Archivio per M5S

L’IDEONA

Posted in Roma mon amour, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 ottobre 2020 by Sendivogius

“I disservizi sono arrivati al capolinea”
(Roma a 5 Stelle)

Detto fuori dai denti, che fossero un branco di coglioni lo sapevamo già.
Il dilemma semmai è stabilire quanto siano coglioni; ammesso e niente affatto concesso esista un’unità di misura atta a classificare il livello di minchioneria siderale, in cui galleggia questa imbarazzante pletora di arroganti bambocci a 5 stelle nel loro viaggio astrale. E parliamo pur sempre di mani rubate alla masturbazione su youporn, per garruli bimbiminkia fuori tempo massimo, finché una manciata di click non li ha miracolati con una poltrona politica per la loro fortuna e sciagura di noi tutti. Almeno a giudicare dalle prestazioni miserabili degli ex pupazzi a molla del Grullo Parlante, per non tacere della loro perniciosa inutilità, pari solo alla presunzione sconfinata che ne contraddistingue la spocchia infinita, senza che mai venga sfiorata da ombra di vergogna alcuna, in un profluvio di trionfalismi a buon mercato, mostrando con orgoglio ogni cacchina mollata nel vasino.
La Grande Monnezza Capitale è solo la sciagura più evidente di un tour disastroso, per una caduta libera in un tunnel senza fondo.
 Visto il collasso in cui versano i trasporti capitolini, non poteva certo mancare il provvidenziale intervento di Enrico Stefàno, (la sua presentazione personale è… illuminante!); l’esperto in materia delle cui competenze la città giù beneficia da tempo, visto che da quasi due lustri pascola in Campidoglio con famiglia al seguito, e che della im-Mobilità romana si occupa con effetti a dir poco catastrofici…
Ora, ad uno così che vuoi fare?!? Al massimo lo costringi a prendere la metro nell’ora di punta per tutta la vita!

“Roma ha un’idea per svuotare i bus: andate a piedi!”

La proposta geniale del presidente della commissione Mobilità Stefano

«Da sette anni in Campidoglio a fianco a Virginia Raggi, uno dei quattro moschettieri della prima consiliatura M5s, Stefano è il presidente della Commissione Mobilità. E da cotanto pulpito ha proposto una soluzione geniale, per ovviare al sovraccarico del trasporto pubblico locale e del conseguente rischio contagi. Testuale: “Chi può cerchi di spostarsi a piedi o in bicicletta, ove possibile questo può sicuramente aiutare a decongestionare il flusso sui mezzi”.
Geniale! Come non averci pensato prima. Le motivazioni della sentenza Stefano sono una fotografia precisa della stanzetta sulla Luna dove vive chi amministra Roma: “Per qualsiasi ente locale è molto complicato estendere in tempi stretti l’offerta di trasporto pubblico, bisognerebbe acquistare centinaia di autobus e assumere centinaia di autisti, sono tempi non compatibili con la pubblica amministrazione”. Come se il problema del trasporto pubblico locale romano non risalisse alla preistoria politica della città, ma sia improvvisamente esploso con la limitazione all′80% della capienza imposta dal governo.
Come se la mobilità “a piedi o in bicicletta” non fosse già praticata dove e quando possibile da tutti quelli che si trovano nelle condizioni di poterlo fare. Che comprendono, solo per citarne alcune, un luogo di lavoro vicino a casa in un territorio sterminato, il calcolo di rischio di finire cappottati dentro una buca o falciati dal traffico impazzito, la capacità di caricarsi figli e zaini in una sorta di piramide circense per scaricarli prima a scuola, con tanto di ingegnosi sistemi di protezione da acqua e schizzi nelle giornate uggiose.
Tutto questo succede nella città in cui alcune centralissime fermate della metropolitana rimangono chiuse per mesi e mesi di manutenzione, la cui sindaca conduce una bizzarra campagna comunicativa via social in cui sbandiera come trofei marciapiedi puliti e scalette restaurate o, ecco la rivoluzione, finalmente, la foto di 28 (ventotto) nuovi autisti. Evidentemente panacea di tutti i mali e risoluzione di tutti i problemi, insieme agli altri 300 messi in organico, perché il problema di autobus che non passano, corse saltate, attese di ore, autocombustioni è una questione di organico, certo, in un’azienda come l’Atac che di dipendenti ne conta 12.000 (dodicimila).
E dunque voi, cittadini romani, così ostili al cambiamento, rimboccatevi le maniche e date una mano all’amministrazione infilando galosche e mollette ai pantaloni, nel caso dovessero intrupparsi alla catena della vostra bicicletta, e iniziate a macinare chilometri salutando con la mano il flusso ininterrotto di mezzi pubblici che grazie al vostro senso civico e al vostro atletismo finalmente scorrerà a dovere. L’acqua calda scoperta con la rivoluzione grillina vi salverà

Pietro Salvatori
(15/10/2020)

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Letture del tempo presente (VI)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 19 settembre 2020 by Sendivogius

Ora che il famigerato Piano di Rinascita Democratica della Loggia Propaganda 2 è stato in gran parte realizzato nei suoi principali obiettivi fondanti, ed è ormai prossimo al raggiungimento di quelli più funzionali alla sua attuazione, sta a vedere che alla fine dovremo chiedere pure scusa a Licio Gelli ed ai suoi affiliati col cappuccetto.
In fin dei conti, nel “Piano” c’era già tutto:
– Polarizzazione in due schieramenti contrapposti (e di fatto interscambiabili per equipollenza).
– Superamento del bicameralismo perfetto (c’è chi ha fatto di meglio, pensando di eliminarlo direttamente il Senato).
– Accentramento del controllo dei mass media con la creazione ed infiltrazione di grandi gruppi editoriali; dismissione della RAI e creazione di un polo televisivo privato.
Riforma della Magistratura con separazione delle carriere ed introduzione della responsabilità civile per i magistrati, insieme all’introduzione di esami psicoattitudinali.
– Scudo fiscale per i capitali illecitamente trasferiti all’estero.
– Riforma del mercato del lavoro con libertà di licenziamento, insieme alla limitazione del diritto di sciopero; disarticolazione della rappresentanza sindacale con la creazione di sindacati gialli, oltre all’eliminazione delle festività settimanali.
– Abolizione del valore legale del titolo di studio e privatizzazione delle università.
– Abolizione delle Province e riduzione del numero dei parlamentari (Il “Venerabile” pensava di portarne il numero complessivo a 700; la “riforma” attuale, con qualche milione di elettore in più, li riduce a 600).
Il paradosso del programma, a suo tempo considerato “eversivo”, non risiede tanto nella sua realizzazione, quasi interamente compiuta, quanto nel fatto che la sua applicazione risulta essere persino peggiore rispetto al “Piano” originale, superando di gran lunga i più ambiziosi propositi dei suoi primi ostensori. Quando gli allievi (molti a dire il vero) superano il Maestro.
A modo loro, i teorici della Loggia P2 sono stati dei precursori del XXI° secolo (così come Jack The Ripper lo fu per il XX°); quasi dei geni incompresi, ma soprattutto inconsapevoli dell’incredibile spinta propulsiva che avrebbe potuto conferire al compimento del loro Progetto l’innesto populista nella grande orgia demagogica di retorica anti-Ka$ta, tra torme di imbecilli iperconnessi e bande di scappati di casa miracolati in un parlamento che vorrebbero sprangare, dopo esserselo pappato come una scatoletta di tonno.
E se solo i nostri inquietanti cretinetti leggessero di più e twittassero di meno, potrebbero scoprire tante cosette interessanti attraverso un uso intelligente della “rete”… Magari potrebbero facilmente accedere alla Relazione della Commissione d’inchiesta sulla Loggia P2, stilata da un Parlamento certamente migliore di questo e di sicuro con un senso più alto della Democrazia, che non fosse mero esercizio contabile di costi e patetica rendicontazione scontrini, scambiando la rappresentanza (che un tempo era cosa seria e non un bivacco di cazzoni pescati su facebook) con un caffè in più all’anno.
Le conclusioni della Commissione Anselmi sembrano per certi versi scritte ieri. E sono invece trascorsi 36 anni, durante i quali il male si è aggravato diventando metastasi diffusa.

