Archivio per Ignazio La Russa

Uomini o caporali?

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 giugno 2015 by Sendivogius

Fat Cute Soldiers

“La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali per fortuna è la minoranza.
Uomini o Caporali Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare tutta la vita come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama.
I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza avere l’autorità, l’abilità o l’intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque, fattydottore, ha capito? Caporali si nasce, non si diventa: a qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso: hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera.”

La_Russa_in_mimetica Era dai tempi di Benito La Russa ministro, che non si vedeva uno di quegli inquietanti figuri in conto politico vestire una divisa militare; non sapendo che un’uniforme, in primo luogo, bisogna saperla portare, se non si vuole sembrare incredibilmente ridicoli…
E la cosa sembrava circoscritta lì, fintanto che Angelino Alfano non ha voluto rinverdire la discutibile pratica, in una fugace ma non meno imbarazzante esibizione. Anche lui a ciondolare dalle parti delle cucine da campo, intabarrato nella cerata policroma presa in prestito da qualche fondo di magazzino ad Herat, tra attempati attendenti delle CCS riunite in rivista. In entrambe i casi, non era certo un bello spettacolo a vedersi…
Alfano ad HeratCosa spinga poi questi costosi idioti a pubblico mantenimento, a travestirsi da guerrieri della domenica, infagottati in giubbe mimetiche palesemente troppo piccole che ne esaltano il fisico sformato, l’assoluta assenza di massa muscolare, ed il ventre prominente vergognosamente rilassato in un ingombrante cascame di ciccia superflua, resta una di quelle questioni irrisolte che rendono bene il livello di imbecillità a cui è scaduta la politica twittata con raffiche incontrollate di selfie.
lucarelli-renziGiacché è la pioggia di merda, come la figura, ad imprimersi nell’immaginario collettivo ogniqualvolta ci si imbatte in una tale desolazione dello spirito e dell’indecenza.
alfano-heratSiamo così passati dal ghignante La Russa beotamente gaudente nel suo colorato costumino di carnevale, all’intirizzito Alfano con tanto di cappellino per la gita marziale, fino all’immancabile performance del “Bomba” che certo non poteva sottrarsi alla gara dei travestiti, mentre sghignazza come suo solito, tutto eccitato dall’esordio in caserma, con le finte stellette appuntate sul petto da tisico riformato…
scherzi da casermaQuali siano state le impressioni della truppa riunita per assistere alla passerella esotica di questo ingibbonito bidone da parata, con tanto di gobbetta incipiente e pappagorgia al vento non è dato sapere. È certo che simili spettacoli, circoscritti a comparsate lampo, rendono assai più piacevole la lontananza dall’Italia, lasciando a noi l’intera prosecuzione della farsa.

Il Gobbo di Herat

RENZIMANDIAS
di Alessandra Daniele
(01/06/2015)

Tywin Lannister“Any man who must say “I am the king” is no true king at all”

«Renzi è un cazzaro.
Il suo petulante ottimismo è solo una sceneggiata per i media di corte.
Il suo presunto carisma è un prodotto sintetico di quegli stessi media.
Il suo pseudo consenso maggioritario in un anno s’è già praticamente dimezzato.
E come queste regionali hanno dimostrato, il suo personale potere effettivo non gli basta nemmeno a controllare il suo stesso partito. Un PD più dilaniato che mai dalla guerra fra bande, con arroganti capibastone che spadroneggiano alla faccia dell’immagine che Renzi vorrebbe spacciare, e cadaveri eccellenti pronti a cogliere l’occasione giusta per vendicarsi dell’usurpatore fiorentino.
Grazie a Cofferati, ne ha trovato il modo persino lo sparuto ex sodale Pippo Civati: dopo un anno di travagliati monologhi con in mano il teschio di Letta, il Principe Triste s’è deciso a lasciare il partito e riciclarsi come Principe del Popolo, sostenendo un candidato ligure inventato apposta per fottere – meritatamente – il PD. Un fuoco amico che Renzi non ha saputo fronteggiare, se non con inutili appelli al voto utile anti-berlusconiano, che da parte sua suonano particolarmente grotteschi, visto che Berlusconi è stato un suo grande elettore almeno quanto Marchionne.
E i califfati di Puglia e Campania, con Emiliano e soprattutto De Luca, minacciano d’essere per Renzi una zeppa nel culo persino peggiore della bruciante sconfitta ligure.
Anche a prescindere dall’assegnazione delle singole poltrone, queste regionali sanciscono comunque il tramonto di quell’apparente consenso plebiscitario manifestatosi alle elezioni europee, che non potrà più essere sbandierato dal premier come simulacro di legittimazione popolare per ogni sua porcata.
Come un reggente fantoccio insediato da un esercito occupante, Renzi non ha il controllo del territorio. Tutto il potere che ostenta deriva dalle lobby che lo sostengono al governo nazionale, e che alle amministrazioni locali sono in definitiva meno interessate.
Quello che a loro importa è controllare la politica economica nazionale, in modo che l’Italia continui a togliere ai lavoratori per dare agli speculatori, e che ogni ostacolo residuo sul percorso di questo denarodotto venga spazzato via.
Infatti l’attuale bersaglio privilegiato del premier, dopo l’istruzione pubblica, sono il diritto di sciopero e i sindacati, soprattutto quelli di base, che progetta di abolire.
Con tutta la sua vanagloria Renzi non è affatto un sovrano.
Per citare Apocalypse Now, è soltanto un garzone mandato dal droghiere a incassare i sospesi.
Politicamente parlando, Renzi è un killer.
E il suo obiettivo siamo noi.
La sua caduta però è già cominciata

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Sorvegliare e Punire

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 ottobre 2011 by Sendivogius

