Archivio per Giulio Tremonti

IL GRUGNITO DEL PORCO

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 giugno 2014 by Sendivogius

PIG - Art of EastMonkey

Ogni tanto ritornano…
Quando ci si illude di essersene finalmente liberati, eccoli che rispuntano fuori dallo scarico otturato dello scolo fognario, in cui si pensava invano di averli smaltiti. E invece no! Come le scorie radioattive, sono eterni. Perché un cialtrone, peggio ancora nella sua variante “tecnica”, e specialmente se incistato come una pustola nei deretani della ‘politica’, è per sempre!
ChuckyMonumenti tossici alla perniciosità dell’inutile, sono sempre pronti a ricicciare nei bassifondi della ribalta, con la stessa imperturbabile faccia di merda e spocchia immutata.
Con la simpatia trasgressiva di un Edward Gein prestato alle politiche sociali, sono amabili come un peto ad una veglia funebre; affidabili come un pedofilo assegnato ai servizi per l’infanzia; garruli come una battona in disarmo, compiaciuta nella sua oscenità indisponente.
Holy ShitNella fitta foresta dei Sempreverdi, si veda il caso di Gianfranco Polillo, il Gianfranco Polillomai ricordato abbastanza Sottosegretario all’Economia del ferale Governo Monti, con delega alla chiacchiera indiscriminata e vocazione alla schiavitù, provvisoriamente accantonato nel deposito sotterraneo dei burocrati d’oro a carico pubblico.
Con i suoi 20.000 euro e passa di pensione mensile (più varie ed eventuali), Polillo è uno strenuo sostenitore della lotta agli sprechi e del taglio degli stipendi (ovviamente degli altri), secondo una progressività inversamente proporzionale al reddito: più bassa è la retribuzione, più forte deve essere la riduzione di salario e di spesa. Ovviamente, nella rendita blindata della sua posizione stragarantita nel settore pubblico, ama esibirsi nel coro dei cantori dell’Austerità ad oltranza, tra i pretoriani dell’ultra-liberismo applicato al “rigore”: a parti inverse, la “lotta di classe” portata avanti con le atomiche del capitale finanziario.
Bounty KillerE questa parodia padronale di villain da fumetto pulp, non perde occasione per ribadire il rivoluzionario concetto dalle pagine dei quotidiani nei quali s’è prontamente riciclato come “opinionista”, col suo eloquio romanesco da cravattaro rionale, per sfuggire ad un oblio più che meritato. L’ultima perla a prova di anti-emetico, questo indefesso “servitore dello stato” col gusto per la provocazione ce la regala sulla pagine del magnanimo Huffington Post, dove sono ospitate le intemerate di questo idiota (nel senso ‘greco’ del termine) prestato all’imbecillità. Non si risponde di eventuali effetti collaterali.

Polillo

«Per risolvere la crisi, l’Italia deve deflazionare i salari […] Oggi la madre di tutte le riforme è quella del mercato del lavoro. Lasciamo sullo sfondo il cosiddetto jobs act – ne esamineremo i contenuti quando saranno noti – e non diamo troppo peso ai suggerimenti dei giuslavoristi. Sono uomini di legge. Preziosi quando l’economia tira e si tratta di razionalizzare le relazioni industriali esistenti. Oggi serve, invece, gente pratica, che conosce il mercato e sa dove mettere le mani. Ed è in grado di praticare la respirazione bocca a bocca, prima del definitivo collasso

Gente pratica e d’esperienza come l’inestimabile Polillo ed i suoi amici dalla cripta, noti per la loro provenienza dal duro mondo del lavoro e le mani consumate dai calli.
HellraisersLeggendario è stato l’impegno di Polillo nello SVIMEZ, carrozzone clientelare ad uso politico, per lo sviluppo economico del Mezzogiorno d’Italia. A settant’anni dalla sua fondazione, come non apprezzare gli strabilianti risultati di questa straordinaria Associazione?!? Tra i successi più apprezzati, spiccano i preziosi contributi per la creazione della Cassa del Mezzogiorno: quel formidabile pozzo nero di finanziamenti pubblici a fondo perduto, diventata proverbiale per sprechi, inefficienze, e ruberie a non finire.
Kiss of the DeathPiù che “respirazione bocca a bocca”, siamo al bacio della morte.
Confrontatosi con la spietata realtà del mercato, contro ogni posizione monopolistica, lacci e lacciuoli, il sor Polillo ha potuto infatti farsi ossa e muscoli in posizione blindatissima a prova di licenziamento, all’interno di una delle principali industrie di Stato: l’ENEL.

«L’idea è quella di una grande moratoria che sospenda, seppure per un periodo di tempo limitato, tutte quelle sovrastrutture giuridiche che oggi impediscono al mercato di funzionare. Via l’articolo 18, almeno per tutte le piccole e medie industrie. Via la superfetazione della presenza sindacale. Seppure in un mutato orizzonte, il modello di riferimento è la Fiat degli anni ’60.
[…] Darwinismo sociale? Ne siamo assolutamente consapevoli.»

Se ci fosse una qualche forma di “selezione naturale”, o di semplice giustizia divina, simili individui dovrebbero essere folgorati la mattina all’alba, prima ancora di poter flatulare impuniti le loro stronzate. Oppure, più semplicemente, lavorare per una settimana in catena di montaggio, invece di concionare dall’alto del loro irraggiungibile empireo di emolumenti stratosferici. Intoccabili perché “acquisiti”: i loro e quelli soltanto!
lineaTuttavia, nell’articolo il nostro pensoso eroe rispolvera altri vecchi cavalli di battaglia del Polillo di boiate e (sotto)governo, come il taglio dei salari e l’eliminazione delle garanzie contrattuali, con una particolare e inquietante predilezione per i metalmeccanici, insieme a tutti quegli intollerabili privilegi (come le ferie pagate!) che fanno degli operai una delle più odiose categorie di miracolati su rendita castale.
Perché come la brillante conduzione della crisi economica, evolutasi da recessione a depressione, con inquietanti rischi di stagnazione e deflazione, ci insegna: la contrazione dei salari ed il taglio radicale della spesa, nella cinesizzazione delle maestranze, non sarà forse il metodo più indicato per incrementare il PIL e ridurre il deficit sul debito, ma di sicuro è il modo migliore per entrare a pieno titolo nel Terzo Mondo, nella libera concorrenza, ovvero lotta per la sopravvivenza tra disperati costantemente sotto ricatto. L’importante è perseverare sulla scia degli straordinari successi visti finora.
Ovviamente, l’interesse di Polillo è tutto rivolto alla salvezza dell’Italia ed al consolidamento dei conti pubblici, nell’Elysium tecno-liberista di cui per evoluzione naturale Polillo è elite insieme ad i suoi soci di minoranza.
ElysiumD’altronde è noto l’eccezionale impegno profuso ad ogni ansimo nella lunga carriera di stenti, sacrifici e privazione, di questo “servo dello stato” e di chiunque altro avesse una qualche posizione di potere all’interno dell’apparato industrial-statale, sempre sul filo delle relazioni pericolose…
F3_05_elysiumEx funzionario alla Camera dei Deputati, è stato capo del dipartimento economico della Presidenza del Consiglio, dal 2001-2004, ai tempi delle spese allegre durante l’oculata gestione del secondo Governo Berlusconi. In virtù dei suoi servigi, viene promosso per meriti sul campo, avendo costantemente cassato e boicottato ogni provvedimento finanziario possibile del famigerato Governo Prodi.
pig_by_eastmonkeyPer conto di Giulio Tremonti, inventore della “finanza creativa”, il rigorista Polillo certifica il famoso “buco della sinistra”, diventando consigliere economico dell’immaginifico ministro. Sulla voragine contabile lasciata invece dal Papi della Patria non è dato saperne l’opinione, né risultano prese di posizione del pur loquace “tecnico” prestato alla politica. A dire il vero si tratta di un prestito a tempo indeterminato, giacché la meritocratica carriera di Polillo avanza in progressione con le sue piroette politiche: dai Socialisti ai Repubblicani, variabile come le maggioranze di governo. Ma il nostro, per non farsi mancare nulla, non si nega nemmeno una breve esperienza tra i “miglioristi” del vecchio PCI: ovvero, l’allora ala destra e più consociativa del partito, capeggiata dall’accomodante Giorgio Napolitano. Ed è proprio dal suo stretto contatto col mondo del lavoro e con le sue realtà, che l’esperto Polillo intesse la sua rete di relazione con altri ‘giganti’ come Renato Brunetta, Maurizio Sacconi. E soprattutto si lega mani e culo con Fabrizio Cicchitto (a cui Polillo pare confezioni gli ispirati discorsi), che lo raccomanderà a Mario Monti per la composizione della sua Famiglia Addams in versione di governo.
BeccamortiIn considerazione degli eccezionali successi del Pornocrate di Arcore e della sua corte, che nel 2011 avevano quasi condotto il Paese al collasso economico, l’ineffabile Polillo l’anno successivo perora l’elezione di Berlusconi a presidente della Repubblica, per le sue straordinarie prestazioni.
war pigsNaturalmente, il problema della spaventosa crisi economica sono i salari troppo alti degli operai e le troppe ferie degli italiani… Impensierito dai risvolti sociali, Polillo si preoccupa soprattutto delle conseguenze, con la lungimiranza di un generale bianco nella Russia controrivoluzionaria dell’ammiraglio Kolčak (peraltro su posizioni troppo progressiste per il moderato Polillo):

«Quali saranno le conseguenze di una crisi abbandonata a se stessa? Solo un fatto statistico o non incideranno sulla carne viva del Paese, sui suoi delicati equilibri sociali? Beppe Grillo su una cosa ha ragione: ha costituzionalizzato il dissenso. Finora. Ma se la crisi continuerà anche quella fragile diga sarà spazzata via da un conflitto sociale dagli esiti nefasti. Ecco allora che il presunto estremismo della nostra proposta, in termini di calcolo probabilistico, diventa il male minore. Si può perfezionare, stabilendo limiti temporali più stretti. Circoscriverne i luoghi dove tentare l’esperimento, per poi vedere l’effetto che fa. Scrollarsela di dosso con un’alzata di spalla replica, invece, la tecnica dello struzzo, che di fronte all’imminente pericolo infila la testa sotto la sabbia. Prima di essere travolto

La corazzata PotëmkinLe fucilerie, dott. Polillo! O tutt’al più le cariche all’arma bianca, con la baionetta innestata sui moschetti, come si usava fare nell’800 per tenere al posto suo la marmaglia sovversiva. In alternativa, c’è sempre il manganello e l’olio di ricino. Sono soluzioni che funzionano.
Keep this outAlla fine abbiamo capito qual’è la vera preoccupazione di padron Polillo: teme (beato lui che ci crede!) la rivoluzione bolscevica dei proletari. Ha paura di un biglietto di sola andata per la Siberia, a scavar canali lungo la Kolyma. Se così fosse, e ovviamente non sarà mai, scoprirà per la prima volta in tutta la sua privilegiata esistenza cosa vuol dire lavorare per davvero.

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Gli eterni bambini

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , on 3 luglio 2012 by Sendivogius

 «Che cos’è il populismo, il male eterno della politica italiana?
In una formula, consiste nel trattare come bambini cittadini adulti e teoricamente responsabili. A molti italiani il populismo piace ed è sempre piaciuto proprio per questo, perché non li fa crescere e li monda dai peccati del mondo. La minoranza di italiani adulti, invece, lo trova insopportabile. Come trova insopportabile che il Paese più vecchio del mondo, per storia e per anagrafe, sia al tempo stesso il più infantile. Abbiamo inventato il fascismo, ma un minuto dopo la fine della guerra, anzi già mesi prima la colpa era tutta dei tedeschi. Mussolini era un dittatore bonario, i fascisti dei ragazzini esibizionisti, le leggi razziali un’imposizione dell’alleato. La migliore rappresentazione dell’eterna fanciullezza italiota è l’Amarcord di Fellini. Il fascismo visto con gli occhi di un adolescente, cioè di tutti gli italiani fascisti. I pochi antifascisti, infatti, erano in galera dove tocca crescere alla svelta.
Vent’anni fa gli eterni infanti si sono accorti di colpo d’essere stati governati da una classe dirigente di corrotti, manigoldi e incapaci. Che sorpresa! Chi l’avrebbe mai detto?!? Per fortuna hanno votato in massa il nuovo, l’onesto, il competente: Silvio Berlusconi.
L’hanno voluto ad ogni costo, passando sopra al conflitto d’interessi, al ridicolo e alla vergogna. A dispetto dello stesso Berlusconi, della sua evidente inadeguatezza di fronte alla missione dichiarata di creare “un nuovo miracolo italiano”. Gli avevano raccontato in tutti i modi che Berlusconi “scendeva in campo” per salvare le sue aziende che, orfane di favori e sodali politici, da Craxi ad Andreotti, sarebbero fallite. Ma i piccoli italiani che non crescono mai gli credevano. È andata male. Berlusconi non solo non ha fatto il miracolo, ma ha preso un Paese comunque ricco e produttivo e l’ha ridotto sull’orlo della bancarotta. Ora chiedono a Monti, che è arrivato l’altro giorno, di far crescere l’economia. Ma l’economia italiana non cresce da 12 anni. Non se n’era accorto nessuno? No, neppur il superministro, Giulio Tremonti, che ancora va in giro nei salotti tv di sinistra, da Ballarò a Santoro, per spiegare quanto è stato profetico.
I piccoli italiani ora scoprono d’essere stati ancora truffati. Ma non è colpa loro. È colpa della politica trasformista, come spiega Beppe Grillo. Un trasformista coi fiocchi, uno che a dicembre saluta il governo Monti come “la salvezza dell’Italia” e oggi scrive che è frutto di un “golpe ordito da Napolitano e dalle banche”. Piace Grillo perché è un bambino anche lui, non deve rendere conto di quello che ha detto cinque mesi fa. Era tanto piccolo, aveva soltanto 64 anni.
Padre nostro rimetti a noi i nostri debiti anche se col cavolo che noi li rimettiamo ai nostri debitori. Amen

  Curzio Maltese
  Il Venerdì – (22/06/2012)

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CAVE CANEM

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , on 19 aprile 2012 by Sendivogius

Ora che la “percezione psicologica” di bunga-bunghiana memoria si è concretizzata in una drammatica realtà, degenerata in una crisi sistemica senza precedenti, abbondano i profeti di sventura, armati di mannaia per la cura “lacrime e sangue” nella generale sfilata di sepolcri imbiancati. Sono le redivive cariatidi del ‘rigore’ e dell’austerità ritrovata, meglio se inversamente proporzionale al reddito: la cura dimagrante applicata al popolo supino, a profitto della bulimia dei mercati, che taglia i bisogni in nome dei bilanci santificando lo spread.
Sono gli stessi opinionisti ‘liberali’ che, quando c’era Lui, declamavano panegirici in versi, onorando la lungimiranza del “governo del fare”. Sono quelli che, computi e sdegnosi, ti ripetevano con contrita sufficienza che, nonostante tutto, “non esistono alternative a B.” e ora si prostrano in massa ai piedi del nuovo esecutivo tecnocratico, con ritrovato entusiasmo.
Sono i medesimi declamatori del “Tremonti grande economista”… i rassicuranti analisti del “peggio è ormai alle spalle”…
Sono gli stessi industriali che si affastellavano copiosi, agitando la sportula davanti alle alcove mercenarie di Arcore, praticando il meretricio in forma diversamente utile, e che ora piangono miseria lamentando la pessima gestione della crisi economica. È gente che ha perso da tempo la faccia e che, abituata a vendere le terga, è ormai incapace di distinguere la differenza, esibendo indistintamente ora l’uno ora l’altra senza notare la discrepanza.
Per coloro che volessero ricordare, QUI trovate un piccolo campionario, selezionato nel lontano Maggio 2010, con alcune delle migliori perle troppo in fretta consegnate all’oblio dei posteri.
I prodromi del collasso imminente erano evidenti, a voler cogliere i segnali d’allarme, ma nessuno osava interrompere la festa nella grande abbuffata berlusconiana del ladrocinio istituzionalizzato (ma ‘devoto’), all’ombra di Comunione e Lottizzazione, dei Grandi Eventi, e dei rapaci Gentiluomini di Sua Santità
E c’è lo stesso Presidente della Repubblica che mai nulla ebbe ad eccepire nei trascorsi anni di governo e di scandali a cielo aperto; che accettò la nomina a ministro di un pugno di ladroni secessionisti in camicia verde. È lo stesso Presidente che nel Settembre del 2010 impedì con la sua (im)moral suasion la caduta di un governo ormai decotto, quando ancora molto poteva essere fatto per impedire l’attuale tracollo politico ed economico, salvo tirare fuori dal cilindro il Montinator a catastrofe ormai avvenuta.