«Il documento si pone come il risultato finale di una serie di testi nei quali è consegnata al nostro studio una ideologia che abbiamo già definito di stampo genericamente conservatore, contrassegnata da una propensione di avversione al sistema nel suo complesso e da un superficiale apprezzamento del ruolo dei quadri tecnici in rapporto alla dirigenza politica.
[…]
lo studio del piano di rinascita democratica, sotto il profilo dei contenuti, conferma la filosofia di fondo di stampo conservatore, o meglio predemocratica, concretando in tale direzione un ulteriore stadio di sviluppo quando si consideri la finalizzazione che esso postula del funzionamento della società e delle sue istituzioni al perseguimento dell’obiettivo della massima incentivazione della produzione economica. Traspare infatti dalle righe di questo singolare breviario politico, calata in una prospettiva genericamente tecnocratica, l’immagine chiusa e non priva di grigiore di una società dove si lavora molto e si discute poco. L’analisi a tal fine svolta nel testo degli istituti politici ed amministrativi viene condotta, con conoscenza di causa, nel dettaglio dei problemi: dalla riforma del pubblico ministero agli interventi sulla stampa, dai regolamenti parlamentari alla politica sindacale, sino alla legislazione antimonopolio ed a quella sull’assetto del territorio, nulla sembra sfuggire all’attenzione dell’anonimo redattore del documento.
[…]
Il dato di analisi che occorre qui sottolineare è che il piano di rinascita democratica non è un testo astratto di ingegneria costituzionale, come molti affermano proponendo incauti paragoni, né un documento di intenti che lo possa qualificare come il manifesto della Loggia P2. Esso è piuttosto un piano di azione che, oltre a fissare degli obiettivi, predispone in dettaglio le conseguenti linee di intervento e come tale ne arriva a preventivare perfino il fabbisogno finanziario.
[…]
Altra notazione da sottolineare è il tipo di rapporto delineato con il mondo politico, per il quale si avverte l’assoluta indifferenza verso precise scelte di campo, come quando, in altro punto del testo, si ipotizza l’eventualità di avvicinare (“selezionare gli uomini”) esponenti di forze politiche diverse, appartenenti ad aree persino opposte. Ma certo una delle peculiarità del documento è l’approccio asettico e in certo senso neutrale che esso prospetta nei confronti delle forze politiche, viste come uno degli elementi del sistema sui quali influire, di nessuna sposando per altro la causa politica in modo determinato. Rivelatore è in proposito il brano dianzi citato, dove si legge: «uomini… tali da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano…». Traspare da queste parole una concezione di subalternità e di strumentalità della politica in genere che costituisce uno dei tanti motivi di riflessione che siamo venuti a sottolineare nel corso del nostro lavoro sulla reale portata del personaggio Gelli e sui possibili suoi punti di riferimento politico e strategico.
Come si può constatare, la ricostruzione sinora condotta dei rapporti politici e dell’azione politica della Loggia P2 trova puntuale riscontro nei contenuti del piano di rinascita democratica e viene pertanto confermata sul versante ideologico oltre che su quello immediatamente operativo. A non dissimile conclusione infatti possiamo pervenire, rispetto a quanto prima enunciato, affermando che la vera filosofia di fondo, che permea le pagine di questo documento, è quella di un approccio ai problemi della società finalizzato al controllo e non al governo dei processi politici e sociali. La denuncia inequivocabile di questa concezione politica, sottesa a tutto il documento, sta proprio nel ruolo subalterno che alle forze politiche viene assegnato nel contesto del progetto sistematico racchiuso nel documento, che a sua volta collima con il miraggio dell’opzione tecnocratica intesa come alternativa a quella politica, secondo una indicazione ricorrente sin dal primo documento in nostro possesso.
[…]
La logica del controllo contrapposta a quella del governo balza qui in evidenza con tutta la cinica conseguenzialità di una visione politica che tende a situare il potere negli apparati e non nella comunità dei cittadini, politicamente intesa. E alla razionalizzazione degli apparati e dei processi produttivi, infatti, non del sistema di rappresentanza della volontà popolare del quale i partiti sono manifestazione, che il piano sintomaticamente si finalizza con lucida coerenza: una razionalizzazione che appare calata dall’alto — o iniettata dall’esterno ? — e che non promana come frutto dei processi politici attraverso i quali una società libera e vitale esprime le proprie tensioni e trova i suoi assetti istituzionali.
[…]
In armonia con queste considerazioni si pone l’insistente accenno al ruolo dei tecnici, contrapposti dialetticamente ai politici più che ad essi coordinati in funzione di ausilio e collaborazione: è infatti nella rottura dell’equilibrio tra decisione politica ed attuazione tecnica che viene individuato, con modernità di approccio, un cuneo di inserimento per l’attuazione dell’operazione di controllo.
[…]
In questa dimensione la Loggia P2 consegna alla nostra meditazione una operazione politica ispirata ad una concezione pre-ideologica del potere, ambito nella sua più diretta e brutale effettività; un cinismo di progetti e di opere che riporta alla mente la massima gattopardesca secondo la quale «bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’era»: così per Gelli, per gli uomini che lo ispirano da vicino e da lontano, per coloro che si muovono con lui in sintonia di intenti e di azioni, sembra che tutto debba muoversi perché tutto rimanga immobile.
La prima imprescindibile difesa contro questo progetto politico, metastasi delle istituzioni, negatore di ogni civile progresso, sta appunto nel prenderne dolorosamente atto, nell’avvertire, senza ipocriti infingimenti, l’insidia che esso rappresenta per noi tutti — riconoscendola come tale al di là di pretestuose polemiche, che la gravità del fenomeno non consente — poiché esso colpisce con indiscriminata, perversa efficacia, non parti del sistema, ma il sistema stesso nella sua più intima ragione di esistere: la sovranità dei cittadini, ultima e definitiva sede del potere che governa la Repubblica

“Il piano di rinascita democratica ed il principio del controllo”
(Cap. IV; pagg 146 e ss)

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BONUS ET CIRCENSES

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 11 agosto 2020 by Sendivogius

“Le famiglie che hanno perso la propria fonte di reddito non possono aspettare i tempi della burocrazia per ricevere un aiuto dallo Stato. Bisogna dare subito 1000 euro con un semplice click a chiunque ne faccia richiesta (meglio online) direttamente alla propria banca. Si stabilisce in modo semplice chi ne ha diritto come sostegno, chi come prestito, chi non ne ha diritto, ma le verifiche si fanno dopo, finita l’emergenza. Intanto zero burocrazia e zero perdite di tempo. 1000 euro a chi dichiara di averne bisogno. Subito!

Giorgia Meloni
(28/03/2020)

 Con Capitan Sugna appresso, a rincarare la dose. Quello che se non si trovano i soldi, li si possono sempre stampare.
E il pur esecrato governo del Conte-bis s’è adeguato alle richieste, facendo della dispensazione ad libitum di ‘bonus’ illimitati (per ogni gusto e bisaccia) la misura del suo non essere. In pratica, siamo all’istituzionalizzazione dell’una tantum, senza alcunché di strutturale, nella più grande compravendita di consensi (e dissipazione di risorse pubbliche) su elargizione di massa, che si ricordi dai tempi di Nerone (o di Commodo).
Adesso ci si fa tanta meraviglia che i soldi siano andati a cani e soprattutto porci, dispersi nei mille rivoli della grande distribuzione assistenziale di pubblici denari elevata a sistema organico di sottosviluppo.
Succede quando si dispensano quattrini a cazzo di cane, senza alcun tetto di spesa, senza controlli né verifiche, né limiti di reddito, distribuiti a tutti su richiesta.
In fondo, c’era un elettorato da comprare per un consenso da costruire, mentre ci si rivestiva di pieni poteri per nulla decidere e tutto rinviare al fatidico mese di Settembre, in un ingorgo istituzionale senza precedenti di decreti in scadenza con l’abnorme produzione degli stessi; senza alcun altro obiettivo concreto se non quello di entrare nel provvidenziale “semestre bianco” e conservare le cadreghe a babbo morto, in un paese congelato nell’emergenza permanente.
Se derogare al famigerato “Patto di Stabilità”, significava instaurare una società parassitaria di massa fondata sui bonus, nella repubblichetta di Bengodi a buffo, tra pizza, selfie e regalino, tanto valeva tenerci strette le regole del rigore di bilancio..! Perché è desolante constatare che i nostri mali ce li meritiamo tutti, così come la nostra (pessima) reputazione all’estero.

