Archivio per Giorgio Sorial

(59) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 febbraio 2014 by Sendivogius

The man with the iron fists (1)

Classifica GENNAIO 2014″

Dati gli ultimi sviluppi, ci sentiamo in dovere di scusarci con gli affezionatissimi Lettori, sciogliendo la riserva circa l’annoso dubbio che per troppo tempo ci ha tormentato…
A lungo ci siamo infatti chiesti se il cosiddetto “MoVimento 5 Stelle” del sedicente comico Beppe Grillo, fosse più prossimo al fascismo oppure al nazismo. E sappiamo che ciò ha irritato più di qualcuno tra coloro che con somma pazienza continuano ad onorarci della loro attenzione.
Oggi, con assoluta certezza, possiamo dire che il M5S è quanto di più vicino al nazismo ci possa essere in Europa. La parabola fascistoide, dagli esordi sansepolcristi al ducismo esasperato del “capo politico”, è bella che superata per declinare in qualcosa di altro e di peggio.
Nonno Benito, a modo suo, aveva un senso della misura totalmente sconosciuto agli scatenati balilla a cinque stelle, che hanno scambiato il Parlamento della Repubblica per la loro personale sala giochi.

«Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non ci abbandona dopo la vittoria. Con 300 mila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo. Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto

  Benito Mussolini
(16/11/1922)

nazi-frocetti Questi di limiti invece non ne conoscono alcuno, immersi come sono nel loro fanatismo iconoclasta; pervasi da un furore nichilista che rasenta la psicopatologia di massa, in un clima di scontro permanente che assomiglia sempre più agli spettri della “guerra civile”. Guerra sempre più evocata e annunciata nelle loro iperboli bellicistiche, con un capo politico che incita al linciaggio digitale; agita liste di proscrizione per l’insulto libero di maschi biliosi, obnubilati dalle loro perversioni sessuali represse, che raggiungono l’apice dell’infamia quando il bersaglio è donna. E lo fanno attraverso una violenza sotterranea, che si autoalimenta di suggestioni necrofile e frustrazioni sessiste, livori incontrollati e odio settario, minacce in stile para-mafioso e allusioni da gergo neo-brigatista.
Dopo la presidente Laura Boldrini, rea di non cedere alle intimidazioni ed alle insolenze di queste masnada scatenata di picchiatori virtuali, alla lista si aggiungono il critico d’arte Philippe Daverio e il giornalista Corrado Augias, che con un editoriale magistrale mette a nudo tutta la miseria umana e intellettuale di simile feccia.
Il rogo del libroDallo squadrismo al rogo dei libri, la mutazione è completa.
Convinti come sono di fare la riVoluzione, essi sono “oltre”: proiettati oltre la normale convivenza civile, oltre le più elementari norme di civiltà, oltre le regole del Diritto. Sono oltre la stessa Democrazia, che dicono di voler difendere ma della quale fanno scempio costante, nello stravolgimento compiaciuto delle forme istituzionali, nella provocazione reiterata e l’insulto più becero, in una continua demistificazione dei fatti e delle opinioni, secondo i meccanismi consolidati della dissonanza cognitiva. L’abbiamo già detto: per spiegare i meccanismi del M5S bisogna ricorrere alla psicologia clinica.
Null’altro sembra scaturire fuori da questa fabbrica a ciclo continuo di odio e letame; da questo prolungamento intestinale del Vate® che volle farsi duce: il vigliacco matricolato che prima aizza le sue mute di cani rabbiosi e poi finge con somma ipocrisia di moderarne gli istinti, che lui stesso ha provveduto a scatenare nella loro espressione più bassa e selvaggia.
È la versione minimalista del bastone e della carota, con quest’ultima sostituita dai cucchiaini di un Alessandro Di Battista, in arte “Dibba”: il neo-delfino del Capo politico, il volto belloccio dell’Ufficio Propaganda del moVimento da esibire in pubblico, mentre discetta di “libertà” e “democrazia” delle quali con ogni evidenza ignora persino le basi. Sull’argomento, il “Dibba” da Civita Castellana potrebbe farsi istruire da papà Vittorio, che in materia è un vero esperto… Tanto per ricordare l’alveo culturale e politico da cui provengono questi personaggi, selezionati non a caso.
In tempi lontani, Herman Rausching, conservatore tedesco ed esponente di punta del partito nazionalpopolare, che in un primo tempo aderì al nazismo per allontanarsene disgustato, parlò di “rivoluzione del nichilismo” per descrivere il fenomeno e prendere la via dell’esilio:

Herman Rauschning«In Germania non si è compreso che la teoria politica moderna dell’azione diretta è strettamente connessa con la filosofia della violenza. Smend, docente di diritto all’università di Berlino, si limita in sostanza a constatare che nelle democrazie odierne le masse abbisognano di forme di vita elementari, plebiscitarie, istintive, in ogni caso immediate…. Questo principio formale è quello che ispira al nazionalsocialismo i suoi solenni e pubblici riti. I plebisciti e le azioni delle sue formazioni. Il nazionalsocialismo si conforma all’idea di Sorel che vuole che l’individuo partecipi anch’egli direttamente e personalmente alla vita politica. È questo un metodo tendente ad allargare la base della politica, ad attivare la massa in apparenza, mentre in realtà la sottrae ad ogni esercizio politico.
[…] L’atteggiamento antintellettualistico e antirazionalistico del dinamismo non è casuale, ma è l’espressione necessaria di una totale assenza di norme.
[…] A prima vista, si sarebbe portati a vedere nel partito nazista di massa nient’altro che un simile evoluzione, accompagnata dal degenerare di una dottrina politica a ideologia demagogica, destinata ancora unicamente alla massa. Il principio del “capo” e dei seguaci sopprime ogni possibilità di costruire uno Stato. Là dove questo principio presiede alla formazione della volontà politica, non è più possibile uno Stato nell’accezione tradizionale del termine, e lo stesso si può dire per l’ordinamento sociale.»

  La Rivoluzione del Nichilismo
Herman Rauschning
Mondadori (Milano, 1947)

Ed ora passiamo pure alla nostra consueta rubrica, tanto per non perdere di vista il resto del cucuzzaro…

  Hit Parade del mese:

01. NEVRASTENIA DEMOCRATICA

[12 Gen.] «Facile individuare i mandanti morali delle molotov: ad esempio quegli artisti che sventolano le bandiere contro la Tav, Fiorella Mannoia, Caparezza. Non sanno di che parlano. Non sanno un cazzo, non sanno niente!»
  (Stefano Esposito, il Nevrastenico)

02 - Giovanardi02. PIAGHE BIBLICHE

[22 Gen.] «L’alluvione di Modena è tutta colpa delle nutrie!»
  (Carlo Giovanardi, caso clinico)

03 Biancofiore03. EREZIONI

[21 Gen.] «Dudù, da buon uomo di quella famiglia, visto che la mia cagnetta Puggy era in calore, voleva accoppiarsi. Non so se c’è riuscito, lo vedremo tra qualche mese. Non credo ce l’abbia fatta. Ma è la natura. Davanti a me non c’è riuscito, ci ha provato, Puggy è femmina e pure figa. Questo vuol dire che Dudù non è assolutamente gay, e urca se è dotato, l’ho visto in erezione!»
  (Michela Biancofiore, l’Inconfondibile)

04 Sorial04. Squadristi a Cinque Stelle: BOCCHE APERTE

[28 Gen.] «Potremmo dire che il boia Napolitano sta avallando queste azioni nei confronti dell’opposizione, per cucirci la bocca, per tagliarci le teste.»
  (Giorgio Sorial, Cammellone egizio)

04b Tofalo04.bis Squadristi a Cinque Stelle: BOIA CHI MOLLA!

[29 Gen.] « Boia chi molla, presidente Boldrini, boia chi molla! E noi non molleremo!»
  (Angelo Tofalo, il Resistente)

05 De rosa05. IL BUCO…

[30 Gen.] « Voi donne del PD siete qui perché siete brave solo a fare i pompini!»
  (Massimo Felice De Rosa, lo Specialista)

05b De Rosa04.bis …E LA TOPPA!

