Archivio per Ladri

Cronache dell’Altromondo (III)

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 21 settembre 2017 by Sendivogius

 Nel paese delle impunità, ogni peccatore ha il suo santo protettore… Ne esistono per tutti i gusti e per tutte le appartenenze. Ed i ladri non fanno certo eccezione, essendo la categoria numerosa. Perché il delitto paga (in Italia più che altrove), soprattutto quando lo spudorato ladrone ha pure il privilegio di ‘lavorare’ (si fa per dire) nel pubblico impiego e meglio ancora nelle Poste, nella presunzione di inamovibilità e massimamente nella pretesa di intoccabilità.
P.R. è un ladrone di 58 anni, pizzicato nell’ormai lontano 31 Agosto del 2012 a fregarsi i soldi direttamente nella cassaforte dell’Ufficio postale di Vasto, in Viale Giulio Cesare, trasformato nel suo personale bancomat privato e pronto uso. Come impiegato, aveva direttamente a disposizione le chiavi della cassaforte, per poter attingere liberamente al malloppo. Il ladrone tiene alla roba più ancora che alla ‘famiglia’; la Porsche Cayenne costa e poi ci sono tanti piccoli sfizi da levarsi col peculio altrui. Perché dunque non servirsi delle disponibilità di Posta Impresa (la sua)?!? Il prelievo andava avanti da tempo… e vista la pesca fortunata il nostro ladrone al terzo tentativo si porta via altri 15.000 euro dalla cassa. Finalmente viene beccato e denunciato. Dal momento che anche la feccia è innocente fino a conclusione del procedimento penale, P.R. viene saggiamente trasferito e poi sospeso dal servizio su decisione della direzione Poste, a seguito alle misure cautelari disposte dal magistrato, ed in attesa della sentenza definitiva da parte dell’autorità giudiziaria: l’unica legittimata a sancire la colpevolezza dell’inquisito.
Siccome i ladri hanno anche la faccia come il culo, P.R. che nel frattempo si muove indisturbato con una denuncia a piede libero (e senza che gli sovvenga mai l’idea di restituire il maltolto) fa subito ricorso per essere riammesso in servizio, mobilitando ben due avvocati per la bisogna. Vince l’appello e viene reintegrato. Mal incolse alle Poste, perché il ladrone non pago prevede ancora una volta di ricorrere e questa volta per il “demansionamento”, giacché il tapino è stato quanto meno tenuto lontano dal maneggiare i contanti, ben conoscendo il vizietto di siffatta ‘risorsa’ modello. Nel frattempo (ed è il 22/08/16) il reato viene derubricato da “peculato” ad “appropriazione indebita”, P.R. viene giudicato colpevole e condannato ad un anno e nove mesi, ovviamente con sospensione immediata della pena. A questo punto, l’amministrazione delle Poste può finalmente licenziare senza indugio il ladrone conclamato e condannato (seppur in primo grado). Come dicevamo, anche i ladri hanno il loro santo patrono. E l’angelo custode di P.R. si chiama Ilaria Pozzo, magistrata del lavoro, che ordina l’immediato reintegro a lavoro e nelle precedenti mansioni svolte, col pagamento di tutti gli stipendi arretrati e delle spese legali a carico dell’ente Poste.

Per la scrupolosa magistra, lo scandalo non sono cinque anni per addivenire a sentenza, ma il fatto che le Poste non abbiamo licenziato da subito il ladrone impenitente. Insomma, se P.R. fosse stato licenziato a procedimento giudiziario ancora aperto e senza addivenire a sentenza, il licenziamento preventivo si sarebbe configurato come arbitrario e quindi come abuso. Essendo P.R. stato cacciato via soltanto dopo l’emissione di una sentenza di colpevolezza, che ne certifica le responsabilità penali (senza altri inconvenienti in termini pratici), il licenziamento è comunque illegittimo perché, stando all’interpretazione della illuminata giudice, “la contestazione formale è irrimediabilmente tardiva” (!?). L’avvocato, soddisfatto, parla di “principio di civiltà” rispristinato e tutela del “diritto al lavoro” (o di rubare?). Il ladrone sentitamente ringrazia. E noi ringraziamo la giudice Ilaria Pozzo, per così fulgido esempio di giustizia applicata nella ritrovata “certezza della pena”, sancendo l’imprescindibile diritto del P.R. di poter continuare a rubare impunemente.  È rassicurante sapere che in Italia abbiamo magistrati così, capaci di regalarci una variante kafkiana del teatro dell’assurdo. Sono soddisfazioni, che giovano alla reputazione della categoria.

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(86) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 aprile 2016 by Sendivogius

Classifica APRILE 2016”

Partito della Nazione - by Edo Baraldi Il Bambino Matteo ha un problema: è talmente abbacinato dai fuochi fatui di un potere effimero, da non riuscire più a riconoscere la differenza che intercorre tra corruzione e integrità. A quanto pare, per lui la distinzione tra corrotti e onesti sembra essere tutt’altro che ovvia, tanto è abituato ormai a frequentare i primi a discapito dei secondi (che non portano pacchetti di voti in dote).
Proprio non riesce a vederli i ladroni (è più concentrato sulla refurtiva da spartire)… Per questo chiede aiuto, affinché qualcuno glieli indichi; che lui poverino proprio non riesce a trovarli, nascosti come sono nell’oscena ammucchiata delle Laide Intese
Attualmente, i parlamentari indagati, prescritti, rinviati a giudizio, condannati con sentenza non definitiva e passati in giudicato, superano abbondantemente il centinaio (e la cifra viene data in rialzo). Erano ‘solo’ 42 nella precedente legislatura dell’interdetto papi della patria, quando si arrivò a parlare di “cleptocrazia berlusconiana”: la situazione allora era grave, ma non ancora seria come oggi. Per i reati, si va dall’inevitabile abuso d’ufficio, fino alla cessione di stupefacenti; ma non manca l’appropriazione indebita, il traffico di influenze e la turbativa d’asta, per passare alla truffa, il peculato (tra cui troneggia lo scandalo dei rimborsi regionali) e la corruzione aggravata, fino all’associazione a delinquere. A guidare la classifica è il Partito Democratico della rottamazione renziana, che evidentemente segue requisiti imperscrutabili per la selezione della sua nuova “classe dirigente” di vecchissimo corso e pessime abitudini…

Ugly-childrens

Francesca Barracciu, ex sottosegretario alla Cultura.
Richiesta di rinvio a giudizio: accusa di peculato per l’utilizzo di 78.000 euro di fondi da consigliere regionale sardo.
Vito De Filippo, sottosegretario alla Salute ed ex presidente della Regione Basilicata.
Imputato nel processo “Rimborsopoli” che ha coinvolto oltre 40 consiglieri uscenti della Regione Basilicata.
Luisa Bossa, deputata.
Indagata per corruzione nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti di Ercolano, dove è stata sindaco per dieci anni.
Matteo Richetti, deputato.
Indagato per peculato nel processo sui rimborsi spese in Emilia-Romagna. Ha chiesto il rito abbreviato.
Daniela Valentini, senatrice.
Indagata nell’inchiesta che coinvolge ex consiglieri della Regione Lazio riguardo la gestione dei fondi dei gruppi.
Francesco Scalia, senatore.
Nella stessa inchiesta della Valentini sui fondi regionali, compare il nome dell’ex presidente della Provincia di Frosinone.
Claudio Moscardelli, senatore.
Spese pazze in Regione Lazio, indagato il politico di Latina. L’inchiesta di Rieti è passata per competenza a Roma.
Carlo Lucherini, senatore.
Nel fascicolo sulle spese pazze in Regione, adesso nelle mani dei pm di Roma, c’è anche il politico di Monterotondo.
Marco Di Stefano, deputato.
Indagato per corruzione nell’inchiesta su una presunta tangente da 1,8 milioni. Coinvolto pure nelle spese pazze laziali.
Francesco Sanna, deputato.
Coinvolto nell’inchiesta sui rimborsi pubblici ai gruppi durante la scorsa legislatura regionale sarda.
Giuseppe Luigi Cucca, senatore.
Capogruppo PD in Giunta per le autorizzazioni a procedere, è indagato per peculato.
Paolo Fadda, deputato.
L’ex sottosegretario del governo Letta è indagato nell’inchiesta sui rimborsi  dei consiglieri regionali sardi.
Francantonio Genovese, deputato.
Dopo un periodo in carcere, è da poco ai domiciliari. È accusato di associazione a delinquere, truffa e frode fiscale.
Maria Tindara Gullo, deputato.
A processo per falso ideologico nell’inchiesta messinese “Fake”. Vicina a Genovese, cercò di salvarlo dagli arresti.
Claudio Broglia, senatore.
È accusato di non aver denunciato truffe di famiglie che hanno ricevuto illegittimamente contributi per il sisma del 2012.
Nicodemo Oliverio, deputato.
Imputato per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale aggravata nell’ambito della gestione fondi della disciolta DC.
Andrea Rigoni, deputato.
Condannato in primo grado a 8 mesi e poi prescritto in appello per lavori abusivi nella sua villa.
Salvatore Margiotta, deputato.
Condannato in appello a 18 mesi per turbativa d’asta e corruzione: appalto per la costruzione del Centro Oli della Total.
Paola Bragantini, deputata.
Indagata per truffa aggravata per i gettoni percepiti per le “giunte fantasma” della Circoscrizione 5 di Torino.
Bruno Astorre, senatore.
Coinvolto, con l’accusa di peculato, nell’inchiesta sui rimborsi spese della Regione Lazio.
Demetrio Battaglia, deputato.
Coinvolto nell’inchiesta sui rimborsi pubblici relativa alla scorsa consiliatura nella Regione Calabria.
Bruno Censore, deputato.
Indagato per peculato in concorso con il suo ex capogruppo in Calabria. Gli hanno sequestrato 10.000 euro.
Ferdinando Aiello, deputato.
Eletto con Sel e poi passato al PD, è indagato per peculato nell’inchiesta sui rimborsi calabresi “erga omnes”.

