Archivio per Leccaculo

MEDIACRAZIA (III)

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 Maggio 2022 by Sendivogius

“La rappresentazione drammaturgica è rituale.
Essa crea un senso di realtà condivisa.”

Senza per questo voler necessariamente scomodare Erving Goffman (si parva licet componere magnis), a livello mediatico, la “realtà” è innanzitutto una costruzione codificata tramite il ricorso ad una serie di schemi proiettivi, volti alla riproposizione del medesimo messaggio veicolato secondo la contingenza del momento. In tale prospettiva, si tratta di una proiezione cognitiva di gruppo, consolidata sui bias di conferma.
Nato per contrastare la pandemia e assicurare un uso oculato dei fondi del “recovery plan”, garantendone il trasferimento nelle lungimiranti disponibilità confindustriali, il Governo Draghi, per tacere dell’imbarazzante compagnia di nani da giardino che ne costituisce il contorno ministeriale, sembra aver fallito entrambi gli obiettivi.
Del Covid non si parla più. Cancellata dai palinsesti e cassata per decreto, la pandemia è scomparsa nel generale tana libera tutti. Tutt’al più, l’apocalisse è rimandata al prossimo autunno, quando ritornerà utile per il rinnovo del prossimo stato d’emergenza con relative sospensioni di diritto, visto che morti e contagi corrono invariati, nonostante i green pass rafforzati 2.0 in gold edition e la schizofrenica sequela di divieti draghiani in contraddizione tra loro.
Per quanto riguarda la crescita… attualmente si parla di “economia di guerra”, come se fosse la cosa più naturale del mondo (ma del resto si considera con nochalance pure la prospettiva di un attacco atomico), con ipotesi di contingentamento energetico, razionamento dei beni al consumo, e collasso verticale dell’economia nazionale, per manovre finanziarie da 40 miliardi all’anno e l’entrata a pieno titolo nei paesi emergenti del terzo mondo. Non crediamo sia necessario aggiungere altro.
Esaurita la sua missione con un bilancio a dir poco catastrofico, invece di sparire, Micro-Mario sembra aver trovato la sua nuova ragion d’essere come il Quisling italiota di uno stato fantoccio su vocazione kamikaze, supinamente asservito agli interessi di Padron Sam, per una poltroncina alla NATO in sostituzione del segaligno pupazzo in scadenza, attualmente facente feci. Potrà così mettere un’altra tacca al suo cursus honorum e chiudere in bellezza un curriculum consacrato alla distruzione del proprio paese, anche se è capace di intrattenerlo con frasi epiche…
Ormai si tratta di un prodotto scaduto, che i suoi sponsor cercano disperatamente di rilanciare sul mercato, nonostante il disgusto crescente dei consumatori, cercando di accreditarlo come “grande statista” agli occhi di un pubblico sempre più smaliziato e creando tutte le volte un climax da catastrofe imminente, per rendere più digeribile il merdone.

E nel farlo, ci ripropongono sempre lo stesso copione di scena fino alla nausea, secondo una recita condivisa nella quale non credono più neanche gli attori protagonisti (ed intercambiabili), mentre le nostre elite cercano di piazzare la stessa merce avariata. E, innamorati del podestà forestiero, scelto a propria immagine e somiglianza, ci impongono il sociopatico di turno preso in prestito dalle tecnoburocrazie finanziarie, ogni qualvolta si tratta di sostituire un governo che non piace loro e ribaltare così un risultato sgradito alle urne.
Pertanto, non contate sull’Informazione (che ‘libera’ non è mai stata) dei grandi media; mai come oggi pienamente asserviti a quel complesso militare, industriale e politico, assurto ad entità sovranazionale ed immanente, al quale sono indissolubilmente connessi, funzionando da cassa di risonanza delle elite, nella mistificazione dei fatti su manipolazione delle opinioni. Fedeli al principio secondo cui il culo del padrone è il posto più morbido dove mettere la lingua, i nostri sedicenti “giornalisti” rispondono ad un sistema di prostituzione mediatica del quale sono parte organica. Per trovare qualcosa di lontanamente simile ai livelli di servile adulazione dei nostri repellenti pennivendoli di regime, bisogna scendere fino ai panegirici del Basso Impero romano, anche se i livelli attuali trascendono ogni velleità letteraria, per scadere nel porno amatoriale da salottino di maison de plaisir. Qui più che altro si dedicano agli esercizi di fellatio applicata a nuovi virtuosismi semantici, in mulinelli erotici di turbinanti lingue in calore, con risultati peraltro grotteschi su eccesso di zelo e col rischio di annegare in una fossa di saliva bollente:

«Mario Draghi riparte come un orologio svizzero e il gesto con cui apre il primo Consiglio dei ministri dopo una settimana di morte e resurrezione della politica è pensato per spazzare via le scorie, allontanare le ombre e strappare qualche cauto sorriso. Il premier entra nella grande sala, dà le spalle agli arazzi fiamminghi con le gesta di Alessandro Magno e compie in senso antiorario un intero giro dell’immenso tavolo, porgendo la mano a ogni singolo ministro.
[…] Compiendo un intero giro della “tavola rotonda” di Palazzo Chigi, il premier, che un ministro sottovoce paragonerà a “Re Artù che stringe un nuovo patto con i suoi cavalieri”, suggella un nuovo inizio e mostra plasticamente che i 759 voti per Sergio Mattarella hanno rilegittimato il governo di unità nazionale. Il lungo applauso chiamato da Draghi aprendo la riunione con la squadra all’apparenza ricompattata, dice la gratitudine del premier e di alcuni ministri per lo scampato pericolo e la condivisione per le priorità da affrontare: lotta alla pandemia e ripresa economica e sociale del Paese.
La maggioranza ha rischiato di andare in frantumi e il premier ha vissuto giorni di imbarazzo e sconcerto, ma ora, grazie alla conferma del presidente in scadenza, Draghi assicura di sentirsi più solido di prima. Vista l’importanza delle scadenze in agenda il presidente non sembra più disposto a tollerare rivendicazioni e veti, bandierine di parte, strappi, o ammutinamenti in Consiglio dei ministri. E sprona tutti a consegnare “entro 48 ore” il cronoprogramma di ogni ministero per i progetti del PNRR, così che chi è indietro raddoppi gli sforzi per tornare nei tempi

Monica Guerzoni
“Corriere della Sera”
(01/02/22)

Con un pezzo magistrale che supera le antiche veline del Minculpop per diventare leggenda, dalle pagine del Corriere della Sera, una straordinaria Monica Guerzoni in estasi mistica prova a comunicarci l’imperturbabile aplomb di Mariolino, aspirante presidente della Repubblica, che dopo la sonora trombata siede in riunione col suo consiglio dei ministri, per un’occasione di ordinaria routine elevata ad evento epico. Ed ha un bel da fare l’iper-governativo Corrierone, per dipingere il cipiglio volitivo del decisionista, sul volto cadaverico di un premier azzoppato che si lecca ancora le ferite, rintronato nella sua armatura di latta ammaccata.
Sulle gesta del novello Re Artù, la fanfara di corte si è sdilinquita ancora, versando fiumi di saliva sui drappi purpurei, per strisciare sui tappeti rossi in concomitanza dello “storico” discorso tenuto nel parlamento UE di Strasburgo (03/02/22), in un’aula praticamente vuota, e di cui ovviamente nessuno si è accorto né conserva memoria alcuna.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, all’apertura della sessione plenaria del Parlamento Europeo, Strasburgo, Francia, 03 maggio 2022. ANSA / Filippo Attili / Ufficio stampa Palazzo Chigi +++ ANSA

Laggiù, nel vuoto pneumatico di un cosmico disinteresse, lo statista che tutto il mondo ci invidia (e che fuori dall’Italia nessuno si caga), declinava al nulla ivi convenuto la sua “visione rivoluzionaria”: vaghi cenni sull’universo, conditi dalle solite elucubrazioni di rito e retorica posticcia, per pensierini sfranti in una pozzanghera di ovvietà riscaldate. Che però agli occhi dei media nostrani diventano dichiarazioni epocali, provocando le polluzioni incontrollate dei soliti pennivendoli, in orgasmo su masturbazione coatta.
Ne scippiamo una sintesi, giusto per praticità riassuntiva:

«L’altro ieri Draghi, detto SuperMario da quando ci garantirono che la Merkel gli aveva passato il testimone di Guida dell’Europa, ha tenuto il suo attesissimo discorso a Strasburgo. Attesissimo dalle sedie del Parlamento europeo: un po’ meno dagli eurodeputati, che son rimasti a casa, a parte alcuni italiani reclutati per la bisogna, che si son fatti il selfie con lui. Era già accaduto nel 2006 col discorso di B. al Congresso Usa: anche lì c’erano quattro gatti, ma il capoclaque si premurò almeno di rimpiazzare i vuoti con figuranti, stagisti, segretarie e portaborse. Per Draghi non ci ha pensato nessuno, a parte “Calenda accompagnato dai figli” (LaStampa). Però quello che passerà alla storia come il “Discorso alle Sedie” ha infiammato di ardore patriottico i giornaloni, che si sono ben guardati dal pubblicare la foto dell’aula deserta: in compenso han dato fondo all’immaginazione per tenere in vita artificialmente il de cuius.
Il Corriere della Sera lo descrive “commosso per le parole di stima” (delle sedie parlanti) e “colpito e sorpreso dall’accoglienza dei parlamentari” (assenti), mentre “lascia un messaggio alla riflessione dell’Assemblea” (o almeno della tappezzeria) e dà “la spinta per la tregua” (spingitore senza nessuno da spingere). Il Foglio pubblica il discorso integrale (per lasciarlo in clandestinità).
Il Messaggero titola “A Strasburgo il manifesto di Mario” (tipo quello di Ventotene). “Draghi, scossa all’Europa”, si eccita LaRepubblica: “alla vigilia aveva promesso un discorso storico”, purtroppo nessuno se n’è accorto. Men che meno dell’“intesa Roma-Parigi-Berlino” per il “nuovo Patto di Stabilità” (le sedie vuote tendono a basculare). Intanto Macron parlava per due ore con Putin, mentre SuperMario non riesce nemmeno ad andare a Kiev (a proposito: presi i biglietti?). Però parla “come sanno fare i veri statisti”.
La Stampa vede una “Dottrina Draghi per l’Europa”, a mezzadria fra la Dottrina Monroe e il catechismo (nelle parrocchie vuote). Ed esalta “la portata del progetto che Draghi offre per l’Europa”, un “federalismo pragmatico” (qualunque cosa significhi) che “piace a Bruxelles” (peccato che lui fosse a Strasburgo).
Il Dubbio: “La visione di Mario” (ma è Strasburgo o Medjugorje?). E il Riformista: “Draghi scuote l’UE” (all’insaputa della stessa). Come faccia a scuotere e a spingere nel vuoto pneumatico, non è dato sapere. Ma uno che riesce a “lavorare per la tregua e la pace” a suon di armi è capace di tutto

Marco Travaglio
“Vuoto a perdere”
(05/05/2022)

Al momento c’è grande trepidazione sull’imminente viaggio di Re Artù alla volta degli USA, dove potrà gattonare a braghe calate, per porgere i suoi omaggi di suddito fedele all’Impero. Lì potrà raccomandarsi per un posticino alla NATO, offendo in cambio il culo di noi tutti, e prendere le ordinazioni direttamente dal Commander in chief, sempre che non sia troppo impegnato a parlare col suo amico immaginario…
Giusto a proposito di nullità, per quanto non invisibile, il pubblico non noterà la differenza. Nelle italiche redazioni invece già si idratano le favelle. E ci si chiede emozionati cosa mai dirà il nostro Sciaboletta, tarato come un orologio svizzero che si prepari ad entrare nella Storia allo scoccare dell’ora fatale… Cosa mai farà Super Mario, alias Re Artù, per stupire ancora il mondo intero, mentre dalle parti di Mosca fremono di terrore dinanzi all’imminente entrata in guerra dell’Italia a sua insaputa?! 
E noi una mezza idea ce l’avremmo pure…

Pronto a concedere qualsiasi cosa Padron Sam pretenderà, eseguirà senza battere ciglio. Non c’è limite alla Provvidenza ed ai suoi omini ubbidienti. E già si sente il rombare dei fantastici mezzi a disposizione dell’Italietta alle grandi manovre, schierata in prima linea per la terza guerra mondiale.

Praticamente ci manca solo che invii un corpo di spedizione di Alpini in Russia, per farsi bello coi suoi padroni.

