte molto come il puntuto Mattia Feltri, per motivare il suo sostegno incondizionato alla nobile iniziativa, non trovi niente di meglio che prendere di petto estensivamente la magistratura in blocco, presumibilmente “politicizzata”, naturalmente di sinistra (Feltri non lo dice, ma lo lascia intendere e poco ci manca che non parli di “toghe rosse”), portatrice castale di un’abnorme indipendenza (è un problema!), dove “la politica, specialmente a sinistra, continua a reputarsi un potere minore e si comporta da tale”.
Dalle parti della destra di potere e di sottogoverno prevale infatti il distaccato aplomb istituzionale del civil servant al di sopra di ogni interesse di parte.
Ovviamente, il Feltri figlio non coglie assolutamente la contraddizione di quanto va scrivendo, quando invoca una magistratura finalmente indipendente, come secondo lui avviene “in qualsiasi paese democratico occidentale dove, in forme più o meno attenuate, le procure sottostanno alla vigilanza della politica”.
E lo fa, mentre rivendica il primato della politica, e dunque dei partiti, da cui se ne evince implicitamente che la magistratura debba esserne eterodiretta e controllata. Ma lui la chiama “indipendenza”.
Politica ovviamente depurata da ogni contaminazione di sinistra ispirazione, dove prevarrebbe (secondo l’incontrovertibile opinione del liberalissimo Feltri):

“l’abitudine sovietica di cancellare il dissidente, di escluderlo dal panorama, di togliergli il diritto di cittadinanza (pensate alla meraviglia di Luca Paladini dei Sentinelli, che non ha voluto nei suoi canali social il video in sostegno alla legge Zan di Alessandra Mussolini, perché non si accetta solidarietà dai fascisti; dunque se dici qualcosa contro la legge Zan sei fascista, ma se sei fascista non puoi dire qualcosa a favore della legge Zan, e mi sembra un approccio di perfezione fascista).”

Evidentemente, Feltri (Mattia), perché buon sangue non mente, deve aver scambiato l’annacquata melassa democristiana che si fa chiamare “centrosinistra”, per il Consiglio Supremo dei Soviet, ed il mite Letta per una sorta di reincarnazione di Lenin, vista l’inquietante somiglianza fisica!
Ma il pezzo migliore del suo sgangheratissimo editoriale, Feltri Mattia (o era Littorio?) lo riserva contro Luca Paladini, leader informale dei “Sentinelli” di Milano. E non si capisce cosa c’entri, a parte la gratuità astiosa dell’attacco.
Paladini è infatti reo di non aver ospitato il contributo di Alessandra Mussolini sul suo sito, non conformandosi alla solidarietà pelosa degli stessi fascisti, dai ranghi dei quali provengono quelli che i froci li brucerebbero nei forni.
Spiace ricordare a Mattia Feltri, che sul proprio canale social uno è liberissimo di ospitare i contributi di chi più gli aggrada. Questo perché i giornali non sono cassette delle lettere dove ognuno imbuca quello che gli pare; figuriamoci dunque un blog privato.
Feltri figlio questo dovrebbe saperlo bene, visto che a suo tempo censurò senza mezze misure l’intervento di Laura Boldrini (amatissima da quella destra liberale alla quale Feltri strizza l’occhio), che si era permessa di criticare il disgustoso sessismo del Feltri padre, scambiando la testata editoriale che dirige come una sua proprietà personale da gestire come più gli pare. Ma guai a chiamarla censura!
Feltri Mattia di papà non parla; meno che mai si vuole pronunciare “sulle accuse di sessismo e altre fantasie”. Tanto meno permette di farlo ad altri sul ‘suo’ giornale:

in trentadue anni che faccio questo mestiere ho visto quotidianamente e più volte al giorno direttori buttare via articoli per mille motivi, di opportunità, di linea politica, di convenienza, di gusto, talvolta le scelte sono illustrate, altre liquidate alzando un sopracciglio, ed è la normalità eterna della stampa.”

Evidentemente, gli sfugge [QUI] ciò che normale invece non è… Però Luca Paladini doveva pubblicare l’irrinunciabile contributo della orgogliosamente fascista Alessandra Mussolini, perché in caso contrario il fascista è lui, nella perfezione dell’approccio che lo contraddistingue come tale.
Va da sé che il problema sono i “Sentinelli”, se l’Italia qualche problemino con l’omofobia ce l’ha: la causa non è il fascismo eterno degli italiani, ma degli antifascisti che vi si oppongono. Come per la magistratura, la riforma non si fa perché la sinistra non vuole. E non se ne può discutere. O meglio, non si può contestare il Feltri pensiero, che ha il dono dell’infallibilità e l’allergia alla critica, chiuso ad ogni obiezione, come ogni sincero democratico sa e pratica, mentre si contorce in arzigogolati sofismi, nel tentativo di riciclarsi da destra come direttore-padrone di un finto giornalino progressista, promuovendo temi cari a certo concentrato reazionario di ispirazione più o meno “fascista”. L’approccio perfetto.

