Archivio per Luca Lotti

DEMOLIZIONI ALTERNATE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , on 6 marzo 2017 by Sendivogius

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Un cialtrone è per sempre. Nella sua infima mediocrità, qualunque siano le situazioni nelle quali si troverà a concionare nella sua inesauribile logorrea, il cialtrone si muoverà imperturbabile, con l’immutata faccia da culo, buona per tutte le circostanze e sempre pronta per l’esibizione di scena, nella garrula evanescenza del suo impettito non-essere che non conosce pudore, semplicemente perché non sa cosa sia la vergogna. Ovviamente il cialtrone ha una grandissima reputazione di sé medesimo. E peccato che quasi mai questa corrisponda alla percezione comune. Immune ad ogni critica, e dunque impermeabile ai fallimenti, è incrollabile nella persistenza con cui ripropone se stesso, variabile nella forma, immutabile nella sostanza, cialtrone sempre.
matteo-renzi-il-cazzaroDi conseguenza, il cialtronismo non è una semplice manifestazione provvisoria, ma una condizione dello spirito, che per alcuni diventa ragione cogente di vita, tanto da essere elevata a professione a tempo pieno, prima ancora che a presupposto esistenziale. In questo, la “politica” con la sua aleatorietà disgiunta dai risultati, l’inconcludenza nella libera reinterpretazione dei fatti, l’assoluta ininfluenza di qualunque competenza, offre prospettive inimmaginabili per il cialtrone che in essa trova la sua definizione ideale. E, proprio come una droga, della “politica” (o meglio: della vetrina che questa gli offre e dell’illusione di poter gestire un potere che è solo apparenza), il cialtrone non potrà fare più a meno. Anche perché, proiettato al di fuori di un simile alveo ideale, non saprebbe fare altro, nell’impossibilità di riciclarsi altrove.
renzi-nascita-di-un-cazzaro Matteo Renzi è così: un condensato gassoso di fuffa con il nulla intorno; uno di quei perdenti di successo che, esaurito il pur copioso campionario di panzane con cui ha imbonito gli elettori più irriducibili del partito bestemmia (ma con quelli ci vuole poco) e una parte degli italiani che ora si vergognano ad ammettere di averlo mai votato, cerca in ogni modo di rilanciare la propria immagine sempre più abborracciata in una pinguedine crescente, nonostante la catastrofe in cui ha lasciato il suo partito (e chissenefrega!), ma soprattutto l’intero Paese. Da cazzaro matricolato quale è, persiste nella sua narrazione fantastica di banalità senza fine, finendo col perdersi negli stucchevoli sbrodolamenti, sui quali galleggia il suo narcisismo nell’abnormità di un ego incontenibile. E non si rende conto di essere ormai un format scaduto, mentre si ostina ad incensare i mirabolanti successi del ‘suo’ governo; insistendo a magnificare proprio quei punti che più fanno incazzare i “giovani” (che infatti non lo votano) e quella che un tempo avrebbe dovuto essere la base elettorale del suo partito (la “sinistra”, che infatti lo schifa peggio di una merda). Scaduto il tagliando con largo anticipo, il Rottamatore sa che non supererà la revisione, essendo lui stesso un rottame politico ormai prossimo allo smaltimento per rifiuti solidi ingombranti (di quelli dove non si ricicla nulla, ma si butta via tutto). Adesso non twitta più, ha anche lui il suo bloghetto (col faccione di cartapesta in bella vista ed altrettanto finto come l’originale), dove ci delucida delle sue gesta come un Ecce Bombo qualunque: “faccio cose, vedo gente”, mentre se ne vola per le vacanze in America, come un personaggio dei film dei Vanzina; meglio se a scrocco (tirchio com’è) dell’amico Carrai.

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Sono gli ultimi rantoli di un renzismo di Affari & Famiglia, lievitato all’ombra degli Amici che contano, meglio se cresciuti sotto la loggia giusta, e concentrato in un’area che non supera i 20 kmq, a misura del suo piccolissimo mondo di provincia; poco più di un acquario, dove nuota il vorace squaletto democristiano coi suoi pesci pilota attorno.
lobby-fondazioni-e-renziE in quel sottobosco provinciale, fatto di relazioni sottobanco, raccomandazioni, clientelismi, camarille ed intrallazzi, familismo amorale e cupole affaristiche (che manco nella Sicilia romanzata di don Vito Corleone!), l’ambizioso putto di Rignano troverà probabilmente la conclusione della sua resistibilissima ascesa, meglio se insieme all’intraprendente babbo Tiziano, che per le sue irrinunciabili consulenza pare si accontentasse di soli 30.000 euro. Non s’è capito bene se pagati al nero o in voucher…!