Guidano la classifica fenomeni come Fracantonio Genovese (associazione a delinquere, peculato e truffa aggravata) e l’incredibile caso di Marco Di Stefano. Ma in percentuale, il record spetta sicuramente ai fondamentali alleati di governo: il Nuovo Centro-Destra di Angelino Alfano (un partito con “più guai giudiziari che voti”), che con il suo 35% di inquisiti (e quasi altrettante negazioni a procedere grazie al soccorso rosso dei compari del PD) detiene il primato assoluto, tra galantuomini quali Antonio Azzolini, Giovanni Bilardi, Roberto Formigoni, Antonio Angelucci… Per un elenco (in)completo, potete cliccare QUI e anche QUI, con una campionatura da guinness dei primati, o galleria degli orrori. Fate voi

verdini

Poi ci sarebbero pure gli amichetti frammassoni, guidati dal mitologico Denis Verdini (corruzione, associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita e finanziamento illecito, truffa ai danni dello Stato), nonché il Lucio Baranisempiterno Lucio Barani (corruzione, peculato, finanziamento illecito, abuso d’ufficio, disastro e omicidio colposo plurimo). Sono questi i principali puntelli esterni del fantomatico “governo del cambiamento”, che si regge sui voti di fiducia di simili personaggi da horror, nonché i padri costituenti (!!) della nuova Carta (da culo?!) boschiana, ai tempi flessibili della Rottamazione a targhe alterne… 
RottamazioneOvviamente c’è poi l’inesauribile pletora di amministratori locali e consiglieri regionali (quelli che dovrebbero eleggere il nuovo senato riformato), ma in questo caso la lista rischia di essere potenzialmente infinita…
Antonio BonafedeQualora volesse, Matteo Renzi, invece di sparare minchiate a raffica nei suoi tweet, ad eterna memoria di una cialtroneria che non avrebbe bisogno di così ripetute conferme, potrebbe spulciare gli elenchi che con dovizia di particolari circolano copiosi in ‘rete’… L’inchiattonito bulletto di Pontassieve, che ora ha scoperto la gelatina come un quindicenne e gira coi capelli impomatati come un guappo alla festa del rione, scoprirebbe un intero sottobosco malavitoso cooptato al governo del Paese, se non fosse troppo impegnato a rimirarsi nell’obiettivo e cercare l’inquadratura giusta per i suoi Cinegiornali Luce

Culo che non vide mai pantalone si fece per cent'anni meraviglia“Culo che non vide mai pantalone si fece per cent’anni meraviglia”

Al di là dei moralismi d’accatto, la corruzione è una componente fisiologica di qualsiasi civiltà mediamente complessa, purché costituisca una deplorevole eccezione e non la regola che condiziona un intero sistema. Peccato che nell’attuale maggioranza di governo sembri essere diventata il minimo comune denominatore al massimo ribasso, per garantire la sopravvivenza di un esecutivo che diversamente non avrebbe nulla da spartire all’infuori degli appalti e delle poltrone che tengono insieme le composite cosche confluite alla generosa greppia di governo, in quella che assomiglia sempre più ad una grande associazione a delinquere, per una giustizia fondata sulla prescrizione per presunzione di impunità.
Fintanto che le inchieste della magistratura potevano tornare utili agli ipocriti cacicchi di un centrosinistra all’opposizione, nella lotta politica per l’investitura al governo, allora la strumentalizzazione interessata delle indagini e la divulgazione delle intercettazioni andavano benissimo.
Ora invece che il partito sedicente “democratico”, passato dalla scalata al cielo a quella assai più accessibile alle poltrone, ha incistato il suo nuovo politburo di innesti neo-dorotei sulla seggiola giusta, ma quanto mai scricchiolante sulle gambe sghembe di un equilibrio sempre più precario, la magistratura non è più un “potere sovrano” ma un problema. O per meglio dire, costituisce una fastidiosa congrega di rompicoglioni con troppe ferie retribuite. A questo si riducono i problemi della giustizia italiana nella “grande narrazione” renziana. Insomma, è gente che disturba gli affari privati (ma in conto pubblico: la chiamano “ripresa”) degli amici; ovvero si tratta di fannulloni (altrimenti arriverebbero a sentenza), da ricondurre a cuccia sotto la cappella di un governo che mal sopporta le regole, a corto com’è di legittimazioni che non scaturiscano dalla luce riflessa dell’aspirante e ben pasciuto principino, il quale può così parlare senza pudore alcuno di “barbarie giustizialista”, in perfetta osmosi coi suoi predecessori, rivendicando il primato ritrovato di una politica non più “subalterna” alla magistratura. A certificare la trasparenza delle scelte, basta infatti il bollino di garanzia apposto dal Cantone nazionale: la foglia di fico messa a coprire le vergogne del partito bestemmia.
Renzi e CantoneÈ il nuovo corso del PD, o come si fa chiamare questo comitato d’affari raccolto attorno alla corte di un cafone di provincia, ripulito per la bisogna e già prossimo alla scadenza, per raggiunti limiti di schifo e di usura precoce su consunzione della materia di infimo livello.

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. LA MORTE TI FA BELLO

[14 Apr.] «Cosa c’è di più bello al mondo che il giorno del tuo funerale, mentre esce dalla chiesa il tuo corpo, una folla di cittadini inizia a cantare ‘onestà, onestà’?»
 (Alessandro Di Battista, the walking dead)

etruria02. POTERE DEBOLE

[02 Apr.] «Ci attaccano i poteri proprio perché non siamo schiavi dei poteri forti»
 (Maria Elena Boschi, la Padrona)

Giampaolo Galli03. ITALIA BENE COMUNE
LO CHIAMAVANO “CENTROSINISTRA” (I)

[15 Apr.] «Come possiamo farci rispettare nel mondo se rinunciamo alla nostra piccola riserva strategica di gas? Asteniamoci per Regeni e per i Marò»
 (Giampaolo Galli, flatulenza piddina)

Cristina Bargero04. ITALIA BENE COMUNE
LO CHIAMAVANO “CENTROSINISTRA” (II)

[22 Apr.] «L’acqua pubblica che arriva nelle nostre case non può essere considerata un bene pubblico»
 (Cristina Bargero, piddina acquatica)

Gianna Sigona05. IL 25 APRILE A 5 STELLE

[25 Apr.] «Noi eravamo fascisti, poi siamo rimasti fascisti e saremo sempre fascisti»
 (Gianna Sigona, consigliera 5 stelle a Ragusa)

Chimienti06. VIVA IL DUCE CHE CI CONDUCE

[08 Apr.] «Grazie Beppe, di aver urlato così forte perché, se non lo avessi fatto, non mi sarei mai svegliata. Grazie Beppe, perché ogni volta che hai urlato, io ho potuto tacere e, nel silenzio, riflettere su quello che accadeva intorno a me. Grazie Beppe, perché il tuo urlo è stato il mio sfogo e io, oggi, posso riprendermi, pacificamente, il mio futuro.»
 (Silvia Chimienti, zerbino a 5 stelle)

bonzo07. BOLLENTI SPIRITI

[06 Apr.] «Se a Roma la Raggi non vince, mi do fuoco in piazza.»
 (Beppe Grillo, il Bonzo)

grillo08. LA PENNA CHE UCCIDE

[27 Apr.] «Casaleggio è morto a causa degli articoli dei giornalisti che poi aveva querelato»
 (Beppe Grillo, il culo parlante)

parabola09. PARABOLE WI-FI

[23 Apr.] «Care ragazze e cari ragazzi, ricordate che se nella vostra vita non c’è Gesù, è come se non ci fosse campo per il cellulare!»
 (Francesco Bergoglio, il papa teenager)

Razzi10. COLONIE FELINE

[11 Apr.] «Uno dei punti principali del mio programma da sindaco di Roma è liberare la città dai ratti che ormai l’hanno praticamente invasa. Ho già preso contatti per far arrivare a Roma qualcosa come 500mila gatti asiatici»
 (Antonio Razzi, il Gattaro coreano)

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(85) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 aprile 2016 by Sendivogius

Classifica MARZO 2016”

compo guanoAnche la merda ha una sua utilità d’uso. La “minoranza piddì”, NO.
Avete presente quei comitati affaristico massonici che promanano il loro potere, infettando le Istituzioni e piegando le regole comuni a vantaggio dei propri particolarissimi interessi, tramite l’infiltrazione costante degli organismi pubblici e grazie alle clientele elettorali che reggono loro il moccolo più o meno a propria (colpevole) insaputa?!?
Ecco, quello è il PD: l’acronimo di una bestemmia, nato su imprint doroteo per clonazione berlusconiana.
concime organicoAvete presente quelle spregiudicate lobby industriali (meglio se petrolifere), non tutte ma molte, che si avvalgono di faccendieri senza scrupoli per il disbrigo delle faccende meno limpide? Quelle che non esitano a falsificare i controlli ambientali, a manipolare i dati sulle emissioni inquinanti, truccare i rapporti sullo smaltimento dei rifiuti?!?
Se non ci fosse una bassa manovalanza di gregari prezzolati disposti a coprirne le illegalità, interrando i bidoni tossici in mezzo ai terreni agricoli, svuotando fusti velenosi nelle falde acquifere.. perché “bisogna contenere i costi” a tutto vantaggio dei profitti (e perché “tengo una famiglia da mantenere”).. certe nefandezze non potrebbero essere messe in pratica.
Ecco, quando parliamo di gregari, più o meno complici ma sempre disponibili, questa è la “minoranza piddì” in dissociazione schizofrenica per sdoppiamento di personalità, nell’insanabile contraddizione tra il pensiero ed i fatti. È la premiata “Ditta” (in somministrazione d’opera in subappalto) di concilianti revisori di tagliando, senza la cui compiacente acquiescenza questa riedizione 2.0 del “governo del fare” alla destra del papi semplicemente non sarebbe possibile.
Il governo del fareSono quelli del “fuori Verdini dal mio giardino”… quelli del “conflitto di interessi” a targhe alterne e delle leggi ad personam intercambiabili (perché mutatis mutandis)… Sono quelli che facevano i girotondi contro “l’emergenza democratica” e che ora sono un po’ confusi
OrgoglioniDa lì, come risposta, la sfrontatezza e l’arrogante sicumera di chi, con simili detrattori, ha la certezza di essere intoccabile e quindi può con giusta protervia affermare che il suo è un esecutivo diverso da tutti i suoi predecessori. Verissimo: anche in passato abbiamo avuto una quota fisiologica di ladri, profittatori, voltagabbana, incompetenti.. elevati a cariche fondamentali di governo. Ma tutti si erano presi quanto meno il disturbo di essere legittimati, almeno nella forma, presentando la loro candidatura in regolari elezioni. Oggi a quanto pare, secondo il nuovo corso, la pratica è superata e non si usa più: si viene direttamente nominati d’ufficio a ministro senza passare dall’urna, così per chiamata diretta su capriccio di un premier allo stesso modo non eletto da nessuno.
matteo-renziPoi ogni tanto capita che qualcuno sia costretto alle dimissioni per una telefonata inopportuna che non presuppone alcun Federica Guidi - vicepresidente Confindustriaillecito… È il caso di Federica Guidi, beccata ad inzeppare emendamenti notturni scritti su misura, pro domo sua direbbero gli ‘antichi’, per assicurare appalti e prebende all’intraprendente convivente. Il tutto in cambio di una manciata di assunzioni clientelari ed una valanga di milioni nelle tasche di gruppi petroliferi privati: gli stessi che considerano un loro precipuo diritto poter trivellare a proprio piacimento con concessioni eterne a canone invariato nel corso dei secoli, tra una pletora di reati ambientali prontamente derubricati ad altro.

