Archivio per Giampaolo Di Paola

Il Nobil Signore

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 marzo 2013 by Sendivogius

Barry Lyndon

L’Italia è da sempre canovaccio ideale per le ambizioni di idioti intraprendenti e di stolidi imbecilli impettiti dietro ad un blasone nobiliare. Entrambi sono in costante concorrenza, e comprensenza in triplice fusione, col vero protagonista del panorama nazionale: il buffone intronizzato.
Giulio Maria Terzi di Sant'AgataTuttavia, l’esuberanza un po’ gaglioffa e plebea del cretino in carriera cozza spesso con la sobrietà ingessata ed il prestigio dell’imbecille dal pedigree certificato: razza ‘barona’ prima ancora che ‘padrona’.
Se i primi abbondano ad ogni livello, nel tripudio dell’incompetenza al potere (e la democrazia in questo è pessimo filtro di selezione), gli imbecilli blasonati sono una specialità in genere circoscritta al rango ed al censo di oligarchie aristocratiche, che si credono ‘migliori’ per vocazione ereditaria. Indistintamente, passano dal boudoir di famiglia al gabinetto di governo, dove (in caso di errori) fanno molti più danni di quanti riescano ad un cretino ordinario di più basso lignaggio. E nella reiterazione del danno raggiungono a volte vette sublimi, inarrivabili per un idiota qualsiasi. Quando questo avviene (e accade di sovente!), Tesi e Antitesi confluiscono verso la Sintesi perfetta dell’imbecillità sovrana, dove il cialtrone incallito sposa il cretino assoluto in una unione di vaporosi sensi. Ma niente è più pernicioso di un imbecille che si crede furbo.
In merito, la Storia italiana abbonda di esempi illustri…
Alla categoria appartiene certamente il conte Urbano Rattazzi (1808-1873), ministro della Real Casa, soprannominato “Suburbano” per i suoi intrallazzi.
Urbano RattazziCome presidente del consiglio (1862), Rattazzi, che evidentemente si crede emulo di Cavour, in combutta col re, fa intendere a Giuseppe Garibaldi (il quale, da cretino generoso, si butta a capofitto in ogni impresa per ripensarci dopo i fuochi) che se proprio vuole marciare su Roma il governo piemontese non lo ostacolerà e che anzi gli fornirà supporti e vettovaglie, salvo sconfessarlo pubblicamente in caso di insuccesso. Poi, non appena i Garibaldi ed i suoi sbarcano indisturbati in Calabria, dopo aver proceduto ai reclutamenti in Sicilia col beneplacito delle autorità sabaude, il Re si defila e Rattazzi ci ripensa. Il ministro diventerà famoso per la cosiddetta infamia d’Aspromonte (29/08/1862), con Garibaldi preso a fucilate dal regio esercito ed i volontari passati per le armi, quale ricompensa per aver regalato un regno ad un monarca fellone: quel Vittorio Emanuele II, suino coronato di rara ottusità e pessime maniere, che con involontaria ironia l’agiografia post-risorgimentale ha rinominato re galantuomo.
Emanuele OrlandoAltri esempi di successo sono Vittorio Emanuele Orlando (1860-1952) ed il suo degnissimo compare Sidney Sonnino che, dopo aver trascinato gli italiani nell’immane carneficina della prima guerra mondiale, alla successiva conferenza di pace a Versailles pensano di convincere le potenze vincitrici a riconoscere le loro pretese territoriali, ricorrendo a sceneggiate melodrammatiche e lacrime copiose. Ridicolizzati pubblicamente, se ne tornano sdegnati a casa e fanno gli offesi col broncio, aspettandosi scuse ufficiali. Poi, siccome non se li caga nessuno, tornano in fretta e furia alla conferenza con la coda tra le gambe, per beccare le ultime briciole disponibili sul piatto. In tal modo daranno origine alla leggenda della “vittoria mutilata”, spianando le porte all’avvento del fascismo, al quale peraltro Orlando aderirà con entusiasmo, Ci ripenserà qualche anno dopo e, in polemica col nuovo regime, non troverà di meglio che intonare un accorato elogio della mafia quale tratto di sicilianità (mafioso mi dichiaro io e sono fiero di esserlo!).

