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Editoria solidale

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 marzo 2012 by Sendivogius

È desolante sfogliare le pagine di quell’inutile spreco di cellulosa chiamata ‘libera editoria’, a paga privata e finanziamento pubblico, allineate nel loro conformismo salottiero mentre esercitano l’arte in cui più sono versati: la Laudatio Principis, nell’ansia perenne di chi non può vivere senza un padrone da servire (a tempo) e presentar la penna al posto del moschetto.
Sono gli alfieri sontuosi di un giornalismo prezzolato; le sentinelle degli establishment oligarchici trasversali nella difesa unitaria del proprio capitale, ripartito per potentati economici ed industriali ma scambiato per “ricchezza comune”.
Come nuovi Pangloss, sono convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili, traendo il meglio dalle miserie altrui, rigorosamente al sicuro nel proprio giardino protetto, mentre giocano alla platonica Repubblica dei Filosofi, nel loro candore liberale scambiato per immutabile legge di natura…

«Landini appartiene alla schiera di coloro che non accettano il mondo come è, ma vogliono cambiarlo: i rivoluzionari, insomma. Al centro del suo universo, quello in cui crede, campeggia il lavoratore, col pieno diritto, sacro e inviolabile, a un posto equamente retribuito, a una paga che gli consenta di mantenere se stesso e la sua famiglia, a una pensione quando non dovrà più lavorare. Questi sono i dati di partenza, i dati imprescindibili. La conseguenza è chiara (anche se un Landini non sente alcun bisogno di enunciarla in tutte lettere). Se il mondo in cui viviamo consente l’adempimento dei diritti di chi lavora, bene. Se non lo consente, dobbiamo cambiare il mondo in cui viviamo. Sempre vi sono stati nella storia uomini di varia specie, alcuni avventurieri, altri nobili d’animo, tutti ugualmente insoddisfatti del mondo in cui viviamo,e risoluti a cambiarlo: gli idealisti, i rivoluzionari

Il raffinato editoriale, che nella sua integrale inutilità siderale potete leggere QUI, è a firma di Piero Ottone, già storico direttore del Corriere della Sera passato a La Repubblica in un collaudato gioco delle parti, descrive bene l’estraniato appagamento di “classe” (se si può osare tanto) di certa borghesia illuminata, convinta che i diritti dei lavoratori siano privilegi ed i propri privilegi di censo invece diritti acquisiti per merito. “Borghesia” universalmente confluita con tutte le sue componenti nell’adorazione di Mario Monti, per ritrovata redenzione dopo il tramonto dell’Unto e bisunto, in un paese piccolo piccolo che non può vivere senza icone da santificare per la remissione del debito (pubblico). E non è un caso che il serissimo, contrito, professore bocconiano non perda occasione per ringraziare pubblicamente chi quella voragine contabile l’ha creata, alimentata, esasperata, tra orge e voraci cricche assortite, senza che dall’alto del Colle (oggi loquace più che mai) si levasse il benché minimo sospiro.

Certo il cambiamento di stile è evidente, siamo passati da un imbonitore da fiera ad un piazzista che va liquidando all’asta il patrimonio di famiglia nel gabbione delle serafiche tigri asiatiche. Rispetto al Pornonano, sobrietà ed educazione fanno però la differenza; fondamentale in una conferenza internazionale, mentre parla il presidente USA, rispondere al telefono per conversare con… Maurizio Cicchitto (!!) il craxiano piduista che mica può attendere.