In questa propaggine reazionaria del post-fascismo di ritorno chiamata Italia, dove tutti si considerano “ceto medio”, in cui la forma è sostanza nel terrore di sembrare poveri, e il ‘centro’ è la stella polare di un timone politico sempre più spostato a destra, c’è una sola cosa che spaventa più del conflitto sociale… è l’ammissione stessa che questo possa esistere.
Pertanto, l’imperativo d’ordine è la sua negazione, nell’obnubilamento del medesimo in nome della perpetuazione dello statu quo, perché nulla deve turbare i rituali del familismo allargato nello stagno consociativista. Il dissenso dunque va sempre rimosso in ogni sua forma e ricondotto nell’alveo rassicurante di un conformismo omologante, dove il numero è tirannia e la volontà delle maggioranze relative si fa dittatura.
Soprattutto, il dissenso va ostracizzato, negandogli rappresentanza politica (grazie ad una legge elettorale infame) e riconoscimento sociale nella cancellazione di spazi e legittimazione. Va azzittito, attraverso la stesura di ‘leggi-bavaglio’, che oscurano i canali della comunicazione informale, dopo aver normalizzato i media ufficiali.
In Italia, il dissenso di fatto non ha una vera cittadinanza: viene tollerato fintanto che è impotente e resta muto; diventa un problema quando non è controllabile, né gestibile per conto terzi a fini elettorali.
Ma se il dissenso assume l’aspetto e le frustrazioni di un’intera generazione, relegata ai margini estremi di una società gerontocratica e immobile, allora viene inteso unicamente come un problema di ordine pubblico, da demonizzare preventivamente e da punire a posteriori.
Con simili presupposti, fondati su una esclusione ad oltranza, la “violenza” lungi dall’essere una opzione nefasta, rischia di diventare una scelta ed una pratica diffusa, quasi fosse l’unica alternativa possibile… E un comodo alibi a disposizione di un potere consolidato, che può così esercitare meccanismi collaudati, a protezione di un sistema che si reputa perfetto e si vuole sostanzialmente immutabile. Scolpito nella legge. Meglio se per decreto, o con voto di fiducia, tra gli orpelli di un formalismo democratico sempre più svuotato di sostanza e fondato sull’abuso legalizzato delle nuove aristocrazie timocratiche.
Si parva licet componere magnis, parliamo di una società che, nel suo piccolo (piccolissimo), è arrivata a negare la concessione di licenze commerciali ai locali etnici per motivi di ‘pubblica sicurezza’ e bolla gli avventori come ‘elementi di degrado’ (accade in quel laboratorio neo-nazista chiamato padania), per comune accordo di entrambe gli schieramenti politici ufficializzati.
Se questo è lo zeitgeist dominante, è ovvio che l’esistenza stessa di realtà complesse e non conformi, strutturate in dissenso organizzato (e soprattutto pubblico) siano intollerabili.
 A tal proposito, è emblematica la caccia all’untore che si è scatenata dopo i moti di Roma. La sommossa che ha sconquassato parte del centro della Capitale, è stata relegata per comune accordo a mero problema di ordine pubblico, priva di qualsivoglia dimensione sociale. Non ci sono cause pregresse, la sua natura è circoscritta ad una esclusiva questione di ‘sicurezza’ e priva di qualsivoglia ragione. Per l’occasione, analisti e commentatori dei media nazionali, hanno messo da parte le divergenze ed ogni distinguo politico, rinunciando ad ogni analisi complessa del fenomeno. In compenso fioccano gli stereotipi più ritriti nella stigmatizzazione unanime che non ammette eterodossie: i “violenti”? Poche centinaia, probabilmente provenienti da Marte, sicuramente infiltrati; ultras e figli di papà annoiati, secondo la più becera e classica delle rappresentazioni, che esorcizza ogni implicazione sociale nella rimozione delle cause. E intanto sui quotidiani fioccano interviste farlocche a sedicenti black-bloc che, per antonomasia, non parlano con i giornalisti ai quali però raccontano con dovizia di particolari vita, morte, e miracoli, di un ‘movimento’, evidentemente composto da falangi di Gino Canterino in preda a confessioni compulsive.
Mancando ogni volontà di analisi e gli elementi culturali per farlo, in assenza di qualsivoglia mediazione, è chiaro che l’unica risposta possibile non può essere che rimessa alle soluzioni antiche di chi non conosce altra risposta: REPRESSIONE.
Sorvegliare e punire; secondo i meccanismi consolidati della sorveglianza gerarchica.
La stato confusionale di una politica professionalizzata nel suo autismo referenziale, che incentra la sua azione nel livellamento delle differenze e nella tutela del privilegio esteso alle enclave protette del clientelismo elettorale, è misurabile proporzionalmente all’isteria collettiva che pervade le aule parlamentari e di una società chiusa nell’ineluttabilità dell’immutabile.
Incapaci di affrontare il problema, perché incapaci di risposte che non siano declinate in prospettiva unicamente repressiva, fioccano le proposte demenziali per accordo trasversale con relativi distinguo, molti se e qualche ma…
 Antonio Di Pietro, in una delle sue tipiche esplosioni di demagogia tribunizia, non ha trovato niente di meglio che andare a ripescare dalla fogna dei reazionari lo Stronzo Reale e la sua omonima legge (che consente di sparare in assenza di minacce), salvo poi negare l’evidenza. Il PD in teoria è contrario, ma è aperto a qualsiasi miglioramento
Grande è stato invece il giubilo di tutta la fascisteria di contorno che fa a gara a chi la molla più grossa, tale è l’effetto dell’orgasmo repressivo nella geriatria di casta e di governo.
 Roberto Maroni, il peto del meteorismo leghista flatulato agli Interni nella grande costipazione berlusconiana, si è detto massimamente d’accordo. Già comandante della Guardia Nazionale Padana, la milizia (dis)armata della Lega di secessione e di poltrone, il solerte Maroni è stato rimandato a giudizio per “attentato alla Costituzione e integrità agli organi dello Stato”. Evidentemente, la cosa non gli ha impedito di diventare Ministro degli Interni (italiano mica  padano). Roberto Maroni è lo stesso che all’indomani degli scontri ha parlato di “terrorismo urbano”, promettendo sanzioni eccezionali ed un pacchetto di leggi speciali per punire i ventenni che hanno osato opporre resistenza alle manganellate dei poliziotti ed ai caroselli di cellulari e veicoli, impegnati a fendere la folla dei manifestanti con gimcane potenzialmente omicide.
Considerati dunque alla stregua di “terroristi”, i sospettati potranno essere sottoposti a fermo preventivo di 96 ore. In pratica, senza alcuna fattispecie di reato, in concomitanza di qualsiasi manifestazione, l’interessato viene messo sotto custodia, per la bellezza di quattro giorni, a discrezione delle autorità di polizia. Ma si parla anche dell’introduzione del processo per direttissima con aggravio di pena. Paradossalmente, in termini di condanna, sarà più conveniente rapinarla una banca piuttosto che romperne le vetrate: la pena è di gran lunga più mite. L’estensione della flagranza di reato (che prevede l’arresto in carcere) a 48h; cosa che peraltro è già prevista dal Codice Penale (art.336) in caso di resistenza o minaccia a pubblico ufficiale. Interessante sapere che la medesima disposizione si applica anche per la “corruzione di minorenni” (art.530), anche se nipoti di Mubarak, ma su questo si può transigere…
Il provvedimento sicuramente più gustoso è pero l’ipotesi di introdurre una tassa sui cortei, con la stipula di una fideiussione bancaria a carico degli organizzatori per la copertura di eventuali danni. Non sappiamo bene come funzionino le cose nelle fumerie d’oppio in padania; tuttavia bisognerebbe ricordare all’allucinato Maroni che la responsabilità è sempre individuale e non si può configurare come attribuzione collettiva delle azioni dei singoli. Notevole poi la concezione democratica del ministro, convinto si debba pagare per poter manifestare: interessante esempio di democrazia censitaria su base timocratica.
Immaginiamo che la tassa sarà applicata anche per i raduni secessionisti di Pontida e Venezia, annualmente organizzati dai gauleiter leghisti.
Tra gli altri provvedimenti in esame, c’è l’uso di pallottole di gomma che se esplose a distanza ravvicinata uccidono come quelle ordinarie. E l’utilizzo di idranti con sostanze coloranti per
identificare i manifestani (che verrano arrestati in virtù della flagranza di reato e sottoposti a fermo preventivo). Da notare che i “cannoni ad acqua” sono stati abbondantemente usati a Piazza San Giovanni a Roma. E, così come le manganellate, i getti d’acqua venivano dispensati un po’ dove capitava. Inutile dire che tra i bersagli prediletti c’erano i manifestanti pacifici, assiepati contro le mura del palazzo del Vicariato, che ne sono usciti fradici come pulcini. In virtù della disposizione maroniana, avrebbero dunque dovuto essere arrestati in massa e puniti con “pene esemplari”.

Ordunque, se la resistenza alla forza pubblica si configura per l’ineffabile ministro come un “atto di terrorismo”, ci sarebbe da aggiungere che il terrorista Maroni nel 1998 è stato condannato a 8 mesi “per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale”, prima che la Cassazione gli commutasse la pena in sanzione pecuniaria nel 2004. Non risulta che il pregiudicato Maroni abbia mai fatto un solo giorno di galera, ma si premura che altri scontino la pena al posto suo, opportunamente quadruplicata.
In fin dei conti sono quisquiglie rispetto al ministro Umberto Bossi che predica la secessione armata da almeno 20 anni, minacciando insurrezioni armate, promettendo pallottole, e informandosi su come reperire mitragliatori in Sardegna… Sarebbe “apologia di reato” e presuppone la “costituzione di banda armata per atti eversivi”, ma se lo dice il cerebroleso di Pontida diventa boutade goliardica. E merita un seggio da senatore con una poltrona nel Governo italiano, contro il quale minaccia la guerra civile.
Come si vede, la condanna della “violenza” è variabile e diventa lecita a seconda di chi la compie o la minaccia.
E del resto è assolutamente coerente con lo spirito di governo, dove un premier puttaniere si intrattiene amabilmente con spacciatori, papponi e pluripregiudicati, invocando sommosse di piazza, assalti ai tribunali ed alle sedi del maggior quotidiano nazionale.
Si tratta della cosa più naturale del mondo. Infatti non ha meritato troppi clamori, né ci risultano editoriali in merito dei pur zelanti Augusto Minzolini e Giuliano Ferrara: fulgidi esempi di meritocrazia applicata e di imparzialità giornalistica.
Un’altro grande sostenitore della tolleranza zero e delle pene draconiane è poi l’imbarazzante Ignazio Benito La Russa: l’ennesima deiezione fascista al governo nell’incredibile ruolo di Ministro della Difesa. La Russa, quello che esprime solidarietà incondizionata alle Forze dell’Ordine, è infatti deciso a stroncare i violenti, denunciando le “contiguità ideologiche” con chi osa “criticare il governo”. Il sulfureo La Russa con la violenza più che contiguo è stato organico. Infatti, nel 1973 è oggetto di una ordinanza di arresto per “adunata sediziosa e resistenza alla forza pubblica”: in pratica Benito La Russa ha organizzato una manifestazione non autorizzata di fascisti, che si sono messi a tirare bombe a mano (non sassi) contro i cordoni di Polizia. L’agente Antonio Marino, di 22 anni, muore dilaniato dall’esplosione con il petto squarciato. La Russa, diventato nel frattempo uomo d’ordine e gran difensore di poliziotti, venne indicato tra i “responsabili morali” dell’omicidio Marino. Ma la sua è una violenza (assassina) che paga e che premia. Infatti oggi è Ministro della Difesa.

 P.S. A proposito di dittature e fascismi, il caro amico Gheddafi è stato drammaticamente trascinato via dalle miserie del mondo, rovesciato da una violentissima rivolta popolare e dopo mesi di conflitti sanguinosi. Ma in questo caso la “violenza” è stata considerata più che legittima e massimamente sostenuta con massicci bombardamenti. In fondo, Muhammar Gheddafi era un feroce dittatore. Per questo, un anno fa veniva accolto a Roma con tutti i riguardi, con tanto di baciamano e genuflessioni da parte del nostro Pornocrate. Quegli stessi Carabinieri che rincorrevano e venivano rincorsi dai manifestanti intorno al Laterano, all’epoca presentavano le armi col picchetto d’onore al dittatore libico. Se indossassimo una divisa dell’Arma, non si potrebbe immaginare umiliazione più grande. Questa sì che è violenza. 