I soliti idioti

Come ebbe a dire Eco, per bocca dei personaggi de Il Pendolo di Foucalt, l’imbecillità è soprattutto comportamento sociale di una certa complessità (ne avevamo parlato in diverso contesto QUI):

«L’imbecille è quello che parla sempre fuori dal bicchiere (…) Lui vuole parlare di quello che c’è nel bicchiere, ma com’è come non è, parla fuori. È quello che fa le gaffe, che domanda come sta la sua bella signora al tizio che è stato appena abbandonato dalla moglie.
(…) L’imbecille è molto richiesto, specie nelle occasioni mondane. Mette tutti in imbarazzo, ma poi offre occasioni di commento. Nella sua forma positiva diventa diplomatico. Parla fuori del bicchiere quando le gaffe le fanno gli altri, fa deviare i discorsi.
(…) L’imbecille non dice che il gatto abbaia, parla del gatto quando gli altri parlano del cane. Sbaglia le regole di conversazione e quando sbaglia bene è sublime. Credo che sia una razza in via d’estinzione, è un portatore di virtù eminentemente borghesi.»

Meo PataccaDi solito, al potere ci arrivano seguendo le imperscrutabili vie della cooptazione per diritto di nascita, pescati a titoli dal villone avito su declamazione clanica; gravati più dal peso delle patacche appuntate sul petto, che dal senso di responsabilità. Il dramma è che una volta insediati si reputano insostituibili e (peggio ancora!) inamovibili.
Mutato nomine, l’eccellente accoppiata ‘tecnica’ tra Giulio Maria Terzi di Sant’Agata (Affari Esteri) e l’ammiraglio Giampaolo Di Paola (Difesa) sembrano fare il paio ad altri formidabili didimi della commedia, da Gianni e Pinotto, a Stanlio ed Ollio, fino ai più modesti Boldi e De Sica.
Gli intraprendenti ministri di un governo dimissionario, sulla pessima vicenda dei due marò in Kerala, hanno regalato al Paese intero una formidabile figura di merda dalle proporzioni titaniche. Nell’ordine sono riusciti:
A creare una crisi diplomatica senza precedenti con l’India; non prima di essere ridicolizzati in Europa che, come d’abitudine, ha declinato ogni interessamento comunitario che non riguardi banche e mercati.
A riconsegnare gli sventurati Latorre e Girone, dopo aver indispettito come non mai le autorità indiane, e senza ottenere alcuna garanzia o impegno certo sulla categorica esclusione di un eventuale ricorso alla pena capitale, fino all’istituzione (senza precedenti) di un tribunale speciale.
Qualunque sia l’opinione sui marò, sono riusciti a vanificare ed annullare tutte le attenuanti che potevano essere espletate in sede processuale, in risposta ad una condotta finora ineccepibile e ossequiosa della parola data.

Giulio Terzi di Sant'Agata - (foto di Resizer)

Se ancora ce ne fosse bisogno, è la dimostrazione provata che un imbecille, anche se “austero”, resta pur sempre tale…