È questa l’essenza del nuovo Salvatore, in nome dell’ortodossia dei mercati e nel solco della continuità: inflessibile legge del taglione per i piccoli peccatori, indulgenza plenaria per tutti gli altri senza pagare pegno. Punire (“rieducare”, come non manca di ricordare con razzistica supponenza la stampa anglosassone) i più per salvarne pochissimi; togliere ai poveri senza nulla levare ai ricchi.
Pertanto, nell’ineluttabile proletarizzazione dei ceti inferiori (ce lo chiedono i mercati), ogni eccezione si configura come un atto “rivoluzionario”. Va da sé che, nell’accezione chiaramente negativa che i nostri ‘liberali’ attribuiscono al termine, rivoluzionario è sinonimo di sovversivo.. bolscevico.. e (tanto per stare al passo coi tempi) terrorista. Per quanto, con il passaggio ad una destra ottocentesca, anche gli anarchici sono tornati molto di moda.
L’unica eccezione ammessa è la “rivoluzione liberale”, che sancisce il primato delle elite tecnocratiche (rigorosamente eterodirette da vari consigliori) sugli organismi di rappresentanza democratica e sulla declinazione delle prerogative parlamentari a vantaggio del governo ‘tecnico’, nel congelamento della ‘politica’, come non si stanca di esemplificare mirabilmente il sempiterno Paolo Mieli. Naturalmente, qualunque forma di democrazia diretta o movimentismo di base è stigmatizzato con orrore assoluto, quindi opportunamente biasimato sui giornali e manganellato nelle piazze, in quanto fastidioso elemento di disturbo nel ritrovato ordine naturale dei mercati egemoni. Su questo, il nuovo ministro di polizia, Anna Maria Cancellieri, è chiarissimo. Tuttavia, anche la lacrimosa Elsa Fornero (variante sabauda del chiagni e fotti), dinanzi al dissenso creatosi dinanzi alla sue ineludibili riforme, sembra auspicare una restrizione del diritto di sciopero, in un crescendo di eccezioni ‘tecniche’ all’ordinamento costituzionale che infatti si vuole rottamare.
Di fatto, si tratta di una sospensione sostanziale delle funzioni democratiche, tramite una loro rappresentazione cerimoniale, che ne preserva in apparenza la forma svuotata di senso, conforme alla volontà dei “mercati” e senza gli eccessi dei baccanali berlusconiani, all’insegna di una ipocrita concordia ordinum su intercessione presidenziale.
In tale prospettiva, com’era prevedibile, il governo Monti ha riacceso gli entusiasmi troppo a lungo sopiti dei rispettabili vegliardi istituzionalizzati di un liberalismo manieristico, cosmopolita, magari dalle venature progressiste, ma più spesso con barra rigorosamente al centro e inclinazione a destra, posti da sempre alla direzione girevole dei principali quotidiani nazionali.
Tuttavia, la ‘nobiltà’ per rifulgere ha bisogno della ‘miseria’… Anche i palazzi più sontuosi, tra stucchi dorati e corridoi marmorei, nascondono inevitabilmente le latrine per la servitù di infimo livello….
Pertanto, nel generale peana verso le magnifiche sorti progressive dei professori al governo, non potevano mancare per meri calcoli di bottega ideologica, senza alcuna idealità, le storiche baldracche della prostituzione a mezzo stampa che esaltano la funzione salvifica del “mercato”, travestite da vestali liberiste convertite al credo dell’efficienza tecnocratica.
È quasi curioso osservare i vari Ferrara, i Belpietro ed i Sallusti, che dal fondo dei loro osceni giornalini assistiti concionano di libero mercatomeritocraziacompetenzaprevalenza del Privato
Parliamo di gente che se davvero si ponesse in libera competizione sul mercato privato, in base ai risultati effettivi ed al ritorno economico della loro attività, avrebbe chiuso bottega da un pezzo!
 Il più imbarazzante è il sempreverde Giuliano Ferrara, liberista intransigente, ostensore del mercato libero e selvaggio…
Uno assunto in RAI, per sfacciata raccomandazione, con una trasmissione misconosciuta, che persiste nella messa in onda (catastrofica per i bilanci aziendali) unicamente per referenze politiche.
Uno che non perde occasione di dare lezioni di ultra-liberismo, invocando meritocrazia e concorrenza, ma che evidentemente reputa assai coerente incassare 3 milioni e mezzo di euro (per l’esattezza: € 3.441.668,78), grazie ai contributi pubblici per l’editoria, per la messa in stampa de Il Foglio. A proposito di taglio dei privilegi, L’Avanti! del latitante Lavitola nel 2010 ha incassato 2.530.640,81 di euro.
Un altro manipolo, assai convinto quando si parla di licenziamenti altrui e cacciata dei lavoratori in nome del risparmio e dell’efficienza produttiva, è la tripletta Belpietro-Feltri-Sallusti, che solitamente si passano il testimone nelle due imbarazzanti pubblicazioni fasciste, conosciute come Libero e Il Giornale. Scampoli di Ventennio. In particolare, quell’ossimoro giornalistico chiamato provocatoriamente “Libero”, tra il 2003 ed il 2009 ha beneficiato di finanziamenti pubblici per 40 milioni di euro, percepiti illegalmente, tramite la costituzione fittizia in cooperativa editoriale. È evidente che le esecrate cooperative, quando fanno comodo, piacciono assai ai sedicenti liberisti in rigorosa camicia nera d’ordinanza.
Questi sono solo i casi più lampanti, ma l’elenco è lungo. Naturalmente, questi non sono sprechi, non costituiscono privilegi e posizioni di rendita, ma solidi baluardi di libertà da mantenere ad oltranza e assolutamente da non tagliare. Meglio chiudere scuole ed ospedali per fare cassa. Meglio ribassare i salari per incentivare la concorrenza. Meglio tagliare i sussidi per i licenziamenti, che si vogliono facili e senza limiti.
Ad essere sinceri, il direttorio tecnico ha previsto una poderosa sforbiciata alla pubblica sovvenzione di questi parassiti di carta. A partire dal 2014. Il presidente Napolitano, solitamente così solerte ad offrire la sponda ad ogni diktat del Governo Monti, ha già espresso la propria netta contrarietà.
Non è dato da sapere la richiesta dei mercati in proposito; né risultano impellenze dall’Europa, che nel merito sembra aver esaurito le buste da lettera.

