Archivio per Magistratura

LOTTI(z)Zar

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 19 giugno 2019 by Sendivogius

 Un ex sottosegretario di stato, neanche quarantenne, inquisito dai tribunali di mezza Italia, che tresca con esponenti della corrente più a destra della magistratura in riunioni carbonare, meglio se consumate nel segreto di anonime stanze d’albergo, per stabilire le nomine ai vertici di quelle stesse procure che indagano sul suo conto, ed intriga per rimuovere i giudici a lui sgraditi.
Una roba che in altri tempi avrebbe fatto gridare all’eversione dell’ordine costituzionale, con evocazioni allo scandalo della P2, ma che nell’orgia di potere del renzismo al governo, su incistazione democristiana di quello che un tempo fu il principale partito della sinistra italiana (prima dell’estinzione), deve essere sembrata pratica assolutamente normale ed aderente al nuovo corso, inaugurato dopo il trapianto di quel cancro democristiano chiamato “Margherita”, nel corpaccione rotto a tutti gli innesti di una sinistra che si credeva a vocazione maggioritaria, finendone fagocitata.
 Un nuovo segretario di partito, che in nome di quella stessa distorta visione unitaria, glissa sull’abnormità dell’intera vicenda, in perfetto stile moroteo, confidando che il clamore suscitato attorno ad uno dei petali più pregiati del cosiddetto Giglio Magico, l’inner circle del potere renziano, si esaurisca da sé, restituendo ai suoi affari l’intrigante camerlengo del Mefitico.
E invece di cacciarlo via a calci nelle palle, per l’ennesima figura di merda a gratis, percolata sopra a ciò che ancora resta di un partito già abbondantemente sputtanato di suo, il neo-segretario ne auspica l’autosospensione da tutti gli incarichi che non riveste più, non avendone attualmente nessuno. E lo ringrazia pure pubblicamente per l’alto senso di responsabilità dimostrato (!), dopo così sofferta scelta, per non sturbare troppo il Renzie’s Fan Club in astinenza da potere. Di questo passo, tra poco dovrà porgergli le scuse ufficiali e magari rendergli almeno un incarico di prestigio… Altrimenti potrebbero aversene a male gli ultimi irriducibili della banda fiorentina di greppia e di banca, già inferociti per essere stati estromessi dalla direzione di un partito che hanno contribuito a disintegrare, cancellandolo dalla geografia politica, fin dentro le sue roccaforti storiche considerate inespugnabili, mentre ora chiedono di essere valorizzati e ‘compensati’ dopo un simile disastro.
 E ciò avviene giusto negli stessi giorni nei quali a parole si celebra l’eredità morale di Enrico Berlinguer che forse, se fosse stato ancora vivo, a ‘sta gentaglia avrebbe pisciato addosso per schifo e disprezzo!

«I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela; scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. […] Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura dei vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. Ma poi, quel che deve interessare veramente è la sorte del Paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi: rischia di soffocare in una palude. Ma non è venuto il momento di cambiare e di costruire una società che non sia un immondezzaio?»

Solo potere e clientele

Nel PD si vede che la lezione l’hanno assimilata benissimo.
E non si capisce bene che Berlinguer abbia letto Zingaretti (il politico, non l’attore), in attesa di decidere cosa fare finalmente da grande…

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Cronache dell’Altromondo (III)

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 21 settembre 2017 by Sendivogius

 Nel paese delle impunità, ogni peccatore ha il suo santo protettore… Ne esistono per tutti i gusti e per tutte le appartenenze. Ed i ladri non fanno certo eccezione, essendo la categoria numerosa. Perché il delitto paga (in Italia più che altrove), soprattutto quando lo spudorato ladrone ha pure il privilegio di ‘lavorare’ (si fa per dire) nel pubblico impiego e meglio ancora nelle Poste, nella presunzione di inamovibilità e massimamente nella pretesa di intoccabilità.
P.R. è un ladrone di 58 anni, pizzicato nell’ormai lontano 31 Agosto del 2012 a fregarsi i soldi direttamente nella cassaforte dell’Ufficio postale di Vasto, in Viale Giulio Cesare, trasformato nel suo personale bancomat privato e pronto uso. Come impiegato, aveva direttamente a disposizione le chiavi della cassaforte, per poter attingere liberamente al malloppo. Il ladrone tiene alla roba più ancora che alla ‘famiglia’; la Porsche Cayenne costa e poi ci sono tanti piccoli sfizi da levarsi col peculio altrui. Perché dunque non servirsi delle disponibilità di Posta Impresa (la sua)?!? Il prelievo andava avanti da tempo… e vista la pesca fortunata il nostro ladrone al terzo tentativo si porta via altri 15.000 euro dalla cassa. Finalmente viene beccato e denunciato. Dal momento che anche la feccia è innocente fino a conclusione del procedimento penale, P.R. viene saggiamente trasferito e poi sospeso dal servizio su decisione della direzione Poste, a seguito alle misure cautelari disposte dal magistrato, ed in attesa della sentenza definitiva da parte dell’autorità giudiziaria: l’unica legittimata a sancire la colpevolezza dell’inquisito.
Siccome i ladri hanno anche la faccia come il culo, P.R. che nel frattempo si muove indisturbato con una denuncia a piede libero (e senza che gli sovvenga mai l’idea di restituire il maltolto) fa subito ricorso per essere riammesso in servizio, mobilitando ben due avvocati per la bisogna. Vince l’appello e viene reintegrato. Mal incolse alle Poste, perché il ladrone non pago prevede ancora una volta di ricorrere e questa volta per il “demansionamento”, giacché il tapino è stato quanto meno tenuto lontano dal maneggiare i contanti, ben conoscendo il vizietto di siffatta ‘risorsa’ modello. Nel frattempo (ed è il 22/08/16) il reato viene derubricato da “peculato” ad “appropriazione indebita”, P.R. viene giudicato colpevole e condannato ad un anno e nove mesi, ovviamente con sospensione immediata della pena. A questo punto, l’amministrazione delle Poste può finalmente licenziare senza indugio il ladrone conclamato e condannato (seppur in primo grado). Come dicevamo, anche i ladri hanno il loro santo patrono. E l’angelo custode di P.R. si chiama Ilaria Pozzo, magistrata del lavoro, che ordina l’immediato reintegro a lavoro e nelle precedenti mansioni svolte, col pagamento di tutti gli stipendi arretrati e delle spese legali a carico dell’ente Poste.

Per la scrupolosa magistra, lo scandalo non sono cinque anni per addivenire a sentenza, ma il fatto che le Poste non abbiamo licenziato da subito il ladrone impenitente. Insomma, se P.R. fosse stato licenziato a procedimento giudiziario ancora aperto e senza addivenire a sentenza, il licenziamento preventivo si sarebbe configurato come arbitrario e quindi come abuso. Essendo P.R. stato cacciato via soltanto dopo l’emissione di una sentenza di colpevolezza, che ne certifica le responsabilità penali (senza altri inconvenienti in termini pratici), il licenziamento è comunque illegittimo perché, stando all’interpretazione della illuminata giudice, “la contestazione formale è irrimediabilmente tardiva” (!?). L’avvocato, soddisfatto, parla di “principio di civiltà” rispristinato e tutela del “diritto al lavoro” (o di rubare?). Il ladrone sentitamente ringrazia. E noi ringraziamo la giudice Ilaria Pozzo, per così fulgido esempio di giustizia applicata nella ritrovata “certezza della pena”, sancendo l’imprescindibile diritto del P.R. di poter continuare a rubare impunemente.  È rassicurante sapere che in Italia abbiamo magistrati così, capaci di regalarci una variante kafkiana del teatro dell’assurdo. Sono soddisfazioni, che giovano alla reputazione della categoria.

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Talent Scout

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 settembre 2016 by Sendivogius

Art of Est-Monkey

Continua la farsa tutta capitolina dei bimbi cinque stelle all’Asilo Cretinetti, precocemente decotti sotto le radiazioni emanate dal “raggio magico” della fatina furba dei Parioli, direttamente paracaduta sul Campidoglio su lancio dello studio legale Sammarco & Previti che infatti adesso amministra la città per procura tramite la sua (ex?) associata, dopo aver utilizzato il Cottolengo a 5 stelle come un taxi da sfruttare per la sua corsa a “sindaca”.
lizardSpeculando sull’indignazione telecomandata a portata di clic, a RaggiRoma il M5S avrebbe potuto far eleggere anche il Pulcino Pio. Invece ha preferito scegliere un’abile gattamorta che, esaurita la manfrina, pare sempre più legata a doppio filo con gli impresentabili arnesi riciclati dalle terrificanti esperienze Alemanno-Polverini, nonché ai salotti neri di quel ‘generone’ romano che prospera all’ombra delle cricche immobiliari, consorterie forensi, ed esclusivi circoli sportivi…
Virginia Raggi E così Virginia Raggi, provvisoriamente sindaca prima del commissariamento ormai prossimo, ha fregato (quasi) tutti; a partire dai vari capi politici e capetti della setta del Grullo, che ora se ne fanno orrore, non sapendo contenere questa specie di scheggia impazzita e neutralizzare l’influenza dei suoi veri referenti nemmeno troppo occulti…
Per ora, l’unico segno tangibile del governo a 5 stelle della Capitale sono le fronde interne al movimento, le lotte intestine per il potere, la guerra tra bande, e la caccia alla poltrona (con incarichi appositamente confezionati e distribuiti tra fidanzati e parenti) in un orgia di emolumenti lievitati fuori controllo. Al confronto, uno squalo consumato come il fu Vittorio Sbardella sarebbe sembrato un pesciolino da acquario domestico. Insomma, una roba (oscena) che non si vedeva dai tempi della Roma democristiana, quando la città era un feudo personale della corrente andreottiana.
Il-divo-2008Al contrario, noi l’algida fatina l’avevamo ‘tanata’ prima di subito [QUI], diffidando delle finte ingenue ed avendo fin troppo chiara la natura di certi prodotti pariolini, che nell’ambito delle “regressioni chic” tracciate a suo tempo da Martino Ragusa rientrano nella Sindrome della Piccola Fiammiferaia (sì, l’avevamo già utilizzata… ma la citazione calza a pennello):

«Il quadro clinico consiste in una insopportabile pseudo-umiltà e un’irritante finta innocenza, usate per nascondere un divismo sfrenato e un’ambizione smisurata. La Piccola Fiammiferaia “piange e fotte” e si riconosce a vista, perché porta stampata in faccia l’espressione di una che stia dicendo: “Mettetemelo in mano voi perché io, poverina, non ci vedo bene”

Il risultato è una giunta in eterno divenire, che per la sua composizione pesca a man bassa tra profili ‘tecnici’, nella sua presunzione legalitaria che in realtà è ossessione giacobina, nell’illusione (ir)realizzata dell’ideale “governo dei giudici”, nell’ansia di una qualche tutela su certificazione esterna che in realtà tradisce tutta l’incompetenza e l’inadeguatezza di questi mancati pizzaioli prestati alla politica.
CamerieriNella girandola impazzita di nomine e dimissioni, con assessori che vengono cambiati via con la stessa velocità di un tampax usato, l’ultimo fenomeno dell’ingloriosa serie è Angelo Raffaele De Dominicis, ovviamente ex magistrato, e già procuratore della Corte dei Conti del Lazio.
Angelo Raffaele De DominicisCon tratti quasi agiografici, il “Fatto Quotidiano” ricorda le numerose iniziative del vulcanico magistrato, che negli anni si è preoccupato di sollevare dubbi di legittimità costituzionale su singoli provvedimenti legislativi del parlamento e di istruire inchieste parallele a quelle delle procure su atti di sua dubbia competenza. E peccato che nei compiti di un magistrato contabile non rientrino gli uni né le altre.
In tale ambito, restano indimenticabili le sue inchieste sullo “sprid” (lo spread n.d.r!) che sarebbe finalmente rientrato nei limiti accettabili solo dopo il provvidenziale intervento del procuratore:

«Sì, insomma, se scende è perché dopo che noi ci siamo mossi quelli si sono dati una calmata con i down ground… Voglio dire: se non avessi lanciato il mio sasso nello stagno non sarebbe mica successo

Raffaele De Dominicis L’iniziativa nasce “dalla lettura dei giornali”, per una questione di “prestigio morale” di cui evidentemente il giudice contabile si sente tutore internazionale. È evidente la competenza finanziaria e preparazione macroeconomica del prof. De Dominicis, che scambia il “downgrade” con un non meglio precisato “daungraund” (sì, insomma quella roba là), a riprova di certe incredibili carriere, in una storica intervista rilasciata al “Corriere della Sera[QUI]… se non fosse che le istruttorie del solerte magistrato finiscano spesso e volentieri per incorrere nell’archiviazione, tra i lazzi generali e gli sghignazzi degli esperti (quelli veri). E si consideri che noi nutriamo da sempre una viscerale antipatia per l’Autore dell’articolo a seguire:

«Sarebbe facile ricondurre la faccenda della Corte dei Conti, che chiede un risarcimento miliardario alle società di rating per non aver tenuto conto della ‘dolce vita’ e del Colosseo, all’ennesimo episodio di folclore di cui sorridere senza dargli peso. La tentazione è facilitata dall’intervista rilasciata al Corsera da chi ha sollevato il caso, il procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio, Angelo Raffaello De Dominicis. Leggere che colui il quale dovrebbe capire i sofisticati meccanismi dell’assegnazione del rating parla di “sprid” riferendosi allo spread e di “down ground” al posto di downgrade, assegnandosi il merito di aver smosso le acque e di aver provocato il calo dello sprid, appunto, dovrebbe essere rassicurante. Infatti, si potrebbe concludere che siamo di fronte a un episodio bislacco che non porterà alcuna conseguenza in quanto originato dall’autore di un saggio in cui si intrecciano i destini di Giulio Andreotti, Paolo Conte e Tinto Brass,convintosi che il giudizio di Standard & Poor, Moody’s e Fitch fosse un l’indice di un attacco al nostro paese per far scendere il valore delle nostre aziende e comprarle a prezzi convenienti.
[…] Vi immaginate Bot, Btp e Cct italiani e obbligazioni ed azioni di Eni, Enel e Finmeccanica senza rating? Allora sì che lo “sprid” schizzerebbe. Il secondo motivo per il quale la boutade della Corte dei Conti è dannosa, è che alimenta la lunga serie di fallacie economiche che circolano nel nostro paese. La più eclatante è quella del complotto per danneggiare l’Italia e acquistarne le aziende a prezzo di saldo. Orbene, gli investimenti esteri sono crollati in Italia proprio per l’insicurezza della situazione generata dai conti pubblici e dallo sprid, fatto piuttosto in contrasto con il teorema della svendita.
[…] La Procura della Corte ha annunciato che il 19 febbraio chiarirà meglio il contenuto dell’istruttoria. C’è ancora tempo: ci ripensino ed evitino che tra i tanti primati di cui faremmo volentieri a meno ci venga assegnato in pianta stabile quello del ridicolo

Corte dei Conti – S&P il rischio del ridicolo
Alessandro de Nicola
(10/02/2014)

raggio magico Ecco! Raffaele De Dominicis, quello che mai avrebbe accettato un qualche incarico politico, è il nuovo assessore al bilancio del Comune di Roma, sempre che duri più di una settimana. Si tratta dell’ennesimo “esperto” selezionato direttamente dall’avv. Sammarco (un vecchio amico) che l’ha chiamato in privato e quindi rigirato all’imperturbabile Virginia, la quale ha subito ratificato la nomina, alla faccia della “trasparenza” e “attenta selezione” dei curricula.
Aspettiamo ridendo l’arrivo degli altri talenti…!