 – La politica del baubau –

Perché Monti continua a farci del male, agitando lo spettro della Grecia? Possibile che nella squadra dei tecnici non ci sia uno psicologo in grado di spiegargli che i cittadini non sono bambini da spaventare, ma adulti da motivare? Anche ieri la solita storia: cari italiani, se non vi tassassimo a sangue, fareste la fine di Atene. Nel racconto montiano l’Italia è un viandante sopravvissuto miracolosamente alla prima fase della carneficina, ma tuttora inseguito da un branco di lupi a cui ogni giorno deve sacrificare uno stinco o un gomito per avere salva la vita. Una fotografia vera, ma schiacciata sul presente. Manca ciò che da tempo si chiede invano ai governanti: una visione del futuro. Aumentare la benzina è un’aspirina, non una cura. E non lo è neppure combattere l’economia sommersa dei privati senza toccare la spesa pubblica e il sottobosco corrotto della burocrazia.
I nostri nonni possedevano il nulla, ma si sentivano dire dalla politica che, sgobbando con passione, avrebbero potuto avere tutto o almeno qualcosa. Adesso il sentimento dominante nel discorso pubblico non è più la voglia, ma la paura. Quella peggiore, poi: la paura di perdere, anticamera della sconfitta sicura. Il cittadino è disposto a sacrificarsi se gli si offrono una direzione di marcia e una prospettiva di riscossa. Ma se ci si limita a spaventarlo col babau della povertà, lungi dal reagire si dispera e si arrende. Forse, oltre che uno psicologo, a questa squadra di tecnici manca un filosofo. Uno che li aiuti a capire che nel destino delle nazioni esiste qualcosa di più grande dello spread.”

  Massimo Gramellini
La Stampa (19/04/2012)

È ovvio che nella spirale recessiva, innescata dai vortici senza controllo delle speculazioni finanziarie, il problema siano le politiche sociali e non gli spiriti distruttivi di un turbo-liberismo selvaggio, che ha sostituito lo scambio di merci con i flussi di cassa. In fondo, si tratta dell’ennesima riedizione di un vecchio copione già scritto (in tempi non sospetti, avevamo fornito una nostra modesta disamina QUI) nei troppi ricorsi della Storia.

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I Predatori dell’Industria perduta

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 novembre 2011 by Sendivogius

Come i vermi che formicolano su un cadavere consentono di stabilirne il grado di decomposizione, così la specie di avventurieri che riescono ad imporsi in un dato momento storico illuminano lo stadio di decadimento di una nazione.
Camillo Berneri (1934)

 Al netto delle glorie (passate) e delle infamie (presenti), l’Italia è innanzitutto terra di pupari.
Se l’istrione è la figura prevalente nella storia patria.. l’imbonitore adorato dalle masse.. l’idealtipo dominante in cui riversare le aspettative della propria mediocrità riflessa… a manovrare i fili della rappresentazione, e tessere la trama del gioco, sono i burattinai dietro i riflettori del palcoscenico. Si muovono discreti all’ombra dello statista di turno, di cui puntellano e sfruttano il potere momentaneo. Meglio conosciuti come “faccendieri”, perennemente in bilico tra politica e affari, sono i ‘signori delle referenze’, esperti in pubbliche relazioni a beneficio privato. E personale.
Nell’albo d’oro dei grandi tessitori meritano una menzione speciale l’onnipresente Gianni Letta, insieme all’intraprendente Luigi Bisignani.
Ai margini estremi della ragnatela penzolano invece il boccaccesco Valter Lavitola, il trasversale Piero Daccò, l’esuberante Lorenzo Cola… e tanti altri pesciolini di piccola taglia, ma non per questo meno famelici dei grossi squali nel mare magnum della finanza truccata.
A loro modo, sono gli eredi minori dell’eterno Licio Gelli, del curiale Umberto Ortolani, dell’immarcescibile Flavio Carboni (del quale ci siamo occupati QUI e QUI), del tetro Francesco Pazienza… Li accomuna e li contraddistingue una lettera, con un numero in progressione: P2..P3..P4…
E se le ambizioni politiche e i “piani di rinascita” sono evaporati, lasciando spazio unicamente agli ‘affari’, il modello insuperato resta comunque quello.
Gli effetti standard, ancor prima di quelli collaterali, sono generalmente pessimi.

LA DISCESA NEL MAELSTRÖM
Il gorgo oscuro nel quale è stata risucchiata FINMECCANICA, un tempo fiore all’occhiello delle partecipate pubbliche e sinonimo di eccellenza nell’industria tecnologica italiana, rappresenta la metafora di un Paese che sembra precipitato nell’abisso senza ritorno di una fogna senza fondo.
 Lo scandalo che sta scuotendo i vertici di Finmeccanica è lo specchio di un capitalismo malato (o semplicemente coerente con la sua intrinseca natura predatoria), ulteriormente esasperato dai vizi antichi del malcostume italico: familismo amorale e cooptazione clanica; spartizione clientelare degli incarichi; appetiti smisurati, uniti alle ambizioni ed all’avidità personale di certa dirigenza. A tutto ciò si aggiunga l’ingorda ingerenza dei partiti, che usano le partecipate pubbliche come uffici di collocamento politico e filiali di pronto cassa per il loro finanziamento illecito.
Quello che è stato denominato “Sistema Finmeccanica”, sembra in realtà costituire una prassi più che diffusa (e tollerata), nell’ambito dei grandi gruppi industriali per l’aggiudicazione delle pubbliche commesse. Ed in particolare per quelle corporation, che trattano le forniture di armamenti hi-tech.
Per piazzare determinati prodotti (e costosissimi giocattolini militari) è necessario “convincere” il potenziale acquirente interessato. Regalini, generose prebende, e cospicue offerte ad personam costituiscono ottimi argomenti per sbloccare certe trattative riservate… Ovviamente, richiedono sensibili esborsi in denaro (possibilmente non tracciabili) ed abili “intermediatori d’affari”, ai quali vengono erogate golose provvigioni per il disturbo e che siano in grado di gestire al meglio la transazione (e la dazione). Possibilmente con discrezione.
Per la bisogna, le holding in gara hanno bisogno di accantonare notevoli somme di denaro cash, alle quali poter attingere secondo necessità. Questa “liquidità finanziaria”, fondamentale per oliare la stipula dei contratti d’appalto (e ‘dopare’ le gare), è strutturata nella costituzione di “fondi” ad hoc. Naturalmente si tratta di rilevanti importi extra-contabili, cioè non registrati nei bilanci consolidati dell’azienda, o comunque camuffati sotto acquisizioni societarie.
La vulgata comune li chiama prosaicamente “fondi neri” e sono alla base delle operazioni di corruzione. Ma gli ‘addetti ai lavori’, come ogni professionista del crimine, vi diranno che si tratta semplicemente di “affari”.
Per accantonare le cifre necessarie alla costituzione di fondi neri, per la corruzione di funzionari pubblici o il pizzo da versare agli uomini politici, esistono una serie di sistemi collaudati: le false fatturazioni, con l’immancabile truffa sui rimborsi dei Crediti IVA; la compravendita fittizia di nuovi asset, più o meno strategici, e di aziende minori ad un prezzo di gran lunga maggiorato rispetto al valore reale. Il reperimento di risorse in nero può avvenire inoltre facendo lievitare il costo degli appalti (meglio se pubblici); oppure attraverso complicate triangolazioni dei pagamenti tramite società off shore. Il surplus viene accantonato e stornato su conti protetti, solitamente nei “paradisi fiscali”, per le pratiche occulte di persuasione.
Tuttavia, nel caso specifico di Finmeccanica è bene precisare che la pratica veniva esercitata attraverso canali diversi, senza intaccare l’affidabilità dei bilanci societari, agendo piuttosto sulla contabilità delle partecipate azionarie e delle aziende minori del gruppo, tramite la catena dei subappalti affidati prevalentemente a piccole società esterne. A queste ultime venivano assegnati lavori fittizi e mai realizzati; oppure venivano erogati importi nettamente superiori al prezzo del servizio prestato e attraverso l’emissione di false fatturazioni si provvedeva alla creazione delle provviste nere.
 Un sistema dove i rischi dell’intrapresa privata sono elusi dall’intervento statale nel ripianamento delle perdite, dove i margini di profitto e le opportunità di arricchimento personale sono altissime, dove la spregiudicatezza individuale può trasformarsi in un requisito di successo, attirerà inevitabilmente avventurieri della finanza e faccendieri senza scrupoli, intenzionati a ritagliarsi il loro spazio nel lucroso campo delle intermediazioni commerciali, tra i “consulenti” che gravitano nell’orbita della galassia Finmeccanica.
Al contempo, l’enorme flusso di denaro che circola nelle casse del corporate group non poteva non suscitare gli appetiti della nutrita pletora di parassiti e politicanti, che gravita attorno all’orbita dei partiti, tanto da trasformare l’azienda in una centrale di finanziamento occulto. La prassi è quella già collaudata ai tempi di Tangentopoli: commesse sub-appaltate ad aziende raccomandate da esponenti politici in cambio di tangenti; assunzioni di parenti e famigli con cariche direttive; la compravendita di poltrone e del sostegno politico a vertici aziendali; finanziamenti a correnti e fondazioni di partito…
Il problema è che Finmeccanica è anche un colosso dell’industria bellica al quale sono demandati settori strategici della Difesa nazionale.
Fintanto che produceva utili, bilanci in attivo, e buoni dividendi azionari, il “sistema Finmeccanica” è andato benissimo: tutti sapevano e tutti tolleravano. In fin dei conti, la concorrenza internazionale ha sempre giocato sporco, esercitando pressioni tutt’altro che lecite e di gran lunga peggiori. Gli scandali della Boeing, della Lockheed Martin, o dell’incredibile Halliburton (ma anche QUI), lo dimostrano fin troppo bene.
Tuttavia, l’aggravarsi della crisi economica e la conseguente contrazione degli appalti pubblici, oltre ad una lunga serie di scelte di investimento sbagliate, ha fatto implodere il “sistema” lasciando aperta una mostruosa voragine di debiti e perdita di quote di mercato. Tant’è che adesso l’azienda è costretta a (s)vendere i gioielli di famiglia, come nel caso della storica Ansaldo-Breda.

LA GIOSTRA DEI FONDI NERI
 Con bilanci sostanzialmente regolari, all’interno di Finmeccanica la costituzione dei fondi neri veniva in prevalenza affidata, per iniziativa di singoli manager del Gruppo, ai fornitori esterni delle società controllate. Tra le finalità, oltre al mero arricchimento personale, c’era la necessità di incrementare una liquidità supplementare, onde poter disporre di una riserva in contanti da versare al mondo politico, in cambio di protezioni e del rinnovo degli incarichi dirigenziali.
Il denaro accantonato grazie alle false fatturazioni e agli artifici contabili collegati al cash flow, veniva occultato tramite una serie di triangolazioni su conti bancari ciprioti e della Repubblica di San Marino, intestati a società di comodo lussemburghesi, e alfine rimesso in circolo (e nelle tasche) lungo i canali della corruzione.
Perno del sistema di corruzione sembra essere la Selex Sistemi Integrati: una costola di Finmeccanica, nata nel 2005 dalla fusione delle compartecipate dell’ALENIA, e amministrata dall’ing. Marina Grossi, che avrebbe ereditato la ‘pratica’ dal suo predecessore Paolo Prudente (ex direttore generale di Alenia). La spettrale signora torinese è altresì la moglie del 75enne Pierfrancesco Guarguaglini: ex amministratore delegato di Finmeccanica e presidente (dimissionario) del Gruppo, con i suoi 4.712.000 euro di stipendio all’anno. Attualmente, insieme alla moglie, è iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma, per frode fiscale, fatture false ed altri reati tributari.
La giostra dei “fondi neri” ruota attorno alle commesse fiduciarie e agli appalti che SELEX affida all’ENAV, tramite il collaudato sistema delle false fatturazioni a prezzi maggiorati.
Per rendere l’idea in sintesi di quali aziende stiamo parlando:

 ENAV è la società che fornisce il servizio nazionale di controllo e assistenza del traffico aereo civile. Ente interamente pubblico, e di fondamentale importanza, è controllato dai ministeri del Tesoro, delle Infrastrutture e Trasporti.
In considerazione delle responsabilità e delle delicate mansioni che la società svolge, nel 2009 è stato nominato presidente dell’ENAV Luigi MARTINI: ex calciatore della Lazio, con un diploma tecnico-professionale per l’artigianato, eletto deputato nelle fila di AN e famoso per il cumulo degli stipendi. Secondo la testimonianza dell’imprenditore Di Lernia, pare che l’on. Martini debba la sua nomina per l’assunzione all’Alitalia del figlio dell’ex ministro Altero Matteoli (AN-PdL): Martini faceva parte della commissione di esame.
Ma all’Enav, con ruoli di dirigenza lavorano pure Enzo Minzolini, fratello del direttorissimo raccomandatissimo al TG1 e il genero di Rocco Buttiglione. Prima di essere costretto alle dimissioni, l’amministratore delegato era un vecchio residuato democristiano, sul quale ritorneremo: Guido Pugliesi.
ENAV per la propria attività ha nelle sue disponibilità un patrimonio di impianti di supporto logistico e di infrastrutture tecnologiche altamente sofisticate, che richiedono una manutenzione ed una integrazione costante degli applicativi con l’impiego di nuovi software sempre aggiornati. Tutti servizi di supporto tecnico-informatico, sistemistica e manutenzione logistica, sono affidati ad una società controllata dell’Enav. Si tratta della TECHNO SKY srl, che nel sistema messo in piedi da Selex ed Enav ha un ruolo importante e un passato pesante… La “Techno-Sky” infatti non è altro che la vecchia “Vitrociset Sistemi” (sotto nuovo nome) di Camillo Crociani (già coinvolto nello scandalo Lockeed del 1976), acquistata da ENAV per 109 milioni di euro.

 SELEX Sistemi Integrati, come si può leggere sul sito ufficiale, è “la società di FINMECCANICA che progetta, realizza e commercializza tecnologie per l’Homeland Protection, sistemi e radar per la difesa aerea, la gestione del campo di battaglia, la difesa navale, la gestione del traffico aereo ed aeroportuale, la sorveglianza costiera e marittima. L’azienda, che occupa circa 4.200 dipendenti, vanta un’esperienza di cinquanta anni e una clientela in 150 Paesi”.