20090613 - SANTA MARGHERITA LIGURE - GENOVA - POL - CRISI: BERLUSCONI A IMPRENDITORI, NON DATE VOCE A DISFATTISTI. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi tra il presidente dei Giovani industriali Federica Guidi (D) ed il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, durante il Congresso dei giovani imprenditori oggi 13 giugno 2009 a Santa Margherita Ligure (Genova). ANSA/LUCA ZENNARO/DRN-li

La Guidi, presunto “ministro tecnico” (su designazione di Silvio Berlusconi ma posta in carico al “centrosinistra” o sedicente tale), ennesima figlia di papà transumata al governo per tutelare meglio gli interessi di famiglia e categoria, ovviamente imprenditrice nell’azienda di famiglia, è l’erede di Guidalberto Guidi: il ras di Confindustria con fama di ‘falco’ e il culo col dono dell’ubiquità, visto che riesce a sedere contemporaneamente in 31 diversi consigli di amministrazione. E dove poteva essere nominata la Guidi-figlia, contro ogni opportunità e prudenza, se non al ministero dello Sviluppo economico, come presenza ‘tecnica’, naturalmente mai eletta, che nel Governo Renzi la legittimazione democratica si usa poco e meglio ancora se per niente, dal momento che le centrali del consenso non risiedono certo nel voto popolare.
BIANI 2014Certe cambiali vanno ottemperate. E ciò è massimamente valido per un governo che non ha alcuna legittimazione elettorale, ma si regge unicamente sull’appoggio più che interessato delle consorterie che ne hanno reso possibile la nascita. La meritocrazia ai tempi del renzismo
L’arrogante bombarda fiorentina forse dovrebbe consultarsi con un esperto giuridico (che certo non sia il guardasigilli Orlando), il quale magari potrebbe fargli notare come la “telefonata inopportuna”, più che qualche “illecito”, presuppone una mezza dozzina di reati nell’ambito dei “Delitti contro la Pubblica Amministrazione”: Abuso d’ufficio (Art.323 c.p.), Traffico di influenze illecite (Art.346bis c.p.) e, ad essere malevoli, Corruzione per l’esercizio della funzione (Art.318 c.p.), induzione indebita e concussione.
Ma questo è un governo diverso da tutti gli altri…

Priapo Longoni - Buona Domenica

P.S. A proposito di farse, apprendiamo con divertimento che l’onorevole Francesco BonifaziFrancesco Bonifazi (40anni tremendamente portati), su mandato del Piccolo Principe, ha querelato il Grullo parlante per questo post QUI.
I nostri Lettori più affezionati conoscono bene quanta e quale considerazione nutriamo per il V@ter a 5 stelle, ma raramente c’era capitato di veder querelare un articolo che si limita essenzialmente a riportare il virgolettato di un intervento parlamentare.
Comprendiamo l’esigenza di compiacere il Giovin Signore di Rignano, da parte della sua corte fiorentina di paggetti specializzati nel cambio di livrea, ma s’avverte sempre qualcosa di disperato quando la piaggeria tracima nella pratica piuttosto squalificante delle denunce usate a scopo intimidatorio nell’insussistenza della querela.
Evidentemente lo schifo si fa, eventualmente lo si codifica in appositi decreti-legge, ma non s’ha da nominare. In caso contrario, scatta immancabile la denuncia.

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. POLETTI E ALTRI SINISTRI

[16 Mar.] «Questo è il governo più a sinistra della storia»
(Giuliano Poletti, il grasso che cola)

Vauro02. PIETÀ L’È MORTA

[26 Mar.] «Questi kamikaze sono ragazzetti di 20 anni, io provo pietà umana per loro»
(Vauro Senesi, il Misericordioso)

magna tranquillo03. MARCHETTE

[04 Mar.] «Violerò la mia verginità anale in cambio di 200 mila euro!»
(Giuseppe Cruciani, l’Inviolato)

Pepe04. LA FARSA DOPO LA TRAGEDIA

[22 Mar.] «Bruxelles oggi è l’ennesima #FalsaFlag: ultimo passo per accelerare i tempi verso un Corpo di Polizia Europea con poteri illimitati…. Siamo di fronte ad un’altra sceneggiata come negli attentati di Parigi?»
(Bartolomeo Pepe, Minchione a 5 stelle)

renzusconi-renzi-berlusconi205. PERSEVERARE DIABOLICUM EST

[28 Mar.] «Città italiane a Pasqua piene di turisti nonostante il tempo»
(Matteo Renzi, Twitterman)

Lusi06. EX TESORIERE MARGHERITA CONDANNATO PER PECULATO

[31 Mar.] «Accolgo con gioia la piena vittoria anche in Corte d’Appello: essa riafferma l’onore della Margherita. un Partito importante, formato da persone perbene; dà a me nuovo riconoscimento della totale onestà di tutta la mia vita pubblica»
(Francesco Rutelli, Cicciobello rock)

Dreyfus07. PERSECUZIONI

[09 Mar.] «Nicola Cosentino come Enzo Tortora? È un paragone niente affatto esagerato. Per me ricorda il caso Dreyfus, di cui scrisse Émile Zola. Lui fu carcerato e condannato perché ebreo, Cosentino è stato carcerato perché politico.»
(Vincenzo D’Anna, Alleato di Governo)

Bertolaso Guido08. CALAMITÀ SURROGATE

[30 Mar.] «Se divento Sindaco di Roma renderò il Tevere balneabile entro 5 anni»
(Guido Bertolaso, il Depuratore)

storace09. A VOLTE RITORNANO

[06 Mar.] «Prometto che, se sarò sindaco, convocherò l’ambasciatore dell’India per dirgli che se i marò non tornano subito in Italia… chiuderemo tutti i ristoranti e i negozi indiani di Roma!»
(Francesco Storace, Masterchef)

Salvini10. BUTTATI CHE È MORBIDO!

[27 Mar.] «Che dite, lo faccio il lancio col parapendio?»
(Matteo Salvini, l’Onnipresente)

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VUOTO DI COSCIENZA

Posted in Business is Business, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 luglio 2015 by Sendivogius

Senator Roark

«Il potere non deriva da un distintivo o da una pistola. Il potere deriva dalle bugie, e bisogna dirle grosse, finché non avrai il maledetto mondo intero che sta al tuo gioco. Li avrai in pugno non appena sarai riuscito a mettere tutti d’accordo su quello che in cuor loro sanno bene non essere vero. Allora sei il capo. Puoi falsificare la realtà sotto i loro occhi e loro ti sorrideranno

Senatore Roark
(Sin City“The yellow bastard”)

In un parlamento ridotto a bivacco di manipoli renziani, che si accinge a ‘votare’ il taglio di dieci miliardi alla Sanità pubblica, per dare i soldi ‘risparmiati’ agli insaziabili negrieri di Confindustria e ridistribuire il resto del malloppo tra i più ricchi, fa davvero senso (per non dire ribrezzo!) vedere cosa il “partito della nazione” intende per efficientamento delle spese sanitarie.
Opera Don UvaÈ il caso del crack finanziario della Casa della Divina Provvidenza, la clinica vaticana a carico però dello Stato italiano, che col suo sprofondo da mezzo miliardo di euro costituisce un tipico esempio di quella sussidiarietà in tema di servizi pubblici appaltati a profitto privato (meglio se in mano ad enti religiosi), in nome della quale si vorrebbe smantellare (efficientare) il Servizio Sanitario nazionale, soprattutto considerando la comprovata competenza e oculata gestione del settore privato.
FormigoniDall’IDI di Roma al San Raffaele di Milano, dalla sanitopoli” abruzzese a quella laziale e romana, da nord a sud della Penisola… è la formula perfetta dell’alternativa privata tutta in conto pubblico delle cure mediche, all’insegna del ‘risparmio’ contro gli sprechi dell’amministrazione statale. Ovvero: come fornire servizi scadenti a costi triplicati e anche più, gonfiando i rimborsi o inventando prestazioni inesistenti; sottrarre gli enti privati al controllo pubblico, affidandone la gestione contabile ed economica ad ambigui faccendieri e prestanomi politici, o direttamente a senatori della Repubblica (da Azzollini agli Angelucci, passando per Roberto Formigoni) potendo contare sull’immunità parlamentare e possibilmente mettersi in affari con intriganti prelati, per garantirsi entrature e coperture ‘curiali’ soprattutto dalle parti dello IOR vaticano per il riciclaggio del bottino.
Black LagoonIn assoluta coerenza con la sua vocazione poltronara ancor prima che maggioritaria, compatto come raramente si era visto, il partito bestemmia (che si crede ‘democratico’) vota in coscienza “secondo il proprio convincimento” per la salvezza del senatore Antonio Azzollini: sen. Antonio Azzolliniennesimo esponente di spicco di quella sorta di associazione a delinquere su immunità parlamentare, a cui assomiglia sempre più il Nuovo Centro Destra alfaniano col suo record assoluto di inquisiti per i reati più disparati, preferibilmente contro quella stessa Repubblica che ambiscono a rappresentare (o, per meglio dire, occupare) e che non cessano mai di saccheggiare.
Angelino Alfano by Edoardo BaraldiEx sindaco di Molfetta, il senatore Azzollini (NCD) era già stato indagato per il vorticoso giro di malversazioni che aveva investito la realizzazione del porto commerciale della cittadina pugliese. Indagato dalla Procura di Trani per associazione a delinquere, appropriazione indebita di beni pubblici, abuso d’ufficio, falso, rifiuto di atti d’ufficio, truffa, frode in pubbliche forniture, violazioni ambientali e paesaggistiche, minaccia a pubblico ufficiale e concussione per induzione, allora come oggi Azzollini era stato salvato dal munifico PD che aveva votato contro l’utilizzo delle “intercettazioni ambientali” le quali comprovavano gli illeciti del ruspante senatore. Si tratta di quelle stesse intercettazioni telefoniche (e non solo) attualmente oggetto di una ulteriore revisione legislativa da parte del governo del cambiamento, per renderne sempre più stringente l’utilizzo in sede probatoria e quindi impossibile la determinazione del reato.
Mimì e CocòNé sono andate perdute le competenze contabili opportunamente dimostrate dal prode Azzollini nelle sue trasparenti gestioni di bilancio. Infatti, è stato subito riconfermato alla presidenza della Commissione Bilancio al Senato.
Antonio AzzolliniCapita l’antifona, il senatore Azzollini rilancia e raddoppia perché qualche anno dopo i fatti di Molfetta riesce a Antonio Azzollini in processionemettere le zampe pure sulla Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza che gestisce le case di cura e le cliniche convenzionate tra Bisceglie e Andria, trasformate in centrale di potere personale per l’assunzione di parenti e famigli, insieme allo storno di risorse pubbliche che portano presto la struttura al collasso, col licenziamento in blocco di un migliaio tra medici e operatori sanitari operanti nelle cliniche del gruppo.
Adijana VasiljevicIn compenso, tra i nuovi assunti, per la sua straordinaria competenza, c’è la 29enne serba Adrijana Vasiljevic, con un passato da prostituta e una candidatura alle elezioni amministrative di Foggia tra le fila di Forza Italia, che il direttore generale della struttura ospedaliera, Dario Rizzi, si premura di promuovere a responsabile dell’Ufficio stampa e relazioni della Casa della Divina Provvidenza allo scopo abietto di ottenere prestazioni sessuali dalla Vasiljevic, anche sodomitiche, come specificato dalla Procura di Trani negli atti dell’inchiesta.
SODOMATra le altre assunzioni “sine titulo”, spicca poi quella di Silvia Di Gioia, figlia dell’onorevole Raffaele “Lello” Di Gioia, parlamentare del Psi-Gruppo misto, che papà si preoccupa di rifornire con uno stipendio di 119 mila euro lordi all’anno. Lello Di Gioia è uno di quelli che non perde tempo. Eletto nelle fila PD in quota socialista, viene nominato presidente della commissione bicamerale di vigilanza sugli “Enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale”, che ENPAMdeve aver scambiato come una specie di ente di beneficienza esclusivo, utilizzando ad uso familiare un bell’appartamento dell’ENPAM (già al centro dello scandalo degli enti previdenziali in cui compare anche il nuovo ‘compagno’ Verdini) a Roma e facendo assumere (il 03/02/14) la solita Silvia a “Poste Vita” (la compagnia assicurativa di Poste Italiane) come specialist di previdenza e assistenza dopo l’esplosione del bubbone della Divina Provvidenza.
Poste VitaDal canto suo, il senatore Azzolini, disceso con rara grazia tra le suorine della Divina Provvidenza, provvede subito nel Manneken Pisribattere alle (poche) rimostranze interne, onde ribadire il nuovo corso: Qui adesso comando io! Se non ubbidite vi piscio in bocca.
L’incontinente senatore, con l’apporto formidabile dei suoi tirapiedi, porta l’ente ecclesiastico ad un buco di bilancio da 500 milioni di euro, dei quali 350 milioni sono costituiti da debiti nei confronti dello Stato italiano, in una girandola perversa di “assunzioni clientelari, bilanci falsificati, stipendi e consulenze d’oro, utilizzo di risorse non finalizzate alla cura dei degenti”, che la Procura di Trani definisce un “Progetto criminoso in danno dei malati”.
Vi piscio in boccaTra i reati contestati al senatore ci sono altresì l’associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, corruzione per induzione, concorso in bancarotta fraudolenta

