Archivio per Leonardo Sciascia

Il Buonpensante

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 novembre 2015 by Sendivogius

Vitruvian-Fat-Man

Se la strage di Bomako è già passata in quarta di copertina (l’Africa è nell’immaginario comune un luogo lontano e indefinito), l’ecatombe parigina è ancora troppo fresca da dimenticare come tutte le altre che l’hanno preceduta. E questo implica tutta una serie di riflessioni che, tanto per non smentirsi, nel cincischiante cicaleccio italico si riducono in massima parte alle interpretazioni semantiche della parola “guerra” ed ai corollari pratici della sua (non) applicazione. Al contempo, negli angusti salottini di certa Intelligencija progressista, al chiuso della propria auto-referenzialità parolaia, ci si rassicura a vicenda raccontandosi la favoletta zuccherosa di un mondo buono, nella costante negazione di un problema oggettivo.

Benvenuto in SveziaFrom Syria to Sweden with Love ♥…
“Ribelle moderato” (ma non troppo) dell’Esercito Siriano Libero
ed il suo gemello profugo a Stoccolma
(foto o montaggio?)

Infatti, dinanzi alle implicazioni di una realtà sgradevole, è molto meglio sdilinquirsi in vuoti esercizi di stile, all’insegna del più rigoroso “politicamente corretto”, dimenticando però che alla base di ogni integrazione vi è la reciprocità nel rispetto; senza il quale ogni doveroso “dialogo interculturale” viene inesorabilmente a mancare in assenza di interlocutori. Perché gli scambi non funzionano mai a senso unico. Solitamente, l’inconveniente segna l’avvento di una nuova tipologia di cretino molto più insidioso dei suoi omologhi destrorsi perché di maggiori pretese e che, per dirla con le parole di Leonardo Sciascia, scambia la difficoltà per profondità…

«Intorno al 1963 si è verificato in Italia un evento insospettabile e forse ancora, se non da pochi, sospettato. Nasceva e cominciava ad ascendere il cretino di sinistra; ma mimetizzato nel discorso intelligente, nel discorso problematico e capillare. Si credeva che i cretini nascessero soltanto a destra, e perciò l’evento non ha trovato registrazione. Tra non molto, forse, saremo costretti a celebrarne l’Epifania

Leonardo Sciascia
“Nero su nero”
Adelphi, 1991

In tempi più recenti, sulla questione s’è cimentato anche un grande giornalista (di sinistra) come Edmondo Berselli, perché tutti prima o poi ci dobbiamo confrontare con l’imbecillità applicata alla politica, nella drammatica indistinguibilità delle due componenti, per forme sempre nuove di cretinismo

«L’imbecillità, si noti, non è di destra né di sinistra. Vale per gli imbecilli ciò che scriveva il grande storico Carlo M. Cipolla nel suo intramontabile saggio intitolato “Le leggi fondamentali della stupidità umana”: ovvero che gli stupidi si distribuiscono in modo uniforme in tutta la società, senza distinzioni di titolo scolastico, di professione, o di reddito. Quindi anche l’imbecille si distribuisce equamente di qua e di là. Magari quelli di destra sono un po’ più determinati e sbrigativi ma, se è per questo, quelli di sinistra sono assai più convinti delle proprie idee e, soprattutto, vorrebbero pure convincerti della superiore civiltà e del rigore morale dell’imbecille progressista

Edmondo BerselliEdmondo Berselli
Sinistrati. Storia sentimentale di una catastrofe politica
Mondadori, 2008

Se chiamato a fornire una qualche risposta concreta, qualora venga messo di fronte ad un quesito esplicito, il cretino di sinistra si soffermerà su un’estenuante ‘risalenza’ delle cause e, seguendo quella che il sociologo torinese Luca Ricolfi chiama “preferenza degli schemi secondari”, rimanderà l’origine dei fenomeni sociali a ragioni lontane, possibilmente affogate in un magma convulso di infinite variabili, culminando sempre nella relativizzazione degli effetti presenti per assunzione a priori di colpe pregresse.
GuiltycolpevoleTanto più gli risulterà oscura la soluzione tanto più si aggroviglierà in una serie di contorcimenti intellettuali, nell’imperscrutabilità di pensiero. In gergo pratico, si chiamano pippe mentali e nelle loro prestazioni più estreme costituiscono un pretenzioso surrogato della pornografia:

Valentina_Nappi_Popsophia«Il punto, occorre ripeterlo, non è empirico-fattuale, ma logico-metodologico. Si potrebbe parlare di ‘fallacie logico-metodologiche delle ideologie identitarie’, in quanto ricorrono sistematicamente – e in maniera essenziale – in visioni del mondo di tal sorta. Gli schemi tipici di tali fallacie evidenziano un uso improprio, con valore ontologico/assiologico/normativo/teleologico (e talvolta escatologico), di inferenze non deduttive proprie della logica della scoperta, quali l’induzione, l’analogia, l’abduzione, la generalizzazione. Un uso improprio che conduce a conclusioni del tipo ‘i cavalli corrono’, ‘correre attiene all’essenza del cavallo’, ‘correre è nella natura del cavallo’, ‘la finalità naturale di un cavallo è correre’, ‘il bene di un cavallo è correre’, ‘la realizzazione di un cavallo è correre’, ‘i cavalli sono differenti per natura dagli asini, ad esempio i cavalli corrono più velocemente degli asini’. Conclusioni (più o meno implicite) di tal tipo vanno a costituire l’ossatura di un apparato ideologico identitario, della sua chiave di lettura del mondo

Valentina Nappi
(05/09/2014)

CERNDavanti alle preponderanza del fenomeno, Edmondo Berselli ebbe a definire una simile inclinazione con un brutto neologismo destinato a far tendenza e che va sotto il nome infausto di benaltrismo; ovvero:

la tendenza politica che finisce per non risolvere mai nulla, perché ogni soluzione è insufficiente o sfasata rispetto alle condizioni reali ed ai rapporti di forza e, quindi, tanto vale non far niente limitandosi ad aspettare…”

…che i problemi si risolvano da sé o la situazione evolva per suo conto su predestinazione naturale.
Per mera carità di patria, non ci soffermiamo invece sugli imbecilli di destra, che della copiosa categoria abbiamo già trattato ripetutamente…
bouquet de merdeSenza per questo nulla voler togliere alla nazi-variante integralista a 5 stelle…
Ecce YomoPer l’occasione non smucineremo dunque il merdone depositato sul fondo, nella dicotomia (sanabile) che separa il benpensante dal buonpensante.
Per contro, ci sono sempre i furbetti della parrocchietta, che approfittando dell’emergenza terroristica hanno immediatamente colto le potenzialità di una così inaspettata ‘opportunità’…
TROPA DE ELITEIn ‘alta’ sede istituzionale, secondo un più vasto accentramento dei poteri (che in altri frangenti avrebbero fatto urlare le oche del partito bestemmia alla “deriva autoritaria”), il mai eletto presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha subito approfittato della circostanza per accorpare su di sé il pieno controllo di tutte le forze speciali, alle quali viene concessa l’immunità operativa nella non punibilità dei potenziali reati commessi nell’esplicazione del servizio.

faccia da cazzoIn compenso, per graziosa concessione di un premier che evidentemente si crede re, il parlamento potrà essere relazionato ogni due anni (!) sulle attività svolte e sugli abusi eventualmente commessi. Non si comprende bene dove risieda l’efficacia di una simile concentrazione di BOPEprerogative esclusive nelle mani del presidente del consiglio e su quali presupposti si regga l’infallibilità delle sue indiscutibili decisioni, né quanto questa inciderà sulla lotta al terrorismo globale. In compenso, si capisce benissimo di quale potere di controllo (e di intervento) potrà godere l’obeso gigione ‘social’, quando non è troppo impegnato a fanfaroneggiare in giro per il mondo, dal fondo della sua irrilevanza internazionale. Con tutta la credibilità che può sfoggiare una faccia da ebete continuamente arricciata in smorfie improbabili, resta (in)dimenticabile la sua ultima trasferta commerciale di propaganda promozionale, con la vendita di armamenti in pronta consegna a quel gigante della tutela dei diritti umani e delle libertà religiose che è l’Arabia degli Al-Saud, facendo quattrini (sporchissimi) coi principali finanziatori di quel “califfato” che tanto si millanta di voler combattere.

