Archivio per Governo Monti

Il lungo sonno

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 24 giugno 2017 by Sendivogius

«Più la politica diventava autoreferenziale, più mi accorgevo di una selezione, non voglio dire al rovescio, ma quantomeno povera. Nel 1994 ho deciso di non candidarmi più. Con l’avanzare del degrado culturale ho maturato un distacco non dalla politica, perché ho continuata a farla in tutti i modi possibili, ma dai partiti. Di fronte all’involuzione dei partiti, non c’era solo l’antipolitica ma un’altra politica che andava riconosciuta. Nasce da qui la mia attenzione verso i movimenti. Tra la seconda parte del 2010 e la prima del 2011 hanno avuto anche vittorie significative: la legge bavaglio è stata bloccata, poi i successi alle elezioni amministrative del 2011 e la vittoria nei referendum. Tutto questo è il risultato di qualcosa che io chiamo “altra politica”. In tutte queste vicende i partiti, anche quando si sono in qualche modo svegliati, sono stati trascinati con grande fatica, perché non volevano identificarsi con quel mondo. Mi pare che questo sia un problema aperto. Ed ecco perché, malgrado la mia veneranda età, continuo a dire: bisogna stare sulla breccia. In questi anni, insieme a studiosi giovani, ho provato ad aprire altri fronti. Ad esempio la questione oggi molto discussa dei “beni comuni”, che è stata al centro in particolare del referendum sull’acqua: è diventata un grande tema, e ci dice che dobbiamo ripensare il concetto di proprietà. C’è insomma una società molto attenta, viva, capace di iniziative e anche di successi. La distanza dei partiti rispetto a tutto questo è grande, ed è motivo di preoccupazione. Perché nel Paese si è aperto un vuoto politico e culturale che si è pensato di poter colmare con il governo dei tecnici. Invece il degrado culturale e la lacerazione del tessuto sociale sono continuate. Con il rischio che si possano produrre altre derive pericolose.
[In merito al Governo Monti]  All’inizio confesso che ho avuto qualche accento positivo per il fatto di esserci liberati da Berlusconi. Ancora oggi, quando sento parlare di una sua nuova discesa in campo, mi vengono i brividi, anche se nulla si ripete allo stesso modo. Ma quello di Monti è stato un governo di assoluto unilateralismo. Non si può impunemente colpire in modo così frontale i diritti sociali. Questo approccio sta già determinando non solo malessere, ma una rivolta sociale. E di questo ci dobbiamo preoccupare. Si dice governo dei professori, dei tecnici: invece è un governo straordinariamente politico. Deve tornare la buona politica, altrimenti resteremo prigionieri di un meccanismo che avrà l’occhio rivolto soltanto al funzionamento dei mercati, alle borse e allo spread. Io, che ho avuto la fortuna di essere tra coloro che hanno scritto la Carta dei diritti fondamentali della UE, so che in quel testo ci sono tante lacune. Ma ci sono anche i grandi valori di riferimento. Non possiamo lasciarci alle spalle il modello sociale europeo dicendo: “È l’economia bellezza”. L’Europa ha avuto la grande capacità di uscire da una logica tutta proprietaria, di inventarsi un altro modo di guardare ai diritti delle persone. Questo è il grande tema che abbiamo di fronte. Grazie alla storia della sinistra, alla quale io torno sempre. Testardamente

Stefano Rodotà
(17/04/2013)

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(51) Cazzata o Stronzata

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 maggio 2013 by Sendivogius

Classifica MAGGIO 2013”

Ultimatum alla Terra In concomitanza con l’ennesimo monito presidenziale (l’ultimo di una corposa collezione retorica), giunge il rapporto dell’ISTAT, sulla catastrofica situazione della disoccupazione in Italia, e soprattutto la relazione del governatore della Banca d’Italia, che nella sostanza invita a persistere nella prosecuzione ad oltranza delle ricette terminali che ci hanno condotto ad una recessione più devastante di quella del lontano 1929.
È alquanto straniante ascoltare le parole del governatore Ignazio Visco mentre parla di una crisi economica, che si voleva inesistente [QUI] ad eccezione degli avvertimenti di qualche “disfattista”, e mentre denuncia con ampio ritardo i disastri della cura monetarista made in Monti: quella che doveva rilanciare economia e occupazione in nome del rigore, stroncando nei fatti ogni prospettiva di crescita tramite la distruzione progressiva del tessuto sociale e produttivo. Tanto che ora si parla addirittura di “crisi strutturale”, nella reiterata incapacità di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici, in corso soltanto da un paio di decenni, a tal punto da rimpiombare il Paese indietro di 35 anni… Proprio in concomitanza con la fallimentare esperienza del primo “governo di larghe intese” (quello del 1978 con Andreotti premier), giustamente riproposto in riedizione aggiornata al trapasso dei tempi. Ma non si potevano certo scontentare le pretese del Monitore dall’alto del Colle, che adesso bofonchia qualcosa sullo scollamento dei cittadini dalle istituzioni, sul crollo di credibilità dei partiti, e sui rischi nella tenuta della coesione sociale, contro il rischio dei quali la grande ammucchiata neo-democristiana (miracolata da un’opposizione inconcludente come quella dei 5 Stelle) è certamente la migliore delle risposte possibili, dopo la letale esperienza del direttorio tecnocratico a guida Monti.
Ovviamente, la risoluzione dei problemi è stata rimessa alla riproposizione dei medesimi schemi all’origine della catastrofe finanziaria, piuttosto che nella rimozione delle cause, secondo una visione macroeconomica quantomeno discutibile.
Tra i successi della ferale accoppiata Monti-Fornero vale la pena ricordare le eccezionali controriforme [QUI]: dal “mercato del lavoro” (trasformatasi in un’inarrestabile fabbrica di disoccupati), all’ennesima revisione pensionistica (con la catastrofe sociale degli “esodati”), passando per quella forma estrema di eutanasia sociale chiamata “fiscal compact”
Tuttavia, a volerli ascoltare, i segnali di allarme c’erano tutti. E non era difficile accorgersene, tant’è che persino noi, dal fondo della nostra ignoranza, ne avevamo accennato ripetutamente:
Dalle inquietanti analogie coi disastrosi esperimenti ultraliberisti nell’Argentina di Felipe Cavallo [QUI];
All’annunciato crollo del prodotto interno [QUI], perché ‘crescita’ non fa rima con ‘rigore’;
Al costante stato confusionale del Governo Monti [QUI], nell’evidente dissociazione tra il trionfalismo dei proclami e la miseria dei fatti [QUI], precipitati in un tunnel senza luce [QUI] nella manipolazione costante dei dati [QUI], in nome di un più ampio disegno poco economico e molto ideologico [QUI].
A giudicare dalla caratura politica ed etica dei protagonisti vecchi e nuovi, la notte sarà ancora lunga e terribilmente buia…

Hit Parade del mese:

01. TRAUMI

[28 Mag.] «Ho sottovalutato il derby Roma-Lazio. È stato un trauma impressionante per la città, e non abbiamo ben valutato il tifo calcistico, che ha bloccato 200 mila persone. Il derby ha danneggiato noi del centrodestra per la tipologia delle candidature: quella di Marino è più lontana dallo stadio»
(Gianni Alemanno, il Podestà)

02 - Rotondi02. INDIGENZE

[17 Mag.] «Sicuramente io appartengo alla gente povera, perché anche se il “Corriere della Sera” ci descrive come casta, noi facciamo parte degli italiani meno abbienti. Io sicuramente non sono una persona abbiente, noi parlamentari siamo ceto medio.»
(Gianfranco Rotondi, il nuovo povero)

03 - Scilipoti03. SENSO DI RESPONSABILITÀ

[20 Mag.] «La politica dovrebbe fare quello che ho fatto io, mettere gli interessi dei cittadini prima di quelli dei partiti. Oggi c’è un governo di grande responsabilità: quello che cercavo di dire io tre anni fa e nessuno mi ascoltava.»
(Domenico Scilipoti, l’Incompreso)

04 - Ilaria Carla Anna Borletti Dell’Acqua in Buitoni04. QUESTIONI DI STILE

[03 Mag.] «I 710 mila euro che ho dato al movimento di Monti? Ho sentito questa urgenza, ma non per questo mi aspettavo un posto da ministro. Come potrei ambire ad una poltrona? Non è nel mio stile.»
(Ilaria Carla Anna Borletti Dell’Acqua in Buitoni, la Sobria al governo)

05 - famme 'na bocca!05. SPIRITO DI CARITÀ

[16 Mag.] «Sapete che vi dico? Che se quelle di Berlusconi sono prostitute, allora io sono lesbica! Perché io mantengo due giovani donne in difficoltà economica, e ogni mese pago loro uno stipendio. Sono lesbica!»
(Daniela Santanché, la Filantropa)

05b - Biancofiore05.bis PARI OPPORTUNITÀ

[04 Mag.] «Sono le associazioni gay ad autoghettizzarsi, la loro è una casta. Io non sono mai stata omofoba: chiunque abbia un amico gay conosce la sofferenza di quando ti fanno giocare a soldatini, da piccolo, o con le pistole. Io odio le discriminazioni verso gli animali, si figuri verso le persone! Sa qual è la verità? La verità è che certe mie posizioni personali sono uguali a quelle di Papa Francesco! Solo che da lui si genuflettono… mentre con me?»
(Michaela Biancofiore, Immancabile)

06 - Porca e Suino06. ASSENZE

[22 Mag.] «Don Gallo uno di noi, ci mancherai!»
(Flavio Briatore, il Compagno)

07 - Fico07. DE-CRESCITA

[28 Mag.] «Siamo in lenta ma costante e inesorabile crescita… A Portici siamo quasi al 9%!»
(Roberto Fico, Pasdaran 5 Stelle)

08 - M.Mauro08. SI VIS PACEM PARA BELLA

[23 Mag.] «Credo che siamo tutti quanti d’accordo nel riconoscere che il valore più importante che condividiamo nella nostra civile convivenza sia la pace. Sistemi di difesa avanzati, come i caccia F35, servono per fare la pace.»
(Mario Mauro, il Pacificatore)

09 - Marini09. SOBRIETÀ

[23 Mag.] «In questi tempi difficili un matrimonio fa sognare, e richiama valori importanti quali l’incontro col Signore e la consacrazione dell’amore. Non solo la diretta Rai1 delle mie nozze è stata un’operazione intelligente, ma da parte del servizio pubblico anche doverosa.»
(Valeria Marini, The Bride)

10 - Sallusti10. MEMENTO

[08 Mag.] «Non dimentichiamoci che delle leggi ad personam di Berlusconi hanno goduto anche tutti gli italiani.»
(Alessandro Sallusti, delinquente abituale)

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Il Nobil Signore

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 marzo 2013 by Sendivogius

Barry Lyndon

L’Italia è da sempre canovaccio ideale per le ambizioni di idioti intraprendenti e di stolidi imbecilli impettiti dietro ad un blasone nobiliare. Entrambi sono in costante concorrenza, e comprensenza in triplice fusione, col vero protagonista del panorama nazionale: il buffone intronizzato.
Giulio Maria Terzi di Sant'AgataTuttavia, l’esuberanza un po’ gaglioffa e plebea del cretino in carriera cozza spesso con la sobrietà ingessata ed il prestigio dell’imbecille dal pedigree certificato: razza ‘barona’ prima ancora che ‘padrona’.
Se i primi abbondano ad ogni livello, nel tripudio dell’incompetenza al potere (e la democrazia in questo è pessimo filtro di selezione), gli imbecilli blasonati sono una specialità in genere circoscritta al rango ed al censo di oligarchie aristocratiche, che si credono ‘migliori’ per vocazione ereditaria. Indistintamente, passano dal boudoir di famiglia al gabinetto di governo, dove (in caso di errori) fanno molti più danni di quanti riescano ad un cretino ordinario di più basso lignaggio. E nella reiterazione del danno raggiungono a volte vette sublimi, inarrivabili per un idiota qualsiasi. Quando questo avviene (e accade di sovente!), Tesi e Antitesi confluiscono verso la Sintesi perfetta dell’imbecillità sovrana, dove il cialtrone incallito sposa il cretino assoluto in una unione di vaporosi sensi. Ma niente è più pernicioso di un imbecille che si crede furbo.
In merito, la Storia italiana abbonda di esempi illustri…
Alla categoria appartiene certamente il conte Urbano Rattazzi (1808-1873), ministro della Real Casa, soprannominato “Suburbano” per i suoi intrallazzi.
Urbano RattazziCome presidente del consiglio (1862), Rattazzi, che evidentemente si crede emulo di Cavour, in combutta col re, fa intendere a Giuseppe Garibaldi (il quale, da cretino generoso, si butta a capofitto in ogni impresa per ripensarci dopo i fuochi) che se proprio vuole marciare su Roma il governo piemontese non lo ostacolerà e che anzi gli fornirà supporti e vettovaglie, salvo sconfessarlo pubblicamente in caso di insuccesso. Poi, non appena i Garibaldi ed i suoi sbarcano indisturbati in Calabria, dopo aver proceduto ai reclutamenti in Sicilia col beneplacito delle autorità sabaude, il Re si defila e Rattazzi ci ripensa. Il ministro diventerà famoso per la cosiddetta infamia d’Aspromonte (29/08/1862), con Garibaldi preso a fucilate dal regio esercito ed i volontari passati per le armi, quale ricompensa per aver regalato un regno ad un monarca fellone: quel Vittorio Emanuele II, suino coronato di rara ottusità e pessime maniere, che con involontaria ironia l’agiografia post-risorgimentale ha rinominato re galantuomo.
Emanuele OrlandoAltri esempi di successo sono Vittorio Emanuele Orlando (1860-1952) ed il suo degnissimo compare Sidney Sonnino che, dopo aver trascinato gli italiani nell’immane carneficina della prima guerra mondiale, alla successiva conferenza di pace a Versailles pensano di convincere le potenze vincitrici a riconoscere le loro pretese territoriali, ricorrendo a sceneggiate melodrammatiche e lacrime copiose. Ridicolizzati pubblicamente, se ne tornano sdegnati a casa e fanno gli offesi col broncio, aspettandosi scuse ufficiali. Poi, siccome non se li caga nessuno, tornano in fretta e furia alla conferenza con la coda tra le gambe, per beccare le ultime briciole disponibili sul piatto. In tal modo daranno origine alla leggenda della “vittoria mutilata”, spianando le porte all’avvento del fascismo, al quale peraltro Orlando aderirà con entusiasmo, Ci ripenserà qualche anno dopo e, in polemica col nuovo regime, non troverà di meglio che intonare un accorato elogio della mafia quale tratto di sicilianità (mafioso mi dichiaro io e sono fiero di esserlo!).