angelino-alfano

Nel loro insieme, e in aggiunta ai precedenti capi di imputazione, non sono stati ritenuti sufficienti per votare l’autorizzazione a procedere da parte del Senato, con l’apporto determinante di quel Partito Democratico che nonostante il Cuor di Leonevoto favorevole espresso nella Giunta delle Immunità di Palazzo Madama, in uno di quei vorticosi giri di valzer che ne contraddistinguono la linea, ha repentinamente cambiato idea oramai pienamente convertito alle ragioni della cleptocrazia secondo osmosi berlusconiana. Ma la banda preferisce farfugliare qualcosa a proposito di “voto di coscienza”, con la ‘Ditta’ bersaniana subito intruppata al seguito, ovviamente per “senso di responsabilità”.
Renzi il Cazzarone È la “questione morale” ai tempi del renzismo: come verniciare una merda di giallo e venderla per oro. Il Partito (sedicente) Democratico costituisce uno di quei rari casi in cui il rigetto politico per repulsione costante viene alimentato ogni volta da livelli di degrado francamente inaspettati, tanto è profondo l’abisso di liquami in cui ogni giorno sprofonda sempre più giù, nell’aberrazione miserabile di se medesimo.
Ormai è qualcosa di osceno che sguazza felice nelle proprie deiezioni.

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Balla con Lupi

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 marzo 2015 by Sendivogius

Balla coi Lupi - di Edoardo BaraldiFinalmente, a dodici mesi dall’insediamento abusivo del Bullo di Firenze tra gli arazzi di Palazzo Chigi, è diventato chiarissimo cosa questi intendesse per “rottamazione”… Finché era funzionale alla sua guerra di potere, per scalare i vertici del partito bestemmia, FUORI DAI COGLIONI‘asfaltare’ i rivali interni, e distribuire il maggior numero possibile di poltrone tra gli amichetti belli della parrocchietta, la rottamazione (o meglio: la rappresentazione mediatica della stessa) andava benissimo. Era il feticcio scenico del nuovo che avanzava a colpi di tweet, affinché il Bambino Matteo potesse ottenere il suo balocco di governo e giocare al grande statista. Ovviamente, il processo di demolizione selettiva non riguardava le legioni di cacicchi democristiani, i ras locali del vecchio craxismo rampante, le gang dei boiardi parastatali… tutti confluiti in massa alla corte del piccolo principe rignanese, dopo aver pagato il biglietto di ingresso a palazzo, versando l’obolo alla Leopolda.
Matteo Renzi a Leopolda 13Come uno spurgo fognario intasato per eccesso di riflussi solidi, certi avanzi di nuovo ritornano sempre a galla in tutta la loro inconfondibile fragranza (pura eau de merde). Si tratta dello stesso percolato tossico a prova di smaltimento, che cola fuori dai “salotti che contano” ed olia da sempre gli ingranaggi che muovono gli appalti all’ombra della peggiore politica di cosca e di governo.
In fondo bisognava “stabilizzare” il Paese all’insegna della continuità, in una repubblica fondata sul latrocinio e rassicurare Insaccato fiorentinogli azionisti di riferimento del nuovo esecutivo. Specialmente adesso che Renzi il Secco ha imbullonato il suo trasbordante deretano tra gli scranni di governo su mandato confindustriale, riportando il mondo del lavoro all’anno zero dei diritti con la riduzione crescente delle tutele; ha riabilitato il papi della patria ed insieme stuprato la Costituzione; ha umiliato la magistratura e varato norme ridicole sulla corruzione. Era il sogno proibito di una generazione di giovani vecchi cresciuti all’ombra del berlusconismo, che scalpitava per avere il suo posto a tavola.
AngelinoSarà per questo che l’abominevole “governo del cambiamento”, tra le nullità assortite della sua incompetenza, nel nome del più rivoluzionario ricambio generazionale, si regge su solidi pilastri dalla dirompente novità, come Angelino Alfano (il collezionista di figure di merda), Gaetano Quagliariello (integralista clericale del pensiero reazionario) Fabrizio Cicchitto (tessera P2 n.2232) Liberthalia - Suor CarlaMaurizio Sacconi, Carlo Giovanardi e tutti gli altri papiminkia trasmigrati in cerca di uno stabile ricollocamento, insieme alle bande assortite di ex-socialisti passati dal PSI di Bettino Craxi ai voraci elemosieri di CL (Corruzione e Lottizzazione) folgorati sulla via del capitale. E, dopo decenni di attività, tutti conservano la stessa freschezza di una mutanda usata, ma indossata come nuova. ToiletteA riguardo, deve rientrare nel processo di rinnovamento, all’insegna della più severa meritocrazia, affidare ad un Maurizio Lupi il ministero delle Infrastrutture e dei Lavori pubblici.
mariangela-lupiIl fatto poi che il gemello brutto di Mariangela Fantozzi basti da solo ad inceppare il grande gioco della house of cards renziana, la dice lunga sulla caratura politica del Bambinello di Rignano e sull’insipienza dei suoi presunti avversari.house-of-cards
Alitalia: Lupi, novità? 'C'è posta per te' La nomina di Lupi a ministro delle Infrastrutture è stata di sicuro una scelta tra le più felici: come affidare il pollaio ad un branco di faine, specialmente quando ci si avvale dell’indubbia esperienza di un Ercole Incalza (14 procedimenti penali a carico e una sequela di assoluzioni o archiviazioni per “intervenuta prescrizione”), che per la bisogna ricorre ad uno staff collaudato di La lobby di diofigli d’arte (Giovanni Paolo Gasperi, Pasquale Trane, Giovanni Li Calzi, Stefano Perotti), i genitori dei quali hanno fatto la storia della tangente nella Prima Repubblica, dalle Autostrade alla mitologica Cassa del Mezzogiorno. Per questo, come in una successione dinastica, hanno potuto continuare l’attività avita a carico delle casse erariali, potendo contare su una apposita “struttura di missione” confezionata alla scopo, in un connubio trasversale che unisce i compagni di merende agli integralisti del catto-capitalismo della Cosa Loro - Manifestolibrifamelica Compagnia delle Opere. Come ai bei tempi del Pentapartito, proprio come avveniva nella tradizione felice di democristiana memoria, dalle mazzette della TAV alla spartizione degli appalti gonfiati all’EXPO milanese, dallo scempio del Mose di Venezia agli scandali di “Mafia Capitale”, il partito bestemmia ha sempre un posto in prima fila, da condividere insieme ai suoi più navigati compari di greppia e di governo, raccattati alla propria destra per un pugno di voti al senato. Il processo di “normalizzazione” istituzionale può dunque definirsi completo. Rubano esattamente come e più degli altri, ma in grazia di dio.

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NOI TIREREMO DRITTO!

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 luglio 2014 by Sendivogius

Da bomb by Alexiuss

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…
Se le “riforme si fanno con chi ci sta”, non è questo un buon motivo per stralciare la Carta costituzionale, contingentando al massimo i tempi di discussione; per procedere a tappe forzate con scadenze prefissate sul calendario; per sostituire d’imperio i presidenti non sufficientemente allineati delle commissioni parlamentari; per umiliare e dileggiare pubblicamente ogni voce critica (i gufi.. i professoroni..), ricorrendo all’infamia (lo fanno perché non vogliono perdere i ‘privilegi’); per non percepire l’anomalia di un testo di legge blindato su presentazione governativa: l’imprescindibile “bozza” imposta da madonna Boschi ad un assemblea quanto meno scettica, in aule non abbastanza “sorde e buie”. La Madonna del ConsiglioSe poi la (contro)riforma della Costituzione la si impone col ricorso alla classica tirannia del numero, scegliendosi come principale referente ‘istituzionale’ e interlocutore privilegiato un vecchio libidinoso, interdetto dai pubblici uffici per corruzione, accogliendone in blocco tutte le pretese possibili, e realizzando in una manciata di mesi ciò che al Pornocrate non era riuscito di fare per decenni (all’epoca si gridava alla “deriva autoritaria”, mentre oggi si chiama “governabilità”!), allora un governo si qualifica fin troppo bene per ciò che è…
In passato, e con ampio anticipo, avevamo già paragonato l’esecutivo renziano ad “un incrocio ibridato tra Moro e Fanfani in tempi di post-berlusconismo”… Evidentemente, è persino peggio!
Come la distruzione scientifica dell’antichissima istituzione senatoria, trasformata per imposizione governativa in una sorta di doppione scadente della Conferenza Stato-Regioni, inciderà sul rilancio dell’occupazione, venendo incontro alle “richieste della gente” (!?!) costituisce un mistero (della fede nelle magnifice sorti progressive del renzismo) a cui i chierichetti del chiostro fiorentino hanno subito fornito una spiegazione eloquente: “ce lo chiede l’Europa!”. Ma quando mai?!?
Sinceramente, non si capisce la relazione con la crescita dell’economia e l’incremento del PIL, la ripresa degli investimenti produttivi e lo sblocco del credito bancario, l’alleggerimento del “patto di stabilità” e il “pareggio del debito”. Sfugge anche la correlazione con la lotta alle nuove povertà e la ripresa dei consumi; per fortuna, gli 80 euri di mancetta elettorale (a carico pubblico) dispensati ai più garantiti stanno già producendo risultati strabilianti!
80 euriIn compenso, avremo qualcosa di completamente nuovo: un Senato che non potrà definirsi tale; svuotato di ruolo e deprivato del suo indirizzo di controllo, in un accentramento autocratico dei poteri concentrati nella figura di un premier “forte”. Uno di quelli che, qualsiasi cosa accada, tirano sempre dritto perché convinti di vederci più lungo degli altri…