Foto LaPresse/Ufficio Stampa Palazzo Chigi/Tiberio Barchiellipolitica08 11 2015 - Riad - Arabia SauditaArabia Saudita, Premier Matteo Renzi in visita a RiadNella Foto Matteo Renzi con il principe ereditario Mohammed byn Nayef Photo LaPresse/Ufficio Stampa Palazzo Chigi/Tiberio BarchielliNews 08 11 2015 - Riad - Arabia Saudita - Matteo Renzi visiting in Arabia Saudita

Com’è noto, in certa “sinistra responsabile” e di governo, la percezione delle ‘anomalie’ varia a seconda di chi detiene lo scettro del comando.

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NONNIHIL

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 marzo 2015 by Sendivogius

Accretion-disk-of-a-stellar-mass-black-hole

Oggi parliamo del “Nulla”, inteso come assenza di senso, nel non-essere di una qualsiasi consistenza. Epicuro sosteneva che “nulla si genera da ciò che non è”. Per paradosso, ignorava la vacuità che permea i mondi trascendenti della “politica”, da cui la cosiddetta minoranza piddì, il vuoto alla ‘sinistra’ del partito bestemmia, trae i suoi processi di reificazione nell’inconsistenza ciarlona ed inconcludente, che ne contraddistingue il nonnihil (il non niente) della sua inessenza.
minoranza piddìSeguire le evoluzioni cognitive coi contorcimenti sofistici ed i volteggi rasoterra di un Gianni Cuperlo (“Io penso”), di uno Stefano Fassina (il Doppelgänger), insieme a tutti gli altri patetici compagnucci della ‘Ditta’, nella disarmata aleatorietà dei loro rigurgiti volitivi, significa addentrarsi nell’insieme vuoto che ha nello zero la misura della propria astrazione.
Bisognerebbe scomodare il genio letterario e sprezzante di Sciascia, applicato alle categorie del politico, per trarne una catalogazione tutta al ribasso:

Ted the movie«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre

 Leonardo Sciascia
Il giorno della civetta
Einaudi, 1961

TEDA metà strada tra i “pigliainculo” ed i “quaquaraquà”, sono i comprimari falliti di una congrega parrocchiale di “ominicchi”. Nel piccolo gioco della politica consumata nella sacrestia di partito, costituiscono le spalle tragicomiche di una vecchia pantomima di successo: poliziotto buono vs poliziotto cattivo.

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Sono quelli che si sono fatti scippare il partito da un pugno di giovani portaborse democristiani senza colpo ferire. Sono gli Essere o non Essereamleti dell’eterno distinguo, irresoluti su tutto, perennemente indecisi sul da farsi. Quelli che non sono d’accordo su nulla; minacciano fronde e fracassi, ma al momento decisivo si ritrovano sempre allineati e coperti nel nome di una “ditta” in liquidazione fallimentare. Sono quelli che al momento del voto, dopo aver agitato fuoco e fiamme di vibrante sdegno, nella migliore delle ipotesi, si astengono.. escono dall’aula.. si fanno spedire in missione. Sono quelli che daremo battaglia alla camera… eppoi al senato… eppoi in commissione (salvo chiedere di essere sostituiti per non dover decidere)… e poi correggeremo la norma coi decreti Cazzaroattuativi… Ma alla fine approvano tutto, perché ogni volta è la (pen)ultima volta. E un istante dopo corrono ad esternare tutto il proprio dissenso dinanzi alla prima telecamera disponibile, ansiosi più che mai di rendere partecipe l’etere dell’incredibile livello di minchioneria esibito a più e pubbliche riprese, in dissociazione permanente tra il dire ed il fare. Perché l’ipocrisia costituisce da sempre la prudenza dei pusillanimi.