E ora ci si scandalizza perché qualche centinaio di furbetti in politica (opportunamente lasciati filtrare dall’INPS dell’amico Tridico) non hanno saputo rinunciare nemmeno al magro gruzzoletto emergenziale, per quella che in realtà è solo una cialtronesca operazione di demagogia mediatica, che pesca nel populismo anti-ka$ta in prossimità elettorale, per promuovere il demenziale referendum voluto dal movimento dei 5 e più pataccari.
Ce la meneranno per tutta l’estate ed oltre, indicando sdegnati col ditino inquisitore la pagliuzza dietro la quale si nasconde la trave, per i gonzi dall’indignazione telecomandata ad orologeria, nei soliti autodafé su atto di contrizione ai quali la setta ricorre per rilanciare ogni stessa, ogni volta che il merdone della loro incompetenza rischia di deflagrare, stornando altrove la shitstorm nel consueto ricorso alle armi di distrazione di massa…

Bonus INPS, sono Salvini e Di Maio che si devono dimettere

Lo scandalo è solo una caccia alle streghe. Assai più dei cinque miserabili, a lasciare dovrebbe essere chi ha terremotato la democrazia e la sua delega.

di Alessandro Barbano
(11/08/2020)

«Lo chiamano lo scandalo dei bonus ed è una caccia alle streghe, in cui si lanciano populisti sedicenti e populisti subalterni o inconsapevoli, trascinando con sé la gran cassa dell’informazione, al grido di gogna ai furbetti, invocando sanzioni e dimissioni e addirittura una legge perché non accada mai più. Ma chi dovrebbe dimettersi sono anzitutto loro, i Di Maio e i Salvini, che in un decennio di iconoclastia istituzionale hanno dimidiato, amputato, vilipeso il Parlamento, trasformandolo nel bivacco dei peggiori, ora attaccando la libertà di mandato, che è il cuore della delega democratica, ora calpestando le immunità e le garanzie penali, che sono il pilastro della divisione dei poteri, ora tagliando il finanziamento pubblico in nome di una miserabile demagogia pauperista, ora imponendo una umiliante quanto implausibile restituzione della diaria, quasi fosse un maltolto criminale, ora abusando dei poteri che una legge elettorale demenziale consegna ai leader per candidare e imporre i più ignoranti, i più stupidamente fedeli, i più manovrabili perché politicamente, professionalmente e psicologicamente succubi. Ora, da ultimo, decapitando con la scure il numero dei parlamentari e, con esso, quella proporzione costituzionale tra maggioranza e minoranza che fa il potere divisibile e contendibile. Sono loro, i leader populisti, i primi terremotatori della democrazia e della sua delega. Assai più di quei cinque miserabili, che, nascondendosi tra tanta demagogia, hanno pensato di raccattare per sé tutto il raccattabile, prima che il Palazzo cadesse.
Ma non fa tanto sconcerto questa grottesca sortita giustizialista quanto la supina acquiescenza dei rivali, preoccupati anch’essi di puntare il dito, indignarsi e certificare insieme, come fa Ettore Rosato, che “nessun parlamentare di Italia Viva beneficia del bonus”, magari solo perché non l’ha ottenuto pur avendolo chiesto. Anche per questi sedicenti avversari del populismo la caccia alle streghe è un diversivo ferragostano, dietro cui coprire il vuoto pneumatico di una politica che si fa male da sé, approvando, con il voto in seconda lettura alla Camera anche del PD e dei renziani, una riforma costituzionale che attenta alla rappresentanza e, quindi, alla democrazia, perché costruita attorno a un disegno liquidatorio ed eversivo da parte di chi la democrazia vuole annientarla, e accettata per convenienza e per timore di essere scavalcati, ora a sinistra ora a destra, da chi dice di volerla proteggere.
È una storia lunga ormai un decennio: dalla legge Severino al taglio dei parlamentari, passando per la cancellazione del finanziamento ai partiti, per il voto di scambio e per la prescrizione – attaccata in prima istanza da un governo a guida PD -, il populismo detta le regole sulla pubblica piazza e gli pseudo nemici del populismo le fanno proprie per potersi difendere dall’accusa di essere una casta di corrotti. Salvo poi nascondersi dietro un dito di fronte all’aberrante esito che garantisce a chi vince di prendere tutto, anche il Quirinale, lasciando agli sconfitti le briciole, e prodursi nelle imbarazzanti gaffe di Zingaretti che, dopo aver concorso a bucare la Carta, vorrebbe rattopparla con una legge elettorale, cioè una legge ordinaria, emendabile domani da qualunque maggioranza di turno. È la nemesi di un partito senza visione, che per sbarrare la strada a Salvini e difendere la postazione del Colle si è convinto a stringere un’insana alleanza con i Cinquestelle, e che, invece, il Colle rischia di consegnarlo con le sue mani al nemico.
Ed ecco allora il rumore di fondo del populismo strisciante, che punta l’indice sui furbetti e lancia il giornalismo subalterno e codino a violare la privacy e scovarne l’identità. Perché tutti a Ferragosto s’indignino per quei malfattori, che hanno speculato perfino sul Covid, e dimentichino il piattino che la politica ha riservato al Paese a settembre. Così la strategia dell’amnesia referendaria protegge, nel silenzio o nell’indifferenza della migliore e peggiore stampa, una decennale semina populista, che ha ormai convinto l’opinione pubblica che il Parlamento è pletorico e, quindi, sostanzialmente inutile, che la delega è un privilegio e non una funzione, che il compromesso è un ignobile inciucio e non una nobile sintesi, e che tutte le forme della democrazia delegata sono un vergognoso teatrino. Di fronte a questo Paese capovolto dalle prime pagine dei quotidiani la democrazia si appresta a compiere l’ultima, immotivata, assurda espiazione

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LA SCATOLA VUOTA

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 28 giugno 2020 by Sendivogius

Dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno; l’hanno svuotata come un branco di felini alla fame, fino all’ultimo boccone.
Dovevano ‘moralizzare’ il Paese… E l’hanno infestato con un’orgia di scappati di casa, senz’arte né parte, più imbecilli che onesti, pescati a casaccio su facebook, perché tanto uno valeva l’altro; quindi miracolati con un seggio da “cittadino” deputato, in una grottesca parodia della Rivoluzione francese, sempre citata a sproposito e digerita malissimo.
Dovevano guidare la Crociata dell’Onestà. E si sono fermati per strada, sul lungo cammino verso la Terra Promessa, a sgraffignare qua e là tutto quello che potevano, accompagnandosi ai personaggi più assurdi ed inquietanti.
Succede, soprattuto quando lanci allo sbaraglio una setta di imbarazzanti coglioni pieni di sé, in dissociazione permanente da ogni principio di realtà, cresciuti appresso ad un santone digitale.

“Devi farne di strada bimbo, se vuoi scoprire com’è fatto il mondo, con le tue scarpine chicco corri nel sole, giochi alla vita che cresce insieme a te. E se la sera ti fa un po’ paura, trovi un amico che a casa, ti accompagnerà.”

Nell’immacolato mondo a cinque e più patacche, dove ogni commistione con le più elementari nozioni di competenza ed efficienza viene vissuta come contaminazione da colifecali, è quasi conseguenza naturale che, diffidando degli onnipervasivi “poteri forti” annidati ovunque, ci si affidi poi alla ricerca salvifica di un “podestà forestiero”, a cui affidare l’amministrazione dell’ordinario, promosso ad evento epocale per propaganda annessa, sull’onda lunga dell’Effetto Dunning-Kruger.
Da qui la scelta di perfetti Signor Nessuno, sconosciuti a chiunque se non (forse) nelle secrete stanze della Casaleggio Associati, là dove tutto si puote, tra mitomani e millantatori professionisti, meglio se estratti a sorteggio tra i famosi “talenti italiani all’estero”. Il dramma tutto nostrano non risiede nel fatto che simili cervelli fuggano via a cercar fortuna in qualche Promiseland straniera, bensì nell’evidenza che prima o poi ritornano sempre, tale è l’appeal della Terra di Bengodi con le sue insperate prospettive.
Altrimenti non si spiegherebbe la scoperta e pronta promozione di misconosciuti talenti straordinari come Pasquale Tridico da Scala Coeli, 44 anni (portati malissimo), planato alla presidenza dell’INPS per liberare quante più risorse possibili verso il demenziale “reddito di cittadinanza” (la paghetta di Stato per gli Sdraiati) e permettere così al “capo politico” di annunciare la sconfitta della povertà dal balcone del Palazzo, dove nel frattempo è arrivato il gommoso citrullo, ex bibitaro dello Stadio S.Paolo.
Della conduzione INPS sotto l’eccelso prof. Tridico, in 12 mesi vissuti pericolosamente, si ricorderà soprattutto la disastrosa gestione dei pagamenti della cassa integrazione in tempi di Covid, slittati di mesi tra un ritardo e l’altro, ma prima c’era stato il gran pasticcio delle pratiche on line (i soliti hackers), e l’errore di calcolo delle pensioni ordinarie.
Certo è niente rispetto all’immenso Domenico Parisi da Ostuni, in arte “Mimmo”, 54 anni e 18 pagine di curriculum, professore di Demografia e Statistica dell’Università statale del Mississippi (nella metropoli di Starkville coi suoi 25mila abitanti), data scientist ed esperto di sociologia rurale, messo a capo dell’Agenzia Nazionale Politiche del Lavoro (ANPAL), con poteri quasi assoluti.


Era quello che doveva aiutare Giggino Di Maio a sconfiggere la povertà e creare milioni di nuovi posti di lavoro per un miracolo tutto italiano, ai tempi inquietanti della “Manovra del Popolo” (il gusto per le stronzate roboanti non l’hanno perso). Per il momento, l’unico impiego creato è quello di Mimmo, nonché degli altri 3.000 navigator fatti imboccare a carico pubblico e pagati a peso d’oro per fare nulla: 1.700 euro netti, ai qual vanno aggiunti i 600 euro di bonus previsti per la crisi da pandemia Covid. Si tratta di un totale di 70 milioni di euro l’anno lanciati all’aria, per non trovare lavoro a nessuno e mantenere a babbo morto i navigatori.