«Spiace che Mario Monti, chiamato alla massima responsabilità proprio in virtù del suo prestigio internazionale, concluda la sua vicenda di statista con questo desolante pasticcio di politica estera. In fondo, il caso dei marò è stato l’unico episodio di risonanza mondiale del governo dei tecnici. Ed è stato un episodio in due atti. Primo: darsela a gambe fedifraghe. Secondo: arrendersi senza condizioni al primo “bau”. Il tutto a conferma del pregiudizio che da sempre l’Italia si porta dietro: è la nazione vaso di coccio, è il paese di don Abbondio e del miles “vana-gloriosus”, è lo Stato dello sbruffone che si infila a letto con un occhio rosso per evitare un processo, è l’esercito del capitano vanitoso e fellone che abbandona la Concordia nel momento del naufragio, è la Marina di “navi e poltrone”, è il governo astuto e ganzo che maramaldeggia con l’India…
Fossimo in altri tempi e con altre grammatiche, onore, buon senso e fegato vorrebbero che il nobile Giulio Terzi di Sant’Agata e l’ammiraglio Giampaolo Di Paola si consegnassero agli indiani al posto dei due marò.»

 Francesco Merlo
L’onore perduto della diplomazia

Ovviamente i due ministri interessati non ci pensano proprio a dare le dimissioni da un governo di non eletti che, nei fatti, non può essere nemmeno sfiduciato avendo già rassegnato le dimissioni tre mesi addietro, ma tuttora in carica e per giunta senza alcuna legittimazione parlamentare, in una situazione complessiva che definire surreale è riduttivo.

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Mercati senza volto

Posted in Business is Business, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 luglio 2012 by Sendivogius

Dinanzi al susseguirsi di “Venerdì neri”, di “borse” al massimo ribasso, mentre gli spread si impennano incontrollati oltre i 500 punti, le tecnostrutture europee perseguono imperterrite nella cura letale, piuttosto che prendere atto della nefasta inefficacia delle politiche ultra-monetariste all’origine dell’attuale crisi economica e con le quali invece ci si ostina a risolvere un problema di cui sono la causa costante.
Se la farsa non preannunciasse un’imminente tragedia, sarebbe quasi divertente riepilogare gli ossimori coi quali, alla stregua di un velo pietoso, gli ostensori del Governo Monti cercano di coprire un fallimento annunciato, dopo fiumi di editoriali incensatori e nonostante le strombazzate “riforme epocali” in contiguità col lessico berlusconiano.
Il caso più emblematico rimane comunque quello di Eugenio Scalfari: il Machiavello liberal, che da almeno 30 anni sbaglia nella scelta del “Principe” da consigliare, mentre si agita in una ampolla di vetro sempre più angusta. Nella sua consueta omelia domenicale, l’anziano fondatore de La Repubblica si esercita nella difficile arrampicata sugli specchi, sostenendo ciò che fino a qualche settimana prima aveva negato recisamente: scioglimento anticipato delle Camere, col famigerato ricorso alle elezioni in autunno.
E piuttosto che rimettere in discussione le proprie certezze assolute (che ormai trascendono la realtà entrando nell’universo della metafisica), raggiunge vette parossistiche nella mistificazione del problema:

Naturalmente non sarebbe certo uno scioglimento determinato dal cattivo esito della politica di Monti. Al contrario: proverrebbe da una valutazione positiva dell’operato del governo e dai suoi dieci mesi di attività. Di qui la necessità di proseguire quella politica non più affidandola ad un governo tecnico ma con la diretta partecipazione di esponenti politici, come del resto Monti avrebbe voluto che avvenisse anche nel governo attuale.

  Eugenio Scalfari
  (22/07/2012)

Più che altro, il povero Scalfari suscita ormai tenerezza, ridotto com’è all’ombra di sé stesso e del grande giornalista che fu un tempo.
Nei fatti, la “valutazione positiva” è una recessione di lungo corso, col crollo verticale di tutti i parametri di crescita; una disoccupazione reale di gran lunga superiore al 10% (con punte del 35% per quanto riguarda gli under-40); il tracollo della produzione industriale ed il collasso dei redditi, con una contrazione dei consumi ed una progressiva retrocessione ai livelli di vita da anteguerra; un tessuto sociale sfilacciato e dissanguato, ma prossimo all’esplosione…
Sull’efficacia della politica estera del premier Monti e sulla sua capacità di influire in ambito europeo, è meglio lasciar perdere…!
È evidente che il “governo tecnico”, nella sua inefficacia strutturale, non è capace di convincere gli investitori esteri (nonostante i viaggetti promozionali del premier) e tanto meno è in grado di offrire un valido argine contro una speculazione senza freni, nel macroscopico vuoto di regole condivise. E sarebbe assurdo pretendere che un elite tecnocratica di banchieri, e uomini cresciuti nel grembo del potere finanziario, possa agire in tal senso.

