Archivio per Forza Nuova

L’altro 25

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , , , , on 26 aprile 2019 by Sendivogius

A Milano, Irriducibili della Lazio, quelli gemellati coi nazisti dell’Hellas Verona (“siamo una squadra fantastica, fatta a forma di svastica”) inscenano un picchetto d’onore a Benito Mussolini, con tanto di marcetta per le vie del centro e saluti romani à gogo.
La bisboccia è continuata impunita durante la notte, con le vie della città marchiate a svastica. Ma corone di alloro e lapidi commemorative sono andate bruciate o divelte un po’ in tutta Italia: al palazzo comunale di Scarlino (Grosseto), in memoria del partigiano Flavio Agresti, medaglia d’oro al valor militare; sempre a Milano, dove è stata incendiata la corona in omaggio a Carlo Ciocca, in Via Palmieri, nel popolare quartiere della Stadera. A Bologna, dove è stata distrutta e imbrattata la lapide commemorativa nel celebre quartiere della Bolognina.
E fanno seguito al rogo a Settimo Milanese della statua posta in ricordo di Giulia Lombardi, staffetta partigiana brutalmente ammazzata a 22 anni dai nazifascisti nel 1944.
Eppoi, stavolta a Cosenza, l’immancabile omaggio all’ennesimo torturatore psicopatico della Waffen SS; per l’occasione, Michael Seifert, meglio conosciuto come il “Boia di Bolzano”. Ma per gli estimatori è il camerata Misha.
A Roma, i fascisti di Forza Nuova inscenano un’altra “manifestazione non autorizzata” nel centralissimo Piazzale Clodio, a due passi dal Tribunale Ordinario di Roma (“uno dei simboli dell’antifascismo di regime”), definendola una dichiarazione di guerra (sic!).
Anche stavolta, l’ennesima provocazione nazifascista si è svolta col totale beneplacito delle sedicenti forze di pubblica sicurezza, che ovviamente non muovono un dito, pur in presenza di una patente flagranza di reato, trovando la cosa normalissima.

In compenso, a Prato, il solerte questore Alessio Cesareo ha denunciato i manifestanti dell’ANPI che il 25 Aprile si sono permessi di intonare “canti tipici della lotta partigiana, non consoni alla solennità delle celebrazioni(!) e di criticare il prefetto, che (insieme al questore) non ha trovato proprio nulla da eccepire nell’autorizzare i festeggiamenti degli squadristi di Forza Nuova, per il centesimo anniversario dalla fondazione dei Fasci di combattimento (dei quali evidentemente si reputano eredi diretti). Il 2019 come il 1919: stesse squadracce e stesse guardie.
Sempre a Roma, in Via Taranto nel quartiere di S.Giovanni, davanti ad uno dei loro covi legalizzati, i fascisti di Forza Nuova hanno potuto deliziare i passanti con un’altra delle loro iniziative squisitamente democratiche, srotolando il loro prossimo striscione elettorale: “Europee 2019: ogni volta che voti Forza Nuova muore un partigiano”. Il ché la dice lunga sui propositi, peraltro mai nascosti, che agitano la bandaccia nera. Ma striscioni del genere sono apparsi ripetutamente anche lungo le principali arterie di collegamento della città, a bella vista, prima che venissero pigramente rimossi da un’amministrazione assente. Questa volta, l’iniziativa è stata rivendicata dai fascio-crociati di “Azione Frontale” (un tempo tali esibizioni erano appannaggio di “Militia”): frangia dissidente di Forza Nuova, perché considerata troppo ‘moderata’, ed in ottimi rapporti con la Lega che infatti ne difende le iniziative.
Nel quartiere di Centocelle, col solito raid notturno come si conviene a questi neri ratti di chiavica, viene dato alle fiamme una storica caffetteria-libreria notoriamente anti-fascista. Perché niente più di un libro terrorizza questi spurghi fognari del mussolinismo di ritorno, ogni qualvolta sentono la parola “cultura”…
Svastiche e celtiche sono cicciate ad libitum pure nei luoghi della memoria a Marsala, in Via Andrea D’Anna, a circa 150 metri di distanza da Largo San Girolamo, dove una lapide ricorda i partigiani marsalesi morti, in combattimento o fucilati, tra il 1943 ed il 1945.
E infine sarà il caso di riportare pure il terrificante episodio di violenza urbana, occorso a Modena, dove una vetrina è stata imbrattata di vernice.
Vista la gravità delle provocazioni che si susseguono in un sottinteso clima di compiacente impunità, a scanso di equivoci, il Ministro dell’Interno, che il 25 Aprile era a Corleone per sconfiggere la mafia, twitta:

“Gli anarchici devastano Modena!”

Ecco appunto.

