Archivio per Fascismo

La Metastasi

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , on 13 maggio 2019 by Sendivogius

 Tanto esagerò che alla fine il giocattolo gli si ruppe tra le mani. E ora “la Bestia” ha fame.
Per mesi media e politologi ci hanno ammansito la storiella brutta di un Salvini incontrastato, il genio senza avversari della comunicazione digitale… In pratica, un condensato mefitico di provincialismo becero, sanfedismo da cripta dei Beati Paoli, razzismo spicciolo, terrorismo securitario e aperta apologia fascista. Questa è la straordinaria miscela innovativa che alimenta la ruspa della propaganda salviniana, che da mesi imperversava indisturbata coi suoi squadristi del webbé, con migliaia di profili fake e boot autogenerati a pompare artificialmente il fenomeno virtuale, fintato che il web non ha cominciato a generare gli anticorpi per contrastare la resistibilissima ascesa del duce di ghisa, che ora sbava e schiuma mentre la sua inarrestabile corsa si avvicina al capolinea naturale in un simbolico Piazzale Loreto, attraverso la grottesca riproposizione della farsa…

“Il Quarto Stadio”
di Alessandra Daniele
(12/05/2019)

«Come sappiamo, quando un tumore comincia a dare sintomi molto evidenti, di solito è ormai al suo stadio più avanzato.
Chi scopre oggi la deriva fascista, si sveglia troppo tardi.
Le truci baracconate di Salvini e dei suoi fanboys di CasaPound (che adopera come sturmtruppen per l’assalto della Lega al Campidoglio) sono i sintomi plateali d’un male che già da tempo ha preso il sopravvento.
Sgomberare adesso CasaPound, per quanto giusto, sarebbe come asportare un neo dopo che le metastasi del melanoma sono già arrivate al cervello.
Chi sostiene che il fascismo non stia ritornando non ha tutti i torti, perché il fascismo è già ritornato, da un pezzo, ed è diventato mainstream, con un altro nome.
Il fascismo è la dottrina della disuguaglianza. Questa è la sua essenza, sotto tutti i macabri fronzoli. Disuguaglianza, e conseguente discriminazione in base alla nazionalità, all’etnia, alla religione, al genere, all’orientamento politico e/o sessuale.
Il capitalismo, professato da tutti i partiti rimasti in parlamento, è la dottrina della disuguaglianza e conseguente discriminazione in base alla classe sociale.
E ha disintegrato la società, facendone un’arena per Hunger Games.
Fomentando qualsiasi conflitto redditizio, e capace di stornare l’incazzatura popolare dalla lotta di classe alla guerra fra poveri, in base alla nazionalità, all’etnia, alla religione, al genere, all’orientamento politico e/o sessuale.
E riducendo la democrazia ad un farsesco talent show, che serve solo a scegliere il cazzaro incaricato di eseguire ed imporre gli ordini del Mercato fingendo di non farlo, finché non viene scoperto, e rimpiazzato con un altro ancora più grottesco.
La deriva fascista non è un malfunzionamento imprevisto del capitalismo, è nella sua natura.
Il fascismo è il quarto stadio del capitalismo.
Insieme al delirante “Decreto Sicurezza Bis”, la cosa più fascista che Salvini sostiene non è Altaforte, è la Flat Tax. La disuguaglianza fiscale che favorisce i ricchi anche più di quanto non lo siano già.
Solo un fanboy del capitalismo come lui poteva arrivare a proporre il tariffario per i naufraghi. Salvare un bambino dall’annegamento quanto costerà di multa? E per una donna incinta si pagherà il doppio?
L’unica obiezione del socio Di Maio al Delirio Sicurezza Bis è stata: “Non c’è niente sui rimpatri”.
Intanto, secondo il classico gioco delle parti, il Movimento 5 Stelle continua a recitare il ruolo dell’amico del popolo, col suo reddito di cittadinanza, la versione all’ingrosso dei pacchi di pasta che CasaPound distribuisce ai borgatari, purché bianchi.
Per la dottrina della disuguaglianza, anche i diritti elementari diventano concessioni condizionate alla buona condotta, e all’italianità.
O all’europeismo.
Dipende dallo stadio della deriva.
Chiunque dei cazzari in gara vinca il talent show delle Europee, continuerà a credere, obbedire e combattere. Non per il DUX. Per il PIL

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Libro e Moschetto

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , on 7 maggio 2019 by Sendivogius

Inserito a pieno titolo nel pantheon nostalgico-revisionista dei fascisti del terzo millennio, le raccolte apologetiche del Ministro dei Selfie entrano nel corpus del reato per i tipi di Altaforte, l’editrice di riferimento dei camerati-amici di CasaPound (coi quali il gargarozzone in camicia nera condivide le sbevazzate e molto altro ancora), che con orgoglio ne pubblica in esclusiva la collazione di tweet autogenerati, per la prima volta riuniti insieme nel Mein Kampf dei pensierini minimi ad uso nazi-sovanista, con lo stesso titolo delle memorie di Pinochet (!). Quando si dicono le coincidenze…