È altresì evidente che, nonostante l’affastellarsi delle manovre di bilancio e di emergenza, non si assiste alla tanto invocata virata virtuosa, né al cambio di percezione dei “mercati” che sul fronte italiano, dopo aver sfondato le difese di Grecia e Spagna, sperano di riuscire ad aprire la breccia che farà crollare la fortezza euro, con la Germania trincerata nel bastione delle Bundesbank che spera di superare l’assedio mandando al macello l’Europa meridionale, traendo però il massimo beneficio per sé.
E sarà bene precisare che nessun Paese, per quanto possa essere ‘ricco’, può pensare di uscire da una asfissiante spirale recessiva con manovre che si susseguono oramai a ritmo mensile, per un importo complessivo che si aggira attorno ai 60 miliardi di euro all’anno, ai quali vanno aggiunti i circa 80 miliardi di interessi da pagare sul debito (che cresce unicamente a causa degli spread), con l’unico effetto di drenare la ricchezza privata, prosciugare i risparmi familiari, distruggere lo Stato sociale e paralizzare l’economia reale, strettamente interconnessa col mondo delle commesse pubbliche.
Le si chiami pure manovre correttive.. aggiuntive.. straordinarie.. l’impatto non cambia.
L’ultima tranche di questa macelleria sociale che sembra non conoscere fine né decenza, è la “revisione di spesa”, per indicare la quale si preferisce il suo omologo inglese: spending review… Così il giornalino degli squali di Wall Street capisce meglio! A quanto pare, le leggi scritte sulla carne viva degli italiani vanno formulate secondo le prospettive degli speculatori e non in funzione della cittadinanza che quei provvedimenti li subisce e li paga, senza meritare risposte né rassicurazioni.