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L’ORA FATALE

Posted in A volte ritornano, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 dicembre 2013 by Sendivogius

Nel villaggio di Borgocitrullo, quando le cose vanno male, uno dei modi più sicuri per tirar su quattrini è travestirsi da santone o da tribuno (meglio se tutti e due insieme!) e proclamare il carnevale permanente per poter giocare al piccolo rivoluzionario, abbuffandosi della parola “popolo” con cui ci si riempie la bocca sputazzandone in giro gli avanzi.
La farsa di solito continua finché, a forza di evocarle le rivoluzioni, va a finire che qualcuno ci crede davvero e pensa di inscenare la propria fracassona sceneggiata, nel grande pascolo delle intelligenze bovine dove gli imbecilli abbondano, copiosi come la vacca perennemente gravida che li genera.
Capita così che in un eccesso di riflussi per sovraccarico fecale, saltino via tutti i tombini che comprimevano la glassa marronata di un paese allo sbando, che proprio non riesce ad elevarsi oltre il livello della propria cintola. Da sempre, nei momenti di crisi, l’Italia dà scioltamente corpo alla sua parte peggiore, in tutte le sfumature possibili del marrone…
Evidentemente, nel paese più destrorso d’Europa, che vanta il più alto numero di formazioni istituzionalizzate e partitini, con richiami più o meno espliciti all’eredità mussoliniana, e che occupano la quasi totalità dell’arco parlamentare, non bastava la destra “nazional-popolare” dei nostalgici Tilgher e Storace, del fascismo vasciaiolo delle pasionarie nere; la destra manesca ma tanto ‘virile’ dei Fratelli d’Italia; la destra etnica e razzista della Lega; la destra plebiscitaria e peronista dei papiminkia, insieme a quella post-berlusconiana e governativa di Alfano coi suoi cacicchi in disgrazia; la destra dorotea su innesto moroteo di Enrico Letta e della vecchia nomenklatura DS-DL, confluita nel PD; la destra furbastra e vetero-democristiana di Casini; la destra tecnocratica e padronale di Monti; la destra messianica e fanatizzata di Grillo…
Evidentemente, quello che offriva l’attuale panorama politico per alcuni non era ancora abbastanza populista, anti-europeista, “identitario”, reazionario, squadrista e soprattutto fascista, in una grande maratona del neo-nazismo di ritorno. È il Nazithon tutto italiano!
NazithonCi mancavano davvero gli eredi dei “guerrieri senza sonno”, i nipoti dei “Figli del Sole”: i catto-integralisti del misticismo evoliano, scampoli di “Terza Posizione” confluiti tra i raminghi di “Casa Pound” e “Forza Nuova”. Ma ancora più a destra abbiamo pure i neo-nazisti dell’Unione per il socialismo nazionale, le larve ordinoviste del Circolo Clemente Graziani, e perfino i redivivi rexisti del “Cristo Re”. A questi vanno aggiunti il movimentismo neo-völkisch della “Lega della Terra” (in pratica, la rinascita della Lega degli Artamani ad opera di Forza Nuova) ed i Comitati Agricoli Riuniti (con la sua costola “Dignità sociale”) degli agricoltori dell’Agro Pontino sotto il comando di Danilo Calvani, che pone tra le sue rivendicazioni l’instaurazione di una giunta ken-le-survivantmilitare, previo scioglimento del Parlamento e rimozione del Presidente della Repubblica, ovviamente sostituito da un generale con poteri assoluti. Non per niente, per l’inizio della protesta è stato scelto l’8 Dicembre in ricordo del Golpe dell’Immacolata, ad opera di Junio Valerio Borghese, il principe nero, nel 1970.
Ci mancava soprattutto l’ennesimo rigurgito del ribellismo siciliano e secessionismo isolano del sedicente Movimento dei Forconi: appendice neo-fascista del sottopotere mafioso e protestarismo qualunquista. Ma ci sono anche i neo-borbonici nostalgici dell’illuminato e sviluppato Regno delle Due Sicilie, ispirati dalla mitologia e dal meridionalismo Medioevopiagnone di Pino Aprile e dei suoi “Terroni”. Né manca la santa alleanza col clericalismo sanfedista dei vari gruppuscoli dell’integralismo cattolico, oltre ai vari comitati no-euro, i complottisti ed i mattoidi fissati col signoraggio bancario. Insomma, tutta la fauna che solitamente affolla le stalle dei vari Formigli-Santoro-Paragone.
Ci mancavano come non mai gli spurghi poujadisti dei truffatori del fisco: i padroncini del triveneto ed i furbetti delle quote latte. In una scarica diarroica che pare inarrestabile, ritornano a galla vecchi coproliti come Lucio Chiavegato della LIFE veneta (Liberi imprenditori federalisti europei), il fozanovista ex craxiano Martino Morsello ed il suo camerata Mariano Ferro (Forconi Siciliani), tutti uniti in nome del secessionismo e dell’evasione fiscale.

