Archivio per Mario Monti

La Mamma dei Cretini

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 ottobre 2014 by Sendivogius

La famiglia imperialeA proposito del carattere degli italiani, qualcuno ha detto che la loro forma ideale di governo è la signoria tardo-rinascimentale. Fondata sull’arbitrio dei potentes, la signoria urbana è un fenomeno di derivazione clanica: un patto tra famiglie per la gestione oligarchia del potere (ereditario), a struttura gerarchica, incentrata nella figura autocratica di un Dominus che progressivamente accentra su di se tutte le funzioni pubbliche.
Cesare Borgia  La devozione al ‘Signore’ (profano), o per meglio dire la deferenza clientelare attraverso la piaggeria servile nei confronti del padrone di turno, costituisce a sua volta un meccanismo di promozione sociale: il modo più semplice per avere accesso a cariche e vantaggi diversamente preclusi, grattando via le briciole lasciate cadere apposta nel sottobosco del potere. Per le elite, è invece il sistema migliore per consolidare interessi e profitti, ricercando la protezione del Principe, o condizionandone l’azione col proprio sostegno (economico) tutt’altro che disinteressato.
Supplica  Luogo di aggregazione per eccellenza non è l’agorà, tanto cara alle democrazie elleniche, ma la ‘piazza’ plebea, in cui il Principe beneficia i sudditi più fedeli e dispensa i suoi proclami, mentre la massima elevazione resta l’ammissione alla corte del sovrano.
Sarà per questo che gli italiani quando ragliano l’Inno di Mameli, storpiandone sistematicamente le strofe, starnazzano con convinzione “Stringiamci a corte” perdendo per strada la seconda “o” di ‘coorte’ (che ha tutt’altro significato).

The court of king Louis XV of France«La nuova corte, simile in questo a quelle della prima età moderna, è il regno dei servi volontari, dei cortigiani, dei buffoni e, ovviamente, delle cortigiane…. In Italia si è infatti affermato un potere che non è né arbitrario, né autoritario, né dispotico, né illegittimo, ma è enorme e con la sua stessa esistenza distrugge la libertà dei cittadini

  Maurizio Viroli
  “I peccati dei popoli nascono dai principi”
  Sole24Ore
  (23/10/11)

Nello specifico, le parole del filosofo Viroli si riferivano al Pornonano ed al suo sottosistema di governo, ma nella pratica conservano una validità universale; a dimostrazione di quanto il modello sopravviva a se stesso, tanto da rigenerarsi ogni volta impermeabile ai mutamenti.
ServantsPerché se il servilismo di certi italiani è una costante endogena, in grado di riproporsi intatta e con poche variazioni nel corso dei secoli, nessun affrancamento servile sarà possibile fintanto che a prevalere saranno gli schiavi innamorati delle loro catene, alla continua ricerca di un padrone da servire. Oppure, per dirla con le parole di Malcolm X, “negri da cortile e negri da fatica”.

E siccome la categoria abbonda a tutti i livelli, mentre la madre dei cretini si ostina a non usare contraccettivi, con cadenza regolare per ogni cambio del guardiano, nell’alternanza dei medesimi, si omaggia il sovrano con roboanti proclami (a pagamento) di imperitura devozione, da parte degli aspiranti domestici in cerca di stabile assunzione a corte, in dimenticabilissime profusioni di fedeltà a scadenza contrattuale.
Sono i 1.000 e più cretini, quelli che “ci mettono la faccia”, ansiosi di mostrarsi al mondo in tutta la loro metafisica minchioneria di servizio.
Le Sentinelle a MilanoA suo tempo, nel Febbraio del 2012, era stata la volta degli studenti bocconiani con la loro Lettera aperta all’allora presidente del consiglio, rigorosamente non eletto: il criogenico Mario Monti.
Bocconi L’appello riformatore si distingueva per le contorsioni stilistiche, col quale questo grumo fighettino di studenti bocconiani, aspiranti padroni di domani, descrivevano la loro insostenibile condizione di privazione in cui sono costretti, nel timore sia loro negata nel prossimo futuro la legittima pretesa a fottere il prossimo loro per diritto di nascita e di reddito. Per questo rivolgevano la supplica al loro ex rettore, mettendosi a disposizione per i lavoretti domestici.
La lettera, tutta incentrata sui temi della precarietà occupazionale e sulla riforma del mercato del lavoro, raggiungeva punte di puro surrealismo col quali questi privilegiati figli di papà, con assunzione già pronta come dirigenti nelle fabbrichette di famiglia o attività già avviata nello studio professionale paterno, grufolavano qualcosa su “protezioni sociali” e “apartheid sociale” scacazzando senza vergogna nella greppia dove si ingozzano a sbafo da generazioni:

bocconi-avvelenati«Le imprese italiane, per offrire nuova occupazione e competere a livello internazionale, devono poter “stare sul mercato”. Abbiamo forti speranze ed una notevole fiducia in questo esecutivo, crediamo insomma che sia il momento giusto per osare. Chiediamo che si rinunci definitivamente al clima di discriminazione nei confronti dei giovani.
[…] Oggi imprenditore e lavoratore si muovono nella stessa direzione e condividono i medesimi obiettivi, entrambi vogliono il bene dell’azienda. Si aggiunga che il «nanismo» del settore imprenditoriale è anche cagionato da norme oggi superate, che hanno finito per imporre un regime di incertezze in cui risulta vincente il precariato come modello d’impiego, specie per i giovani. Non ci stiamo: proprio perché crediamo di valere molto, ci diciamo pronti alla sfida. Si valutino merito, creatività e talento: si premino i più bravi attraverso un nobile sistema di incentivi economici e sociali. Quella che auspichiamo è anche una riforma culturale, i nostri padri oggi vivono nella bambagia delle tutele grazie ad un “dispetto generazionale”: siamo costretti noi tutti a soccombere rispetto alle mille garanzie che le generazioni che ci hanno preceduti si sono arbitrariamente assegnate. È tempo di ristabilire le priorità e allocare con equità i necessari sacrifici: l’egoismo dei protetti, l’ingordigia dei privilegiati sono malattie che rischiano di ammorbare il nostro avvenire. Scommettiamo senza indugio nella flessibilità e distribuiamo lealmente le tutele: sono queste le nostre richieste, in sintesi.»

Master a bocconi La soluzione è il licenziamento, libero e selvaggio come i bollenti spiriti padronali di questi ardenti bambocci, poiché i diritti e le tutele dei lavoratori sono un “dispetto generazionale” per gli arroganti rampolli del padrone in ansia da prestazione. Sono quelli che si comprano (coi soldi di papà) la laurea in economia, ma che con ogni evidenza non sanno tirar di conto, o sono troppo ottusi nella loro saccente presunzione, per poter lontanamente capire che la differenza tra i figli dell’imprenditore e lavoratore risiede nel reddito e nella discriminazione di opportunità che da questo consegue. È per tale motivo che la stragrande maggioranza degli studenti italiani NON potrebbe mai permettersi l’iscrizione alla Bocconi…
Iscrizione BocconiEd è un fatto che alcuni di questi ‘figli’ eternamente ggggiovani sembrino di gran lunga più stronzi dei ‘padri’.

nascita gesuCon l’avvento del Bambino Matteo, se possibile, i toni della vulgata agiografica hanno raggiunto livelli messianici. Per ritrovare simili profusioni di fede, bisogna forse rievocare la retorica staraciana dei Cinegiornali Luce ai tempi del fascio, quando c’era Lui

Noi sosteniamo Renzi«Il nostro Paese sta vivendo una delle sue più difficili stagioni.
L’indeterminatezza delle scelte, il continuo rinvio delle decisioni, il declino dei suoi valori popolari hanno portato l’Italia sul limite del baratro che potrebbe avere conseguenze ben più drammatiche di quanto visto fin qui.
A questa urgenza sta cercando di rispondere Matteo Renzi con un governo creato con la decisione ed il cipiglio di una volontà giovanile che non cerca sconti né per sé né per le scelte da affrontare.
Matteo Renzi - smorfieÈ comprensibile che questa azione trovi critiche, ostacoli, e anche attriti.
Ma non è accettabile che si lasci il suo sforzo privo dell’appoggio dei cittadini che si identificano con la sua volontà di non mollare, di battersi e di cercare un futuro per l’Italia e per i suoi giovani.
Noi, semplici italiani, con questo piccolo gesto intendiamo rompere il muro di silenzio che ha avvolto il Presidente del Consiglio dopo i duri attacchi di questi giorni.
Noi come tanti altri desideriamo andare avanti. Insieme a chi ci crede.
Matteo Renzi sta cercando di farlo. Noi siamo con lui

Duce su MarteOrmai siamo alle verità di fede!
L’annuncio è stato pubblicato a pagamento sulle pagine del Corriere della Sera.
Per la serie: il culo del padrone è il posto più morbido dove mettere la lingua.
Segue a sciolta, la scarica di un centinaio di firme che sembrano un selezione scelta di personaggi fantozziani: dal Visconte Cobram alla Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mar, passando per la Giulia Sofia di Maurizio Crozza!

Fantozzi lei gioca a stecca

In rigoroso ordine alfabetico, tra i “semplici italiani”, conquistati dal “cipiglio di una volontà giovanile” e senza sconti (in un governo ovviamente non eletto), si segnalano:

«Alberto Milla, classe 1931. Già fondatore della banca Euromobiliare ai tempi di Carlo De Benedetti, di cui oggi è vicepresidente, presiede anche Equita Sim, una delle società di intermediazione regine a Piazza Affari guidata da Francesco Perilli.
Poi c’è Anna Cristina du Chene de Vere, presidente della finanziaria Ida e vicepresidente di Publitransport, società leader nella pubblicità guidata dai fratelli Fabrizio e Federico.
Brilla fra i 108 il nominativo di Antonio Perricone: sarà il Perricone amministratore delegato di Amber Capital, società di gestione nel cui board c’è persino Carlo De Benedetti, o il Perricone già in Rcs e oggi presidente di Ntv, operatore ferroviario privato lanciato da Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Intesa, oggi in grave tensione finanziaria?
Poi c’è Clarice Pecori Giraldi: classe 1961, fiorentina (tanto per cambiare), è il nume tutelare in Italia della grande società internazionale di aste. Christie’s.
Non manca Federico Schlesinger, un top manager di Intesa Sanpaolo. Poi fra i 108 c’è una sfilata di cognomi aristocratici: Alessandra Ferrari de Grado, Federico Lalatta Costerbosa (socio anche del sito Linkiesta.it), Gerolamo Caccia Dominioni (ex amministrato delegato di Benetton) e Claudio Biscaretti di Ruffia, che insegna alla Bicocca di Milano. Senza dimenticare l’ultima in ordine alfabetico dei 108: Vannozza Guicciardini, autorevole membro del FAI

  Andrea Giacobino
  “Renzi e i suoi 108 Vip-Fans”

E, a meno che non si tratti di clamorose omonimie, spiccano i nomi di avvocati, amministratori delegati, aristocratici, e buona parte del nuovo gotha di poteri deboli che hanno trovato nel ‘renzismo’ la loro nuova sponda in uno stretto abbraccio di “classe”.
È l’Italia che non arriva alla fine del mese.

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IL GRUGNITO DEL PORCO

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 giugno 2014 by Sendivogius

PIG - Art of EastMonkey

Ogni tanto ritornano…
Quando ci si illude di essersene finalmente liberati, eccoli che rispuntano fuori dallo scarico otturato dello scolo fognario, in cui si pensava invano di averli smaltiti. E invece no! Come le scorie radioattive, sono eterni. Perché un cialtrone, peggio ancora nella sua variante “tecnica”, e specialmente se incistato come una pustola nei deretani della ‘politica’, è per sempre!
ChuckyMonumenti tossici alla perniciosità dell’inutile, sono sempre pronti a ricicciare nei bassifondi della ribalta, con la stessa imperturbabile faccia di merda e spocchia immutata.
Con la simpatia trasgressiva di un Edward Gein prestato alle politiche sociali, sono amabili come un peto ad una veglia funebre; affidabili come un pedofilo assegnato ai servizi per l’infanzia; garruli come una battona in disarmo, compiaciuta nella sua oscenità indisponente.
Holy ShitNella fitta foresta dei Sempreverdi, si veda il caso di Gianfranco Polillo, il Gianfranco Polillomai ricordato abbastanza Sottosegretario all’Economia del ferale Governo Monti, con delega alla chiacchiera indiscriminata e vocazione alla schiavitù, provvisoriamente accantonato nel deposito sotterraneo dei burocrati d’oro a carico pubblico.
Con i suoi 20.000 euro e passa di pensione mensile (più varie ed eventuali), Polillo è uno strenuo sostenitore della lotta agli sprechi e del taglio degli stipendi (ovviamente degli altri), secondo una progressività inversamente proporzionale al reddito: più bassa è la retribuzione, più forte deve essere la riduzione di salario e di spesa. Ovviamente, nella rendita blindata della sua posizione stragarantita nel settore pubblico, ama esibirsi nel coro dei cantori dell’Austerità ad oltranza, tra i pretoriani dell’ultra-liberismo applicato al “rigore”: a parti inverse, la “lotta di classe” portata avanti con le atomiche del capitale finanziario.
Bounty KillerE questa parodia padronale di villain da fumetto pulp, non perde occasione per ribadire il rivoluzionario concetto dalle pagine dei quotidiani nei quali s’è prontamente riciclato come “opinionista”, col suo eloquio romanesco da cravattaro rionale, per sfuggire ad un oblio più che meritato. L’ultima perla a prova di anti-emetico, questo indefesso “servitore dello stato” col gusto per la provocazione ce la regala sulla pagine del magnanimo Huffington Post, dove sono ospitate le intemerate di questo idiota (nel senso ‘greco’ del termine) prestato all’imbecillità. Non si risponde di eventuali effetti collaterali.