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(86) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 aprile 2016 by Sendivogius

Classifica APRILE 2016”

Partito della Nazione - by Edo Baraldi Il Bambino Matteo ha un problema: è talmente abbacinato dai fuochi fatui di un potere effimero, da non riuscire più a riconoscere la differenza che intercorre tra corruzione e integrità. A quanto pare, per lui la distinzione tra corrotti e onesti sembra essere tutt’altro che ovvia, tanto è abituato ormai a frequentare i primi a discapito dei secondi (che non portano pacchetti di voti in dote).
Proprio non riesce a vederli i ladroni (è più concentrato sulla refurtiva da spartire)… Per questo chiede aiuto, affinché qualcuno glieli indichi; che lui poverino proprio non riesce a trovarli, nascosti come sono nell’oscena ammucchiata delle Laide Intese
Attualmente, i parlamentari indagati, prescritti, rinviati a giudizio, condannati con sentenza non definitiva e passati in giudicato, superano abbondantemente il centinaio (e la cifra viene data in rialzo). Erano ‘solo’ 42 nella precedente legislatura dell’interdetto papi della patria, quando si arrivò a parlare di “cleptocrazia berlusconiana”: la situazione allora era grave, ma non ancora seria come oggi. Per i reati, si va dall’inevitabile abuso d’ufficio, fino alla cessione di stupefacenti; ma non manca l’appropriazione indebita, il traffico di influenze e la turbativa d’asta, per passare alla truffa, il peculato (tra cui troneggia lo scandalo dei rimborsi regionali) e la corruzione aggravata, fino all’associazione a delinquere. A guidare la classifica è il Partito Democratico della rottamazione renziana, che evidentemente segue requisiti imperscrutabili per la selezione della sua nuova “classe dirigente” di vecchissimo corso e pessime abitudini…

Ugly-childrens

Francesca Barracciu, ex sottosegretario alla Cultura.
Richiesta di rinvio a giudizio: accusa di peculato per l’utilizzo di 78.000 euro di fondi da consigliere regionale sardo.
Vito De Filippo, sottosegretario alla Salute ed ex presidente della Regione Basilicata.
Imputato nel processo “Rimborsopoli” che ha coinvolto oltre 40 consiglieri uscenti della Regione Basilicata.
Luisa Bossa, deputata.
Indagata per corruzione nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti di Ercolano, dove è stata sindaco per dieci anni.
Matteo Richetti, deputato.
Indagato per peculato nel processo sui rimborsi spese in Emilia-Romagna. Ha chiesto il rito abbreviato.
Daniela Valentini, senatrice.
Indagata nell’inchiesta che coinvolge ex consiglieri della Regione Lazio riguardo la gestione dei fondi dei gruppi.
Francesco Scalia, senatore.
Nella stessa inchiesta della Valentini sui fondi regionali, compare il nome dell’ex presidente della Provincia di Frosinone.
Claudio Moscardelli, senatore.
Spese pazze in Regione Lazio, indagato il politico di Latina. L’inchiesta di Rieti è passata per competenza a Roma.
Carlo Lucherini, senatore.
Nel fascicolo sulle spese pazze in Regione, adesso nelle mani dei pm di Roma, c’è anche il politico di Monterotondo.
Marco Di Stefano, deputato.
Indagato per corruzione nell’inchiesta su una presunta tangente da 1,8 milioni. Coinvolto pure nelle spese pazze laziali.
Francesco Sanna, deputato.
Coinvolto nell’inchiesta sui rimborsi pubblici ai gruppi durante la scorsa legislatura regionale sarda.
Giuseppe Luigi Cucca, senatore.
Capogruppo PD in Giunta per le autorizzazioni a procedere, è indagato per peculato.
Paolo Fadda, deputato.
L’ex sottosegretario del governo Letta è indagato nell’inchiesta sui rimborsi  dei consiglieri regionali sardi.
Francantonio Genovese, deputato.
Dopo un periodo in carcere, è da poco ai domiciliari. È accusato di associazione a delinquere, truffa e frode fiscale.
Maria Tindara Gullo, deputato.
A processo per falso ideologico nell’inchiesta messinese “Fake”. Vicina a Genovese, cercò di salvarlo dagli arresti.
Claudio Broglia, senatore.
È accusato di non aver denunciato truffe di famiglie che hanno ricevuto illegittimamente contributi per il sisma del 2012.
Nicodemo Oliverio, deputato.
Imputato per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale aggravata nell’ambito della gestione fondi della disciolta DC.
Andrea Rigoni, deputato.
Condannato in primo grado a 8 mesi e poi prescritto in appello per lavori abusivi nella sua villa.
Salvatore Margiotta, deputato.
Condannato in appello a 18 mesi per turbativa d’asta e corruzione: appalto per la costruzione del Centro Oli della Total.
Paola Bragantini, deputata.
Indagata per truffa aggravata per i gettoni percepiti per le “giunte fantasma” della Circoscrizione 5 di Torino.
Bruno Astorre, senatore.
Coinvolto, con l’accusa di peculato, nell’inchiesta sui rimborsi spese della Regione Lazio.
Demetrio Battaglia, deputato.
Coinvolto nell’inchiesta sui rimborsi pubblici relativa alla scorsa consiliatura nella Regione Calabria.
Bruno Censore, deputato.
Indagato per peculato in concorso con il suo ex capogruppo in Calabria. Gli hanno sequestrato 10.000 euro.
Ferdinando Aiello, deputato.
Eletto con Sel e poi passato al PD, è indagato per peculato nell’inchiesta sui rimborsi calabresi “erga omnes”.

Guidano la classifica fenomeni come Fracantonio Genovese (associazione a delinquere, peculato e truffa aggravata) e l’incredibile caso di Marco Di Stefano. Ma in percentuale, il record spetta sicuramente ai fondamentali alleati di governo: il Nuovo Centro-Destra di Angelino Alfano (un partito con “più guai giudiziari che voti”), che con il suo 35% di inquisiti (e quasi altrettante negazioni a procedere grazie al soccorso rosso dei compari del PD) detiene il primato assoluto, tra galantuomini quali Antonio Azzolini, Giovanni Bilardi, Roberto Formigoni, Antonio Angelucci… Per un elenco (in)completo, potete cliccare QUI e anche QUI, con una campionatura da guinness dei primati, o galleria degli orrori. Fate voi

verdini

Poi ci sarebbero pure gli amichetti frammassoni, guidati dal mitologico Denis Verdini (corruzione, associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita e finanziamento illecito, truffa ai danni dello Stato), nonché il Lucio Baranisempiterno Lucio Barani (corruzione, peculato, finanziamento illecito, abuso d’ufficio, disastro e omicidio colposo plurimo). Sono questi i principali puntelli esterni del fantomatico “governo del cambiamento”, che si regge sui voti di fiducia di simili personaggi da horror, nonché i padri costituenti (!!) della nuova Carta (da culo?!) boschiana, ai tempi flessibili della Rottamazione a targhe alterne… 
RottamazioneOvviamente c’è poi l’inesauribile pletora di amministratori locali e consiglieri regionali (quelli che dovrebbero eleggere il nuovo senato riformato), ma in questo caso la lista rischia di essere potenzialmente infinita…
Antonio BonafedeQualora volesse, Matteo Renzi, invece di sparare minchiate a raffica nei suoi tweet, ad eterna memoria di una cialtroneria che non avrebbe bisogno di così ripetute conferme, potrebbe spulciare gli elenchi che con dovizia di particolari circolano copiosi in ‘rete’… L’inchiattonito bulletto di Pontassieve, che ora ha scoperto la gelatina come un quindicenne e gira coi capelli impomatati come un guappo alla festa del rione, scoprirebbe un intero sottobosco malavitoso cooptato al governo del Paese, se non fosse troppo impegnato a rimirarsi nell’obiettivo e cercare l’inquadratura giusta per i suoi Cinegiornali Luce

Culo che non vide mai pantalone si fece per cent'anni meraviglia“Culo che non vide mai pantalone si fece per cent’anni meraviglia”

Al di là dei moralismi d’accatto, la corruzione è una componente fisiologica di qualsiasi civiltà mediamente complessa, purché costituisca una deplorevole eccezione e non la regola che condiziona un intero sistema. Peccato che nell’attuale maggioranza di governo sembri essere diventata il minimo comune denominatore al massimo ribasso, per garantire la sopravvivenza di un esecutivo che diversamente non avrebbe nulla da spartire all’infuori degli appalti e delle poltrone che tengono insieme le composite cosche confluite alla generosa greppia di governo, in quella che assomiglia sempre più ad una grande associazione a delinquere, per una giustizia fondata sulla prescrizione per presunzione di impunità.
Fintanto che le inchieste della magistratura potevano tornare utili agli ipocriti cacicchi di un centrosinistra all’opposizione, nella lotta politica per l’investitura al governo, allora la strumentalizzazione interessata delle indagini e la divulgazione delle intercettazioni andavano benissimo.
Ora invece che il partito sedicente “democratico”, passato dalla scalata al cielo a quella assai più accessibile alle poltrone, ha incistato il suo nuovo politburo di innesti neo-dorotei sulla seggiola giusta, ma quanto mai scricchiolante sulle gambe sghembe di un equilibrio sempre più precario, la magistratura non è più un “potere sovrano” ma un problema. O per meglio dire, costituisce una fastidiosa congrega di rompicoglioni con troppe ferie retribuite. A questo si riducono i problemi della giustizia italiana nella “grande narrazione” renziana. Insomma, è gente che disturba gli affari privati (ma in conto pubblico: la chiamano “ripresa”) degli amici; ovvero si tratta di fannulloni (altrimenti arriverebbero a sentenza), da ricondurre a cuccia sotto la cappella di un governo che mal sopporta le regole, a corto com’è di legittimazioni che non scaturiscano dalla luce riflessa dell’aspirante e ben pasciuto principino, il quale può così parlare senza pudore alcuno di “barbarie giustizialista”, in perfetta osmosi coi suoi predecessori, rivendicando il primato ritrovato di una politica non più “subalterna” alla magistratura. A certificare la trasparenza delle scelte, basta infatti il bollino di garanzia apposto dal Cantone nazionale: la foglia di fico messa a coprire le vergogne del partito bestemmia.
Renzi e CantoneÈ il nuovo corso del PD, o come si fa chiamare questo comitato d’affari raccolto attorno alla corte di un cafone di provincia, ripulito per la bisogna e già prossimo alla scadenza, per raggiunti limiti di schifo e di usura precoce su consunzione della materia di infimo livello.

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. LA MORTE TI FA BELLO

[14 Apr.] «Cosa c’è di più bello al mondo che il giorno del tuo funerale, mentre esce dalla chiesa il tuo corpo, una folla di cittadini inizia a cantare ‘onestà, onestà’?»
 (Alessandro Di Battista, the walking dead)

etruria02. POTERE DEBOLE

[02 Apr.] «Ci attaccano i poteri proprio perché non siamo schiavi dei poteri forti»
 (Maria Elena Boschi, la Padrona)

Giampaolo Galli03. ITALIA BENE COMUNE
LO CHIAMAVANO “CENTROSINISTRA” (I)

[15 Apr.] «Come possiamo farci rispettare nel mondo se rinunciamo alla nostra piccola riserva strategica di gas? Asteniamoci per Regeni e per i Marò»
 (Giampaolo Galli, flatulenza piddina)

Cristina Bargero04. ITALIA BENE COMUNE
LO CHIAMAVANO “CENTROSINISTRA” (II)

[22 Apr.] «L’acqua pubblica che arriva nelle nostre case non può essere considerata un bene pubblico»
 (Cristina Bargero, piddina acquatica)

Gianna Sigona05. IL 25 APRILE A 5 STELLE

[25 Apr.] «Noi eravamo fascisti, poi siamo rimasti fascisti e saremo sempre fascisti»
 (Gianna Sigona, consigliera 5 stelle a Ragusa)

Chimienti06. VIVA IL DUCE CHE CI CONDUCE

[08 Apr.] «Grazie Beppe, di aver urlato così forte perché, se non lo avessi fatto, non mi sarei mai svegliata. Grazie Beppe, perché ogni volta che hai urlato, io ho potuto tacere e, nel silenzio, riflettere su quello che accadeva intorno a me. Grazie Beppe, perché il tuo urlo è stato il mio sfogo e io, oggi, posso riprendermi, pacificamente, il mio futuro.»
 (Silvia Chimienti, zerbino a 5 stelle)

bonzo07. BOLLENTI SPIRITI

[06 Apr.] «Se a Roma la Raggi non vince, mi do fuoco in piazza.»
 (Beppe Grillo, il Bonzo)

grillo08. LA PENNA CHE UCCIDE

[27 Apr.] «Casaleggio è morto a causa degli articoli dei giornalisti che poi aveva querelato»
 (Beppe Grillo, il culo parlante)

parabola09. PARABOLE WI-FI

[23 Apr.] «Care ragazze e cari ragazzi, ricordate che se nella vostra vita non c’è Gesù, è come se non ci fosse campo per il cellulare!»
 (Francesco Bergoglio, il papa teenager)

