Archivio per Jérôme Carcopino

Chronica in advenienda

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 luglio 2014 by Sendivogius

'The Murder of Caesar' by Karl von Piloty, 1865

Facciamo un nuovo giochino estivo, dalle velleità culturali ma senza pretese di sorta…
Pensate ai muli, ai porci, ai ronzini, e alle altre bestie che popolano la moderna fattoria degli animali, scalciando l’aria al vento nei recinti politici di Fuffolandia da un anno a questa parte.
Dite chi vi ricorda di più e trovate le differenze:

Médaille Bimillénaire d'Arles Caius Iulius Caesar Jules César par Vézien«Benché nemico irriducibile del senato, Cesare lo conservò, ma lo tenne in suo potere e lo trasformò da cima a fondo…. popolò il senato con uomini a lui devoti e, dopo averlo sopraffatto con il numero, riuscì a privarlo di ogni potere. Ottenne così non tanto una riserva di collaboratori, quanto una scuola di cortigiani, pronti a servirlo con sollecitudine come un gregge addomesticato.
[…] Le antiche istituzioni repubblicane, comizi, magistrature, senato e governatorati, che in apparenza esistono ancora, sono svuotati di ogni contenuto e sistemati sulla scena della storia come uno scenario illusorio. In realtà esiste un unico pensiero e un’unica volontà: quella di Cesare. Indifferente al sordo rancore dei nemici sconfitti, capaci soltanto di rifugiarsi in rimpianti sterili e incomunicabili, sdegnoso dei consigli di cui non sa che fare, nel pieno vigore delle forze e delle idee, chiede agli uomini di servirlo ed alle istituzioni di riprodurre e trasmettere la sua dominazione.
[…] L’adozione dei plebisciti e l’adozione dei senatoconsulti erano ormai soltanto semplici formalità; l’assemblea e la curia solo strumenti per votare le mozioni che il “gabinetto” di Cesare elaborava nell’ombra, dalla prima all’ultima riga, e che nessuno si sarebbe sognato di cambiare.
[…] Tutto veniva deciso prima fra lui ed i segretari.
[…] La vittoria di Cesare, che era stata la vittoria di un partito, determinò la scomparsa dei partiti. Se i partiti avevano effettivamente vanificato con la loro emulazione e poi dilaniato con le loro lotte la repubblica, di fronte alla nuova autocrazia non avevano più motivo di esistere. Cesare li eliminò: tra i nobili, servendosi dell’adesione sincera o ipocrita degli ultimi difensori della “libertà”; nella plebe, limitando volutamente il diritto di associazione; nell’opinione pubblica, con una propaganda libera da qualsiasi contraddizione

Jerome Carcopino
“Giulio Cesare”
Bompiani, 2011

Jerome Carcopino Questo è un classico della storiografia, pubblicato per la prima volta nel 1936 (un anno significativo..), anche se si occupa di fatti accaduti oltre duemila anni fa, si parla di crisi della Respublica romana, della trasformazione dello stato, di ‘riforme costituzionali’ e ‘cambiamenti epocali’…
Ovviamente, l’estratto non presuppone alcun confrono con Gaio Giulio Cesare, poiché i decisionisti da operetta che animano i teatrini di un piccolo paese non valgono nemmeno l’unghia del dito mignolo del piede di una figura ineguagliabile, scimmiottandone piuttosto l’ombra nei fumi della polvere. Questi più che altro ricordano le macchiette di Ettore Petrolini: da Gastone a Gigi er bullo.

