Archivio per Fatti di Genova

Lo Spirito dei Tempi

Posted in Masters of Universe, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 luglio 2011 by Sendivogius

In questi giorni, ricorre il decimo anniversario dei fatti di Genova: stesso premier, stessi ministri, stessi personaggi, stessa opposizione inconsistente di oggi. Si aggiungano, all’epoca, i contributi di un sopravvalutatissimo Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, più pavido che assente, il quale coi suoi silenzi e con le sue rapidissime firme legislative, accompagnate (si dice) da costante “irritazione” (che, se mai ci fu, rimase sempre privata), rese possibile il consolidamento dell’eccezione berlusconiana.
Gli eventi inauditi, che contraddistinsero il mattatoio genovese del Luglio 2001, costituiscono a tutt’oggi un buco nero della democrazia. A suo tempo, ne avevamo accennato QUI.
Soprattutto, rappresentano un black-out nello Stato di diritto, reso possibile dall’acquiescenza istituzionale e dalla sospensione delle garanzie costituzionali (che infatti si vogliono riscrivere), tramite i consueti meccanismi di una omertà di Stato che, dalla strategia della tensione alle stragi di mafia, sembra caratterizzare la storia politica dell’Italia repubblicana.
Si potrebbe persino ipotizzare che il G-8 del 2001 sia stato, a suo modo, il preludio di una nuova strutturazione del “potere” accentrato su base autoritaria per una conduzione individuale e supra legem del medesimo, che sacrifica il principio di legalità in favore del principio di necessità, più funzionale a nuove legislazioni speciali e all’accorpamento di funzioni straordinarie, slegate da vincoli e controlli…
In tale ottica, l’intervento repressivo di matrice poliziesca si potrebbe persino interpretare come un prova muscolare, per saggiare le eventuali resistenze al nuovo assetto incipiente. Certo è che trovò esecutori fanaticamente zelanti e oppositori remissivi del tutto impreparati; tant’è che le violenze di Genova contribuirono ad intimidire le istanze alternative e sopprimere le contestazioni ai nuovi assetti macroeconomici e geopolitici, imposti dai “Grandi” del pianeta.
C’è tuttavia da obiettare che ciò implicherebbe una intelligenza politica troppo sofisticata ed una pianificazione strategica troppo elevata, con ogni probabilità, fuori dalla portata degli organizzatori e degli esecutori materiali delle brutalità, perpetrate però con gusto e reiterate con sadico divertimento, a dispetto di una catastrofica gestione tattica, dai cosiddetti “tutori dell’ordine” evidentemente entusiasti di poter dare una lezione ai ‘rossi’ e forti delle più alte coperture nella certezza dell’impunità.
 Diciamo che gli accadimenti di Genova sono stati una sorpresa anche per noi: che la fascistizzazione delle forze di polizia fosse una realtà compiuta, era un fatto fin troppo evidente (il filtro funzione bene fin dai tempi di Scelba e Taviani); che però, oltre all’impreparazione, fosse così numerosa la presenza in organico di potenziali psicotici, in effetti ci ha stupito.
A giudicare dalle cronache degli ultimi anni, sembra che le cose non siano cambiate. Anzi!
Lo testimoniano le vicende inerenti la tragica fine di Aldrovandi, Rasman, Bianzino, Sandri, Cucchi.. tanto per citare i casi più gravi dove c’è scappato il morto per “tragica fatalità”. Ma abbondano gli episodi minori.
E se la maggior parte dell’organico in servizio è costituito sicuramente da persone degnissime, di eccezionale umanità e di rara sensibilità democratica, servitori indefessi dello Stato, che rischiano la vita per mille euro al mese etc. è pure vero che qualche piccolo problema nell’ambito della selezione e della formazione del personale operativo deve essersi pur verificata…


Fortunatamente, sull’annosa questione la vigilanza dei vertici è massima, né conosce indugi di sorta o reticenze interessate.

Per questo non ci stanchiamo mai di citare la lettera che l’attuale Capo della Polizia scrisse piccato al quotidiano La Repubblica onde ribadire il suo ruolo di controllore e garante responsabile, nell’evidenza dei fatti:

Caro Direttore,
Leggo che Repubblica si aspettava (anche) dai vertici della Polizia segnali di fedeltà alla Costituzione. Il vertice della Polizia è uno solo. Sono io. Credo perciò di doverle una pacata spiegazione. Metterei intanto da parte il richiamo alla fedeltà alla Costituzione che è assai suggestivo mediaticamente, ma anche questione troppo seria per essere messa in discussione dalla vicenda che trattiamo. Oltre 150 anni di storia, i nostri morti e il lavoro diuturno per il bene dei cittadini di migliaia di persone sottopagate onorano la Costituzione ogni giorno. Non credo perciò che nessuno abbia bisogno di essere rassicurato sulla fedeltà alla Costituzione delle forze di polizia.
Credo invece, e sono d’accordo con Repubblica, che il Paese abbia bisogno di spiegazioni su quel che realmente accadde a Genova. L’Istituzione, attraverso di me, si muove e si muoverà a tal fine senza alcuna riserva, non attraverso proclami via stampa, ma nelle sedi istituzionali e costituzionali.
Si muove, e si muoverà, inoltre, con i fatti. Dall’inizio del mio mandato, ad esempio, mi sto adoperando per approfondire, e anche correggere, tutte le modalità di intervento “in piazza” anche avviando la costituzione della prima scuola di polizia per la tutela dell’ordine pubblico che sarà inaugurata il prossimo 3 dicembre. Abbiamo ai vertici dei reparti, investigativi e operativi in genere, persone pulite. Dal luglio dello scorso anno, io sono il loro garante e mi assumo, come ho già fatto, la responsabilità per gli errori che possano commettere.
Caro direttore, sto scrivendo l’ultimo capitolo della mia storia professionale e non lo macchierò certo per reticenza, per viltà o per convenienza.