Matteo Renzi - Occhio di lince

«Mai prima d’ora la classe dirigente italiana s’era ridotta a puntare tutto su un uomo solo come sta facendo adesso con Renzi. Mai s’era arrischiata a mettere così tutte le uova nello stesso paniere. Renzi è l’ultima risorsa d’una classe dirigente ormai consunta dai propri liquami tossici. La sua unica vera forza è la mancanza di alternative.
I tecnici sono bruciati, i moderati sono sputtanati, i populisti non sanno trovarsi il culo in una stanza tappezzata di specchi.
Renzi è l’ultima carta del mazzo. Se cadesse ora, l’intero sistema politico-mediatico italiano di controllo sociale detto ”democrazia” franerebbe come un castello di sabbia, anzi di fuffa.
Per questo tutti nel sistema sostengono Renzi, a cominciare dai suoi presunti avversari, fino a chi lo odia a morte davvero, cioè i colleghi di partito.
Il rischio d’estinzione sta frenando persino l’endemica spinta autoimmune del PD, tenendo insieme fazioni che da sempre si disprezzano profondamente a vicenda.
L’equilibrio però è precario. Il trono di Renzi è solido come la fuffa.»

Il Trono di Fuffa
 Alessandra Daniele
 (20/07/2014)

Il nuovo Senato riformato manterrà, secondo le intenzioni dei relatori, un ruolo consultivo che però sarà puramente simbolico: potrà infatti esprimere pareri e proposte di modifica sulle leggi approvate alla Camera, ma il Parlamento (ed il Governo) non sarà assolutamente vincolato a tenere conto delle osservazioni e potrà rigettare tutte le richieste, eventualmente mosse da un senato depauperato di funzioni e prestigio.
Caligola fa nominare senatore il suo cavalloSenato rigorosamente non elettivo, surclassato da un Parlamento di nominati su listini elettorali bloccati. Parlamento che mantiene intatte indennità, emolumenti, stipendi, e numero dei componenti: 630 deputati contro un senaticchio di 100 “senatori”, pescati tra gli scarti dei consigli regionali. In compenso, i nuovi senatori condivideranno con gli onorevoli colleghi della Camera la medesima immunità, che contemplerà ogni fattispecie criminale possibile e non soltanto i cosiddetti “reati di opinione”, che invece continueranno a riguardare tutto il resto dei cittadini comuni). Grazie alla “riforma” Renzi-Boschi-Berlusconi, col fondamentale contributo della strana coppia Finocchiaro e Calderoli (l’odontotecnico prestato alle riforme costituzionali ed al quale si deve la famosa legge porcata), i vari Fiorito e Formigoni ed i quasi 600 consiglieri regionali attualmente rinviati a giudizio per i più svariati reati contro il patrimonio pubblico, dalla corruzione al peculato, dalla concussione all’appropriazione indebita, potranno godere dell’impunità che fino ad ora non avevano.
Qualche numero di contorno?
Regione Lombardia: 40 consiglieri indagati
Regione Piemonte: 42 consiglieri indagati
Regione Campania: 53 consiglieri indagati
Regione Abruzzo: 25 consiglieri indagati
Regione Molise: 32 consiglieri indagati
Regione Sicilia: 83 consiglieri indagati
Si tratta del bacino di riferimento privilegiato, tra i quali verranno scelti i componenti del nuovo “senato delle autonomie” (e delle impunità), in assenza di una seria normativa anti-corruzione che attualmente non s’ha da fare, specialmente se si concordano i contenuti e le procedure coi diretti interessati… come per esempio l’Interdetto ai servizi sociali.
La “questione morale” ai tempi del renzismo. È esattamente il tipo di risposta che i “cittadini” attendevano.

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REPETUNDAE

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 giugno 2014 by Sendivogius

Rome HBO

«Lo sa come ci si fa strada qui? Brillando per genio o per capacità di corruzione. Bisogna penetrare in questa massa di uomini come una palla da cannone o insinuarvisi come la peste. L’onestà non serve a niente. Ci si piega al potere del genio, lo si odia, si cerca di calunniarlo perché prende senza condividere; ma ci si piega se persiste. In poche parole, lo si adora quando non si è potuto seppellirlo nel fango. La corruzione domina, il talento è raro. La corruzione è quindi l’arma della mediocrità che abbonda, e ovunque ne sentirà la punta acuminata.»

  Honoré de Balzac
“Papà Goriot”
(1834)

Scempio Si fa presto a parlare di “questione morale”. Con buona pace di Enrico Berlinguer, la corruzione non costituisce una anomalia strutturale in seno alle istituzioni democratiche, con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi. O, quanto meno, così non è più…
Se un tempo ormai remoto erano i ‘partiti’ a condizionare le cosiddette “realtà produttive”, nell’autofinanziamento delle proprie correnti interne e nel consolidamento delle rispettive cosche elettorali, oggi è il mondo degli affari e dell’imprenditoria ad usare la ‘politica’ come un tram per aggirare leggi e vincoli normativi, in nome di un turbo-capitalismo restituito alla sua naturale vocazione predatoria. La denuncia berlingueriana presupponeva, a suo modo, l’esistenza di un “primato della politica”, per quanto distorto e corrotto nella degenerazione dei partiti intesi come sistema di potere e di controllo, incistato sulle camarille clientelari di potentati locali per la gestione del consenso su scala nazionale, con forme organizzate di finanziamento illecito.
Mose 2Attualmente, il ‘referente politico’ appare più che altro come uno spudorato scroccone che si mette a disposizione, in posizione del tutto subalterna, lucrando prebende e favori da spendere a proprio uso e consumo esclusivo. Sottratto alla dimensione squallidamente parassitaria dei suoi protagonisti, a livello politico (e partitico), il vantaggio è minimo se non inesistente. Tant’è che oggi il fenomeno criminogeno ha una struttura sistemica assolutamente radicata nei poteri stessi dello Stato, inteso come tutore organizzato di interessi particolarissimi per consolidati intrecci criminali.
mose 3Dinanzi all’affondamento della Laguna, travolta dalla marea montante degli scandali; di fronte all’immensa greppia costruita attorno all’Expo milanese, alle rapine finanziarie che hanno coinvolto non da ultimi i vertici della Banca Carige, è difficile infatti parlare (solo) di corruzione dei partiti politici, intesi “come macchine di potere e di clientela”, quando il marcio si estende all’intero apparato istituzionale della macchina statale, sedimentata sotto gli strati di melma di una corruzione endemica, che si alimenta di funzionari pubblici, magistrati contabili, imprenditori, procacciatori d’affari e intermediatori, imprenditori, banchieri che perseguono un unico fine: arricchirsi. E farlo a spese pubbliche, usando le proprie cariche come leva di potere finalizzata al profitto personale (a tal punto da mettere in conto persino le spese per la carta igenica!).
MoseTutto è funzionale alla crapula: istituzionalizzata, depenalizzata, tollerata.. nella prosecuzione degli ‘affari’ con altri mezzi (illeciti), sull’onda lunga della cleptocrazia berlusconiana. Tanto da rasentare la norma, mentre l’eccezione è proprio l’aspetto (im)propriamente ‘morale’, che risulta comunque flessibile, asimmetrico, relativizzato a seconda dell’uso strumentale che se ne fa, nella furia iconoclasta e massimamente effimera del fustigatore di turno, tra i fumi di ritorno della peggior demagogia populista.
GiarrussoPer gusto estremo del paradosso, e tendendo ben presenti le doverose distinzioni, Si potrebbe quasi dire che la corruzione sia il metro di misura delle civiltà complesse…
Il livello di malversazioni, dei pubblici ladrocini e corruttele diffuse, nella sua strutturazione fisiologia in un sistema di corruzione collaudato, quanto persistente nella sua immanenza quasi metafisica fusa con l’apparato amministrativo, la realtà italiana ha forse pochi uguali nell’ambito delle democrazia europee, tanto da costituire il paradigma del nostro declino, ma presenta sconcertanti analogie con la tarda Respublica romana
CatoInsita nella realtà politica del mondo antico, la corruzione è strutturale all’economia di rapina che ne contraddistingue l’amministrazione statale e gli ambiti ‘produttivi’, caratterizzati dal saccheggio indiscriminato e lo sfruttamento selvaggio della manodopera, insieme all’incapacità di distinguere il patrimonio privato dall’appropriazione indebita dei beni comuni.
Spartacus Se ogni carica pubblica costituiva infatti un’occasione di illecito arricchimento, era pratica consolidata dei funzionari della repubblica (elettivi) compensare le spese della campagna elettorale, con una congrua cresta a carico dell’erario, che nella fattispecie si esplicava in un ladrocinio istituzionalizzato.
senatoPer porre un freno alle malversazioni ed alle rapine dei funzionari romani ai danni delle popolazioni amministrate, di malavoglia e sotto la spinta dei provinciali derubati, intorno alla metà del II° secolo a.C., la Respublica finì con l’istituire una serie di tribunali permanenti (quaestiones perpetuae), con lo specifico scopo di perseguire i reati di corruzione. E ne esistevano tanti quante erano le fattispecie di reato ascrivibili alle pubbliche funzioni.
Ad esempio, la quaestio de ambitu sanzionava gli illeciti inerenti la gestione della propaganda elettorale: dalla compravendita dei voti al ricorso ai brogli, che erano una pratica comune e universalmente diffusa nelle campagne elettorali.
La quaestio de peculato, come suggerisce il nome stesso, si occupava dei reati di peculato: dall’appropriazione illecita, alla concussione, alle frodi fiscali.
Rome (HBO)Le numerose Leges de pecuniis repetundis (per la restituzione del maltolto), che istituivano la quaestio repetundae, non si configuravano tanto come un provvedimento dettato dalla volontà di ripristinare la legalità violata e la repressione del crimen repetundarum, ma rientravano nell’ordinaria lotta politica, che a Roma opponeva la fazione degli Optimates a quella dei Populares, e costituivano un mero strumento di pressione per la conquista del potere.
Rome - SenatoSolitamente, era il mezzo con cui il ceto emergente dei populares cercava di scardinare lo strapotere della vecchia aristocrazia senatoria (optimates) dalla quale provenivano in massima parte i governatori provinciali ed i più importanti funzionari pubblici, avocando a sé la gestione dei procedimenti penali per corruzione, con processi che difficilmente addivenivano ad una sentenza definitiva, ma quasi sempre si concludevano con la fuga del reo in volontario esilio, per sfuggire alla condanna. E conseguente allontanamento (provvisorio) dall’agone politico.
Che poi il giudizio delle corti fosse affidato alla classe degli equites (“cavalieri”): avidi mercanti senza scrupoli, ai quali veniva pure data in appalto la riscossione delle imposte che erano soliti ricaricare illegalmente, trasformando l’esazione in una estorsione, era aspetto assolutamente irrilevante.
publicaniIl crimen repetundarum poteva essere “coactum”, ovvero tramite intimidazione e violenza, “conciliatum”, ovvero attuato tramite lusinghe e promesse; “avorsum”, l’appropriazione indebita di fondi destinati all’erario.
E in questo la legge romana non era molto dissimile all’attuale giurisprudenza che distingue la concussione per induzione da quella per costrizione. Se non fosse che l’originale latino era di gran lunga più severo nell’erogazione delle pene, più rapido nelle procedure di giudizio, e persino meglio strutturato dal punto di vista giuridico.
Tra i grandi ‘moralisti’ dell’epoca vale invece la pena di ricordare l’integerrimo Catone che, come advocatus e patronus dei provinciali iberici venuti a Roma (siamo nel 171 a.C.) per denunciare le ruberie del governatore locale, fece di tutto per insabbiare il processo affinché non venissero chiamati a rispondere in giudizio i nobiles ac potentes.