SELEX paga ENAV per ricevere appalti. ENAV affida con trattativa privata (non prevede gare) le commesse alla SELEX, che però non si occupa dei lavori direttamente ma li sub-appalta alla TecnoSky (che appartiene ad ENAV). Cioè affida i lavori all’azienda controllata dell’ENAV, che si occupa dei servizi di manutenzione, con evidente maggiorazione dei costi per il doppio appalto che invece poteva essere gestito direttamente all’interno della società stessa.
Tecno Sky a sua volta affida i lavori, con un nuovo sub-appalto, ad altre società esterne con un ulteriore rincaro dei costi. Si tratta di piccole società a responsabilità limitata, spesso e volentieri riconducibili a manager e consultant trading assai attivi all’interno di Finmeccanica; oppure vicine a personaggi politici e sostenute da singoli esponenti di partito.
Non di rado si tratta di società di comodo, senza alcuna specifica competenza di settore, che attraverso il rigonfiamento dei costi, false fatturazioni, bilanci truccati, e la sistematica evasione delle imposte, riescono a ritagliare profumate provvigioni al nero per manager compiacenti (e non solo), che si spartiscono la cresta sui pagamenti.
Capita che le società in questione ricevano perfino saldi anticipati per lavori in realtà mai realizzati e senza alcuna verifica su quelli invece effettuati.

PICCOLE IMPRESE PER GRANDI AFFARI
 Tra le aziende beneficiate dagli appalti agevolati e miracolate dagli affidamenti della TecnoSky-ENAV, la concorrenza è piuttosto affollata. Naturalmente, ognuna di queste società ha il suo referente in Finmeccanica ed il suo sponsor politico…
Tra le società più attive risulta esserci la ARCTRADE. L’azienda è direttamente riconducibile a Lorenzo Cola, uomo di fiducia della coppia Grossi-Guarguaglini e superconsulente di Finmeccanica. Lo stesso Cola si definisce “consulente globale” ed è attivo su tutti i fronti di vendita, gestendo commesse milionarie e, a tratti, condizionando la stessa politica industriale del gruppo Finmeccanica, con contatti negli ambienti militari e nei servizi segreti.
D’altra parte, a Lorenzo Cola è riconducibile anche la EDIL-COGIM che si aggiudica le opere per l’aeroporto di Lamezia Terme (5,3 milioni di euro).
La “ARC-Trade” invece, gestita ufficialmente dal commercialista Marco Iannilli (il sodale di Cola) e con appena 30 dipendenti, grazie agli appalti dell’Enav riesce a fatturare soltanto nel 2008 qualcosa come 24 milioni di euro.
Nella fattispecie, Iannilli avrebbe emesso fatture per un cifra di 800.000 euro a favore di “Selex” per una serie di lavori in realtà mai eseguiti, a partire dal riammodernamento dell’aeroporto del Qatar. E incassa importi  maggiorati per opere in quello di Palermo.
A tal proposito, è illuminante constatare come una “azienda leader” nello sviluppo s/w e nell’Information Technology abbia a tutt’oggi una pagina web ancora in allestimento, dove NON vengono riportati partenariati, clienti, competenze e certificazioni. Sarebbe interessante sapere con quali requisiti sia stata scelta…
 Particolarmente attiva è anche la PRINT SYSTEM (sistemi radar) di Tommaso Di Lernia, il grande accusatore, già arrestato nell’Aprile del 2006 insieme a Stefano Ricucci che aveva foraggiato per la scalata alla RCS. All’imprenditore Di Lernia, insieme a Lorenzo Cola, la Procura di Roma contesta un’evasione delle imposte per quasi 5 milioni di euro, avvalendosi di fatture relative ad operazioni inesistenti emesse nel 2009 dalle società cipriote “Antinaxt Trading Limited”, con sede a Nicosia, per un ammontare pari a 3.393.560 euro e dalla società “Esmako Limited” per un ammontare pari a 1.385.822,80 euro. Il pm Paolo Ielo gli contesta inoltre l’emissione di fatture relative a operazioni inesistenti annotate. Reato aggravato per essere stato commesso anche al fine di realizzare le provviste per l’erogazione di utilità a pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio per il compimento di atti contrari ai doveri del loro ufficio.
Per sottolineare quanto sia stretto il legame che unisce la “Print System” con “Enav” e la Difesa, sarà il caso di ricordare Bruno Nieddu, generale (in pensione) della GdF, ex presidente di ENAV e  concreti interessi nella società del Di Lernia.

ARC Trade e PRINT SYSTEM sono sponsorizzate direttamente da Marina Grossi (amministratrice della “Selex”), che d’altronde affida al fratello Giorgio, pare con assegnazione diretta, la ristrutturazione di alcuni fabbricati dell’aeroporto romano di Fiumicino, al costo di 2 milioni di euro.
AICOM (engineering system), SIMAV (sistemi di manutenzione avanzati), RENCO S.p.A. godono invece dell’interessamento di Lorenzo Borgogni, (ex) responsabile delle relazioni esterne di Finmeccanica, che per il disturbo intasca cospicui fuori-busta per svariate centinaia di migliaia di euro. Per esempio, si fa liquidare dalla SIMAV la modica cifra di 1.250.000 euro in “consulenze” e studi gestionali affidati alla “SGI Consulting”: una società fondata insieme a Luigi Martini (il presidente post-fascista di ENAV e gentile signora), al quale viene rigirato il medesimo importo. Due milioni e mezzo di euro ad ufo.
Almeno questo è quanto scaturisce dalle testimonianze incrociate, messe a verbale, dell’accoppiata Iannilli-Cola e Di Lernia.

Lo strano caso della OPTIMATICA
OPTIMATICA S.p.A. è un altra delle società fornitrici della SELEX. Specializzata in knowledge management (processi gestionali), “Optimatica” vanta tra i suoi clienti primari: ENAV, INAIL e il Dipartimento per la Funzione Pubblica, ma anche le informatiche IBM e Symtec, insieme alla società di revisioni “Accenture”.
Nell’ambito degli appalti Enav-Selex, la società si è assicurata la gestione degli archivi informatici per la modesta somma di 9.900.000 euro (il tetto limite dell’appalto era dieci milioni). Una cifra assolutamente fuori mercato.
Soprattutto, l’Optimatica è una società nelle grazie degli ex-AN… nella fattispecie: Luigi Martini (ENAV) e Altero Matteoli (ex ministro ai Trasporti) al quale, secondo la testimonianza di Tommaso Di Lernia, “Optomatica” eroga finanziamenti per la sua fondazione.

e della ELSAG-DATAMAT
Da notare che tra i clienti di rilievo della “Optimatica” c’è anche l’ELSAG, a cui nel 2007 si aggiunge DATAMAT, e infine confluita in SELEX.
L’ELSAG-DATAMAT, azienda d’eccellenza, entra agli onori delle cronache in occasione della “Louis Vuitton Cup” del 2009. I manager della società sono sospettati di turbativa d’asta e corruzione in merito ai lavori di ampliamento e ristrutturazione del porto di Trapani, interessato dalla competizione velistica. Si tratta di Francesco Subbioni, responsabile della divisione Servizi, e Carlo Gualdaroni, direttore generale di ELSAG. Entrambi suscitano le attenzioni della Direzione Investigativa Anti-mafia. Nella vicenda risultano coinvolti pure il senatore (PdL) Antonio D’Alì, ex sottosegretario agli Interni, attualmente indagato dalla Procura di Palermo per “concorso esterno in associazione mafiosa”, e Valerio Valenti, viceprefetto di Trapani, che secondo gli inquirenti avrebbero discusso col direttore Gualdaroni i termini dell’accordo per assicurarsi l’appalto.

IL JOLLY DELLE CONSULENZE D’ORO
 Nell’ambito di un sistema consolidato, le operazioni più complesse insieme alle più delicate trattative commerciali sono spesso affidate ad una serie di “consulenti” specializzati.
Lorenzo COLA è il jolly spiccia-faccende nel mazzo truccato delle carte Finmeccanica; dopo un esordio professionale alla “Ernst & Young”, è il pontiere dei grandi appalti, in grado di condizionare le stesse scelte strategiche del Gruppo in ambito internazionale. Lui stesso si definisce un “consulente globale” di Finmeccanica. È l’ombra nera di Guarguaglini ed è anche uno dei grandi accusatori insieme a Tommaso Di Lernia.
Di Cola si sa pochissimo, ma i suoi hobby sono diventati famosi: le auto da corsa (gli piace correre in F3); la raccolta di cimeli nazisti che sembra andare oltre la passione collezionistica, visto che le svatische le porta tatuate direttamente addosso.
Lorenzo Cola imbocca in Finmeccanica nel 2005, poco più che quarantenne, su raccomandazione di Luca Danese (nipote di Giulio Andreotti) che lo presenta a Paolo Prudente, all’epoca capo dell’Alenia (poi Selex). Da quel momento, la carriera di Cola si fa strepitosa…
Come presidente della COGIM piazza prefrabbricati di uso militare, per conto del Ministero della Difesa, in Iraq e Afghanistan e Bosnia per il contingente italiano.
Come super-consulente di Guarguaglini, nel 2008 Lorenzo Cola cura l’acquisizione per conto di Finmeccanica della DRS Technologies: colosso statunitense degli armamenti. Costo dell’operazione: 5,2 miliardi di dollari (3,3 miliardi di euro). Per Cola la provvigione ammonta a 8 milioni di euro.
L’acquisto, gestito dalla banca d’affari Lehman Brothers (vi ricorda niente?), assicura a Finmeccanica l’accesso alle forniture del Pentagono (DRS produce i caccia F-16 e gli elicotteri d’attacco Apache). Ed è anche il motivo per cui ci ritroviamo sul groppone gli inutilissimi 131 cacciabombardieri, per il trasporto intercontinentale di testate atomiche, F-35 JSF (joint strike fighter), al mostruoso costo di 13 miliardi di euro e a discapito del più versatile (ed economico) Eurofighter, prodotto dal consorzio europeo per l’EFA (European Fighter Aircraft).
Ad anticipare la quasi totalità dei soldi (3,2 miliardi di euro), necessari a comprare la DRS, ci pensano le banche: Intesa-SanPaolo, Unicredit, e (per gli amanti della cospirazione globale) l’immancabile Goldman Sachs. Come copertura del credito, Finmeccanica offre in garanzia l’ANSALDO… Peccato che con la riduzione delle spese militari ed il disimpegno USA in Iraq, l’acquisto della DRS si stia rivelando un pessimo affare. Per questo ora Finmeccanica pianifica di spacchettare l’Ansaldo e vendere la Breda a copertura dei debiti contratti con le banche.
 Lorenzo Cola è anche il fautore delle trattative coi libici di Gheddafi, per le forniture di sistemi d’arma ed alta tecnologia al deposto regime del rais, per un valore di 150 milioni di euro. Nel ruolo di super-consulente, nel 2008 Cola partecipa anche all’acquisizione di quote Finmeccanica (il 5%) da parte dei fondi sovrani libici. Operazione che suscita parecchie perplessità e l’aperta ostilità dell’ex ministro Tremonti. Grande artefice dell’operazione (ça va sans dire): Gianni Letta.
Per conto dell’Ansaldo, cura invece le forniture per la costruzione di “centrali” (nucleari?) in Iran.
Al contempo, il Lorenzo Cola conosce e olia il “sistema”, gioca in proprio con sue società di comodo, cura la rete di appalti gonfiati e relazioni interessate, che garantiscono a lui ed ai manager corrotti profitti stratosferici. Il gioco funziona, finché non punta sul cavallo sbagliato…

L’Affare DIGINT
La nemesi di Lorenzo Cola si chiama DIGINT.
La società, che dovrebbe occuparsi di sicurezza digitale, è una creazione di Lorenzo Cola e Marco Iannilli, che la usano per pompare soldi dalle commesse gonfiate di Selex e Finmeccanica.
Sostanzialmente, la DIGINT è una scatola vuota, utile però per movimentare e ripulire fondi neri all’estero. Nell’affare, Cola e Iannilli, coinvolgono pure Gennaro Mokbel, faccendiere capitolino e noto fascistone border-line che su Cola ha le idee chiarissime:

«Lorenzo, che è uno psicopatico, pare uno psicopatico… ma per farvi capire: diciamo che è il primo consigliere di Guarguaglini»

Di Mokbel, dei suoi sodali, e dell’utile idiota fatto eleggere senatore (con la gentile intercessione della ‘Ndrangheta) per tutelare gli interessi della banda, avevamo parlato in dettaglio QUI.
La DIGINT diventa quindi una società controllata al 51% dalla Finmeccanica Group Services ed al 49% dalla Financial Lincoln. Quest’ultima è una società anonima lussemburghese, appositamente registrata nel 2006 dalla banda Mokbel. La partecipazione all’affate richiede un investimento di 8,3 milioni di euro per l’acquisto delle quote societarie, con l’intenzione di creare una joint-venture per infilarsi negli appalti di Finmeccanica.
Gli intrallazzi che intanto Mokbel va combinando a Roma ed in giro per l’Europa, catturano l’attenzione del ROS dei Carabinieri che in tal modo scoprono anche la truffa in atto alla DIGINT e scoperchiano il “sistema” in vigore a Finmeccanica, determinando le dimissioni di Renzo Meschini (ex amm. della Finmeccanica Group Services)
Lorenzo Cola viene arrestato l’8 Luglio 2011 per riciclaggio aggravato, truffa, false fatturazioni. E da quel momento inizia a parlare…

IL GRANDE DISPENSIERE
 L’altro grande “pentito” di tutta la faccenda è Tommaso DI LERNIA (Roma, 12/08/1963): il procacciatore di appalti e mazzette, che insieme a Lorenzo Cola dispensa poi al mondo politico in cambio di benevolenza.
Soprannominato il “cow-boy”, a causa della sue passione per gli stivaletti da ranchero che sembra non togliere mai, Di Lernia è il gola profonda dello scandalo Finmeccanica. Con una semplice licenza media per titolo di studio, ufficialmente Di Lernia è il “direttore tecnico” della PRINT SYSTEM, ma controlla anche la EUROCOS e la FINED: altre s.r.l. nel giro Enav-Selex.
In ENAV l’intraprendete Di Lernia ci entra intorno al 2005 grazie ai buoni uffici dell’amministratore e gen. Bruno NIEDDU, che in cambio si fa regalare un paio di appartamenti e un appannaggio da 300.000 euro (naturalmente a sua insaputa). Il colonnello Tavano è colui che invece gli presenta personalmente Lorenzo Cola. È interessante notare l’intreccio di relazioni tra alti ufficiali della Guardia di Finanza e Tommaso Di Lernia, che ha tra l’altro addebiti penali pendenti per favoreggiamento ed omicidio colposo.
Di Lernia paga a Cola fatture per consulenze in realtà mai avvenute, emesse a nome della “Antinaxt Trading Limited” e della “Esmako Limited” di Cipro. Quindi, rigira la plusvalenza ritagliata illegalmente e al nero su conti lussemburghesi e ciprioti.
La SELEX S.I. di Marina Grossi avrebbe sopraffatturato i costi dei lavori sub-appaltati ad un consorzio tra la Print System e la RENCO, per conto ENAV. La Print System avrebbe a sua volta sovra-fatturato a favore di società cipriote di copertura, in modo da realizzare la provvista necessaria a pagare le intermediazioni di Lorenzo Cola.

