Archivio per Massimo D’Alema

Gli Arrabbiati

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 gennaio 2014 by Sendivogius

Ghigliottina

William Hazlitt«Non vi è animale più spregevole,
stupido, vile, meschino, egoista,
malevolo, invidioso del Pubblico.
Esso è il più grande dei codardi,
perché ha paura di se stesso

William Hazlitt
“On Living to One’s Self”
(1821)

Si innalzino le forche, si ungano le corde, si affilino le lame, si appresti la ghigliottina, che scorra sangue in abbondanza e sotto a chi tocca!
Ogni giorno c’è qualche stronzo che si sveglia rigonfio di bile, come nemmeno dopo un’indigestione notturna di peperonata acida, pronto a vomitare contro tutto e tutti, in crescente guerra col mondo. Poiché la sua vita fa schifo, la colpa è sicuramente di qualcun altro: il “Sistema”, i “Politici”, la “Ka$ta”, il Bilderberg e la Trialateral, i “Rettiliani”, i “vecchi”; ma anche i “massoni”, i “comunisti”, i “froci” e gli “ebrei” (che poi sono tutti la stessa cosa). E ovviamente gli “immigrati”, i “negri”, i “terroni”… e chiunque altro sia a tiro di sputo, che qualcuno da sbertucciare, maledire, ingiuriare si trova sempre.
Bacetto e pace fatta!  FrightNight2 (L'ammazzavampiri 2)Sia mai lo sfiori l’idea che il problema potrebbe essere in lui…
Che se il super club dei belli e vincenti, lo schifa dai tempi delle elementari è perché la sua aurea da sfigato cronico funziona come un repellente amplificato.
Che se non lo invitano mai agli ‘eventi’ è perché ha la simpatia di un sorcio morto.
Che se la strafica del gruppo non se lo fila di striscio è perché è brutto quanto la morte con gli ormoni fuori controllo di un mandrillo ingrifato.
Che se in 20 anni di lavoro la sua mansione è sempre ferma alla spugnetta per francobolli, mica gli sovviene il sospetto sia un incompetente ritardato e che non lo licenziano solo perché la sua raccomandazione (quella elemosinata dall’invidiato parente “in politica” per un pugno di voti) ancora tiene.
Sia mai che se non ha combinato un beneamato ca… (ci siamo capiti!) nella propria insignificante esistenza, destinata a consumarsi nell’oblio più totale, è perché magari è solo un povero fallito, come ce ne sono del resto a milioni. Oppure, più semplicemente, che proprio non ha niente di “speciale”, come gli hanno fatto invece credere fin dai tempi dell’asilo.
GorilloniUn tempo li si incontrava nelle osterie a scaricare vagonate di recriminazioni qualunquiste, mentre l’oste teneva il conto dei cicchetti da pagare. Era l’ubriaco da bar; il grafomane compulsivo, che inondava le redazioni di giornali con lettere di protesta; lo psicotico che parla da solo, seduto nell’ultima fila dell’autobus; il pazzoide che ti lancia gli anatemi in strada; lo stalker notturno delle telefonate anonime…
Oggi la fogna prediletta, e di accesso agevolato per lo sfogo immediato di costipazioni da livore acuto, è indubbiamente la grande latrina di Facebook: che è stato un po’ come mettere una Ferrari, a disposizione di un branco di scimmie eccitate in preda alla dissenteria.
Il pianeta delle scimmieDa questo punto di vista, per una generazione bulimica di disadattati in perenne lotta con i grassi in eccesso, che vive nel terrore di sembrare povera, e passa la maggior parte del tempo sdraiata a postare puttanate on line, Facebook è l’arma finale per la distrazione di massa. È perfetto per raccogliere nel silenzio digitale le urla mute di una massa di invisibili ossessionati dall’apparire, che identificano l’avere con l’essere. E nell’intermezzo insultano. Fabbricano nemici ed augurano la morte, compiacendosi della propria miseria morale e squallore personale.
Ieri Caterina Simonsen, oggi Pierluigi Bersani, domani chissà… Ma un bersaglio vale l’altro: più indifeso è, meglio sarà. Per gli sciacalli virtuali è più divertente.
Grand GuignolÈ il linciaggio organizzato del branco che si fa forte dell’anonimato collettivo; metaforicamente, è stupro di gruppo nella presunzione dell’impunità, mentre il resto del pubblico osserva, chi compiaciuto chi meno, ma senza intervenire. The show must go on! E che si alzi il sipario sul Grand Guignol!
Per dire, Beppe Grillo ha impiegato 24h per fare ciò che gli altri hanno fatto in meno di 24 minuti: augurare la guarigione ad un innocuo Bersani, colpito da aneurisma cerebrale. Nel frattempo, le mute di cani rabbiosi in libera uscita al seguito del Vate® si sono sentite in dovere di scatenarsi, vomitando tutto il peggio che gli avvelena l’anima ed il cervello. Poi ci sono silenzi che valgono più di mille insulti: Massimo D’Alema, uomo di inestinguibili rancori e smisurate ambizioni, che nella miseria della sua superbia ferita non ha speso nemmeno una parola di circostanza.
Grand Guignol (2)Infierire sui più deboli, sui malati, sugli sconfitti (e compiacersene pure!), è una pratica vile e meschina. Ma in Italia è diffusissima… Abbiamo persino un termine, caso unico al mondo, per riassumere il concetto in un verbo: “maramaldeggiare”; col paradosso che si ricorda l’infame Maramaldo, ma non il capitano Ferrucci.
Grand Guignol (1) Loro malgrado, i social-network sono diventati la vetrina digitale per le frustrazioni represse di piccoli borghesi risentiti e pieni d’odio, esasperati dalla crisi economica e da un vuoto esistenziale, che nessuna “ripresa” potrebbe comunque colmare tanto è profondo l’abisso. E questo dovrebbe sollevare interrogativi non sul mezzo, ma sul Pubblico. Perché per l’appunto di “Pubblico” si tratta: la plebaglia esultante nelle arene gladiatorie; il “popolo” agghindato a festa, che si litiga i posti migliori per assistere alle esecuzioni capitali (le “giustizie” come si chiamavano nella Roma dei papi). E che si eccita alla vista del sangue, correndo a scagliare la prima e mille e più pietre, pur di partecipare alla lapidazione, e dissacrare i corpi quando non c’è altro da seviziare.
ULFEDHNARPerché sono “arrabbiati”; perché sono “indignati”, perché ci sono migliaia di ottime ragioni per essere “inkazzati”, ma nessuna che giustifichi il furore demenziale di una massa di sociopatici, privi di inibizioni e decenza.
Perché la rabbia è come la lava: esplode ad eruzioni cicliche, infiamma gli animi, distrugge ciò che tocca, ma non lascia niente più che deserto. Ed è inutile se poi non si costruisce nulla, perché non si vuole o non si è in grado di farlo; perché è manifestazione di impotenza nella giustificazione del proprio immobilismo, restando sfogo e nulla più. Per giunta in forme disumane.

