Archivio per Francois Hollande

MERKEL UNITED

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 giugno 2012 by Sendivogius

“Non vivere bonum est, sed bene vivere”
Seneca (epistula 70,4)

Troppo a lungo rimasto in orbita nell’Iperuranio delle idee assolute, il Super-Mario di finanza e di governo prepara l’ennesimo pacchetto-capestro da presentare al prossimo vertice europeo con la vacua speranza di riuscire ad ammansire i ‘mercati’ e, soprattutto, ad ammorbidire il rigor teutonicus di Angelona Merkel, nell’illusione che l’inflessibile cancelliera elemosini al suo fedele cagnolino italico da riporto chissà quali concessioni…
Nel menù di prossima presentazione, in un imbarazzante dilettantismo [QUI], sono comprese una serie di misure raffazzonate il cui finanziamento consiste in un piano svendite di dubbia costituzionalità (il Governo non può disporre a piacimento dei beni di Regioni e Comuni), oltre ad un premio fedeltà per la premiata ditta Casini-Caltagirone, con una pioggia di miliardi per i Signori del mattone, opportunamente esentati (come le fondazioni bancarie) dal pagamento dell’IMU. Ma il piatto forte dell’indigeribile ricettario Monti-Fornero è una controriforma del lavoro, che qualora fosse esportata in Germania provocherebbe un’insurrezione popolare…

 «Il 22 giugno, quando Angela Merkel verrà a Roma, lui e Hollande le ricordino che lei è una tedesca dell’est, e che la Germania ci ha messo più di 10 anni e di 2 miliardi di euro (al confronto, quelli dati finora alla Grecia sono spiccioli) per riportare l’est, e non ancora del tutto, a un livello comparabile con il resto del paese. Le ricordi che Helmut Kohl cambiò il marco dell’est 1 a 1, facendo infuriare la Bundesbank il cui presidente subito dopo si dimise. Ma Kohl era uno statista e aveva una visione politica, mentre Karl Otto Pohl ragionava solo da tecnico. Kohl non ha detto ai tedeschi dell’est “adesso riducete i voltri salari della metà, poi vi aiuteremo”, come Merkel e i suoi sodali stanno facendo con i paesi in difficoltà. Le ricordi, Monti, che i greci, i portoghesi, gli spagnoli, sono europei, proprio come i tedeschi dell’est. O siamo ormai ridotti a considerare l’Europa solo come un grande mercato? La convinca, soprattutto, che sta trascinando tutti verso un disastro, che al minimo sarà una lunghissima depressione, ma che potrebbe avere anche conseguenze imprevedibili e drammatiche.»

 Carlo Clericetti
(07/06/2012)

In attesa di conoscere in dettaglio quale supplizio ci verrà riservato per l’esecuzione della sentenza, ci si crogiola nell’illusione di addivenire ad un compromesso, tramite le armi spuntate di una contrattazione a latere, con la Germania dell’indisponibile Merkel, la cui miopia politica è pari soltanto alla sua intransigenza mutuata da un inflessibile rigorismo d’ispirazione protestante.
È singolare in tal senso che tutte le speranze per il risollevamento della Grecia (ed il suo “inquadramento” all’ortodossia) siano riposte nel partito conservatore, Neo-Democratia, che ha precipitato il paese ellenico nel caos, falsificandone i bilanci e saccheggiandone le casse, per poi far cadere l’ultimo esecutivo (socialista) con un’opposizione serrata ai piani di rientro dal debito promossi dalla UE. Evidentemente, l’approccio al problema greco è assai poco ‘tecnico’ e molto più ‘politico’ (ideologico) di quanto non si voglia ammettere…
E in una riedizione sempre più evidente della “Depressione del 1929”, insieme alle inquietanti analogie con la Crisi di Weimar, forse è il caso di prestare maggiore attenzione di quanto non si sia fatto finora alla Weltanschauung germanica per comprendere meglio con chi in realtà si ha a che fare… Una prassi consigliabile soprattutto agli esangui progressisti dell’Europa meridionale, che si illudono di trovare una sponda nei socialdemocratici di un Paese, avvezzo alle ‘grosse koalition’ dove le differenze politiche e programmatiche diluiscono fino a scomparire.
Sensibili ai richiami storici del periodo che più di ogni altro si avvicina alle miserie del tempo presente, sarà il caso di riportare le considerazioni che proprio un tedesco, lo storico Joachim Fest, nella sua monumentale opera dedicata alla biografia di Adolf Hitler, dedicò alla “consequenzialità tedesca” con la sua aspirazione politica apolitica, attraverso un’insanabile “perdita di realtà”, che più di ogni altro spiegano la potenziale psicologia di un popolo e della sua Cancelliera…

