Archivio per Impregilo

TRAINSPOTTING

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , on 23 dicembre 2011 by Sendivogius

Con viva e vibrante soddisfazione, il neo-governo Monti ha varato il suo decreto “Salva-Italia”.
In concreto, ad essere salvate sono state le grandi imprese nell’orbita di Confindustria (principale sponsor di governo) e gli istituti di credito bancario che dalla manovra tutta tagli e tasse, oltre a non rimetterci un centesimo, escono con le tasche piene, tra esenzioni e agevolazioni fiscali, crediti a interessi ridicoli e fondi speciali, superiori ad ogni più rosea previsione.
Sostanzialmente intonsi restano pure i grandi patrimoni ed i capitali criminali (opportunamente scudati), con tassazioni ridicole di poco superiori all’1%. In compenso, si sfiora il parossismo: per diminuire la blanda tassa sui beni di lusso, si è arrivati ad aumentare l’imposta sulle paglie di tabacco sfuso (la sigaretta dei poveri). Non si toccano minimamente le scandalose prebende delle ‘caste’ e delle corporazioni professionali, con l’unica eccezione degli edicolanti: questa incredibile sacca di privilegio da liberalizzare a tutti i costi, per la vendita di prodotti a ritorno minimo e a prezzo invariato.
Con lungimirante originalità e straordinario coraggio, il grosso dei sacrifici sono infatti concentrati sui redditi medio-bassi da lavoro dipendente e da pensione, attraverso una serie di provvedimenti che, se necessari per i saldi di bilancio, definire “equi” è una battuta di pessimo gusto, lontani come sono da ogni proporzionalità.
Le solite mani nel posto sbagliato e al momento sbagliato…

Tuttavia, l’attuale esecutivo costituisce un bell’affare per i “democratici & riformisti”, che lasciano uno e pagano due: Monti+Berlusconi, per un governo presentabile che ufficialmente fa il lavoro sporco, eterodiretto dall’ex premier dietro le quinte della maggioranza. Per i sempre ‘responsabili’ del PD è scattato il suppuku politico: harakiri (taglio del ventre) senza kaishaku (l’inserviente addetto al ‘misericordioso’ taglio della testa), per una atroce e lenta agonia rimirandosi le budella tra le mani.
D’altra parte, il Governo Monti deve essere sembrato un ottimo acquisto: non racconta barzellette sconce a ciclo continuo; non scoreggia durante i pranzi di gala; e il presidente non gira con codazzi di finte bionde cotonate, le fascio-ancelle ossigenate di Re Pompetta. E questa deve essere parsa a molti una contropartita sufficiente.
In realtà, cambia la forma (finalmente decente), ma la sostanza è invariata. Ed è assolutamente coerente con la sua natura di destra liberale. Piace enormemente ai “mercati” ed ai tecnocrati del potere finanziario: non tocca i ricchi; non ci prova nemmeno a sanare le sperequazioni; spazza via i servizi pubblici, considerati una fonte di lucro sottratta alle libere speculazioni dei privati.
Peccato che, nonostante tutto, il famigerato spread si sia attestato su una media oscillante intorno ai 470 punti, tale da rendere insufficiente la manovra attuale e determinare una probabile “correzione” dei saldi tra un paio di mesi, con l’ennesimo provvedimento aggiuntivo.
Ma vuoi mettere?!? Adesso l’Italia delle rendite e dei grandi interessi in affari è finalmente salva.
Ci è stato detto, con toni da apocalisse economica, che eravamo prossimi al defaultche saremmo finiti come la Greciache da gennaio lo Stato non avrebbe avuto più soldi per pagare gli stipendi
Non si capisce allora per quale misteriosa alchimia il Governo Monti abbia tirato fuori dal cilindro, dall’oggi al domani, 9 miliardi di euro per finanziare l’inutilissima TAV e ancor di più per foraggiare il fantomatico Ponte sullo Stretto.
Ora, delle due l’una: o i soldi nelle casse statali ci sono (ad libitum!); o si martoriano i redditi da lavoro e si cannibalizza la previdenza sociale, per ingrassare ancor di più una ristrettissima oligarchia politico-imprenditoriale organica al mondo bancario. In entrambe i casi, schiettamente parlando, ci stanno prendendo per il culo!
Non per niente, le sedicenti “Grandi Opere” sono tutti appalti golosissimi da affidare alla solita IMPREGILO del banchiere-amico Massimo Ponzellini, a beneficio esclusivo della triade Gavio-Ligresti-Benetton. Salvatore Ligresti, speculatore finanziario specializzato in fondi d’investimento prossimi al fallimento. Luciano Benetton, il latifondista veneto che si è comprato mezza Patagonia (tanto da potersi costituire un piccolo regno), dove ora sguinzaglia i suoi moderni campieri per cacciare via indios e fittavoli.
L’Impregilo è il general contractor, specializzato nella riscossione di penali dallo Stato, piuttosto che nell’effettiva realizzazione dei lavori commissionati. Alla medesima corporation era stata affidata la realizzazione del ‘termovalorizzatore’ di Acerra, per l’incenerimento dei rifiuti campani, coi mirabili risultati che tutti possiamo ammirare.
Ma, quando Impregilo porta a termine le sue opere, lo fa con esiti straordinari, come in Toscana per la realizzazione della ferrovia ad alta velocità: costi quintuplicati; errori di calcolo; un disastro ecologico che rischia di sfregiare per sempre il Mugello, con conseguenze ambientali (irreversibili) per 1,2 miliardi di danni, dal prosciugamento delle falde acquifere allo smaltimento illegale dei rifiuti. Dalla quale ovviamente l’impresa è stata assolta. Le falde, con conseguente prosciugamento di fiumi e ruscelli, e desertificazione del territorio, si sono bucate da sole.
Come consolazione, ci si potrà però assiepare ai bordi della ferrovia, per vedere sfrecciare treni merci con carrelli vuoti.

