Archivio per Manovra finanziaria

Il Genio della Fuffa

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 ottobre 2014 by Sendivogius

Manneken Pis by Oona

Dopo lunga e attenta valutazione, il Bambino d’Oro del governo più amato dalla destra italiana e dai padroni di Confindustria ha finalmente scoperto con ampio ritardo il principio dei vasi comunicanti: se uno si svuota, l’altro si riempie.
Partita di giroSe poi a riempirsi sono le tasche dei soliti noti, attraverso una immensa partita di giro, con corollario aggiunto di provvedimenti dal sapore squisitamente demagogico, l’intera operazione si qualifica per ciò che realmente è…
Renzi il Paraculo  Perché risulta assai facile “ridurre le tasse”, togliendole soprattutto a chi le ha sempre eluse, spostando il carico fiscale dallo Stato agli enti locali, con buona pace di chi poi è chiamato a risponderne sul territorio; incidendo sulla qualità delle prestazioni e dei servizi sociali, che hanno un costo e che inevitabilmente risentono di un minor gettito di spesa.
A Roma c’è un detto, volgare ma efficace: “fare il frocio col culo degli altri”.
È in pratica quanto va facendo il governo centrale, che delega l’onere dei tagli a totale carico delle regioni, bullandosi pubblicamente della riduzione delle imposte (dirette) e declinando ogni ogni responsabilità sulle conseguenze, che una manovra così confezionata inevitabilmente avrà in assenza di coperture garantite.
Matteo Renzi pupazzoPer il lavoro, sporchissimo, Telemaco ha a disposizione una squadra di economisti allevati di preferenza nel vivaio bocconiano, una mezza dozzina di riserve in panchina, e un solo centravanti di sfondamento, Yoram Gutgeld, che decide per tutti all’insaputa dell’intero ‘cucuzzaro’ in spremuta permanente (lo chiamano brain storming).
Yoram Gutgeld Il prof. Gutgeld è il super-esperto targato McKinsey & Company, la società famosa per le ottime consulenze gestionali, a suo tempo fornite alla Enron (chiusa per bancarotta fraudolenta, in uno dei più grandi scandali finanziari della storia USA), alla Swissair (la compagnia di bandiera svizzera liquidata per fallimento), alla General Motors (condotta sull’orlo del tracollo), e la compagnia telefonica AT&T (che sconsigliò di investire nella telefonia mobile, giudicata con rara lungimiranza un “mercato di nicchia”).
mobile-phonesMa alla fin fine la c.d. Legge di Stabilità imposta dal Bambino Matteo, e che accorpa in sol blocco la vecchia “finanziaria” e “manovre correttive” (chiamate “aggiustamenti”), si inserisce nel solco tutto democristiano delle più classiche alchimie di dorotea memoria:

Forza Italia «..drastiche restrizioni alla spesa pubblica e ai bilanci comunali e provinciali…. invece promettendo, in modo caotico e irresponsabile, incentivi e finanziamenti non corrispondenti ad alcuna organica valutazione delle necessità dello sviluppo regionale…. in una intollerabile ridda di demagogiche promesse.
[…] Si deve allora pensare che sia prevalso finora un orientamento di pratica subordinazione o almeno di insufficiente resistenza alla linea moderata e conservatrice della Democrazia Cristiana…. sia bloccata ogni dialettica democratica e siano schiacciate sotto il peso del listone andreottiano-doroteo