«Dalla durezza nei propri confronti derivava la giustificazione della durezza nei confronti altri, e la capacità, letteralmente pretesa, di camminare sui cadaveri era preceduta dal sacrificio del proprio io […] nella cui compiaciuta brutalità è sempre all’opera un travolgente risentimento sociale, intellettuale o umano, che per quanto debolmente aspira alla comprensione.
L’aspirazione morale era integrata e sovrastata dalla convinzione di essere portatori di una particolare missione: dal sentimento cioè di essere implicati in uno scontro di dimensioni apocalittiche, di obbedire ad una “legge superiore”, di essere gli agenti di una idea, di rispondere insomma alle immagini ed alle parole d’ordine di una coscienza propriamente metafisica.
[…] La deficienza in fatto di comprensione umana…. null’altro era se non l’espressione di tale perdita di realtà. Era questo l’elemento davvero inequivocabile, caratteristicamente tedesco…. ed è lecito ritenere che da esso parta più di un filo che si prolunga bene addentro al passato tedesco.

[…] Dalla sua posizione geografica centrale, al popolo tedesco già precocemente erano venuti gli stati d’animo di chi si sente accerchiato, di chi è sempre sul chi vive, che avevano trovato una terribile conferma nella Guerra dei Trent’anni, allorché il paese si era trovato ad essere trasformato in un deserto solo scarsamente abitato. Il retaggio più gravido di quel conflitto fu la traumatica sensazione dell’essere abbandonati al proprio destino, nonché una profonda paura per tutti gli stati di caos, che per generazioni e generazioni sono state mantenute e sfruttate dai ceti dominanti indigeni e stranieri. La pace, che era considerata il primo dovere del cittadino, era considerata in pari tempo anche la prima richiesta posta dal cittadino alle autorità. Queste si sentivano chiamate a tener lontani dal paese paura e disastro, e l’ideologia della classe dominante protestante ha portato acqua a questa visione delle cose. […] Le categorie, così irresistibilmente suggestive per la coscienza tedesca, dell’ordine, della disciplina e del rigore nei propri stessi confronti…. traggono origine da siffatte, indimenticabili, esperienze storiche…. che visibilmente evocava(no) il radicato istinto di difesa contro situazioni di caos.
[La Germania…] ha disseminato ovunque rocciosi ammassi di pensieri con le quali le epoche future hanno potuto erigere i propri edifici. Il radicalismo intellettuale della Germania era senza pari, ed era questa caratteristica a conferire allo spirito tedesco grandezza e una tipica intrepidità. Ma per quanto attiene alla realtà, esso era poco più dell’incapacità ad atteggiamenti pragmatici, in cui pensiero e vita apparissero conciliati e la ragione divenisse ragionevole. Era cosa di cui poco si curava lo spirito tedesco che era, nella vera accezione del termine, asociale e in sostanza non è mai stato né a destra né a sinistra, bensì soprattutto in celebrata contraddizione alla vita: incondizionato e concentrato in se stesso, sempre nell’atteggiamento “non posso altrimenti”, con la sua pressoché apolitica “tendenza agli abissi intellettuali” (Thomas Mann), stando ai cui margini, più che scorgere la banale realtà umana, si vedevano precipitare eoni e procelle universali; e, per quanto riguardava la vita, questa era rimessa all’aiuto divino.
[…] Il disprezzo per la realtà corrispondeva ad una disistima sempre più marcata per la politica…. e a tutt’oggi il pensiero politico in Germania ha conservato alcunché di quelle solenni tonalità grazie alla quale esso si sa, sia moralmente che intellettualmente, al di sopra della realtà comune. Sottesa a questo atteggiamento, allora e in seguito, v’è stata l’aspirazione ad un ideale di “politica apolitica”, che rifletteva la debolezza frutto di un’impotenza politica perdurante immutata. A parte una piccola minoranza, costantemente costretta, l’opinione pubblica in Germania non ha avuto rapporti con la politica, e non di rado anzi ne ha ricavato confusione e imbarazzo: la politica è rimasta sempre una faccenda di difficile comprensione, cui ci si obbligava a credere e, secondo un’opinione diffusa, un motivo di estraniazione da sé.
[…] È uno stato d’animo che ha trovato il proprio culmine spirituale, fitto di contorte confessioni nelle “Considerazioni di un impolitico” di Thomas Mann pubblicate nel 1918, le quali si ergevano a difesa della fratellanza tedesca…. alla tradizionale aspirazione della politica apolitica

  Jaochim Fest
HITLER. Una biografia [Pag.543 e ss]
Garzanti Libri – Milano 2005

Non sembrerebbe che sia cambiato poi molto…
Il bionico prof. Monti avrà bisogno molto più di una buona dose di fortuna e dovrà portare in pegno agli appetiti rigoristi della Merkel ben più della proverbiale libbra di carne… la nostra!