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Nella saga del renzismo di greppia e di poltrona, i padri sembrano costituire la nemesi costante dei prodighi figliuoli in carriera, per una bulimia di potere e denaro, prossima ad un girone dantesco.
boschi-maria-elenaAltri tempi, quando il Rottamatore cavalcava la tigre del populismo e preparava la sua scalata al cielo… Ve lo ricordate?!? Un cialtrone onnipresente, capace di sostenere tutto ed il contrario di tutto, perché funzionale alla conquista del potere (meglio se assoluto), ed elevato ad ultima speranza di una “elite” più demente che disperata. All’epoca l’ex lobby-continuasindachetto di Firenze doveva conquistarsi il suo posto al sole, forte del sostegno (e dei quattrini) degli amici che contano. C’era un partito da occupare ed un paese da fottere. E quindi bisognava accreditarsi come l’inflessibile castigatore della rottamazione incipiente, in qualità di ennesimo avanzo di nuovo contro i vecchi arnesi della politica, ma soprattutto contro i propri rivali.
Governando infelicemente il Letta nipote, ogni pretesto era buono per invocare dimissioni e sollevare “questioni morali” un tanto al chilo, secondo la convenienza del momento, per asfaltare i propri avversari. E’ uno spasso rileggere gli anatemi di questo moralizzatore a corrente alternata, nell’ansia di piacere e piacersi, mentre prendeva già le misure della poltrona da occupare a Palazzo Chigi…

Caso Shalabayeva

«Se si è sbagliato qualcuno si assuma la sua responsabilità. Se Alfano sapeva, ha mentito e questo è un piccolo problema. Se non sapeva è anche peggio. In ogni caso dovrebbe dimettersi

(17/07/2013)

Per i maliziosi che insinuavano come le intemerate del Rottamatore, fossero soltanto squallide manovre per logorare l’esecutivo del rivale Letta e sostituirsi ad esso. Il machiavellico cialtrone si profondeva in una di quelle esibizioni di vibrante indignazione nelle quali è maestro consumato, come si conviene ad un bugiardo intemerato. Il piccolo Iago fiorentino non riusciva proprio a contenere lo sdegno:

matteo-renzi-il-cazzaro-1«Da qualche ora le redazioni dei giornali sono invase da agenzie di stampa di parlamentari del PDL e di qualche statista del PD che continuano a spiegare come la mozione di sfiducia contro Angelino Alfano, presentata da CinqueStelle e Sel in Senato sia una mossa del perfido Renzi per “pugnalare il Governo Letta”.
[…] Da cittadino sono umiliato rispetto all’atteggiamento che larga parte della classe dirigente del PDL e del PD ha avuto, cercando di usare questa vicenda per attaccare me. Dicono che tutta questa vicenda nasca dalla mia ansia di far cadere il Governo. Ma la realtà dei fatti è che io non ho alcun interesse a far saltare il Governo Letta. E il bello è che lo sanno tutti!
[…] Ma se non credete agli ideali, credete alla convenienza, perché c’è una ragione persino utilitaristica, per cui non ho alcun interesse a far cadere il Governo, specie adesso.
[…] E se anche si formasse un nuovo Governo non sarei io candidabile avendo più volte detto che se andrò a Palazzo Chigi un giorno, ci andrò forte del consenso popolare non di manovre di Palazzo. Dunque, di che cosa stiamo parlando?»

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Di cosa si parlasse, gli italiani lo hanno capito poi benissimo. Eliminato Letta (il Serenissimo), col patrocinio di Re Giorgio, il ducetto di Rignano si infeudava col la sua corte alla Presidenza del Consiglio, senza che per questo si andasse alle elezioni (su questo è stato di parola!). Salvo poi riprendersi quello stesso Alfano nel ‘suo’ governo, riconfermandolo al Ministero degli Interni. Evidentemente, certi problemi hanno una scadenza più ravvicinata di quella di uno yogurt, così come la parola data.