Opera immancabile da regalare alle cene identitarie, è la pietra nera incastonata nella mecca del neo-fascismo di ritorno, tra biografie squadriste ed altri cimeli necrofili del Ventennio, da ospitare quali irrinunciabili presenze al salone del libro torinese, per una formidabile vetrina di propaganda nazifascista ed apologia di reato. 
Altaforte in realtà è solo una delle primizie riunite nella “Casa degli Editori”: un contenitore di sigle, tra le quali si distingue “La Testa di Ferro” (e di altra natura…). Per farsi un’idea dei contenuti, è sufficiente scorrere il carrello dei titoli (solo al salottino librario di Torino non se ne sono accorti: basta pagare)…

 

Del resto, tra il duce di ghisa e gli intraprendenti balilla di Gabriele Adinolfi esiste un feeling in corso da tempo… Si annussano e si piacciono, nei reciproci ammiccamenti… Si scambiano la biancheria, tanto che il Travestito del Viminale è tutt’oggi il più illustre testimonial della loro linea di abbigliamento, che vanta tra i suoi improvvisati modelli da copertina la più ingrugnata galleria di facce da cazzo mai messa insieme prima, per promuovere un paio di felpe a misura dei neanderthal basculanti attorno agli stadi.
Per la serie: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei… Occhio però! Non chiamatelo “fascista”!! O verrete denunciati per vilipendio delle istituzioni dello Stato dalla sempre zelante gendarmeria pretoriana al seguito. Il ché qualifica tanto le istituzioni, quanto lo stato, con la complicità di chi le vilipende quotidianamente nell’immunità della (dis)funzione.

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L’altro 25

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , , , , on 26 aprile 2019 by Sendivogius

A Milano, Irriducibili della Lazio, quelli gemellati coi nazisti dell’Hellas Verona (“siamo una squadra fantastica, fatta a forma di svastica”) inscenano un picchetto d’onore a Benito Mussolini, con tanto di marcetta per le vie del centro e saluti romani à gogo.
La bisboccia è continuata impunita durante la notte, con le vie della città marchiate a svastica. Ma corone di alloro e lapidi commemorative sono andate bruciate o divelte un po’ in tutta Italia: al palazzo comunale di Scarlino (Grosseto), in memoria del partigiano Flavio Agresti, medaglia d’oro al valor militare; sempre a Milano, dove è stata incendiata la corona in omaggio a Carlo Ciocca, in Via Palmieri, nel popolare quartiere della Stadera. A Bologna, dove è stata distrutta e imbrattata la lapide commemorativa nel celebre quartiere della Bolognina.
E fanno seguito al rogo a Settimo Milanese della statua posta in ricordo di Giulia Lombardi, staffetta partigiana brutalmente ammazzata a 22 anni dai nazifascisti nel 1944.
Eppoi, stavolta a Cosenza, l’immancabile omaggio all’ennesimo torturatore psicopatico della Waffen SS; per l’occasione, Michael Seifert, meglio conosciuto come il “Boia di Bolzano”. Ma per gli estimatori è il camerata Misha.
A Roma, i fascisti di Forza Nuova inscenano un’altra “manifestazione non autorizzata” nel centralissimo Piazzale Clodio, a due passi dal Tribunale Ordinario di Roma (“uno dei simboli dell’antifascismo di regime”), definendola una dichiarazione di guerra (sic!).
Anche stavolta, l’ennesima provocazione nazifascista si è svolta col totale beneplacito delle sedicenti forze di pubblica sicurezza, che ovviamente non muovono un dito, pur in presenza di una patente flagranza di reato, trovando la cosa normalissima.

In compenso, a Prato, il solerte questore Alessio Cesareo ha denunciato i manifestanti dell’ANPI che il 25 Aprile si sono permessi di intonare “canti tipici della lotta partigiana, non consoni alla solennità delle celebrazioni(!) e di criticare il prefetto, che (insieme al questore) non ha trovato proprio nulla da eccepire nell’autorizzare i festeggiamenti degli squadristi di Forza Nuova, per il centesimo anniversario dalla fondazione dei Fasci di combattimento (dei quali evidentemente si reputano eredi diretti). Il 2019 come il 1919: stesse squadracce e stesse guardie.
Sempre a Roma, in Via Taranto nel quartiere di S.Giovanni, davanti ad uno dei loro covi legalizzati, i fascisti di Forza Nuova hanno potuto deliziare i passanti con un’altra delle loro iniziative squisitamente democratiche, srotolando il loro prossimo striscione elettorale: “Europee 2019: ogni volta che voti Forza Nuova muore un partigiano”. Il ché la dice lunga sui propositi, peraltro mai nascosti, che agitano la bandaccia nera. Ma striscioni del genere sono apparsi ripetutamente anche lungo le principali arterie di collegamento della città, a bella vista, prima che venissero pigramente rimossi da un’amministrazione assente. Questa volta, l’iniziativa è stata rivendicata dai fascio-crociati di “Azione Frontale” (un tempo tali esibizioni erano appannaggio di “Militia”): frangia dissidente di Forza Nuova, perché considerata troppo ‘moderata’, ed in ottimi rapporti con la Lega che infatti ne difende le iniziative.
Nel quartiere di Centocelle, col solito raid notturno come si conviene a questi neri ratti di chiavica, viene dato alle fiamme una storica caffetteria-libreria notoriamente anti-fascista. Perché niente più di un libro terrorizza questi spurghi fognari del mussolinismo di ritorno, ogni qualvolta sentono la parola “cultura”…
Svastiche e celtiche sono cicciate ad libitum pure nei luoghi della memoria a Marsala, in Via Andrea D’Anna, a circa 150 metri di distanza da Largo San Girolamo, dove una lapide ricorda i partigiani marsalesi morti, in combattimento o fucilati, tra il 1943 ed il 1945.
E infine sarà il caso di riportare pure il terrificante episodio di violenza urbana, occorso a Modena, dove una vetrina è stata imbrattata di vernice.
Vista la gravità delle provocazioni che si susseguono in un sottinteso clima di compiacente impunità, a scanso di equivoci, il Ministro dell’Interno, che il 25 Aprile era a Corleone per sconfiggere la mafia, twitta:

“Gli anarchici devastano Modena!”

Ecco appunto.

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Oro, Incenso, e MITRA

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , on 22 aprile 2019 by Sendivogius

Ma quant’è bellino il Capitano ogni volta che si tocca il pistolino in cerca di rassicurazioni, quando non si traveste da soldatino per sentirselo duro!
 Pare proprio un Breivik qualunque, mentre se ne sta tutto avvinghiato a qualche vecchio archibugio da sgrillettare in piena estasi guerriera, smanettando in giro i giocattoli scarichi che solerti trafficanti di armi amici suoi gli mettono in mano, alle convention dedicate per la promozione delle vendite, prima di lanciarsi come una ruspa sul buffet da grufolare in diretta facebook, per un trionfo di sughi colanti ad uso selfie.
Sorvoliamo sulla provocazione, velatamente minacciosa per intimidazione preventiva, che lo spin-doctor prezzolato a pubblici denari ha pensato bene di lanciare nel Giorno della Resurrezione, avendo compreso benissimo lo spirito pasquale (mentre in Sri Lanka si contano ancora i morti)…

Tralasciamo l’inquietante somiglianza con altre macchiette abborracciate, per analogie scenografiche che a quanto pare sfuggono alla macchina della propaganda leghista…E sorvoliamo pure sul patetico tentativo di accreditare la versione machista del “Capitano” in armi, pronto a scendere in guerra con lo scolapasta in testa, nella vana impresa di elevare il pupazzone armato ad icona-pop.
Uno così, con quella faccia da onanista compulsivo, al massimo può tirarsi una scarica di mitra sul piede, o mozzarsi una falange infilando il dito nel carrello di armamento, mentre imita i gangsta-rap allo specchio mascherandosi da sbirro; senza capire che per quanto grossa possa essere l’arma da brandire a mo’ di protuberanza fallica, ci sarà sempre qualcuno che avrà un pistolone più grande del tuo…
Uno così, nella trasparenza di come appare, si qualifica per ciò che è: un COGLIONE.
Evidentemente, il modello di riferimento che agita le fantasie armate di un Luca Morisi (il grande esperto di comunicazione) deve essere Al Capone.
Tuttavia, viste le frequentazioni del duce di ghisa, tra boss mafiosi, bancarottieri, ladroni conclamati, razzisti viscerali e vecchi arnesi del nazifascismo di ritorno, è lecito credere che il povero Alphonse potrebbe persino provare un qualche imbarazzo dinanzi ad una simile compagnia. Perché non si seppellisce la merda con il fango: la prima riesce sempre fuori, inconfondibile come l’odore.

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(121) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 marzo 2019 by Sendivogius

Classifica MARZO 2019”

Che famija de merda!

È inutile rigirarla con tanti fronzoli… Il congresso di Verona è solo l’ultimo schizzo di merda in un pozzo nero senza fondo, per la stura di fanatici di ogni risma: uomini (?) che odiano le donne (tanto ne sono terrorizzati) e che però pretendono di parlare a loro nome, ipotecandone diritti e libertà, riuniti in conclave al sedicente “convegno delle famiglie”; omofobi ossessionati dai gay (mamma li froci!), tanto bastano a destabilizzare le loro insicurezze di genere; talebani del fondamentalismo cristiano, con l’immancabile codazzo di vescovoni medioevali che però reputano un loro precipuo diritto sodomizzare i pargoli, devastando le famiglie altrui (rigorosamente ‘tradizionali’).
Ultimamente, l’Italia sembra essere diventata un laboratorio privilegiato dell’internazionale nera, almeno nelle intenzioni ideali della destra più reazionaria e retriva, che guarda al cosiddetto “governo del cambiamento” come ad un opportunità irripetibile. E nel loro immaginario fantastico ne costituisce il cavallo di Troia che scardinerà dall’interno l’Europa, instaurando un nuovo ordine, attraverso la saldatura ideale con l’integralismo delle sette evangeliche, l’ultraconservatorismo cattolico, il neo-nazismo riscaldato (e sdoganato) in salsa sovranista, insieme agli spurghi di fogna provenienti dalle cloache di ogni latitudine. Dalla Russia nazi-bolscevica del compagno Putin…
Ai nazisti da operetta (non solo dell’Illinois) negli USA del camerata Trump…
Passando ovviamente per l’Ungheria di Orban (con le sue nuove Croci Frecciate), ai nazionalisti di madame Le Pen e tutto il cucuzzaro sciovinista, che s’agita da Berlino a Visegrad.
Per la Lega salviniana a trazione clericofascista sembra che niente sia troppo a destra. E il Congresso di Verona non fa eccezione. Infatti vi partecipa con un nutrito manipolo di ministri verde-bruni, in rappresentanza del governo in carica, per una perfetta continuità di intenti.