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Romanzo Criminale

Posted in Kulturkampf, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , on 21 maggio 2011 by Sendivogius

Nella Milano da succhiare degli appalti milionari, delle gigantesche commesse pubbliche dell’Expo 2015 e dei consigli d’amministrazione, è chiaro che a preoccupare di più i salotti piduisti della (dis)turbata borghesia meneghina sono il sovversivo Giuliano Pisapia e lo sventolio (tutto presunto) delle “bandiere rosse” dei feroci leoncavallini, terrore delle portinaie e degli spritz party sanbabilini.
Non per niente, il mitissimo avvocato accusato di ogni nefandezza possibile, passata e futura, è l’inconsapevole ‘quinta colonna’ dell’occulto comitato rivoluzionario dei soviet milanesi. Processato, condannato e crocifisso, dagli ultragarantisti dell’impunità ad oltranza e dagli sgherri del moderatissimo Giornale padronale, sguinzagliati nella loro missione preferita: fabbricare le patacche più infami, frugando nelle fogne delle loro ossessioni fetenti.
Suo malgrado, l’innocuo Pisapia è assurto a protagonista involontario di un Romanzo Criminale tutto ambrosiano, con la patrizia Letizia ed il Dandy delle Orgettine, Satana in mimetica ed il Nosferatu feticista della coprofagia, nella Milano di Cosa Nostra e roba sua, considerata un proprio possedimento personale da padron Silvio… Sono gli esemplari ordinari di quel Partito dell’Amore (a pagamento) che sprizza veleno da tutti i pori, coerente con l’unico sentimento che gli è in realtà congeniale: l’odio… il terrore atavico e furente di chi teme di perdere un potere assoluto che ritiene gli sia dovuto per diritto naturale, per la difesa del quale nessuna calunnia potrà mai essere abnorme.

È allora Pisapia l’estremista “amico dei terroristi” (sic!) mentre il rassicurante ministro Benito La Russa, assai attivo nella campagna milanese, è l’indiscusso modello di moderazione [QUI] nonché campione di una destra notoriamente legalitaria che ama l’ordine e la polizia [QUI]
È Pisapia il ladro d’auto “che viveva nel brodo di coltura del terrorismo” secondo le deliranti affermazioni dell’ineffabile Giorgio Stracquadanio, che invece nulla ha da eccepire sull’intreccio perverso che lega il delitto di Giorgio Ambrosoli e la strategia della tensione alle trame della Loggia P2: associazione di galantuomini dalla quale proviene buona parte dell’attuale e passata classe dirigente ‘moderata’ (S.Berlusconi; M.Cicchitto; P.Fiori; G.Selva…) e del gotha imprenditoriale, incluso l’onnipotente Luigi Bisignani (tessera 1689) fino a poco tempo fa compagno dell’effervescente Daniela Santanchè.
È Pisapia il “matto” delle zingaropoli islamiche, secondo il sobrio ministro Bossi, che ancora non ha smaltito i fumi secessionisti, popolati da guardie padane e bergamaschi in armi…
Se questa è la normalità del moderatismo italiano… se questa è la sensibilità democratica dei “liberali e riformisti” in salsa littoria… se questa è l’essenza della “gente perbene”… allora una sola ‘rivoluzione’ non basta!

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SCEMO DI GUERRA

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 23 marzo 2011 by Sendivogius

Comunque la pensiate sulla questione libica, ovunque la si guardi, l’Italia rimane terra di solide certezze e fumose realtà, dove la lingua schiocca molto più veloce dei fatti sostituendosi in tutto o in parte ad essi. Il risultato è una maionese impazzita dagli effetti esilaranti.
I grandi mattatori sono in genere affiancati da ottime spalle comiche che, nei casi migliori, tendono ad assumere vita propria cimentandosi come solisti nel tentativo di guadagnare un loro palcoscenico. Il nostro preferito è l’unico e solo Ignazio, il vero over the top del mitico Trio Monnezza: Strazio, Raglio & Magno. Al secolo: La Russa, Gasparri & Alemanno.

Con l’apertura delle ostilità, da quando sono cominciate le operazioni militari in Libia, lo spiritato Ignazio è felice come una pasqua: dai soldatini è passato a giocare con gli aeroplanini; dismessa la mimetica, tra poco ci toccherà vederlo con la cerata dell’aeronautica, travestito da pilota. E chi lo ferma più?!?
Discetta di “gentri di gomando” affidati all’Italia; rimbalza da una trasmissione all’altra, infoiato come non mai. Vero kamikaze della comunicazione, lanciato oltre le iperboli del ridicolo, parla dell’ammiraglio statunitense Samuel Locklear, comandante operativo della flotta USA, e si ostina a chiamarlo generale Loacker, pensando agli omonimi biscottini con gli gnomi.

Alfiere dell’atlantismo in livrea, ci tiene ad esibire i suoi giochini tecnologici e partecipare ai war games degli alleati, rischiando nella smania da compiacimento di incespicare con le sue braghe esageratamente calate.

«Abbiamo aderito alla coalizione, trasferendo sotto il comando della coalizione stessa, otto aerei, ma se fra un minuto ci chiedessero altri tipi di aerei valuteremmo. Una cosa è certa: non è intenzione dell’Italia mettere caveat al proprio intervento.»

Il redivivo Francesco Baracca alla Difesa scalpita più irrequieto del solito e lo stesso giorno (20 Marzo) la spara ancor più grossa:

«Abbiamo forte capacità di neutralizzare i radar di ipotetici avversari e su questo potrebbe esserci una nostra iniziativa: possiamo intervenire in ogni modo ed in ogni momento.»

Qualcuno, dalle parti dello schieramento anglo-francese (gente solitamente seria), lo prende in parola e, visto che ci tiene tanto, affida all’aviazione italiana il compito di neutralizzare le batterie costiere coi sistemi elettronici di contraerea: sofisticati gingillini di produzione ALENIA che, per intenderci, l’amico Silvio ha recentemente fornito ai libici.

Il 21 Marzo giunge l’agognato battesimo del fuoco…
Sturm und Drang di La Russa in un tripudio futurista, squilli di tromba e rulli di tamburo per la celebrazione dell’eroica missione:

«I Tornado italiani in azione in Libia avevano il compito di neutralizzare i radar nemici, in una operazione il cui obiettivo è di mettere a tacere la contraerea libica e consentire la No-Fly Zone. L’obiettivo è largamente realizzato, l’opera potrebbe considerarsi completata»

Tutte cazzate! Come rivelerà dopo il ritorno un incauto pilota, i cacciabombardieri italiani si sono limitati ad un giretto dimostrativo di perlustrazione, senza sparare un colpo.
Lo stesso Berlusconi gela i bollenti ardori del ministro a distanza di qualche ora:

“I nostri aerei non hanno sparato e non spareranno. I nostri aerei sono lì solo per garantire il pattugliamento”

Ignazio La Russa si crede Scipione l’Africano, ma sembra uno di quegli ammiragli borbonici della flotta di re Franceschiello alle grandi manovre:

“Facite Ammuina!
Tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora;
chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta;
tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio passann’ tutti p’o stesso pertuso;
chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à.”

E del resto non è lecito capire bene il ruolo dell’Italia in questa operazione, né le modalità di impiego del suo potenziale bellico, né la sua strategia d’insieme, né eventualmente la tutela dei suoi potenziali interessi nazionali.
D’altro canto, tra i pur loquaci politicanti di governo e di opposizione, nessuno si è preoccupato di chiarire la posizione e fornire un annuncio certo al Paese, impegnati come sono a contendersi il comando della missione coi francesi e bisticciare su chi ce l’ha più grande, pur mantenendo gli equilibri interni alla maggioranza.
Il Presidente della Repubblica, che simbolicamente avrebbe anche il comando delle Forze Armate, chiosa con l’usuale fastidio che ne contraddistingue le repliche ogni volta viene a Lui posta domanda sgradita e dagli esiti tutt’altro che scontati:

«Non siamo in guerra. Inutile ripetere cose che tutti dovrebbero sapere»
 Giorgio Napolitano
 (20/03/2011)

Evidentemente, il concetto non deve essere tanto lapalissiano, giacché tre giorni dopo la chiosa presidenziale il sottosegretario Alfredo Mantovano ancora si chiede:

«Siamo in guerra? E’ difficile negarlo, dal momento in cui partono degli aerei all’interno di un’operazione militare e lanciano sul suolo libico delle bombe»

E di sicuro è difficile assumere un ruolo definito con una posizione certa a livello istituzionale, specialmente se si incorre nella serie di straordinarie circostanze, che molto hanno beneficiato al prestigio internazionale dell’Italietta berlusconizzata.
In fondo, si tratta di una grande storia d’amore interrotta da una burrascosa “pausa di riflessione”. Rivediamone gli aspetti salienti:

 Un Presidente del Consiglio che per oltre due anni si è esibito in genuflessioni e appassionati baciamano col Rais della Sirte, ostentando grandi profusioni di amicizia e reciproco affetto nei riguardi del farsesco pagliaccio beduino nonché suo omologo d’oltremare, che in cambio ha introdotto il nostro Pornocrate ai raffinati ‘misteri’ del bunga-bunga.
E d’altra parte il Papi della Patria non ha perso occasione per volare a Tripoli, ogni qualvolta non erano disponibili le accoglienti dace messe a disposizione dall’amico Putin in Russia.

L’allestimento di un circo equestre a Villa Pamphilj, con parate berbere e convention coraniche con tanto di entreneuse a gettone presenza: transumanza scenografica di 530 mammifere in svendita, pronte a sputtanarsi per la ghiottissima cifra di 60 euro.

