Archivio per Libertà

APPLAUDITE!

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , on 25 ottobre 2017 by Sendivogius

Può un intero parlamento essere piegato (e piagato) alle ambizioni di un uomo solo che vorrebbe il comando (meglio se assoluto), e che persegue il potere per il potere nel bulimico gusto dell’esercizio dello stesso? 
Può il senato della Repubblica essere trasformato nel docile giocattolo tra le mani dell’ennesimo guitto bonapartista, che questo sventurato paese non cessa di defecare nell’anomalia prevalente della sua dissenteria post-democratica?
Può un intero complesso istituzionale e democratico essere svuotato dal suo interno, nella sua costante deprivazione di senso, verso qualcosa che è altro da sé e da quello che vorrebbe sembrare, attraverso la costante forzature delle regole comuni fino al loro totale stravolgimento?
Può l’abuso diventare la regola di una maggioranza supina ai voleri del ‘capo’, nell’eccezione che si costituisce in stato, nel nome di un distorto principio di necessità che non conosce legge ma si fa esso stesso legge?
Evidentemente sì. E l’unica cosa divertente è che non sarà questo grottesco coso qui, l’obesa personificazione vivente del disturbo narcistico di personalità, a raccoglierne i risultati; a dispetto dell’incontenbile hybris che divora il suo ego smisurato e patologico…

E questo nonostante lo zelo dei suoi ubbidienti balilla, pronti a prostituire la democrazia per una ricandidatura in lista, nell’ossequiosa disperazione che precede l’ormai prossima disfatta.

Così muore la libertà, sotto gli scroscianti applausi di un parlamento addomesticato e morente, l’assenza di un presidente della repubblica fantasma, e la pusillanimità compiacente di un capo del governo fantoccio: il soporifero Quisling del renzismo d’accatto che si crede d’assalto. E che evidentemente trova la sua più compiuta realizzazione, nell’appagare lo spirito di rivalsa e soddisfare le capricciose pretese di un tronfio cialtrone obeso, frustrato nel suo orgoglio da trombato di lusso, in una repubblichetta marchettara delle mancette.

Homepage

Annunci

Articolo 21

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 maggio 2017 by Sendivogius

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure

(Art.21, comma 1-2, della Costituzione della Repubblica Italiana)

Oggi si celebra la “Giornata mondiale della libertà di stampa”. Un bene prezioso, almeno finché tale libertà viene esercitata a discrezione dei potenti, o degli aspiranti tali nelle loro pretese egemoniche, e che la stampa non disturbi troppo i manovratori in carriera…
Fintanto che la ‘stampa’, ed estensivamente i ‘media’, servono la ‘causa’ con compiacenti interviste in ginocchio, facendo da grancassa agli interminabili monologhi del leaderino di turno, senza che alcun contraddittorio o quesito indiscreto giunga a disturbare la narrazione fantastica; fintanto che l’intervistato fornisce domande e risposte dinanzi ad un microfono muto; fino a che il giornalismo da watchdog del potere si acconcerà a farne il cagnolino da salotto… allora la “libertà di stampa” sarà sacra ed inviolabile. In caso contrario, nella migliore delle ipotesi, sentirete parlare di “regole più stringenti per il settore”. E nell’opzione peggiore sarà un exploit crescente di minacce ed intimidazioni più o meno esplicite, con allusioni continue a “tribunali speciali” ed al “giudizio” di un improbabile “popolo” autoconvocato, col quale da sempre i personaggetti autoritari confondono le loro claque plaudenti; nell’autoreferenzialità di chi non ammette critiche, ma legge i media come strumenti per la costruzione del consenso personale, o una minaccia per la realizzazione dello stesso.
Vi ricordate quanto ce l’hanno menata Grillo ed i replicanti della sua setta digitale con la (discutibile) classifica annuale, stilata da Reporters sans frontières, eletta a verità di fede e quindi elevata a monito assoluto dello stato drammatico (falso!) della libertà di stampa in Italia, salvo poi scoprire che una delle cause di questo decadimento civile e culturale ancor prima che reale sarebbe proprio il V@te® a cinque stelle e la canea di invasati che lappa in quella specie di centrale dello spaccio organizzato di fake-news, bufale, panzane surreali, anatemi ed indignazione telecomandata, che a tutt’oggi costituisce l’unico strumento di consultazione e di informazione dei followers della setta e che si vorrebbe universale nella sua visione totalitaria?!?
Succede, quando si producono continue liste di proscrizione coi nomi dei giornalisti che “danno loro fastidio”; quando un Vice-presidente della Camera dei deputati arriva a scrivere una lettera a metà tra l’intimidazione e l’intimazione, in cui chiede provvedimenti contro quei giornalisti che a suo insindacabile giudizio “diffamano” il notorio movimento, per non aver declamato con entusiastico ardore i grandi successi ottenuti nelle città sotto amministrazione pentastellata.

Peraltro, i trionfi di Roma sono sotto gli occhi di tutti i suoi cittadini, che quotidianamente possono apprezzare l’eccezionalità della Giunta Raggi.

Succede, quando la canea rabbiosa del Grullo è il gruppo parlamentare che in due anni è riuscito a produrre il più alto numero di querele a scopo intimidatorio contro singoli giornalisti, piuttosto che rispondere alle domande.

Succede, quando il “Capo Politico”, non perde occasione di attaccare ed offendere i giornalisti, ovunque li incontri lanciando minacce nemmeno troppo larvate ed aizzando gli invasati della setta contro di loro, tra vittimismo costruito sul mito persecutorio ed intimidazione costante nella prassi.
Oggi è il turno del New York Times, fino a ieri autorevolissimo giornale ed oggi declassato a fogliaccio della “casta”, per aver pronunciato invano il nome dell’e_guru, a proposito di un altro tema assai caro ai devoti della setta, dopo i chip sottocutanei per il controllo a distanza e le teorie del complotto mondiale…

«In Italia, il populista Movimento Cinque Stelle (M5S), guidato dal comico Beppe Grillo ha fatto campagna attiva su una piattaforma anti-vaccinazioni, ripetendo i falsi legami tra vaccinazioni ed autismo. A questi ed altri scettici, l’epidemia di morbillo in Italia dovrebbe suonare come un campanello d’allarme.
[…] Il M5S potrebbe non essere del tutto responsabile dell’epidemia dal momento che lo scetticismo nei confronti delle vaccinazioni precede l’ascesa del partito. Tuttavia, negli ultimi anni la percentuale delle vaccinazioni dei bambini sotto i due anni è costantemente diminuita, passando dagli 88 percento del 2013 all’86 per cento nel 2014 e all’85 per cento nel 2015.
[…] La lotta contro lo scetticismo del vaccino non è facile, perché nonostante gli innumerevoli studi condotti da innumerevoli gruppi sanitari che affermano che non esiste alcun legame tra i vaccini e l’autismo non si è riusciti a penetrare nella nebbia diffusa dal signor Grillo e dai suoi omologhi

Con ogni evidenza, il NYT sbaglia. Perché in realtà il sedicente MoVimento non è (solo) contro il vaccino del morbillo, ma diffida un po’ di tutte le vaccinazioni (senza particolari distinzioni), in quanto altro grande complotto ordito dalle cause farmaceutiche. E quindi fenomeno (non profilassi) da contrastare, in nome di una generica “libertà di scelta vaccinale”, con tanto di “esperti” alternativi ad illustrare le doti miracolose delle noci e di potentissimi antitumorali come il bicarbonato, per una guarigione naturale e non invasiva (farmaco-free). Un tempo era la cura Di Bella (di cui Beppone fu uno dei massimi sponsor), ora ci si affida direttamente agli stregoni. O ai gruppi di facebook, come l’emiliano “Vaccipiano” assurto agli onori del consiglio regionale. Perché il M5S non è contro i vaccini, ma contro l’uso degli stessi. Loro si informano altrove… Su internet c’è tutto. E una volta in Parlamento producono capolavori come questo:

“Norme sull’informazione e sull’eventuale diniego dell’uso dei vaccini per il personale della pubblica amministrazione”

E’ la proposta di legge n° 2077 depositata alla Camera (12/02/2014) su iniziativa della “cittadina-deputata” Emanuela Corda, e che peraltro riguarda la salute del personale civile e militare sottoposto a vaccinazione, dei cui rischi la “cittadina” Corda è preoccupatissima poiché:

«Il Ministero della difesa chiede la copertura obbligatoria dei vaccini da parte del personale militare giustificandola con l’assolvimento dei compiti di difesa della Patria e di intervento nei teatri operativi. Questa legittima richiesta del Ministero della difesa si scontra però con una forte limitazione della libertà di pensiero della singola persona, che, pur essendo un militare, gode sempre dei diritti costituzionali. Il Ministero della difesa sostiene da sempre di rispettare tutte le cautele necessarie alla salvaguardia della salute del personale militare e che i vaccini non comportano invalidità o conseguenze per la stessa. Recenti studi hanno però messo in luce collegamenti tra le vaccinazioni e alcune malattie specifiche quali la leucemia, intossicazioni, infiammazioni, immunodepressioni, mutazioni genetiche trasmissibili, malattie tumorali, autismo e allergie