Li accomuna l’illusione di elidere la complessità del mondo contemporaneo con una ritrovata semplicità pre-moderna, per involuzione primitiva dello stesso, condividendo la visione fortemente regressiva di una società fratturata in trincee di ridotte blindate per paranoici, con licenza di sparare a vista ad ogni possibile intruso, in vista di chissà quale invasione aliena: una comunità armata di fedeli devoti al dio degli eserciti, in difesa della Fortezza Europa.
L’idea è vecchia… Ci aveva già pensato a suo tempo lo zio Adolf in arte führer, ma in concomitanza col gran revival nazifascista in corso sembra essere tornata di gran moda….
Cazzo! Sembrano i cattivissimi Nazi-Imperiali psicopatici di Star Wars..! Dall’emblema dell’Impero dei Sith…

A quello di Fortezza Europa…

La scelta della nerissima Verona non è niente affatto casuale, essendo stata da tempo eletta a capitale dei movimenti di estrema destra che rifluiscono nella città scaligera, trovandovi un alveo quanto mai prospero ed accogliente per proliferare, dopo averne fatto la loro fucina sperimentale…
In questo la Lega del duce di ghisa, più ancora dei suoi predecessori, si sta rivelando un ottimo collettore (fognario), per liquami assortiti.
In fondo, parliamo di un partito che sta spostando le lancette della civiltà del diritto a diversi secoli addietro, con la sua retorica securitaria e la propaganda forcaiola pompata ai massimi livelli.
Perché, in assenza di coesione, il rancore può essere un ottimo collante per un tessuto sociale lacerato dalla lunga crisi, nella raccolta e nell’esasperazione di frustrazioni collettive.
Perché in una società senescente di vecchi spaventati, l’uso e l’abuso della paura è lo strumento migliore per raccogliere facili consensi, senza che peraltro i problemi siano mai davvero affrontati al netto delle fanfaronate machiste, la minaccia di punizioni esemplari e l’istituzione di leggi draconiane, nell’universo nazi-fantasy di una compagine politica che nel suo tribalismo armato, se potesse, ripristinerebbe il Codice di Hammurabi, qualora non fosse troppo moderno.
Quando si parla di stupro (lo stesso che i gialloverdi augurano on line con cadenza quotidiana al nemico del giorno), se ogni volta comincia tra leghisti e grillini in cerca di visibilità un patetico rilancia e raddoppia di provvedimenti severissimi a chiacchiere, che fanno il paio con la totale assenza di certezza della pena, per mostrare ai propri elettori chi ce l’ha più lungo… “dieci anni di carcere per gli stupratori… No! Almeno 20 anni! Ergastolo!! CASTRAZIONE!!!”… allora è fin troppo ovvio che non ci sia in realtà alcuna intenzione di affrontare seriamente l’odioso fenomeno e tutto si riduce a boutade elettorale.
É altrettanto ovvio che delle “donne” non freghi loro assolutamente nulla, essendo le stesse uno strumento funzionale ad una presunta egemonia maschile, che si sente costantemente minacciata dall’elemento femminile, tanto è inadeguata a relazionarsi con essa in modo paritario e che non sia mera sudditanza al “maschio” e lontanissima dalla realtà: una donna angelicata (a parole) ed orpello del focolare domestico da usare piacimento.

In pratica, una madonna laica, che sia però puttana a letto e schiava in casa: una via di mezzo tra colf, badante, oggetto sessuale, ed incubatrice di fanciulli da sfornare con cadenza annuale, per rinfoltire i ranghi dei nuovi balilla di regime alle guerre razziali.
In fondo, anche questa è tutta merda già abbondantemente vista in passato…

Ogni altra interpretazione di ruoli, insieme a tutto ciò che possa esulare dai rigidi schemi prestabiliti di una visione talebana, si configura allora come sovvertimento dell’ordine naturale, pretescamente dato: è contro natura, innaturale, diabolico; qualcosa di perverso, da redimere e perseguire in caso di recidiva… come gli eretici con la ‘santa’ inquisizione.
Ovvero, una disfunzione patologica da “curare” coattivamente, su precisa sintomatologia clinica, come avveniva ai bei tempi dei manicomi che si accompagnavano alle case chiuse. Perché una donna che non si sottomette, è pazza o puttana. In ogni caso va reclusa, affinché il contagio non si propaghi.