Sono le parole con cui l’Unità (defunta) salutava la conferenza regionale del primo Governo Moro nel lontano Maggio del 1964, ma possono benissimo valere anche per l’oggi.
FuffaIndorata la pillola e agitato il manganello, ovviamente non manca la carota; meglio se grattugiata a piccoli bocconcini, per palati di bocca buona…
80 euriSi conferma la marchetta tutta elettorale degli strombazzati 80 euri (con un disavanzo di quasi 10 miliardi di euro), riservata ai lavoratori dipendenti sotto i 1.500 euro mensili e convertita in detrazione fiscale, ma dalla quale resteranno esclusi i pensionati, i lavoratori parasubordinati, e gli impiegati (a reddito fisso) della Pubblica Amministrazione. Quindi i 2/3 degli italiani a più basse entrate.
Renzi televenditaIl trasferimento del TFR in busta paga (fortunatamente su base volontaria), oltre a privare i lavoratori di una fondamentale integrazione al reddito per la fine del rapporto di lavoro, verrà sottoposto a imposizione ordinaria, mentre ora gode di una tassazione separata e agevolata.
manoSe la bozza finanziaria dovesse essere confermata, l’accredito in busta paga del TFR verrebbe assoggettato a tassazione ordinaria e non imponibile ai fini previdenziali e quindi sommato all’imponibile IRPEF, con un notevole aggravio fiscale per i redditi al di sopra dei 15.000 euro (lordi) all’anno. Questo vuol dire che sommando il tfr alla variabile dello stipendio e degli eventuali straordinari, il lavoratore incorre nel serio rischio di passare ad uno scaglione di reddito più alto, oltrepassando la fascia ridotta e vedendosi applicare un’aliquota maggiorata ai fini fiscali. Ne riceverebbe un danno triplicato, col risultato di non avere più il trattamento di fine rapporto al momento della pensione o della cessazione del contratto di lavoro, pagare un’aliquota piena che può arrivare fino al 38% del proprio imponibile, e perdere in tal modo tanto l’eventuale bonus degli 80 euro quanto le detrazioni fiscali riservate ai redditi più bassi.
In pratica, al netto dei benefici presunti nella capacità di spesa, meno soldi e più tasse in busta paga. Più che di una partita di giro, si tratta di una truffa bella e buona, consumata a tutto svantaggio degli idolatrati ceti medi.
Middle ClassLungi dal costituire un vantaggio per il Fisco, l’operazione non è nemmeno indolore ed ha costi scandalosi, qualora andasse in porto secondo gli auspici governativi…
In pratica, è previsto un “tetto di garanzia” di 100 milioni di euro, a totale carico pubblico e cioè dei contribuenti.
bank Ad anticipare la somma, saranno gli istituti di credito privato che aderiranno alla convenzione e che, su certificazione dell’INPS (l’ente previdenziale pubblico) da parte dell’azienda interessata, provvederanno al pagamento. Ovverosia, l’impresa dispone le quote di TFR nella busta paga del dipendente che ne faccia richiesta, ma i soldi ce li mette per intero la banca (che si fa pagare gli interessi del credito: il 2,25%), alla stregua di un normale finanziamento. In caso di mancata restituzione della somma da parte degli imprenditori, il saldo verrà interamente accollato alle casse dell’INPS che risponderà in solido del finanziamento, con una contro-garanzia dello Stato che si sostituisce al creditore (l’azienda) insolvente, con un ulteriore aggravio sulla spesa pubblica ma a fini privati. Un capolavoro!

Il Sirenetto (by Edoardo Baraldi)«Tolgo l’Articolo 18, i contributi e la componente lavoro dall’Irap.
Cosa vuoi di più? Per chi vuole assumere verranno meno tutti gli alibi!»

Matteo Renzi
(15/10/2014)

