Archivio per Enrico Letta

(158) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 Maggio 2022 by Sendivogius

Classifica APRILE 2022″

Al netto dei troppi minchioni in circolazione su eccesso di zelo, avevamo un sacco di cosette più o meno divertenti con le quali intrattenervi; semmai c’era solo l’imbarazzo della scelta, dinanzi a tanta abbondanza…
A proposito di media e regime abbiamo già dato… Per quanto, nonostante la caccia alle streghe scatenata da lacchè in cerca di livrea, sinceramente l’indagine sulle spie russe infiltrate nei talk-show della RAI è qualcosa che trascende i livelli già infimi del dis-servizio pubblico, per farsi altro: una discesa nella selva oscura delle allucinazioni complottiste di cervelli in gelatina portati all’ammasso, lungo la scia bavosa del più cupo maccartismo paranoide. Evidentemente, un biennio e passa di stato emergenziale da pandemia ha fatto scuola… Perché se il sonno della ragione genera mostri, i sogni lucidi (e bagnati) di un PD mobilitato per la chiamata generale alle armi generano zelanti coglioni fuori scala, a riprova che peggio di un fascista c’è solo un socialdemocratico, peggio ancora se in stato di esaltazione da mistica guerriera. Eliminata la possibilità stessa di qualunque idea non conforme, balzana o meno che sia, si entra nell’ambito della propaganda, quando si pretende di vidimare l’Informazione a proprio uso e consumo. Rapportata in tali termini, va da sé che l’unica propaganda consentita sia quella ‘gradita’ ai custodi autopromossi tali. E Libertà consiste nel censurare tutto ciò che al PD non piace, nella presunzione decisamente totalitaria di possedere la Verità assoluta ed esserne gli unici titolari. È la pretesa (molto ‘democratica’) di passare al setaccio i palinsesti, decidendo cosa mandare in onda e cosa invece no. Imparata fin troppo bene la lezione dell’Editto bulgaro, adesso è tempo degli editti ucraini.
Quindi, tra cotanta merda, avevamo pensato di dedicarci al Governo degli Aristocazzi: praticamente una copula pornografica tra feudalesimo e Cinegiornali Luce, per la più compiuta ed infame espressione classista di arroganza castale su incompetenza totale… quella che toglie il “bonus” dei 100 euro mensili (che entrano a far parte dell’imponibile fiscale, per essere restituiti a conguaglio), per un totale di 1500 euro in meno all’anno a chi ha redditi da lavoro inferiori ai 20,000 (lordi), al fine di abbassare le tasse ai ricchi; eppoi annunciare trionfante: “buste paga più gonfie!”, dinanzi agli stipendi più bassi di tutto l’Occidente (dopo l’Albania). Siccome pareva poco, regala oltre un miliardo di euro in “ristori” alla famiglia Benetton in stato di bisogno, onde compensare i mancati introiti dei pedaggi autostradali a causa del Covid, mentre il potere d’acquisto dei salari crolla a livelli da Repubblica di Weimar.
A gente così, cosa vuoi dire?!? Sarebbe fin troppo facile pensare alla solita ammucchiata indecente di ruffiani allo sbaraglio, raccolti intorno alla stagnatura del feretro di un premier fallito, che ora cerca di riciclarsi in qualità di scendiletto imperiale per uno strapuntino alla NATO. Ma la cosa presupporrebbe una consistenza che un simile esecutivo (forse il peggiore di tutta la storia repubblicana) assolutamente non ha. Queste sono larve ectoplasmatiche che hanno bisogno di essere evocate in seduta spiritica, per avere un qualche segno tangibile della loro evanescente ed inutilissima esistenza, ancor più che perniciosa. Portare al collasso economico un intero paese, per un disastro sociale più ancora che politico, trascinandolo in una guerra non dichiarata, ed avere in cambio un ingaggio da pupazzo parlante alla segreteria dell’Alleanza, val bene il sacrificio (altrui)…
Poi però, come se non fosse abbastanza, ci siamo imbattuti pure in questo; a risposta per quelle anime candide che in tutta la loro ingenuità, ancora si appellano all’Art.11 della Costituzione, mentre regna lo stato d’eccezione permanente, in deroga alla stessa tramite il progressivo svuotamento di ogni parvenza democratica in Italia:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

In merito, a giustificare la flagrante violazione della Carta (quella che un tempo era la “più bella del mondo”), non poteva mica mancare l’intervento del solerte piddino di turno. Stavolta il compito è stato affidato al “costituzionalista” Stefano Ceccanti, transitato dall’Azione Cattolica al turbo-renzismo, restando in pianta stabile all’interno del partito bestemmia:

«Un nuovo passaggio parlamentare sulle armi all’Ucraina sulla concessione di armi per la legittima difesa dell’Ucraina non è previsto. La ragione risiede nel come è costruita la norma che dà fondamento al tutto, ossia il decreto n. 16/2022, che è stato poi assorbito dal decreto 14/2022, come convertito dalla legge 28/2022. La scelta fatta è quella di un intervento del Parlamento a monte del processo, per legittimarlo con chiarezza dall’inizio, e non in seguito a rincorsa degli eventi. A sua volta questa scelta si basa sulla scelta multilaterale dell’articolo 11 della Costituzione, la cui limitazione della sovranità apre al ruolo dell’Onu e delle organizzazioni regionali (tra cui Ue e Nato) in relazione del diritto naturale di legittima difesa degli aggrediti (articoli 51 e 52 della carta Onu) – spiega -. L’articolo 2-bis del decreto 14 (che corrisponde all’originario art. 1 del decreto 16) consente l’emanazione di uno o più decreti interministeriali sulla materia fino al 31 dicembre 2022 previo atto di indirizzo dele Camere. Tale atto è consistito nelle Risoluzioni votate da Camera e Senato l’1 marzo scorso che hanno previsto esplicitamente “la cessione di apparati e strumenti militari che consentano all’Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa e di proteggere la sua popolazione”. Le risoluzioni prevedono di tenere “costantemente informato il parlamento”, ma ciò si riferisce alle comunicazioni trimestrali introdotte con emendamento al decreto 14, sempre all’articolo 2.bis. Il Ministro della Difesa e il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, con cadenza almeno trimestrale, riferiscono alle Camere sull’evoluzione della situazione in atto.»
(22/04/2022)

Cioè, traducendo in un linguaggio intellegibile ai profani ed alla cittadinanza tutta, che questi signori avrebbero il dovere di interpellare ed informare con chiarezza, il molto onorevole Ceccanti ci spiega che il governo italiano può esportare armi in un paese in guerra, mettendo seriamente a rischio la nostra stessa sicurezza, e farlo in aperto contrasto con il nostro dettato costituzionale.
Di più, l’invio viene stabilito tramite un decreto interministeriale senza alcun obbligo di informare il Parlamento, né tanto meno l’opinione pubblica, con una lista secretata circa l’entità delle fornitura ed il tipo di “aiuti” forniti, che possono variare a totale discrezione della Presidenza del Consiglio senza che gli organi rappresentativi vengano consultati né aggiornati in merito. In pratica, da qui al prossimo capodanno, il Governo (nei panni del ministro della Difesa e di quello degli Esteri), in una situazione che si evolve (in peggio!) giorno per giorno, se proprio devono, possono essere interpellati per riferire al Parlamento non più di due volte nei prossimi 7 mesi e con con comodi intervalli di tre mesi tra una relazione e l’altra! Soprattutto, apprendiamo che tra quegli ordinamenti che assicurino la pace e la giustizia fra le Nazioni, entra a pieno titolo la NATO (l’organizzazione regionale); cioè un’alleanza militare collegiale ma non paritaria, il cui scopo precipuo è preparare (e fare) la guerra.
È per questo che il nostro Mariolino, il maggiordomo per cui tutto il mondo ci ride dietro, dopo aver rifilato all’Ucraina vecchi residuati bellici della seconda guerra mondiale… dalle mitragliatrici Browning M2, alle MG-42 (per gli amici, “MariaGrazia”, coi suoi 80 anni di onorato servizio), fino agli intramontabili Panzerfaust e vecchi cingolati M113 (ovvero i VCC2 “Camillino”)…  regalandoci un posto in prima fila come “paese ostile” ed implicitamente “belligerante”, adesso ha deciso di svuotare gli arsenali della Difesa, disfacendosi dei gioielli di famiglia e lasciando il paese del tutto indifeso, dopo aver portato l’Italia sulla soglia della terza guerra mondiale, a sua insaputa. Zelenski e Biden ordinano; Micro-Mario prontamente ubbidisce ed esegue, prono a raccogliere le ordinazioni. Magari gli riservano un posto in prima fila come zerbino, fuori dal bunker della Casa Bianca mentre tutt’attorno fioccano funghetti atomici. Evidentemente credono si tratti di un simulatore di gioco…

Hit Parade del mese:

01. LA SCELTA DI MARIO

[07 Apr.] «Volete la pace o il condizionatore acceso?»
 (Mario Draghi, il Domestico)

02. PARLA COME CAGHI

[08 Apr.] «Caracciolo diventa per Travaglio e il Fatto-Tass portabandiera dei Putinversteher con il perenne bla bla su peccato originale Occidente. Peccato davvero, ma la deriva era visibile da anni ormai.»
 (Gianni Riotta, il Censore)

03. SUDORE E SALIVA

[20 Apr.] « Ogni goccia di sudore in più versata questa estate sarà una goccia di sangue in meno risparmiata al popolo ucraino.»
 (Giorgio Mulè, sottovaso alla Difesa)

04. HIC MANEBIMUS OPTIME

[14 Apr.] «La prossima volta andremo al governo se avremo vinto le elezioni. Non siamo il partito del potere e delle poltrone.»
 (Enrico Letta, l’occupante di governo)

05. OSTI! PIÙ NE INCONTRO E PEGGIO NE TROVO

[15 Apr.] «Sarò impopolare, ma non ho alcun problema nel dire che lavorare per imparare non significa essere per forza pagati.»
 (Alessandro Borghese, Impopolare)

06. ALGERIA PROVINCIA DI ARGENTINA

[15 Apr.] «Voglio ringraziare il governo algerino per la calorosa accoglienza. I rapporti tra Italia e Argentina hanno radici profonde.»
(Mario Draghi, lo statista che tutto il mondo ci invidia)

07. IL PAPI DELLA PATRIA

[09 APR.] «L’ho sempre pensato: dopo Moro, Berlinguer e Craxi, l’unico uomo politico di grande livello che l’Italia abbia avuto è Silvio Berlusconi.»
(Piero Sansonetti, Bollinatore)

08. FESTA DELLA LIBERAZIONE

[25 Apr.] «Buona festa di San Marco.»
 (Massimo Bitonci, ovviamente leghista)

09. LA RINASCENTE

[29 Apr.] «Vi garantisco che trasformeremo questa epoca infame in un nuovo risorgimento italiano.»
 (Giorgia Meloni, Risorta)

10. NUMERI MAGICI

[22 Apr.] «Tutti dicono Macron, io guardo ai numeri e dico che domenica vince Marine Le Pen.»
 (Mario Adinolfi, Profetico)

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NAZI-LIBERATI

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 24 aprile 2022 by Sendivogius

25 Aprile 2022. A cento anni dalla mussoliniana marcia su Roma, possiamo dire con cognizione di causa che non c’è proprio alcuna Liberazione da festeggiare, dal momento che il fascismo gode di ottima salute e lotta contro di noi, più longevo che mai nella mimesi delle sue infinite varianti mutogene, per congenita capacità di adattamento e riproduzione su brodo di cultura.
Altrimenti non dovremmo assistere tutti gli anni allo stesso schifoso teatrino revanchista, messo in piedi ad ogni ricorrenza dagli eredi di Salò, pienamente legittimati ed inseriti da sempre nelle stanze e stanzette dei bottoni, da dove poter condizionare il corso della repubblichetta eterodiretta e dettarne l’agenda. Non sono mai stati “sdoganati”; non ne hanno bisogno, semplicemente perché non se ne sono mai andati.
Ogni tanto, quando il merdone è troppo grosso per essere nascosto, costituendo in realtà più una fonte di imbarazzo che di sdegno, e senza che mai alle parole seguano i fatti, si sente pigolare qualche lamento dalle parti del partito bestemmia: quell’oscuro oggetto governistico subalterno a chiunque lo porti al potere, che infatti coi fascisti di ogni ordine e grado, raggrumati in quel cartello elettorale che si fa eufemisticamente chiamare “centrodestra”, ci si trova benissimo, scambiandosi poltrone e governandoci insieme senza ombra di turbamento. Rientra nel copione della recita condivisa. Giusto per fare un po’ di scena e tenere la parte, giacché nulla deve disturbare la splendida ammucchiata, a cui partecipare per “spirito di servizio” e per ovvio “senso di responsabilità”: la magica trovata semantica che rende possibile ogni porcata, senza che mai disagio alcuno cali ad offuscare la magnifica narrazione imbastita su mandato politico da nostri media, ormai espressione del peggior giornalismo giallo, in piena distopia orwelliana.
Ma ormai il fu “partitone”, completata la mutazione transgenica, in piena svolta atlantista su evoluzione guerrafondaia dopo l’americanizzazione coatta, è tutto preso nel definire la propria servile subordinazione coloniale agli interessi statunitensi, raccomandandosi a Washington per meno di un pugno di lenticchie.
Dunque, dicevamo: cosa festeggiamo in questo ultimo 25 Aprile? Certo non la Liberazione dal nazifascismo. E nemmeno celebriamo la Resistenza! Bisogna stare attenti a definire cosa si intende per “resistenza”, specificando bene quale e che uso se ne intenda fare, in consonanza col ritrovato spirito marziale…
Possiamo prendere lezione dai fascisti per questo, che con intraprendenza ci indicheranno l’interpretazione corretta. Che poi, mutato nomine, si facciano chiamare “patrioti”… “nazionalisti”… “sovranisti”… è sempre quella merda lì!
Si dissuade vivamente dal fare ogni riferimento alla lotta partigiana, ma è assai gradito legare la ricorrenza, in posizione ancillare fino all’annullamento per sovrapposizione, con la ‘resistenza’ ucraina contro i russi, intessendo le lodi e lanciando fiori in onore delle eroiche brigate nere di Azov.