[31 Gen.] «Mi riferivo a tutti: ho detto che qua dentro sono entrati solo perché conoscevano qualcuno di importante o avevano fatto qualche favore sessuale»
  (Massimo Felice De Rosa, Blowjob Specialist)

dibba05. PENSIERI SUBLIMINALI

[25 Gen.] «L’immoralità è come il letame, si deve trattare con la pala, non con il cucchiaino d’argento. Se entri in in quel Palazzo e tu ti mischi a loro e ti ungi un dito, ti ungi tutta la mano.»
  (Alessandro Di Battista, l’Untore)

dibba 205.bis CANDIDATURE PROMOZIONALI

[31 Gen.] «Sarei in grado di fare il Presidente del Consiglio»
  (Alessandro Di Battista, lo Statista)

razzi06. RAZZI VOSTRI: la Corea democratica di Kim Jong-Un

[06 Gen.] «Kim Son Un (!?!) è un moderato. Sembra un dittatore, ma è un moderato; lui sta cercando di portare un po’ di democrazia in Corea del Nord. E siccome lo zio voleva fare un complotto, il nipote ha fatto magnare lo zio dai cani! Io non lo vedo come un dittatore, ma come un vecchio democristiano, un politico bravo. Io in Corea del Nord mi sono sempre trovato benissimo, e non ho visto nessuna bomba atomica»
  (Antonio Razzi, Eredità Dipietrista)

razzi 206.bis RAZZI VOSTRI: Lavoriamo per noi

[23 Gen.] «Eliminare il Senato? Sapete, quando uno è qui che lavora per il bene degli italiani, lasciare a metà dispiace… noi siamo anziani, e i saggi sono importanti. Controlleremmo il lavoro dei deputati che sono spesso giovani, inesperti, nemmeno conoscono la Costituzione. Vabbè, quella non la conosco nemmeno io!»
(Antonio Razzi, il Saggio)

razzi 306.ter RAZZI VOSTRI: Ricollocamenti

[26 Gen.] «Io per passare con Berlusconi non ho avuto niente, magari avessi ricevuto dei soldi! Sapevo che Di Pietro non mi candidava più, io ero morto. E allora se tutti pensavano ai cazzi suoi, famme pensa’ un po’ ai cazzi miei no!»
  (Antonio Razzi, Super-Squallor)

santelli07. ALLE FALDE DEL KILIMANGIARO…

[15 Gen.] «I neri hanno la fortuna di non doversi truccare, e quindi sono più fortunati di noi.»
  (Jole Santelli, la Bella della politica)

ganja08. CANNE AL VENTO

[29 Gen.] «Dalla legalizzazione della cannabis possono arrivare otto miliardi di euro per lo Stato. Ma mi trovo nella zona fumatori della Camera, nel rispetto della legge.»
  (Daniele Farina, Ganja-man)

Stalin09. CRONACHE MARXIANE

[18 Gen.] «C’è bisogno di cambiare il sistema. Noi proponiamo di uscire dall’Unione Europea, di nazionalizzare le banche ed espropriare le grandi imprese.
Noi siamo per il ritorno dell’ideologia, in continuità con la Rivoluzione d’Ottobre. E con l’Unione Sovietica, dove il socialismo è fallito solo dopo l’avvento di Krusciov (…) lo stalinismo fa parte del nostro patrimonio, ma noi siamo marxisti-leninisti»
  (Marco Rizzo, il Marxiano)

Remigio Ceroni10. ANNULLAMENTI

[18 Gen.] «Chiedo l’annullamento delle multe per ragioni legate alla carica istituzionale rivestita.
Per via del ruolo che ricopro macino tantissima strada, talvolta mi capita di accompagnare politici di fama nazionale che con gli autisti sfrecciano, superando i limiti. Io, che li devo seguire, prendo le multe.»
  (Remigio Ceroni, il Multato)