Umberto Eco«L’ira è un vizio molto curioso. Non poteva non essere classificata tra i peccati capitali, perché adirarsi è male, il volto si stravolge, si perde il controllo razionale, viene la bava alla bocca, e si è propensi a commettere ingiustizia.
[…] Ai giorni nostri l’ira è detta “rabbia” e “rabbia” è una parola che ricorre ormai con troppa frequenza sulla stampa italiana dall’ultimo decennio…. Come mai, di questi tempi, tutti sudano e trasudano rabbia e cioè ira?
È che l’ira è una passione dei momenti di crisi ed è una passione sbagliata, sia nel bene che nel male. I grandi criminali, quelli che ammiriamo almeno per la perfezione del loro crimine, non sono mai degli iracondi. Covano invidia e odio a lungo e con fredda razionalità, colpiscono nell’ombra, ma non si adirano. E non si adirano i grandi moralisti: correggono, criticano, rimproverano, mostrano pudicamente il loro sdegno, talora si danno al sarcasmo. Non sono iracondi i grandi condottieri, gli astuti politici, da Ulisse a Napoleone. Iracondo è Achille e si vede cosa combina.
[…] I grandi rivoluzionari non erano degli iracondi, ma dei freddi analisti che calcolavano gli opposti, il bene e il male, l’odio e l’amore, la speranza e il timore…. Iracondi sono invece i luddisti, i rivoluzionari da strapazzo che spaccano tutto per impreciso amore di giustizia, commettono ingiustizia e diventano vittima delle ingiustizie altrui, e muoiono dopo aver fatto morire.
L’ira e la rabbia sono le più impolitiche delle virtù. Dobbiamo rammaricarci di vivere in un’epoca oscura, quando tutti esprimono rabbia…. passione nevrotica quante altre mai, che non può che portare alla sconfitta, degli amici e dei nemici.
Eppure oggi la stampa celebra la rabbia. E fa male, è un atteggiamento rabbioso. […] Rabbiosi erano i rivoluzionari francesi nell’epoca del Terrore, quando stavano consegnando la rivoluzione nella mani invidiose e pazienti della restaurazione in agguato.
Una società che apprezza l’ira o la rabbia come virtù politica è una società che non ha più fiducia nella ragione e nel calcolo…. E tra tutti i rabbiosi e gli iracondi i più pericolosi non sono né quelli che hanno torto, né quelli che credono (a torto) di aver ragione. Ma sono quelli che hanno veramente ragione. Dio ci salvi dalla loro rabbia, perché è dannosissima, innanzitutto per loro, ed è segno della loro soggezione.»

  Umberto Eco
“Sette anni di rabbia”
(06/09/1981)

Pubblicato giusto trenta e passa anni fa!

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(57) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 dicembre 2013 by Sendivogius

Classifica NOVEMBRE 2013”

Barbie hardcore - Art of Mariel Clayton La situazione è grave ma non è seria.
Altrimenti dovremmo preoccuparci davvero:
Il papi nazionale che dispensa la propria benedizione urbi et orbi dal balcone di casa sua, mentre travestito da papa nero si avvia mesto al tramonto, come un pontefice decaduto, tra baciamano e maddalene addolorate, seguito dai freaks del suo personale Circo Barnum…
Beppe Grillo che oramai sembra una nazi-parodia demente del führer, tanto non riesce più ad articolare due parole senza plagiare abbondanti stralci dal “Mein Kampf”, quanto è intento a contare i suoi Followers radunati nel V-fanclub per la consueta celebrazione dei “minuti d’odio” della setta pentastellata.
Ma un pensierino corre rapido e fugace anche a quell’avvilente protesi democristiana chiamata PD, sedicente partito della “sinistra” (forse in un’altra epoca) istituzionalizzata, che ha abdicato ormai da tempo ad ogni funzione sociale, per inseguire i feticci della governabilità ad oltranza;

«Negli ultimi vent’anni, il PDS-PD è stato al governo letteralmente con chiunque, passando con disinvoltura da Bertinotti a Cossiga, da Di Pietro a Mastella, da Pecoraro Scanio a Gasparri, dalla Binetti alla Santanchè. Coalizioni, larghe intese, governi tecnici, di transizione, d’emergenza, di salvezza nazionale, il PD non ne schifa nessuno.»

 Alessandra Daniele
 Show must go on
 (28/10/2013)

Col brillante risultato, in nome della sacra “stabilità”, di abbracciare i dogmi del tecno-monetarismo, percorrendo il sentiero (a senso unico) del Rigore, tanto da ridursi a mero esecutore di “compiti a casa” sotto dettatura altrui.
Attualmente, il partito bestemmia è impegnato come suo solito a massacrarsi al suo interno in quelle farsa d’importazione (le americanate piacciono!) che sono le “primarie”: giocare alle finte elezioni fatte in casa, per arrivare esausti a quelle vere e matematicamente “non-vincerle”, senza realizzare un solo punto riportato nei chilometrici programmi elettorali, che il partito presenta ad ogni tornata e sistematicamente disattende fino all’ultima riga.
È davvero divertente ascoltare il tenero Gianni Cuperlo, l’embrione tenuto in provetta per oltre un ventennio nei laboratori di clonazione dalemiana, scongelato per bloccare l’ascesa del gianburrasca fiorentino, mentre accusa il suo ‘competitore’ di voler abolire l’Articolo 18, difendere la famigerata Riforma Fornero, e al contempo di essere troppo “democristiano”. Forse qualcuno dovrebbe informare il buon Gianni, che nei fatti l’Articolo 18 è già stato abolito proprio coi voti determinanti del “partito serio e responsabile”. Trattasi di quello stesso partito che al contempo approvò all’unanimità la controriforma Fornero, reputata intoccabile dall’attuale governo doroteo del Nipote di Gianni Letta: quell’Enrico cresciuto politicamente tra le fila della DC e le stanze del Conte Zio, che attualmente gode del sostegno incondizionato dei diversamente dalemiani, uniti nella santa alleanza con Alfano-Formigoni-Cicchitto, e che in virtù di sì formidabile esperienza di governo pensano di ricandidarlo premier alle prossime elezioni.
Dinanzi ad una simile oscenità, morale prima ancora che materiale, il blairismo fighetto e ruffianamente ammiccante del Bambino Matteo sembra davvero essere il male minore.
In compenso c’è il M5S: utile come una raffica di peti in un ascensore bloccato tra due piani il giorno di ferragosto. A Grillo ed ai petulanti cagnetti della sua cucciolata complimenti vivissimi (e sentite condoglianze), per la quarta scoppola consecutiva in sette mesi, incassata dopo le trionfali elezioni amministrative e regionali, passando per Friuli e Trentino.
Tristezza infinita (e lo diciamo senza alcuna ironia) proviamo invece per il desolante declino di Dario Fo, da grande artista a deprimente spalla comica, ridotto com’è a fare da squallido predellino agli insulsi comizietti della banda Grillo-Casaleggio.

