Archivio per Giulio Tremonti

Parola di Presidente

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 5 ottobre 2009 by Sendivogius

Giorgio Napolitano

Chiedermi di non firmare non significa proprio nulla! Perché poi dopo qualche giorno il Parlamento approva un’altra volta la legge e a qual punto io sono obbligato a promulgare. Me lo impone la Costituzione. Non lo sapete che funziona così e che questi sono i miei doveri istituzionali?

   03/10/2009 – Giorgio Napolitano,
   Presidente della Repubblica Italiana

 Siamo proprio sicuri che sia così?!?
Una legge non si approva in pochi giorni, per tutta una serie di motivi procedurali che il presidente Napolitano dovrebbe conoscere bene, appunto per dovere istituzionale.
Per questo leggiamo direttamente dalla
Costituzione, Sez. II inerente la formulazione delle leggi.
Ai ‘profani ignoranti’ il testo può risultare macchinoso, ma è sicuramente esplicativo:

Art. 72

  Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.
  Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.
  Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.
  La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

Insomma, la stesura e l’approvazione di un disegno di legge non è roba che si liquida in pochi giorni. E ciò avviene, come nel nostro caso, anche  nella conversione di un decreto-legge, secondo quanto previsto dalla Costituzione

vignetta-costituzione-berlusconi

In ogni caso, il Presidente della Repubblica è (quasi) sempre obbligato a promulgare le leggi che il Parlamento sottopone alla sua firma. Tuttavia, la Costituzione prevede anche 30 giorni di tempo per ponderare ed esaminare il testo in questione. E  non ci sembra che nello specifico si trattasse di un procedimento d’urgenza.  Di  certo, il definitivo avvio dello ‘scudo fiscale’ avrebbe richiesto un po’ più di prudenza e di pudore… Non  di una firma a tempo di record, che offende tutti gli italiani onesti che abbiano un minimo di senso civico!

Art. 73

  Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione.
  Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
  Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione [sulla Gazzetta Ufficiale], salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

 Perché tanta fretta Mr President?!?
Forse perché un ritardo nei tempi di promulgazione avrebbe provocato uno sforamento nei termini di applicazione della grande sanatoria pro-evasori e, nei fatti, la mancata applicazione?
Ma questo non è un problema del Quirinale!
Forse perché la mancata attivazione dello ‘scudo fiscale’ avrebbe costretto il governo ad approntare  più concreti e seri provvedimenti di bilancio e di copertura finanziaria.
E sarebbe stato un male?

Art. 74

  Il Presidente della repubblica prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
  Se le Camere approvano nuovamente la legge questa deve essere promulgata.

Questo è un Paese distratto, addormentato. Una repubblica dove le massime Istituzioni sembrano quasi intimidite: ben attente a non disturbare i voleri dell’Imperatore, che altrimenti potrebbe dare in escandescenze se non assecondato nelle sue pretese. “Sennò chi lo regge più!” Più attente ad arginarne gli appetiti, piuttosto che contrastarne le pulsioni estreme, aspettando che passi la nottata in una democrazia in ostaggio.
E mentre il grosso dell’opposizione dorme beata tra le braccia di Morfeo, l’indignazione sembra circoscritta alla lucidità di poche voci isolate:

 SCUDO FISCALE ATTO TERZO, OVVERO L’ENNESIMA BEFFA
 PER LA GENTE ONESTA

   TREMONTI FA IL FILOSOFO
   MA POI PREMIA I TRUFFATORI

“Lo scudo fiscale, un regalo agli evasori, porterà pochi soldi nelle casse dello Stato e molti in quelle delle banche che il ministro Giulio Tremonti accusa di strangolare l’economia reale.
Se Obama riuscirà a metter pace tra israeliani e palestinesi, potremo forse affidargli un’ancor più complessa missione diplomatica: riconciliare Giulio con Tremonti, il moralista con il manovratore di scudi fiscali, il fustigatore della mala finanza con il ministro più amato da evasori, truffatori e falsificatori di bilanci aziendali. Le due metà dell’inquieto mondo tremontiano, il filosofo dell’economia e il furbetto del governino, sono in guerra e divise da un astio che la pratica del potere non placa, anzi, di giorno in giorno accentua.
Che c’azzecca, come direbbe Di Pietro, il Tremonti ispirato lettore dell’enciclica Caritas in veritate («È una guida per la politica», ebbe a definirla il Nostro, «insegna che l’interesse non è il tasso di sconto ma il bene generale») con il testo in cui Benedetto XVI scrive che «la dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto che la giustizia riguarda tutte le fasi dell’attività economica… Il reperimento delle risorse, i finanziamenti… hanno ineluttabilmente implicazioni morali»? Che c’entra il pensoso studioso che esalta nei suoi libri la responsabilità sociale «…verso sé stessi, verso la propria famiglia, verso la propria comunità… verso il passato (gli anziani), verso il presente, verso il futuro» (La paura e la speranza, pag. 91) con il politico che per la terza volta in sette anni (2001, 2002, 2009) premia chi esporta illegalmente denaro, eludendo quella responsabilità «verso la propria comunità» e «verso il futuro» (le tasse evase oggi sono spese in più per le generazioni di domani) che, nella filosofia del Tremonti A, sarebbe il cardine decisivo del nuovo assetto sociale?
Ma del Tremonti che parla come se l’etica l’avesse inventata lui e che al G8 dell’Aquila vantava la definizione di uno «standard legale» che avrebbe rimesso a posto i finanzieri allegri di tutto il mondo, alla fine prevale sempre il Tremonti B: quello che ora gli ispira un provvedimento che perdona reati come il falso in bilancio e la fatturazione falsa (uno dei sistemi più usati per esportare capitali in nero), le false comunicazioni sociali e la distruzione di documenti contabili. Non contento, il Tremonti B ha anche liberato gli operatori finanziari dall’obbligo di quelle fastidiose segnalazioni che consentivano, di tanto in tanto, di intervenire sul riciclaggio di denaro. Se voi foste dei mafiosi non gli vorreste bene? La politica del condono fiscale è fallimentare ma non per questo è meno politica. Se siamo costretti a reiterarla così spesso vuol dire che non funziona, o funziona poco e male. Consente però a Tremonti di ripetere il mantra «niente nuove tasse», basato in realtà su una doppia finzione.
Le nuove tasse ci sono ma portano un altro nome (per esempio, i 500 euro per la regolarizzazione delle badanti, odiosa tassa sulle famiglie e sugli anziani). Al resto provvede la nemmeno tacita “legalizzazione” dell’evasione, premiata ogni due anni con un bel condono di Stato. Con l’ultima invenzione del Tremonti B, trionfante sul dolente Tremonti A, secondo gli ottimisti torneranno in Italia circa 100 miliardi di euro.
Gli sghignazzanti ex evasori (o falsificatori di bilanci o riciclatori di denaro sporco) pagheranno una ridicola tassa del 5 per cento sul capitale (in Gran Bretagna è il 44%, negli Usa il 49%) e torneranno lindi. Lo Stato (anzi, la presidenza del Consiglio, perché i quattrini andranno in un fondo apposito a disposizione del premier Berlusconi) metterà da parte, se tutto andrà bene, 5 miliardi di euro, meno di un terzo di quanto finora investito nell’Abruzzo del terremoto. Le banche incasseranno il resto. Proprio le perfide banche che il Tremonti A regolarmente accusa di strangolare l’economia reale. Obama, pensaci tu.”

  Famiglia Cristiana’ – Fulvio Scaglione

Ma dell’indegno provvedimento, firmato con tanta solerzia dal presidente Napolitano, si parla anche qui  e  qui.
Forse sarebbe servito un atto di maggior coraggio… Una dote sempre più rara.

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Lo Stato dei Farabutti

Posted in Business is Business, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 settembre 2009 by Sendivogius

Giulio TremontiTHE MIRACLE MAN
 Veni. Vidi. Vici. È Super-Giulio (Tremonti, non Cesare): l’uomo che aveva previsto la Crisi; l’anti-economista che ha sconfitto la Seconda Grande Recessione; il Tesoriere del Re nel florido paese di Latte&Miele; il Genio finanziario e Nume tutelare dell’Italia che ruba.
Da tempo, l’immaginifico ministro ci ha abituato ai suoi artifici di “finanza creativa” in un mondo fantastico, il suo, dove la scienza si confonde nelle visioni velleitarie della fantascienza.
Dice il poeta (G.Leopardi) che una fervida immaginazione è il primo requisito per essere felici. E di certo non si può dire che l’imbronciato Tremonti manchi di fantasia, per di più condita da un irresistibile contorno di ironia. Difficile dire se volontaria o meno…