“Studi” che, ovviamente, la Corda e gli altri firmatari della legge si guardano bene dal presentare, o quanto meno citare.
Altri tempi quando il Beppone nazionale tuonava contro le mammografie, muovendo squallide insinuazione contro Umberto Veronesi, o dando della “vecchia puttana” a Rita Levi Montalcini, nella sua ossessione tutta personale per le aziende farmaceutiche, dopo aver giocato per troppo tempo a Resident Evil sulla playstation!
I virus, sai com’è?!? compaiono e si estinguono da soli, per grazia ricevuta o per castigo divino. Come per la difterite. E sarebbe così anche per l’epatite, se non fosse per le solite multinazionali…

  «La difterite stava scomparendo per i cazzi suoi. La poliomelite stava scomparendo per i cazzi suoi. Savi, un grande scienziato, un Di Bella, uno che si inoculava, uno che non ha venduto niente a nessuno, è morto col dubbio sul suo vaccino!!! Là dove hanno fatto le vaccinazioni le malattie sono scomparse, là dove non hanno fatto le vaccinazioni le malattie sono scomparse lo stesso. Sono cicliche… Nel medioevo ci si ammalava, si moriva, non si vedeva il microbo perché non c’era il microscopio… era Dio!!! Per lo meno era Dio, che ti faceva ammalare! Non una multinazionale del cazzo! Era Dio. DIO! La gente viveva e non aveva idea dell’igiene. L’igiene è una idea, eh!?»

Certo, come no?!? Era il 1998. Stesso coglione, identici deliri, ma con 20 anni di meno. Oggi non è cambiato nulla, il messaggio è sempre lo stesso…
La scienza è il male. Beppe è la cura. E un blog ci salverà.
È la non-democrazia diretta da Grillo e dalla Casaleggio Associati.

Homepage

Allah ha rotto il cazzo

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 14 novembre 2015 by Sendivogius

Daesh

Alla buonora, l’Europa inizia a sospettare che forse qualche piccolo problemino di compatibilità con certe “risorse” d’importazione c’e l’ha… Specialmente con quelle che della cosiddetta “integrazione culturale” proprio non sanno che farsene, non riconoscendo altra identità se non la propria; sostanzialmente impermeabili alle società d’accoglienza (che usano ma nell’intimo disprezzano), e convinti che il resto del mondo sia solo una propaggine da sottomettere alle proprie pretese.
sharia-for-france-2Nella serata di un nerissimo Venerdì 13 di sangue, l’Europa scopre infine di “essere in guerra”, alla stregua di una pornostar che apprende di aver perduto la verginità..!
In un mondo che sembra dominato dalla prevalenza dei conflitti asimmetrici in assenza di restrizioni, è ovvio che si tratti di una forma (nemmeno tanto nuova) di “guerra”. Non è un concetto difficile da capire, specialmente quando è patente nella sua evidenza.
islamic-radicalsChe poi la Francia fosse in guerra con l’islam radicale (come se ne esistessero altri) è cosa assodata almeno dal 753 d.C. ai tempi della Battaglia di Poitiers, quando i francesi cominciarono ad avere i primi contatti diretti con la religione della pace.
Isl'Amici a LondraCi volevano i 200 morti di Parigi per capirlo. I precedenti infatti non erano bastati a chiarire bene un dato di fatto…
Religione di paceNon i 20 morti dell’attacco alla redazione di Charlie Hebdo (07/01/2015).
Non i fatti di Copenaghen (14/02/2015).
Non l’assalto al museo ebraico di Bruxelles (24/06/2014).
Non la macellazione in diretta del soldato Rigby per i viali londinesi (22/05/2013).
Non gli attentati di Montauban e Tolosa nel Marzo 2012.
Non le stragi di Londra (07/07/2005).
Non il massacro di Madrid (11/02/2004).
Non l’assassinio del regista Theo van Gogh ad Amsterdam (02/11/2004).
Theo van GoghGiusto per parlare degli ultimi attentati più ‘eclatanti’ in ordine di tempo; subito rimossi e prontamente dimenticati, per non mettere in discussione il mito di un certo “multiculturalismo” fallito, che in nome di una distorta idea di “tolleranza” impedisce agli esteti della “società aperta” di vedere i suoi nemici, nella troppo ottimistica illusione che ogni “diversità” costituisca un valore aggiunto. E quindi non comprendere che questa per sopravvivere ha bisogno non solo di valori condivisi, ma anche di una serie di efficaci meccanismi a difesa, onde non incorrere nei pericoli impliciti di quello che Karl Popper chiamava “paradosso della tolleranza”:

«La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi

Isl'Amici in EuropaAltrimenti, una siffatta società è destinata inesorabilmente ad essere distrutta dal suo interno, nella negazione violenta della stessa, dal momento che si rende liberi i prepotenti di schiavizzare i mansueti.
daesh-girls-slaves-isisPer contro, molte istituzioni comunitarie sembrano piuttosto preoccupatissime di non disturbare una pretenziosa minoranza di fanatici integralisti, convinti di avere il diritto divino di fare quel cazzo che gli pare ovunque abbiano la sventura di trapiantarsi.
Burqa per la FranciaGente che ama il suo profeta, ma sembra odiare il resto dell’umanità.
Isl'Amici in DanimarcaE che per qualche imperscrutabile ragione si deve “accogliere” e sopportare con tollerante rassegnazione, quasi fosse un male necessario o una calamità naturale dalla quale non si può prescindere, invece di denunciare ed estirpare lo sviluppo ed il radicarsi di certe neoplasie tumorali che vengono lasciate crescere indisturbate. Un chirurgo non si interroga mai sulle “ragioni” di un tumore, cercando la legittimità delle sue motivazioni, ma procede quanto prima alla rimozione dello stesso, prima che le metastasi finiscano col compromettere l’intero organismo.
Gli Isl'Amici e la Democrazia (2)Per intenderci, gli attacchi sporadici ad opera di una manciata di psicopatici possono costituire un atto quasi fisiologico, da considerarsi inevitabile nell’eccezionalità di un evento imprevedibile.
Isl'Amici e la Democrazia Al contrario, una lunga serie di attentati prolungati nel tempo, che costanti si susseguono a ritmo regolare seguendo precise modalità di esecuzione, sottende un disegno di fondo delineato secondo una precisa strategia d’insieme. Il fatto che loro esecuzione sia affidata a cellule sparse su un intero continente, collegate da una rete globale, presuppone infatti l’esistenza di organizzazioni con strutture di supporto logistico e di fiancheggiamento attive sul territorio, insieme ad un’attenta opera di pianificazione operativa, complicità diffuse, approvvigionamento di armi, ed una notevole facilità di finanziamento. È la lapalissiana differenza che intercorre dal gesto isolato di un sociopatico con tendenze omicide e un’affiliazione votata al terrore, con migliaia di adepti che agiscono in sinergia di gruppo, accomunati da una medesima matrice ideologica di ispirazione religiosa. Che questa sia poi volta all’instaurazione di un’entità teocratica dominata da una cupola di psicopatici che vivono nel culto della morte e praticano con gusto l’omicidio di massa, in un’orgia di sangue che sembra eccitarli più di ogni altra cosa, tanto sono ansiosi di condividere col mondo l’inferno che si portano dentro, non fa che aggravare ulteriormente il livello complessivo della situazione.
L'uomo che inculava le caprePoi ci sarebbero, specialmente in Francia, gli “atti vandalici” pressoché quotidiani contro sinagoghe e cimiteri ebraici, ma ultimamente anche cattolici, sistematicamente devastati con metodica ferocia. Ma queste di solito vengono derubricate in fretta come goliardate che non fanno notizia, mentre le intimidazioni a giornalisti e scrittori con il lancio di una qualche fatwa per “blasfemia” sembra quasi diventato un insignificante inconveniente del mestiere, finché non degenerano in qualcosa di ben più grave; almeno fino al prossimo attacco di queste capre mannare lasciate libere di scorrazzare impunemente.
Capre mannareForse sarebbe ora di sfilarsi i guanti e restituire il viatico caricato con gli interessi a questi rigagnoli infetti di barbarie medioevale. Perché Allah non è grande, ma in compenso ha davvero rotto il cazzo!

Homepage

Vous êtes des CONS!