I soliti idioti

Come ebbe a dire Eco, per bocca dei personaggi de Il Pendolo di Foucalt, l’imbecillità è soprattutto comportamento sociale di una certa complessità (ne avevamo parlato in diverso contesto QUI):

«L’imbecille è quello che parla sempre fuori dal bicchiere (…) Lui vuole parlare di quello che c’è nel bicchiere, ma com’è come non è, parla fuori. È quello che fa le gaffe, che domanda come sta la sua bella signora al tizio che è stato appena abbandonato dalla moglie.
(…) L’imbecille è molto richiesto, specie nelle occasioni mondane. Mette tutti in imbarazzo, ma poi offre occasioni di commento. Nella sua forma positiva diventa diplomatico. Parla fuori del bicchiere quando le gaffe le fanno gli altri, fa deviare i discorsi.
(…) L’imbecille non dice che il gatto abbaia, parla del gatto quando gli altri parlano del cane. Sbaglia le regole di conversazione e quando sbaglia bene è sublime. Credo che sia una razza in via d’estinzione, è un portatore di virtù eminentemente borghesi.»

Meo PataccaDi solito, al potere ci arrivano seguendo le imperscrutabili vie della cooptazione per diritto di nascita, pescati a titoli dal villone avito su declamazione clanica; gravati più dal peso delle patacche appuntate sul petto, che dal senso di responsabilità. Il dramma è che una volta insediati si reputano insostituibili e (peggio ancora!) inamovibili.
Mutato nomine, l’eccellente accoppiata ‘tecnica’ tra Giulio Maria Terzi di Sant’Agata (Affari Esteri) e l’ammiraglio Giampaolo Di Paola (Difesa) sembrano fare il paio ad altri formidabili didimi della commedia, da Gianni e Pinotto, a Stanlio ed Ollio, fino ai più modesti Boldi e De Sica.
Gli intraprendenti ministri di un governo dimissionario, sulla pessima vicenda dei due marò in Kerala, hanno regalato al Paese intero una formidabile figura di merda dalle proporzioni titaniche. Nell’ordine sono riusciti:
A creare una crisi diplomatica senza precedenti con l’India; non prima di essere ridicolizzati in Europa che, come d’abitudine, ha declinato ogni interessamento comunitario che non riguardi banche e mercati.
A riconsegnare gli sventurati Latorre e Girone, dopo aver indispettito come non mai le autorità indiane, e senza ottenere alcuna garanzia o impegno certo sulla categorica esclusione di un eventuale ricorso alla pena capitale, fino all’istituzione (senza precedenti) di un tribunale speciale.
Qualunque sia l’opinione sui marò, sono riusciti a vanificare ed annullare tutte le attenuanti che potevano essere espletate in sede processuale, in risposta ad una condotta finora ineccepibile e ossequiosa della parola data.

Giulio Terzi di Sant'Agata - (foto di Resizer)

Se ancora ce ne fosse bisogno, è la dimostrazione provata che un imbecille, anche se “austero”, resta pur sempre tale…

«Spiace che Mario Monti, chiamato alla massima responsabilità proprio in virtù del suo prestigio internazionale, concluda la sua vicenda di statista con questo desolante pasticcio di politica estera. In fondo, il caso dei marò è stato l’unico episodio di risonanza mondiale del governo dei tecnici. Ed è stato un episodio in due atti. Primo: darsela a gambe fedifraghe. Secondo: arrendersi senza condizioni al primo “bau”. Il tutto a conferma del pregiudizio che da sempre l’Italia si porta dietro: è la nazione vaso di coccio, è il paese di don Abbondio e del miles “vana-gloriosus”, è lo Stato dello sbruffone che si infila a letto con un occhio rosso per evitare un processo, è l’esercito del capitano vanitoso e fellone che abbandona la Concordia nel momento del naufragio, è la Marina di “navi e poltrone”, è il governo astuto e ganzo che maramaldeggia con l’India…
Fossimo in altri tempi e con altre grammatiche, onore, buon senso e fegato vorrebbero che il nobile Giulio Terzi di Sant’Agata e l’ammiraglio Giampaolo Di Paola si consegnassero agli indiani al posto dei due marò.»

 Francesco Merlo
L’onore perduto della diplomazia

Ovviamente i due ministri interessati non ci pensano proprio a dare le dimissioni da un governo di non eletti che, nei fatti, non può essere nemmeno sfiduciato avendo già rassegnato le dimissioni tre mesi addietro, ma tuttora in carica e per giunta senza alcuna legittimazione parlamentare, in una situazione complessiva che definire surreale è riduttivo.

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(45) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 novembre 2012 by Sendivogius

Classifica NOVEMBRE 2012

 Dopo Monti c’è solo Monti… Ce lo chiede l’Europa… Fare i compiti a casa… Finire come la Greeeeciaahh… Pensiamo ai ggggiovani… La Crescita c’è ma non si vede… La Crisi è finita… La Ripresa comincerà a metà del 2013… Continuare l’Agenda Monti… Cresci Italia… Salva Italia… Sviluppa Italia… FOTTI ITALIA!
C’è da chiedersi chi mai sia lo spacciatore di fiducia di questi austeri fattoni in overdose techno-mode, dopo i savage party dei bunga-bunga house.
Dopo il Cazzaro scollacciato in versione nana, abbiamo la variante ‘sobria’… La differenza è che il primo raccontava le barzellette zozze ai vertici internazionali; invece il secondo sembra perennemente sotto carica, mentre articola suoni meccanici utilizzando la batteria di riserva.
Sono i tempi dell’austerità per decreto, con la partecipazione straordinaria del Monitore dall’alto del Colle. Tutto ciò che ai tempi del Pornonano era tabù e ad ogni spiffero faceva gridare le anime candide dell’opposizione responsabile all’emergenza democratica (al Lupo! Al Lupo!) è diventata prassi ordinaria di governo, senza che si levi più il minimo sussurro. Il risultato è eccezionale. Il Governo Monti è riuscito ad ottenere in pochi mesi, ciò che al povero Silvione non era riuscito di fare in 20 anni di indefessa attività politica: l’abolizione dell’art.18 con la libertà di licenziamento senza giusta causa; la cancellazione dei contratti collettivi di lavoro; il totale isolamento della CGIL; la distruzione della Scuola pubblica; il manganellamento indiscriminato di ogni oppositore, con la proposta di leggi speciali che limitino la libertà di partecipazione; la stesura di una legge liberticida contro la libera informazione; la deroga ai limiti della costituzionalità delle normative dello Stato; l’accentramento quasi esclusivo delle funzioni legislative, da parte dell’esecutivo; l’abuso istituzionalizzato della decretazione d’urgenza; lo svuotamento delle prerogative parlamentari, attraverso il ricorso spropositato al voto di fiducia; l’eliminazione di ogni politica sociale, in nome del liberismo più estremo… E, per concludere in bellezza, lo smantellamento progressivo del Servizio Sanitario nazionale.
Forse qualcuno dovrebbe spiegare alla dirigenza del povero Partito Democratico in drammatica crisi di identità, che attualmente sta appoggiando (insieme ai vari Cicchitto e i Gasparri) un governo di destra, di ultra-liberisti neo-monetaristi, composto quasi esclusivamente da ex consulenti ed ex sottosegretari dell’esecrato Governo Berlusconi, dal quale in massima parte il prof. Monti ha ereditato la famosa “agenda”…
Il contorno, se possibile, è anche peggio… Da segnalare: la discesa in campo di un’altra mezza dozzina di miliardari, come se uno non avesse già fatto danni a sufficienza.
E poi c’è il Celeste che fotografa gli UFO, durante la sua trasferta francese; siamo agli incontri ravvicinati del III tipo: Formigoni giganti dallo spazio profondo invadono Parigi
Per non parlare del finto rapimento del ragionier Spinelli, addetto al pagamento delle marchette pro domine
In compenso ci sono le “primarie”! Dalle Non-Primarie del PdL, alle Ultimarie del PD, con il bambino Matteo che pretende di farsi eleggere coi voti dei berlusconiani in incognito.
Ovviamente Beppe Grillo, col suo marchio di proprietà (M5S), rilasciato su concessione in franchising, non ha di questi problemi: decide tutto lui (al massimo evoca lo spirito del Casaleggio), mentre gli adepti della setta preparano i casting per la campagna promozionale interna.
È interessante constatare come, dopo mesi di flatulenze rivoluzzzionarie, ad eccezione dei latrati rabbiosi del tribuno ligure e della sua cucciolata ringhiosa di piccolo borghesi dalle pulsioni criptofasciste, che si abbevera confusamente al sito vendite del Profeta, il sedicente M5S sia totalmente ASSENTE ovunque vi sia una protesta sociale vera: dalla Scuola alla Sanità, dall’ILVA alla FIAT, dall’ALCOA al SULCIS, dai licenziati dell’Almaviva alle operaie cassaintegrate della OMSA… In compenso, Giancarlo Cancellieri, l’apostolo della rivoluzione in Sicilia, ha scoperto l’incredibile scandalo del listino prezzi al bar del Palazzo dei Normanni! Chissà cosa accadrà quando apprenderà dell’esistenza di quella strana ‘cosa’ chiamata mafia..!
Per le prossime elezioni politiche, insieme ai cialtroni che non mancano mai, tra le offerte più gettonate, ad eccezione del  ritorno del Fronte dell’Uomo Qualunque, e della sopravvivenza dei nazi-padani della Lega, smarrita ogni opposizione e velleità di cambiamento, abbiamo un unico programma di governo, scritto tra Berlino e Bruxelles (il Programma B.B), e il ritorno della Democrazia Cristiana in forma tripartita: democristiani di osservanza andreottiana (PdL); democristiani di osservanza forlaniana (UdC); democristiani di osservanza morotea (PD).

“Only the Paracul Survive”

 di Alessandra Daniele
 (19/11/12)

 Dopo alluvioni e uragani, è apparso un nuovo inquietante fenomeno climatico: piovono lacrimogeni.
La catastrofe incombe, come sopravvivere? Possiamo imparare dalla specie che in tutta la nostra Storia se n’è dimostrata più capace, ben oltre i limiti dell’umano: i democristiani. Originari del Cristocene, ma de-evoluti nella forma attuale durante il Giuliassico (Andreottiano) sono stati erroneamente considerati a rischio estinzione dopo la glaciazione di Tangentopoli, ma sono riusciti, anche assimilando altre specie, a tornare al vertice della catena alimentare della politica italiana. Oggi, vent’anni dopo la morte presunta della DC di Forlani, di fatto un democristiano è Presidente del Consiglio, forse a vita; il vice di Forlani ha il voto decisivo sulle riforme; e la leadership della ricostituita DC, partito di maggioranza relativa, è contesa fra il democristiano d’allevamento Renzi, e Papa Bersani XXIII.
Quali sono le regole per riuscire a sopravvivere a tutto, e a risalire di corsa in cima alla dispensa, come solo i democristiani sanno fare? Vediamone alcune:
– Accumulare risorse
Procurarsele non basta: mentre altri le sperperano in ostriche, puttane, e videopoker, un vero democristiano sa come risparmiarle e farle fruttare. Anche quando si concede una vacanza esotica, fa in modo che gli sia pagata da altri.
– Saper adoperare qualsiasi cosa come arma
Per la maggior parte di noi non è facile usare un’arma contro un nostro simile. Per la maggior parte dei democristiani è facilissimo anche usare noi come armi contro i nostri simili. Tutte le volte che spingono una categoria contro l’altra ugualmente sfruttata, discriminata, tartassata da stangate che mai toccano le loro risorse.
– Adattarsi e mimetizzarsi
L’esplosione della vecchia DC ha emanato una micidiale ondata di democristiani che sono schizzati a ficcarsi ovunque come i frammenti d’una bomba, comportandosi all’inizio come quelle schegge di plastica concepite apposta per non essere individuate ai raggi X. A seconda del gruppo in cui s’erano infilati, si sono finti riformisti, liberisti, federalisti da sempre. Così, non sono stati rimossi in tempo.
– Insediarsi e assimilare
Appena acquistato il minimo di potere necessario, i democristiani hanno ricominciato a comportarsi come le cellule della Cosa – The Thing – assimilando, e trasformando ogni partito nel quale si trovavano in una copia della DC. Corrotta, clericale, classista, in balia delle lotte fra correnti: tutta la politica parlamentare italiana è oggi un’unica Democrazia Cristiana, alla collettiva ricerca d’una legge elettorale che le consenta di rimanere tutta al governo per sempre, tenendone lontano il M5S.
Finché non l’avranno assimilato.

Nota: «La notizia più grave del giorno è il ritiro di Mussolini dal potere. L’accolgo con molta calma. Il gesto del Duce lo credo atto di saggezza, che gli fa onore. No, io non getterò pietre contro di lui. Anche per lui sic transit gloria mundi. Ma il gran bene che lui ha fatto all’Italia resta» – Papa Giovanni XXIII (allora arcivescovo Roncalli) citato da Pierluigi Bersani come suo maestro Jedi di riferimento.

Hit Parade del mese:

01. POTEVA ANDARE PEGGIO…

[20 Nov.] «L’OCSE recentemente ha stimato che le riforme messe in campo contribuiranno a una crescita di 4 punti percentuali sul Pil nei prossimi 10 anni»
  (Mario Monti, l’austero cazzaro)

02. PIÙ PIL(U) PER TUTTI

[11 Nov.] «L’andamento del PIL in Italia sarà del meno 2,4% o meno 2,3% quest’anno e meno dello 0.2% [0,5% – 0,8% n.d.r.] o addirittura in pareggio nel 2013.
Il segno meno permane in tutti e due gli anni considerati, ma tra l’uno e l’altro si registra un miglioramento di te punti che significa un aumento di circa il 50% di PIL non sono la luce?
A me sembrano considerazioni elementari»
 (Eugenio Scalfari, elementare Watson!)

