Archivio per Matteo Renzi

Letture del tempo presente (IX)

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , on 2 febbraio 2021 by Sendivogius

Dall’avvicendamento di governo alla crisi eterna. Dal mito della governabilità alla paralisi. Nessun pathos (se mai ne ha avuto uno); nessuna “tensione ideale” che non sia voluttà concupiscente del potere per il potere, o il terrore fottuto di perderlo, nel simulacro dello stesso. Niente di niente.
Un tempo si sarebbe parlato di “teatrini della politica”, che al confronto sembrava roba da professionisti seri. Ora che il sipario è calato su questa squallida farsa da avanspettacolo, rimangono solo nani e mezzeseghe a litigarsi i lembi di una poltrona per troppi culi in ansia, tra i cocci sparsi del governicchio che fu, impantanati in una palude senza uscita dove ribollono i liquami del peggior parlamento mai eletto in tutta la storia repubblicana, nella sua notte più buia dei morti viventi, tra lo sterminato squallore senza redenzione alcuna dove non si salva nessuno.
Lo schifo proprio!

Pareva una crisi invece è una giungla

Programmi orali e poltrone, un’esplorazione mai vista. Saltata ogni prassi consolidata, in altri tempi c’è chi avrebbe gridato al vilipendio verso il Paese

di Alessandro De Angelis
(01/02/2021)

«Sopra il tavolo si discute non del programma, pomposamente ribattezzato “contratto” alla tedesca, ma se esso deve essere “scritto” o tramandato secondo la tradizione omerica, come meglio si addice alle intenzioni vaghe. E, ovviamente, prevale questa seconda scuola di pensiero che più si adegua all’italica commedia dei sospetti, in cui nessuno vuole vincolarsi a impegni stringenti. Sotto il tavolo, magari non quello alla presidenza della Camera, chissà quale, si discute di posti e ministeri, il vero oggetto del contendere, come neanche nei momenti più bui del pentapartito, quando almeno si faceva finta di ammantare di ragionamenti politici appetiti e furia lottizzatrice.
Tra la fantasia di una bicamerale per il Recovery e per le riforme, buona per concludersi quando i denari europei saranno già persi e la rimozione dei nodi più divisivi, dal MES alla prescrizione, l’esplorazione è identica al dibattito, eternamente uguale a se stesso, iniziato tre mesi fa a palazzo Chigi e mai concluso, anche lì con i mitici tavoli: “sopra” il “patto di legislatura”, “sotto” il “riassetto”. È la “meta-verifica”, ai tempi della pandemia con quattrocento morti al giorno. Ovvero la verifica della verifica o, se preferite, la verifica che celebra se stessa, rito che si autoalimenta e si auto-riproduce: la prosecuzione dell’inconcludenza con altri mezzi e in altri luoghi, da palazzo Chigi al Quirinale alle sale della Camera.

Mai si era visto che una crisi politica di un governo producesse un simile stravolgimento della prassi costituzionale. Da che mondo è mondo l’esplorazione serve a verificare la disponibilità su un nome da incaricare, lasciando il tema degli assetti e dei programmi all’incaricato. A maggior ragione su un premier di una maggioranza uscente che governa assieme da oltre un anno e mezzo, non su forze politiche che si stanno mettendo insieme la prima volta. Insomma, basterebbero un paio di telefonate per avere un “sì” o un “no”, anche per evitare un effetto paradossale. Perché se Fico riuscisse mai dove Conte ha fallito non ci sarebbe una sola ragione per non proseguire, nell’azione di governo con chi ha garantito velocità nella risoluzione della crisi, dipanando i nodi più divisivi.
E invece, al termine della lunga esplorazione, a metà tra gli Stati generali di Colao e una zuffa sul Cencelli, non c’è un esito, ma una nuova tappa, anche se dovesse essere incaricato Conte che ripartirà proprio dalle “cose” e dai “nomi”. Esattamente come sarebbe accaduto se avesse ricevuto un incarico venerdì sera. Mettetevi comodi, perché non è finita, anzi non finisce mai. Perché in attesa dell’ennesima riunione dell’esploratore con i capigruppo per capire, prima di salire al Colle, se c’è la disponibilità da parte di Renzi a sostenere Conte, lo stesso Renzi ha fatto capire che la giungla proseguirà fino a sabato. E cioè, anche se Conte sarà incaricato, la nascita del governo dipenderà dall’accordo sui nomi.

Fosse solo un problema di logoramento del governo sarebbe solo un trionfo dell’impotenza. E questo, francamente, si è capito: nessuno ha la forza di guidare politicamente la crisi. Non ce l’ha il Pd che, come l’intendenza di De Gaulle, “seguirà”: ha seguito Conte fino alla Caporetto dei responsabili, ha seguito Renzi, passando dal “mai più” con lui al “nessun veto” verso di lui, adesso segue l’esplorazione con lo spirito di salvare la governabilità sempre e comunque, mai nessuno che parla più di voto. Non ce l’hanno i Cinque stelle che ormai senza bussola si adattano a tutte le cose contro cui sono nati, precipitando in una crisi di identità ai limiti della spersonalizzazione: dall’uno vale uno all’uno ai tempi di Scilipoti all’uno vale l’altro con la Rossi che viene ascoltata da Fico in pompa magna, dall’hashtag “mai con Renzi” al governo con Renzi. Non ce l’ha neanche Renzi, che aveva spiegato quanto Conte fosse un “vulnus” per la democrazia, cioè un pericolo e ora, invece di combatterlo, prova a piazzargli la Boschi al Mise o alle Infrastrutture.

Il problema è che per perseguire la governabilità senza un fine, questa pantomima sta producendo un salto, non solo in termini di logica, ma in termini di logoramento delle istituzioni. E anche di un certo stile istituzionale, come nella vicenda della Autorità delegata dei servizi. Il passaggio di consegne è avvenuto a crisi pressoché aperta, cose mai viste, e ora la nomina è di nuovo oggetto di discussione, con la disinvoltura con cui si parla del cda di una municipalizzata. Il cronista ricorda che Carlo Azeglio Ciampi, per un analogo avvicendamento a governo saldamente in carica, si prese una ventina di giorni per fare delle verifiche su una questione così strategica e delicata.
Già, in altri tempi e a parti invertite, quando c’era un partito che si amava definire il “partito della Costituzione” qualcuno avrebbe urlato, di fronte a questo andazzo, al vilipendio verso il Paese. Ma non c’era lo stato d’eccezione, grande lavacro collettivo che rende tutto lecito

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(143) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , on 30 gennaio 2021 by Sendivogius

Classifica GENNAIO 2021″

Un esecutivo di non morti, nato malissimo e finito peggio, paralizzato da oltre un anno nell’indecisionismo di un premier ridicolo… Una palude istituzionale senza precedenti, dove sguazzano vecchie cariatidi democristiane resuscitate a nuova vita, con tutti i nefasti rituali del peggior trasformismo consociativo, per uno squallore senza fine… Una crisi di governo che va avanti oramai da oltre un mese… Un intero Paese tenuto in ostaggio dai capricci infantili di questa faccia da schiaffi qui…
Poi perché gli Italiani debbano sottostare alle smanie di protagonismo di un disturbo narcisistico ambulante della personalità, col suo miserabile 2% di consensi presunti, è un altro di quei misteri che rendono in tutta la sua evidenza il degrado irreversibile della ‘politica’ stretta nella desolazione dei tempi. È lo stesso Macron italiano (o aspirante tale), che twittava contro il potere di veto dei micro-partitini…
Ma non è certo il caso di dilungarsi sulla coerenza di questo fenomeno da oratorio! Seppur abituati agli exploit del Bomba, divorato com’è dalla bulimia di un Ego smisurato, francamente non ci si capacita perché subire i ricatti del Senatore di Riyad in crisi di visibilità, mentre se ne va tra gli sceicchi, con ingaggio da lacchè, per incensare a pagamento alcuni dei peggiori macellai del pianeta e raccogliere la ‘stecca’ dell’ottimo affare Alitalia (per Etihad), travestito da conferenziere in platee vuote, mentre il Profeta del Rinascimento arabo gioca al massimo sfascio in un’Italia trasformata nel suo set dei balocchi.