Polillo

«Per risolvere la crisi, l’Italia deve deflazionare i salari […] Oggi la madre di tutte le riforme è quella del mercato del lavoro. Lasciamo sullo sfondo il cosiddetto jobs act – ne esamineremo i contenuti quando saranno noti – e non diamo troppo peso ai suggerimenti dei giuslavoristi. Sono uomini di legge. Preziosi quando l’economia tira e si tratta di razionalizzare le relazioni industriali esistenti. Oggi serve, invece, gente pratica, che conosce il mercato e sa dove mettere le mani. Ed è in grado di praticare la respirazione bocca a bocca, prima del definitivo collasso

Gente pratica e d’esperienza come l’inestimabile Polillo ed i suoi amici dalla cripta, noti per la loro provenienza dal duro mondo del lavoro e le mani consumate dai calli.
HellraisersLeggendario è stato l’impegno di Polillo nello SVIMEZ, carrozzone clientelare ad uso politico, per lo sviluppo economico del Mezzogiorno d’Italia. A settant’anni dalla sua fondazione, come non apprezzare gli strabilianti risultati di questa straordinaria Associazione?!? Tra i successi più apprezzati, spiccano i preziosi contributi per la creazione della Cassa del Mezzogiorno: quel formidabile pozzo nero di finanziamenti pubblici a fondo perduto, diventata proverbiale per sprechi, inefficienze, e ruberie a non finire.
Kiss of the DeathPiù che “respirazione bocca a bocca”, siamo al bacio della morte.
Confrontatosi con la spietata realtà del mercato, contro ogni posizione monopolistica, lacci e lacciuoli, il sor Polillo ha potuto infatti farsi ossa e muscoli in posizione blindatissima a prova di licenziamento, all’interno di una delle principali industrie di Stato: l’ENEL.

«L’idea è quella di una grande moratoria che sospenda, seppure per un periodo di tempo limitato, tutte quelle sovrastrutture giuridiche che oggi impediscono al mercato di funzionare. Via l’articolo 18, almeno per tutte le piccole e medie industrie. Via la superfetazione della presenza sindacale. Seppure in un mutato orizzonte, il modello di riferimento è la Fiat degli anni ’60.
[…] Darwinismo sociale? Ne siamo assolutamente consapevoli.»

Se ci fosse una qualche forma di “selezione naturale”, o di semplice giustizia divina, simili individui dovrebbero essere folgorati la mattina all’alba, prima ancora di poter flatulare impuniti le loro stronzate. Oppure, più semplicemente, lavorare per una settimana in catena di montaggio, invece di concionare dall’alto del loro irraggiungibile empireo di emolumenti stratosferici. Intoccabili perché “acquisiti”: i loro e quelli soltanto!
lineaTuttavia, nell’articolo il nostro pensoso eroe rispolvera altri vecchi cavalli di battaglia del Polillo di boiate e (sotto)governo, come il taglio dei salari e l’eliminazione delle garanzie contrattuali, con una particolare e inquietante predilezione per i metalmeccanici, insieme a tutti quegli intollerabili privilegi (come le ferie pagate!) che fanno degli operai una delle più odiose categorie di miracolati su rendita castale.
Perché come la brillante conduzione della crisi economica, evolutasi da recessione a depressione, con inquietanti rischi di stagnazione e deflazione, ci insegna: la contrazione dei salari ed il taglio radicale della spesa, nella cinesizzazione delle maestranze, non sarà forse il metodo più indicato per incrementare il PIL e ridurre il deficit sul debito, ma di sicuro è il modo migliore per entrare a pieno titolo nel Terzo Mondo, nella libera concorrenza, ovvero lotta per la sopravvivenza tra disperati costantemente sotto ricatto. L’importante è perseverare sulla scia degli straordinari successi visti finora.
Ovviamente, l’interesse di Polillo è tutto rivolto alla salvezza dell’Italia ed al consolidamento dei conti pubblici, nell’Elysium tecno-liberista di cui per evoluzione naturale Polillo è elite insieme ad i suoi soci di minoranza.
ElysiumD’altronde è noto l’eccezionale impegno profuso ad ogni ansimo nella lunga carriera di stenti, sacrifici e privazione, di questo “servo dello stato” e di chiunque altro avesse una qualche posizione di potere all’interno dell’apparato industrial-statale, sempre sul filo delle relazioni pericolose…
F3_05_elysiumEx funzionario alla Camera dei Deputati, è stato capo del dipartimento economico della Presidenza del Consiglio, dal 2001-2004, ai tempi delle spese allegre durante l’oculata gestione del secondo Governo Berlusconi. In virtù dei suoi servigi, viene promosso per meriti sul campo, avendo costantemente cassato e boicottato ogni provvedimento finanziario possibile del famigerato Governo Prodi.
pig_by_eastmonkeyPer conto di Giulio Tremonti, inventore della “finanza creativa”, il rigorista Polillo certifica il famoso “buco della sinistra”, diventando consigliere economico dell’immaginifico ministro. Sulla voragine contabile lasciata invece dal Papi della Patria non è dato saperne l’opinione, né risultano prese di posizione del pur loquace “tecnico” prestato alla politica. A dire il vero si tratta di un prestito a tempo indeterminato, giacché la meritocratica carriera di Polillo avanza in progressione con le sue piroette politiche: dai Socialisti ai Repubblicani, variabile come le maggioranze di governo. Ma il nostro, per non farsi mancare nulla, non si nega nemmeno una breve esperienza tra i “miglioristi” del vecchio PCI: ovvero, l’allora ala destra e più consociativa del partito, capeggiata dall’accomodante Giorgio Napolitano. Ed è proprio dal suo stretto contatto col mondo del lavoro e con le sue realtà, che l’esperto Polillo intesse la sua rete di relazione con altri ‘giganti’ come Renato Brunetta, Maurizio Sacconi. E soprattutto si lega mani e culo con Fabrizio Cicchitto (a cui Polillo pare confezioni gli ispirati discorsi), che lo raccomanderà a Mario Monti per la composizione della sua Famiglia Addams in versione di governo.
BeccamortiIn considerazione degli eccezionali successi del Pornocrate di Arcore e della sua corte, che nel 2011 avevano quasi condotto il Paese al collasso economico, l’ineffabile Polillo l’anno successivo perora l’elezione di Berlusconi a presidente della Repubblica, per le sue straordinarie prestazioni.
war pigsNaturalmente, il problema della spaventosa crisi economica sono i salari troppo alti degli operai e le troppe ferie degli italiani… Impensierito dai risvolti sociali, Polillo si preoccupa soprattutto delle conseguenze, con la lungimiranza di un generale bianco nella Russia controrivoluzionaria dell’ammiraglio Kolčak (peraltro su posizioni troppo progressiste per il moderato Polillo):

«Quali saranno le conseguenze di una crisi abbandonata a se stessa? Solo un fatto statistico o non incideranno sulla carne viva del Paese, sui suoi delicati equilibri sociali? Beppe Grillo su una cosa ha ragione: ha costituzionalizzato il dissenso. Finora. Ma se la crisi continuerà anche quella fragile diga sarà spazzata via da un conflitto sociale dagli esiti nefasti. Ecco allora che il presunto estremismo della nostra proposta, in termini di calcolo probabilistico, diventa il male minore. Si può perfezionare, stabilendo limiti temporali più stretti. Circoscriverne i luoghi dove tentare l’esperimento, per poi vedere l’effetto che fa. Scrollarsela di dosso con un’alzata di spalla replica, invece, la tecnica dello struzzo, che di fronte all’imminente pericolo infila la testa sotto la sabbia. Prima di essere travolto

La corazzata PotëmkinLe fucilerie, dott. Polillo! O tutt’al più le cariche all’arma bianca, con la baionetta innestata sui moschetti, come si usava fare nell’800 per tenere al posto suo la marmaglia sovversiva. In alternativa, c’è sempre il manganello e l’olio di ricino. Sono soluzioni che funzionano.
Keep this outAlla fine abbiamo capito qual’è la vera preoccupazione di padron Polillo: teme (beato lui che ci crede!) la rivoluzione bolscevica dei proletari. Ha paura di un biglietto di sola andata per la Siberia, a scavar canali lungo la Kolyma. Se così fosse, e ovviamente non sarà mai, scoprirà per la prima volta in tutta la sua privilegiata esistenza cosa vuol dire lavorare per davvero.

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Kill’em All!

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 ottobre 2013 by Sendivogius

Deadly Vipers

L’ironia della storia a volte sa essere beffarda, a tal punto da divenire spietata nella riproposizione macchiettisitica di situazioni e personaggi ridotti al rango di caricature.
Come spiegare diversamente la fulminante parabola di un Mario Monti ed il suo cagnolino Empy, ridotto a fare il paio con Silvione lo Sporcaccione e Dudù, nella deprimente cornice delle Laide Intese?
Mario con Empy È il destino ingeneroso del Cincinnato in loden, che nella pretesa di infallibilità evidentemente si credeva insostituibile. Investito di poteri semi-dittatoriali per intercessione presidenziale, con la modestia e la riconoscenza che da sempre lo contraddistinguono, il Brüning de’noantri tuona ora contro quei partiti che hanno reso possibile (sputtanandosi irrimediabilmente) il suo governo tecnico, con esperti del calibro di Elsa Fornero assegnati alle politiche sociali. La scelta della maestrina sabauda è comparabile alla promozione di Amelia Elizabeth Dyer alla cura dell’infanzia.
Assistere alla dipartita politica di Mario Monti, ricorda altri drammi incompresi… Ad esempio, lo spegnimento di HAL 9000: il supercomputer impazzito in “2001 Odissea nello spazio”.
HAL 9000Ma l’effetto prevalente è quello di un freak da laboratorio, sfuggito al controllo del suo improvvido creatore. Ed è divertente ascoltare i clangori metallici del cyborg Monti (type Napolitan-2011) mentre lancia pezzi di ricambio obsoleti, ribellandosi alla precoce rottamazione, sostituito com’è dal più docile modello Letta jr DC/2000 (type Napolitan-2013).
Re-AnimatorD’altronde, il Professore costituisce un altro degno prodotto della premiata ditta Bocconi, che può vantare altre personalità prestigiose: come i banchieri Passera e Profumo con le loro brillanti operazioni finanziarie (tipo l’Alitalia); solidi imprenditori come Marco Tronchetti Provera a cui si deve l’illuminata amministrazione della Telecom; falchi dell’ultraliberismo neo-monetarista come Giavazzi e Zingales, ma soprattutto un fulmine dell’economia mondiale come Alberto Alesina, molto esperto nello sviluppo dei grafici in excel e nel calcolo equazionale…
Il nostro preferito resta però l’insostituibile Stefano Fassina, immancabilmente accompagnato dal suo Doppelgänger con smentita incorporata. Se la coerenza non è una virtù della politica, Fassina ha fatto della contraddizione un’arte oltre i confini estremi del ridicolo, che lo lascia imperterrito anche quando ne viene travolto. Fassina e doppelgängerUn politico normale, tra una contraddizione ed una smentita, se è furbo, lascia passare almeno 20 giorni: il tempo fisiologico affinché gli italiani non ricordino nulla di niente. Fassina, invece no! Lui dice tutto ed il suo esatto contrario in meno di 20 ore: “mi dimetto; non mi Fuori Serviziodimetto; resto”. A tutt’oggi, costituisce l’intermezzo comico più riuscito nel “Governo di (dis)servizio”, tramite la ripetizione ad oltranza dello sketch più abusato nella nuova palude dorotea: le finte dimissioni.
Per molti “democrats” il PD è al governo e tanto basta: certo non sarà il migliore degli esecutivi possibili, ma poco ci manca. Il tutto nell’appagante illusione di aver fatto ‘risultato’ e tuttavia ben lungi dall’aver vinto il campionato. Nessuna crisi di rigetto (innesto riuscito!) per gli Alfano, i Lupi, i Brunetta… che affollano la plancia di comando imponendo la rotta. A quanto pare, la convivenza forzosa suscita ben pochi imbarazzi nel di per se stesso imbarazzante Partito Democratico. Vengono considerati effetti collaterali in nome della stabilità (dei sacri mercati), nel mito della governabilità alla quale il partito bestemmia ha ormai venduto l’anima e regalato il culo.
ANALMa il più affidabile puntello alle Laide Intese lo offrono alcune tra le sue principali forze di Olindo e Rosa Bazzi‘opposizione’: la miglior legittimazione in cui così pessima compagnia potesse sperare; a meno di non voler considerare una valida alternativa di governo quella succursale padana del Ku Klux Klan, a cui sono ormai ridotti i nazisti della Lega Nord.
Oppure i bimbiminkia del M5S… Qui siamo nel mondo inquietante e disturbato delle psicopatologie; di “virale” c’è solo il susseguirsi di disturbi psicotici e paranoici, più o meno aggravati nella loro evidenza. Ormai, per spiegare le dinamiche interne al moVimento e del suo duce 2.0 serve più che altro un manuale diagnostico dei disturbi mentali.