Come riportato in un articolo dell’Aprile 2019, l’esimio prof. Parisi…

“ha trascorso gli ultimi due decenni a studiare i cittadini del Mississippi. Lo ha fatto al timone di Nsparc, un piccolo centro di ricerca della Mississippi State University. Parisi raccoglie e analizza milioni di dati sui cittadini, incluso dove hanno frequentato il college, se hanno ricevuto buoni pasto o sussidi di disoccupazione, quanto guadagnano e altro ancora. Ora Parisi torna nella sua Italia, portandosi tutto quello che ha imparato sulla forza lavoro e il comportamento umano per realizzare ciò che non è stato in grado di fare in Mississippi: sconfiggere la povertà. Il governo italiano di destra e anti-immigrazione ha nominato Parisi alla guida dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, Anpal. E la nomina di Parisi ha fatto alzare più di un sopracciglio oltreoceano.”

In pratica, il buon Mimmo è l’inventore del fantomatico Metodo Mississipi (variante ancora più cazzara della “mossa Kansas City”); ovvero un’applicazione riciclata dal “Mississipi works system”, che avrebbe dovuto fare dell’Italia nientemeno che un “Cybernatic State”.
In pratica, 25 milioni pagati sull’unghia dal “Ministero dell’Innovazione”, per il prototipo di un software mai sviluppato.
In compenso, per il disturbo legato al suo ingaggio, come presidente ANPAL, nel corso dell’ultimo anno l’insaziabile Mimmo è costato all’erario 160.000 euro in soli rimborsi spese personali: 55.000 euro per noleggio auto con autista (la famigerata Ka$ta usava le auto blu del ministero, la Banda degli Onesti gli NCC privati); 71.000 euro di voli rigorosamente in business class per gli USA; 32.000 euro di spese di alloggio per l’affitto di un appartamento ai Parioli di Roma. L’affitto da 3.000 euro al mese a rimborso si è reso necessario, come ci tiene a precisare il diretto interessato:

“per stringenti ragioni di personale sicurezza sanitaria a fronte dell’emergenza Covid-19, che a mio parere sarebbe garantita solo dal soggiorno in appartamento“.

Peccato che l’ineffabile Mimmo alloggiasse nell’esoso appartamento pariolino anche prima dell’emergenza Covid. Quando il culo supera la faccia.
Bisogna ammettere che ci vuole arte a scovare gente così… A tal punto che una domanda sorge spontanea: ma ‘ndo cazzo li trovano?!?

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Il Paradiso degli Orchi

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 11 aprile 2020 by Sendivogius

C’è grande confusione sotto al cielo d’Europa, dove va riproponendosi l’eterna contrapposizione tra Mediterraneo latino e la neo-ricostituita Lega Anseatica, raggrumata attorno al nuovo Reich tedesco con la sua appendice di dittature satelliti e gauleiter slavi (che condividono tutti i benefici ‘comunitari’, fuori dagli oneri dell’euro), perfettamente in linea coi principi ispiratori della sedicente “Unione”.
Dopo due settimane di stallo totale, per congelamento decisionale su rinvio a tempo indeterminato, quando la situazione cogente avrebbe richiesto decisioni rapide ed immediate, soprattutto dopo le miserabili performance durante la grande recessione del 2008, il meglio che quell’orripilante vaso di Pandora che chiamano UE è stato capace di ricagare fuori è il terrificante MES.

E ci riferiamo al sedicente “meccanismo di stabilità europea”, ovvero una troika 2.0 all’ennesima potenza, che metterebbe in imbarazzo anche la banda di cravattari più spietata.
Insorge il cosiddetto “centrodestra” (sì, insomma quella roba fascista lì, o come si fa chiamare), con vibrante indignazione e grandissimo sdegno, contro il ricorso a quello stesso MES le cui direttive sostanziali pure recepì, ratificò e convertì in disegno di legge. Cosa avvenuta, senza colpo ferire e senza alcun clamore, in ossequio alle direttive del Consiglio europeo, nell’ormai lontano 2011 ai tempi della revisione del Trattato di Lisbona, durante il IV° Governo Berlusconi (Popolo della Libertà, Lega Nord per l’indipendenza della padania, Movimento per le Autonomie): ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini; ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti; ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani; ministra per le Politiche europee, Anna Maria Bernini. Il famigerato MES entrerà in vigore qualche mese dopo (Luglio 2012), sotto il nefasto Governo Monti. All’epoca della prima stesura, durante il Berlusconi quater, faceva parte pure Giorgina Meloni (che ora tanto si agita), in qualità di ministra della gioventù, senza che si ricordino reazioni eclatanti.
C’era pure Matteo Salvini.. “c’era” per modo dire, poiché da europarlamentare non è mai stato presente alle discussioni, né alla votazione finale del MES.
Contrarissimo al MES è il Movimento 5 Stelle, che infatti non l’ha votato e (almeno a parole) l’ha sempre osteggiato, ma senza che il ministro Giovanni Tria del primo Governo Conte (quello M5S+Lega) se ne desse troppa preoccupazione, e ancor meno il tandem Giggino e capitan Matteo…
Il primo era affacciato sul balcone ad annunciare la fine della povertà. Figuriamoci dunque se aveva il tempo per farsi riassumere in bignami i dossier sul MES, che poi doveva comunque studiarseli.
L’altro, impegnato com’era in cocktail e travestimenti, non aveva proprio tempo per dedicarcisi. Al massimo, poteva leggere l’aforismario del duce, per copiare le battute da postare su twitter.
Entusiasti sono invece i piùeuropeisti della Emma Bonino, che in nome del Mercato divinizzato, se fosse necessario, istituirebbero sacrifici umani sulla pira del dio Baal, in onore ad un proteiforme moloch tecnocratico, che sembra uscito da una sceneggiatura distopica di Frank Miller. 
Poi vabbé, c’è lo strano caso del partito bestemmia… quello del non sono molto d’accordo, ma mi adeguo in tutto e per tutto in nome dello spirito europeo (?), perché noi siamo quelli della Generazione Erasmus (!) ed altre coglionate di siffatta levatura. E’ lo stesso partito che per un pugno di euro, sarebbe disposto a mettere un intero Paese sotto la cappella della Troika; la stessa che un noto bolscevico come Mario Monti robot, durante un bug di programmazione, definì “una forma di neo-colonialismo”. Ma dalle parti del PD il concetto è inafferrabile come l’aria: loro sono europeisti a prescindere da tutto e da tutti. E qui più che alla logica bisogna rivolgersi alla psicologia forense, ricorrendo a patologie psichiatriche come la Sindrome di Stoccolma, per spiegare una simile coazione a ripetere.
Per l’Italia il MES (o ESM che dir si voglia) è un altro di quegli straordinari affaroni ai quali l’Europa ci ha abituati ormai da tempo…
A rendere più seducente il ricorso alle presunte “linee di credito agevolato” del Meccanismo di Stabilità è l’apparente deroga (tutta fittizia) alle cosiddette Clausole di Azione Collettiva (CACS), che non vengono elise, ma posticipate ed eventualmente riviste (perché l’indicazione non è chiara) nell’applicazione a fine emergenza pandemica, gettando i fortunati beneficiari direttamente tra le amorevoli braccia del Fondo Monetario Internazionale.
Come previsto,

“Il MES coopererà strettamente con il Fondo monetario internazionale (FMI) nel fornire un sostegno alla stabilità. La partecipazione attiva del FMI sarà prevista sia a livello tecnico che finanziario. Lo Stato membro della zona euro che richiederà l’assistenza finanziaria dal MES rivolgerà, ove possibile, richiesta analoga al FMI.”

In teoria, lo stock di capitale autorizzato del MES ammonta a 700 miliardi (sulla carta). In pratica, per attingere (a debito e nell’ambito di una rigorosa condizionalità) ad un massimo di 35 miliardi euro dal fondo, quando per l’iscrizione abbiamo già versato 14 miliardi di euro (con una sottoscrizione di capitale da parte della banca centrale nazionale per 125 miliardi), ci impegniamo a partire dal 2022 alla ristrutturazione di bilancio, secondo la più rigida applicazione dei “meccanismi di stabilità”, da attuarsi in piena depressione economica, presumibilmente secondo gli articoli 32 e 35 del trattato.
Roba da far sembrare una scherzo la crisi greca!
In virtù dell’Art.32, al MES viene attribuito un proprio status giuridico e propri “privilegi”, attraverso un abnorme sistema di immunità extraterritoriali.

Il MES è dotato di piena personalità giuridica ed ha piena capacità giuridica per:
a) acquisire e alienare beni mobili e immobili;
b) stipulare contratti;
c) convenire in giudizio; 
d) concludere un accordo e/o i protocolli eventualmente necessari per garantire che il suo status giuridico e i suoi privilegi e le sue immunità siano riconosciuti e che siano efficaci.

3. I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione, salvo qualora il MES rinunci espressamente alla propria immunità in pendenza di determinati procedimenti o in forza dei termini contrattuali, compresa la documentazione inerente gli strumenti di debito.

4. I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio e di qualsiasi altra forma di sequestro o pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative.