Nonostante il metafenomeno non se ne renda minimamente conto, se c’è almeno una cosa sulla quale il Renzie d’Arabia è riuscito a mettere d’accordo un popolo diviso e contrapposto come gli italiani, è il fatto di stare concordemente sul cazzo ai 4/5 della Penisola, per giunta con trend in crescita costante! E si tratta di un risultato notevole. L’unico di questa copia mal-riuscita di Mr Bean.

Hit Parade del mese:

01. LA SOLUZIONE

[20 Gen.] «Non è la soluzione per uscire dal Covid. Bisogna puntare molto sulle difese immunitarie personali. Io sono vegano e ho difese immunitarie altissime. I vegani hanno difese immunitarie quasi perfette. A Conte ho consigliato di diventare vegano, ha detto che ci penserà. A febbraio invece ho suggerito a Speranza di utilizzare la cannabis come rimedio al Covid.»
(Alfonso Ciampolillo, puntello di governo)

02. A BRACCIA TESE

[20 Gen.] «La foto con il braccio teso? In vita mia non ho mai fatto il saluto romano! Quello è un fermo immagine di un momento in cui stavo salutando.»
(Renata Polverini, fascista)

03. #IoApro

[25 Gen.] «Mense degli Ospedali aperte mentre le Trattorie chiuse per Covid?!?.»
(Gianluca Vinci, Intelligenza leghista)

04. MISCELA ARABICA

[27 Gen.] «L’Arabia saudita può diventare il Rinascimento del futuro»
(Matteo Renzi, l’Arabo)

05. RINUNCE

[26 Gen.] «Non è Italia Viva ad aver aperto una crisi.»
(Matteo Renzi, dissociato mentale)

06. PILLOLA BLU

[14 Dic.] «Boicottare il Viagra e il Tavor? Saremmo un po’ meno frizzanti e più ansiosi. Ma chissà che non possa essere un’arma per piegare il colosso Pfizer.»
(Ferruccio Sansa, il Lisistrato)

07. VITE PARALLELE

[23 Gen.] «Greta Thunberg come Anna Frank.»
(Giuseppe Sala, non-catalogabile)

08. RISPARMI

[03 Gen.] «Inutile andare più veloci con le vaccinazioni, finiremmo le dosi.»
(Giovanni Toti, il Previdente)

09. NOI SIAMO LEGIONE

[12 Gen.] «Subito dopo la crisi di governo intendo far partire un’iniziativa per recuperare vecchi amici e nuovi contributi. Posso assicurare che i responsabili ci sono e sarebbero molti di più di quelli che si possa immaginare.»
(Clemente Mastella, l’Amicone)

10. TERAPIA DEL DOLORE

[25 Gen.] «Le dimissioni di Conte in larga parte dei progressisti italiani provocano dolore. E il dolore va rispettato.»
(Arturo Scotto, dolorante)

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(129) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , on 1 dicembre 2019 by Sendivogius

Classifica NOVEMBRE 2019″

Come una pentola a pressione caricata a merda, alla fine la pignatta è esplosa con effetti più che prevedibili… Che la (mala) Bestia non andrebbe mai stuzzicata troppo…
Ora che l’imbecillità è tracimata senza più freni inibitori, né argini in grado di contenerla, come un fiume in piena che si alimenta di un flusso inarrestabile di castronerie a ciclo continuo, festivi inclusi, ricacciarla nell’alveo è praticamente impresa da supereroi.
Perché l’imbecille, in tutta la protervia della sua cialtroneria, è ormai una componente imprescindibile delle nostre esistenze. Fa parte del paesaggio, nella gaglioffa esibizione di sé.
Fare una statistica è difficilissimo, tanta è la materia bruta a disposizione per irrorazione costante. Tenerne una classifica completa è pressoché impossibile, tale è la mole dei ‘contributi’.
Perciò, non parleremo del bulimico gargarozzone che si bulla del bel tempo, mentre mezza Penisola frana sott’acqua, pessimamente consigliato da quel generatore automatico di stronzate, suggestioni razziste e ammiccamenti fascistoidi che chiamano “la Bestia”, tra piatti di coratella ed altri immangiabili paciughi che lordano le ciotole della sua inesauribile mangiatoia da bue delle abbuffate, con promozione pubblicitaria inclusa.
Sorvoleremo (per ora) sulla Banda degli Onesti, adesso che anche l’ultimo tabù (la casa a prezzi stracciati, nel centro di Roma) è caduto: 180 mq a 300 euro al mese tutto incluso, perché la (ex) ministra della difesa fa vita di relazione ed ha bisogno di un appartamento grande. Prendere uno studio privato in affitto infatti costa… e perché mai farlo, quando lo puoi mettere in conto terzi?!? Ma prima c’era già stato il caso di quel De Vito (Marcello, non Danny) già sindaco di Roma mancato, prima che si vedesse scippato della nomina sicura da Calamity Virgy… planato alla presidenza del consiglio comunale, invischiato in un giro di appalti truccati e mazzette a gogò, appena uscito di galera è sempre lì, a fare il presidente degli Onesti che a sfiduciarlo non ci pensano nemmeno.

Non risulta che Andrea Scanzi o un Marco Travaglio abbiano imbastito spettacolini teatrali, con la lettura in pubblico dei testi delle intercettazioni, mentre De Vito e Luca Parnasi si spartivano la città con gli immarcescibili palazzinari romani.
E sempre sulle case cade pure il Bomba di Pontassieve. Quello che la claque dei commentatori mediatici dei rotocalchi da salotto incensava come l’Uomo nuovo della Provvidenza, che sarebbe durato almeno 20 anni, prima di correre ad incensare e raccomandarsi all’Uomo in nero che magna (sempre), folgorati sulla via di Predappio.
Parlare del Renzie bello di poche promesse e nessuna speranza è un po’ come parlare (ancora) del Pornonano di Arcore: due reperti archeologici dalla cui parabola sembrano trascorse svariate ere geologiche. Con la differenza che il vecchio Silvione dispensava la sua prodigalità come un bancomat scassato, mantenendo una corte di lacché e mignotte a proprie spese; mentre al bamboccione rignanese piace vivere a scrocco dei compari di merenda.
Ed è (pure) per questo che il renzismo si può definire come un virus: un agente patogeno totalmente alieno all’organismo infettato (per scelta volontaria), già malato di suo, ma condotto al collasso fino alla sua dissoluzione (leggi alla parola “Sinistra”), dopo averne parassitato le strutture e mutato geneticamente l’identità, distruggendole dall’interno, prima di abbandonare il corpo morente e tentare di riprodursi altrove. Questo perché il virus è innanzitutto un parassita ed una tossina che avvelena il corpo che lo ospita, conducendolo alla distruzione.
Vedere il fu Rottamatore che marcisce per consunzione interna, nella sua Italia Morta Vivente, mentre si fa comprare il villone coi soldi degli altri come uno Scajola qualunque, supera la legge del contrappasso e davvero non ha prezzo!