  Hit Parade del mese:

Coglione del Mese01. Supercazzola a destra con scappellamento a sinistra

[13 Nov.] «Sulla legge elettorale, noi abbiamo proposto un sistema diverso: lo spagnolo elvetico, un proporzionale di liste piccole e il conteggio dei voti con metodo D’Hondt alla Camera e quello belga al Senato.»
 (Nicola Morra, il Supercazzolaro)

02 - Sirena02. HO VISTO LE SIRENE

[02 Nov.] «Prove schiaccianti! Sei scienziati che stavano facendo studi l’hanno vista, ma il NOOA nega tutto, gli sequestra il materiale e li caccia via!! Perché? Di cos’hanno paura? Perché non ammettere un fatto tanto evidente? Perché dire a scienziati che sono dei bugiardi? Perché fare un blitz a mo di Man in Black e portare via tutti i documenti? Pensiamo di essere gli unici nell’ universo, ma non siamo nemmeno unici sulla terra. Forse abbiamo paura di questo?»
 (Tatiana Basilio, laurea a 5 stelle)

03 - Lapo03. MERITOCRAZIA

[08 Nov.] «Voglio un paese dove viene premiato chi ha le capacità e non chi è amico di, fratello di o figlio di»
 (Lapo Elkann, figlio di nessuno)

04 - Mi scappa la cacca!04. SONDERKOMMANDO

[06 Nov.] «I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante la dittatura di Hitler»
  (Silvio Berlusconi, la Vittima)

05 - Ciuccio05. PATRIMONIO MONDIALE DELL’ILARITÀ

[28 Nov.] «Silvio, ed è la cosa che mi ha fatto innamorare di lui, non è nato per stare solo, per godersi le ricchezze. È contro la sua natura. Per lui la politica è la forma della sua donazione agli altri. Anche quando pensava di mettersene fuori e stava costruendo ospedali per i bambini in Africa, un’università per educare i giovani alla politica della libertà e poi il suo Milan. Con la decisione di oggi pensano di cancellarlo. Invece lo riconsegnano alla lotta per la libertà»
 (Francesca Pascale, The Bride)

05b - Francesca Pascale05.bis LA TRAGEDIA DI UN UOMO RIDICOLO

[28 Nov.] «Faccio appello a Papa Francesco: mi riceva e ascolti la tragedia di Silvio!»
 (Francesca Pascale, O’ Calipp)

06 - Lara Comi06. ALLUVIONE IN SARDEGNA

[21 Nov.] «I cittadini devono essere i primi a rispettare la legge! Ma come si fa a rifugiarsi in uno scantinato? Ma le sembra il caso? Quelli dovevano salire! Qui manca l’educazione. Come uno che durante un terremoto va in ascensore, manca l’abc»
 (Lara Comi, l’Educata)

07 - Cicchitto07. UN UOMO DA MARCIAPIEDE

[18 Nov.] «Io vivrei solamente nel Palazzo, senza contatti con la gente? Guardi, è una vita che io batto i marciapiedi!»
 (Fabrizio Cicchitto, il Peripatetico)

08 - Biancofiore08. DONNE DELLA LIBERTÀ

[27 Nov.] «La stragrande maggioranza delle donne quando vede un uomo ricco e potente gli si butta tra le braccia, non facciamo bigottismo»
 (Michaela Biancofiore, l’Inimitabile)

09 - Micciché09. LA FAME

[17 Nov.] «Quanto prendo per stare al governo? Bah! Robetta: 3.000 e qualcosa al mese; non ci si campa!»
  (Gianfranco Micciché, Sottosegretario delle Laide Intese)

10 - Nocera10. MACHO NAPOLETANO

[25 Nov.] «Essendo un Consiglio regionale, forse il primo in Italia per presenza femminile, con quindici consigliere donne, sette solo nel nostro gruppo, si cade sulla stanchezza. E, quindi, qualche volta capita che non abbiamo la maggioranza»
 (Gennaro Nocera, Consigliere PDL)

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Hoarder che bontà!

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 25 ottobre 2012 by Sendivogius

Oltre il magmatico flusso delle opinioni catodiche di sedicenti ‘esperti’, esistono Autrici che non ci stancheremo mai di segnalare e che non hanno bisogno di ulteriori presentazioni:

 CONSERVATORI
 di Alessandra Daniele
 (22/10/2012)

 «Periodicamente il lessico politico italiano produce un nuovo termine gergale, spesso pseudo-ironico, che si diffonde come un herpes su tutti i media. Nell’ultimo ventennio ci sono stati il Ribaltone, l’Inciucio, il Tagliando, il Predellino, la Sobrietà. Ora è la volta della Rottamazione, termine che Matteo Renzi, da fan dichiarato di Marchionne, sostituisce a ”pensionamento” quando parla di svecchiare i vertici del PD allontanando quei leader la cui tessera di parlamentare può essere datata solo dall’esame del carbonio 14.
L’eventuale rottamazione dell’intera classe politica viene descritta dai rottamandi come un’epurazione barbarica. In realtà, come la plateale stronzaggine di Matteo Renzi dimostra, sarebbe qualcosa di anche peggiore: sarebbe inutile.
Perché gli italiani sono hoarder.
L’Hoarding è una patologia ossessivo-compulsiva che induce a conservare e accumulare qualsiasi tipo di cianfrusaglie, anche se palesemente inutili, ripugnanti, e/o pericolose, compresa la spazzatura, dalla quale l’hoarder finisce letteralmente sepolto nella propria casa ridotta a discarica, e allevamento di scarafaggi.
Se l’hoarder non riceve le cure adeguate, sgomberare e ripulire la sua casa risulta inutile, perché in breve tempo riesce a stiparla da capo di spazzatura, e il ciclo ricomincia.
I politologi sostengono spesso che gli italiani siano in maggioranza conservatori: è vero. Conservatori di monnezza. Infatti, un paio d’anni dopo Mani Pulite, erano già riusciti di nuovo a riempire il Parlamento di merda. Oggi la qualità del materiale candidato a rimpiazzare quella merda dimostra che il ciclo sia già ricominciato.
Mentre gli elettori del PD scambiano un arrogante cazzone di Gallipoli con un arrogante cazzone di Firenze, gli elettori del PDL continuano a migrare dal partito di proprietà del miliardario pagliaccio, al partito di proprietà del pagliaccio miliardario. E i leghisti rimpiazzano la limpida coerenza di Bossi, che diede a Berlusconi del mafioso, e poi ne diventò ministro, con la coerente limpidezza del suo vice Maroni, l’ex ministro così impegnato a combattere la Mafia da non accorgersi della ‘Ndrangheta.
Intanto, trasversalmente, metà degli italiani sogna di continuare a essere governata dall’Anticrisi, cioè dallo stesso sistema finanziario che ha causato la crisi, e che adesso la sta facendo pagare a invalidi e terremotati, con quel ”rigore” premoderno che sta portando al disastro socio-economico tutti i paesi nei quali viene applicato.
Gli italiani sono hoarder .
Incapaci di scrostare dalle fondamenta l’eterno mefitico sostrato di clericalismo e ur-fascismo, chiamano ”rinnovamento” sostituire ferraglia che ha smesso di funzionare corrosa dalla ruggire e dai liquami, con ferraglia che non ha mai funzionato. Considerano nuovo un volto da culo che ha cominciato la carriera politica vent’anni fa nella Democrazia Cristiana, della quale il padre era consigliere comunale.
Così le Repubbliche si susseguono senza nessun vero ricambio sostanziale, si stratificano, si sedimentano, e lo spazio vitale diminuisce sempre di più.
La vita degli hoarder difficilmente ha un lieto fine da reality, più spesso la loro storia si conclude con i pompieri, chiamati dai vicini schifati, che trovano il loro cadavere rosicchiato dai sorci sotto una pila di spazzatura crollatagli addosso.
Per salvarsi, l’Italia non ha bisogno della BCE. Ha bisogno di un TSO.»