Vietato ogni riferimento al nazifascismo: il pubblico potrebbe non cogliere la differenza e cadere in confusione.

I simpatici partigiani ucraini del ricostituito Battaglione Usignolo

Sarebbe inoltre bene interdire le piazze all’ANPI, l’Associazione Nazionale Putiniani d’Italia, secondo il brillante acronimo coniato durante un rigurgito d’ego da un patetico coglione glassato in crosta di zucchero, dopo le liste di proscrizione e la caccia agli eretici. E sfilare tutti uniti sotto i bandieroni munifici e salvifici della NATO. Questo perché l’ANPI non è abbastanza prona al nuovo corso guerrafondaio. C’è il rischio che ricordino come la Resistenza sia altro da ‘sta roba immonda…
È ovviamente vietato cantare “Bella Ciao”, in quanto faziosa e divisiva, ma in alternativa si può sostituire l’esecrato brano con l’inno ucraino (sic!), più consono alla ricorrenza liberamente reinterpretata. Oppure utilizzare la variante sempre ucraina del noto canto partigiano, musicato sulle note di “Bella Ciao”, ma completamente riscritto e riadattato alla bisogna dalla cantante folk Khristyna Soloviy, portata alla ribalta dalle ineffabili colonne de LaStampa-Repubblica-Corriere, ormai ridotte a carillon della nazi-fiabe ucraine, e che fa bagnare di lacrime il pannolone di qualche turgido coglione a sinistra che ne ignora il testo :

«Il vecchio Dnepr ruggì con rabbia. Nessuno lo so pensava, nessuno se lo aspettava. Quello che poteva essere la vera rabbia del popolo ucraino. I nemici maledetti senza pietà li distruggiamo. Quei nemici maledetti che la nostra terra invadono. Le nostre difese hanno i migliori ragazzi. Solo veri eroi combattono nell’esercito ucraino. E i Javelin ed i Bayractar combattono per l’Ucraina e uccidono i russi. E il nostro potente popolo, la gente dell’Ucraina, ha già unito il mondo contro i russi. E molto presto li sconfiggeremo. Presto li distruggeremo

Carina, vero?!? La Soloviy, alla quale si deve cotanto capolavoro artistico, è un’altra di quelle starlette dell’Est che ama farsi immortalare in pose da diva dei jet set, o a bordo di yacht in atteggiamenti ammiccanti, che più che altro fanno molto catalogo da escort di alto bordo. E che ovviamente non ha mancato di esternare tutta la sua devota ammirazione, per i nazisti dell’OUN (no, non sono le Nazioni Unite!) di Stepan Bandera, il santino nazionale dell’Ucraina ‘democratica’ (LOL!), nell’impossibilità di cogliere la contraddizione oscena. È che proprio non ce la fanno. Sono talmente imbevuti di nazifascismo, quasi a livello genetico, da esserne inconsapevoli, tanto riesce loro naturale.
Ecco, se questo è il nuovo 25 Aprile, tenetevelo!
La Liberazione è lontana, ma proprio oggi più che mai è necessario resistere. 