Hit Parade del mese:

01. NUCLEARIZZARE I BARCONI

[17 Nov.] «Soltanto un Occidente unito e forte, anche nuclearmente forte, con gli arsenali nucleari degli Stati Uniti, di Russia, Inghilterra e Francia, potrebbe costituire un deterrente all’immigrazione di massa da parte degli africani verso l’Europa.»
(Silvio Berlusconi, lo Stranamore )

 

02. NEL NOME DI RABBI YESHUA

[29 Nov.] «Da profondamente cattolico mi sono sentito offeso perchè Liliana Segre ha detto che Gesù era ebreo.»
(Fabio Tuiach, nazi-leghista da Trieste)

03. PIOGGIA DORATA

[14 Nov.] «Cittadini genovesi, fate la prima pipì della giornata in doccia, come avviene in alcune città del Nord Europa.»
(Marco Bucci, Manneken Pis)

04. RAZZISMO PER FINTA

[04 Nov.] «In Italia non c’è razzismo vero, Balotelli è un nero ricco, ha una sua condizione di assoluta impunibilità, e quindi lo puoi punire con le parole, le volgarità, ma il razzismo è un’altra cosa. Mario Balotelli, un nero, è un cittadino del nostro Paese, ma non è italiano»
(Vittorio Sgarbi, lo Sbianchettatore)

05. NO FASCIST NO PARTY

[22 Nov.] «Il problema fascismo in questa Nazione non c’è assolutamente e non c’è stato.»
(Daniela Santanchè, Faccetta Nera)

06. IL MOSTRO A DUE TESTE

[26 Nov.] «In Italia oggi ci sono due grandi politici, Matteo Renzi e Matteo Salvini. Fanno politiche diverse ma sono giovani, hanno qualità indubbie. Sono due persone che meritano grande stima. Renzi è tecnico, intelligente. Salvini sa parlare alla pancia della gente. Non so se potrebbero fare un governo insieme, ma sarebbe una bella combinazione.»
(Flavio Briatore, il Tassidermista)

07. QUOTA SETTECENTOMILA (EURO)

[29 Nov.] «Ho chiesto una mano alla famiglia Maestrelli per stretti rapporti di amicizia. E perché sono persone libere e perbene. Quanto alla nomina di Riccardo Maestrelli in Cassa Depositi e Prestiti immobiliare: si è trattato di un incarico per 400 euro al mese, ottenuto 5 anni fa peraltro.»
(Matteo Renzi, la faccia come il culo)

08. L’IMPORTANTE È CREDERCI

[29 Nov.] «Crediamo in questo Governo come opportunità di cambiamento del Paese. La manovra finanziaria è l’inizio di un percorso per dare sostanza a questo cambiamento.»
(Nicola Zingaretti, il Tenerone)

09. UNA SOLIDA UNIONE

[25 Nov.] «#sardine operazione di marketing di Repubblica, pilotata dal Pd, che cerca di sviare l’attenzione dai disastri di Zingaretti intortando i giovani e aizzandoli contro Salvini.»
(Davide Barillari, l’alleato di governo)

10. BUONGIORNO CAFFÈ

[29 Nov.] «Posso augurarvi un buongiorno e un buon venerdí? Sarà banale, ma iniziare la giornata con un saluto gentile (e anche con un buon caffè) mette di buon umore.»
(Matteo Salvini, il Buongiornista)

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Il Ritorno dei Grulli Dementi

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , on 19 ottobre 2019 by Sendivogius

Cosa fa un vanesio cialtrone quando si annoia? Cerca attenzione, per coccolare il suo ego frustrato e cavalcare quel reflusso stagnato che scambia per “cresta dell’onda”.
Se poi si aggiunge anche il fattore anagrafico, il nonnetto dovrà pure trovarsi qualcosa da fare, per ammazzare il tempo che passa e ritagliarsi una ragion d’essere. Prendete ad esempio il Beppone nazionale, in cerca d’autore per assenza di ruolo… Al vecchio narciso piace disquisire su sistemi di rappresentanza ‘alternativi’, credendo siano un antidoto alla proliferazione dei troppi coglioni in circolazione; non pago di aver portato nelle fantomatiche stanze dei bottoni una marmellata indigesta di deficienti analfabeti (uno valeva l’altro), coagulati attorno ad un non-programma, interscambiabile nella più trasformistica manovra di palazzo che mai s’era vista dai tempi di Giolitti, e capace di far sembrare dei principianti persino i cacicchi democristiani più scafati.
Padron Grillo ed i suoi magnifici pupazzi animati infatti non hanno ancora capito che il problema non è la quantità (o l’età) degli eletti, ma la loro qualità, che peraltro riflette le scelte dell’elettore medio che li vota; meglio ancora se ridotti entrambi di numero, per difetto di rappresentanza. Perché per gli ostensori dei sondaggi on line, su una piattaforma privata digitale, riservata agli iscritti certificati e che scambiano per “democrazia diretta”, la democrazia reale (quella rappresentativa, poiché non è che ve ne siano altre in giro) costituisce unicamente un problema di costi da tagliare. Uno vale l’altro e il capo politico decide per tutti. Gli altri cliccano, tra un banner pubblicitario e l’altro pure, sottoscrivendo le decisioni altrui con un plebiscito eterodiretto dall’onnipotente “Staff”.
Così, ogni tanto, Beppone sente l’impellente necessità di tirare fuori dal cilindro qualcosa di nuovo, per tentare risalire la china dei like… Dopo l’estrazione a sorteggio di David van Reybrouck, adesso è il turno di Philippe van Parijs che invece propone di togliere il diritto di voto ai vecchi.
Evidentemente in Belgio i ‘filosofi’ non hanno davvero un cazzo da fare!
Sarebbe difficile spiegare a tutti loro che due delle rivoluzioni più famose della Storia, quella americana e francese, siano nate a seguito di un basilare (e assai più prosaico) principio, ben riassumibile in un semplice motto: “No Taxation whitout representation”.
Per i soldi si fanno (anche) le rivoluzioni, perché nessuno accetta di essere spremuto e contribuire ad un sistema fiscale, senza avere nessun diritto di rappresentanza e al contempo di garanzia. E che se il diritto di voto invece di rispondere ad un principio di partecipazione estesa si trasforma a pregiudiziale esclusiva, allora tutti ne possono essere privati per i più svariati motivi e pretestuosi sofismi, discriminati a seconda di categorie più o meno ‘tollerate’, più o meno ‘utili’, da chi di fatto il potere lo detiene. E lo esercita, senza doversi troppo preoccupare di dare conto del proprio operato, su scrematura preventiva: sia essa effettuata per censo, sesso, età, fedina penale, inclinazioni personali del corpo votante.
Ma davvero Beppone ed i suoi accoliti pensano che i giovani siano delle avanguardie rivoluzionarie da aizzare contro i “vecchi” (che di fatto li mantengono con le loro tasse), meglio se teleguidati da altri vegli della montagna, nella convinzione che questi siano del tutto migliori, e quando non più fanatici, più ignoranti, o semplicemente più presuntuosi?!?
E così eccolo là, il V@te® del Vaffa-Pensiero, dopo essersi cacciato due dita negli occhi pesti, il rossetto sbaffato dopo prestazioni innominabili, mentre fresco di Bukkake, alla tenera età di 71 anni si rivolge ai suoi giovani avanguardisti adunati a Napoli per le celebrazioni di rito, annunciando l’avvento del caos creativo.
Voleva travestirsi da Joker e invece sembra reduce da una gang-bang con cum-shower finale, ingaggiato in un circuito di video porno con sesso estremo per anziani. Inquietante!
Ma non è che l’alternativa se la passi poi benissimo…
Sorvolando sui Renzie-Boys della scuola politica fiorentina del Tony Blair di Rignano, che sembrano coltivati in vitro su clonazione del bacillo originario; o sul fenomeno tutto mediatico di Greta Thunberg (diversivo di massa, con cui il “Sistema” assolve se stesso, sterilizzando la critica sociale stornata altrove), con colonne di ragazzini preventivamente ‘autorizzati’ che protestano genericamente, contro un gas ossidante e non sulle cause che stanno all’origine dell’inquinamento globale e del sistema socio-economico che lo produce… Non so… uno pensa ai due bambini mai cresciuti, i quarantenni diversamente giovani della politica italiana, che si stuzzicano e si canzonano in diretta tv come se stessero ancora alla scuola elementare.
E pure a guardarli all’età di 30 anni, flaccidosi coi faccioni imberbi già sformati e la soporosa espressione porcina di chi non ha mai fatto un cazzo nella vita… il cravattone a lenzuolo (che manco mio nonno!)… nonché l’assurdo taglio di capelli da classico nerd sfigato, improponibile anche dieci anni fa… Ecco, dinanzi a gente così, l’unico rimpianto è non averli mai bullizzati abbastanza ai tempi del liceo!
Per non parlare poi del garrulo pulcinella napoletano che gongola e s’agita tutto leccato al ministero degli esteri… o la spiantata platea di scappati di casa, miracolata con un colpo di clic.
E allora uno si chiede se il libero accesso al diritto di voto non vada ristretto per limiti di età, ma per patente imbecillità.