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La Complessità del Male

Posted in Business is Business, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 aprile 2009 by Sendivogius

 

Dietro ogni tragedia c’è una grande opportunità.

L’opportunità di arricchirsi

  (Carlton Brown)

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    Non ci uniremo alla processione fintamente dolente di coloro che, per capire l’entità di un disastro, hanno bisogno di riempirsi gli occhi con un costante afflusso di immagini fino all’overdose visiva. Per questo non troverete una sola fotografia; nessuno scatto raccattato dal web, a racchiudere in pochi pixel la vastità di una catastrofe inevitabile, che forse poteva essere circoscritta almeno nei danni.

Quello che dovreste vedere davvero, dietro al sisma che ha devastato L’Aquila e gli Abruzzi, sono decenni di progettazioni sbagliate, speculazioni edilizie, affarismo criminale, di chi ha costruito su terreni friabili, lungo la faglia, utilizzando materiali scadenti, con gare d’appalto volte al ribasso e condizioni d’opera rinegoziate con gli amministratori, in deroga ai regolamenti vigenti. Perché in una regione ad alto rischio sismico le norme in materia possono essere interpretate in maniera elastica, secondo convenienza.

Quello che le immagini non mostrano sono “costruzioni in calcestruzzo armato”, dove il cemento è impastato con sabbia di mare, quindi ad alto contenuto salino. E non ci vuole certo un esperto per capire che un’alta concentrazione di cloruro di sodio (sale), sul lungo periodo, corrode inesorabilmente i materiali fino al collasso della struttura edile.

Quello che non si vede sono i piloni di sostegno attraversati da barre in acciaio liscio, con diametri sotto la norma, non sagomate e senza interconnessione. Travi che si sbriciolano e barre che si piegano. Tramezzi che travolgono gli abitanti nel sonno. Li schiacciano in una pressa mortale sotto nubi di calcinacci e polvere densa, che ti entra nei polmoni e ti toglie il respiro.

L’Aquila trema e le case crollano. Crollano in particolare le residenze “moderne” della ‘città nuova’, quella costruita fuori il perimetro delle antiche mura medioevali, durante gli anni allegri del sacco edilizio. Vengono giù, come castelli di carte, anche palazzine ben più recenti. Quelle che avrebbero dovuto essere conformi, quantomeno, alla normativa antisismica del 1974. E crollano soprattutto gli “edifici pubblici di nuova costruzione”

In Abruzzo, con i suoi ‘palazzi istituzionali’, è franata l’immagine stessa di uno Stato disattento quando non addirittura complice:

Il vecchio “Palazzo del Governo”, sede della Prefettura, non esiste più. Eppure era stato restaurato in tempi recenti.

Il Palazzo di Giustizia è gravemente lesionato.