Poi il rapporto si è progressivamente incrinato…
30 giorni di ostentato silenzio, per non disturbare il buon Gheddafi intento a schiacciare la sua opposizione interna e reprimere le insurrezioni in Cirenaica, mantenendo intatti accordi e trattati.
24 ore per scaricare il dittatore libico e rinnegare cotanto amore.
12 ore per aderire all’intervento militare, con relativo piano di bombardamenti, contro l’ex amante tradito.

Eppure l’affetto non si è ancora spento del tutto. Turbato da un’inevitabile processo di proiezione che porta il nostro dittatorello bananiero ad identificarsi col l’amichetto tripolino, il Nano da cortile confida:

“Quello che accade in Libia mi colpisce personalmente. Sono addolorato per Gheddafi”
 S.Berlusconi
 (20/03/2011)

Osvaldo Napoli (23 Marzo), dalle scuderie dell’Imperatore, si affretta a specificare che l’incerottato despota brianzolo in realtà è dispiaciuto per il popolo libico e intanto approfitta della confusione per farsi confezionare l’ennesimo provvedimento ad personam dai suoi avvocati-deputati.
In virtù di ciò, l’ineffabile Italo Bocchino non perde occasione per ribadire che:  L’Italia doveva fare di più, doveva guidare la coalizione. E certo è risaputo che USA, Francia e GB, scalpitano all’idea di prendere ordini ed essere coordinati dall’affidabilissimo alleato peninsulare, specialmente a riconoscimento del formidabile ruolo svolto dalla nostra intelligence.
Nessun dubbio invece nell’opposizione “seria e responsabile” del PD, con un insolito Massimo D’Alema in versione strategica:

“Siamo a rischio ritorsioni. Dobbiamo chiedere che si attivi un dispositivo di protezione della Nato, una rete di sicurezza indispensabile”
 (18 Marzo)

Il Baffo d’oro della politica riformista ignora forse, che il nostro comparto militare con tutte le sue inefficienze è comunque perfettamente in grado di fronteggiare l’inconsistente minaccia libica, non foss’altro perché si troverebbe ad affrontare un esercito con arsenali vecchi di 60 anni, all’avanguardia forse per la II guerra mondiale.
E se abbondano gli ostensori dell’intervento umanitario a suon di bombe su mandato ONU, non mancano i pacifondai di professione, pacifisti ad oltranza per riflesso pavloviano sempre e comunque, che in quanto a castronerie non sono secondi a nessuno.
In proposito, si segnale l’ultima uscita dell’immaginifico Nichi Vendola che immagina una forza di interposizione di pace, come quelle viste efficacemente all’opera durante la guerra civile in Bosnia con gli strabilianti risultati che tutti hanno dimenticato, ma che le sopravvissute di Srebrenica ricordano fin troppo bene.

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(22) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , on 30 dicembre 2010 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2010”

 A degna chiusura di un anno intenso, Dicembre si è rivelato un mese particolarmente copioso, nonostante i nostri onorevoli si siano regalati 20 giorni di ferie parlamentari. La difficoltà maggiore è stato stabilire le posizioni in classifica, giacché sono troppi a contendersi il primo posto…
Nella fecondità dei casi, argomento dominante del periodo pre-natalizio è stato sicuramente il voto di fiducia per la tenuta di governo, su cui molto si è scritto e sul quale altro non aggiungiamo per spirito di misericordia. In merito alla circostanza, permetteteci però di volgere un particolare e devoto riconoscimento allo straordinario Domenico Scilipoti, vero esemplare da bestiario medioevale e prova vivente di un incrocio possibile tra Cetto La Qualunque e Danny De Vito.
Infatti, l’on. Scilipoti, fino a poco tempo fa misconosciuto deputato della IdV, è il portatore insano di un talento unico, finalmente strappato all’anonimato del gruppo dipietrista, che pure già ci aveva regalato un eccezionale Sergio De Gregorio.
Ma è stato anche il mese di Fini(to) che, tramite il suo FLI, è praticamente riuscito a sbagliare tutte le mosse: ha posticipato il voto di fiducia, dando tutto il tempo necessario al Cavaliere per organizzare la compravendita dei suoi deputati; ha ritirato la mozione di sfiducia al coordinatore e ministro Bondi, rafforzando di fatto il governo; ha pensato bene di chiudere per una settimana il Parlamento (fatto inaudito!), nell’illusione di pianificare una crisi guidata e senza strappi…
E ha perso su tutti i tavoli da gioco. Grande assente nella classifica è invece il PD, ormai avviato dal coma irreversibile alla ‘dolce’ morte.
Da segnalare invece una nuova, e interessante, new entry: il prefetto Franco Gabrielli, neo-nominato capo della Protezione Civile… uno che, in merito agli automobilisti rimasti bloccati al gelo e di notte sull’autostrada A1 in Toscana, se la prende coi “cittadini irresponsabili” che invece di viaggiare non se ne rimangono a casa. Grande esordio!

  Hit Parade del mese:

01. CERTEZZE

[11 Dic.] «Una cosa è certa. Il gruppo di “Futuro e Libertà” non si divide. Voteremo compatti la sfiducia sia alla Camera sia al Senato. Sono sicuro che non ci divideremo, perché ci sono deputati e senatori che hanno fatto una scelta collegata ad una certa idea del centrodestra, basata sulla volontà di migliorare le condizioni di vita del nostro Paese e di dare un contributo qualitativo alla nostra politica. Nessuno lo ha fatto per interesse. Per interesse si rimane altrove.»
 (Gianfranco Fini, il Volenteroso)

 

02. MARCIARE PER NON MARCIRE

[21 Dic.] «Sono pronto a scendere in piazza con gli studenti a protestare se vietassero loro il diritto di manifestare; anche se loro magari non mi vorrebbero»
 (Ignazio La Russa, Il Democratico)

 

03. MISTERO DELLA FEDE

[14 Dic.] «Non posso rimanere in un partito che non crede nell’agopuntura»
 (Domenico Scilipoti, il Sublime)

 

04. SFRUTTAMENTO DI MINORATI

[23 Dic.] «C’è chi ci raffigura come una casta. La migliore risposta è nei fatti. Oggi 23 dicembre, antevigilia di Natale, il Senato è ancora al lavoro (…) Il Senato tornerà a riunirsi il 12 gennaio»
 (Renato Schifani, il Lavoratore)

 

05. DIMENSIONI PARALLELE

[23 Dic.] «La riforma dell’università produrrà effetti positivi per i giovani coi quali abbiamo sempre dialogato»
 (Silvio Berlusconi, il Re Buono)

 

06. VATICANO S.p.A. 

[19 Dic.] «La Chiesa non cerca posizioni di rendita o privilegi di sorta» 
 (Angelo Bagnasco, Amministratore delegato al Culto)

 

07. PREGHIERINA DI NATALE 

[16 Dic.] «Cari compagni, vi spiego perché non dovreste sfiduciarmi. Siccome riconosco ancora nei principali leader della sinistra e in particolare a Bersani, Veltroni e Fassino un residuo di concezione seria della politica e di rispetto nei confronti degli avversari politici, vi chiedo di fermarvi e di riflettere prima di presentare contro di me un atto parlamentare cosi’ spropositato, pretestuoso e dirompente sul piano umano, che rappresenterebbe un’onta non per me che lo subisco ma per voi che lo promuovete.» 
 (Sandro Bondi, il Compagno)

 

08. ENRICO TOTI.. CHI ERA COSTUI?

[10 Dic.] «Non sono Pietro Micca, non sono quello che lancia la stampella contro il nemico e decide di soccombere.»
 (Antonio Razzi, il Citazionista)

 

09. STUDENTI IN GALERA E N.A.R. ALL’ATAC

[16 Dic.] «C’è una profonda sensazione di ingiustizia di fronte a queste decisioni perché i danni provocati alla città e la gravità degli scontri richiedono ben altra fermezza nel giudizio della magistratura sui presunti responsabili di questi reati. Non è minimizzando la gravità di questi fatti che si dà il giusto segnale per contrastare il diffondersi della violenza politica nella nostra città mentre è evidente che queste persone hanno dimostrato, soprattutto in un momento di grande tensione sociale quale quello che stiamo vivendo, di essere soggetti pericolosi per la collettività»
 (Gianni Alemanno, il Garantista)

 

10. FINANZIARIA (I)

[06 Dic.] «Non ci sarà nessuna manovra aggiuntiva. Chi dice che ci sarà ricorre ad un piccolo espediente, un trucco della vecchia politica»
 (Paolo Bonaiuti, il Prestigiatore)

 

10bis. FINANZIARIA (II)

[06 Dic.] «E’ una balla che serve una manovra aggiuntiva»
 (Ignazio La Russa, il Veritierio)

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Repressione è Civiltà

Posted in A volte ritornano, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , on 20 dicembre 2010 by Sendivogius

 Passano gli anni, ma certe abitudini proprio non cambiano… Incapaci di gestire le tensioni sociali, impermeabili alla discussione, sono allergici all’idea stessa che possa esistere una qualche forma di dissenso. Disagio giovanile, disoccupazione cronica, nuove povertà, immobilismo sociale, crisi di rappresentatività, emarginazione e questione generazionale… tutto si riduce ad un problema di ordine pubblico, circoscritta ad emergenza securitaria, nella negazione ostinata e boriosa di ogni altra ragione o riconoscimento; ben attenti a non diffondere il contagio. La società, fuori dai mutualismi clientelari del potere, è potenzialmente qualcosa di criminale e dunque da controllare. Il dialogo è debolezza. Il confronto è sempre qualcosa di meramente  muscolare, funzionale a rinsaldare i rapporti di forza.
Dinanzi agli effetti devastanti di una crisi (questa sì) davvero epocale, non conoscono altre parole che non siano: censura; leggi speciali; schedature di massa; rastrellamenti; arresti preventivi…
Dai tempi di Bava Beccaris, ripropongono sempre la stessa ricetta: REPRESSIONE.