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Letture del tempo presente (VIII)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 ottobre 2020 by Sendivogius

“SE L’EUROPA NON SA DIFENDERSI, PERDE SE STESSA”

«L’incolmabile e spaventosa differenza fra la strage islamista nella cattedrale di Nizza e le precedenti, in Francia e non solo, è che quelle derivavano da minuziose strategie di terroristi asserragliati nelle grotte afghane o nel sedicente Stato del Profeta, questa deriva dall’incontinenza e dalla sconsideratezza verbale del presidente di una nazione, la Turchia, che solo pochi anni fa ambiva all’ingresso nell’Ue, che tuttora partecipa a organismi europei (compreso quello di tutela dei diritti umani) e che occupa un ruolo rilevante nella Nato, la più grande organizzazione di difesa internazionale.
La precipitosa e schietta condanna dell’attentato diffusa ieri dal governo di Ankara non potrà scolorire le parole spese dal presidente Recep Tayyip Erdoğan dopo la decapitazione del professore Samuel Paty, colpevole d’aver esibito a scuola le vignette blasfeme di Charlie Hebdo, e dopo la vigorosa rivendicazione di Emmanuel Macron della libertà d’espressione come caposaldo delle democrazie liberali. Erdoğan ha dato a Macron del malato di mente, del nuovo crociato, ha paragonato le condizioni di vita dei musulmani in Europa a quelle degli ebrei della Shoah, ha invitato i paesi islamici a boicottare i prodotti francesi, e alcune piazze islamiche hanno risposto dando fuoco alla bandiera della République. Eppure nel gennaio del 2015, e lo ha ricordato qui Cesare Martinetti, Erdoğan inviò il suo primo ministro a Parigi per sfilare a fianco del presidente François Hollande, in segno di fratellanza ideale dopo la carneficina di Charlie Hebdo. A distanza di pochissimi anni c’è un’altra Turchia, che ambisce a essere il nuovo baricentro del mondo islamico, compreso quello estremista, che tiene l’Europa per il collo minacciando di spianare le strade ai profughi siriani, che allegra e indisturbata se ne va per i mari di Cipro e Grecia a cercare gas naturali, e che in casa chiude gli oppositori in galera. E gli europei, zitti.
Le pigre solidarietà offerte ieri alla Francia – prefabbricate e desolanti quelle di Roma – viaggiano parallele ai nervosismi per la disinvoltura di Charlie Hebdo, imperterrita per la sua strada, compresa l’ultima tremenda copertina su Erdoğan che solleva la gonna a una ragazza e il panorama gli ricorda Maometto. Poi un giorno parleremo di quanta responsabilità presupponga la libertà, ma è come se oggi avessimo lasciato a dei vignettisti bricconi la gestione della terapia intensiva dei nostri valori cruciali, e mentre noi seguiamo annoiati il bollettino clinico del tracollo, ci scandalizziamo dei loro modi brutali (buoni tutti a difendere il diritto di opinione quando le opinioni sono accettabili). Oggi, a quasi sei anni dal massacro, Charlie Hebdo è ospitata in un bunker dove esercita il suo diritto di stampa, di critica, di satira e di blasfemia. Ma è il bunker in cui viviamo tutti noi a essere più asfissiante, ci infiliamo da soli ogni volta che ci chiediamo – anche noi giornalisti – se usare certi termini e ripubblicare certe vignette finirà con l’offendere la suscettibilità di qualcuno. Se, in definitiva, metteremo a repentaglio la nostra sicurezza. Ma una società che tiene più alla sicurezza che alla libertà su cui si è fondata è già una società morente.
In uno straordinario libro steso durante l’occupazione nazista di Parigi, il filosofo Emil Cioran descrisse la Francia come un paese attaccato alla propria pelle piuttosto che alle proprie idee, e dunque un paese perduto. Ormai tutta Europa è così. E’ incapace di difendere sé, le ragioni della sua esistenza, l’inviolabile unicità dell’essere umano, la sua facoltà di muoversi, di pensare, di parlare, di associarsi, di professare la religione che ritiene. Si affrontano i nemici esterni e interni con la forza del balbettio. Si rimane spiazzati, dentro un razionalismo liso, un pallido riflesso dei Lumi, al cospetto delle inquietudini oscure e abissali dell’anima che spingono i fanatici a impugnare i coltelli e i kalashnikov. E’ una dimensione che non riconosciamo più. La pace conquistata settantacinque anni fa, soprattutto grazie agli americani e a Winston Churchill (oggi trattato come un razzistello fra tanti) ci sembra un dono divino, un dato di fatto non scalfibile, e invece la pace e la democrazia si conservano soltanto se si è disposti a pagarne le conseguenze, come successe settantacinque anni fa. Non si tratta di invocare la guerra. Si tratta, più banalmente, di rinunciare a qualcosa. La sudditanza verso la Cina e verso la Turchia parlano di un’Europa terrorizzata all’idea di perdere un contratto, un mercato, una percentuale del suo già sfibrato Pil, di doverlo spartire con altri migranti. Ma come sapremo mai restare in piedi se siamo disposti a trattare sul prezzo dei presupposti sacri della nostra identità? Da più di un secolo grandi pensatori, trattati come uccellacci del malaugurio o come eccentrici e simpatici parrucconi, o più spesso ignorati, da Oswald Spengler a Elias Canetti, da José Ortega y Gasset a Johan Huizinga, analizzano e predicono il tramonto dell’Occidente. Non vorrei che, piagnucolanti e tremebondi davanti al Covid e alla Jihad, stessimo finendo col dargli ragione

Mattia Feltri
(29/10/2020)

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