They're coming soon

Ed è con questi bei tomi che le sedicenti “Forze dell’Ordine” si sono sentite in dovere di solidarizzare.
IRON SKY (Locandina)Dopo aver a lungo evocato l’insurrezione, usando il giocattolo ‘movimentista’, per non essere scavalcato nonostante la sua deriva a destra, Beppe Grillo (ormai in ottima compagnia col suo nuovo amico di Arcore) si è messo ad inseguire la protesta di forconi & affini, cercando di apporre il suo logo su una simile schiuma montante. E nel farlo non trova niente di meglio che lanciare pubblici appelli ai comandanti delle forze armate:

“Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate!
Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili…. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano.
Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell’edificio, l’ignobile assedio societario di cinquantadue stati.
[…] L’Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: vincere! E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all’Italia, all’Europa, al mondo.”

MussoliniAh no! Scusate. Abbiamo confuso i discorsi. Questa era la dichiarazione di guerra del duce, il 10/06/1940.

Lettera aperta a Leonardo Gallitelli, Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Alessandro Pansa, capo della Polizia di Stato e Claudio Graziano, Capo di stato maggiore dell’Esercito italiano.

“Mi rivolgo a voi che avete la responsabilità della sicurezza del Paese. Questo è un appello per l’Italia. Il momento storico che stiamo vivendo è molto pericoloso. Le istituzioni sono delegittimate. La legge elettorale è stata considerata incostituzionale. Parlamento, Governo e Presidente della Repubblica stanno svolgendo arbitrariamente le loro funzioni. E’ indifferente che qualche costituzionalista, qualche giornalista, qualche politico affermi il contrario, questi sono i fatti, questo è il comune sentire della nazione.”

Beppe Grillo saluta le sue camicie nere - La solita vecchia merdaE siccome questo sarebbe il “comune sentire della nazione”, tutto il resto (Costituzione, Diritto, Leggi) non conta.
Anatole France, in circostanze del genere, anche se in questo caso gli idioti difficilmente superano i centomila, ebbe a dire…
Anatole FranceI proclami del Grullo a cinque stelle non sono nuovi agli appelli eversivi. Certo, invocare il Colpo di Stato supera di gran lunga la cialtronaggine già fuori competizione di questo avanzo acido di cabaret. Stupisce il continuo richiamarsi ai militari ed alle “forze di polizia”, che fanno molto atmosfera da caudillo sudamericano, che ricordano di molto i pronuciamientos delle giunte militari argentine…
Argentina - Junta militar de VidelaO meglio ancora l’appello alle “forze sane della nazione”, con la richiesta rivolta ai generali cileni di prendere il potere. Golpe de Estato peraltro propiziato dalle caceroladas, dallo sciopero degli autotrasportatori, ed il blocco delle derrate. Si sa poi come è andata a finire…

Il Cile di Pinochet

Qui abbiamo solo un lestofante dimissionato che insegue l’impunità e soprattutto un pericoloso ciarlatano che gioca al massimo sfascio e si diverte ad appiccare o alimentare incendi un po’ dovunque, tanto per vedere l’effetto che fa, senza curarsi troppo delle conseguenze, e godersi lo spettacolo dal balcone delle sue ville sulla riviera ligure.

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SANTI SUBITO!

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01 - Fioravanti Mambro
Si fanno le coccole. Rilasciano interviste. Partecipano a dibattiti e presentazioni. Firmano autografi. Sono gli special guest ai meeting di “Comunione e Liberazione” dove narrano tra applausi scroscianti un’esemplare esperienza di vita: fulgido esempio morale di coppia modello, regolarmente sposata come vuole Santa Romana Chiesa. Come tutte le superstars che si rispettino, godono di un nutrito seguito di fan ed estimatori… Sono le iconcine sacre che adornano la sacrestia dei sacerdoti di “Legge & Ordine”. Sono le figurine pregiate nell’album-ricordi per i fanatici della “Tolleranza Zero”; di quelli che vorrebbero un ‘uomo in divisa’ ad ogni angolo, in nome della “sicurezza”.
Sono Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
Giusva & Francy (possiamo chiamarvi così, vero?!?) da sempre pericolosamente insieme. TVTB. Kiss-kiss! Bang-bang! Gli eroi neri dello spontaneismo eversivo, la coppia assassina dello stragismo indiscriminato, insieme al loro amichetto di sangue: Luigi Ciavardini.
Finalmente liberi, redenti nell’impunità, un sicuro ruolo da protagonisti nell’Italia fascistizzata dal ventennio berlusconiano, restituita al trionfo delle celebrazioni littorie, e una predisposizione per l’omicidio di massa. Roba che manco Donato Bilancia!