L’avevamo già allegato in passato [QUI] ma la visione meritava di essere riproposta.

 “Non dormano tranquilli, perché noi li andremo a prendere uno per uno. Uno per uno!”

 Filippo Ascierto, ex responsabile ‘sicurezza’ di AN
 (05/08/2001)

 “Siamo in presenza di una violenza vergognosa che non ha dignità politica. È una violenza che merita solo una parola: repressione”

 Maurizio Sacconi
 (14/12/2010)

 “I danni provocati alla città e la gravità degli scontri richiedono ben altra fermezza nel giudizio della magistratura sui presunti responsabili di questi reati. Non è minimizzando la gravità di questi fatti che si dà il giusto segnale per contrastare il diffondersi della violenza politica nella nostra città mentre è evidente che queste persone hanno dimostrato, soprattutto in un momento di grande tensione sociale quale quello che stiamo vivendo, di essere soggetti pericolosi per la collettività”

 Gianni Alemanno
 (15/12/2010)

 “Vigliacchi! Fifoni! Incapaci! Criminali”

 Ignazio La Russa, rivolgendosi agli studenti
 (16/12/2010)
 

 “Il Daspo è un istituto che sta dando ottima prova per le manifestazioni sportive (…) La sua estensione alle manifestazioni di piazza permette di contare su uno strumento in più sul piano della prevenzione quando il processo si è risolto in una presa in giro; quindi di avere un di più sul piano della repressione, allorché si accerti che il daspo è stato violato, e conoscere preventivamente, e non sulla base di mere informative, i soggetti da tenere distanti dalla piazza”

 Alfredo Mantovano
 (17/12/2010)

 “Qui serve una vasta e decisa azione preventiva. Si sa chi c’è dietro la violenza scoppiata a Roma. Tutti i centri sociali i cui nomi sono ben noti città per città. La sinistra, per coprire i violenti, ha mentito parlando di infiltrati. Bugie! Per non far vivere all’Italia nuove stagioni di terrore occorre agire con immediatezza. Chi protesta in modo pacifico e democratico va diviso dai vasti gruppi di violenti criminali che costellano l’area della sinistra. Solo un deciso intervento può difendere l’Italia.”

 Maurizio Gasparri
 (19/12/2010)

 È come se fossimo pervasi da una strana sensazione di déjà vu… qualcosa di antico eppure mai superato. È come una presenza fastidiosa e persistente, che si ripropone in forme sempre nuove pur mantenendo intatto il disgusto originale, per il tanfo rimasto immutato… Che si tratti di fascismo?!?

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Allenati per la vita

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 24 settembre 2010 by Sendivogius

È divertente osservare come i prolifici specialisti in demolizioni del Gruppo Guastatori accasermati al MIUR (Ministero Istruzione Università e Ricerca), sotto l’illuminata guida dell’avv. Gelmini, di tutto si occupino tranne che di Scuola e formazione didattica… Ma ancora più interessante è constatare come i famigerati fondi ministeriali, così risicati per tutto ciò che concerne la pubblica istruzione, non manchino mai per sovvenzionare ad libitum le iniziative più strampalate con le quali il ventennio berlusconiano continua a stupirci.
   La difficoltà maggiore consiste nel mantenere il passo (di marcia) con il zampillante stillicidio di deliri, tradotti in prassi ordinaria di governo. Parliamo di menti malate che in un Paese civile troverebbero accogliente ospizio nel più vicino padiglione psichiatrico, piuttosto che essere investiti di responsabilità amministrative.

«Da noi, disperse le tre “i” (Internet-Impresa-Inglese) lungo il percorso, dopo i “presidi-manager” e “sussidiarietà scolastica”, si conciona allegramente di Padania, di dialetti, eredità celtiche, classi razziali separate, in attesa di qualche altra demenziale stronzata che siamo certi non tarderà ad arrivare…»

E infatti l’inizio dell’anno scolastico promette bene. L’evidenza salta subito all’occhio; basta guardare la scuola verde Padania di Adro, con gli oltre 700 marchi leghisti del monomanicale borgomastro longobardo: il cerebroleso Oscar Lancini.
Pertanto, dopo gli artifici della finanza creativa è tempo di passare alla pedagogia creativa, con l’introduzione nelle scuole dei vecchi corsi di “arditismo”, appositamente riadattati per bimbiminkia in mimetica, con la variante ministeriale dell’accoppiata demente Gelmini-LaRussa.
Ancora una volta, la Lombardia si pone come avanguardia nazionale della nuova Italietta fascistizzata.

 Le Vie del Minchione sono infinite. Come una fogna intasata pompa stronzate a getto continuo, così  il generalissimo  Benito La Russa continua a stupire il mondo con le sue parodie littorie per marmittoni da operetta. L’ultima delle trovate nel mazzo (o nel fascio?!?) è l’istituzione di corsi teorici di “cultura militare”, con esercitazioni pratiche, a cura dell’Ufficio scolastico lombardo insieme al Comando regionale dell’Esercito, col patrocinio ministeriale.
L’iniziativa, che tanto ricorda
l’istruzione premilitare dei ‘Giovani Italiani’, si chiama “Allenati per la vita” e prevede una serie di attività mirate in funzione anti-bullismo, sotto la supervisione di un centinaio di istruttori in uniforme dell’UNUCI (Unione Nazionale Ufficiali in congedo).

«L’attività “Allenati per la Vita” è un corso teorico con successiva gara pratica tra pattuglie di studenti, valido come Credito formativo scolastico e con oneri di spesa sponsorizzati da Enti pubblici e privati. Oltre alle lezioni teoriche, che possono essere inserite nell’attività scolastica di “Diritto e Costituzione”, il progetto sviluppa le attività di: primo soccorso, arrampicata, tiro con arco e pistola ad aria compressa, nuoto e salvamento, orientiring ed, infine, percorsi ginnico – militari. Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della Scuola alla Forze Armate, alla Protezione Civile, alla Croce Rossa ed ai Gruppi Volontari del Soccorso.
La pratica del mondo sportivo militare, veicolata all’interno delle scuole, oltre ad innescare ed instaurare negli studenti la “conoscenza e l’apprendimento” della legalità, della Costituzione, delle Istituzioni e dei principi del Diritto Internazionale, permette di evidenziare, nel percorso educativo, l’importanza del benessere personale e della collettività attraverso il contrasto al
bullismograzie al lavoro di squadra che determina l’aumento dell’autostima individuale ed il senso di appartenenza ad un gruppo.»

Come l’addestramento all’uso delle armi, e l’iniziazione di “pattuglie di studenti” alle divertenti delizie delle esercitazioni marziali (attraverso il mitico ‘percorso di guerra’ che chiunque abbia fatto il servizio di leva conosce), possa contribuire all’apprendimento della Legalità e della Costituzione, rimane un mistero la cui soluzione è chiara unicamente agli organizzatori.

Certo, l’indispensabile preparazione alla difesa NBC (nucleare, batteriologica e chimica), non mancherà di avvicinare alle “Istituzioni” ed ai “principi del diritto internazionale” gli studenti, così  temprati nello spirito e uniti  al “superamento ostacoli” nella vita come nella cavallina.
Finalmente, la sensazione di appartenere ad un “gruppo” conferirà ai giovani incursori in erba una nuova consapevolezza basata sulla fratellanza guerriera, rispetto agli esecrati bulli abituati a muoversi in “branco”, affratellati dalla solidarietà tribale tra i più prepotenti. Infatti, come tutti sanno, le prepotenze dei ‘bulli’ difettano in disciplina e  sicuramente, scaturiscono da una mancanza di “autostima individuale”.
 Al contrario, immaginiamo che il corso sia finalizzato, in coerenza con lo spirito dei tempi, a creare una scuola più sicura, protetta e blindata con solide certezze…

Ma le materie  in oggetto prevedono anche gare pratiche di sopravvivenza “con uscite in ambiente alpino  ed  almeno un  pernottamento in ambienti ostili”. Fondamentale in tale ambito è  pertanto l’apprendimento delle tecniche di “orientiring”, parola che sul dizionario di inglese non esiste. Presupponiamo ci si riferisca al termine orienteering.
 Non mancano poi le esercitazioni al locale poligono di tiro e visite  in caserma, presso reparti dell’esercito, in una sorta di rivista delle reclute, per avvicinarsi “in modo innovativo e coinvolgente” ai Gruppi volontari del soccorso.
L’acquisizione di una simile esperienza non va certo sottovalutata né dispersa, pertanto la partecipazione al corso comporterà l’acquisizione di crediti formativi scolastici da spendere in fase di scrutinio. C’è da chiedersi se il medesimo riconoscimento di ‘crediti’ riguarderà anche chi in orario extra-scolastico aderisce ai gruppi scout della AGESCI o magari simili, frequenta associazioni di volontariato attive sul territorio, pratica attività sportive come quelle già contemplate, conosce il linguaggio morse, l’astronomia, o si diletta in segnali di fumo… 