 

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Caso Cancellieri

«Il ministro Cancellieri deve dimettersi. In questa vicenda Io sono convinto che prima della mozione di sfiducia dovrebbe fare un passo indietro lei. Il punto è che in questa vicenda si intrecciano fin dalla prima telefonata…. una serie di messaggi in cui sembra che la legge non sia uguale per tutti; che se conosci qualcuno riesci a svicolare, è un meccanismo atroce.
Non è un problema giudiziario, ma politico. Purtroppo, dico purtroppo questa vicenda ha minato l’autorevolezza istituzionale e l’idea di imparzialità del Ministro della Giustizia. Talleyrand diceva: ‘è peggio di un crimine, è un errore’. Il Ministro non ha fatto niente di criminale, sia chiaro: ha sbagliato. Prima lo ammette, meglio è, innanzitutto per lei. Ecco perché secondo me dovrebbe dimettersi.
[…] Sono per le dimissioni di Cancellieri, indipendentemente dall’avviso di garanzia o meno. L’idea che ci siamo fatti dell’intera vicenda Ligresti è che la legge non sia uguale per tutti e che se conosci qualcuno di importante te la cavi meglio. È la Repubblica degli amici degli amici: questo atteggiamento è insopportabile.
[…] Il governo deve stare in piedi non su alchimie, ma per fare le cose che deve fare. Credo che la gente che sta a casa, dal Pd non si aspetta l’ultima posizione sulla presa di posizione del ministro, siamo fatti per qualcosa di più grande del destino della Cancellieri

  (18/11/2013)

Caso De Girolamo

«Nessuno fa processi politici in contumacia, alla luce di quello che dirà il PD prenderà sua posizione che sarà unitaria. Comunque sia, la Idem si dimise dal governo, dimostrando uno stile molto diverso.»
(14/01/2014)

Poi ad un certo punto, il “giustizialismo” di questo intrigante bugiardo matricolato conosce un virata di 360°, facendosi prima peloso ed ambiguo…

Caso Lupi

«La scelta di Maurizio di rassegnare le dimissioni è una scelta saggia, per sè, per Ncd, per il governo.»

(20/03/2015)

…E con l’ennesimo triplo salto carpiato approdare nuovamente al “garantismo” ad oltranza, quando le inchieste toccano i pretoriani del suo “Giglio Magico”, come nel caso dell’inamovibile Luca Lotti: un’altro di quegli irrinunciabili talenti su cui si regge il renzismo di consorteria e di loggia…

«Se deve dimettersi? A mio giudizio assolutamente no. Conosco Lotti da anni ed è una persona straordinariamente onesta, lo devono sapere sua moglie e i suoi figli. Io non scarico mai gli altri: non l’ho fatto con Del Rio, Boschi e ora Lotti. Non accetto processi sommari. Luca Lotti è indagato insieme al comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette. Sono pronto a scommettere che Lotti e Del Sette, cui va la mia stima, non hanno commesso niente. C’è un disegno evidente in queste ore di tentare di mettere insieme cose vecchie di mesi. L’indagine su Lotti e Del Sette è una cosa di tre mesi fa. Sulla vicenda Lotti non è cambiato niente in due mesi, stiamo costruendo le cose più incredibili.
[…] Se la buttiamo sulla questione processuale e penale devo dire con molta forza, a tutela della comunità di persone che ho rappresentato, a iniziare dal Pd, che si aspetta la sentenza sempre, si è garantisti e si rispetta la presunzione di innocenza

(03/03/2017)

Che cosa è cambiato nel frattempo?!? Be’ è semplice… Nel frattempo Renzi è diventato prima segretario del PD e poi presidente del consiglio, al posto di quell’Enrico Letta pugnalato appunto alle spalle in una di quelle congiure di palazzo che più di ogni altra cosa qualifica il personaggio.

Firenze, Matteo Renzi ed Enrico Letta a Palazzo Vecchio

Luca Lotti poi è roba sua e gli serve, tanto per tornare a ridiventare segretario e possibilmente premier. Per dire, Lotti è quello che tiene i fili della relazioni amorosa con quell’altro galantuomo recentemente condannato a 9 anni per bancarotta fraudolenta: quel Denis Verdini, senza il quale “non avremmo mai potuto realizzare le riforme” (!) e già aspirante padrino costituente.  Trombati i rivali, questa è una cosca elettorale che non s’ha da toccare!