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ABBRACCI

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 Mag 2014 by Sendivogius

Titanic by Alexiuss

Cialtronismo e Stupidità sono due forze complementari ed equivalenti, che non dovrebbero mai amalgamarsi tra di loro… Quando l’attivismo del cialtrone incontra la magia del cretino in uno stritolante abbraccio, è ormai troppo tardi: nulla può davvero arrestare la potenza scatenata in una reazione a catena, col catastrofico susseguirsi di effetti incontrollati.
I campi interattivi del Metafenomeno sono potenzialmente illimitati. Nessun traguardo gli è impossibile, né esiste ostacolo abbastanza arduo da non poter essere superato. Perché ciò che sembra precluso al cialtrone, di solito riesce al cretino e viceversa. Se l’attrazione tra i due è irresistibile, le conseguenze sono spesso fatali. Non esistono anticorpi abbastanza potenti, per contrastare l’azione virale dell’ibrido scaturito da così infausta unione. Al massimo, si può cercare di arginarne i danni collaterali di un simile prodotto di sintesi.
Per definirne l’azione e delinearne i limiti, non bastano le “Leggi fondamentali della Stupidità” del prof. Cipolla né le rassegnate constatazioni di Fruttero e Lucentini, sulla prevalenza del fenomeno in tutte le sue forme.
demotivation.us_I-see-stupid-people-They-are-among-us-walking-everyday-not-knowing-that-they-are-morons_133372627868  Come NON disinnescare un'ogivaSolitamente, se tutto va male, sul piano organizzativo il cialtrone, ancorché cretino, protende all’applicazione empirica del “Principio di Peter”, con una particolare predilezione per l’incompetenza creativa: quando crederete che raggiunti certi livelli non si possa andare oltre, il cretino (ancorché cialtrone) vi stupirà!
Nei casi peggiori, nutre velleità politiche, giacché ritiene (a torto) di non essere rappresentato degnamente. Perciò, potete star certi che prima o poi ve lo ritroverete candidato ad una qualche elezione. In genere predilige i “movimenti”, convinto com’è che siano cosa diversa dai “partiti”, dai quali si è allontanato per deficit di raccomandazioni o surplus di minchioneria.

Nella sventurata ipotesi venga eletto (e quasi sempre accade), avrete il tipico esponente di idiota in politica, a dimensione crescente come le cazzate che esibisce senza pudore in cerca di consensi.
Evoluzione della specieOvviamente, l’idiota in politica (cretino e ancor più cialtrone) è complementare al palcoscenico pubblico da cui è inseparabile. Per sopravvivere, e perpetuare la specie, ha bisogno di un gregge compiacente di citrulli (che poi sono cretini minori) da fecondare con le sue non-idee, che siano disposti a seguirne le gesta con entusiasmo e tributargli il loro compiacimento. Che poi sia un voto elettorale, o un indice di gradimento auditel, poco importa: si tratta della prosecuzione dello show con altri mezzi.
In fondo, le folle elettorali sono la materia inerte dalla quale ogni cialtrone in carriera trae la propria linfa vitale. Per (s)fortuna, in Italia non mancano le une né gli altri; si compensano, nella loro mediocrità costantemente al ribasso…

«Qualità precipua del cialtrone è la mediocrità. Egli ne ha fatto una regola di vita. Anzi, la regola. Il cialtrone non spicca in nulla, neppure nella cialtroneria; al massimo può arrivare a essere un mediocre cialtrone, essendogli l’eccellenza, foss’anche in negativo, preclusa per definizione.
[…] Di perfezione, quindi, nemmeno a parlarne, essendo la dimensione dell’apprendimento, con la sottesa tensione al miglioramento, fondamentalmente estranea alla natura di questo tipo umano. Il cialtrone è quel che è, formato una volta e per sempre, ontologicamente determinato, immutabile come le montagne eppure proteiforme nella sua insipienza.
[…] Il cialtrone trova il suo presupposto esistenziale nella fondamentale superficialità del 90 per cento delle comunicazioni interpersonali.
[…] Animale sociale per antonomasia, il cialtrone sa che per essere apprezzato dall’umano consesso è più utile sembrare qualcosa che esserlo veramente e che, ai fini del risultato, apparire è equivalente a essere…. Chi domina i segni, domina il mondo, ergo: sembro, quindi sono

 Andrea Ballarini
“Fenomenologia del cialtrone”
Laterza, 2013

La razza è antichissima e coriacea, nella varietà delle sue infinite tipologie. Omogeneamente distribuita su scala globale, sarebbe impossibile tracciarne una genealogia, ancorché inutile tanto capillare è la diffusione. E in quanto specie dominante, attraversa incontrastata le epoche, succedendo a se stessa.
Sulla medesima falsariga fenomenologica, a suo tempo (era il 1961), Umberto Eco ne tracciò un ritratto ad personam, ignorando o forse avendo intuito fin troppo bene quanto universali fossero le caratteristiche illustrate, con ampio anticipo sui futuri trionfi del modello caratteriale…

Bongiorno Matteo!