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Il Gruppo del Non-Pensiero

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 gennaio 2014 by Sendivogius

Beppe Grillo

A.GramsciTutti i più ridicoli fantasticatori che nei loro nascondigli di geni incompresi fanno scoperte strabilianti e definitive, si precipitano su ogni movimento nuovo persuasi di poter spacciare le loro fanfaluche. D’altronde ogni collasso porta con sé disordine intellettuale e morale. Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà” 
Antonio Gramsci
  (Q28, III)

Ogni mattina un cretino si sveglia e sa che dovrà far correre la lingua più veloce del cervello, se vuole sperare di raggiungere le turbominchiate del Grullo ed entrare nell’Oltreverso degli iper-dementi.
Ogni giorno, l’idiota d’ordinanza sa che dovrà sparare qualche baggianata ancor più grossa dei rutti del Grullo, in un crescendo di provocazioni continue, se non vuole che la gggente si accorga che il moVimento è politicamente morto nella totale irrilevanza delle sue non-proposte.
bimbiminkiaStavolta è il turno di Giorgio Sorial, ma poteva benissimo essere un Fraccaro, un Di Maio, un Di Battista… Il nome è irrilevante: i bimbiminkia dell’asilo autogestito a 5 stelle sono intercambiabili come i pannoloni impregnati di stronzate, che si divertono a lanciare a rotazione nelle aule di Camera e Senato, ansiosi come sono di lasciare un segno del loro inutile passaggio e ricordare al mondo di quali infantili minchioni si componga il M5S. Uno vale l’altro: l’importante è muovere la giostra del bersaglio preventivamente certificato dal Grullo, seguendo la rotazione dei preferiti: Giornalisti-Napolitano-Boldrini-PD, e ovviamente la “Ka$ta” (ovvero tutti coloro che non si abbeverano alla fogna del Grullo). Il catramoso Silvione invece no: agli ensiferi va benissimo, tant’è che condividono le stesse iniziative. Con la Lega poi l’intesa è totale.
Ed il bello è che per questo li pagano pure, tanto ancora non riescono a capacitarsi del miracolo che li ha catapultati dagli onanismi informatici della loro cameretta agli scranni parlamentari.
BalillaIn un ventennio, siamo così passati dagli azzimati bambocci clonati in serie dagli studi di Publitalia, agli spocchiosi balilla della Grillo-Jugend usciti dai casting della Casaleggio Associati. È il trionfo del replicante digitale; il registratore di cassa del Capo-Grullo, con ripetitore vocale incorporato.
So proprio nu bello cazzone!In tale prospettiva, se si ha una pelliccia di muflone sullo stomaco per resistere all’infausta visione, le performances del Dibba in collegamento virtuale al (dis)Servizio Pubblico della premiata ditta Santoro-Travaglio, esperta in indignazione telecomandata a portata di zapping, è uno di quegli spettacoli che segnano lo squallore di un’epoca, coi due “giornalisti dalla schiena dritta” azzerbinati al cospetto dell’inviato dall’oracolo del webbé. Trattasi del tipico esempio di giornalismo d’inchiesta, con tanto di domande concordate e alcun contraddittorio, al cui confronto un Augusto Minzolini primeggia come un eroe della libera informazione. Tra le olas plaudenti della claque in delirio, Alessandro Di Battista recita con zelo