03. LA BUONA POLITICA

[28 Nov.] «Voglio spiegare ai ragazzi la buona politica, come ci si muove, come trattare»
  (Domenico Scilipoti, il Mentore)

04. EMERGENZA SOCIALE

[15 Nov.] «Ma cosa dovrebbe fare un parlamentare che a 40 anni, dopo due legislature, non può più candidarsi? L’esodato di Stato? Ci vorrebbe un’indennità di reinserimento, mentre cerca lavoro»
 (Giuliano Amato, il Compassionevole)

05. BONJOUR FINESSE!

[02 Nov.] «Polizia e carabinieri votano tutti per noi: mi dicono che hanno due coglioni gonfi così di portare i politici a fare la spesa, accompagnarli ai concerti o a scopare le loro fighette»
  (Beppe Grillo, il Fogna)

06. BUNGA-BUNGA!!!

[13 Nov.] «Ma quale crisi!? Sono passata davanti ad un famoso bar di Roma alle 10 del mattino, ed era pieno di gente che si faceva cornetto e cappuccino! Se ci fosse davvero tutta ‘sta povertà!»
 (Michaela Biancofiore, la MarieAntoiniette del cappuccino)

07. Primarie PDL (I)

[18 Nov.] «Le primarie del Pdl saranno un evento storico non perché saranno le prime nella storia del nostro movimento, ma perché dovranno scegliere il successore di Berlusconi.»
 (Silvio Berlusconi, Belli Capelli)

07.bis Primarie PDL (II)

[23 Nov.] «Se alla primarie del PdL ci sono indagati non mi candido»
 (Angelino Alfano, l’Immacolato)

07.ter Primarie PDL (III)

[08 Nov.] «Andrò alle convention delle primarie Pdl per spiegare agli italiani cosa votare. Gli italiani devono imparare a votare»
 (Silvio Berlusconi, il Pedagogico)

08. ANCHE I POVERI RIDONO

[10 Nov.] «Farei una patrimoniale per chi ha più di 10 milioni di euro patrimonio. Non perché ‘anche i ricchi piangono’, ma perché anche i ricchi devono fare vedere che intendono farsi parte attiva del risanamento e avere la legittimazione morale. La patrimoniale la vogliono i ricchi»
 (Giampiero Samorì, l’Aspirante)

08.bis FRESH & SHIT

[27 Nov.] «Forza Italia evoca freschezza e ricambio. Ci sarà tutta la Berlusconi generation»
  (Michaela Biancofiore, la Papigirl)

09. COPYRIGHT

[07 Nov.] «Non voglio dire che i democratici americani hanno copiato le parole del mio movimento, “Avanti Insieme”, ma sono proprio le formule usate da Obama … “avanti” e “insieme” … e questo è indicativo»
 (Giulio Tremonti, Maitre a Penser)

10. LE IDEE CHIARE

[01 Nov.] «Lei sta facendo un danno a Berlusconi con quello che dice, non gli sta facendo un favore! Ma per chi lavora lei? È pagato dal PD o da Berlusconi?»
 (Maria Stella Gelmini, la Maestrina)

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FINAL DESTINATION

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 novembre 2012 by Sendivogius

«Dopo un anno l’Italia è saldamente sulla via del cambiamento, di certo è un’Italia che adesso può guardare con più fiducia verso il suo futuro. Un futuro che sarà prospero se si continuerà sulla strada intrapresa, senza disperdere il lavoro che è stato compiuto fino ad oggi.»

 (Il Consiglio dei Ministri – Nov.2012)

Gli strabilianti risultati della terapia bocconiana li avevamo già ricapitolati QUI.
È ovvio che un ‘lavoro’ così ben fatto vada continuato, onde non disperdere effetti tanto straordinari…
Con un’economia reale stremata a condizioni post-belliche, senza alcuna prospettiva di “boom” se non il collasso di un intero tessuto sociale, in Italia siamo ormai alle verità di Fede. Il direttorio tecnocratico crede nei miracoli ed alla realtà dei fatti preferisce il culto delle visioni mistiche. Dall’alto del loro empireo accademico, lontani dalle anguste miserie dei comuni mortali, i professoroni preferiscono la libertà degli spazi siderali, dove l’aria rarefatta amplifica le allucinazioni nello stato comatoso di tunnel senza luci. E mentre i sacerdoti dell’Austerità per decreto trasformavano l’Italia in un immenso laboratorio accademico per i loro esperimenti sociali di teoria macroeconomica, ci hanno rifilato una riuscita serie di spauracchi costruiti ad hoc (la Grecia) e favolette di successo (secondo le quali avremmo vissuto al di sopra delle nostre possibilità), opportunamente amplificate dai media embedded dei potentati finanziari, interessati al grande piano di riorganizzazione post-democratica.
Bocciata nei fatti su tutti i parametri [QUI] l’Agenda Monti rimane la bibbia di riferimento per padroni e sindacati gialli, nella prosecuzione di un’esperienza che (per carità!) non va certo dissipata.
Principale (se non unico) risultato, è il contenimento dello spread sui titoli di Stato, ovvero il differenziale con i bund tedeschi, ad una media di 360 punti, che comunque (a fronte di una cura da cavallo) rimane elevato e non giustificabile. Più è alto il differenziale di riferimento, più aumenta l’importo degli interessi da pagare ai sottoscrittori dei titoli pubblici, emessi per il finanziamento delle spese correnti inerenti il funzionamento della macchina statale, incrementando di converso l’enorme debito pubblico che grava sul bilancio italiano.
Nella notte buia in cui tutte le vacche sono nere, ci si dimentica di dire però che nel 2007 lo spread era sotto i 50 punti e certo non costituiva un problema per l’incremento di un debito pregresso, in massima parte ereditato dalla finanza allegra degli anni ’80 [QUI!], e nell’ultimo decennio tenuto costantemente sotto controllo, senza incidere sulla tenuta economica e la stabilità finanziaria di un intero Paese, fino a quando non è improvvisamente diventato un problema…

Infatti, bisognava scegliere se continuare a finanziare la spesa corrente degli Stati a sostegno delle politiche sociali o drenare risorse pubbliche per colmare la voragine del Credito privato, dissanguato dalle speculazioni della finanza strutturata. Ovviamente, si è optato per la seconda scelta col beneplacito delle oligarchie liberiste della UE ed il sostegno incondizionato dei nipotini di Milton Friedman (diffidare sempre dei nani!), tanto non pareva loro vero di poter ridisegnare la geografia sociale dell’Europa a immagine e somiglianza del Cile di Pinochet. Non per niente gli emuli nostrani dei Chicago Boys sono tra i più fieri sostenitori del Montismo ad oltranza e rilascio rapido.
Tanto per dire, un affresco del fallimento delle politiche rigoriste di ispirazione neo-monetarista ce lo danno i prudentissimi rapporti dell’ISTAT: nota congrega sovversiva di anarco-insurrezionalisti. Per questo i report in questione vengono di solito snobbati dalla grande stampa moderata e benpensante, sempre così pensosa dei destini del Paese e soprattutto del ‘mercato’.
E dunque riscopriamoli insieme…

La Dittatura del Debito
 Nel Rapporto Annuale del 2010, prima della svolta tecnica, l’ISTAT esamina le cause della crescita del debito pubblico, nell’ambito della più generale crisi dell’euro (moneta nata male, strutturata peggio, ma la quale è vietato criticare) e soffermandosi sull’analisi del “saldo primario”, ovvero l’avanzo nei bilanci degli Stati. E viene calcolato al netto della spesa per interessi sui titoli emessi per il finanziamento corrente, che impropriamente chiamiamo “debito”.
Il saldo primario è una diretta conseguenza delle politiche fiscali adottate dai singoli Paesi e riflette le decisioni dei governi in materia economica e gestione di spesa.

«Il saldo primario, nella media dell’area è andato progressivamente deteriorandosi, passando da un avanzo del 2,3 per cento del Pil nel 2007 a disavanzi superiori al 3 per cento negli ultimi due anni.
Nel complesso del triennio 2008-2010, il saldo primario ha contribuito alla crescita del peso del debito sul Pil per 5,7 punti percentuali per l’insieme dell’UEM [Unione Monetaria Europea], ma per 47 punti percentuali in Irlanda, 20 punti in Grecia, 19 in Spagna, 14 in Portogallo e 10 punti in Francia. Solo in Finlandia, Italia e Germania ha offerto un contributo negativo, rispettivamente per 2,7, 1,7 e 1,5 punti percentuali. Nel 2010, il saldo primario è migliorato in tutti i paesi a esclusione di Irlanda, Paesi Bassi e Austria

Una situazione drammatica, ma non disperata. E soprattutto non tale da ingenerare il panico che ne è seguito. Le conseguenze (indirette) sul debito pubblico sono state esasperate in seguito all’esplosione della bolla speculativa statunitense, che ha travolto come un’onda lunga la finanza europea e in particolare le banche franco-tedesche sovresposte verso il sistema creditizio di Irlanda, Islanda e Grecia. L’Italia compariva perfino tra i paesi virtuosi!
Insomma, nulla che avesse a che fare con l’andamento sostanziale dell’economia reale. E niente che giustificasse l’imposizione delle politiche di austerity teutonica, calibrate dai tedeschi in modo da essere etero-indirizzate pro domo sua.

«Nel nostro Paese, la crescita del rapporto tra debito e Pil durante la crisi è stata determinata prevalentemente dalla spesa per interessi derivante dall’elevato livello di debito ereditato dal passato e dalla contrazione dell’attività economica.
La politica fiscale adottata dal Governo è risultata invece tra le più severe, con un ricorso molto limitato a interventi straordinari anticrisi rispetto agli altri paesi: l’Italia è, infatti, l’unica economia dell’Uem ad aver mantenuto in avanzo lungo tutto il triennio il saldo primario strutturale, calcolato depurando il saldo complessivo al netto della spesa per interessi dalla componente ciclica dovuta all’operare degli stabilizzatori automatici.
[…] Nel 2010, il saldo primario strutturale avrebbe, invece, continuato a segnare un ampio disavanzo in Irlanda (27,2 per cento del Pil), Spagna (6,2%), Francia (4,3%), Grecia (3,3%) e Paesi Bassi (3,2%).»

La mancanza di provvedimenti strutturali che hanno impedito di cogliere i vantaggi oggettivi (come avvenuto in Germania) che la moneta unica pure offriva, sono gli inconvenienti di aver posto alla conduzione dell’Italia un Pornocrate, molto più interessato alla “patonza” che non agli affari di Stato, funzionali più che altro agli introiti delle sue aziende di famiglia.
Ma, si sa, gli italiani amano da sempre gli “Uomini della Provvidenza”… vogliono essere condotti per mano al suono di pifferi magici, come i ciuchini nel Paese dei Balocchi.

Il Pasto Greco
La gestione del debito ellenico costituisce la più grande operazione congiunta di recupero crediti ai danni di una stato sovrano mai realizzata. In pratica, i governi conservatori di Germania e Francia, si sono comportati come la bassa manovalanza criminale, ingaggiata dagli usurai (le Banche d’affari private) per esigere i loro crediti a strozzo. La punizione collettiva del popolo greco (perché di questo si tratta), in nome degli Dei della Finanza, rimarrà un’onta indelebile a carico della UE e foriera di conseguenze sociopolitiche, ben peggiori di quanto una Merkel o le intelligenze artificiali del Governo Monti saranno mai in grado di elaborare.
L’Italia partecipa a pieno titolo nel salvataggio della piccola Grecia, che a sua volta deve sottostare alle condizioni capestro imposte dalla Germania. In poco tempo, un onere contenibile in ambito europeo si trasforma in una voragine senza fondo, sotto i morsi dell’intransigenza interessata di Berlino.
Ma, nella stampa teutonica e scandinava, lo sforzo italiano non viene tenuto in alcun conto ed anzi il Belpaese viene iscritto a forza nei Pigs del cosiddetto Club Med (non senza una punta di razzismo), descritto come un Paese indebitato coi creditori esteri (un falso clamoroso) e si acclara senza alcun riscontro la possibilità di un fantomatico rischio default.
Per uno strano capriccio del caso, l’economia italiana è la principale rivale della pompata locomotiva tedesca, con la quale gareggia in esportazioni e acquisizione di quote di mercato europeo. Le prescrizioni rigorista dilatate su scala continentale provvederanno presto a deprimere il potenziale concorrenziale. Ovviamente, gli interventi congiunti di Francoforte e Berlino e Bruxelles sono stati fatti esclusivamente per il nostro bene.
 Come al solito, per la buona riuscita delle trattative in ambito europeo, non aiutano le perfomances dell’Innominabile che quietamente, nella gaia incoscienza dei controllori, viene lasciato gozzovigliare al governo italiano, umiliando le istituzioni repubblicane e sputtanando il paese in mondovisione.

«Nel 2010 è stato erogato circa un quarto del finanziamento speciale concesso alla Grecia dai paesi dell’Uem (21 miliardi su un totale di 80), il cui onere è stato ripartito tra i paesi membri in proporzione alla loro partecipazione al capitale della BCE: per Italia, Francia e Germania, questo intervento ha determinato un aumento del peso del fabbisogno sul PIL di circa un quarto di punto percentuale; nel 2011 si può stimare un impatto pari a circa 4 decimi di punto per l’Italia e solo marginalmente inferiore in Germania e Francia. La quota di finanziamento a carico di ciascun paese può essere confrontata con un indicatore dei potenziali effetti d’impatto che si ripercuoterebbero sulle rispettive economie in conseguenza di un eventuale consolidamento del debito pubblico greco, costituito dal grado di esposizione dei sistemi bancari nazionali verso operatori pubblici e privati greci. Emerge che le quote di finanziamento del prestito alla Grecia garantite dai principali tre paesi (circa il 27 per cento dalla Germania, il 20 dalla Francia e il 18 dall’Italia) non sono proporzionali al rischio relativo, che è elevato in Francia (con quasi il 40 per cento dei titoli greci collocati presso banche europee), significativo in Germania (con il 25 per cento) e molto ridotto in Italia (con meno del 3 per cento). Gli interventi che hanno inciso direttamente sul debito senza influenzare il saldo di bilancio sono soprattutto l’aumento delle riserve di liquidità e l’acquisizione di attività finanziarie delle banche da parte dei Governi.»