Razzi10. COLONIE FELINE

[11 Apr.] «Uno dei punti principali del mio programma da sindaco di Roma è liberare la città dai ratti che ormai l’hanno praticamente invasa. Ho già preso contatti per far arrivare a Roma qualcosa come 500mila gatti asiatici»
 (Antonio Razzi, il Gattaro coreano)

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Mafia Capitale

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 dicembre 2014 by Sendivogius

SpectreIn una città dove tutti chiacchierano troppo, dove ti raccontano qualunque cosa senza neanche bisogno di fare le domande giuste, e mantenere un segreto è praticamente impossibile, della cricca affaristico-criminale cresciuta sulle ceneri della Banda della Magliana, ufficialmente, nessuno sapeva niente.
L'insostenibile scandalo della Panda RossaDi certo, non s’erano accorti di nulla i giornalini della stampa reazionaria, con fascistume aggregato al seguito, che per mesi si sono concentrati con maniacale dedizione alle soste della panda del sindaco Ignazio Marino sul sacro parcheggio del Senato. In alternativa, c’erano sempre le proteste dei ‘cittadini’ contro la nuova gestione dei centri immigrazione e dei campi rom, su cui le trasmissioni nazional-populiste di Formigli-Paragone avevano montato sopra un vero e proprio set a puntate. E s’è visto poi chi c’era dietro la “rivolta spontanea” e quali interessi ci girano attorno…
La solita nazi-merdaIl letargo è durato finché la sonnacchiosa magistratura romana, col nuovo corso inaugurato dal procuratore Pignatone, non ha ‘scoperto’ la cupola fascio-mafiosa che da decenni governa indisturbata la Capitale, dal suo sottobosco di relazioni trasversali. A quel punto, ai watchdogs della retorica anti-ka$ta non è parso vero di poter fare di tutte le erbe un Fascio (mai metafora fu più azzeccata!), potendo giocarsi in contemporanea il “Rosso” (Salvatore Buzzi) ed il “Nero” (Massimo Carminati). Specialista del fortunato giochino è, ça va sans dire, l’organo non ufficiale degli Marcello De Vito il fondamentale rappresentante del M5S al Campidoglioensiferi: il giornaletto forcaiolo dell’inconfondibile Travaglio. Non appena è stata scoperchiata la fogna, immancabili come le mosche sulla merda sono arrivati anche i pentastellati al gran completo, dopo due anni di opposizione non pervenuta in Campidoglio.
Flic e FlocTuttavia, sfugge una differenza fondamentale: mentre Buzzi (piaccia e soprattutto non piaccia) è un personaggio pubblico, con un ruolo riconosciuto ed una reputazione ‘blasonata’ nell’ambito del cosiddetto “Terzo Settore”, e dei servizi sociali in appalto, Carminati è stato la primula nera dell’eversione neo-fascista, a cavallo tra criminalità comune, “servizi segreti” (ovviamente deviati), e la Roma-bene che conta, con protezioni insospettabili tra le “forze dell’ordine”, sempre invischiato in alcune delle vicende più oscure della storia italiana e mai condannato, in regime di sostanziale impunità.
Massimo Carminati Massimo Carminati (sulla cui biografia avremo modo di tornare) è il Re nero del “mondo di mezzo”. Pubblicamente impresentabile, gode di un prestigio illimitato tra i camerati romani (rimasti orfani di Mimmo Concutelli) e di un timore reverenziale presso la malavita capitolina, di cui condiziona traffici e ‘investimenti’ grazie ad un potere mai intaccato. In certi ambienti, il suo nome è ‘leggenda’.
I re di RomaPer accedere al lucroso mondo delle commesse municipali ed ai finanziamenti pubblici, Carminati ha bisogno della faccia (ri)pulita di un imprenditore del ‘sociale’, ben agganciato agli ingranaggi dell’amministrazione capitolina, accantonando le divisioni ideologiche in ossequio al vecchio detto pecunia non olet. “Perché la politica è una cosa, gli affari sono affari”.
Salvatore Buzzi Si tratta di Salvatore Buzzi, ex impiegato di banca, condannato nel 1984 a 24 anni di reclusione per l’omicidio del suo complice in truffe. In carcere, Buzzi si trasforma in un detenuto modello, diventando dopo le rivolte carcerarie degli Anni’70 il fiore all’occhiello del nuovo corso inaugurato dalle amministrazioni penitenziarie. Si laurea a pieni voti in Lettere Moderne con una tesi sull’economista Vilfredo Pareto e intraprende studi di giurisprudenza. Partecipa ad ogni attività possibile, per il recupero riabilitativo dei detenuti. Si fa promotore di nuovi percorsi culturali, in concomitanza con la realizzazione dei primi laboratori teatrali, fino alla rappresentazione dell’Antigone di Sofocle tra le mura di Rebibbia, per la regia di Ennio De Dominicis, con il patrocinio della Provincia di Roma e dell’allora vicepresidente Angiolo Marroni, poi diventato “garante per i detenuti”. In tale veste, diventa uno dei principali relatori al primo convegno dedicato alle Misure alternative alla detenzione e ruolo della comunità esterna, il 29/06/1984, sulle pene alternative alla carcerazione e sui nuovi percorsi di promozione sociale. Quindi, nel 1985 fonda una delle prime cooperative di detenuti: Rebibbia 29 Giugno, con esplicito riferimento al Convegno che segna la sua rinascita. Ottiene i suoi primi lavori, in regime di semilibertà, per la ripulitura di alcuni tratti della Via Tiberina, nei comuni della provincia a nord di Roma, e avvia altre piccole attività imprenditoriali in ambito cooperativo, fino alla sua scarcerazione nel 1991.
Carcere di RebibbiaA suo modo, Salvatore Buzzi incarna per molti anni un esempio riuscito di riabilitazione carceraria e di reinserimento sociale. E come icona ad uso politico, ottiene tutta una serie di agevolazioni e di aiuti istituzionali, per la sua cooperativa che viene giudicata “un modello da seguire” e da replicare. La onlus “29 Giugno” (che nel frattempo si è liberata della dicitura Rebibbia) si specializza nei Mappa dei Municipi di Romaservizi di giardinaggio, provvedendo alla manutenzione degli spazzi verdi dell’allora V Circoscrizione di Roma (attualmente Municipio IV), assumendo ex detenuti, portatori di handicap, ex tossicodipendenti. Persone che diveramente avrebbero poche o nessuna possibilità di impiego lavorativo. Le grandi fortune per la cooperativa arrivano nel 1993 con l’insediamento della giunta Rutelli e l’adesione (nel 1994) al Consorzio Nazionale Servizi, che raggruppa oltre 200 cooperative di settore. Durante il Giubileo del 2000, alla cooperativa di Buzzi viene affidata la manutenzione delle aree verdi davanti alle basiliche di S.Giovanni e S.Paolo. Ma col tempo il giro di affari si amplia sempre di più, estendendosi ai servizi di igiene urbana, pulizia di immobili pubblici e privati, servizi di portineria (all’Università di Roma 3); ottiene in gestione la raccolta porta a porta della spazzatura differenziata per conto dell’AMA, ed allarga il suo business fino all’affidamento dei centri di accoglienza dei quali, insieme alle cooperative cattoliche della “Domus Caritatis”, detiene la gestione quasi in esclusiva, spesso in assegnazione diretta o con bandi di gara ritagliati su misura, in regime di sostanziale monopolio.
Basilica di S.Giovanni in LateranoGli introiti sono tali, che nel 2013 la “29 Giugno”, insieme alla sua consorziata “Eriches29” può dichiarare un fatturato di quasi 60 milioni di euro ed oltre mille addetti.
A tutti gli effetti, la Onlus di Salvatore Buzzi diventa uno dei soggetti cooperativi più importanti di Roma e Provincia. Attraverso la Eriches29 detiene quote partecipative in decine di cooperative e controlla al 20% il “Consorzio Formula Ambiente” (di cui a Roma condivide medesimo indirizzo e sede), nell’ambito della LegaCoop, particolarmente attivo su sette regioni (Piemonte, Lazio, Emilia Romagna, Sardegna, Abruzzo, Marche, Puglia) e con importanti appalti per conto della emiliana HERA.
Quartiere TiburtinoSi tratta di una realtà imprenditoriale, travestita da onlus, di primo livello, attivissima sul territorio e con un ruolo ben riconosciuto, in grado di garantire voti e finanziamenti elettorali, con la quale amministratori e politici locali devono fare i conti e soprattutto ne ricercano gli appoggi, in quanto Buzzi è esponente di spicco di una delle più grandi realtà associative in Italia.
In tal senso, non dovrebbero stupire le frequentazioni ‘istituzionali’, per quanto riguarda quelle certificate e riconosciute, del management del Consorzio con esponenti pubblici in occasioni semi-ufficiali. Non si tratta di incontri carbonari, o convegni segreti in qualche catacomba, ma prassi ordinaria di una normale attività politica. Sventolare dunque le foto (peraltro pubbliche) delle cene con l’ex sindaco Gianni Alemanno, o dell’attuale ministro Giuliano Poletti (presidente di LegaCoop) con Salvatore Buzzi in convegni ufficiali, come amano fare certi giornali e Roberto Savianol’immancabile Roberto Saviano, auto-promossosi ad esperto mondiale di mafia, non ha davvero senso ed assume un valore di denuncia del tutto pretestuoso. Suscitano scandalo le foto che ritraggono politici e vertici della cooperativa a cena, con Gianni Alemanno e Luciano Casamonicasullo sfondo Luciano Casamonica (quello con la maglia Italia) esponente dell’omonimo clan zigano. Casamonica, in semilibertà è dipendente del consorzio che, per dire, tra i suoi associati ha anche Pino Pelosi, condannato per l’omicidio Pasolini.

Cena socialeRoma, 28/09/2010. Cena sociale organizzata presso il centro di accoglienza gestito dalla Cooperativa 29 Giugno.
Da sinistra, Giuliano Poletti, Franco Panzironi, Umberto Marroni e Daniele Ozzimo (in piedi in fondo).
Da destra, Gianni Alemanno, Salvatore Buzzi (col maglione rosso) e Angiolo Marroni (garante per i diritti dei detenuti del Lazio).

Salvatore Buzzi e Simona Bonafé Se per questo, nell’albo fotografico della cooperativa (reperibile sul sito della stessa) si possono trovare immagini che ritraggono Salvatore Buzzi anche insieme all’iper-renziana Simona Bonafé.
È lo stesso Salvatore Buzzi indicato fino a qualche mese fa come imprenditore di successo ed esempio riuscito di riscatto sociale, invitato a raccontare la sua “straordinaria esperienza” per convegni in tutta Italia.
Salvatore Buzzi e Giuliano PolettiE del resto, a volerli guardare con la lente giusta, le attività del “compagno Buzzi” avrebbero dovuto suscitare più di qualche sospetto tra quanti ora puntano il ditino accusatore del moralista a mezzo stampa:

Romanzo Criminale«D’altronde, che a Roma ci fosse del marcio era, da tempo, sotto gli occhi di tutti. Dalle periferie violente gli omicidi di strada, dai negozi che passano rapidamente e misteriosamente di mano, allo sfaldarsi del tessuto di solidarietà fra i cittadini, la presenza di un’agguerrita “mala” si percepiva eccome
 (03/12/2014)

A scriverlo sulle prime pagine de La Repubblica, è l’ex magistrato Giancarlo De Cataldo, l’ottimo autore di “Romanzo Criminale”. Peccato che poi lo stesso De Cataldo avesse uno spazio di pubblicazione proprio sul giornalino della Cooperativa 29 Giugno, con Buzzi presidente e Carlo Guarany come direttore editoriale, entrambi arrestati in seguito all’inchiesta promossa dal procuratore Pignatone.
Giancarlo De CataldoE se non s’era accorto di nulla nemmeno De Cataldo..!
Alessandro Di Battista da Civita (VT) Anche il “Movimento Cinque Stelle”, che ora si agita tanto, in tempi recentissimi s’era interessato della Eriches29. In un’accorata interpellanza alla Camera, la deputata-cittadina Carla Ruocco, una dei cinque membri del nuovo direttorio pentastellato fresco di nomina, il 14/04/2014 chiedeva alla “Presidenza del Consiglio dei Ministri” per quale motivo al Consorzio Eriches29 non fosse stata affidata la gestione del centro rifugiati di Castelnuovo di Porto. Per la bisogna si rifaceva ad una solerte denuncia de “Il Tempo”:

Carla Ruocco«…la sezione del Tar del Lazio presieduta dal giudice Sandulli ha trattato cause relative alla gestione del centro di accoglienza per i rifugiati di Castelnuovo di Porto e che proprio alla Proeti s.r.l., di proprietà dei coniugi Sandulli, è stata aggiudicata, con procedura negoziata, la manutenzione straordinaria degli alloggi del citato centro; si legge su altro articolo pubblicato su Il Tempo il 20 marzo 2014 che il presidente del consorzio Eriches 29, già aggiudicatario di gara per il servizio di gestione del centro, lamenta di «aver subito un pregiudizio dai pronunciamenti emessi dalla sezione prima ter» ed afferma che «vogliamo essere giudicati da un giudice sereno, che non abbia più parti in commedia. Perché se è fornitore per la Prefettura di Roma proprio per il Cara di Castelnuovo di Porto, chi ci assicura che l’accanimento nei nostri confronti sia solo legato alle ragioni di diritto?»; a giudizio degli interroganti le circostanze e le condotte riportate dalla stampa appaiono, ove rispondenti, al vero particolarmente allarmanti perché evocano una pericolosa commistione di ruoli e fanno paventare il rischio dell’alterazione della necessaria terzietà ed indipendenza del giudice