la lezioncina digerita faticosamente a memoria; si sforza di mantenere il tono di voce impostato, mentre sbircia gli appunti come uno scolaretto alla prova d’esame, mantenendo il contatto telepatico coi personal-trainers della Casaleggio Associati, e gli auricolari che gli pendono vistosamente dai lobi. Venti minuti di eccezionale esercizio retorico, dove il Nostro riesce a parlare senza dire assolutamente NULLA, in una raffica ipercontrollata di non-sense in perenne contraddizione tra loro.
ZerbinoLa strategia è certificata: si discute di qualcosa di rilevante?!? Che sia la riforma elettorale o la legge di stabilità, il noto movimento non ha quasi mai nulla da dire. O più semplicemente non ha la più pallida idea e la minima competenza su cosa si vada discutendo.
Qual’è la soluzione migliore per farsi comunque notare in qualche modo?
Buttarla in caciara, come un petulante gruppo di bambini viziati in cerca di attenzioni. ‘Loro’ non partecipano ai giochi perché (sia mai!) rischiano di “contaminarsi”. In compenso, fanno di tutto per boicottare il normale svolgimento di qualsiasi partita in sede istituzionale.
Se provi a coinvolgerli in qualche modo, ti rispondono che hanno il loro “programma”: le quattro paginette, frettolosamente stilate dal capo politico sotto ispirazione etilica e scolpite nelle tavole della legge sul sacro blog. Che non è negoziabile e che va preso con tutto il pacchetto a scatola chiusa. E per essere più convincenti e diplomatici nella trattativa, prima ti insultano e poi ti ci mandano pure.
Se malauguratamente recepisci parte delle loro querimonie, ti rispondono che gli hai copiato il “programma”; che è come dire che Einstein ha copiato la teoria della relatività dagli appunti di fisica di un babbuino in calore. E comunque, in ogni caso, loro non partecipano ad alcuna iniziativa altrui, riservandosi di applicare alla lettera gli hadith del Grullo profeta quando avranno il 100% dei voti. Cioé MAI.
Se non te li fili di pezzo, dicono che li boicotti e giocano il ruolo che riesce loro peggio: il vittimismo; tanto più insopportabile, quanto più stucchevole è la pantomima inscenata da questa sguaiata scolaresca di narcisi frustrati in piena sindrome di Peter Pan.
tettoAl massimo, quando non sono impegnati a miagolare sui tetti, a intralciare l’attività di pronto soccorso negli ospedali con le loro telecamerine, a discettare di scie chimiche e complotti massonici volti a nascondere l’esistenza delle sirene (che manco ‘na puntata di Kazzinger arriva a tanto!), devono pur dimostrare di fare qualcosa, per giustificare i loro 8.000 e rotti euro scroccati in qualità di citrullo cittadino nominato “onorevole”. Altrimenti il Capo politico non li ricandiderà.
Non sapendo nemmeno da dove cominciare, ci sono per fortuna i mini sondaggi confezionati in casa dal webmaster di “Beppe” e a discrezione degli Associati, dove 30.000 utenti “certificati” (a tanto ammonta il sacro popolo del Profeta) può decidere o meno di sottoscrivere qualcosa già deciso altrove, da uno che è più uguale degli altri e decide per tutti.
grillofascistaChe ha ben vedere, sembra una versione aggiornata ai tempi dei social-network della retorica mussoliniana:

Duce: “Questa è la vostra giornata, la vostra grande giornata, e col vostro coraggio, col vostro sacrificio, con la vostra fede, avete dato un impulso potente alla ruota della Storia. Ora io vi domando: desiderate degli onori?
Poppppolo: Noooooooooooooo!
Duce: “Delle ricompense?”
Poppppolo: Noooooooooooooo!
Duce: “La vita comoda?”
Poppppolo: Noooooooooooooo!
Duce: “Esiste per voi l’impossibile?”
Poppppolo: Noooooooooooooo!
Duce: “Quali sono le tre parole che formano il nostro dogma?”
Poppppolo: Credere! Obbedire! Combattere!
Duce: “Ebbene Camerati, in queste tre parole fu, è, e sarà il segreto di ogni vittoria.”

  (26/03/1939)

Grillo il fascista

E c’è da chiedersi che fine abbiano fatto i tanto strombazzati Meet-up e la “piattaforma web” tanto strombazzata e sempre rinviata (proprio come l’impicciamento di Napolitano).
In questo strambo miscuglio di messianesimo transumanista, cialtronismo organizzato e incompetenze assolute, entusiasmo puerile e furore sanculotto dalla provincia con squallore, le autarchiche fanfaronate della setta pentastellata degli ensiferi ricordano curiosamente un sottospecie di parodia demenziale dei Borg, già visti nella serie di Star Trek.
W3 AR3 T3H BORG. W3 PWNZ J00.Nell’ambito della sociologia dei gruppi e della psicologia sociale, prevale invece l’associazione delle dinamiche interne al moVimento con quelle del “pensiero di gruppo” (Groupthink). E ancora una volta siamo nell’ambito delle psico-patologie più o meno aggravate, come fenomeno dai risvolti politici [QUI e anche QUI].
Elaborato dal sociologo e urbanista William H. Whyte negli anni’50 e successivamente elaborato dallo psicologo Irving Janis, il concetto di “Groupthink” viene solitamente utilizzato per misurare il livello di conformismo all’interno dei gruppi, onde misurarne il deterioramento analitico delle capacità di analisi e decisionali, in termini di efficienza e percezione della realtà circostante.
Il Gruppo-Pensiero si caratterizza per la presenza ed il condizionamento, intimidatorio o comunque psicologicamente vincolante, di una figura carismatica di riferimento, di un leader dominante che Janis definisce senza mezzi termini “boss”, ovvero capo (politico o meno che sia).
borgNel Groupthink, la pressione a conformarsi agli standard richiesti dall’adesione al gruppo, onde rafforzarne la coesione interna, finisce col condizionarne inevitabilmente ed in peggio l’analisi dei problemi e cortocircuita il processo decisionale. L’ossessione per la coesione del gruppo prevale sulla creatività individuale e sul pensiero indipendente dei singoli a favore dell’uniformità dell’insieme. Il gruppo di pensiero così strutturato tende a sovrastimare il proprio potere e la sua effettiva capacità di influenza; si connota per una spiccata chiusura mentale, nella presunzione di essere apportatore di una moralità superiore. Per salvaguardare e garantire l’unità interna, il Groupthink tende ad operare una selezione preventiva delle informazioni, arrivando non di rado a manipolare o mistificare dati oggettivi, o non prendendo in considerazione alcuna notizia che possa essere in contrasto con le decisioni operative e le opinioni del gruppo, secondo una proiezione idealizzata che prescinde dalla realtà dei fatti. Sono i cosiddetti “paraocchi etici”, nella convinzione che ogni azione del gruppo (anche se riprovevole) è legittima perché “morale”. Tali paraocchi trovano il loro fondamento nel costante ricorso a “stereotipi”; ovvero ad uno schema che non si adegua agli eventi, ma resta sostanzialmente impermeabile ai fatti nuovi.
Spesso, attraverso un processo di “razionalizzazione” interna, si procede a minimizzare i riscontri negativi, onde poter giustificare gli esiti deludenti di una determinata linea di condotto, senza rimettere in discussione i propri comportamenti o la propria strategia.

imagesIn tal mondo, ogni appartenente al gruppo si sente vincolato dall’obbligo di evitare obiezioni o critiche che possano essere percepita come causa di conflitto interno o pregiudicare l’unità.
La lealtà al gruppo richiede che i suoi membri non sollevino domande imbarazzanti, non attacchino argomentazioni deboli, non contrappongano la realtà dei fatti a sciocche opinioni.”
Pertanto, tra i requisiti fondamentali del Pensiero di Gruppo, si possono distinguere una serie di aspetti ricorrenti:

1) Una forte coesione di gruppo, vale a dire una interdipendenza tra i membri centrata su norme e valori, ma anche su un sentimento di appartenenza molto accentuato: ingroup vs outgroup.

2) Scarsa attenzione a opzioni alternative, con una indiscussa credenza nella “moralità” e sulla “veridicità” delle opinioni di gruppo, per cui non ci si interroga in alcun modo sulle conseguenze delle decisioni adottate.

3) Conseguente emarginazione, quando non autocensura del o dei membri devianti e non allineati, che subiscono pressioni perché desistano dalle loro posizioni dissidenti e si integrino nel punto di vista dominante.

4) Supervalutazione della unanimità e paura della diversità e del conflitto.