L’Italia e le Banche
 Sicuramente si tratterà di una coincidenza fortuita, ma la guerra dello spread, cominciata con gli avvertimenti intimidatori delle agenzie del rating organizzato e proseguita con le armi di distruzione di massa della finanza speculativa, sembra quasi essere proporzionale alla mancata esposizione del bilancio italiano alle tempeste del credito bancario ed alla mancata emissione di garanzie pubbliche e coperture finanziarie nei confronti delle potenziali perdite del sistema bancario e le esposizioni alle fluttuazioni di mercato.
Nel corso del 2010 i principali governi europei, spaventati dalla crisi del credito privato, corrono a foraggiare gli istituti bancari con cospicue iniezioni di denaro pubblico, fornendo garanzie sui titoli emessi dalle banche in difficoltà finanziarie.

«Gli effetti correnti e potenziali sul debito pubblico dovuti all’adozione di misure straordinarie da parte dei Governi a sostegno del sistema bancario risultano, a fine 2010, eccezionalmente elevati in Irlanda (quasi il 150 per cento del Pil) e significativi in numerosi paesi (Grecia 27 per cento, Belgio 22, Germania 16, Spagna 8, Portogallo 6,8 e Francia 4,6 per cento). Per l’Italia il peso degli interventi attuati a sostegno del sistema finanziario è, invece, marginale (0,3 per cento).»

A dimostrazione forse di un sistema creditizio più sano rispetto agli omologhi europei.
Con lo smantellamento accelerato delle tutele sociali, la cancellazione dei diritti e delle ultime garanzie nell’ambito del lavoro, insieme all’esposizione dello Stato italiano nei confronti delle eventuali banche a rischio insolvenza, coincidono con uno stemperamento dello spread che tuttavia rimane troppo alto e che il Governo Monti si guarda bene dal pubblicizzare troppo tra i suoi successi (presunti). Non per niente, tra i primi atti del decreto Salva-Italia c’è la presa in carico da parte dello Stato delle passività bancarie, con la concessione di garanzie di copertura…

La morsa del Debito
 Il peso del debito pubblico costituisce una morsa incontenibile, che condiziona le politiche economiche ed i piani di crescita da almeno un ventennio. Tuttavia, a fronte di un sistema produttivo ed industriale fortemente sclerotizzato, e refrattario alle innovazioni come agli investimenti, un mercato del lavoro ingessato con divaricazioni sempre più inique nel riconoscimento dei diritti, la tenuta dell’economia italiana è sostenuta in massima parte dai consumi delle famiglie. È questo l’elemento primario, se non unico, che finora ha garantito spinta propulsiva al cosiddetto sistema-paese:

«Nel periodo 1992-2000 la crescita dell’economia italiana è stata sostenuta dai consumi delle famiglie, dagli investimenti e rafforzata da un contributo positivo della domanda estera netta; il contributo dei consumi collettivi, invece, è leggermente negativo, conseguenza di una dinamica restrittiva della spesa delle amministrazioni pubbliche fino al 1995 e di una sua crescita a ritmi molto contenuti dal 1996 in poi.
Nelle altre maggiori economie dell’Uem, costrette ad un processo di convergenza meno oneroso di quello italiano, invece, il sostegno della spesa pubblica, soprattutto nella fase recessiva, è stato positivo.»

Il godereccio ventennio berlusconiano, lungi dal risolvere i problemi li ha acuiti, e gli effetti si vedono…

«Nel periodo 2007-2011, la performance di crescita complessivamente negativa dell’Italia (-1,1 per cento in media d’anno) vede un contributo negativo di quasi tutte le componenti della domanda, in particolare degli investimenti, e un contributo nullo della spesa finale delle amministrazioni pubbliche. Tra gli altri principali partner, Francia e Germania conseguono una modesta crescita, complessivamente favorita dal sostegno della domanda privata e dei consumi collettivi, mentre nella media di periodo la domanda estera netta incide negativamente, principalmente a causa del pessimo risultato del 2009.»

L’equazione tra crescita ed equità è imprescindibile. In Italia si è costantemente proceduto in senso opposto.

L’Equità al tempo dei Tecnici
Nel 2011 abbiamo un nuovo “salvatore della patria”: ce lo chiede l’Europa; lo vuole la BCE; ce lo impone il Colle. E, come tutte le imposizioni dall’alto, si tratta di un’offerta che non si può rifiutare…
Nel solco di un processo di ristrutturazione a livello europeo, con la benedizione delle banche centrali e del Fondo Monetario, per il risanamento dei conti pubblici in nome dei sacri parametri, Mario Monti intraprende una cura fatta di lacrime, sangue e tagli. Il dolore è parte integrante della terapia e non prevede anestesia. Sostanzialmente si tratta di una vivisezione: se la cavia sopravvive alle asportazioni, si aprono per lui le aspettative di una non vita dalla lunga agonia.
Nel rapporto annuale del 2012, l’Istat non manca di osservare come:

«In Germania e in Francia il maggior contributo al risanamento è stato fornito dalle imposte dirette, con incrementi in valore assoluto rispettivamente dell’8,1 e del 10 per cento; nel Regno Unito, invece, il supporto più rilevante alle entrate è giunto dalla dinamica delle imposte indirette (in aumento del 6,4 per cento in termini nominali).»

Le imposte dirette si basano sulla tassazione progressiva del reddito e sulla repressione dell’evasione fiscale, in proporzione alla ricchezza patrimoniale detenuta ed alla propria capacità contributiva. Nei paesi dove più forte è il divario sociale e maggiore l’impronta liberista si prediligono le imposte indirette, che toccano solo marginalmente i grandi capitali ed i redditi più elevati.
In Italia, l’imposizione fiscale (e massimamente dopo l’avvento del Governo Monti) è basata quasi tutta sull’aumento delle imposte indirette, che spostano il peso del risanamento soprattutto a carico del reddito da lavoro dipendente e salariato:

«L’aumento di gettito è stato sostenuto esclusivamente dalla crescita delle imposte indirette (+2,0 per cento) realizzata attraverso interventi sull’Irap, l’introduzione della tassa di soggiorno, l’aumento di un punto dell’aliquota massima dell’Iva e aumenti delle imposte sugli olii minerali.
[…] In Italia si sono registrate diminuzioni dei redditi da lavoro dipendente (-1,2 per cento), delle prestazioni sociali in natura [forniture di beni e servizi alle famiglie n.d.r] (-2,2 per cento), dei trasferimenti di capitale (-8,8 per cento) e dei contributi alla produzione (-6,3 per cento).
[…] La dinamica negativa dei redditi da lavoro dipendente è stata determinata dalla contrazione dell’occupazione e dalla modesta flessione delle retribuzioni pro capite dovuta al congelamento dei rinnovi contrattuali. Il sensibile calo delle prestazioni sociali in denaro ha riflesso prevalentemente l’andamento di alcune componenti della spesa sanitaria (spesa per farmaci e spesa per la medicina di base) che, nel corso del 2010, avevano incorporato il costo dei rinnovi delle convenzioni dei medici di base.»

In pratica la gente risparmia sulle cure mediche, mentre migliaia di posti letto vengono tagliati e gli ospedali chiusi in nome del fiscal compact e dalla spending review che ne consegue. Il prossimo passo del Montismo è la privatizzazione della Sanità? Per crudele paradosso, mentre si pretende di inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione, si impone il fiscal compact che di fatto azzera ogni forma di spesa pubblica in Italia, si inaspriscono le politiche di rigore, mentre il debito pubblico esplode in concomitanza col crollo dell’economia e dell’occupazione.
Il caso è da manuale: si tratta del carrettiere che ammazzò il cavallo, convinto che per spronare l’animale a trainare il carro bastassero le sole frustate; aumentando al contempo il volume del carico, nella convinzione che per risparmiare sui costi di trasporto sarebbe bastato eliminare il foraggio e le cure per la bestia da soma.
Un anno dopo la cura Monti, questo è il risultato al settembre 2012, in merito alle prospettive per l’economia italiana, elaborate dall’Istat…
Per quanto riguarda l’Industria:

«Le contrazioni più marcate si rilevano nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-15,5%), nella fabbricazione di articoli in gomma, materie plastiche e altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-8,3%) e nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-7,6%).
Le variazioni negative più rilevanti dell’indice grezzo degli ordinativi hanno riguardato la metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-18,4%), la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-17,3%) e l’industria del legno, carta e stampa (-13,1%).»

In merito all’industria automobilistica, Gli acquisti di autoveicoli sono crollati a -44,9%. Ma in questo ha contribuito molto la simpatia di Sergio Marchionne.
Stroncato il mercato interno, in nome del risanamento e riordino dei conti che assomiglia ormai ad una composizione della salma prima della tumulazione, i restauri tombali del Governo Monti stanno portando i loro benefici effetti anche nell’ambito del commercio estero. Le esportazioni, seppur in difficoltà, sono sempre state un settore di punta dell’economia italiana ed una voce importante nella strutturazione del PIL nazionale e che, al contrario delle aspettative, non sono state poi così beneficiate dall’introduzione dell’euro come si credeva in origine:

«L’adozione dell’euro ha determinato un impatto positivo, ma non di grande entità, sul commercio bilaterale dei paesi europei. Per alcuni paesi membri (Grecia, Finlandia e Portogallo) l’effetto della moneta unica europea sul commercio sarebbe stato negativo.
[…] Nel caso dell’Italia l’impatto positivo si sarebbe esplicitato attraverso la riduzione dei costi variabili del commercio internazionale, mentre la riduzione dei costi fissi non avrebbe avuto alcun ruolo. La stima differenziata dell’effetto “introduzione dell’euro” rispetto ai mercati di destinazione ha, tuttavia, mostrato un impatto positivo per gli scambi commerciali con i paesi “periferici”, verso i quali le imprese italiane avrebbero aumentato le esportazioni in termini sia di valore sia di varietà dei prodotti esportati. Al contrario, l’effetto sull’export verso i mercati “core” (tra cui la Germania, principale destinatario dell’export italiano) sarebbe stato negativo, indicando il prevalere di un effetto competitività penalizzante per i beni italiani.»

I flussi del commercio estero, scalzati progressivamente dai mercati interni della UE a tutto vantaggio della Germania, si sono concentrati verso i paesi emergenti e le nuove economie dell’Asia, insieme ai mercati tradizionali del made in Italy di qualità, conquistando importanti quote nei nuovi blocchi economici transcontinentali.
 Verso le nuove tigri asiatiche (e tigrotti in crescita) dell’ASEAN: Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Birmania, Cambogia.
Verso i colossi dell’EDA: Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong, Malaysia
Oppure puntando sulle grandi potenzialità del continente latinoamericano, puntando ai mercati unificati del MERCOSUR e dell’ANDEAN.
E infatti,

“A settembre si rileva, rispetto al mese precedente [Agosto 2012], una flessione per entrambi i flussi commerciali, più intensa per l’import (-4,2%) che per l’export (-2,0%).
La diminuzione dell’export è di intensità analoga per entrambe le aree di sbocco: -2,1% per i mercati UE e -2,0% per quelli extra UE. In flessione sono soprattutto le vendite di beni strumentali (-4,5%) e di prodotti energetici (-2,3%), mentre i beni di consumo durevoli registrano un aumento dell’1%.
La flessione delle importazioni è rilevante sia dai paesi Ue (-4,4%) sia da quelli extra Ue (-3,9%). Particolarmente accentuata è la contrazione degli acquisti di beni strumentali (-9,7%).”

La flessione delle vendite riguarda tutti i potenziali partner commerciali, interessati alle nostre esportazioni:

Paesi EDA (-26%)
Giappone (-35%)
Cina (-18,8%)
India (-30,9%)
Paesi MERCOSUR (-13,7)
Germania (-10,3%)
Spagna (-12,8%)
Romania (-13,6%)

Aumentano invece i flussi commerciali con i Paesi dell’ASEAN (+22,9%); Paesi OPEC (+18,0%); Russia (+16,7%); USA (+19,4%).

A conti fatti, più che dinanzi ad un governo di risanatori ci troviamo di fronte ad una squadra di becchini. Epperò, dopo Monti c’è solo Monti… per l’estrema unzione?

Attulamente der Professor è ad uno dei soliti, inconcludenti, vertici brussellesi che tanto fanno sghignazzare mercati e investitori di borsa ad ogni puntata. Il copione è sempre lo stesso: Angelona Merkel si impunta come Hitler nell’assedio di Stalingrado senza cedere di un millimetro; il presidente francese cerca di rintuzzare l’intransigenza tedesca, confidando invano nella risicata sponda italica; Mario Monti, nicchia, bluffa, minaccia veti che non porrà mai… ma, finita la recita, prima si piega e poi si spezza. Per non fargli perdere la faccia, l’inflessibile Angelona concede qualche osso al suo fedele cagnolino da riporto e il giorno dopo sconfessa i risultati del vertice, inviando i suoi sabotatori di fiducia (Olanda e Scandinavia). È una tecnica nota ormai a tutti, tranne che ai giornaletti nostrani, i quali celebreranno il ritorno a casa del Professorone con titoloni roboanti sui nuovi “successi epocali”.

All’atto pratico, dopo aver stroncato ogni possibilità di ripresa, estendendo la cura ultra-rigorista all’intera Europa, i tecnocrati della UE e del Fondo Monetario Internazionale hanno rivisto al ribasso tutte le stime di crescita, ammettendo che forse qualcosa non sta funzionando… E dopo aver trasformato una crisi congiunturale, in una devastante recessione su scala continentale, senza che si prospettino reali prospettive di uscita, iniziano a profilarsi all’orizzonte concreti timori sulla tenuta sociale e democratica negli stessi Paesi coinvolti nella ‘cura’.
Se è vero che sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Ci troviamo di fronte ad un gruppo di cerusici ottocenteschi che, dinanzi all’aggravarsi della malattia, intensificano i salassi al paziente anemico, prescrivendo in aggiunta una serie di clisteri al malato rigorosamente tenuto a digiuno, pur di non rimettere in discussione le teorie del loro manuale scolastico. Evidentemente, è radicata la convinzione nietzschiana, secondo la quale ciò che non uccide fortifica.

