Archivio per Eugenio Scalfari

LA PALUDE

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 dicembre 2013 by Sendivogius

Dagobah

Non esaltare i più capaci
fa sì che il popolo non contenda,
non pregiare i beni che con difficoltà s’ottengono
fa sì che il popolo non diventi ladro,
non ostentare ciò che può desiderarsi
fa sì che il cuore del popolo non si turbi.
Per questo il governo del santo
svuota il cuore al popolo
e ne riempie il ventre,
ne infiacchisce il volere
e ne rafforza le ossa
sempre fa sì che non abbia scienza né brama
e che colui che sa non osi agire.
Poiché egli pratica il non agire
nulla v’è che non sia governato.”

 Lao Tzu – Tao Te Ching
 “Tenere tranquillo il popolo”

Lao Tsu La leggenda narra che tra il concepimento ed il parto del saggio Lao Tzu siano intercorsi non meno di otto anni, al termine dei quali il filosofo pensò bene di nascere già vecchio da un’ascella della madre.
I ‘saggi’ della Consulta hanno invece impiegato la bellezza del medesimo tempo, per partorire un giudizio di legittimità sulla famigerata legge elettorale, meglio conosciuta comeporcellum in omaggio al suo porcino relatore, scegliendo ben altro sfintere in più bassi e imbarazzanti pertugi per rilasciare così sofferta decisione. Non v’è dubbio che, se solo avessero potuto, avrebbero impiegato almeno altri 80 anni prima di addivenire a scomoda sentenza.
Dopo lungo tergiversare, il travagliato parto ha generato un monstrum giuridico che, di fatto, sposta le lancette dell’orologio a prima del 1992 ai bei tempi del CAF (Craxi-Andreotti-Forlani); stravolge l’impianto maggioritario della legge e ripristina un sistema proporzionale puro, condannando l’Italia alla palude dell’eterno compromesso al ribasso ed alla paralisi istituzionale, nell’impossibilità di costituire maggioranze certe. È un risultato che va oltre ogni più rosea aspettativa dei gruppuscoli centristi e neo-democristiani, che con un peso elettorale irrilevante si troveranno a condizionare ogni azione di governo, sancendo di fatto il passaggio dalla “dittatura della maggioranza” a quella della minoranza (anche la più infima).
yodaIn pratica, la Corte costituzionale ha bocciato parte dell’attuale legge elettorale, constatandone l’illegittimità (premio di maggioranza abnorme e liste bloccate). Al contempo (e per ovvie ragioni!) ha negato ogni effetto retroattivo della sua decisione, per un motivo semplicissimo e che naturalmente sfugge all’intelligenza ensifera dei pentastellati: dichiarare nulla l’intera norma, a partire dalla sua promulgazione, vorrebbe dire dichiarare illegittimo non solo l’attuale parlamento (inviso quanto si vuole ma democraticamente eletto), ma pure tutte le precedenti legislature degli ultimi otto anni. Questo vorrebbe dire che tutte le leggi, le normative, le ratifiche, le nomine in ambito pubblico e istituzionale effettuate in tale lasso di tempo risulterebbero NULLE. Parliamo dell’azzeramento di tutti (o quasi) gli organi di giustizia amministrativa e dello Stato: dai vertici delle Forze Armate alla Pubblica Sicurezza; dal Consiglio di Stato alla Corte Costituzionale; dal CSM alla Corte dei Conti, passando per le autorità indipendenti di controllo.
Cosa che creerebbe un vulnus legislativo e costituzionale, senza precedenti dai tempi forse della caduta dell’Impero romano d’Occidente.
TaifalesContemporaneamente però la Consulta sembra voler rigettare ogni “reviviscenza” normativa, ovvero il ritorno alla legge elettorale maggioritaria precedente (il c.d. mattarellum), conservando invece l’impianto proporzionalista e assolutamente paralizzante dell’attuale legge, data la composizione elettorale, lasciando l’iniziativa di ogni modifica o integrazione alle Camere attuali, peraltro incapaci di legiferare alcunché e comunque menomate dalla decisione della Consulta che di fatto mina implicitamente la loro legittimità.
Che il “porcellum” fosse inficiato fin dal principio da evidenti vizi di costituzionalità era cosa nota e risaputa, insieme alla scandalosa anomalia delle modalità che portarono alla sua indecente stesura, tanto da non richiedere tempi biblici per averne conferma.
Goffamente, la Corte costituzionale ne ha ritardato il più possibile la bocciatura, nella vana speranza che il parlamento provvedesse da sé a risolvere la questione, affidando la risoluzione ad un politicume impresentabile che del problema era origine e causa integrante.
Succede, quando si affida la stesura delle leggi dello Stato ad un leghista semianalfabeta del varesotto, con diploma da odontotecnico, che favoleggia la secessione di fantomatiche padanie e si diletta in riti celtico-pagani.
Ciampo La continua dilazione della Suprema Corte era necessaria soprattutto per non smerdare l’operato di un Presidente della Repubblica assolutamente inadeguato ed enormemente sopravvalutato. Parliamo di quel Carlo Azeglio Ciampi che, a poche settimane dalle elezioni politiche del 2006 e in totale sfregio dei risultati referendari, approvò senza colpo ferire la modifica della legge elettorale, promulgando un pateracchio palesemente incostituzionale e appositamente confezionato, per mutilare la vittoria dell’allora centrosinistra di Romano Prodi bloccandone l’esecutivo.