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Personaggi in cerca d’autore…

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 aprile 2010 by Sendivogius

Quando in un Paese non esiste più un’opposizione reale, allora in qualche modo bisogna inventarsela per continuare la necessaria finzione democratica.
Attualmente, questo sembra essere il principale problema giunto a scuotere i ranghi del Pretorio delle Libertà: la disfida domestica tra i manipoli dell’eterno delfino, Gianfranco Fini, e la guardia imperiale dell’Unto popolare, Silvio Berlusconi.
Se Atene piange, Sparta non ride. Infatti siamo rimasti molto turbati dall’inaspettata rissa che si è scatenata tra la servitù, all’interno del Partito dell’Amore in apparente crisi coniugale. Poi abbiamo capito… È l’ennesima riedizione di un vecchio trucco, ad uso e consumo per i gonzi in stato di fermo:
poliziotto buono contro poliziotto cattivo. L’unico che ci poteva cascare con tutte e due le scarpe non poteva essere altri se non il Party Dummy democratico, la raffazzonata cuccia dei cani bastonati che ululano alla Luna dopo l’ultima mazzolata elettorale.
Non avendo alcunché da dire, nel PD si improvvisano recite a soggetto, con un segretario in perenne stato confusionale, tanto da esser ancora convinto di aver vinto le regionali. Infatti, da quando è stato eletto, il filosofo prestato all’economia, l’Addormentato Pierluigi Bersani, sembra entrato in coma irreversibile, circondato da troppi nani pronti a staccare il sondino dell’alimentazione artificiale, e nessun principe all’orizzonte disposto a destarlo con un bacio.

A parlare per conto dello smarrito Pierluigi, ci pensa però la sua badante personale: il Quintilio Varo delle elezioni perdute, il Napoleon delle Waterloo elettorali, il Richelieu dell’inciucio perenne… Si tratta dell’inamovibile Massimo D’Alema: lo stratega a maglie larghe delle costituenti fallite.
Per gli emuli progressisti della “Giovinezza al potere” tutto si ridurrebbe ad un fattore anagrafico, legato al mancato ricambio generazionale, come se la Iuventas in quanto tale avesse per sua stessa natura un valore positivo in assoluto, senza tener conto delle capacità individuali e dell’effettivo contributo del singolo.
 A questo proposito, salvo l’immediata raffica di smentite e rettifiche, si sentiva davvero la mancanza di un contributo fondamentale come quello offerto dal quarantenne
Andrea Orlando, sedicente ‘esperto’ del PD (con maturità scientifica) in materia di giustizia, che su “Il Foglio”, in una sostanziale sottoscrizione della riforma giudiziaria di matrice piduista, arriva a mettere in discussione anche l’obbligatorietà dell’azione penale, ignorando evidentemente i motivi storici della sua istituzione:

“…credo sia giusto che il maggior partito dell’opposizione espliciti con chiarezza le proprie intenzioni per tentare di riformare la giustizia italiana in modo il più possibile condiviso. Mi applico dunque a un esercizio da molti consigliato. Facciamo finta, per un attimo, che in Italia il problema sia solo quello di far funzionare appunto la giustizia. Dimentichiamoci almeno per un momento Berlusconi, così come dei suoi processi da aggiustare e delle sue vendette da consumare, e partiamo dalla giustizia civile dove, lontano dai riflettori, si consuma quotidianamente un disastro che potremmo definire ‘muto’.
(…) Siamo disponibili a confrontarci in Parlamento sulle questioni più comunemente evocate dal dibattito corrente che attengono a questioni cruciali per il nostro sistema giudiziario: una verifica concreta dei giusti tempi del processo; una seria riflessione per la ridefinizione dell’obbligatorietà dell’azione penale; una riforma del sistema elettorale del Csm che diluisca il peso delle correnti della magistratura associata, rafforzandone l’autorevolezza; la necessaria distinzione dei ruoli tra magistrati dell’accusa e giudici, e un ragionamento sulla efficacia delle attuali azioni disciplinari nel mondo della magistratura.
(…) Non ci sarebbe invece molto da fare a proposito delle separazione delle carriere, essendo già stata realizzata una sostanziale e sufficientemente rigida distinzione dei ruoli con la riforma ordinamentale, varata soltanto due anni fa. Tuttavia sono ipotizzabili norme che rafforzino il criterio della distinzione dei ruoli, precisino le incompatibilità e i limiti temporali di permanenza nei diversi uffici.
Una specifica disciplina meriterebbe la limitazione all’elettorato passivo dei magistrati, di quelli che hanno svolto funzioni requirenti
in particolare.
Infine si potrebbe affrontare quello che, a mio avviso, è la questione centrale del sistema: l’efficacia dell’azione disciplinare.
(…) Sull’esercizio dell’azione penale, poi, sarebbe matura una riflessione sulla rimodulazione dell’obbligatorietà, attraverso l’individuazione di priorità che non limitino l’indipendenza dei pm. Esistono diverse ipotesi ragionevoli e il Pd ha già depositato una proposta di legge su questo tema. Se la maggioranza dimostrasse di voler discutere su questo argomento con serietà il Partito democratico è pronto a confrontarsi senza pregiudizi.
Tre anni sono sufficienti per fare tutto questo senza necessariamente partire dal presupposto che si debba modificare la Costituzione. Eventualità alla quale ricorrere solo come estrema ratio. Questo approccio consentirebbe di evitare che ciò che si può fare in modo condiviso resti in ostaggio di ciò che divide. Su questo terreno potrebbero incontrarsi una destra che riscoprisse la primazia della legge e una sinistra che rammentasse che tra le sue radici c’è la cultura delle garanzie.”
  (Il testo integrale lo trovate QUI)

Eh sì, Orlando vive in Svezia e finge di ignorare l’anomalia italiana, avendo da un bel pezzo rinunciato a rimuoverla. In compenso, si preoccupa di fornire i suggerimenti normativi e la necessaria collaborazione, per normalizzarla e legittimarla a norma di legge. Probabilmente, l’elaborazione della irrinunciabile “Bozza Violante” non bastava: serviva ancora qualcos’altro di più devastante… Il bello è che Orlando afferma di agire in nome (?!) e nell’interesse della Sinistra italiana. E, di grazia, da quando il PD sarebbe diventato un partito di sinistra?!?

“Proprio la costruzione del progetto politico dell’Ulivo prima e ora del Partito Democratico e dell’unità delle forze del riformismo italiano costituisce il centro del mio impegno politico. Intendo affermare le ragioni di questo progetto, anzitutto nel territorio ligure e nella provincia spezzina; credo che esso possa conquistare nuovi e più vasti consensi se saremo in grado di rafforzare la proposta di mettere l’accento sul tema dell’ innovazione e delle opportunità, in modo da offrire alle giovani generazioni inedite occasioni di crescita civile.”

Eppure, per certi ‘puristi’ dell’età, nemmeno Andrea Orlando a quarantuno anni suonati sarebbe abbastanza giovane… In alternativa, ci sono sempre gli Arrabbiati del Grillo tonante: i trentenni del qualunquismo protestatario, votati alla mistica settaria dell’e_guru telematico. Altrimenti, c’è sempre la mitica LEGA Nord, con le sue giovani promesse… accompagnate dai genitori! In rappresentanza dei ventenni, potete già cominciare a gustare la Trota… Per gli amanti delle listine  griffate dal Grillo, c’è  invece il gauleiter Cota… Peraltro, dei due esemplari leghisti avevamo già parlato QUI.
Di bene in meglio.

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