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Il Capolavoro

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 febbraio 2015 by Sendivogius

'Apocalypse Now' by Marie Bergeron

Congratulazioni vivissime! Con tempistiche e metodi indegni persino per una junta especial da caudillo Peronsudamericano, il partito sedicente ‘democratico’ è riuscito in un sol colpo a ricompattare tutte le opposizioni, presenti in un parlamento esautorato da ogni potere e ridotto a caricatura formale di se stesso, approvando la modifica unilaterale della Costituzione a minoranza assoluta in un’aula mezza vuota alle quattro passate del mattino, su testo blindato di un governo a prova di elezione.
Il Parlamento (vuoto) vota la riforma della CostituzioneL’espressione ghignante di un premier abusivo e sempre più grasso, che scruta soddisfatto gli scranni vuoti di un’assemblea deserta, era quantomeno inquietante. Il GallettoSoprattutto se osservato nella tracotanza ducesca con la quale irride alle opposizioni assenti, attorniato dalle sue groupies assonnate e sbadiglianti manipoli di complemento, in un’aula sorda e ancorché silenziata nel sonno della democrazia.
ninna nannaE sorvoliamo sulle provocazioni e sulla scena surreale di un capo di partito, diventato presidente del consiglio senza prendersi il disturbo di essere eletto, che si aggira nel cuore della notte e con aria smargiassa in un Mussoliniparlamento blindato, passando in rassegna le truppe pronte per il voto ad oltranza. Come certi illustri statisti prima di lui, questo è un altro di quelli che tireranno dritto!
SuinoAhh l’odore del “partito della nazione” la mattina presto… profuma come… di fascismo!
Matteo er Bullo by Danilo SantiniIn un sol colpo, si è riusciti a far passare il principio (assai preoccupante) che la Costituzione possa essere cambiata con una risicata maggioranza relativa, a piacimento e discrezione di un solo partito. E per farlo si stabiliscono tempi contingentati al massimo su tappe forzate, con sedute fiume da 20 ore consecutive, maratone notturne e votazioni ad orari improbabili, passando per lo stravolgimento di tutti i regolamenti parlamentari. Il ricorso al cosiddetto canguro, unitamente alla ghigliottina, che imbriglia le prerogative parlamentari, dovrebbe costituire un’eccezione straordinaria, non applicabile nelle revisioni costituzionali. Le deroghe alla norma si spingono persino oltre… attraverso la forzatura delle stesse procedure previste dalla Costituzione. L’Art.138 che ne disciplina le modifiche prevede infatti un doppio iter parlamentare, con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi.
Il Principe by Lupe Ma il Principe a maniche di camicia ha deciso che la ‘riforma’ deve essere varata entro il Sabato del 14/02/15. Ed alle prime luci dell’alba l’avrà, come ordinato, accorpando i tempi di approvazione. Anche per questo la seconda votazione è stata calendarizzata ai primi del mese di Marzo, a distanza di poche settimane ed in palese violazione di quanto per l’appunto previsto dalla stessa Costituzione. E si maneggiano le modifiche con le modalità di un decreto-legge, imposto per volere superiore contro il resto delle Camere.
Con ogni evidenza, fino ad ora, il “sommo garante” non ha avuto alcunché da eccepire: parliamo dell’austero e ancor più silente neo-presidente Mattarella, giudice costituzionalista e profondo conoscitore delle normative parlamentari: l’arbitro che si è prontamente defilato durante la partita, nonostante il crescendo di falli. Attendiamo eventuali segni di vita dall’alto del Colle… E se il buongiorno si vede dal mattino..!
Sergio Mattarella e Matteo Renzi sulla Lancia Flaminia (foto LaPresse)L’ultima volta che la Costituzione è stata cambiata a colpi di maggioranza risale al 2001. Si trattava, oggi come allora, del Titolo V. Ciò avvenne per scelta unilaterale del centro(sinistra?), che a distanza di 14 anni rilancia e raddoppia con qualcosa di ancor più raffazzonato. Quindi, visti i successi, il precedente va replicato in peggio.
TwittarelloLa modifica del 2001 è universalmente riconosciuta come una delle peggiori ‘riforme’ mai approvate, con effetti pessimi (ai limiti della catastrofe) sul contenimento dei costi della spesa regionale e la tenuta del sistema Il Caro Estintosanitario nazionale. Nel 2006 il governo del papi si sentì in dovere di presentare una sua riforma costituzionale, alla quale la cosiddetta bozza Boschi è sovrapponibile come una copia in carta carbone. All’epoca la modifica venne bollata come una deriva autoritaria di stampo fascista e sonoramente bocciata nel conseguente referendum confermativo. Oggi invece si chiama la volta buona! La stessa merda evidentemente cambia odore a seconda dell’appartenenza.
bullshitE rappresenta un precedente pericoloso…

«Tanto più se si intende modificare addirittura la Costituzione, una fonte che è chiamata a disciplinare le nostre istituzioni e quindi a reggere alle tante tensioni che si producono naturalmente intorno ai processi decisionali ed alla gestione dei grandi poteri pubblici: in settori del genere sono assolutamente necessarie un buon livello qualitativo e la piena coerenza delle nuove norme costituzionali, poiché altrimenti i danni possono essere gravissimi, tanto da far dubitare che in tal modo si possa produrre un effettivo miglioramento delle nostre istituzioni

In quanto all’efficienza della sedicente “riforma” da approvare in fretta e furia, nell’immutabilità sacrale di un testo chiuso ad ogni integrazione o correzione:

«Anzitutto non appare affatto probabile che possa diminuire l’attuale pesante contenzioso fra Stato e Regioni malgrado l’enorme espansione dei poteri legislativi dello Stato che ci si ripromette, dal momento che la tecnica elencativa di ciò che spetta allo Stato o, invece, alle Regioni, appare largamente imprecisa ed incompleta. Contemporaneamente i poteri legislativi del nuovo Senato sono così confusamente (ed insufficientemente) configurati, che ne potrebbero derivare dubbi di legittimità costituzionale su molte leggi statali approvate con l’uno o con l’altro procedimento previsto nel progetto di revisione costituzionale (se ne possono distinguere sette od otto).
In secondo luogo, tutta questa profonda riforma del nostro regionalismo in senso fortemente riduttivo, non si applicherebbe, se non in alcuni modestissimi ambiti, alle cinque Regioni ad autonomia speciale (Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia) e cioè alcune delle Regioni di cui – a ragione o torto – più si discute criticamente. Anzi, queste Regioni non solo manterrebbero i loro poteri attuali, ma conquisterebbero con questa modifica costituzionale il potere di condizionare l’ipotetica futura riforma dei loro Statuti speciali (che sono leggi costituzionali, ma che il Parlamento non potrebbe più approvare autonomamente, perché dovrebbe previamente ottenere l’accordo della Regione interessata). Ma un trattamento così manifestamente diseguale non solo produrrebbe nuove disfunzionalità legislative ed amministrative, ma susciterebbe naturalmente pesanti polemiche politiche

La Stampa
(10/02/15)

Sono le parole del costituzionalista Ugo De Siervio, che il principino di Rignano dovrebbe conoscere bene, visto che è stato suo professore e consigliere di fiducia Meo Pataccanell’inner circle costruito attorno al Bullo di Firenze, che per la bisogna ricorse ai servigi della dott.ssa Lucia De Siervio (non è un’omonimia, è la figlia) come capo-gabinetto al Comune, in virtù del famoso principio meritocratico [QUI].
Tuttavia, in tempo di “eccezioni” di sistema, di retorica futurista incentrata sul mito della velocità, e di bonapartismo strisciante, il vero obiettivo è un plebiscito di massa che possa legittimare il ricorso all’abuso permanente. Ovviamente, noi abbiamo una visione distorta della questione: adesso si chiama “modernità” al passo coi tempi..!

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Hic sunt leopoldi

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 ottobre 2014 by Sendivogius

ZEE Cast by Alexiuss - Longing

«Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità, ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro

 Umberto Eco
“Costruire il nemico”
(15/05/2008)

Giulio Andreotti Il Divo Giulio, che della materia se ne intendeva, era solito dire il potere logora chi non ce l’ha. E possiamo soltanto immaginare i tormenti del Giovane Renzi, fintanto che non ha potuto ottenere l’agognato giocattolo e ritagliarsi un corona di carta stagnola.
RenzusconiArrogante, indisponente, sferzante.. il Bambino Matteo mostra finalmente il suo vero volto, senza più finzioni. Adesso che ha ultimato la muta e raggiunto la maggior età, manovra saldamente il bastone del potere, rivelandosi per ciò che in fondo è sempre stato… Un capriccioso caudillo peronista col gusto del comando e ambizioni sconfinate, che per puntellare un potere personalistico quanto mai precario ha bisogno di inventare ogni giorno dei nemici, contro i quali convogliare le proprie inadeguatezze. E pazienza se li sceglie tutti a “sinistra”, con alleanze spostate interamente a “destra”, mostrando un furore ideologico che va ben oltre la Thatcher, ed esibendo un disprezzo sconosciuto persino all’Amicone di Arcore nei suoi tempi migliori.
Gianni e Pinotto (EDOARDO BARALDI)Per intenderci, è quello che, ad eccezione del padronato di Confindustria con cui la sintonia invece è totale, non tratta con le parti sociali (che al massimo possono essere convocate per prendere ordini dai suoi tirapiedi senza delega), perché prima devono farsi eleggere in parlamento. Esattamente come ha fatto Matteo Renzi e la sua cricca di speculatori.
E questo perché le leggi si fanno in parlamento, non nei tavoli per le trattative.
Peccato che poi, ridotto il Senato ad un simulacro di non eletti, il Parlamento rimanga più che altro aperto pro forma, dal momento che al suo interno tra voti di fiducia, deleghe in bianco al governo, e contingentamento dei tempi di discussione in aula tramite l’abuso della “ghigliottina” (più pratico mettere bavagli che tagliar teste), ormai non si parla né si discute più di nulla. In compenso, si ubbidisce a tutto ciò che un Presidente del Consiglio, rigorosamente non eletto, impone in ‘agenda’ (la sua), ricorrendo ai servigi di una corte di nominati in null’altro scelti se non per fedeltà e dipendenza diretta con le sorti del Capo, a cui sono indissolubilmente legati.
Alla “Leopolda”, più che una stella è nato un ducetto. Di quelli piccoli piccoli, come i borghesi dei quali si circonda, per puntellare il culto della sua egocrazia personalistica.
The-Walking-Dead-Companion-TV-Show-Series-AnnouncedEd è morto un partito, imbarazzante come le sue iniziali in richiamo della bestemmia che è stato, per lasciare il posto al “partito della nazione”, a vocazione più egemonica che maggioritaria; coi suoi ras e le sue squadre di chierichetti d’assalto, transumati dalle stalle della provincia fiorentina alla greppia del potere romano, confermando un vecchio aforisma:

“Nessun partito politico è di sinistra dopo che ha assunto il potere.”
Guido Morselli
“Diario”
Adelphi (1988)