La nuova legge elettorale, subito definita a scanso di equivoci una “porcata” dal suo degno autore, costituiva in fondo l’ultima di una lunga serie di leges ad personam, frettolosamente approvate dal presidente Ciampi, senza battere il cespuglioso ciglio, come del resto era già avvenuto per tutti gli altri obbrobri legislativi presentati nel corso del suo nefasto settennato,
Forse, Carlo A. Ciampi non è stato il presidente peggiore, ma di certo resta il più pavido di tutta la storia repubblicana, che con la sua ignavia ha contribuito a puntellare l’anomalia berlusconiana, approvando qualsiasi porcata (lodi, prescrizioni brevi, il-legittimi impedimenti con suspicioni annesse..) gli sia stata sventolata sotto il suo istituzionale naso, insensibile all’olfatto e permeabile all’indecenza.
ScalfariOvviamente, il divinizzato Ciampi, non poteva non diventare il mito di quell’Eugenio Scalfari, che ha fatto del NAPO II la divinità ispiratrice dei suoi sermoni domenicali.
Sperare che il Parlamento in carica sia in grado di poter approntare una nuova legge elettorale, sciogliendo il nodo dell’attuale paralisi, è una vana e pia illusione. Il proporzionale puro, che scaturisce dalla decisione della Consulta, garantisce un potere di ricatto e di veto, praticamente illimitato, a qualsiasi Razzi in circolazione e qualunque insignificante formazione politica bivacchi tra Camera e Senato. Difficile credere che una pletora di mestieranti della politica possa bonificare l’imminente palude parlamentare, in cui si accingono a sguazzare ad libitum. Inutile Napoconfidare nel dilaniato partito bestemmia, che per non compromettere una “governabilità” impossibile ha depennato il provvedimento dalle urgenze in agenda: questa è gente che invece di modificare una legge costruita appositamente contro Prodi ed il suo centrosinistra, ha preferito trombare il proprio leader storico per costituire un governo di “larghe intese” con chi quella legge impose, tenendosi integra la “porcata”.
Non resta che attaccarci al TAO…

Laozi

Il Tao in eterno non agisce
e nulla v’è che non sia fatto.
Se principi e sovrani fossero capaci d’attenervisi,
le creature da sé si trasformerebbero.
Quelli che per trasformarle bramassero operare
io li acquieterei con la semplicità di quel che non ha nome
anch’esse non avrebbero brame,
quando non han brame stanno quiete
e il mondo da sé s’assesta.

 Lao Tzu – Tao Te Ching
 “Esercitare il governo”

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Mercati senza volto

Posted in Business is Business, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 luglio 2012 by Sendivogius

Dinanzi al susseguirsi di “Venerdì neri”, di “borse” al massimo ribasso, mentre gli spread si impennano incontrollati oltre i 500 punti, le tecnostrutture europee perseguono imperterrite nella cura letale, piuttosto che prendere atto della nefasta inefficacia delle politiche ultra-monetariste all’origine dell’attuale crisi economica e con le quali invece ci si ostina a risolvere un problema di cui sono la causa costante.
Se la farsa non preannunciasse un’imminente tragedia, sarebbe quasi divertente riepilogare gli ossimori coi quali, alla stregua di un velo pietoso, gli ostensori del Governo Monti cercano di coprire un fallimento annunciato, dopo fiumi di editoriali incensatori e nonostante le strombazzate “riforme epocali” in contiguità col lessico berlusconiano.
Il caso più emblematico rimane comunque quello di Eugenio Scalfari: il Machiavello liberal, che da almeno 30 anni sbaglia nella scelta del “Principe” da consigliare, mentre si agita in una ampolla di vetro sempre più angusta. Nella sua consueta omelia domenicale, l’anziano fondatore de La Repubblica si esercita nella difficile arrampicata sugli specchi, sostenendo ciò che fino a qualche settimana prima aveva negato recisamente: scioglimento anticipato delle Camere, col famigerato ricorso alle elezioni in autunno.
E piuttosto che rimettere in discussione le proprie certezze assolute (che ormai trascendono la realtà entrando nell’universo della metafisica), raggiunge vette parossistiche nella mistificazione del problema:

Naturalmente non sarebbe certo uno scioglimento determinato dal cattivo esito della politica di Monti. Al contrario: proverrebbe da una valutazione positiva dell’operato del governo e dai suoi dieci mesi di attività. Di qui la necessità di proseguire quella politica non più affidandola ad un governo tecnico ma con la diretta partecipazione di esponenti politici, come del resto Monti avrebbe voluto che avvenisse anche nel governo attuale.

  Eugenio Scalfari
  (22/07/2012)

Più che altro, il povero Scalfari suscita ormai tenerezza, ridotto com’è all’ombra di sé stesso e del grande giornalista che fu un tempo.
Nei fatti, la “valutazione positiva” è una recessione di lungo corso, col crollo verticale di tutti i parametri di crescita; una disoccupazione reale di gran lunga superiore al 10% (con punte del 35% per quanto riguarda gli under-40); il tracollo della produzione industriale ed il collasso dei redditi, con una contrazione dei consumi ed una progressiva retrocessione ai livelli di vita da anteguerra; un tessuto sociale sfilacciato e dissanguato, ma prossimo all’esplosione…
Sull’efficacia della politica estera del premier Monti e sulla sua capacità di influire in ambito europeo, è meglio lasciar perdere…!
È evidente che il “governo tecnico”, nella sua inefficacia strutturale, non è capace di convincere gli investitori esteri (nonostante i viaggetti promozionali del premier) e tanto meno è in grado di offrire un valido argine contro una speculazione senza freni, nel macroscopico vuoto di regole condivise. E sarebbe assurdo pretendere che un elite tecnocratica di banchieri, e uomini cresciuti nel grembo del potere finanziario, possa agire in tal senso.

È altresì evidente che, nonostante l’affastellarsi delle manovre di bilancio e di emergenza, non si assiste alla tanto invocata virata virtuosa, né al cambio di percezione dei “mercati” che sul fronte italiano, dopo aver sfondato le difese di Grecia e Spagna, sperano di riuscire ad aprire la breccia che farà crollare la fortezza euro, con la Germania trincerata nel bastione delle Bundesbank che spera di superare l’assedio mandando al macello l’Europa meridionale, traendo però il massimo beneficio per sé.
E sarà bene precisare che nessun Paese, per quanto possa essere ‘ricco’, può pensare di uscire da una asfissiante spirale recessiva con manovre che si susseguono oramai a ritmo mensile, per un importo complessivo che si aggira attorno ai 60 miliardi di euro all’anno, ai quali vanno aggiunti i circa 80 miliardi di interessi da pagare sul debito (che cresce unicamente a causa degli spread), con l’unico effetto di drenare la ricchezza privata, prosciugare i risparmi familiari, distruggere lo Stato sociale e paralizzare l’economia reale, strettamente interconnessa col mondo delle commesse pubbliche.
Le si chiami pure manovre correttive.. aggiuntive.. straordinarie.. l’impatto non cambia.
L’ultima tranche di questa macelleria sociale che sembra non conoscere fine né decenza, è la “revisione di spesa”, per indicare la quale si preferisce il suo omologo inglese: spending review… Così il giornalino degli squali di Wall Street capisce meglio! A quanto pare, le leggi scritte sulla carne viva degli italiani vanno formulate secondo le prospettive degli speculatori e non in funzione della cittadinanza che quei provvedimenti li subisce e li paga, senza meritare risposte né rassicurazioni.