Il Bullo Fiorentino
TANTO PE CANTÀ
«Matteo Renzi, oltre ad essere un personaggio molto colorito, è utile come “reagente” chimico per capire il popolo italiano.
Nell’attuale “mezzo del cammin di nostra vita” quest’uomo, a forza di capacità di comunicare e di demagogia, è arrivato a Palazzo Chigi. E al riguardo bisogna essere precisi. Non è che la demagogia sia una sua personale specialità: tutti i politici di successo, con più o meno buon gusto, sono demagoghi. Ma lui ha avuto un immenso successo per l’audacia, per la sfrontatezza, per la capacità di rilanciare senza badare alla posta. Gli altri – ad esempio il beneducato Enrico Letta – promettevano la fine della crisi e la ripresa, ma senza una data precisa ed anzi condendo la previsione con attenuazioni, condizionali e riserve. Renzi invece è uno spericolato giocatore di poker e batte qualunque rilancio con un rilancio ancora più alto. Gli altri promettono cose in un lontano futuro? Lui dice: “Il mese prossimo”. “Entro la tale data”. “Ci metto la faccia”. “Datemi del buffone se non mantengo la parola”. Altro che “contratto con gli italiani”, durata prevista una legislatura. E così, appena eletto, ha promesso una riforma al mese. A gennaio questo, a febbraio quest’altro, a marzo ancora una riforma e in aprile avremo cambiato l’Italia da così a così. E non si annunciavano riformette tanto per ridere: si parlava di giustizia, di Pubblica Amministrazione, di quei grandi nodi che decenni di politica non son riusciti a sciogliere.
renzi-letta-bennyNaturalmente non se n’è fatto niente. Ma l’immagine del personaggio non ne ha risentito. Il consenso sul suo nome rimane ampio e diffuso. Perché gli italiani, nonostante il loro scetticismo, hanno creduto quanto meno alla sua buona volontà. “Chissà – si sono detti – che il suo giovanile entusiasmo, accoppiato con la sua simpatica sprovvedutezza, non compia qualche miracolo”. Sono tanto affamati di speranza  che hanno votato per uno come Grillo che si è rivelato soprattutto uno specialista in parolacce. Perché non concedere dunque a lui di provarci? Dopo tutto è uno che almeno è riuscito a divenire giovanissimo sindaco di Firenze e ad impossessarsi del Pd.  Non farà il cento per cento di ciò che ha detto, forse non farà neanche il cinquanta, ma anche venti sarebbe meglio di niente.
NapoleoneLe esagerazioni di Renzi tuttavia non potevano non rivoltarglisi contro. Sconfitto, Napoleone passò da esiliato ad imperatore in cento giorni. Matteo, più umile, se ne era concessi centoventi, ma in capo a sei mesi non ha combinato niente. Ha dato soltanto dato ottanta euro a testa (nostri) ad alcuni lavoratori, non a tutti e non ai pensionati. Ed ora finalmente riconosce che nessuno può fare l’impossibile: va in Parlamento e parla solennemente di mille giorni per rinnovare l’Italia. E qui, senza contare i sei mesi che sono già passati, siamo quasi a nove volte di più del tempo annunciato ad inizio d’anno. Gli italiani gli perdoneranno anche questa?  Non avranno per caso l’impressione che stia chiedendo la licenza di non far niente e di rimanere lo stesso sulla poltrona di Capo del Governo?
È quello che vedremo. Certo, questo passare dalla promessa di  una serie di miracoli a ritmo di samba all’eternità di quasi tre anni è l’ammissione di una sconfitta. Si torna con i piedi sulla terra. Ci si inchina dinanzi al riverito pubblico e si confessa che i miracoli intravisti sono stati soltanto dei trucchi. E del resto, che cosa ci si aspettava da un prestigiatore?
Il fenomeno rimane comunque interessante. Se Renzi non fosse quell’eccellente attore, quel superlativo intrattenitore, quel geniale affabulatore che è, oggi sarebbe sommerso dai fischi e dai lazzi. Per immaginare quali, si pensi a Berlusconi che promette una grande riforma al mese per quattro mesi. La vicenda di Renzi dimostra però che noi italiani non siamo affatto guariti dall’idea che la politica, anzi la realtà, sia fatta di parole. Ed allora dovremmo smettere di irridere Mussolini. Con i suoi richiami alla romanità, con la sua volontà di fare di noi un popolo di guerrieri, o quanto meno di sportivi velleitari, ci rappresentava benissimo. L’uomo di Predappio ebbe successo perché, come cantavano Petrolini e Nino Manfredi, ci “arintontoniva de bucie”.
Noi siamo così scontenti della realtà da rifugiarci nel sogno e chiudiamo gli occhi per crederci. Presto, forse, le massaie porgeranno a Renzi i bambini perché li baci e i malati di scrofola perché li tocchi e li guarisca. Ma riusciremo a rimanere su queste nuvole per mille giorni ancora?»