In quanto ai partiti della nazione, che nei casi più deleteri hanno l’inclinazione a degenerare in “partiti unici”, i precedenti non mancano e non sono dei migliori…
BalillaSinceramente non se ne sentiva la mancanza. Ma agli italiani piacciono. Che si tratti di una camicia nera, un distintivo cloisonne appuntato sul bavero, un tavolo prenotato negli scantinati della stazione di Firenze… li fa sentire importanti, alimenta in loro la presunzione di appartenere alla “razza padrona”. O quantomeno dona l’illusione di farsela amica, che poi sistemiamo tutto la famiglia!
Non esiste corte senza servi, né padrone senza cortigiani. E il machiavellismo del piccolo principe fiornentino non fa eccezione.
Il partito della nazione vive di assoluti e aspira alla totalità. Di riflesso, non ama la diversità; semmai la tollera, fintanto che è funzionale a mantenere l’illusione della pluralità al suo interno, purché le voci critiche siano anche impotenti e pronte ad allinearsi all’occorrenza.
I corpi sociali e le rappresentanze intermedie sono superflue. Se indipendenti, costituiscono un problema. E vengono vissute come un inutile impaccio, quando non speculari alla rappresentazione del potere ed alla costruzione del consenso nel e per il “partito” che si è fatto “nazione”; o meglio: a puntello del comitato d’affari che ne dirige il corso.
A maggior ragione, per tastare il polso della nazione basta un Capo, meglio se carismatico, che come gli antichi re taumaturghi instaura un rapporto diretto coi suoi sudditi, tramite il tocco salvifico della sua autorità.
renzi-berlusconi - opera di EDOARDO BARALDIOvviamente tutto il suo potere discende dal “popolo”, che non potendo essere consultato nella sua interezza può esprimersi solo attraverso il lavacro catartico delle elezioni, strutturate alla stregua di un plebiscito. Le votazioni sono concepite come ordalia elettorale a giustificazione trascendente di un esercizio personalizzato del potere, sempre più svincolato rispetto al primato della legge, o alla stessa architettura costituzionale da distruggere tassello dopo tassello con furia iconoclasta.
art 138In assenza di un consenso totale, ci si accontenta della maggioranza relativa, mistificata in investitura assoluta: 11 milioni di voti alle elezioni europee (Water Veltroni ne prese 13 milioni alle “politiche”. E perse), su una nazione di 60 milioni di abitanti, possono bastare.
In fondo, si tratta di un passaggio di consegne: la “sovranità del popolo” viene ceduta per delega (basta una crocetta su una scheda) a legittimazione di un potere esclusivo, accentrato nelle mani del nuovo sovrano, che lo esercita nelle forme che ritiene opportune, in deroga alle norme stesse e nella pretesa delle sue prerogative regali.
Spacciata per modernità al passo coi tempi di un mondo globalizzato, è in realtà una formula di potere antichissima; nelle sue varianti la si è chiamata oclocrazia, cesarismo (la definizione più appropriata), bonapartismo… ma tutte discendono da una medesima matrice: il feudalesimo.
Lo si può digitalizzare strusciando le dita unte sul display di un i-phone, cinguettando banalità via twitter e aggiornando il profilo facebook con la velocità di una connessione wi-fi, ma il risultato non cambia.
SELFIE-MAN (1)Col superamento dello “spirito delle leggi”, viene meno la divisione dei poteri e dunque dello “stato di diritto”. Semplicemente ci troviamo di fronte ad ‘altro’. Ma in fondo parliamo di Montesquieu: uno che per scrivere usava una piuma d’oca, attingendo l’inchiostro da un calamaio, facendosi luce con una candela di sego. E se si doveva fare un selfie, al massimo chiamava un ritrattista specializzato in bozzetti a carboncino su foglio di pergamena!
Altro che gettone telefonico e rullini fotografici!!

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TRANSFORMER ITALIA

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Hellraiser - Cubo di Le Marchand

Con l’asciuttezza che ne distingue la prosa e le analisi, gli storici anglosassoni definiscono il Trasformismo, come una pratica di governo per la formazione di coalizioni centriste a maggioranza variabile e mutualità di intenti nella loro fumosità ideologica.

Storia d'Italia «Il trasformismo è uno dei modi in cui può funzionare il sistema parlamentare, e questo tipo di permanente coalizione centrista tendeva indubbiamente a dare alla lotta politica un carattere meno polemico e più moderato. Ma di quando in quando anche taluni liberali erano costretti a riconoscere che…. l’assenza di aperte controversie aveva un effetto paralizzante e negativo.
[…] Il trasformismo venne attaccato e accusato di essere una degenerazione della prassi del compromesso…. che nascondeva l’assenza di convinzioni profonde.
[…] Depretis, Crispi, e lo stesso Giolitti ricorsero tutti uno dopo l’altro allo stesso metodo, e ciò con lo scopo preciso di impedire che potesse formarsi un’opposizione organizzata, in quanto in circostanze di emergenza il Presidente del Consiglio era così sempre in grado di allargare la schiera dei suoi sostenitori, grazie a una “combinazione” con alcuni dei dissidenti potenziali. Quest’assenza di una opposizione ben articolata ebbe talvolta effetti quanto mai negativi nella vita costituzionale italiana, come ad esempio la rapida successione di ministeri che ne risultava, dato che quella che sembrava una solida maggioranza si volatilizzava da un giorno all’altro

  Denis Mack Smith
 “Storia d’Italia
  Laterza, 1987.

Agostino DepretisStoricamente, il metodo si afferma nella seconda metà del XIX° secolo con l’insediamento del gabinetto governativo di Agostino Depretis, quando la contrapposizione, del tutto fittizia, in seno al blocco liberale nel Parlamento tra l’ala conservatrice (“Destra”) e quella progressista (“Sinistra”), si risolse con una serie omogenea di esecutivi di compromesso, fondati sullo scambio clientelare e la gestione condivisa del potere su base personalistica.

«Una volta al governo la Sinistra, che era salita al potere soltanto grazie all’aiuto di gruppi dissidenti della Destra, trovò che le riforme erano più difficili da attuare che da predicare. Il discorso inaugurale della Corona nel novembre del 1876 accennò una volta ancora al maggiore decentramento amministrativo, ma si trattava soltanto di parole. Depretis si sforzò in ogni modo di far apparire il suo ministero più progressista di quello precedente, ma in pratica non poté far molto di più che promettere di studiare possibili riforme future e di usare metodi meno autoritari nell’applicazione della legge. Neppure quest’ultima promessa fu mantenuta

  Denis Mack Smith
  “Storia d’Italia
  Laterza, 1987.

Ed è piuttosto illuminante ricordare come Agostino Depretis illustrò il nuovo corso ai propri elettori, in uno dei suoi celebri discorsi nel suo feudo elettorale di Stradella…

«I partiti politici non si debbono fossilizzare né cristallizzare. Ed eccovi quel che io diceva in questo stesso luogo l’8 Ottobre 1876:
[…] Io spero che le mie parole potranno facilitare quella concordia, quella faconda trasformazione dei partiti, quella unificazione delle parti liberali della Camera, che varranno a costituire quella tanto invocata e salda maggioranza, la quale ai nomi storici tante volte abusati e forse improvvidamente scelti dalla topografia dell’aula parlamentare, sostituisca per proprio segnacolo un’idea comprensiva, popolare, vecchia come il moto, come il moto sempre nuova, il progresso.”
Noi siamo, o signori, io aggiungeva, un Ministero di progressisti.
E lo siamo ancora, e se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?»

 Agostino Depretis
(08/10/1882)

Cronache marziane Istituito sotto i migliori auspici, il gabinetto Depretis fece del “trasformismo” una filosofia di governo, destinata ad avere successo e contribuendo non poco a sedimentare quella palude istituzionale, che spalancò le porte al fascismo in violenta polemica con le sabbie (im)mobili del “parlamentarismo” ed in aperta rottura con un sistema sostanzialmente sclerotizzato nella propria referenzialità.
Depretis, nel suo galleggiamento ministeriale, reseconfuse le questioni di principio e impossibile ogni chiarezza di pensiero, guardandosi bene:

«...dal formulare una politica ben definita che avrebbe potuto essere respinta da un voto contrario del parlamento e preferiva degli espedienti che potevano essere sconfessati in qualsiasi momento, semplicemente abbandonando al suo destino un ministro impopolare e rimaneggiando il ministero

  Denis Mack Smith
 “Storia d’Italia
 Laterza, 1987.

Concepito come una possibile soluzione alle pastoie del parlamentarismo italiano, con la rissosità congenita di una società profondamente frazionata, il “trasformismo” si è ben presto rivelato come parte integrante del problema.

«Nacque allora la formula definita del “trasformismo” che, presumibilmente concepita come strumento utile a garantire quella che oggi definiremmo “governabilità”, si risolse in un elemento di corruzione spicciola, di cooptazione interessata.
[…] La formula Depretis, peraltro, non poggiava soltanto su questa logica miserevole. La sostennero anche uomini come Marco Minghetti, conservatore, il quale, pur auspicando un sistema bipartitico, imperniato su una dialettica di contrapposte posizioni, riteneva preminente in quel momento assicurare all’Italia un governo stabile e – per avversione tanto all’estrema destra clericale, quanto alla sinistra radicale – avvicinò a Depretis molti deputati di orientamento conservatore. Anche questo elemento, come è ovvio, contribuì a stemperare gli originari propositi riformatori della Sinistra.
Alla morte di Agostino Depretis (1887) divenne presidente del Consiglio Francesco Crispi che, pur dichiarandosi in teoria nemico del trasformismo, fece largo ricorso a quel metodo. Se ne servì negli anni successivi anche Giolitti, ogni volta che in parlamento stava per formarsi un’opposizione organizzata

  Sergio Turone
 “Corrotti e corruttori
 Laterza, 1984

HELLBLAZERIn tempi più recenti, il sostanziale immobilismo, la cooptazione clientelare delle camarille locali, una corruzione endemica funzionale alla strutturazione del consenso, sono confluite nel cosiddetto “consociativismo” che è stata una variante moderna dell’originale trasformismo in evoluzione.
Date le sue peculiarità, non è un mistero come la pratica trasformistica, soprattutto nella sua componente consociativa, abbia costituito un aspetto constante del sistema politico italiano, alla base dell’egemonia democristiana nell’immanenza della sua longevità al potere. Lungi dall’essersi esaurito, oggi il fenomeno sembra più radicato che mai, incistato com’è tra il personalismo emergente dei nuovi caudillos populisti e la ricerca di un unanimismo totalizzante nella ridefinizione degli assetti di potere in atto…

«Il venir meno di ogni discriminante ideologica e programmatica fra i due maggiori schieramenti in campo (ossia la fine di quel sia pur imperfetto modello bipolare che aveva caratterizzato la scena parlamentare italiana nel primo ventennio postunitario) ebbe come effetti un visibile degrado del dibattito politico all’interno della ‘grande maggioranza’ costituzionale e il trasferimento delle funzioni proprie dell’opposizione a forze non pienamente legittimate (l’estrema radicale, repubblicana e poi socialista) oppure a gruppi eterogenei o marginali, pronti peraltro a rientrare alla prima occasione nel gioco delle combinazioni ministeriali.
[…] Il trasformismo non nasceva da una connaturata inclinazione al compromesso dei politici italiani, ma era il portato della debolezza originaria dello Stato unitario, della fragilità delle istituzioni e della cronica esiguità delle loro basi di consenso. Non era il prodotto di un carattere nazionale, ma la risposta, forse sbagliata, a un problema reale

  Giovanni Sabbatucci
 “Enciclopedia delle scienze sociali
 (1998)

Oggi, ci si illude di superare il bipolarismo imperfetto, previa rottamazione della Costituzione repubblicana e revisione del principio maggioritario.
Le cosiddette “riforme”, più strumentali che strutturali, brandite come una clava dalla anomala maggioranza di governo nel solco di più laide intese, costituiscono il tassello evidente di un’anomalia costituzionale ancor prima che istituzionale, con un esecutivo che interviene pesantemente nel gioco parlamentare, facendosi promotore ancor più che garante di una revisione costituzionale da portare avanti a tempi contingentati e tappe forzate. E lo fa preordinando la ‘sua’ riforma, denigrando le voci critiche in seno alle istituzioni repubblicane, rimuovendo dalle commissioni i senatori non allineati (fatto senza precedenti). Impone quindi la propria “bozza” ad un Parlamento ed un Senato, ancorché supini, che subiscono l’iniziativa di un premier mai eletto in un esecutivo presidenziale, tenuto a Carl Schmittbattesimo palatino. Nel superamento dei vecchi schemi politici e di partito, il governo si attribuisce competenze che spettano alle Camere ed agisce esso stesso come un partito (della nazione), accentrando su di se i poteri e istituzionalizzando l’eccezione in virtù di un presunto principio di necessità. Vizio antico ma sempre presente.
L’iniziativa governativa più che integrare l’azione parlamentare, ne determina l’indirizzo e la sovrasta nella sua ipertrofia decisionale. Viste le finalità recondite, circa l’attivismo promozionale (e propagandistico) del governo, viene in mente una vecchia polemica gramsciana riconquistata ad insospettabile attualità:

Gramsci«Il governo ha infatti operato come un “partito”, si è posto al di sopra dei partiti non per armonizzarne gli interessi e l’attività nei quadri permanenti della vita e degli interessi statali nazionali, ma per disgregarli, per staccarli dalle grandi masse e avere “una forza di senza-partito legati al governo con vincoli paternalistici di tipo bonapartistico-cesareo”: cosí occorre analizzare le cosí dette ‘dittature’ di Depretis, Crispi, Giolitti e il fenomeno parlamentare del trasformismo

  Antonio Gramsci
 “Passato e Presente. Agitazione e propaganda
 Quaderno III (§119); Anno 1930.