Pertanto, la spending review del direttorio tecnocratico, con i suoi 9 miliardi di tagli tutti a carico di Comuni ed enti locali, rischia di paralizzare nei fatti l’attività dei servizi di base, che in tal modo saranno pronti per essere dismessi, smantellati e privatizzati, secondo l’ideologia dominante e pervadente del neo-liberismo d’assalto, che fa delle crisi economiche il proprio trionfo nel ribaltamento del suo fallimento. Si chiama razionalizzazione dei servizi: un termine molto in voga, che nel mondo del Lavoro ha sostituito la parola licenziamento. Nelle imprese infatti non si licenzia più, si razionalizza, in conformità col nuovo gergo fatto di esodati ed esodandi, intermittenti e somministrati, nella ricerca di un neologismo tecnocratico sempre attento a non nominare mai la ‘persona’, negando pervicacemente la dimensione umana del problema.
Naturalmente, visto il successo della prima revisione di spesa, si parla già di una seconda spending review per altri 10 miliardi di tagli ulteriori.
 Tagli che NON riguarderanno gli indecenti emolumenti dei manager pubblici, per i quali basterebbe ripristinare la norma sul tetto degli stipendi (prontamente abolita del Governo Berlusconi)… Tanto per dire, mentre si comprimono salari inferiori ai 2.000 euro al mese (naturalmente per esigenze di risparmio), all’insegna della ritrovata sobrietà montiana, il nuovo direttore generale della RAI, Luigi Gubitosi, dovrà accontentarsi di appena 650.000 euro all’anno. E, come ci insegna l’accoppiata Monti-Fornero, siccome il posto fisso è noioso e il lavoro non è un diritto, per Gubitosi è già pronto il contratto a tempo indeterminato. Tempi magri anche per il presidente Anna Maria Tarantola, che dovrà farsi bastare la miseria di soli 430.000 euro all’anno. Rispettivamente, l’uno proviene da Bank of America e l’altra dalla Banca d’Italia. Pare che il Professore della Goldman non frequenti e conosca altro che banchieri. Come ebbe a dire una volta Carlo Freccero: “sembra che Monti abbia una banca al posto del cervello”.
È superfluo dire che non verranno riviste le aliquote per gli evasori che hanno aderito allo scudo fiscale, pagando un irrisorio 5% sui soldi evasi. La motivazione montiana è stata che il governo non poteva mica venire meno al patto sottoscritto coi suoi cittadini (i LADRI): ne sarebbe valsa la credibilità del sistema. Oh parbleu!
Il patto invece è stato considerato revisionabile (e violabile), nel caso degli oltre 300.000 lavoratori che avevano sottoscritto i piani di uscita con le aziende e con la Pubblica Amministrazione, in virtù della razionalizzazione del personale. E che ora si ritrovano senza lavoro e senza stipendio, per aver creduto nella parola dello Stato e nel rispetto degli accordi contrattati. Non per niente, dinanzi ad una giubilante platea di banchieri, Mario Monti ha avuto modo di spiegare come “la concertazione sia tra le cause dei nostri mali” e all’origine dell’attuale crisi finanziaria.
Naturalmente, a tutt’oggi, non è stato sottoscritto il Piano Rubik: la convenzione fiscale con la Svizzera, che permette di recuperare le tasse evase dagli italiani, con depositi bancari in territorio elvetico. Il governo italiano tergiversa perché considera il piano dannoso e controproducente. Infatti è molto meglio chiudere gli ospedali e ritornare alla carica con la privatizzazione dell’acqua nonostante gli esiti referendari. Ai ‘mercati’ piace di più.
Tanto per dire, la convenzione ha fruttato alla Germania (che l’ha ratificata) qualcosina come 4 miliardi di euro, praticamente piovuti dal cielo. Evidentemente, i tedeschi non hanno avuto di queste preoccupazioni.

E non verranno riviste le spese militari per l’acquisto dei costosi giocattolini voluti da Giampaolo Di Paola, ammiraglio e ministro, per armare la sua nuova portaerei Cavour (costata 1,5 miliardi di euro). Oltre agli ormai famosi F-35 (l’aereo più costoso ed inutile della storia), ci sono i circa 4 miliardi previsti per l’acquisto dei nuovi elicotteri NH-90 per la Marina. Poi ci sono altri 5 miliardi per la realizzazione delle fregate FREMM, specializzate in bombardamento costiero e fuoco di copertura, in appoggio alle operazioni di sbarco. Si tratta di navi che, per uno strano caso, a noi sono costate molto di più dei francesi.
E non mancano gli 1,3 miliardi di euro per l’acquisto di droni aerei senza pilota. A questi vanno aggiunti i costi ordinari per le missioni estere (1,4 miliardi), tra le quali bisognerà includere la decennale presenza in quella terra di libertà e democrazia chiamata Afghanistan, per splendidi risultati evidenti a chiunque. Infine, esiste un preventivo di spesa attorno ai 12 miliardi di euro (per difetto), inerente il programma di digitalizzazione per la creazione del Soldato del Futuro.

Dopo qualche sforbiciata, nonostante le esigenze di bilancio, i programmi non sono stati ridimensionati più di tanto, per non scontentare le lobby che gravitano attorno alla Difesa.
È più utile chiudere le scuole e raggruppare 30 alunni per classe.
Quando non parlano di gay, di primarie, di alleanze elettorali, ogni tanto giunge qualche colpetto di tosse pure dai banchi del PD: il partito “serio e responsabile” per antonomasia:

Non accettiamo tagli al sociale, che per noi significa sanità, scuola, servizi sociali di base dei Comuni.”

Pierluigi Bersani
 (05/07/2012)

Perché, sennò che fai?!?
Monumento all’Inutile, che fluttua smarrito nel vuoto pneumatico del partito bestemmia, Bersani non si rende evidentemente conto di ciò che supinamente sottoscrive e vota.