Fama erat prohibere a patronis nobiles ac potentes compellare

Tito Livio
(XLIII, 2)

Senatus E soprattutto Marco Tullio Cicerone che si costruì una reputazione come implacabile accusatore del governatore siciliano Verre, salvo divenire poi uno dei più fanatici difensori dell’oligarchia senatoria (e delle sue ruberie), dopo esserne entrato a far parte per cooptazione.
Ad ogni modo, il processo per la restituzione della pecunia capta fu il primo procedimento penalmente strutturato contro i fenomeni di pubblica corruzione e le pratiche di concussione. Funzionò? No, altrimenti non staremmo qui a parlare dei medesimi problemi, sotto altra forma per identica sostanza, dopo quasi duemila anni.

MATTEO RENZI

P.S. Il Bambino Matteo, il cui recente successo elettorale deve avergli conferito l’inopinata convinzione di essere diventato Augusto imperatore, con l’ennesimo slancio pallonaro che lo contraddistingue ha annunciato indignato:

«Fosse per me i politici corrotti li condannerei per alto tradimento. Chi viene condannato per queste cose non dovrebbe tornare a occuparsi della cosa pubblica, ecco il perchè della mia proposta di ‘Daspo istituzionale’

  (05/06/14)

Sarà per questo che con quelli già condannati in via definitiva, con sentenza passata in giudicato e interdetti dai pubblici uffici, ci fa le “riforme” (a partire da quella della Giustizia) e ci riscrive insieme pure la Carta costituzionale!
Cetto La QualunqueProbabilmente, tra i provvedimenti urgenti sarebbe assai più utile la stesura di un vero ddl anti-corruzione che preveda, tra le molte cose, il ripristino del falso in bilancio, norme più stringenti sulla concussione, insieme ad una legislazione più severa contro il riciclaggio di capitali illeciti, oltre all’allungamento dei tempi di prescrizione per i processi.
Certo è un po’ difficile mettere in agenda simili priorità, specialmente quando ad affiancare l’evanescente guardasigilli Orlando ci sono due nomi che costituiscono una garanzia (per lo statista ai servizi sociali):
Enrico Costa Enrico Costa, viceministro alla Giustizia nel Governo Renzi; già relatore per conto del Governo Berlusconi (il pregiudicato interdetto e a processo per sfruttamento della prostituzione minorile) del Lodo Alfano, che bloccava i processi giudiziari nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Lodo regolarmente firmato dal Presidente Napolitano e quindi abrogato dalla Corte Costituzionale per manifesta incostituzionalità. Ma all’avvocato Costa si deve anche la stesura del “legittimo impedimento” che prevedeva la sospensione dei processi giudiziari a carico dell’allora Presidente del Consiglio (Silvio Berlusconi) e ministri, fintanto che avessero mantenuto la carica elettiva. Tra le iniziative legislative dell’onorevole Costa vale la pena ricordare anche l’istituzione del “processo breve”, l’introduzione della responsabilità civile dei magistrati, la rivisitazione al ribasso dei tempi di prescrizione della Legge ex-Cirielli, la sottoscrizione della cosiddetta Legge Bavaglio contro la libertà di informazione, e la partecipazione a quasi tutte le leggi ad personam che hanno nei fatti paralizzato la giustizia penale in Italia.
Cosimo Ferri   Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia prima con Letta (nipote) e poi (in nome del cambiamento) riconfermato da Renzi. Il sottosegretario Ferri è il tipico magistrato politicizzato che piace al Papi (e non solo). È il grande regista sotterraneo della guerra interna scatenata dal viceprocuratore Alfredo Robledo contro i magistrati della Procura di Miliano. Mai indagato, il suo nome compare però nelle intercettazioni ambientali sull’inchiesta legata alla vicenda P3 ed alle pressioni esercitate sull’Agcom di Innocenzi [QUI], per bloccare le trasmissioni che parlavano dell’inchiesta sui fondi neri Mediaset.
A chiudere la trattativa in gran bellezza, basti ricordare che Angelino Alfano (quello dell’omonimo Lodo) è vicepremier nel Governo Renzi.

Matteo Renzi pupazzo

  PER ULTERIORI LETTURE:

Altan QUI, dove si parla di Andrea Orlando non ancora ministro, e ancor meno turbato, quando parlava di rivedere l’obbligatorietà dell’azione penale, perché anche all’opposizione il PD rimane un “partito serio e responsabile”.

QUI, dove si parla di mostri giuridici, leggi in deroga e poteri speciali e Grandi Opere e maga-appalti sui viali dorati dell’emergenza perenne.

QUI, dove si accenna al “Consorzio Venezia Nuova” di Giovanni Mazzacurati, ai primi arresti, ad ai sospettabilissimi amici di una disciolta Fondazione…
Matteo stai sereno!

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ONOREVOLI LADRONI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 11 ottobre 2012 by Sendivogius

Vincenzo Maruccio (18/08/1978), avvocato calabrese, ex consigliere dell’Italia dei Valori alla Regione Lazio, una straordinaria somiglianza con Al Capone, è solo l’ultimo soldato di quell’esercito in rotta, coi suoi ‘amministratori’ palustri, pagati a peso d’oro, che come frutti troppo maturi e già marci stanno cadendo in massa per spiaccicarsi tra le maglie della magistratura.
Cresciuto sotto l’ala protettiva di Antonio Di Pietro, il giovane Maruccio sembrava essere protagonista di un’incredibile ascesa all’ombra del tribuno molisano. Dall’oscura Vibo Valentia arriva nella grande città, facendo di Roma la capitale delle sue fortune personali: a 31 anni è assessore ai Lavori Pubblici (senza essere mai stato eletto) nella Giunta Marrazzo, andata precocemente a puttane (per l’esattezza, a transettoni); diventa poi capogruppo IdV sotto la giunta Polverini, finita anch’essa a cagne e porci prima della scadenza naturale.
Faccino glabro da bambolotto furbo, l’ambizioso Vincenzino sembra la copia sputata di Franco Fiorito, il batman ciociaro al consiglio regionale del Lazio.
Ma, per favore, quando parlate dell’onorevole Maruccio, non chiamatelo Robin… Lungi dall’essere un comprimario, è coprotagonista a pieno titolo nella saga laziale, dilatata ormai su scala nazionale. Praticamente, Vincenzino e Francone condividono lo stesso capo d’imputazione: peculato. Entrambe i capigruppo sono accusati di essersi fregati i fondi dalle casse del partito per uso personale, per lo stesso importo certificato (a crescere): 750.000 euro, spicciolo più spicciolo meno.
E tutti appartengono al nutrito gruppo del tengo un mutuo da pagare, meglio se si tratta di mega-appartamenti nelle zone più prestigiose (e costose) della città.
È probabile che le due giovani promesse della politica professionalizzata si incontreranno presto sul fatidico gradino di Regina Coeli, per entrare finalmente nel novero dei veri ‘quiriti’, loro burini d’adozione, in ossequio al famoso motto che accompagna da sempre l’antico carcere capitolino: “chi nun salisce ‘sto gradino nun è romano”…!
Comunque vada, qualunque siano le sorti dei vari Maruccio d’Italia (che, siamo certi, chiariranno presto la loro posizione dimostrando la propria innocenza), dagli Appennini alle Alpi, dalla Padania alla Trinacria, si ruba che è una meraviglia tanto vasta è la cuccagna, mentre inamovibili restano inchiodati al seggiolone.
Dell’infinita serie di idrovore umane che prosciugano senza posa le ricchezze del Paese, ovunque ci sia qualcosa da arraffare, è emblematico constatare come gran parte delle locuste coinvolte abbia meno di 42 anni… Alla faccia del tanto strombazzato “ricambio generazionale”!

Da sudditi a ladrone, rivolgiamo un sommesso ringraziamento all’insaziabile banda di predoni:

Caro “onorevole”
Ad essere sincero non abbiamo mai compreso bene perché ti chiamino così…
Infatti, abbiamo sempre pensato che l’Onore fosse una cosa seria. Ingenuamente, abbiamo associato il termine alla reputazione personale, improntata a dignità morale e rispettabilità, se possibile fondata su una condotta irreprensibile. In merito, non si è mai capito cosa diamine ci fosse di tale nei tuoi comportamenti. E francamente ci è sempre risultato difficile riconoscere come “onorevole”, gente che grufola tra peripatetiche cosce a marchetta, travestiti da maiali ed il nasino infarinato di polvere bianca… Che reputa il saccheggio della cosa pubblica, come parte integrante del proprio mandato elettorale… Che reputa un suo “precipuo dovere” piazzare amici, amanti e parenti, in ogni posto disponibile, gestendo le finanze come una cassa personale dove attingere a man bassa… che faccia dell’ignoranza una bandiera e del ladrocinio una professione… con legulei che fanno del Diritto meretricio e delle regole sollazzo… Ma insomma tu queste cose già le sai ed è inutile ricordarle, giacché non te n’è mai fregato un cazzo!

E così ti abbiamo osservato in silenzio, tant’è che tutto è diventato più chiaro…
Abbiamo pensato ai bastardi in camicia nera, che dalle fogne del nazi-fascismo discettano da sempre di “onore” e “fedeltà” canina, mentre brandiscono svastiche e manganelli.
Abbiamo pensato agli “uomini d’onore” di (dis)onorate società: parassiti criminali che intossicano il tessuto produttivo, devastando il territorio; campano di “pizzo” e “protezioni”, trafficando in voto di scambio da rivendere con gli interessi a politicanti compiacenti.
Abbiamo pensato ai retaggi feudali di una oligarchia castale, che traffica in titoli e prebende e privilegi, come gli antichi notabili del Basso Impero, dove la corruzione regnava sovrana ed i ladroni più rapaci si fregiavano del titolo di “honestiores” (i più onesti).
E allora si può convenire che mai definizione, “onorevole”, è stata più appropriata per indicare una simile masnada di predoni.