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The Peacemaker (III)

Posted in Muro del Pianto, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 marzo 2022 by Sendivogius

Fedeli al noto aforisma di Arthur Bloch, il miglior modo per non essere confusi col circo mediatico ed i suoi saltimbanco, che oramai imperversano da tre settimane sulla guerra in Ucraina come danno collaterale permanente, è non parteciparvi affatto.
Si eviterà così di smarrirsi in una selva oscurissima, dove idee e contributi si perdono e si mescolano in una poltiglia indefinita, da riversare nel pastone dell’infotainment quotidiano convertito a teatrino di guerra, in cui si passano la staffetta intere squadre di imbonitori da salotto strappati all’intrattenimento pomeridiano, guitti radiofonici, twittologi dalla battutina compulsiva, e pennivendoli a contratto, tutti indrappellati come di consueto. Sono gli stessi che, dopo due anni di sovraesposizione pandemica, hanno ripiegato il camice da virologo nell’armadio dei costumi di scena, per indossare la tuta mimetica da combattimento. E lo fanno, ostentando la medesima sicumera ed immutata incompetenza, con la quale oggi si atteggiano a grandi esperti di geopolitica e strategia militare, così come ieri lo erano di biologia molecolare. Che poi, nella prassi, si traduce stavolta nella lettura acritica delle veline governative della propaganda ucraina, elette a verità di fede indiscussa (delle “fake news” russe sappiamo tutto; le altre ce la beviamo come razione giornaliera), visto che oramai nessuno verifica più nulla, nella prevalenza dei sensazionalismi e del fattore emotivo sull’informazione documentata, per quella che un tempo si chiamava “verifica delle fonti” e che oggi si alimenta invece di suggestioni e “metarealtà”, nella consolidata predominanza delle opinioni sui fatti. Perché è assai più facile stimolare la pancia del pubblico piuttosto che la testa, in nome dell’audience a favore di sponsor.
Niente a cui non siamo già abituati.
In parallelo, gorgheggia e ribolle un letamaio mediatico in cui sguazzano manipoli di inquietanti esaltati, in pieno delirio isterico da eccitazione bellica; emuli moderni del mussoliniano armiamoci e partite, per la campagna di Russia (e sappiamo com’è andata a finire); sempre pronti ad azzittire ed all’occorrenza intimidire ogni voce critica, o anche blandamente dubbiosa, che non sia allineata al coro del pensiero unico, tra i prodromi di un nuovo maccartismo di ritorno, in una ostentazione di cieca fedeltà atlantica per commistione di interessi e di relazioni coi think-tank d’Oltreoceano (giusto per quella storia dell’imparzialità).
E questo è assai più preoccupante.
C’è l’imbecille matricolato che, bandierone ucraino e mappa gigante, con la bacchetta ci spiega le manovre tattiche sul campo, manco fosse Napoleone a Waterloo.
C’è l’indefesso cazzone che scopiazza e redige liste di proscrizione, seguito dall’intera redazione de La Repubblica, che si produce senza imbarazzo nella caccia all’intellettuale dissidente, come da disposizioni di scuderia.
E soprattutto c’è l’invasato da Firenze che, ormai accampato a tempo pieno su twitter, vaneggia di rappresaglie atomiche; ancor più che russofobo, si direbbe idrofobo, come un cane rabbioso.
Tutti rigorosamente targati GEDI. 