LA LEGGENDA DEGLI UOMINI STRAORDINARI
Nel Sultanato di Berlusconistan, tutte le gesta del Re assumono dimensioni epocali, per essere dilatate ad eventi di ‘portata storica’ dagli agiografi di regime. Di questi risultati straordinari sono piene le cronache del regno: l’ultimo della serie è l’indimenticabile G-8 aquilano, con i ‘Grandi della Terra’ fermati in caserma.
THE TIMESCome tutti sapranno, in tale circostanza la delegazione italiana si è distinta proponendo la stesura di regole condivise, per il controllo dei mercati internazionali in funzione antispeculativa. Con raro sprezzo del ridicolo, l’ineffabile Tremonti ha teorizzato l’introduzione dei GLS (Global Legal Standards) che dovrebbero prevedere:
– Trasparenza dei bilanci
– Tutela dei diritti dei consumatori
– Condanna della corruzione
– Lotta al riciclaggio e contro l’evasione fiscale
– Allineamento degli interessi dei manager a quelli dell’azienda
– Trasparenza nei rapporti tra economia e politica
– Supervisione della BCE sui sistemi bancari nazionali
E altre utopiche amenità messe in scena dal teatrino della politica, ma prive di conseguenze pratiche. Infatti, stiamo parlando del medesimo governo che ha depenalizzato il falso in bilancio; ha svuotato di significato e di effetti la class action. Quel governo e quei ministri che, con sacro furore iconoclasta, hanno cancellato le norme anti-evasione che prevedevano la tracciabilità dei pagamenti e la tenuta dell’elenco clienti-fornitori. Parliamo dello stesso ministro, esperto in sanatorie e condoni tombali: proprio quel Tremonti che, dopo aver varato ben due piani di “scudo fiscale” per il rientro dei capitali illecitamente esportati all’estero, si prepara alla terza edizione del famigerato ‘Scudo’.
Una risata aiuta a digerire. Dopo i pranzi cerimoniali e le grandi abbuffate che da sempre sono il tratto distintivo dei grandi vertici internazionali, la battuta dell’irresistibile Giulio è stata provvidenziale. Un vero rutto liberatorio! Anche se la platea era già stata scaldata in precedenza dalle gag dell’insuperabile papi nazionale, dal ritrovato spirito comunitario:

L’Italia potrebbe ricorrere a un nuovo scudo fiscale solo se la misura venisse decisa dall’Unione Europea
 (S.Berlusconi – 20 Marzo 2009)

Non è necessario varare lo scudo fiscale. È una cosa non chiesta da noi, ma da richieste esterne all’Italia
 (S.Berlusconi – 13 Maggio 2009)

Ma se proprio insistete nella richiesta…

Soltanto a Luglio, il ministro Tremonti, a chi insinuava che stesse preparando un nuovo piano fiscale di recupero pro-evasori, rispondeva piccato: È totalmente falso(12/07/09).
Conclusa brillantemente la recita, il maitre cousinier prestato al Tesoro è ritornato all’ultima specialità della Casa: la “Finanziaria Light”, la ricetta più alla moda nell’Italietta domestica della crisi che non c’è.
Ricordate le formidabili misure di sostegno al reddito, per non parlare della mitica social card?
Se avete gradito la Finanziaria 2009 composta da soli quattro articoli, quest’anno super-Giulio rilancia ancora: un fabbisogno di 3 miliardi di euro per 3 articoli ancora tutti da scrivere. Infatti, l’intero impianto della Finanziaria 2010 si regge sull’adesione allo Scudo Fiscale III°.
In pratica, la prossima programmazione di bilancio, e quindi la politica fiscale del governo, è rimessa unicamente agli introiti dell’ennesimo mega-condono: una previsione di gettito ipotetico e non sostanziale.
Dalle magnifiche entrate progressive della super-amnistia per ladroni di tutte le taglie dipendono i finanziamenti a:
– Università e Ricerca
– Missioni di ‘pace’ (Afghanistan in primis)
– Ammortizzatori sociali e sostegno al reddito
– Ricostruzione dell’Abruzzo
– Rinnovo dei contratti nella Pubblica Amministrazione
– Aumento di risorse per le Forze dell’Ordine
E chi più ne ha ne metta! Il mitico Calderone dell’Abbondanza che sazia tutte le pance e riempie le tasche senza tasse. Liberthalia - Finanziaria Light