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I SOLITI IGNOTI

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 aprile 2010 by Sendivogius


In virtù dell’obbligatorietà dell’azione penale, che qualcuno suggerisce di abolire, la Procura di Roma “ha disposto il procedersi nei confronti di ignoti per il reato di calunnia aggravata e continuata  ai danni di Marco Garatti, Matteo Dell’Aira, e Matteo Pagani”, i tre operatori umanitari di Emergency impegnati in Afghanistan. I volontari furono sequestrati il 10/04/2010 dai servizi segreti afghani e detenuti illegalmente, per 8 giorni, in una prigione sconosciuta, senza alcuna assistenza legale né formalizzazione ufficiale dei capi d’accusa. In proposito, la violazione delle procedure d’arresto e di carcerazione avrebbero dovuto suscitare una certa riprovazione delle autorità italiane, dal momento che all’Italia, tra i vari compiti, è stata demandata anche la riorganizzazione del sistema penale (QUI). In alternativa, se avete problemi a visualizzare il contenuto del link, potete cliccare QUI.
  Immancabili come sempre, coerenti con la filosofia che ispira le menti sublimi del nuovo Partito dell’Amore sottolio di ricino, sono subito arrivate le fragorose esternazioni dei nostri festaioli membri di governo, rivolte contro ben altro obiettivo…
Tra gli “ignoti”, sui quali la procura romana si guarderà bene dall’indagare, ci sono infatti gli specialisti della calunnia organizzata a mezzo stampa, raggrumati nelle più orride discariche della peggior stampa padronale. Parliamo, naturalmente, di
‘Libero’ e ‘Il Giornale’: le due cloache gemelle che si scambiano i liquami, secondo il principio dei vasi comunicanti; le due voci della fogna a direzione interscambiabile per omologhi, tramite il tandem Belpietro-Feltri uso a mazzolar diffamando.

Ma nell’affollato club dei soliti ignoti c’è pure mezza fascisteria di governo, con la partecipazione straordinaria del ministro Franco Frattini: lo stoccafisso surgelato agli Affari Esteri, che alla vigilia degli arresti ci delizia con una preghierina laica, ribadendo la sua “piena fiducia nelle autorità di Kabul”, impalato nel suo consueto (e innaturale) rigor mortis da zombie governativo:

«Prego con tutto il cuore da italiano che quelle accuse non siano vere, perché l’idea che possano esserci degli italiani per i quali anche una parte di quelle accuse siano vere, mi fa rabbrividire.
(…) Lo prego davvero di tutto cuore, perché sarebbe una vergogna per Italia.»

  (11 Aprile 2010 – Franco Frattini)

Ogni paese ha le sue vergogne nazionali… le nostre generalmente indossano gessati e proferiscono pensierini imbarazzanti, all’insegna di una retorica patriottarda da libro ‘Cuore’, nell’ostentazione compiaciuta della sua arci-italianità, senza inutili foglie di fico a coprir le pudenda.

Se il ministro Frattini prega, il suo sottosegretario è perplesso:

«Gli arresti devono far riflettere Gino Strada e la sua organizzazione, che forse da umanitario fa un po’ troppa politica. Il governo italiano deve accertare la verità  e mi auguro che la verità dia ragione a Strada, ma ho delle perplessità»

 Alfredo Mantica, sottosegretario agli Affari Esteri.
 (11 Aprile 2010)

Chi invece non ha alcun dubbio è Ignazio Benito La Russa, il sempre loquace Ministro della Guerra con la perfetta conoscenza del caso:

«Gino Strada dovrebbe evitare di accusare il governo afghano, di gridare al complotto della Nato e di tirare dentro il governo italiano. Sarebbe più saggio se, in attesa di sapere come sono andate le cose perché non ha conoscenza del caso specifico, Strada prendesse le distanze dai suoi collaboratori, perché può sempre succedere di avere accanto, inconsapevolmente, degli infiltrati. Nel passato è accaduto tante volte. (…) La storia del complotto non sta in piedi»

 (12 Aprile 2010)

E siccome i didimi vanno sempre a coppia, non potevano mancare le strombazzate dell’instancabile Maurizio Gasparri, detto ‘Il Merda’:

«Sul caso Emergency-Afghanistan il governo italiano deve intervenire, ma per le ragioni opposte a quelle citate da certi personaggi. Già in occasione di altre vicende emersero opinabili posizioni e contatti di questa organizzazione. Ora che ci fossero armi in luoghi gestiti da questa gente si è visto chiaramente su tutte le televisioni. Il nostro governo deve tutelare la reputazione dell’Italia che impegna le proprie Forze armate in Afghanistan e in altre parti del mondo a tutela della pace e della libertà minacciate dal terrorismo. Chi dovesse vigilare poco, e siamo generosi a limitarci a questo, crea un gravissimo danno. Ci riferiamo ad Emergency. L’Italia non può essere danneggiata da queste situazioni. La nostra linea è chiara. Quella di altri no!»

Perciò la procura capitolina si risparmi pure le manfrine dell’indagine, con tanto di rogatoria internazionale; per scoprire i più che notori, le basterebbe bazzicare i dintorni di Palazzo Chigi, senza spostarsi da Roma.

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21 Grammi

Posted in Ossessioni Securitarie, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 novembre 2009 by Sendivogius

00 - Robocop Alcune settimane fa, un alto funzionario di Polizia a capo della Mobile napoletana, Vittorio Pisani, decise di levarsi qualche sassolino dalle scarpe e prendere a fiondate Roberto Saviano, contestando la decisione di accordare la scorta allo scrittore.
Nella sua requisitoria anti-Gomorra, il poliziotto spiegava ai
“non addetti ai lavori” che la causa delle minacce a Saviano, in sostanza, andrebbe rintracciata nella cattiva condotta tenuta dal tapino… Questo perché: «nel rapportarsi con la criminalità organizzata ci sono regole deontologiche, come il rispetto della dignità umana, che vanno rispettate».
Dall’alto della sua esperienza, Pisani forniva anche una preziosa nota metodologica: «Quando ho bussato alla porta di un superlatitante per arrestarlo, lui mi ha chiesto di aspettare un minuto perché la moglie era svestita. Io gli ho proposto di far entrare due agenti donne. Lui ha acconsentito e ringraziato».
Perciò, senza false modestie, il funzionario può chiosare che Napoli, con i suoi 70 omicidi all’anno, è una città pacificata: «Quasi tutti i capi clan sono detenuti e non c’è più la sensazione d’impunità di un tempo». E la differenza si nota…
 (L’intervista integrale la potere leggere qui)
Educazione e rispetto sono la base della civile convivenza. Certe accortezze sono importanti… Altro che Saviano! Uno che si permette di offendere i boss casalesi.
Stefano Cucchi invece aveva la sfortuna di essere incensurato, non un killer né un camorrista. A lui tante attenzioni non erano certo dovute. Con un curriculum criminale tanto insignificante, ogni sensibilità era fuori luogo. Per questo è morto.

01 - Stefano Cucchi IL FATTO. Stefano Cucchi ha 31 anni; è un puntino anonimo nell’immenso mosaico delle periferie romane. La notte del 15 Ottobre viene fermato dai Carabinieri in prossimità del Parco degli Acquedotti, con 20 grammi di fumo e 2 di cocaina, quindi arrestato in flagranza per spaccio e possesso di sostanze stupefacenti. E sono le 23,30.
Normale routine.
Convinti forse di aver a che fare con un narcotrafficante, visto l’incredibile quantitativo di droga sequestrata, i militari effettuano un’immediata perquisizione (senza trovare nulla) nell’abitazione di Cucchi che vive coi genitori.
Normale routine.
Ore 2,00 del 16 Ottobre. I Carabinieri formalizzano l’arresto di Stefano nella caserma dell’Appia, dove rimane fino alle 3,40 a.m.
Ore 3,55. Stefano Cucchi viene trasferito nella caserma di Tor Sapienza, in camera di sicurezza.
Intorno alle 5,00 del mattino, Stefano (che soffre di epilessia) si sente male.
In base alla ricostruzione deducibile da verbali, i Carabinieri avvertono il Pronto Soccorso che invia un ambulanza. Stefano rifiuta di farsi visitare e rimane a dormire nella sua celletta. Ad ogni modo, i paramedici si intrattengono in caserma per quasi mezz’ora per precauzione. L’infermiere riscontra le ecchimosi sul volto del ragazzo. E sono le 5,20 a.m.
Poco dopo le 9,00 del mattino, Stefano viene svegliato per essere condotto in tribunale dove lo attende il processo per direttissima. E si fanno le 9.30 a.m.
A Palazzo di Giustizia, Stefano viene nuovamente preso in consegna dai militari che hanno effettuato l’arresto e quindi affidato agli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso il tribunale.
Alle ore 12,50 ha luogo l’udienza che si conclude giusto in tempo per il pranzo (13,30). Nonostante non abbia alcun precedente penale, soffra di crisi epilettiche e presenti una forma di anoressia, a Stefano vengono negati gli arresti domiciliari, in quanto per il magistrato sarebbe un “senza fissa dimora”. E la perquisizione domiciliare dei Carabinieri? Bastava leggere la carta di identità per sapere il domicilio. Gli viene inoltre assegnato un avvocato d’ufficio, senza tenere conto della nomina di un avvocato di fiducia.
Ma questa non è nemmeno l’assurdità più grave. Nessuno si chiede il perché di quel volto tumefatto e di quei lividi che gli appesantiscono le palpebre, ad eccezione del padre di Stefano. Le richieste di incontrare il figlio vengono negate.
Dopo la condanna, Stefano Cucchi viene tradotto dalla Penitenziaria nel carcere di Regina Coeli, dove il medico di servizio certifica la presenza di “lesioni ed ecchimosi nella regione palpebrale bilaterale” e decide il suo trasferimento all’Ospedale Fatebenefratelli, per una visita di controllo più approfondita. Le lastre effettuate in ospedale evidenziano la rottura di alcune vertebre e lesioni alla testa, con una prognosi di 25 giorni.
Stefano Cucchi viene quindi trasferito al reparto detentivo presente nell’Ospedale Sandro Pertini, al Tiburtino, dove muore in stato di isolamento la notte del 22 Ottobre, per “arresto cardiaco”.
In tutto questo periodo, al ragazzo sono state negate le visite dei familiari (ai quali non è stato concesso parlare nemmeno con i medici curanti) e, pare, persino i ‘conforti religiosi’ che pure il ragazzo aveva chiesto
.