Una frase quella degli “alibi” già troppe volte sentita in passato…
Per le imprese che assumono sono altresì previsti ulteriori agevolazioni fiscali per un costo (iniziale) di due miliardi di euro. Il provvedimento, più volte utilizzato in passato, ha finora dato risultati minimi in termini occupazionali, per costi massimi in materia di spesa.
In pratica, si abolisce in blocco tutta la normativa che proibisce i licenziamenti senza giustificato motivo, si riduce l’indennità del lavoratore licenziato (senza giusta causa) da 20 a 12 mensilità, si lascia sostanzialmente invariata la selva dei contratti atipici e parasubordinati (una cinquantina di tipologie), si solleva l’imprenditore, ovvero il padrone, dal pagamento degli oneri contributivi per tre anni.
Ovviamente, il versamento dei contributi (all’INPS), fondamentali per il calcolo della pensione e per l’erogazione dei sussidi di disoccupazione, è a totale carico pubblico dello Stato.
00-greedy-capitalist-pig-15-09-12Dal momento che con l’abolizione di ogni residuo dell’Art.18 si introduce la totale libertà di licenziamento, in forme sconosciute tanto in Germania quanto in Gran Bretagna, non ha alcun senso di parlare di contratti a tempo indeterminato, col risultato che l’azienda, intascate le detrazioni, potrà tranquillamente licenziare i lavoratori allo scadere dei tre anni, conseguendo il massimo beneficio a costo zero. Al momento, dinanzi all’ipotesi più che plausibile non sono previste contro-partite o clausole di salvaguardia da parte del Governo, il cui modello economico di riferimento è probabilmente la Serbia.
Fiat SerbiaI lavoratori licenzianti però potranno contare su un miliardo e mezzo di euro in “ammortizzatori sociali”, assolutamente insufficienti a fronteggiare il disagio economico persino degli attuali disoccupati.
Prendi tutto e non dare nullaA questo si aggiunga il taglio dell’IRAP, sulla componente lavoro, per la bellezza di 5 miliardi di euro, a tutto beneficio dei grandi gruppi industriali. E peccato che l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) costituisca una delle principali entrate nei bilanci regionali, che destinano il 90% del gettito così ottenuto al finanziamento della Sanità ed il rimanente per i servizi sociali.
Come le singole realtà locali potranno continuare a mantenere ospedali, scuole, trasporti, manutenzione pubblica, beni culturali.. e per giunta senza ricorre a nuove imposte, è un mistero che il bullo fiorentino si guarda bene dallo spiegare tra un twitter ed un selfie.
Il Bullo FiorentinoÈ ovvio che nella Confindustria abbiano le lacrime agli occhi per la commozione: non avrebbero potuto ottenere di più nemmeno da una Margaret Thatcher rediviva!
E sempre a proposito di ‘regalie’, i provvedimenti per il recupero dell’evasione fiscale, con un gettito aleatorio e tutto da dimostrare di circa 4 miliardi di euro, è in realtà l’ennesima sanatoria nascosta a beneficio dei ladri. Si abbassano ulteriormente le sanzioni minime che saranno inferiori ad 1/8 della cifra evasa.
Però, nei 36 miliardi (e oltre) della manovra, sono previsti 500 milioni di aiuti alle famiglie più bisognose e con minori a carico: le detrazioni sono previste fino al terzo anno di età dei figli. Poi ci si può anche arrangiare.
homelessBriciole verranno stanziate anche per il fondamentale rilancio dell’innovazione e della ricerca scientifica: 300 milioni di euro, con trasferimento dei crediti d’imposta.
Per l’ammodernamento della macchina giudiziaria e digitalizzazione informatica delle pratiche documentali: 250 milioni.
In compenso, non poteva mancare il classico provvedimento clientelare, con l’ennesima infornata di massa che in passato tanto hanno giovato al sistema scolastico, e l’assunzione in blocco di 150.000 precari della scuola; rigorosamente senza concorso pubblico, con buona pace delle graduatorie, dello stato di servizio, e di chi per anni ha seguito corsi di specializzazione presso SSIS sobbarcandosi tutti gli oneri e le spese.
La signora Agnese sarà contenta.
Insomma, dalla Fuffa alla Truffa, fintanto che gli italiani vorranno stare al bluff.