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 27 giugno 2015 by Sendivogius

Je suis 'sto cazzo!Quando ci si approccia alle gesta sanguinarie dei sedicenti “martiri” dell’ISIS, si ha come l’impressione che si stia parlando di una sorta di agente patogeno sconosciuto, che contagia a loro insaputa degli ingenui sempliciotti che passano troppo tempo a pregare a culo per aria, sbattendo a ripetizione la testa sul pavimento (e gli effetti si vedono!).
zombie-apocalypseTutt’al più, vengono in mente quelle zombie apocalypse che tanto hanno fatto la fortuna di un certo filone cinematografico, tutto frattaglie estreme e niente sostanza per trame Abu Hamza al Masristereotipate, quasi si trattasse di una misteriosa contaminazione virale che infetta innocui cittadini, trasformandoli in rabbiosi psicopatici omicidi, con addosso almeno 5 paia di mutande, sottana bianca, e ciabattoni d’ordinanza ai piedi.

ragheads

E si finge di ignorare invece che lungi dall’essere un’epidemia occasionale, il fenomeno si muove su precise direttive d’onda; matura in uno specifico brodo di coltivazione, all’interno di un contesto socio-culturale ben definito e fin troppo esplicito nella sua matrice religiosa e fondamentalista, che ipocritamente si finge di ignorare per una distorta visione falsamente inclusiva.
Ban Democracy Implement islam In confronto, un “occidente” spaurito e fatalista non ha niente di meglio che esprimere il suo messaggino pronto selfie da rimbalzare in un tweet; auto-compiacersi di una sì grande capacità di mobilitazione e coesione al suo interno, con sfilate mediatiche che servano più a rassicurare le masse che a fornire soluzioni reali. Quindi ritornare in letargo, continuando ad ignorare l’evidenza del problema fino alla prossima ricaduta; ovvero, quei “gesti isolati”, che però si ripetono con cadenza ciclica regolare e tutta in crescendo, come se costituissero ormai una specie di ricorrenza fissa.
je suis hypocriteAd un anno dalla proclamazione dello “stato islamico in Iraq e Levante”, gli aspiranti seguaci del califfo hanno deciso a modo loro di festeggiare il lieto anniversario, in un corollario di stragi ed attentati su scala mondiale che fanno vibrare la libido di questi macellai in franchising. Evidentemente, il mese di ramadan non giova alla salute degli “infetti” ai quali il digiuno prolungato non fa che incrementare l’eccesso di tossine accumulate in cervelli già malati e devastati dalla sindrome psicotica che ne divora l’anima oscura.
Religione di paceSe c’è una cosa che questi ultimi attentati ci dovrebbero insegnare, è che concetti come “democrazia”, “libertà”, “tolleranza” non sono conquiste acquisite per sempre né intangibili, ma richiedono una vigilanza costante nella difesa delle stesse. A meno che non si voglia rimanere nell’ambito delle pure astrazioni intellettuali e con esse baloccarsi, nell’illusione che la Storia sia un’evoluzione lineare col progresso dei popoli e che nulla possa intaccare tali conquiste di civiltà, ridotte nei fatti a parole vuote.
Probabilmente, nell’accentramento sempre più oligarchico dei poteri e lo svuotamento della rappresentanza, le democrazie europee (o quel che ne rimane) stanno attraversano il loro periodo più buio dalla fine della seconda guerra mondiale, schiacciate come sono dalle nuove tecnostrutture burocratiche e l’insorgere dei populismi revanchisti, in un affastellarsi di problematiche che i governi non sembrano assolutamente attrezzati ad affrontare.
Ἐκβλόγγηθι Σεαυτόν Asocial NetworkPer la bisogna, rispolveriamo Karl Popper, filosofo tra i meno conosciuti ma tra i più citati, con estimatori ideologicamente trasversali, il quale nella sua lunga carriera non s’è occupato solo di televisione..! E, a proposito della società aperta e dei suoi nemici (1945), lo facciamo onde ribadire un concetto che dovrebbe essere lapalissiano tanto è elementare, ma che troppo spesso viene smarrito tra le pantomime di un potere sempre più autoreferenziale, nella pletorica esibizione di piccoli regoli repubblicani allo sbaraglio…

La società aperta «Sono le istituzioni democratiche e solo queste a costituire una società democratica. E le regole della democrazia possono venir fissate nei seguenti punti:
a) La democrazia non può compiutamente caratterizzarsi come governo della maggioranza, benché l’istituzione delle elezioni generali sia della massima importanza. Infatti una maggioranza può governare in maniera tirannica. La maggioranza di coloro che hanno una statura inferiore a 6 piedi può decidere che sia la minoranza di coloro che hanno statura superiore a 6 piedi a pagare le tasse. In una democrazia, i poteri dei governanti devono essere limitati ed il criterio di una democrazia è questo: in una democrazia i governanti – cioè il governo – possono essere licenziati dai governati senza spargimenti di sangue. Quindi se gli uomini al potere non salvaguardano quelle istituzioni che assicurano alla minoranza la possibilità di lavorare per un cambiamento pacifico il loro governo è una tirannia.
E io fò le orecchie da mercanteb) Dobbiamo distinguere soltanto fra due forme di governo, cioè quello che possiede istituzioni di questo genere e tutti gli altri; vale a dire fra democrazia e tirannide.
c) Una costituzione democratica consistente deve escludere soltanto un tipo di cambiamento nel sistema legale, cioè quel tipo di cambiamento che può mettere in pericolo il suo carattere democratico.
d) In una democrazia, l’integrale protezione delle minoranze non deve estendersi a coloro che violano la legge e specialmente a coloro che incitano gli altri al rovesciamento violento della democrazia.
Anjem-Choudarye) Una linea politica volta all’instaurazione di istituzioni intese alla salvaguardia della democrazia deve sempre operare in base al presupposto che ci possono essere tendenze antidemocratiche latenti sia fra i governati che fra i governanti.
Patriot Actf) Se la democrazia è distrutta, tutti i diritti sono distrutti, anche se fossero mantenuti certi vantaggi economici goduti dai governati, essi lo sarebbero solo sulla base della rassegnazione.
g) La democrazia offre un prezioso campo di battaglia per qualsiasi riforma ragionevole dato che essa permette l’attuazione di riforme senza violenza. Ma se la prevenzione della democrazia non diventa la preoccupazione preminente in ogni battaglia particolare condotta su questo campo di battaglia, le tendenze antidemocratiche latenti che sono sempre presenti […] possono provocare il crollo della democrazia. Se la comprensione di questi principi non è ancora sufficientemente sviluppata, bisogna promuoverla. La linea politica opposta può riuscire fatale; essa può comportare la perdita della battaglia più importante, che è la battaglia per la stessa democrazia
[…]
«Il cosiddetto “paradosso della libertà” è l’argomento per cui la libertà, nel senso dell’assenza di qualsiasi controllo restrittivo, deve portare ad un’enorme restrizione, perché rende i prepotenti liberi di schiavizzare i mansueti…..
radical-islamists-in-londonMeno noto è invece il “paradosso della tolleranza”: la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi. In questa formulazione, io non implico che si debbano sopprimere le manifestazioni delle filosofie intolleranti; finché possiamo contrastarle con argomentazioni razionali e farle tenere sotto controllo dall’opinione pubblica, la soppressione sarebbe certamente la meno saggia delle fascismdecisioni. Ma dobbiamo proclamare il “diritto” di sopprimerle, se necessario, anche con la forza; perché più facilmente può avvenire che esse non siano disposte ad incontrarci a livello dell’argomentazione razionale, ma pretendano di ripudiare ogni argomentazione. […] Noi dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti. Dovremmo insomma proclamare che ogni movimento che predica l’intolleranza si pone fuori legge e dovremmo considerare come crimini l’incitamento all’intolleranza e alla violenza

Karl R. Popper
La società aperta e i suoi nemici
Armando Editore (2002)