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USI A SERVIR PIACENDO

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 gennaio 2010 by Sendivogius
  Il cortigiano è una razza di antichissimi natali, che in Italia vanta solide radici.
Immune ai cambiamenti, non conosce crisi né vergogna ma a tutto sopravvive, indenne nel corso dei secoli, secondo un’inveterata tradizione che pone il cortigiano (e letterato) a specchio compiacente del signore presso il quale stabilmente dimora.
Accondiscendente, ne riflette i gusti in virtù dei benefici e delle protezioni che la corte può offrire. Scambia il proprio servaggio interessato a ruolo di illuminato consigliere nel ristretto concistorium principis, da dove si illude di poterne indirizzare l’azione incrementando per sé i vantaggi.

Le origini della fortunata Arte si perdono nella notte dei tempi, tanto da costituire il vero tratto distintivo dell’italica identità.
La munificenza del signore condannato alla solitudine del potere non è però del tutto disinteressata. Sull’intrinseca utilità del cortigiano non mancano gli esempi…
Intorno al 64 a.C. il genio letterario di Quinto Tullio Cicerone, fratello del più famoso Marco, partoriva un simpatico manualetto, il Commentariolum petitionis, con una serie di consigli pratici su come far carriera in politica:

Chiunque mostri una qualche simpatia nei tuoi confronti, chiunque ti ossequi, o venga spesso a casa tua, deve essere posto nel novero degli amici; tuttavia è un grandissimo vantaggio l’esser cari e graditi a quanti ci sono amici per motivi più autentici di parentela, o di affinità, o di associazione, o di qualche altro legame.
Successivamente, quanto più un uomo ti è intimamente legato e più è di casa, tanto più bisogna che ti adoperi anzitutto perché egli ti voglia bene e desideri che tu raggiunga le più alte cariche; e poi perchè lo facciano quelli della tua famiglia, i tuoi affini, i tuoi clienti.

(…) Durante questi anni, uomini avidi di onori si sono dati da fare con tutte le loro forze per ottenere dai cittadini della loro tribù tutto ciò che essi chiedevano. Cerca, con tutti i mezzi possibili, che questi uomini ti siano affezionati con tutto il loro animo e con la massima sincerità.
(…) Pertanto tu devi adoperarti per esigere presentemente da loro ciò di cui ti sono debitori, ammonendoli, pregandoli, incoraggiandoli, facendo in modo che capiscano che non avranno più un’altra occasione di dimostrarti la loro gratitudine. Indubbiamente la speranza di altri servigi da parte tua, unita ai favori che di recente hai loro accordato, sarà loro di stimolo a dedicarsi a te con zelo.
E poiché indubbiamente rappresentano il massimo sostegno della tua candidatura le amicizie di tal genere, fai in modo che a ciascuno di coloro che ti sono obbligati sia assegnato un compito preciso e ben definito. E, come tu non hai mai dato loro fastidio in alcuna occasione, così fai in modo di chiedere loro in cambio ciò che ti è dovuto, al momento opportuno
.”

  (Traduzione di Vittorio Todisco)

Sembra scritto ieri, ed il titolo avrebbe potuto essere: ‘Ricordati degli Amici!’
Sulle prospettive del cortigiano esiste invece una letteratura ancor più copiosa, che non manca di idealismi a rivalutazione della prolifica ma bistrattata categoria…
 Alla ‘cortigianeria’ il conte Baldassarre (Baldesar) Castiglione dedica tutto il suo tempo e la sua nobile penna, componendo un’opera dal nome esauriente: Il Cortegiano.
Animato da rispettabilissimi propositi, il buon Baldesar indica una serie di prescrizioni alle quali un buon cortigiano dovrebbe attenersi, se vuole agire sempre per il meglio. Dal tenore delle raccomandazioni, si può ben capire ciò che il cortigiano solitamente non fa e rivela invece quali sono i comportamenti abituali della corporazione, assai lontani dalla ‘perfezione’ alla quale il Castiglione anela:

Il fin adunque del perfetto Cortegiano estimo io che sia il guadagnarsi (…) la benivolenza e l’animo di quel principe a cui serve, che possa dirgli e sempre gli dica la verità d’ogni cosa che ad esso convenga sapere, senza timor o pericolo di dispiacergli; e conoscendo di quello inclinata a far cosa non conveniente, ardisco di contraddirgli, e col gentil modo valersi della grazia acquistata con le sue bone qualità per rimoverlo da ogni intenzion viziosa, ed indurlo al cammin della virtù; e così avendo il Cortegiano in sé la bontà accompagnata alla prontezza d’ingegno, e piacevolezza, e con la prudenzia e notizia di lettere, e di tante altre cose, saprà in ogni proposito destramente far vedere al suo principe, quanto onore, ed utile nasca a lui ed alli suoi dalla giustizia, dalla liberalità, dalla magnanimità, dalla mansuetudine, e dalle altre virtù che si convengono a bon principe; e per contrario, quanta infamia e danno proceda dai vizi opposti a queste.” 

 Baldassarre Castiglione
 “Il Libro del Cortegiano”
 Biblioteca Treccani
 Padova, 2006

In tempi più recenti, spogliati di ogni buon gusto e raffinatezza intellettuale, la perniciosa razza, per untuosità e doppiezza, ricorda più che altro gli osti manzoniani; si reputa campione di “libertà” e spesso ama definirsi “terzista”. Animale parassita per eccellenza, prospera ovunque; in cima alla catena alimentare, segue la cresta dell’onda e non teme predatori. Non ha prudentia, né notizia de lettere. E non sa minimamente cosa sia l’onore.
Vivaio d’eccellenza sono le redazioni dei giornali, e di uno in particolare…
Questo perché:

“In Italia le penne sono sempre state sporche. In alcuni casi luride. Motivo? Semplice. Tanto per cominciare, la tradizione. La nostra stampa (quotidiana e periodica) non è nata per informare, bensì per polemizzare. Chi aveva soldi e interessi da difendere, finanziava un giornale, magari con l’intento di farsi eleggere in Parlamento. E farsi eleggere in Parlamento significava, allora come oggi, abbassare gli avversari per innalzare se stessi. Per fare ciò era necessario assoldare giornalisti disponibili. Disponibili a che? A insultare tutti, tranne il padrone che pagava. Così nacquero la penne sporche, che hanno avuto molti figli e molti nipoti. Che a loro volta si riproducono perché, in fondo, il sistema non è cambiato.”

Nessuno conosce il peccatore meglio di sé stesso. L’autore della formidabile requisitoria è… Vittorio Feltri! Ma era l’anno 1993 e qualche contratto in meno. Sono i tempi del famigerato “golpe giudiziario” e il Feltri furioso era il Robespierre della procura milanese; l’arrabbiato che agitava la picca inneggiando alla ghigliottina virtuale ed alla incipiente ‘rivoluzione’ contro la partitocrazia, i privilegi della ‘casta’ ed i suoi beneficiati:

“Per quattordici anni, diconsi quattordici anni, la Fininvest ha scippato vari privilegi, complici i partiti: la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci con la loro stolida inerzia; e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l’altro la perla denominata ‘decreto Berlusconi’, cioè la scappatoia che consente all’intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna”

Almeno questo è ciò che Feltri scriveva su L’Europeo (11 agosto 1990), in concomitanza con l’approvazione della legge Mammì, che attribuiva a Berlusconi il monopolio delle frequenza televisive ed il mai risolto conflitto di interessi.
L’Hebert bergamasco è un vulcano in eruzione, un’esplosione di pura nitroglicerina:

“Mai provvedimento giudiziario fu più popolare, più atteso, quasi liberatorio di questo firmato contro Craxi.
(…) Di Pietro non si è lasciato intimidire dalle critiche, dalle minacce di mezzo mondo politico (diciamo pure del regime putrido di cui l’appesantito Bettino è campione suonato) e ha colpito in basso e in alto, perfino lassù dove non osano nemmeno le aquile. Ha colpito senza fretta, nessuna impazienza di finire sui giornali per raccogliere altra gloria. Craxi ha commesso l’errore… di spacciare i compagni suicidi (per la vergogna di essere stati colti con le mani nel sacco) come vittime di complotti antisocialisti… È una menzogna, onorevole: che cosa vuole che importi a Di Pietro delle finalità politiche… I giudici lavorano tranquilli, in assoluta serenità: sanno che i cittadini, ritrovata dignità e capacità critica, sono dalla loro parte. Come noi dell’Indipendente, sempre!”