JOHN McCORMICKAttualmente, il trasformismo centrista di matrice neo-consociativa sembra convivere con le impennate demagogiche di un populismo di ritorno, dal quale trae giustificazione e legittimazione quale necessario argine di contenimento, mentre la componente cesaristica ne diventa strumento indispensabile di governo, in qualità di catalizzatore del consenso personalizzato a dimensione di “leader”. Per disinnescare la carica eversiva della minaccia populista, il “cesarismo” ne assume in parte le istanze; le converte in alchimie di governo consacrate alla preservazione della ‘stabilità’ tramite l’adozione su polarità alternata e contraria di un populismo reazionario, ammantato da un’onnipervasività plebiscitaria, riadattando il sistema alle necessità congenite del leader ed al consolidamento della sua posizione di potere. Si tratta di iniezioni controllate, con inoculazione del veleno a piccole dosi in funzione immunizzante. La pratica si chiama “mitridatismo”. E peccato che le tossine così somministrate a lungo andare finiscano col distruggere l’organismo che s’intendeva preservare.
Per quanto mutevoli possano essere le sue forme, il Cesarismo continua ad essere declinato nella forma prevalente dell’istrione, che a quanto pare resta il figuro più amato dagli italiani, incentrando la sua preminenza sui legami emozionali.

Wien - Kunsthistorisches Museum - Gaius Julius Caesar«L’organizzazione politica del cesarismo si afferma sempre a seguito di un processo di deistituzionalizzazione delle organizzazioni e delle procedure politiche preesistenti. In altri termini, parleremo di cesarismo se, e solo se, la leadership individuale nasce sulle ceneri di un’organizzazione politica istituzionalizzata che è stata colpita da un processo di decadenza e di disorganizzazione.
Il cesarismo è un regime di transizione, intrinsecamente instabile. Sorge per fronteggiare uno stato di disorganizzazione e di crisi acute della comunità politica ed è destinato a lasciare il posto a forme diverse e più stabili di organizzazione del potere.
[…] Un regime politico di transizione, che sorge in risposta alla decadenza di istituzioni politiche preesistenti ed è fondato su un rapporto diretto – ove la componente emozionale (così come è descritta, ad esempio, da Freud) è preminente – fra un leader e gli appartenenti alla comunità politica, veicolato da tecniche plebiscitarie di organizzazione del consenso.
[…] Per usare termini schmittiani potremmo dire che il cesarismo è il regime dello “stato d’eccezione” in cui però l’assunzione di pieni poteri da parte del leader si sposa con un consenso plebiscitario, o semiplebiscitario, della comunità politica (delle sue componenti maggioritarie). In questa prospettiva si può spiegare facilmente anche la scarsa attenzione che la scienza politica presta ai fenomeni cesaristici. Trattandosi di regimi di transizione, i regimi cesaristici hanno una vita effimera. Essi sorgono in risposta a una crisi e si trasformano più o meno rapidamente in regimi diversi

 Angelo Panebianco
Enciclopedia delle scienze sociali
(1991)

Semmai, il problema della transizione risiede nella durata, che qui in Italia si esplica in parentesi prolungate da non prendere mai alla leggera…
Il vecchio che tornaPerché al di là dei toni trionfalistici, l’unanimismo plebiscitario, la piaggeria cortigiana ed i facili entusiasmi, l’attuale governo garantito dai “senza-partito” vincolati al premier da un legame “bonapartistico-cesarista” e dalle più alte Grillinoprotezioni dell’ermo Colle, costituisce nella sostanza una parentesi di transizione, volta ad essere superata in fretta non appena sarà chiaro il trucco delle tre carte al volgere della fine dei giochi, sbollita l’enfasi delle contro-riforme artificialmente pompata da un apparato mediatico più che compiacente. Un “regime cesaristico” si afferma sul disfacimento dei partiti e prosperano traendo alimento dal populismo che inevitabilmente si sprigiona dalla loro decomposizione, con ben pochi vantaggi per lo sviluppo civile e di una società pienamente democratica.

«Man mano che i vecchi partiti da fiorentissimi sono diventati secchissimi (non parlo, com’è ovvio di quelli già defunti sotto le macerie di Tangentopoli), sono riemersi i caratteri di una società civile tradizionalmente avulsa dai meccanismi dell’associazionismo intermedio, mentre si è creata una voragine nel luogo del primitivo insediamento, un vuoto che può essere colmato d’un tratto da qualsiasi predicazione, poco importa se proveniente da demagoghi improvvisati, da corporazioni che invadono il campo della politica, o da partiti d’opinione, che sappia catturare il voto “emotivo”

  Mario Patrono
Maggioritario in erba – Legge elettorale e sistema politico nell’Italia che (non) cambia
Edizioni CEDAM
  Padova, 1999

In questa sua opera ‘minore’ di agevolissima lettura, Mario Patrono, costituzionalista di orientamento socialista ed esperto in Diritto pubblico comparato, coglieva con un ventennio d’anticipo i limiti intrinseci del maggioritario e le implicazioni sul sistema politico italiano, che col senno di poi si sono rivelate in buona parte esatte. A suo tempo il prof. Patrono, con tutte le riserve del caso, aveva posto la propria attenzione sulla “zoppìa del maggioritario in azione, sottolineando i limiti e le speranze già all’alba della sua adozione:

«..visto come il toccasana per guarire d’incanto il sistema politico italiano da tutti i mali che lo affliggevano: la corta durata dei governi, la fragilità della loro azione, la presenza di troppi partiti, la mancanza di ricambio al potere, la degenerazione della politica stessa, il maggioritario – alla prova dei fatti – sembra aver peggiorato piuttosto che migliorato lo stato delle cose, aggiungendo malanni nuovi a quelli preesistenti

Mario Patrono
 “Maggioritario in erba
(1995)

Considerati i soggetti politici attualmente in lizza secondo un’ottica tripartita, il parlamentarismo proporzionalista svolgerebbe una funzione ‘analgesica’, che per esempio un giurista del calibro di Hans Kelsen definiva di per se stessa “sedativa” nei sistemi conflittuali ad alta temperatura. E la stesura di una nuova legge elettorale è forse utile in tal senso, come migliore antidoto a prossime ed eventuali involuzioni nell’ambito dell’offerta politica, segnando una linea di demarcazione tra il rilancio della Politica ed il “commissariamento della Democrazia”, destinata ad essere strozzata dalla garrotta dei “governi tecnici”.

«Quale potrà essere l’esito finale di questo scontro tra chi vuole davvero il maggioritario, e perciò si adopera per valorizzarlo, e chi maneggia invece per affogarlo nella pozza di un sistema piegato ad avere tre poli in luogo dei “classici” di due, non è dato al momento sapere. Da una parte, a favore del bipolarismo gioca il terrore retrospettivo delle condizioni di un tempo, che l’inchiesta giudiziaria “Mani pulite” si vorrebbe aver chiuso per sempre. Ragiono nei termini di un riscatto morale dalla corruzione, e mi riferisco al dato inoppugnabile che il sistema elettorale maggioritario vi si oppone assai meglio della proporzionale, che al contrario la fomenta….
Ma è proprio qui che si nasconde la questione a cui è legata la possibilità dell’Italia di diventare una democrazia “funzionante”. È davvero il capitalismo italiano in grado, lo è davvero la società italiana di fare a meno della corruzione pur conservando la pace sociale e mantenere intatto il livello di benessere, al Nord come al Sud? Se la risposta è ‘no’, mille interessi leciti e illeciti, grandi e piccoli non tarderanno a far rivivere il passato. E la “Seconda Repubblica” rimarrà scritta nel libro dei sogni.
[…] Resta che le difficoltà e i pericoli di questa fase della vita politica si rivelano con chiarezza, non appena si guardi alla somma di incongruenze che vi albergano:
– un maggioritario in erba, parziale e indigesto per difetto di cultura;
– un bipolarismo precario che funziona male e che sono in molti, nel loro intimo, a non volere;
– una situazione politica confusa, fluida, miscelata, con maggioranze scarse;
una società che – dopo tanto discutere se fosse preferibile “rappresentarla” o piuttosto “governarla” – appare, per colmo di paradosso, né “rappresentata” né “governata”

  Mario Patrono
 “Maggioritario in erba
 (1995)

Pig and his girl by EastMonkey Alla prova dei fatti, possiamo dire che la risposta è stata ‘no’.
E la cosiddetta Terza Repubblica non è che si preannunci tanto meglio delle precedenti. Anzi!
In riferimento invece ai ‘governi tecnici’ (Ciampi e Amato), che hanno preceduto l’insediamento ventennale della pornocrazia berlusconiana, quanto di ‘meglio’ ha saputo incarnare lo spirito della “Seconda Repubblica”, così si esprimeva il prof. Patrono paventandone i rischi e le conseguenze future:

«Inoltre, e questo è forse il danno maggiore, si assiste ad una semiparalisi delle dinamiche istituzionali, che si manifesta con la presenza di un governo “tecnico”, che tiene il cartellone già da parecchi mesi. Il che sta provocando due conseguenze, l’una più grave dell’altra: un tentativo di nascondere dietro le contraddizioni in termini di una (presunta ma impensabile) “neutralità della politica” il fenomeno ben più allarmante di un oscuramento della politica, e ciò accade quando appunto la politica avrebbe dovuto ricevere dal maggioritario un rilancio in grande stile; ed un processo di commissariamento della democrazia, effetto e sintomo nel profondo della crisi che ha investito i partiti e le grandi organizzazioni sindacali, che fa dipendere le grandi scelte politiche da una cerchia di oligarchi senza investitura popolare: un processo che rischia, alla lunga, di aggravare il distacco tra i cittadini e il potere, nel momento stesso in cui il maggioritario è considerato dai suoi fautori (insieme al referendum e dopo di esso) il modo più genuino, immediato, ed anche più attraente di far partecipare il popolo, la “gente” alla vita politica.
OLIGARCHIAPer scrupolo osservo che questa fase…. rappresenta una miccia accesa sotto l’insieme delle libertà repubblicane: se non riusciamo a lasciarcela dietro alle spalle in tutta fretta, il rischio di un logoramento dello stesso contratto sociale diventa inevitabile

Mario Patrono
Maggioritario in erba – Legge elettorale e sistema politico nell’Italia che (non) cambia
Edizioni CEDAM
Padova, 1999

Praticamente, a decenni di distanza, siamo ritornati al bivio di partenza con una situazione sociale e culturale persino peggiore, e ancor più logorata, della matrice originaria…

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RIFORMATORIO

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 aprile 2014 by Sendivogius

Deviation'98 by Mike Deodato jr

Tempo addietro (era il 28/05/13), mentre si accingeva a patteggiare col Dipartimento di Giustizia statunitense la modica cifra di tredici miliardi di dollari, per aver provocato con le sue speculazioni finanziarie la più grave recessione ad impatto globale come non si vedeva dal 1929, l’ispirato management della JP Morgan Bank si preoccupava di stabilire in un accorato rapporto quali fossero le vere cause della crisi sociale ed economica in atto, con un occhio di riguardo alla realtà europea.
Con formidabile acume, gli analisti della “London Branch” individuarono nelle costituzioni anti-fasciste e nell’assetto parlamentare delle istituzioni democratiche la vera causa di tutti i problemi.
Ovviamente, le attività speculative della JP Morgan Chase ed il suo ruolo nella crisi europea, per tacere della raffica di multe da cui la banca di investimenti è stata investita per la violazione sistematica di ogni possibile legge sull’antiriciclaggio e sulla regolazione della transazioni, non costituiscono certo argomento di valutazione strategica.
Il lungimirante rapporto, tutto dedicato agli aggiustamenti necessari (secondo JP Morgan) nell’Area Euro, dedicano un occhio di riguardo alla condizione italiana, tanto da costituire un “test chiave” nella politica di svolta…

“The key test in the coming year [ovvero il 2014] will be in Italy, where the new government clearly has an opportunity to engage in meaningful political reform. But, in terms of the idea of a journey, the process of political reform has barely begun.”

E se ne comprende anche il perché, visto che tra il 2012 ed il 2013 la banca di investimenti ci ha infatti rimesso una decina di miliardi di dollari, mentre cercava in tutti i modi di determinare il default dell’Italia (peraltro in insospettabile compagnia).
Trovate le cause (Costituzione e parlamenti forti), bisognava dunque trovare la soluzione, che prontamente la banca individua in una impellente riforma del “burocrazia” (leggi: “revisione costituzionale”) e soprattutto nella “riforma della giustizia”.