Homepage

La bona sòla

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 maggio 2015 by Sendivogius

Unistall by Alessandra Daniele

Era il 01/04/15, quando il piccolo principe di Rignano in gita a Londra, durante uno dei suoi soliti tour promozionali, incontrò il suo omologo britannico: quel David Cameron con cui condivide ciccia e fuffa, a dimostrazione di quanto determinati didimi vadano sempre a coppia. Come un Pesce d’Aprile andato a male, il lezzo dell’abboccamento ha avuto un ritorno lungo a tanfo crescente…
Britain's Prime Minister David Cameron  greets his Italian counterpart Matteo Renzi as he arrives at Number 10 Downing Street in LondonSostanzialmente, il bulletto rignanese, tra una fanfaronata e l’altra, aveva bisogno di rimpinguare la cartelletta di governo Carlo Verdone alias Enzo in 'Un sacco bello' (1980)con qualche altra “riforma epocale” per gonfiare, con abbondanza di ovatta nei pantaloni, il pacco delle “misure impressionanti” da esibire al cospetto dei suoi tutori brussellesi, nelle consuete ispezioni ginecologiche per conto Ué.
In assenza di idee proprie, il bimbetto pesca prodotti preconfezionati altrove e ovunque gli sia possibile, da ripassare poi in salsa italica. Perché uno vale l’altro; l’importante è riempire la ciotola da dare in pasto ai salivanti corifei di regime. Al massimo, il ducetto fiorentino ci mette sopra il faccione e tutta la propria arroganza, con la stronzaggine intrinseca di un Masterchef alle prese con le sue cucine da incubo. Pertanto, a condimento del pastone indigesto, che costituisce il piatto forte dell’annuncite di governo, non poteva certo mancare l’imprescindibile “riforma dell’istruzione”: quella #buona-scuola, che altro non è se non una sbavata scopiazzatura in peggio del sistema scolastico anglosassone, rivisto in senso iper-classista e condensato in un accentramento autoritario di tutti i poteri decisionali, come impone la variante nazionale della “meritocrazia” declinata in tempi di post-democrazia.
Democracy no signalAlla scuola come impresa, amministrata da un preside manager, abbiamo dunque la figura del “preside allenatore” che decide l’indirizzo didattico, seleziona professori e personale scolastico (i bidelli), vagliando curricula e decidendo le assunzioni. Ne decide altresì gli eventuali premi e le promozioni ad personam (o meglio, ad clientes), ovviando così al mancato rinnovo contrattuale. Ma il preside, convertito in amministratore delegato, agisce con soldi pubblici ed a suo insindacabile giudizio, in quello che in determinate realtà locali rischia di diventare il più grande sistema clientelare su base familistica che mai si sia visto prima a memoria di Istruzione.
Soprattutto, si svuotano di competenze i Provveditorati, che diverrebbero così “enti inutili” da tagliare in ossequio alle alchimie contabili della spending review (un altro scalpo da agitare in Europa), e si grava il “dirigente scolastico” (che Allenatore nel pallonespesso ‘presiede’ cinque e più istituti, senza avere il dono dell’ubiquità) di un numero abnorme di funzioni, col rischio concreto di mandare l’allenatore nel pallone, il quale si ritroverebbe a rispondere direttamente al ministero, ovvero al Governo che avrebbe il controllo diretto della scelta formativa, con l’istituzione di veri e propri ghetti per gli insegnanti (ed i presidi) indesiderati.
Si tagliano i fondi alla scuola pubblica, ma si stornano contributi statali per milioni di euro a quella privata, che per non incorrere in spiacevoli vizi di costituzionalità (tipo l’Art.33 e l’Art.34), viene denominata “paritaria”. In compenso, si apre il finanziamento (lo school bonus) ai soggetti privati, che per il ‘disturbo’ verranno ampiamente risarciti con sgravi fiscali del 65% sul credito d’imposta. I “privati” finanzieranno i laboratori scolastici, l’acquisto di forniture didattiche, e presumibilmente la manutenzione degli immobili. Ed è fin troppo facile immaginare come tali “erogazioni liberali” saranno vincolate da impliciti condizionamenti, onde ottenere il finanziamento influenzando la conduzione scolastica. Così come già si può intuire come le contribuzioni saranno assolutamente selettive, a discapito degli The Principal - una classe violentaistituti scolastici più periferici, quelli meno ‘blasonati’; oppure inseriti all’interno di difficili realtà locali, che diverranno poco appetibili per il “mercato” e quindi trasformati in discariche sociali per studenti ‘difficili’ o famiglie disagiate, con redditi insufficienti per integrare l’iscrizione obbligatoria con un proprio “contributo volontario”, in aggiunta alla tassa di iscrizione che ogni istituto già applica a propria discrezione.
Ovviamente, al contrario del modello inglese, tutto il materiale concernente l’attività didattica, dai libri, ai quaderni, ai tablet (il cui acquisto è imposto a molti studenti dalla ‘direzione’, per sembrare più “moderni”), resterà a totale carico delle famiglie degli studenti.
Per rendere più digeribile l’immondo pastone, in puro stile democristiano, è prevista un’infornata di massa (sbandierata più a parole che nei fatti) di nuovi assunti, meglio se in concomitanza elettorale (ci sono le elezioni regionali e molti docenti precari sono campani), senza tenere in alcun conto graduatorie di anzianità, corsi di specializzazioni (le SSIS), e abilitati per concorso… sempre per quella storia della “meritocrazia”. Dopo il bastone, c’è sempre la carota Agnese Renzicaramellata, che fa della compravendita dei diritti un surrogato clientelare del consenso, nell’infame convinzione padronale che tutti abbiano un prezzo e che anche la dignità sia in vendita,
speculando sul bisogno sospeso delle persone e sulla loro disperazione. In compenso, si garantisce un posto fisso alla sora Agnese.

La scuola come impresa (in feroce concorrenza tra istituti), il preside come manager, la famiglia come cliente, e lo studente come lavoratore, giacché per gli utenti finali sono previsti “tirocini formativi” con un’impressionante monte ore lavorativo, da spendere (rigorosamente a gratis) nelle aziende (da cui dipenderanno i finanziamenti privati) ed in catena di montaggio. Con la scusa dell’avviamento al lavoro in età scolare, si reintroduce (obbligatoriamente) il lavoro minorile su un modello di sfruttamento paraservile che si pensava finalmente debellato.
ragazzine in fabbricaPerché la nuova scuola, più pessima che buona, si configura in realtà come un perverso esperimento di darwinismo sociale, volto alla formazione degli schiavi di domani, docilmente addestrati alla sottomissione (ed alla produzione industriale), dove la formazione culturale e l’educazione ad una cittadinanza piena e consapevole vengono considerati “anacronistici”, inutili, e soprattutto non complementari al “lavoro” (che per giunta non c’è). Non male per un paese che vanta impressionanti tassi di analfabetismo di ritorno. I genitori licenziati ed i figli in fabbrica.
LandscapeOvviamente il progetto passerà, meglio se con voto di fiducia, e nonostante la solita pantomima delle 50 sfumature di sì diluite nel grigiore inconcludente della minoranza piddì. “Perché ce lo chiede l’Europa” (sic naturaliter) e perché così vuole la deriva autoritaria di matrice neo-mercantilista, secondo l’irresistibile volontà dei suoi esecutori: i volenterosi carnefici del credo liberista.
ECCO-A-VOI-IL-NEOLIBERISMOUn cittadino che pensa è un cittadino che reagisce. Soprattutto, un cittadino consapevole, in possesso di tutti gli strumenti cognitivi per formarsi una libera opinione, è una minaccia costante al nuovo ordine che avanza. Per questo sono previste contromisure come la #buonascuola da condensare in un tweet.

Homepage

L’emancipazione della donna

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 7 marzo 2015 by Sendivogius