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CENTRALISMO DEMOCRATICO

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 giugno 2014 by Sendivogius

Soviet loli by Rozett

Al Bambino Matteo l’atmosfera della Cina deve aver giovato particolarmente.
Renzi-Kim Nel ritrovato centralismo democratico, raggiunta la maggior età, il Signor Cretinetti ci offre alfine un formidabile saggio del pluralismo ai tempi del renzismo, con tanto di dimostrazione pratica sulla sua personale concezione del dissenso e dei modi con i quali intende gestirlo, nell’occupazione manu militari delle Istituzioni e di ogni poltrona disponibile.
I requisiti fondamentali, nell’Italietta meritocratica, gggiovane, e plebiscitaria del Rottamatore decisionista, sono: essere amici personali di Renzi; aver sostenuto (e finanziato) la campagna elettorale di Renzi; essere stati all’asilo insieme a Renzi; essere fidanzata con un ex compagno (parola grossa!) di scuola di Renzi; aver frequentato lo stesso oratorio di Renzi; essere fiorentini, o tutt’al più toscani.
Thoughts-of-Chairman-MiaowPer il resto, nell’agenda delle priorità non risulta certo la lotta alla disoccupazione, a meno che non si creda davvero che la soluzione sia il vecchio “collegato lavoro” di Maurizio Sacconi, ribattezzato Jobs Act secondo la moda tutta italiana di celare le peggiori fregature, dietro qualche anglicismo che fa molto provinciale nel paese che non mastica una parola d’inglese. Meno che mai il contrasto all’evasione fiscale, per la quale è pronto il lancio di in gigantesco scudo fiscale da far impallidire l’omologo varato a suo tempo dal Tremonti ministro.
Fondamentale è l’abolizione del Senato e la pronta approvazione della “bozza” del ministro Boschi, nota costituzionalista, ancor più famosa per la sua esperienza in ambito giuridico.
Matteo RenziTra le priorità ovviamente non rientra il contenimento di una corruzione diventata sfrontata nella sua impunità. Dinanzi alle fogne del Mose e dell’Expo, improvvidamente scoperchiate da una magistratura troppo indipendente, la principale risposta del Parlamento a maggioranza renziana è stata la pronta promulgazione di un provvedimento che introduce la “responsabilità civile dei magistrati”. Esattamente quello che il Paese (e pure l’Europa) chiedeva e che ci vuole per rilanciare gli investimenti esteri. E poco importa se la scandalosa norma verrà (forse) corretta al Senato, fintanto che non verrà abolito. È interessante notare come l’emendamento appena votato avrebbe avuto valore di legge, se la controriforma “costituzionale” fortissimamente voluta dal premier fosse stata già approvata. Ovviamente, non risultano prese di posizione e richiami alla “disciplina di partito”, rivolti al nutrito pattuglione di “franchi tiratori” capeggiati dal deputato Roberto Giachetti: ex radicale folgorato sulla via del renzismo.
remingtonScopriamo invece che il principale problema di un’Italia spossata da una recessione quinquennale e prosciugata da 20 di berlusconismo è Corradino Mineo, che vuole bloccare le strabilianti riforme di questo arrogante bulletto fiorentino, insieme agli altri senatori della “minoranza” del partito. Con questi ovviamente il Rottamatore non parla: o con me o contro di me. Il dialogo lo riserva con un noto puttaniere dimesso da senatore per indegnità morale e inquisito per un’infinità di reati che vanno dalla corruzione aggravata all’evasione fiscale. Si tratta davvero della persona ideale per varare la nuova riforma della Giustizia e riscrivere insieme la Costituzione della Repubblica.
Matteo-Renzi E lo fa dopo aver usato il partito come un taxi (senza pagare la corsa), disertandone platealmente le riunioni di direzione; contestandone sistematicamente vertice e segreteria fin da quando (grazie all’appoggio del partito) era un semplice presidente di Provincia, di cui si è sbrigato a sostenere l’eliminazione una volta terminato il mandato e incassata l’elezione a sindaco. Come le scimmie, non lascia mai un ramo, senza avere la certezza di averne prima afferrato un altro. E facendo le scarpe in maniera indegna al suo predecessore, come nemmeno il Massimo D’Alema dei tempi d’oro (#Enrico-stai-sereno). Critico feroce dell’allora Commissione Bicamerale, ha subito inaugurato un nuovo corso all’insegna della massima trasparenza: lui Berlusconi lo incontra direttamente in privato, da pregiudicato interdetto dai pubblici uffici, siglando un “patto” di cui non è dato conoscere clausole e contenuti.
Renzi“Ce lo chiedono 12 milioni di italiani!” Si precipita a specificare il Luca LottiSottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Luca Lotti, 32 anni orrendamente portati, già responsabile nazionale dell’Organizzazione e Coordinatore del Renzi segretario di partito, mentre la gentile consorte è invece dipendente del Comune di Firenze impiegata presso la segreteria dell’allora sindaco Renzi.
Tutto in famiglia!
Peccato solo che quei 12 milioni di italiani, alle elezioni del 2013 avessero votato per tutt’altro governo e tutt’altro programma… Certo non Matteo Renzi, divenuto premier grazie ad una squallida manovra di Palazzo, e che per la bisogna non si è mai sentito in dovere di candidarsi alle elezioni politiche. Certo non per formare un governo di coalizione con: Maurizio Cicchitto; Angelino Alfano; Maurizio Lupi; Carlo Giovanardi… tanto per citare alcuni degli “alleati” più ingombranti e tacere degli altri per pudore e orrore.

