Archivio per Giorgia Meloni

TORNO SUBITO…

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 17 settembre 2019 by Sendivogius

Un garrulo cretinetto imbalsamato in un perenne ghigno di compiacimento, dopo aver sovvertito tutte le Leggi di Murphy sull’incompetenza, che batte i piedini perché vuole fare il vicepremier, il ministro, l’astronauta e il poliziotto; è il pupazzetto buffo da presepio, nella sua corte napoletana dei miracoli…
I due Mattei, gemelli diversi, in un condensato di disturbi associati della personalità: quello che si crede Mussolini, col fucile in mano e rosario in culo, è il sedicente capitano finito sbattuto come un capitone, e impiccato ad una selva di braccia tese ‘romanamente’, mentre s’abbuffa a comando per i suoi followers in orbace. E poi c’è quell’altro deficiente ancora, che scappa via con la palla perché non lo fanno comandare, si fonda il proprio partitino personale coi suoi compagni di merende, per appagare un patologico bisogno narcisistico di attenzioni, e intanto va elemosinando finanziamenti che assai meglio sarebbero stati spesi in una serie di sedute intensive di psicoterapia…
Il ConteBis dalle stelle a Tacchia, affetto da amnesie dissociative, passando per il Gattopardo… Per non dire dell’e_guru in pensione, che adesso è preoccupato  dal clima invelinito e gonfio di rancori, che lui stesso ha fomentato per anni…
Panzetta Nera, ovvero Giorgina dalle bande nere e le marcette su Roma… Il sempre più incartapecorito Pornonano ridotto oramai all’ombra della sua mummia, conservata in una soluzione di formaldeide e cerone…

La politica italiana è un inquietante concentrato di trasformismi estremi, mistica fascista, e vanesi narcisi da eziologia psicogena, nella ricerca tossica del potere per il potere.
Francamente troppo pure per noi.
Scusate, ma nun gliela posso proprio fa’!

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Due Americani a Roma

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , on 27 luglio 2019 by Sendivogius

Un carabiniere viene ammazzato in servizio, durante quella che avrebbe dovuto essere una semplice operazione di routine, e subito si scatena la canea sovranista alla quale, con ogni evidenza, della sventurata sorte del povero ragazzone campano in divisa NON frega assolutamente nulla. Se non fosse che l’occasione era davvero troppo ghiotta, per non scatenare gli umori biliari dei nazisti di casa nostra e liberarne i furenti spiriti, nel consueto esercizio di razzismo quotidiano (perché quello è), con tutto l’odio che gli rode dentro, da sversare nelle accoglienti cloache ‘social’.
Perché una vicenda vale l’altra, nell’ansia da linciaggio che fa vibrare l’amigdala degli squadristi da tastiera, purché ricorrano sempre gli stessi ingredienti fondamentali, atti a scatenarne i conati on line: africano, negro, straniero, clandestino, extracomunitario, immigrato… assurte a parole dell’odio virale, veicolato per le vie digitali. Così come nulla fregava loro della terribile fine di Pamela Mastropietro e Desirée Mariottini, che in altri tempi avrebbero subito liquidato (col migliore degli epiteti possibili) come due “tossiche” (e sui tossici di merda si può trovare un ricco campionario apologetico, al pari di quello dedicato ai negri), finché non ne hanno capito quanto fosse spendibile il potenziale evocativo nella campagna propagandistica di quel revanchismo nazistoide che si fa chiamare “sovranismo”.
Per questi, la morte (altrui) non è una tragedia, non è un lutto da rispettare (possibilmente in silenzio), ma costituisce una straordinaria opportunità da sfruttare e strumentalizzare, nell’indegna necrofilia che ne smuove gli umori più torbidi giocando sulla curiosità morbosa della “gente” (di merda); ovvero: quella plebe amorfa e dalle pulsioni ripugnanti, che scambiano per “popolo” e con cui si riempiono la bocca da mane a sera, continuando a spargere liquami e veleni.
Quindi, in concomitanza con la tragica morte di Mario Cerciello Rega, figuriamoci se poteva mancare il solito cicciare di post rabbiosi, in un’orgia forcaiola a chi la spara più grossa alla destra del Ku Klux Klan, per una sbavante colata di odio strumentale, col quale il nazista legittima se stesso, insieme all’irrinunciabile sfilata di sedicenti “patrioti” con l’immancabile bandierina tricolore accanto all’avatar, a sottolinearne l’italianità (mai Patria ne uscì più umiliata!). Tutti in-opportunamente aizzati dai soliti noti in camicia nera, che pensano di cavalcare l’ondata di merda montante, per racimolare qualche like in più sui loro squallidi profili e pompare la fogna a fini elettorali, ricorrendo al consueto campionario… 

…salvo cancellare immediatamente i loro post così grondanti di gravissimo sdegno, una volta scoperto che non di due immigrati nordafricani si trattava, bensì di arianissimi giovanotti WASP della middle-class americana, dalle spiagge della California in vacanza di lusso a Roma (dalle bestie straniere ai beach boys!) che hanno pensato bene di accoltellare a morte il carabiniere, per un pugno di euro di cui nemmeno avevano bisogno, nella loro notte brava da leoni.
Dopo tanto sbraitare a vuoto, dopo gli immancabili attacchi gratuiti ai “giornaloni” (che della vicenda hanno scritto tutto) ed alla sinistra radical-chic da salotto che difende gli immigrati (che per l’occasione non c’entrava un cazzo, ma ci sta sempre benissimo come un Catone con Cartagine), e che esiste solo nella fantasia degli analfabeti bifolchi arricchiti che altro non possono vantare se non la propria ignoranza, agli sciacalli s’è improvvisamente asciugata la bava, almeno fino al prossimo cadavere sul quale pasteggiare. Esaurita l’indignazione posticcia a comando, perché mica puoi invocare forche e torture per i simpaticissimi amici americani, adesso è tempo del pietismo piagnone da show domenicale dell’intrattenimento nazionalpopolare, cullato tra le tette della D’Urso, e delle lacrime condivise da coccodrillo. Insomma, qualcosa da alternare al pane e nutella o alla foto del menù del giorno su twitter, per il medesimo ed immutabile squallore.