Gianni Pardo
(25/06/2014)

Aureus Augusti  Tornando al precedente modello cesariano, in parallelo con le intenzioni che per fortuna sono destinate a restare tali, data la proverbiale cialtroneria degli attuali protagonisti, rimangono le analogie, le ambizioni assolutiste volte alla concentrazione dei poteri in un demiurgo salvifico, e soprattutto il “gregge addomesticato”, più che mai ansioso di sottomettersi ad un padrone e farsi cingere il collo con un guinzaglio d’oro. E se ieri era pronto a vendersi per una sportula o per l’investitura a qualche carica pubblica, oggi lo fa per una ricandidatura in parlamento o per la promessa di 80 euro, da infilare in una busta paga che non c’è più. A tanto ammonta il prezzo della democrazia in Italia. Più che da saldo, è una cifra da svendita fallimentare.

Ottanta Euri

Il problema è che l’Augustolo fiorentino, quello che volle farsi premier credendosi Cesare, in cassa non ha più neanche quelli di euro (per questo esistono le “privatizzazioni”). E, in concreto, sembra non andare oltre le raffiche di tweet, coi quali mitraglia l’etere nel vuoto di risultati, ma nell’esibizione di ciò che meglio riesce al Bullo di Firenze: chiacchiere e distintivo.
Renzi il ParaculoEcco perché ora preme più che mai per andare alle elezioni anticipate, dopo aver scatenato la guerra al Senato, cercando la prova di forza, e aver scientemente provocato la spaccatura con tutte le opposizioni che non siano quelle dell’Amico ritrovato di Arcore, negando ogni margine di trattativa vera, all’infuori delle pantomime con le quali va smargiassando in giro.