agenti viraliSindrome di Cassandra. In un susseguirsi di suggestioni collettive, di profezie apocalittiche, e distopie prossime venture, la tensione mitopoietica trova il suo archetipo dominante nel complesso di Cassandra:

«Richiamando l’attenzione sulla propria persona, e distogliendola, in definitiva, dal problema incombente e da una possibile soluzione preventiva, la Cassandra mitizza i contorni del problema stesso celandone le vere dimensioni storiche e politiche. Il complesso esita in una profonda frustrazione per l’incapacità di agire tempestivamente ed efficacemente: Cassandra finisce per distruggere se stessa; mentre trova conferma della propria ideologia di salvezza, provoca, proprio per questo, la catastrofe collettiva annunciata

agenti virali (1)Delirio di onnipotenza. Ovvero, la tendenza costante a sopravvalutare le proprie capacità e risorse, nell’assoluta convinzione di essere investiti di una sorta di missione divina, in quanto detentore di chissà quale talento maliziosamente non riconosciuto dai propri detrattori. Ovviamente invidiosi e timorosi di cotanta grandezza.

agenti virali (2)Effetto Dunning–Kruger. Ovvero, la tendenza che alcuni individui hanno nel sopravvalutare costantemente le loro abilità, sovrastimando le proprie compentenze, nell’incapacità di riconoscere la propria inadeguatezza e dunque di ammettere i loro errori, riconoscere i limiti o la propria ignoranza.

agenti virali (10)Distorsione cognitiva. Ovvero, una serie di errori cognitivi nell’ambito del ragionamento logico. Ciò consiste in una errata elaborazione della realtà, che viene filtrata attraverso una interpretazione negativa e distorta degli eventi. Giudizi e conclusioni vengono polarizzati secondo una rigida semplificazione manichea. la distorsione si alimenta di pensieri catastrofici e di iper-generalizzazioni, tramite la dicotomia di opposti inconciliabili.

agenti virali (11)Sindrome di persecuzione. Ovvero, un disturbo paranoide alimentato dalla convinzione di essere costantemente spiati, al centro di attacchi ingiustificati, complotti e manipolazioni ai propri danni, dietro l’ombra incombente del tradimento.

agenti virali (3)Paranoia. Ovvero, l’insieme di convinzioni e fisime ossessive, che possono degenerare in un disturbo delirante.
I deliri sono pensieri illogici sostenuti con insolita convinzione, la cui assurdità e implausibilità sono evidenti alle altre persone che non ne riescono a condividere il contenuto.

agenti virali (4)Delirio bizzarro. Ovvero, l’adesione ad un sistema di credenze bizzarre o assolutamente inverosimili. Dalle scie chimiche al signoraggio, nel MoVimento il complottismo è un must certificato, un marchio di fabbrica che ne contraddistingue l’identità saliente di moltissimi tra gli “attivisti” (e non solo).

agenti virali (8)Disturbo istrionico. Ovvero, l’irrefrenabile desiderio di essere sempre al centro dell’attenzione, privileggiando rapporti superficiali che non comportano troppe implicazioni emotive, ma che l’istrionico tende comunque a sopravvalutare (facebook ed internet). L’istrione è un abile manipolatore; ama la teatralità, il gusto per l’iperbole ed il linguaggio colorito, drammatizza gli eventi; è superficiale nel ragionamento e predilige le suggestioni delle quali spesso è esso stesso vittima.

agenti virali (9)Disturbo narcisistico. Ovvero, senso grandioso del Sé, con una percezione esagerata della propria importanza fino all’auto-esaltazione. Il disturbo narcisistico di personalità implicherebbe:
1) Senso grandioso del sé ovvero senso esagerato della propria importanza
2) Fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza, o di amore ideale
3) Convinzione di essere “speciale” e unico; di poter essere capito solo da persone speciali; o si è eccessivamente preoccupati dal ricercare vicinanza/essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto.
4) Desiderio o richiesta di un’ammirazione eccessiva rispetto al normale o al suo reale valore
5) Pretesa irrealistica che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative
6) Approfittare degli altri per raggiungere i propri scopi, e non ne prova rimorso
7) Carenza di empatia
8) Gelosia, nutrita dalla convinzione che gli altri provino invidia per lui/lei.
9) Modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo sia).

agenti virali (5)Ipotesi del mondo giusto. Ovvero, la credenza che il mondo sia regolato in modo tale che alle persone accada solo ciò che in qualche modo si sono guadagnate, secondo i propri meriti ed azioni. E dunque in un modo perfetto, dove tutto è bianco o è nero, i “buoni” ricevono la loro giusta ricompensa mentre i “cattivi” vengono impietosamente puniti.

agenti virali (6)Dipendenza affettiva. Ovvero, rapporto morboso di fortissima dipendenza col proprio leader, in contrapposizione col resto del mondo. Instaurazione di una tensione permanente, scarsa capacità propositiva del gruppo, aggressività e sospetto tra i membri,
Secondo Eric Fromm, la coesione simbiotica del gruppo attorno al capo comporterebbe “la distorsione della capacità di giudizio, l’assenza di contatti relazionali con l’esterno e la reazione violenta alle critiche”. Gli estranei, i ‘nemici’ non vengono percepiti come “pienamenti umani” (tutt’al più sono zombies).

agenti virali (7)Condizionamento e controllo psicologico degli adepti, attraverso una sistematica supervisione e indirizzamento dell’azione con censure e scomuniche, pressioni psicologiche e marginalizzazione del dissenso interno.

PazziLe tipologie in oggetto sono diffuse un po’ per tutto l’arco istituzionale, ma difficilmente raggiungono un livello di concentrazione tale come nel noto movimento…
Naturalmente scherziamo! Il nostro è un mero divertissement dalle pochissime pretese. È ovvio che si tratti di una forzatura, senza alcun valore clinico o scientifico, nell’estrema semplificazione dei generi. Pertanto, sarà il caso di lasciare la parola ai diretti interessati, onde dimostrare la pretestuosa infondatezza di simili accostamenti:

Alessandro Di Battista “Io prevedo attacchi sempre più mirati, magari a qualcuno di noi un po’ più in vista. Il sistema fa questo. Pezzi di Stato deviati fanno questo. Ti mandano qualche ragazza consenziente che poi ti denuncia per stupro, ti nascondono una dose di cocaina nella giacca che hai lasciato incustodita in una birreria, tirano fuori una storia del tuo passato che nemmeno tu ricordi più. Questo succederà se continuiamo ad andare così bene, perché andiamo bene, perché se non andassimo bene saremmo già tornati alle urne

 Alessandro Di Battista
 (28/09/2013)

I timori del Dibba sembrano più che altro una proiezione dei suoi desideri più o meno inconsci: la “cocaina”… la “ragazza consenziente”…
Excusatio non petita accusatio manifesta.

Batman - Arkham Asylum

Tuttavia, i nostri preferiti restano quei prodotti ruspanti della provincia meridionale, miracolati in Parlamento:

Manlio Di Stafano “Quante volte mi sono chiesto perchè lo faccio, per chi lo faccio? Sto usando molto del mio tempo, quante serate, quanti sabati o domeniche, spesi per cosa? Comandano sempre loro e anche se venissi eletto dovrei sacrificare la mia carriera lavorativa, dovrei sacrificare il mio tempo libero per che cosa? Come fai a continuare a farlo quando poi la gente per strada ti incrocia e ti dice che è colpa tua se Berlusconi è al governo? Quando ti dicono che siamo tutti uguali e che noi non siamo diversi dagli altri? Quando ti dicono “sì hai ragione però sai io ho sempre votato Pd”? Come fai ad andare avanti? Allora avevano ragione, gli italiani non capiscono niente e non capiranno niente, le cose non cambieranno mai e se le cose sono così qualche motivo c’è. Alla fine preferisco darla vinta a loro, rinuncio e mi riprendo la mia vita, forse emigrerò, visto che per il mio stesso lavoro in Germania prenderei 2 volte tanto e in Svizzera 4 volte tanto. Potrei anche andare in California, lì sarei ricercatissimo e guadagnerei 100 mila dollari l’anno. A voi la vostra Bella Italia, è tutta un’illusione.”

 Manlio Di Stefano
 (20/10/2013)

Manlio perché lo fai?!? Forse perché i 14.000 euro netti di stipendio mensile da deputato, più diarie e rimborsi spese, sono un buon incentivo rinunce a parte. Ma certo un simile talento all’Estero sarebbe retribuito molto di più. Stanno tutti aspettando te, Manlio.

Sempre meglio!

Perciò, vista la scelta, comunque vada sarà un disastro..!

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In saecula saeculorum

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 settembre 2013 by Sendivogius

FORZA ITALIA

VIRUSCi sono fenomeni patogeni che, se innestati in un organismo esterno, dopo una rapida incubazione, finiscono con lo sviluppare alterazioni così profonde nel corpo ospite, a tal punto da rendere il ceppo originario irriconoscibile, a tutto vantaggio della componente esogena, operando un processo di mutazione tale da rendere l’ibridazione irreversibile.
Dopo l’implosione dell’antico calderone DC, variante politica del Vaso di Pandora, qualcosa di simile è avvenuto attraverso l’inseminazione democristiana, con la dispersione delle spore (o scorie?) in attesa di futura germinazione.
Benedetti da una congiuntura storico-politica particolarmente favorevole, i transfughi della diaspora democristiana, più per la fortuna del caso che per meriti propri, si sono ritrovati nella straordinaria condizione di ottenere il massimo dei vantaggi con il minimo dei consensi, tramite una sovra-rappresentanza istituzionale in rapporto al peso elettorale delle loro minuscole formazioni centriste, sotto la spinta propulsiva degli organismi infettati per patogenesi.
Gramigna democristianaIn prospettiva, il governo delle Laide Intese, con l’imprescindibile trinomio BNL (Berlusconi-Napolitano-Letta), sembra costituire piuttosto il frutto ideale di una lunga incubazione, finalmente giunta a maturazione dopo il travaglio dell’Esperimento Monti.
La DC ti difende dal divorzioBen lungi dal rappresentare una parentesi provvisoria, l’esecutivo Letta è una formula neo-consociativa, a composizione variabile nella sua imprescindibile egemonia centrista a vocazione dorotea, destinata a durare nel tempo, in una prosecuzione oltre l’attuale legislatura.
Per un governo che si vorrebbe “di servizio”, ma la cui definizione ideale dovrebbe essere a “bagnomaria”, l’esecutivo con durata limitata e programma minimo si è rapidamente raggrumato in una marmellata informe, dove tutto si rinvia pur di non comprometterne la tenuta dilatata in eterno. Ovviamente, la stesura di una nuova legge elettorale è l’ultima preoccupazione di un esecutivo che vede nell’eccezione di una maggioranza frammentata nella coatta convivenza degli opposti, la maggior garanzia di sopravvivenza. La cristallizzazione di un’anomalia sostanziale sembra accompagnarsi alla normalizzazione del “principio di necessità”, evidentemente speculare ad un determinato assetto di potere non più raggiungibile per vie elettorali.
Letta - TIME A sua giustificazione, il mito della governabilità, nell’esigenza di stabilità, costituisce il corollario fondamentale dell’esecutivo guidato da Enrico Letta. E nell’assunzione del dogma, per indebita ingerenza quirinalizia, troppo spesso si dimentica che:

«..è proprio il mito della cosiddetta “governabilità” uno dei veleni più potenti ed efficaci nei confronti delle democrazie non particolarmente robuste, o che stanno attraversando un momento di spossatezza. Quello della governabilità può anche essere scelto come parametro fondamentale di progresso, ma si deve essere ben consci che, facendo così, si decide di mettere in un cassetto il concetto di democrazia, perché è evidente che il massimo di governabilità è costituito da una forte dittatura monocratica. La forza dirompente e l’essenza della democrazia è costituita, invece, dalla sua perfettibilità. Se non si basa più su questo lento e discontinuo incedere comune verso il meglio, cessa di essere democrazia

  Giampaolo Carbonetto
“Il falso mito della governabilità”
(08/12/2009)