Seduta parlamentare del 14/04/2014
Interrogazione n.4-04499

Il TempoSi scoprirà poi che l’articolo in questione era stato ispirato su diretto intervento di Massimo Carminati, che per la bisogna s’era incontrato direttamente con Gianmarco Chiocci, il direttore del noto quotidiano fascista della Capitale.
Strage di BolognaNon è dato sapere quando l’ex terrorista nero dei NAR abbia deciso di prendere sotto la propria cappella ‘imprenditoriale’, Salvatore Buzzi ed il suo entourage, mettendo a disposizione la propria rete di relazioni nel sottobosco della malavita romana. Ma basandosi sui trascorsi giudiziari del Guercio, se ne può far salire la collaborazione alla fine degli anni ’90, dopo l’ultima condanna di Carminati a 6 anni e mezzo di reclusione, nel Febbraio del 1998, NARper i suoi trascorsi con la Banda della Magliana. Certo in galera non dev’esserci stato granché, visto che l’anno successivo (il 17/07/1999) Er Cecato veniva nuovamente arrestato per il clamoroso quanto misterioso furto nel caveau del Palazzo di Giustizia di Roma, insieme ad altri vecchi esponenti dei NAR riciclatisi nella criminalità comune.
Morte di CaravillaniA far gola al Consorzio, che controlla per via diretta una quindicina di cooperative, è soprattutto la gestione dei centri di accoglienza per immigrati: le anime morte che vengono smistati nei centri e computati alla stregua di capi di bestiame, per far crescere l’importo dei risarcimenti in rapporto al numero degli ospitati, che a bocca dello stesso Buzzi rendono meglio del traffico di droga (60 euro al giorno per ciascun adulto e 85 euro per i minori). Meglio ancora se i profughi vengono stornati verso strutture di proprietà di altre società immobiliari controllate dal gruppo che così, oltre alla quota giornaliera, si fa pagare anche l’affitto a carico degli enti pubblici di competenza.
soldiTra le società interessate ci sono la Rogest srl, a sua volta controllata dalla “Luoghi del Tempo”, intestata a Lucia Mokbel, sorella di quel Gennaro, esponente della destra neo-nazista romana, implicato nello scandalo Telekom-Sparkle, ed interessato agli appalti di Finmeccanica. Oltre alla militanza nell’estrema destra e le frequentazioni con gli ambienti eversivi dei NAR, Mokbel e Carminati condividono anche lo stesso commercialista, Marco Iannilli, a cui è intestata la villa di Sacrofano dove risiede la ex primula nera. Insieme a Lorenzo Cola (altro fascistone), Iannilli era già stato coinvolto nello scandalo delle commesse pilotate di Finmeccanica.
Ma tra le società potenzialmente interessate agli affari del Consorzio di Buzzi ci sono anche la Edil House 80, tra i cui proprietari si distingue Andrea Munno, anche lui un passato nell’estrema destra.
Anni_di_piomboSotto la giunta Alemanno, tra gestione dei punti verde e immigrati, il fatturato delle cooperative dell’accoppiata Buzzi-Carminati si decuplica nella manciata di pochi anni, con un giro per decine di milioni di euro. Impongono le nomine ai vertici delle aziende partecipate del Comune, stabiliscono le assunzioni nella municipalizzata per la raccolta dei rifiuti (AMA), condizionano l’attribuzione degli appalti ed il confezionamento dei bandi di assegnazione. Per questo pagano un fiume di tangenti a funzionari e politici compiacenti.
La spartizione criminale di RomaPer il recupero crediti e le altre attività di riscossione sul territorio, ci pensa invece il factotum di Carminati. Si tratta di Riccardo Brugia, a suo tempo assurto agli onori del gossip per una sua tresca con Anna Falchi, in realtà è un ex rapinatore di banche ed altro esponente storico della destra neo-fascista romana, col compito di coordinare le attività nei settori del recupero crediti e dell’estorsione, di custodire le armi in dotazione del sodalizio, mentre le attività vengono coordinate presso la tavola calda di un distributore di benzina in Corso Francia.
In ambito ufficiale, al Consorzio vengono affidati su assegnazione diretta gli interventi per l’emergenza maltempo a Roma, la manutenzione delle piste ciclabili e dei parchi pubblici. Ad interessarsi della pratica è Claudio Turella, funzionario del Comune di Roma, con la responsabilità per la programmazione e manutenzione delle aree verdi. Per il suo disturbo, Turella avrebbe ricevuto: 25.000 euro per l’emergenza maltempo, la promessa di 30.000 euro per le piste ciclabili, più la promessa di altre somme di denaro.
Riccardo ManciniSe Franco Panzironi e Riccardo Mancini, due fedelissimi di Gianni Alemanno, sono a libro paga ordinario della cupola, provvedendo all’assegnazione di appalti ed allo sblocco dei pagamenti, alla grande cuccagna partecipa anche Giovanni Fiscon, direttore generale dell’AMA, e una vita da ‘dirigente’ nelle partecipate pubbliche (ACEA e SOGEIN). Mentre Franco Panzironi è il democristiano passato al Littorio, esperto in assunzioni clientelari di massa e grande elemosiniere della fondazione alemanniana Alemanno e Mancini“Nuova Italia”, Riccardo Mancini è l’ex avanguardista, storicamente legato a Massimo Carminati, e portato da Alemanno fino ai vertici dell’EUR S.p.A. Stando agli atti dell’inchiesta, i due pubblici ufficiali a libro paga forniscono all’organizzazione uno stabile contributo per l’aggiudicazione degli appalti, oltre allo sblocco dei pagamenti in favore delle imprese riconducibili all’associazione e tra il 2008 e il 2013 come garanti dei rapporti dell’associazione con l’amministrazione comunale. Della partita fa parte anche Carlo Pucci, il tabaccaio di Viale Europa, promosso a direttore marketing dell’ente pubblico, per la sua straordinaria competenza nella vendita di gratta e vinci.
EURFabrizio Franco Testa, un’altra creatura di Alemanno e della sua “destra sociale” che ha infeudato l’ENAV, è la testa di ponte dell’organizzazione nel settore politico e istituzionale, coordina le attività corruttive dell’associazione, si occupa della nomina di persone gradite all’organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione. Nel 2009 viene nominato alla presidenza di ENAV-Tecnosky e per questo era già indagato per un presunto giro di sovra-fatturazioni e costituzione di provviste in nero.
Luca Gramazio Luca Gramazio è invece un figlio d’arte: ha ereditato voti e referenze da papà Domenico, detto Er Pinguino, fascista verace e storico personaggio della destra missina, tra i fondatori del sindacato CISNAL. Attuale capogruppo di “Forza Italia” alla Regione Lazio e già presidente dei consiglieri comunali di Roma durante l’era Alemanno, il Gramazio junior che ha frequentazioni dirette e continue con Carminati, è sospettato dagli inquirenti di “essere uno dei collegamenti dell’organizzazione con il mondo della politica e degli appalti” e per questo remunerato con un contributo da 50.000 euro. Sempre che il quadro indiziario venga confermato in sede probatoria.
Domenico GramazioMa a quanto risulterebbe dalle indagini il giochino andava avanti da tempo, col coinvolgimento trasversale di pezzi pregiati legati invece alla vecchia amministrazione veltroniana…
Interessati al business potenzialmente infinito dell’accoglienza agli immigrati africani, che a partire dal 2011 affluiscono ad ondate Luca Odevainedalla Libia in fiamme, la cricca si affida niente meno che a Luca Odevaine; precedenti per detenzione di sostanze stupefacenti ed emissione di assegni a vuoto, che non gli impediscono di fare una sfolgorante carriera politica, a tal punto da diventare vice-capo gabinetto dell’allora sindaco Walter Veltroni, per conto del quale cura i rapporti con le Forze dell’Ordine, la Polizia Municipale, rappresentando il Sindaco nel Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza. Fino Polizia provincialeal Gennaio 2013 è stato pure responsabile della “polizia provinciale” (a proposito di corpi inutili). Insomma l’uomo giusto al posto giusto. Per conto della giunta Veltroni, è stato anche direttore dell’Ufficio per il decoro urbano e contro l’abusivismo edilizio, delegato del sindaco alla Polizia Municipale, nonché direttore dei centri per rifugiati politici. Soprattutto, Odevaine fa parte del “Tavolo di coordinamento nazionale”, voluto dal Ministero degli Interni per fronteggiare l’emergenza immigrazione. In pratica, grazie al suo ruolo, Odevaine può «orientare le scelte del Tavolo di coordinamento nazionale al fine di creare le condizioni per l’assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dai soggetti economici riconducibili a Buzzi». In tale veste come coordinatore per l’accoglienza ai rifugiati, aumenta il numero delle quote degli immigrati da destinare nei centri accoglienza di Roma e del Lazio, favorendo gli interessi dei centri gestiti dal consorzio Buzzi-Carminati, ricevendone un contro-stipendio da 5.000 euro al mese più regalie.
Luca OdevaineA (non) completare l’elenco delle figure istituzionali poste nei punti chiavi e funzionali all’ottenimento di appalti commissionati su misura, ci sono altresì Mario Schina, che dal 2001 al 2007, sempre sotto la giunta Veltroni, è stato responsabile per il “decoro urbano” al Comune di Roma. E pure Emanuele Salvatori, coordinatore comunale per l’attuazione del “Piano rom e interventi di inclusione sociale”.
Tra gli indagati, c’è invece Eugenio Patené, consigliere regionale in quota PD, Walter Politano (responsabile dell’anticorruzione!), e Daniele Ozzimo che durante l’epoca Veltroni era assessore capitolino alla Casa.
Daniele Ozzimo Daniele Ozzimo (classe 1972) esordisce come consigliere municipale nell’ex Municipio V, dove la cooperativa muove i suoi primi passi per la manutenzione degli spazi verdi ed i servizi di giardinaggio. E quindi sarebbe naturale che il consigliere PD, che in null’altro s’era distinto finora se non per il record di assenze dai banchi del consiglio comunale (con tassi di assenteismo del 98%), intrattenga fin da subito rapporti con una delle più importanti realtà cooperative attive sul territorio locale. Il fatto di aver ricoperto, tra i suoi molteplici incarichi pubblici, la carica di vice Presidente della Commissione Politiche Sociali, diventando poi membro della Commissione Lavori Pubblici, Scuola e Sanità, lo rende un referente piuttosto privilegiato per la coop. “29 Giugno”. E quindi, al di là dei facili sensazionalismi mediatici, qualche dubbio sul suo reale conivolgimento nella vicenda sarebbe più che lecito… Anche perché nell’Ordinanza della Procura, a leggere gli atti resi pubblici, finora NON sembrerebbero emergere fatti penalmente rilevanti a carico di Ozzimo. Tra i presunti beneficiati della cricca ci sarebbe invece Mirko Coratti, presidente Mirko-Corattidimissionario dell’attuale consiglio capitolino. Coratti è una vecchia conoscenza. È stato vice-coordinatore romano per “Forza Italia” fino al 2005, quando dai suoi feudi elettorali concentrati tra le borgate di Fidene e Villa Spada, ed i quartieri della periferia N.E, passa con voti e bagagli al ‘centrosinistra’, transitando per l’Udeur. Alfiere del renzismo nella Capitale, Coratti era più che altro famoso per le sue pagliacciate mediatiche come quando si incatenò ad un lampione di Via del Plebiscito, per protestare contro “le violenze dei no-global ed il ripristino (bontà sua!) della legalità[QUI]. La cricca gli avrebbe rigirato una stecca da 150.000 euro, per sbloccare un pagamento da 3 milioni di euro destinato alle cooperative del Consorzio di Buzzi, insieme alla aggiudicazione del bando di gara AMA n. 30/2013 riguardante la raccolta del multimateriale; lo sblocco dei pagamenti sui servizi sociali forniti al Comune di Roma; la nomina di un nuovo direttore del V Dipartimento, in sostituzione della neo incaricata Gabriella Acerbi, ritenuta persona poco disponibile. Sempre secondo gli atti della magistratura inquirente.
Sinking of TitanicMa il verminaio scoperchiato dalla Procura romana sembra solo la punta di un iceberg destinato a travolgere altri nomi ‘eccellenti’ della politica capitolina, e contro il quale rischia concretamente di impattare come una sorta di Titanic, l’intera Regione Lazio in un nuovo scandalo ancora da esplorare.
Perché oscura è profonda è la tana del Bianconiglio…

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Le Lunghe Ombre

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 2 agosto 2013 by Sendivogius

Dead SilenceNel 33esimo anniversario della Strage di Bologna, un Porco fresco di condanna, corruttore ed evasore, lo sdogantore del nazi-fascismo in Italia, il trait d’union dei rapporti inconfessabili tra mafia e politica, l’affiliato (tessera 1816) alla Loggia eversiva P2… invece di rassegnare immediatamente le dimissione dal seggio senatorio che indegnamente occupa, si lancia nel suo ennesimo e sperticato attacco agli organi costituzionali della Stato, rilanciando i consueti strali contro la Magistratura che ha osato condannare il pornocrate.
Italy's former prime minister Silvio Berlusconi attends a session at the Senate in RomeA che titolo non è dato sapere, insieme agli scherani di quella sua associazione a delinquere cooptata nell’esecutivo della “larghe (immonde) intese”, ne pretende l’immediata “riforma” a scopo punitivo. E nel farlo non trova niente di meglio che aggrapparsi e riproporre le identiche bozze di intervento, già contenute nel famigerato Piano di Rinascita del suo mentore e “maestro venerabile” Licio Gelli, i cui confratelli ebbero un ruolo di primissimo rilievo nelle trame eversive dello stragismo e nei depistaggi, che raggiunsero il loro culmine nella mattanza bolognese della quale ricorre per l’appunto la tragica ricorrenza.
Licio Gelli - Tessera PNFE del resto il Piano di Rinascita, vero programma di governo alla base del berlusconismo, in questi 20 anni è stato in massima parte realizzato e messo a profitto nei suoi obiettivi (peraltro fatti propri anche da insospettabili vecchi e nuovi):

1) POLITICA e PARTITI.
 Nei confronti del mondo politico occorre: […] l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altra sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale.

2) MAGISTRATURA.
Per la Magistratura è da rilevare che esiste già una forza interna (la corrente di magistratura indipendente della Ass. Naz. Mag.) che raggruppa oltre il 40% dei magistrati italiani su posizioni moderate.
E’ sufficiente stabilire un raccordo sul piano morale e programmatico ed elaborare una intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare su un prezioso strumento già operativo nell’interno del corpo anche ai fini di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società e non già di eversione.
Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di una équipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee di “ripresa democratica”, è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti.