Silvio Berlusconi - Il ritorno del duce

Dimenticabilissime sono poi le farse in streaming; soprattutto l’ultima, dove si ricorda solo l’enorme culone del prossimo Rottamando, quanto mai inchiattonito, ad occupare l’intero schermo.
E le elezioni le vuole prima che diventi evidente l’entità del fallimento…
C’è il pareggio di bilancio che non è stato affatto rinviato al 2016 così come non ci è stata concessa alcuna flessibilità sul famigerato patto di stabilità, nonostante gli sconsolanti siparietti inscenati con fräulein Merkel a Bruxelles, in cambio della nomina di una vecchia cariatide liberista come Junker, e un falco ultra-rigorista come Katainen momentaneamente al posto di un altro flagello ambulante quale è stato Olli Rehn. Se il nostro Telemaco riservasse alla UE metà delle spacconate che ama esibire in patria, forse raccoglierebbe qualche crosta in più rispetto alle briciole finora ottenute con lo sputo. Talmente incisivo è il ruolo in Europa del Mediano che guida a fari spenti (ubriaco in autostrada e contromano), che non è nemmeno riuscito ad ottenere il coinvolgimento della pletorica ed inutilissima Frontex, dinanzi all’immane esodo di profughi dalla Libia.
Sul fronte economico le cose, se possibile, vanno persino peggio….
Il crollo verticale dei consumi e del potere d’acquisto delle famiglie italiane, con tutto quello che ne deriva circa il prolungarsi di una recessione che sembra senza fine.
Una stagnazione economica ormai strutturale e che, a dispetto di tutte le previsioni per una crescita che non c’è o quanto meno non si vede, sembra avviata a trasformarsi in una devastante depressione anche se si continua a negare l’evidenza.
Il collasso definitivo di ciò che ancora resta della siderurgia italiana, nella totale assenza di un qualunque piano industriale.
L’emorragia inarrestabile dei posti di lavoro, inghiottiti nei gorghi della crisi e la precarizzazione di massa degli ultimi assunti, sotto ricatto e senza garanzie, da parte di un padronato che ha espatriato i capitali ma non ha perso l’arroganza.
La probabile ineluttabilità di una manovra correttiva dall’importo ancora incerto, dai 10 ai 20 miliardi di euro (gli 80 euro di mancetta elettorale sono costati all’erario oltre 6 miliardi), che verrà ad affiancare alla legge di stabilità in autunno.
Finora, la principale preoccupazione della “Generazione Erasmus” al governo è la  fondamentale “riforma” del Senato. Repetita iuvant!
King is nakedPer questo Telemaco spinge per provocare la fine della legislatura, aprendo una crisi istituzionale al Senato. E ci prova prima che sia troppo tardi; prima possa essere evidente a tutti che il re è nudo nell’incapacità di coprire le vergogne. Peccato solo che, per quanto compiacente e protettivo, l’anziano ‘Ulisse’ sul Colle difficilmente stavolta correrà a togliergli le castagne dal fuoco. Non scioglierà mai le Camere durante il sacralizzato “semestre europeo” e meno che mai prima dell’approvazione della consueta legge finanziaria di fine anno. Riuscirà Telemaco da bravo democristiano a sopravvivere, galleggiando fino a primavera inoltrata, confidando nel letargo prolungato degli italiani?
usato sicuroConsiderando quello che in alternativa offre la piazza, forse sì. Specialmente se potrà continuare ad utilizzare lo spauracchio provvidenziale della Setta del Grullo, con le sue orde di inquietanti esaltati allo sbaraglio.

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ZUPPA RANCIDA

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , on 15 dicembre 2013 by Sendivogius

Cobra wants you!

Catilina“Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?
Quam diu etiam furor iste tuus nos eludet?
Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?”

  Marco Tullio Cicerone
  Catilinariae

Meno di una settimana di saturnali e lo sguaiato carnevale poujadista dei forconi assomiglia sempre più ad una macedonia già avariata. D’altronde il puzzo di questa zuppa rancida era inconfondibile fin dal principio, almeno per chi avesse voluto sentirne il fetore, ancor prima di attingere con abbondanti mestolate nel brodo nero del populismo neo-fascista e perdersi in mille rivoli egualmente putrescenti.
Parlare di “triumvirato”, quando ci si riferisce allo sgangherato terzetto di imprenditorucoli falliti dalle ambizioni tribunizie, che si contendono la leadership di questo moloch informe di revanchismi fascistoide e protestarismo qualunquista, è impresa quantomeno ardita.
Figuriamoci se è il caso di scomodare il “mostro a tre teste” di ciceroniana memoria! Qui più che altro siamo dalle parti del Trio Monnezza, a composizione variabile, circondati come sono dai personaggi più improponibili, coi soliti fenomeni da sagra strapaesana dei quali l’italica provincia abbonda da sempre: il citrullo col cappello; l’uomo che saliva sulle Jaguar a sua insaputa; il pirla serenissimo dal Triveneto. Era dai tempi di Bertoldo, Bertoldino, e Cacasenno, che non si vedeva un terzetto peggio assortito! Né poteva certo mancare tutto il campionario di contorno, (in)degno di uno dei peggiori film di Alex de la Iglesia. Per i nostri preferiti, c’è il contadinozzo del biellese che, “iniziato” com’è ad un lignaggio di Curanderos di discendenza Maya, pratica la guarigione attraverso la Presenza (?!?). Esperto in respiro consapevole, maestro sufi e praticante Reiki (dice lui!), insieme a tante altre amene puttanate new-age, è stato promosso per esoterici meriti a “portavoce” e subito rimosso appena la voce ha cominciato a farla sentire… Il tizio, quando non maneggia il concime nei campi, lo scarica a gogò dai letamai di internet: dal complotto mondiale dei banchieri ebrei ai nipotini dell’ammiraglio Horthy.
GTONell’altra metà del cielo, a fargli concorrenza, c’è poi la sgallettata intabarrata, che batte la tangenziale modenese col suo bivacco di manipoli, concionando sull’instaurazione di un direttorio militare “come prevede la nostra costituzione”. C’è da chiedersi quale “costituzione” abbia mai scaricato dal webbé.
E queste sono alcune delle intelligenze migliori del neo-movimento! Forconi che per la bisogna possono avvalersi dei formidabili microfoni di Radio Onda Blu, tra una messa ed un Ave Maria, e lezioni sul “Terzo Testamento”, senza ovviamente tralasciare lo studio delle sovrane decisioni delle Gran Commende, delle alte Precettorie degli Ordini Gerosolimitani, delle Logge del Grande Oriente d’Italia e della Libera Muratoria, dedicando una particolare attenzione ai Capitoli Sacri dei Capitoli romano e fiorentino dell’Ordine Cavalleresco del Santo Sepolcro, che da poco ha rinnovato il codice della fratellanza.
images (1)Per rimanere in tema, diceva Gervaso: il mondo è bello perché è avariato.
Se a prevalere non fosse la farsa ed il paragone non fosse indegno (per la Storia, mica per il bestiario!), una simile fauna avariata, con le sue velleità piccolo-borghesi, le sue patetiche marcette su Roma, le sue miserabili jacquerie, ricorda un po’ l’omogenea pletora di personaggi coinvolti nella “congiura” di Catilina, che (per la cronaca) finì malissimo.