«Cola mi diceva che la Grossi era perfettamente al corrente del pagamento delle tangenti verso Enav, mentre nulla mi diceva circa il ruolo di Guarguaglini.
Similmente Fiore [Manlio Fiore: direttore tecnico di Selex. N.d.r] mi diceva di agire per conto della Grossi, la quale sapeva dei pagamenti. Peraltro ogni volta che mi recavo da Fiore egli prendeva appunti su in foglietto, andava a riferire credo alla Grossi, e poi tornava con le direttive.»

 Tribunale di Roma
 Verbale di interrogatorio del 25/05/11

Dall’interrogatorio di Tommaso Di Lernia, i magistrati della procura romana (Capaldo e Ielo) traggono le loro conclusioni:

«ln accordo con Lorenzo Cola, Letizia Colucci (direttore generale) e Manlio Fiore (direttore e responsabile tecnico), al fine di consentire ad Enav l’evasione delle imposte dirette, emetteva, nel 2009, fatture relative a operazioni in tutto o in parte inesistenti per un valore non inferiore a 10 milioni di euro. […] In accordo con Cola, Colucci, Fiore, al fine di evadere le imposte dirette e indirette e avvalendosi di fatture relative a operazioni in tutto o in parte inesistenti, indicava nella dichiarazione dei redditi Selex in relazione agli anni 2008-2009, elementi passivi fittizi».

 Nato a Istanbul nel 1957, Manlio FIORE è il responsabile commerciale di SELEX Sistemi Integrati e braccio destro dell’ad Marina Grossi per conto della quale cura la direzione tecnica. Del suo ruolo abbiamo già detto. Ma a destare l’attenzione dei Carabinieri e determinare il suo arresto, più dei giri di mazzette hanno contribuito le sue passioni inconfessabili. Sfrugugliando nel pc del manager della “Selex” in cerca di documenti, i Carabinieri del ROS hanno trovato qualcos’altro: centinaia di immagini e filmini pedo-pornografici. Pare infatti che il bravo dirigente di Finmeccanica faccia parte di una rete internazionale di pedofili, coi quali si scambiava la fruttuosa corrispondenza.
Le dichiarazioni che Di Lernia rende all’Autorità giudiziaria costituiscono invece l’antipasto di un’immane abbuffata, che sembra non risparmiare nessuno e coinvolge naturalmente il famelico mondo della “Politica”…

L’Amico MILANESE
 Marco Milanese, ex ufficiale della GdF e braccio destro di Giulio Tremonti all’Economia, meriterebbe una trattazione a parte, rispetto a questo articolo già over-size. Infatti sarà il caso di tornare sul personaggio in altra occasione.
In questa circostanza, basti ricordare che anche lui entra in gioco con la faccenda Finmeccanica. E lo fa arrivando in “barca”…

«…è una storia che gira intorno ad un magnifico yacht, un “Dolphin 64” di 20 metri della Mochi Craft, che Milanese possiede ma non è in grado di pagare. Del quale, come gli accade con le fuoriserie che cambia con la frequenza delle scarpe (Bentley, Ferrari, Aston Martin), decide dunque di liberarsi, accollandone però il costo ad altri e per giunta facendoci sopra una bella “cresta” da 224 mila euro.
Anche perché, ha gioco facile nel farlo, visto che, come uno sciame d’api sul miele, gli corre in soccorso una variopinta comitiva di giro, che della sua benevolenza e del suo potere di interferenza sulle società a partecipazione pubblica ha bisogno come l’aria. Un manager che orbita nella destra sociale di Alemanno e questua una nomina in una società controllata da Enav [si tratta di Fabrizia Testa, già consigliere nel CdA di ENAV e dirigente della Techno-Sky]; due “imprenditori” rotti al giochino delle sovrafatturazioni, delle provviste nere e inseriti stabilmente nel Sistema degli appalti Enav (Di Lernia e il suo factotutm De Cesare), un’eminenza grigia di “Finmeccanica” che chiamano “il generale” (Cola).
Lo yacht, dunque. Milanese lo acquista di seconda mano nel giugno 2009, accollandosi dal vecchio proprietario un leasing di 1 milione e 97 mila euro. E’ un giocattolo che, solo di rata mensile, costa dunque 20 mila euro. E che l’ex ufficiale della Finanza, che in carriera ha collezionato encomi come figurine, non ha, o non ha intenzione di spendere. Per la barca, infatti, dalle tasche dello “scapocchione fortunato” (così lo chiama Paolo Viscione, imprenditore cui munge nel tempo “una milionata” di euro in regalie e contanti) escono solo 1.200 euro, il costo della pratica di cessione del leasing. Non paga le rate, infatti. Accumula interessi di mora. E finisce con il bordeggiare sul “Dolphin” una sola estate. Finché, a dicembre 2009, segnala a Viscione di “trovarsi in imbarazzo”. Insomma, dice ai pm, l’imprenditore, “mi voleva rifilare la barca”. E’ troppo anche per lui

  Carlo Bonini
La Repubblica (09/11/11)
Articolo integrale QUI

Alla fine di una lunga trafila, ‘sta benedetta barca viene appioppata al solito Tommaso Di Lernia, che in cambio del ‘favore’ spera di ricavare “crediti” di benevolenza, da spendere in Enav-Finmeccanica…

«Il “Dolphin” viene quindi acquistato a cifre da capestro. Il valore non supera i 700 mila euro, ma Milanese lo piazza a 1 milione e mezzo. Una cifra in cui c’è il valore residuo del leasing, caricato dagli interessi di mora (1 milione 318 mila e 500 euro) per le rate scadute (220 mila euro) che Milanese non ha mai pagato e che pure Di Lernia, al momento del contratto, gli ha anticipato in contanti.»

Davvero un ottimo affare.

POLITICANTI ALL’ARREMBAGGIO
 Se Finmeccanica può vantare tra i suoi ranghi una nutrita pletora di politicanti in disarmo, nipoti e figli di parlamentari (per esempio Marco Forlani, figlio del più famoso Arnaldo), generali da ricollocare, e mogli dei vari “Lei non sa chi sono io”, con una provenienza in prevalenza democristiana, è l’ENAV in quanto “ente pubblico” ad essere il dispensiere di poltrone per i partiti. La “Società Nazionale per il Volo” si è alfine trasformata da ente di controllo a feudo impestato di politicanti. Alla munifica greppia dell’ENAV mangiano un po’ tutti, ma a spartirsi il grosso delle cariche sono soprattutto l’UDC e le varie correnti della ex Alleanza Nazionale, confluita armi e camicie nere nel PdL berlusconiano.
Per esempio, in Enav sono imboccati tra i tanti: Antonino Vecchio Domanti, ex direttore servizio finanze ENAV, e organico all’UDC; Giovanni Federico Gamaleri, figlio di Giulio ex parlamentare democristiano ed ex consigliere RAI; Carlos Salazar, imparentato con Rocco Buttiglione… Invece, del presidente Mancini e del Minzolini fratello abbiamo già ricordato.
A supervisionare gli ingressi e favorire le candidature ai vertici provvede come sempre il serafico (e grande sponsor di Guarguaglini) Gianni Letta: il gran ciambellano di Re Pompetta.

 Guido PUGLIESI è (stato) amministratore delegato di ENAV, nominato nel 2003 dopo l’azzeramento dei vertici a seguito della strage all’aeroporto di Milano-Linate.
Così lo descrive Alberto Statera sulle pagine de La Repubblica del 21/11/2011:

«Mini-boiardo non dei più autorevoli, superstite della Prima Repubblica proprio perché piccolo e non troppo astuto, sopravvissuto così al cambio di regime che ha catapultato in prima fila gli scarti del cinquantennio democristiano. Tra quelli ancora benvoluti da Luigi Bisignani e da Marco Milanese, businessmen delle nomine dei manager pubblici, purché malleabili, ubbidienti e generalmente di poche pretese. Questo Pugliesi nella Prima Repubblica portava la borsa a suo cognato Paolo Benzoni, amministratore della SIP. Vistosi perduto dopo Tangentopoli e all’albore del berlusconismo, si buttò – pensate – con Storace, che lo mise a dirigere l’ospedale San Camillo di Roma. Dai telefoni ai cateteri, per la serie: vinca la competenza. Poi, con l’UdC passato all’opposizione, Pugliesi, che pare non trascurasse di consultare il sempiterno luciferino Andreotti, trovò più naturali spazi nel risorgente centrismo. Spazi che andavano congruamente retribuiti per sperare di mantenere il posto. Con i contanti. Old style diccì.
Ma Pugliesi, testimone e pronubo della valigetta di banconote al partito di Casini, con la vecchia tecnica della mazzetta ormai sostituita dall´appartamento acquistato “ad insaputa” e dalla barca venduta al doppio del suo valore o all’affitto di seimila euro saldato in contanti dall’amico fatto onorevole, è poco più che una comparsa nel sistema di corruzione che ha fatto di Finmeccanica, che con l’ENI è il più grande gruppo pubblico d’Italia, la sentina del berlusconismo arrembante, fatto di ex fascisti affamati da decenni di potere e denaro, di ex democristiani ed ex socialisti in cerca di consulenze e di ricollocazione sotto il nuovo ombrello, generoso soprattutto con faccendieri, truffatori, lenoni e ricattatori. I personaggi che “Cesare” tratta con più disinvoltura.»

 “Gli eterni vizi dei boiardi”
Alberto StateraLa Repubblica (21/11/11)

Forte della sua esperienza alla Sanità del Lazio, ai tempi della giunta di Francesco Storace (il fascista verace che ha lasciato in eredità alla regione una voragine da 9,5 miliardi di deficit), dalla direzione dell’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, Pugliesi si porta appresso altri due dirigenti: Luigi Trapazzo e Raffaello Rizzo, cha da Di Lernia si fa dare 90.000 euro per l’acquisto di un monolocale e poi altri 50.000 euro per assegnare lavori in Enav alle imprese amiche.

«Il ruolo di Rizzo era quello di favorire le imprese che erogavano finanziamenti all’UDC e alla frangia romana riconducibile all’attuale sindaco di Alleanza Nazionale [ovvero, Gianni Alemanno! n.d.r].
Sostanzialmente tali imprese portavano finanziamenti all’UDC alle feste di partito a fare delle donazioni.
Per contro, i finanziamenti agli uomini di AN avvenivano direttamente nell’ufficio di Pugliesi dove gli imprenditori portavano le somme di denaro che Pugliesi dava ad AN.
Ricordo anche che in un’occasione, in relazione ai lavori effettuati a Venezia, vennero assegnati lavori a una società che si chiamava “Costruzioni e Servizi” vicino a Marco Follini, all’epoca vice-presidente del Consiglio.»

 Tribunale di Roma
Verbale del 27/06/11

Guido Pugliesi invece si fa pagare 206.000 euro (02/02/2010) per i suoi buoni offici.
In sostanza, stando alle ricostruzioni probatorie, Pugliesi si fa versare i soldi da Cola e Di Lernia; ne trattiene una parte a titolo personale e rigira il resto alle casse dei partiti in lizza.

“Io C’entro”: Oboli all’UDC
 Tra i reati contestati a Guido Pugliesi c’è anche l’accusa di illecito finanziamento in relazione ad una presunta tangente da 200 mila euro versata dall’imprenditore Tommaso Di Lernia, titolare della Print System, al segretario amministrativo e tesoriere dell’UDC, il deputato Giuseppe Naro (che ha sempre negato ogni responsabilità), e che Di Lernia avrebbe consegnato personalmente alla sede romana del partito nel Marzo 2010.
Altri soldi all’UDC sarebbero arrivati tramite il commercialista Franco BONFERRONI (classe 1938), ex senatore democristiano e componente del CdA di Finmeccanica, che nel 2008 si fa girare da Lorenzo Cola circa 350.000 euro. Sarà forse il caso di ricordare che Bonferroni, originario di Reggio Emilia, sottosegretario all’Industria e Commercio estero nel VI e VII Governo Andreotti dal 1989 al 1992, risultava già implicato nel crac finanziario della PARMALAT di Callisto Tanzi: l’ex senatore democristiano si era fatto liquidare profumate “commissioni” dal ragioniere Fausto Tonna (ex direttore finanziario di Parmalat), per una serie di catastrofici investimenti in Indocina.

Oro al Partito degli Honestiores
Tra i beneficiati dalle oblazioni di Guido Pugliesi, in munifico manager di Enav, pare ci sia anche una assidua conoscenza delle cronache giudiziarie l’on. Aldo BRANCHER (deputato, naturalmente, PdL), che dal Di Lernia si sarebbe fatto finanziarie le sue “Officine della libertà”.

 Ilario FLORESTA (Milano, 1941) è un altro dei politici a libro paga: già parlamentare di Forza Italia e sottosegretario al Bilancio nel primo governo Berlusconi, nonché consigliere d’amministrazione in ENAV dal Luglio 2009, vanta come formazione un diploma da perito tecnico-industriale.
Dal commercialista Iannilli (per conto della “ArcTrade”), Floresta si fa passare un mensile supplementare di 15.000 euro; quindi si fa anticipare circa 300.000 euro a titolo di compromesso per l’acquisto di una villa a Sharm El Sheik in Egitto, senza che la compravendita vada mai in porto. Ma l’ex deputato pare insaziabile, visto che verrà a pretendere da Di Lernia il pagamento di tangenti per 500.000 euro.
Sia Pugliesi che Floresta sollecitano pagamenti anche dalle società che subappaltano da Selex le opere commissionate da Enav e riconducibili a Lorenzo Borgogni…

 Lorenzo BORGOGNI (Siena, 1952) è stato l’ombra di Pierfrancesco Guarguaglini, che lo ha voluto alla direzione delle relazioni esterne di Finmeccanica nel 2002.
Borgogni è un altro mazziere addetto allo smistamento tangenti: incassa dai fornitori, trattiene per sé, e rigira il resto ai politici. Come dichiara Lorenzo Cola ai magistrati:

«Il suo lavoro era quello di tenere i contatti con i politici che avevano i rapporti con le società del Gruppo. Da un lato, Borgogni era informato, attraverso i suoi collaboratori, dei politici che chiedevano un colloquio con responsabili vari delle società e, dall’altro, egli stesso li indirizzava a questa o a quell’altra società, a seconda della loro esigenza. Borgogni era a conoscenza, fin da epoca remota, del sistema di pagamento delle tangenti da parte dei fornitori di “Selex Sistemi Integrati”. Lui stesso era beneficiario di una parte di queste tangenti. So questo con certezza perché in moltissime occasioni mi è accaduto di parlarne con lui

Con questo sistema, dal 2006 al 2011, accumula un patrimonio in nero di 7 milioni di euro, ad integrazione del magro stipendio che percepisce come manager pubblico in Finmeccanica: le sue dichiarazioni annuali dei redditi vanno da 1,2 milioni di euro del 2007, a 1,7 milioni nel 2010.
La “ArcTrade” di Cola e Marco Iannilli è il suo bancomat personale: 550.000 euro e altri contributi che il manager chiama “zucchine”.
Tuttavia, Lorenzo Borgogni attinge anche altrove: AUXILIUM (150.000 euro); SIMAV (2 milioni di euro, in cambio dell’interessamento per la cessione di quote societarie, che si spartisce con Luigi Mancini); Consorzio ANCV (1,5 milioni di euro nel 2000); ITALBROKER (2 milioni, in cambio del mantenimento della copertura assicurativa che aveva in Finmeccanica); CREDSEC (2 milioni, per l’acquisto da FinGroup di due immobili industriali).
Il frutto di tanto onesto lavoro viene trasferito su conti esteri. Poi grazie allo “scudo fiscale” di Giulio Tremonti, nel 2010 fa rientrare in Italia 5 milioni e 600 mila euro (per altro a nome della moglie) e, tallonato dagli inquirenti, si presenta dai magistrati per chiarire che i soldi li ha “guadagnati in modo lecito”, tramite le sue esose mediazioni.
Ma Borgogni è pure un ragazzone diligente, che svolge bene i suoi compitini. Infatti, annota tutto onde poter stabilire un prezzario per il mercato delle nomine politiche ai vertici della holding Finmeccanica, con l’assunzione di amici e parenti:

«Squillace è espressione del ministro La Russa, il consigliere Galli della Lega, mentre per lo Sviluppo Economico e Scajola, il riferimento è stato Alberti […] Ricordo, ad esempio che la Lega, a mezzo Giorgetti, chiese che un posto fosse senz’altro riservato a quel partito in Ansaldo Energia. Che il nominativo di Adolfo Vittorio per Elsag-Datamat me lo diede Gianni Letta per conto di Carlo Giovanardi e che poi mi chiamò in prima persona.»