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LE PAROLE E I FATTI

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 novembre 2012 by Sendivogius


Ci sono due modi per smantellare l’impalcatura sociale di un Paese:

1) Da una parte, l’impeto fracassone e la cialtroneria ducesca delle nuove oclocrazie populiste, che si alimentano dell’esibizionismo pornografico e dell’arroganza pacchiana dei provinciali arricchiti, attraverso il saccheggio compulsivo della respublica.
2) Dall’altra, il mondo fluttuante della finanza globalizzata, il verbo liberista sceso ad ispirare i teatrini della post-democrazia, che diventa carne geneticamente modificata nell’austerità tecnocratica di distinti signori borghesi, provenienti delle aristocrazie timocratiche e dalle sagrestie della finanza bianca d’ispirazione confessionale.
In entrambe i casi, a perderci è la Democrazia.
Solitamente, il primo sistema si nutre del gigionismo esasperato di vecchi avanzi da cabaret. Spesso, la loro eccitazione istrionica attira troppe attenzioni e viene reputata sconveniente nei salotti che contano: gli utili idioti hanno in genere tempi di scadenza ravvicinati. Perciò, la tendenza a strafare e l’eccessiva sovraesposizione finiscono quasi sempre con l’annullare gli effetti desiderati. Nei casi più estremi, si rischia di mandare a puttane intere nazioni. E mai metafora fu interpretata alla lettera come in Italia!

Al contrario, il secondo sistema punta all’esatto opposto del primo: liquidata la volgarità dei servi, concentra tutto sulla sobria austerità della nobiltà padronale, travestita da buon fattore. Se il trucco riesce, si finisce con lo scambiare la tutela di una serie di interessi proprietari per interessi comuni. La prassi ordinaria rifugge da gesti eclatanti e da ignobili pagliacciate. Piuttosto, si nutre di imperativi categorici, quasi sempre provenienti da entità astratte di eterea collocazione: Ce lo chiede l’Europa… Bisogna assecondare le percezioni dei mercati… Ce lo chiedono gli investitori
È un po’ come Mosé che sente le voci e convince il popolo a seguirlo nella “Terra Promessa”, salvo girare a vuoto per 40 anni in un deserto inospitale!
Il paradosso più eclatante di una situazione surreale, che la dice lunga sulla maturità democratica di un popolo e l’intelligenza politica degli italiani, è di aver considerato come una cosa assolutamente normale la presenza in cucina di un pornomane che grufola, mangia con le mani e flatuleggia, mentre si ingozza insieme alla sua vorace corte dei miracoli. Secondo i moderati nostrani, non c’era niente di meglio disponibile sulla piazza. Invece, si è reputata un’eccezione la presenza di un’ospite che a tavola si serve di coltello e forchetta, sa come si usano e conosce le basi della buona educazione.
È il caso fortunato del prof. Mario Monti: antitetico nei modi e nell’aspetto al suo predecessore, ne eredita il programma di governo e la prassi emergenziale, insieme a certe estemporaneità promozionali: come il Pornonano, va in giro per il mondo a rilanciare l’immagine del Paese e la propria (fortunatamente con effetti diametralmente opposti!). Avido di complimenti e di riconoscimenti, ad un anno dal suo insediamento al governo, se li tributa da solo con manifesti celebrativi pubblicati on line sul sito del governo: 14 pagine di indulgente auto-sbrodolamento. Naturalmente, non perde occasione di incensare il suo operato, con un’opera dal titolo evocativo: Le Parole e i Fatti. Evidentemente, il magnifico professore non sa che chi si loda s’imbroda. E magnifiche sono state le circostanze di promozione editoriale: all’Università Bocconi, davanti una platea di privilegiati, mentre all’esterno dell’ateneo privato gli studenti della scuola pubblica in protesta contro i tagli del governo all’Istruzione venivano manganellati dalla polizia.
Raccoglie il copione dal passato, ma reinterpreta il tutto in maniera “sobria” all’insegna dell’Austerità. Ad un anno dall’insediamento del professore e del suo direttorio tecnocratico, così com’era comparsa inaspettata, come per incanto la famigerata crisi è svanita.
I risultati ci sono, ma non si vedono (è sempre un problema di percezione!). E dunque, ad un anno di distanza vediamoli questi risultati così eclatanti…
I dati sono desunti dalla Banca d’Italia ed elaborati dal Sole 24 Ore (noto foglio bolscevico). Giudicate da soli:

DER PROFESSOR
Dalla sua realtà parallela, Mario Monti interpreta il triplice ruolo di Commissione, Studente e Professore, si valuta da solo e ovviamente si promuove a pieni voti.
In un afflato rassicurante, ci fa sapere che l’Italia è una grande potenza industriale (ma va?!?) dai solidi fondamenti economici e sopratutto (udite! udite!):

L’Italia non è un paese debitore, non deve neanche un euro ai fondi ‘salva-Stati’ ed è il terzo contributore non solo dei bilanci Unione Europea, ma anche dei salvataggi verso Atene e il Portogallo.
 (18/11/2012)

Ad un anno dalla terapia ‘tecnica’ che sta stroncando il nostro tessuto produttivo e sociale, apprendiamo dunque che l’Italia non solo non è mai stata a rischio default e che, nonostante un debito pubblico nel frattempo lievitato a 2.000 miliardi (in massima parte pregresso), il Paese non è esposto verso i creditori esteri, ma si può altresì permettere di foraggiare gli anelli deboli della UE. E dunque la famosa emergenza?

«Il governo ha cercato di mettere in sicurezza i propri conti pubblici, come richiesto dall’Europa e dalla Banca Centrale Europea […] Per farlo si sono messe in atto politiche rigorose ma necessarie sia in termini di consolidamento di bilancio che di riforme strutturali. Il governo ha proseguito in questo senso l’impegno preso nell’estate del 2011 dal precedente esecutivo di portare il bilancio dello Stato in pareggio già nel 2013, cioè prima rispetto a tutti gli altri stati dell’Unione Europea

Praticamente, in base al necrologio celebrativo per la prossima dipartita di questa pestilenza tecnocratica, il direttorio bocconiano ci sta dicendo che ha guidato l’Italia verso la peggiore recessione degli ultimi 80 anni, con incipienti fenomeni di stagflazione e depressione economica, per fare bella figura con la BCE ed i tecnoburocrati di Bruxelles, quando poteva negoziare condizioni meno draconiane?!?
E se al contrario la crisi congiunturale del Paese era così grave, perché non si è intervenuto in anticipo per la rimozione del Pornocrate e la sua banda di predoni? Perché non si è intervenuti finché la situazione era ancora recuperabile, nel lontano Dicembre 2010, quando il governo del pornonano fu salvato con la più scandalosa compravendita di voti della storia parlamentare e grazie ai temporeggiamenti del Monitore dall’alto del Colle, che nulla ebbe a dire sulla circostanza, né prima, né durante, né dopo?!?
In compenso, è consolante sapere cheforse alcuni errori sono stati commessi, ma che tutte le misure prese, a partire dalla fantomatica ‘riforma del lavoro’, sono state finalizzate “a superare le segmentazioni che tendono a escludere o marginalizzare i giovani”. E la differenza si nota! Sarà per questo che, da quando i tecnici sono arrivati al governo, sono aumentati i pestaggi legalizzati della polizia?

UN ANNO DI SUCCESSI
 Ad ogni modo, usando le “parole”, vediamoli in sintesi questi “fatti” del Governo Monti, i cui fautori millantano la prosecuzione ad libitum, in una sorta di monarchia tecnocratica per investitura oligarchica.

1. CREDIBILITÀ
Gli ostensori del direttorio tecnico sottolineano come l’Italia avesse un problema di “credibilità” in ambito internazionale… Succede, quando hai un gangster plurinquisito come premier, che fa cambiare le leggi in parlamento dai suoi avvocati-deputati, per mandare in prescrizione i processi che lo riguardano; si circonda di una corte di lenoni, papponi, faccendieri e mafiosi che gli riempiono le ville di mignotte, ripagandoli con commesse pubbliche e creste milionarie sugli appalti di Stato. E ciò è avvenuto senza che peraltro l’opinione pubblica, né stampa benpensante, né vertici istituzionali se ne scandalizzassero più di tanto.
Forse, i ‘mercati internazionali’ più che ai vizi privati del caligola brianzolo, erano molto più interessati alla solvibilità creditizia dell’Italia ed alla quantificazione del suo debito strutturato in prodotti derivati, da parte di amministrazioni locali (Regioni e Comuni) completamente fuori da ogni controllo contabile. Al contrario che da noi, gli investitori stranieri il problema se l’erano posto eccome. E cercavano rassicurazioni in proposito. Bastava sfogliare la stampa specializzata in questioni finanziarie per comprenderlo, così come certi provvedimenti scaturivano più da una ideologia neo-mercantilista del capitale finanziario, che non da un’esigenza dell’economia reale.
Noi ne avevamo parlato QUI e ripreso il discorso QUI.

2. Lo SPREAD impazzito
 Protagonista indiscusso delle disamine economiche degli ultimi mesi, è praticamente scomparso dalle valutazioni dell’agenda del Governo Monti.
Se pensate che la febbre degli spread sia stata debellata da una massiccia cura di antibiotici e dall’inoculazione di un valido vaccino, vi sbagliate di grosso.
La cura approntata per placare l’esplosione dei differenziali dei titoli di Stato assomiglia un po’ ai rimedi medioevali in caso di influenza: qualche pannicello caldo, brodo di pollo, e tante preghiere confidando nella guarigione per intercessione divina.
Una ‘ricaduta’ è possibile in qualsiasi momento…
Innanzitutto, perché le armi di distruzione di massa in dotazione alla speculazione finanziaria non sono state affatto disinnescate, o messe in condizioni di non nuocere, da chi avrebbe potuto e dovuto. Per farvi una piccola idea sull’argomento, potete leggere QUI.
E poi perché al momento c’è una sorta di tregua in armi da parte dei famigerati speculatori senza volto, i quali tutto sono tranne che sconosciuti, travolti per troppa ingordigia e attualmente in attesa (non si uccide la pecora che si vuole tosare).
Se volete avere una piccola panoramica sulle loro identità e la potenza di fuoco a loro disposizione, potete dare un’occhiata QUI.
Valutate quindi quale sia il reale potere di contrasto dei raffazzonati provvedimenti, messi in piedi dalla UE e sistematicamente boicottati da Berlino.

3. Le RIFORME EPOCALI
 Ovvero come produrre fuffa, ma venderla bene spacciandola per oro colato…
Un prodotto di marketing, per essere vendibile, richiede sempre un nome ad effetto. Nella pioggia di decreti-leggi, che ha fatto del ricorso alla decretazione d’urgenza la prassi ordinaria del Governo Monti, ci sono certamente il “Salva-Italia” ed il “Cresci-Italia”.