Pertanto, la spending review del direttorio tecnocratico, con i suoi 9 miliardi di tagli tutti a carico di Comuni ed enti locali, rischia di paralizzare nei fatti l’attività dei servizi di base, che in tal modo saranno pronti per essere dismessi, smantellati e privatizzati, secondo l’ideologia dominante e pervadente del neo-liberismo d’assalto, che fa delle crisi economiche il proprio trionfo nel ribaltamento del suo fallimento. Si chiama razionalizzazione dei servizi: un termine molto in voga, che nel mondo del Lavoro ha sostituito la parola licenziamento. Nelle imprese infatti non si licenzia più, si razionalizza, in conformità col nuovo gergo fatto di esodati ed esodandi, intermittenti e somministrati, nella ricerca di un neologismo tecnocratico sempre attento a non nominare mai la ‘persona’, negando pervicacemente la dimensione umana del problema.
Naturalmente, visto il successo della prima revisione di spesa, si parla già di una seconda spending review per altri 10 miliardi di tagli ulteriori.
 Tagli che NON riguarderanno gli indecenti emolumenti dei manager pubblici, per i quali basterebbe ripristinare la norma sul tetto degli stipendi (prontamente abolita del Governo Berlusconi)… Tanto per dire, mentre si comprimono salari inferiori ai 2.000 euro al mese (naturalmente per esigenze di risparmio), all’insegna della ritrovata sobrietà montiana, il nuovo direttore generale della RAI, Luigi Gubitosi, dovrà accontentarsi di appena 650.000 euro all’anno. E, come ci insegna l’accoppiata Monti-Fornero, siccome il posto fisso è noioso e il lavoro non è un diritto, per Gubitosi è già pronto il contratto a tempo indeterminato. Tempi magri anche per il presidente Anna Maria Tarantola, che dovrà farsi bastare la miseria di soli 430.000 euro all’anno. Rispettivamente, l’uno proviene da Bank of America e l’altra dalla Banca d’Italia. Pare che il Professore della Goldman non frequenti e conosca altro che banchieri. Come ebbe a dire una volta Carlo Freccero: “sembra che Monti abbia una banca al posto del cervello”.
È superfluo dire che non verranno riviste le aliquote per gli evasori che hanno aderito allo scudo fiscale, pagando un irrisorio 5% sui soldi evasi. La motivazione montiana è stata che il governo non poteva mica venire meno al patto sottoscritto coi suoi cittadini (i LADRI): ne sarebbe valsa la credibilità del sistema. Oh parbleu!
Il patto invece è stato considerato revisionabile (e violabile), nel caso degli oltre 300.000 lavoratori che avevano sottoscritto i piani di uscita con le aziende e con la Pubblica Amministrazione, in virtù della razionalizzazione del personale. E che ora si ritrovano senza lavoro e senza stipendio, per aver creduto nella parola dello Stato e nel rispetto degli accordi contrattati. Non per niente, dinanzi ad una giubilante platea di banchieri, Mario Monti ha avuto modo di spiegare come “la concertazione sia tra le cause dei nostri mali” e all’origine dell’attuale crisi finanziaria.
Naturalmente, a tutt’oggi, non è stato sottoscritto il Piano Rubik: la convenzione fiscale con la Svizzera, che permette di recuperare le tasse evase dagli italiani, con depositi bancari in territorio elvetico. Il governo italiano tergiversa perché considera il piano dannoso e controproducente. Infatti è molto meglio chiudere gli ospedali e ritornare alla carica con la privatizzazione dell’acqua nonostante gli esiti referendari. Ai ‘mercati’ piace di più.
Tanto per dire, la convenzione ha fruttato alla Germania (che l’ha ratificata) qualcosina come 4 miliardi di euro, praticamente piovuti dal cielo. Evidentemente, i tedeschi non hanno avuto di queste preoccupazioni.

E non verranno riviste le spese militari per l’acquisto dei costosi giocattolini voluti da Giampaolo Di Paola, ammiraglio e ministro, per armare la sua nuova portaerei Cavour (costata 1,5 miliardi di euro). Oltre agli ormai famosi F-35 (l’aereo più costoso ed inutile della storia), ci sono i circa 4 miliardi previsti per l’acquisto dei nuovi elicotteri NH-90 per la Marina. Poi ci sono altri 5 miliardi per la realizzazione delle fregate FREMM, specializzate in bombardamento costiero e fuoco di copertura, in appoggio alle operazioni di sbarco. Si tratta di navi che, per uno strano caso, a noi sono costate molto di più dei francesi.
E non mancano gli 1,3 miliardi di euro per l’acquisto di droni aerei senza pilota. A questi vanno aggiunti i costi ordinari per le missioni estere (1,4 miliardi), tra le quali bisognerà includere la decennale presenza in quella terra di libertà e democrazia chiamata Afghanistan, per splendidi risultati evidenti a chiunque. Infine, esiste un preventivo di spesa attorno ai 12 miliardi di euro (per difetto), inerente il programma di digitalizzazione per la creazione del Soldato del Futuro.

Dopo qualche sforbiciata, nonostante le esigenze di bilancio, i programmi non sono stati ridimensionati più di tanto, per non scontentare le lobby che gravitano attorno alla Difesa.
È più utile chiudere le scuole e raggruppare 30 alunni per classe.
Quando non parlano di gay, di primarie, di alleanze elettorali, ogni tanto giunge qualche colpetto di tosse pure dai banchi del PD: il partito “serio e responsabile” per antonomasia:

Non accettiamo tagli al sociale, che per noi significa sanità, scuola, servizi sociali di base dei Comuni.”