  “AMORE CRIMINALE”
   di Alessandra Daniele

«La strategia del PD non è né incerta, né ambigua, è d’una semplicità elementare, ed è perseguita con determinazione granitica: ”l’Italia è in maggioranza di destra, quindi per avere la maggioranza bisogna essere di destra”.
Non c’è da stupirsi che per i dirigenti PD i diritti civili siano sempre subordinati ai capricci del Vaticano, proprio come i diritti dei lavoratori sono sempre subordinati ai profitti delle banche. La marcia verso destra del PD è cominciata quando si chiamava ancora PCI, e ogni anno segna una nuova tappa in quella direzione: con questo ritmo, entro la legislatura sorpasserà a destra Casini, ed entro il decennio doppierà Pinochet.
Eppure, nonostante questo fa-shift, questa progressiva deriva fascista del PD, milioni di elettori di sinistra continuano a votarlo, a considerarlo un’opzione legittima, anzi, a volte l’unica opzione praticabile. A guardarli si prova lo stesso misto di rabbia e compassione provocato dalle truci docufiction di Amore Criminale su certe mogli convinte che l’uomo che le pesta, le tradisce, e le deruba sia innamorato di loro, e sia recuperabile. Finché lui le massacra e le butta in un fosso, magari dando la colpa agli ”stranieri”, oppure, se colto sul fatto, alle ”voci nella testa”.
Per il corrente massacro del Welfare e dello Statuto dei Lavoratori, gli stranieri espiatori sono stati prima i greci, poi i tedeschi, ora gli spagnoli, mentre le ”voci nella testa” restano sempre quelle della BCE.
Da quasi vent’anni la classe dirigente dell’attuale PD rastrella voti spacciandosi come l’unico possibile argine al berlusconismo, contribuendo a produrre quasi vent’anni di berlusconismo, durante i quali tutte le sinistre sono state accuratamente spazzate via dal Parlamento fino all’ultima briciola, e tutte le destre sono cresciute e si sono moltiplicate come scarafaggi.
Le uniche due parentesi governative gestite dalla classe dirigente dell’attuale PD sono state caratterizzate da alcune delle iniziative più di destra del ventennio, come l’approvazione del pacchetto Treu, che ha dato il via alla precarizzazione del lavoro, e i bombardamenti di Belgrado, con le conseguenti stragi di civili. Mentre gli interessi politico-economici di Berlusconi venivano protetti e favoriti.
Tutte le politiche più di destra del ventennio attuate dai governi Berlusconi hanno sempre avuto l’approvazione della classe dirigente dell’attuale PD, privatizzazioni, precarizzazioni, lottizzazioni, criminalizzazioni del dissenso, spedizioni coloniali, e stangate finanziarie. Tutte le iniziative e le manifestazioni in netta difesa dei lavoratori e dei diritti civili hanno ricevuto dal PD reazioni ostili, dalla diffidenza allo scherno, fino alla condanna, e alla denuncia.
Ancora oggi, nonostante il catastrofico fallimento delle politiche socio-economiche di destra, chiunque si azzardi a proporre al PD iniziative di sinistra viene trattato da illuso, rompicoglioni, sabotatore, e terrorista.
Che in Italia ci sia ancora qualcuno deciso a votare Berlusconi non mi stupisce: so che gli stronzi esistono. Le persone di sinistra ancora disposte a votare PD invece mi fanno schizzare gli occhi dalle orbite come in un cartone animato di Tex Avery. Mi domando quale altra porcata dovranno ancora fare i dirigenti del PD, mentre vanno a caccia dei voti di Casa Pound, per perdere i loro

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La Congiura delle Salme

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 luglio 2012 by Sendivogius

Hai problemi di natura legale? Ti hanno convocato per un confronto in tribunale e proprio non vuoi saperne di presentarti? Hai pasticciato con le deposizioni, raccontando cazzate al magistrato di turno, e adesso hai paura di inguagliarti? Non hai nemmeno (più) l’immunità parlamentare?!?
Telefona a Giorgio! Consulenze h.24 e patrocinio gratuito, con i migliori esperti a tua totale disposizione. Nel pacchetto di assistenza, all inclusive e senza costi aggiuntivi, è ricompreso l’interessamento diretto del procuratore generale della Cassazione, “sempre a disposizione”, ed eventuali interventi disciplinari contro quei tribunali indiscreti che tanto tediano la tua presunzione di impunità disturbando la quiete degli Intoccabili.
Che cosa aspetti?!? Chiama subito al nostro centralino (tel. 06/46991) e chiedi dei nostri esperti giuridici! Troverai cortesia e competenza. Oppure scrivi all’indirizzo: Palazzo del Quirinale – P.za del Quirinale, 00187 Roma. Perché i tuoi problemi sono i nostri problemi.
Il servizio però non è per tutti, ma solo per gli “amici”; in compenso, ti sembrerà di essere come in una grande Famiglia
O almeno è quello che deve aver pensato Nicola Mancino (classe 1931), ex vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ex Presidente del Senato, ex ministro degli Interni, e tutt’altro che casualmente indagato per falsa testimonianza, nell’ambito della più vasta inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia, durante un altro “governo tecnico” (Carlo A. Ciampi). Perché mentre in Italia scoppiavano le autobombe ed intere autostrade saltavano per aria, ‘qualcuno’ all’interno delle istituzioni trescava con le cosche dei Corleonesi, promettendo favori e trattamenti di riguardo per i boss detenuti.

Nicola Mancino fa parte di quel folto gruppo di smemorati, tra ex ministri ed ufficiali del ROS dei Carabinieri, che pressati dalla magistratura hanno finalmente ritrovato la memoria a 20 anni di distanza dalle stragi mafiose, dei depistaggi che ne seguirono, e delle intollerabili reticenze, per le quali questi “uomini (o ominicchi?) dello Stato” sono indagati.