5. Gli archivi del MES e tutti i documenti appartenenti al MES o da esso detenuti sono inviolabili.

6. I locali del MES sono inviolabili.

7. I membri del MES e gli Stati che ne hanno riconosciuto lo status giuridico e i privilegi e le immunità riservano alle comunicazioni ufficiali del MES lo stesso trattamento riservato alle comunicazioni ufficiali di un membro del MES.

8. Nella misura necessaria allo svolgimento delle attività previste dal presente trattato, tutti i beni, le disponibilità e le proprietà del MES sono esenti da restrizioni, regolamentazioni, controlli e moratorie di ogni genere.

9. Il MES è esente da obblighi di autorizzazione o di licenza applicabili agli enti creditizi, ai prestatori di servizi di investimento o ad altre entità soggette ad autorizzazione o licenza o regolamentate secondo la legislazione applicabile in ciascuno dei suoi membri.

Se l’operato del MES è insindacabile, l’attività dei suoi funzionari è intoccabile, anche qualora fosse in aperto contrasto con gli ordinamenti dei paesi “beneficiati” o in flagrante violazione delle leggi vigenti. Una roba mai vista nemmeno nelle peggiori colonie di sfruttamento, che fa sembrare l’insediamento del MES ad un regime di occupazione militare, non rispondendo ad altri se non all’onnipotente Consiglio dei Governatori. È l’ennesimo assaggio della famosa solidarietà europea su integrazione monetaria…

ART. 35 – Immunità delle persone

1. Nell’interesse del MES, il presidente del consiglio dei governatori, i governatori e i governatori supplenti, gli amministratori, gli amministratori supplenti, nonché il direttore generale e gli altri membri del personale godono dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti nell’esercizio ufficiale delle loro funzioni e godono dell’inviolabilità per tutti gli atti scritti e documenti ufficiali redatti.

2. Il consiglio dei governatori può rinunciare, nella misura e alle condizioni da esso stabilite, alle immunità conferite ai sensi del presente articolo riguardo al presidente del consiglio dei governatori, a un governatore, a un governatore supplente, a un amministratore, a un amministratore supplente o al direttore generale.

3. Il direttore generale può revocare l’immunità di qualsiasi membro del personale del MES, eccetto se stesso.

4. Ogni membro del MES senza indugio traspone nella propria legislazione le disposizioni necessarie per dare effetto al presente articolo dandone informativa al MES.

E se da una parte i tecnoburocrati potranno sequestrare e svendere i patrimoni nazionali dei paesi occupati in un colossale esproprio collettivo, saranno altresì esenti da ogni onere fiscale a loro carico, dal momento che salari e emolumenti sono esenti dall’imposta nazionale sul reddito.

ART. 36 – Esenzione fiscale

1. Nell’ambito delle sue attività istituzionali, il MES, i suoi attivi, le sue entrate, i suoi beni nonché le operazioni e transazioni autorizzate dal presente trattato sono esenti da qualsiasi imposta diretta.

Ma per ‘qualcuno’ il MES (opportunamente rivisto e non corretto) costituisce una “straordinaria opportunità” (David Sassoli), nonché “un buon accordo, per una misura senza precedenti” (il conte Paolo Gentiloni Silveri da Filottrano). Sono solo alcuni di quelli che dovrebbero tutelare gli “interessi italiani” in Europa.

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Il Canto del Cigno

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , on 16 febbraio 2020 by Sendivogius

Il partito aziendale della Casaleggio Associati, sedicente “moVimento”, sta morendo… Finalmente!
Il vero problema è quanto ci mette a farlo.
Sarà una lunga e dolorosa (per loro) agonia; non il travaglio di un parto per dar vita ad una cosa nuova, ma lo strazio di un trapasso che tarda ad arrivare, nel prolungamento della recrudescenza terminale di un decesso annunciato e solo rimandato, attendendo improbabili risvegli.
Sarà una lunga notte, con un Paese nel frattempo tenuto in ostaggio da uno zombie putrescente che proprio non vuole morire, in attesa di sprigionare le sue tossine residuali dopo la grande infezione, per l’implosione dei gas fermentati all’interno di un corpo a-social in decomposizione: un ultimo ributtante schizzo di merda, umori fetidi, marciume purulento e frattaglie sparse, a vivacizzare il set horror per comparse stanche da vecchia politica post-populista.
Street TrashCe ne regaleranno ancora delle brutte, mentre i garruli messia del nulla a 5 stelle, discesi dalle loro auto blu, raschiano i rancori irranciditi, il revanchismo forcaiolo, ed il fanatismo settario, dal fondo del pentolone in cui apprendisti stregoni hanno cucinato a lungo l’immondo pastone, per bimbiminkia arrabbiati in cerca di identità.

Con le auto blu contro i vitalizi

Una gigantesca rimozione avvolge la piazza M5S, uno zoccolo duro rabbioso vuole urlare il suo “non siamo morti. “O-ne-stà o-ne-stà” come litania di un esorcismo, per fugare i demoni di una clamorosa crisi identitaria.

di  Alessandro De Angelis
(15/02/2020)

 «In piazza con le auto blu, per contestare i vitalizi degli altri. Qualcuno che, per non farsi vedere, si fa lasciare nelle vie accanto e arriva a piedi, col vestito che pare ritirato dalla stireria. Luigi Di Maio che, alla fine, attraversa tutta la folla per concedere selfie proprio come fa Matteo Salvini. Ci mette mezz’ora, ma all’angolo con piazza Venezia c’è la macchina che lo aspetta: blu. Simbolo di un potere diventato privilegio, quando si accomodano gli altri. Veicolo per la rivoluzione contro la Casta, quando trasporta le terga pentastellate. Che poi è la stessa logica dei vitalizi, oggetto di questa manifestazione: in verità sono stati già aboliti nel 2011, quando si è passati a un sistema “contributivo” come nel resto del mondo, ma in mancanza di altri argomenti adesso ci si scaglia contro i diritti acquisiti col precedente sistema, tanto riguardano gli altri.
Eccola, Piazza Santi Apostoli, diventata per un pomeriggio la piazza di Nostra Signora dell’Ipocrisia. Piazza piena, nulla a che vedere con le dimensioni di quelle di una volta, tipo San Giovanni e Circo Massimo, riempita non spontaneamente, ma con pullman da tutta Italia, come facevano gli odiati partiti di massa. Piazza del rigurgito identitario, “incazzata”, in un clima da ritorno alle origini. Piazza di uno zoccolo duro rabbioso che vuole urlare il suo “non siamo morti”. Poca musica, assordanti trombette da stadio, “o-ne-stà o-ne-stà”, come litania di un esorcismo per fugare i demoni di una clamorosa crisi identitaria. Pochi giovani, cartelli “non ci arrendiamo”, “no alle alleanze”. Fischi per Salvini, Renzi odiato più di lui, insofferenza per il PD, innominato Conte, l’animal spirit del popolo è “contro”: è la pulsione prepolitica ad aggrapparsi a irrinunciabili bandiere, col manicheismo di chi non vuole vedere ciò che è successo. È il “noi siamo noi”, né di destra né di sinistra, col paradosso che proprio il motivo della crisi diventa zavorra a cui aggrapparsi.
“Colpa degli altri”, sempre e comunque, se ciò che è giusto non è stato compreso dagli italiani. E ritorna la rabbia verso i giornalisti, alcuni in particolare come chi scrive, la collega di Repubblica o l’inviato delle Iene: “pennivendoli” che non scrivono la “verità”, perché così vogliono i loro padroni. Torna la sindrome del complotto, da parte delle televisioni che “oscurano il Movimento”, e poco importa che il servizio pubblico è ancora governato secondo la spartizione attuata dal Governo gialloverde. Anche questa è cultura dell’odio e dell’invidia sociale, per cui non esiste libertà di pensiero o lavoro intellettuale, ma solo privilegi di ben remunerati servi di opachi padroni.
In questa piazza di “resistenza”, che già ha lo spirito della ridotta identitaria, c’è un istinto prepolitico che non è un’idea di paese, e con esso l’illusione, anzi l’autoillusione, che si possa essere “contro” il Sistema una volta che si è diventati Sistema, senza cadere nella trappola di essere contro se stessi, sia pur a propria insaputa.
Guardateli i ministri e i sottosegretari che arrivano da una via laterale, tutti con l’abito blu e la camicia bianca, gli unici senza cravatta Di Maio e Bonafede, imborghesiti dalla Roma del potere che sa rivestire i barbari con le griffe dei padroni. Mentre i ragazzi delle scorte vigilano discreti. Indugiano compiaciuti nella selva di telecamere, ormai avvezzi a parlare senza dire, a giustificare e a giustificarsi in nome dell’imperituro “bene del paese”. Loro tutta questa rabbia non ce l’hanno più, ma hanno la necessità di mobilitare il popolo per arginare una crisi spaventosa. Non è vero che il potere logora chi non ce l’ha. Logora anche chi ce l’ha nella paura di perderlo. I ministri più filo Pd, da Patuanelli a D’Incà, vengono tenuti sotto il palco, Bonafede e Di Maio, in fondo, non forzano neanche più di tanto. Però sventolano con orgoglio le bandiere storiche, contro i vitalizi e a difesa dell’abolizione della prescrizione, il che consente di gonfiare il petto identitario, ma senza scuotere più di tanto il fragile equilibrio governativo.
Parliamoci chiaro: una gigantesca rimozione avvolge il tutto, affogata nella retorica del “siamo una forza che non si può abbattere” e del “si cambia passo dopo passo, dopo 50 anni di politica che ci ha distrutto”. La rimozione della sconfitta, delle scelte fatte e di quelle da fare, degli alleati passati e di quelli presenti, del Conte 1 e del Conte 2, e più in generale di Conte, rimasto pressoché innominato. E, come diceva Peppino, “ho detto tutto”.
A questa piazza e a questo palco, che non ha ancora digerito il “tradimento” di Salvini, si capisce che il nuovo quadro non piace, come non piace la politica delle alleanze. E questa “terza fase” del Movimento, aperta dopo le dimissioni di Di Maio, vissuto ancora come il Capo dal suo popolo a piazza Santi Apostoli, appare come il tentativo di congelare il travaglio, nell’evocazione del grande futuro alle spalle, sotto forma di battaglia contro i vitalizi. Il travaglio di una forza dentro la quale si è aperta una confusa dialettica tra destra e sinistra. Di Maio scravattato che richiama i principi fondamentali, sia pur ammaccato è il simbolo non di una “evoluzione”, ma dell’equivoco costitutivo che si ripropone, il non essere né di destra è di sinistra, che incrocia un sentimento popolare. Di quel popolo.
La piazza racconta questa “connessione sentimentale” conl’ex capo del Movimento. Chi è rimasto si aggrappa all’identità, ai miti della sua non lunga storia, alle sue bandiere. Il Governo viene dopo, non scalda, è vissuto come uno stato di necessità più che come l’incubatore di una prospettiva. Il “noi” c’era, gli “altri” neanche nominati