mimosa

«L’emancipazione, per la donna, dovrebbe rendere possibile il suo essere umano, nel senso più vero. Tale affermazione, per lei, è un’attività che brama e che vuole raggiungere; e tutte le barriere artificiali devono essere distrutte, per percorrere una strada che le consente una maggiore libertà, eliminando ogni traccia di secoli di sottomissione e schiavitù.
The Tree of lifeQuesto era l’obiettivo originario del movimento per l’emancipazione della donna. Ma i risultati finora ottenuti hanno isolato la donna e l’hanno derubata della sua sorgente della felicità, che è così essenziale per lei. La mera e superficiale emancipazione, ha fatto della donna moderna un essere artificiale che ricorda uno dei prodotti degli arboricoltori francesi con i loro alberi e arbusti arabescati, piramidali, con ruote e corone; nulla eccetto le forme che si vogliono raggiungere dall’espressione delle proprie qualità interiori. Tali piante – coltivate artificialmente – del sesso femminile si trovano in gran numero, soprattutto nella cosiddetta sfera intellettuale della nostra vita.
imagesLibertà e uguaglianza per la donna! Quali speranze e aspirazioni portano queste parole, risvegliando, al loro primo pronunciare, alcuni degli animi più nobili e più coraggiosi di quei giorni. Il sole in tutta la sua luce e gloria, sorge su di un nuovo mondo; in questo mondo, la donna doveva essere libera di dirigere il proprio destino, un obiettivo certamente degno del grande entusiasmo, coraggio, perseveranza e incessante sforzo della tremenda serie di pionieri quali uomini e donne che hanno puntato contro un mondo di pregiudizi e ignoranza.
Le mie speranze si spostano anche verso questo obiettivo, ma insisto sul fatto che l’emancipazione della donna, così come interpretato ed applicato in pratica oggigiorno, non abbia raggiunto il grande fine. Ora, la donna si dovrebbe confrontare con la necessità di emanciparsi dall’emancipazione, se lei desidera veramente di essere libera. Questo può sembrare un paradosso, ma è tuttavia veritiero.
Mother Earth Che cosa ha raggiunto lei con la sua emancipazione? Un uguale suffragio in alcuni stati. Questo ha depurato la nostra vita politica, come molti sostenitori ben intenzionati hanno previsto? Certo che no. Tra l’altro, è giunto il momento che le persone normali e col giudizio sano, cessino di parlare con toni scolastici della corruzione nella politica. La corruzione nella politica non ha nulla a che vedere con la morale o il lassismo dei costumi di varie personalità politiche. La sua causa è tutto un unico materiale. La politica è il riflesso del mondo degli affari e industriali, i quali motti sono: “il prendere mi da più gioia del dare”, “acquistare con imbroglio e vendere legalmente”, “una mano sporca lava l’altra.” Non c’è speranza che anche donna, con il suo diritto di voto, possa mai purificare la politica.
EmmaGoldmanL’emancipazione ha portato la donna all’uguaglianza economica con l’uomo; cioè, lei può scegliere la propria professione e commercio, ma il suo fisico, a causa della forza necessaria, non è allo stesso livello di competizione con l’uomo; lei è spesso costretta a usare tutta la sua energia, la sua vitalità e la tensione di ogni nervo al fine di raggiungere il valore di mercato. Pochissime riescono ad avere successo, perché è un fatto risaputo che le donne medico, avvocato, architetto e ingegnere non sono né rispettati, con la stessa fiducia data ad un uomo, né ricevono ad avere la stessa retribuzione. E quelle che raggiungono la seducente parità, generalmente lo fanno a scapito del loro benessere fisico e psichico. Per quanto riguarda la grande massa di ragazze e donne che lavorano, quanta autonomia è acquisita se vi è la ristrettezza e la mancanza di libertà in casa? E quanta autonomia viene scambiata per la ristrettezza e la mancanza di libertà nello stabilimento, nel negozio, nel magazzino o in ufficio? Inoltre viene posato l’onere su molte donne di prendersi cura di una “casa, dolce casa” fredda, triste, disordinata, poco invitante, dopo una giornata di duro lavoro.
Coventry (UK) 1917[…] La ristrettezza dell’attuale concezione di indipendenza ed emancipazione della donna; il terrore dell’amore per un uomo che non è un suo uguale sociale; la paura che l’amore le tolga la sua libertà e indipendenza; l’orrore che l’amore o la gioia della maternità le impediscono di svolgere la sua professione, creano una vestale obbligatoria nella donna moderna emancipata, la quale vita, con i suoi grandi e profondi dolori e gioie estasianti, non toccano o stringono la sua anima.
[…] Il più grande difetto dell’emancipazione di oggi risiede nella sua rigidità artificiale e nelle sue strette rispettabilità che producono un vuoto nell’anima della donna, che non la fanno bere dalla fonte della vita.
[…] Il diritto al voto, i diritti civili uguali, sono tutte richieste molto positive; ma la vera emancipazione non MotherEarthinizia nelle urne, e nemmeno nei tribunali. Si comincia dall’anima della donna. La storia ci dice che ogni classe oppressa, ha ottenuto la sua vera liberazione dai suoi padroni grazie alle proprie forze. E’ necessario che la donna impari la lezione, che lei si renda conto che la sua libertà arriva quando il suo potere raggiunge tale libertà. E’ molto importante per lei cominciare con la sua rigenerazione interna e liberarsi dal peso di pregiudizi, tradizioni e usanze. La domanda di vari diritti uguali in ogni vocazione nella vita, è giusto ed equo, ma, dopo tutto, il diritto più importante è il diritto di amare ed essere amati.
[…] Si dovrà fare a meno della nozione assurda del dualismo dei sessi, o che l’uomo e la donna rappresentano due mondi antagonisti.
Sex War by Petar Pismestrovic, Kleine Zeitung (Austria)La meschinità separa, l’ampiezza unisce. Cerchiamo di essere ampie e grandi di mentalità. Cerchiamo di non trascurare le cose importanti, a causa della massa di sciocchezze che dobbiamo affrontare. Una vera concezione del rapporto tra i sessi non ammette conquistatori e conquistati; ammette solo una grande cosa: essere se stessi, senza limiti, al fine di essere più ricchi, più profondi e migliori

Emma Goldman Emma Goldman
La tragedia dell’emancipazione della donna
 (Marzo 1906)

Homepage

La Tirannide della Maggioranza

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 luglio 2014 by Sendivogius

Alexis de Tocqueville«Cos’è, infatti, una maggioranza presa collettivamente, se non un individuo che ha opinioni e più spesso interessi contrari a quelli di un altro individuo che si chiama minoranza? Ora, se ammettete che un uomo, investito di un potere assoluto, può abusarne contro i suoi avversari, perché non ammettete la stessa cosa per una maggioranza? Gli uomini, riunendosi, hanno forse cambiato carattere? Diventando più forti, sono forse diventati più pazienti di fronte agli ostacoli? Per parte mia, non posso crederlo; e un potere onnipotente, che io rifiuto a uno solo dei miei simili, non l’accorderei mai a parecchi.
Non è che, per conservare la libertà, io creda che si possano mescolare insieme diversi principi in uno stesso governo, in modo da opporli realmente uno all’altro.
Il governo che si chiama misto mi è sempre parso una chimera. A dire il vero, governo misto (nel senso che si dà a questa parola) non esiste, perché, in ogni società, si finisce sempre per scoprire un principio d’azione che domina tutti gli altri.
[…] Ritengo, dunque, che bisogna sempre porre da qualche parte un potere sociale superiore a tutti gli altri; ma credo che la libertà sia in pericolo, quando questo potere non trova davanti a sé nessun ostacolo capace di rallentare il suo cammino e di dargli il tempo di moderarsi.
L’onnipotenza è in sé cosa cattiva e pericolosa. Il suo esercizio mi sembra al di sopra delle forze dell’uomo, chiunque egli sia; ….Non vi è, dunque, sulla terra autorità tanto rispettabile in sé stessa, o rivestita di un diritto tanto sacro, che io vorrei lasciar agire senza controllo e dominare senza ostacoli. Quando vedo accordare il diritto e la facoltà di far tutto a una qualsiasi potenza, si chiami essa popolo o Re, democrazia o aristocrazia, sia che lo si eserciti in una monarchia o in una repubblica, io affermo che là è il germe della tirannide.
[…] Quando negli Stati Uniti, un uomo o un partito subisce un’ingiustizia, a chi volete che si rivolga? All’opinione pubblica? È essa che forma la maggioranza e la serve come uno strumento passivo; alla forza pubblica? La forza pubblica non è altro che la maggioranza sotto le armi; alla giuria? La giuria è la maggioranza investita del diritto di pronunciare sentenze: i giudici stessi, in certi Stati, sono eletti dalla maggioranza. Per iniqua o irragionevole che sia la misura che vi colpisce, è necessario che vi sottomettiate.
[…] In America, la maggioranza traccia un cerchio formidabile intorno al pensiero. Nell’ambito di questi limiti, lo scrittore è libero; ma guai a lui se osa uscirne. Non ha da temere un auto-da-fé, ma è esposto ad avversioni di ogni genere e a persecuzioni quotidiane. La carriera politica gli è chiusa: ha offeso la sola potenza che abbia la facoltà di aprirgliela. Gli si rifiuta tutto, perfino la gloria. Prima di rendere pubbliche le sue opinioni, credeva di avere dei partigiani; gli sembra di non averne più, ora che si è fatto conoscere da tutti; poiché coloro che lo biasimano si esprimono ad alta voce e coloro che pensano come lui, senza avere il suo coraggio, tacciono e si allontanano. Egli allora cede, si piega sotto lo sforzo quotidiano e rientra nel silenzio, come se provasse rimorsi di aver detto il vero.
Catene e carnefici sono gli strumenti grossolani che la tirannide usava un tempo; ma ai nostri giorni la civiltà ha perfezionato perfino il dispotismo, che pure sembrava non avesse più nulla da imparare.
I principi avevano, per così dire, materializzato la violenza; le repubbliche democratiche dei nostri giorni l’hanno resa del tutto spirituale, come la volontà umana, che essa vuole costringere. Sotto il governo assoluto di uno solo, il dispotismo, per arrivare all’anima, colpiva grossolanamente il corpo; e l’anima, sfuggendo a quei colpi, s’elevava gloriosa al di sopra di esso; ma nelle repubbliche democratiche, la tirannide non procede affatto in questo modo: essa trascura il corpo e va dritta all’anima. Il padrone non dice più: tu penserai come me o morirai; dice: sei libero di non pensare come me; la tua vita, i tuoi beni, tutto ti resta; ma da questo giorno tu sei uno straniero tra noi. Conserverai i tuoi privilegi di cittadinanza, ma essi diverranno inutili, poiché, se tu ambisci l’elezione da parte dei tuoi concittadini, essi fingeranno anche di rifiutartela.
[…] Tale forma particolare di tirannia, chiamata dispotismo democratico e di cui il Medio Evo non aveva idea, è già loro familiare. Non più gerarchie della società, non più classi distinte, non più ranghi stabiliti; ma un popolo composto di individui quasi simili e interamente eguali. Questa massa confusa è riconosciuta per solo legittimo sovrano, ma accuratamente privata di tutte le facoltà che potrebbero permetterle di dirigere o anche di sorvegliare essa stessa il proprio governo.
[…] Per me, quando sento la mano del potere appesantirsi sulla mia fronte, poco m’importa di sapere chi mi opprime, e non sono maggiormente disposto a infilare la testa sotto il giogo solo perché un milione di braccia me lo porge.
Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.
Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri.
Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l’ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo.
[…] E’ facile essere eguali nella servitù, più difficile, ma necessario, essere liberi nell’eguaglianza.»