Naturalmente, il problema non è il fatto che un privato cittadino telefoni a Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del Presidente della Repubblica, per chiedere l’intervento presidenziale sugli uffici giudiziari che indagano su di lui. E non è un problema che il dott. D’Ambrosio (invece di scaricarlo subito) si prodighi in consigli, garantendo il proprio interessamento.
Il problema non risiede nel fatto che un inquisito si rivolga direttamente alla massima carica dello Stato, trovando nel presidente Giorgio Napolitano un attento ascoltatore. Non risiede nel fatto che Mancino (non si capisce a che titolo) solleciti ripetutamente un intervento contro i magistrati delle procure siciliane di Palermo e Caltanissetta, intenzionati a vagliare le testimonianze dell’indagato Mancino e curare le sue amnesie, tramite quello che assomiglia tanto ad un incidente probatorio. Se così fosse, è lecito ipotizzare un prossimo rinvio a giudizio dell’ex sen. Mancino e meglio si comprendono le resistenze di quest’ultimo.
Il problema non consiste nel fatto che, non contento, il Mancino sotto indagine abbia preso contatti pure con l’ex Procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, e con il suo successore Gianfranco Ciani, opportunamente attivati dal presidente Napolitano, affinché facessero pressioni su Piero Grasso, procuratore nazionale anti-mafia, per sopire e troncare.
No, il problema è tutto concentrato nel fatto che le pressioni e le richieste improprie, che Mancino ha esercitato in questi mesi presso il Presidente della Repubblica, siano venute a conoscenza degli inquirenti che si occupano dell’indagine sul Mancino medesimo.
E invece di dare delle spiegazioni e, soprattutto, pretendere risposte coerenti su alcuni degli eventi più gravi della storia repubblicana, che coinvolgono settori non indifferenti delle Istituzioni, il presidente Giorgio Napolitano solleva un conflitto di attribuzioni, appellandosi alle sue prerogative costituzionali e trincerandosi dietro un formalismo pandettista, che in realtà elude il problema di base e non fa onore all’uomo né all’istituzione che rappresenta.
Come se non bastasse, se la prende con i pochi quotidiani che parlano criticamente della vicenda e sollevano dubbi legittimi, ai quali continuano a non essere date risposte.
Con una durezza che ha pochi precedenti, il Capo dello Stato sceglie la prova di forza e si rivolge invece alla Suprema Corte, chiedendo l’intervento dell’Avvocatura di Stato, presupponendo interventi sanzionatori nei confronti delle procure antimafia… È una procedura legittima, ma che sembra comunque spropositata e, a tratti, perfino inopportuna. Certo è discutibile questo giro anomalo di telefonate informali tra “compaesani” (è preponderante la componente campana tra i principali protagonisti), che ci restituisce un’immagine borbonica della Giustizia nel balletto istituzionale del clan ottuagenario dei Bella Napoli.
A noi la ritrovata intraprendenza del presidente Napolitano solleva qualche perplessità… Avremmo gradito più coraggio e più tempismo in altri frangenti ed in diverse circostanze: PRIMA che la Casa comune andasse in fiamme, tra i sollazzi del papi e la sua corte di ruffiani.

Che Giorgio Napolitano stia travalicando il suo ruolo istituzionale, sulla scia di un’emergenza oggettiva, con un’intraprendenza politica e decisionale quantomeno anomala, attraverso l’esercizio costante di un potere di condizionamento ai limiti delle proprie funzioni, è un sospetto che comincia a prendere sempre più sostanza nella sua evidenza.
Le prove in tal senso non mancano… facciamo qualche esempio:
A) L’imposizione di Mario Monti, insieme ai continui interventi, anche duri, contro ogni atto parlamentare che possa limitare l’azione di quello che si configura, a tutti gli effetti, come un “Governo del Presidente”, nell’attribuzione di un potere ormai senza vincoli né contrappesi. E per di più in assenza di un mandato elettivo e di una vera legittimazione democratica.
B) L’assoluta inerzia con la quale (non) viene affatto considerato lo spropositato ricorso alla decretazione d’urgenza ed il ricorso esasperato al “voto di fiducia”, che in passato erano stati invece sanzionati più volte dal presidente Napolitano coi suoi appunti alle Camere. A questa si aggiunga la costante forzatura dei regolamenti parlamentari e della stessa dinamica legislativa. Forse il Presidente non se ne è accorto, ma qui siamo dinanzi ad un Parlamento in cui non si discute più di nulla; dove non si legifera alcunché; dove le proposte di legge vengono presentate in pacchetti blindati, sotto forma di decreti, su diretta presentazione governativa, senza possibilità di emendamenti né di modifiche da parte delle Camere. Da votare a scatola chiusa ed in tempi serrati (ce lo chiede l’Europa!). Un parlamento, di fatto cassato, dove è il Capo dello Stato, insieme alla sua emanazione alla Presidenza del Consiglio, a decidere l’agenda legislativa… E d’altronde parliamo di un’Assemblea che ha rinunciato da tempo ad ogni forma di rappresentatività ed iniziativa, abdicando di fatto alle proprie funzioni.
C) E quantomeno discutibile è l’attivismo dei consulenti giuridici del Quirinale, nella stesura di provvedimenti legislativi come la normativa sulle intercettazioni ambientali (che guarda caso coinvologono lo stesso presidente Napolitano) e sulle cosiddette “leggi bavaglio” che limitano la circolazione di informazioni eterodosse, fuori dalle meglio controllabili piattaforme mainstream. Attualmente, la priorità è la revisione della legge elettorale, per arginare l’ascesa del fenomeno Grillo alle prossime elezioni politiche, che nella sua confusionaria imprevedibilità rischia di scompaginare giochi già decisi. Evidentemente, l’eco del famoso ‘BUM’ alle elezioni amministrative è arrivato in ritardo alle orecchie del presidente Napolitano, che ora freme per approntare le contromisure e tutelare la sua creatura: il Frankenstein-Monti.

Tuttavia, in questa sagra tutta gerontocratica di livorosi nonnetti, ancora più anomalo è l’iper-attivismo di Eugenio Scalfari, proprio in merito allo strano caso di Nicola Mancino. L’anziano fondatore de La Repubblica, con un’iniziativa pressoché isolata, in queste ultime settimane si è dato molto da fare e non ha mancato di comunicarci i suoi incontri riservati con Giorgio Napolitano, attivando una difesa per procura del Presidente e polemizzando ripetutamente con i magistrati di Palermo, coi quali ha intavolato un estenuante botta e risposta. Con una serie di repliche ad oltranza, da parte di chi è abituato ad avere l’ultima parola, la vittoria dialettica gli ha arriso per sfinimento della controparte. E naturalmente il buon Scalfari non ci ha risparmiato le solite lezioncine sulla democrazia liberale, secondo l’unica prospettiva possibile (la sua).  Né poteva mancare la rievocazione dei miti scalfariani, pescati direttamente dal suo personale album delle figurine antiche e moderne (si fa per dire!). È curioso che l’intera azione avviata dal Quirinale sia stata anticipata proprio dall’intraprendente Scalfari e ne ricalchi fedelmente i suggerimenti, quasi fosse stata concordata in comune…
A voler essere maliziosi, è come se si fosse costituito una specie di asse tra il “Partito del Presidente” e certa parte del mondo dei media (sarebbe la prova dell’esistenza del cosiddetto “Partito Repubblica-L’Espresso”, se non fosse che l’instancabile Scalfari si muove in splendida solitudine), quasi a costituire una sorta di cordone sanitario attorno al (fallimentare) esperimento del Governo Monti, in difficoltà sempre più evidenti, rinsaldando l’intangibilità supra-leges del Capo dello Stato, qualora il Professore, come probabile, dovesse succedere a Giorgio Napolitano nell’incarico.