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(131) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , on 1 febbraio 2020 by Sendivogius

Classifica GENNAIO 2020″

Con raro acume sociologico, nelle loro analisi post-elettorali, fior di commentatori a tempo pieno hanno ‘scoperto’ che esiste una cesura socio-culturale, tra le grandi aree metropolitane (che in Italia sono limitate ad una mezza dozzina di città) ed i margini periferici di una provincia profonda, culla di un “disagio” radicato che la Sinistra non riuscirebbe più ad intercettare, né interpretare. E non ci riesce, in virtù di una sua spiccata supponenza elitaria e senso di superiorità che ne alimenterebbero atteggiamenti arroganti, rendendola inesorabilmente ‘antipatica’.
Invece, com’è noto, la Destra sprizza simpatia da tutti i pori, nella naturale modestia e delicata sensibilità sociale che da sempre ne contraddistingue ogni sua espressione, volta a sobrietà e moderazione; per non tacere della raffinata ironia, che trasuda dalle sofisticate creazioni delle sue pagine culturali, passando per i propri think-tank di riferimento… Uno a caso:
Ora, senza voler nulla togliere al genio incompreso all’analisi ‘sociologica’ di siffatti pozzi di scienza, volendo essere generosi, che borgo e contado costituiscano da sempre due entità diverse, ma unite dalla reciproca incomprensione, era risaputa fin dai tempi di Romolo e Remo (“Remolo”, per qualcuno), ma forse pure prima…
Se poi per piacere alla “gente” bisogna infilarsi una trombetta nel culo ed ingozzarsi a sbafo come un maiale all’ingrasso, sbaciucchiando rosari tra un rutto e l’altro, perché questo è il “sentimento popolare” diffuso, nonché il meglio che riesce ad esprimere… Be’ allora ci può anche stare che uno si senta orgogliosamente “superiore” per oggettiva constatazione e che no, proprio non voglia scendere al livello di una massa di analfabeti, dal quoziente intellettivo di un babbuino ubriaco, che fuori dal proprio recinto guarda con sospetto ogni “foresto” e addita con malcelato disprezzo chiunque abbia sfogliato almeno un libro (sia pure per sbaglio) negli ultimi 30 anni, in un’Italia sempre più stronza. Almeno a giudicare dai rapporti annuali di Censis ed Eurispes, nella rilevazione dello schifo che siamo diventati; ovvero, che siamo sempre stati, anche se non ce ne rendevamo conto.
Il “disagio” (mentale) lo si riconosce benissimo, ma non per questo uno ha l’obbligo di farsene carico. Non è che il sedicente “popolo” si prende tutto in blocco, a scatola chiusa, merda inclusa.
Perché la Vandea anche no, grazie!

“PARMAGEDDON”
di Alessandra Daniele
(27/01/2020)

«Matteo Salvini ha fatto di tutto per vincere le elezioni in Emilia Romagna.
S’è ingozzato per mesi di prosciutto e parmigiano, e poi ha chiesto ai suoi fans un digiuno di solidarietà.
S’è proclamato martire della giustizia sommaria, e poi è andato a fare il vigilante ai citofoni.
Ha imposto come candidata Lucia Borgonzoni e poi se l’è mangiata, trattandola da valletta di Sanremo.
Ha chiesto il voto ai cittadini di Bibbiano e dintorni dandogli del branco di pedofili.
Matteo Salvini ha fatto di tutto per vincere le elezioni in Emilia Romagna. E soprattutto per questo le ha perse.
Perché ha stufato. E schifato.
Ha rotto i coglioni.
Come Matteo Renzi, ha preteso un referendum ad personam, e come Renzi lo ha perduto.
Ha fallito nell’unica cosa che sapeva fare. È stato sconfitto, in Emilia Romagna dal PD, e in Calabria dal PD e persino da Forza Italia.
Perché come Renzi, Matteo Salvini ha rotto i coglioni.
La pacchia è finita.
È finito l’Anno del Maiale.
Se il PD è riuscito così a schivare il meteorite dell’apocalisse elettorale, il Movimento 5 Stelle invece l’ha preso in pieno.
L’anti-parlamentare M5S è ormai un partitino che esiste soltanto in parlamento.
Fondato da un comico, affondato nel ridicolo, il M5S oggi muore dov’è nato e com’è nato: con un sonoro Vaffanculo, stavolta ricevuto.
Per quanto precipitosa, la fuga pre-elettorale di Luigi Di Maio è stata pateticamente tardiva.
Nel suo discorso delle dimissioni, così renziano nel suo dare tutte le colpe ai “nemici interni” al partito senza riconoscere nessuna delle proprie, Di Maio ha inserito anche il classico “Ho visto cose che voi umani”. In realtà, la citazione di Blade Runner adatta al M5S è un’altra: “I topi abbandonano la nave che affonda. E poi la nave affonda”.
L’Anno del Topo è cominciato.»

Hit Parade del mese:

01. PETO DI FOGNA

[20 Gen.] «Vi colpirò forte politicamente. Vi farò male, molto male. Vi faremo un culo così, segnatevelo. Quando governeremo questa Regione non vi troveremo più, vi nasconderete nei vostri meandri. Per fermarci dovete solo spararci.»
(Nicola “Naomo” Lodi, vicesindaco leghista di Ferrara)

02. Potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, POTUTO.

[24 Gen.] «Noi domenica le elezioni in Emilia-Romagna non le vinciamo. le STRA-VINCIAMO!.»
(Matteo Salvini, Stra-Perdente)

03. SPEZZEREMO LE RENI ALL’EMILIA

[26 Gen.] «Vincere… e vinceremo!»
(Iva Garibaldi, la Portavoce di Salvini ‘esperta’ in comunicazione)

04. IL BRODO NERO DEI POPULISTI

[28 Gen.] «Bisognerebbe preparare un nuovo contenitore di ambientalismo radicale e populismo pragmatico, per recuperare milioni di astenuti ed ex salviniani.»
(Marco Travaglio, il Cuoco)

05. A CASA TUA PUOI FARLO, NEL SEGRETO DELLA TUA CAMERETTA

[19 Gen.] «Mi vergogno di quel cantante che paragona donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua, nella tua cameretta, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana.»
(Matteo Salvini, una Vergogna twittante)

06. MAGNA PURE TRANQUILLO!

[29 Gen.] «Mi spiace, ma se uno vuole stare in prigione perchè non gradisce che chi lo sta venendo a liberare si fa i selfie con la nutella vuol dire che non ha abbastanza voglia di uscire. Aspetterà.»
(Claudio Borghi, il Liberato)

07. TECNICISMI

[18 Gen.] «Io sono un tecnico prestato alla politica.»
(Laura Castelli, talento a 5 stelle)

08. DOLCE CRIMI (I)

[22 Gen.] «Vito Crimi è una persona pacata, più che ragionevole.»
(Pierluigi Bersani, Dissociato)