 IL REFERTO AUTOPTICO. L’autopsia di Stefano viene svolta senza la presenza di un perito di parte. È evidente l’intenzione di chiudere in fretta la vicenda. In assenza, per il momento, di dati certi si rimpallano le dichiarazioni. Per evitare che il tutto finisse occultato dietro la solita cortina fumogena, la famiglia Cucchi ha deciso di divulgare le foto del corpo di Stefano. Non mancheremo quindi di rispetto nel pubblicarle.
AVVERTENZA: Le immagini sono a forte impatto e non crediamo si debba per forza imporre la visione anche a chi non lo desidera. Tutti gli altri possono cliccare nei link appositi, perché le foto sono dure ma esplicite e molto aiutano a capire. Stefano Cucchi pesava 42 Kg al momento dell’arresto; 37 Kg dopo la morte.
 [Foto 3. La morte di Stefano Cucchi]
Per i medici che (NON) si sono occupati di Stefano «Non c’erano i segni evidenti di un pestaggio nè il ragazzo vi fece mai cenno».
 [Foto obitorio]
Inoltre il medico legale che ha effettuato l’autopsia, Dino Tancredi, non avrebbe riscontrato tracce di emorragia interna.

05 - Stefano Cucchi

L’esame autoptico rivela comunque la presenza di sangue nello stomaco e nell’uretra. Si riscontra inoltre un vasto edema cerebrale e traumi plurimi. L’occhio destro risulta rientrato nell’orbita; l’arcata sopraccigliare sinistra gonfia e la mascella destra ha un solco verticale, che presuppone un segno di una frattura.
 [Foto 4. Asimmetria delle orbite e lesioni alla mascella]
Lesione delle vertebre nella regione lombare e sacrale con frattura del coccige.

07 - Vertebre

Secondo la cartella clinica stilata dal prof. Aldo Fierro, responsabile del reparto di medicina penitenziaria all’Ospedale Pertini, la frattura alle vertebre non sarebbe “recentissima”, risalendo addirittura al 30 Settembre, come avrebbe dichiarato lo stesso Stefano. La causa sarebbe imputabile ad una rovinosa caduta per le scale. [Foto 6. Spina dorsale]
Come Stefano si reggesse in piedi da 20 giorni, andandosene in giro per la città, è un mistero che il professore non spiega. Durante il ricovero, Stefano rifiuta di alimentarsi e persino l’assunzione di liquidi, ma questo sembra non costituire un grosso problema per il personale medico.

«Non era certo mia la competenza, questo lo so, ma visto che il ragazzo continuava a digiunare, a rifiutare acqua e cibo in ospedale, si poteva magari pensare di rimandarlo a casa ai domiciliari oppure in comunità»

È di moda lo scarica-barile… 

Ponzio Pilato

 IMPROVVISAZIONI. Se fossimo più maliziosi, si potrebbe quasi azzardare un ipotesi per assurdo. Una di quelle supposizioni che sfidano l’impossibile e violano la logica… Il frutto perverso della nostra psiche distorta… Immaginiamo allora di essere infettati dal germe di un’insana follia…
Stefano-CucchiStefano viene colto da una crisi epilettica subito dopo l’arresto. È notte fonda ed i militari, già scoglionati dal turno di notte, ci mettono un po’ a capire… pensano che stia dando in escandescenze, magari è un tossico in crisi di astinenza! Qualche ceffone e la fa finita! E invece Stefano continua, nonostante i pestoni dietro la schiena (le vertebre) e i calci nel culo magari con gli anfibi d’ordinanza (il coccige). ‘Ma che cazzo! E se sta male davvero?!?’ Allora si chiama l’ambulanza…
Assurdità; infamate!
Oppure un bel ‘comitato di benvenuto’ a Regina Coeli, tanto per ammorbidire i nuovi arrivati, specialmente se hanno fatto casino durante il fermo… il famigerato corridoio… Come al G-8 di Genova, a Bolzaneto o alla Diaz… Ma qualcuno stavolta esagera….
Altre assurdità; pura follia!
Appunto. Per questo sarebbe meglio fare chiarezza attraverso il rigido accertamento della Verità. E se le demonizzazioni non servono a nulla, francamente ha stancato questa sacralizzazione a priori della ‘divisa’ e dell’uomo che la indossa, assurto a status semi-divino nell’infallibilità dell’impunità.

“In Italia, le forze dell’ordine sono, per definizione, sante e immacolate. Il poliziotto letterario-televisivo italiano è una specie di icona, al massimo un simpatico pasticcione, più spesso un eroe purissimo. E se emerge che un generale dei carabinieri patteggiò con la mafia, nella letteratura della penisola detta impropriamente noir non ne resterà traccia”.
 (Valerio Evangelisti – 20/10/09)

In tal senso, si distinguono vecchi fascisti come Filippo Ascierto, che però scambia i Carabinieri italiani con i Carabineros cileni di Pinochet; e soprattutto Ignazio La Russa,  il guerrafondaio  alla Difesa, cha ha subito sentenziato:

“Non sono in grado di accertare cosa sia successo ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione. Non c’è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo, ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di riferirlo perchè si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri in servizio di forze di polizia, dall’altro lato al ministero dell’Interno, dall’altro al ministero della Giustizia”

Ministro dell’Interno che sembra non essere interessato minimamente dalla faccenda. Interpellato nel merito, da una giornalista che ha osato rivolgergli la fatidica domanda, il padano Maroni non ha trovato niente di meglio che continuare a gingillarsi col suo cellulare, impegnato ad inviare i suoi messaggini.
Onore invece a Filippo Rossi e a Ffwebmagazine, la testata online della “Fondazione Fare Futuro”, a dimostrazione che persino in Italia potrebbe esistere una Destra democratica e rispettabile:

“Verità e legalità per tutti: in fondo è semplice. Uno Stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici. Non può esistere una terra di mezzo in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l’indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un codice non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale”

Si può morire per poco più di 21 grammi di roba? Evidentemente sì. In Italia, valgano una condanna a morte.

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IL MINISTRO DELLA GUERRA

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 settembre 2009 by Sendivogius

 “In Afghanistan bisogna restare per mantenere alto l’onore dell’Italia
 (Franco Frattini; Ministro degli Esteri – 17 Sett. 09)

Soldatini Veramente, ci avevano detto (ed alcuni ci credevano pure!) che la permanenza del contingente italiano in Afghanistan fosse una ‘operazione di polizia internazionale’ volta all’instaurazione della democraziain nome della libertàper la difesa della paceper il ripristino del diritto… ed altre fioritefantasie lessicaliche infarciscono le banalità propagandistiche in ogni campagna bellica.
Inoltre, la missione militare in terra afgana avrebbe dovuto pacificare l’intera regione; stabilizzare la turbolenta area, compresa tra i monti dell’Hindokush ed i deserti del Belucistan; piantare i semi di una solida democrazia e
liberare le donne dalla schiavitù del burqa…
Infatti, gli osservatori europei contestano qualcosa come due milioni di schede contraffatte alle ultime elezioni, che hanno visto la riconferma del presidente uscente Ahmid Karzai. A proposito di diritti e dignità femminile, proprio il presidente Karzai è il firmatario di una legge che, oltre al divieto di circolazione per le donne sposate, stabilisce lo stupro coniugale e, di fatto, la pedofilia col matrimonio di bambine con meno di 12 anni.
[Potrete avere un piccolo ragguaglio leggendo qui]
E per questi eccezionali risultati spendiamo milioni di euro ogni mese, mandando a crepare i nostri soldati!
Delle migliaia di danni collaterali tra la popolazione civile, notoriamente, non frega un cazzo a nessuno.
1880 - 66th soldier in southern AfghanistanAdesso sappiamo che la presenza militare dell’Italia in terra afghana è soprattutto una questione di prestigio nazionale e di ‘onore’… secondo un lessico ideologico di stampo ottocentesco e proto-fascista, che ben si addice alle moderne guerre coloniali dei nuovi imperi e del loro contorno di truppe ausiliarie.
Infatti, dopo ben 7 anni di guerra non-dichiarata, l’Afghanistan è frazionato in satrapie semi-indipendenti, dove i vari Signori della Guerra confluiti nella traballante ‘alleanza anti-taliban’ esercitano un potere feudale, ripartito su base clanica, e puntellato dai contingenti militari stranieri.
Il controllo del governo legittimo-laico-democratico non va oltre il centro di Kabul. Sulla sua stessa sopravvivenza ben pochi scommetterebbero, qualora venisse meno il supporto armato delle forze NATO.
Il tempo del conflitto viene dilatato in una spirale che si avvita su sé stessa in un moto perpetuo dai tempi indefiniti, senza una reale prospettiva di soluzione né evoluzione, nell’immanenza di un tempo presente cristallizzato nella minaccia perenne.