 Tribunale di Roma
Dichiarazioni spontanee di Borgogni
Verbale del 11/01/2011

Soprattutto, Borgogni si vanta di aver ottenuto direttamente da Silvio Berlusconi la nomina di Giuseppe Orsi: nuovo amministratore delegato di Finmeccanica, in quota Lega Nord, che si fa subito interprete della strategia padana… Svuotare il Sud delle sue realtà economiche e industriali, chiudendo gli impianti e trasferendo la produzione al Nord. Esattamente come avveniva ai tempi dei Savoia, ma con l’intento neanche troppo segreto di creare nuove clientele assistite e concentrare le risorse in ‘padania’, prima dell’impossibile secessione. È divertente notare che gran parte dei personaggi coinvolti nel gigantesco scandalo Finmeccanica, provengano dal “Nord operoso che lavora”. Notoriamente, a sud di Perugia si campa di rendita e gli zecchini d’oro crescono copiosi sugli alberi.

Daniela..Giampi..Valterino & Co.
 Tra i beneficiati dei fondi Finmeccanica erogati dal bravo Borgogni, compare anche la scoppiettante Daniela Santanché: la pasionaria fascista, così attiva al governo senza mai essere stata eletta dall’abusato “popolo sovrano”…

«Nell’inverno del 2009 partecipai a una cena a dove c’erano l’onorevole Alfonso Papa, Luigi Bisignani, Daniela Santanchè e Galbusera. Nell’occasione Bisignani mi chiese di aiutare la Santanchè, che non era stata rieletta, con la sua agenzia pubblicitaria Visibilia che gestiva la raccolta per “Il Giornale”, “Libero”, “il Riformista”, e di dare un contributo attraverso contratti che Finmeccanica ha con varie testate. Dopo qualche giorno lei mandò un collaboratore a parlare con il mio responsabile della comunicazione per rendere concreto l’aiuto. Successivamente lei mi chiamò lamentandosi degli importi stanziati e disse che era un po’ ridicolo.»

In pratica, la Santanché si occupa della raccolta pubblicitaria e pensa bene di battere cassa a Finmeccanica, grazie alle sue entrature politiche, salvo poi lamentarsi dell’esiguità dei contributi: solo 350.000 euro (di soldi pubblici) nel biennio 2009-2011. Una vera miseria!

Ma Lorenzo Borgogni, per conto di Finmeccanica, segue anche gli investimenti panamensi di un nuovo potenziale “consulente” fortemente raccomandato dal papi nazionale… Si tratta di Valter Lavitola, ex direttore del quotidiano “L’Avanti!” (un tempo glorioso giornale socialista e ora ridotto a imbarazzante larva assistita a spese pubbliche), attualmente latitante, assurto agli onori delle cronache per la famosa telenovela estiva sulla casa del cognato di Fini a Montecarlo, la scoperta dell’isola del tesoro nascosto (Santa Lucia), e gli intrallazzi insieme al lenone ufficiale (e cornuto) di Palazzo: Giampiero Tarantini.
Lavitola è interessato agli appalti per la “security” del Canale di Panama e riesce perfino a trovare una sponda nel (ex) direttore commerciale di Finmeccanica: Paolo Pozzessere, che sul campo sudamericano vanta anche altre preziose risorse…
 Tra gli altri consulenti di punta in America latina, resta sicuramente indimenticabile Debbie Castaneda, soubrette colombiana e grande amica dello statista di Arcore, che si vede sottrarre la provvigione di 6 milioni di euro per un appalto Finmeccanica, da Alessandro Agag (genero dell’ex premier spagnolo Aznar), e per questo va a piangere direttamente da papi Silvio.
Sulle specializzazioni professionali ed i requisiti tecnici della Castaneda non possono sussistere dubbi, come appare evidente dal suo C/V:

«Dopo essere stata eletta Miss Colombia nel 1996, Debbie si è dedicata per tre anni agli studi universitari, conseguendo una Laurea in Pubblicita’ e Marketing con il massimo dei voti in USA. Tra i suoi hobby il canto e il disegno (ha conseguito un master in disegno grafico). Ama molto gli sport, e in particolare, nuoto e jogging.
Dopo aver recitato in vari serial televisivi e telenovelas nel suo paese, Debbie partecipa nel 2000 al film di Oliver Stone “Ogni maledetta domenica”. Nello stesso anno approda in Italia ed esordisce in tv su Italia1 con la trasmissione “Tribe Generation”, mentre nel 2001 è una delle top model della trasmissione di Canale 5 “Italiani”. Dal 28 settembre 2003 al 6 gennaio 2004 Debbie ha fatto parte del cast della trasmissione di Giorgio Panariello “Torno sabato… e tre” trasmesso su Raiuno. Di recente Debbie ha anche partecipato al film di Guy Ferland “Dirty Dancing 2: Havana Night”, che uscirà nelle sale americane nel Maggio del 2004.»

L’approccio usato invece da Giampi Tarantini, per accedere ai salotti buoni di Finmeccanica, è noto e resta inconfondibile… Si presenta infatti col solito codazzo di troie, da piazzare nel letto del potente di turno a cui elemosinare favori.
 Il suo aggancio si chiama Salvatore METRANGOLO, consigliere di amministrazione della SEICOS, società che progetta e gestisce reti integrate di comunicazioni, e presidente della SSI (Sistemi Software Integrati). Entrambe società del gruppo Finmeccanica:

«Salvatore Metrangolo, per gli amici Rino. Nato a Guagnano vicino Lecce, commerciante di moto e ciclomotori, “Rino” è non solo procuratore generale della SELEX Service e della SEICOS, ma anche presidente del cda della Space Software Italia, società controllata dalla ELSAG. E’ un fatto che a gennaio 2009 il manager sia stato registrato da una cimice della Guardia di finanza nel privé dell’Hotel De Russie a Roma, mentre insieme a Tarantini, l’amico Enrico Intini, la Cosentino (ex direttore ASL di Bari) e l’imprenditore Cosimo Catalano discute animatamente su un bando da una cinquantina di milioni di euro per alcuni servizi da gestire negli ospedali regionali.»

 Gianluca di Feo ed Emiliano Fittipaldi
L’Espresso (04/06/2010)

Tra i principali referenti politici di Metrangolo, c’è il deputato PdL Alfonso Papa (attualmente ospite delle patrie galere). È un cerchio che non si chiude…

Se il berlusconismo ha un primato, è quello di aver condensato in meno di un ventennio gli scandali e le porcherie (trasmutate in farsa scollacciata) che l’Italia unita non era riuscita a cumulare, nonostante l’impegno, in tutti i suoi 130 anni precedenti la “discesa in campo” dell’Unto..!

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BIS-PENSIERO

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , on 6 novembre 2011 by Sendivogius

«Non c’è nessuno sulla scena mondiale che può pretendere di confrontarsi con me, nessuno dei protagonisti della politica che ha il mio passato, che ha la storia che ho io. Da un punto di vista personale se c’è qualcuno che ha una posizione di vantaggio questo qualcuno sono io. Quando mi siedo a fianco di questo o quel premier o capo di stato, c’è sempre qualcuno che vuole dimostrare di essere il più bravo, e questo qualcuno non sono io. La mia bravura è fuori discussione. La mia sostanza umana, la mia storia, gli altri se la sognano.»

Silvio Berlusconi
(7 Marzo 2001)

“Anche un maiale riesce ad arrampicarsi su un albero quando viene adulato”
Yatterman (2009)

 È talmente bravo, invidiato, osannato, che tutto il mondo gli ride dietro: dagli Appennini alle Ande; dal Manzanarre al Reno… scansato come un appestato nei consessi internazionali.
È così capace, che pur di restare asserragliato nel suo fortino delle impunità, ha messo un’intera nazione tra le fauci del Fondo Monetario Internazionale.
Fenomeno psicopatologico, prima ancora che antropologico, è il campione incontrastato del bispensiero orwelliano in continuo delirio dissociativo, dove le paranoie e le ossessioni di un ego smisurato tracimano in una distopia pornocratica, capace di surclassare qualsiasi finzione nell’oscenità del reale.

«È terribile assistere impotenti alla televisione al dramma di Genova che ha coinvolto così tante persone. Ma le parole servono a poco. Vediamo se ci sarà il modo di intervenire per evitare che quello che è successo non possa succedere più in futuro. E’ evidente che si è costruito là dove non si doveva costruire, ma forse si possono trovare interventi che scongiurino il ripetersi di questi disastri e di queste tragedie»
(05/11/2011)

Magari ricorrendo all’ennesimo condono edilizio. Sarebbe il terzo dopo quelli del 2003 (Governo Berlusconi) e del 2009 (sempre Governo Berlusconi), che hanno visto schizzare l’abusivismo con la costruzione di 250.000 nuovi immobili, là dove non si sarebbe potuto costruire, opportunamente da sanare tramite la moratoria di turno.
Ma la dissociazione mentale ormai incontrollabile di questo Hop-Frog fuggito dai racconti dell’incubo di E.A.Poe sembra rispondere a fasi cicliche con manie consolidate. Adesso tocca di nuovo alla moneta unica: l’Euro; odiato e amato a fasi alterne, a seconda delle instabilità emotive del momento…

 «Noi siamo contrari ad un rinvio dell’euro su richiesta unilaterale italiana, sarebbe un dramma in termini di inflazione, export e occupazione
 (6 Marzo 1997)

 «Con l’euro ci sono le premesse di una nuova stabilità. Diamo il benvenuto alla nuova moneta, è un’idea straordinaria che è diventata realtà. Con l’euro è stato bandito il peccato monetario.»
 (26 Novembre 2001)

«Qualche difficoltà l’avremo tutti, ma il vantaggio per il Paese è enorme perché tutta l’Europa, con 300 milioni di persone avrà la stessa moneta e tutti potremo operare senza incontrare difficoltà di cambio. Questo aumenterà gli scambi e le esportazioni. Soprattutto avremo una moneta forte che eliminerà i rischi di inflazione
 (27 Novembre 2001)

«L’Euro funziona, questa è una verità e incontestabile»
 (15 Gennaio 2002)

 «Siamo tutti uniti da un comune destino. L’Euro si è imposto positivamente, diventando un simbolo dell’Europa»
 (16 Gennaio 2002)

«Il governo non ha posizioni di scetticismo sull’euro, non credete a quelli che lo dicono»
 (04 Marzo 2002)

 Poi è chiaro che di fronte ai rialzi dei prezzi ed alle speculazione sulla conversione della moneta, durante il passaggio tra lira ed euro, si è guardato bene dall’attivare i meccanismi di controllo, dopo aver pervicacemente negato l’aumento incontrollato dei prezzi, ma consigliando alle massaie di prendere ad esempio la sagacia di “mamma Rosa” e delle “zie suore” nel fare la spesa.
Naturalmente, quei bottegari che ora piangono miseria ne hanno approfittato in massa, premiandolo con un sostegno incondizionato.

«Con l’adozione dell’euro si sono verificati degli impoverimenti di una fascia importante della popolazione italiana […] è colpa del cambio lira-euro che è stato fatto da quel governo»
(04/11/2011)

Inutile dire che il valore di cambio dell’euro è stato deciso in sede europea, dai diciassette Paesi che aderiscono all’Unione Monetaria, sotto la supervisione della BCE, avendo come parametri le disposizioni del Trattato di Maastricht del 1992 (di scuola monetarista che tanto piace alle destre continentali). E non dai singoli governi degli Stati membri.
È bene invece precisare che i meccanismi di controllo sul cambio erano rimessi all’iniziativa dei singoli governi e che, nonostante i fenomeni di rialzo inflazionistico, solo in Italia si è verificato lo scandaloso raddoppio generalizzato dei prezzi.
L’euro è entrato ufficialmente in vigore il 1 Gennaio del 2002.
Presidente del Consiglio italiano, già da sei mesi, era (manco a dirlo) il sig. Silvio Berlusconi: dal 11/06/2011 al 23/04/2005.


Ma a rassicurare sul contenimento dei prezzi al consumo e dell’inflazione c’era l’allora (come oggi) Ministro dell’Economia Giulio Tremonti (non è un’omonimo): quello che avrebbe cancellato la povertà e sconfitto la crisi con la “social card”… se la ricorda nessuno?!?

«Non ci si possono aspettare altro che effetti economici positivi. Non ci sarà nessun rischio di inflazione, in base alle nostre informazioni il pericolo non esiste»
(01 Gennaio 2002)

Salvo poi ripensarci in seguito:

«L’unica cosa negativa del governo Berlusconi è stata l’euro, che non abbiamo voluto noi e che ha creato un disastro nei conti delle famiglie italiane
(16 Marzo 2005)

Strano, perché a sentire lo statista di Arcore, tutti i meriti (come sempre) appartengono a lui, tant’è che l’euro sembra essere addirittura una sua invenzione; la più berlusconiana di tutte contro gli esecrati kommunisti che vede ovunque:

«Noi non abbiamo niente contro la moneta unica, che non si sarebbe mai fatta senza l’impulso decisivo delle classi dirigenti democratiche e liberali del continente. Quando l’Europa liberale e popolare lavorava per l’integrazione monetaria, i comunisti, le sinistre, si opponevano all’ingresso dell’Italia nel sistema monetario europeo
(19 Febbraio 2004)

Certo non si può chiedere coerenza di idee e prospettive ad uno schizofrenico.
E davvero i posteri studieranno l’Italia, senza riuscire a capacitarsi come milioni di individui abbiano potuto consegnare il cuore e (soprattutto) il culo ad un simile caso clinico ai limiti della psicopatia.