 (da l’Indipendente, 16 dicembre 1992)

Poi l’indipendente Catone bergamasco ha trovato soldi e interessi da difendere e, evidentemente, il padrone giusto al prezzo OK.
L’indignazione in Italia, si sa, ha una data di scadenza. E dura meno di un orgasmo. In merito, Feltri sembra soffrire di eiaculatio precox.
 Dismessi i panni del moralizzatore, è diventato lo sturmtrooper dell’Imperatore: il pretoriano in servizio permanente, per le cariche di cavalleria pesante.
È il Littorio Feltri delle purghe al vetriolo… Il pennivendolo in pianta organica della Reazione a mezzo stampa ed il professionista della calunnia organizzata, a tal punto da diventare l’inesauribile fabbrica di letame a ciclo continuo: il ventilatore sparato a tutta potenza sui propri liquami, pronto a smerdare chiunque gli capiti a tiro.
Di Littorio parla in termini entusiastici un’altro esemplare della categoria: il meshato Filippo Facci che, per una volta, ci regala un bozzetto del Fenomeno vivente…

Per le mazzolate mirate e di massa il vulcanico Littorio, all’occorrenza, si avvale di collaboratori d’eccezione, avvezzi allo squadrismo mediatico per conto terzi e sempre a vantaggio dell’Unico.
È difficile dire se si tratti di spalle comiche, o bravacci prezzolati. Spesso e volentieri si alternano alla conduzione di un’altra creatura di Littorio, con la quale sono interscambiabili… Si tratta della onlus a carico pubblico e chiamata con sprezzo estremo del ridicolo:Libero.
Immancabile è la presenza di
Alessandro Sallusti: la scimmietta di compagnia, abituata ad imitare Littorio il furente e supportarlo durante le spedizioni punitive.
 Il Sallusti Erectus è il primate dell’assalto frontale al fosforo contro le cariche istituzionali, soppesate in termini di appartenenza: o con noi o contro di noi, secondo il ribaltamento evangelico del talebano sanfedista dal volto contratto in moto di perenne disgusto.
Uno che invece ride (anzi ghigna) sempre è
Maurizio Belpietro: il ‘libero’ replicante con ghigno incorporato. Belpietro è lo Hyena Ridens delle TV; onnipresente nelle trasmissioni di Floris e Santoro, è il guastatore professionista dei talk-show in sospetto sinistrorso, nonché  l’incursore kamikaze specializzato in caciara.
Per Hyena Ridens Belpietro sembra prepararsi un futuro radioso in RAI: candidato in pectore come l’anti-Santoro di destra, sarà l’alfiere ad oltranza della difesa padronale con grande profusione di mezzi e di risorse. Sarà divertente vedere se resisterà in onda più a lungo dell’invasato Antonio Socci: il lacrimoso crociato ciellino, condotto d’urgenza dall’esorcista.

Eppur tuttavia la concorrenza nelle stanze della ex-EIAR è particolarmente agguerrita, tra l’immarcescibile Bruno Vespa, il principe dei cicisbei, e l’ultimo acquisto di scuderia: lingua di velluto Augusto Minzolini, le cui sortite rischiano di spingere Emilio (Fido) Fede al pensionamento anticipato quale campione indefesso di imparzialità giornalistica.
 Gli editoriali di Minzolini, alias Scondizolini, sono ormai mitici: veri pezzi di piaggeria cortigiana, sono destinati ad entrare nell’empireo dei ruffiani in livrea. Scodinzolini è la dimostrazione empirica di come la prostituzione adulatoria in Italia non conosca limiti. Sorge però un sospetto… nel loro sbrodolante servilismo, gli editoriali sono veramente frutto della sue psiche asservita, oppure il fedele Augusto(lo) si limita a leggere ciò che altri, in più istituzionale sede, scrivono appositamente per lui?
Ed è davvero curioso constatare come Augusto Minzolini, un tempo reputato un predatore di razza, soprannominato “lo squalo” e ritenuto addirittura “il più veloce dei rapaci della notizia” si sia trasformato in un docile animale da cortile: la gallinella obbediente, che becca il grano tra le mani del padrone.

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