A parità di fattori, ci si chiede quale mai sarebbe stata la reazione del battagliero Eugenio Scalfari, e di un’opposizione ormai annichilita oltre che inesistente, qualora una simile vicenda (con le sue pressioni e le sue ingerenze indebite) avesse visto come protagonista il Pornocrate di Arcore invece dell’innocuo Nicola Mancino, oppure (iddio ce ne scampi!) al posto di Giorgio Napolitano…
Certi comportamenti sono forse meno deprecabili a seconda di chi se ne fa autore?!?

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Finanza Creativa (V)

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 luglio 2012 by Sendivogius

Neanche una settimana!
Tanto è durata l’euforia dei cosiddetti ‘mercati’, dinanzi all’effimera “svolta epocale” del già dimenticato vertice di Bruxelles (29/06/12)… quello che doveva rivoluzionare la stessa architettura politica della UE e spuntare gli artigli della speculazione con un grande piano di rilancio economico. Ovvero, l’eurosummit che avrebbe dovuto sancire la difesa della moneta unica; realizzare un cordone sanitario volto al contenimento degli interessi sui titoli di Stato; mettere in sicurezza il sistema bancario, onde evitare che la crisi del credito iberico inneschi un devastante effetto a catena su scala continentale.
Infatti, coerentemente con quanto avevamo già scritto QUI, il valore dell’euro è ai suoi minimi storici (1,24 sul dollaro), mentre il differenziale tra i BTP italiani e Bund tedeschi è schizzato a quota 470, con un onere del debito da pagare per interessi superiore al 6%. Il risultato peggiore di sempre, alla faccia delle strombazzate controriforme del Governo Monti.
Eppoi c’è il bel venerdì nero, con tutte le Borse in picchiata libera.
I rendimenti decennali dei titoli spagnoli sono invece schizzati al 7%, con l’aggravante che le banche iberiche non potranno beneficiare del fantomatico piano di salvataggio e di ricapitalizzazione previsto dal nuovo fondo salva-stati (ESM), che non sarà operativo prima della metà del 2013 o altra data da rinviarsi. In assenza dei necessari organismi di vigilanza, nulla di fatto anche per lo scudo anti-spread: il grande trionfo di Montinator (e delle sue intelligenze aliene), destinato a rimanere nel limbo dei trofei di latta (ma ben lucidati) dei quali il professorone ama fregiarsi.

«Mario Monti è stato il protagonista numero uno […] quello che è riuscito a impedire un finale generico e senza risultati come molti prevedevano sarebbe avvenuto, è stato Monti. È andata esattamente così. Il nostro premier ha portato a casa quanto aveva promesso, non soltanto per far fronte alle necessità impellenti del nostro Paese ma anche per rafforzare l’Europa modificandone il quadro generale e le prospettive di fondo.»

  Eugenio Scalfari
  (01/07/2012)

Poi, si sa, mentre nonno Eugenio continua a sognare il suo Principe in nutrita compagnia, la notte porta (cattivo) consiglio…

L’inconfondibile Angela Merkel si è rimangiata tutte le promesse, rinnegando gli impegni presi neanche 48h prima. Si tratta di una costante tedesca, secondo la più classica “Teoria dei Giochi”. Quindi, fedele ad un copione ormai collaudato, ha scatenato le sue Schutztruppe di complemento (Olanda e Finlandia), senza esporsi direttamente ma boicottando nella sostanza l’accordo brussellese.
Al contempo, il prof. Monti ha trascorso metà della settimana a rassicurare Angelona, che mai avrebbe richiesto l’applicazione dei provvedimenti anti-spread, quasi a scusarsi dei risultati ottenuti al vertice. O, più probabilmente, per non rendere palese l’aleatorietà delle decisioni (non) prese.
Nel frattempo, a complicare ulteriormente le cose, si è ‘scoperto’ pure che le banche di Sua Maestà britannica taroccavano allegramente i tassi del Libor, aprendo un nuovo fronte nella crisi del Credito… E tutto il fragile castello di carte è venuto giù alla prima raffica di vento, travolto dall’ennesima onda lunga della recessione USA, a dimostrazione di quanto fragile sia l’intera costruzione, e inutile il vertice con le sue intese scritte nella sabbia, nella medesima inconcludenza decisionale che accomuna le due sponde dell’Atlantico.
Intanto, per non parlare dell’esercito dei sottoccupati, in Italia, la disoccupazione giovanile ha toccato vette del 36%. La Recessione (ormai prossima ad evolversi in Depressione), dopo l’eurozona, ha ormai raggiunto la Gran Bretagna e la sua sterlina; blocca le aspirazioni della ripresa USA e le ambizioni alla rielezione di Obama (vai a casa pure te, bello!); investe in pieno i Brics: i nuovi giganti (d’argilla) dell’economia globale…