02

Piuttosto che tracciare una breve storia dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), abbozzando una biografia degli sciagurati protagonisti (avremo tempo e modo per fare entrambe le cose), preferiamo ricordare a chi se ne fosse dimenticato il profilo criminale di alcuni dei suoi massimi esponenti, tralasciando le loro responsabilità nel massacro bolognese… Esiste infatti un vasto movimento trasversale, teso a sottolineare le incongruenze e l’estraneità della Banda Fioravanti nell’attentato alla Stazione Centrale di Bologna. Comunque, alle interviste auto-assolutorie di Giusva Fioravanti, noi preferiamo la più complessa lettura delle carte processuali che hanno determinato la condanna.
Ad onor del vero, i NAR non costituiscono una struttura organizzativa ben definita. Sono piuttosto una sigla ideata dalla ‘Banda Fioravanti’, un movimento liquido nel quale transitano i ventenni del cosiddetto “spontaneismo armato”, provenienti dalla galassia dell’estrema destra fascista. Più che un marchio di fabbrica, si tratta di un vessillo identitario da usare in una specie di franchising ideologico.
03 - Giusva Cominciamo dunque dal tenero “Giusva”, il ragazzino prodigio che dalla tranquilla provincia trentina (è nato a Rovereto, il 28 Marzo 1958) si trasferisce nelle grande città, Roma, dove subisce i traumi e le incredibili privazioni di una vita difficile in contesti degradati. Infatti, vive nel quartiere borghese di Monteverde. Il padre, Mario Fioravanti, lavora in RAI e le opportunità non mancano… Giusva si può permettere vacanze studio in USA. E la scuola privata, il “Monsignor Tozzi”, dove conosce altri figli di papà come lui, coi quali andrà in giro ad ammazzare la gente, quando non frequenta le sezioni del MSI. 02 - Grazie Nonna Di Giusva vogliamo ricordare i precoci esordi cinematografici: è il bimbo giudizioso della “Famiglia Benvenuti”. Maliziosamente trasgressivo in “Grazie Nonna”: indimenticabile capolavoro della commedia sexy all’italiana.
Un’adolescenza serena, fatta di risse e pestaggi con i ‘compagni’; danneggiamenti vari; qualche furtarello; un po’ di ricettazione; possesso illegale di armi da fuoco…

28-02-1976: tentato omicidio.
15-12-1976: tentato omicidio; violazione disposizioni sul controllo delle armi.
23-12-1976: violazione della normativa su armi, munizioni, aggressivi chimici e congegni micidiali.
30-12- 1976: ricettazione continuata.
09-01-1977: tentato omicidio; violazione delle disposizioni sul controllo delle armi.
08-02-1977: detenzione illegale di armi e munizioni; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
25-05-1977: detenzione illegale di armi e munizioni.
30-12-1977: detenzione illegale di armi e munizioni; danneggiamento.
31-12-1977: porto illegale di armi continuato.
04-01-1978: porto illegale di armi continuato.

Niente di grave.
Con la consapevolezza della maggior età, Fioravanti affina i suoi hobbies

28 febbraio 1978. Roma. Un Giusva non ancora ventenne è in libera uscita insieme al fratellino Cristiano ed agli amici con la macchina di mammà. Stanno perlustrando il quartiere Don Bosco-Cinecittà, zona rossa, in cerca di qualche compagno da castigare. Seduti su una panchina a P.za Don Bosco, notano due ragazzi coi capelli lunghi che chiacchierano fumando una sigaretta. Un segno inconfondibile. Fioravanti scende dall’auto, si dirige verso il gruppetto e fa fuoco: Roberto Scialabba, operaio elettricista di 24 anni, cade a terra ferito. Fioravanti gli sale sopra, si mette a cavalcioni, e lo finisce con un colpo alla testa. Poi, si gira verso una ragazza che sta fuggendo urlando e le spara senza colpirla. Anni dopo, il buon Giusva rivelerà che ciò che lo aveva più impressionato al suo primo omicidio era stata l’espressione di assoluto stupore delle sue vittime. Insomma, lui era sceso in guerra e questi non sapevano nemmeno di essere in trincea!

Marzo 1978. Sempre a Roma, giustamente indignato dai film pornografici di Pasolini, partecipa all’assalto dei missini contro il cinema Rouge et Noir dove si proietta “Salò o le 120 giornate di Sodomia”. Nel frattempo, lascia l’Università di Perugia e trova il tempo di arruolarsi nell’Esercito. Cadetto nella scuola ufficiali di Cesano, il giovane Fioravanti vuole diventare (manco a dirlo) parà della Folgore. Adesso vuole che lo si chiami “tenente”. È così ligio e disciplinato alla vita militare che lo sbattono in caserma punitiva, nelle campagne di Pordenone. Ma Giusva non si perde d’animo…

08-05-1978: abbandono di posto da parte di un militare di guardia.
09-05-1978: furto militare continuato.

In pratica si è fregato un centinaio di bombe a mano mod. SRCM dalla polveriera di Spilimbergo, mentre era di guardia. Concedendosi qualche giretto col la campagnola di servizio. Di conseguenza, il 14-06-1979, il Tribunale militare di Padova lo condannerà ad 8 mesi di reclusione, per furto di veicolo e abbandono del posto di guardia.
Il resto del 1978 invece Fioravanti lo trascorre in maniera relativamente tranquilla:

03-07-1978: rapina; porto illegale di armi.
24-11-1978: rapina.
26-12-1978: rapina; violenza privata; violazione di domicilio; detenzione illegale di armi e munizioni.