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I Risolutori

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 9 ottobre 2011 by Sendivogius

Lungi dall’attenuare i suoi morsi, la crisi economica e finanziaria continua a serrare le zanne nella carne viva di un corpo sociale già martoriato, tra la sostanziale indifferenza di un ceto politico sempre più distante ed apatico.
La cosiddetta “ripresa”, tanto evocata e mai decollata, assomiglia con ogni evidenza ad un miraggio lontano. Tutti gli indicatori di crescita viaggiano su stime presunte, drammaticamente proiettate al di sotto dell’1%. I consumi ristagnano, compressi da una politica dei redditi che blocca al ribasso i salari dei lavoratori dipendenti e restringe il potere d’acquisto delle retribuzioni medio-basse, con un mercato dei prezzi invariato quando non in rialzo.
In compenso, proprio sui ceti più deboli, e più esposti ai rigori della crisi, grava la quasi totalità degli oneri delle raffazzonate ‘manovre correttive’, che inefficaci si susseguono ormai a cadenza quindicinale.
In aggiunta, il crollo della produzione industriale e dei consumi, aggravate da un’assoluta assenza di prospettive e dalle speculazioni predatorie dei mercati finanziari, ha inciso sulla crescita della disoccupazione, con sacche fisiologiche di senza lavoro furbescamente definite (con un espediente tutto italiano) “inoccupati”, per non pesare sulle statistiche della disoccupazione che diversamente porrebbero l’Italia in cima alle peggiori stime europee.
Risultato inevitabile e naturale è la drastica diminuzione della domanda al consumo, con conseguente contrazione dell’offerta.
Ormai, anche nei settori che contano, si parla apertamente di “recessione” e di rischio stagflazione, con un copione che sembra ricalcare fedelmente i catastrofici passaggi che condussero alla cosiddetta Seconda Recessione del 1937: l’annus horribilis dell’economia globale, dopo la Grande Depressione del 1929.
Ogni paese ha fatto la sua (pessima) parte, con il suo buon carico di responsabilità.
Da noi, la storia parte da lontano e, con una peculiarità tutta italica, ha sempre gli stessi protagonisti perché, se gli anni passano, le facce restano. E non si sa bene se definirle di tolla o di altra più friabile consistenza, dall’inconfondibile odore…
Sostanzialmente, è colpa dei governi precedenti e si tratta di una pesante eredità che ci portiamo indietro dal passato, come non perde occasione di ricordare lo spocchioso minusterume berlusconiano insieme alla muta di pennivendoli da riporto…
Poiché non parliamo delle saghe sumeriche o dell’amministrazione hittita, sarà bene dare qualche riferimento ed un volto ad alcuni dei principali responsabili. Il pensiero corre inevitabile agli spensierati Anni ’80: l’era del craxismo e delle spese allegre; della finanza pubblica fuori controllo e delle assunzioni di massa nella P.A.
Sono gli anni felici che videro crescere il debito pubblico dal 70% al 118% (per inciso, lo stiamo pagando ancor oggi!) quando la stabilità di bilancio e la quadratura dei conti erano l’ultimo dei problemi… i tempi magici (e ripetibili) della “Milano da bere” e delle mazzette nelle mutande…
Nel 1983 il compianto “esule di Hammamet”, lo statista Bettino Craxi (grande sponsor e amico di papi Silvio) diventa presidente del consiglio, mentre un oscuro imprenditore brianzolo comincia la sua parabola ascendente all’ombra del garofano socialista…
 Con una serie di azzeccate manovre finanziarie, in quegli anni il debito pubblico schizza dai 234.000 miliardi di lire del 1984 ai 336.000 miliardi di lire nel 1985. Il principale relatore delle leggi di bilancio era Maurizio Sacconi, sottosegretario al Tesoro dal 28 luglio 1987 al 10 maggio 1994.
 Fortunatamente, ad affiancare Sacconi, in qualità di austero guardiano della stabilità di bilancio, c’è l’inflessibile Giulio Tremonti: collaboratore e consigliere economico presso il Ministero delle Finanze, nei vari governi susseguitisi dal 1979 al 1990. Nel 1994 diventa direttamente Ministro delle Finanze nel primo governo Berlusconi. E proprio nel decennio d’oro del berlusconismo di governo (2001-2011), ad eccezione delle parentesi virtuose dei famigerati governi Prodi, la spesa pubblica è aumentata del 45%, passando da 542 a 786 miliardi di euro nel 2009. Con un simile andazzo, nel mese di Luglio 2011 il debito pubblico dell’Italia ha infine raggiunto la cifra monstre di 1.911,807 miliardi di euro! I dati sono della Banca d’Italia
 Invece, a vagliare sulle assunzioni clientelari di massa nel pubblico impiego e vigilare sulla copertura economica c’è Renato Brunetta: anche lui consigliere economico di governo (fino al 1994) e responsabile delle strategie occupazionali e politica dei redditi presso il Ministero del Lavoro (dal 1983 al 1987). Non per niente, per il piccolino diventato col tempo ministro, i precari della P.A. sono l’Italia peggiore. Su tutti gli altri assunti garantisce lui.
Oggi li ritrovate tutti nella pornocrazia berlusconiana con posti di rilievo, insieme al resto della vecchia banda socialista (il piduista Cicchitto; Gaetano Quagliariello; Margherita Boniver; Gianni De Michelis…), mentre lievitano sopra uno strato di spocchia boriosa, vantandosi delle loro incredibili competenze. Quelli che “avevo previsto la crisi”… quelli che “vigilo sui conti”… quelli che “sono il terrore dei fannulloni”… quelli che “il mercato fa la selezione”… quelli che, se davvero esistesse la meritocrazia con cui vanno riempendosi la bocca, sarebbero già dovuti sprofondare seppelliti sotto tre metri di merda, invece di esibirsi come pavoni nel livore vendicativo che li corrode, verso un’umanità che si ostina a non riconoscerne la grandezza.
È singolare notare come a questi eccelsi figurini sia stata affidata la conduzione dell’attuale politica economica italiana, col compito di guidare il Paese fuori dalla crisi. Visti i precedenti, si può star certi che sarà un successo.

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SPESE DEMOCRATICHE

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 luglio 2011 by Sendivogius

Se l’attuale recessione economica è una percezione psicologica alimentata da una stampa malevola, non si capisce perché il governo dell’Ottimismo e dell’Amore stia vagliando la concreta ipotesi di una manovra aggiuntiva (pervicacemente negata fino a qualche mese fa) da 60 miliardi di euro. Il partito che spergiurava di non mettere le mani nelle tasche degli italiani sembra aver infilato i guanti di lattice e si prepara alla più grande rettoscopia che la storia patria ricordi. Tra le varie ipotesi, si prevede l’introduzione della famigerata “patrimoniale”, insieme alla tassazione di BOT e CCT, aggravata dal taglio generalizzato dei servizi pubblici ai cittadini, indirizzando il grosso dei sacrifici verso lavoratori dipendenti e pensionati (gli unici che le tasse le pagano), e spalmando il massimo degli oneri a carico dei ceti medio-bassi, in quella che si configura sempre più come una vera ‘finanziaria di classe’, che colpisce i deboli e salvaguarda i ricchissimi.
Tuttavia, in attesa di conoscere, nei suoi dettagli normativi, l’esatta natura dei provvedimenti della maxi-manovra di ragioneria tremontiana, a finanza variabile prima ancora che creativa, sarà il caso di ricordare ciò a cui la cosiddetta “Casta” della politica per professione sicuramente non rinuncerà.
Certamente è escluso il taglio delle Province, nella pletorica sovrapposizione di uffici e mansioni, che potrebbero essere benissimo accorpati e distribuiti tra le competenze di Regioni e Comuni.
Soprattutto, le Province hanno il discutibile pregio di moltiplicare poltrone, incarichi e prebende della “Casta”, offrendo un provvidenziale sbocco occupazionale di collocamento politico, con una provvidenziale moltiplicazione di poltrone. E poco importa se il “servizio” costa al contribuente italiano qualcosa come 17 miliardi di euro all’anno. Infatti 110 province sembrano non bastare e già si parla della creazione di nuovi capoluoghi, dopo le mega-concentrazioni metropolitane della Val d’Ossola e di Barletta.
A tal proposito, va sottolineato il provvidenziale intervento salvifico dell’ineffabile Party Dumby, dei riformisti all’amerikana raccolti sotto l’acronimo di una bestemmia, che ha pensato bene di astenersi in presenza del solito e “demagogico” di ddl che ne chiedeva l’abolizione. Ennesima riprova del radicamento sociale dei ‘Democratici’, con la proverbiale sagacia che solitamente ne contraddistingue i vertici. Più pragmatici la Lega ed il famelico PdL, che infatti hanno prontamente votato contro il provvedimento all’unanimità.
Soltanto qualche giorno fa, l’indispensabile ministro Gianfranco Rotondi si esibiva ai cronisti, snocciolando un surreale “conto della serva”, con cui lamentava la vita di stenti e di privazioni alle quali devono sottostare i poveri ‘rappresentanti’ del popolo supino, illustrando le ristrettezze economiche nelle quali versano i nostri onorevoli prostrati dall’insussistenza di indennizzi da fame.
Sarà il caso di riportare un elenco assai approssimativo, e per difetto, degli emolumenti non degni di un Paese civile, che costringono alla disperazione dell’indigenza un migliaio tra deputati e senatori, costretti a sopravvivere con circa 20.000 euro mensili

Lo stipendio di base infatti è di circa 10.000 euro al mese. Una vera miseria se si pensa che la stragrande maggioranza dei deputati staziona in Parlamento non più di tre giorni alla settimana. Non per niente è costretto ad arrotondare la magra paga con altre occupazioni.
A questo vanno aggiunte le cosiddette indennità di carica: dai 335 euro fino ai 6.455 euro.
Fortuna che al magro salario, e per il disbrigo dell’eccezionale mole di lavoro, si possono cumulare i 4.000 e passa euro di indennità per assistenti e collaboratori personali (i c.d. “portaborse”), spesso reclutati tra il parentado (tutti abbiamo famiglia). Da notare che per percepire l’indennità non è necessario fornire alcun contratto di impiego e la cifra viene dunque accreditata sullo stipendio a richiesta del parlamentare.
Poi c’è il rimborso per le spese di affitto: circa 3.000 euro al mese.
Per questo c’è chi si fa intestare appartamenti a sua insaputa.
Dinanzi a simili miserie ci si stringe davvero il cuore. Per fortuna, parlamentari e senatori hanno a loro consolazione e disposizione:

1) TELEFONO CELLULARE gratis, con ricariche illimitate.
2) COMPUTER PORTATILE gratuito.
3) FRANCOBOLLI gratuiti ad libitum per la loro corrispondenza privata ed elettorale.
4) TESSERA DEL CINEMA gratis.
5) TESSERA per il TEATRO gratis.
6) TESSERA per AUTOBUS e METROPOLITANA gratis. Beneficio che solitamente non usano, preferendo muoversi con l’auto blu di servizio, con relativo autista, insieme a tutta la famiglia.
7) Quando invece viaggiano con mezzi propri hanno diritto a “rimborsi benzina” sulla parola, senza la seccante necessità di dover fornire riscontri sull’effettivo kilometraggio.
8) ESENZIONE totale dei pedaggi autostradali.
9) BIGLIETTI gratuiti per i viaggi in TRENO e su VOLI di linea. Ma per risparmiare possono sempre usare gli AEREI DI STATO o, in alternativa, gli elicotteri dell’accondiscendente GdF e dei CC.

Per il loro benessere personale, gli onorevoli possono altresì contare su:
PISCINE E PALESTRE gratis
CURE MEDICHE, e ricovero in cliniche private, gratis.
ASSICURAZIONE INFORTUNI, gratuita ed eventualmente estesa a tutta la famiglia.

A proposito di “famiglia”, i nostri onorevoli negano fieramente ogni riconoscimento alle coppie di fatto per i comuni cittadini, ma estendono coperture, indennizzi e tutele, ai loro eventuali partners conviventi.
Poi ci sarebbero i vitalizi erogati dopo soli 3 anni e mezzo di legislatura e le pensioni riscuotibili a partire dal 56esimo anno di età, mentre si parla di elevare l’età pensionistica dei comuni mortali a 70 anni con almeno 40 anni di contributi.
 Ma, si sa, il politico di professione è un precario che deve affrontare il dramma della ricollocazione.
Per questo perfetti incompetenti vengono piazzati nei CdA di mezza Italia, come “consiglieri” o “presidenti” con remunerazioni che, nell’ipotesi peggiore, per i più sfortunati superano i 200.000 euro all’anno. Ma, se si fanno fallire aziende come ALITALIA, si può cumulare un compenso superiore al milione e mezzo di euro in soli sette mesi, come nel caso del letale Giancarlo Cimoli: l’Attila transitato prima alle Ferrovie e poi alla compagnia di bandiera.

Nei primi mesi del 2010, Mario Ristuccia, procuratore generale della Corte dei Conti, stilò una relazione dettagliata sugli sprechi e le macroscopiche inefficienze della Pubblica Amministrazione, guidata dalla rapace mano della politica istituzionale.
In proposito, il giornalista Roberto Petrini ebbe a scrivere:

«Si comincia con il capitolo delle opere incompiute e lasciate a se stesse. Si va dal reparto di radioterapia di Sora, realizzato, attivato inaugurato e chiuso pochi giorni dopo, alla storia del palasport di Piancavallo in Friuli, costruito con la logica dell'”evento” nel 2003 e oggi inutilizzato e pieno di ragnatele.
Lo stato della sanità, come emerge dalle parole del Procuratore generale Ristuccia, non desta minore allarme: non ci sono solo “spese inutili” ma anche “fenomeni particolari di mala gestione”. Si elencano “inefficienti e costosi programmi di screening anti-tumorale” della Regione Calabria, le “eccessive prescrizioni di farmaci” fino ad arrivare a “sconcertanti interventi chirurgici non necessari”. Senza contare vicende grottesche, anche questa cadute sotto l’occhio della Corte dei Conti, come l’operazione “dentiere gratuite”, promesse dalla Regione Lazio a 700 mila vecchietti e finite con un clamoroso ammanco di denaro.»
 La Repubblica (18-02-2010)

Ma non mancano considerazioni sullo stato disastrato della riscossione fiscale, delle truffe a ciclo continuo, e della pessima gestione amministrativa della nostra classe politica di ogni risma e colore:

«Se si volge l’occhio al fisco la situazione, anche in questo caso, mescola cattiva gestione a vere e proprie truffe. E’ il caso, citato dalla Corte, degli oltre 200 mila falsi atti di riscossione nei confronti di evasori inventati da molte società concessionarie (oggi fortunatamente scomparse e sostituite nella loro funzione dalla struttura pubblica Equitalia). Un capitolo a parte è costituito dall’immenso caso dei prodotti della turbo-finanza, sottoscritti da molti piccoli comuni della provincia italiana: dopo la crisi del 2007-2008 hanno subito un bagno colossale con la perdita del 50 per cento valore complessivo dei contratti. Le colpe? Le sottoscrizioni, spiega la Corte dei Conti, sono state fatte da enti di modeste dimensioni “generalmente sprovvisti di strutture e professionalità idonee ad esprimere valutazioni di ordine economico-finanziario”.
Non mancano le consulenze, ovvero gli incarichi “illegittimamente conferiti” dalla pubblica amministrazione: dalla tabella allegata alla “Relazione” risulta che su 1.077 sentenze di primo grado il 5,7 per cento ha riguardato questa delicata materia.»

E poi ci si meraviglia se qualcuno avanza perplessità sui 16 miliardi di spesa preventivati per la realizzazione della contestatissima TAV.
È chiaro che la causa primaria della voragine di conti pubblici sono sicuramente i precari della “Italia peggiore” e i pensionati al minimo sociale che gravano sui conti INPS.
Poi c’è qualche acuto osservatore, finanziato coi fondi dell’editoria assistita (altro bel serbatoio di sprechi e privilegi), che si meraviglia del trionfo dell’anti-politica e di certe derive nichiliste…!