Sono significative (e al contempo inquietanti) le continue dilazioni di una riforma elettorale tale da garantire maggioranze certe e definite con un loro programma di governo. Si aggiunga la spasmodica demonizzazione del ricorso al voto, nel constante esorcismo di ogni alternativa alle Laide Intese, evidente reputate la migliore delle opzioni possibili. E, in questo, il contributo di una setta idiota di fanatici cialtroni come il M5S resta impagabile!
Il PiccioneNaturalmente il serafico Enrico Letta, quello che non è attaccato alla poltrona e (come un altro L'amaro caliceprima di lui) starebbe lì a sacrificarsi per il paese, bevendo dall’amaro calice, ad ogni vibrazione tellurica per il suo governo ricorre agli spauracchi consolidati del terrorismo psicologico…
Dopo il “ce lo chiede l’Europa” ed il “volete finire come la Greeecia?!” della premiata ditta Monti-Fornero, è tempo del “se cade il governo non vi leviamo l’IMU”. E in più vi arrivano i commissari di Bruxelles a imporre la manovra correttiva (ma i conti non erano in ordine?). Il che è un po’ come passare dallo stato di protettorato a colonia, nell’imprescindibilità di una UE trasformata in una tecnoburocrazia finanziaria dai gravi deficit democratici e che con ogni evidenza non funziona, ma che si accetta a prescindere nell’accettazione acritica dei suoi dogmi con la rinuncia ad ogni modifica.
Nell’assoluto vuoto di idee che ne contraddistingue l’immobilismo, l’unica garanzia che al momento il Governo è in grado di offrire è la convenzionale deferenza all’ideologia neo-mercantilista d’ispirazione monetarista, a cura degli zelanti discepoli dei Chicago Boys, educati alla chiesa di Milton Friedman. Più per conformismo che per convinzione: nelle facoltà di economia non si insegna altro.
Poco importa se l’Italia è l’unico paese in area euro ancora pesantemente in recessione, dopo la fallimentare cura rigorista di Monti & Co. Da noi si perseguono le vie misteriose ed Igumox (1)imperscrutabili della Austerità espansiva, predicata dall’accoppiata bocconiana Alesina-Ardagna. Tipico esempio di “cervelli” transitati all’estero (e che per nostra sfortuna ogni tanto ritornano!), le tesi di Alberto Alesina e Silvia Ardagna sono state ridicolizzate su scala mondiale, ma ovviamente non in Italia dove sono assurte a verità di fede.
Nella fattispecie italiana è difficile poi credere che i mercati internazionali possano essere preoccupati dal fatto che formidabili intelligenze come Angelino Alfano (Interni), Beatrice Lorenzin (Sanità), Flavio Zanonato (Sviluppo economico), o Nunzia De Girolamo (Agricoltura)… non siano più ministri. Ammesso che gli investitori abbiano la più pallida idea di chi siano: per nostra fortuna, no!
E.Giovannini Tra la galleria fantasma di assolute nullità che affollano il Governo Letta, vale la pena ricordare il prof. Enrico Giovannini: invisibile Ministro del Lavoro e Politiche sociali, fortissimamente raccomandato dal presidente Napolitano.
Eminente esperto di statistica, il prof. Giovannini troverà molto utile la scienza matematica per tenere aggiornate le tabelle della disoccupazione italiana:
Circa un milione di disoccupati nella fascia di età dai 25 ai 35 anni, con 750.000 nuovi disoccupati negli ultimi tre anni. A questi si devono aggiungere gli oltre 400.000 disoccupati ricompresi tra i 35 ed i 44 anni, insieme ai 350.000 disoccupati nella fascia dai 45 ed i 54 anni.
Nel complesso la disoccupazione in Italia ammonta (per difetto) ad almeno 3.500.000 di persone alla disperata ricerca di un lavoro e senza alcuna integrazione o sostegno al proprio reddito. In massima parte si tratta di persone giovani e nel pieno del loro ciclo produttivo, certo non in età da prepensionamento e tagliati fuori da ogni “ammortizzatore sociale”.
Il Quarto Stato si ritiraNella preoccupazione di non sforare i sacri parametri europei, furbescamente, nei conteggi ufficiali non è contemplata la fantomatica categoria tutta italiana degli “inoccupati”; ma nemmeno i lavoratori in mobilità o cassa-integrazione, formalmente senza lavoro ma non ancora disoccupati. Altrimenti le nostre statistiche sarebbero le peggiori d’Europa!
Simili risultati sono d’altronde un piccolo saggio circa l’eccezionale efficacia della controriforma del lavoro (ovviamente “epocale”) di Elsa Fornero: la spocchiosa maestrina del direttorio Monti, venuta a imporre il suo fallimentare programma didattico; quella dei “choosy” e del “lavoro bisogna meritarselo”, alla quale un abbonamento di ‘vaffanculo’ per sola andata non basterebbe a compensare la presuntuosa arroganza di un’abissale incompetenza, fuori dal mondo perfetto del suo bunker accademico.
Coerentemente, la massima preoccupazione del Governo Letta è la disoccupazione dei ragazzi tra i 16 ed i 24 anni (che fino ai 18 anni dovrebbero ancora essere a scuola e studiare), per i quali in concreto non si sta approntando nulla. Nel concreto, per tutti, la prospettiva è prosciugare ciò che resta di eredità avite e pensioni dei nonni. Perché se c’è chi a 24 anni non riesce ad entrare nel mondo del lavoro, c’è chi a 33 anni (l’età di Gesù Cristo) ne viene inesorabilmente espulso senza alcuna possibilità di ritorno, in un calvario fatto di precarietà estrema ed immiserimento progressivo nell’assenza di soluzioni.
Enrico Letta e la preghierinaE’ rassicurante sapere che il ministro Giovannini ed il Governo Letta stanno approntando l’ennesimo piano di sgravi contributivi, ad esclusivo vantaggio delle imprese che assumono (e a totale svantaggio per i neo-assunti con pensioni da fame domani), secondo una serie di modalità collaudate che così strabilianti risultati hanno dato negli anni passati. E nel reperire fondi non trovano di meglio che il solito aumento di benzina e sigarette.
POTEVA ANDARE PEGGIO (Liberthalia)La devastante crisi occupazionale offre anche la possibilità di reperire legalmente nuova manodopera schiava a costo zero, con il potenziamento dell’apprendistato e forme di flessibilità sempre più estreme per paghe miserabili (quando e se pagano).
Ma il buon Enrico, il presidente Napolitano, e le vestali della stabilità tutte ammoniscono in un sol coro: “Se cade il governo…”
Non se ne accorge nessuno!

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(53) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 luglio 2013 by Sendivogius

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Classifica LUGLIO 2013″

Se il sedicente “governissimo” è una scelta più subita che perseguita, nonostante le recriminazioni e i distinguo, sono in molti a volere le “larghe intese”
Le Tavole della Legge - da roselouise1 Indubbiamente, piacciono a Mario Monti, quello che spergiurava di non volersi candidare (Lui infatti governa solo su divina investitura del “mercato”); quello la cui rilevanza rappresentativa è inconsistente: per contenere tutto il suo elettorato, basterebbe il salotto della casa con vista Colosseo regalata al conte Patroni Griffi, ex ministro e attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
L’Uomo di Berlino, dopo aver schiantato il tessuto sociale e produttivo di un intero Paese, devastato i conti dell’INPS, introdotte a dismisura forme di tassazione indiretta in aperto contrasto con l’Art.53 della Costituzione, era stato gentilmente accompagnato all’uscita salvo rientrare dalla porta principale del governo. E si trova nella formidabile condizione di influire sull’attuale esecutivo, in modo assolutamente non proporzionale al proprio peso effettivo. In prospettiva, il Governo Letta costituisce la continuazione ottimale di politiche economiche e finanziarie già poste in essere, con l’ulteriore svendita all’ingrosso del patrimonio pubblico, insieme all’auspicato taglio delle ali alle estreme e, una volta insediato, con l’opportuna messa al riparo da ogni processo elettorale, in ossequio alle direttive impartite dalle elite oligarchiche delle tecnoburocrazie brussellesi. Ce lo chiede l’Europa!
FARE I COMPITI A CASA (Liberthalia 2013)A maggior ragione, le Larghe Intese piacciono ai “mercati” e ancor di più agli “speculatori senza volto” (fin troppo noti: QUI). Costituiscono infatti una situazione straordinaria per disgregare e ridisegnare la Società, in funzione del nuovo mercantilismo neo-monetarista, assurto a ideologia dominante, scardinando le ultime resistenze e scaricare i costi della crisi finanziaria su terzi, al riparo da ogni regola e responsabilità etica.
OCP - JP MORGAN Ed i principali “operatori” del credito strutturato, che di tale shock economico sono causa e sostanza, hanno le idee chiarissime su quali siano gli ostacoli da eliminare dietro il mantra delle “riforme”… Perciò, quando non inviano i loro revisori o ex amministratori delegati ad occupare posti chiave nei governi e cassare le istituzioni democratiche, le grandi banche d’affari stilano direttamente i loro rapporti riservati, con l’elenco delle cose da fare, ad ostensione del nuovo Credo universale. È il caso degli ideologhi della JP Morgan, nella consacrazione del culto liberista:

«Le Costituzioni e i sistemi politici della periferia meridionale dell’Europa, sorti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche non adatte al processo di integrazione economica […] Queste Costituzioni mostrano una forte influenza socialista, riflesso della forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Perciò questi sistemi politici periferici hanno, tipicamente, caratteristiche come: governi deboli rispetto ai parlamenti, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutela costituzionale del diritto del lavoro, diritto di protestare contro ogni cambiamento. […] Test essenziale sarà l’Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche.»

  Rapporto del 28/05/13

Il problema sono dunque: la fine delle dittature; l’anti-fascismo; le tutele del lavoro; i diritti delle minoranze; l’equilibrio dei poteri… e quindi le Costituzioni che garantiscono contro l’arbitrio dei governi (preferibilmente “tecnici” e non eletti). Probabilmente, lo scopo principale è la creazione delle condizioni ottimali per il recupero crediti, con la garanzia delle relative condizioni a strozzo [QUI].
Dal Feticismo delle merci al Capitalismo come religione, dove il verbo della finanza si incarna nel corpo vivo dei popoli per l’espiazione del Debito attraverso la passione del Rigore:

«In primo luogo, il capitalismo è una religione basata interamente sul culto; forse la più estrema che sia mai esistita prima. Non riconosce alcun dogma particolare, nessuna teologia. Da questo punto di vista, l’opportunismo prevale sulla sua colorazione religiosa.
A questa concezione del culto si ricollega un secondo aspetto del capitalismo: la durata permanente del culto. Il capitalismo è la celebrazione di un culto senza tregua né pietà, in cui non è previsto un solo giorno alla settimana, che non sia un giorno di ‘festa’ (nel senso terribile dello sviluppo di tutta la pompa sacrale) che costituirà lo sforzo più evidente dei suoi adoratori.
Tale culto è, in terzo luogo, colpevolizzante. Probabilmente, il capitalismo è il primo caso di culto fondato sulla colpa, piuttosto che sulla remissione. Questo sistema religioso viene risucchiato da una corrente gigantesca. Un monumentale senso di colpa che non conosce redenzione e si trasforma in culto, non per espiare in questo la sua colpa, ma per renderla universale, forzarla a introdurla nella coscienza e, soprattutto, coinvolgere Dio stesso nella colpa affinché si interessi all’espiazione

  Walter Benjamin
Gesammelte Schriften
Vol.6 – Frammento 74 (1921)