09. DOLCE CRIMI (II)

[30 Gen.] «Certe cose più stanno lontano dai politici e meglio è. I dati delle persone e altre informazioni non devono essere a disposizione degli eletti.
Casaleggio non fa politica e quindi non li usa a fini politici.»
(Vito Crimi, il Reggente)

10. L’IMPORTANTE È CREDERCI

[23 Gen.] «Italia Viva al 4%? Ne riparliamo dopo le elezioni. Io dico che staremo a doppia cifra.»
(Matteo Renzi, il diversamente vivo)

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(129) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , on 1 dicembre 2019 by Sendivogius

Classifica NOVEMBRE 2019″

Come una pentola a pressione caricata a merda, alla fine la pignatta è esplosa con effetti più che prevedibili… Che la (mala) Bestia non andrebbe mai stuzzicata troppo…
Ora che l’imbecillità è tracimata senza più freni inibitori, né argini in grado di contenerla, come un fiume in piena che si alimenta di un flusso inarrestabile di castronerie a ciclo continuo, festivi inclusi, ricacciarla nell’alveo è praticamente impresa da supereroi.
Perché l’imbecille, in tutta la protervia della sua cialtroneria, è ormai una componente imprescindibile delle nostre esistenze. Fa parte del paesaggio, nella gaglioffa esibizione di sé.
Fare una statistica è difficilissimo, tanta è la materia bruta a disposizione per irrorazione costante. Tenerne una classifica completa è pressoché impossibile, tale è la mole dei ‘contributi’.
Perciò, non parleremo del bulimico gargarozzone che si bulla del bel tempo, mentre mezza Penisola frana sott’acqua, pessimamente consigliato da quel generatore automatico di stronzate, suggestioni razziste e ammiccamenti fascistoidi che chiamano “la Bestia”, tra piatti di coratella ed altri immangiabili paciughi che lordano le ciotole della sua inesauribile mangiatoia da bue delle abbuffate, con promozione pubblicitaria inclusa.
Sorvoleremo (per ora) sulla Banda degli Onesti, adesso che anche l’ultimo tabù (la casa a prezzi stracciati, nel centro di Roma) è caduto: 180 mq a 300 euro al mese tutto incluso, perché la (ex) ministra della difesa fa vita di relazione ed ha bisogno di un appartamento grande. Prendere uno studio privato in affitto infatti costa… e perché mai farlo, quando lo puoi mettere in conto terzi?!? Ma prima c’era già stato il caso di quel De Vito (Marcello, non Danny) già sindaco di Roma mancato, prima che si vedesse scippato della nomina sicura da Calamity Virgy… planato alla presidenza del consiglio comunale, invischiato in un giro di appalti truccati e mazzette a gogò, appena uscito di galera è sempre lì, a fare il presidente degli Onesti che a sfiduciarlo non ci pensano nemmeno.

Non risulta che Andrea Scanzi o un Marco Travaglio abbiano imbastito spettacolini teatrali, con la lettura in pubblico dei testi delle intercettazioni, mentre De Vito e Luca Parnasi si spartivano la città con gli immarcescibili palazzinari romani.
E sempre sulle case cade pure il Bomba di Pontassieve. Quello che la claque dei commentatori mediatici dei rotocalchi da salotto incensava come l’Uomo nuovo della Provvidenza, che sarebbe durato almeno 20 anni, prima di correre ad incensare e raccomandarsi all’Uomo in nero che magna (sempre), folgorati sulla via di Predappio.
Parlare del Renzie bello di poche promesse e nessuna speranza è un po’ come parlare (ancora) del Pornonano di Arcore: due reperti archeologici dalla cui parabola sembrano trascorse svariate ere geologiche. Con la differenza che il vecchio Silvione dispensava la sua prodigalità come un bancomat scassato, mantenendo una corte di lacché e mignotte a proprie spese; mentre al bamboccione rignanese piace vivere a scrocco dei compari di merenda.
Ed è (pure) per questo che il renzismo si può definire come un virus: un agente patogeno totalmente alieno all’organismo infettato (per scelta volontaria), già malato di suo, ma condotto al collasso fino alla sua dissoluzione (leggi alla parola “Sinistra”), dopo averne parassitato le strutture e mutato geneticamente l’identità, distruggendole dall’interno, prima di abbandonare il corpo morente e tentare di riprodursi altrove. Questo perché il virus è innanzitutto un parassita ed una tossina che avvelena il corpo che lo ospita, conducendolo alla distruzione.
Vedere il fu Rottamatore che marcisce per consunzione interna, nella sua Italia Morta Vivente, mentre si fa comprare il villone coi soldi degli altri come uno Scajola qualunque, supera la legge del contrappasso e davvero non ha prezzo!

Hit Parade del mese:

01. NUCLEARIZZARE I BARCONI

[17 Nov.] «Soltanto un Occidente unito e forte, anche nuclearmente forte, con gli arsenali nucleari degli Stati Uniti, di Russia, Inghilterra e Francia, potrebbe costituire un deterrente all’immigrazione di massa da parte degli africani verso l’Europa.»
(Silvio Berlusconi, lo Stranamore )

 

02. NEL NOME DI RABBI YESHUA

[29 Nov.] «Da profondamente cattolico mi sono sentito offeso perchè Liliana Segre ha detto che Gesù era ebreo.»
(Fabio Tuiach, nazi-leghista da Trieste)

03. PIOGGIA DORATA

[14 Nov.] «Cittadini genovesi, fate la prima pipì della giornata in doccia, come avviene in alcune città del Nord Europa.»
(Marco Bucci, Manneken Pis)

04. RAZZISMO PER FINTA

[04 Nov.] «In Italia non c’è razzismo vero, Balotelli è un nero ricco, ha una sua condizione di assoluta impunibilità, e quindi lo puoi punire con le parole, le volgarità, ma il razzismo è un’altra cosa. Mario Balotelli, un nero, è un cittadino del nostro Paese, ma non è italiano»
(Vittorio Sgarbi, lo Sbianchettatore)

05. NO FASCIST NO PARTY

[22 Nov.] «Il problema fascismo in questa Nazione non c’è assolutamente e non c’è stato.»
(Daniela Santanchè, Faccetta Nera)

06. IL MOSTRO A DUE TESTE

[26 Nov.] «In Italia oggi ci sono due grandi politici, Matteo Renzi e Matteo Salvini. Fanno politiche diverse ma sono giovani, hanno qualità indubbie. Sono due persone che meritano grande stima. Renzi è tecnico, intelligente. Salvini sa parlare alla pancia della gente. Non so se potrebbero fare un governo insieme, ma sarebbe una bella combinazione.»
(Flavio Briatore, il Tassidermista)

07. QUOTA SETTECENTOMILA (EURO)

[29 Nov.] «Ho chiesto una mano alla famiglia Maestrelli per stretti rapporti di amicizia. E perché sono persone libere e perbene. Quanto alla nomina di Riccardo Maestrelli in Cassa Depositi e Prestiti immobiliare: si è trattato di un incarico per 400 euro al mese, ottenuto 5 anni fa peraltro.»
(Matteo Renzi, la faccia come il culo)

08. L’IMPORTANTE È CREDERCI

[29 Nov.] «Crediamo in questo Governo come opportunità di cambiamento del Paese. La manovra finanziaria è l’inizio di un percorso per dare sostanza a questo cambiamento.»
(Nicola Zingaretti, il Tenerone)

09. UNA SOLIDA UNIONE

[25 Nov.] «#sardine operazione di marketing di Repubblica, pilotata dal Pd, che cerca di sviare l’attenzione dai disastri di Zingaretti intortando i giovani e aizzandoli contro Salvini.»
(Davide Barillari, l’alleato di governo)

10. BUONGIORNO CAFFÈ

[29 Nov.] «Posso augurarvi un buongiorno e un buon venerdí? Sarà banale, ma iniziare la giornata con un saluto gentile (e anche con un buon caffè) mette di buon umore.»
(Matteo Salvini, il Buongiornista)

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Il Risolutore

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , on 16 novembre 2019 by Sendivogius

«Abbiamo risolto la crisi dell’ILVA.
E lo abbiamo fatto meglio di quelli di prima (il PD n.d.r).
Abbiamo raggiunto il miglior accordo sindacale e ambientale possibile. Nessun esubero, nessun licenziamento, tutti assunti con l’Articolo 18 e quindi non con il Jobs Act. Abbiamo installato tecnologie a Taranto che riducono del 20% le emissioni nocive e tutti i termini di realizzazione degli interventi ambientali per garantire la salute dei cittadini di Taranto si sono accorciati.
In tre mesi abbiamo risolto la crisi dell’ILVA, quando quelli di prima in sei anni non erano stati capaci

Luigi Di Maio
(08/09/2018)