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SCEMO DI GUERRA

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 23 marzo 2011 by Sendivogius

Comunque la pensiate sulla questione libica, ovunque la si guardi, l’Italia rimane terra di solide certezze e fumose realtà, dove la lingua schiocca molto più veloce dei fatti sostituendosi in tutto o in parte ad essi. Il risultato è una maionese impazzita dagli effetti esilaranti.
I grandi mattatori sono in genere affiancati da ottime spalle comiche che, nei casi migliori, tendono ad assumere vita propria cimentandosi come solisti nel tentativo di guadagnare un loro palcoscenico. Il nostro preferito è l’unico e solo Ignazio, il vero over the top del mitico Trio Monnezza: Strazio, Raglio & Magno. Al secolo: La Russa, Gasparri & Alemanno.

Con l’apertura delle ostilità, da quando sono cominciate le operazioni militari in Libia, lo spiritato Ignazio è felice come una pasqua: dai soldatini è passato a giocare con gli aeroplanini; dismessa la mimetica, tra poco ci toccherà vederlo con la cerata dell’aeronautica, travestito da pilota. E chi lo ferma più?!?
Discetta di “gentri di gomando” affidati all’Italia; rimbalza da una trasmissione all’altra, infoiato come non mai. Vero kamikaze della comunicazione, lanciato oltre le iperboli del ridicolo, parla dell’ammiraglio statunitense Samuel Locklear, comandante operativo della flotta USA, e si ostina a chiamarlo generale Loacker, pensando agli omonimi biscottini con gli gnomi.

Alfiere dell’atlantismo in livrea, ci tiene ad esibire i suoi giochini tecnologici e partecipare ai war games degli alleati, rischiando nella smania da compiacimento di incespicare con le sue braghe esageratamente calate.

«Abbiamo aderito alla coalizione, trasferendo sotto il comando della coalizione stessa, otto aerei, ma se fra un minuto ci chiedessero altri tipi di aerei valuteremmo. Una cosa è certa: non è intenzione dell’Italia mettere caveat al proprio intervento.»

Il redivivo Francesco Baracca alla Difesa scalpita più irrequieto del solito e lo stesso giorno (20 Marzo) la spara ancor più grossa:

«Abbiamo forte capacità di neutralizzare i radar di ipotetici avversari e su questo potrebbe esserci una nostra iniziativa: possiamo intervenire in ogni modo ed in ogni momento.»

Qualcuno, dalle parti dello schieramento anglo-francese (gente solitamente seria), lo prende in parola e, visto che ci tiene tanto, affida all’aviazione italiana il compito di neutralizzare le batterie costiere coi sistemi elettronici di contraerea: sofisticati gingillini di produzione ALENIA che, per intenderci, l’amico Silvio ha recentemente fornito ai libici.

Il 21 Marzo giunge l’agognato battesimo del fuoco…
Sturm und Drang di La Russa in un tripudio futurista, squilli di tromba e rulli di tamburo per la celebrazione dell’eroica missione:

«I Tornado italiani in azione in Libia avevano il compito di neutralizzare i radar nemici, in una operazione il cui obiettivo è di mettere a tacere la contraerea libica e consentire la No-Fly Zone. L’obiettivo è largamente realizzato, l’opera potrebbe considerarsi completata»

Tutte cazzate! Come rivelerà dopo il ritorno un incauto pilota, i cacciabombardieri italiani si sono limitati ad un giretto dimostrativo di perlustrazione, senza sparare un colpo.
Lo stesso Berlusconi gela i bollenti ardori del ministro a distanza di qualche ora:

“I nostri aerei non hanno sparato e non spareranno. I nostri aerei sono lì solo per garantire il pattugliamento”

Ignazio La Russa si crede Scipione l’Africano, ma sembra uno di quegli ammiragli borbonici della flotta di re Franceschiello alle grandi manovre:

“Facite Ammuina!
Tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora;
chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta;
tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio passann’ tutti p’o stesso pertuso;
chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à.”

E del resto non è lecito capire bene il ruolo dell’Italia in questa operazione, né le modalità di impiego del suo potenziale bellico, né la sua strategia d’insieme, né eventualmente la tutela dei suoi potenziali interessi nazionali.
D’altro canto, tra i pur loquaci politicanti di governo e di opposizione, nessuno si è preoccupato di chiarire la posizione e fornire un annuncio certo al Paese, impegnati come sono a contendersi il comando della missione coi francesi e bisticciare su chi ce l’ha più grande, pur mantenendo gli equilibri interni alla maggioranza.
Il Presidente della Repubblica, che simbolicamente avrebbe anche il comando delle Forze Armate, chiosa con l’usuale fastidio che ne contraddistingue le repliche ogni volta viene a Lui posta domanda sgradita e dagli esiti tutt’altro che scontati:

«Non siamo in guerra. Inutile ripetere cose che tutti dovrebbero sapere»
 Giorgio Napolitano
 (20/03/2011)

Evidentemente, il concetto non deve essere tanto lapalissiano, giacché tre giorni dopo la chiosa presidenziale il sottosegretario Alfredo Mantovano ancora si chiede:

«Siamo in guerra? E’ difficile negarlo, dal momento in cui partono degli aerei all’interno di un’operazione militare e lanciano sul suolo libico delle bombe»

E di sicuro è difficile assumere un ruolo definito con una posizione certa a livello istituzionale, specialmente se si incorre nella serie di straordinarie circostanze, che molto hanno beneficiato al prestigio internazionale dell’Italietta berlusconizzata.
In fondo, si tratta di una grande storia d’amore interrotta da una burrascosa “pausa di riflessione”. Rivediamone gli aspetti salienti:

 Un Presidente del Consiglio che per oltre due anni si è esibito in genuflessioni e appassionati baciamano col Rais della Sirte, ostentando grandi profusioni di amicizia e reciproco affetto nei riguardi del farsesco pagliaccio beduino nonché suo omologo d’oltremare, che in cambio ha introdotto il nostro Pornocrate ai raffinati ‘misteri’ del bunga-bunga.
E d’altra parte il Papi della Patria non ha perso occasione per volare a Tripoli, ogni qualvolta non erano disponibili le accoglienti dace messe a disposizione dall’amico Putin in Russia.

L’allestimento di un circo equestre a Villa Pamphilj, con parate berbere e convention coraniche con tanto di entreneuse a gettone presenza: transumanza scenografica di 530 mammifere in svendita, pronte a sputtanarsi per la ghiottissima cifra di 60 euro.

Poi il rapporto si è progressivamente incrinato…
30 giorni di ostentato silenzio, per non disturbare il buon Gheddafi intento a schiacciare la sua opposizione interna e reprimere le insurrezioni in Cirenaica, mantenendo intatti accordi e trattati.
24 ore per scaricare il dittatore libico e rinnegare cotanto amore.
12 ore per aderire all’intervento militare, con relativo piano di bombardamenti, contro l’ex amante tradito.

Eppure l’affetto non si è ancora spento del tutto. Turbato da un’inevitabile processo di proiezione che porta il nostro dittatorello bananiero ad identificarsi col l’amichetto tripolino, il Nano da cortile confida:

“Quello che accade in Libia mi colpisce personalmente. Sono addolorato per Gheddafi”
 S.Berlusconi
 (20/03/2011)

Osvaldo Napoli (23 Marzo), dalle scuderie dell’Imperatore, si affretta a specificare che l’incerottato despota brianzolo in realtà è dispiaciuto per il popolo libico e intanto approfitta della confusione per farsi confezionare l’ennesimo provvedimento ad personam dai suoi avvocati-deputati.
In virtù di ciò, l’ineffabile Italo Bocchino non perde occasione per ribadire che:  L’Italia doveva fare di più, doveva guidare la coalizione. E certo è risaputo che USA, Francia e GB, scalpitano all’idea di prendere ordini ed essere coordinati dall’affidabilissimo alleato peninsulare, specialmente a riconoscimento del formidabile ruolo svolto dalla nostra intelligence.
Nessun dubbio invece nell’opposizione “seria e responsabile” del PD, con un insolito Massimo D’Alema in versione strategica:

“Siamo a rischio ritorsioni. Dobbiamo chiedere che si attivi un dispositivo di protezione della Nato, una rete di sicurezza indispensabile”
 (18 Marzo)

Il Baffo d’oro della politica riformista ignora forse, che il nostro comparto militare con tutte le sue inefficienze è comunque perfettamente in grado di fronteggiare l’inconsistente minaccia libica, non foss’altro perché si troverebbe ad affrontare un esercito con arsenali vecchi di 60 anni, all’avanguardia forse per la II guerra mondiale.
E se abbondano gli ostensori dell’intervento umanitario a suon di bombe su mandato ONU, non mancano i pacifondai di professione, pacifisti ad oltranza per riflesso pavloviano sempre e comunque, che in quanto a castronerie non sono secondi a nessuno.
In proposito, si segnale l’ultima uscita dell’immaginifico Nichi Vendola che immagina una forza di interposizione di pace, come quelle viste efficacemente all’opera durante la guerra civile in Bosnia con gli strabilianti risultati che tutti hanno dimenticato, ma che le sopravvissute di Srebrenica ricordano fin troppo bene.

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(24) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , on 27 febbraio 2011 by Sendivogius

Classifica FEBBRAIO 2011”

 La ‘fabbrica delle stronzate’ in Italia non solo non chiude mai, ma sembra proprio non conoscere crisi. Ogni mese spunta un nuovo esemplare da competizione, mentre i campioni già conclamati battono con incredibili facilità i record raggiunti nelle precedenti edizioni. Sono i polli da batteria più prolifici e produttivi che mai abbiano affollato gli starnazzanti cortili dell’italica fattoria politica.
Naturalmente, il Primus indiscusso rimane sempre Lui, l’unico e solo: l’insuperabile nano da monta a pagamento. Ormai è un personaggio da bestiario mitologico… Il presidente del Consiglio della Repubblica italiana che fa causa contro la Repubblica italiana. Senza competizione!
Per quanto, tutto il resto dell’allegra brigata si dà molto da fare per eguagliare il fondo del cesso.

  Hit Parade del mese:

01. NON DISTURBARE

[19 Feb.] «Gheddafi?!? No, non l’ho sentito, la situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno»
 (Silvio Berlusconi, l’amico discreto)

 

02. DOPO LA FRUTTA…

[15 Feb.] «la Lega Nord non è un partito razzista […] La Lega è sempre stata un partito con un forte senso della legalità; qualche accento identitario che potrebbe indurre atteggiamenti al limite del razzismo in una minoranza dei suoi elettori è arrivato dopo»
(Pierluigi Bersani, il Disperato)

 

03. SCOPATA A SUA INSAPUTA

[25 Feb.] «Sono stata innamorata di Berlusconi, ma non ricordo quando»
 (Nicole Minetti, la Smemorata di Arcore)

 

04. CHI TROVA SILVIO APRE UN FORZIERE

[24 Feb.] «Io le donne le faccio sentire speciali»
 (Silvio Berlusconi, l’Indimenticabile)

 

05. DIGNITÀ CERCASI 

[18 Gen.] «La dignità delle donne non si trova in piazza; ce la diamo da sole» 
 (V.M.Brambilla, Padrona del suo destino)

 

06. RIVELAZIONI

[14 Feb.] «Non sono mai stato fascista»
 (Maurizio Gasparri, l’Equivocato)

 

07. LE IDEE CHIARE (I):

[02 Feb.] «Non mi dimetto da “Futuro e Libertà”, sono tranquillo e sto bene dove mi trovo adesso.
Non esiste una sola dichiarazione alla stampa in cui dico che andrò via da FLI… Faccio parte di “Futuro e Libertà” e voterò compatto con FLI»
 (Luca Barbareschi, Uomo di parola)