“It is also about changing the bureaucracy and the judicial system”

Come pronosticato, il 2014 è arrivato: l’Italia ha un nuovo premier e con esso una nuova stagione riformista, all’insegna di un blairismo italianizzato con un tuffo nell’Arno. Il Tony Blair originale nel frattempo è diventato consulente della JP Morgan Chase, in qualità di senior advisor.
Doppia disgraziaCon l’irruenza di un Berlusconi ringiovanito (dopo essersi subito preoccupato, come primo atto, di riportare in vita l’originale) e la naturale propensione alla discussione che lo contraddistingue (“fatevene una ragione!”), insieme alla sua cucciolata di giovani democristiani in fuga dall’oratorio, il Bambino Matteo ha finalmente individuato gli scabrosi problemi che paralizzano il Paese, aprendo una sorta di fronte tutto personale contro:
Sindacati e massimamente contro la CGIL, che proprio si ostina a non apprezzare la nuova “riforma del lavoro” che istituzionalizza il precariato a vita.
Soprintendenze per i beni architettonici e paesaggistici; colpevoli di cercare di tutelare quello che ancora resta del nostro patrimonio artistico, e contro le quali Renzi ebbe un lungo contenzioso durante il suo mandato di sindaco (evidentemente il ragazzo è rancoroso e non dimentica).
Assemblee elettive; perché nominare i rappresentanti è molto meglio che farli eleggere. Per ora si comincia con Senato e Province, che non è “riduzione dei costi della politica” (per quelli bastava contenere emolumenti e diarie) ma riduzione del pluralismo, tramite l’eliminazione della rappresentatività elettorale.
Costituzionalisti; ma solo quelli che osano sollevare critiche sulla “riforma costituzionale” e che ovviamente sono tutti “vecchi”, “ka$ta”, “conservatori”, e ovviamente attaccati ai “privilegi”. Che è poi un metodo fascista per non entrare mai nel merito della critica, denigrando l’interlocutore e sfuggendo alla confutazione. Non per niente, le espressioni care alla retorica mussoliniana quando ci si riferiva al Senato era “gerontocomio” e “camera dei vecchioni”. Questo perché Matteo Renzi ha giurato sulla Costituzione, che sta facendo a pezzi con colpi di decreto e voti di fiducia, procedendo come un buldozer. Non per niente, come ama dire, mica “ho giurato su Zagrebelsky e Rodotà”: due notori delinquenti sovversivi. Infatti le riforme è molto meglio farle col Papi di Arcore, condannato all’interdizione dai pubblici uffici ed elevato a “padre costituente della Terza Repubblica” (che visti gli auspici sarà una merda peggiore delle prime due messe assieme).
SilvioneSembrava impossibile, ma finalmente anche la destra italiana ha trovato un vero leader dinamico ed europeo: Matteo Renzi.
Il Bambino MatteoPer il momento a giudicare dalle bozze in circolazione sull’impianto della riforma del Senato, il Bambino Matteo si accinge a superare la SavoiaCostituzione repubblicana per ritornare sostanzialmente allo “Statuto Albertino”, col suo Senato nominativo (e rigorosamente non elettivo) di membri designati dal Capo dello Stato (il Re) e informalmente dal Governo. Rigorosamente senza indennità. A tanto ci con-Duce il nuovo che avanza, con in cantiere il rilancio della figura del premier benedetto da nuovi e più cogenti poteri, con funzioni di governo adattate alle esigenze dei tempi…

“I ministri sono alle dipendenze del capo del Governo o Primo Ministro, il quale ne coordina e ne dirige l’azione. Il Primo Ministro è responsabile soltanto verso il Re. In tal modo il potere esecutivo ha l’autorità e la stabilità necessarie al governo di una grande nazione: esso non è più soggetto alle mutevoli volontà del Parlamento.”

L’illuminante esemplificazione è tratta da ilduce.net, a sottolineare la straordinaria modernità della ‘nuova’ riforma costituzionale in corso.
Trattasi di quello che un tempo, in riferimento ai sistemi monarchici, veniva chiamato governo costituzionale, nel senso che il potere esecutivo è rimesso nelle mani del sovrano che ne esercita le funzioni in presenza di uno Statuto, in contrapposizione ai governi parlamentari che rimettono la centralità dell’azione politica al potere legislativo.
Il giurista di mussolini Il 19/12/1925, Alfredo Rocco (apprezzatissimo da quel faro -spento- di democrazia che fu Montanelli!), insigne giurista e guardasigilli del Governo Mussolini a cui si deve la riforma del codice penale, in merito alle nuove attribuzioni e prerogative del Presidente del Consiglio, durante il varo di quelle che passeranno alla storia come le leggi fascistissime, ebbe a rassicurare i senatori più scettici:

«Questo disegno di legge non consacra il governo parlamentare nel senso stretto e tradizionale della parola, il governo cioè in cui la sovranità sia tutta quanta concentrata nella Camera elettiva, ma neanche il governo costituzionale puro, in cui il potere esecutivo sia tutto nelle mani del capo dello Stato, che l’esercita direttamente, con l’aiuto di ministri da lui liberamente scelti, salvo il controllo della Camera; e meno che mai un governo assoluto, in cui il sovrano concentra in sé tutti i poteri e li esercita senza controlli di sorta. Io non sono amico delle definizioni e credo pericolosissimo darne in questa materia. Non definirò pertanto il regime che uscirà dalla nuova legislazione fascista. È un tipo di governo creato dal nostro spirito, dalle nostre esigenze, dalla nostra pratica. Altri paesi l’imiteranno forse, perché la decadenza del regime parlamentare, come puro dominio della Camera elettiva, è un fenomeno generale in Europa

Alfredo Rocco: Scritti e discorsi politici (Vol.III). La formazione dello Stato fascista (1925-1934)”

Certo poi le cose presero ben altra piega… ma vuoi mettere!?! Le intenzioni erano così nobili.
Gaetano MoscaIn tale circostanza, con lucidità preveggente, un campione della conservazione come Gaetano Mosca, cogliendo appieno lo stravolgimento dell’intera architettura istituzionale che la “riforma” comportava, in riferimento al ruolo del Presidente del Consiglio e del Capo dello Stato (il Re), ebbe ad obiettare in aula:

«Finora il governo monarchico rappresentativo si è svolto in Europa secondo due tipi diversi; quello cosiddetto parlamentare e quello costituzionale.
Quale è la differenza capitale, fondamentale tra queste due forme? Nel governo parlamentare il gabinetto è collettivamente responsabile davanti al Parlamento e davanti al re, e, una volta perduta la fiducia del Parlamento, in generale, suole presentare le sue dimissioni.

Parlamento

Nel governo costituzionale invece basta che il capo del potere esecutivo abbia la fiducia del sovrano: se il capo del governo propone una legge e il Parlamento la respinge, la proposta non diventa legge, ma egli resta al governo lo stesso fino a quando gode la fiducia del capo dello Stato.
Ora, se oggi ci si dicesse chiaramente che al governo parlamentare viene surrogato il governo costituzionale, ammetto che si potrebbe discutere seriamente la proposta. Ma invece è detto espressamente nella relazione che accompagna il disegno di legge, che il capo del governo non corrisponde all’antico cancelliere germanico e che non resta perciò al potere finché piaccia al re di farcelo restare. Ed è detto pure che il capo dello Stato lo manterrà al potere finché quel complesso di forze economiche politiche e morali che lo hanno portato al governo non lo abbandonerà. Ora fino a quando questo complesso di forze economiche politiche e morali che sosteneva il gabinetto, e che qualche volta lo disfaceva, si manifestava coi voti del Parlamento, la cosa era chiara. Ma se questo complesso di forze non è più rappresentato dal Parlamento, allora si domanda da chi è rappresentato?
In fondo non si vuole accordare al re la libera scelta del suo governo e non si vuole che questa scelta sia influenzata dai voti del Parlamento. Tutto questo sarebbe un rebus indecifrabile se non si sapesse leggere attraverso le righe della relazione e del disegno di legge

Altri tempi… oppure no?!?

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IMPICCI & SOLLAZZI

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 febbraio 2014 by Sendivogius

Charlie Sheen - hot-shots

Come volevasi dimostrare, alla prova dei fatti, il presidenziale impicciamento, artificiosamente gonfiato per mesi dal meteorismo a cinque stelle, si è alfine sgonfiato con la velocità di un peto, lasciando gli ensiferi che già pregustavano la ghiotta merenda, assieme ai compagnucci della parrocchietta leghista ed i ritrovati amichetti di “Forza Italia”, con un pugno di briciole.
Igumox Esaurite le minzioni del momento, ai cagnetti del Capo-Grullo non resta che abbaiare alla luna, nell’inconsistenza assoluta della loro irrilevanza.
Sollevati dall’incombenza costituzionale, potranno finalmente tornare ad occuparsi di argomenti a loro più consoni quale la terribile minaccia delle scie chimiche, i misteri del Bilderberg, le sirene… dedicandosi a ciò che meglio gli riesce: i soldi degli altri, gli insulti ai soliti giornalisti, il turpiloquio sessista, la caccia alla Boldrini, guerra permanente al pd-meno-elle, che ormai costituiscono un’ossessione personale. boldrini-insulti-1Naturalmente, non vanno dimenticate le amatissime liste di proscrizione: oggi (ri)tocca a Paolo Becchi, già ideologo (a giorni alterni) del MoVimento, reo di intervista non autorizzata. O almeno così si suppone, perché delle scomuniche del Vate® non è mai dato conoscere le ragioni. Mistero della Fede.
Sulla messa in stato d’accusa “per alto tradimento” del Presidente della Repubblica, non vale nemmeno la pena di soffermarsi. Anche perché ne avevamo parlato più che abbastanza in passato.
Tra le formidabili motivazioni dell’iniziativa, basti ricordare:
“Improprio esercizio del potere di grazia” (?), in aperto contrasto con l’Art.87 della Costituzione che laconicamente recita: Il Presidente della Repubblica può concedere grazia e commutare le pene.
La fantomatica “Trattativa Stato-mafia”: una mitopoiesi mitologica tutta da dimostrare e dove chiunque è colpevole fino a prova contraria.
La “Seconda elezione del Presidente della Repubblica” perché, ai sensi dell’Art.85 della Costituzione (Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni), secondo la raffinata interpretazione pentastellata “è evidente che il testo costituzionale non contempla la possibilità dello svolgimento del doppio mandato da parte del Capo dello Stato” (?!?). E peccato invece che, come ogni matricola di Giurisprudenza impara già al primo anno di corso, ciò che la legge non esclude esplicitamente è lecito.
Il “Mancato esercizio del potere di rinvio presidenziale”, questo perché il PdR non solo può ma ‘deve’ rinviare le leggi al “mittente” (parlano del Parlamento), qualora questa non sia gradita al Grullo e la sua canea analfabeta. Ovviamente ai sensi dell’Art.74 della Costituzione:

«Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.»

Secondo l’interpretazione ensifera, ‘potere’ è sinonimo di ‘dovere’, giacché “il rinvio presidenziale costituisce una funzione di controllo preventivo”. E non sanno che la legge può essere ripresentata praticamente identica, senza che il Presidente si possa rifiutare di firmarla.
Ma cercare un filo logico nella lucida follia di questa setta di invasati è impresa che spetta alla psicanalisi e dalla quale una persona sana di Gasparrimente dovrebbe astenersi per motivi di igiene mentale. D’altronde, a sostegno della loro richiesta di impicciamento, i pentastellati possono contare su un costituzionalista d’eccezione, l’acuto Maurizio Gasparri, improvvisamente elevato a mentore, dal cui raffinato pensiero traggono ispirazione.

conspiracyMORPHEUSE siccome ogni pretesto è buono per far casino, giacché nella zuppa rancida del grillismo tutto fa brodo, nel carniere (vuoto) del Grullo non poteva certo mancare il grande “Complotto di Saint-Moritz”, in perfetto stile berlusconiano. Nemmeno la ferale coppia Sallusti-Santanché avrebbe potuto far di meglio…

«Berlusconi era allora un presidente del Consiglio regolarmente eletto, non era ancora stato condannato e fatto decadere. Fu sostituito con un tecnocrate scelto da Napolitano senza che il Parlamento sfiduciasse il governo in carica. Oggi, dopo due anni e mezzo, sappiamo che lo spread non ha (né aveva) nulla a che fare con l’economia reale. Infatti lo spread è sceso mentre l’Italia è in profonda recessione, stiamo molto peggio del 2011. Sappiamo anche che un Presidente della Repubblica ha svolto funzioni che non gli sono attribuite dal suo incarico senza che gli italiani ne fossero informati. Sappiamo inoltre che De Benedetti, un privato cittadino italiano diventato svizzero, può condizionare la politica italiana dalla sua villa di Saint Moritz e lo dice pure. E infine sappiamo che i cittadini italiani sono espropriati da qualunque decisione e che il loro voto non conta nulla. per i registi dei cinepanettoni della democrazia. Impeachment, e così sia!»

  (10/02/2014)

È infatti notorio a chiunque non abbia la memoria di un pesce rosso, quale livello di crescita economica, di stabilità politica e credibilità internazionale godesse allora l’Italia, e massimamente il Governo Berlusconi, nella ‘lontana’ estate del 2011… quando tra un bunga-bunga ed una nipote di Moubarak, con un esecutivo da tutti giudicato finito ed impresentabile, il Paese si stava avviando pericolosamente verso il commissariamento UE, avvitandosi in una recessione economica ed una crisi finanziaria che puntuale esplose qualche mese dopo.