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(122) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , on 28 aprile 2019 by Sendivogius

Classifica APRILE 2019”

A ben vedere, la schizofrenica diarchia giallo-verde, con l’evanescente Conte nei panni di Re Travicello a far da collante a presa carente, è in realtà una proiezione virtuale: un ologramma, che rimanda ad apparizioni ectoplasmatiche del modello primigenio.
Più che “democrazia diretta”, è una app digitale a dimensione social e partecipazione tascabile per elettori-followers, da caricare insieme alle marcette del ventennio come sottofondo musicale, nel governo dei selfie, dove il consenso si misura in condivisioni, tra ministri che sfornano stronzate alla velocità della fibra. Giusto il tempo di racimolare qualche like e passare all’annuncio successivo su quantità bulimica per sovraesposizione mediatica in diretta facebook, lanciando proclami a getto continuo con la stessa consistenza di un meme, tanto per tenere accesa la macchina della propaganda e continuare a calcare le classifiche del trend topic. Perché una cazzata scaccia l’altra e fa dimenticare la balla precedente, sparandone una ancora più grossa.
In fondo, a certi italiani piace così.

«Che aria tira oggi nel governo-influencer della Repubblica-social? Chi defollowa chi, oggi? E quanti “like” ottiene l’ennesimo provvedimento… cioè – scusate – post, o tweet, del Ministro dei Selfie, o del Ministro delle Condivisioni? E qual è la tenuta della maggioranza gialloverde nei Trending Topic? Ma soprattutto, il Ministro delle Sagre Gastronomiche e il Ministro delle Ospitate Tv oggi si ri-followeranno su Instagram e potranno tornare a scambiarsi i cuoricini? La nazione – che mai come ora si può definire in un modo molto caro ai giornali: “il popolo del Web” – se lo chiede con grande trepidazione, visto che ormai l’azione di governo passa interamente (o meglio, è costituita quasi soltanto) dagli account social. Il voto? Un relitto del passato: basta diventare follower. Le alleanze? Basta chiedere l’amicizia su Facebook. I Consigli dei ministri? I decreti? Ma che archeologia! Oggi con un tweet si chiudono i porti, si cambia fidanzata o idea sul Def, si fanno ballare le cifre (qualunque cifra, dai 49 milioni ai 600mila immigrati spariti: i leghisti devono avere un conto aperto con l’aritmetica, oltre che con la storia e l’educazione civica), si smentisce un collega, o anche il principio di realtà (che poi, a ben vedere, non lo ha eletto nessuno, e comunque non ha nemmeno metà dei follower del Ministro delle Interiora).
Nella perenne sceneggiata del Ministro Buono e il Ministro Cattivo oggi siamo arrivati al colpo di scena: i due compari si sono reciprocamente defollowati su Instagram, gettando nel panico decine di migliaia di elettori, ehm, follower, che potrebbero persino pensare che c’è un disaccordo tra loro (e chissà nel gruppo Whatsapp del Cambiamento, quanti messaggi ci saranno, in questo momento, senza la doppia spunta blu!), visto che non possono più guardare ciascuno le foto di ciò che l’altro mangia, o fa con la fidanzata sul prato (che nei prati è pieno di telecamere, accidenti), e questo crea un delicato precedente istituzionale. Speriamo che intervenga il moderatore del gruppo, ehm, cioè, il premier Conte: si possono sbagliare i dati della crescita o del numero degli immigrati, si possono mandare in malora i conti pubblici o dire fesserie sui porti chiusi, ma non sia mai che non ci si possa “cuorare” su Instagram! Auspichiamo tutti una ferma presa di posizione. Magari con una diretta facebook da Palazzo Chigi

Anna Mallamo [@manginobrioches]
(26/04/2019)

Cosa non si farebbe per un pugno di like in più, tra i reality pornogastrici del duce di ghisa (in alternanza al terrorismo securitario) e le comparsate di Giggino pomicino che tenta di limonare invano con la nuova morosa messagli accanto per gli shooting fotografici organizzati, dopo le insinuazioni sulla presunta omosessualità del pugnetta campano.

Hit Parade del mese:

01. SUPERCAZZOLA RAZZIALISTA

[27 Apr.] «Basta mercimoni! Quest’anno abbiamo deciso di prendere soltanto atleti europei per dare uno stop, affinché vengano presi dei provvedimenti che regolamentino quello che è attualmente un mercimonio di atleti africani di altissimo valore che vengono semplicemente sfruttati e questa è una cosa che non possiamo più accettare.»
  (Fabio Carini, l’Etico)

02. LA STRADA DELLA RIVOLUZIONE

[28 Apr.] «La strada che rivoluziona il mondo della gig economy è ormai tracciata. I lavoratori del terzo millenio avranno finalmente più diritti e tutele tra cui: Copertura INAIL per gli infortuni; Migliore contribuzione INPS che supera la gestione separata; divieto di retribuzione a cottimo.»
  (Luigi Di Maio, il Pomicione)