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TORNO SUBITO…

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 17 settembre 2019 by Sendivogius

Un garrulo cretinetto imbalsamato in un perenne ghigno di compiacimento, dopo aver sovvertito tutte le Leggi di Murphy sull’incompetenza, che batte i piedini perché vuole fare il vicepremier, il ministro, l’astronauta e il poliziotto; è il pupazzetto buffo da presepio, nella sua corte napoletana dei miracoli…
I due Mattei, gemelli diversi, in un condensato di disturbi associati della personalità: quello che si crede Mussolini, col fucile in mano e rosario in culo, è il sedicente capitano finito sbattuto come un capitone, e impiccato ad una selva di braccia tese ‘romanamente’, mentre s’abbuffa a comando per i suoi followers in orbace. E poi c’è quell’altro deficiente ancora, che scappa via con la palla perché non lo fanno comandare, si fonda il proprio partitino personale coi suoi compagni di merende, per appagare un patologico bisogno narcisistico di attenzioni, e intanto va elemosinando finanziamenti che assai meglio sarebbero stati spesi in una serie di sedute intensive di psicoterapia…
Il ConteBis dalle stelle a Tacchia, affetto da amnesie dissociative, passando per il Gattopardo… Per non dire dell’e_guru in pensione, che adesso è preoccupato  dal clima invelinito e gonfio di rancori, che lui stesso ha fomentato per anni…
Panzetta Nera, ovvero Giorgina dalle bande nere e le marcette su Roma… Il sempre più incartapecorito Pornonano ridotto oramai all’ombra della sua mummia, conservata in una soluzione di formaldeide e cerone…

La politica italiana è un inquietante concentrato di trasformismi estremi, mistica fascista, e vanesi narcisi da eziologia psicogena, nella ricerca tossica del potere per il potere.
Francamente troppo pure per noi.
Scusate, ma nun gliela posso proprio fa’!

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(126) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , on 30 agosto 2019 by Sendivogius

Classifica AGOSTO 2019”

“Io ve lo dico davanti a tutti e lo dirò per sempre. Io mi sono stancato, e lo trovo perfino umiliante, di dire che non intendo favorire nessuna alleanza o accordo con il Movimento 5 Stelle. Li ho sconfitti due volte e non governo con loro. Imparassero a sconfiggerli chi mi accusa di questo, non il contrario”.

Nicola Zingaretti
(03/02/2019)

In effetti, sarebbe imbarazzante. E tanto pure! Ma per provare imbarazzo, bisognerebbe innanzitutto avere vergogna. E questi per fortuna (loro) non ne hanno nessuna.
In quanto all’umiliazione… be’ lasciamo perdere: governo di cambio con Giggino ministro, programma invariato (il suo), e stesso premier di prima, il caro “Giuseppi”, che nel ricevere il mandato esplorativo riesce a non pronunciare mai la parola PD, da cui però si aspetta i voti fondamentali per il suo governo bis, purché in sordina. Sai, sempre per quella storia del “Partito di Bibbiano”?!? A proposito, della querela si sa più niente? Bacetto e pace fatta?!
Squadra vincente non si cambia! Giusto en passant, si tratterebbe dei medesimi “parolai, schiavi e buffoni” (ancora il 30 Luglio a proposito dei M5S), con Giuseppe Conte presidente del consiglio, avvocato del popolo e demiurgo del nuovo umanesimo, che poco ci mancava dovessero essere deferiti al tribunale dell’Aia per crimini contro l’umanità.
Era solo il 26 Luglio 2019 per una di quelle calde notti d’estate al gran circo dell’orgoglio piddino, in cui le sue 1500 correnti, ognuna con la sua mozione, si danno convegno con seguito di nani, ballerine, pinocchietti col naso di nocciolina, inossidabili cachicchi democristiani, mandarini dorotei, funzionarini di quarta e quinta fila del Partito che fu, funamboli del trasformismo acrobatico, al tavolo dell’ultima cena per baciare il fratello del Commissario Montalbano, a sottoscriverne compatti la relazione granitica come un’unica linea del Piave, nell’incrollabile certezza di resistenza ad oltranza, contro le inenarrabili nefandezze del Governo Conte (un omonino probabilmente)…

«Il governo è stato protagonista di politiche fragili che su tanti temi non hanno prodotto nulla. Una strategia che alla fine ha isolato l’Italia e ha cancellato dall’agenda paese il mezzogiorno d’Italia. La fase attuale è caratterizzata da totale incertezza. Io credo che sicuramente in questa ultima crisi abbiano influito i risultati catastrofici prodotti in 13 mesi di governo. A cominciare dal dato drammatico del blocco della crescita, di fatturati di imprese che calano, dell’aumento della cig che ogni giorno fa annunciare drammatiche crisi aziendali. Prevale rispetto a questo complesso di questioni una percezione di fuga del governo dalle proprie responsabilità.
[…] Noi non perseguiamo un’alleanza con i 5 stelle, non è nelle intenzioni né è mai stato un nostro obiettivo, non lavoriamo a una crisi parlamentare per fare un governo con loro. Fra l’altro, questa discussione inizia ad essere vecchia, superata dalla storia. Si sta verificando quello che ho sempre creduto: Lega e M5S non sono un monolite, hanno aggregato forze sociali e approcci diversi e questa affermazione non è l’anticipazione di accordi di governo.
Il M5S sta deflagrando sotto il peso della responsabilità di governo e anche per la nostra offerta politica, il loro elettorato, come abbiamo visto nelle elezioni amministrative, non si somma più automaticamente all’elettorato della Lega. Dobbiamo disarticolare il blocco gialloverde per un’alleanza nuova, di centrosinistra civico da costruire nel Paese. La nostra è una missione fondativa

Nicola Zingaretti
(26/07/19)

Ancora il 9 Agosto, lo Zinga tuonava:

«Conte, Salvini e Di Maio hanno fallito e messo l’Italia in ginocchio. Ora scappano per paura della manovra finanziaria, perché non sanno cosa fare. Avevano promesso una rivoluzione hanno combinato un disastro: l’Italia ha crescita zero, è esplosa la cassa integrazione, la produzione industriale cala e il debito pubblico è esploso. L’Italia nel mondo è isolata come non mai e non contiamo più niente. Non ci sono i soldi per fare la manovra economica. Il rischio è fare nuovi debiti o nuovi tagli o nuove tasse. Hanno paura di ammettere i loro errori e scappano.
Non è solo la fine di un governo è la sconfitta del populismo al governo. La cultura dell’odio e del rancore ha fallito, non è la soluzione.
Ora bisogna ridare la parola agli italiani. Occorre una nuova visione e un nuovo programma. Per salvare e cambiare l’Italia: investimenti per le infrastrutture verdi, scuola e sanità per creare lavoro.
L’Italia è più bella e più forte di quello che abbiamo visto in questi mesi e noi abbiamo il compito e il dovere di farla vincere

Poi per fortuna è arrivato il soccorso rosso, con tutto il carrozzone al seguito per tenere in piedi la baracca. Fosse mai che un tale patrimonio potesse andare disperso!
Sono bastate nemmeno due settimane per cambiare idea.
In realtà il Piccolo Fratello del Commissario Montalbano non voleva… è che l’hanno costretto, poverino. Lui la visione ce l’aveva pure, ma è anche il segretario per caso di una grande comunità: il partito dei responsabili, e per questo sempre pronti a sacrificarsi per una poltrona. È questione di serietà e soprattutto coerenza.
Insomma, loro avevano pure votato in massa la “Relazione del Segretario” (tanto vale come coriandoli al vento), ma poi ci si è messa l’Europa, la CEI, il Vaticano tutto, il Presidente della Repubblica, e persino Donaldo Trump, i Mercati, lo Spread, i padri ig-nobili del partito bestemmia, Nembo Kid, l’Uomo Ragno e pure Topo Gigio… E insomma, a uno puoi anche dir di no, ma se te lo chiedono tutti insieme e così insistentemente vuoi forse negare loro di dar via il culo?!? Qualcuno poteva rimanerci male, in caso di rifiuto.
È una questione di credibilità istituzionale. Ne va del buon nome del partito!
“Lo abbiamo fatto perché sennò le destre neo-fasciste vincevano le elezioni.”
Invece dopo, eh?! Dopo un simile tuffo nel vuoto, una marcia trionfale del rinato Fronte Popolare!?!
“Lo abbiamo fatto perché, sennò nel 2022 (fra tre anni!) le destre neo-fasciste eleggevano il nuovo presidente della repubblica”.
Perché davvero c’è qualcuno convinto che ‘sto indicibile accrocco senza capo né coda durerà più di tre mesi?!? Ammesso e niente affatto concesso che veda mai la luce…

Hit Parade del mese:

01. SENSO DI RESPONSABILITÀ

[28 Ago.] «Abbiamo scelto la via della responsabilità. Abbiamo messo prima gli interessi ed i bisogni degli italiani.»
(Nicola Zingaretti, ennesimo responsabile)

02. ATTO DI SERVIZIO

[28 Ago.] « Questo governo è un atto di servizio al Paese, innanzitutto»
(Matteo Renzi, il Disinteressato)

03. LE PORCHE MADONNE!

[20 Ago.] «Per il popolo Italiano chiederò la protezione del Cuore Immacolato della Vergine Maria finché campo! Ne sono ultimo e umile testimone, l’ultimo degli ultimi!»
(Matteo Salvini, il Madonnaro)

04. CAZZATE AL VENTO

[18 Ago.] «Mancano solo quattro giorni e finalmente taglieremo 345 parlamentari. Grazie a questo taglio faremo risparmiare MEZZO MILIARDO di euro ai cittadini, 100 milioni di euro all’anno e 300 mila euro al giorno. Soldi da spendere in servizi per gli italiani, in nuovi cantieri, scuole moderne e trasporti pubblici.»
(Luigi Di Maio, il Capoccetta politicante)

05. LO SPIRITO PIÙ ELEVATO

[23 Ago.] «Sembra che nessuno voglia perdonare a Conte la sua levatura ed il fatto che ci abbia restituito una parte della dignità persa di fronte al mondo intero.
Ha reso possibili delle riforme che questo paese aspettava dai tempi dell’Antica Roma. Ci ha ricordato il senso e l’importanza delle parole (quando hanno importanza e senso) e allora?
Se dimostreremo la capacità di perdonare le sue virtù sarà un passo in avanti per il paese, qualsiasi cosa che preveda di scambiare lui, come facesse parte di un mazzo di figurine del circo mediatico-politico, sarebbe una disgrazia. Ora ha pure un valore aggiunto… l’esperienza di avere governato questo strano paese… benvenuto tra gli Elevati.»
(Beppe Grillo, l’Elevatore)

06. LA VOCE DELL’OSPIZIO

[28 Ago.] «L’Italia ha urgentemente bisogno di una svolta liberale e liberista, basata su una riforma della Giustizia in senso giustizialista.»
(Silvio Berlusconi, Essere mitologico)

07. BOIA CHI MOLLA!

[27 Ago.] «Onore e Libertà valgono più di 1.000 ministeri. Non si molla, mai!»
(Matteo Salvini, il duce di ghisa)

08. MAGNA CHE TI PASSA

[24 Ago.] «Zabaione! Con tanti saluti alle diete»
(Matteo Salvini, l’Obeso)

09. QUANTO SEI MASCHIO!!

[14 Ago.] «Non mi sono mai piaciute quelle persone che fanno gli amici di tutti. Per me l’amicizia è una cosa seria. È una cosa fondamentale nella vita. I veri amici sono sempre leali. D’ora in poi chiamiamoci con nome e cognome.»
(Luigi Di Maio, puttana politica)

10. LE ULTIME PAROLE FAMOSE

[28 Ago.] «Oggi Salvini esce politicamente di scena»
(Matteo Renzi, il Profeta)

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SLIDING DOORS

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 24 agosto 2019 by Sendivogius

Come tutti i moti ciclici, più o meno perpetui, anche la rivoluzione del sedicente “governo del cambiamento” (o di cambio?) volge al termine della sua rotazione, dopo aver fatto moVimento (o ammuina?!), per ritornare al punto di partenza nell’eterno ritorno al sempre uguale, salvo il continuo giramento di palle che questo produce.

Va da sé che presto assisteremo alla fine di questa miserabile pantomima trasformista; francamente troppo, persino per gli standard pure infimi della ‘politica’ italiana…

 Il duce di ghisa che sbaglia clamorosamente tempi e modi per aprire la crisi di governo, inseguendo il vento volubile (e mutabile) dei sondaggi, misurati a colpi di like su facebook, mentre rivendica i “pieni poteri”. In realtà, chiagne e fotte, perché mentre usa il governo come fosse roba sua, al contempo si lagna di avere le mani legate dai troppi veti di quello che è stato il suo principale alleato, ed inseparabile compare, che si è acconciato fin da subito a fare da zerbino. È singolare che ad aprire la crisi sia stato proprio LVI che si comportava già come fosse il vero capo del governo, travalicando ruoli e competenze ministeriali, praticamente incontrastato, imponendo l’agenda leghista ad un esecutivo ben meno che remissivo, salvo ritrovarsi tra l’incudine ed il martello non sapendo bene che cosa fare una volta rotto il giocattolo per azzardo. E naturalmente è tuttora abbarbicato agli scranni ministeriali, che non ha alcuna intenzione di mollare.