Palazzo Centi (dove risiede il Consiglio regionale), ristrutturato appena nel 2005, ha riportato danni gravissimi.

Problemi di stabilità presenta anche il carcere, inaugurato soltanto nel 1993. Rischia di crollare una struttura che, per sua stessa natura, avrebbe dovuto essere solidissima.

Compromessa è pure la staticità degli Uffici del Catasto.

Danni strutturali hanno richiesto l’immediata evacuazione del nuovissimo ospedale cittadino, fiore all’occhiello della sanità abruzzese, inaugurato in pompa magna nell’anno 2000, ma ultimato dopo 30 anni di lavori. 8 camere operatorie su 9 completamente inagibili. Interi reparti sono a rischio crollo, soprattutto nella sezione di più recente realizzazione, freschi di consegna da parte di IMPREGILO: la stessa che dovrebbe realizzare l’indispensabile “Ponte sullo Stretto”, specializzata più nella riscossione di penali che in opere effettivamente consegnate. La società, alla quale dobbiamo tra l’altro il pessimo funzionamento dell’inceneritore di Acerra (che avrebbe dovuto eliminare i rifiuti campani), si rimpalla le responsabilità con le precedenti imprese costruttrici. I lavori per la costruzione dell’Ospedale S.Salvatore iniziano infatti nel lontano 1972. Spesa iniziale preventivata: 11 miliardi saliti progressivamente a 164, per fermarsi infine alla modica cifra di 200 miliardi di lire. Un solido investimento.

Notoriamente, l’Italia non è un paese per giovani… li umilia, li disprezza e ora li ammazza. Emblematica è la strage consumata sotto le macerie della Casa dello studente. 400 scosse di terremoto, crepe sui muri e suppellettili pericolanti, non sono bastate alle sedicenti autorità per ordinare lo sgombero della struttura. Si trattava di una palazzina residenziale, costruita nel 1965, adibita dapprima a deposito medicinali e successivamente riconvertita in ostello. E siccome non era a norma e presentava qualche carenza, nel 1998 era stata chiusa per lavori di ristrutturazione. Un’opera lunga visto che la Casa dello studente era stata riaperta soltanto 3 anni dopo, nel settembre del 2001. Come nel caso del nosocomio, stavolta sono la Regione e l’Asdu a rinfacciarsi le responsabilità sulla messa in sicurezza del manufatto e sulla supervisione della tenuta strutturale. Ma in questo caso le competenze sono chiare: spettano alla Regione Abruzzo, in base all’articolo 16 della Legge 91 del 06/12/1994. La Casa dello studente rientrava nelle responsabilità della Regione da ben 15 anni. Peccato che se ne siano dimenticati. Sarebbe curioso allora sapere chi ha autorizzato e pagato per la ristrutturazione triennale, cominciata nel 1998.

E pur tuttavia, Questo non è il momento di dare la colpa ai colpevoli, di attribuire le responsabilità ai responsabili. È il momento di intervistare gli esperti, e domandargli basiti e increduli come sia possibile aspettarsi un terremoto in un paese che da sempre trema come un parkinsoniano all’ultimo stadio.  (Alessandra Daniele)

Come il 31 Ottobre 2002, terromoto in Molise e in Basilicata, quando crollò la scuola elementare di S.Giuliano con i suoi piccolissimi alunni all’interno. La scuola fu l’unico edificio a polverizzarsi, ma l’intero paese fu raso al suolo dalle ruspe. Senza distinzioni tra case lesionate ed integre. L’intera popolazione fu deportata in una baraccopoli provvisoria, fatta di container. L’occasione di fare quattrini con la ricostruzione era troppo ghiotta. ‘Qualcuno’, che casualmente era anche “Presidente del Consiglio”, parlò all’epoca di realizzare delle “new town”: allucinanti non-luoghi di alienazione collettiva e sradicamento sociale per molti; eccezionale occasione di profitto per pochissimi.

La (non) ricostruzione è costata (almeno per noi contribuenti che le tasse le paghiamo) svariate centinaia di milioni di euro. Sono state tirate su opere faraoniche quanto inutili, su terreni geologicamente instabili. Gli sfollati vivono tuttora nei prefabbricati. 