Il SALVA-ITALIA arriva in tempi di spread alle stelle, una voragine di discredito internazionale grazie al Grande Statista di Arcore, ed il totale fallimento della finanza creativa targata Tremonti. Quindi si concede al Governo Monti il beneficio delle buone intenzioni, sotto le pressioni fortissime del momento, con l’urgenza di mettere in sicurezza i conti pubblici.
E infatti, per non far torto a nessuna delle elite cooptate al governo nazionale, si provvede subito a garantire le banche, con la presa in carico del loro debito privato da parte dello Stato. Innanzitutto, si proroga e si amplia la concessione di garanzie dello Stato sulle passività degli Istituti di Credito. Quindi con la scusa della lotta all’evasione fiscale, si riduce il limite della tracciabilità dei pagamenti a 1.000 euro per far impazzire gli uffici di tesoreria delle grandi aziende e spingere i correntisti a usare la carta di credito (il miglior strumento di indebitamento individuale che esista). Ma ci si guarda bene dall’introdurre il registro clienti-fornitori, che permetterebbe invece di tracciare qualunque flusso ingente di denaro.
Quindi, si provvede a fare cassa, aumentando il gettito delle entrate…
In ossequio alla conformazione classista di tipo ottocentesco di un esecutivo, che sembra uscito fuori tempo massimo da un gabinetto sabaudo, NON vengono toccati i costosissimi giocattolini dell’ammiraglio Giampaolo Di Paola, nel frattempo transitato alla Difesa.
Stipendi ed emolumenti dei super-manager e boiardi di Stato vengono appena lambiti dalla riforma, mentre tutte le politiche fiscali del governo vengono modulate in segno restrittivo, con il ricorso ad un fiscalismo bizantino che ha il suo punto di forza nella tassazione indiretta e, contro ogni principio di equità, è completamente sbilanciato a carico dei ceti medi e medio-bassi. Soprattutto, colpisce i consumi delle famiglie piuttosto che i redditi e meno che mai le rendite di posizione, innescando una micidiale spirale recessiva, ulteriormente aggravata dalla perdita di potere d’acquisto e contrazione salariale.
Anni di studi e ricerche specializzate nell’olimpo accademico della teoria economica, hanno prodotto risultati eclatanti e provvedimenti altamente tecnici come l’aumento delle accise sui carburanti, l’aumento di due punti dell’IVA, delle sigarette e degli alcolici.
Sono queste alcune delle riforme epocali che hanno stupito il mondo!
Al contempo, il Governo Monti esclude categoricamente ogni forma di ‘patrimoniale’ o di reale contributo da parte dei redditi più alti, con prelievi sui patrimoni mobili e finanziari. La motivazione ufficiale è che una patrimoniale, sui valori mobiliari e non, in realtà è stata già introdotta.
La tutela castale dei ceti sociali di riferimento è talmente evidente nella protervia di salvaguardia di classe, da risultare quasi provocatoria nell’irrisorietà degli atti…
 TASSAZIONE IMMOBILIARE. Si introduce l’IMU, con la tassazione della prima casa e delle proprietà immobiliari, ma si rimanda ad un secondo momento la revisione degli estimi catastali, col risultato che gli immobili vengono tassati a prescindere dal reddito, dalla composizione del nucleo familiare e di eventuali persone a carico, senza alcuna progressività nel calcolo delle aliquote né la possibilità di esenzioni. Si tassano i vani, ma non l’estensione in mq. In compenso, fino ad ora è escluso dal pagamento dell’IMU l’immenso patrimonio immobiliare del Vaticano, beneficiato da anacronistiche guarentigie.
In pratica, un disoccupato che ha perso il lavoro, ma con il mutuo da pagare e una famiglia da mantenere, deve versare la tassa di proprietà sulla casa in cui vive. Un convento trasformato in albergo extralusso invece non paga nulla.
 RENDITE FINANZIARIE. Dopo molte insistenze, il Governo Monti ha introdotto una tassazione sui cosiddetti “capitali scudati”, ovvero sui soldi riciclati all’estero da delinquenti ed evasori fiscali, rientrati in Italia grazie al condono di Giulio Tremonti [QUI].
L’aliquota aggiuntiva di bollo è fissata al 10 per mille (avete letto bene!) per l’anno 2012, al 13,5 per mille per l’anno 2013 e al 4 per mille a decorrere dall’anno 2014 dei capitali, che rimangono così anonimi. Ma per coloro che decidono di rinunciare all’anonimato non è dovuto alcun importo!
Viene introdotta la revisione del bollo su titoli, strumenti e prodotti finanziari, con la strabiliante aliquota dell’1,5 x mille. È un’imposta di tipo regressivo: più soldi hai e meno paghi.
In pratica, per un conto titoli di 50.000 euro si pagano circa 50 euro. Ma in ogni caso la tassa non può superare un importo massimo di 1.200 euro: sia che si abbia un patrimonio da un milione di euro, o da dieci o da cento milioni, il contribuente continuerà a versare sempre lo stesso importo per non più di 1.200 euro.
Al contrario, l’imposta sui conti deposito (in pratica i libretti postali al risparmio) sale allo 0,15% col risultato che i risparmiatori si trovano a pagare più tasse di chi specula in Borsa.
Quantomeno, è stata reintrodotta l’addizionale erariale per i veicoli oltre i 185 kw. Il Pornocrate aveva circoscritto il pagamento ai veicoli superiori a 225 kw. Ma l’imposta diminuisce sensibilmente in base all’anno di immatricolazione.
 Ed è stata ripristinata altresì l’imposta erariale su aerei ed elicotteri privati e barche. Berlusconi l’aveva abolita nel 1994 con un occhio alla sua flotta privata e l’altro a quella dei suoi amici. E’ ovvio che in assenza di controlli supplementari ed una migliore definizione della norma, la tassa può essere facilmente elusa, registrando aerei e yacht all’estero. E quindi è inefficace
Ci si richiama genericamente ad una lotta senza quartiere contro gli evasori fiscali, ma a tutt’oggi non è stato ancora approntato lo strombazzato “redditometro”, per la verifica incrociata dei dati tra reddito dichiarato e patrimonio posseduto. Né è stato firmato, nonostante le profferte della controparte elvetica, il patto con la Svizzera per la consegna dei nominativi degli evasori che nascondono i soldi nei caveau d’oltralpe. In compenso, si lanciano messaggi in codice agli evasori: forse, non so quando, dovrò fare una patrimoniale o scovare i vostri capitali anonimi… perciò, fate sparire il malloppo finché siete ancora in tempo! In ogni caso, il povero evasore può sempre contare sul pagamento di una aliquota ridotta al 25% e comunque trattabile

 Nel cosiddetto Decreto CRESCI-ITALIA si ravvisano tanti buoni propositi, ma nel concreto risultati risicati. A meno che non si voglia credere davvero che la soluzione alla disoccupazione giovanile consista nell’improvvisarsi tutti imprenditori, con capitale sociale di un euro, ma 45 giorni per aprire un C/C alle Poste e 5.000 euro o più da versare in contributi annuali, a prescindere dalle entrate e dal ritorno economico dell’attività commerciale, anche se a gestione unica.
Le liberalizzazioni delle tariffe e la revisione degli Ordini professionali rimangono nel novero delle buone intenzioni e più che altro si esplicano in una presa in giro che rasenta la farsa.
In merito alla crescita, più che intravedere la luce alla fine del tunnel, sembra di osservare la luna dal fondo di un pozzo… Freschi di giornata sono gli ultimi dati ISTAT, su fatturato e ordinativi dell’industria, in riferimento al Settembre 2011. Nell’ordine, rispetto al mese di Agosto (un periodo di solito fiacco), l’industria registra una riduzione del 4,2% dei fatturati, con una diminuzione del 3,7% sul mercato interno e del 5,3% su quello estero.
Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano cali congiunturali per l’energia (-9,6%), per i beni strumentali (-4,7%), per i beni intermedi (-4,5%) e per i beni di consumo (-1,5%).
La diminuzione più pesante si verifica nel settore della metallurgia, con un devastante -15,5%. Che nei fatti si traduce in licenziamenti di massa per un’industria in via di dismissione. Fino a pochi anni fa, prima dei vincoli UE, eravamo uno dei principali produttori europei, in concorrenza con la Germania. Coincidenze?
Da notare che il crollo della fabbricazione di lavorati in metallo comporta una flessione delle nostre esportazioni (che costituiscono ormai la voce più importante del nostro PIL), con un abbassamento delle vendite di macchinari e apparecchi in Cina, Francia e Germania (a tutto vantaggio di quest’ultima). La diminuzione tendenziale di tali esportazioni comporta un punto in meno del PIL.
Prodotto Interno Lordo che in alternativa si è pensato di incrementare con una serie di proposte demenziali, tipiche dei nostri ‘economisti’ da salotto, che nulla hanno capito della crisi ma hanno le idee chiarissime su chi debba pagarne le conseguenze: più ore lavorate a parità di salario, riduzione della pausa pranzo; eliminazione delle pause da 10 minuti in catena di montaggio dopo 4 ore di lavoro; cancellazione delle feste nazionali, ma solo quelle laiche! Si elimina la celebrazione di fondazione della Repubblica, la Festa dei Lavoratori (che di questi tempi hanno poco da gioire)… In compenso si festeggia la Befana, per non dispiacere il Vaticano.
Altri bagliori nel buio hanno illuminato in tempi recenti l’operato dei professoroni di finanza e governo [QUI].
Sulla famigerata controriforma del lavoro, fatta per rispondere ad una percezione dei mercati piuttosto che ad una serie di problematiche e distorsioni oggettive, che spaccia per nuove alcune normative e tutele già esistenti, ma cancella tutte le altre senza minimamente incidere sulla precarietà lavorativa, abbiamo già parlato diffusamente QUI e anche QUI.
Tuttavia, la parola d’ordine è sempre la stessa: “Monti ha salvato l’Italia”.
C’è da chiedersi chi salverà gli italiani…

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Lo famo strano?

Posted in Masters of Universe, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 23 ottobre 2012 by Sendivogius

Sarà l’esuberanza savoiarda, degna di una guardia regia… sarà la tipica modestia piemontese… sarà l’incontenibile simpatia torinese… ma dopo l’esordio lacrimoso sembra proprio che Ma che cazzo te ridi?l’incontentabile Elsa si sia consolata in fretta… Talmente tanto, che non la si contiene più! Evidentemente, l’aria di Roma (e di governo) deve averle giovato parecchio… Finalmente fuori dai cortili accademici, la Faraona giuliva oramai circola ovunque: straparla; interviene anche quando nessuno l’interpella; si imbuca alle feste degli altri, pure se nessuno l’ha invitata…

Per riconoscere la ministra presenzialista, basta seguire il suo infallibile ditino ammonitore e in perenne rotazione, come le palle di ‘esodati’ e ‘precari’ e ‘disoccupati’. E’ quel Famigerato ditino (put it in your butt!) del quale la Fornero sembra più che altro la protuberanza, mentre brandisce la biro al posto della frusta, come una vera mistress sadomaso. O minacciando eventuali esami prostatici..!

È la ministra-dominatrice che mentre sevizia i suoi ‘schiavetti’ vuole essere ubbidita, ma soprattutto adulata… Non accetta critiche di alcun tipo e adora che le si facciano i complimenti. Li pretende, come parte inclusiva del servizietto! E mentre fa le porcherie, chiusa nel gabinetto di governo, le piace dire cose zozze:

Il lavoro non è un diritto. Bisogna meritarselo”; “Rassegnatevi! Non sarete più proprietari del vostro lavoro”; “I giovani non devono essere troppo choosy (schizzinosi) nella scelta del posto di lavoro”… e i sessantenni rimasti senza impiego ne pensione sono degli scrocconi che non hanno voglia di lavorare..

A quanto pare, la ministra hard si eccita così, mentre agita “paccate di soldi”.
Sinceramente, non è facile capire cosa frulli davvero nella testolina vulcanica della professoressa Fornero … Quando ci si approccia al Governo Monti, ci si rende conto di avere a che fare con delle intelligenze aliene, dalla mente insondabile e lontanissima: si possono riscontrare più sentimenti umani in un registratore di cassa che in questi ibridi umanoidi, provenienti dall’Oltreverso delle multi-banche.
Ma adesso la maestrina sabauda comincia davvero ad esagerare!
Ora vuole pure partecipare agli scioperi della CGIL e saltella in ogni dove, per spiegare quanto è brava e com’è linda la bella belinda al ministero. E guai a contraddirla!
Lei però cerca il ‘dialogo’ che, con ogni evidenza, confonde e identifica con il ricevimento settimanale che il barone universitario concede ai suoi studenti. Della serie: io parlo; voi prendete appunti e poi fate i compitini a casa. Niente di strano per chi ha scambiato il dicastero del Lavoro e delle Politiche sociali per una cattedra accademica distaccata, con esercitazioni pratiche e temi d’esame a cura della professorina e su suo esclusivo giudizio.
Vuoi mettere? Che noia doversi sottoporre a regolari elezioni e dover rendere conto alle Camere. Molto meglio diventare ministro per chiamata diretta (tecnica).
Però le piace il confronto, rigorosamente a senso unico.

“Sono avvilita che venga negato il diritto di parola. Posso sopportare molte cose ma non la prepotenza”

Speriamo solo che non si rimetta a piangere! Difficile immaginare prepotenza più grande di chi cancella di punto in bianco 50 anni di conquiste sociale, azzerando i diritti dei lavoratori, perché “ce lo chiede l’Europa!”.
A be’ allora, quand’è così, ubbidisco subito Milady!
Difficile trovare un’arroganza con una simile prepotenza in chi legifera unicamente per decreto-legge, scavalcando il parlamento. Che fa approvare ‘riforme’ blindate e chiuse ad ogni modifica, con gente che ha scambiato il consiglio dei ministri col consiglio d’amministrazione di una fondazione bancaria. Se qualche tapino, esterno al cenacolo privato dei bocconiani di banca e di governo, osa proporre un emendamento correttivo, questo viene immediatamente bloccato per iniziativa governativa. Una pacchia simile non la si vedeva dai tempi del duce buonanima!
 Però Mistress le Sadik non è ancora soddisfatta… nella sua frigidità istituzionale non si sente abbastanza amata.
Schiettamente parlando, papale-papale, detto da chi viene costantemente chiamato in causa suo malgrado (giovane, precario, e privo di tutele) dall’inappagata ministra:

Erza, ma tu da noi che cazzo vòi ancora?!?
Quando mai avresti ascoltato le nostre parole o, peggio ancora, domandato la nostra opinione in merito alla tua riforma (ovviamente) ‘epocale’? Ma c’hai mai chiesto qualcosa prima?!?
Parli tanto di ‘merito’ e ancora ci vuoi far credere che tua figlia pubblica una trentina di ricerche scientifiche all’anno… manco fosse Marie Curie!
Vuoi il contatto con la gggente? Allora comincia a scendere dalla cattedra; sgrullati via di dosso quella spocchia dottorale, se ti riesce per più di 5 minuti. Vuoi la legittimazione popolare? Inizia col candidarti e farti eleggere, se ti riesce, prima di fare il ministro ed imporre riforme-editto. Perciò, visto che abbiamo pure l’obbligo di doverti ascoltare, almeno la possibilità di mandarti affanculo – se permetti – ce la prendiamo senza il tuo consenso!

Nel famoso “dibattito”, tra le opzioni di scelta, è contemplato anche il NO.
Gli editti sono un’espressione del potere assoluto dei re. E solitamente non si accordano con la democrazia. Generalmente, quando si tira troppo la corda, qualcuno inizia ad inneggiare alla vecchia Louisette
Non lo insegnano questo all’università, professoressa Fornero?