Di conseguenza, il principale problema del Governo Letta non è l’immediata approvazione di una nuova legge elettorale, che ponga termine all’anomalia della grosse koalition all’italiana, garantendo l’alternativa democratica su programmi certi e definiti, bensì la riscrittura della Carta costituzionale evidentemente non confacente alle richieste del ‘mercato’ ed al nuovo corso unipolare. È interessante notare che il 31 Luglio, scade il termine ultimo che l’esecutivo presieduto dal nullatenente Enrico Letta si era prefissato per cambiare la nota legge porcata.
Silvione RidensAltresì, le ‘Larghe Intese’ piacciono fuor di dubbio al Pornocrate di Arcore, che del governo di Letta nipote è il massimo beneficiario, detenendo con un pacchetto di azioni minoritario la golden share della maggioranza più immonda che ‘strana’. Alla ricerca di un possibile salvacondotto dalle sue condanne, si trova nella situazione unica e irripetibile di essere governo e opposizione allo stesso tempo: condizione e paralizza l’azione di governo, incassando i dividendi e logorando i suoi nemici, incredibilmente diventati “alleati” incapaci di orientare alcunché ma pronti a subire tutto.
Borghezio saluto i suoi fansTuttavia, le Larghe Intese piacciono pure ai nazisti della padania, che in tal modo possono dare libero sfogo ai loro istinti animali, dedicandosi senza intoppi istituzionali alla caccia al negro ed alla “lobby sodomita”, senza oneri di governo e senza doversi preoccupare di fare opposizione, in attesa di rientrare dalla finestra.
Beppe Grillo Soprattutto piace al Capo-Grullo ed ai miracolati della sua setta nazi-maoista, che la nascita del famigerato “governissimo” avevano auspicato e propiziato fin dal primo istante, per poter giocare felici ai montagnardi, senza correre il rischio di assumersi alcuna responsabilità decisionale, ma correndo ad occupare ogni scranno disponibile, salvo trincerarsi nel limbo incontaminato della anime belle, quanto mai immacolate dalle tentazioni della Ka$ta, alternando esibizioni circensi davanti Piazza Montecitorio e maratone notturne a Parlamento vuoto. Risultati ottenuti: ZERO.
TafazziL’unico che sembra subire passivamente le Larghe Intese è invece il sempre più imbarazzante partito bestemmia, che delle intese allargate rischia di diventare l’agnello sacrificale. Immolato sull’altare del falso mito della “governabilità”: moloch totemico al quale tutto è sacrificabile, negoziabile, dilazionabile… Il Partito Democratico pare non rendersi conto di essere diventato un compiacente ostaggio dei papiminkia, collaborativo a tal punto da rasentare la Sindrome di Stoccolma. Perennemente alla ricerca di una Sintesi al suo interno, lasciando indefinite sia la Tesi che l’Antitesi, il PD rischia la scissione (e sarebbe una liberazione!), diviso com’è in tre partiti a loro volta pervasi da dozzine di sotto-correnti: ex-DC (margheriti, popolari, fioroniani, lettiani…); ex DS, sostanzialmente dalemiani di osservanza migliorista ai quali aggiungere i “diversamente dalemiani” (giovani turchi, bersaniani..); tutti contro Matteo Renzi. E nel frattempo imbastiscono un teatrino miserabile secondo un copione collaudato: ad ogni proposta indecente, di solito sotto forma di emendamento dall’altra metà della maggioranza (PdL), che con cadenza quasi giornaliera giunge al e dal Governo Letta, nel PD si aprono le cataratte con un profluvio scrosciante di dichiarazioni l’una in contraddizione con l’altra, in totale disaccordo cacofonico, tra le quali si contraddistinguono le abbondanti minzioni di quel pattuglione osceno di diversamente dalemiani che si fanno chiamare “Giovani Turchi” (un po’ come se i socialisti francesi scegliessero come nome “Gioventù hitleriana”). Solitamente, le divisioni vengono ricomposte al momento del voto parlamentare, dove qualsiasi rospo viene ingollato per “senso di responsabilità” in nome della “governabilità”: il sacro feticcio a cui tutto sacrificare. In caso contrario, immancabile e fulmineo arriva il vibrante monito del Colle. A quel punto, tutte le divergenze, i distinguo, le fronde rientrano prima di subito, con l’eccezione di qualche dissidente di bandiera (sono ‘democratici’) tipo un Pippo Civati, una Laura Puppato, e magari un Felice Casson, che oltre l’astensione non si spingono. E il provvedimento, anche il più infame, passa. Il governo è salvo. Evviva la pacificazione!

È un processo meccanico che ogni volta si ripete immutato su trazione automatica.
E che si ripeterà intatto qualora la condanna di Silvio Berlusconi dovesse essere confermata in Cassazione. Perché un partito non si sputtana salvando l’Angelino Alfano ministro, per dilazionare la caduta dell’Esecutivo di soli dieci giorni, votando poi la decadenza del senatore Berlusconi per manifesta incompatibilità. In nome della “governabilità”, animato dalla sua inestirpabile vocazione suicida, non è da escludere che il partito bestemmia opti: per la dilazione del voto; libertà di coscienza; astensione. In ogni caso, decreterebbe la sua fine.

“Il pelato automatico”
di Alessandra Daniele
(14/07/13)

«Ogni mattina una sentenza si sveglia, e sa di dover correre più della prescrizione se vuole beccare Berlusconi. Ogni mattina una prescrizione si sveglia, e sa di dover correre più della sentenza se vuole salvare Berlusconi. Ogni mattina Enrico Letta si sveglia, sbadiglia, e si riaddormenta tranquillo: niente di quello che succede in Italia può davvero influenzare il suo governo, perché il suo governo non è stato deciso in Italia.
Interdire Berlusconi dai pubblici uffici adesso è come chiudere la stalla dopo che i buoi, anzi i maiali, siano scappati tutti.
Vent’anni dopo.
Nel caso però, ci toccherà comunque vedere starnazzare furiosamente interi stormi di santanchè come se la sentenza stroncasse una nobile carriera sul nascere, mentre tutti i miracolati della corte berlusconiana si produrranno in pittoresche e melodrammatiche difese d’ufficio del boss, specialmente quelli che più aspettano e sperano di potergli finalmente fare le scarpe.
Quasi certamente però il governo Letta non cadrà, e se cadrà sarà presto sostituito da un altro drone identico. “Abbiamo il pilota automatico”, parola di Mario Draghi.
Da vent’anni abbiamo anche il Pelato automatico. Dal suo appuntamento del 30 luglio m’aspetto esattamente quello che m’aspetto dall’ultima stagione di Dexter: che finalmente riescano a beccarlo. Una sentenza però non basterà a liberarcene, e farà spazio a chi aspira a rilevarne la nicchia di mercato: Alfano, Santanchè, Matteo Renzi, il cast d’un film dei Vanzina. Ognuno a suo modo, tutti figli del berlusconismo, e la ghianda non cade mai lontano dall’albero, né dal maiale.
Intanto colui che finora ha avuto più successo nel recuperare voti berlusconiani, cioè Grillo, sostiene d’essere ormai l’unico baluardo contro l’insurrezione violenta. Per la verità è un po’ difficile immaginare che qualcuno intenzionato a darsi alla lotta armata possa farsi dissuadere dalle proposte del M5S:
– Lo Stato si abbatte, non si cambia!
– Restituiamogli i nostri stipendi!
Le allusioni di Grillo somigliano più ad avvertimenti del genere “se non ci fossimo noi a proteggere il tuo negozio, qualcuno potrebbe dargli fuoco”. Anche così però sono poco credibili, ancora meno delle minacce di secessione armata leghista.
La distanza fra la violenza verbale del M5S e le sue azioni concrete è abissale.
– Il governo è uno zombie golpista mutante ninja, il paese è sull’orlo della catastrofe economica e della guerra civile, ci vuole un’iniziativa di protesta veramente forte!
– Togliamoci la cravatta!
Il M5S avrebbe potuto scegliere la via del compromesso, e cercare d’impedire il secondo governo PD-PdL. Oppure la via dell’intransigenza, e cercare di far saltare il parlamento come Guy Fawkes. Ha scelto la Via di Mezzo, una strada molto trafficata e piena di vetrine illuminate, che non porta da nessuna parte.
Dopo essersi sistematicamente lavato le mani dalle responsabilità assegnategli dagli elettori – come un Pilato automatico – ora Grillo s’affanna inutilmente cercando di dimostrare di contare ancora qualcosa. In realtà, in quest’Italia post-democratica telepilotata dalla BCE, ormai conta più o meno quanto gli altri leader nazionali, cioè un cazzo.
Non è casuale che l’unico leader contento dell’attuale situazione sia Pierferdinando Casini, il suo antico sogno s’è alla fine avverato, anche se in modo beffardo: invece d’essere lui ad assurgere al livello di potere degli altri, sono stati gli altri a precipitare al suo livello d’irrilevanza.»

Ad ogni modo, a prescindere, il sentimento prevalente, più che di “schifo”, è di disgusto morale.

Hit Parade del mese:

01. BUONGUSTO

[07 Lug.] «Il Restitution Day è l’evento politico più rivoluzionario dagli omicidi di Falcone e Borsellino.»
  (Carlo Sibilia, riVoluzionario 5 stelle)

 

Stefano Esposito01.bis PESTAGGI DEMOCRATICI

[21 Lug.] «Quella ragazza no-tav è stata giustamente manganellata. S’è pure inventata dei palpeggiamenti. Quel giorno in Val di Susa c’era la feccia anarco-insurrezionalista di mezza Europa, ma io non ho paura di loro, venghino, venghino pure a prendermi! Questi sono buoni solo dietro una maschera antigas, in 200, a fare il tiro al poliziotto»
  (Stefano Esposito, il cekista del PD)

 

fASSINA (2)02. COSE TURCHE

[25 Lug.] «Senza voler strizzare l’occhio a nessuno, senza ambiguità, ma dico che esiste un’evasione fiscale di sopravvivenza»
  (Stefano Fassina, il Fulminato)

 

Letta03. SIAMO DOROTEI O FIGHETTE?

[24 Lug.] «Ora basta applausi facili, o cercare di darvi un tono su twitter! Insomma, smettetela di fare i fighetti»
  (Enrico Letta, la Culetta)

 

miccicché e silvione04. L’ETICA AL GOVERNO

[24 Lug.] «Nella mia vita ho fatto un sacco di raccomandazioni, assolutamente sì. Anche alla Regione, in una terra come la Sicilia dove vive una quantità infinita di gente che non campa e ti chiede aiuti di tutti i tipi. Non c’è nulla di male nel fare raccomandazioni.»
  (Gianfranco Micciché, sottosegretario alla Funzione Pubblica)

 

Casaleggio05. SCONFITTA SCIENTIFICA

[20 Lug.] «Alle elezioni amministrative era tutto previsto, abbiamo voluto perdere»
  (Gianroberto Casaleggio, lo Stratega)

 

'Ngoio tutto!06. IN GOLA AL PITONE

[05 Lug.] «Io voglio essere amata dai miei e odiata dagli altri. State attenti, perché io sono la pitonessa. E la pitonessa stritola, avvolge, ingoia.»
  (Daniela Santanché, Ingoiatrice)

 

crimi07. BUON COMPLEANNO, NO?!?

[21 Lug.] «65 anni fa nacque una persona speciale, che 8 anni fa ha cambiato le nostre vite, che ha dato il LA ad una rivoluzione culturale inarrestabile e ineluttabile. Grazie di cuore Beppe, grazie»
  (Vito Crimi, Poeta di corte)

 

Barbareschi08. CERVELLI IN FUGA…

[03 Lug.] « Ma quale compravendita!? La verità è che in Silvio ho ritrovato la luce perduta. La politica mi ha ridotto alla fame. Sa a quanto ammontava la mia dichiarazione dei redditi prima di entrare in politica? Un milione e mezzo di euro. Sa dopo? 200 mila euro… Due-cen-to-mi-la! Sono dovuto andarmene a trovare lavoro in Cina! Si rende conto? In Cina!»
  (Luca Barbareschi, l’Emigrante)

 

Razzi08.bis …IN MISSIONE SPECIALE…

[25 Lug.] «Con Kim Jong-Un ci sono spiragli di dialogo per far rientrare la minaccia atomica. Io non sto cercando il Nobel per la Pace, anche se mi dicono che potrei farcela. Ora il primo passo sarà organizzare un incontro tra i diplomatici di Nord e Sud Corea, a cena. La Corea del Nord è un paese di persone socievoli e perbene: se perdi un portafoglio con 100 euro, lo ritrovi e ce ne sono 200.»
  (Antonio Razzi, il Coreano)

 

Le vacche fuori dalle stalle08.ter …E AL GOVERNO!

[09 Lug.] «Ragazzi, ma quanto è figo fare il contadino?»
 (Nunzia De Girolamo, braccia rubate all’agricoltura)

 

 

faccia da cazzo09. FROCI, PECORAI E… STATISTI!

[24 Lug.] «Priebke fu solo un esecutore, lui è una persona gentile, carina e cortese, molto colta. Sono stato invitato alla festa dei suoi 100 anni e ho dato la mia disponibilità. Meglio la festa di Priebke che il Bunga Bunga. E comunque non ci saranno gay, per fortuna. noi siamo persone normali… Il fascismo è alla radice della nostra storia moderna, di Mussolini penso solo bene, a parte la solita questione della guerra. E poi volete mettere Mussolini in confronto ai pecorai di oggi? E’ stato un grande statista!»
 (Carlo Taormina, il camerata del foro)

 

porco della padania09.bis SODOMA E PADANA

[22 Lug.] «Se andiamo avanti così fra un poco esiterà il reato di eterofobia. È ridicolo e penoso questo continuo vittimismo da parte di una lobby di sodomiti che ha in testa esclusivamente le nozze e le adozioni tra persone dello stesso sesso»
  (Gianluca Buonanno, nazista della padania)

 

Il Bello10. ARTICOLAZIONI

[15 Lug.] «Ho parlato in un comizio, ho fatto una battuta, magari infelice, ma da comizio. Non volevo offendere e se il ministro Kyenge si è offesa me ne scuso, ma la mia battuta si è inserita in un ben più articolato e politico intervento di critica al ministro e alla sua politica»
  (Roberto Calderoli, il Bello della politica)

 

Serenella Fuksia10.bis SENZA MALIZIA

[23 Gen.] «L’orango non è mica brutto, non penso che nelle sue parole ci fosse malizia. Può anche darsi che le volesse fare un complimento»
 (Serenella Fuksia, Intelligenza 5 stelle)

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Doppelgänger

Posted in Muro del Pianto, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 luglio 2013 by Sendivogius

Soskashining - Soska Sisters

Secondo un’antica leggenda tedesca, ognuno di noi avrebbe un “doppio”: non un semplice sosia, ma una copia uguale e contraria della quale ignoriamo l’esistenza, pure inscindibilmente connessa alla nostra. Il doppelgänger ci assomiglia come un’immagine riflessa nello specchio, ma la sua natura è antitetica alla nostra. A volte costituisce una sorta di nemesi dispiegata sulle nostre azioni, come nel “William Wilson” di E.A.Poe. Più spesso rappresenta una proiezione demoniaca del nostro inconscio, incarnando in una controparte maligna le nostre paure più recondite… Come entità soprannaturale è assai simile ad una larva spettrale. È malizioso… e in quanto tale guarda con invidia il suo gemello ‘umano’, al quale anela sostituirsi. La sua presenza è immanente ed il suo influsso sempre perturbante. In ogni caso, secondo il tenebroso folklore teutonico, nessuno dovrebbe mai incontrare il proprio doppelgänger, se non vuole essere travolto dalla sventura e quindi condotto alla rovina…
Nella psicanalisi, il tema del doppelgänger è funzionale alla spiegazione dei fenomeni di straneamento e dissonanza cognitiva, collegati alla riconfigurazione strutturale di una identità in crisi, in una sorta di insanabile dualismo che spesso si risolve nell’inazione.