All’epoca ci fu chi, nel bene o nel male, e che di errori ne commise non pochi, cercò di correre ai ripari per provare a salvare il salvabile (tra cui per l’appunto il Presidente Napolitano) e chi invece tra le pagine del suo blog giocava al massimo sfascio, annunciando (e invocando) il default dell’Italia.
Invero, prima di levare appelli alla sollevazione delle Forze Armate, con le sue solite “lettere aperte”, al Capo politico piaceva rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica, coi toni accorati di un Cicerone che si rivolge con supponenza al compagnetto di banco, durante le esercitazioni di retorica:

«Spettabile presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
quasi tutto ci divide, tranne il fatto di essere italiani e la preoccupazione per il futuro della nostra Nazione. L’Italia è vicina al default, i titoli di Stato, l’ossigeno (meglio sarebbe dire l’anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni. Un’impresa impossibile senza una rivolta sociale. La Deutsche Bank ha venduto nel 2011 sette miliardi di euro dei nostri titoli. E’ più di un segnale: è una campana a martello che ha risvegliato persino Romano Prodi dal suo torpore. Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell’evidenza. Le banche italiane sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l’acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto. Ora devono pensare a salvare sé stesse.
In questa situazione lei non può restare inerte. Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi. Ricordo, tra i tanti, l’abolizione delle Province, i finanziamenti pubblici ai partiti e all’editoria e le grandi opere inutili finanziate dai contribuenti, come la Tav in Val di Susa di 22 miliardi di euro. Gli italiani, io credo, sono pronti ad affrontare grandi sacrifici per uscire dal periodo che purtroppo li aspetta, ma solo a condizione che siano ripartiti con equità e che l’esempio sia dato per primi da coloro che li governano. Oggi non esiste purtroppo nessuna di queste due condizioni.
In un altro mese di luglio, nel 1943, i fascisti del Gran Consiglio, ebbero il coraggio di sfiduciare il cavaliere Benito Mussolini, l’attuale cavaliere nessuno lo sfiducerà in questo Parlamento trasformato in un suk, né i suoi sodali, né i suoi falsi oppositori. Credo che lei concordi con me che con questo governo l’Italia è avviata al fallimento economico e sociale e non può aspettare le elezioni del 2013 per sperare in un cambiamento. In particolare con questa legge elettorale incostituzionale che impedisce al cittadino la scelta del candidato e la delega invece ai partiti. Queste cose le conosce meglio di me. Lei ha una grande responsabilità a cui non può più sottrarsi, ma anche un grande potere. L’articolo 88 della Costituzione le consente di sciogliere le Camere. Lo usi se necessario per imporre le sue scelte prima che sia troppo tardi. Saluti.»

  Beppe Grillo (30/07/2011)

Se il messaggio non fosse chiaro, il soggetto di cui si parla nella missiva è Berlusconi ed il suo governo.
Il destinatario è il presidente Giorgio Napolitano, al quale si chiede (quasi si ordina) di:
a) Nominare un nuovo presidente del consiglio;
b) Scegliere allo scopo “una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti”, che incida sulla “carne viva”. Il convitato di pietra a cui si allude ma che ancora non si nomina è Mario Monti.
c) Fare tutto quanto è nel potere del PdR, “per imporre le sue scelte”.

E per chiudere in bellezza, solito riferimento al duce buonanima ed ai fascisti che devono piacergli davvero tanto:

“In un altro mese di luglio, nel 1943, i fascisti del Gran Consiglio, ebbero il coraggio di sfiduciare il cavaliere Benito Mussolini, l’attuale cavaliere nessuno lo sfiducerà in questo Parlamento trasformato in un suk, né i suoi sodali, né i suoi falsi oppositori.”

razzi 3Improvvisamente, oggi, quello che un tempo era lo “Psiconano” è diventato un “Presidente del Consiglio democraticamente eletto” da un parlamento evidentemente ritenuto legittimo e non più composto di “nominati”, per un governo sorretto dal sostegno in vendita dei vari Razzi e Scilipoti. Trattasi delle primizie scelte di un altro moralista della politica, caduto in disgrazia. All’epoca il Grullo la pensava diversamente, ma è inutile cercare coerenza logica nella schizofrenia politica del capo politico ed i suoi dilettanti allo sbaraglio…
Con simili cialtroni l’Italia si deve confrontare.

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Get the Power!

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 luglio 2013 by Sendivogius

Pieni Poteri

The Condom-Man Diciamocelo con franchezza: un coglione così poteva nascere solo in Italia.
In un Paese ridotto all’impotenza, evirato com’è dei propri processi decisionali, tutto il peso politico pende nell’inutile sacca circoscritta alle sue propaggini inferiori.
Accade così che il principio e la fine di una copula dall’oscenità quanto mai imbarazzante, nell’impossibilità di concludere alcunché, sia mimata dalla sterile agitazione di due didimi in andropausa, infiammati come sono da un anomalo sovraccarico testosteronico.
Com’è noto, certi pendant vanno sempre associati in coppia, per loro intrinseca natura…

BILD

Cosa rende irresistibile la (saltuaria) lettura dei “comunicati” del Capo-Grullo, pompati proprio da quei media tanto detestati?!?
Ovviamente, l’irriducibile carica di minchioneria bissata ad ogni pubblicazione dall’abborracciato cabarettista (l’ennesimo!) improvvidamente eiettato in ‘politica’, con la grazia di un elefante in cristalleria e l’eleganza di un rutto ad un funerale.
Tutti al Mare!Tra una vacanza a 5 stelle in Costa Smeralda ed i soggiorni in una delle sue otto ville sparse da Lugano a Malindi, in nome della “decrescita felice”, Capo-Grullo trascorre il resto del tempo ad annunciare la consumazione (a nostra insaputa) di “golpe bianchi”, più simili a colpi di sole che di Stato, e l’imminente tracollo economico dell’Italia.
IMPEGNI INDEROGABILIKazzenger! Per la premiata serie Kazzenger a 5 Stelle, il prossimo appuntamento è fissato per l’Autunno (2013? 2014…2340?). E, se non daranno subito il potere (assoluto) ai suoi replicanti accampati in Parlamento, minaccia sommosse popolari e violenze di piazza, che fino ad ora non sono ancora esplose perché naturalmente c’è Lui a tenere a freno le folle più che mai frementi…

Chiusura della campagna elettorale del M5S per le elezioni amministrative 2013

«Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.»

Ah no! Si trattava di un altro pagliaccio, ma senza barba e capelli!
BenitoD’altronde questa parodia imbolsita di Savonarola, quando non è impegnato a pronosticare (peraltro più simile ad uno iettatore che ad un profeta) apocalissi prossime venture, piace occuparsi della nostra Carta costituzionale…

E lo fa con le competenze e la prudenza giuridica di un ragioniere semi-analfabeta di 65 anni: l’età fatidica, raggiunta la quale (secondo il Grullo-pensiero) si dovrebbe anticipare una sorta di morte civile, con cancellazione del diritto di voto, in attesa di raggiungere la tomba il prima possibile, in quanto inesorabilmente “vecchi”.
Tutti eccetto Lui, s’intende!

«Dopo i 60 anni non si dovrebbe più votare. Tra i 15 e i 60 anni il voto sia normale, ma dai 60 anni in poi non si voti più…. È importante che non siano i vecchi a fare le scelte.»
(ANSA – 11/10/10)

Altresì, è implicito che per i fortunati non ancora esautorati, i diritti elettorali valgano fintanto che daranno il voto al suo “moVimento” (unica scelta legittimata) altrimenti sono, in ordine sparso: morti che camminano; zombies; salme; vecchi rincoglioniti; italiani di serie B; servi della Ka$ta; parassiti; larve ben pagate; naso adunco (Gad Lerner); “vecchia puttana” (Rita Levi Montalcini); buco senza ciambella (Nichi Vendola); facce di merda… dall’inconfondibile olezzo e da “cacciare via a calci nel culo”.
Naturalmente, si tratta di raffinate metafore dalla simpatia goliardica. Perciò, i medesimi attestati di stima e rispetto sono riservati a chiunque non sia organico al movimento del Messia pentastellato e non ubbidisca ciecamente ai suoi capricci. Va da sé che i “traditori”, amabilmente parlando,sono un cancro da rimuovere subito; prima che il virus del dissenso possa contagiare altri adepti della confraternita, attualmente impegnati (dicono) nella difesa ad oltranza della Costituzione contro la minaccia degli altri partiti politici (?). Loro sono un “movimento”.
The EconomistSarà per questo che, tra gli anatemi coi quali il Capo-Grullo ci delizia con cadenza giornaliera dal suo blog-balcone affacciato sulla piazza virtuale, la Costituzione repubblicana costituisce un bersaglio regolare, di cui si richiede a più riprese l’immediata revisione. Magari da affidare alla cura di raffinati costituzionalisti come Claudio Messora o alla neo-senatrice Enza Blundo che del Senato ignora persino la composizione numerica.
Dice il Grullo dall’alto della montagna:

I colpi di Stato quasi mai ricorrono alla violenza, di solito avvengono in modo apparentemente legale, nel silenzio ovattato delle cosiddette istituzioni […] E i colpi di Stato vanno combattuti, in nome della democrazia.”
  (25/07/2013)

E infatti fresco di giornata è l’attacco alla Corte costituzionale, che della Carta è massimo interprete e principale organo di garanzia. E come sempre lo fa con le solite allusioni raffinate sull’età dei togati, peraltro coetanei del Capo-Grullo, sorvolando invece sulla provenienza geografica alla quale s’era già dedicato in passato:

«La Corte Costituzionale, detta amichevolmente Consulta, un nome che ricorda l’oracolo di Delfi, ha dichiarato illegittima, in nome della Costituzione, l’abolizione delle Province previsto nel decreto Salva-Italia del dicembre 2011. Il linguaggio usato dalla Corte è sublime “il decreto-legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio”. Cioè? Detto in parole povere le Province non si toccano.»

Saltando di palo in frasca, segue snocciolata di recriminazioni in un crescendo demagogico: cacciabombardieri F-35.. esodati.. precariato.. rimborsi elettorali… a dimostrazione che, nei fatti, il Capo-Grullo ed i suoi ghost-writers non sanno NULLA delle competenze della Corte.

“Fateci sapere, consultate le sudate carte.”

Al beota ligure ed alle sue isteriche fan-girls si potrebbe far notare (invano!) che le competenze e le funzioni delle Province sono esplicitamente contemplate nella Costituzione della Repubblica. Pertanto, non possono essere abolite per legge ordinaria e meno che mai per decreto-legge, in quanto oggetto di specifica revisione costituzionale le cui modalità sono disciplinate proprio da quell’Art.138, sul quale il Guru ed i suoi manipoli imbastiscono le loro ridicole ammuine in parlamento.
MoebiusA quanto pare, se piace al Capo-Grullo, la decretazione d’urgenza in questo caso non è più un “attentato alla sovranità del popolo”.
Le “sudate carte”, che ci si guarda bene dal leggere (troppa fatica), non sono altro che il Titolo V della Costituzione. Per l’appunto, eliminare le Province vuol dire riformulare totalmente l’Art.114 e riscrivere i successivi, ovunque sia menzionata la parola “provincia”, previa modifica costituzionale e relativa procedura:

Revisione Della Costituzione, Leggi Costituzionali

[Art. 138] Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Tanto per chiarire di cosa parliamo e su cosa sproloquia invece il Capo-Grullo, insieme al resto della sarabanda attualmente in autogestione permanente al parlamento okkupato.

La Cosa da un altro web

L’Abominevole Uomo della Rete

Per comprendere quanto agli ensiferi pentastellati stia a cuore la difesa della Carta costituzionale, basterebbe leggere alcuni dei post dedicati all’argomento, presi direttamente dal noto blog di merchandising e, all’occorrenza, di auto-promozione elettorale del capo politico e proprietario esclusivo del MoVimento. Questo perché nella rete si dimentica tutto e in fretta, ma si può ripescare e leggere qualsiasi castroneria strappata al sonno della ragione.

«La Costituzione non è il Vangelo, il Corano o il Talmud. Per qualcuno però lo è, rappresenta le tavole della Legge di Mosè e ne fa un uso religioso, fideistico. La agita in manifestazione come il libretto rosso di Mao. La Costituzione è un testo scritto da uomini in carne ed ossa, non da semidei, nel secondo dopoguerra. E’ entrata in vigore il 1° gennaio 1948, 63 anni fa […] è una Costituzione in parte “diversamente democratica”.
[…] La Costituzione prevede la possibilità per i cittadini di raccogliere le firme per una proposta di legge popolare. Non obbliga in alcun modo il Parlamento a discuterla, quindi è un diritto sulla carta, una solenne presa costituzionale per il culo.»