 Un partito bestemmia che si acconcia a prendere il posto dei nazisti della padania, neanche un’ora dopo l’apertura informale della crisi, dopo aver rivendicato per mesi l’assoluta ed irriducibile indisponibilità ad ogni forma di accordo. Lo fa ovviamente “per senso di responsabilità”, mica per altro. Tanto per non smentirsi mai, la circostanza si è subito tradotta nell’ennesima occasione per scatenare le faide intestine e le ripicche personali all’interno di un partito nato morto, con una desolante resa dei conti da guerra feudale tra cacicchi, tutti contro tutti, dopo il catastrofico matrimonio di interessi tra post-democristiani ed ex-PCI, in una luna di fiele che sembra non finire mai, tra lo squallore generale.

Massimo sponsor dell’operazione di intesa, e ritrovata ‘intelligenza’ col nemico di sempre, è quel Matteo Renzi che, esauriti evidentemente i pop-corn, ha colto l’occasione per logorare l’evanescente leadership del partito (se Zingaretti dice bianco, Renzi dice nero; se Zingaretti dice nero, Renzi dice bianco), riciclandosi nel ruolo di guastatore a tempo pieno e intanto prendersi tutti i mesi necessari per completare una scissione imminente, ma non ancora pronta, in vista di una campagna elettorale giunta troppo in anticipo.

A mal vedere, quale migliore occasione, per avvelenare i pozzi e fare terra bruciata dentro al devastato PD, onde eliminare ogni possibile concorrenza futura? Oppure, in alternativa, può sempre comandare sulle macerie del partito, dopo essersi ripreso la leadership di ciò che ancora resterà di questo aborto doroteo.

Ed in vista dell’obiettivo, conduce un dilaniato PD allo sputtanamento finale: un governo di rottura con Giggino Di Maio premier (!!), insieme allo stesso partito (ops! MoVimento!) che ha sostenuto e votato senza colpo ferire praticamente tutto ciò che l’Altro Matteo ha imposto in un anno di governo, assicurandosi la golden share dell’esecutivo. Notare l’incredibile acume politico di chi vuole stabilire un’alleanza organica insieme a quanti, con compiacente collaborazionismo e complicità, hanno tirato la volata ad un partitucolo neo-nazista, portandolo alla soglia del 35% dei consensi potenziali e ingenerando nel paese un clima da guerra civile, diventando l’Hugenberg del nazi-leghismo.

Nessuna revisione critica, nessun riconoscimento reciproco, nessuna reale intesa di sostanza, solo un mero patto di potere redistributivo, nel cupio dissolvi dell’ennesima manovra di palazzo, dove uno vale l’altro.

Quando si dice “discontinuità”.

 Eppoi vabbé! Ci sono appunto Loro: i duri e lindi, i meravigliosi pupazzi animati della Setta del Grullo, gli invasati fanatici dal vaffanculo facile e dell’incontaminata purezza, venuti a mondare la Ka$ta dai suoi peccati, per diffondere il Verbo del V@te® e portare la penitenza tra i reprobi indegni della salvazione, in un grande autodafé collettivo. Peccato però che in un anno di governo abbiano svenduto culo e anima (più il primo a ben vedere) per un pugno di poltrone, col “capo politico” ridotto a fare lo scaldaletto dell’unico vero padrone dell’esecutivo: esempio compiuto di prostituzione politica senza protezioni per disperazione, nel terrore di doversi poi cercare un lavoro.

E persa da tempo ogni verginità, ora la Setta sarebbe disposta ad allearsi con chiunque, pur di non perderle quelle poltrone e restituire finalmente all’anonimato quell’imbarazzante pletora di falliti, spiantati vari, e spocchiosi incompetenti, spezzando l’incantesimo irripetibile che ha portato simili incredibili casi umani in ruoli apicali con una manciata di clic.

Alla fine del giro, dopo la scappatella col morto, è abbastanza scontato che le puttanelle a cinque stelle torneranno presto al vecchio talamo coniugale ed all’usato sicuro, rimesso collare e guinzaglio, nel connubio riuscito con chi è sempre stato a Loro più affine, magari ridimensionando gli eccessi testosteronici di un LVI rimasto frastornato dall’avventatezza delle scelte e ridotto ultimamente a pomiciare con un crocifisso, in ostentata fregola da madonne.

E tutto riprenderà a girare come prima, in un’edizione rivista e corretta del precedente governo, tra i ritrovati amanti ed urne un po’ più lontane.

Che la farsa continui!

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(120) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , on 3 marzo 2019 by Sendivogius

Classifica FEBBRAIO 2019”

 Cosa ricorderemo dell’Italietta nazi-populista dei grilloleghisti, al momento surgelata in frigorifero in attesa delle elezioni europee, una volta smaltita la grande sbornia sovranista, tra rutti etilici e flatulenze identitarie?!? Perché tutti i giochi di ruolo prima o poi giungono a loro naturale conclusione… e questo revival pecoreccio del Ventennio non fa certo eccezione.
Diciamo che l’immaginario collettivo si nutre di simboli, ovvero di singoli fotogrammi di una pellicola sbiadita, che la memoria degli italiani è come quella dei pesci rossi: non è vero che sia limitata a pochi secondi (al massimo dura un paio di settimane), conservando una qualche labile e confusa reminescenza degli avvenimenti più recenti, senza riuscire a ricordare esattamente in cosa consistano.
E quindi resteranno le sfilate in divisa di un ministro prêt-à-porter… le twittate varie del menù del giorno: pane e nutella, bucatini alla merda, fagioli alla scurreggiona, rigatoni alla zozzona, spaghetti alla puttanesca, tranci giganti di pizza dal Sudicio… con un vicepremier perennemente travestito da sbirro, che si ingozza di porcherie che farebbero rivoltare i porci, e ‘parla’ con gli amici immaginari di internet, chiedendo loro se gli vogliono bene. Insomma un caso clinico da manuale: single in crisi di mezza età, ossessionato dall’uomo nero; feticista compulsivo dalla sudorazione intensa, che surroga nella divisa la ricerca di ruolo e di rassicurazioni (l’invidia penis di un personaggio ridicolo mai giunto a maturità), ascolta Radio Balilla, e compensa le sue insicurezze croniche con le abbuffate bulimiche di cibo spazzatura, che secondo lui fanno tanto “ppopppolo”.
Eppoi un pupazzo del presepio napoletano, che sembra una caricatura di Elio, quello delle Storie tese, in gita al Cottolengo con tutto l’Asilo Cretinetti a 5 stelle e la galleria di casi umani rivestiti a festa per l’occasione, ad inseguire le scie chimiche che corrono sopra la terra piatta ed i complotti tutt’attorno.

Gente a cui “non viene mai in mente che la vita è una cosa seria e che c’è chi cerca di ricavarne qualcosa di decente invece di fare il coglione a tempo pieno” (Jack Kerouac).