L'Isola dei morti - Arnold Böcklin

Dalle brumose contrade mitteleuropee ed anglosassoni, l’inquietante doppelgänger sembra essersi trasferito da tempo nelle più solari terre latine. Essi vivono e sono tra noi! Destinati a non incontrarsi mai, copia e originale si sovrappongono e agiscono ognuno all’insaputa dell’altro, in un connubio così stretto da essere ormai impossibile distinguere l’originale, sempre più esangue, dal suo doppione, incredibilmente intraprendente…
Stefano Fassina A livello prosaico, un tipico esempio di italico doppelgänger è Stefano Fassina: entità vuota e ciarliera, dove gli opposti convivono e si annullano indistintamente in un vorticoso susseguirsi di doppie negazioni, nella conciliazione impossibile degli ossimori, senza che vi sia mai una affermazione stabile di principi e di pensiero. In perenne dissociazione con se stesso, vive alimentandosi delle proprie contraddizioni senza apparente soluzione di continuità. Come per il terzo principio della dinamica, ad ogni atto di Fassina corrisponde una azione uguale e contraria del suo doppelgänger, con il medesimo risultato: la confusione che genera il Nulla e alimenta le fortune di effimeri cialtroni come il Grullo pentastellato ed i suoi ensiferi. 
D’altronde, la vicinanza prolungata al governo coi papiminkia del postribolo berlusconiano non aiuta il povero Fassina ed anzi ne acutizza il disturbo dissociativo, aggravato da una probabile ansia di approvazione, che lo spinge ad allinearsi in fretta su pressione esterna su qualsiasi questione: da anti-liberista ad alfiere del rigorismo più estremo; da critico intransigente del governissimo a vice-ministro del medesimo… Nell’applicazione pratica, le sue idee vengono cambiate più rapidamente di un paio di mutande usate, per aderire in fretta alla nuova situazione cogente: anti-militarista coi pacifisti e militarista coi generali; più berlusconiano di Brunetta; bottegaro tra i bottegari
Per questo, in un Paese dove l’evasione fiscale ha raggiunto i 257 miliardi all’anno, bisogna comprenderlo quando all’assemblea di Confcommercio dichiara che si tratta prevalentemente (l’avverbio è tutto) di una “evasione di sopravvivenza”.
Del resto, con Fassina non si capisce mai se parli lui o il suo doppelgänger, nell’impossibilità di distinguere l’originale ormai sbiadito nella sua copia:

S.Fassina 14/01/13. È tempo di elezioni ed il prof. Fassina, nelle vesti di responsabile economico del PD, dopo aver criticato per mesi le (catastrofiche) politiche monetariste del Governo Monti, chiosa serafico quant’altri mai:

«Se il nostro partito andrà al governo non rinegozieremo il Fiscal Compact, né abrogheremo il pareggio in bilancio in Costituzione.»

Fassina doppelgängerPoi però ci ripensa e, incurante della contraddizione, il suo ‘doppio’ o chi per lui rettifica a debita distanza (il 12 Marzo):

«Gli elettori italiani, dopo quelli di tanti altri Paesi europei, hanno confermato una valutazione che è da tempo sotto gli occhi di tutti, prevedibile e prevista: la moneta unica, dato l`assetto di governance dell`euro e le politiche mercantilistiche prevalenti, è insostenibile. Lo scenario per larga parte dell`euro-zona è di depressione, aumento della disoccupazione e innalzamento del debito pubblico. Austerità autodistruttiva e svalutazione del lavoro aggravano la questione sociale e, inevitabilmente, la questione democratica. Gli elettori italiani a stragrande maggioranza hanno detto no all`Agenda Monti, ossia all`agenda dell`euro-zona, non a causa dei sacrifici enormi e iniqui ma in quanto consapevoli che, al di là di singole misure utili, la rotta seguita dall`euro-zona è senza prospettive.»
  (12/03/13)

fASSINA (7) Il 15 gennaio del 2013, riferendosi a Mario Monti candidato ed al suo direttorio tecnocratico di automi telecomandati, il Fassina, contemporaneamente all’opposizione e nella maggioranza di governo, tuona inflessibile più che mai:

«Chi offre soluzioni tecniche sotto la bandiera di un supposto interesse generale unico, declinato a prescindere dalla volontà popolare, faccio fatica a non pensare che voglia solo la difesa dei più forti.»
  (15/01/13)

Fassina doppelgänger (7)A distanza di nemmeno 24h, interviene subito il suo doppelgänger:

«Noi collaboreremo con Monti, anche se dovessimo vincere al Senato. Si apre una stagione durissima, in cui tutti i riformisti sono chiamati a un lavoro comune»
  (16/01/13)

 fASSINA (3) Tuttavia, il meglio di loro stessi Stefano Fassina ed il suo inquieto doppione lo danno durante la campagna elettorale e nel periodo convulso, che precederà il varo del governissimo dalle larghe intese:

26/02/2013. «Le risposte alle emergenze sociali, economiche, e morali di questo Paese sono incompatibili con un accordo con il PDL.»

03/03/2013. «Sarebbe grave tornare al governo tecnico, a qualcuno che non si è misurato con il consenso e che provi ad imporre una agenda astratta. Allontaneremmo ancora di più i cittadini dalla politica. Dobbiamo ascoltare il messaggio che è arrivato che riguarda noi, le capitali europee, che riguarda Francoforte.
[…] Si deve consentire a chi è arrivato primo alle elezioni di poter offrire una prospettiva di governo al Parlamento, verificare il risultato del voto. Se non ci sono le condizioni si deve tornare rapidissimamente alle elezioni perché la democrazia funziona così. Non ci sono alternative. I cittadini hanno dato indicazioni chiare, se non c’è la maggioranza si torna alle urne per verificare la possibilità di costruire una soluzione alternativa.
[…] Credo che vada ascoltato il messaggio degli elettori. Deve stare a Palazzo Chigi chi ha ricevuto il consenso. Se non è possibile si deve tornare a chiedere il consenso agli elettori, se vogliamo salvare oltre che l’economia anche la democrazia. Altrimenti veniamo travolti da questa disattenzione

07/03/2013. «Non siamo disponibili ad alcun accordo con il Pdl. Se non ci sono le condizioni per fare un Governo di cambiamento con il M5S si deve tornare alle elezioni.»

10/04/2013. «C’è troppa differenza tra destra e sinistra, tra progressisti e conservatori. Abbiamo visioni e prospettive alternative. Berlusconi non è affidabile, è uno che ha comprato uno o più senatori per far cambiare la maggioranza. Discutiamo di moralità della vita pubblica e non possiamo affrontare questi problemi con chi ha piegato le regole a suo uso e consumo. Anche Renzi fuori dalla propaganda deve riconoscere questa distinzione.»

Fassina doppelgänger (3)E infatti Matteo Renzi la grande ammucchiata non la vuole affatto. Ma secondo Fassina la sua posizione è troppo defilata e la sua opposizione non così netta.
Al contrario, l’intransigenza del “giovane turco” è senza se e senza ma e non ammette cedimenti:

21/03/2013. «Siamo il partito di maggioranza e Bersani chiederà di essere incaricato. Al Senato non ci sono i numeri? Non sarebbe una novità successe già nel ’94 con Berlusconi.
Berlusconi non ha né credibilità politica né programmi condivisibili, quindi non se ne parla.
[…] Noi un governo con un partito che convoca i parlamentari davanti al tribunale, che compra i deputati non lo faremo mai!»

fASSINA (2)Se il concetto non fosse abbastanza chiaro, Stefano Fassina ribadisce ripetutamente:

24/03/2013. «È grave che, in ore decisive per la costruzione di un governo adeguato alle sfide di fronte all’Italia, una parte del PD intervenga per indebolire il tentativo del Presidente incaricato Bersani, prospettando una possibile maggioranza con il PdL per un “governo del presidente”. I cittadini italiani alle elezioni hanno chiesto inequivocabilmente un cambiamento, sia sul terreno dell’etica pubblica sia sul terreno della politica economica. Un partito guidato da chi per venti anni ha praticato un uso proprietario e personalistico delle istituzioni non può essere interlocutore di un governo del cambiamento. Qualunque compagine governativa, in qualunque forma presentata, sarebbe impossibilitata dal sostegno del PdL a realizzare il cambiamento. Non sarebbe tanto un problema del PD. Sarebbe un danno enorme per la residua credibilità delle istituzioni democratiche perché non si riuscirebbe ad affrontare le emergenze politiche e economiche. Gli obiettivi di parte, di una parte del PD, non dovrebbero essere anteposti all’interesse del Paese.»

25/03/2013. «Un esecutivo con il Pdl è impensabile e non risponde a quanto detto ai cittadini»

26/03/2013. «Noi al governo con Berlusconi ed il partito della compravendita parlamentare, di Ruby, delle ad personam, non ci andremo mai!»

09/04/2013. «Oggi non vedo le condizioni per poter fare un’alleanza di governo PD-PDL…. Ritengo che non ci sia nessuna possibilità di fare un governo insieme.»

10/04/2013. «Berlusconi è inaffidabile. Nessun governo è possibile con il PdL»

Fassina doppelgänger (2)Finché non si giunge al fatidico 29 Aprile 2013, con l’insediamento dell’esecutivo PD-PDL-Monti, per la prosecuzione pedissequa delle politiche economiche di quest’ultimo, a completamento del servizietto cominciato altrove:

“È un governo al servizio del Paese. E questo è un dato importante”

fASSINA (5) Del governo di larghe intese, Stefano Fassina diventa viceministro dell’economia, sottoscrivendo scelte che, a parole, sembrava non aver mai condiviso…
Fassina doppelgänger (5)Nella sua nuova veste istituzionale, non troverà niente da eccepire sull’etica pubblica di chi “ha praticato (e continua a praticare) un uso proprietario e personalistico delle istituzioni” e sul “danno enorme per la residua credibilità delle istituzioni democratiche”…

Il dubbio che qualcosa non sia andato proprio per il verso giusto viene definitivamente fugato il 28 Maggio, a conferma di una metamorfosi (sostituzione?) ormai completa:

«Il governo Letta non è il governo dell’inciucio, il senso politico dell’operazione Letta è stato compreso e apprezzato»

fASSINA (1)Perché se non suscita più alcun imbarazzo condividere gli scranni di governo, al fianco di chi spergiurava che una certa Ruby fosse la nipote di Mubarak, ancor meno ne crea la difesa sperticata e ad oltranza dell’inventore dell’omonimo Lodo Alfano, Fassina doppelgänger (1)promosso ministro degli Interni e vicepremier, del quale peraltro non si preavvisa  “responsabilità oggettiva” circa la deportazione di dissidenti e relativi familiari presso un dittatore asiatico, previa presentazione di prove false. Né suscita indignazione la confezione di nuove leggi ad personam per la depenalizzazione o il ridimensionamento dei reati che interessano i soliti noti…
Stefano & FassinaEvidentemente, Fassina & Stefano si muovono separatamente: l’uno all’insaputa dell’altro.