  La Costituzione non è intoccabile
   (05/03/2011)

È più forte di Lui: se non ci infila almeno un “culo” o un “cazzo”, qualsiasi cosa dica o scriva, va in crisi epilettica. Da notare questa ossessiva pretesa nel considerare il Parlamento come la sua lussuosa cameretta a servizio personale, dove calendarizzare prima di subito e approvare seduta stante qualsiasi proposta, anche la più demenziale, il Capo-Grullo ed i suoi replicanti (i “cittadini”) decidano di presentare. Il fatto che in Parlamento ci siano svariate centinaia di leggi in lavorazione e altrettante proposte su iniziativa popolare non sembra minimamente sfiorare il Capo-Grullo, che evidentemente si reputa al centro di un universo in cui credersi dio. Null’altro esiste al di fuori di Lui e del suo movimento. In un mondo semplificato e condensato in pensierini elementari, le Camere sono una specie di ufficio protocolli per la rapida conversione in legge di qualsiasi fumigante stronzata, ivi depositata su iniziativa del Masaniello di turno.
Tale è il rispetto e la difesa della carta costituzionale, che il 07/10/2012 il duce pentastellato incitava pubblicamente i suoi manipoli ad un V-Day per la Costituzione:

«L’Italia è una dittatura partitocratica, della democrazia non ha neppure il profumo. Inutile girarci intorno, il cittadino non conta nulla. Da piazzale Loreto sono cambiate solo le forme del Potere, la sostanza è rimasta la stessa. I partiti si reggono su un tavolino a tre gambe. La prima gamba sono i cosiddetti “rimborsi elettorali” pari a un miliardo di euro, senza i quali i partiti cesserebbero di esistere dopo una settimana. La seconda gamba sono i media, i giornali foraggiati dal finanziamento pubblici, la Rai asservita ai partiti, Mediaset a cui sono state date in concessione le frequenze nazionali per un pugno di euro. La terza gamba è parte della Costituzione, disegnata per garantire l’egemonia dei partiti e l’esclusione dei cittadini dalla cosa pubblica. E’ opportuno fare un passo indietro. La Costituzione venne scritta nel dopoguerra dall’Assemblea Costituente dominata da esponenti di tre partiti: la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e il Partito Comunista. I partiti hanno scritto la Costituzione come un abito su misura. La Costituzione entrò in vigore il primo gennaio del 1948. Non si tenne alcun referendum per confermarla ed è quasi impossibile cambiare un suo articolo senza la volontà del Parlamento, quindi dei partiti.
[…] Il primo Vday fu dedicato ai partiti, il secondo ai media, i loro cani da guardia, il prossimo Vday sarà dedicato alla Nuova Costituzione. Nel blog sarà avviato un pubblico dibattito, come sta avvenendo in Islanda, per discuterla punto per punto. Chi sventola in toto l’attuale Costituzione come un Vangelo e si indigna e si aggrappa ad essa come un naufrago, o non l’ha letta o l’ha capita troppo bene. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure. Ci vediamo in Parlamento.»

Con ogni evidenza, il Capo-Grullo la Costituzione non l’ha mai letta. E qualora si cimentasse nell’ardua impresa non capirebbe una sola parola… non certo perché il testo sia di difficile comprensione.
Però pretende di riscriverla. Sul suo blog. In quanto al “pubblico dibattito”, abbiamo avuto modo di verificare fin troppo bene cosa il ragionier Giuseppe Grillo (classe 1948) intenda per dibattito e contradditorio: Io decido, voi ubbidite!
Ad ogni modo, nelle sue deliranti farneticazioni, l’aspirante Führer ha chiarissimo quali sono i nemici del popolo da abbatere… eliminati i partiti politici, chiusi i media, abrogata la Costituzione, nulla potrà finalmente impedirgli di avere l’agognato 100% e giocare (anche lui) al Grande Dittatore nella tirannide digitale di Gaia: un’allucinante distopia totalitaria, che farebbe raggelare il sangue a George Orwell.
Iron-Sky-space-nazisDella Costituzione e della democrazia, al Capo-Grullo non frega assolutamente nulla. Nella migliore delle ipotesi, sono concetti a lui più estranei della vita su Giove.
Ed è il principale motivo per cui, tra i mali maggiori (ma meno peniciosi) ci è toccato in sorte un governo “PdL e Pd-meno-elle”. Per il giovanissimo rag. Grillo (1948), esperto in diritto costituzionale, è la migliore delle opzioni possibili.

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Le XII Tavole della Legge

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 maggio 2013 by Sendivogius

12-tavole

Nuntio vobis gaudium magnum. Habemus leges!
Finalmente il M5S ha presentato i suoi primi disegnini di legge…
Dodici è infatti il numero totale delle proposte depositate in Senato ed in Parlamento dal MoVimento uno e trino, convinto di essere unico: “Noi” siamo le Parti Sociali, l’Opposizione, il Popolo, nell’esclusività totalizzante (e totalitaria) di chi, in quanto diverso dagli “altri”, si crogiola tra i fumi di un microcosmo perfetto riservato agli eletti della setta dei puri e del loro profeta.
Questa è Gente che lavora: con i suoi 12 disegni di legge il sedicente Primo Partito d’Italia è ultimo in assoluto per attività legislativa, superato persino dal “gruppo misto” (43 ddl) e dal Südtiroler Volkspartei con le sue 52 proposte di legge. Non male per un partito (ops! MoVimento!) che vuole il 100% ed ha una produttività legislativa prossima allo 0%, ma pretendeva di rimettere tutti i poteri all’attività parlamentare e quindi governare in assenza di un esecutivo.
Totale dei DDL presentati alle Camere in data 12-04-2013 (fonte 'Giornalettismo')La discrepanza è talmente evidente, che iniziano ad accorgersene persino [QUI] dalla parti del Père Duchesne di Marco Travaglio: il nuovo Hébert del grillismo militante, a metà del guado tra gli Exagérés del populismo forcaiolo e gli Enragés pentastellati, nel chiassoso teatrino della rivoluzione a 5 stelle.
A dire il vero, ci eravamo ripromessi di non indugiare oltre sul Vate stellato ed i suoi replicanti digitali, ma una simile spremuta di meningi in così istituzionale sede, merita un minimo di attenzione affinché tanto ardore rivoluzionario non vada disperso invano…
DDL presentati al SenatoE dunque vediamoli un po’ più da vicino questi fantastici 12 in gestazione al Senato e di certo destinati a diventare famosi come le XII Tavole dell’antico diritto romano:

S. 8
Sen. Casson Felice, Sen. Filippi Marco
Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente dall’amianto, nonché delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di amianto
15 marzo 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 269
Sen. Tomaselli Salvatore, Sen. Latorre Nicola
Abrogazione dell’articolo 35 del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi
22 marzo 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 270
Sen. Tomaselli Salvatore ed altri.
Disposizioni per la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità del Mare Adriatico
22 marzo 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 391
Sen. Montevecchi Michela ed altri.
Nuove disposizioni per il contrasto dell’omofobia e della transfobia
5 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 392
Sen. Airola Alberto ed altri.
Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso
5 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 393
Sen. Orellana Luis Alberto ed altri.
Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso
5 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 431
Sen. Morra Nicola
Modifiche all’articolo 416-ter del codice penale in materia di scambio elettorale politico-mafioso
10 aprile 2013: Presentato al Senato
15 aprile 2013: Ritirato

S. 451
Sen. Blundo Rosetta Enza ed altri.
Modifica all’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi
10 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 452
Sen. Crimi Vito Claudio ed altri.
Riforma della disciplina per le elezioni della Camera e del Senato, concernente i criteri di candidabilità ed i casi di revoca e decadenza del mandato nonché l’espressione del voto di preferenza da parte degli elettori
10 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 453
Sen. Crimi Vito Claudio ed altri.
Disposizioni volte alla abolizione del finanziamento pubblico all’editoria
10 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 454
Sen. Crimi Vito Claudio ed altri.
Abrogazione della legge 3 febbraio 1963, n.69, e successive modificazioni, sull’ordinamento della professione di giornalista
10 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 455
Sen. Molinari Francesco, Sen. Morra Nicola
Disposizioni concernenti il divieto di propaganda elettorale per le persone appartenenti ad associazioni mafiose e sottoposte alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza
10 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

Lex In attesa di avere il 100%, qualcuno deve aver spiegato agli onorevoli “cittadini” che nel frattempo qualche leggina devono pur presentarla in parlamento. Peccato che il risultato non sia dei migliori…
Come degli scolaretti svogliati ma furbissimi, sembra infatti che gli ensiferi si siano limitati a scopiazzare i compiti altrui, secondo la specialità che più gli riesce meglio: spacciare per proprio ciò che viene fatto da altri.
Ad essere indulgenti, si potrebbe dire che i “cittadini” abbiano peccato di ingenuità e approssimazione… Nella peggiore delle ipotesi, si può parlare apertamente di plagio. La quasi totalità delle leggi presentate al Senato sono infatti dei doppioni già in discussione alle Camere, su proposta del centrosinistra, e soprattutto dell’Italia dei Valori, nel corso della precedente legislatura.
La riproposizione è talmente sfacciata che i “5 Stelle” non si sono nemmeno preoccupati di cambiare i titoli dei ddl, con l’eccezionale risultato di intasare i lavori parlamentari creando un ingorgo legislativo con leggi doppione, perfettamente sovrapponibili tra loro, con l’unico risultato di dilatare i tempi di approvazione di provvedimenti già in esame presso le commissioni.
Se la maggioranza parlamentare è quello che è (un’immonda latrina di governo), lo stato della principale forza di opposizione è tragico nel suo livello di minchioneria difficilmente raggiungibile da altri cialtroni di più lungo corso!
Diamo uno sguardo in dettaglio:

1Atto Senato n.8
Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente dall’amianto, nonché delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di amianto

Presentato al Senato in data 15/03/13, il disegno di legge porta la firma congiunta dei senatori Casson e Marco Filippi.
Peccato però che il primo firmatario, l’ex magistrato Felice Casson, sia un senatore del PD, così come l’atto scaturisce da un’esplicita iniziativa del Partito Democratico, come è facilmente desumibile dall’appartenenza parlamentare dei senatori che hanno controfirmato la relazione del testo [QUI], ad eccezione per l’appunto di Marco Filippi (M5S) che sembra più che altro un “imbucato” per un testo certamente non suo e abusivamente attribuito ai pentastellati.
Tuttavia, vale la pena rilevare come il ddl Casson-Filippi sia in realtà la riproposizione aggiornata (e migliorata) di una precedente proposta di legge, presentata il 23/02/2011 dalla sen. Patrizia Bugnano (IdV) su iniziativa del gruppo IdV al Senato e attualmente in esame di commissione.
Nella fattispecie, si tratta dell’Atto n.2573: Disposizioni a favore dei lavoratori e dei cittadini esposti all’amianto e dei loro familiari”. Il testo integrale lo trovate QUI e, se siete pignoli come noi, noterete come molti articoli siano equipollenti.

2Atto Senato n.391
Nuove disposizioni per il contrasto dell’omofobia e della transfobia

Presentato al Senato in data 05/04/13, il disegno di legge a firma della senatrice Michela Montevecchi è in realtà la riproposta del DDL C.2802 del 14/10/09 (Norme per la tutela delle vittime di reati per motivi di omofobia e transfobia), su proposta di Antonello Soro (PD) e respinto nel 2011 per presunti vizi di incostituzionalità.
Ma, come si può vedere QUI, gli interessamenti in materia sono tutt’altro che rari e meno che mai una prerogativa ad esclusiva 5 stelle.

3Atto Senato n.392
Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso

Problema di scottante attualità, largamente sentito dagli italiani, su presentazione del sen. Alberto Airola (05/04/13), costituisce una novità assoluta per il nostro ordinamento legislativo, che invero non se n’era mai occupato prima [QUI], finché il lungimirante cittadino Airola non ha scoperto il problema.

4Atto Senato n.393
Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso

Su proposta del sen. Orellana, è un altro plagio conclamato ai danni della IdV.
Nella fattispecie, si tratta del ddl C.5338, presentato da Antonio Di Pietro in data 03/07/12 e assegnato alla Commissione Giustizia in data 19/09/2012. Il titolo del ddl?
Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso
Peraltro, SEL ha presentato una proposta identica alla Camera dei deputati.