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SPESE DEMOCRATICHE

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 luglio 2011 by Sendivogius

Se l’attuale recessione economica è una percezione psicologica alimentata da una stampa malevola, non si capisce perché il governo dell’Ottimismo e dell’Amore stia vagliando la concreta ipotesi di una manovra aggiuntiva (pervicacemente negata fino a qualche mese fa) da 60 miliardi di euro. Il partito che spergiurava di non mettere le mani nelle tasche degli italiani sembra aver infilato i guanti di lattice e si prepara alla più grande rettoscopia che la storia patria ricordi. Tra le varie ipotesi, si prevede l’introduzione della famigerata “patrimoniale”, insieme alla tassazione di BOT e CCT, aggravata dal taglio generalizzato dei servizi pubblici ai cittadini, indirizzando il grosso dei sacrifici verso lavoratori dipendenti e pensionati (gli unici che le tasse le pagano), e spalmando il massimo degli oneri a carico dei ceti medio-bassi, in quella che si configura sempre più come una vera ‘finanziaria di classe’, che colpisce i deboli e salvaguarda i ricchissimi.
Tuttavia, in attesa di conoscere, nei suoi dettagli normativi, l’esatta natura dei provvedimenti della maxi-manovra di ragioneria tremontiana, a finanza variabile prima ancora che creativa, sarà il caso di ricordare ciò a cui la cosiddetta “Casta” della politica per professione sicuramente non rinuncerà.
Certamente è escluso il taglio delle Province, nella pletorica sovrapposizione di uffici e mansioni, che potrebbero essere benissimo accorpati e distribuiti tra le competenze di Regioni e Comuni.
Soprattutto, le Province hanno il discutibile pregio di moltiplicare poltrone, incarichi e prebende della “Casta”, offrendo un provvidenziale sbocco occupazionale di collocamento politico, con una provvidenziale moltiplicazione di poltrone. E poco importa se il “servizio” costa al contribuente italiano qualcosa come 17 miliardi di euro all’anno. Infatti 110 province sembrano non bastare e già si parla della creazione di nuovi capoluoghi, dopo le mega-concentrazioni metropolitane della Val d’Ossola e di Barletta.
A tal proposito, va sottolineato il provvidenziale intervento salvifico dell’ineffabile Party Dumby, dei riformisti all’amerikana raccolti sotto l’acronimo di una bestemmia, che ha pensato bene di astenersi in presenza del solito e “demagogico” di ddl che ne chiedeva l’abolizione. Ennesima riprova del radicamento sociale dei ‘Democratici’, con la proverbiale sagacia che solitamente ne contraddistingue i vertici. Più pragmatici la Lega ed il famelico PdL, che infatti hanno prontamente votato contro il provvedimento all’unanimità.
Soltanto qualche giorno fa, l’indispensabile ministro Gianfranco Rotondi si esibiva ai cronisti, snocciolando un surreale “conto della serva”, con cui lamentava la vita di stenti e di privazioni alle quali devono sottostare i poveri ‘rappresentanti’ del popolo supino, illustrando le ristrettezze economiche nelle quali versano i nostri onorevoli prostrati dall’insussistenza di indennizzi da fame.
Sarà il caso di riportare un elenco assai approssimativo, e per difetto, degli emolumenti non degni di un Paese civile, che costringono alla disperazione dell’indigenza un migliaio tra deputati e senatori, costretti a sopravvivere con circa 20.000 euro mensili

Lo stipendio di base infatti è di circa 10.000 euro al mese. Una vera miseria se si pensa che la stragrande maggioranza dei deputati staziona in Parlamento non più di tre giorni alla settimana. Non per niente è costretto ad arrotondare la magra paga con altre occupazioni.
A questo vanno aggiunte le cosiddette indennità di carica: dai 335 euro fino ai 6.455 euro.
Fortuna che al magro salario, e per il disbrigo dell’eccezionale mole di lavoro, si possono cumulare i 4.000 e passa euro di indennità per assistenti e collaboratori personali (i c.d. “portaborse”), spesso reclutati tra il parentado (tutti abbiamo famiglia). Da notare che per percepire l’indennità non è necessario fornire alcun contratto di impiego e la cifra viene dunque accreditata sullo stipendio a richiesta del parlamentare.
Poi c’è il rimborso per le spese di affitto: circa 3.000 euro al mese.
Per questo c’è chi si fa intestare appartamenti a sua insaputa.
Dinanzi a simili miserie ci si stringe davvero il cuore. Per fortuna, parlamentari e senatori hanno a loro consolazione e disposizione:

1) TELEFONO CELLULARE gratis, con ricariche illimitate.
2) COMPUTER PORTATILE gratuito.
3) FRANCOBOLLI gratuiti ad libitum per la loro corrispondenza privata ed elettorale.
4) TESSERA DEL CINEMA gratis.
5) TESSERA per il TEATRO gratis.
6) TESSERA per AUTOBUS e METROPOLITANA gratis. Beneficio che solitamente non usano, preferendo muoversi con l’auto blu di servizio, con relativo autista, insieme a tutta la famiglia.
7) Quando invece viaggiano con mezzi propri hanno diritto a “rimborsi benzina” sulla parola, senza la seccante necessità di dover fornire riscontri sull’effettivo kilometraggio.
8) ESENZIONE totale dei pedaggi autostradali.
9) BIGLIETTI gratuiti per i viaggi in TRENO e su VOLI di linea. Ma per risparmiare possono sempre usare gli AEREI DI STATO o, in alternativa, gli elicotteri dell’accondiscendente GdF e dei CC.

Per il loro benessere personale, gli onorevoli possono altresì contare su:
PISCINE E PALESTRE gratis
CURE MEDICHE, e ricovero in cliniche private, gratis.
ASSICURAZIONE INFORTUNI, gratuita ed eventualmente estesa a tutta la famiglia.