03. FUFFALAND

[23 Apr.] «Con lo “Spazzacorrotti” l’Italia ha avuto la prima vera legge anticorruzione. La corruzione non conosce confini e dopo il daspo a vita nella Pubblica Amministrazione per i condannati in via definitiva, vogliamo il daspo anche per gli europarlamentari di tutti i paesi»
  (Carlo Sibilia, al governo con l’Armando)

04. ONESTÀ

[19 Apr.] «Sono una persona per bene.»
  (Armando Siri, Riciclatore e Bancarottiere)

05. RRRRRROMA o MORTE!

[14 Apr.] « La capitale d’Italia è Roma! Roma! È Roma la capitale d’Italia! Roma deve essere la capitale dell’Unione Europea!»
  (Giorgia Meloni, la vice-ducia)

06. DISCESA AGLI INFERI

[01 Apr.] «Torno in campo per i miei figli e nipoti e per i figli e i nipoti di tutti gli italiani e di tutti i cittadini d’Europa.»
  (Silvio Berlusconi, il papi della patria)

07. GOMBLODDO!!!!

[01 Apr.] «La Raggi fa quello che può. Ma ti pare normale che prendano fuoco per autocombustione tutti gli impianti di smaltimento dei rifiuti a Roma? Ti pare normale che prendano fuoco gli autobus con quella costanza? Ti pare normale che si guastino quasi tutte insieme le scale mobili della metropolitana? C’è un sistema criminale spaventoso che non è più padrone della situazione come lo era prima!»
  (Marco Travaglio, la schiena prona)

08. POTERI OCCULTI (I)

[15 Apr.] «Quella di Notre Dame in fiamme è un’immagine mediatica simile all’11 settembre, troppo perfetta per pensare che sia avvenuta casualmente.»
  (Alessandro Meluzzi, cervello strizzato)

09. POTERI OCCULTI (II)

[15 Apr.] «Ieri abbiamo pianto per Notre Dame. Ora dobbiamo capire chi è il responsabile, perché alla favola che sia un incidente può credere solo qualche sprovveduto. Chi è stato, dunque?»
  (Diego Fusaro, l’Oltreuomo)

10. GIOCHI SENZA FRONTIERE

[06 Apr.] «C’è un rinascimento che dobbiamo capire come interpretare, su questo voglio lasciarvi con un pensiero che mi citava spesso mio padre. Quello di giochi senza frontiere.»
  (Davide Casaleggio, il Leonardo da Vinci)

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(116) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , on 1 novembre 2018 by Sendivogius

Classifica OTTOBRE 2018”

“Il mio nome è Legione, perché noi siamo molti”

L’imbecillità può essere ‘virale’?
A quanto pare, sì! TwitterFacebookInstagram… dirette streaming… È un’apoteosi. Imbecilli di tutto il mondo unitevi! E marciate compatti come legioni. Oramai, ogni demente che abbia a disposizione una connessione ci tiene a far conoscere la sua stolida condizione di disturbato psichico al resto del mondo, nell’insanabile desiderio di condividere la propria irriducibile minchioneria con altri deficienti come lui, che ovviamente accorrono a migliaia. Tale è l’attrazione irresistibile che una simile abbondanza, dispensata a piene mani in ondate di merda ‘social’, esercita tra i webeti coprofili caduti nella rete; tanto non pare loro vero di essersi ritrovati tutti insieme per scoprirsi così numerosi.

Sono quelli che ‘si informano’ soltanto on line, non sfiorano mai un libro (o un quotidiano) nemmeno per sbaglio, neanche se ci sbattono sopra (non sopravviverebbero al crash dei neuroni), tanto sanno già tutto a prescindere per scienza infusa. E probabilmente non capirebbero un accidente di quello che vanno leggendo, perché la Verità si esercita in pensierini da tre righe e non richiede mai più di 300 battute per essere diffusa a colpi di click. L’importante è postare mica pensare, che la riflessione richiede tempi lunghi di meditazione, mentre il mondo va veloce, e tutti vogliono stare al passo di marcia seguendo l’onda…
Ora, in tutta franchezza, tracciare una classifica sta diventando difficile… perché davvero siamo dinanzi ad un vulcano in costante eruzione… un geyser che pompa merda a getto continuo…

Siamo seduti dalla parte giusta della Storia e se avanzeremo insieme compatti anche la vittoria di questa battaglia sarà nostra. Ma dobbiamo essere compatti. Molto compatti. Fusi insieme. Come lo era la testuggine romana, una formazione di fanteria dell’esercito romano che era di grande complessità perché richiedeva un importante coordinamento collettivo. Dava come risultato una massa compatta e protetta in modo impenetrabile e veniva usata in particolare durante gli assedi. Se qualcuno dei soldati si fosse sfilato dalla formazione a testuggine avrebbe condannato i propri compagni e tutte le retrovie alla morte o a finire prigionieri. Avrebbero anche messo a repentaglio l’esistenza stessa dello Stato romano e tutti i soldati erano ben consci delle loro responsabilità, non solo come gruppo, ma anche come individui. Oggi nel nostro esercito alcuni stanno dando segni di cedimento e visto che tra di noi siamo in famiglia è bene che queste cose ce le diciamo. Questi cedimenti non ce li possiamo permettere.”