NELLA TERRA DEI LADRI
Il 9 Sett. 2009, le Commissioni riunite di Bilancio e Finanze hanno avviato la “Conversione in legge del DL 103 (03/08/09), recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009”. Come ampiamente annunciato, il piatto forte del testo in esame è lo scudo fiscale: una maxi sanatoria con effetto retroattivo per tutti quegli evasori che hanno esportato illegalmente capitali all’estero, mai dichiarati al Fisco. L’incredibile condono si applica non solo alle persone fisiche, ma persino a quelle giuridiche (società; imprese commerciali; holding) in un orgia criminogena che prevede la garanzia di assoluto anonimato per quanti aderiranno, oltre all’esclusione di punibilità:

Il rimpatrio ovvero la regolarizzazione si perfezionano con il pagamento dell’imposta e non possono in ogni caso costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa o giudiziaria, in via autonoma o addizionale.

L’imposta in questione ammonta alla sbalorditiva addizionale del 5% sul capitale rientrato.
La tua azienda fattura al nero milioni di euro, dichiarandosi perennemente in passivo e magari usufruendo degli aiuto di Stato per le imprese in difficoltà. Le perdite sono riportate nei libri contabili, opportunamente falsificati insieme alle fatture che riportano spese mai sostenute. Hai esportato all’estero i tuoi capitali mai denunciati, presso banche compiacenti, per sfuggire ad eventuali accertamenti? Hai bisogno di liquidità e non sai come giustificare la movimentazione delle somme occultate? Niente paura! Da oggi puoi farli rientrare in Italia, versando un simbolico 5%. In pratica si versano 5.000 euro per ogni 100.000 euro sottratti, grazie ai benefici del riciclaggio di Stato. Per contro, un lavoratore dipendente con stipendio da mille euro mensili paga un aliquota IRPEF del 23%.
Le somme condonate possono essere i proventi delle tue consulenze di libero professionista da 500 € ad ora, specializzato in ‘ristrutturazioni aziendali’ (licenziamenti di massa); delle tue ‘transazioni d’affari’ (speculazione)… Ma potrebbero benissimo essere frutto di provenienza illecita come lo spaccio di droga, lo sfruttamento della prostituzione, lo strozzinaggio o l’estorsione organizzata…
Nel loro complesso, si tratta di capitali ampiamente reinvistiti, una volta sanati, nel mercato immobiliare, nella speculazione sulle locazioni e  sui prezzi alla vendita artificiosamente accresciuti da un eccesso di liquidità ed una domanda gonfiata. Ciò è ampiamente accaduto nei precedenti ‘scudi’ del 2001-2002, a detrimento di milioni di cittaini che si vedono tagliati fuori dalla prospettiva di un alloggio decente. Ma al Governo Berlusconi ed al ministro Tremonti tutto questo non interessa, giacché l’importante è fare cassa. Pecunia non olet.
Infatti ogni indagine in merito è preclusa e l’anonimato assicurato.
Del resto, la Banda delle Impunità ha pensato proprio a tutto…
oro alla patriaBasta un certificato di adesione per bloccare qualsiasi accertamento futuro, inerente il periodo 2004-2008. Gli anni precedenti erano già stati amnistiati col lo ‘scudo’ 2001-2002, con il ‘concordato fiscale’ e con l’onnicomprensivo ‘condono tombale’ del biennio 2002-2003.
Liti potenziali. Omessi versamenti. Liti pendenti. Scritture contabili. Imposte indirette… Le sanatorie in Italia sono come gli zombies: credi di averli seppelliti per sempre, ma prima o poi riescono dalla tomba.
Ritornando invece al nuovo (e non ultimo) scudo tremontiano, il rimpatrio dei capitali avverrà con dichiarazione riservata, tramite intermediari privati: Banche; consulenti finanziari; studi commercialisti; agenti di cambio…
Un altro regalo agli amici di sempre: i poteri deboli dell’Italia che lavora (e soprattutto fotte!)
Naturalmente, è esclusa la punibilità per reati tributari come l’omessa dichiarazione dei redditi; la dichiarazione fraudolenta; l’emissione di fatture false. I relatori però non hanno tralasciato nulla, estendendo l’impunità anche ai reati societari come il falso in bilancio e la falsificazione dei registri contabili; manovre fraudolente su titoli, valutazione esagerata di conferimenti ed acquisti.
A dire il vero, coerentemente con la probità dei suoi promotori, il testo originale prevedeva l’estensione dello ‘scudo fiscale’ anche ai reati di ricettazione, riciclaggio, e bancarotta fraudolenta, allargando la copertura ai procedimenti penali in corso e l’impossibilità da parte della magistratura di poter utilizzare i documenti contabili come prova di reato.
È questa evidentemente l’Italia di merda che piace tanto al bilioso Renato Brunetta a caccia di parassiti.