Hit Parade del mese:

01. A NOI!

[13 Mar.] «Annuncio che stiamo lavorando con l’ambasciatore francese per riprenderci la Gioconda.»
 (Matteo Salvini, Mitomane)

02. ALLOGENI & MERDONI (I)

[21 Mar.] «La cittadinanza a Ramy? Valuteremo.»
 (Matteo Salvini, il Valutatore)

02.bis ALLOGENI & MERDONI (II):
Poenitentiam agere

[22 Mar.] «La cittadinanza non è un biglietto del lunapark.»
 (Matteo Salvini, Bimbominkia)

02.ter ALLOGENI & MERDONI (III):
Cuique suum tribuere

[23 Mar.] « Rami vorrebbe avere lo ius soli? Lo potrà fare quando verrà eletto parlamentare.»
 (Matteo Salvini, il Bullo)

02.quater ALLOGENI & MERDONI (IV):
Dignus non est

[25 Mar.] «Io devo rispettare la legge e farla rispettare. Stiamo facendo tutti gli approfondimenti del caso. Purtroppo a stasera non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza a Ramy. Non posso regalare le cittadinanze, a oggi non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza.»
 (Matteo Salvini, l’Inflessibile)

02.quinquies ALLOGENI & MERDONI (V):
Filioque

[25 Mar.] «Sì alla cittadinanza a Rami: è come se fosse mio figlio.»
 (Matteo Salvini, il papà della patria)

03. ASSENZA DI SENSO

[03 Mar.] «Chiunque abbia un minimo di buon senso non vede alcun razzismo.»
 (Beppe Grillo, il Cieco)

04. PURE TERZANI!

[28 Mar.] «Il premio Terzani non promuove qualcosa di specifico e identificabile con la nostra realtà e funge in maniera marginale da traino per l’industria turistica. Terzani è diventato un Santo secolare, un oggetto di culto, complimenti a chi è riuscito a imporlo associandolo a un’idea di alta qualità come persona, della quale io fortemente dubito anche perché ci sono autorevoli esponenti che sull’analisi storica di Terzani avrebbero mosso più di qualche critica.
Avevamo chiesto già in campagna elettorale un ripensamento di questa manifestazione…. c’è la necessità di condividere un progetto un po’ più vicino e un po’ meno lontano dalla città, più collegato alla nostra realtà locale e che consenta un confronto più ampio di posizioni…. Riguardo al premio nessuno discute la qualità letteraria degli scritti di Terzani, ma credo che il suo sia un modello molto distante dalla sensibilità della maggioranza dei friulani.»
 (Fabrizio Cigolot, ovviamente leghista)

05. LA MINACCIA FANTASMA

[28 Mar.] «È in atto un’aggressione mondiale alla famiglia naturale.»
 (Maria Giovanna Maglie, più bella che intelligente)

06. FUROR UTERINUS

[28 Mar.] «Il “codice rosso” è una norma che prevede che quando una donna fa una denuncia per violenza deve essere ascoltata entro tre giorni dal Pg o dal Pm. Così si può appurare immediatamente se si ha a che fare con una isterica o con una donna in pericolo di vita e salvarla.»
 (Giulia Bongiorno, la garante leghista)

07. MASTURBAZIONI FILOSOFICHE

[29 Mar.] «Coloro che converranno a Verona hanno le loro idee ma bollarli come gli alfieri di un ritorno al Medioevo significa, da una parte, delegittimarli prima ancora di discuterne (e caso mai confutarne) le tesi, dall’altra, mostrare di avere un’idea molto vaga e approssimativa del Medioevo, ove si sono forgiate le idee e le libertà del mondo attuale, come la storiografia attuale ci sta insegnando. Vedere il Medioevo come un insieme di “secoli bui” era strumentale alla retorica degli illuministi, che non a caso avevano una concezione del Progresso unilineare»
 (Corrado Ocone, sofista da tre euro)

08. L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI LORELLA

[04 Mar.] «Penso che sia importante ricordare che le elezioni che abbiamo fatto lo scorso anno erano elezioni che non facevamo da diversi anni. Ora non ricordo, ma noi non votavamo veramente per le politiche da quanto, forse dieci anni?»
 (Lorella Cuccarini, opinionista sovranista)

09. COLPO SU COLPO

[23 Mar.] «Ho capito il gioco di Salvini, è chiaro, ogni volta che otteniamo un risultato, lui prova a spostare l’attenzione su qualcosa che non va. Ma ora rispondo colpo su colpo.»
 (Luigi Di Maio, la pezza da piedi)

10. AGNUS DEI

[03 Mar.] «Chiunque vinca le primarie non dovrà temere da parte mia alcuna guerriglia come quella che io ho subito.»
 (Matteo Renzi, la vittima)

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Come è umano LVI

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , on 26 marzo 2019 by Sendivogius