Hit Parade del mese:

01. DEMOCRAZIA DIRETTA (I): Tu sei Rete

[22 Feb.] «Una formica non deve sapere come funziona il formicaio, altrimenti, tutte le formiche ambirebbero a ricoprire i ruoli migliori e meno faticosi, creando un problema di coordinamento.»
(Davide Casaleggio, il Pescatore)

02. DEMOCRAZIA DIRETTA (II): Certificazioni

[18 Feb.] «Il sito è sicuro e tutte le votazioni di Rousseau sono certificate da un ente esterno.»
(Danilo Toninelli, formaggino soresino)

03. DEMOCRAZIA DIRETTA (III): Cliccami!

[17 Feb.] «Chi parteciperà domani alla votazione su #Rousseau si sentirà per un attimo senatore della sua Repubblica. Si sentirà Stato, si sentirà elettore ed eletto, parte delle Istituzioni e ne avvertirà tutto il peso e l’emozione. Domani scriveremo insieme un’altra pagina di democrazia.»
(Ettore Licheri, il Romanziere)

04. IL RENZUSCONI (I): Coupe de theatre

[18 Feb.] «Prima un vero e proprio colpo di stato per farlo fuori da Palazzo Chigi. Ora, addirittura, vengono arrestati i suoi genitori. Vicende che fanno paura, indegne di un paese civile. Ha provato a cambiare davvero le cose, vogliono fermarlo ad ogni costo. #siamotuttiMatteoRenzi”.»
(Luciano Nobili, il Replicante)

05. IL RENZUSCONI (II): Balle catenate

[20 Feb.] «Non mi sembra una esagerazione cominciare a fare un parallelo fra #affaireDreyfus e quello che si può ormai definire #AffareRenzi. E forse si può sperare che ci sia anche oggi un #EmileZola che scriva un #Jaccuse.»
(Claudio Petruccioli, l’Esagerato)

06. KU KLUX KLAN CHIAMA ITALIA (I):
Impicchiamolo a casa sua

[17 Feb.] «La vittoria di Mahmood a Sanremo dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica. Io preferisco aiutare gli artisti e i produttori del nostro paese.»
(Matteo Salvini, Grand Imperial Wizard)

06.bis KU KLUX KLAN CHIAMA ITALIA (II):
l’Elite radical-chic (e la fogna sovranista)

[10 Feb.] «La giuria, composta da critici musicali del ‘calibro’ di Beppe Severgnini, e la sala stampa hanno totalmente ribaltato il risultato del televoto. Non ha vinto quello che voleva la maggioranza dei votanti da casa, ma quello che voleva la minoranza della giuria, composta in gran parte da giornalisti e radical chic. E qual è la novità? Questi sono quelli sempre più distanti dal sentire popolare e lo hanno dimostrato anche nell’occasione di Sanremo. Ringrazio Sanremo perché quest’anno ha fatto conoscere a milioni di italiani la distanza abissale che c’è tra popolo ed élite. Tra le sensibilità dei cittadini comuni e quelle dei radical-chic. Per l’anno prossimo, magari il vincitore si potrebbe far scegliere solo col televoto, visto che agli italiani costa 51 centesimi facciamolo contare!»
(Luigi Di Maio, la Puttana di Salvini)

06.ter KU KLUX KLAN CHIAMA ITALIA (III):
Meticciato islamico

[10 Feb.] «Un vincitore molto annunciato. Si chiama Maometto, la frasetta in arabo c’è, c’è anche il Ramadan e il narghilè, e il meticciato è assicurato. La canzone importa poco, Avete guardato le facce della giuria d’onore?»
(Maria Giovanna Maglie, la nazi-pasionaria)

07. MANICOMIO ITALIA (I): Pericolo Giallo

[15 Feb.] «Mi candido per il mio senso di responsabilità, si sta profilando un progetto di egemonia dell’impero cinese che è pericoloso per il mondo»
(Silvio Berlusconi, Salvator Mundi)

08. MANICOMIO ITALIA (II): Pacchi Napoletani

[18 Feb.] «Entro l’anno faremo un referendum per l’autonomia totale di Napoli, e a breve entrerà a regime la criptomoneta partenopea.»
(Luigi De Magistris, Pataccaro)

09. A LAVURA’ TERUN!

[03 Feb.] «Come recuperare il gap con le scuole del Nord? Ci vuole l’impegno del Sud, vi dovete impegnare forte… questo ci vuole. Più fondi? No! Impegno, sacrificio, impegno, lavoro e sacrificio.»
(Marco Bussetti, Ministro dell’Ignoranza)

10. MILIONI!

[10 Feb.] «In milioni sono pronti a mobilitarsi sul mio manifesto europeista.»
(Carlo Calenda, la Risorsa)

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Letture del tempo presente (II)

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , on 23 ottobre 2018 by Sendivogius

 Tra fondali di plastica, plagi cinematografici, trionfi vintage ed iconografie pop per nostalgici degli Anni’ 80, si consumano i rituali stanchi del renzismo declinante nell’allegro funerale della “Leopolda”: lo spettacolino provinciale, imbastito ad uso e consumo del fan-club degli ultimi irriducibili, adunati per appagare l’ego malato di un narcisista patologico che non riesce proprio ad andare oltre il suo recinto fiorentino elevato ad ombelico del mondo. E non si capisce bene se si ha a che fare con una terapia di gruppo o un training autogeno, nell’Adoremus collettivo del corpo sempre più abborracciato del tronfio fanfarone di Pontassieve, imprigionato tra le lamiere della sua macchina del tempo ferma alla vittoria delle elezioni europee del 2014 (le uniche che abbia mai vinto) e gli immancabili 80 euro. Una roba imbarazzante!
Ascoltare un Matteo Renzi che distribuisce patenti di cialtronismo, rischia di nobilitare anche il peggiore dei gaglioffo, tanto resta inarrivabile il modello originale, mentre va in onda il One Man Show di questa bulimica macchietta disperatamente alla ricerca della ribalta, in attesa che cali il sipario alla stregua di un pietoso sudario. Stessa spocchia, stessa strafottenza (e non se la può proprio permettere), stessa arroganza sconfinata di sempre, nella celebrazione di sé. Autocritica zero.
Poi dici che ci toccano un Matteo Salvini o un Luigi Di Maio, le due facce della stessa patacca.