A proposito di “famiglia”, i nostri onorevoli negano fieramente ogni riconoscimento alle coppie di fatto per i comuni cittadini, ma estendono coperture, indennizzi e tutele, ai loro eventuali partners conviventi.
Poi ci sarebbero i vitalizi erogati dopo soli 3 anni e mezzo di legislatura e le pensioni riscuotibili a partire dal 56esimo anno di età, mentre si parla di elevare l’età pensionistica dei comuni mortali a 70 anni con almeno 40 anni di contributi.
 Ma, si sa, il politico di professione è un precario che deve affrontare il dramma della ricollocazione.
Per questo perfetti incompetenti vengono piazzati nei CdA di mezza Italia, come “consiglieri” o “presidenti” con remunerazioni che, nell’ipotesi peggiore, per i più sfortunati superano i 200.000 euro all’anno. Ma, se si fanno fallire aziende come ALITALIA, si può cumulare un compenso superiore al milione e mezzo di euro in soli sette mesi, come nel caso del letale Giancarlo Cimoli: l’Attila transitato prima alle Ferrovie e poi alla compagnia di bandiera.

Nei primi mesi del 2010, Mario Ristuccia, procuratore generale della Corte dei Conti, stilò una relazione dettagliata sugli sprechi e le macroscopiche inefficienze della Pubblica Amministrazione, guidata dalla rapace mano della politica istituzionale.
In proposito, il giornalista Roberto Petrini ebbe a scrivere:

«Si comincia con il capitolo delle opere incompiute e lasciate a se stesse. Si va dal reparto di radioterapia di Sora, realizzato, attivato inaugurato e chiuso pochi giorni dopo, alla storia del palasport di Piancavallo in Friuli, costruito con la logica dell'”evento” nel 2003 e oggi inutilizzato e pieno di ragnatele.
Lo stato della sanità, come emerge dalle parole del Procuratore generale Ristuccia, non desta minore allarme: non ci sono solo “spese inutili” ma anche “fenomeni particolari di mala gestione”. Si elencano “inefficienti e costosi programmi di screening anti-tumorale” della Regione Calabria, le “eccessive prescrizioni di farmaci” fino ad arrivare a “sconcertanti interventi chirurgici non necessari”. Senza contare vicende grottesche, anche questa cadute sotto l’occhio della Corte dei Conti, come l’operazione “dentiere gratuite”, promesse dalla Regione Lazio a 700 mila vecchietti e finite con un clamoroso ammanco di denaro.»
 La Repubblica (18-02-2010)

Ma non mancano considerazioni sullo stato disastrato della riscossione fiscale, delle truffe a ciclo continuo, e della pessima gestione amministrativa della nostra classe politica di ogni risma e colore:

«Se si volge l’occhio al fisco la situazione, anche in questo caso, mescola cattiva gestione a vere e proprie truffe. E’ il caso, citato dalla Corte, degli oltre 200 mila falsi atti di riscossione nei confronti di evasori inventati da molte società concessionarie (oggi fortunatamente scomparse e sostituite nella loro funzione dalla struttura pubblica Equitalia). Un capitolo a parte è costituito dall’immenso caso dei prodotti della turbo-finanza, sottoscritti da molti piccoli comuni della provincia italiana: dopo la crisi del 2007-2008 hanno subito un bagno colossale con la perdita del 50 per cento valore complessivo dei contratti. Le colpe? Le sottoscrizioni, spiega la Corte dei Conti, sono state fatte da enti di modeste dimensioni “generalmente sprovvisti di strutture e professionalità idonee ad esprimere valutazioni di ordine economico-finanziario”.
Non mancano le consulenze, ovvero gli incarichi “illegittimamente conferiti” dalla pubblica amministrazione: dalla tabella allegata alla “Relazione” risulta che su 1.077 sentenze di primo grado il 5,7 per cento ha riguardato questa delicata materia.»

E poi ci si meraviglia se qualcuno avanza perplessità sui 16 miliardi di spesa preventivati per la realizzazione della contestatissima TAV.
È chiaro che la causa primaria della voragine di conti pubblici sono sicuramente i precari della “Italia peggiore” e i pensionati al minimo sociale che gravano sui conti INPS.
Poi c’è qualche acuto osservatore, finanziato coi fondi dell’editoria assistita (altro bel serbatoio di sprechi e privilegi), che si meraviglia del trionfo dell’anti-politica e di certe derive nichiliste…!

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