Luigi Di Maio
(29/10/2018)

Non è solo il vocabolario, che per raccoglierlo tutto basta un abbecedario di trenta parole, ma anche la scelta dell’estetica, l’umorismo da cesso di caserma, ed il senso grandioso del sé nell’assoluta assenza di ridicolo che contraddistingue la banda di mitomani al governo, perché questi sono davvero convinti di “fare la Storia” (!), compatti come una testuggine romana (sic!), tra manine e complotti, condoni e decreti fatti col cuore.
Che dire di sottosegretari che giocano a fare il soldatino (con tanto di travestimento), nei saloni del ministero?!?
Che pensare di un vicepremier dalle studiate pose volitive, giusto per fare il verso alla macchietta originale a cui si ispira, che ama farsi immortalare mentre imbraccia armi che con ogni evidenza non sa nemmeno impugnare, né usare?
Per sottacere di quell’altro fenomeno coltivato in provetta dalla Casaleggio Associati che, tra mitologie primitiviste e decrescite felici di un moVimento il cui modello ispiratore è probabilmente il medioevo, parla di distribuire le terre incolte alle coppie con tre figli?!?

‘Na roba da tribuno delle plebe nella tarda respublica romana… o da Benito Mussolini. Che coi tempi che corrono si raccorda fin troppo bene. A quando la bonifica delle paludi del Sebino?!?

Hit Parade del mese:

01. LA MANINA

[17 Ott.] «È accaduto un fatto gravissimo! Il testo sulla pace fiscale che è arrivato al Quirinale è stato manipolato. Nel testo trasmesso alla Presidenza della Repubblica, ma non accordato al Consiglio dei Ministri, c’è sia lo scudo fiscale che la non punibilità per chi evade [e ci sono ancora! n.d.r]. Noi del M5S in Parlamento non lo votiamo questo testo se rimane così [l’hanno votato]…. Non so se una manina politica o una manina tecnica, in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla Procura della Repubblica perché non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato!»
  (Luigi Di Maio, il Manomorta)

02. MOLTI NEMICI MOLTO ONORE

[23 Ott.] «Se l’Europa boccia la nostra manovra, siamo sulla strada giusta. Se giornali e talkshow ci attaccano, siamo sulla strada giusta. Se il PD urla e sbraita, siamo sulla strada giusta. La gente è con noi, fieri di essere “populisti”!»
  (Davide Barillari, fenomeno regionale)

03. (IN)DISPONIBILITÀ

[17 Ott.] «Il M5S non è disponibile a votare alcun condono, ma se si stratta di pace fiscale, siamo d’accordo.»
  (Luigi Di Maio, il Pacificatore)

04. VEDO LA GENTE MORTA

[09 Ott.] «Mi sono soffermato su un dossier che ritengo essere molto importante, che è quello del tunnel del Brennero. Sapete quante delle merci italiane, quanti degli imprenditori italiani utilizzano con il trasporto principalmente ancora su gomma il tunnel del Brennero?»
  (Danilo Toninelli, coglione di razza)

05. FATTO COL CU….

[08 Ott.] «Il Decreto Genova non solo è scritto col cuore ma anche con una tecnica giuridica cosi elevata che permetterà al commissario Bucci di lavorare bene senza preoccuparsi dei ricorsi.»
(Danilo Toninelli, l’Entusiasta)

06. Quando c’ero IO

[21 Ott.] «È mai esistito in Italia un premier che come me dice che i prodotti italiani sono i migliori e il Paese migliore dove investire è il nostro?»
(Giuseppe Conte, Mitomane)

07. IL SOTTILISSIMO DUBBIO

[02 Ott.] «Noi siamo qui da soli 4 mesi e ci trattano come degli incompetenti appestati. Perché?»
  (Luigi Di Maio, incompetente appestato)

08. M

[16 Ott.] «Legali al lavoro per verificare il “politically correct” di Facebook e/o frasi offensive nei confronti di Benito Mussolini: monitoraggio e denucia alla polizia postale.»
  (Alessandra Mussolini, la ducia)

09. E INTANTO GIORGINA…

[14 Ott.] «In una scuola di Peschiera Borromeo viene eliminato il maiale per fare posto al cous-cous, alimento tipico nordafricano. Ora sono i figli degli italiani a doversi adeguare alle esigenze alimentari di chi dovrebbe integrarsi? Questa è follia!»
  (Giorgia Meloni, la fasciogastronoma)

10. PRIORITÀ

[14 Ott.] «Io e Padoan vogliamo proporre un aiuto concreto: venerdì offriremo una legge di Bilancio radicalmente alternativa. Lo consideri un gesto di servizio civile. Abbiamo cambiato la scaletta della Leopolda per cominciare con questo.»
  (Matteo Renzi, il premier ombra)

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Letture del tempo presente (I)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 ottobre 2018 by Sendivogius

Con l’apertura di questa nuova ‘rubrica’, ci accingiamo a pubblicare tutta una serie di articoli che, a nostro sindacabilissimo giudizio, possano fornire una qualche bussola per orientarsi nei marosi del tempo presente ed in qualche modo contribuire ad interpretare la realtà attuale.
 Ovvero, senza troppe pretese, abbiamo deciso di condividere interventi ed estratti, per autori diversi, che semplicemente ci sono piaciuti e che, in un panorama asfittico, meglio di altri aiutano a comprendere la crisi della ‘sinistra’ (non solo italiana) in tutte le sue declinazioni, ma soprattutto i mutamenti antropologici (ed i vizi antichi) di un corpo sociale ripiegato su se stesso, depresso e svuotato dopo la grande recessione economica, alla disperata ricerca di un nuovo senso dell’esistenza.
Insomma, si tratta di una raccolta di idee e spunti di riflessione, per un breviario minimo di sopravvivenza, in tempi cinici di regressioni culturali.