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Il Profumo dell’Ottimismo

Posted in Business is Business, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 maggio 2010 by Sendivogius

 
Con considerevole ritardo, l’imperturbabile Giulio Tremonti ed il resto della banda di governo hanno finalmente scoperto l’esistenza della “Crisi”, dopo più di due anni trascorsi a negare pervicacemente l’evidenza, tra Finanziarie light e continui regali all’Italia che ruba.
Il Profeta dell’economia, quello che aveva previsto tutto e ancor meglio aveva capito, lo stesso che soltanto un mese fa negava con stizza ogni ipotesi di manovra correttiva dei conti pubblici, adesso ci annuncia la presentazione di una manovra aggiuntiva da 25 miliardi, con la consueta faccia di tolla da paguro pedemontano:

«Mai tagli al sistema previdenziale finché al Tesoro ci sarò io»
  (11/11/2009)

«Mi dispiace deluderla ma non ci sarà alcuna manovra aggiuntiva»
  (07/04/2010)

Poi, come sempre, ci ha ripensato…
D’altra parte, si tratta di una delle solite sterzate alle quali l’Ossimoro vivente ci ha abituati ormai da tempo, raggiungendo vette inarrivabili. La battuta sui condoni resta comunque storica:

«In Sudamerica il condono fiscale si fa dopo il golpe; in Italia prima delle elezioni; ma invertendo i fattori il prodotto non cambia: il condono fiscale è comunque una forma di prelievo fuori legge»

 (Corriere della Sera; 25 settembre 1991)

Nell’Italietta berlusconizzata di Re Silvio, i condoni invece si fanno prima durante e dopo, elevati a prassi sistematica nella finanza creativa dello schizofrenico ministro Tremonti: il Charles Manson degli eccidi contabili nella Family delle Libertà.

Pertanto, conclusa l’ultima tornata elettorale, si può anche macellare ciò che resta dello ‘stato sociale’, nel Paese dove chiunque non abbia una parentela di riguardo, viene sistematicamente lasciato indietro, magari con una inutile “social card” in tasca. Do you remember it?
In effetti, tra appartamenti regalati ai ministri a loro insaputa, appalti distribuiti in famiglia, spese gonfiate, festini hard, assunzioni collettive di amici e parenti, la recessione globale era davvero l’ultimo dei problemi ad impensierire l’intraprendente ministerume in carriera. Abituati ai Cinegiornali Luce dell’ottimo Scondizolini, dalle parti di Palazzo Chigi devono aver pensato che il modo migliore di affrontare la recessione globale fosse parlar d’altro, sfoderando le collaudate armi di distrazione di massa. E il giochino ha funzionato a lungo, finché il ‘profumo dell’ottimismo’ non è più riuscito a coprire l’olezzo insopportabile dei mercati in putrefazione.

Come i nostri lettori più affezionati sanno, solitamente stiliamo una sintesi periodica con le migliori dichiarazioni pubbliche del mese, la catalogazione delle quali non sfugge ad un annoso quesito: Cazzata o Stronzata?
Quello che vi proponiamo, è un imbarazzante ripasso per ricordare come la Crisi economica NON è stata affrontata…

La parola d’ordine è “ottimismo”. Piace ai politicanti, ma anche ai negrieri di Confindustria (sì, avete letto bene): i padroni assistiti con capitale pubblico, che molti si ostinano ancora a chiamare imprenditori.
Il 20 Aprile 2009, la banda al gran completo si riunisce a Cremona in una di quelle assemblee auto-celebrative, per incensare le magnifiche sorti progressive del Libero Mercato. Nell’incontro si parla di tagli alla spesa pubblica, agevolazioni fiscali per ricchi e ricchissimi, licenziamenti più facili per chi lavora, ulteriore riduzione di tutele e diritti per le maestranze. Giacché, come ricorda la stessa presidente di Confindustria: «Noi non vogliamo nessuna legge, nessuna rigidità. Non è nella logica che serve in questo momento».
En passant, si parla anche di crisi e recessione globale, per il futuro ludibrio dei posteri…
Ad aprire le danze è la presidente
Emma Marcegaglia, che gioca alla grande imprenditrice con la fabbrichetta di papà:

 «L’impressione è che, sia a livello mondiale sia italiano, ci siano alcuni segnali che il peggio l’abbiamo visto: non c’è più la caduta continua degli ordini e del fatturato. Il problema adesso è capire in quanto tempo torneremo alla crescita e probabilmente avremo ancora qualche mese difficile. Il nostro centro studi ritiene che nella seconda parte dell’anno, da luglio, ci possa essere qualche inversione di tendenza»

In attesa di capire su quale pianeta viva la Marcegaglia, ed al Luglio di quale anno si alluda, segue immancabile slinguazzata al governo amico, che tutto concede e nulla chiede:

«La crisi economica è stata complessivamente gestita bene, sia a livello internazionale che in Italia»

E in merito all’ennesimo condono edilizio, chiosa giuliva più che mai:

«Noi pensiamo anche che siano infondate le preoccupazioni per la distruzione dell’ambiente»

…Con tutte quelle noiose tutele ambientali e vincoli, che non portano quattrini in tasca.
Per una situazione sociale ed economica che sembra inesorabilmente avviata a riproporre come proprio modello ispiratore il Ventennio, a tali incontri non mancano mai i degni rappresentanti del nuovo Sindacato giallo, con la partecipazione straordinaria di CISL-UIL e la governissima UGL.
Il disponibilissimo segretario generale della CISL, Raffaele Bonanni, ringrazia commosso:

 «La fase più dura della crisi potrebbe essere passata come sostengono il ministro Tremonti ed i rappresentanti delle imprese»

Tuttavia, nella storica assemblea cremonese non mancano asciutte valutazioni sulla situazione della finanza globale. Per esempio, Corrado Faissola, presidente dell’ABI, rassicura tutti:

«C’è uno smorzamento della caduta. Nella situazione generale gli indici di peggioramento hanno smesso di peggiorare»

A ribadire meglio il concetto ci pensa Mario Draghi, governatore generale della Banca d’Italia, che tre mesi dopo (21/07/09) conferma:

«In Italia, il  progressivo peggioramento della congiuntura sembra essersi arrestato; vi sono alcuni segnali positivi. Trainata dalla ripresa mondiale l’attività produttiva tornerebbe a crescere nel corso del 2010»

E come non credere al solitamente prudente governatore, a libro paga delle agenzie di rating maggiormente responsabili della Crisi, quando pure il super-ministro Tremonti aveva profetizzato in precedenza, durante uno dei suoi soliti deliri mistici:

 «Il rischio di un’apocalisse finanziaria si sta riducendo (…) La paura di un crollo delle Borse e della finanza mi sembra finita e la gente ha tirato un respiro di sollievo perché è finito l’incubo degli incubi»
  (18/04/09)

Prima del ministro veggente, si era già espresso (il 25 marzo 2009) l’uomo col pullover, Sergio Marchionne, con tutta la modestia che contraddistingue il personaggio FIAT:

 

«Sono uno dei pochissimi che cerca di leggere nella sfera di cristallo e secondo me una gran parte dei problemi che hanno impattato sull’economia a livello globale si è già verificata. Il peggio della crisi è passato»

Del resto, come più volte spiegato dall’Imperatore in persona alla sua corte in perenne festa, la percezione della Crisi economica è legata ad un fattore psicologico. La perdita del posto di lavoro, lo sfratto, il pignoramento della casa perché non si hanno più soldi per pagare il mutuo… sono solo un’impressione effimera, generata dal pessimismo (sicura invenzione komunista). È solo un’illusione, perciò sorridi! Sei su scherzi a parte:

«Alle parti sociali che ho incontrato questa mattina ho detto che questa crisi economica ha come primo fattore quello psicologico. Ho detto tante volte, e l’ho ribadito anche a loro, che il fattore ottimismo è fondamentale per uscire dalla crisi: la gente deve tornare agli stili di vita precedente e deve rialzare i consumi. Anche perché la gente non ha motivi per diminuire i consumi. Bisogna far sì che prima di tutto il governo, e in secondo luogo tutte le organizzazioni internazionali contribuiscano a rilanciare la fiducia.
(…) Un giorno sì e uno no escono e dicono che il deficit è al 5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà per fino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011… Un disastro: dovremmo veramente chiudere la bocca a tutti questi signori che parlano, magari perchè di cose che i loro uffici studi gli dicono possono verificarsi, ma che così facendo distruggono la fiducia dei cittadini dell’Europa e del mondo.
(…) Bisogna chiudere la bocca a quegli organismi, anche internazionali, che continuano a diffondere dati in calo (…) insieme agli organi di stampa che prendono tutte queste posizioni insieme alle opposizioni, che danno degli incentivi alla paura che sono fuori dalla realtà.
(…) Agli imprenditori ho detto: minacciate di non dare la pubblicità a quei media che sono anch’essi fattori di crisi, perché la crisi a questo punto è eminentemente psicologica»

 Silvio Berlusconi
 (26/09/09)

Non contento della performance, l’8 Novembre 2009, il Giullare ribadisce il concetto:

«I segnali di ripresa ci sono e l’Italia è in pole position»

Be’ che dire?!? Almeno affonderemo ridendo.

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LADRI D’ACQUA

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 novembre 2009 by Sendivogius

Della privatizzazione dell’acqua avevamo già parlato: chi volesse può (ri)leggersi “La Guerra dell’Acqua”. Nell’articolo raccontavamo i ‘benefici’ che la gestione privata delle risorse idriche, affidata a consorzi europei, ha portato alle fortunate popolazioni di Messico e America latina.
In virtù dei brillanti risultati che hanno caratterizzato le precedenti esperienze, ricordavamo come l’iniziativa abbia conquistato anche le menti eccelse della politica italiana.
Comincia la ministra Lanzillotta insieme ai liberalizzatori del provvisorio governo Prodi. Ma a completare il lavoro, ci pensa però il governo Berlusconi, con la partecipazione straordinaria del ministro Tremonti impegnato a svendere il Paese a tranci pur di fare cassa…

I PRECEDENTI
 Nel Luglio 2006, Linda Lanzillotta, in veste di Ministro per gli Affari Regionali (quota ‘Margherita’), presenta il Disegno di Legge n° 772 “per il riordino dei servizi pubblici locali”. Si tratta di un collegato alla Finanziaria 2007 controfirmato dall’allora ministro Pier Luigi Bersani (DS), di concerto con i ministri: Giuliano Amato (Ulivo); Antonio Di Pietro (IdV); Emma Bonino (Radicali). 
Il DDL 772 è importante perché contiene il progetto embrionale per l’affidamento ai privati di servizi fondamentali per la collettività, pur con le opportune garanzie e “fatte proprie le finalità pubbliche”.
Infatti, tramontato il governo Prodi, l’ipotesi di privatizzare i servizi idrici (e non solo) viene subito ripresa da Giulio Tremonti, che inzeppa il provvedimento nell’onnicomprensivo Decreto Legge 112 del 25/06/08 (ne avevamo accennato qui). La successiva Legge 133 del 06/08/08 (art.23bis) ha reso la possibilità di privatizzare l’acqua molto più di un’ipotesi…

OGGI
 18 Novembre 2009. Con l’ennesimo ricorso al voto di fiducia, in un Parlamento cassato a bivacco fedele di disciplinatissimi manipoli, il governo Berlusconi decreta che l’acqua cessa di essere un diritto, per diventare una merce a consumo. È uno strumento di lucro e come tale è in vendita.
A rendere attuativa la norma che prevede la (s)vendita del nostro patrimonio idrico, ci pensa il solito ‘decreto legge’, per l’esattezza il DL 135 (Sett.2009) concernente “disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari”.
Ultimamente va di moda attribuire ogni porcata del governo ad una imprecisata volontà europea: “Ce lo chiede l’Europa!”
Certo, come no?!? Peccato che dalla UE non ci sia mai pervenuta nessuna richiesta esplicita né vincolante in materia. In compenso, ci arrivano le ‘procedure di infrazione’ ma quelle non destano alcuna preoccupazione…
In pratica, il DL 135/09 impone la privatizzazione coatta delle acque e di tutti i servizi idrici a gestione pubblica o municipalizzata, esautorando i Comuni e gli enti locali di ogni autonomia decisionale sulla questione, a prescindere sull’efficienza del servizio erogato e la solidità di bilancio.
In dettaglio, con la scusa dell’Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica, l’art.15 intima a tutte le società, “a partecipazione pubblica e privata o mista” (quotate in borsa o meno), di vendere le proprie quote di maggioranza a gruppi privati.
In caso contrario,

  “Le società a partecipazione pubblica già quotate in borsa a tale data e a quelle da esse controllate, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica, si riduca anche progressivamente, attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 30 per cento entro il 31 dicembre 2012; ove siffatta condizione non si verifichi, gli affidamenti cessano, improrogabilmente e senza necessità di apposita deliberazione dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2012”

È un ultimatum. Se le società pubbliche che gestiscono il servizio non riducono la loro quota di partecipazione al 30% entro il capodanno 2012, la concessione di servizio verrà rivista unilateralmente (dal governo) ed affidata d’imperio a soggetti privati che dovranno in ogni caso detenere la maggioranza azionaria ed il pieno controllo della società con una partecipazione non inferiore al 40%.

  “2.b) a società a partecipazione mista pubblica e privata, a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a), le quali abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento”

Attenzione però! Al privato, per legge, si riserva comunque la fetta migliore della torta. Infatti, qualora la rete idrica richieda interventi di manutenzione straordinaria, implichi costi ed oneri particolari, o sia semplicemente anti-economica ed in contrasto con le aspettative di profitto del gestore privato, allora l’acqua resta rigorosamente pubblica.

  “3. In deroga alle modalità di affidamento ordinario di cui al comma 2, per situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l’affidamento può avvenire a favore di società a capitale interamente pubblico, partecipata dall’ente locale, che abbia i requisiti richiesti dall’ordinamento comunitario per la gestione cosiddetta “in house” e, comunque, nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria in materia di controllo analogo sulla società e di prevalenza dell’attività svolta dalla stessa con l’ente o gli enti pubblici che la controllano.”