THE BIOLAB FAKE. Permetteteci ora di aprire una breve parentesi, per una sorta di articolo nell’articolo…
Che la verità fosse la prima vittima della guerra lo sapeva anche Eschilo. Nei millenni ci siamo affinati… un tempo le notizie veniva filtrate, mentre oggi vengono gettate tutte insieme a ribollire in un calderone indistinto, dove ognuno le condisce come vuole. Il risultato, tecnicamente parlando, per uno sguardo disattento, è che non ci si capisce più un cazzo!
Facciamo un piccolo esempio pratico (ma se ne potrebbero riportare a bizzeffe)…
“Fake News russa”: In Ucraina abbiamo scoperto decine di laboratori biochimici finanziati dagli Stati Uniti, per lo sviluppo di agenti patogeni e la produzione di armi biologiche.
Risposta della “Coalizione dei Giusti”: In Ucraina non c’è alcun laboratorio per la guerra batteriologica.
E fin qui tutto bene. Poi però interviene un mastodonte politico come Victoria Nuland, buona per tutte le amministrazioni USA (e che in Ucraina è ben più che di casa), la quale si dice seriamente preoccupata che le strutture di ricerca biologica in Ucraina possano finire nelle mani dei russi.
E tra le infinite minacce di una guerra distruttiva non si capisce il perché di cotanto timore, visto che i suddetti laboratori non rappresentano in alcun modo un rischio. Anzi! Non dovrebbero proprio esserci.
Poi si scopre che in effetti esiste una partnership tra USA ed Ucraina per lo sviluppo di laboratori biologici di ricerca, come parte di un programma più ampio che investe almeno una mezza dozzina di repubbliche ex sovietiche (Armenia, Azerbaigian, Georgia, Kazakistan ed Uzbekistan), per un numero non quantificabile di biolaboratori, ufficialmente ricompresi nell’ambito di un più vasto progetto per il controllo e per la prevenzione delle malattie infettive.
Lo sviluppo dei laboratori è stato affidato al senatore recentemente scomparso Richard Green “Dick” Lugar, come parte del programma Nunn-Lugar per la riduzione della minaccia biologica. E fin qui niente di male. Perché però tra i principali finanziatori di un programma di natura eminentemente sanitaria a scopi civili sia presente il Pentagono col Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti non è proprio chiarissimo…
Per inciso, il senatore Lugar è stato anche uno dei principali promotori ed esponenti dell’Atlantic Council, che tra i suoi scopi si propone di “promuovere la leadership americana nel mondo” e che nella struttura rappresenta una sorta di braccio politico della NATO. Varrà forse la pena di ricordare come tra gli esponenti più noti della sezione italiana dell’Atlantic Council ci sia Jacopo Iacoboni, editorialista di punta de La Stampa, e tra i più fomentati guerrafondai per procura attualmente in circolazione. Se fosse per lui, saremmo già entrati nella terza guerra mondiale.
Comunque, nel dubbio, OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) si è raccomandata di distruggere ogni coltivazione virale eventualmente presente nei biolaboratori ucraini, onde prevenire possibili dispersioni patogene con conseguente contaminazione infettiva, in caso venissero malauguratamente colpiti dalle artiglierie. Di cosa si occupino e quali siano gli eventuali rischi biologici all’interno dei laboratori ucraini, non è dato sapere perché nessuna ispezione pubblica o internazionale è stata mai fatta. 
Quindi se ne deduce che i laboratori ci sarebbero… Questa roba non la trovate in qualche sito complottista, ma sulla pagina ufficiale degli enti coinvolti. Poi, fate voi e traete le supposizioni che più preferite.
Intanto, dalle parti di Washington si parla da troppo tempo e con una certa insistenza di possibile attacco chimico, ovviamente da parte dell’esercito russo in Ucraina su denuncia preventiva.
E quando gli americani iniziano a parlare di armi chimiche e minacce biologiche, armeggiando con improbabili fialette, si sa poi come va a finire…

La realtà è che viviamo in uno stato sospeso di guerra virtuale non dichiarata, ma di fatto in atto sul filo sempre più sottile che ci separa dall’irreversibile. E non rassicura di certo un imbarazzante parlamento di stracciaculi che alterna provocazioni e sanzioni, non potendo permettersi le une né le altre, con un ghignante ministro degli esteri che fa il bullo a distanza, forse non ben conscio della reale funzione del ruolo, il segretario del principale partito della sinistra (?) italiana che ha riscoperto la linea della fermezza quarant’anni fuori tempo massimo, ed un premier desaparecido che tutto il mondo di sicuro non ci invidia, nella gaia incoscienza e leggerezza con cui sembrano fluttuare a loro insaputa, come i Sonnambuli di un secolo fa, verso la guerra mondiale.

Perché la situazione, ancorché grave, stavolta è pure seria.

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Il Nuovo che avanza…

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 febbraio 2014 by Sendivogius