 

07bis. LE IDEE CHIARE (II)

[08 Feb.] «Ancora una volta sono costretto a intervenire per ribadire la mia appartenenza a “Futuro e Libertà”, che ho contribuito a fondare e alla quale aderisco pienamente»
 (Luca Barbareschi, Fedele alla linea)

 

07ter. LE IDEE CHIARE (III)

[21 Feb.] «Lascio Fli per il gruppo misto: aiuterò il Governo Berlusconi mi ha già telefonato, ringraziandomi per la coerenza»
 (Luca Barbareschi, il Coerente)

 

08. RAPPORTI OCCASIONALI NON PROTETTI

[26 Feb.] «Ho già precisato più volte di non avere mai avuto rapporti di alcun genere con l’imprenditore Tarantini. Non ho organizzato con lui né gite, né viaggi, né cene. Se l’ho incontrato è stato, come già chiarito da me e da altri testimoni, in circostanze del tutto casuali»
 (Massimo D’Alema, il libero scambista)

 

09. LE PENE DELLO SCANDALO

[09 Feb.] «Mi domando chi pagherà per questo schifo e questa vergogna, alla fine pagherà lo Stato. Ma la responsabilità dei giudici ci deve essere e noi la faremo»
 (Silvio Berlusconi, puttaniere seriale)

 

10. SPAURACCHI DI GOVERNO

[24 Feb.] «L’esodo che partirà dall’Africa sarà biblico: 2 milioni e mezzo di profughi potrebbero raggiungere il continente»
 (Ignazio La Russa, il Mosè della paura)

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Personaggi in cerca d’autore…

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 aprile 2010 by Sendivogius

Quando in un Paese non esiste più un’opposizione reale, allora in qualche modo bisogna inventarsela per continuare la necessaria finzione democratica.
Attualmente, questo sembra essere il principale problema giunto a scuotere i ranghi del Pretorio delle Libertà: la disfida domestica tra i manipoli dell’eterno delfino, Gianfranco Fini, e la guardia imperiale dell’Unto popolare, Silvio Berlusconi.
Se Atene piange, Sparta non ride. Infatti siamo rimasti molto turbati dall’inaspettata rissa che si è scatenata tra la servitù, all’interno del Partito dell’Amore in apparente crisi coniugale. Poi abbiamo capito… È l’ennesima riedizione di un vecchio trucco, ad uso e consumo per i gonzi in stato di fermo:
poliziotto buono contro poliziotto cattivo. L’unico che ci poteva cascare con tutte e due le scarpe non poteva essere altri se non il Party Dummy democratico, la raffazzonata cuccia dei cani bastonati che ululano alla Luna dopo l’ultima mazzolata elettorale.
Non avendo alcunché da dire, nel PD si improvvisano recite a soggetto, con un segretario in perenne stato confusionale, tanto da esser ancora convinto di aver vinto le regionali. Infatti, da quando è stato eletto, il filosofo prestato all’economia, l’Addormentato Pierluigi Bersani, sembra entrato in coma irreversibile, circondato da troppi nani pronti a staccare il sondino dell’alimentazione artificiale, e nessun principe all’orizzonte disposto a destarlo con un bacio.

A parlare per conto dello smarrito Pierluigi, ci pensa però la sua badante personale: il Quintilio Varo delle elezioni perdute, il Napoleon delle Waterloo elettorali, il Richelieu dell’inciucio perenne… Si tratta dell’inamovibile Massimo D’Alema: lo stratega a maglie larghe delle costituenti fallite.
Per gli emuli progressisti della “Giovinezza al potere” tutto si ridurrebbe ad un fattore anagrafico, legato al mancato ricambio generazionale, come se la Iuventas in quanto tale avesse per sua stessa natura un valore positivo in assoluto, senza tener conto delle capacità individuali e dell’effettivo contributo del singolo.
 A questo proposito, salvo l’immediata raffica di smentite e rettifiche, si sentiva davvero la mancanza di un contributo fondamentale come quello offerto dal quarantenne
Andrea Orlando, sedicente ‘esperto’ del PD (con maturità scientifica) in materia di giustizia, che su “Il Foglio”, in una sostanziale sottoscrizione della riforma giudiziaria di matrice piduista, arriva a mettere in discussione anche l’obbligatorietà dell’azione penale, ignorando evidentemente i motivi storici della sua istituzione:

“…credo sia giusto che il maggior partito dell’opposizione espliciti con chiarezza le proprie intenzioni per tentare di riformare la giustizia italiana in modo il più possibile condiviso. Mi applico dunque a un esercizio da molti consigliato. Facciamo finta, per un attimo, che in Italia il problema sia solo quello di far funzionare appunto la giustizia. Dimentichiamoci almeno per un momento Berlusconi, così come dei suoi processi da aggiustare e delle sue vendette da consumare, e partiamo dalla giustizia civile dove, lontano dai riflettori, si consuma quotidianamente un disastro che potremmo definire ‘muto’.
(…) Siamo disponibili a confrontarci in Parlamento sulle questioni più comunemente evocate dal dibattito corrente che attengono a questioni cruciali per il nostro sistema giudiziario: una verifica concreta dei giusti tempi del processo; una seria riflessione per la ridefinizione dell’obbligatorietà dell’azione penale; una riforma del sistema elettorale del Csm che diluisca il peso delle correnti della magistratura associata, rafforzandone l’autorevolezza; la necessaria distinzione dei ruoli tra magistrati dell’accusa e giudici, e un ragionamento sulla efficacia delle attuali azioni disciplinari nel mondo della magistratura.
(…) Non ci sarebbe invece molto da fare a proposito delle separazione delle carriere, essendo già stata realizzata una sostanziale e sufficientemente rigida distinzione dei ruoli con la riforma ordinamentale, varata soltanto due anni fa. Tuttavia sono ipotizzabili norme che rafforzino il criterio della distinzione dei ruoli, precisino le incompatibilità e i limiti temporali di permanenza nei diversi uffici.
Una specifica disciplina meriterebbe la limitazione all’elettorato passivo dei magistrati, di quelli che hanno svolto funzioni requirenti
in particolare.
Infine si potrebbe affrontare quello che, a mio avviso, è la questione centrale del sistema: l’efficacia dell’azione disciplinare.
(…) Sull’esercizio dell’azione penale, poi, sarebbe matura una riflessione sulla rimodulazione dell’obbligatorietà, attraverso l’individuazione di priorità che non limitino l’indipendenza dei pm. Esistono diverse ipotesi ragionevoli e il Pd ha già depositato una proposta di legge su questo tema. Se la maggioranza dimostrasse di voler discutere su questo argomento con serietà il Partito democratico è pronto a confrontarsi senza pregiudizi.
Tre anni sono sufficienti per fare tutto questo senza necessariamente partire dal presupposto che si debba modificare la Costituzione. Eventualità alla quale ricorrere solo come estrema ratio. Questo approccio consentirebbe di evitare che ciò che si può fare in modo condiviso resti in ostaggio di ciò che divide. Su questo terreno potrebbero incontrarsi una destra che riscoprisse la primazia della legge e una sinistra che rammentasse che tra le sue radici c’è la cultura delle garanzie.”
  (Il testo integrale lo trovate QUI)