E tu che li hai votati e probabilmente continuerai a farlo nel segreto dell’urna hai ben poco da sorridere, giacché ciò che vedi è la tua immagine riflessa in uno specchio deformato.
Mutato nomine, de te fabula narratur.

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La Porcilaia

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 settembre 2012 by Sendivogius

Il porcile riguardava tutti
(Carlo Taormina – 18/09/2012)

C’è qualcosa di primitivo nelle fameliche orde di burini calati sulla ghiotta greppia romana, incistandosi sul fascismo pariolino della Roma borghese, e sullo squadrismo convertito agli intrallazzi affaristici dei giovani rampolli di borgata, portando in dote una fame atavica e primordiale.
Più che una “casta” di potere e di affari, sembra un’armata di straccioni ripuliti… È incredibile come, fuor di metafora, la loro azione si esplichi in un gigantesco assalto al buffet, con le abbuffate a sbafo di un’orda di arraffoni e scrocconi che ha fatto del “magnare” una prassi sfacciata di sub-governo.
E, mentre nel consiglio regionale del Lazio si consuma l’ennesimo psicodramma collettivo, con la camionista parcheggiata alla Regione che un giorno minaccia le dimissioni e l’indomani le rinvia, tra ex forza-italioti ed ex missini si è scatenata una faida tutta interna al Partito dei Ladri, con lancio di stracci e mutande sporche, rinfacciandosi le reciproche ruberie.
È l’orrido derby della destra laziale: Ciociaria vs Tuscia. Da una parte, i fascisti ciociari facenti capo a Gianni Alemanno (il podestà barese della Capitale) e alla sua cricca; dall’altra, i viterbesi sotto la protezione di Antonio Tajani (il vuoto cosmico in transito alla UE). Si attende con ansia l’intervento dei cugini poveri della Sabina.
Oggetto del contendere: la spartizione dei fondi regionali per le spese di partito.

Si tratta dei 15 milioni di euro che la giunta regionale del Lazio elargisce graziosamente ai 17 e passa gruppi consiliari, per le spesucce straordinarie dei consiglieri a finanziamento di indefinite “attività sul territorio”, che di solito consistono in grasse cene più o meno ‘elettorali’.
Peccato che gli eletti del popolo supino siano spesso incapaci di distinguere la differenza tra la promozione politica e l’utilizzo privatissimo dei fondi pubblici, che infatti vengono impiegati ad uso personale per le spese più svariate…
A gestire i fondi per conto del PdL, in qualità di capogruppo e tesoriere, era fino a poco tempo fa Franco Fiorito, detto Batman in virtù di una sua acrobatica caduta da una moto ferma. L’onesto Francone, dalla Ciociaria con fetore, proviene da un territorio storicamente famoso per i suoi briganti, per gli irriducibili nostalgici mussoliniani e per le clientele andreottiane. Uomo legato alla tradizione, sembra cogliere l’eredità realizzando una sintesi perfetta di sì fulgidi esempi…
A chi ancora crede che l’età anagrafica faccia la differenza, il 41enne federale abborracciato è un ex galoppino miracolato dalla politica per professione. Reclutato giovanissimo nelle fila del MSI, transita in AN e poi nel PdL per annessione. Si definisce “futurista”: la mistificazione lessicale dietro la quale si nasconde ogni fascista verace. Indimenticato sindaco di Anagni, si dedica alle celebrazioni littorie con commemorazioni della marcia su Roma ed altri commossi omaggi al duce buonanima. Infine, catapultato in Regione, gestisce i fondi che il presidente del consiglio, Mario Abbruzzese (ciociaro pure lui), gli mette in mano per conto del PdL, come fossero una cosa propria.
Infatti,

«Non esiste l’obbligo di pubblicare i bilanci dei gruppi consiliari del Lazio. I rendiconti sono approvati da un Comitato di controllo contabile che è presieduto da un consigliere del Partito Democratico che – ops! – non si è mai accorto di nulla. Poi vengono consegnati al presidente del Consiglio regionale, che si chiama Mario Abbruzzese e sua volta mantiene 18 collaboratori e spende 3,4 milioni per il personale, 8 milioni per consulenze, ha avuto una dotazione di un milione e mezzo di euro sia nel 2010 e sia nel 2011 e guadagna 23mila euro al mese, vale a dire più del presidente Obama. Il consiglio regionale del Lazio ha speso per “manutenzione e messa a norma degli immobili” trenta milioni di euro negli ultimi tre anni e quest’anno ne aveva in previsione altri dieci, bloccati dopo le denunzie alla magistratura dei due consiglieri radicali, Rocco Berardo e Giovanni Rossodivita. Ecco perché il sulfureo Fiorito dice: “me sento preso per culo”. Cresciuto a gassose e rosette e vendicato dal mollusco si considera il più onesto dei disonesti, e perciò il solo che andrà in galera.»

Francesco Merlo
Casta Ciociara
(14/09/2012)

Il bravo Francone non si smentisce ed usa i soldi pubblici per pagarsi le vacanze in Sardegna ed i cenoni al ristorante, regalandosi auto (BMW.. Smart) e moto di grossa cilindrata. Grazie ad una gestione oculata, ciccio-Fiorito riesce a mettere insieme un discreto tesoretto, certamente frutto dei sudati risparmi a fronte di una indefessa attività politica, che utilizza per incrementare un cospicuo patrimonio immobiliare. Per esempio, nel Novembre 2011 acquista un villone abusivo, in piena riserva naturale del Parco del Circeo, sborsando 800.000 euro in contanti. Ma le transumanze elettorali di Francone possono contare sulla logistica di 8 fabbricati e 5 terreni in quel di Anagni, più un altra casa con relativo terreno a Piglio, mentre a Roma vanta la disponibilità di almeno un paio di appartamenti.
In meno di due anni, dirotta sui suoi conti personali qualcosa come 750.000 euro, ad integrazione del magro stipendio da consigliere (solo 18.000 euro mensili), con almeno 109 bonifici sospetti e sempre dello stesso importo (4.190 euro e 8.380 euro), svuotando le casse del partito. E siccome è un altro che crede nel valore della famiglia, intesta i conti a tutto il parentado, tanto per non far torti a nessuno: mamma, papà e fratello.
Del resto Francone è uno dei tanti furbi dei quali l’Italia abbonda… Non per niente, come ci tiene a precisare mamma Anna: a tre anni leggeva già Topolino (!!) C’è da chiedersi se non si sia ispirato alla Banda Bassotti.
A sollevare il coperchio sull’allegra gestione finanziaria del Batman della Ciociaria, è il nuovo (e già dimissionario) presidente dei consiglieri regionali del PdL, tal Franco Battistoni da Montefiascone, in un insolito zelo legalitario. E infatti i vertici del partito hanno preteso le dimissioni di Battistoni più ancora di quelle di Fiorito, strenuamente difeso dalle centurie romane, tanto grande è stato lo choc per l’improvvisa ventata di legalità.
Colto in fallo a gozzovigliare nelle basse cucine della politica assistita, l’austero Francone ha subito adottato la linea vincente e di successo, inaugurata a suo tempo dal fu ministro Claudio Scajola (il Velociraptor del nucleare): i soldi gli venivano stornati sul conto “a sua insaputa” da maliziose manine amiche. Mal consigliato, ha affidato la sua difesa all’avv. Carlo Taormina, specialista in cause perse, ma profumatamente pagate e ben pubblicizzate, secondo una collaudata linea difensiva: così fan tutti. Convinto che la miglior strategia sia l’attacco, invece di spiegare gli ammanchi di cassa si è messo ad attaccare tutto e tutti, concentrando i colpi (bassi) contro i propri rivali di partito, facenti capo alla corrente viterbese di Tajani.
Tra le spese incongrue denunciate da Francone, novello castigatore, ci sono i gadget ed i piccoli sfizi di consiglieri a corto di liquidità: dall’acquisto di bottiglie di champagne alle cene luculliane nei migliori locali della Capitale; dalle immancabili cravatte Marinella ai soggiorni “per due” in resort extra-lusso… tutto rigorosamente a carico delle pubbliche casse della munifica regione Lazio.
In piccolo, sembra infatti che tutti vogliano emulare le gesta del Papi della Patria, elevato ad insuperabile modello, insieme alle varianti porcine delle “serate eleganti” e delle ineguagliabili “gare di burlesque” alle quali il Pornomane ci ha abituato negli anni scoperecci del bunga-bunga…
Tra i fondamentali preventivi di spesa del partito sembrano esserci la richiesta di 48.000 euro per il “noleggio del set di Roma antica e del teatro 10 di Cinecittà“, da parte del vicecapogruppo del Pdl, Carlo De Romanis, per celebrare alla grande il Natale di Roma: “una straordinaria occasione per rivivere il passato”, in concomitanza col “grande evento storico” .
 Carlo De Romanis, classe 1980, è uno dei protege di Antonio Tajani, che se l’è portato dietro fino a Bruxelles. Prontamente sistemato alla regione nel 2010, De Romanis (er Pupone) è nell’ordine:
– Vicepresidente Commissione Affari comunitari e internazionali;
– Vicepresidente Commissione Speciale Federalismo fiscale e Roma capitale;
Non contento, ed evidentemente munito del dono dell’ubiquità, è membro delle più svariate commissioni, percependo relativi emolumenti e indennità aggiuntive:
– Risorse umane;
– Demanio;
– Patrimonio;
– Affari istituzionali;
– Enti locali;
– Tutela dei consumatori e semplificazione amministrativa;
– Commissione speciale Sicurezza e Prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro.