  Alexis de Tocqueville
  “La democrazia in America”
  UTET, 2007.

Homepage

(59) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 febbraio 2014 by Sendivogius

The man with the iron fists (1)

Classifica GENNAIO 2014″

Dati gli ultimi sviluppi, ci sentiamo in dovere di scusarci con gli affezionatissimi Lettori, sciogliendo la riserva circa l’annoso dubbio che per troppo tempo ci ha tormentato…
A lungo ci siamo infatti chiesti se il cosiddetto “MoVimento 5 Stelle” del sedicente comico Beppe Grillo, fosse più prossimo al fascismo oppure al nazismo. E sappiamo che ciò ha irritato più di qualcuno tra coloro che con somma pazienza continuano ad onorarci della loro attenzione.
Oggi, con assoluta certezza, possiamo dire che il M5S è quanto di più vicino al nazismo ci possa essere in Europa. La parabola fascistoide, dagli esordi sansepolcristi al ducismo esasperato del “capo politico”, è bella che superata per declinare in qualcosa di altro e di peggio.
Nonno Benito, a modo suo, aveva un senso della misura totalmente sconosciuto agli scatenati balilla a cinque stelle, che hanno scambiato il Parlamento della Repubblica per la loro personale sala giochi.

«Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non ci abbandona dopo la vittoria. Con 300 mila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo. Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto

  Benito Mussolini
(16/11/1922)

nazi-frocetti Questi di limiti invece non ne conoscono alcuno, immersi come sono nel loro fanatismo iconoclasta; pervasi da un furore nichilista che rasenta la psicopatologia di massa, in un clima di scontro permanente che assomiglia sempre più agli spettri della “guerra civile”. Guerra sempre più evocata e annunciata nelle loro iperboli bellicistiche, con un capo politico che incita al linciaggio digitale; agita liste di proscrizione per l’insulto libero di maschi biliosi, obnubilati dalle loro perversioni sessuali represse, che raggiungono l’apice dell’infamia quando il bersaglio è donna. E lo fanno attraverso una violenza sotterranea, che si autoalimenta di suggestioni necrofile e frustrazioni sessiste, livori incontrollati e odio settario, minacce in stile para-mafioso e allusioni da gergo neo-brigatista.
Dopo la presidente Laura Boldrini, rea di non cedere alle intimidazioni ed alle insolenze di queste masnada scatenata di picchiatori virtuali, alla lista si aggiungono il critico d’arte Philippe Daverio e il giornalista Corrado Augias, che con un editoriale magistrale mette a nudo tutta la miseria umana e intellettuale di simile feccia.
Il rogo del libroDallo squadrismo al rogo dei libri, la mutazione è completa.
Convinti come sono di fare la riVoluzione, essi sono “oltre”: proiettati oltre la normale convivenza civile, oltre le più elementari norme di civiltà, oltre le regole del Diritto. Sono oltre la stessa Democrazia, che dicono di voler difendere ma della quale fanno scempio costante, nello stravolgimento compiaciuto delle forme istituzionali, nella provocazione reiterata e l’insulto più becero, in una continua demistificazione dei fatti e delle opinioni, secondo i meccanismi consolidati della dissonanza cognitiva. L’abbiamo già detto: per spiegare i meccanismi del M5S bisogna ricorrere alla psicologia clinica.
Null’altro sembra scaturire fuori da questa fabbrica a ciclo continuo di odio e letame; da questo prolungamento intestinale del Vate® che volle farsi duce: il vigliacco matricolato che prima aizza le sue mute di cani rabbiosi e poi finge con somma ipocrisia di moderarne gli istinti, che lui stesso ha provveduto a scatenare nella loro espressione più bassa e selvaggia.
È la versione minimalista del bastone e della carota, con quest’ultima sostituita dai cucchiaini di un Alessandro Di Battista, in arte “Dibba”: il neo-delfino del Capo politico, il volto belloccio dell’Ufficio Propaganda del moVimento da esibire in pubblico, mentre discetta di “libertà” e “democrazia” delle quali con ogni evidenza ignora persino le basi. Sull’argomento, il “Dibba” da Civita Castellana potrebbe farsi istruire da papà Vittorio, che in materia è un vero esperto… Tanto per ricordare l’alveo culturale e politico da cui provengono questi personaggi, selezionati non a caso.
In tempi lontani, Herman Rausching, conservatore tedesco ed esponente di punta del partito nazionalpopolare, che in un primo tempo aderì al nazismo per allontanarsene disgustato, parlò di “rivoluzione del nichilismo” per descrivere il fenomeno e prendere la via dell’esilio:

Herman Rauschning«In Germania non si è compreso che la teoria politica moderna dell’azione diretta è strettamente connessa con la filosofia della violenza. Smend, docente di diritto all’università di Berlino, si limita in sostanza a constatare che nelle democrazie odierne le masse abbisognano di forme di vita elementari, plebiscitarie, istintive, in ogni caso immediate…. Questo principio formale è quello che ispira al nazionalsocialismo i suoi solenni e pubblici riti. I plebisciti e le azioni delle sue formazioni. Il nazionalsocialismo si conforma all’idea di Sorel che vuole che l’individuo partecipi anch’egli direttamente e personalmente alla vita politica. È questo un metodo tendente ad allargare la base della politica, ad attivare la massa in apparenza, mentre in realtà la sottrae ad ogni esercizio politico.
[…] L’atteggiamento antintellettualistico e antirazionalistico del dinamismo non è casuale, ma è l’espressione necessaria di una totale assenza di norme.
[…] A prima vista, si sarebbe portati a vedere nel partito nazista di massa nient’altro che un simile evoluzione, accompagnata dal degenerare di una dottrina politica a ideologia demagogica, destinata ancora unicamente alla massa. Il principio del “capo” e dei seguaci sopprime ogni possibilità di costruire uno Stato. Là dove questo principio presiede alla formazione della volontà politica, non è più possibile uno Stato nell’accezione tradizionale del termine, e lo stesso si può dire per l’ordinamento sociale.»

  La Rivoluzione del Nichilismo
Herman Rauschning
Mondadori (Milano, 1947)

Ed ora passiamo pure alla nostra consueta rubrica, tanto per non perdere di vista il resto del cucuzzaro…

  Hit Parade del mese:

01. NEVRASTENIA DEMOCRATICA

[12 Gen.] «Facile individuare i mandanti morali delle molotov: ad esempio quegli artisti che sventolano le bandiere contro la Tav, Fiorella Mannoia, Caparezza. Non sanno di che parlano. Non sanno un cazzo, non sanno niente!»
  (Stefano Esposito, il Nevrastenico)

02 - Giovanardi02. PIAGHE BIBLICHE

[22 Gen.] «L’alluvione di Modena è tutta colpa delle nutrie!»
  (Carlo Giovanardi, caso clinico)

03 Biancofiore03. EREZIONI

[21 Gen.] «Dudù, da buon uomo di quella famiglia, visto che la mia cagnetta Puggy era in calore, voleva accoppiarsi. Non so se c’è riuscito, lo vedremo tra qualche mese. Non credo ce l’abbia fatta. Ma è la natura. Davanti a me non c’è riuscito, ci ha provato, Puggy è femmina e pure figa. Questo vuol dire che Dudù non è assolutamente gay, e urca se è dotato, l’ho visto in erezione!»
  (Michela Biancofiore, l’Inconfondibile)

04 Sorial04. Squadristi a Cinque Stelle: BOCCHE APERTE

[28 Gen.] «Potremmo dire che il boia Napolitano sta avallando queste azioni nei confronti dell’opposizione, per cucirci la bocca, per tagliarci le teste.»
  (Giorgio Sorial, Cammellone egizio)

04b Tofalo04.bis Squadristi a Cinque Stelle: BOIA CHI MOLLA!

[29 Gen.] « Boia chi molla, presidente Boldrini, boia chi molla! E noi non molleremo!»
  (Angelo Tofalo, il Resistente)

05 De rosa05. IL BUCO…

[30 Gen.] « Voi donne del PD siete qui perché siete brave solo a fare i pompini!»
  (Massimo Felice De Rosa, lo Specialista)

05b De Rosa04.bis …E LA TOPPA!