1979, Anno nuovo, vita nuova! Anche Giusva festeggia a modo suo…

9 gennaio 1979. Roma. Fioravanti ed altre tre persone assaltano la sede romana di “Radio Città Futura” dove è in corso una trasmissione gestita da un gruppo femminista. I terroristi, dal volto travisato, fanno stendere le donne presenti sul pavimento e danno fuoco ai locali. L’incendio divampa e le ragazze, terrorizzate, tentano di fuggire. Sono raggiunte da colpi di mitra e pistola. Quattro rimangono ferite, di cui due gravemente.
L’idea originale era colpire l’emittente degli autonomi, “Radio Onda Rossa”. Opzione scartata per l’evidente impermeabilità del quartiere S.Lorenzo ai fascisti.

16-06-1979. Roma, Quartiere Esquilino.
Fioravanti guida l’assalto alla locale sezione del PCI. All’interno si stanno svolgendo due assemblee congiunte: di quartiere e dei ferrovieri. Sono presenti più di 50 persone. La squadra terrorista lancia due bombe a mano SRCM, poi scarica alla cieca un caricatore di revolver. Si contano 25 feriti. Per puro caso non ci sono morti. Siamo al primo tentativo di strage e Fioravanti si arrabbia “perché non c’è scappato il morto”, come testimonia Dario Pedretti, componente del Commando. Che Fioravanti fosse colui che ha guidato il gruppo di fuoco  è accertato dalle testimonianze dei feriti e degli altri partecipanti all’azione, e da una sentenza passata in giudicato. Ciononostante, Fioravanti ha sempre negato questo suo pesante precedente stragista.

Per il resto, bisogna pur mangiare e l’intraprendente Giusva pensa al finanziamento ed al reperimento delle armi. In armeria naturalmente, con regolare rapina.

19-06-1979: ricettazione continuata.
27-11-1979: rapina (Chase Manhattan Bank); detenzione illegale di armi e munizioni; ricettazione.
05-12-1979: ricettazione continuata; violazione delle norme sulle armi, munizioni, aggressivi chimici e congegni micidiali.
11-12-1979: rapina; ricettazione; detenzione illegale di armi e munizioni.
07-03-1980: rapina; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
30-03-1980: rapina; detenzione illegale di armi e munizioni; porto illegale di armi; lesioni personali; ricettazione.
Aprile 1980: violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.

17 dicembre 1979. Roma. Fioravanti e la sua banda vogliono uccidere l’avvocato Giorgio Arcangeli, ritenuto responsabile della cattura di Pierluigi Concutelli. Il “Comandante Lillo” è un altro psicopatico pluriomicida, un ‘duro e puro’ di provenienza ordinovista e tra gli ispiratori di Ordine Nero.
Il problema è che Fioravanti non conosce l’avv. Arcangeli. Non lo ha mai visto prima!
L’agguato viene teso sotto lo studio del legale, ma a perdere la vita è un inconsapevole geometra di 24 anni, Antonio Leandri, vittima di uno scambio di persona e colpevole di essersi voltato al grido “avvocato!” lanciato da Fioravanti. A sparare addosso al geometra è uno dei complici di Fioravanti, ma a finire Leandri ci pensa Giusva il misericordioso.

6 febbraio 1980. Roma. Maurizio Arnesano ha 19 anni. È appena entrato in Polizia e presta servizio come agente di guardia al consolato libanese, in V. Settembrini.
Alla banda Fioravanti serve un mitra. Di pistole e fucili ormai ne hanno razziati parecchi, ma un mitragliatore manca alla collezione. L’M12 del poliziotto andrà benissimo.
Fioravanti parcheggia il motorino con cui è arrivato, punta la pistola contro Arnesano e gli intima di consegnargli la mitraglietta. Il ragazzo in uniforme esita, accenna una reazione, e Fioravanti gli pianta 3 pallottole nel braccio. Così ferito, per Arnesano è impossibile rispondere al fuoco. Il ragazzo, col mitra ancora a tracolla, corre verso l’ingresso del consolato per cercare aiuto e rifugio. Fioravanti gli spara altri 4 proiettili nella schiena, poi con calma si avvicina, prende l’M12, e se ne va. Giusva ha il suo giocattolo nuovo. Più tardi, a chi gli rinfaccia la vigliaccheria dell’omicidio Arnesano, un uomo ferito e colpito alla schiena, dichiarerà: “Non sparare alle spalle è un lusso”.

30 marzo 1980. Padova. Evidentemente un solo M12 non basta e quindi ci si organizza. Un commando dei NAR assalta il distretto militare di Via Cesarotti a Padova. Un sergente viene ferito e vengono rubati 4 vecchi moschetti Carcano, 5 fucili a ripetizione, pistole e proiettili. Sul muro della caserma, prima di andarsene, Francesca Mambro firma la rapina con la sigla BR per depistare le indagini.