La spaventosa ecatombe dei bambini di San Giuliano portò però alla stesura di una nuova normativa in materia di costruzioni in zone a rischio sismico. Approvata nel 2003, l’applicazione della nuova legge, che sostituisce i regolamenti (disapplicati) del 1974, viene rinviata fino al 30 giugno 2009. Perché bisogna dare tempo a progettisti, ingegneri, e costruttori di adeguarsi alle nuove norme. Evidentemente 6 anni non sono bastati ai palazzinari nostrani ed al resto della banda! Pertanto, nel dicembre 2008, il senatore Daniele Boscetto ha inserito un suo emendamento al cosiddetto “Decreto Milleproroghe”, posticipando l’applicazione delle nuove norme antisismiche al 30 giugno del 2010. La sensibilità governativa per la salvaguardia del territorio, la tutela della vita umana, e il rispetto delle regole, è stata ulteriormente confermata dal famigerato Piano-Casa, quello che tutta Europa ci invidierebbe ma che nessuno si sogna di applicare oltre le Alpi. Come tutti sanno, sopraelevare abitazioni concepite 50 anni fa, trasformare balconi in bagni, appesantire le strutture con nuovi manufatti, contribuisce notevolmente alla stabilità delle costruzioni ed alla loro resistenza alle sollecitazioni telluriche. E il piano-casa, coerentemente con la filosofia che lo ispira (la stessa dei condoni edilizi), prevedeva l’adeguamento alle norme antisismiche dopo la conclusione dei lavori. Ovvero mai. E quando parliamo di ‘norme antisismiche’ ci riferiamo a quelle del 1974, perché le nuove ancora giacciono congelate, grazie al solerte intervento senatorio. Tuttavia, dopo il terremoto in Abruzzo, il Ministero delle Infrastrutture ci tiene a far sapere che la cosa è stata corretta e che i controlli si faranno prima della messa in opera. Salvo proroghe.

Ma così rischiamo di oscurare lo straordinario lavoro di volontari e soccorritori che in queste ore prestano servizio nelle zone terremotate. Infatti restano nell’anonimato, mentre continuano a donare con generosità la loro opera inestimabile nel silenzio dell’abnegazione. Presenti dove c’è più bisogno e perciò ben lontani dal circo mediatico, allestito attorno alle rapide visitine a consumo elettorale, rigorosamente davanti alle telecamere, dei politici in passerella: voyeurismo itinerante dei presenzialisti da tragedia. È l’imperdibile occasione per arricchire l’albo fotografico da sfogliare in diretta sulle Reti amiche, unificate per celebrare lo sciacallaggio del dolore rubato.

E non è un caso che più che aiuti materiali e generi di sussistenza si chiedano ‘soldi’. Ma non esisteva un fondo europeo per le calamità naturali? Ma non siamo noi il Paese che ha rifiutato con sdegnato orgoglio le offerte internazionali? Donazioni e versamenti in denaro per la ricostruzione, quando mancano i bagni chimici, le forniture idriche di acqua potabile per i campi di raccolta ed i container per le docce. Scarseggiano i gruppi elettrogeni per il riscaldamento e l’illuminazione. Si utilizzano tende senza impermeabilizzazione termica. Mancano pannolini, assorbenti, sapone, spazzolini da denti, ricambi di biancheria intima, carburante per le auto (finora l’unica fonte di riscaldamento nelle fredde notti abruzzesi). A molti TIR e camion con generi di sussistenza primaria viene ritardata la partenza verso le zone disastrate. Si dice che manchi il coordinamento, ma non c’era l’intero governo a coordinare?!? Si dice che manchi il personale per scaricare gli aiuti, ma non è stata sconsigliata la partenza di nuovi volontari visto che ce n’erano a sufficienza? 

Ma il Governo vuole solo sostegni in denaro; servono fondi! Sarebbe curioso sapere quanto del loro pingue emolumento i 600 e passa onorevoli destineranno in offerte, e quanto siano costate le gite ‘istituzionali’ in elicottero dei vari politici in pellegrinaggio sulle zone disastrate. Forse per gli aiuti economici potrebbero essere utili i 470 milioni di euro che verrebbero risparmiati, se solo venissero accorpate in un unica data le 3 tornate elettorali che si terranno nel mese di Giugno. In pratica, si vota 3 domeniche su 4. Ma il resto d’Italia deve stare ai ricatti politici ed alle compiaciute porcate di quell’abominio chiamato LEGA.

Ma no, parliamo d’altro… in TV c’è “Porta a Porta”!