 Antonio Manganelli
 (16 novembre 2008)

Si sa poi che le intenzioni non collimano sempre con le azioni…
Sono passati quasi 3 anni dalla lettera e ben 10 dai fatti contestati. A Roma, ci si chiederebbe se il gatto non gli abbia mangiato la lingua.
Nel frattempo i principali protagonisti nella conduzione dell’ordine pubblico, ai tempi del famigerato G8 di Genova, hanno fatto carriera:
Il prefetto Giovanni (Gianni) De Gennaro, che all’epoca del G-8 era Capo della Polizia, il 17/06/2010 si è visto condannare in appello per istigazione alla falsa testimonianza nelle indagini inerenti ai fatti del G8 di Genova e in particolare per il feroce pestaggio alla scuola Diaz.
Attualmente, dirige il DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) che vigila per conto della Presidenza del Consiglio sulle attività dei servizi segreti militari e civili.
Francesco Gratteri, che durante il G8 era capo dello SCO, è stato condannato in appello a 4 anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Per il momento, è a capo della Direzione Anticrimine Centrale, dopo aver gestito l´Antiterrorismo ed essere stato questore di Bari.
Giovanni Luperi, ex numero due dell´Ucigos, condannato in appello a 4 anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, è diventato capo del Dipartimento analisi dell’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna), l´ex SISDE.
Gilberto Caldarozzi, terzo imputato eccellente per l´assalto alla scuola Diaz (e per questo condannato in appello a 3 anni e otto mesi), era diventato il numero uno dello SCO ed è poi stato promosso dirigente superiore “per meriti straordinari”, legati alla cattura di Provenzano.
Vincenzo Canterini, ex comandante del I°Reparto Mobile della Celere di Roma, unità sospettata di essere autrice delle violenze più gravi, è stato condannato in appello a 5 anni. Nel frattempo, è diventato questore e rappresenta l´Italia come ufficiale di collegamento dell’Interpol a Bucarest.
Spartaco Mortola, nel 2001 capo della Digos genovese, condannato a 3 anni e otto mesi, è diventato vice-questore vicario a Torino.
Altri due dirigenti della Polizia, Il vice-questore Pietro Troiani, all’epoca responsabile della logistica ed il suo assistente Michele Burgio, sono stati condannati a tre anni e nove mesi in appello. Entrambi sono accusati di aver introdotto le famose bottiglie molotov all’interno della scuola Diaz onde poterne poi millantare la scoperta e giustificare l’irruzione.
Anche Michelangelo Fournier, che parlò di “macelleria messicana” ma che fu accusato di essere tra i più determinati protagonisti del blitz, è diventato un alto funzionario della Direzione Centrale Antidroga.
Mai imputato invece il responsabile delle pubbliche relazioni, Roberto Sgalla, che alla Diaz parlò di «ferite pregresse» dei ragazzi massacrati lungo i corridoi della scuola. Il dott. Sgalla, dopo aver ricevuto il premio “Comunicazione pubblica” dal Salone europeo della comunicazione di Bologna, è diventato capo della polizia Stradale.


Nella fattispecie, le accuse rivolte agli alti funzionari coinvolti contemplano anche falsa testimonianza, verbali contraffatti, lesioni gravissime, arresti illegali…
Se queste sono le imputazioni attribuite ai capi che impartiscono gli ordini, poi non si può di converso biasimare la condotta della “truppa”.
 Comunque, tutto è bene quel che finisce bene, dal momento che le condanne non avranno probabilmente alcun effetto, visto che sono destinate a cadere quanto prima in prescrizione.
Cofidiamo pertanto che S.E. il dott. Manganelli possa essere sicuro “garante” per gli eventuali errori futuri, poiché in merito a quelli recentemente passati, nonostante i buoni propositi espressi a parole, la sbandierata “collaborazione” non è che si sia tanto vista… o quantomeno deve essere sfuggita all’attenzione dei più!
Del resto, il contributo della stessa magistratura è stato assai lodevole, visto i tempi biblici di giudizio, grazie allo smarrimento del tutto casuale di qualche centinaio di fascicoli che molto ha contribuito al proscioglimento di parte degli inquisiti [QUI] ed alla prossima prescrizione degli altri.
Giustizia è fatta!

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