28 maggio 1980. Roma. Quartiere Salario-Trieste, feudo nero di Terza Posizione.
04 - Franco EvangelistaUna spedizione dei NAR, alla quale partecipano Luigi Ciavardini, Fioravanti e la Mambro, decide di dare una ‘lezione’ alla Polizia e attacca la pattuglia di vigilanza che staziona davanti al Liceo classico “Giulio Cesare”. L’obiettivo era quello di disarmare i tre agenti e di schiaffeggiarli, per “ridicolizzare la militarizzazione del territorio”. La sortita però non riesce perché i poliziotti si accorgono della presenza dei terroristi e cercarono di reagire, ma gli aggressori aprono il fuoco per primi Nell’assalto muore l’appuntato Francesco Evangelista (detto “Serpico”) che viene crivellato con sette colpi di pistola, mentre il suo collega Giuseppe Manfreda rimane ferito. “Serpico” è una sorta di istituzione nella polizia romana. È un agente pluridecorato, assai rispettato per la sua professionalità ed esperienza. La morte di Evangelista provoca una reazione furiosa della Polizia che reagisce in modo inconsulto. Per l’omicidio, viene arrestato Nanni De Angelis, una giovane promessa del rugby, militante di Terza Posizione e totalmente estraneo alla vicenda. Il ragazzo verrà ritrovato impiccato in carcere con evidenti segni di violenze e percosse. A salvare dal pestaggio Ciavardini, arrestato con De Angelis, ci penserà invece il fratello che è ufficiale di Polizia, lasciando invece l’altro ragazzo fermato a fare da capro espiatorio. 

23 giugno 1980. Roma. A Viale Jonio, a cavallo dei quartieri Montesacro e Valmelaina-Tufello, viene assassinato a colpi di pistola il sostituto procuratore Mario Amato, 36 anni. L’esecutore materiale dell’omicidio è Gilberto Cavallini, ma l’assassinio è stato pianificato da Fioravanti e Mambro. Il giudice Amato è l’unico magistrato ad occuparsi di eversione nera, dopo aver ereditato per competenza i fascicoli di indagine del pm Vittorio Occorsio, a sua volta ammazzato a raffiche di mitra il 10 Luglio 1976 da Pierluigi Concutelli.
Il sostituto procuratore Amato, conduce da un paio di anni le principali inchieste sul terrorismo di destra, in assoluto isolamento. Osteggiato dai colleghi, Amato viene denigrato dal suo diretto superiore, il giudice istruttore Antonio Alibrandi, futuro deputato missino, che lo accusa di “dare la caccia ai fantasmi”. Fioravanti non conosce il volto del procuratore Amato, pertanto va in tribunale e se lo fa indicare da Alessandro, uno dei killer più spietati dei NAR nonché figlio del giudice Alibrandi. 05 Omicidio AmatoMario Amato viene assassinato mentre aspetta l’autobus per andare a lavoro. Aveva inutilmente richiesto una protezione, o quantomeno un’autoblindata, che gli fu sempre negata.
Amato aveva annunciato sviluppi clamorosi nella sua indagine, prossime «alla visione di una verità d’assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi». E infatti…

2 agosto 1980. Bologna. Strage alla stazione centrale. È un’ecatombe. [Vedi post precedente] Fioravanti e camerati hanno sempre respinto con forza ogni addebito, negando recisamente la loro partecipazione alla strage.

06 - Strage di Bologna

9 settembre 1980. Roma. Nella pineta di Castelfusano viene ucciso Francesco “Ciccio” Mangiameli, docente liceale di lettere, e soprattutto dirigente di Terza Posizione per la Sicilia. TP è un movimento di estrema destra collaterale ai NAR coi quali si scambiano militanti e supporti logistici. I rapporti sono ibridi, di amore ed odio. Terza Posizione è stata fondata dall’intellettuale Gabriele Adinolfi, Giuseppe Dimitri (consigliere recentemente scomparso dell’attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno) e Roberto Fiore. All’omicidio Mangiamenli partecipano Francesca Mambro, Giusva Fioravanti col fratello Cristiano, Soderini e Vale.  Il corpo  viene zavorrato e gettato in un laghetto a Tor de’ Cenci. I motivi dell’assassinio non sono mai stati davvero chiariti e le cause della morte di Mangiameli restano oscure.
Allo sventurato “Ciccio” i suoi carnefici rinfacciano di essere un ‘infame’, un informatore della Polizia (a sparare è Cristiano Fioravanti, il più grande ‘paraculato’ della banda e uno che di infamate se ne intende parecchio, visto che che per ottenere l’impunità attribuirà al fratello i delitti più assurdi).  Soprattutto, gli assassini ritengono che Mangiameli si sia fregato i soldi della cassa dei NAR. Denaro che doveva servire per l’evasione di Concutelli. I soldi però non escono fuori e Giusva è furioso. Sospetta che nel furto della cassa sia coinvolto anche Fiore… O almeno così si maligna secondo alcune indiscrezioni… Ma nei confronti di Roberto Fiore è stato spiccato un mandato di cattura per reati associativi e associazione sovversiva, nell’ambito della strage alla stazione di Bologna. E il dirigente di TP si è dato alla fuga. Dalla sua latitanza londinese, Fiore creerà un piccolo impero finanziario, con non si sa bene quale capitale. Al suo rientro in Italia, dopo la prescrizione dei reati, fonderà Forza Nuova.