COSÌ FAN TUTTI?!?
Le modifiche, rispetto all’abominevole bozza originale, non scaturivano certo da un ripensamento tardivo o da un ritorno di pudore legalitario, bensì dalle obiezioni del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che minacciava di negare la sua firma.
Calmate le acque durante la pausa estiva, gli Amici degli Amici sono subito ritornati alla carica…
Nella serata del 15 settembre, il sen. Salvo Fleres (ex-PRI in quota PdL), d’accordo col relatore del provvedimento Antonio Gentile (PdL), ci riprova e presenta un emendamento che prevede il ripristino del salvacondotto anche per i procedimenti penali in corso. L’emendamento allarga nuovamente le maglie dell’impunità alla dichiarazione fraudolenta, al falso in bilancio, e all’occultamento di documenti contabili, come previsto in origine. Evviva l’Italia!
Tale emendamento, di fatto, copre anche la bancarotta fraudolenta. Si tratta cioè del reato preferito da quei simpaticoni che, truffando azionisti e risparmiatori attraverso la falsificazione di titoli e bilanci, provocano il tracollo delle aziende (e la perdita di lavoro per i dipendenti) dopo aver opportunamente stornato i denari in appositi fondi neri.
Com’è ovvio, l’emendamento Fleres è stato prontamente accolto dalle commissioni con qualche modifica rispetto alla formulazione iniziale:

“Accesso negato per i procedimenti penali e per i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, vale a dire il 5 agosto, ma applicabilità ai reati connessi al falso in bilancio e di carattere societario e tributario. Approvato anche il restringimento della finestra per il rimpatrio dei capitali: il termine è stato spostato dal 15 aprile 2010 al 15 dicembre 2009” 

L’ordine di scuderia emanato ai pretoriani del PdL è sostenere ad oltranza che lo ‘Scudo Fiscale’ è in vigore anche negli altri paesi europei e che ovunque funziona così.
Ma sarà vero?!?
In effetti, piani fiscali per il recupero dei capitali espatriati esistono in Europa da circa 10 anni, ma le condizioni di rientro e le penali sono molto diverse… A tal proposito, riportiamo in un breve riepilogo la percentuale da versare sul rientro e l’anno in cui lo ‘scudo’ è stato promulgato.
Giudicate voi stessi:
GRAN BRETAGNA: 01/09/2009-12/03/2010; è previsto il versamento del 10% sul capitale unitario, più il pagamento di tutte le tasse arretrate e di tutte le imposte evase, compresi gli interessi di mora. Nessun anonimato.
FRANCIA: Pagamento delle imposte evase, interessi di mora, sanzioni amministrative e pubblicazione dei nomi dei contribuenti che hanno commesso gli illeciti più gravi.
GERMANIA: doppia aliquota del 25% nel 2004 e del 35% nel 2005.
BELGIO: 9%  (2004)
RUSSIA: 13% (2006)
ITALIA: 2,5% (2001-2002)
Per trovare qualcosa di simili, eppur sempre migliore, di quanto proposto (e riproposto dalle nostre parti) bisogna guardare alle ‘cenerentole’ d’Europa…
GRECIA: 3% (2004)
PORTOGALLO: 2,5% ma solo per il denaro investito in titoli fiscali e pagamento del 5% per tutto il resto (anno 2005).