Eh sì, Orlando vive in Svezia e finge di ignorare l’anomalia italiana, avendo da un bel pezzo rinunciato a rimuoverla. In compenso, si preoccupa di fornire i suggerimenti normativi e la necessaria collaborazione, per normalizzarla e legittimarla a norma di legge. Probabilmente, l’elaborazione della irrinunciabile “Bozza Violante” non bastava: serviva ancora qualcos’altro di più devastante… Il bello è che Orlando afferma di agire in nome (?!) e nell’interesse della Sinistra italiana. E, di grazia, da quando il PD sarebbe diventato un partito di sinistra?!?

“Proprio la costruzione del progetto politico dell’Ulivo prima e ora del Partito Democratico e dell’unità delle forze del riformismo italiano costituisce il centro del mio impegno politico. Intendo affermare le ragioni di questo progetto, anzitutto nel territorio ligure e nella provincia spezzina; credo che esso possa conquistare nuovi e più vasti consensi se saremo in grado di rafforzare la proposta di mettere l’accento sul tema dell’ innovazione e delle opportunità, in modo da offrire alle giovani generazioni inedite occasioni di crescita civile.”

Eppure, per certi ‘puristi’ dell’età, nemmeno Andrea Orlando a quarantuno anni suonati sarebbe abbastanza giovane… In alternativa, ci sono sempre gli Arrabbiati del Grillo tonante: i trentenni del qualunquismo protestatario, votati alla mistica settaria dell’e_guru telematico. Altrimenti, c’è sempre la mitica LEGA Nord, con le sue giovani promesse… accompagnate dai genitori! In rappresentanza dei ventenni, potete già cominciare a gustare la Trota… Per gli amanti delle listine  griffate dal Grillo, c’è  invece il gauleiter Cota… Peraltro, dei due esemplari leghisti avevamo già parlato QUI.
Di bene in meglio.

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(11) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , on 28 gennaio 2010 by Sendivogius

 “Classifica GENNAIO 2010”

  Anno nuovo e vizi antichi, per una stagione che si preannuncia particolarmente ricca…
Grande protagonista del mese è il parkinsoniano Partito Democratico che, con i suoi contorcimenti dadaisti, guida la classifica di inizio anno, nella sua personale fiera al ribasso.
Palla al centro, gioco fermo, spalti vuoti e una rete traforata dai goal, per una nomenkatura antica, nella sua disperazione, prona ai capricci della leziosa UDC: la puttanella del villaggio che a tutti la concede, tranne che all’azzerbinato PD.
Certo, infierire sul Party Dummy dei sinistrati riformisti è un po’ come sparare sui Panda: bisognerebbe avere maggiori riguardi per le specie in via d’estinzione. Tuttavia, il corpaccione inerte del PD, che langue arenato sulle spiagge dell’inconsistenza, è solamente un avatar: l’involucro formale di una pluralità di anime in perfetta salute, già pronte a trasmigrare in nuovi corpi da possedere e consumare, per il loro eterno perpetuarsi nel vuoto dell’inconcludenza.

  Hit Parade del mese:

 

01.  RISO AMARO

[27 Gen.]  «Nel PD comando io»
  (Pierluigi Bersani, segretario su cauzione)

 

02.  I SOLITI GIORNALISTI

[23 Gen.]  «Vedo che tutti danno per scontato che a vincere le primarie sarà Vendola. Sono verità preconfezionate nelle redazioni dei giornali, che non sempre riflettono quello che avviene nella società»
  (Massimo D’Alema, il Lungimirante)

 

03.  LE SPALLE SCOPERTE

[25 Gen.]  «La larga vittoria di Vendola conferma il legame del presidente della nostra Regione con tanta parte dell’elettorato del centrosinistra, compresi gli elettori del Partito democratico. Prendo atto di questo risultato e della necessità, quindi, per il PD di sostenere lealmente Vendola come già facemmo nelle elezioni regionali del 2005»
  (Massimo D’Alema, la Badante)

 

04.  BOCCIOFILA BOCCONI

[13 Gen.]  «La rappresentazione della Primavera pugliese minacciata dal sacro inciucio della volpe del Tavoliere con il famigerato Casini, secondo la frizzante descrizione tentata ancora da Curzio Maltese ieri su Repubblica, è tutt’altro che convincente, anche se viene da uno dei migliori giornalisti italiani. (…) A proposito di potere voglio dire a Vendola che vedendolo così a suo agio nel salotto di Santoro e così coccolato da così tante intelligenze della cosiddetta sinistra radicale, che a me sembrano purtroppo molte lontane dalle persone in carne e ossa e dai loro problemi, ho l’impressione che non sia io ad avere forti legami»
  (Francesco Boccia, l’inutile idiota)

 

04.bis  SPIRITI LIBERI

[26 Gen.]  «Tutto si può dire tranne che Boccia sia un candidato piovuto dall’alto.
(…) Non c’è sudditanza nei confronti dell’UDC»

  (Enrico Letta, The Mentalist)

 

05.  EREZIONI REGIONALI

[23 Gen.]  «Non mi dimetto. Dare le dimissioni non mi ha mai sfiorato il cervello, è un’idea che non esiste, è un punto di vista che non mi appartiene. Io non sono ricattabile. So perfettamente cosa ho fatto; so di avere rispettato le leggi, di aver sempre speso bene le risorse pubbliche, mai per interessi personali né miei né di altre persone e lo dimostrerò in tutte le sedi. (…) Sarà faticoso, sarà impegnativo, ma questo è il mio punto di vista e io cercherò di essere giudicato dai bolognesi sia sulla limpidezza della mia azione, sia per quello che farò per questa città»
  (Flavio Delbono, la stella filante)

 

06.  I VALORI DI UNA FAMIGLIA:
 L’Amore è un Bancomat…

[26 Gen.]  «Rifarei tutto (…) Non mi sono lasciata abbattere. E poi lo dovevo anche a mia figlia: deve imparare che non è giusto farsi stritolare da chi è più forte. E l’ho fatto per ottenere il rispetto per me e per il diritto al mio lavoro»
  (Cinzia Cracchi, the Secretary)

 