Il tempo di guerra è il periodo che la gente trascorre sotto i bombardamenti. Molti popoli oggi conoscono il tempo di guerra, direttamente, come i nostri nonni e genitori hanno conosciuto quello delle guerre mondiali.
 Il tempo della guerra non è la contingenza del conflitto armato ma è il periodo in cui tutto ruota intorno all’idea della guerra, ai suoi riti, alle sue minacce. Questa idea pervade oggi ogni politica e ogni attività internazionale. Sembra che non ci sia più altra soluzione che la guerra, altra chance che la guerra. Per farla le è stato perfino cambiato il nome. Gli stessi sforzi per la pace ruotano attorno all’idea di evitare la guerra e nel frattempo essa è tenuta allo stato di immanenza, con la paura. Il tempo della guerra significa che essa è sovrana e sovrasta ogni attività umana. Mentre il tempo di guerra è razionale perché rappresenta un punto eccezionale di esplosione della violenza, il tempo della guerra, come forma mentale, è una tendenza di lungo periodo e quindi irrazionale perché contrasta con le aspirazioni più utili all’uomo: la pace e la cooperazione fra i popoli. Paradossalmente, si può avere il tempo di guerra mentre si cercano la pace e il rispetto dei diritti, ma il tempo della guerra porta soltanto a percepire i diritti come giustificazione per la guerra.”

Sono le riflessioni del Gen. Fabio Mini, riprese da un’intervista di Anna Luisa Santinelli (14 Luglio 2009). Per intenderci, tra i suoi moltissimi incarichi, il generale Mini è stato addetto militare in Cina; osservatore militare in USA; Capo di Stato Maggiore del comando interforze NATO per il Sud-Europa; Comandante NATO in Kosovo; e grande esperto in studi strategici.

Winston Churchill asseriva che la guerra fosse una cosa troppo seria per lasciarla ai generali. Evidentemente non aveva mai conosciuto i politici italiani…

Liberthalia - LA RUSSA dux

Da bambini tutti abbiamo giocato coi soldatini, ma qualcuno continua a farlo anche da adulto con risvolti preoccupanti. È il caso di Ignazio Benito La Russa, lo scoppiettante Ministro della Guerra arruolato alla corte di Re Silvio.
La Russa appartiene alla nutrita schiera di folgorati  che si improvvisano grandi strateghi e, travestiti da generali, tengono il proprio culo comodamente al sicuro dietro le retrovie. In qualità di ministro, probabilmente si crede un incrocio tra Rommel ed Alessandro il macedone.
LA RUSSA IN AFGHANISTANLa Russa ferox, quello che trapiantato da almeno 40 anni a Milano parla ancora come un picciotto da “Commissario Montalbano”, è colui che più di ogni altro si è battuto per la modifica delle regole di ingaggio, che disciplinano la condotta dei militari italiani impegnati in missioni all’estero. Con la rimozione dei “caveat” e l’estensione delle ‘regole’ in senso maggiormente operativo, per interventi armati di tipo offensivo e l’impiego attivo in azioni di combattimento, il contingente italiano è diventato a tutti gli effetti una forza belligerante impegnata in operazioni di guerra. È superfluo dire che ciò risulta in palese contrasto con il dettame costituzionale e le finalità stesse della missione. 00 - Afghanistan (Dic.1878) - Peiwar Kotal battle
Tuttavia, La Russa (alias la ‘Volpe di Battriana’) non era ancora soddisfatto…
Vuoi per distinguersi con gli altri contingenti occidentali; vuoi per acquisire benemerenze atlantiche; vuoi per una insana idiozia… la Volpe di Battriana ha ottenuto che il corpo di spedizione italiano (2800 unità) venisse dislocato nel pericoloso settore sud-occidentale dell’Afghanistan, tra le province di Herat e Farah (proprio là dove i talebani sono più coriacei), insieme ad un distaccamento di 500 soldati di stanza a Kabul (a rotazione tra paracadutisti e alpini). map of Afghanistan

Nella loro nuova veste operativa, le truppe italiane, devono arginare l’avanzata dei talebani che da Farah premono verso le province occidentali del Nord e contenere le infiltrazioni dei talebani cacciati dall’offensiva anglo-americana nella vicina provincia di Helmand.
Soprattutto gli italiani devono assicurarsi il controllo ed il costante sminamento della route 517, la principale arteria stradale che attraversa tutto il territorio di Farah e collega il capoluogo provinciale alla cosiddetta ‘Ring Road’: la circolare dal quale si irradiano le principali linee stradali dell’Afghanistan.
La ‘messa in sicurezza’ della route 517 è il motivo dei frequenti giri di perlustrazione delle pattuglie meccanizzate dell’esercito italiano. A battere la strada 517 sono i convogli formati dal veicolo VTLM ‘Lince’, che la truppa chiama meno prosaicamente “scarrafone”. Maggiori sono le uscite di pattugliamento, più aumentano i rischi di attentati esplosivi ed il rischio di cecchinaggio a colpi di lanciagranate RPG… Si tratta di attacchi come quello che il 14 Luglio 2009 ha ucciso il c.m. Alessandro Di Lisio.
Approssimativamente, questo è il trappolone esplosivo nel quale lo zelo della Volpe di Battriana ha cacciato le truppe italiane.
I famosi ‘blindadi linge‘, come li chiama La Russa, sono una variante del versatile VM-80 di produzione Iveco, rinforzati con una corazzatura leggera. Al contrario dei più resistentiPUMA autoblindo PUMA e dei pesanti cingolati DARDO, hanno il pregio di essere più veloci, più maneggevoli e dinamici ma, a dispetto di quanto si dice, offrono una protezione sicuramente minore per l’equipaggio. E l’ultimo attentato nella capitale Kabul lo dimostra in modo eloquente.
DARDONell’esplosione che ha ucciso sei paracadutisti del 186° Reggimento c’era anche il c.m. Pistonami, che il 03/08/09 aveva rilasciato un’intervista profetica a Barbara Schiavulli, inviata del settimanale “L’Espresso”. Il reportage aveva un titolo eloquente: “Trappola Afghanistan”.
Ne riportiamo una parte significativa:

“Il primo caporalmaggiore Giandomenico Pistonami, come il collega Di Lisio deceduto il 14 luglio scorso, è un mitragliere, quello che sta in ralla, il più esposto perché sbuca con il corpo fuori dal Lince. “Esco tutti i giorni, faccio da scorta a materiali e persone”, racconta Pistonami, 26 anni di Lubriano (Viterbo): “Il mio è il ruolo più importante della pattuglia, ho più campo visivo e uditivo, con un gesto posso fermare le macchine che passano”. Un lavoro pericoloso, di concentrazione e tensione che lascia poco spazio alle emozioni. “Purtroppo la mia famiglia guarda i telegiornali”, aggiunge con un sorriso, “ma sono tranquilli quando mi sentono tranquillo, per fortuna ci sono Internet e il telefono”. Il posto che occupa Pistonami qualcuno lo chiama ‘sedile della morte’ e spiega che ormai molti mezzi militari di altri contingenti tengono il militare dentro al blindato con un sistema di comando per pilotare la mitragliatrice fuori. Per quanto riguarda i nostri, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, pensa di aggiungere una protezione, una sorta di torretta. Il ministro ha anche promesso l’invio, già approvato da un decreto, di due nuovi Tornado, che si aggiungeranno ai due parcheggiati a Mazar-i- Sharif, non appena sarà pronta la pista dell’aeroporto di Herat, sulla cui data di apertura non ci sono tempi certi. I Tornado italiani, come quelli tedeschi, per ora vengono usati come ricognitori, ma il governo non nega la possibilità di aggiungere cannoncini, trasformandoli in mezzi che possono sostenere azioni di combattimento. Ma tutti questi accorgimenti per rendere più sicura la missione arriveranno fuori tempo massimo, comunque dopo il periodo fatale che coincide con la campagna elettorale. Così, mentre in Italia il governo si spacca sulla questione cruciale se rimanere o meno in Afghanistan e la Lega, Bossi in testa, mostra tutto il suo scetticismo, qui i soldati affrontano la loro guerra quotidiana senza nemmeno il conforto di avere alle spalle un esecutivo concorde circa l’utilità del loro impegno.”