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(51) Cazzata o Stronzata

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 Mag 2013 by Sendivogius

Classifica MAGGIO 2013”

Ultimatum alla Terra In concomitanza con l’ennesimo monito presidenziale (l’ultimo di una corposa collezione retorica), giunge il rapporto dell’ISTAT, sulla catastrofica situazione della disoccupazione in Italia, e soprattutto la relazione del governatore della Banca d’Italia, che nella sostanza invita a persistere nella prosecuzione ad oltranza delle ricette terminali che ci hanno condotto ad una recessione più devastante di quella del lontano 1929.
È alquanto straniante ascoltare le parole del governatore Ignazio Visco mentre parla di una crisi economica, che si voleva inesistente [QUI] ad eccezione degli avvertimenti di qualche “disfattista”, e mentre denuncia con ampio ritardo i disastri della cura monetarista made in Monti: quella che doveva rilanciare economia e occupazione in nome del rigore, stroncando nei fatti ogni prospettiva di crescita tramite la distruzione progressiva del tessuto sociale e produttivo. Tanto che ora si parla addirittura di “crisi strutturale”, nella reiterata incapacità di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici, in corso soltanto da un paio di decenni, a tal punto da rimpiombare il Paese indietro di 35 anni… Proprio in concomitanza con la fallimentare esperienza del primo “governo di larghe intese” (quello del 1978 con Andreotti premier), giustamente riproposto in riedizione aggiornata al trapasso dei tempi. Ma non si potevano certo scontentare le pretese del Monitore dall’alto del Colle, che adesso bofonchia qualcosa sullo scollamento dei cittadini dalle istituzioni, sul crollo di credibilità dei partiti, e sui rischi nella tenuta della coesione sociale, contro il rischio dei quali la grande ammucchiata neo-democristiana (miracolata da un’opposizione inconcludente come quella dei 5 Stelle) è certamente la migliore delle risposte possibili, dopo la letale esperienza del direttorio tecnocratico a guida Monti.
Ovviamente, la risoluzione dei problemi è stata rimessa alla riproposizione dei medesimi schemi all’origine della catastrofe finanziaria, piuttosto che nella rimozione delle cause, secondo una visione macroeconomica quantomeno discutibile.
Tra i successi della ferale accoppiata Monti-Fornero vale la pena ricordare le eccezionali controriforme [QUI]: dal “mercato del lavoro” (trasformatasi in un’inarrestabile fabbrica di disoccupati), all’ennesima revisione pensionistica (con la catastrofe sociale degli “esodati”), passando per quella forma estrema di eutanasia sociale chiamata “fiscal compact”
Tuttavia, a volerli ascoltare, i segnali di allarme c’erano tutti. E non era difficile accorgersene, tant’è che persino noi, dal fondo della nostra ignoranza, ne avevamo accennato ripetutamente:
Dalle inquietanti analogie coi disastrosi esperimenti ultraliberisti nell’Argentina di Felipe Cavallo [QUI];
All’annunciato crollo del prodotto interno [QUI], perché ‘crescita’ non fa rima con ‘rigore’;
Al costante stato confusionale del Governo Monti [QUI], nell’evidente dissociazione tra il trionfalismo dei proclami e la miseria dei fatti [QUI], precipitati in un tunnel senza luce [QUI] nella manipolazione costante dei dati [QUI], in nome di un più ampio disegno poco economico e molto ideologico [QUI].
A giudicare dalla caratura politica ed etica dei protagonisti vecchi e nuovi, la notte sarà ancora lunga e terribilmente buia…

Hit Parade del mese:

01. TRAUMI

[28 Mag.] «Ho sottovalutato il derby Roma-Lazio. È stato un trauma impressionante per la città, e non abbiamo ben valutato il tifo calcistico, che ha bloccato 200 mila persone. Il derby ha danneggiato noi del centrodestra per la tipologia delle candidature: quella di Marino è più lontana dallo stadio»
(Gianni Alemanno, il Podestà)

02 - Rotondi02. INDIGENZE

[17 Mag.] «Sicuramente io appartengo alla gente povera, perché anche se il “Corriere della Sera” ci descrive come casta, noi facciamo parte degli italiani meno abbienti. Io sicuramente non sono una persona abbiente, noi parlamentari siamo ceto medio.»
(Gianfranco Rotondi, il nuovo povero)

03 - Scilipoti03. SENSO DI RESPONSABILITÀ

[20 Mag.] «La politica dovrebbe fare quello che ho fatto io, mettere gli interessi dei cittadini prima di quelli dei partiti. Oggi c’è un governo di grande responsabilità: quello che cercavo di dire io tre anni fa e nessuno mi ascoltava.»
(Domenico Scilipoti, l’Incompreso)

04 - Ilaria Carla Anna Borletti Dell’Acqua in Buitoni04. QUESTIONI DI STILE

[03 Mag.] «I 710 mila euro che ho dato al movimento di Monti? Ho sentito questa urgenza, ma non per questo mi aspettavo un posto da ministro. Come potrei ambire ad una poltrona? Non è nel mio stile.»
(Ilaria Carla Anna Borletti Dell’Acqua in Buitoni, la Sobria al governo)

05 - famme 'na bocca!05. SPIRITO DI CARITÀ

[16 Mag.] «Sapete che vi dico? Che se quelle di Berlusconi sono prostitute, allora io sono lesbica! Perché io mantengo due giovani donne in difficoltà economica, e ogni mese pago loro uno stipendio. Sono lesbica!»
(Daniela Santanché, la Filantropa)

05b - Biancofiore05.bis PARI OPPORTUNITÀ

[04 Mag.] «Sono le associazioni gay ad autoghettizzarsi, la loro è una casta. Io non sono mai stata omofoba: chiunque abbia un amico gay conosce la sofferenza di quando ti fanno giocare a soldatini, da piccolo, o con le pistole. Io odio le discriminazioni verso gli animali, si figuri verso le persone! Sa qual è la verità? La verità è che certe mie posizioni personali sono uguali a quelle di Papa Francesco! Solo che da lui si genuflettono… mentre con me?»
(Michaela Biancofiore, Immancabile)

06 - Porca e Suino06. ASSENZE

[22 Mag.] «Don Gallo uno di noi, ci mancherai!»
(Flavio Briatore, il Compagno)

07 - Fico07. DE-CRESCITA

[28 Mag.] «Siamo in lenta ma costante e inesorabile crescita… A Portici siamo quasi al 9%!»
(Roberto Fico, Pasdaran 5 Stelle)

08 - M.Mauro08. SI VIS PACEM PARA BELLA

[23 Mag.] «Credo che siamo tutti quanti d’accordo nel riconoscere che il valore più importante che condividiamo nella nostra civile convivenza sia la pace. Sistemi di difesa avanzati, come i caccia F35, servono per fare la pace.»
(Mario Mauro, il Pacificatore)

09 - Marini09. SOBRIETÀ

[23 Mag.] «In questi tempi difficili un matrimonio fa sognare, e richiama valori importanti quali l’incontro col Signore e la consacrazione dell’amore. Non solo la diretta Rai1 delle mie nozze è stata un’operazione intelligente, ma da parte del servizio pubblico anche doverosa.»
(Valeria Marini, The Bride)

10 - Sallusti10. MEMENTO

[08 Mag.] «Non dimentichiamoci che delle leggi ad personam di Berlusconi hanno goduto anche tutti gli italiani.»
(Alessandro Sallusti, delinquente abituale)

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Avere il 100 per 100

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 aprile 2013 by Sendivogius

Judge Dredd raped

In attesa del nostro Franz von Papen, continuiamo a tenerci sine die il Brüning-Monti con poteri plenari, che vanno ben oltre il disbrigo delle pratiche correnti.
Nella (in)felice eccezione costituzionale imposta dall’iper-attivismo dell’Hindenburg al Quirinale, il parlamento è supino (allo spread, ai ‘mercati’, all’indefinta europa…) perché è ovvio che una democrazia che funzioni e decida in proprio è d’impiccio. E, di questi tempi, è un lusso che non possiamo più permetterci; a meno che non si voglia continuare a vivere al di sopra delle proprie possibilità. Anche la Libertà ha un costo… E noi dobbiamo tagliare le spese superflue!
Incendio del ReichstagPertanto, il Parlamento va cassato e messo in condizioni di non nuocere con l’esautorazione delle sue prerogative, derogate ad un senescente decemvirato di Reichkommissar di nomina presidenziale. A questo si attribuisce l’attività di indirizzo parlamentare, alla stregua di un “comitato straordinario di salute pubblica”, posto come organismo terzo (e sconosciuto al nostro ordinamento costituzionale), rispetto a Camera e Senato che di fatto ratificano direttive maturate fuori il normale consesso assembleare. Inoltre, col mancato insediamento delle commissioni parlamentari di controllo, si assicura al direttorio tecnocratico di Monti l’esercizio illimitato della decretazione d’urgenza, nella prosecuzione di un mandato sostanzialmente ‘abusivo’, perché non legittimato dalla fiducia delle nuove Camere da poco elette.
Casshern - The PresidentD’altronde, perché coinvolgere un Parlamento (e in particolar modo un Senato) attualmente immobilizzato e impossibilitato a costituire un nuovo esecutivo?
The SecretaryNella pratica, abbiamo finora assistito allo spettacolo indecoroso di un Bersani che gattona carponi con le braghe calate, pietendo l’incarico di governo, alla ricerca di una ‘fiducia’ impossibile tra ipotetici frondisti al Senato. Impresa più che ingrata per chi si trova stretto com’è tra i veti incrociati delle fazioni in campo: il comitato ecumenico di burocrati e notabili in affari, raggrumati al capezzale di Mario Monti in “Scelta civica”; un’associazione a delinquere di stampo piduista e apporto mafioso, finalizzata all’impunità e trincerata nella difesa ad oltranza del capo-gangster; e soprattutto una setta integralista di neo-talebani, consacrati al culto della purezza immacolata.
Quanto semo alternativi al sistema, ahò! A quest’ultimo proposito, i bizzosi bimbi dell’asilo a cinque stelle costituiscono un interessante caso di dissociazione collettiva, persi nel delirio nichilista di una follia condivisa nell’ebbrezza effimera della ribalta; animati come sono dai fuochi fatui di un sacro furore, ma terrorizzati dal contaminarsi con rapporti impuri con la “casta” e dunque paralizzati in un nichilismo velleitario, senza alcuna reale prospettiva.
Per questo, reclamano un pieno mandato per un “governo a 5 stelle”. Però, onde non correre rischi, per la composizione di un suo eventuale esecutivo, il M5S non fa un nome che sia uno sul quale possano convergere i consensi di una adesione trasversale.
Sia mai dovesse ottenere la fiducia, che poi gli tocca governare per davvero!
Allo stesso modo, al di là delle chiacchiere e dei proclami, a tutt’oggi non esiste in concreto una sola proposta di legge targata 5 stelle… Maliziosamente, si potrebbe insinuare perché non hanno la più pallida idea su come vada presentato un disegno di legge in Parlamento e che, oltre a tirar di conto col pallottoliere sulle spese dell’usciere, altro non sanno fare al di fuori del loro piccolo mondo di ragioneria spicciola.
The BossPerciò, molto meglio rimanere arroccati in uno splendido isolamento, che poi è onanismo protestatario fine a se stesso, chiuso nell’autismo oltranzista di chi si sente avanguardia rivoluzionaria e nei fatti non combina nulla, almeno finché non avrà il 100%. Cioè MAI.
Lungi dal rappresentare i “cittadini”, cancellate le dirette streaming di un MoVimento dove tutto è segreto, gli ensiferi sono oramai ridotti a fare i portavoce di un unico megafono: il Capo Politico, al quale con ogni evidenza va benissimo la prosecuzione in deroga del Governo Monti con mandato illimitato. Si tratta dello stesso Rigor-Montis, il Falciatore, il Morto, il Golpista, contro il quale il Grullo stellato ha tuonato rabbioso per oltre un anno, sbraitando sbavante in ogni piazza d’Italia.
PellegrinaggioIn mancanza di altro da fare che non sia il boicottaggio delle istituzioni con blocco delle medesime, senza che nulla venga fatto per scongiurare l’aumento dell’IVA, la mannaia della nuova TARES, e la prossima rata dell’IMU che permane intonsa nonostante tutte le baggianate elettorali, la confraternita pentastellata, evidentemente soddisfatta, si dedica agli esercizi spirituali in località rigorosamente segrete, per celebrare il culto dell’immacolata connessione all’oracolo del Grillo statore. È l’autodafé della setta, con profusione di fede assoluta nel principio di infallibilità del Capo e caccia agli apostati della setta, per il ripristino dell’ortodossia secondo il Crimi e LombardiVangelo di Beppe. Per la liturgia ordinaria ed il controllo degli adepti, il Profeta può sempre contare sulla straordinaria accoppiata Crimi-Lombardi, designata d’imperio e con smentita incorporata: due dodicenni imprigionati nel corpo di quarantenni (che peraltro, fisicamente, dimostrano 50 anni).