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Adveniunt barbari ad portas

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , on 28 settembre 2012 by Sendivogius

A conclusione di un ciclo storico, il ventennio berlusconiano termina così com’era cominciato: una recessione economica devastante, sul vento dell’anti-politica che negli anni s’è trasformato in tempesta, con gli stessi problemi irrisolti di sempre nel frattempo deflagrati in cancro sociale, attraverso la farsa che anticipa e supera la tragedia.
Il Satyricon da basso impero che precede la calata dei barbari ne è solo il degno epilogo nel trionfo estremo del kitsch, al quale per almeno 6 lunghi lustri si sono uniformati i gusti ed i comportamenti dell’italiano medio, con un’indulgenza complice e spesso compiaciuta di una cosiddetta società (in)civile.
Se l’attuale crisi economica in corso ha un merito, è l’aver bloccato quella formidabile macchina del consenso, cessando di oliare gli ingranaggi di un meccanismo di redistribuzione sbagliata… La stessa che per decenni ha garantito la sopravvivenza di un sistema sostanzialmente corrotto, fondato com’era su flussi di denaro pubblico irrorati a pioggia fino ad esaurimento, su base clientelare (quando non clanica), per cooptazione, favoritismi e raccomandazioni estese su ritorno elettorale, dei quali tutti o quasi hanno approfittato con pochi scrupoli e senza troppe rimostranze.
Fintanto che la ricchezza circolava, nell’illusione di un arricchimento collettivo ancorché fittizio, il “sistema” andava bene a tutti. Adesso che i ‘soldi’ non circolano più sono tutti inkazzati, nella caccia ai responsabili dello sfascio generale… Basterebbe guardarsi allo specchio per trovare i principali colpevoli!
Più folla che popolo, gli italiani si rigenerano ogni volta ad immagine e somiglianza del peggio che li rappresenta, declinando le proprie responsabilità per auto-assoluzione, nella gaia innocenza della loro inconsistenza civica.
Conformemente, nel ’94 scelsero un miliardario fallito, titolare di un monopolio creato e favorito in tutti i modi possibili dalla dimenticata “casta” craxiano-democristiana, cresciuto all’ombra della massoneria deviata e delle logge eversive come la P2 di Licio Gelli, stringendo relazioni inconfessabili con le cosche della mafia siciliana. A livello meramente personale, si trattava di un imbarazzante bauscia da anni’50, indefesso puttaniere, che si presentava al grande pubblico con la faccia impiastricciata di cerone, comunicando solo tramite invio di videocassette (come Bin Laden) con una calza di nylon infilata nell’obiettivo della telecamera, in antitesi ad una folla di litigiosi cacicchi ammucchiati sotto le insegne di un centro-sinistra senza anima né idee.
Gli italiani lo votarono in massa. E insieme a lui elevarono agli onori delle Istituzioni repubblicane una tribù di trogloditi analfabeti con velleità secessioniste, provenienti dai villaggi della pedemontana. In aggiunta, scelsero i nostalgici del Fascio, direttamente ripescati dalle fogne della storia patria, a ideale contorno della nuova razza padrona.
Evidentemente soddisfatti, hanno continuato a rieleggerli per i 18 anni successivi, fino all’inevitabile (e naturale) epilogo. E adesso tuonano contro una classe politica, sacralizzata dal voto e assolutamente degna di un popolo di cialtroni che però si crede incredibilmente “furbo”.
Non per niente, i favori del momento sono riservati ad un ex cabarettista, che ha dismesso i panni di comico per indossare in pianta stabile quelli del buffone, il quale va blaterando in giro di dittatura democratica, con lui ovviamente nei panni del condottiero, e senza che si levi un solo dubbio tra il pubblico festante che anzi trova l’evocazione molto divertente. Tra i maitre à penser del novello Savonarola c’è una sorta di Rasputin informatico che fa profezie sulla Terza Guerra mondiale, teorizzando una distopia sul modello Matrix di meta-simbionti connessi tra loro.
Gli italiani, più che le cause, ricercano gli effetti di un degrado sociale e culturale che ha pochi eguali nel mondo occidentale. Il loro bersaglio polemico prediletto è sempre l’Altro, colto nella sua aliena alterità, che ne permette l’immutata propagazione di vizi e miserie spacciate per “arte di arrangiarsi” (Elogio del Furbo), presentata come massima espressione dell’italico savoir vivre, colto nel suo genio.
Attualmente, il modello di riferimento sembra essere quasi una riedizione dell’antica “Caccia alle Streghe”: una comunità lacerata al suo interno da vecchi rancori, impaurita dal futuro incerto, sconquassata dalla ‘crisi’ e da eventi ‘esterni’ (guerre, carestie, epidemie) che subisce senza comprendere. La ricerca di un capro espiatorio e l’arrivo di un Predicatore che indichi i bersagli da colpire, istituendo la sua inquisitio con tanto di giuria popolare.

Come giustamente hanno notato osservatori di ben altra pasta e intelligenza:

«In Italia viviamo tempi sempre più foschi.
Si fa più cupo il linguaggio della politica, che ormai si manifesta solo come incessante invettiva.
È l’era dei “moralisti d’accatto”, che fanno a gara per dimostrare l’ignominia altrui, senza curarsi della loro o quella di chi li circonda.
È tempo di sermoni e prediche, di nuovi e vecchi guru, di Cassandre o di Savonarola. Nuovi roghi, che fanno di tutta un’erba un fascio (littorio?), rinnovate parole crociate (per il tono inquisitorio), da contrapporre agli avversari intesi come nemici da abbattere.
È anche l’epoca delle grandi ipocrisie, dell’anti-Casta, anch’essa Casta, che, a volte e nella migliore delle ipotesi, non può dirsi più casta e pulita rispetto ai vizi e alle nefandezze altrui.
Sono tempi sempre più cupi. Tempi di estrema confusione.
In questo osceno scenario si enfatizzano i toni di alcuni moralizzatori, che si presentano in veste politica o giornalistica.
Si tace su questioni che toccano, riguardano e rischiano d’inficiare, se indagati o resi noti, l’opera di questi presunti novelli Catone.
La cerchia degli “amici degli amici”, ovviamente, non si cura nè sogna di “far le pulci” a chi si erge a censore dell’altrui operato o condanna, senza possibile appello, il malvezzo di agire solo in nome e per conto di interessi privatissimi.
L’altra Casta, quella dei giornalisti, usi a obbedir tacendo, sempre compiacenti verso i vecchi o i nascenti poteri, se non caduti in disgrazia, nulla dicono sulla dichiarata purezza della rinascente Inquisizione.»

Quant’è casta l’anti-casta?
Il Postideologico

Nel frattempo, per l’ordinaria amministrazione, ci si affida con sgomento e si tollera l’eccezione del Governo Monti: un direttorio tecnocratico di banchieri e professori da istituti privati, senza la più pallida idea di come sia la vita di tutti i giorni, nella distanza siderale che li separa dalle difficoltà quotidiane ed i sacrifici imposti ai comuni mortali. Sono i sacerdoti liberisti del rigore contro terzi, noncuranti e indifferenti a quello che realizzano in campo economico dato che, qualsiasi cosa accada, saranno sufficientemente ricchi da continuare a stare bene (John Lloyd). Soprattutto, sono il miglior passepartout per la sopravvivenza della sedicente “casta” e lo scardinamento degli ultimi diritti sociali, in una democrazia a libertà vigilata, con un Mario Monti disponibilissimo a continuare il proprio mandato, ma insofferente a ogni legittimazione di naturale elettorale o investitura popolare (sia mai!).
È il governo austero che con candore dichiara: “per rilanciare la crescita servono investimenti, ma li stanzieremo solo dopo che la recessione sarà finita”.
In pratica, è come se un medico dicesse: “ti somministrerò gli anti-settici, soltanto quando l’infezione sarà guarita da sola”. L’operazione è perfettamente riuscita, ma il paziente (ahi lui!) è morto. 
E tutto avviene nell’ignavia generale, mentre il popolo degli eterni bambini gioca alla sua nuova rivoluzione, rincorrendo i consiglieri regionali con le telecamerine per postare i video su youtube, convinti nella loro ingenuità cospirazionista di chissà quali nefandezze si consumino mai in truci aule consiliari aperte al pubblico e con assemblee verbalizzate. Non ci si capacita dunque come sì tante ruberie siano avvenute, senza che mai alcuno di questi segugi 2.0 da “fiato-sul-collo” si accorgesse minimamente di quanto i voraci onorevoli andavano realmente combinando. Troppo spesso si dimentica che gli atti di giunta sono pubblici e da chiunque consultabili, anche se sono ben pochi coloro che si prendono la briga di leggere bilanci e studiare delibere. Si tratta infatti di un’attività molto più dispendiosa e noiosa, che postare cazzate su facebook o salmodiare in coro “vaffanculo” davanti ad un maxischermo, con gli isterismi di un ragioniere invasato che tiene la sua consueta omelia anti-casta. Ed è pure per questo che in Italia tutto continua a (non) cambiare, affinché ogni cosa rimanga com’è… E’ un serpente che muta la pelle e sguscia via, pronto per mordere ancora.

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La matematica è un’opinione

Posted in Business is Business, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 giugno 2012 by Sendivogius

 3,5 miliardi di euro. Secondo la Ragioneria dello Stato, a tanto ammonterebbero i mancati introiti dalle entrate tributarie nei primi quattro mesi del 2012, con un differenziale del 2,9%.
Contrordine! Per il Ministero dell’Economia, nel primo quadrimestre di quest’anno il gettito fiscale è aumentato dell’1,3%.
Ovvero, le entrate sono inferiori rispetto a quanto preventivato dal DPEF (documento di programmazione economica e finanziaria), stilato a cura del Governo Monti, ma comunque superiori a quanto incassato dal Fisco nell’anno 2011 epperò minori a quanto previsto per il 2012.
In attesa che Governo e Ragioneria si mettano d’accordo per far quadrare i numeri e arrotondare la cifra da presentare a saldo finale, ci si chiede se i grandi professoroni del direttorio tecnico sappiano almeno tirar di conto..!
In ‘soldoni’ (perché proprio di questo si parla), vuol dire che il recupero dell’evasione fiscale è di gran lunga inferiore al previsto e quindi, al di là delle operazioni di facciata, non si sta davvero incidendo là dove l’evasione è più radicata e sostanziosa.
Vuol dire pure che, se il Governo ha sottostimato il mancato gettito erariale, di converso sta sopravvalutando le sue capacità di spesa, peraltro falcidiata dal patto di stabilità. E questo implica il rischio concreto di una mancata copertura fiscale per i progetti di rilancio della crescita economica e per lo sviluppo. In merito, è difficile capire dove si pensi di andare a pescare il “miliardo” per l’ennesima (e pessima) riforma dell’Istruzione… Il resuscitato Pornonano, con la lungimiranza che gli è consueta, ha proposto di stampare banconote direttamente in casa: “pazze idee” in pieno delirio senile.
Ma, se il Governo non incassa quanto stabilito, ciò vuol dire anche che verranno viste al rialzo le aliquote dell’IMU con un ulteriore aumento della tassa sulla casa, già priva di ogni requisito di progressività. A tal proposito, una suprema Corte più solerte avrebbe dovuto da tempo prendere in considerazione i possibili vizi di costituzionalità della norma che impone il tributo in questione.
E, con ogni probabilità, vuol dire altresì che sarà necessaria la famosa “manovra aggiuntiva”, così pervicacemente negata ma persistentemente evidente da mesi e nei fatti.
D’altra parte, gli innesti tecnici trapiantati al primo governo biodroide della repubblica non sono nemmeno sfiorati dall’idea che una eccessiva pressione fiscale possa comportare una pericolosa flessione del gettito fiscale ed un drammatico calo dei consumi, in conseguenza alla caduta del potere d’acquisto dei salari. A maggior ragione se una tassazione è tanto più iniqua, quanto più si fonda sulle imposte indirette, perché risparmiano le grandi rendite patrimoniali e gravano maggiormente sui lavoratori dipendenti e famiglie, erodendone capacità d’acquisto e livelli di vita.
Si tratta davvero di una cosa difficilissima da prevedere; specialmente dopo l’aumento esponenziale delle accise sui carburanti, in un paese dove le merci viaggiano prevalentemente su gomma ed ogni rincaro della benzina viene ricaricato inevitabilmente sui beni al consumo. Per questo, in una congiuntura fortemente recessiva, per calmierare l’aumento dei prezzi, in risposta alla stagnazione dei salari, al crollo dell’occupazione, ed alla contrazione dei redditi (integrati dal prosciugamento dei risparmi privati), il Governo tecnico sta pensando bene di elevare l’IVA al 23%.
La scusa ufficiale è il terremoto in Emilia. Infatti, per rilanciare l’economia delle zone colpite, il Governo si guarda bene dallo sbloccare i crediti alle aziende e cancellare i tributi agli abitanti, che però si vedranno sospendere le tasse per il momento fino a Settembre. Per consolazione, il prossimo inverno, quegli emiliani che rimarranno senza casa e senza lavoro, ma coi tributi da pagare, si scalderanno il cuore ripensando alle marcette militari del 2 Giugno.
Nella psiche contorta dei super-professori-tecnici, il nuovo aumento dell’IVA (che a sua volta incide sul prezzo della benzina) costituisce un fondamentale contributo per il rilancio dei consumi, che certo non mancherà di mostrare presto i suoi effetti tra gli italiani che stanno rinunciando a tutto, comprese le cure mediche. Coerentemente, avanzano le prime ipotesi di introdurre un’assicurazione integrativa parallelamente allo smantellamento del servizio pubblico. I grandi gruppi assicurativi, le cliniche private, e le fondazioni (esentasse) ringraziano sentitamente.
Con 28 milioni di persone a rischio povertà (parola del ministro-banchiere Corrado Passera), più difficile sarà capire dove gli italiani troveranno i soldi per potersi pagare l’assicurazione medica… 28 milioni di persone che indubbiamente hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, come ama ripetere l’ineffabile ministra Elsa Fornero, e che per questo vanno castigati senza remore; al massimo con una lacrimuccia!
Almeno moriremo col bilancio in pareggio ed i complimenti della Merkel per il brodetto dei crucchi.
 D’altra parte la professorina indemoniata, che mai avremmo creduto potesse farci rimpiangere un Maurizio Sacconi, sta finalmente portando all’incasso la sua controriforma del lavoro, dove la questione non è come creare più occupazione e più garanzie, ma come estendere i licenziamenti a tutti e renderli più facili, in nome di una percezione opportunamente incoraggiata e molto aleatoria dei ‘mercati’, dietro la quale si nasconde una più concreta rivalsa ideologica del peggiore padronato confindustriale. Ce lo chiede l’Europa… E soprattutto Marchionne! Il grande “innovatore” del quale si attendono ancora i 20 miliardi di investimento promessi, dopo l’estorsione dei contratti capestro con lo straordinario contributo di Cisl e Uil: i sindacati responsabili, al servizio del capitale ed al soldo del padrone.
È ovvio che a preoccupare gli investitori stranieri non sono certo i tempi biblici della nostra giustizia civile coi suoi tempi di prescrizione dimezzati, la corruzione endemica, la presenza di una criminalità organizzata profondamente infiltrata nel mondo imprenditoriale, la mancanza di tutele per le imprese oneste contro i concorrenti che falsificano i bilanci e truffano sulle forniture…
Di conseguenza, grazie al formidabile contributo Monti-Fornero ed alla loro riforma del lavoro fortissimamente voluta, già si registrano file di imprenditori esteri incolonnati ai confini, che scalpitano e sgomitano tra di loro per investire per primi in Italia, tanto che quest’anno la disoccupazione giovanile è arrivata al 36% sfondando al ribasso le peggiori statistiche europee. Evidentemente, anche il decreto ‘Cresci-Italia’ sta funzionando a pieno regime..!
Tra le novità epocali della sedicente “Riforma Fornero” vale la pena di ricordare:
a) L’introduzione di misure contro la pratica illegale delle cosiddette “dimissioni in bianco”, già sanzionate dalla Legge n.188 del 2007, e opportunamente abrogata del Governo Berlusconi l’anno successivo… Ad Emma non piaceva.
b) L’estensione dell’obbligo di reintegro dei lavoratori ingiustamente licenziati anche per le piccole imprese, o la concessione di indennizzi in assenza di reintegro.
I provvedimenti introdotti dalla Fornero sono in realtà già previsti dall’Art.3 della Legge 109 del 1990 ed integrati dal Decreto legislativo n.368 (del 06/09/2001), ai quali si aggiungono le ulteriori modifiche in materia di lavoro a tempo determinato, disciplinate dalla Legge n.247 del 2007 e dal Decreto Legge n.112 del 2008 (l’omnibus tremontiano).
In dettaglio,

 Sul reintegro dei dipendenti per le aziende sotto i 15 dipendenti:

Il licenziamento determinato da ragioni discriminatorie ai sensi dell’art. 4 della Legge 15 luglio 1966, n. 604, e dell’art. 15 della Legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall’art. 13 della Legge 9 dicembre 1977, n. 903, è nullo indipendentemente dalla motivazione addotta e comporta, quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro, le conseguenze previste dall’art. 18 della Legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dalla presente legge”

  [Legge 109/90; Art.3]

 Sugli indennizzi corrisposti ai lavoratori, in assenza di reintegro:

“Con riferimento ai soli giudizi in corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione, e fatte salve le sentenze passate in giudicato, in caso di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1, 2 e 4, il datore di lavoro è tenuto unicamente a indennizzare il prestatore di lavoro con un’indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di sei mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni.”