Ricevuta di pagamento per iscrizione alla P2

Proprio in merito all’ordinamento giudiziario,

le modifiche più urgenti investono:

a) la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati;
b) il divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari;
c) la normativa per l’accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari);
d) unità del Pubblico Ministero (a norma della Costituzione – articoli 107 e 112 ove il P.M. è distinto dai Giudici);
e) responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del P.M. (modifica costituzionale);
f) istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte ai giudici giudicanti, con abolizione di ogni segreto istruttorio con i relativi e connessi pericoli ed eliminando le attuali due fasi d’istruzione;
g) riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale);
h) riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile;
i) esperimento di elezione di magistrati (Costit. art. 106) fra avvocati con 25 anni di funzioni in possesso di particolari requisiti morali;

3) Ordinamento di altri organi istituzionali
 a) Corte Costituzionale: sancire l’incompatibilità successiva dei giudici a cariche elettive od in enti pubblici; sancire il divieto di sentenze cosiddette attittive (che trasformano la Corte in organo legislativo di fatto);
 b) Presidente della Repubblica: ridurre a 5 anni il mandato, sancire l’ineleggibilità ed eliminare il semestre bianco (modifica costituzionale);
 c) Regioni: modifica della Costituzione per ridurre il numero e determinarne i confini secondo criteri geoeconomici più che storici.

4) GOVERNO.
 Sui numerosi provvedimenti inerenti l’ordinamento del governo (alcuni interessanti, altri condivisibili, molti altri meno) vale la pena ricordare:
a) modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio è eletto dalla Camera all’inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso l’elezione del successore;
b) modifica della Costituzione per stabilire che i Ministri perdono la qualità di parlamentari;
c) riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari.

5) PARLAMENTO.

a) nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco), riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati – ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.);
b) modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed al Senato preponderanza economica (esame del bilancio);
c) stabilire norme per effettuare in uno stesso giorno ogni 4 anni le elezioni nazionali, regionali e comunali (modifica costituzionale);
d) stabilire che i decreti-legge sono inemendabili;

6) MEDIA e INFORMAZIONE.
Nei confronti della stampa occorrerà:
 a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
 b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;
 c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;
 d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna
[…] Altro punto chiave è l’immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese.

7) SINDACATI.
 Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell’UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi in una libera confederazione, oppure, senza toccare gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederali allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti (CGIL-CISL-UIL).
Sono previste:
 a) L’eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo 2 giugno – Natale – Capodanno e Ferragosto) da riconcedere in un forfait di 7 giorni aggiuntivi alle ferie annuali di diritto.
 b) L’unificazione di tutti gli istituti ed enti previdenziali ed assistenziali in un unico ente di sicurezza sociale da gestire con formule di tipo assicurativo allo scopo di ridurre i costi attuali.

Già contemplate dalla “Riforma Sacconi”, sono state messe in pratica da Elsa Fornero, la maestrina tecnica del Governo Monti.

8) SCUOLA e ISTRUZIONE.
 Il rimedio consiste: nel chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio = posto di lavoro; nel predisporre strutture docenti valide; nel programmare, insieme al fenomeno economico, anche il relativo fabbisogno umano; ed infine nel restaurare il principio meritocratico imposto dalla Costituzione.
In proposito il “piano” prevede altresì: l’abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sflollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione).

misfits

A suo tempo, la “Rinascita democratica” era stata entusiasticamente sottoscritta da un nutrito esercito di generali felloni e non pochi golpisti, torturatori argentini, vecchi reduci di Salò e neo-fascisti di ogni risma, la quasi totalità dell’apparato industriale e dei “servizi di sicurezza” militari, funzionari di Polizia, ufficiali dei Carabinieri e della GdF, sindacalisti della Cisl e parecchi arnesi politici molti dei quali passati poi a “Forza Italia”… e pure alla scomparsa IdV.
La comune Loggia di appartenenza, secondo l’emulo brianzolo di Al Capone, “raccoglieva gli uomini migliori del Paese”.

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La Congiura delle Salme

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 luglio 2012 by Sendivogius

Hai problemi di natura legale? Ti hanno convocato per un confronto in tribunale e proprio non vuoi saperne di presentarti? Hai pasticciato con le deposizioni, raccontando cazzate al magistrato di turno, e adesso hai paura di inguagliarti? Non hai nemmeno (più) l’immunità parlamentare?!?
Telefona a Giorgio! Consulenze h.24 e patrocinio gratuito, con i migliori esperti a tua totale disposizione. Nel pacchetto di assistenza, all inclusive e senza costi aggiuntivi, è ricompreso l’interessamento diretto del procuratore generale della Cassazione, “sempre a disposizione”, ed eventuali interventi disciplinari contro quei tribunali indiscreti che tanto tediano la tua presunzione di impunità disturbando la quiete degli Intoccabili.
Che cosa aspetti?!? Chiama subito al nostro centralino (tel. 06/46991) e chiedi dei nostri esperti giuridici! Troverai cortesia e competenza. Oppure scrivi all’indirizzo: Palazzo del Quirinale – P.za del Quirinale, 00187 Roma. Perché i tuoi problemi sono i nostri problemi.
Il servizio però non è per tutti, ma solo per gli “amici”; in compenso, ti sembrerà di essere come in una grande Famiglia
O almeno è quello che deve aver pensato Nicola Mancino (classe 1931), ex vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ex Presidente del Senato, ex ministro degli Interni, e tutt’altro che casualmente indagato per falsa testimonianza, nell’ambito della più vasta inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia, durante un altro “governo tecnico” (Carlo A. Ciampi). Perché mentre in Italia scoppiavano le autobombe ed intere autostrade saltavano per aria, ‘qualcuno’ all’interno delle istituzioni trescava con le cosche dei Corleonesi, promettendo favori e trattamenti di riguardo per i boss detenuti.

Nicola Mancino fa parte di quel folto gruppo di smemorati, tra ex ministri ed ufficiali del ROS dei Carabinieri, che pressati dalla magistratura hanno finalmente ritrovato la memoria a 20 anni di distanza dalle stragi mafiose, dei depistaggi che ne seguirono, e delle intollerabili reticenze, per le quali questi “uomini (o ominicchi?) dello Stato” sono indagati.

Naturalmente, il problema non è il fatto che un privato cittadino telefoni a Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del Presidente della Repubblica, per chiedere l’intervento presidenziale sugli uffici giudiziari che indagano su di lui. E non è un problema che il dott. D’Ambrosio (invece di scaricarlo subito) si prodighi in consigli, garantendo il proprio interessamento.
Il problema non risiede nel fatto che un inquisito si rivolga direttamente alla massima carica dello Stato, trovando nel presidente Giorgio Napolitano un attento ascoltatore. Non risiede nel fatto che Mancino (non si capisce a che titolo) solleciti ripetutamente un intervento contro i magistrati delle procure siciliane di Palermo e Caltanissetta, intenzionati a vagliare le testimonianze dell’indagato Mancino e curare le sue amnesie, tramite quello che assomiglia tanto ad un incidente probatorio. Se così fosse, è lecito ipotizzare un prossimo rinvio a giudizio dell’ex sen. Mancino e meglio si comprendono le resistenze di quest’ultimo.
Il problema non consiste nel fatto che, non contento, il Mancino sotto indagine abbia preso contatti pure con l’ex Procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, e con il suo successore Gianfranco Ciani, opportunamente attivati dal presidente Napolitano, affinché facessero pressioni su Piero Grasso, procuratore nazionale anti-mafia, per sopire e troncare.
No, il problema è tutto concentrato nel fatto che le pressioni e le richieste improprie, che Mancino ha esercitato in questi mesi presso il Presidente della Repubblica, siano venute a conoscenza degli inquirenti che si occupano dell’indagine sul Mancino medesimo.
E invece di dare delle spiegazioni e, soprattutto, pretendere risposte coerenti su alcuni degli eventi più gravi della storia repubblicana, che coinvolgono settori non indifferenti delle Istituzioni, il presidente Giorgio Napolitano solleva un conflitto di attribuzioni, appellandosi alle sue prerogative costituzionali e trincerandosi dietro un formalismo pandettista, che in realtà elude il problema di base e non fa onore all’uomo né all’istituzione che rappresenta.
Come se non bastasse, se la prende con i pochi quotidiani che parlano criticamente della vicenda e sollevano dubbi legittimi, ai quali continuano a non essere date risposte.
Con una durezza che ha pochi precedenti, il Capo dello Stato sceglie la prova di forza e si rivolge invece alla Suprema Corte, chiedendo l’intervento dell’Avvocatura di Stato, presupponendo interventi sanzionatori nei confronti delle procure antimafia… È una procedura legittima, ma che sembra comunque spropositata e, a tratti, perfino inopportuna. Certo è discutibile questo giro anomalo di telefonate informali tra “compaesani” (è preponderante la componente campana tra i principali protagonisti), che ci restituisce un’immagine borbonica della Giustizia nel balletto istituzionale del clan ottuagenario dei Bella Napoli.
A noi la ritrovata intraprendenza del presidente Napolitano solleva qualche perplessità… Avremmo gradito più coraggio e più tempismo in altri frangenti ed in diverse circostanze: PRIMA che la Casa comune andasse in fiamme, tra i sollazzi del papi e la sua corte di ruffiani.

Che Giorgio Napolitano stia travalicando il suo ruolo istituzionale, sulla scia di un’emergenza oggettiva, con un’intraprendenza politica e decisionale quantomeno anomala, attraverso l’esercizio costante di un potere di condizionamento ai limiti delle proprie funzioni, è un sospetto che comincia a prendere sempre più sostanza nella sua evidenza.
Le prove in tal senso non mancano… facciamo qualche esempio:
A) L’imposizione di Mario Monti, insieme ai continui interventi, anche duri, contro ogni atto parlamentare che possa limitare l’azione di quello che si configura, a tutti gli effetti, come un “Governo del Presidente”, nell’attribuzione di un potere ormai senza vincoli né contrappesi. E per di più in assenza di un mandato elettivo e di una vera legittimazione democratica.
B) L’assoluta inerzia con la quale (non) viene affatto considerato lo spropositato ricorso alla decretazione d’urgenza ed il ricorso esasperato al “voto di fiducia”, che in passato erano stati invece sanzionati più volte dal presidente Napolitano coi suoi appunti alle Camere. A questa si aggiunga la costante forzatura dei regolamenti parlamentari e della stessa dinamica legislativa. Forse il Presidente non se ne è accorto, ma qui siamo dinanzi ad un Parlamento in cui non si discute più di nulla; dove non si legifera alcunché; dove le proposte di legge vengono presentate in pacchetti blindati, sotto forma di decreti, su diretta presentazione governativa, senza possibilità di emendamenti né di modifiche da parte delle Camere. Da votare a scatola chiusa ed in tempi serrati (ce lo chiede l’Europa!). Un parlamento, di fatto cassato, dove è il Capo dello Stato, insieme alla sua emanazione alla Presidenza del Consiglio, a decidere l’agenda legislativa… E d’altronde parliamo di un’Assemblea che ha rinunciato da tempo ad ogni forma di rappresentatività ed iniziativa, abdicando di fatto alle proprie funzioni.
C) E quantomeno discutibile è l’attivismo dei consulenti giuridici del Quirinale, nella stesura di provvedimenti legislativi come la normativa sulle intercettazioni ambientali (che guarda caso coinvologono lo stesso presidente Napolitano) e sulle cosiddette “leggi bavaglio” che limitano la circolazione di informazioni eterodosse, fuori dalle meglio controllabili piattaforme mainstream. Attualmente, la priorità è la revisione della legge elettorale, per arginare l’ascesa del fenomeno Grillo alle prossime elezioni politiche, che nella sua confusionaria imprevedibilità rischia di scompaginare giochi già decisi. Evidentemente, l’eco del famoso ‘BUM’ alle elezioni amministrative è arrivato in ritardo alle orecchie del presidente Napolitano, che ora freme per approntare le contromisure e tutelare la sua creatura: il Frankenstein-Monti.

Tuttavia, in questa sagra tutta gerontocratica di livorosi nonnetti, ancora più anomalo è l’iper-attivismo di Eugenio Scalfari, proprio in merito allo strano caso di Nicola Mancino. L’anziano fondatore de La Repubblica, con un’iniziativa pressoché isolata, in queste ultime settimane si è dato molto da fare e non ha mancato di comunicarci i suoi incontri riservati con Giorgio Napolitano, attivando una difesa per procura del Presidente e polemizzando ripetutamente con i magistrati di Palermo, coi quali ha intavolato un estenuante botta e risposta. Con una serie di repliche ad oltranza, da parte di chi è abituato ad avere l’ultima parola, la vittoria dialettica gli ha arriso per sfinimento della controparte. E naturalmente il buon Scalfari non ci ha risparmiato le solite lezioncine sulla democrazia liberale, secondo l’unica prospettiva possibile (la sua).  Né poteva mancare la rievocazione dei miti scalfariani, pescati direttamente dal suo personale album delle figurine antiche e moderne (si fa per dire!). È curioso che l’intera azione avviata dal Quirinale sia stata anticipata proprio dall’intraprendente Scalfari e ne ricalchi fedelmente i suggerimenti, quasi fosse stata concordata in comune…
A voler essere maliziosi, è come se si fosse costituito una specie di asse tra il “Partito del Presidente” e certa parte del mondo dei media (sarebbe la prova dell’esistenza del cosiddetto “Partito Repubblica-L’Espresso”, se non fosse che l’instancabile Scalfari si muove in splendida solitudine), quasi a costituire una sorta di cordone sanitario attorno al (fallimentare) esperimento del Governo Monti, in difficoltà sempre più evidenti, rinsaldando l’intangibilità supra-leges del Capo dello Stato, qualora il Professore, come probabile, dovesse succedere a Giorgio Napolitano nell’incarico.

A parità di fattori, ci si chiede quale mai sarebbe stata la reazione del battagliero Eugenio Scalfari, e di un’opposizione ormai annichilita oltre che inesistente, qualora una simile vicenda (con le sue pressioni e le sue ingerenze indebite) avesse visto come protagonista il Pornocrate di Arcore invece dell’innocuo Nicola Mancino, oppure (iddio ce ne scampi!) al posto di Giorgio Napolitano…
Certi comportamenti sono forse meno deprecabili a seconda di chi se ne fa autore?!?