We Want Renzi

In Italia, dove la “politica” galleggia sulle parole, pretendere una certa coerenza dai suoi loquaci professionisti, inzuppati in una pioggia incessante di dichiarazioni ininterrotte, è impresa vana ancorché vacua, nell’assoluta assenza di fatti concreti compensata però da una bulimia dichiarazionista, che non teme smentite e non conosce pudore, incurante com’è del principio di non contraddizione.
Matteo Renzi Campione indiscusso di un arte tanto discutibile è certamente Matteo Renzi, fresco di investitura quirinalizia per la formazione del nuovo governo di “Larghe Intese”: stessa maggioranza e vecchio programma. Forse, tra un tweet e l’altro, per il Bambino Matteo, che non sta più nei calzoni per l’eccitazione, sarebbe assai opportuno mostrare un atteggiamento un pochino più dimesso, invece di gongolare per l’incarico ricevuto, esibendo tutto il suo appagamento personale nel suo pasciuto aspetto ridanciano. Specialmente in un Paese che ha sempre meno da sorridere e meno che mai da ridere.
Ma noi vogliamo essere generosi ed evitare i processi alle intenzioni. Perciò ci limiteremo a ricordare le profusioni di lealtà e sostegno che il Bambino Matteo, in perfetto stile democristiano, non ha mai fatto mancare in questi mesi all’Enrichetto nazionale mentre lo rosolava a fuoco lento, tra i limi della palude in cui il Letta nipote si era andato a cacciare, rispondendo all’irresistibile richiamo doroteo della stabilità cimiteriale.
Pertanto, in anticipo su Cazzata o Stronzata? forniamo un piccolo riassunto antologico, a peritura memoria dei posteri, dove il pensiero è debole e la parola data è effimera. Del resto, i precedenti illustri non mancano, quanto gli italiani sono famosi per i loro giri di valzer coi quali cambiano idea e alleanze secondo convenienza. Da questo punto di vista, Matteo Renzi è l’arcitaliano per eccellenza. E non è un complimento…
La carriera dell’intraprendente Renzi è infatti costellata di dichiarazioni costantemente smentite dai fatti; la cosa gli riesce talmente naturale che il nostro eroe non reputa nemmeno necessario coprire le falle con qualche inutile rettifica, tanto è indifferente al fiume parolaio delle sue dichiarazioni.
È il 29/11/2012 ed il Rottamatore, nell’ansia di assestare una qualche bordata pure a Vendola, sgancia la sua ennesima bordata contro la vecchia nomenklatura partitica, annichilita dalla logica dell’inciucio:

«Il mio incubo è la logica dell’inciucio. Così il centrosinistra ha perso la sua sfida nel 1998, quando Vendola ha mandato a casa Prodi e D’Alema ha fatto l’inciucione con Cossiga e Mastella»

Tempora mutantur et nos mutamur in illis. Con ogni evidenza, alla sensibilità del Bambino Matteo, l’inciucione (dopo aver mandato a casa Letta) con Alfano, Monti, l’esercito della pulci di Casini, e compagnia brutta, non desta alcun imbarazzo; senza dimenticare un redivivo Silvione opportunamente resuscitato: da papi a padre costituente per le “riforme”!

Berlusconi (1)

Ma le performances migliori il Rottamatore le riserve all’amico Enrico, a cui raccomanda di stare “tranquillo”; confermando così l’aneddoto.

«Questa storia che io sono contro Letta è una barzelletta perfetta. Se Letta fa bene – e io lo spero – l’Italia sta meglio. E io prima di essere sindaco e candidato, sono cittadino italiano e voglio che Letta faccia bene»
  (05/07/2013)

«La realtà dei fatti è che io non ho alcun interesse a far saltare il Governo Letta. E il bello è che lo sanno tutti! C’è una ragione ideale, per me: faccio il tifo per il mio Paese, non spero nel disastro. Sempre. Ma se non credete agli ideali, credete alla convenienza, perché c’è una ragione persino utilitaristica, per cui non ho alcun interesse a far cadere il Governo, specie adesso. Lasciate stare quello che vi dicono nell’ipocrisia dei comunicati stampa: nei palazzi romani non c’è proprio nessuno che voglia tornare alle elezioni, nemmeno tra i parlamentari delle minoranze. Insomma se cade Letta, non si vota. E se anche si formasse un nuovo Governo non sarei io candidabile avendo più volte detto che se andrò a Palazzo Chigi un giorno, ci andrò forte del consenso popolare non di manovre di Palazzo. Dunque, di che cosa stiamo parlando?»
  (17/07/2013)

Matteo Renzi (1)Certe cose l’importante e dirle. In quanto a farle, è tutto un altro paio di maniche. Meglio se arrotolate!

«La rappresentazione mediatica ha una sua fondatezza nelle nostre diverse modalità di esprimerci. Ma anche Letta ha capito che bisogna cambiare. E sa che, con me segretario, il governo sarebbe più forte, non più debole»
(06/10/2013)

«Che ci siano ambienti politici e culturali che immaginano un grande centro è un dato di fatto. Ma sarebbe dannoso per l’Italia. È un disegno che va respinto. Per questo chiedo che dal congresso esca con forza l’indicazione per il bipolarismo, senza ambiguità. I nostalgici del grande centro sono certo anche in Scelta Civica, ma li abbiamo anche noi, li ha il PdL. Però nel Paese sono minoranza.
[…] Se vinco io, il PD presenterà una proposta di legge elettorale molto netta che imponga il bipolarismo e l’alternanza. Io voglio che le larghe intese non tornino mai più. Se qualcuno immagina che le larghe intese siano il futuro, e non mi riferisco a Enrico Letta che è un convinto bipolarista, sappia che con noi non riusciranno»
(20/10/2013)