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Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 Maggio 2012 by Sendivogius

È tempo di elezioni… L’argomento non ci ha mai particolarmente appassionato, ma mai come oggi questo farsesco rituale legittimista della “tirannia del numero” ha suscitato così pochi entusiasmi e aspettative. Coerentemente, nei prossimi giorni non si parlerà d’altro, insieme al ritorno dell’Uomo Qualunque nella variante “ensifera”.
Per rimanere nell’angusto cortile di casa nostra, è curioso constatare come l’elezione francese del pacioso Francois Hollande abbia rinfocolato invece gli ardori bipartisan (il più orrido neologismo di tutti i tempi) nei due friabili blocchi complementari, PD-PDL, della politica italiana. Con la debita eccezione, naturalmente, di Water l’Africano che proprio non si capacita come il suo partito non abbia abbracciato e sostenuto la vincente candidatura all’Eliseo di François Bayrou, con la sua dirompente carica innovativa e ovviamente riformista.
In realtà, se non si cambia il mazziere e non si riscrivono le regole del ‘banco’, le elezioni rischiano di diventare sempre più una pura formalità. Una rappresentazione funzionale al mantenimento di una superficie democratica, dove i “rappresentanti del popolo” (a sovranità vigilata) sono ridotti a meri passa-carte, soggetti ai capricci dei mercati e delegati all’esecuzione degli ordini del ‘capitale finanziario’, restituendo lo Stato alla sua rassicurante ed esclusiva funzione di repressione e controllo…
A volta serve la carica metaforica di un fumetto manga (Sun-Ken-Rock), per spiegare la realtà nella sua disarmante semplicità.
Tanto per non smentirsi, in Francia, onde disinnescare i possibili effetti di un governo socialista, “Nicolas Doisy, capo economista di Chevreux, società d’affari del Crédit Agricole, che si occupa di operare sul mercato europeo per conto di 1200 grandi investitori istituzionali statunitensi e britannici, la più grande filiale d’affari europea in questo settore”, ha già approntato le contro misure affinché, in caso di cambiamento, tutto rimanga così com’è… [QUI].

TRIPLO TURNO
di Alessandra Daniele

«L’Europa si sposta un po’ a sinistra. Però anche un po’ all’estrema destra, insomma, zigzaga cercando di schivare le inculate, saltella da un palo all’altro tentando di parare il Rigore. In Francia Hollande ha vinto le elezioni, ma economisti e politologi lo avvisano della ben più decisiva prova che ancora l’aspetta: essere sottoposto al giudizio dell’euroTurandot Angela Merkel, temibile incarnazione dei Mercati. In Grecia sembra che la vecchia maggioranza tassaiola abbia perso la possibilità di ricostituirsi, ma economisti e politologi avvertono gli elettori greci che hanno sbagliato a votare suscitando l’ira dei Mercati, e che quindi saranno riportati per le orecchie alle urne finché non avranno imparato a votare come si deve.
Probabilmente anche i commenti alle amministrative italiane saranno ammorbati dai sussiegosi cazziatoni che economologi e politisti infliggeranno agli elettori nostrani per avere in qualche modo sbagliato a votare facendo arrabbiare i Mercati, e di minacciosi avvertimenti a non rifarlo alle elezioni politiche, pena la grecia. La parola ”grecia” ha ormai assunto il significato di ”punizione orribile”, qualcosa tra la garrota e la vergine di ferro. ”Altrimenti si rischia la grecia” annunciano i Tecnici, e un brivido di terrore percorre l’Italia, che china la testa e sopporta l’ennesima manovra.
Chi osa ribellarsi al terrore viene marchiato come terrorista, anche se il suo atto eversivo consiste in una scritta su un muro, a meno che non sia un imprenditore, cioè, per definizione, non un eretico bestemmiatore dei Sacri Mercati, ma un fedele magari troppo fervente. Allora lo si giustifica anche se ha cercato di saldare la bolletta del canone Rai a fucilate. In effetti l’idea di dover pagare i vestiti della Clerici può far venire voglia di prendere le armi.
Visto che l’approvazione dei Mercati è assolutamente indispensabile per qualsiasi governo, è una condicio sine qua non anche più di quanto lo fosse l’investitura papale per gli imperatori medioevali, la necessità della sua presenza verrà ufficialmente aggiunta alle leggi elettorali. Dopo ogni votazione, durante un apposito terzo turno, saranno consultati i Mercati attraverso i loro rappresentanti terreni. Chi riceverà il loro imprimatur sarà autorizzato a governare. Gli altri verranno respinti, e i paesi che li hanno votati saranno multati. In breve i cittadini impareranno a scegliere solo i candidati giusti, per la gioia dei politeconomologisti, che ne loderanno la maturità, e di quegli imprenditori che da sempre s’impegnano affinché dalle leggi del Mercato discendano tutte le altre. Comprese quelle elettorali.»

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