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Eravamo quattro amici al bar

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«Non state a leggere i titoli dei giornali, stamattina hanno parlato di P3 ma sono quattro pensionati sfigati, che si sarebbero messi insieme per cambiare l’Italia. E se non ci riesco io…»
 (S.Berlusconi – 13/07/2010)

In effetti il Caro Leader è fedele al modello originale a cui si attiene con coerenza.
Perché inventarsi una presunta “P3” dal momento che il programma della floridissima Loggia P2 è stato elevato a prassi organica di governo?
Dopo le dimissioni dell’inconsapevol
e Claudio Scajola dallo ‘Sviluppo economico’, in pochi giorni abbiamo avuto quelle del pluripregiudicato Aldo Brancher, elevato a provvisorio Ministro del Nulla, insieme al sospetto camorrista Nicola Cosentino che rinuncia alla sua carica di ‘Sottosegretario all’Economia’.
Per essere la settimana del
ghe pensi mi, come risultato non c’è male.
Questo stillicidio dimissionario in flagranza di reato è la metafora inquietante di una Cleptocrazia che, in piena crisi economica, non ha alcun piano strategico di intervento, al di fuori del ladrocinio applicato.

Tornando ai “quattro pensionati sfigati”, questi sono in realtà amici di vecchia data di Re Silvio da Arcore…
C’è l’intramontabile
Flavio Carboni, con i suoi 78 anni vissuti pericolosamente nella presunzione di impunità; l’onnipresente Marcello Dell’Utri, sedicente bibliofilo con la passione per il duce e la mafia, che frequenta disinvoltamente guappi e picciotti; il dinamico Denis Verdini, coordinatore PdL e banchiere intrallazzone, assurto agli onori delle cronache giudiziarie come la variante casereccia di Winston Wolf nella Pulp Fiction delle Libertà.
Ma tra i giocatori di questo strano ‘scopone scientifico’ ci sono anche due vecchi arnesi in disarmo della politica pentapartita
Arcangelo Martino, ex assessore socialista del Comune di Napoli, sodale craxiano che avrebbe presentato (non si sa a che titolo) il messo comunale Elio Letizia, padre della più famosa Noemi, all’onnipotente “Cesare” al governo.
Pasquale Lombardi, geometra e sedicente giudice tributarista (in virtù della sua partecipazione a varie commissioni tributarie) col pallino degli affari.
Sono gli
“Sviluppatori” del nuovo millennio: parola di fresco conio per un mestiere antico che, nell’Italia che ruba, non conosce declino. Lo sviluppatore si preoccupa di procacciarsi le concessioni, acquisire terreni, convincere le amministrazioni comunali, gestire le compravendite, meglio se con un capitale sociale minimo, attraverso una rete di società a responsabilità limitata, e poi cedere tutta la gestione alle grandi compagnia.  Un tempo si chiamavano “faccendieri”

L’OSCURO FACCENDIERE
 Flavio CARBONI (Sassari, 14/01/1932) è uno specialista unico nel suo genere. Invischiato nelle trame più torbide dei misteri italiani, è un procacciatore d’affari che si muove a suo agio nel sottobosco della politica e nelle pieghe oscure delle finanza italiana (e vaticana), frequentando disinvoltamente monsignori e massoni, imprenditori e mafiosi. Per tutti è “il Faccendiere” esperto in mediazioni.
Condensare in una sintesi di poche righe le gesta di Flavio Carboni non è un’impresa ardua, ma cosa semplicemente impossibile. Perciò proveremo a dare una semplice idea d’insieme delle molte attività poste in essere in un trentennio di attività.

Tra le sue molte intermediazioni d’affari poco ortodosse, il “faccendiere” è entrato in relazione con personaggi di primo piano della famigerata Banda della Magliana (Domenico Balducci, il cravattaro della bandaccia), con mai chiarite implicazioni nel sequestro di Emanuela Orlandi (QUI); con i servizi segreti militari (SISMI) tramite Francesco Pazienza; con Licio Gelli e la Loggia P2; con la Mafia siciliana… In particolare, è stato in contatto con Giuseppe ‘Pippo’ Calò conosciuto come il Cassiere dei Corleonesi, per conto dei quali riciclava il denaro sporco e reinvestiva i proventi criminali in ambiziose operazioni finanziarie. Viene implicato nel gigantesco crack del Banco Ambrosiano ed invischiato nell’omicidio di Roberto Calvi, il Banchiere di Dio del quale potete leggere un’agevole biografia QUI dove è riportata in breve tutta la catena.
Tutti saldamente uniti nella fratellanza massonica di osservanza piduista.

«Calvi trasferisce somme stratosferiche su conti segreti intestati a Licio Gelli, Pippo Calò, Francesco Pazienza, Flavio Carboni, Umberto Ortolani, e opera scalate azionarie fino al tentativo di acquistare il “Corriere della Sera” nel 1976. gli è vicino un piccolo imprenditore sardo, che è in grado di fungere da ponte tra Roberto Calvi ed il mondo politico italiano.
[…]
Il 19/10/89 a Roma viene arrestato Flavio Carboni con l’accusa di truffa e ricettazione della borsa che Roberto Calvi aveva con sé quando espatriò clandestinamente a Londra, dove è morto. E nell’impeachment è implicato il vescovo cecoslovacco Pavel Hnilica che avrebbe ricevuto da Carboni documenti relativi allo IOR in cambio di alcuni assegni in bianco.»

 La Santa Casta della Chiesa
Claudio Rendina
Newton Compton; 2009.

E pur tuttavia, Carboni riesce ad uscire sempre indenne dalle inchieste che lo coinvolgono, ritornando immediatamente in gioco per sempre nuovi affari.
Questo “sfigato pensionato” è altresì una vecchia conoscenza di Silvio Berlusconi col quale ha condiviso più di una operazione di speculazione immobiliare in Sardegna, nell’ambito del cosiddetto progetto
Olbia 2 – Costa Turchese.
In proposito, alcune informazioni interessanti le trovate
QUI.
  P.S. Ripensando ad Olbia 2… questa storia delle città fotocopia (new towns), numerate in progressione, devono essere una vera fissazione del Cavaliere.

Il SODALICIUM
 Il 30/06/2010 il GIP del Tribunale ordinario di Roma, Giovanni De Donato, emette una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre dei comprimari già citati in apertura. Sono per l’appunto Flavio Carboni, Pasquale Lombardi, e Arcangelo Martino.

«Perché in concorso con terze persone costituivano, organizzavano, e dirigevano un’associazione per delinquere, diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti, ivi compresi quelli di corruzione, abuso d’ufficio, diffamazione e violenza privata, caratterizzata dalla segretezza degli scopi, delle attività e della composizione del sodalizio, volta altresì a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonché di apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali»

(Ordinanza di Custodia Cautelare)

Secondo gli inquirenti, la triade si ripartisce le competenze in base alle proprie specialità di intervento: A.Martino e F.Carboni gestiscono i rapporti col mondo dei politici e dell’imprenditoria; P.Lombardi cura i rapporti con gli ambienti di una certa magistratura oltremodo politicizzata, che non suscita alcuno scandalo a destra e piace più che mai agli intraprendenti cortigiani dell’Imperatore.
 I rapporti con la magistratura sono fondamentali, poiché grazie all’interessamento di giudici compiacenti non solo è possibile disinnescare la minaccia di eventuali controlli, stornando l’azione giudiziaria altrove, ma anche indirizzare gli interventi verso esiti pilotati a vantaggio esclusivo di determinati personaggi e gruppi politici.
Per la bisogna, il ‘Sodalizio’ sviluppa “una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura e della politica da sfruttare per i propri i fini segreti […] coinvolgendo con funzioni diverse anche personalità estranee al sodalizio”, ma utili al perseguimento degli obiettivi in cambio di un congruo corrispettivo in termini di vantaggi, di carriera, e di redditizie consulenze private.
Fra gli strumenti utilizzati per stabilire i contatti e le cooptazioni, vi è un’associazione denominata
Centro studi giuridici per l’integrazione europea “Diritti e Libertà”. Si tratta di un’invenzione di Lombardi (segretario) e Martino (responsabile).

«Tale struttura svolge in apparenza attività culturali nel settore giuridico, tramite l’organizzazione di convegni, spesso in località di prestigio, di elevato livello per temi trattati e qualità dei relatori e dei partecipanti. Tale attività risulta però strumentale rispetto alle finalità di costruire e consolidare rapporti confidenziali con personalità politiche»

Anche perché, stando a quanto ipotizzato dagli investigatori, il centro studi sarebbe cogestito in maniera occulta dallo stesso Carboni.

«Nel corso dei mesi di settembre e ottobre 2009, CARBONI, MARTINO e LOMBARDI hanno concordato e tentato l’avvicinamento di giudici della Corte Costituzionale, allo scopo di influire sull’esito giudiziario relativo alla Legge n.124/2008 (c.d. lodo Alfano), che aveva introdotto la sospensione del processo penale per le alte cariche dello Stato. L’operazione, per quanto emerso, è stata compiuta essenzialmente da Lombardi, previo accordo e contatto costante con gli altri due, e si intreccia con il tentativo dei tre di ottenere la candidatura dell’on. Nicola COSENTINO alla carica di presidente della Regione Campania.
[…] Dopo l’adozione di un’ordinanza cautelare nei confronti di quest’ultimo, hanno cercato di favorire un rapido accogliemento del ricorso proposto contro tale misura, grazie al rapporto esistente tra Lombardi ed il presidente della Corte di Cassazione, nel tentativo di recuperare la candidatura di Cosentino. Dopo il rigetto del ricorso e dove che i vertici del partito avevano individuato come proprio candidato Stefano CALDORO, il gruppo ha iniziato una intensa attività diretta a screditare il nuovo candidato e così ad escluderlo dalla competizione elettorale, tentando di diffondere, all’interno del partito e a mezzo internet, notizie diffamatorie sul suo conto.»

La rete è così capillare che Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto di Roma, contesta loro il reato associativo con la costituzione di una nuova P2.
Ma andiamo per ordine…

GIOCO DI SQUADRA
 Il ‘Sodalizio dei Pensionati’ gioca principalmente su tre direttive:
1) “Attività di inferenza” nei confronti della magistratura, con lo scopo di coinvolgere componenti del TAR, della Corte di Cassazione, della Corte Costituzionale, fino al Consiglio Superiore della Magistratura, nelle attività del gruppo.
2) La mancata candidatura di Nicola Cosentino alla presidenza della Regione Campania e la campagna di diffamazione aggravata ai danni di Stefano Caldoro, rivale interno allo stesso PdL.
3) L’accaparramento di appalti in esclusiva, per lo sviluppo di impianti eolici in Sardegna.

In una informativa del 18/06/2010, i Carabinieri del ROS di Roma, che si occupano della conduzione pratica delle indagini, annotano:

«Il modus operandi e le attività degli indagati rivela una vera propria struttura riservata, costituita e partecipata, da Flavio Carboni, da Arcangelo Martino e da Pasquale Lombardi.
L’organizzazione svolgeva in maniera sistematica e pianificata un’intensa, riservata ed indebita attività di interferenza sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionale di amministrazioni pubbliche, allo scopo di ottenere vantaggi economici o di altro tipo. Un gruppo che si giova dell’appoggio di due referenti politici, i parlamentari Dell’Utri e Denis Verdini. Altri personaggi vicini al gruppo che prendono parte alle riunioni, nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni e che paiono fornire il proprio contributo alle attività d’interferenza, sono individuati nei giudici Arcibaldo Miller, Antonio Martone ed il sottosegretario alla giustizia, Giacomo Caliendo (…) per pianificare l’avvicinamento di alcuni Giudici Costituzionali»

Alcune riunioni avvengono a Palazzo Pecci Blunt, in Piazza dell’Ara Coeli, dove si trova l’appartamento romano di Denis Verdini, il coordinatore nazionale del PdL già indagato per i suoi rapporti con la cricca Anemone-Balducci e gli appalti gestiti dalla Protezione Civile di Bertolaso-Letta.
In particolare, la sera del 23 settembre 2009 in casa Verdini si incontrano, oltre alla triade Carboni-Martino-Lombardi, il senatore
Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia (e magistrato) Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, per discutere l’approvazione del Lodo Alfano e cercare di pianificare una strategia di intervento per orientare, in qualche modo, i giudici costituzionali verso il nullaosta della legge ad personam.

1) Magistratura Amica
Antonio Martone, fino alle recenti dimissioni, è stato avvocato generale in Cassazione ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati.
Arcibaldo Miller è invece il capo degli ispettori ministeriali, che così tante volte hanno fatto visita alla Procura di Milano, per supervisionare gli atti riservati inerenti le inchieste su corruzione e politica (ad esempio, le carte del processo a Cesare Previti).
In particolar modo, Martone è preoccupato su cosa farà da vecchio e chiede a Carboni nuovi incarichi per il dopo-pensione.