«I congiurati avevano stretto alleanze nei municipi con borghesi che speravano in un rivolgimento totale per sfuggire alla giustizia o alla bancarotta»

Il caravanserraglio di loschi figuri e di squadristi che, disseminati in sparuti drappelli, hanno agito praticamente indisturbati in questi giorni, ricordano:

«i mascalzoni equivoci e pronti a tutto, che al momento stabilito avrebbero incitato la canaglia e l’avrebbero inquadrata. Inoltre si erano rivolti ai falliti, ai disoccupati, agli indigenti, promettendo loro la distribuzione del denaro dei ricchi.
[…] Tutto sommato, esso fu soltanto il gesto di un pugno di uomini tenuti insieme dai rancori e dall’avidità, il tentativo di putsch di una camorra che…. avrebbe consegnato lo Stato alle distruzioni di una banda incapace di meritarsi il potere come di farne a meno.»

  Jérôme Carcopino
Giulio Cesare
Bompiani, 2001
(pag.180)

Il Nano Imperatore (by Liberthaliia) E rimane il sospetto che, anche in questo caso, non ci sia stato un qualche “Cesare” che abbia pensato di strumentalizzare la protesta (dopo averla in qualche modo ispirata e finanziata), per trarne vantaggio e tornare ad una impossibile ribalta…

«Senza pudore, e anche senza false manovre, egli gioca col fuoco che potrebbe avvolgere tutto: nemico del disordine, si diverte a scatenarlo con la certezza di poterlo dominare in tempo e con la speranza di farne scaturire l’ordine nuovo al quale aspira»

  Jérôme Carcopino
Giulio Cesare
Bompiani, 2001
(pag.159)

Saluto al guruPeraltro, se così fosse, sarebbe in ben copiosa compagnia, a partire da quel “capo politico” con la sua corte di replicanti a comando, tanto fiero del suo populismo, da sguazzare tra i liquami di ogni cloaca disponibile pur di rimanere sulla cresta di uno tsunami di rigurgiti acidi, come la parodia di un Catilina fallito. Per l’appunto!

«Da molto tempo ormai egli aveva perso la nozione del bene e del male: impulsivo e passionale, stava per perdere anche il senso del possibile e del reale

Jérôme Carcopino
op. cit. (pag.180)

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