Per festeggiare l’insperata cuccagna in concomitanza del suo insediamento regionale, il fantasioso Carletto non trova di meglio che organizzare una “festa carinissima”, all’insegna della sobrietà che il ruolo istituzionale ed i tempi austeri richiedono…
Bambinone mai cresciuto, il suo ideale è il toga-party.
Il 10/09/2010, l’on. De Romanis organizza al Foro Italico (già Foro Mussolini) una sobria festicciola in costume per il suo ritorno a Roma; titolo della celebrazione: “Olympus – Ulisse torna a casa e sfida i nemici”; al modico costo di 20.000 euro che invano Carletto ha tentato di accollare al partito.
Alla festa esclusiva, solo su invito personalizzato, che più che altro assomiglia ad un baccanale, partecipa anche la governatora Renata Polverini.
È sconsolante notare come nella destra di greppia e di governo trapiantata nelle stanza del potere capitolino, non si riesca ad andare oltre i clichè dell’antico minchione romano, delle patetiche carnevalate con elmi di cartapesta e sandaloni ai piedi, in una sagra pecoreccia e scollacciata che è quanto di meglio i rampolli del post-fascismo sdoganato sembrano in grado di produrre, quando non brandiscono il manganello o si fanno tatuare farseschi legionari sui bicipidi anabolizzati.
 Convertiti ad una insospettabile morigeratezza, i Fioriti ciociari gli rimproverano il festino orgiastico “con donne semisvestite”; oppure tuonano con la grazia signorile di un Taormina, che reprobo dichiara: “Pensano di riuscire a far credere che il porcile in cui sono stati, in cui i soldi del partito venivano spesi da qualcuno per andare a puttane, sia una faccenda che riguarda solo Fiorito.
A difesa dei suoi ospiti è fortunatamente intervenuto il diretto interessato, Carlo De Romanis, alias Ulisse, che con classe risponde: mai frequentate squillo, ho una fidanzata di 25 anni. E poraccia!
È sempre festa (o farsa) nel bordello delle libertà…

     

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Sarà il caso di rammentare come la Regione Lazio abbia un debito monstre di oltre 10 miliardi di euro, cumulato in massima parte nel quadriennio 2001-2005 durante l’oculata gestione di Francesco Storace: il fascistissimo governatore, calamitato alla Regione negli anni allegri della grande cuccagna sanitaria da smerciare ai privati amici. A fronte di un piano di rientro che prevede un drastico taglio delle strutture ospedaliere e della spesa pubblica (dall’Istruzione ai Trasporti), accompagnati però da un incremento delle tasse regionali a dispetto di minori e più costosi servizi, i consiglieri della Regione Lazio non lesinano i contributi a loro stessi, auto-erogandosi fiumi di denaro pubblico, attraverso un flusso costante che non conosce crisi, né remore, né pudori.
Tra i primi atti della Giunta Polverini, vale la pena ricordare il fondamentale emendamento apposto alla legge di bilancio e approvato in fretta e furia nel dicembre del 2011, che permise il ripescaggio dei ‘trombati’ del PdL, riciclati come assessori “esterni” nel ruolo di ‘tecnici di settore’. Competenze zero. Ma i 14 miracolati avevano l’indiscutibile pregio di vantare cospicue clientele elettorali con un utile ritorno in pacchetto di voti. Dunque, in qualche modo, andavano premiati e comodamente accompagnati alla pensione [QUI].
E d’altra parte sono all’incirca 180 gli ex consiglieri che accedono al vitalizio per un totale di 16.200.000 euro all’anno, graziosamente erogati dalla Regione e dai contribuenti tutti.
Sempre nel 2010, ad opera del fondamentale contributo di Mario Abbruzzese, presidente del consiglio regionale, viene modificata la norma sui finanziamenti ai vari gruppi consiliari della Regione, per un totale di 15 milioni di euro, che in tal modo vengono distribuiti direttamente ai singoli gruppi, in proporzione al numero dei consiglieri e senza obbligo di motivare la richiesta dei fondi o di mettere le spese a bilancio.
Forse è per questo che la Regione Lazio vanta la bellezza di 17 gruppi consiliari, otto dei quali composti da un unico consigliere, che da solo può percepire fino a 210.000 euro all’anno per ogni onorevole pancia. Poi c’è, chiaramente, l’imprescindibile rimborso elettorale per i partiti (un euro e mezzo per ogni voto valido).
Ricapitolando, un consigliere regionale del Lazio percepisce ogni mese:
9.062,62 euro lordi, come indennità di carica
3.503,11 euro lordi, come indennità di diaria
4.190,00 euro netti, come contributo per il rapporto (sadomaso) tra elettore ed eletto.
Poi, naturalmente, ci sono i rimborsi chilometrici per gli spostamenti in auto (40 centesimi a Km) e le indennità previsti per i doppi e tripli incarichi nell’ambito delle commissioni regionali, che nel Lazio sono 19 e tutte insieme costano quasi 20 milioni di euro all’anno. È superfluo dire che ogni consigliere ha almeno un paio di incarichi e tutti sono presidenti o vice-presidenti di una qualche commissione, cumulando relative prebende ed indennità. Si tratta di ulteriori 7.211 euro netti al mese.
A fronte di una così imponente mole di lavoro, è ovvio che i consiglieri debbano in qualche modo essere supportati da un valido aiuto nelle loro attività, ed abbiano ognuno un proprio staff personale, oltre all’organico assunto in pianta stabile alla Regione ed evidentemente giudicato insufficiente ai fini dell’amministrazione ordinaria.
È la cuccagna infinita ai tempi della crisi di chi fa bisboccia e poi rigira il conto agli italiani, sussurrando contrito: “ce lo chiede l’Europa”..!

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LEGA LADRONA

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on 6 aprile 2012 by Sendivogius

L’Italia è una repubblica fondata sulla famiglia. La propria.
In questo, Nord e Sud sono davvero uniti, nella greppia, tutti a tavola insieme appassionatamente!
Pensavamo di averle già viste tutte col tesoriere della Margherita, l’abruzzese Luigi Lusi, il predone dei due mondi che si è fregato più di 20 milioni di euro dalle casse del partito (ma la cifra è per difetto) ad insaputa dei vertici ‘margheriti’. Lusi è uno che accumula immobili come fossero vacche; pasteggia a caviale e si fa pesare l’oro del Volga col bilancino, prima di ingozzarsi a sbafo coi soldi altrui… Uno capace di giustificare gli ammanchi, riportando in bilancio quasi 534 mila euro di spesa per “sito internet, assistenza tecnica e manutenzione sistema informatico”, manco fosse il server della NASA.
Ma certo la saga familistica della Lega Ladrona non ha paragoni!
 D’altronde, la Lega ci aveva già regalato pagine esilaranti di psicopatologia collettiva: con le sue mitologie neo-völkisch, elmi cornuti e spadoni di latta; con le sue prove tecniche di nazismo applicato e le sue milizie verde-camiciate; coi suoi ubriachi da bar posti ai vertici delle Istituzioni nazionali e locali; con l’ignoranza abissale dei suoi massimi dirigenti; con la creazione di una sedicente repubblichetta secessionista della cassoeula, ricalcata sui confini dell’infame Repubblica Sociale di Salò…
Naturalmente, con un simile campionario a disposizione, la Lega si è rivelata un’idea di successo, raggrumando milioni di voti tra i bifolchi delle valli alpine, sparsi per gli infiniti Borgo Citrullo della pedemontana e riuniti in adorazione messianica attorno ad Umberto the Boss, il celebroleso di Pontida che volle farsi re e per la bisogna si inventò un suo reame chiamandolo padania.
Coerentemente, ci hanno regalato alcuni dei peggiori politicanti degli ultimi 100 anni, che rabbiosi e famelici sono calati nelle stanze del potere romano, arraffando e mangiando a più non posso, salvo poi sputare nel piatto della grande abbuffata e starnazzare davanti alle tivvù, con quella parlata stopposa di chi sembra ciancicare le parole, facendo i gargarismi con una pallina da ping pong in bocca.
Che la Lega fosse un dominio personale della famiglia Bossi, e gestito come una proprietà privata nelle disponibilità del Capo, lo avevamo capito da un pezzo.
Che fosse un possedimento feudale a trasmissione ereditaria era evidente, con il Trota travestito da delfino e una valanga di soldi pubblici a tenere in piedi l’intera struttura in cartapesta.
Che fosse anche il bankomat di famiglia e funzionasse come una specie di ‘ndrina calabrese, a conduzione paramafiosa, lo sospettavamo… Ma l’ascesa e caduta del clan Bossi, con la sfilata degli esemplari di famigghia, è uno spettacolo degno di un bestiario medioevale!
È la fiera dei freaks, convenuti nel “Cerchio Magico” dei Ladroni padani di lotta e di governo, con al centro l’Umberto assurto al ruolo di scemo del villaggio: il babbeo che si fa riparare il tetto del villone di Gemonio, naturalmente pure lui a sua insaputa; che si fa coglionare dal figlio scemo, piazzato con un posto in regione Lombardia, che gli frega i soldi dalla cassa per comprarsi il macchinone, mentre falsifica il libretto degli esami universitari.
E quella delle lauree finte sembra essere una vera passione per i verdi padão, per questo branco di volgari cialtroni analfabeti, miracolati contro ogni merito…
Umberto Bossi, che ottiene il diploma come perito per corrispondenza, e per anni millanta alla prima moglie di essere medico, uscendo di casa la mattina con tanto di borsa del dottore per meglio sostenere la finzione e sterzare subito verso il primo bar disponibile girando l’angolo.
Poi ci sono i figlioli prodighi alla casa del padre: Roberto Libertà, ormai noto alle cronache come “er Candeggina”. E soprattutto Renzo Bossi, universalmente conosciuto come Il Trota, e finito sulla griglia per le sue bocciature multiple alla maturità… i sospetti sul diploma (e la patente di guida) comprati… fedele ad una intelligenza davvero ‘ittica’. Avviato alla carriera di consigliere regionale, è stato affidato alle cure di Monica Rizzi, meglio nota come “Monica della Valcamonica”, che tanto per non cambiare si spaccia per psicologa senza aver mai conseguito il titolo.
E tra le matriarche di Casa Bossi come dimenticare mammà? Manuela Marrone, il mastino siciliano addetto alla sistemazione della prole. Nonché Rosi Mauro, la badante pugliese a capo del sedicente ‘sindacato padano’ che colleziona più ville in Sardegna che iscritti.
Una piccola parentesi a parte meritano invece i tesorieri della Lega…
Francesco Belsito, il tesoriere della Lega, ex autista ed ex buttafuori nei locali notturni della riviera ligure, con due lauree farlocche comprate on line a Malta, e in virtù di simili competenze piazzato come vice-presidente di FINCANTIERI che infatti oggi rischia il collasso.
Francesco Belsito è il successore dell’incredibile Maurizio Balocchi, già esperto in acquisizioni di appartamenti Enasarco a canone agevolato a Roma e nell’assunzione clientelare dei famigli alla Presidenza del Consiglio e nella Corte dei Conti. Infatti, la Capitale è dai leghisti disprezzatissima a parole, ma amatissima per i privilegi. Della serie, hic manebimus optime.
Soprattutto, Maurizio Balocchi ha fatto parte del CdA della Credieuronord, la banca della Lega, chiusa per fallimento nel 2006 [QUI] dopo aver dilapidato i risparmi investiti da migliaia di minchioni padani, con la fronte troppo cotta dal Sole delle Alpi. Ma, già nel 2001, Balocchi era  rimasto scottato dal mega-crack (10 miliardi di lire) per realizzazione di un villaggio vacanze in Croazia, pomposamente chiamato “Il Paradiso di Bossi” e rivelatosi un inferno per gli sprovveduti investitori.
D’altra parte, Balocchi era a sua volta succeduto ad Alessandro Patelli che in piena tangentopoli, mentre i leghisti agitano i cappi in Parlamento, si fa pagare una mazzetta da 200 milioni di vecchie lire nell’ambito del maxi-scandalo ENIMONT.
La cosa incredibile è che questa montagna di letame con velleità secessioniste è andata accumulandosi per oltre venti anni, prima di franare addosso a queste fameliche macchiette in affari, travestiti da guerrieri celti.
Di certo (non) ci mancheranno.

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