A CHI CONVIENE?
 Attualmente, il business dell’Acqua è in mano ad un ristretto numero di colossi economici, in massima francesi, che attraverso una serie di fusioni societarie controllano la quasi totalità del mercato globale.
GdF SUEZ, un gigante energetico nato nel 2008 dalla fusione tra Gaz de France e SUEZ S.A. nella quale, a sua volta, sono confluite la belga Compagnie de Suez e la francese Lyonnaise des Eaux. La multinazionale, specializzata in utilities, ha compartecipazioni nell’erogazione e produzione di elettricità e metano, insieme allo stoccaggio e trasporto di gas naturale allo stato liquido. Tramite la SUEZ Environment, detiene una quota importante nella gestione mondiale dei servizi idrici e nello smaltimento rifiuti. Ma ha ramificazioni anche nel multiservicies e nel mercato immobiliare. Il fatturato complessivo del gruppo, nel Luglio 2008, ammontava a 75 miliardi di euro.
In Italia, la GdF SUEZ è presente attraverso la ELECTRABEL, società di erogazione elettrica che collabora da tempo con ACEA, la municipalizzata di Roma che da parte sua controlla buona parte le risorse e le reti idriche dell’Italia centrale, e con la quale ha costituito una intraprendente joint venture. Ma di questo parleremo in dettaglio in un prossimo aggiornamento…

Ad operare da tempo e in modo capillare sul territorio italiano è invece il gruppo VEOLIA, che si contende con SUEZ un’altra consistente porzione di mercato. VEOLIA è un’evoluzione dell’antica Compagnie Generale des Eaux di Lione ed è specializzata nel trattamento rifiuti, smaltimento scorie tossiche e riciclaggio rifiuti pericolosi, trasporti, gestione acque, servizi energetici. Sono queste le principali divisioni strategiche che la Veolia eredita dalla VIVENDI Environnement, destrutturata in sussidiaria della holding corporation.
Inutile dire che la prevista privatizzazione dei servizi ambientali interessa molto alla società francese, che in Italia è gia presente con la VEOLIA ACQUA ed è particolarmente attratta dalle risorse idriche del Nord-Italia dove opera tramite:
SICEA S.p.A. (Piemonte; Toscana; Marche)
SAP, Società Acqua Potabile (Liguria)
SAGIDEP e Compagnia Generale delle Acque

Diversamente, VEOLIA agisce tramite una serie di  partenership strategiche.
Lo sanno bene i comuni di Latina ed Aprilia (Lazio) che da anni stanno cercando di affrancarsi dalla disastrosa gestione di ACQUALATINA, nella quale la compagnia francese detiene una partecipazione significativa.
In Calabria, è presente con SORICAL che dovrebbe gestire l’acqua potabile all’ingrosso, tramite gli invasi di raccolta. A Reggio, quando non è torbida, dalla rete domestica arriva acqua di mare.
In Sicilia, si distingue per efficienza la SICILIACQUE a cui è demandata la “gestione del servizio di captazione, accumulo, potabilizzazione e adduzione a scala sovrambito”, degli acquedotti e dei bacini idrici, dove la dispersione raggiunge il 38%.
SiciliAcque gestisce in linea diretta 7 invasi artificiali, compreso quello di Fanaco che dovrebbe rifornire di acqua potabile le province di Agrigento, Enna, Caltanissetta. Dal mese di Marzo, a ben 23 comuni delle province interessate viene erogata acqua inquinata da triolometani e manganese. Altamente tossica, assolutamente imbevibile. A tutt’oggi il problema persiste.
La SiciliAcque ha altresì chiesto ed ottenuto una serie di deroghe sui parametri di potabilizzazione e qualità delle acque, aumentando la presenza di arsenico, boro, vanadio, fluoro, cloriti, sodio, cloruri e nitrati. In compenso le bollette siciliane, a fronte di un servizio pessimo, sono tra le più care d’Italia. Tra le province, si distingue proprio Caltanissetta, dove tra l’altro gli investimenti per manutenzione e ammodernamento della rete ammontano all’1% da parte del consorzio privato.
Ennesima dimostrazione che i privati non hanno interesse a migliorare la rete idrica, tanto meno ad ottimizzare il servizio col potenziamento dell’erogazione, eliminando dispersioni e sprechi. Questo perché il profitto è legato innanzitutto al consumo del potenziale cliente: più consumi più paghi; più acqua viene dispersa e più alte saranno le bollette, giacché le tariffe dovranno coprire la perdita di materia prima che vede in tal modo aumentare il proprio valore di mercato. Ovunque l’acqua è stata privatizzata, i costi sono aumentati a dismisura ed il servizio peggiorato.
Il gruppo Veolia-Vivendi inoltre ha interessi concreti nell’industria cinematografica e multimediale: telecomunicazioni; editoria; TV satellitare (Canal plus). Ma è attiva anche nell’entertainment, dalla musica (Universal Music Group) ai videogames, tramite ACTIVISION che ha prodotto opere d’arte come la serie ‘Total War’ e ‘Call of Duty’.
E questi ambiti imprenditoriali potrebbero forse interessare di più al gruppo MEDIASET, per una futura piattaforma d’affari, specialmente quando la contropartita da offrire a Veolia non costa nulla al gruppo del Biscione….
A pensar male si commette peccato, però si indovina quasi sempre. 

“SIGNORI, IL DELITTO È SERVITO!”
 Riunita tutta la banda al gran completo, sarà adesso il caso di elencare i principali protagonisti della vicenda, evidentemente molto orgogliosi del loro prezioso contributo:

 I Mandanti:
Silvio BERLUSCONI; Presidente del Consiglio
Giulio TREMONTI; Ministro dell’economia e finanze.
 
 I Complici:
Angelino ALFANO; Ministro della giustizia.
Franco FRATTINI; Ministro degli affari esteri.
Stefania PRESTIGIACOMO; Ministro dell’ambiente e tutela del territorio e del mare.
Maurizio SACCONI; Ministro del lavoro, salute, politiche sociali.
Ignazio LA RUSSA; Ministro della difesa.
Altero MATTEOLI; Ministro delle infrastrutture e trasporti.
Claudio SCAJOLA; Ministro per lo sviluppo economico.
Raffaele FITTO; Ministro senza portafoglio per i rapporti con le Regioni.
Mariastella GELMINI; Ministro dell’istruzione, università e ricerca.
Luca ZAIA; Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

 Il Sicario:
Andrea RONCHI; Ministro senza portafoglio per le politiche europee.

Si ringraziano inoltre per la loro partecipazione amichevole almeno i 3/5 del Parlamento.
Special guest: la LEGA NORD  che dopo tanto ragliare si è subito allineata, saldamente legata davanti al carro del padrone.

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LA BANCA DI TREMONTI

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 ottobre 2009 by Sendivogius

Liberthalia - G.TremontiCome rilanciare l’economia nel Paese della crisi che non c’è?
Quali iniziative promuovere per lo sviluppo del Meridione?
In che modo facilitare l’accesso al credito per le micro-imprese?
Tanto per cominciare, sarebbe bene NON istituire l’ennesimo ente inutile: una falsa gallina dalle uova d’oro, ingrassata con iniezioni di steroidi finanziari, da spennare in tempi di magra.
Da tempo siamo abituati agli artifici finanziari che hanno fatto la fortuna (personale) di Giulio Tremonti, fiscalista esperto in evasione fiscale, promosso per indubbi meriti sul campo a Tesoriere del Re, e divenuto sciagura collettiva. Eppure il pirotecnico ministro, che ha in puzza banchieri ed economisti, riesce sempre a stupire… E non in meglio! L’ultima creazione partorita dal pallottoliere di Tremonti ha l’odore dolciastro e stordente dei cadaveri sotto formaldeide, in omaggio alle più nefaste esperienze del passato. ‘Esperienze’ che devono piacere molto ai famuli della diaspora craxiana. Infatti, il progetto di Super-Giulio guarda lontano, nella pattumiera di famiglia, volto alla realizzazione di una struttura creditizia, a base territoriale, e sulla falsariga della sventurata “Cassa del Mezzogiorno” riesumata sotto le mentite spoglie (dal nome poco fantasioso) di “Banca del Mezzogiorno”.
È una questione di copyright, spiega il vulcanico Giulio: lui avrebbe voluto chiamarla “Banca del Sud”, ma il nome era già stato depositato.
Sulla necessità di un nuovo istituto bancario a vocazione sudista, il ministro spiega:

«Il mezzogiorno è l’unica parte d’Italia senza banche proprie. C’erano, ma sono venute meno»

Sì, in effetti i cari estinti erano venuti a mancare all’affetto dei loro cari, causa commissariamento per grave dissesto contabile a rischio fallimento. E con concreti sospetti di infiltrazioni mafiose. Ça va sans dire. Per esempio, “è venuto meno” il Banco di Sicilia, assorbito dall’Unicredit dopo decenni di sofferenza finanziaria. Emblematiche sono state le sorti del Banco di Napoli, acquisito dal gruppo Sanpaolo IMI nel 2002.
Carrettino siciliano - blog.alfemminile.comConfortati da tali precedenti, il ministro Tremonti ci assicura che la sua Banca del Mezzogiorno non sarà un “carrozzone”.
Tutt’al più, sarà un carrettino siciliano… Con la sua orchestrina, il pifferaio per i gonzi e la lupara nel cassone; i ciuchini coi paramenti della festa, sovraccarichi di nappe e nastrini, ma nutriti alla greppia pubblica.
Ma il Tremonti, improvvisatosi banchiere, insiste: “La nuova banca servirà a finanziare le piccole e medie imprese” secondo un “modello disegnato dallo Stato ma realizzato dai privati”. Con grande coerenza, The Amazing Julius specifica:

«Lo Stato non avrà un ruolo nella Banca del Mezzogiorno. Ne sarà promotore, sottoscriverà una quota simbolica di minoranza»

Infatti il grosso degli ‘oneri di partecipazione’ (chiamiamoli così) spetteranno a Poste Italiane S.p.A, per le quali è previsto “un ruolo importante”, e dunque ricadranno inevitabilmente sullo Stato che di fatto controlla le Poste.
È facile intuire che, a stretto giro di posta, il cerino (e soprattutto il cetriolo) ritorna sempre al punto di partenza. Ad accoglierlo ci saremo noi tutti, proni a subir tacendo.
Opportunamente supportata dalla solita favoletta degli investimenti privati e le fantasmatiche ‘cordate patriottiche’, è già pronta la cortina fumogena attorno ad un probabile collettore per finanziamenti clientelari e prebende assistenziali, come tradizione vuole.
darko Ma seguiamo pure il Bianco Coniglio nel Paese delle Meraviglie…

Lo Stato, in qualità di “socio fondatore”, si pone come “facilitatore di processi e dell’iniziativa privata”. Con tale ruolo, deve pertanto “avviare l’iniziativa e favorire l’aggregazione di una maggioranza rappresentata da soggetti privati”.
In pratica, il Presidente del Consiglio (Silvio Berlusconi) su indicazione del suo sommo tesoriere (Giulio Tremonti) nomina un “comitato promotore” di 15 persone “in rappresentanza delle categorie economiche e sociali, di cui almeno cinque espressione di soggetti bancari e finanziari con sede legale in una delle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia) e uno di Poste Italiane”.
Ovvero: una conventicola d’affari, selezionata per appartenenza politica, con lauti stipendi a carico pubblico. A questi vanno poi aggiunti un’altra trentina di “consiglieri”, sui criteri di scelta dei quali non dubitiamo…
Al comitato è altresì demandata l’ardua impresa di
“individuare e selezionare i soci fondatori, diversi dallo Stato, tra istituti di credito operanti nel Mezzogiorno, imprenditori o associazioni di imprenditori, società a partecipazione pubblica, nonché tra altri soggetti che condividano le finalità della Banca”. L’obiettivo del nobile tentativo dovrebbe essere il sostegno a progetti di investimento nel Meridione, aprire il credito alla media e piccola impresa, creare nuovi sbocchi occupazionali e la nascita di nuove attività “anche con il supporto di intermediari finanziari con adeguato livello di patrimonializzazione”.
E chi meglio della mafia potrebbe fungere da intermediario, con l’opportuna copertura di capitale?
Fin qui niente di nuovo: il solito corollario di buone intenzioni, attorno a roba già vista con la fallimentare (e costosissima) Cassa del Mezzogiorno. Dispiace piuttosto che ad una simile farsa si presti un istituto serio come la BCC (Banca di Credito Cooperativo), probabilmente trascinata nell’avventura dall’onorevole Pdl  Denis Verdini, socio e dirigente BCC.
La vera novità dell’iniziativa consiste nell’emissione di titoli azionari e obbligazioni a “regime fiscale di favore”. Infatti, la Banca del Mezzogiorno si propone di agire:

“attraverso la rete di banche e delle istituzioni che aderiscono all’iniziativa con l’acquisto di azioni e può stipulare apposite convenzioni con Poste italiane
(…) favorire lo sviluppo di servizi e strumenti finanziari per il credito di medio-lungo termine nel Mezzogiorno
(…) offrire consulenza e assistenza alle piccole e medie imprese per l’utilizzo degli strumenti di agevolazione messi a disposizione da amministrazioni pubbliche, istituzioni multilaterali e organismi sopranazionali”.

Dopo il successone dei cosiddetti “Tremonti-bond”, rifiutati in blocco dai maggiori gruppi bancari, l’imperturbabile ministro ci riprova e crea per la bisogna una propria banca alla quale rifilare le sue securities senza mercato, a copertura di un bilancio disastrato, e rilanciare (se mai c’è stata) l’economia meridionale. Il tutto avviene di comune sinergia e in parallelo con le teorie monetariste, ormai note, applicate su scala nazionale.
Ciò che in paesi più fortunati del nostro viene considerato un’ipotesi parossistica, buona per una sceneggiatura da fumetto pulp ma difficilmente praticabile nel reale, da noi è la norma. Pertanto, ricorreremo ancora una volta alle illuminanti tavole di “AKUMETSU” (alle quali abbiamo dato un tocco di colore), che ben illustrano la manovra in atto con l’ingenuità dei semplici. Si tratta di un manga nipponico di  cui abbiamo già parlato qui.
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Siccome lo Stato sarebbe solo un promotore senza ruolo, coerentemente garantirà le obbligazioni emesse dalla Banca del Mezzogiorno: privata per statuto ma pubblica di fatto per quanto riguarda la copertura dei rischi di insolvenza. Infatti, “nei primi 2 anni dalla prima emissione la banca può essere assistita dalla garanzia dello Stato che copre il capitale e gli interessi”. A questa si aggiunge l’ulteriore copertura (sempre coi pubblici denari) di Poste Italiane, cooptate nello spaccio generalizzato di titoli al portatore.
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Gli istituti di credito che aderiscono al progetto potranno poi rifilare allo Stato i mutui stipulati a medio e lungo termine dalle imprese meridionali. È facile immaginare che la sedicente Banca del Mezzogiorno diverrà un deposito titoli per debitori insolventi a carico pubblico. Come ciò possa “creare portafogli efficienti in termini di diversificazione e riduzione del rischio” non è dato sapere.
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Stato e Poste dello Stato sono gli unici a metterci i quattrini veri. A fondo perduto. I soli a pagare in caso di perdita. Entrambi dovranno erogare gli stanziamenti per il credito reale e accollarsi le insolvenze, al contrario dei privati che incasseranno invece i dividendi di azioni e consulenze, riducendo al minimo i rischi di impresa. È la solita storia delle privatizzazioni all’italiana.
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06 - akumetsu_v02_141In particolare, la contropartita per la BCC è abbastanza ghiotta: la Banca del Mezzogiorno, avvalendosi dell’intermediazione della BCC, dovrà “stimolare e sostenere la nascita di nuove banche a vocazione territoriale nelle aree del Sud”, sviluppate secondo i meccanismi del credito cooperativo e dunque poste sotto controllo BCC (in probabile funzione anti INTESA-Sanpaolo e Unicredit che non hanno sottoscritto a loro tempo i bond tremontiani).
La nuova rete bancaria potrà emettere a sua volta, per il proprio sostegno e per i successivi 5 anni, altre
“azioni di finanziamento, sottoscrivibili solo da parte di fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione”.
E chi sottoscriverà i nuovi titoli, garantendo il loro valore tramite l’acquisto costante? Avete indovinato vero?!? Il Ministero dell’Economia, ovvero Tremonti, potrà emettere decreti propri per autorizzare (e soprattutto imporre) ad enti pubblici e società partecipate dello Stato, la sottoscrizione del capitale bancario e l’acquisto dei nuovi titoli, cooptando così nella struttura le partecipate pubbliche in qualità di “soci finanziatori”.
In altre parole, lo Stato si lega mani a piedi alle sorti della Banca. Però in caso di fallimento, che il ministro chiama eufemisticamente andamento non soddisfacente, dopo 5 anni di attività “l’intera partecipazione posseduta dallo Stato, salvo un’azione, è ridistribuita tra i soci fondatori privati. I soci fondatori prevedono nello Statuto le modalità per l’acquisizione delle azioni sottoscritte dallo Stato al momento della fondazione”. In pratica, lo Stato si ritroverà in mano carta straccia che nessun operatore dotato di buonsenso comprerebbe mai!

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