Archivio per Legittimo impedimento

Il Moribondo

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , on 8 marzo 2013 by Sendivogius

04 - Berlusconi malore montecatini A chi non è mai capitato di affondare il proprio passo in quelle fetentissime deiezioni canine, depositate come trappole sui marciapiedi, per poi doversele trascinare a lungo come merdoso substrato del proprio cammino, fino all’ingrata rimozione del prodotto fecale?
Il problema è quando la spennellata del bruno pestone si rapprende a tal punto da diventare inamovibile. E ci accompagna col suo fetido olezzo da oltre un ventennio, nell’errata convinzione che certi nutelloni non vadano mai smucinati…
Indispensabile come un merdone radioattivo, è il Nano dell’eterno ritorno; il Mobster incallito, perennemente in fuga dai suoi processi, nella reiterata presunzione di impunità per recidiva.
All’illegittimo impunito del malaffare istituzionalizzato ogni scusa torna buona, per sottrarsi a sentenza a colpi di certificati medici. Più gaglioffo che furbo, questo Impedito è la versione cialtrona di Bertoldo che dilaziona la condanna, ottenendo di scegliersi l’albero (o il giudice) a cui impiccarsi e quindi farla franca per prescrizione.
Può capitare dunque che, svelto di mano quant’altri mai, il Pornonano si ritrovi alfine affetto da cecità momentanea, come quegli onanisti compulsivi che indugiano troppo in pratiche solitarie, alla stessa stregua del protagonista di una qualche barzelletta zozza (le sue preferite).
È la maledizione del Pompetta pazza alla fiera delle impunità.

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LEGITTIMA IMPUNITÀ

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , on 11 marzo 2010 by Sendivogius

 Basta con queste inutili finzioni egalitarie! In nome del popolo supino, la ‘Legge’ cessa di essere uguale per tutti. Il Senato della Repubblica ha finalmente sancito l’assoluta impunità per tutti i reati compiuti dal capo del governo ed i suoi ministri, liberi di delinquere a loro discrezione e di fottere a proprio piacimento, senza doversi preoccupare di noiosi strascichi giudiziari. Il provvedimento si applica per i crimini passati, presenti, e futuri, con effetto immediato. È solo un’anticipazione al “coessenziale” svuotamento della Costituzione e delle libertà democratiche, in un aula svuotata di ogni funzione dibattimentale tra decreti e ordinanze e voti di fiducia (è il 31° in due anni). E il bello deve ancora venire…
Tutto sommato, si tratta di un vizietto antico, antichissimo, con illustri precedenti.

“L’occasione più fortemente desiderata, o giudici, la sola veramente adatta a sedare l’antipatia verso la vostra classe e il discredito per l’istituto giudiziario, vi è data in un momento critico per lo Stato, non da consiglio umano, ma quasi dal volere divino. Da lungo tempo ormai s’è diffusa, non solo tra noi, ma anche fra gli altri popoli, l’opinione, esiziale per la repubblica e per voi rischiosa che, con l’attuale sistema giudiziario, un uomo ricco può, per quanto colpevole, sottrarsi alla giustizia. Ora appunto, in un momento così delicato per la vostra classe e per il potere giudiziario, mentre v’è gente pronta a tentare, con pubblici dibattimenti e proposte di legge, di suscitare quest’odio contro il senato, si presenta dinanzi a voi come imputato xxxx, uomo già condannato dalla pubblica opinione per la sua vita di misfatti, ma che, stando alle sue speranze e affermazioni, è stato, grazie ai suoi ingenti mezzi finanziari, già assolto. Io ho abbracciato questa causa, o giudici, col pieno assenso e la viva aspettazione del popolo romano, non per accrescere l’ostilità verso il vostro ordine, ma per porre un argine al generale discredito. Ho portato dinanzi a voi un uomo, che vi offre la possibilità di ridare alla giustizia la perduta stima, di riconciliarvi col popolo romano, di dare soddisfazione ai popoli stranieri; un uomo che è stato il grassatore del pubblico erario, (…) predone della giustizia da lui amministrata come pretore urbano, peste e rovina della provincia siciliana. Se voi lo giudicherete con rigore e secondo coscienza, resterà saldo quel prestigio che è vostro compito preservare; se invece le sue ingenti ricchezze riusciranno a spuntarla sul rispetto della legge e sulla verità, raggiungerò almeno lo scopo di provare che ai giudici non è mancato un accusato, né a questo un accusatore, ma è mancato piuttosto alla repubblica il suo tribunale.”

Estratto da http://www.cercaversioni.com/index.php?title=Verrinae,_Libro_1,_Par._1

Non è l’editoriale di qualche foglio sovversivo ed anti-governativo… il testo è tratto dalle orazioni che un giovane avvocato, nel ruolo di pubblico accusatore, Marco Tullio Cicerone, pronunciò in tribunale contro un potente che si credeva intoccabile: Gaio Licinio Verre, governatore (propretore) della Sicilia. Accusato di corruzione, concussione, malversazioni varie, abuso di potere ed appropriazioni indebite, Verre cerca in ogni modo di sottrarsi al processo, ostacolando le indagini, rinviando le udienze e chiedendo la rimozione dei giudici… Era il 70 a.C.
È davvero una questione di geni!

 Pare incredibile ma, in un tempo ormai remoto, persino questo Paese ha avuto una sua coscienza critica, un suo cinema d’avanguardia e di denuncia sociale, in grado di produrre opere ai limiti della preveggenza…
Un titolo evocativo su tutti: “Forza Italia!” vero documentario di dissacrazione politica, sui riti castali e sui misteriosi  arcani  del potere democristiano.
Per restare in tema, e salutare a modo nostro il  dilagante  trionfo dell’illegalità per legge, vi proponiamo una selezione appropriata all’occasione, tratta da un  film eccezionale “Signore e Signori, buonanotte”.

Erano gli anni ’70: un periodo difficile eppure prolifico. Con poco, si realizzavano piccoli (grandi!) film con attori eccezionali e registi non ancora fagocitati dal racconto di amori e di corna, di nevrotiche coppie borghesi in crisi matrimoniale-esistenziale. E gli intellettuali veri sconvolgevano l’etica comune e rivoluzionavano la cultura, finché non venivano massacrati in un Idroscalo ad Ostia…
Accadeva in Italia, prima che l’intera penisola sprofondasse sotto una marea montante di merda.

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