Il 1° Ottobre del 1893, in concomitanza con lo scandalo della Banca Romana, L’Asino pubblicava una sarcastica parodia del “Re Travicello” di Giuseppe Giusti:

Al Re Travicello piovuto ai ranocchi leviamo il cappello e diamo baiocchi,
lo predico anch’io che costa un fottio ma è comodo e bello un re travicello:
ei bada a mangiare e lascia rubare.
È un re travicello che calza a pennello
(…) Da tutto il pantano si sente gridare:
Evviva il sovrano che lascia rubare!

Non molto è cambiato da allora.

Gli Invisibili

Posted in Business is Business, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 dicembre 2008 by Sendivogius

 

“LA CURA TREMONTI”

 

berlusconi Contro Cariatidi e Cassandre che gridano alla nuova recessione e alle grandi depressioni, Re Silvio gioca a nascondino con la norrena cancelliera, facendo cucù alla crisi che non c’è. Instancabile, con vivace spensieratezza, corre felice per le vie di Pescara tra folle plaudenti. Quale fulgido esempio di gagliardia e virile vigore! Solido negli averi, invita il popolino allo shopping natalizio. Rassicurante, diffonde ottimismo, cementa le plebi e ne coltiva gli umori.

Nella sua scalata al cielo, l’Unto del Signore si contende ormai il trono col Padre. La croce è stata lasciata in permuta a Tremonti, il real tesoriere, in attesa di esser presto cartolarizzata.

Superati i confini americani, la crisi economica, dilatata a dimensione globale, si prepara a tanagliare l’Europa con conseguenze imprevedibili. La sua entità ha subito allarmato i singoli governi, impreparati e storditi dalla gravità della situazione.

tremonti0Del resto, loro non possono contare sul genio economico di Giulio Tremonti che tutto prevede e a tutto provvede, sicché non si stanzia obolo che Giulio non voglia. Infatti, considerata la solidità del nostro sistema produttivo, è evidente che si tratti di una crisi contenuta dagli effetti limitati. Per questo il vulcanico ministro ha varato una finanziaria triennale tutta tagli e privatizzazioni. Spirito previdente, ha poi sfornato l’ennesimo decreto (il n° 185 del 29 Nov.), dal titolo roboante quanto promettente: “Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale”.

Si tratta di 35 articoli nei quali non si tralascia nulla e a tutti si pensa. Dal conservatorismo al pragmatismo compassionevole. È il 185 un decreto-legge concepito in particolare per gli “ultimi”, che sempre tali resteranno nella loro beata solitudine. Dispensa loro la questua e disconosce, nella loro invisibilità, quanti pur facendo parte del sistema produttivo e contributivo vivono sospinti ai suoi margini, in una precarietà lavorativa ed esistenziale permanente.

Per le spese pazze di Natale, per quelli convinti che ‘ottimismo’ sia sinonimo di ‘consumismo’ (profumo confezionato per vite plastificate), il Governo decreta un bonus straordinario per famiglie, lavoratori dipendenti e pensionati non autosufficienti [Art. 1].

In pratica, il bonus governativo consiste nella straordinaria cifra di:

§     0,55 euro giornaliere per un pensionato singolo.

§     0,82 euro al giorno per un nucleo familiare di due persone.

§     1,23 euro al giorno per un nucleo familiare di tre persone.

§     1,37 euro al giorno per un nucleo familiare di quattro persone.

§     1,64 euro al giorno per un nucleo familiare fino a cinque persone.

§     2,74 euro al giorno per famiglie con oltre cinque componenti.

Fortunatamente, si tratta di importi esentasse.

A queste sovvenzioni poi andrebbe aggiunta la pubblicizzatissima Social Card, sulla quale molto si è detto e scritto. A tal proposito, una delle analisi più brillanti e meglio riuscite la potete leggere su: Social card? elemosina di stato.

Per i piccoli proprietari, indebitati col mutuo stipulato a rate variabili quando i tassi di interesse erano al minimo storico (gli italiani fanno davvero di tutto per distinguersi come un popolo di deficienti), è prevista invece una svolta epocale destinata a fare storia nel mondo.