“I totem rovesciati. Marx per Le Pen e Salvini. I Gracchi per Bannon e Meloni. Liberismo UE per Bersani e PD”

Andrea Del Monaco
(14/10/2018)

 «Rivendicare Più Europa quando il neoliberismo UE significa austerità, svalutazione del lavoro e riduzione del welfare è il modo migliore per far vincere le destre neofasciste. Quando un esponente del fu centrosinistra rivendica la costruzione mercatista dell’architettura europea Matteo Salvini e Giorgia Meloni brindano. I risultati delle elezioni europee del 2019 vedranno trionfare le Destre se la Sinistra lascia a Salvini e Meloni il monopolio della critica all’austerità. Una conferma di questo pericolo si è avuta nel dibattito tra Marine Le Pen e Pierluigi Bersani su Rete 4 nella trasmissione “Quarta Repubblica” dell’8 ottobre 2018: Marine Le Pen guarda Bersani, e, con pacatezza, ripete ciò che nella mattinata aveva detto nella conferenza stampa con Matteo Salvini: “si fanno arrivare gli emigrati perché sono un serbatoio infinito di manodopera a basso costo… si accetta questa immigrazione massiccia per avere una manodopera molto malleabile, con poche difese che accetti qualunque cosa. Pensiamo a ciò che ha fatto la Germania con i mini-jobs. Essi hanno fatto sì che si pagassero i lavoratori due euro l’ora. Considero questa una nuova forma di schiavismo, con tutte le conseguenze che comporta per la diminuzione drastica dei salari: se il mercato è pieno di manodopera a buon mercato, ci sarà sempre qualcuno disposto a lavorare a basso costo”.
 Pierluigi Bersani non guarda in faccia Marine Le Pen. L’ex segretario del PD è in difficoltà, quasi alza la voce: “Li conosciamo da 400 anni i difetti dell’Europa che volete voi: Stati Nazione, dogane, frontiere”. Bersani difende la mobilità delle merci nell’Unione Europea. Questo scambio di battute esplicita perché Bersani e il suo ex partito, il PD, sono destinati a perdere. Marine Le Pen, senza nominarlo, cita Karl Marx, in particolare il paragrafo 3 del capitolo 23 del primo libro de “Il Capitale” dal titolo “Produzione progressiva di una sovrappopolazione relativa ossia di un esercito industriale di riserva”. Cosa avrebbe dovuto obiettare Bersani a Le Pen? Molto semplicemente avrebbe potuto dire: “cara Marine Le Pen, i cittadini africani che arrivano in Italia scappano spesso dalle ex colonie francesi come Mali, Repubblica Centro-Africana, Ciad, Niger, Costa d’Avorio, Congo. I migranti fuggono dalla povertà generata dal vostro neocolonialismo e dalle politiche predatorie delle vostre multinazionali: lei, se fosse Presidente della Repubblica francese, rinuncerebbe al colonialismo e ai profitti delle vostre multinazionali?”. Insomma, per aiutare veramente (non come sostengono Salvini e Le Pen) i migranti a casa loro, non costringerli a fuggire per diventare i nuovi schiavi dell’esercito industriale di riserva, non abbassare i salari in Europa è necessario rinunciare ai profitti del neo-colonialismo e investire in Africa. Nessun presidente francese l’ha mai fatto. Al contrario negli ultimi 50 anni, le classi dirigenti delle ex colonie francesi che hanno tentato di sottrarsi alle politiche neocoloniali francesi, sono state spazzate via da colpi di Stato.

Perché Pierluigi Bersani non ha fatto simili obiezioni a Marine Le Pen? Per tre ragioni: ha abbandonato un’analisi di classe sul lavoro; per opporsi al neocolonialismo delle multinazionali francesi dovrebbe opporsi al neocolonialismo dell’ENI in Niger; per contrastare il neoliberismo UE dovrebbe tornare al socialismo. E così il lavoratore, precario dopo lo smantellamento dell’articolo 18 operato dai Governi di Centro-Sinistra, e l’esodato, prodotto dalla riforma Fornero varata da PD e FI, votano sempre più Lega e FdI. La Sinistra, dopo la repressione di Genova nel 2001, ha progressivamente abbandonato l’opposizione alla globalizzazione neoliberista.
Le destre monopolizzano abilmente la critica al neoliberismo e danno ad esso risposte autoritarie, distorcendo categorie patrimonio della sinistra come il marxista “esercito industriale di riserva”. Salvini l’8 ottobre ha fatto un’abile conferenza stampa anti-UE con Marine Le Pen. Giorgia Meloni il 22 settembre ha invitato ad ‘Atreju’ Steve Bannon, lo stratega politico che ha portato alla Casa Bianca il presidente USA Donald Trump. Bannon ha catturato i militanti di Fratelli d’Italia con tale quesito retorico: “Perché sono populista? Perché la mia famiglia è una famiglia della classe operaia. Chi vorrei vedere al Governo? Le prime cento persone di Fratelli d’Italia che sono venute qui oggi o le prime cento persone che vanno a Davos? Io risponderei le prime cento persone di Fratelli d’Italia che sono venute qui”. Bannon ha collocato il suo partito “The Movement” contro il Forum Economico Mondiale: esso è una Fondazione creata da Klaus Schwab, svolge il suo evento invernale ogni anno a Davos in Svizzera, è finanziato da imprese multinazionali con fatturato superiore a 5 miliardi: tali imprese, quando delocalizzano producono nuovi disoccupati potenziali elettori del Governo Conte.
Per la presenza di Bannon, Bloomberg, CNN, Associated Press, Reuters, Cnn, France 24 hanno mandato i loro inviati ad Atreju. Bannon li definisce suoi odiatori, in quanto legati a Davos. Giorgia Meloni (e Matteo Salvini) oggi battono gli avversari su due campi: abilità mediatica ed egemonia culturale. Ciò che rimane della Sinistra e dell’Ulivo di Romano Prodi riflettano su questo. Dopo aver magnificato la globalizzazione neoliberista, imitando Tony Blair e Bill Clinton, accettato l’austerità della UE, oggi Pierluigi Bersani, ex segretario del PD e ora leader di LEU, critica tardivamente “la mucca nel corridoio”. Nel contempo Matteo Richetti, Francesco Boccia, Marco Minniti, Nicola Zingaretti, Dario Corallo, Cesare Damiano, candidati alla segreteria nazionale del PD, accettano l’impianto mercatista dei Trattati UE.