5Atto Senato n.431
Modifiche all’articolo 416-ter del codice penale in materia di scambio elettorale politico-mafioso

Presentato dal senatore-cittadino Nicola Morra il 10 Aprile è stato immediatamente ritirato neanche una settimana (15/04/13) dopo la sua presentazione. E non perché le intenzioni fossero sbagliate… A pensar male, il tapino deve essersi accorto che in Senato era già in esame il medesimo provvedimento da almeno due anni:

Modifiche agli articoli 416-bis e 416-ter del codice penale in materia di associazioni di tipo mafioso e di scambio elettorale politico-mafioso

Si tratta dell’Atto S.2199 del 20/05/10, a firma del senatore Luigi Li Gotti (IdV).
A scanso di equivoci, e con largo anticipo sui pentastellati, anche SEL aveva già presentato alla Camere una proposta di legge anticorruzione con la modifica art.416-ter del Codice Penale.

6Atto Senato n.269
Abrogazione dell’articolo 35 del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi

Presentato in data 22/03/2013 dal sen. Tomaselli (PD), congiuntamente al controverso senatore Nicola Latorre (PD) al quale il Vate furioso non ha mancato di lanciare i suoi strali.
Provvedimento pentastellato, ma presentato da due senatori del PD… Errore di attribuzione?
Ad ogni modo, trattasi di altra legge fotocopia, risalente all’Agosto dello scorso anno (il ddl S.3437). Questo è il titolo:

“Abrogazione dell’articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi”

7Atto Senato n.451
Modifica all’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi

Su presentazione della senatrice Enza R. Blundo (10/04/13), è uno dei nostri provvedimenti preferiti…
Come si può leggere chiaramente sul sito del Ministero dello Sviluppo economico [QUI], l’articolo in questione della legge in riferimento NON esiste più. Infatti, il comma 17 dell’Art.6 è stato sostituito interamente dall’articolo 35, comma 1 del Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83 convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134.
E infatti gli ensiferi, non pienamente consapevoli della contraddizione, si sono dovuti far prestare gli esperti giuridici del PD al Senato per riformulare un nuovo ddl con la giusta richiesta di abrogazione. Per inciso, si tratta dell’atto Atto S.269 (di cui sopra).

8Atto Senato n.452
Riforma della disciplina per le elezioni della Camera e del Senato, concernente i criteri di candidabilità ed i casi di revoca e decadenza del mandato nonché l’espressione del voto di preferenza da parte degli elettori
  (10/04/13)

Qui entriamo nel magico mondo fatato dell’incantevole Crimi che, insieme al resto degli ensiferi al gran completo, si balocca coi cavalli di battaglia del movimento…
Si tratta della revisione aggiornata della famosa “legge di iniziativa popolare”, presentata a suo tempo da Beppe Grillo nel dicembre del 2007 e, a dispetto delle fanfaronate del tribuno, trasposta in ddl (S.1936), quindi presa in esame dalla commissione delegata [QUI].
Sorvoliamo invece sul fatto che l’attuale proposta del M5S contenga profili un tantino incostituzionali (a partire dal limite dei due mandati parlamentari), che il prof. Rodotà potrebbe spiegare loro molto bene…

9Atto Senato n.453
Disposizioni volte alla abolizione del finanziamento pubblico all’editoria
(10/04/13)

A Ciccio Crimi, probabilmente sfugge come i contributi diretti all’editoria su finanziamento pubblico siano stati, di fatto, già aboliti. A percepire i finanziamenti pubblici, sono le testate di partito, le pubblicazioni delle minoranze linguistiche, e (ovviamente!) i giornali ecclesiastici che succhiano la quasi totalità dei 90 milioni di euro (tale è la cifra complessiva) a disposizione.
Nella fattispecie, si tratta del decreto-legge n.201 del 06/12/11 (il cosiddetto “Salva Italia”), convertito nella Legge n.214 del 22/12/11. Il provvedimento, stringato ma eloquente, è contenuto nel comma 3 dell’art.29 (“Acquisizione di beni e servizi attraverso il ricorso alla centrale di committenza nazionale e interventi per l’editoria”):

Allo scopo di contribuire all’obiettivo del pareggio di bilancio entro la fine dell’anno 2013, il sistema di contribuzione diretta di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250, cessa alla data del 31 dicembre 2014, con riferimento alla gestione 2013.

Per tutti gli altri quotidiani (come “Il Fatto”) restano invece una serie di agevolazioni fiscali (su IVA e carta) che sono praticamente in vigore ovunque esista la libertà di stampa, universalmente riconosciute in tutte le democrazia occidentali. Concetto molto difficile da capire per chi non riconosce altro organo di informazione oltre al blog del Profeta; parla di chiudere le reti RAI; aborre il confronto ed i media… Oppure, come candidamente confessa lo stesso Crimi (che del ddl è firmatario), “i giornalisti mi stanno sul cazzo”, a parte quelli graditi a Casaleggio e Grillo. S’intende! Messora docet.

10Atto Senato n.454
Abrogazione della legge 3 febbraio 1963, n.69, e successive modificazioni, sull’ordinamento della professione di giornalista
(10/04/13)

Chissà come abbiamo fatto finora, prima che Ciccio-Crimi ed il resto dell’allegra brigata si ponessero il problema?!?
Sono vent’anni ed oltre che si prova ad abolire il famigerato (ed inutile!) Ordine dei Giornalisti, almeno a partire dal dimenticato referendum promosso dal Partito Radicale nel 1997 (che non raggiunse il quorum). Né sono mancate le iniziative legislative negli ultimi anni [QUI].
Ma certo ora che sono arrivati The Others cambia tutto!
Perciò auguri e buona fortuna.

11Atto Senato n.455
Disposizioni concernenti il divieto di propaganda elettorale per le persone appartenenti ad associazioni mafiose e sottoposte alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza

Disegno di legge presentato dai cittadini-senatori Molinari e Morra.
Peccato che in assenza di riferimenti specifici (magari di articoli da modificare), la normativa esista già: Legge n.175 del 13/10/2010 in merito alle “Disposizioni concernenti il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione”.

«La legge 175/2010 ha introdotto fattispecie di ineleggibilità connesse alla violazione del divieto di svolgimento di attività di propaganda elettorale previste dalla legge 4 aprile 1956, n. 212 (affissione di stampati, giornali murali o manifesti di propaganda, propaganda elettorale luminosa o figurativa, lancio di volantini) per le persone sottoposte a misure di prevenzione: in caso di violazione di tale divieto da parte del sottoposto alla misura o da parte del candidato – che, conoscendo la condizione di sottoposto in via definitiva alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, richiede al medesimo di svolgere attività di propaganda elettorale e se ne avvale concretamente – la condanna che ne consegue comporta l’interdizione dai pubblici uffici alla quale consegue l’ineleggibilità del condannato per la stessa durata della pena detentiva. La sospensione condizionale della pena non ha effetto ai fini dell’interdizione dai pubblici uffici (La misura di prevenzione della sorveglianza speciale già prevista dalla L. 575/1965 è ora disciplinata dal D.Lgs. 159/2011.)»

Nel dubbio, i senatori pentastellati possono scaricare gratuitamente il manuale elettorale per le elezioni politiche, con la disciplina in materia [QUI] e decidere cosa vogliono esattamente cambiare.
Ad ipotesi, si presuppone siano gli stessi punti contemplati nel ddl S.452 (e dunque un’altra legge clone).

12Ci sarebbe anche il ddl n 270, inerente Disposizioni per la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità del mare Adriatico. Ma il disegno di legge è stato presentato dal senatore Salvatore Tomaselli (PD) e non si capisce dunque perché l’atto venga ascritto al gruppo del M5S.

XII Tavole

Stesso discorso vale per gli altri provvedimenti apocrifi in materia sanitaria, attribuiti ai pentastellati, ma tutti firmati su presentazione del sen. Ignazio Marino (PD). Un discorso completamente a parte vale invece per il disegno di legge n.578 sull’annoso problema dellasensibilità chimica multipla” (MCS), presentato e poi ritirato e ora (pare) nuovamente ripresentato dal senatore cinque stelle Bartolomeo Pepe. In pratica, si tratta di un copia-incolla assolutamente identico all’originale proposta presentata nel 2010 da Elio Lannutti (IdV), contemplante “disposizioni” su una malattia che NON esiste. E d’altra parte la “sensibilità chimica multipla” è una vecchia fissazione trasversale che viene sistematicamente ripresentata a scadenze regolari, a dimostrazione (se ce n’era bisogno) dell’incredibile massa di citrulli che alberga in entrambe le Camere [QUI].

Il Giorno della Fuffa E questo sarebbe il meglio che la sedicente “opposizione” doc è riuscita a proporre fino ad ora… FUFFA!
D’altronde, i “cittadini” della confraternita ensifera sono in ben altre faccende affaccendati. Infatti, sembrano essere molto più interessati all’occupazione militare delle poltrone nelle commissioni di garanzia e litigarsi le diarie parlamentari col loro capo politico: il predicatore miliardario delle decrescita felice, che vorrebbe gli indennizzi dei pentastellati da gestire tutti per sé in un suo fondo fiduciario, con la disinteressata supervisione di Gianroberto Casaleggio. E’ la variante 2.0 del vecchio esproprio proletario: date a Grillo ciò che è di Cesare.

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Legittimi impedimenti

Posted in Kulturkampf with tags , , , , on 4 gennaio 2011 by Sendivogius


«TIRANNO, era il nome con cui i Greci chiamavano coloro che appelliamo noi re. E quanti, o per forza, o per frode, o per volontà pur anche del popolo o dei grandi, otteneano le redini assolute del governo, e maggiori credeansi ed erano delle leggi, tutti indistintamente a vicenda o re o tiranni venivano appellati dagli antichi.
Divenne un tal nome, coll’andar del tempo, esecrabile; e tale necessariamente farsi dovea. Quindi ai tempi nostri, quei principi stessi che la tirannide esercitano, gravemente pure si offendono di essere nominati tiranni.
[…]  E tanta è la cecità del moderno ignorantissimo volgo, con tanta facilità si lascia egli ingannare dai semplici nomi, che sotto altro titolo egli si va godendo i tiranni, e compiange gli antichi popoli che a sopportare gli aveano.
Tra le moderne nazioni non si dà dunque il titolo di tiranno, se non se (sommessamente e tremando) a quei soli principi, che tolgono senza formalità nessuna ai lor sudditi le vite, gli averi, e l’onore. Re all’incontro, o principi, si chiamano quelli, che di codeste cose tutte potendo pure ad arbitrio loro disporre, ai sudditi non dimanco le lasciano; o non le tolgono almeno, che sotto un qualche velo di apparente giustizia. E benigni, e giusti re si estimano questi, perché, potendo essi ogni altrui cosa rapire con piena impunità, a dono si ascrive tutto ciò ch’ei non pigliano.
[…]  TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.
E, viceversa, tirannide parimente si dee riputar quel governo, in cui chi è preposto al creare le leggi, le può egli stesso eseguire. E qui è necessario osservare, che le leggi, cioè gli scambievoli e solenni patti sociali, non debbono essere che il semplice prodotto della volontà dei più; la quale si viene a raccogliere per via di legittimi eletti del popolo. Se dunque gli eletti al ridurre in leggi la volontà dei più le possono a lor talento essi stessi eseguire, diventano costoro tiranni; perché sta in loro soltanto lo interpretarle, disfarle, cangiarle, e il male o niente eseguirle. Che la differenza fra la tirannide e il giusto governo, non è posta (come alcuni stoltamente, altri maliziosamente, asseriscono) nell’esservi o il non esservi delle leggi stabilite; ma nell’esservi una stabilita impossibilità del non eseguirle.
Non solamente dunque è tirannide ogni governo, dove chi eseguisce le leggi, le fa; o chi le fa, le eseguisce: ma è tirannide piena altresì ogni qualunque governo, in cui chi è preposto all’eseguire le leggi non dà pure mai conto della loro esecuzione a chi le ha create.»