5 febbraio 1981. Padova. Francesca Mambro e Fioravanti devono recuperare delle armi nascoste nel canale Bacchiglione, ma vengono notati da una pattuglia dei Carabinieri che si ferma per controllare. Fioravanti finge di arrendersi, mentre la Mambro resta nascosta dietro l’auto pronta ad aprire il fuoco. Nella sparatoria muoiono i carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo è emerso che durante l’imboscata Fioravanti ha fatto finta di arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un’auto, «Spara! Spara!».
Ferito alle gambe, Fioravanti verrà arrestato la notte stessa.

Giuseppe Valerio Fioravanti, detto Giusva, è stato condannato a 8 ergastoli, ai quali si aggiungono altri 134 anni e 8 mesi di reclusione. La mancata corrispondenza tra numero di ergastoli e numero di omicidi è dovuta all’applicazione del vincolo della continuazione.

ergastolo per l’omicidio di Roberto Scialabba (28 febbraio 1978)
ergastolo per l’omicidio di Antonio Leandri (17 dicembre 1979)
ergastolo per l’omicidio di Maurizio Arnesano (6 febbraio 1980)
ergastolo per l’omicidio di Franco Evangelista (28 maggio 1980)
ergastolo per l’omicidio di Mario Amato (23 giugno 1980)
ergastolo per la strage alla Stazione di Bologna (2 agosto 1980)
ergastolo per l’omicidio di Francesco Mangiameli (9 settembre 1980)
ergastolo per l’omicidio di Enea Codotto e Luigi Maronese (5 febbraio 1981)

Fioravanti ha inoltre accumulato altri 134 anni e 8 mesi di reclusione per reati quali: furto e rapina (una ventina), violazione di domicilio, sequestro di persona, detenzione illegale di armi, detenzione di stupefacenti, ricettazione, violenza privata, falso, associazione a delinquere, lesioni personali, tentata evasione, banda armata, danneggiamento, tentato omicidio (28 febbraio 1976, 15 dicembre 1976, 9 gennaio 1977, 28 febbraio 1978, 6 marzo 1978), incendio, sostituzione di persona, strage, calunnia, attentato per finalità terroristiche e di eversione.

Dal 2 agosto 2009 (XIX° anniversario della strage di Bologna) è tornato ad essere un uomo libero nella pienezza dei propri diritti. La riabilitazione del condannato, anche all’ergastolo, è prevista dall’articolo 179 del codice penale. Il 15 aprile 2004, Fioravanti ha ottenuto dal Tribunale di sorveglianza la libertà condizionale perché ha tenuto «un comportamento tale da fare ritenere sicuro il suo ravvedimento» e, come prevede l’articolo 176 del codice penale, ha potuto lasciare il carcere. Dopo cinque anni di libertà vigilata, ha ottenuto la riabilitazione che «estingue le pene accessorie e ogni altro effetto penale della condanna».
La pena è estinta. Certezze del diritto.

07 - Padova 1981

Ogni Clyde ha la sua Bonnie.
08 - mambro Compagna inseparabile di Giusva è
FRANCESCA MAMBRO.
Praticamente coetanei, con un anno di differenza. Con Fioravanti la Mambro condivide tutto, moralmente e materialmente, comprese le azioni criminose dove però agisce come ‘staffetta’ o come riserva, pronta al fuoco di copertura ove sia necessario.
Insieme percorrono le tappe sanguinose di una discesa agli Inferi, dalla quale si può risalire…
Estinzione della pena: 2013.
Riportiamo alcune azioni terroristiche imputate alla Mambro (molte delle quali compiute insieme a Fioravanti) e per le quali è stata condannata.

7 marzo 1979. Roma. A modo suo, Francesca decide di festeggiare la “festa della donna” in anticipo sulla data. Con un gruppo di estremiste di destra, lascia una rudimentale bomba davanti alle finestre del Circolo culturale femminista nel quartiere Prati, a Roma. A pochi metri di distanza, Valerio Fioravanti ed altri estremisti armati, restano a copertura, pronti eventualmente ad intervenire.

28 maggio 1980. Roma. Partecipa all’attentato davanti al liceo Giulio Cesare dove fu ucciso l’appuntato di polizia Francesco Evangelista e ferito l’agente Giuseppe Manfreda.

23 giugno 1980. Roma. Complicità nell’omicidio del sostituto procuratore Mario Amato.

2 agosto 1980. Strage di Bologna. Per la quale si proclama innocente.

9 settembre 1980. Ostia. Omicidio Mangiameli.

5 febbraio 1981. Padova. L’assassinio dei due Carabinieri, che comportò però l’arresto di Fioravanti.

In una spirale omicida sempre più vorticosa, non mancano gli episodi di cannibalizzazione all’interno della stessa banda, fino alle ultime drammatiche azioni criminali.