5) Un leader generalmente molto direttivo, che domina la scena e orienta la discussione, favorendo o inibendo la partecipazione, a seconda se in linea o dissidente.

“Psicologia dei gruppi. Teoria, contesti e metodologie d’intervento”
A cura di Barbara Bertani e Maria Manetti
(Edizioni Franco Angeli 2007)

In un simile ambito, esistono una serie di precedure standard che il “gruppo di pensiero” tende a mettere in pratica:

a) Con ogni probabilità un gruppo molto coeso esercita pressioni sui dissidenti, pressioni sia implicite ma più spesso veicolate dal leader o da altri membri: chi non si sottomette rischia l’emarginazione.
b) conformismo significa sovente ritenere che il giudizio dei più, della maggioranza, coincidano con la “verità”. Il fatto che tutti concordino rischia di far credere che il proprio punto di vista sia l’unico, senza alternative.
c) conseguenza del punto precedente, per cui non esistono altre opinioni oltre le proprie, è la costruzione di stereotipi negativi sugli outgroup.

L’immagine che emerge è quella di un gruppo monolitico, tetragono al confronto con l’esterno, convinto della propria correttezza e dell’inferiorità di altri punti di vista.

Watchers Per la bisogna, il Leader può avvalersi ai fini del controllo di uno speciale “staff”: una sorta di corpo pretoriano di “guardiani” e “controllori”, che Janis chiama mindguards ed ai quali è demandato il compito di controllare e vigilare sul rispetto dell’ortodossia del gruppo, affinché non venga messa in dubbio da critiche o informazioni contrastanti col verbo ufficiale.

«La prima vittima del gruppo-pensiero è il pensiero critico. Sia in un gruppo terapeutico sia in un meeting dei consiglieri del Presidente, le dinamiche del gruppo-pensiero sono le stesse. In genere il discorso è limitato ad alcuni modi di agire, mentre viene ignorata un’intera gamma di possibili alternative.
[…] Nessuno consulta informazioni qualificate che potrebbero offrire una valida stima delle perdite dei guadagni: i fatti che contraddicono la scelta iniziale vengono ignorati. Il gruppo si aspetta di aver successo, e non prepara piani contingenti per affrontare un errore.
[…] La lealtà al gruppo richiede che i suoi membri non sollevino domande imbarazzanti, non attacchino deboli argomentazioni, non contrappongano la realtà dei fatti a sciocche opinioni.
Soltanto agli schemi comodamente condivisi viene lasciata piena libertà di espressione

 Daniel Goleman
“Menzogna, autoinganno, illusione”
 Rizzoli (Milano, 1998)

Secondo Goleman, un’organizzazione di gruppo così strutturata tende a coltivare una sorta di “illusione di invulnerabilità”; è convinta di essere predestinataria di una “missione” speciale destinata a sicuro successo; si connota per le forme euforiche di auto-esaltazione, tanto che ogni membro del nuovo gruppo farebbe qualsiasi cosa pur di non rompere l’euforia del gruppo e si autocensura imponendosi di non vedere le falle perchè anche una critica oggettiva verrebbe vista dagli altri come un attacco al collettivo.
Di conseguenza, ciò comporta l’illusione dell’unanimità e la soppressione dei dubbi personali, come forma di autocensura:

«La fede o le decisioni adottate dal gruppo vengono ritenute da tutti come valide a prescindere. I membri stessi prevengono le divergenze e insieme al loro leader focalizzano la loro attenzione e il loro impegno solo dove c’è convergenza sacrificando l’esplorazione di tutte le possibili decisioni o la ricerca di dati che potrebbero rovinare l’unanimità. in pratica se nessuno esprime una critica allora viene da sè ritenere che si sia tutti assolutamente d’accordo ma ciò non è necessariamente vero, magari qualcuno avrebbe delle critiche che non esprime

Pensa positivo! Pensa in gruppo.
Perché arrovellarsi la mente in faticose valutazioni analitiche, quando le nubi che si addensano tra le incertezze del dubbio possono essere dissolte nel rassicurante empireo delle idee assolute?

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