 “Della Tirannide
 Vittorio Alfieri
 Rizzoli BUR, 1996

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CASA DOLCE CASA

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 agosto 2009 by Sendivogius

VENDESI

  “Pancia piena non pensa a quella vuota”. Quando ciò avviene, gli esiti possono essere devastanti…
Sazi del proprio, digiuni del mondo, si crede che al popolino senza pane si possa dare qualche brioches presa dalla mensa reale, mentre tra una chiacchiera e l’altra ci si ingozza di pasticcini ai tavoli della bouvette parlamentare.
Ansiosi di lasciare ai posteri un segno tangibile della loro anonima (e strapagata) presenza, gli Onorevoli inquilini di ‘Casa Montecitorio’ sono riusciti a promulgare una delle peggiori leggi della Repubblica. Nefasto caso di maggioranza trasversale per la rovina generale. Ma guardiamo i fatti…
Nel lontano Maggio 1996, un nutrito pattuglione guidato dal sanguigno Francesco Storace Francesco Storace (indimenticabile governatore del Lazio e attuale duce de “La Destra”) presentava la sua proposta in
materia di locazioni immobiliari: la riforma del mercato degli affitti, buona (forse) nei propositi ma pessima nei risultati. A fornire il grasso per la corda contribuivano anche 50.000 elettori (clientes), con tanto di firma al “disegno di legge di iniziativa popolare”, in una singolare combinazione di incompetenza, esuberanza populistica, ignoranza economica, e sistematica sottovalutazione dei rischi, insieme a qualche inconfessabile interesse personale. A dimostrazione che la madre dei cretini, oltre ad essere particolarmente prolifica, non usa precauzioni.
Due anni di gestazione per arrivare al parto della Legge n° 431 (del 9 dicembre 1998), inerente: la disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo.
Siccome non vogliamo lasciare nell’oblio gli orgogliosi padri di un simile aborto, ne riportiamo con piacere i nomi e le circostanze:

«Il Senato della Repubblica, il 30 settembre 1998, ha approvato, con modificazioni, il seguente disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, in un testo risultante dall’unificazione dei disegni di legge d’iniziativa dei deputati:
Francesco  Storace; (AN)
Alfredo Zagatti, relatore di commissione (DS-Ulivo)
Filippo Ascierto; (AN)
Calzolaio, Camoirano, Lorenzetti, Gerardini, De Simone, Bartolich, Vigni e Pittella; De Cesaris e Pistone; Testa; Pezzoli; Delmastro Delle Vedove; Riccio e Foti; Pezzoli, Caruso, Menia, Colucci; Franz; Martini; Giorgetti Alberto; Cavanna; Scirea; Sospiri; Riccio; Migliori e Benedetti Valentini; e di un disegno di legge d’iniziativa popolare.»

In pratica, il progetto di legge prevedeva la liberalizzazione delle locazioni immobiliari e il rilancio della ‘libera’ contrattazione, come annunciato nella roboante dichiarazione d’intenti:

  «Onorevoli Colleghi!  Il regime dell’equo canone ha di fatto appiattito il mercato edilizio, ma ha anche liberalizzato gli affitti per usi diversi dall’abitazione
(…) Con la presente proposta di legge si vuole proseguire sulla strada della liberalizzazione dei canoni d’affitto… Lo scopo è quello di far ritornare sul mercato degli affitti primari quelle abitazioni che per la scarsa remuneratività o per la mancanza di espressione della volontà contrattuale, ne sono rimaste fuori
»

Preoccupati dalla carenza di alloggi in affitto, i promotori offrono anche una interessante interpretazione del fenomeno:

«L’emergenza abitativa è crisi di canoni. I canoni di mercato sono alti per gli inquilini che hanno un solo reddito, ma non lo sono per i proprietari che cercano una giusta redditività su un investimento fatto qualche volta anche con sacrifici»

Con salomonico impegno, contro il fenomeno degli affitti in nero e le case sfitte, si vogliono perciò conciliare gli interessi degli inquilini con quelli dei proprietari. E si fa finta di ignorare che nella stragrande maggioranza dei casi, specialmente nelle grandi città, a detenere le proprietà immobiliari sono Enti Pubblici e Fondazioni, con ampie agevolazioni fiscali; nonché gruppi bancari e compagnie assicurative.
Coerentemente, per venire incontro alla domanda di alloggi, da parte dei redditi più deboli e delle fasce sociali più svantaggiate, si liberalizzano i canoni di locazione con una serie di benefici, ad effetto immediato per i proprietari che vedono un ritorno economico non indifferente.
Ci sarebbero anche i diritti e la tutela degli inquilini, specialmente di quelli più bisognosi… E la nuova legge pensa anche loro, ipotizzando una serie di incentivi e di garanzie che però si guarda bene dal codificare. Infatti, demanda tutto ai singoli Comuni, senza alcuna contropartita per le casse erariali, con una vacuità di intenti, tanto eterea quanto sono materiali i vantaggi per i grandi immobiliaristi.

«I comuni sono chiamati con questa proposta di legge a impegnarsi su più direttrici.
Innanzitutto dovranno incentivare una migliore distribuzione degli alloggi offerti sul mercato. Si dovrà poi dar corso ai programmi di costruzione per edilizia popolare.
In attesa, i comuni definiti ad alta tensione abitativa potranno assumere in locazione immobili ad uso abitativo per destinarli a nuclei familiari colpiti da sfratto o che si trovino in situazioni di emergenza abitativa.
Le locazioni sono concluse ad uso transitorio ai sensi dell’articolo 26 della legge 392 del 1978 per la durata da uno a tre anni. I soggetti immessi nel possesso degli immobili versano al comune gli importi fissati dai contratti di locazione. Il comune si impegna nei confronti del proprietario al rilascio dell’alloggio nei termini contrattuali e si accolla ogni responsabilità per i danni che derivassero al proprietario stesso in caso di inadempimento. Gli stessi comuni inoltre possono istituire un fondo sociale per l’integrazione dei canoni di locazione per i conduttori meno abbienti»

Nella stesura di legge definitiva, sarebbe previsto un fondo nazionale di sostegno economico (Art. 11), la cui copertura finanziaria però non è certa, perché legata alle leggi di bilancio su programmazione annuale. Il resto delle agevolazioni per gli inquilini sono invece rimesse alla precedente giurisprudenza ancora in vigore, senza alcun significativo contributo aggiuntivo.
All’applicazione di canoni a prezzi accessibili, e all’effettivo rispetto dei contratti di locazione, provvederà naturalmente la “mano invisibile” del mercato rimesso al buonsenso dei privati. Con gli eccezionali risultati che tutti conosciamo.
Aboliti di fatto il vecchioEquo-Canone” (Legge 392/78) ed iPatti in deroga” (Legge 359/92), la Legge 431/98 contempla principalmente due livelli di trattativa:

 A. Contrattazione libera, rimessa al libero mercato ed alla discrezione delle parti.
 B. Contrattazione collettiva, attraverso l’introduzione di un canone concordato tra organizzazione dei proprietari e associazioni inquilini.

“Il contratto con canone concordato, previsto soltanto per le zone ad alta tensione abitativa (zone metropolitane), è definito anche “agevolato” in quanto la sua scelta da parte dei proprietari viene incentivata dalla legge mediante la concessione di agevolazioni fiscali (IRPEF calcolata sul 59,5 % dell’imponibile anziché sull’85%, più sconto sull’ICI) nonché con la facoltà di stipulare una durata più breve (tre anni anziché quattro come previsto per i contratti liberi)”
  [ fonte, ARES 2000 ]

Nell’ambito complessivo, tra mercato “libero” e “concordato”, la nuova legge prevede inoltre l’introduzione di tre tipologie contrattuali:
1) Un contratto di quattro anni, rinnovabile per uguale periodo (4+4), con canone libero e quindi non coperto dalla fiscalizzazione agevolata per chi affitta a prezzo “calmierato”. Immaginate di quale enorme potere contrattuale dispone poi il potenziale inquilino.
2) Un contratto di durata triennale, con un canone concordato, in base agli accordi territoriali definiti in sede locale con le rappresentanze sindacali. Tale tipo di canone prevede una serie di detrazioni integrative per il proprietario dell’immobile.
3) Un contratto di natura transitoria, sempre su base territoriale, per la durata massima di 18 mesi, pensato principalmente per venire incontro alle necessità di lavoratori con contratto temporaneo e studenti universitari fuori sede.
 
Come le famose “Grida” di manzoniana memoria, la legge sancisce tutta una serie di divieti e sanzioni in caso di violazioni contrattuali o irregolarità, come ad esempio:
– Corresponsione di un canone superiore rispetto a quello registrato nel contratto
– Versamento di una cauzione superiore ai tre mesi di affitto
– Mancata corresponsione al locatario degli interessi percepiti sul deposito cauzionale
– Penale in caso di recesso anticipato del contratto
– Accollo delle spese per lavori straordinari e spese di manutenzione ordinaria, a carico dell’inquilino (in caso di canone concordato)
– Variazione del canone di locazione con aumenti annuali

Peccato che i controlli in materia sono assolutamente inesistenti. Inoltre, è quasi impossibile per un inquilino dimostrare le eventuali violazioni contrattuali, dal momento che si basano su accordi verbali e non certo su abusi messi per iscritto!
Conformemente, nel 2002 la Corte Costituzionale ha stabilito che per il proprietario non è necessario dimostrare di essere in regola col Fisco, per poter esercitare lo sfratto, mentre non esiste alcuna garanzia per quanto versato in surplus dall’affittuario, in contrasto con ciò che invece va affermando la legge (Art. 13, comma 5):

“il conduttore, con azione proponibile nel termine di sei mesi dalla riconsegna dell’immobile locato, può richiedere la restituzione delle somme indebitamente versate. Nei medesimi casi il conduttore può altresí richiedere, con azione proponibile dinanzi al pretore, che la locazione venga ricondotta a condizioni conformi a quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 2 ovvero dal comma 3 dell’articolo 2. Tale azione è altresí consentita nei casi in cui il locatore ha preteso l’instaurazione di un rapporto di locazione di fatto, in violazione di quanto previsto dall’articolo 1, comma 4, e nel giudizio che accerta l’esistenza del contratto di locazione il pretore determina il canone dovuto, che non può eccedere quello definito ai sensi del comma 3 dell’articolo 2 ovvero quello definito ai sensi dell’articolo 5, commi 2 e 3, nel caso di conduttore che abiti stabilmente l’alloggio per i motivi ivi regolati; nei casi di cui al presente periodo il pretore stabilisce la restituzione delle somme eventualmente eccedenti.”

Sempre tenendo conto dei tempi della giustizia italiana.
Viste le brillanti premesse, la Legge 431 è stata interpretata e sfruttata a tutto vantaggio dei proprietari, rivelandosi funzionale esclusivamente alla speculazione dei grandi gruppi immobiliari che controllano il mercato, insieme a spregiudicati affaristi senza scrupoli… Qualcuno ricorda ancora i famigerati Furbetti del Quartierino?
La contrattazione collettiva si è rivelata invece fallimentare, con un impatto minimo sul mercato (meno del 20% e in costante riduzione). Applicato in prevalenza per gli immobili pubblici e per i patrimoni privati degli enti previdenziali, il canone concordato non ha minimamente garantito gli inquilini storici dai rischi di sfratto, aprendo piuttosto la strada alle cartolarizzazioni ed alla dismissione in massa degli immobili. Questo perché tale contratto non è ritenuto redditizio dalle società proprietarie che preferiscono vendere, liberandosi delle spese di gestione e degli oneri accessori come la manutenzione. Lungi dal favorire la disponibilità di nuovi alloggi, la liberalizzazione ha comportato la vendita sul libero mercato di oltre un milione di appartamenti, determinando una situazione economica insostenibile per le famiglie a basso reddito.
gruTra gli altri effetti collaterali, la creazione di una domanda indotta che comporta una ulteriore lievitazione degli oneri contrattuali e accresce la domanda di case in proprietà aumentando a dismisura i costi alla vendita. Di conseguenza, si è verificato un paradosso curioso: affitti altissimi e richiesta al minimo storico, mentre milioni di persone vivono sotto un tetto precario come i loro lavori.
Nel 2002, a tre anni dalla promulgazione della legge, in tutta Italia gli affitti sono cresciuti in media del 40% con punte del 60% a Torino e del 54% a Roma. Naturalmente non sono diminuite le locazioni in nero, che anzi sono aumentate a dismisura con l’estensione del canone libero, insieme agli abusi e alle vessazioni a danno degli affittuari, perpetrati nella certezza della totale impunità.
Quando il canone è registrato, oltre il 60% dei locatori chiede il pagamento di un affitto maggiore rispetto a quello riportato nel contratto di locazione.

“Ma occorre anche considerare la rilevanza di un altro fattore, e cioè del comportamento fortemente speculativo delle grandi società immobiliari e delle lobby internazionali del mattone: Specialmente nel settore degli appartamenti di pregio, dei residence di lusso, delle case-ufficio e delle case-vacanze si sono formati dei canali internazionali globalizzati molto remunerativi, che operano soprattutto a livello informatico e che da una lievitazione generalizzata dei prezzi di mercato (anche dell’affitto) hanno tratto vantaggi insperati.”
  [ Indagine sull’emergenza abitativa; Rapporto del 2002 – Ares2000]

La spirale perversa innestata dalla Legge 431 non investe solo le grandi città…
Infatti, le metropoli dilatata ad immense periferie si svuotano e la popolazione in ritirata gonfia a dismisura l’hinterland, saturando rapidamente l’offerta disponibile di alloggi di qualità. In tal modo, si estende artificiosamente anche nella provincia la bolla speculativa indotta da un mercato manipolato. E viene favorito, grazie anche ad interessate complicità politiche, un continuo saccheggio del territorio con effetti devastanti in ambito sociale ed ambientale.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono ancora vedere.
I danni restano irreversibili.