E così, poiché in Italia e in Europa le Sinistre non difendono più il lavoro e il potere di intervento dello Stato, l’uscita dalla globalizzazione neoliberista avviene da destra. Una Destra molto abile nell’appropriarsi di miti della Sinistra. L’esempio lo fornisce Alessandro Giuli intervistando Bannon ad Atreju: citando Tiberio e Caio Gracco ha chiesto a Bannon “I Gracchi sono morti per dare terra e cittadinanza ai loro fratelli d’Italia, il secondo è morto al Gianicolo, il colle di Giano. Oggi il partito di Giorgia Meloni raccoglie l’eredità ideale di quel movimento, che cosa si aspetta da FDI?” La risposta di Bannon è molto chiara: FDI e la Lega, non avranno solo un grande risultato elettorale nella primavera del 2019 ma invieranno un messaggio a Bruxelles: i due partiti rappresentano un’Italia libera e sovrana che non prenderà ordini su cosa fare”.
Direbbe Tonino Di Pietro, che c’azzecca Bannon con i Gracchi? Molto poco. […] Bannon, pur volendo uno Stato leggero e il dominio del mercato, si appropria di un mito della storiografia marxista: nella rivoluzione francese, dopo la sconfitta e la decapitazione nel 1794 del capo giacobino Maximilien de Robespierre, François-Noël Babeuf, detto Gracchus, ultimo dei robespierristi, organizzò nel 1796 la Congiura degli Eguali contro il Governo del Termidoro. Filippo Buonarroti, pronipote di Michelangelo, partecipò agli eventi e ne scrisse la storia nell’opera Cospirazione per l’Eguaglianza detta di Babeuf, considerata il primo esempio di storiografia marxista. Oggi Bannon definisce il suo “The Movement” partito dei patrioti. In realtà, come ricordano Albert Mathiez e Georges Lefebvre nel volume “La rivoluzione francese”, i rivoluzionari giacobini si definirono patrioti in contrapposizione agli agenti controrivoluzionari al servizio del premier inglese William Pitt: egli tentava di restaurare monarchia e ancien Régime nella Francia rivoluzionaria. I patrioti della rivoluzione francese, i giacobini, misero in discussione la proprietà privata con la Costituzione del 1793: Bannon, Salvini, Meloni e Le Pen non avrebbero certamente appoggiato i giacobini

“I totem rovesciati”
Andrea Del Monaco
(14/10/2018)

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ROMAGEDDON (IV) – Li mejo fichi der bigonzo

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , on 19 aprile 2016 by Sendivogius

fichi_settembrini

Come sia venuto in mente al papi della patria di tirar fuori dal suo cilindro sfondato un Guido Bertolaso da riciclare ad aspirante sindaco di Roma, è l’ultimo mistero buffo della campagna elettorale più scialba ed incolore che mai si sia vista nella storia della Capitale, dove tutti i candidati mirano pervicacemente a perdere, tanto improbo è l’incarico.
Guido Bertolaso Del Guido nazionale, meglio conosciuto come l’uomo con la tuta per la varietà del suo guardaroba e soprattutto per la funesta esperienza alla Protezione Civile, trasformata in un protettorato politico per la distribuzione appalti nell’organizzazione dei “Grandi Eventi” a coreografia del ventennio berlusconiano, avevamo già parlato diffusamente in passato…

1) GLI SCHIFOSI
2) L’UOMO CON LA TUTA
3) COMPAGNI DI MERENDE
4) GLI AMICI DEGLI AMICI

Erano i tempi andati del Silvio Re, quando Bertolaso, gaffeur di proporzioni titaniche e dalla presunzione sconfinata, sembrava proiettato nell’empireo degli onnipotenti per grazia ricevuta, diventando il più fedele interprete delle manie di grandezza del Megaloman brianzolo. Perché ogni “grande evento” (gare ciclistiche, regate, mondiali di nuoto, beatificazioni, visite pastorali, convegni eucaristici, vertici politici e militari, pellegrinaggi), richiede “Grandi Opere”: dal G.8 della Maddalena (poi spostato a Pratica di Mare, ma profumatamente pagato) alle visite pastorali del papa (800 mila euro stanziati nel 2008 per gli spostamenti di Benedetto XVI, ogni volta che il pontefice supera le sponde del Tevere il governo concede la dichiarazione di “grande evento”), senza per questo dimenticare i congressi eucaristici del 2005 a Bari (3 milioni) e ad Ancona nel 2011 (200 mila euro); dai campionati di ciclismo a Varese (71 milioni) ai mondiali di nuoto a Roma (60 milioni). E giù via sperperando fino alla grottesca manna del terremoto de L’Aquila: 1 miliardo e mezzo di euro, per una ricostruzione mai avviata ed opere pagate il triplo del prezzo reale, culminate nello sradicamento di intere comunità disperse nell’anomia spersonalizzante delle New Town.
New townA tal punto che gli sprechi dell’Era Bertolaso sono diventati mitologici, tanto superano qualunque precedente nella moltiplicazione dei costi e delle spese a trionfo dell’effimero, in regime di emergenza permanente…
SprechiSotto la conduzione di Bertolaso (il sockpuppet nelle mani di Berlusconi e Letta senior), il dipartimento della Protezione Civile è stato convertito in un immenso giocattolone in comodato d’uso a quell’altro “governo del fare”, che ne ha fatto una propria macchina spremi-soldi per la creazione di consenso e sistemazione clientele. Quindi investita di poteri straordinari a colpi di decreti-legge usati per scardinare le normative vigenti, fino a diventare un immenso collettore d’appalti da distribuire a propria completa discrezione ed in deroga a tutte le regole, per la gioia dei vari “soggetti attuatori” di natura privatistica riuniti all’incredibile greppia di governo.