[31 Gen.] «Mi riferivo a tutti: ho detto che qua dentro sono entrati solo perché conoscevano qualcuno di importante o avevano fatto qualche favore sessuale»
  (Massimo Felice De Rosa, Blowjob Specialist)

dibba05. PENSIERI SUBLIMINALI

[25 Gen.] «L’immoralità è come il letame, si deve trattare con la pala, non con il cucchiaino d’argento. Se entri in in quel Palazzo e tu ti mischi a loro e ti ungi un dito, ti ungi tutta la mano.»
  (Alessandro Di Battista, l’Untore)

dibba 205.bis CANDIDATURE PROMOZIONALI

[31 Gen.] «Sarei in grado di fare il Presidente del Consiglio»
  (Alessandro Di Battista, lo Statista)

razzi06. RAZZI VOSTRI: la Corea democratica di Kim Jong-Un

[06 Gen.] «Kim Son Un (!?!) è un moderato. Sembra un dittatore, ma è un moderato; lui sta cercando di portare un po’ di democrazia in Corea del Nord. E siccome lo zio voleva fare un complotto, il nipote ha fatto magnare lo zio dai cani! Io non lo vedo come un dittatore, ma come un vecchio democristiano, un politico bravo. Io in Corea del Nord mi sono sempre trovato benissimo, e non ho visto nessuna bomba atomica»
  (Antonio Razzi, Eredità Dipietrista)

razzi 206.bis RAZZI VOSTRI: Lavoriamo per noi

[23 Gen.] «Eliminare il Senato? Sapete, quando uno è qui che lavora per il bene degli italiani, lasciare a metà dispiace… noi siamo anziani, e i saggi sono importanti. Controlleremmo il lavoro dei deputati che sono spesso giovani, inesperti, nemmeno conoscono la Costituzione. Vabbè, quella non la conosco nemmeno io!»
(Antonio Razzi, il Saggio)

razzi 306.ter RAZZI VOSTRI: Ricollocamenti

[26 Gen.] «Io per passare con Berlusconi non ho avuto niente, magari avessi ricevuto dei soldi! Sapevo che Di Pietro non mi candidava più, io ero morto. E allora se tutti pensavano ai cazzi suoi, famme pensa’ un po’ ai cazzi miei no!»
  (Antonio Razzi, Super-Squallor)

santelli07. ALLE FALDE DEL KILIMANGIARO…

[15 Gen.] «I neri hanno la fortuna di non doversi truccare, e quindi sono più fortunati di noi.»
  (Jole Santelli, la Bella della politica)

ganja08. CANNE AL VENTO

[29 Gen.] «Dalla legalizzazione della cannabis possono arrivare otto miliardi di euro per lo Stato. Ma mi trovo nella zona fumatori della Camera, nel rispetto della legge.»
  (Daniele Farina, Ganja-man)

Stalin09. CRONACHE MARXIANE

[18 Gen.] «C’è bisogno di cambiare il sistema. Noi proponiamo di uscire dall’Unione Europea, di nazionalizzare le banche ed espropriare le grandi imprese.
Noi siamo per il ritorno dell’ideologia, in continuità con la Rivoluzione d’Ottobre. E con l’Unione Sovietica, dove il socialismo è fallito solo dopo l’avvento di Krusciov (…) lo stalinismo fa parte del nostro patrimonio, ma noi siamo marxisti-leninisti»
  (Marco Rizzo, il Marxiano)

Remigio Ceroni10. ANNULLAMENTI

[18 Gen.] «Chiedo l’annullamento delle multe per ragioni legate alla carica istituzionale rivestita.
Per via del ruolo che ricopro macino tantissima strada, talvolta mi capita di accompagnare politici di fama nazionale che con gli autisti sfrecciano, superando i limiti. Io, che li devo seguire, prendo le multe.»
  (Remigio Ceroni, il Multato)

Homepage

La Fine delle Libertà

Posted in Masters of Universe, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 ottobre 2013 by Sendivogius

YES WE SCAN

L’illusione unipolare, che ad un certo punto della storia recente cominciò a solleticare le menti di quello che già il presidente e generale Dwight Eisenhower chiamava complesso militare-industriale, ha costituito l’archetipo ideologico di ciò che nelle pretese dei suoi visionari ostensori avrebbe dovuto essere il Secolo Americano.
Per lungo tempo, è stata l’ossessione dei neocon statunitensi destinata a infrangersi nella fallimentare esperienza delle guerre bushiane con tutte le loro nefaste ripercussioni.
La ‘scoperta’ di un gigantesco network di intercettazioni illegali, trafugamento informazioni, e spionaggio politico-industriale, messo in piedi dalla NSA ai danni dei maggiori partner e “alleati” con la scusa della lotta globale al terrorismo, il cosiddetto scandalo Datagate, è soltanto l’ennesimo strascico velenoso di una visione imperiale che, nonostante gli strepiti dei governi europei, rimarrà ovviamente senza conseguenze, al di là delle manfrine concilianti di O’Banana.
Prova ne è l’imbarazzato silenzio e la pusillanime ipocrisia con la quale fu velocemente liquidata la denuncia di Edward Snowden, l’ex analista della CIA braccato come un animale in fuga e costretto all’esilio (come Julian Assange prima di lui) dopo aver svelato con largo anticipo il vergognoso segreto di Pulcinella, per troppo amore della Libertà.
edward-snowden-interviewIl caso del soldato Bradley Manning, seppellito vivo in una prigione militare dopo un processo farsa, per aver rivelato al mondo i crimini di guerra perpetrati dallo USArmy, è deterrente alquanto evocativo su come la “patria della democrazia” affronti il dissenso interno e la tutela dei diritti umani.
Bradley Manning prima e dopo la detenzioneOltre un decennio prima, il provocatorio Gore Vidal, con la carica caustica che contraddistingueva la sua penna al curaro, fu tra i primi a parlare di fine delle libertà, criticando lo stravolgimento progressivo dei fondamenti costituzionali, sempre più disattesi in nome del moloch cannibale della “sicurezza nazionale”. Vidal punta il dito contro la scusa di comodo, dietro la quale si cela l’involuzione della democrazia USA verso forme sempre più autoritarie e paranoiche, individuando l’origine giuridica della piaga:

La fine della liberà «Lo spaventoso danno fisico che Osama bin Laden e compagnia ci hanno provocato, durante il Martedì del Terrore, non è nulla rispetto al doppio colpo da KO inflitto alle nostre libertà in via d’estinzione: l’Anti-Terrorism Act del 1991 e la recente richiesta al Congresso di poteri speciali supplementari. Per esempio, quello di eseguire intercettazioni telefoniche senza mandato giudiziario, oppure quello di deportare residenti legittimi e permanenti…. senza rispettare le procedure di legge e così via.
[…] In conclusione, il danno fisico che Osama ed i suoi amici possono infliggerci – per terribile che sia stato fino ad oggi – è niente in confronto a ciò che stanno facendo alle nostre libertà. Una volta alienato, un “diritto inalienabile” può essere perso per sempre, nel qual caso non saremmo più, neanche lontanamente, l’ultima e migliore speranza della terra ma solo uno squallido stato imperiale in cui i cittadini vengono tenuti a bada dalle squadre SWAT e il cui stile di morte, non di vita, viene imitato da tutti.
Dal V-J del 1945 (la Victory on Japan e fine della seconda guerra mondiale) siamo stati impegnati in quella che Charles A. Beard ha definito una “guerra perpetua per la pace perpetua”. Occasionalmente, ho fatto riferimento al nostro club “Il Nemico del mese”: ogni mese c’è un nuovo orribile nemico da attaccare prima che ci distrugga. […] In queste svariate centinaia di guerre contro il comunismo, il terrorismo, il narcotraffico, e a volte contro niente di speciale, siamo sempre stati noi a sferrare il primo colpo

 Gore Vidal
 La fine della libertà.
 Verso un nuovo totalitarismo?
 Fazi Editore (Roma, 2001)

Esaurita la finta indignazione di circostanza, sul “Datagate” calerà un provvidenziale oblio. Non ci saranno ripercussioni sulla prossima stipula del Trattato di libero scambio tra USA ed UE, ovvero la versione aggiornata su variante europea del famigerato NAFTA:

«Il NAFTA stabilisce l’immediata eliminazione dei dazi doganali su metà dei prodotti statunitensi diretti verso Messico e Canada, più la graduale eliminazione di altri diritti doganali durante un successivo periodo di quindici anni.
Il NAFTA prevede inoltre l’abolizione delle restrizioni su molte categorie di prodotti, inclusi motoveicoli, componenti auto, computer e componentistica hi-tech, forniture tessili, agricoltura. Pur proteggendo (per brevissimo tempo) brevetti, diritti di autore e marchi di fabbrica, il NAFTA cancella anche qualsiasi restrizione ai flussi di investimenti tra i tre paesi del continente nord-americano. Il NAFTA diventa quindi un’ulteriore spinta verso una DEREGULATION SELVAGGIA.
[…] Il trend cominciato con il NAFTA è destinato ad allargarsi, espandersi, dilatarsi ben oltre il NAFTA. È destinato a diventare un mega-trend, ciò che oggi chiamiamo GLOBALIZZAZIONE.
Cardine della globalizzazione resta lo outsourcing, appalto esterno, realizzato in prima istanza (produzione) nelle maquiladoras, in istanze successive (logistica) anche per i servizi. A che scopo stipendiare e assicurare un operaio di catena di montaggio a Joliet, Illinois, USA, oppure una centralinista telefonica a Porto di Potenza Picena, Marche, itaGLia, quando – per un decimo, un ventesimo di quei costi – si possono ottenere gli stessi servizi da un ragazzino di quattordici anni di Guadalajara, Mexico, o da una ragazzetta di diciassette anni di Shanghai, Cina?
The Golan Maquiladoras e outsourcing sono lo tsunami dei marchi Made-in-China, Made-in-Malaysia, Made-in-Vietnam, Made-in-Pakistan, Made-in-Wherever. E sono al tempo stesso la pietra tombale di quel marchio di cui tutti andavano tanto orgogliosi: Made-in-the-USA.
Con Schengen e il NAFTA prima, con la globalizzazione poi, l’antico sogno imperial-coloniale di Adam Smith torna così a realizzarsi appieno: materie prime e manodopera a costo quasi zero, niente assicurazioni, niente pensioni, possibilità di licenziare in qualsiasi momento, nessun ostacolo a chiudere bottega dal giorno alla notte, meno di nessun ostacolo per ricominciare daccapo in qualsiasi altra fetida, disperata cloaca del sud del mondo. Alla peggio, bisognerà mettere sul libro paga qualche dittatore-tagliagola in più e riempire di carcasse di morti di fame qualche fossa comune in più