  [D.L. 112/08; Art.4bis]

 Dopo l’imbecille analfabeta che bruciava le leggi a pacchi, o il Governo Monti produce normative senza nemmeno conoscere la giurisprudenza pregressa, oppure c’è un’enorme malafede che confida nell’ignoranza collettiva. E questo vuol dire che la Fornero, ed il resto dei ‘tecnici’ e la grande stampa liberale che fa loro da sponsor, ci prendono compostamente per il culo.
Intanto l’Italia è in recessione, che è già bella che arrivata da almeno 8 mesi! E la cosa sarà lunga… Altro che ripresa nel primo trimestre del 2013!!
Se questi sono gli risultati dei “tecnici” e del loro decreto ‘Salva-Italia’, tanto valeva tenersi i partiti coi loro esecrati “professionisti della politica”… peggio di così non potevano fare.
E, d’altro canto, per noi profani condannati a lenta agonia, morire impalati non è una valida alternativa dall’essere bolliti vivi.

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(38) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 maggio 2012 by Sendivogius

Classifica APRILE 2012”

Sinceramente, era lecito aspettarsi in tempi di austerità coatta una ritrovata sobrietà istituzionale (si dice così?), convinti che la crisi avrebbe imposto un ridimensionamento a questa nostra modesta sottospecie di aforismario della stupidità… E invece!
Tanta è l’abbondanza che conviene andare per ordine, stilando una variante alla triade dell’ABC secondo il nuovo corso:

A. come austerity:
 Muovere obiezioni alla politica del Governo Monti, ed alla sua cura germanica (dagli effetti collaterali di tipo Weimar) imposta per indiretta procura dalla cancelleria del Reich, è ormai fin troppo facile. Per quanto, se sbagliare è umano, perseverare negli errori è quasi diabolico…
Che il salasso prolungato stia conducendo alla probabile morte del paziente anemico, è un’evidenza sempre più lampante, tanto che nel gabinetto geriatrico di riferimento già si pensa alla sostituzione del medico impietoso ed al possibile passaggio di consegne… Fino all’ultimo paradosso: dopo aver esautorato la ‘politica’ professionalizzata per manifesta incompetenza, l’esecutivo ‘tecnico’ ha chiamato in proprio soccorso un’ulteriore pattuglia di altri ‘tecnici’, per fare il lavoro da ‘tecnici’, in una vacanza programmatica dall’assenza di risultati che inizia a diventare seriamente imbarazzante.
Superfluo riportare le misure per la crescita presunta in nome di un’equità inesistente:
– L’assoluta mancanza di investimenti per la ricerca e per l’innovazione da parte di una classe  padronale che, quando non scappa all’estero con la cassa dopo aver intascato i finanziamenti di Stato, pensa di poter gareggiare con i mercati asiatici ribassando gli stipendi delle maestranze nella cancellazione di ogni tutela e nella regressione delle condizioni sociali.
– Le garanzie occupazionali sull’impiego ed i diritti dei lavoratori, cancellati in nome di una “percezione” dei mercati anglosassoni all’origine della crisi economica e che certo vanno assecondati in ogni loro pretesa, senza limiti né vergogna. Il Governo delle Finanza globalizzata non confuta la fondatezza o meno delle percezioni dei famelici barracuda di Wall Street; le asseconda! Meglio se con decreto.
– L’introduzione di forme di tassazione regressiva, con la cancellazione di fatto di ogni principio di progressività sul reddito, con lo spostamento dell’imposizione fiscale dalle imposte dirette a quelle indirette, interamente sbilanciata sui ceti medio-bassi e sui lavoratori dipendenti.
– Tagli lineari a beni e servizi pubblici, in nome di un rigorismo economico dagli effetti ampiamente recessivi, fino allo spostamento del debito pubblico a quello privato delle famiglie col prosciugamento dei risparmi.
– La demenziale gestione del problema degli “esodati”: lavoratori in uscita che hanno firmato un patto con lo Stato per il loro accesso alla pensione. Si tratta di un accordo pubblico che ora lo Stato non reputa più vincolante per esigenze di bilancio e che quindi ha rescisso unilateralmente, lasciando migliaia di persone senza prospettive di reddito e di riassunzione.
– Pur tuttavia il ‘Governo’ non si è sentito in dovere di rivedere il patto a sua volta stretto con ladroni matricolati e grandi evasori fiscali, rivedendo le aliquote addizionali (5%) stabilite con i delinquenti che hanno aderito allo scudo fiscale di tremontiana memoria [QUI]… Venire meno alle vergognose clausole dell’accordo stipulato coi LADRI, avrebbe infatti minato la credibilità dello ‘Stato’! Evidentemente, ogni organizzazione sceglie i propri referenti d’eccezione e li privilegia in base alle maggiori affinità.
– E poi ci sono le perle come l’eliminazione della tassa sugli yacht extra-lusso e l’esenzione degli immobili di proprietà della fondazioni bancarie dal pagamento della nuova IMU, insieme agli sgravi concessi ai palazzinari. A tal proposito, una lettrice ha scritto ad un noto quotidiano nazionale:

Ho comprato la mia casa sette anni fa, contraendo un mutuo ventennale con un istituto bancario. Attualmente, quindi, ne sono proprietaria per il 35% mentre il restante 65% è ancora di proprietà della banca. Mi chiedo: perché l’IMU deve essere a mio totale carico e non suddivisa tra me e la banca, a seconda delle rispettive proprietà? Non sono ancora il proprietario pieno dell’immobile, visto che c’è tanto di ipoteca e possono portarmela via. E allora lo Stato mi restituirà l’IMU? E poi perché nessuna progressività sulla base degli immobili realmente posseduti?

  Leda Perticone

Già, perché? Ce lo chiediamo anche noi.
E tuttavia il problema non è il direttivo tecnocratico del capitale finanziario al governo, ma la massa amorfa dei sudditi, ripiegati inerti nel loro intimistico viaggio al termine della notte, senza che mai si intraveda un’alba all’orizzonte lontano, e che a tutto acconsentono ed inerti subiscono. Esistenze consumate in un’attesa indefinita senza una reale prospettiva, aspettando forse il genio della lampada.. il Salvatore di turno.. la vincita alla lotteria.. la “botta di culo”.. che non arriva mai. E senza che alcunché possa smuoverli dal loro torpore comatoso.

B. come burlesque:
 Dalle cene eleganti alle gare di burlesque. È la parabola discendente alla corte di Re Pompetta coi suoi postriboli organizzati del meretricio mascherato, ispirato ai più triti stereotipi dell’immaginario erotico di provincia da anni ’50.

Naturalmente, parliamo dell’uomo che ha fottuto un intero paese (consenziente), mandandolo a puttane. E’ lo stesso Pornocrate che, come preannuncia il pupazzo animato, Angelino Alfano, dovrebbe presentare presto “la più grande novità politica di tutti i tempi”… A 75 anni suonati, difficilmente il Gran Puttaniere di Arcore potrà stupire più di quanto abbia già fatto fino ad ora.
Per il momento il più grande spettacolo dopo il big-bang è ridotto in concreto ai tristissimi spettacolini domestici di burlesque, mutuati dal Drive-In, con eventuale ammucchiata finale a pagamento e una candidatura alle elezioni.
Sulla visione di sconcertante modernità che il vecchio satrapo ha dell’universo femminile non ci sono dubbi:

«Le donne sono di loro natura esibizioniste. Se poi sono donne dello spettacolo, gli piace di montare degli spettacolini e si confrontavano; facevamo delle gare di burlesque… Io non facevo il giudice, ma guardavo molto interessato perché mi divertivo molto e continuo a divertirmi e continuerò a farlo.»

Non ne dubitiamo. A maggior ragione, per profilassi pubblica, di certe “novità” prossime e venture sarebbe opportuno fare a meno..!

C. come Comunione e liberazione:
Per gli estimatori di un Nord portatore di una superiore moralità pubblica, rispetto ad un Sud Italia considerato e disprezzato come familista, arraffone e parassitario, bisogna riconoscere che la Lombardia del Celeste Roberto Formigoni, con le sue armate di faccendieri, sanfedisti in affari, ed il record di consiglieri regionali inquisiti, ci sta regalando momenti davvero epici.
C’è lo scandalo senza eguali della Sanità lombarda, dalla clinica degli orrori al gigantesco crack del S.Raffaele, insieme all’onnipresente Piero Daccò, per non parlare del divino “principio di sussidiarietà” appaltato in esclusiva ai famuli di CL…
E davvero il governatore Formigoni, dopo anni di privazioni monastiche, nel suo coming out tra feste esclusive, gite in barca, abbuffate di aragoste, e vacanze a 7 stelle pagate a sua insaputa, sembra non rendersi conto dell’abnormità della situazione, mentre vecchi amici e sodali e porporati corrono a prendere le distanze, mollando il Celeste al suo destino molto terreno.
Da segnalare l’intervista [QUI] della signora Carla Vites, consorte di Antonio Simone: ennesimo arnese democristiano agli arresti per corruzione e devoto ciellino famoso per le pubbliche preghiere mattutine in ufficio. La signora Vites, indignata per le sorti del devoto consorte, ha avuto modo di esprimere il suo imbarazzo e fastidio mica per le (presunte) ruberie del marito e gli intrallazzi della camarilla ciellina, mica per le vacanze a scrocco ed il vertiginoso giro di soldi, ma per il topless in barca delle figlie del faccendiere Daccò, ignorando che nel nudo non c’è malizia se non in chi lo guarda. Evidentemente, per certe anime pie, scandalizza più una tetta che una tangente!
Non per questo vogliamo dimenticare la saga del clan Bossi, con traffici di diamanti e creste sui soldi della cassa, insieme alla gestione a dir poco allegra delle finanze del partito, le frequentazioni imbarazzanti, e le incursioni in Finmeccanica insieme ai soliti piranhas di Comunione e Lottizzazione.

Ma è tempo di lasciare la parola ai protagonisti della Hit Parade del mese:


01. OTTIMISMO TECNICO

[19 Apr.] «In Italia la fase acuta della crisi è stata superata. Ci sono segnali di miglioramento, che suggeriscono una modesta ripresa a partire dal terzo trimestre di quest’anno.»
  (Vittorio Grilli, l’Allegro Contabile)

02. EGO ME ABSOLVO

[01 Apr.] «C’è gente non scelta da me (Massimo Calearo n.d.r), che non ha mai messo piede in Parlamento o che ha dato vita a comportamenti sui quali ha indagato la magistratura. Da tutti accetto critiche, ma non da chi in questi anni ha cadere governi di centrosinistra con i propri estremismi.»
  (Walter Veltroni, Water l’Africano)

03. MANCO I CANI

[29 Apr.] «Politici equiparati ai cani. A quando l’obbligo di girare con una stella gialla sulla giacca come gli ebrei sotto Hitler»
  (Luca Rodolfo Paolini, il Discriminato)

04. PROBLEMI SOCIALI…

[13 Apr.] «Potrebbe crearsi un problema sociale: si correrebbe il rischio che, per usufruire dell’agevolazione sull’Imu, i giovani, i familiari siano spinti a mettere gli anziani nella casa di riposo»
  (Gianfranco Conte, il Coraggioso)

04.bis …E FALSI PROBLEMI

[13 Apr.] «Non è vero che le fondazioni bancarie non pagano l’Imu, è un falso problema»
  (Gianfranco Conte, l’Equitario)

05. A SUA INSAPUTA

[03 Apr.] «Non sono mai stati spesi i soldi della Lega per ristrutturare casa mia. Denuncerò chiunque sostenga il contrario perché oltretutto non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni e quindi soldi della Lega non sono stati spesi»
  (Umberto Bossi, il Citrullo padano)

06. OMNIA MUNDA MUNDIS

[18 Apr.] «Io sono puro come l’acqua di fonte»
  (Roberto Formigoni, il Celeste)

07. AUSPICIO TECNICO

[27 Apr.] «Il nostro obiettivo è distribuire meglio la protezione su una platea più vasta di lavoratori»
  (Elsa Fornero, l’Auspicante)

08. THE SHOW MUST GO ON

[20 Apr.] «Io e Berlusconi annunceremo la più grossa novità che cambierà il corso della politica»
  (Angelino Alfano, il Ventriloquo)

09. ECONOMIA DOMESTICA

[18 Apr.] «Un partito può benissimo buttare i soldi dalla finestra»
  (Umberto Bossi, il Parsimonioso)

10. ESSI VIVONO

[01Apr.] «Sono emozionato»
  (Mario Monti, il Sentimentale)

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