Coerentemente, Banca Centrale Europea (BCE), Federal Reserve statunitense (FED), insieme alle banche centrali britannica e cinese, si sono messe a tagliare i tassi di interessi a tutto spiano nell’illusione di rianimare i propri sistemi creditizi in funzione anti-recessiva, senza ottenere alcun sollievo tangibile. In compenso, rischiano di innescare gli effetti irreversibili (e devastanti) di un’enorme Trappola della Liquidità su scala globale.
Sul ‘fronte interno’ invece, la Guerra del Credito va persino peggio… In pratica il debito privato delle banche (non solo spagnole), sovresposte e a rischio insolvenza, viene appoggiato al Tesoro nazionale e rifinanziato dall’erogazione del FMI e BCE, che però accolla il debito alle casse pubbliche dello Stato e non agli istituti che beneficiano del prestito. Lo Stato poi rigira i fondi agli istituti bancari, con interessi minimi, facendosi garante del debito e iscrivendo il medesimo nei propri registri di bilancio. In tal modo, si incide sui livelli (fittizi) di indebitamento pubblico e si determina l’aumento dei tassi di interessi sui nuovi titoli emessi per rifinanziare il “debito sovrano” (in realtà il debito bancario garantito dal Pubblico). Finora, non si sono viste né l’apertura di nuove linee di credito, né la concessione di prestiti d’impresa (e tanto meno una dilazione dei pagamenti per i debitori in difficoltà), né la concessione di mutui o condizioni meno onerose per i clienti. Gli istituti di credito si limitano, come contropartita per l’aiuto ricevuto, ad acquistare i titoli del debito pubblico lucrando sugli spread e speculando sul rialzo dei rendimenti.
È un circolo vizioso che, una volta innestato, è in grado di portare al tracollo qualsiasi economia, anche nel Paese più virtuoso (e non parliamo certo dell’Italia!)… Perché un valido governo può anche avere una buona gestione di spesa, garantendo servizi pubblici efficienti, ma in totale assenza di regole non può controllare il sistema bancario con i suoi flussi di denaro internazionali, né intervenire per impedire le operazioni di credito più spregiudicate, salvo poi far fronte alle eventuali perdite con i soldi dei cittadini. Un debito collaterale (per svariati miliardi di euro!), indotto per salvare le banche, e in nome del quale si spazzano via 50 anni di conquiste sociali, improvvisamente diventate “troppo onerose”…
Ancora una volta, privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite. Solitamente, non manca mai in tali frangenti l’utile idiota matricolato che straparla di “meritocrazia”, rotea il ditino ammonitore al cielo dicendoci che “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità” e predica “l’austerità”, mentre i CEO della finanza assistita si spartiscono i finanziamenti pubblici e si aumentano il bonus di fine anno, a dispetto di prestazioni miserrime.
Tanto per dire, la Barclays bank di Londra, specializzata in operazioni su derivati, è stata appena alleggerita di 450 milioni di dollari di multa per aver manipolato i tassi che regolano le transazioni interbancarie sui mercati internazionali (sterlina-dollaro), condizionando indirettamente le oscillazioni di 360 trilioni di dollari in obbligazioni, con l’immissione di dati falsi. Ciò non ha impedito a Bob Diamond, dimissionario chief executive officer della Barclays, cacciato a furor di popolo, di portarsi a casa nel 2011 oltre 20 milioni di dollari di stipendio (con un incremento dell’11%) a fronte di perdite in borsa (per la banca) del 21,6% nell’anno 2011. A queste si aggiunge l’attuale 32,7% di perdite di valore, dopo l’esplosione dello scandalo.
E non meglio se la passa la JPMorgan che, grazie al suo trader più spregiudicato, l’anglo-francese Bruno Iksil, soprannominato “Lo Squalo” ma meglio conosciuto nella City londinese come “Voldemort”, è riuscita a cumulare un passivo di 9 miliardi di euro facendo incetta di CDS e scommettendo compulsivamente sul default di Spagna e Italia e Grecia.
È bene sapere per pagare chi stiamo facendo i famosi “sacrifici” e perché le nostre tutele sociali vengono smantellate.

Poi, certo, una trattazione a parte meriterebbero i raiders della turbo-finanza… gli Oscuri Signori degli hedge funds, specialisti in “derivati” e prodotti finanziari… Ovvero, i famosi “speculatori senza volto” dei quali, a volerli cercare (e a riprova di un’idiozia diffusa come l’ignoranza), si conosce praticamente tutto:
Carl Icahn, signore e padrone della omonima Icahn Associates con un pacchetto da guerra di quasi 10 miliardi di dollari a disposizione per speculazioni selvagge, lo scorso anno ha guadagnato qualcosa come 2,5 miliardi di dollari, giocando coi CDS e scommettendo sul tracollo dell’euro.
James H. Simons, esperto matematico (meglio di Ricucci!) e fondatore della Renaissance Technology: 2,1 miliardi di dollari di ricavi personali.
Poi ci sono i mostri sacri della BRIDGEWATER che, con un portafoglio in assets per 122 miliardi di dollari, dispone di una potenza di fuoco praticamente illimitata.

«E non muoiono di fame neanche Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Pure Apha (1,9 miliardi l’incasso personale 2011 e 72 miliardi di dollari il patrimonio gestito dalla sua società) e Stephen Schwarzman, il chief executive di Blackstone che si è messo in tasca 1,6 miliardi. Un po’ in sordina nell’anno scorso il mitico John Paulson, l’uomo che guadagnò 3,5 miliardi secchi speculando al ribasso con il suo Advantage Fund sui Cdo costruiti con i subprime all’inizio del 2008 (e 4,9 miliardi nel 2010 “ritagliandosi” profitti stavolta sulla ripresa statunitense), oppure il “filantropo” George Soros, l’uomo che sbancò la Bank of England (e la Banca d’Italia) nel 1992, settima persona più ricca d’America con 36 miliardi di fortuna personale. Soros si è preso una specie di anno sabbatico limitandosi a fare il guru sull’eurozona in pagatissime conferenze in giro per il mondo, senza trascurare naturalmente di sovrintendere alla gestione del suo Quantum Endowment Fund forte di 31,2 miliardi di dollari di asset under management al 31 dicembre 2011. Benvenuti nell’iperuranio degli hedge fund. Se siete scandalizzati per gli stipendi dei banchieri, qui entrate in un’altra dimensione. E’ vero che non ci sono azionisti di minoranza da tutelare, regole Sec o Consob da rispettare, codici morali e parametri etici cui attenersi, ma certo qui saltano tutti gli standard, tutti i paragoni con noi poveri stipendiati, qualunque riferimento al “capitale lavoro” o simile. In questo mondo ingovernabile si annidano gli speculatori che mandano sull’ottovolante i titoli europei: proprio il redivivo Paulson ha gelato tutti annunciando senza falsi pudori che stava giocando al ribasso sui titoli di Stato tedeschi nelle ore del vertice europeo di Bruxelles, giovedì notte, quando è emerso che la Merkel stava facendo qualche concessione. I tentativi di mettere ordine in questo funambolico settore sono sempre stati vani e poco significativi.»

 Eugenio Occorsio
 Affari e Finanza – (02/06/2012)
 Articolo completo QUI.