Anche se l’esecutivo giallo-verde(bruno) ci sta abituando a tutto, un Ministro dell’Interno che bullizza un ragazzino di 13 anni ancora non s’era visto mai.
È più forte di LVI… Se non rilascia almeno una stronzata al giorno su twitter, si sente male; va in crisi d’astinenza da ‘social’. E riesce a polemizzare persino con un ragazzino che pure ha contribuito a sventare una strage di massa di bambini, pur di galvanizzare i prepuzietti bianchi del Ku Klux Klan nostrano ed assecondarne gli istinti nazistoidi, nella consueta caccia allo straniero per la criminalizzazione dell’immigrato in quanto tale. Pare infatti che un membro della famiglia del ragazzo (dopo la gloria, lo sputtanamento), una dozzina di anni or sono, sia stato denunciato per furto. E oh mio dio!! Non sia mai!?! ‘Sto balordo non avrà mica rubato 49 milioni di euro?!?
Che poi la cittadinanza la dovrebbe concedere pure ai familiari. E tanto basta, dinanzi ad una simile orda barbarica, a terrorizzare la latrina fascista nella quale il duce di ghisa pesca a piene mani i suoi consensi.
Il ministro applica la Legge, tipo: rispettare il silenzio elettorale durante le votazioni; restituire i 49 milioni che il suo partito s’è fregato e fatto prontamente sparire all’estero; perseguire quella roba strana… com’è che si chiama? Ah sì! “apologia di reato”… quale ad esempio la ricostituzione del disciolto partito fascista, foss’anche del terzo millennio. Ed in genere un ministro dell’interno dovrebbe tutelare la privacy e l’incolumità dei suoi concittadini, anche quelli che non sbavano per lui su facebook, invece di additare e dare in pasto ragazzine adolescenti ai suoi squadristi digitali per lo stupro virtuale in effigie, essendo le due bimbe ree di lesa maestà per aver osato contestare in pubblico l’aspirante Mussolini della pedemontana. Ovvero, un frequentatore seriale dei neonazisti della curva affianco, salvo farsi tanta meraviglia quando scopre che si tratta di delinquenti comuni dediti allo spaccio organizzato di stupefacenti.
E poco importa se poi l’integerrimo ministro ha ‘ceduto’ (qualcosa ai pupazzi a 5 stelle doveva pur cedere), concedendo alfine la cittadinanza ad personam con riserva, facendo passare la sua malignità per magnanimità, non appena ha capito che anche in un paese incattivito come il nostro, fare lo stronzo ad oltranza non premia.

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MAN IN BLACK

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , , , on 11 marzo 2019 by Sendivogius

Il Capitano ha fatto il bucato. E al contempo ha ritrovato pure chi gli stira di nuovo le camicie.
Esaurito il guardaroba di divise riassemblate in un patchwork di mostrine, stellette, alamari, distintivi, gradi finti e patacche varie, tutte spillate assieme dall’Arlecchino padano che cambia uniformi con più frequenza delle mutande, dopo le orripilanti felpe con segnaletica stradale aggiunta, il ministro più travestito d’Italia, messo da parte il cop-fetish, declina verso il sobrio e sceglie finalmente la tenuta originale che più gli si addice, per la sua sfilata all’eterno carnevale. Poteva mancare dunque la mitica camicia nera, a suggellare la sua personalissima parodia mussoliniana, onde eccitare i nostalgici in polluzione necrofila per quell’altro attore consumato che era il Benito in orbace?!?
È che gli riesce proprio naturale, anche se deve ancora esercitarsi sulla mimica facciale e protendere meglio il mascellone volitivo,
affilando la faccia da deficiente spiritato, meglio se in pose fantozziane per cartoline ricordo con annessi “Bacioni!” e sditazzate di ‘Nduja. Di questo passo, ce lo ritroveremo presto a torso nudo sopra una trebbiatrice, o in canotta e pantaloni ascellari in groppa ad un cavallo bianco; meglio ancora se con uno scolapasta in testa, mentre inarca il grugno in avanti e fa la faccia cattiva, scattando selfie di profilo per le masturbazioni di gruppo al fan-club ‘sovranista’ dei suoi squadristi da tastiera.

Libidine pazzesca, per il nuovo sex symbol a mano armata, che tanto agita le fantasie erotiche delle leggendarie casalinghe di Voghera.
Non avrà lo stesso fascino della divisa, ma al ppoppolo piace! Eppoi è risaputo che il nero sfina gli obesi.

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Il fascismo della divisa

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , on 24 febbraio 2019 by Sendivogius

 «La recente mania dell’uniforme sviluppata da alcuni politici italiani tradisce fantasmi che vanno esplorati, anche per capire meglio nelle mani di chi siamo caduti. Travestirsi è un atto comune nella storia dell’umanità. Nasce con il travestimento propiziatorio nell’animale che si desidera catturare. Con il Carnevale diventa un temporaneo nulla osta alla trasgressione purché dietro una maschera. Spesso a Carnevale ci si traveste da politici, per prenderli in giro.
È dunque comprensibile che anche i politici di questi tempi abbiano voglia di rispondere al fuoco. Non si capisce però questo accanimento contro le divise di onorati corpi militari, gli ultimi che un politico dovrebbe prendere in giro.
La psicologia chiama travestitismo il comportamento che spinge un individuo a indossare abiti del sesso opposto per raggiungere l’eccitazione sessuale. Come il bambino che nel percorso della sua maturazione sessuale indossa i vestiti della mamma di nascosto e la imita davanti allo specchio. Quando è un adulto a travestirsi le cose però si complicano e l’atto può essere rivelatore di traumi o di altre patologie. Soprattutto la divisa militare è carica di una simbologia che va dalla velleità di potere, alla presunzione di forza ma anche al mascheramento di una debolezza.
“L’uniforme traccia dei limiti, serve da totem, rivela o nasconde, conferma legittimità e sopprime l’individualità”, scrivono gli studiosi Nathan Joseph e Nicholas Alex dell’Università di New York. Il travestimento con la divisa attribuisce a chi non ce l’ha una reputazione e un’appartenenza, sopperisce con i galloni, seppur posticci, alla mancanza di un adeguato status sociale e di istruzione, all’incompetenza o alla scarsa credibilità. Con fantasiose divise si sono sempre camuffati tutti i dittatori, come i tanti despoti africani, da Bokassa a Amin Dada, che si coprivano il petto di medaglie, stemmi e cordoncini colorati. Fino all’inimitabile Gheddafi, che venne a Roma conciato come un ulano settecentesco.