«L’uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l’evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. […] L’ideale del consumatore di mass-media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di possederlo un giorno.
[…] Il caso più vistoso di riduzione del superman all’every-man lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest’uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l’unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
mike[…] Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all’ambiente. L’amore isterico tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese. Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all’apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all’oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l’uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo. Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l’esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
L’ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa

 Umberto Eco
“Fenomenologia di Mike Bongiorno”
 (1961)

Ne emerge un ritratto antico, di una variante in via d’estinzione, portatrice di virtù eminentemente piccolo borghesi e dai modi affabili, quanto opportunista e calcolatrice.
Silvio GiulivoIn questa prospettiva simbolica, Mike Bongiorno (in qualità di idealtipo) è portatore sano di tutta una serie di peculiarità sociologiche, che in buona parte si riscontreranno intatte nell’espressione più longeva e di successo del cialtronismo contemporaneo e piacioneria applicata: il berlusconismo ed il suo diretto derivato… Ovvero, il renzismo che ne supera e integra con una carica nuova la senilità ormai antiquata della matrice originale.
Matteo e le Nonne Si tratta di modelli rassicuranti, a dinamismo controllato e durata garantita, all’insegna della continuità. In quanto tali, sono tipici fenomeni “nazional-popolari”, capaci di far sognare comunità sostanzialmente appagate nel loro conformismo, alla rivoluzione del luogocomunismo. Senza troppe stravaganze, seguono una serie di clichè stereotipati, ponendosi come figure di riferimento: dal buon padre di famiglia al nipotino perfetto, idolo dei nonni.

dead silence

«Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate. Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l’unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza.
[…] Non accetta l’idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti

braccino sempre teso In tempo di crisi, il fenomeno tende invece ad assumere contorni biliari; la melassa in cui galleggia si inacidisce fino a diventare rancida.
 Quando ciò avviene, ai citrulli (che il cialtrone elettorale chiama “popolo”) piace mostrare la faccia cattiva, ricercando nella cafoneria ostentata e nell’ignoranza compiaciuta il tratto distintivo che fa la differenza. Si scelgono per acclamazione un cialtrone dominante (o è il cialtrone che trova loro) che si crede dio, ma si accontenta di farsi chiamare “capo” mentre aizza l’armata dei citrulli alla Guerra dei Cretini.
Nelle sue flatulenze più effimere, si chiama “populismo”. Nelle declinazioni peggiori e più persistenti, diventa fascismo: immanente e pervasivo nella società italiana, si nutre di ritorni di fiamma ad ogni stress di sistema, che nel Paese di Borgo Citrullo gli imbecilli non mancano mai…

«Il fascismo ha avuto almeno questo merito: di offrire la sintesi, spinta alle ultime conseguenze, delle storiche malattie italiane: retorica, cortigianeria, demagogia, trasformismo.
[…] Il fascismo è il governo che si merita un’Italia di disoccupati e di parassiti, ancora lontana dalle moderne forme di convivenza democratiche e liberali.»

 Piero Gobetti
Rivoluzione liberale
 (22/04/1924)

Ed in quello che è un processo di fascinazione collaudato, non manca l’espressione più sofisticata del fenomeno ricorrente, ma nella sua variante acculturata: il cretino cognitivo, che scambia la comparatio con la reductio e non ne capisce la differenza.
Come ebbe a dire Daniela Maddalena, che della definizione è l’inventrice:

Il cretino cognitivo è come dire l’imbecille competente, lo stolido conoscitivo, il fatuo provvisto di informazioni.”

 Daniela Maddalena
Il Cretino cognitivo
Cabarà Edizioni
 (Milano, 1997)

Ma qui si entra in un campo minato… perché nessuno è immune al contagio e dunque siamo tutti dei potenziali cretini, ignari di essere tali.
Lo sapeva bene Sciascia che orgoglioso com’era, distribuiva patenti di cretineria senza che il dubbio di aver contratto lui stesso l’infezione lo sfiorasse minimamente…

«È ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino. Ma di intelligenza c’è sempre stata penuria; e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto, tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta!
Genuini, integrali. Come il pane di casa

 Leonardo Sciascia
“Nero su nero”
Einaudi (1979)

Nessuno è al sicuro. E la piena consapevolezza di essere stupidi non ci rende per questo più saggi.

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