31 luglio 1981. Partecipazione all’uccisione di Giuseppe De Luca, estremista di destra.

30 settembre 1981. Partecipazione all’assassinio di Marco Pizzari, sospettato di delazione dal gruppo.

21 ottobre 1981. Roma. Quartiere Ostiense. L’omicidio più brutale. Francesco Straullu è un giovane capitano di Polizia. Ha 26 anni ed è un funzionario con fama di duro. Soprattutto è un investigatore serio e preparato, che nell’ambito della DIGOS romana coordina con successo le indagini sui gruppi dell’eversione nera. Di conseguenza, negli ambienti neofascisti il brillante capitano è oggetto di un odio feroce:

Voci nell’ambiente lo accusano di torture fisiche e prepotenze sugli arrestati e abusi sessuali sulle donne: probabilmente finirà per pagare il rapporto con Laura Lauricella, l’ex donna di Egidio Giuliani, un altro capobanda detenuto e irriducibile. Lei invece si è ‘pentita’ e si aggrappa al capitano che ne gestisce il rapporto con la giustizia. Li vedono qualche volta insieme e il tam-tam dell’ambiente li fa subito diventare amanti
(Ugo Maria Tassinari. “Fascisteria”. Castelvecchi, Roma 2001)

All’agguato contro il capitano partecipano Alessandro Alibrandi, Gilberto Cavallini, e Francesca Mambro. I terroristi credono che Straullu si muova con l’autoblindata e si armano di conseguenza. In realtà, il cap. Straullu e l’agente Ciriaco Di Roma viaggiano su una normale vettura di servizio. Alibrandi usa un M1 Garand, pesante ma micidiale: un fucile da guerra calibro 7,62 caricato con pallottole traccianti.

09 - STRAULLU - DI ROMA

I due poliziotti vengo investiti da una devastante pioggia di proiettili che ne maciulla letteralmente i corpi, tanto che Cavallini deve rinunciare a trapassare il cadavere del capitano con una lancia nativo-americana, simbolo di vendetta.”
Francesco Straullu viene decapitato da una fucilata sparata a bruciapelo. L’efferatezza del crimine è racchiusa nelle parole del medico legale: «La morte di Straullu è stata causata dallo sfracellamento del capo e del massiccio facciale con spappolamento dell’encefalo; quella dell’agente Di Roma per la ferita a carico del capo con frattura del cranio e lesioni al cervello».

5 marzo 1982. Roma. Quartiere Aurelio. I desperados della banda Fioravanti rapinano un’agenzia della BNL. 10 - Alessandro CaravillaniIntercettati da una volante della Polizia, i terroristi si mettono a sparare tra i passanti. Muore lo studente Alessandro Caravillani, ucciso mentre andava a scuola.
Nella sparatoria rimane ferita anche la Mambro che verrà finalmente arrestata e nel Febbraio del 1985 sposerà in carcere Giusva Fioravanti. Dall’unione è nata una bambina.

Francesca Mambo è stata condannata a 6 ergastoli:

ergastolo per l’omicidio di Franco Evangelista (28 maggio 1980)
ergastolo per l’omicidio di Mario Amato (23 giugno 1980)
ergastolo per la strage alla Stazione di Bologna (2 agosto 1980)
ergastolo per l’omicidio di Francesco Mangiameli (9 settembre 1980)
ergastolo per l’omicidio di Enea Codotto e Luigi Maronese (5 febbraio 1981)
ergastolo per l’omicidio di Giuseppe De Luca (31 luglio 1981)
ergastolo per l’omicidio di Mambroarco Pizzari (30 settembre 1981)
ergastolo per l’omicidio di Francesco Straullu e Ciriaco di Roma (21 ottobre 1981)
ergastolo per l’omicidio di Alessandro Caravillani (5 marzo 1982)

Agli ergastoli si aggiungono ulteriori 84 anni e 8 mesi di reclusione per reati quali: furto e rapina (una ventina in tutto), detenzione illegale di armi, violazione di domicilio, sequestro di persona, ricettazione, falso, associazione sovversiva, violenza privata, resistenza e oltraggio, attentato per finalità terroristiche, occultamento di atti, danneggiamento, contraffazione impronte.
Ha scontato in carcere circa 26 anni, 16 dei quali in detenzione permanente più circa 10 in regime di semilibertà. Nel 2013 Francesca Mambro tornerà ad essere una donna libera con la completa estinzione della pena ed il pieno reintegro dei diritti.
Per quella data, Mambro e Fioravanti, se lo vorranno, potranno anche aspirare ad una possibile candidatura alle prossime elezioni politiche, che siamo certi non mancherà…

Né lei né il marito hanno mai mostrato una vera presa di distanza dalle loro azioni delittuose, né hanno mai intrapreso alcuna forma di dissociazione. Meno che mai hanno corrisposto una qualche forma di risarcimento dei danni alle vittime.

L’Italia è davvero uno strano paese.

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