La Corte Costituzionale
L’approvazione del Lodo Alfano, col suo giudizio di costituzionalità, sta particolarmente a cuore al sodalizio che si attiva per cercare di avvicinare i giudici, influenzarne il giudizio ed acquisire benemerenze politiche.
Il più attivo di tutti è Pasquale Lombardi che non lesina telefonate, nonostante le raccomandazioni alla prudenza dei suoi sodali:

«Digli di non telefonare ehhh… Lasciasse perdere tutto; si deve fermare, non chiamare, fermare! O sinnò gli togliamo i telefoni. Lui deve andare, non telefonare. Andare è diverso che telefonare»

 A.Martino che parla con un collaboratore, riferendosi a Lombardi.
(Intercettazione del 25/09/2009)

P.Lombardi però non desiste e contatta (26/09/09) lo stupito Renzo Lusetti, parlamentare PD, per sapere se ha “qualche amico nella Corte Costituzionale”.
Il 30 settembre è la volta dell’imbarazzatissimo Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, che non riesce a sgrullarselo di dosso.
L’insistenza di Lombardi è infatti motivata da una certezza:

«Dobbiamo essere duri, loro ci devono rispettare sotto ogni aspetto perché come ci muoviamo noi forse manco loro si possono muove dato il nostro potere… non nostro, il potere dei nostri amici che è quello che è»
 (01/10/2009)

Salvo constatare l’amara verità soltanto pochi giorni dopo, nonostante le promesse millantate agli “amici”:

«Eh che figura di merda… noi non cumandamm’ manc’ o cazz..! Non cumandamm niente cò ‘sti qua… co ‘sti quindici rincoglioniti [i giudici costituzionali n.d.r.]»
(07/10/2009)

In altri ambiti, le cose sembrano però andare meglio…

Consiglio Superiore della Magistratura
Anche in questo caso, a muoversi è soprattutto Pasquale Lombardi:

«A partire dal mese di ottobre 2009 sono state monitorate ripetute attività, poste in essere da Lombardi, dirette a pilotare, tramite pressioni esercitate su componenti del CSM, la nomina ad alcune cariche direttive di magistrati graditi al sodalizio, fra i quali Alfonso MARRA, aspirante alla carica di Presidente della Corte di Appello di Milano. Tali iniziative, delle quali Lombardi tiene informato Martino, sono dirette al fine di far acquisire all’associazione rapporti privilegiati con alcuni dirigenti di Uffici giudiziari e al tempo stesso acquisire meriti presso questi ultimi, in virtù dell’intervento operato»

 (Dall’Ordinanza di Custodia cautelare)

E sempre Lombardi dimostra una grande confidenza con certi ambienti giudiziari, prendendo contatti con Celestina Tinelli, componente del CSM, con la quale discute la nomina dei responsabili per le procure di Isernia, di Avellino, e di Nocera Inferiore, e soprattutto della Corte di Appello di Milano.
Dalle intercettazioni, Lombardi sembra essere in grande intimità col magistrato che si rivolge a lui, chiamandolo “Pasqualino” (cliccare sull’immagine per ingrandire il testo):

Per inciso, il ‘Carbone’ (cerchiato in rosso) di cui si parla è Vincenzo Carbone, primo presidente della Corte di Cassazione.
La questione del contendere è la nomina di un altro protetto del sodalizio, il campano Alfonso Marra (Fofò per gli amici), alla presidenza della Corte di Appello milanese, in contrapposizione al concorrente Renato Rodorf. Quest’ultimo è appoggiato da Giuseppe Berruti (fratello del più noto Massimo Maria) e l’avellinese Nicola Mancino, che però cambierà idea…
In questa specie di faida borbonica, consumata alla periferia del PdL, viene contattato pure l’ex magistrato Giacomo Caliendo, attuale sottosegretario alla Giustizia, “Giacomino” per il sodalizio.
Soprattutto è una squallida lotta tra le correnti interne alla magistratura, con scambio reciproco di favori e promozioni.
Naturalmente, Alfonso Marra diventa presidente della Corte di Appello a Milano.

TAR e Corte di Appello di Milano
Fresco di nomina, A.Marra si attiva subito in favore dei suoi patroni.
Il 01/03/2010 Martino e Lombardi contattano il magistrato per informarlo del rischio di esclusione della Lista Formigoni dalle prossime elezioni regionali, sollecitandone l’intervento.
Al contempo, il 05/03/2010, Arcangelo Martino contatta il magistrato
Arcibaldo Miller, capo dell’ispettorato presso il Ministero della Giustizia, con il quale concorda un incontro e…

«Chiede informazioni circa la possibilità ed il modo di provocare un’ispezione nei confronti dei magistrati componenti la Commissione elettorale»

Tuttavia, nonostante le insistenze e le pressioni, l’ispezione non verrà mai disposta.

 Ad essere sinceri, parlando da profani della materia, nel leggere le carte è difficile ravvisare fattispecie di reato, di gravità tale da reggere a tre gradi di giudizio, ad eccezione delle inevitabili dimissioni dei magistrati coinvolti. A parte le ingerenze indebite e la pressante azione lobbistica ai margini estremi della legalità, non fanno seguito azioni concrete, né è sempre evidente nelle conseguenze pratiche quel potere di condizionamento e di determinazione vincolante. D’altra parte, lo stesso Carboni è stato prosciolto da accuse ben più gravi in inchieste molto più delicate…
In poche parole, ‘sta roba probabilmente in un tribunale non regge. Questa almeno è l’impressione personale che se ne ricava e che, naturalmente, lascia il tempo che trova.
Più interessanti sono invece gli altri due filoni d’indagine…

2) La candidatura alla presidenza della Regione Campania
 Altro tema di discussione durante le riunioni romane con Denis Verdini, è la scelta del candidato governatore per la Regione Campania. La vittoria PdL è data per certa nell’ex satrapia di Antonio Bassolino (PD) dopo la sua dissennata gestione, quindi si tratta di una candidatura piuttosto ambita.
Il candidato ideale è
Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia ed alle Finanze (dimissionario), nonché coordinatore PdL in Campania.
Cosentino è fortemente indiziato (insieme a Mario Landolfi) di essere organico al clan camorristico dei Casalesi, dai quali avrebbe ricevuto voti e finanziamenti elettorali nell’ambito dello smaltimento illegale di rifiuti tossici. Tant’è che nel Novembre 2009 la Giunta per le autorizzazioni a procedere per la Camera dei deputati respinge l’ordine di arresto emesso dal Tribunale di Napoli, facendo leva sull’immunità parlamentate dell’onorevole Cosentino, che dopo molte pressioni interne al partito si vede costretto a rinunciare alla sua candidatura campana.

Al contempo, si attiva anche il “sodalizio” che si muove alle spalle del sottosegretario e pone subito le basi per un serie di iniziative, potendo contare sul sostegno di Marcello Dell’Utri e Denis Verdini.

«Con lo scopo di contrastare le scelte a loro sgradite, operate dai responsabili politici, tenterà di sostenere nuovamente la candidatura di Cosentino, auspicando interventi presso la Corte di Cassazione la rapida fissazione e l’accoglimento del ricorso contro la misura cautelare, cercando d’altro lato di screditare la figura del candidato prescelto, Stefano Caldoro, con una mirata campagna diffamatoria»

Il principale referente in Cassazione è naturalmente il presidente Vincenzo Carbone, che si prodiga in ogni modo. Al contempo, si lavora ai fianchi il rivale Caldoro, con la costruzione di dossier falsi con l’aiuto di Ernesto Sica, che travolto dall’evidenza dei fatti sarà poi costretto a dimettersi da assessore della giunta Caldoro.

MARTINO: Abbiamo messo in piedi una cosa strepitosa, mi segui?
SICA: Tu pensi che una valanga mediatica sia opportuna? Ci vorrebbe un regista bravissimo…

Ai primi di Febbraio, gli aiuto-regista addetti al confezionamento del ‘pacco’ mediatico  comunicano a Cosentino che il rapporto su Caldoro è pronto:

«Dici a Nicola che dovrebbe uscire il rapporto su Caldoro con i trans, forse del problema ha parlato anche un pentito, che fine abbiamo fatto. Siamo finiti in un mondo di froci»

Caldoro diventa ufficialmente “l’innamorato dei ricchioncelli”. Tanto per completare il cappotto, vengono messe in giro on line voci su un presunto coinvolgimento di Caldoro con la camorra, al fine di costringere il partito a ritirare la sua candidatura onde evitare il pubblico scandalo.
Naturalmente, Nicola Cosentino segue tutte le mosse e commenta soddisfatto:

«Il fatto dei frocetti rimarrà nella storia»

Ma noi siamo certi che la Storia riserverà un posto anche per l’onorevole Cosentino… forse anche due: schedario criminale o gogna degli infami?

3) Impianti eolici in Sardegna
 Sicuramente, questo costituisce l’aspetto più ghiotto e più gravido di implicazioni penali nell’intera vicenda.
Il business delle energie alternative con l’installazione di pale eoliche sembra infatti costituire l’ultima frontiera della penetrazione mafiosa nel mondo dell’economia (apparentemente) legale, col reinvestimento dei capitali illeciti. Per non concludere, possiamo dire che nell’ambito del “sodalizio” l’interesse per il settore rientra nelle competenze di Flavio Carboni, come specificato nell’ordinanza di custodia cautelare:

«A partire dal mese di luglio 2009, Carboni ha posto in essere iniziative volte a realizzare in Sardegna impianti di produzione di energia eolica. A tale scopo dapprima ha ottenuto, grazie all’interessamento di esponenti politici ed istituzionali, la nomina di persona a lui gradita (tale FABRIS Ignazio) alla carica di direttore generale dell’ARPAS (l’organismo regionale competente nel settore della tutela ambiente e territorio). In seguito ha intrattenuto rapporti con Farris e con altri rappresentati istituzionali, allo scopo di ottenere l’approvazione di un regolamento regionale favorevole ai propri progetti»

Come specificato nella mission della stessa agenzia, l’Arpas è (o dovrebbe essere):

“un’agenzia regionale che opera per la promozione dello sviluppo sostenibile e per la tutela e miglioramento della qualità degli ecosistemi naturali e antropizzati. L’Agenzia è l’organo tecnico che supporta le autorità competenti in materia di programmazione, autorizzazione e sanzioni in campo ambientale, a tutti i livelli di governo del territorio: la competenza tecnico-scientifica è la sua componente distintiva e qualificante.
L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna esercita in particolare funzioni di:
– controllo delle fonti di pressioni ambientali determinate dalle attività umane che, prelevando risorse ed interagendo con l’ambiente circostante, producono degli impatti sull’ambiente (scarichi, emissioni, rifiuti, sfruttamento del suolo, radiazioni, ecc.);
– monitoraggio dello stato dell’ambiente determinato dal livello di qualità delle diverse matrici (acqua, aria, suolo, ecc.);
– supporto tecnico alla pubblica amministrazione nel definire le risposte messe in atto per fronteggiare le pressioni e migliorare così lo stato dell’ambiente”

Immaginate cosa potrebbe accadere se le competenze di tali enti venissero stravolte e piegate agli interessi particolari di speculatori senza scrupoli; se fossero occupate e trasformate in cavalli di Troia per il profitto illimitato e per l’avidità di gruppi privati, contigui alla grande criminalità organizzata…
Ne riparleremo presto..!

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Personaggi in cerca d’autore…

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 aprile 2010 by Sendivogius

Quando in un Paese non esiste più un’opposizione reale, allora in qualche modo bisogna inventarsela per continuare la necessaria finzione democratica.
Attualmente, questo sembra essere il principale problema giunto a scuotere i ranghi del Pretorio delle Libertà: la disfida domestica tra i manipoli dell’eterno delfino, Gianfranco Fini, e la guardia imperiale dell’Unto popolare, Silvio Berlusconi.
Se Atene piange, Sparta non ride. Infatti siamo rimasti molto turbati dall’inaspettata rissa che si è scatenata tra la servitù, all’interno del Partito dell’Amore in apparente crisi coniugale. Poi abbiamo capito… È l’ennesima riedizione di un vecchio trucco, ad uso e consumo per i gonzi in stato di fermo:
poliziotto buono contro poliziotto cattivo. L’unico che ci poteva cascare con tutte e due le scarpe non poteva essere altri se non il Party Dummy democratico, la raffazzonata cuccia dei cani bastonati che ululano alla Luna dopo l’ultima mazzolata elettorale.
Non avendo alcunché da dire, nel PD si improvvisano recite a soggetto, con un segretario in perenne stato confusionale, tanto da esser ancora convinto di aver vinto le regionali. Infatti, da quando è stato eletto, il filosofo prestato all’economia, l’Addormentato Pierluigi Bersani, sembra entrato in coma irreversibile, circondato da troppi nani pronti a staccare il sondino dell’alimentazione artificiale, e nessun principe all’orizzonte disposto a destarlo con un bacio.

A parlare per conto dello smarrito Pierluigi, ci pensa però la sua badante personale: il Quintilio Varo delle elezioni perdute, il Napoleon delle Waterloo elettorali, il Richelieu dell’inciucio perenne… Si tratta dell’inamovibile Massimo D’Alema: lo stratega a maglie larghe delle costituenti fallite.
Per gli emuli progressisti della “Giovinezza al potere” tutto si ridurrebbe ad un fattore anagrafico, legato al mancato ricambio generazionale, come se la Iuventas in quanto tale avesse per sua stessa natura un valore positivo in assoluto, senza tener conto delle capacità individuali e dell’effettivo contributo del singolo.
 A questo proposito, salvo l’immediata raffica di smentite e rettifiche, si sentiva davvero la mancanza di un contributo fondamentale come quello offerto dal quarantenne
Andrea Orlando, sedicente ‘esperto’ del PD (con maturità scientifica) in materia di giustizia, che su “Il Foglio”, in una sostanziale sottoscrizione della riforma giudiziaria di matrice piduista, arriva a mettere in discussione anche l’obbligatorietà dell’azione penale, ignorando evidentemente i motivi storici della sua istituzione:

“…credo sia giusto che il maggior partito dell’opposizione espliciti con chiarezza le proprie intenzioni per tentare di riformare la giustizia italiana in modo il più possibile condiviso. Mi applico dunque a un esercizio da molti consigliato. Facciamo finta, per un attimo, che in Italia il problema sia solo quello di far funzionare appunto la giustizia. Dimentichiamoci almeno per un momento Berlusconi, così come dei suoi processi da aggiustare e delle sue vendette da consumare, e partiamo dalla giustizia civile dove, lontano dai riflettori, si consuma quotidianamente un disastro che potremmo definire ‘muto’.
(…) Siamo disponibili a confrontarci in Parlamento sulle questioni più comunemente evocate dal dibattito corrente che attengono a questioni cruciali per il nostro sistema giudiziario: una verifica concreta dei giusti tempi del processo; una seria riflessione per la ridefinizione dell’obbligatorietà dell’azione penale; una riforma del sistema elettorale del Csm che diluisca il peso delle correnti della magistratura associata, rafforzandone l’autorevolezza; la necessaria distinzione dei ruoli tra magistrati dell’accusa e giudici, e un ragionamento sulla efficacia delle attuali azioni disciplinari nel mondo della magistratura.
(…) Non ci sarebbe invece molto da fare a proposito delle separazione delle carriere, essendo già stata realizzata una sostanziale e sufficientemente rigida distinzione dei ruoli con la riforma ordinamentale, varata soltanto due anni fa. Tuttavia sono ipotizzabili norme che rafforzino il criterio della distinzione dei ruoli, precisino le incompatibilità e i limiti temporali di permanenza nei diversi uffici.
Una specifica disciplina meriterebbe la limitazione all’elettorato passivo dei magistrati, di quelli che hanno svolto funzioni requirenti
in particolare.
Infine si potrebbe affrontare quello che, a mio avviso, è la questione centrale del sistema: l’efficacia dell’azione disciplinare.
(…) Sull’esercizio dell’azione penale, poi, sarebbe matura una riflessione sulla rimodulazione dell’obbligatorietà, attraverso l’individuazione di priorità che non limitino l’indipendenza dei pm. Esistono diverse ipotesi ragionevoli e il Pd ha già depositato una proposta di legge su questo tema. Se la maggioranza dimostrasse di voler discutere su questo argomento con serietà il Partito democratico è pronto a confrontarsi senza pregiudizi.
Tre anni sono sufficienti per fare tutto questo senza necessariamente partire dal presupposto che si debba modificare la Costituzione. Eventualità alla quale ricorrere solo come estrema ratio. Questo approccio consentirebbe di evitare che ciò che si può fare in modo condiviso resti in ostaggio di ciò che divide. Su questo terreno potrebbero incontrarsi una destra che riscoprisse la primazia della legge e una sinistra che rammentasse che tra le sue radici c’è la cultura delle garanzie.”
  (Il testo integrale lo trovate QUI)

Eh sì, Orlando vive in Svezia e finge di ignorare l’anomalia italiana, avendo da un bel pezzo rinunciato a rimuoverla. In compenso, si preoccupa di fornire i suggerimenti normativi e la necessaria collaborazione, per normalizzarla e legittimarla a norma di legge. Probabilmente, l’elaborazione della irrinunciabile “Bozza Violante” non bastava: serviva ancora qualcos’altro di più devastante… Il bello è che Orlando afferma di agire in nome (?!) e nell’interesse della Sinistra italiana. E, di grazia, da quando il PD sarebbe diventato un partito di sinistra?!?