Mutui prima casa: per i mutui in corso le rate variabili 2009 non possono superare il 4 per cento grazie all’accollo da parte dello Stato dell’eventuale eccedenza[Art. 2], senza tenere però conto dello ‘spread’, ossia della ricarica bancaria: “spese varie o altro tipo di maggiorazione incluso il tasso contrattuale alla data di sottoscrizione del contratto”. Con il progressivo abbassamento dei tassi ad opera dalla BCE, a partire dal 2009 il tasso di interesse sarà nettamente inferiore al 4% e ciò renderà (di fatto) il provvedimento inutile, evitando così un’ulteriore aggravio delle spese di bilancio che difficilmente sarebbe stato accettato dalla UE (e infatti Bruxelles ha taciuto). Lo ‘Stato’ invece si guarda bene dal proporre la copertura dei mutui a tasso fisso già stipulati, perché in tal caso i soldi dovrebbe cacciarli fuori per davvero.

Efficacia reale del provvedimento: NESSUNA.

Per quelli che non arrivano più alla quarta settimana, il decreto stabilisce il blocco e riduzione delle tariffe, “al fine di contenere gli oneri finanziari a carico dei cittadini e delle imprese, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sino al 31 dicembre 2009” [Art. 3; comma 1]. Peccato che la materia sia di competenza delle Authorities di controllo e delle singole S.p.A. Il governo NON può bloccare o ridurre un bel nulla. Ci rimettiamo quindi al buon cuore dei privati che gestiscono i servizi.

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Sistemate famiglie e ceti medi con un simile Bengodi, non resta che pensare alle imprese e aumentare la manna già prevista per i lavoratori, con la Detassazione dei contratti di produttività [Art. 5], altro provvedimento utilissimo specialmente quando la produttività crolla e gli impianti funzionano a ciclo alternato, mentre operai e lavoratori vengono licenziati. Molto più utile, ma ben più oneroso, sarebbe stata la detassazione delle tredicesime e soprattutto della liquidazione di quanti hanno un contratto a tempo determinato. Ma Tremonti l’infallibile non è certo miope. Pertanto, con un occhio alle tasche, ha subito stabilito il Potenziamento ed estensione degli strumenti di tutela del reddito in caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione, nonché disciplina per la concessione degli ammortizzatori in deroga” [Art. 19] dai quali (come sempre) resteranno naturalmente esclusi tutti coloro con contratti di lavoro a tempo parziale verticale, che andranno a infoltire ulteriormente le fila degli invisibili senza alcuna tutela. Giacché “L’indennità di disoccupazione non spetta nelle ipotesi di perdita e sospensione dello stato di disoccupazione disciplinate dalla normativa in materia di incontro tra domanda e offerta di lavoro”.

Per quei lavoratori con ‘contratto atipico’, che oscillanodai gallinacei co.co.co ai fecali co.pro, “in via sperimentale per il triennio 2009-2011, è riconosciuta una somma liquidata in un’unica soluzione pari al 10 per cento del reddito percepito l’anno precedente”. Ma solo se hanno superato i 5000 euro di reddito in regime di monocommittenza. Ovvero: se hai cumulato più contratti ma nessuno di questi raggiunge da solo l’importo richiesto, non ti spetta nemmeno il miserabile 10% sperimentale.

Per tutti gli altri fortunati che avevano un contratto a tempo indeterminato in aziende con oltre 15 dipendenti, l’indennità ordinaria di disoccupazione (opportunamente integrata) non potrà “superare novanta giornate di indennità nell’anno solare”. In pratica, 3 mesi di autonomia.

Va molto meglio per i cervelli in fuga. Considerando le incredibili prospettive che offre il mondo accademico in Italia insieme allo strabiliante sostegno dato a ricerca e sperimentazione, il superministro ha disposto una serie di Incentivi per il rientro in Italia di ricercatori scientifici residenti all’estero. Estensione del credito d’imposta alle ricerche fatte in Italia anche in caso di incarico da parte di committente estero[Art. 17] con una tassazione del solo 10% ai fini delle imposte dirette. Già immaginiamo file di ricercatori che premono alla frontiera, sgomitando per poter rientrare in Patria. Tremonti è un genio. Evidentemente si sentiva solo.