La divisa lancia messaggi, delimita sfere di influenza. Nelle grandi occasioni il Maresciallo Tito usava indossare la divisa di ammiraglio della marina per asserire la sua appartenenza croata e bilanciare così lo strapotere serbo nell’esercito iugoslavo. Lo stesso fece dopo di lui Franjo Tudjman, per insinuare che era lui ora ad aver preso il posto e la divisa di Tito. Ma la divisa anche esimia dall’avere un’identità, una personalità propria, è di per se stessa mimetica e chi la indossa affida a un simbolo i propri connotati. Indossare la divisa del nemico è considerato un crimine di guerra ma solo se così camuffati si viene sorpresi a combattere.
Travestirsi resta comunque un atto controverso. Oggi è diventato offensivo travestirsi da pellerossa o da geisha giapponese, perché nella contorta filosofia del politicamente corretto, questa si chiama “appropriazione culturale” ed è considerata un sopruso. Insomma, solo un pellerossa può legittimamente travestirsi da pellerossa. Se non altro, noi italiani deteniamo l’esclusiva del travestimento da antichi romani.
La divisa, marziale e trucida, è sempre simbolo di virilità, di machismo ed è molto probabilmente questa la connotazione preferita dai politici che vi ricorrono. L’uomo forte, il fusto italico erede del celodurismo bossiano, che ha sempre vagamente strizzato l’occhio alla mascella prominente del Puzzone e alle sue pantomime in camicia nera. Ma secondo un articolo del New York Review of Books, molto spesso dietro alle velleità machiste di tanti dittatori si nasconde invece una mal vissuta omosessualità. Nel commentare la vittoria gialloverde alle elezioni italiane, Steve Bannon ricordò Mussolini e ne elogiò l’eleganza: “Aveva anche un sorprendente gusto nell’abbigliamento, con tutte quelle sue belle uniformi”. I media americani subito si tuffarono nelle allusioni omoerotiche dell’uscita di Bannon e vi trovarono tracce di quello che James Kirchick definisce il mascolinismo gay, molto diffuso nell’estrema destra americana e non solo. A cominciare dall’anarco-fascista Jack Donovan, leader del Lupi del Vinland, un gruppo tribalista i cui membri si radunano nei boschi per spalmarsi il corpo di fango e fare sacrifici animali. O dal simpatizzante nazista Philip Johnson che quando i nazisti invasero la Polonia scrisse che “le divise verdi tedesche mettevano allegria al paesaggio”.

circa 1930: Members of the SA, the paramilitary wing of the Nazi Party, stripped of their brown shirts. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

Theodore Adorno nel dopoguerra sviluppò la teoria di un’affinità fra l’omosessualità maschile e il totalitarismo sostenendo che gli omosessuali anelano a una figura paterna pre-edipica che impersoni ordine e disciplina. La loro diversità li spinge ad opporsi ad ogni egualitarismo e a praticare il culto del corpo, nutrendo simpatia per qualsiasi regime che si discosti dai valori tradizionali, nella speranza di non venire più ostracizzati. È un fatto che Ernst Röhm, il co-fondatore delle SA hitleriane, le future SS, dalle vistose divise marrone, era un dichiarato omosessuale. Hitler dapprima lo tollerò poi lo fece giustiziare mettendo a fuoco i suoi archivi che repertoriavano minuziosamente tutti i membri omosessuali delle SA.
 Da ultimo va ricordato Yukio Mishima, lo scrittore giapponese che creò un proprio corpo paramilitare, il Tatenokai, la cui sigla in inglese fa curiosamente SS, per reagire a quella che lui chiamava la femminilizzazione del Giappone, divenuto da paese militarista a popolo di “compositori di mazzi floreali”. Mishima fece karakiri a 49 anni e nel suo capolavoro “Confessioni di una maschera” racconta il risveglio sessuale di un gay.
Se ne può dunque concludere che non è tutto macho quel che è marziale e che certi travestimenti forse nascondono il desiderio di altri. Meglio dunque per un politico presentarsi nelle proprie vesti e con la propria faccia. Quando ne ha ancora una

 Il fascismo della divisa
  Diego Marani
  (18/01/2019)

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Sotto il vestito niente

Posted in A volte ritornano, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 20 gennaio 2019 by Sendivogius