 Alan D. Altieri
AmeriKa dämmerung?
(01/05/08)

Roman_Legion_Carpe_DiemC’è un procedente storico a questa inclinazione sempre più neo-imperiale della politica USA: la Respublica romana e l’istituzione degli stati clientes.
In questo, la piaggeria compiacente del Governo Letta e le minimizzazioni oltre i limiti della sudditanza di Emma Bonino, ministro degli esteri, che a scandalo ancora in corso esclude ogni intercettazione e abuso ai danni delle Istituzioni italiane, rivela l’irrilevanza di un intero Paese. L’esecutivo si prepara ad archiviare frettolosamente l’intera faccenda, non perdendo l’occasione per prodigarsi in atti formali di sottomissione, come si conviene al governo fantoccio di una provincia marginale di un impero in disfacimento.

Homepage

NECROLOGI

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 ottobre 2013 by Sendivogius

darth-vader-ravenCos’hanno in comune la morte di Erich Priebke, l’ennesima strage di migranti eritrei nel Canale di Sicilia, ed il cinquantesimo anniversario del disastro del Vajont?
Alla luce degli eventi presenti, è curioso notare come le tematiche interessate siano passate a loro tempo sotto la lente deformata del “grande” Indro Montanelli, eletto a modello imperituro dell’informazione senza macchia e senza paura; per antonomasia, il Giornalista dalla schiena dritta: impresa quanto mai facile, quando per tutta la vita si è sempre stati schierati ad oltranza, dalla parte del potere dominante in Italia (il regime fascista prima e l’immanenza democristiana poi).
E sarebbe stato altrettanto curioso scoprire quali altri distillati di saggezza avrebbero potuto essere attinti dalla penna ispirata del vecchio trombone reazionario, qualora fosse stato ancora in vita…
Erich Priebke Per Montanelli, il Processo di Priebke costituiva una vergogna della giustizia italiana. Con il glaciale ufficiale delle SS, in servizio presso la Gestapo, il gran millantatore del giornalismo italiano (quello onnipresente ad ogni evento del XX secolo; ci mancava solo che non fosse giù presente sulla Luna al momento dello sbarco di Armstrong!) si sente unito dalla comunanza d’armi ed il senso della giustizia:

Qualunque cosa faccia e dovunque vada, si ricordi che anche tra noi italiani ci sono degli uomini che pensano giusto, che vedono giusto, e che non hanno paura di dirlo anche quando coloro che pensano e vedono ingiusto sono padroni della piazza.
Auguri Signor Capitano!
 (Luglio 1997)

Con uno dei principali boia della Fosse Ardeatine (peraltro mai pentito), l’audace Montanelli, quello che ha sempre scelto la parte giusta (la sua) e la libertà di giudizio, condivide senza ombra di dubbio l’ipocrita dottrina dell’obbedienza debita (e cieca) agli ordini superiori, che ogni bravo nazista esegue e mai discute. E la dice lunga sui trascorsi militari dell’inflessibile Cilindro, che in concreto è stato ufficiale volontario durante l’invasione dell’Etiopia e comandante del XX Battaglione di ascari eritrei.
ASCARIIl tenente Montanelli ha 27 anni; è ormai un uomo bello che fatto e la guerra coloniale non fa altro che eccitare la sua passione per i reportage. A proposito degli Eritrei e gli africani, il nostro scrive:

«Ci sono due razzismi: uno europeo – e questo lo lasciamo in monopolio ai capelbiondi d’oltralpe – e uno africano. E questo è un catechismo che, se non lo sappiamo, bisogna affrettarsi a impararlo e ad adottarlo. Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà. […] Niente indulgenze e niente amorazzi

 Indro Montanelli
“Dentro la guerra”
Civiltà Fascista (Gennaio 1936)

Cosa che non impedirà all’inflessibile tenentino di comprarsi anche lui la sua bella madamina eritrea, ovvero una schiava bambina ad uso sessuale.
Bando della RSIDopo l’armistizio dell’8 Settembre, come tanti altri ufficiali galantuomini della medesima schiatta, il coraggiosissimo Indro s’imbosca. Scoperto e arrestato a Milano, tra tutti i suoi 26 compagni di prigionia a Gallarate è l’unico a scampare alla fucilazione. Il miracolo si ripete nel carcere di S.Vittore. C’è da chiedersi se non porti sfiga agli altri prigionieri (o altro…); finché non viene aiutato dall’OVRA, la polizia politica fascista (!), a scappare in Svizzera.
Ad imperitura memoria del fondamentale contributo resistenziale di Montanelli, il nostro eroe chiosa con vibrante ardimento:

Dopo l’8 settembre ho avuto più volte la tentazione di arruolarmi nelle bande, ma vi ho sempre rinunziato: vorrei combattere come soldato; ma, non potendolo, rinunzio a combattervi come bandito.”

E questo la dice lunga su quale sia la visione di Montanelli, riguardo alla Resistenza antifascista.
Montanelli Il fatto di non aver combattuto come soldato, né come “bandito”, non impedisce al nostro eroe di sputare fango e fiele contro chi invece a combattere ci è andato eccome…
Infatti, dopo la guerra, non perderà occasione per dispensare balle sulla Resistenza romana, diffondendo la fortunata favoletta (amatissima da tutti i nazifascisti!) secondo cui la strage delle Fosse Ardeatine non ci sarebbe mai stata se i gappisti dell’attacco a Via Rasella si fossero consegnati alle SS. E proverbiali rimangono i suoi infamanti attacchi al comandante partigiano Rosario Bentivegna.
In compenso, leverà le sue arringhe a difesa di Erich Priebke, scrivendo letterine private al suo nuovo amichetto e solidarizzando col criminale nazista.

Per le sue intemerate, il Grande Indro si avvarrà spesso e volentieri di quel faro delle libertà civili e delle garanzie democratiche che è Il Giornale, del quale è stato fondatore e direttore, dopo essere passato per l’ultragovernativo “Corriere della Sera”.

Disastro del VajontTina Merlin E proprio dalle pagine della “Domenica del Corriere” non mancherà nel 1963 di intervenire sulla catastrofe del Vajont, non certo per denunciare le inadempienze della SADE (con le relative responsabilità del potere democristiano dell’epoca) che culminarono nella strage, ma per attaccare personalmente la tenace e bravissima Tina Merlin (donna, ex staffetta partigiana, e giornalista de l’Unità) che quegli scandali aveva scoperchiato per tempo e invano. Montanelli non perderà occasione per puntare il dito sui veri responsabili ed esibirsi nel suo ennesimo contorcimento di viscerale anticomunismo, sempre utile per tutte le occasioni:

“..qui vengono gli sciacalli che il partito comunista ha sguinzagliato, dei mestatori, dei fomentatori di odio. E sono costoro che additiamo al disgusto, all’abominio, e al disprezzo di tutti i galantuomini italiani.”

Anni dopo, a chi gli farà notare l’ingenerosità gratuita delle sue feroci invettive, Montanelli preciserà, salvo ribadire intatti i suoi convincimenti di allora:

Quando, poche ore dopo la catastrofe – la più rovinosa, fra quelle naturali, che abbia colpito in questo secolo l’Italia dopo il terremoto di Messina – giunsi sul posto, io non sapevo nulla delle sue cause, né della diga né di chi l’avesse costruita.
 Corriere della Sera
 (06/12/1998)

Epperò il “galantuomo italiano” parla, sentendosi quanto mai legittimato a sputare veleno e sentenze!
Del resto è uno che per quasi venti anni ha lavorato pagato a sua insaputa da Silvio Berlusconi

«La gente forse non ci crede quando dico che Silvio Berlusconi è il miglior padrone che potessi desiderare di avere. Sa perché? Perché ha capito immediatamente che non poteva darmi ordini. E non l’ha fatto.»

(Indro Montanelli intervistato da G.Ferrari nel 1990)

Montanelli costituisce a tutt’oggi il miglior esempio di libero giornalismo italiano d’opinione.
Non ne avevamo dubbi!

Homepage