«Purtroppo per lui, e forse anche per tutti noi, Matteo Renzi non sarà mai all’altezza del suo attuale modello politico, il gigante satrapo Mao. Tuttavia, per scoprire in che modo abbia scelto di procedere, almeno tatticamente, come quest’ultimo, basterà prestare attenzione al cartello-manifesto dell’imminente, sempre e solo sua, Leopolda 9 – “Ritorno al futuro”, dove l’icona è una dragster da pista di Indianapolis – sia pure in assenza di un probabile avvenire che possa narcisisticamente riguardarlo, cioè “Non è un appuntamento del PD”, testuale.
Traduzione da Bar “Twitter”: Ci conosciamo? Ognuno per la sua strada. Chi fa da sé fa per tre… Ora, siccome si tratta di una strada impervia, dove forse perfino le jeep del pensiero politologico faticherebbero ad avventurarsi, Renzi prende comunque le distanze dalla ditta iniziale, dai suoi stessi soci, proprio come avvenne in Cina da parte del Grande Timoniere con la “rivoluzione culturale”, quando, era il 1966, questi espressamente chiese alle “sue” giovani guardie rosse di “Bombardare il quartier generale!”. Fuor di metafora, Renzi ignora così di aver ulteriori passi da condividere con gli (ex?) amici di strada, comprese le controfigure e i segnaposto ufficiali e non cui lo associamo, li abbandona, e marca plasticamente la propria distanza perfino dal “Nazareno”, in una sorta di piccato e pizzuto “Non ho il piacere”. Un grado zero del linguaggio politico che non stupisce, soprattutto conoscendo l’attitudine dell’uomo alla semplificazione pop, così come potrebbe intenderla più Bonolis che Warhol.
Va da sé che si tratta di una pura tecnica di sopravvivenza, non priva d’azzardo, forse perfino ignara dello spirito del tempo che soffia in tutt’altra direzione politica e perfino culturale, se è vero che nella propaganda sovranista Renzi è descritto come caricatura ben più d’altri.
Assodato ancora che Renzi non voglia concedere alla platea fiorentina, sebbene amicale, spunti d’analisi che spieghino come, perdonate la parafrasi brechtiana, le fatiche dei monti sono dietro di lui, davanti a lui ora le fatiche delle pianure, questa sua scelta di proterva reticenza pesa molto più del cartello che Pasolini mette in apertura di “Uccellacci e uccellini”, film sulla crisi della sinistra di cinquant’anni fa, dove il responso sul futuro veniva chiesto proprio a Mao Tse-tung: “Dove va l’umanità? Boh?”.
Cosa poi lo stratega intenda per “daremo spazio agli interventi del popolo della Leopolda”(sic) aggiunge inquietudine a propaganda.
Da Herzen a Peron, da Achille Lauro a, va da sé, ancora Mao con il suo in-hoc-signo-vinces “Servire il popolo”, questa renziana, ennesima declinazione sempre più fantasmatica e arbitraria di un articolo socio-antropologico e perfino ludico della merceologia elettoralistica mette un po’ i brividi. Soprattutto se sembra ormai aggiudicata da altri, non necessariamente più meritevoli di Matteo, intendiamoci, certamente però meno usurati da un’esperienza di governo percepita come fallimentare se non (e qui si aggiunge anche Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello) “affamatrice”. Un destino politico che lo ha segnato pure come prodotto “antipatizzante”, destini inaccettabili in ogni storia di marketing.
L’ulteriore precisazione da parte del padrone di casa quasi a conferma del nulla spettacolare che “Leopolda 9” rischia d’essere, riguarda i contributi attesi: “Cinque minuti e torna il gong per chi la fa troppo lunga” (sic).
E ora, di fronte a questa minaccia, chi ha memoria dei protomartiri del renzismo, sia pure sotto altri panneggi ministeriali, deve rammentare la fucina-bacillario cerimoniale del renzismo stesso, quel “VeDrò” di Enrico Letta dove, in un ex opificio a ridosso del lago di Garda, or sono quasi dieci anni, avviene il collaudo di una “nuova” giovane classe dirigente destinata a cancellare ogni traccia post-comunista dai Ds già PD, cioè nulla che potesse ancora far riverberare i catarifrangenti della sinistra, così in nome di una categoria easy della duttilità politica già chiamata consociazione, magari legittimata da sponsor forti, il cui frutto politico più paradigmatico, non è una battuta, risiede nelle nozze tra la forzista Nunzia De Girolamo e il dem Francesco Boccia. Perfino a discapito del gabbato Enrico Letta, molti soggetti di quella storia lacustre figureranno poi, tra un “ciaone” e l’altro, tra i quadri del renzismo giunto nei ministeri e forse anche nelle società partecipate.
Ciò non toglie che, in assenza delle anime belle già veltroniane, lo scrittore Baricco o lo psicanalista per ceti medi riflessivi Massimo Recalcati, nel privé della Leopolda 9 possano esserci figure benemerite dell’attualità come Roberto Burioni, il medico che ha rispedito ai mittenti “similabili” la subcultura novax. Burioni sarà lì, appunto, tweet vivente, finalmente in carne, ossa e camice bianco. Non basterà però a definire una carta d’intenti che, fra poco altro, guarda a Macron, il presidente che finora ha avuto il merito di ridare forza all’opposizione sociale nell’Esagono, con lui la Cgt, il Pcf, l’insieme di “La France Insoumise” di Jean-Luc Mélenchon e perfino i trotskisti del Npa sono nuovamente in piazza, tra Gare de L’Est e Bastille e in molte altre città, in difesa dei diritti sociali, scuola e sanità.
Precisare infine che “alla Leopolda il tema del congresso del PD non sarà neanche toccato” perché “si parla di politica, non di un singolo partito”, oltre a essere rivelatorio dell’intenzione maoista che già riferivamo, per non dire di un’idea acefala del pensiero stesso, dove oltre a dissociarsi dai propri amici di strada, non è affatto chiaro dove e a cosa possa approdare il pervicace narcisismo di Renzi, chiarito che non c’è altro da rilevare oltre questo diktat.
Se mai avessimo bisogno di una metafora ulteriore per stigmatizzare questa sua festa tutta personale, basterebbe fare caso a un’avvertenza del sito ufficiale della manifestazione rivolta agli ospiti: “I bagagli: non portateli alla Leopolda”. Come dire, qui le idee sono un ingombro, anche le più idonee a negare il sentore stesso di sinistra, e dunque, anche il convitato-segretario di pietra Marco Minniti, nell’ex stazione dalla quale è stato cancellato ogni segno del tempo della “canaglia pezzente” del Metello di Vasco Pratolini, e forse perfino della rivolta dei preti “ribelli” della Comunità dell’Isolotto, giusto per restare nella storia delle lotte “civili” di Firenze, va immaginato dentro la sua confezione, come un Big Jim, modello poliziotto, in attesa ancora d’essere acquistato e liberato dal blister

Una Leopolda maoista
di Fulvio Abbate
(19/10/2018)

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De Profundis

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , on 5 marzo 2018 by Sendivogius

Il job-act è la cosa più di sinistra che abbia mai fatto
Matteo Renzi
(01/03/2018)

Figuriamoci tutto il resto! E infatti i risultati si vedono eccome.
Voleva ricreare una specie di DC 2.0, in bilico tra un comitato d’affari ed un ufficio promozionale ad uso personale, sfruttando i voti (con la dabbenaggine) degli utili idioti di sinistra, e ha finito col distruggere il centrosinistra (che faceva schifo già di suo). Scomparso dai radar della politica, spazzato via nelle sue stesse (ex) roccaforti storiche, ciò che resta del fu centrosinistra è circoscritto ormai a poche riserve indiane destinate alla dissoluzione e ridotte a votare un Pier Ferdinando Casini (o una Beatrice Lorenzin), per supina e suicida fedeltà alla memoria di un partito che non esiste più. E davvero non poteva esserci fine più miserabile ed ingloriosa.
Il Bullo di Rignano è affondato insieme a quell’altro carapace vuoto, al quale in fondo era legato per trazione indotta su affinità elettiva. Si tratta dello stesso manufatto prebellico, che il raffinato stratega (ed erede naturale) era stato capace di riesumare dal suo sarcofago e rianimare, prima di finire travolto dall’onda lunga di una serie di batoste epocali che avrebbero indotto da tempo (e per tempo) alle dimissioni segretari di ben altra pasta e dignità, ma non certo questo pallone gonfiato dai media, attaccato al potere come una cozza. E sarebbe una bella legge del contrappasso, che anche il rottame fiorentino possa gustare di persona le gioie e le incredibili tutele del suo job-act. Cosa che ovviamente non accadrà mai: è più facile vedere un maiale con le ali, che un Matteo (Salvini incluso) a lavorare…
È il Renzi un altro dei troppi che si credono incredibilmente furbi. Uno che, esaurite le mance, non avendo più elettori pensava di crearseli alla bisogna, stravolgendo il corpo elettorale con la bella trovata dello ius soli, inventandosi d’un botto milioni di “nuovi italiani”, e di potenziali nuovi voti (nemmeno certi), finendo con l’essere trombato da quelli vecchi già da tempo incazzati. Ed è rimasto impiccato ad una legge elettorale, imposta a colpi di fiducia e maratone notturne ad un Parlamento umiliato. Non ne ha azzeccata una, passando per l’infame Rosatellum che credeva costruito su misura e si è rivelato invece essere un nodo scorsoio perfettamente modellato per il suo collo; peraltro non prima di aver consegnato il Paese all’ingovernabilità. Pensava di poter essere l’ago della bilancia e si sta rivelando più inutile di un preservativo usato, con la sua banda di arroganti tirapiedi decimata nei collegi uninominali.
Voleva eliminare il Senato e finirà la sua carriera nell’irrilevanza del suo seggio senatorio a prova di rottamazione. Quando si dice coerenza.

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