“Proprio la costruzione del progetto politico dell’Ulivo prima e ora del Partito Democratico e dell’unità delle forze del riformismo italiano costituisce il centro del mio impegno politico. Intendo affermare le ragioni di questo progetto, anzitutto nel territorio ligure e nella provincia spezzina; credo che esso possa conquistare nuovi e più vasti consensi se saremo in grado di rafforzare la proposta di mettere l’accento sul tema dell’ innovazione e delle opportunità, in modo da offrire alle giovani generazioni inedite occasioni di crescita civile.”

Eppure, per certi ‘puristi’ dell’età, nemmeno Andrea Orlando a quarantuno anni suonati sarebbe abbastanza giovane… In alternativa, ci sono sempre gli Arrabbiati del Grillo tonante: i trentenni del qualunquismo protestatario, votati alla mistica settaria dell’e_guru telematico. Altrimenti, c’è sempre la mitica LEGA Nord, con le sue giovani promesse… accompagnate dai genitori! In rappresentanza dei ventenni, potete già cominciare a gustare la Trota… Per gli amanti delle listine  griffate dal Grillo, c’è  invece il gauleiter Cota… Peraltro, dei due esemplari leghisti avevamo già parlato QUI.
Di bene in meglio.

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LICENZA DI UCCIDERE

Posted in Masters of Universe, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 luglio 2009 by Sendivogius

 Il ‘cretino’ con la pistola

  “Sono un cretino, non un Rambo. Sono solo una persona che ha creduto di fare il suo dovere. Non ho mai preso la mira, lo ripeterò sempre. Non sono un pazzo che rischia di colpire un’auto di passaggio: c’era un’autostrada di mezzo. I giornali mi avevano già condannato: in questo paese non c’è giustizia. Sono i prepotenti, i forti, quelli che sanno parlare bene, sanno raccontarti e rigirarti, ad avere la meglio. Non gli ignoranti morti di fame come me. Le persone oneste che hanno rispettato le leggi non valgono niente. Antipatica la mia voce, il mio accento meridionale e anche il mio cognome, Spaccarotella. Tutti hanno visto in me l’uomo forte che ‘spacca’, che uccide. Invece io sono un padre, un marito e un figlio”
  (Luigi Spaccarotella)

Nella sua nota auto-assolutoria, l’agente Spaccarotella ha dimenticato di aggiungere l’unica cosa che conti davvero… una condanna per omicidio (colposo) “aggravato dalla previsione dell’evento”.
Tecnicamente, Luigi Spaccarotella è un ‘assassino’. Ma lui, al massimo, si reputa un “cretino”: un tipo un po’ imbranato che ha combinato una marachella. Nella fattispecie, ha solo sparato in testa ad un ragazzo di venticinque anni (un pericoloso Ultras! Un terrorista!).
Per la ‘Giustizia’ italiana, la vita umana ha un valore variabile… molto dipende dall’abito che indossi. Meglio se si tratta di una divisa. Per esempio, la vita di Gabriele Sandri (ammazzato l’11 Novembre 2007) vale 6 anni, certamente non di carcere giacché le uniche sbarre, che l’eroico Spaccaretella vedrà, sono quelle della porta girevole dietro la quale si fa ritrarre nella foto.
Luigi Spaccarotella

Una porta girevole come quella dei tribunali, da dove entri ed esci come se nulla fosse, collezionando pene senza certezza, con la stessa efficacia delle “grida” manzoniane.
Quello che più irrita, nella sua stucchevole indisponenza, non è il fatto che il sig. Spaccarotella, agente della Polstrada, abbia impugnato l’arma d’ordinanza con entrambe le mani per prendere meglio la mira, come dichiarato da ben 5 testimoni oculari sotto giuramento.
Non è il fatto che gli altri tre colleghi dell’agente imputato, presenti sul posto, non abbiano invece visto o sentito nulla.
A sconcertare, non è il fatto che i bossoli esplosi siano immediatamente scomparsi dalla ‘scena del crimine’, eliminando un prezioso elemento probatorio a riprova che Spaccarotella ha sparato due volte. Dunque, l’agente non ha esploso un solo colpo di avvertimento in aria, come invece sosteneva prima della deposizione dei testimoni. Questo proiettile, per misteriose e imperscrutabili Leggi della Fisica (conosciute solo dai legali del poliziotto) avrebbe dovuto compiere un tortuoso giro parabolico, avvitandosi in una spirale, fino a colpire l’auto sulla quale viaggiava lo sfortunato Sandri, a causa di strane deviazioni aeree.
A irritare, non sono la miriade di versioni contraddittorie depositate dalla difesa: Spaccarotella è inciampato ed ha sparato accidentalmente (sembra che tra il personale in servizio armato ci siano seri problemi di deambulazione!). Successivamente deve averci ripensato, sostenendo in aula di:

aver alzato istintivamente il braccio ed è partito un colpo

All’inizio, ad alzarsi è stato un braccio solo, finché (“forse”) si è aggiunto anche l’altro. E il colpo è esploso involontariamente, mentre correva, perché lui neanche lo sapeva di impugnare la pistola:

Non mi sono reso conto di avere la pistola in mano mentre correvo. Ho fatto un gesto come per indicare, come per dire ‘sti stronzi… e ho sentito il botto

Anzi no! Luigi Spaccarotella ha sparato da fermo, ma senza prendere la mira:

Ho visto che erano saliti in macchina e mi sono fermato. Poi ho fatto un gesto come per indicarli. Mi sono reso conto di aver sparato quando ho sentito il colpo

Evidentemente, l’agente Spaccarotella deve essere affetto da una insolita forma di sonnambulismo diurno: estrae la sua Beretta dalla fondina; libera la levetta della ‘sicura’; arma il ‘carrello’, facendo scivolare il colpo in canna; alza il ‘cane’ della pistola e invece di tenere il dito indice disteso con prudenza lungo il ‘ponticello’ dell’arma (come da regolamento), lo lascia poggiato sul grilletto finché, incidentalmente, preme e spara.
Però lui di tutto questo non si è mai accorto: sono azioni avvenute a sua insaputa.
Aggiunge poi che lui non è che abbia una grande mira, perché al poligono ci va poco e non si è tenuto al passo coi “tiri di mantenimento”. Per questo estrae la pistola con tanta facilità.
Tuttavia, nei momenti di lucidità, qualcuno deve avergli fatto notare che chi spara da un lato all’altro di una carreggiata autostradale, lungo quattro corsie a scorrimento di traffico veloce, poteva ammazzare chiunque. Immaginate se avesse colpito l’autista di un autoarticolato, col TIR che continuava la sua corsa senza guidatore…
Allora, il nostro prode agente di Polstrada cambia di nuovo versione e, con la coerenza che lo distingue, dichiara:

Non ho mai preso la mira, lo ripeterò sempre. Non sono un pazzo che rischia di colpire un’auto di passaggio: c’era un’autostrada di mezzo

E che caspita! Aggiungiamo noi.
No, quello che più indispone sono le esternazioni pubbliche di Luigi Spaccarotella, di uno che per tutta la durata del processo si è avvalso della “facoltà di non rispondere”!
È l’insulso vittimismo all’insegna di un meridionalismo d’accatto che disgusta di più: la falsa retorica del “morto di fame”, l’immancabile manfrina del solito ‘sbirro’ sottopagato, il piagnisteo del povero ‘terruncello‘ perseguitato dal ‘sistema’ (del quale Spaccarotella è parte integrante)…

In questo paese non c’è giustizia

Vero! Infatti, non appena la Corte d’Assise di Arezzo ha letto la sentenza, il martire Spaccarotella sbotta:

Ho pianto di gioia

Perché evidentemente era molto deluso dalla sentenza. Tant’è che subito dopo precisa:

Ho fatto bene a credere nella giustizia

E con generosità dedica anche un nobile pensierino per la vittima (e per sé stesso):

Io e Sandri siamo due poveracci coinvolti in una cosa più grande di noi. Lui è morto e ha avuto la peggio e io sono qui ad assumermi le mie responsabilità

Anche se, attualmente, il sig. Spaccarotella, dopo la sospensione dal servizio, è afflitto da ben altre preoccupazioni:

Ora il mio stipendio è dimezzato e non arrivo a mille euro. Ho dovuto vendere la casa perché non riuscivo a pagare il mutuo. Ne cercheremo un’altra, magari in affitto

 

 INCIDENTI DI PERCORSO

Per fortuna, il nostro eroe tornerà presto a indossare la divisa, ed impugnare la pistola, al servizio di noi tutti. Alla fine, tutto è bene ciò che finisce bene. In fondo, si è trattato di un piccolo inconveniente del mestiere. Cose che capitano… 
aldrovandi01G Come a Ferrara, il 25 Luglio 2005, quando quattro agenti di polizia bastonano a morte un 18enne, Federico Aldrovrandi (un drogato! Un teppista impasticcato!), con tale violenza da riuscire a spezzare perfino un paio di manganelli contro il corpo inerme del ragazzo moribondo e… ammanettato! 
Osservate il giovane Federico, prima e dopo il trattamento: una reazione assolutamente giustificata dall’imponenza fisica e dalla notoria pericolosità sociale del ragazzo incensurato. Per una questione di rispetto, la fotografia la trovate confinata in una apposita sezione del sito [qui].

 L’assassinio di Aldrovandi, per lo Stato, vale una condanna a 3 anni e 6 mesi “per eccesso colposo in omicidio colposo” (alla quale dovranno essere applicati  i benefici dell’indulto), a carico degli agenti di PS: Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani, Luca Pollastri, i quali dal servizio attivo non sono mai stati sospesi. E infatti pare fossero al G-8 de L’Aquila per mansioni di ‘ordine pubblico’. Perciò, mi raccomando! Se li incontrate per strada, non chiamateli ASSASSINI. Potreste essere puniti ai sensi dell’ Art. 341-bis del Codice Penale, per “offesa a pubblico ufficiale” (reato appena ripristinato):

“Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni.
    La pena è aumentata se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. Se la verità del fatto è provata o se per esso l’ufficiale a cui il fatto è attribuito è condannato dopo l’attribuzione del fatto medesimo, l’autore dell’offesa non è punibile.
    Ove l’imputato, prima del giudizio, abbia riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell’ente di appartenenza della medesima, il reato è estinto”

Riccardo Rasman  Come a Trieste, il 27 Ottobre 2006, quando il 34enne Riccardo Rasman (Un matto! Uno schizzato!) viene aggredito e massacrato nel suo monolocale, da altri quattro agenti di PS in ‘visita di cortesia’ a domicilio. Su Rasman, ci si è accaniti con tutta la violenza con la quale i vigliacchi, solitamente, si accaniscono contro  i più deboli. (A proposito di Riccardo, potete leggere qui, anche qui e perfino qui). Coloro, che invece delle parole preferiscono la realtà  cruda e  brutale delle  immagini, possono  cliccare questo link.
Il processo per l’omicidio Rasman (una battaglia solitaria portata avanti dagli anziani genitori) si è concluso con una condanna definita “storica” dei tre poliziotti imputati: 6 mesi con la condizionale, la non menzione della pena, nessun provvedimento disciplinare.
Appunto, una “condanna storica”. Giustizia è fatta

Aldo BianzinoCome nelle campagne perugine, il 12 Ottobre 2007, quando il 44enne Aldo Bianzino (un fricchettone! Un fattone!) viene arrestato per possesso di marijuana. Tradotto nel carcere di Capanne (PG), ne uscirà cadavere il giorno dopo.
Se volete saperne di più, potente intanto leggere qui e ancora qui.
Per la morte di Bianzino non pagherà nessuno, giacché in vita è rimasto solo il figliolo di 16 anni che certo non può permettersi le spese legali di un processo. E visti poi i risultati…

 REPETITA IUVANT

“Dall’inizio del mio mandato, mi sto adoperando per approfondire, e anche correggere, tutte le modalità di intervento ‘in piazza’ anche avviando la costituzione della prima scuola di polizia per la tutela dell’ordine pubblico che sarà inaugurata il prossimo 3 dicembre [2008]. Abbiamo ai vertici dei reparti, investigativi e operativi in genere, persone pulite. Dal luglio dello scorso anno [2007], io sono il loro garante e mi assumo, come ho già fatto, la responsabilità per gli errori che possano commettere. Sto scrivendo l’ultimo capitolo della mia storia professionale e non lo macchierò certo per reticenza, per viltà o per convenienza.”

Antonio Manganelli.
Capo della Polizia
16 Novembre 2008

Ma che belle parole!