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Il Nobil Signore

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 marzo 2013 by Sendivogius

Barry Lyndon

L’Italia è da sempre canovaccio ideale per le ambizioni di idioti intraprendenti e di stolidi imbecilli impettiti dietro ad un blasone nobiliare. Entrambi sono in costante concorrenza, e comprensenza in triplice fusione, col vero protagonista del panorama nazionale: il buffone intronizzato.
Giulio Maria Terzi di Sant'AgataTuttavia, l’esuberanza un po’ gaglioffa e plebea del cretino in carriera cozza spesso con la sobrietà ingessata ed il prestigio dell’imbecille dal pedigree certificato: razza ‘barona’ prima ancora che ‘padrona’.
Se i primi abbondano ad ogni livello, nel tripudio dell’incompetenza al potere (e la democrazia in questo è pessimo filtro di selezione), gli imbecilli blasonati sono una specialità in genere circoscritta al rango ed al censo di oligarchie aristocratiche, che si credono ‘migliori’ per vocazione ereditaria. Indistintamente, passano dal boudoir di famiglia al gabinetto di governo, dove (in caso di errori) fanno molti più danni di quanti riescano ad un cretino ordinario di più basso lignaggio. E nella reiterazione del danno raggiungono a volte vette sublimi, inarrivabili per un idiota qualsiasi. Quando questo avviene (e accade di sovente!), Tesi e Antitesi confluiscono verso la Sintesi perfetta dell’imbecillità sovrana, dove il cialtrone incallito sposa il cretino assoluto in una unione di vaporosi sensi. Ma niente è più pernicioso di un imbecille che si crede furbo.
In merito, la Storia italiana abbonda di esempi illustri…
Alla categoria appartiene certamente il conte Urbano Rattazzi (1808-1873), ministro della Real Casa, soprannominato “Suburbano” per i suoi intrallazzi.
Urbano RattazziCome presidente del consiglio (1862), Rattazzi, che evidentemente si crede emulo di Cavour, in combutta col re, fa intendere a Giuseppe Garibaldi (il quale, da cretino generoso, si butta a capofitto in ogni impresa per ripensarci dopo i fuochi) che se proprio vuole marciare su Roma il governo piemontese non lo ostacolerà e che anzi gli fornirà supporti e vettovaglie, salvo sconfessarlo pubblicamente in caso di insuccesso. Poi, non appena i Garibaldi ed i suoi sbarcano indisturbati in Calabria, dopo aver proceduto ai reclutamenti in Sicilia col beneplacito delle autorità sabaude, il Re si defila e Rattazzi ci ripensa. Il ministro diventerà famoso per la cosiddetta infamia d’Aspromonte (29/08/1862), con Garibaldi preso a fucilate dal regio esercito ed i volontari passati per le armi, quale ricompensa per aver regalato un regno ad un monarca fellone: quel Vittorio Emanuele II, suino coronato di rara ottusità e pessime maniere, che con involontaria ironia l’agiografia post-risorgimentale ha rinominato re galantuomo.
Emanuele OrlandoAltri esempi di successo sono Vittorio Emanuele Orlando (1860-1952) ed il suo degnissimo compare Sidney Sonnino che, dopo aver trascinato gli italiani nell’immane carneficina della prima guerra mondiale, alla successiva conferenza di pace a Versailles pensano di convincere le potenze vincitrici a riconoscere le loro pretese territoriali, ricorrendo a sceneggiate melodrammatiche e lacrime copiose. Ridicolizzati pubblicamente, se ne tornano sdegnati a casa e fanno gli offesi col broncio, aspettandosi scuse ufficiali. Poi, siccome non se li caga nessuno, tornano in fretta e furia alla conferenza con la coda tra le gambe, per beccare le ultime briciole disponibili sul piatto. In tal modo daranno origine alla leggenda della “vittoria mutilata”, spianando le porte all’avvento del fascismo, al quale peraltro Orlando aderirà con entusiasmo, Ci ripenserà qualche anno dopo e, in polemica col nuovo regime, non troverà di meglio che intonare un accorato elogio della mafia quale tratto di sicilianità (mafioso mi dichiaro io e sono fiero di esserlo!).

I soliti idioti

Come ebbe a dire Eco, per bocca dei personaggi de Il Pendolo di Foucalt, l’imbecillità è soprattutto comportamento sociale di una certa complessità (ne avevamo parlato in diverso contesto QUI):

«L’imbecille è quello che parla sempre fuori dal bicchiere (…) Lui vuole parlare di quello che c’è nel bicchiere, ma com’è come non è, parla fuori. È quello che fa le gaffe, che domanda come sta la sua bella signora al tizio che è stato appena abbandonato dalla moglie.
(…) L’imbecille è molto richiesto, specie nelle occasioni mondane. Mette tutti in imbarazzo, ma poi offre occasioni di commento. Nella sua forma positiva diventa diplomatico. Parla fuori del bicchiere quando le gaffe le fanno gli altri, fa deviare i discorsi.
(…) L’imbecille non dice che il gatto abbaia, parla del gatto quando gli altri parlano del cane. Sbaglia le regole di conversazione e quando sbaglia bene è sublime. Credo che sia una razza in via d’estinzione, è un portatore di virtù eminentemente borghesi.»

Meo PataccaDi solito, al potere ci arrivano seguendo le imperscrutabili vie della cooptazione per diritto di nascita, pescati a titoli dal villone avito su declamazione clanica; gravati più dal peso delle patacche appuntate sul petto, che dal senso di responsabilità. Il dramma è che una volta insediati si reputano insostituibili e (peggio ancora!) inamovibili.
Mutato nomine, l’eccellente accoppiata ‘tecnica’ tra Giulio Maria Terzi di Sant’Agata (Affari Esteri) e l’ammiraglio Giampaolo Di Paola (Difesa) sembrano fare il paio ad altri formidabili didimi della commedia, da Gianni e Pinotto, a Stanlio ed Ollio, fino ai più modesti Boldi e De Sica.
Gli intraprendenti ministri di un governo dimissionario, sulla pessima vicenda dei due marò in Kerala, hanno regalato al Paese intero una formidabile figura di merda dalle proporzioni titaniche. Nell’ordine sono riusciti:
A creare una crisi diplomatica senza precedenti con l’India; non prima di essere ridicolizzati in Europa che, come d’abitudine, ha declinato ogni interessamento comunitario che non riguardi banche e mercati.
A riconsegnare gli sventurati Latorre e Girone, dopo aver indispettito come non mai le autorità indiane, e senza ottenere alcuna garanzia o impegno certo sulla categorica esclusione di un eventuale ricorso alla pena capitale, fino all’istituzione (senza precedenti) di un tribunale speciale.
Qualunque sia l’opinione sui marò, sono riusciti a vanificare ed annullare tutte le attenuanti che potevano essere espletate in sede processuale, in risposta ad una condotta finora ineccepibile e ossequiosa della parola data.

Giulio Terzi di Sant'Agata - (foto di Resizer)

Se ancora ce ne fosse bisogno, è la dimostrazione provata che un imbecille, anche se “austero”, resta pur sempre tale…

«Spiace che Mario Monti, chiamato alla massima responsabilità proprio in virtù del suo prestigio internazionale, concluda la sua vicenda di statista con questo desolante pasticcio di politica estera. In fondo, il caso dei marò è stato l’unico episodio di risonanza mondiale del governo dei tecnici. Ed è stato un episodio in due atti. Primo: darsela a gambe fedifraghe. Secondo: arrendersi senza condizioni al primo “bau”. Il tutto a conferma del pregiudizio che da sempre l’Italia si porta dietro: è la nazione vaso di coccio, è il paese di don Abbondio e del miles “vana-gloriosus”, è lo Stato dello sbruffone che si infila a letto con un occhio rosso per evitare un processo, è l’esercito del capitano vanitoso e fellone che abbandona la Concordia nel momento del naufragio, è la Marina di “navi e poltrone”, è il governo astuto e ganzo che maramaldeggia con l’India…
Fossimo in altri tempi e con altre grammatiche, onore, buon senso e fegato vorrebbero che il nobile Giulio Terzi di Sant’Agata e l’ammiraglio Giampaolo Di Paola si consegnassero agli indiani al posto dei due marò.»

 Francesco Merlo
L’onore perduto della diplomazia

Ovviamente i due ministri interessati non ci pensano proprio a dare le dimissioni da un governo di non eletti che, nei fatti, non può essere nemmeno sfiduciato avendo già rassegnato le dimissioni tre mesi addietro, ma tuttora in carica e per giunta senza alcuna legittimazione parlamentare, in una situazione complessiva che definire surreale è riduttivo.

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(48) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , on 26 febbraio 2013 by Sendivogius

FEBBRAIO 2013

Massimo Calearo capolista PD in Veneto

BLOWJOB.2Il nostro riepilogo mensile delle miserie notevoli, con la partecipazione straordinaria degli “onorevoli” di Casa Montecitorio, è giunto al quarto anno di ‘gloriosa’ attività, omaggiata da un inaspettato successo e gradimento di pubblico.
Tuttavia, in concomitanza con gli esiti delle elezioni politiche, questa rubrica non ha senso. Non ce ne vogliano i lettori più affezionati, ma dinanzi all’insostenibile overdose di menate sparse a piene mani (e con campioni di eccezione!) per tutto il mese di Febbraio, in occasione della campagna elettorale, la stesura di una degna classifica è quasi impossibile… Non per mancanza di citazioni, ma per eccesso di offerta.
Ovviamente, la palma d’oro alla carriera va al resuscitato Pornonano: “Ero un centroavanti alto 1,71. Una statura ragguardevole!”
Ma è soltanto una delle infinite minchiate, che evidentemente tanto piacciono ad un popolo non meno cialtrone del suo papi in calore.
Per paradosso, a termini ribaltati, bisognerebbe dedicare la classifica di Febbraio alle frasi serie ed alle proposte sensate, pronunciate dai principali protagonisti politici nell’arco dell’ultimo mese. Delle vere perle per rarità!
Nei prossimi giorni abbonderanno le analisi del voto e ogni nostro contributo, oltre che non richiesto, è assolutamente superfluo.
Permetteteci però di spendere due parole sulle eccezionali performance del Partito Democratico (un nome una garanzia!): vincitore platonico e in realtà vero sconfitto di queste elezioni.
Al partito bestemmia, per il quale certo non ci stracceremo le vesti, avevamo già dedicato un piccolo omaggio, giusto un mese fa in occasione delle precedente rubrica:

«..il nulla che avanza, e pretende di vincere facile con il ritiro dei concorrenti minori, in nome della farsa reiterata del “voto utile” ad una formazione che così eccelse prestazioni ci ha regalato nella precedente legislatura… Altri 30 giorni di non-campagna elettorale, accompagnate da non-proposte, e il PD potrebbe persino riuscire nell’obiettivo difficile, ma non impossibile, di perdere le elezioni. Mai uno scatto d’orgoglio, di dignità, di decenza..! Sta lì che discetta di alleanze. E invece di ricacciare l’Agenda Monti in culo al mittente, continua ad inseguire il professorino bocconiano con le braghe calate, sempre pronti alla resa incondizionata. Per “senso di responsabilità”, s’intende! Incapaci come sono di governare, quanto di fare opposizione. Perché un’alleanza con il “centro moderato” è un imperativo categorico, a prescindere dal risultato elettorale.»

Se c’è un messaggio che da queste elezioni e chiaro è che dei vecchi rottami democristiani, dei cocci centristi, gli italiani non ne possono più! Tanto che se ne può benissimo fare a meno. Solo il PD, con la lungimiranza politica dei suoi strateghi non l’ha capito. E ora ne paga lo scotto. Giustamente! In quanto all’esito elettorale, l’obiettivo era ambizioso eppure, contro tutti i pronostici favorevoli, il PD è quasi riuscito nella difficilissima impresa, raggiungendo il peggior risultato di tutta la sua storia.
È il minimo che poteva accadere ad una formazione che per l’intera campagna elettorale ha giocato di rimessa, immobile, incrociando le dite e facendo il conto alla rovescia in attesa delle votazioni, confidando nel mantenimento delle previsioni dei sondaggi. Al di là delle ovvietà, non una parola concreta sulla “questione generazionale”, non una vera visione alternativa nell’ambito delle politiche economiche (continuare la linea del rigore montiano con qualche correzione per indorare la pillola), nessuna idea su come uscire dalla recessione e meno che mai su come rilanciare l’occupazione giovanile (per il momento ci teniamo la riforma Fornero e poi ci si penserà).
E dopo aver sostenuto incondizionatamente, senza se e senza ma, per un anno il Governo Monti (forse l’esecutivo più inviso di tutta la storia unitaria), la geniale dirigenza piddì per tutta la campagna elettorale ha lasciato intendere che subito dopo il voto avrebbe costituito un governo di coalizione, col tecnocrate riciclato in posizioni di comando. Ce n’era abbastanza per disamorare anche i più irriducibili sostenitori del logoro partitone di Bersani: forse l’unico leader ad essere ricordato unicamente per le imitazioni di Maurizio Crozza e certamente migliori dell’originale.
Cosa dovrà fare il PD per scomparire definitivamente dallo scenario politico e regalare al M5S il 40% dei suffragi?!? Un governo di “unità nazionale” con un Berlusconi redivivo, ripescando l’agenda Monti alla voce “rigore”.
Conoscendo l’irrefrenabile istinto suicida del partito serio e responsabile, se non sarà esattamente ciò che farà, difficile dire se saprà resistere alla tentazione…

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