07.  ER MEJO FICO DER BIGONZO

[24 Gen.]  «Si assiste a una fiera della vanità: si viene qua con l’ansia di far bella figura davanti alle telecamere, si sventolano le bandiere, ma non c’è uno che dice lavorate e poi andate davanti alle telecamere e prendete la medaglietta»
  (Guido Bertolaso, l’Uomo con la tuta)

 

08.  TURBAMENTI EROTICI

[15 Gen.]  «Vi è un passo nel quale Anna Frank descrive in modo minuzioso le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare turbamento in bambini delle elementari»
  (Paolo Grimoldi, il Disturbato)

 

09.  INCUBI

[09 Gen.]  «Sogno una vera riforma tributaria. Come quella che avevamo immaginato nel ’94. Con due sole aliquote. E adesso stiamo studiando tutte le possibilità per realizzarla»
  (S.Berlusconi, il Prestigiatore)

 

10.  NANI CORAGGIOSI

[10 Gen.]  «Bisogna avere il coraggio di cambiare anche gli articoli della prima parte della Costituzione (…) che ignora temi e concetti fondamentali, come quelli del mercato, della concorrenza e del merito»
  (Renato Brunetta, Mercante in fiera)

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(10) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , on 30 dicembre 2009 by Sendivogius

 

  Si chiude dunque lo squallido 2009. È un anno che  in pochi  rimpiangeranno; fatto di crisi, disoccupazione cronica, disgregazione sociale, promesse non mantenute, vertici inconcludenti, problemi insoluti e destinati a trascinarsi nel tempo… A noi, naturalmente, tutto ciò non riguarda.
In questo Dicembre, consacrato all’Amore Universale, una colata di miele in eccesso di zuccheri si è riversata in abbondanza nel consueto letamaio della politica nostrana. Il risultato è un orrido pastone, più indigeribile del solito, tra proclami di fratellanza ed inviti alla moderazione in nome della perdonanza imperiale.
È un profluvio di lacrime e buoni sentimenti, coagulati intorno al sangre real del Redentore di Arcore, mentre i suoi mastini legati alla catena provano ad intonare improvvisati canti natalizi…
Dal suo mistico ritiro per le incredibili ferite riportate, il martire vivente mostra le piaghe dell’Eletto tra le bende che, come la sindone, ne nettano il sacro volto: un incrocio tra Darkman e la Mummia. Nell’infinita magnanimità dell’Unto, il Damiens di Milano verrà perdonato ma anche punito sì, con raccomandabile severità.
Con una simile overdose di stronzate buoniste sotto glassa ed incredibili ipocrisie più che interessate, si rischiava quasi di sottovalutare il resto delle minchiate che, copiose, hanno affollato anche questo mese…

 

 

01.  IL PROFUMO DELL’OTTIMISMO

[01 Dic.]  «La crisi economica si sta trasferendo sulla disoccupazione. Il dato tuttavia è molto meglio della media europea e degli altri Paesi»
  (Claudio Scajola, Atomic Man)

 

02.  AMBIENTE? NO GRAZIE!

[18 Dic.]  « Storico accordo con Cina, India, Brasile e Sudafrica. Non è sufficiente per combattere il cambiamento climatico, ma si tratta di un importante primo passo. Nessuna nazione è interamente soddisfatta con tutte le parti dell’accordo. Ma questo è un significativo e storico passo avanti, è una base sulla quale costruire ulteriori progressi (…) Il mondo accetti anche un’intesa non perfetta»
  (Barack Obama, bolla di sapone)

 

03.  IL BUON PADRE

[17 Dic.]  «Si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi, che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange»
  (Renato Schifani, l’esperto informatico)

 

04.  CUIUS REGIO EIUS RELIGIO

[23 Dic.]  «I valori cristiani testimoniati dal pontefice sono sempre presenti nell’azione di governo da me presieduto, che adotterà tutte le misure necessarie per garantire la serenità e la pace sociale»
  (S.Berlusconi, l’Uomo della Provvidenza)

 

05.  L’ANOMALIA

[10 Dic.]  «In Italia succede un fatto particolare di transizione a cui dobbiamo rimediare: la sovranità, dice la Costituzione, appartiene al popolo e il Parlamento fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale e la abroga la legge»
  (S.Berlusconi, l’ago della bilancia)

 

06.   I SILENTI ONNIPRESENTI

[09 Dic.]  «Lavorando di più in Procura e senza le luci delle telecamere si arresta qualche latitante in più, quindi con qualche convegno in meno e qualche latitante in più si fa il bene del Paese»
  (Angelino Alfano, il Benefattore)

 

07.   BONAIUTI SHOW (I): Estrazioni del Lotto

[29 Dic.]  « Per quanto riguarda la giustizia c’è un distinguo da fare: non siamo di fronte a leggi ad personam ma di fronte a una giustizia ad personam nei confronti di Berlusconi. Lo testimoniano i 789 pm e giudici che lo hanno indagato e coinvolto in 2500 udienze. Questa non e’ una giustizia giusta è una giustizia ad uso politico»
  (Paolo Bonaiuti, Ventriloquo del Re)

 

08.  BONAIUTI SHOW (II): Orgoglio nazionale, modello criminale

[29 Dic.]  «Lo scudo fiscale ha portato un grande risultato, soldi che rientrano in circolo nel nostro Paese per la difesa dei posti di lavoro esistenti e per la creazione di nuovi. Mi dispiace che la sinistra strabica non abbia voluto vedere quanto era utile questo procedimento proprio a favore dei più deboli»
 (Paolo Bonaiuti, il Tutelante)

 

09.  L’INCOMPRESO

[23 Dic.]  «A volte si ha l’impressione che più che di informare si abbia l’obiettivo di condizionare il nostro partito. Forse non è piaciuto l’esito del congresso. Forse qualcuno pensa che si debba scardinare la maggioranza che lo ha vinto, isolando D’Alema e condizionando Bersani. Sono intenti politici. È incredibile perseguirli distorcendo le informazioni e lanciando accuse calunniose e indimostrate. Quali sarebbero, in tutti questi anni, gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di sentire l’elenco»
  (Massimo D’Alema, il ‘rosso’ Calimero)

 

10.  CI ERAVAMO TANTO AMATI

[24 Dic.]  «Se l’Udc sta con noi, trionfiamo. Diversamente, ci ammazzeremmo tutti. Quanto a Vendola, è un traditore! Al congresso del Pd avrebbe dovuto lavorare per sostenermi e farmi avere la meglio quando celebrammo le primarie. Perchè se fossi rimasto segretario del partito, com’era dal 2007, Nichi sicuramente sarebbe stato il candidato di tutto il centrosinistra. Senza l’Udc. Ma a quel punto, sarei bastato io al posto dell’Udc per attirare le preferenze dei moderati»
  (Michele Emiliano, fratello coltello)

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