Alfano 2013

Con questi il premier decisionista non ha alcun problema a relazionarsi e trovare compromessi, e fare accordi ben oltre i limiti della decenza. Perché gli incontri ed i patti si siglano con i Verdini ed i Gianni Letta. I nemici, da rimuovere con una telefonata quando diventano ingombranti, sono i Mineo, i Chiti, i Cuperlo, i Civati, i Casson e tutti coloro che, all’interno del PD, proprio non vogliono allinearsi al radioso sentiero del Renzi incoronato, nella celebrazione della grande epifania democristiana.
Ed iniziano ormai ad accorgersene in parecchi, almeno per chi vuol vedere…

«Dice il sottosegretario Lotti che “dodici senatori non possono permettersi di mettere in discussione il volere di 12 milioni di elettori”. Ha spiegato così perché il senatore Mineo (i dodici, poi diventati 13, si sono autosospesi in solidarietà con lui) è stato rimosso per poter far guadagnare al Pd la maggioranza sulla riforma del Senato nella ormai fatale Commissione Affari Costituzionali.
Potrei chiedere come fa il governo a sapere che quei dodici milioni di italiani hanno votato specificamente per la riforma Renzi sul Senato. Potrei chiedere di quali elettori si parla. Perché se si parla di quelli che hanno eletto l’attuale Parlamento, allora il Premier attuale non è stato votato e Mineo sì. Se invece parla del voto per le Europee andrebbe ricordato che il pur immenso consenso non è comunque consenso politico diretto.
In ogni caso gli eletti, come abbiamo ricordato di recente in merito alla ondate di espulsioni dal M5S, hanno diritto alla libertà di opinione. Come del resto i militanti di partito – in questo caso, se parliamo al segretario del Pd, mi pare che andrebbe ricordato che in quel partito si è lavorato una vita (del Pd stesso e di varie generazioni di militanti) per affermare il diritto al dissenso interno, con conseguente richiesta di affrontare questo dissenso con pratiche il più possibile lontane dallo stalinismo.
Questi sono naturalmente dettagli. Si sa che i renziani credono che il potere che hanno in mano vada gestito in maniera decisionista. Chi dissente è palude, lo sappiamo.
Tuttavia, visto che la convivenza civile è fondata sulla salvaguardia – che nel suo piccolo riguarda la salvaguardia delle regole – non posso che segnalare che brandire l’investitura popolare come legittimazione ad agire forzando le regole costituisce una tentazione autoritaria. Non farò a Renzi il torto di accostarlo a Berlusconi, perché sappiamo che ha ambizioni e riferimenti storici molto più alti.
Nelle sue idee il paragone è Blair, o Obama. Peccato che anche la traiettoria di questi leader dimostri che il vasto consenso popolare non fornisce un passaporto con il destino. Blair è alla fine caduto nella trappola delle sue forzature (ricordate l’Iraq? In queste ore qualcosa di molto drammatico ce lo ricorda) e Obama in quelle della sua inefficacia.
Ma forse sbaglio geografia. Forse è la visita in Cina ad aver fatto velo al giudizio del nostro premier. Lì certamente c’è un bellissimo modello su come governare insieme un partito, un paese, le riforme, un mercato, e, se possibile, il mondo

  Lucia Annunziata
   (12/06/2014)

Ovviamente è tutta Ka$ta e conservatori cattivi che gufano sulle ‘riforme’, secondo il lessico renziano che manco all’asilo!

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