Pierluigi Bersani
 (05/07/2012)

Perché, sennò che fai?!?
Monumento all’Inutile, che fluttua smarrito nel vuoto pneumatico del partito bestemmia, Bersani non si rende evidentemente conto di ciò che supinamente sottoscrive e vota.

  “AMORE CRIMINALE”
   di Alessandra Daniele

«La strategia del PD non è né incerta, né ambigua, è d’una semplicità elementare, ed è perseguita con determinazione granitica: ”l’Italia è in maggioranza di destra, quindi per avere la maggioranza bisogna essere di destra”.
Non c’è da stupirsi che per i dirigenti PD i diritti civili siano sempre subordinati ai capricci del Vaticano, proprio come i diritti dei lavoratori sono sempre subordinati ai profitti delle banche. La marcia verso destra del PD è cominciata quando si chiamava ancora PCI, e ogni anno segna una nuova tappa in quella direzione: con questo ritmo, entro la legislatura sorpasserà a destra Casini, ed entro il decennio doppierà Pinochet.
Eppure, nonostante questo fa-shift, questa progressiva deriva fascista del PD, milioni di elettori di sinistra continuano a votarlo, a considerarlo un’opzione legittima, anzi, a volte l’unica opzione praticabile. A guardarli si prova lo stesso misto di rabbia e compassione provocato dalle truci docufiction di Amore Criminale su certe mogli convinte che l’uomo che le pesta, le tradisce, e le deruba sia innamorato di loro, e sia recuperabile. Finché lui le massacra e le butta in un fosso, magari dando la colpa agli ”stranieri”, oppure, se colto sul fatto, alle ”voci nella testa”.
Per il corrente massacro del Welfare e dello Statuto dei Lavoratori, gli stranieri espiatori sono stati prima i greci, poi i tedeschi, ora gli spagnoli, mentre le ”voci nella testa” restano sempre quelle della BCE.
Da quasi vent’anni la classe dirigente dell’attuale PD rastrella voti spacciandosi come l’unico possibile argine al berlusconismo, contribuendo a produrre quasi vent’anni di berlusconismo, durante i quali tutte le sinistre sono state accuratamente spazzate via dal Parlamento fino all’ultima briciola, e tutte le destre sono cresciute e si sono moltiplicate come scarafaggi.
Le uniche due parentesi governative gestite dalla classe dirigente dell’attuale PD sono state caratterizzate da alcune delle iniziative più di destra del ventennio, come l’approvazione del pacchetto Treu, che ha dato il via alla precarizzazione del lavoro, e i bombardamenti di Belgrado, con le conseguenti stragi di civili. Mentre gli interessi politico-economici di Berlusconi venivano protetti e favoriti.
Tutte le politiche più di destra del ventennio attuate dai governi Berlusconi hanno sempre avuto l’approvazione della classe dirigente dell’attuale PD, privatizzazioni, precarizzazioni, lottizzazioni, criminalizzazioni del dissenso, spedizioni coloniali, e stangate finanziarie. Tutte le iniziative e le manifestazioni in netta difesa dei lavoratori e dei diritti civili hanno ricevuto dal PD reazioni ostili, dalla diffidenza allo scherno, fino alla condanna, e alla denuncia.
Ancora oggi, nonostante il catastrofico fallimento delle politiche socio-economiche di destra, chiunque si azzardi a proporre al PD iniziative di sinistra viene trattato da illuso, rompicoglioni, sabotatore, e terrorista.
Che in Italia ci sia ancora qualcuno deciso a votare Berlusconi non mi stupisce: so che gli stronzi esistono. Le persone di sinistra ancora disposte a votare PD invece mi fanno schizzare gli occhi dalle orbite come in un cartone animato di Tex Avery. Mi domando quale altra porcata dovranno ancora fare i dirigenti del PD, mentre vanno a caccia dei voti di Casa Pound, per perdere i loro

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