Il boss e la matricolaIl boss e la matricola

All’epoca si parlò di “sistema gelatinoso” tanto la pratica era diffusa e soprattutto pervasiva, in un’orgia di corruzione ramificata a tutti i livelli possibili.

«L’era Bertolaso inizia il 7 settembre 2001. Quel giorno il secondo governo Berlusconi, in carica da pochi mesi, trasforma la Protezione Civile in un dipartimento della Presidenza del Consiglio, e ne nomina l’attuale dirigente, Guido Bertolaso.
Quella che fino ad allora era stata un’agenzia indipendente, che comprendeva i Vigili del fuoco e il Servizio sismico nazionale e si era occupata di emergenze territoriali, come terremoti e inondazioni, diventa -per effetto del decreto legge numero 343 del 2001- un organo il cui potere di ordinanza si estende anche ai cosiddetti “grandi eventi”.
Tradotto, questo vuol dire che la Protezione Civile da quel giorno si occupa anche di vertici internazionali, raduni religiosi e gare sportive, come il G8 2009 in Italia o i Mondiali di nuoto di Roma. E se aumenta il numero degli eventi di cui occuparsi, si moltiplicano le emissioni di denaro pubblico a favore della Protezione Civile e le gare d’appalto indette dalla stessa.
A far sì che poi tutto funzioni subito e al meglio c’è lui, Guido Bertolaso, il factotum di palazzo Chigi. Quando si presenta un’“emergenza” o un “grande evento” (come l’esposizione delle spoglie di S.Giuseppe da Copertino, noto santo pugliese), interviene il commissario delegato Guido Bertolaso: con una firma affida poteri straordinari al sindaco, che ha carta bianca e decide cosa e come fare.
A Varese, per esempio, in occasione di un altro “grande evento”, i Mondiali di ciclismo 2008, è bastata l’ordinanza n. 3565, varata dal Presidente del Consiglio dei Ministri il 16 febbraio 2007, per stanziare sette milioni di euro per la nuova tangenziale fra la Ss 342 “Briantea” e la Ss 233 “Varesina”, con interconnessione alla Ss 344 di “Porto Ceresio”. Scavalcati sindaci ed enti locali. In una parola, i processi democratici.
[…] La soluzione, veloce quanto antidemocratica, risiederebbe nelle mani di Bertolaso: il commissario straordinario sarebbe in grado di rendere tutto “più facile”, bypassando con una firma consigli comunali e comitati di cittadini. Infatti il decreto legge “anticrisi”, varato dal Consiglio dei Ministri il 26 giugno 2009, aggiunge ai compiti della Protezione Civile anche “la gestione di interventi sulla trasmissione e distribuzione dell’energia”: è sufficiente la nomina di un “commissario delegato” per poter utilizzare “mezzi e poteri straordinari in deroga alle competenze delle altre amministrazioni locali”.
La Protezione Civile, quindi, non è solo un organo di prevenzione, ma uno strumento nelle mani dell’esecutivo. Uno strumento libero da qualsiasi controllo. Soprattutto finanziario. Non solo la Corte Costituzionale non può intervenire sulle ordinanze emesse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma la Corte dei Conti non può monitorare l’ammontare e l’utilizzo degli stanziamenti che ne conseguono.
Le cifre che sfuggono al controllo non sono irrilevanti. Tra il 3 dicembre del 2001 e il 30 gennaio del 2006 sono state emesse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri 330 ordinanze: esaminando un campione di 75 di queste, sappiamo che hanno richiesto l’utilizzo di 1.486.675.921,73 euro. In base a questo dato statistico è possibile stimare che in otto anni e mezzo, dal 2001 al 2009, le 537 ordinanze emesse abbiano richiesto ben 10.6 miliardi di euro: una cifra esorbitante, su cui la Corte dei Conti non ha alcun controllo

La Protezione Civile di Guido Bertolaso
di Laura Bellucci, Ilenia Cerri, Federica Florio
(17/07/2009)