E finalmente da buon ultimo arrivò anche Alfonso Bonafede, il ghignante guardasigilli a cinque patacche, che ora può sfoggiare il suo sgargiante costumino di carnevale ed entrare a pieno titolo nel club feticista dei travestiti al governo, tra i quali ovviamente a dettare la moda è sempre LVI, il questurino d’Italia, e già guardiano padano in tenuta verde pisello, che da quando è ministro della polizia ha completamento rinnovato il proprio guardaroba, attingendo agli accantonamenti di servizio.
LVI è convinto che faccia tanto “popolo” (o così devono avergli suggerito i suoi spin-doctor), così come al contempo esprima vicinanza al “corpo” che vorrebbe rappresentare e che stando alle evidenze considera cosa sua…
Sempre che il “corpo” in questione (a quanto pare ben felice di essere considerato una sorta di milizia personale di partito) si identifichi entusiasticamente con quello che, a ben vedere, assomiglia più che altro ad un imboscato in fureria, o al massimo ricorda i marmittoni alla grandi manovre…

Come quell’altro demente lì alla Difesa, mentre tenta di capire (invano) come si imbraccia un arx 160, e intanto punta la canna contro la persona a lui più vicina…
Evidentemente, se la mania per le uniformi è il tratto distintivo di ogni fascismo per rivestire il vuoto di uomini senza vergogna, ogni fascista si sceglie il duce surrogato che meglio lo rappresenta.

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ADOREMUS

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , on 9 dicembre 2018 by Sendivogius

Il Travestito al Viminale, col feticismo per le uniformi della polizia, ancora non l’ha capito di essere un ministro della Repubblica e che le adunate delle camicie nere, per la venerazione del ‘Capitano’ nella rievocazione vintage del “sabato fascista”, mal si addicono ad una democrazia dove un vicepremier non stila liste di proscrizione dei nemici da far bastonare ai suoi squadristi digitali (dalla camicia verde a quella nera il passo è breve), mentre promette di fare di nuovo grande l’Italia, scimmiottando quell’altro bullo cotonato d’Oltreoceano che per lo slogan s’è ispirato direttamente al Ku Klux Klan.
E non si capisce bene se, giusto in ordine di grandezza, pensa di dichiarare guerra all’Austria-Ungheria, o rifondare la Reggenza del Carnaro per l’annessione dell’Istria e Dalmazia, o più modestamente si ispira ai fondali di cartapesta dell’Italietta dai fasti littori dove far giocare i suoi nazisti dell’Illinois.
Eccolo là! Mentre lancia l’OPA su Roma, convinto che il suo terrorismo securitario basti a far breccia sugli smaliziatissimi quiriti, attorniato dai manipoli in trasferta di quegli stessi “terroni di merda”, che fino a qualche tempo fa avrebbe voluto lavare col fuoco, e che ora giungono a Roma per l’Adoremus dell’ultimo omino della provvidenza, tra un ragù griffato ‘STAR’ ed altri impellenti interrogativi esistenziali su “cosa me magno stasera”, la sua ricetta ideale l’ha già trovata: Dio-Patria-Famiglia, perché alla fine sempre lì si va a pescare, in una piazza estasiata, dove avrebbe potuto gridare di tutto… da “Viva Maria!” a “Viva la mamma!” (ma anche un viva la fica e che dio la benedica non avrebbe fatto alcuna differenza)…

Se la cava invece con un surreale “W gli spaghetti” (!), tanto è l’entusiasmo della folla dinanzi al duce ritrovato in abiti da messia, per il quale non contano le idee ma le suggestioni che la paura riesce ad evocare, quando abilmente manipolata.
Dal sovranismo al sanfedismo, dopo aver predicato per anni la secessione della fantomatica repubblica di padania prima della svolta reazionaria, il Salvini nazionale, in una versione stranamente ecumenica, invoca la protezione divina ed inneggia al crocifisso, da brandire possibilmente come un manganello nella crociata contro negri, musulmani, ed altre calamità immigrate, da respingere a colpi di cotechino e casette di truciolato (made in China), con “sacra famiglia” inclusa, catapultate sugli zucchetti dell’infedele invasore, in una pioggia salvifica di bambinelli e madonne.
E poco importa se poi il presepe, assurto ad emblema dei “valori e della cultura italiana” (ohé addirittura!), a ben vedere rappresenta due profughi (incinta Lei e cornuto Lui) che vengono alloggiati abusivamente in una stalla occupata (e la cometa di Halley parcheggiata sopra), mentre tutto intorno a loro si agita una folla di straccioni, vù cumpra ed altri venditori abusivi, che schiamazzano nel cuore della notte, con tre loschi stranieri con turbante e palandrana, tra i quali il negro Baldassarre, che offrono sostanze strane di dubbia provenienza, in un paesaggio mediorientale tra palme e cammelli.

Si tratta senza dubbio di una rappresentazione fondamentale, una fotografia fedele, della “nostra cultura e identità nazionale”, per i tradizionalisti del tweet accanto che evidentemente, tra un saluto romano ed un omaggio allo Zio Adolfo, non ne hanno capito bene il significato.

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