AFP PHOTO / Carlo Hermann

Era giusto un anno fa, quando il gongolante ministro del sottosviluppo, prima di emigrare alla Farnesina per gli straordinari meriti conseguiti sul campo, si produceva in una di quelle intemerate via Facebook, da lasciare a futura memoria per gli antropologi.
Uno sbrodolante Fatto Quotidiano, organo ufficioso del non-partito, per celebrare l’evento si produceva allora in uno di quei pezzi memorabili di giornalismo indipendente, quello con la schiena dritta e lingua asciutta, da far tremare di vergogna la casta dei grandi giornaloni asserviti al potere. Tanto è l’entusiasmo che il FQ non riesce a contenere,  tra i contorcimenti dell’estasi in un irrefrenabile orgasmo multiplo, dinanzi alle eccezionali prestazioni di Giggino, statista incompreso, con gli esiti attualmente ben noti quanto lontani dalla vulgata agiografica…

 «Settecento posti in più da subito ed esuberi azzerati, mentre l’accordo proposto dall’ex titolare del ministero di via Veneto prevedeva che a gestirli fosse una società che avrebbe “vissuto” dei lavori assegnati da AmIvestco e, in caso di insuccesso, Invitalia. Sale da 200 a 250 milioni la dote pubblica per indurre circa 2500 dipendenti all’uscita anticipata. Sul fronte ambientale è anticipata al 2019 la copertura dei parchi minerari.
Da una parte 10.700 assunzioni subito in Ilva da parte di AmInvestco, la garanzia di azzerare gli esuberi rimasti nel 2023 senza tagliare gli stipendi e 250 milioni di soldi pubblici, per incentivare gli esodi. Dall’altra 10mila dipendenti diretti subito riassunti più 1.500 posti di lavoro garantiti attraverso la Società per Taranto e Genova a partecipazione statale – attraverso enti locali e Invitalia – con 200 milioni per coprire le uscite volontarie

Un livello di piaggeria tragicamente comica mai raggiunta nemmeno, per dire, dai panegirici del retore Temistio, che celebrava le fantomatiche vittorie dell’imperatore Valente contro gli invasori Goti, poco prima che quest’ultimo venisse spazzato via con la quasi totalità delle legioni orientali dell’esercito romano nella catastrofica disfatta di Adrianopoli.
Oggi come allora, per i secoli a venire, ci chiederemo anche noi in che modo tutto ciò sia stato possibile, senza naturalmente trovare una risposta abbastanza valida per spiegare come questo paese continui a sfoderare personalità geniali (sempre meno) e frotte di incommensurabili coglioni vanagloriosi dalla siderale minchioneria fuori scala, elevata ad espressione metafenomenica, perché decisamente oltre…!

FenomenoloGiggineria

 «Resteranno gli anni di Giggino. L’epopea del bibitaro divenuto principe. Il romanzo del giovane povero (di talenti) proiettato ai vertici del Paese, a capo d’un movimento politico, a discutere di governi e premierati, a dettare condizioni e interloquire col Capo dello Stato. La misteriosa congiunzione astrale, anzi proprio l’allineamento dei pianeti che ha consentito a un giovanotto senza doti, cultura, qualità, competenze, esperienza, carattere di diventare un politico di primo piano senza nemmeno un minimo di gavetta, di apprendiStato, di lettura di bignamini istituzionali. Un’ascesa che solo la letteratura potrà davvero raccontare, come si raccontano le imprese leggendarie e le creature inspiegabili.
Non fraintendete: l’essere bibitaro, in sé, sarebbe persino una qualità. Dopotutto, i padri costituenti sognavano un Parlamento affollato di bibitari, lavandaie, minatori: l’epica della costruzione di sé e del Paese malgrado le condizioni di partenza appartiene non solo alla generazione dei nostri avi, ma proprio allo spirito della Costituzione, all’edificazione corretta della democrazia rappresentativa. Però un passo necessario, in questo percorso luminoso, sarebbero lo studio e l’acquisizione di competenze, unica via di riscatto da condizioni sociali o personali sfavorite. Dai campi e dalle officine, e certamente anche dallo stadio San Paolo, agli scranni più alti, ma studiando. Questo è il passaggio che la storia di Giggino il Miracolato salta a piè pari.

E infatti eccolo lì, a capo d’un movimento che persino teorizza l’uno vale uno, e per cui l’assenza di competenze è un vanto e una garanzia, così come il disprezzo per le prassi, i galatei, le forme, i copioni istituzionali che si ignorano, si vilipendono, si ascrivono, con franca superbia, al mondo dei compromessi e degli “inciuci” che si vuole, legittimamente, sterminare. Salvo non sapere bene dove collocarlo e che aspetto dar loro.
Manco a dirlo, il prode Giggino si trova coinvolto nel momento di maggior confusione, di aperto caos istituzionale: colonna d’un governo e ministro del Lavoro (e già questo avrebbe dovuto toglierci il sonno), capo d’un movimento che in Parlamento ha il 32%, vicepremier d’un premier che ha voluto imporre proprio perché era terzo e non accostabile ad alcuna forza politica, un tecnico ma senza dire la parola “tecnico” (che le folle si turbano e sentono odore di competenza, quindi di corruzione a prescindere, secondo i dettami del Sacro Blogghe), un prestanome e prestafaccia che coprisse la realtà d’un governo di ricatto e squilibrio. E poi membro d’una coppia scoppiata, tradito dal consorte di vicepremierato, colpito e affondato con solo un gemito, uno sguardo ferito nel volto d’eterno ragazzino sbigottito, uno a cui viene voglia di prendere la mano e dire: “Siediti, che ti spiego io cosa sta succedendo”, e dargli un bicchiere di latte con la cannuccia.
Ora dicono sia asserragliato nel bunker, a ripetersi i suoi venti punti per non scordarli, a contare e ricontare i successi di 14 mesi di sgoverno i cui nodi stanno per venire al pettine (ed è forse questo il motivo per cui l’ex sodale e collega di vicepremierato, il Ministro della Giustizia Sommaria, inventore dei porti chiusi e delle libere moto d’acqua in libero Papeete, s’è dato a una fuga scomposta).
Chissà dove finirà l’epopea di Giggino l’Inconsapevole, Giggino l’Immodificabile, Giggino che pure come personaggio da romanzo ha il problema obiettivo di cominciare e finire allo stesso modo, senza che le circostanze riescano a cambiarlo. Chissà dove arriverà – Gigino a Palazzo Chigi? Gigino al Quirinale? Gigino imperatore della Galassia? – e cosa riuscirà a combinare, nel frattempo. Un giorno, forse sarà la fantascienza a raccontare questi momenti, perché non vadano perduti come lacrime nella pioggia

  (01/09/2019 – manginobrioches)

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Le Tragiche Finali

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , on 7 novembre 2019 by Sendivogius

Una sola domanda: ma chi cazzo ve l’ha fatto fare?!?
Che l’esperimento rosso(?)giallo di governo (forse uno dei peggio riusciti nella storia repubblicana) fosse la cronaca di un fallimento annunciato, non ci voleva certo un pozzo di scienza per capirlo. Le evidenze c’erano tutte, già dal suo infelice esordio, dopo il furbesco matrimonio di interessi consumato a freddo tra entità avverse, frettolosamente convolate a nozze riparatrici, e tenute assieme da nient’altro se non l’illusione della detenzione di un potere quanto mai effimero, che sgocciola via dalle loro dita sempre più velocemente, in nemmeno 100 giorni di luna di fiele.
Nato per contenere l’onda nera del sovranismo dilagante (di cui è stato espressione organica fino a neanche 3 mesi fa), il sempre più imbarazzante ConteBis ha finito col diventarne il principale moltiplicatore di consensi elettorali, tramite una prova di governo deprimente, in tutta la miseria della propria inconsistenza, per una compagine priva di amalgama, senza alcuna visione e coesione, alla quale non basta più agitare lo spauracchio del Capitone, peraltro rigenerato dal periodo di quarantena, con effetti opposti a quelli sperati.
Nemmeno il demone del governismo ad oltranza, da cui pure è posseduto il PD a vocazione democristiana (che pure i diccì erano dotati di un fortissimo spirito di autoconservazione), basta a spiegare l’abbraccio mortale con un cadavere in decomposizione, come la Setta del Grullo sbavante e dei suoi casi umani alla deriva; a tal punto per il partito bestemmia da lasciarsi trascinare a fondo con loro, dopo essere stato ampiamente fottuto da ‘sta succursale lisergica del Cottolengo. Non sia mai che vada dispersa l’esperienza di così straordinari talenti incompresi!

Al direttivo PD piace così: lo chiamano “senso di responsabilità, per atto di generosità”. Che poi è una morte lenta, per consunzione interna. È accanimento terapeutico su un corpo in agonia terminale. Ma anche sputtanamento senza ritorno, crocifissione senza redenzione, supplizio per scorticamento, tortura cinese dei mille tagli… 
Una mano pietosa dovrebbe porre fine a tanto scempio. Foss’anche per un ultimo scatto di orgoglio, di dignità residuale, invece di ridursi a tenere il moccolo ad un Guappariello da mezzo soldo, coprendone le stronzate disseminate in giro.
Perché morire impiccati alla parabola di un Di Maio, dovrebbe essere troppo pure per un piddino!

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