A Roma, la Protezione Civile del Guido nazionale è rimasta famosa per i catastrofici mondiali di nuoto del 2009 organizzati insieme a quell’altro flagello che è stata la giunta Alemanno; nonché per gli intrallazzi della Cricca della Ferratella: quelli che ridevano la notte del terromoto a L’Aquila, pensando alla cuccagna della mai ultimata ricostruzione. Soprattutto, Bertolaso è noto per i massaggi galeotti (variante delle “cene eleganti”) al centro abusivo dell’amico Anemone; oltre che alle sue vicende di senzatetto alla ricerca di casa in centro storico, nell’ambito di un più articolato giro di favori e marchette tra i soliti noti.
Guido cerca casa - Berolaso ed il cardinale SepeDefinito nel periodo di massimo fulgore come il Batman arrogante e litigioso dei cataclismi (Massimo Falcioni), attualmente si è ridotto a fare il Robin di un acciaccato cavaliere oscuro oramai avviato all’inesorabile tramonto, diventando di fatto la spalla comica del berlusconismo al tracollo finale. Da cavallo perdente qual’è, verrà cavalcato dal vecchio padrone fintanto non verrà scartato sull’onda corta dei sondaggi.
Bertolaso e BerlusconiTuttavia, non è il caso di lasciarsi ingannare dalle apparenze…
Il sistema (“gelatinoso” o meno che fosse) inaugurato a suo tempo da Bertolaso & Co. per decretazione d’urgenza, regnando felicemente il papi Silvio, è diventata la prassi prevalente del nuovo esecutivo Renzi ai tempi della “rottamazione”, con galantuomini come Verdini e Formigoni elevati a garanti delle magnifiche sorti del nuovo “governo del fare”. Lo scardinamento delle regole, l’aggiramento sistematico dei controlli, l’esautorazione degli organi rappresentativi regolarmente eletti (non è certo il caso del nostro Piccolo Principe), l’abuso ricorrente nell’accentramento esclusivo dei poteri, è diventata la prassi ordinaria di un Governo che ha fatto del ricorso ai commissari straordinari un proprio tratto distintivo, nel solco della continuità ideale.
Silvio BerlusconiPer quanto possa sembrare paradossale, il vecchio Silvione Renzipersegue pervicacemente la sconfitta nell’apologesi del suo trionfo postumo, per una concezione del potere e delle “istituzioni” che ha fatto scuola tra allievi (solo per alcuni) ‘insospettabili’.

Alfio Marchini Fuori tempo massimo, nel piacionismo trasversale del populismo-soft, abbiamo invece Alfio Marchini: il bello ai tempi dell’anti-politica pop. Marchini è l’aitante (e non ultimo) rampollo di una nota casata di costruttori romani ‘de sinistra’; nonno Alfio da cui ha ripreso il nome e pochissimo altro (a parte l’eredità) è stato partigiano dei GAP romani e vicinissimo al PCI nel tempo che fu (per il quale costruì la storica sede di Botteghe Oscure, prima che il PD se magnasse pure quella), tanto da guadagnarsi il soprannome di Calce e Martello.
Come Alfio junior dalla Resistenza e la militanza comunista sia passato prima all’Opus Dei e poi direttamente a Comunione e Lottizzazione si spiega facilmente: basta seguire il solco degli affari col cuore che batte là dove pulsa il denaro. In questo Marchini è assolutamente trasversale e può passare con imperturbabile tranquillità dal finanziamento del settimanale ciellino “Il Sabato” a “L’Unità” (molto più a destra dello scomparso periodico del conservatorismo cattolico).
Francesco Gaetano Caltagirone Se volete conoscere il programma politico di Alfio Marchini, cercate alla voce “Caltagirone”. Per chi non è addentro alle faccende romane, non parliamo della siciliana “rocca dei vasi” (dall’arabo Kalat al Giarun), bensì di Francesco Gaetano Caltagirone: l’ottavo re di Roma e imperatore indiscusso dei palazzinari che dominano la città da sempre, con partecipazioni azionarie in ACEA (il vero gioiello delle aziende comunali); proprietario del principale quotidiano romano (Il Messaggero) insieme ad una pletora di giornaletti a diffusione capillare; socio d’affari nella holding finanziaria che in un sistema di scatole cinesi collega strettamente Alfio Marchini alla “finanza bianca” (passando da Cesare Geronzi a Giovanni Bazoli). Soprattutto, Caltagirone è il suocero (nonché generoso finanziatore) di Pier Ferdinando Casini che è anche il principale sponsor politico del Marchini-Sindaco, quanto mai interessato a rivedere il piano regolatore della città con la definizione delle nuove aree edificabili.
marchini-sindacoA ben vederlo, l’ex compagno Alfio sembra uscito da una puntata di “Beautiful”, col suo stile fermo agli Anni’ 80 come un Ken attempato in cerca della sua Barbie.

Giorgia Meloni A proposito di Barbie, con le sue gigantografie ritoccate in photoshop ed abbellite del 600%, ad ogni incrocio stradale troneggia sorridente e rassicurante Giorgia Meloni, l’ex pupilla di Gianfranco Fini Gianfranco Fini(rinnegato e sepolto vivo) che è riuscita nel miracolo di resuscitare un partito di nostalgici, ricostituito in fretta con gli scarti missini della defunta AN e Gianni Alemanno col quale ora finge di non avere niente da spartire.
Giorgia_MeloniParlare del programma (il grande assente di queste elezioni) è operazione assolutamente superfluo, visto che si tratta del solito ressemblement degli eterni cavalli di battaglia della “destra popolare” (gli zingari.. il degrado.. gli immigrati..), che a vari gradi di intensità pervade tutto il cucuzzaro fascista variamente disperso in candidature senza storia. E per questo Giorgetta ha ottime chance di arrivare al ballottaggio; rispetto ai suoi truci camerati ha almeno il dono dell’ironia e tanto basta a renderla simpatica, tracimando oltre le tradizionali cloache della fascisteria romana.

Fascisti in Campidoglio

Su tutto il resto non c’è storia: folklore elettorale per colorare la scheda nei rituali dell’urna, nell’anonimato generalizzato di candidati che non ‘bucano’ e si alternano tra grandi profusioni di “romanità” più o meno acquisita, a dimostrazione del provincialismo in cui sembra sprofondata la metropoli tra le più grandi e cosmopolite d’Italia, Comunque vada, sarà un disastro. Perché l’importante è partecipare. Dicono.

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