Sono questi gli scogli contro cui si infrangono i ruttini del fiscal compact e della spending review, con gli statarelli europei in ordine sparso e senza coordinamento, ed i nein della Germania che per il solo fatto di essere stata finora graziata dagli squali della finanza  si illude di condurre i giochi e scampare all’ecatombe, imponendo sacrifici umani al Minotauro della finanza nel labirinto osceno dei “mercati”…

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(40) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , on 1 luglio 2012 by Sendivogius

Classifica GIUGNO 2012”

Cosa rende dimenticabilissima una giornata di cottura nella canicola estiva?
Sicuramente, la lettura delle omelie domenicali di Eugenio Scalfari, ormai perso nell’estasi compulsiva di orgasmi multipli, ogniqualvolta senta pronunciare il nome di Mario Monti o del presidente Napolitano, con polluzioni politiche da threesome post-geriatrico.
Se c’è una cosa che il vertice brussellese del 28 Giugno ha reso evidente, è la dimostrazione provata che si possono e si devono ridimensionare le pretese rigoriste (a senso unico) imposte dalla Germania di Merkel, mettendo la museruola ai due ringhiosi chihuahua (Finlandia e Olanda) che fanno da tirapiedi alla spigolosa cancelliera… ovvero le due inutili pulci del molosso germanico.
E per quanto si possa soffiare nelle trombe del giubileo, spacciando per straordinario un risultato che in realtà tale non è, il successo del vertice rende ancor più evidente come la politica europea sia in mostruoso ritardo nell’affrontare la crisi e come semplici concessioni, di assoluto buonsenso, potevano essere ottenute con mesi di anticipo, se solo ci fosse stata un po’ più di determinazione da parte dei diretti interessati. Si sarebbero potuti calmierare gli spread, evitando di dover rifinanziare la spesa corrente a tassi spropositati, col rischio di imboccare il tunnel della depressione economica. Perché a questo ci stava portando lo stato di supina sudditanza ai diktat tedeschi, calibrati a tutto vantaggio di Berlino.
Il risultato di Bruxelles è stato un grande successo di Mario Monti?!? A leggere tra le righe, non ci voleva poi una scienza superiore… Bastava chiedere a frau Merkel, dietro la sua inesauribile cascata di nein, cosa fosse davvero disposta a concedere, sbattendo i pugni sul tavolo a brutto muso, e minacciare di non ratificare il fiscal compact, tenendosi flessibili nell’applicare le prescrizioni rigoriste di stretta osservanza teutonica.
Mario Monti è stato coraggioso?!? Con una Angela Merkel praticamente isolata e accerchiata a livello internazionale, il prof. Monti poteva contare sull’assist incondizionato del presidente francese Hollande e dello spagnolo Rajoy, dell’appoggio incondizionato di Barack Obama, della benevola neutralità del britannico Cameron, e dell’aiutino non da poco di Mario Draghi alla BCE…
E cos’altro aspettava per agire? Il sostegno dell’imperatore galattico Palpatine?
Se c’è una cosa che è mancata in questi ultimi mesi, a tutti i livelli, è stato proprio il coraggio!
Fermo restando che, se l’accordo pone un freno (ancora tutto da verificare) ai morsi della speculazione, non risolve i problemi congiunturali della spirale recessiva, rilanciando un vero piano di crescita. Certo non è una soluzione l’aumento dell’IVA o la svendita all’incanto, e sottocosto, del nostro patrimonio pubblico…

 Hit Parade del mese:

01. PAZZA IDEA

[01 Giu.] «Dobbiamo andare in Europa a dire con forza che la Bce deve iniziare a stampare moneta; altrimenti cominciamo a stampare euro noi con la nostra Zecca».
 (S.Berlusconi, mummia di cerone)

02. QUOTE RISERVATE

[06 Giu.] «Politica e competenza non sempre sono alternative, se uno ha un curriculum politico non per questo dev’essere escluso dalle nomine»
(Rosy Bindi, Pasionaria in pensione)

03. L’ETERNO RIFLUSSO

[15 Giu.] «Voglio dire a tutti che se mi sarete da canto riprendo il mio percorso politico»
 (Clemente Mastella, analfabeta di ritorno?)

04. VUOI ANCHE UNA FETTA DI CULO?

[26 Giu.] «Il lavoro non è un diritto, va guadagnato, anche con il sacrificio»
(Elsa Fornero, Caporale governativo)

05. BUONO PER TUTTE LE STAGIONI

[22 Giu.] «Dietro gli attacchi al Colle non penso ci siano partiti politici, ma schegge della magistratura»
(P.F.Casini, il Puttano responsabilizzato)

06. PERVERSIONI SESSUALI

[19 Giu.] «La Fornero è la mia morosa ideale… Quel ministro, quella donna, ha per me qualcosa di prodigioso. Esprime energia, bellezza e una infinita e seria buona coscienza nella fissità del corpo e nella voce»
(Giuliano Ferrara, il Coprofilo)

07. LA GRANDE COSTIPAZIONE

[15 Giu.] «Grillo potrebbe essere utilizzato per indebolire l’Europa e l’Italia. Svolgerebbe il ruolo di Syriza in Grecia. Una vittoria di Grillo aumenterebbe il consenso dei repubblicani e degli ambienti conservatori, svantaggiando Obama. Casaleggio non lo avevo mai sentito nominare, ho scoperto che conta molto di più di quello che sembra. Mi hanno detto che ha una società e degli interessi in America, potrebbe essere un elemento di questa teoria. Oggi Obama è quello che ha più interesse a tenere la situazione sotto controllo. I repubblicani credo siano disponibili a correre il rischio di indebolire la situazione americana, non solo quella mondiale, pur di vincere le elezioni»
(Gianni De Michelis, Avanzo di balera)

08. NO FUTURE

[14 Agosto] «Il voto in Grecia ci consente di avere una visione serena sul futuro dell’Europa e dell’euro»
(Mario Monti, il Tranquillo)

09. IL CANTO DEL CIGNO

[01 Giu.] «Stiamo facendo, credo, le cose giuste, con un senso di partecipazione da parte di tutti, con solidarietà. sono convinto che l’italia ce la farà e ce la stia facendo»
(Mario Monti, l’Equanime)

10. PETI DALL’OSPIZIO

[24 Agosto] «La mia minaccia di uscire dall’euro è stata la soluzione»
 (S.Berlusconi, Demente senile)

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