Dopo l’esperienza Letta (e Monti), difficile immaginare esecutivo più democristiano e meno bipolarista di quello Renzi. Ma evidentemente è una questione di prospettive…

«Mai più larghe intese e giochini sulle spalle degli italiani»
(27/10/2013)

Big MatteoE infatti la posta in gioco non sono le “spalle degli italiani”, ma qualcos’altro a più basse latitudini e peraltro già abbondantemente abusato, a prescindere dal consenso.
A scanso di equivoci, l’imperturbabile Rottamatore ribadisce il concetto in concomitanza con la cacciata dal Senato del condannato e plurinquisito Silvio Berlusconi. Dimesso da senatore, lo andrà presto a riverire da privato cittadino per riscrivere insieme la Costituzione.

«Dopo la sentenza della Consulta qualche politico brinda al ritorno alla vecchia Repubblica, stasera quella bottiglia di spumante a quel politico, burocrate gliel’abbiamo mandata di traverso. Ai teorici dell’inciucio: vi è andata male! Il bipolarismo è salvo e se avete voglia di pigiare il tasto indietro, vi diciamo no. Le primarie del PD hanno deciso che si cambia verso e da domani il PD metterà tutto il proprio onore a servizio della difesa del bipolarismo e abbattere i costi della politica con un disegno di legge costituzionale»
  (09/12/2013)

Questo è un pezzo magistrale! Per trovare qualcosa all’altezza di simili dichiarazioni, bisognerebbe riesumare le intemerate del maresciallo Badoglio.
Fedele al vecchio motto excusatio non petita accusatio manifesta, Gennaio è il mese delle rassicurazioni:

«No agli intrighi di palazzo per prendere il posto di Letta»
  (14/01/2014)

«La prospettiva personale che mi riguarda non è un giochino tutto interno agli intrighi di palazzo per andare il posto di Enrico»
  (16/01/2014)

«Non sto facendo tutta questa manfrina per fregare Letta. Lanciamo l’hashtag : #enricostaisereno, nessuno vuole prendere il tuo posto»
  (18/01/2014)

E così via proseguendo in manifestazioni di fedeltà al premier… L’esito è noto.

Darth-Vader-Camping

Concentrarsi invece sulla composizione dell’imminente Governo Renzi, quello che mai l’inciucio e no alle larghe intese, costituisce un’incognita molto più azzardata delle improvvide dichiarazioni che il premier incaricato sforna a ciclo continuo. A prima vista, è un mix inquietante di arnesi confindustriali, vecchi ministri del precedente esecutivo, con la solita inzuppata ciellina (là dove ci sono i soldi), e dilettanti allo sbaraglio.
Al Fano A proposito di ‘ministeri chiave’, tanto per dire, è interessante notare come il benemerito Angelino Alfano sia stato riconfermato agli Interni, a riprova della coerenza che da sempre contraddistingue il pensiero, le opere, e le parole del Presidente del Consiglio in pectore.
Dell’Alfano ministro si ricorda più che altro la disastrosa gestione del Caso Shalabayeva, quando il nostro Angelino si aggrappò con le unghie e coi denti alla poltrona di governo, scaricando tutte le responsabilità addosso ai suoi subordinati, dopo aver esibito la sua faccia di bronzo migliore.
All’epoca (giusto sei mesi fa) Matteo Renzi giocava ancora al Rottamatore ed in tale ruolo era tra i principali sostenitori delle dimissioni del ministro Alfano, riservando i propri strali alla sua insipienza morale prima ancora che incompetenza materiale:

«Prima di ragionare di cosa accadrà ad Alfano o Letta possiamo spendere una parola per dire che abbiamo fatto una figuraccia come Paese e non é la prima. Mi dispiace che il mio Paese abbia caricato con 40 uomini delle forze speciali una donna e la sua bambina che si chiama Alua e ha sei anni e li abbia rimpatriati senza fare una discussione per dire chi ha sbagliato. Non possiamo dare il messaggio ai giovani che pagano solo i pesci piccoli. Qualcuno può dire se abbiamo fatto bene o abbiamo sbagliato?»
(17/07/13)

Ai posteri l’ardua sentenza. Ancor più espliciti, i “renziani” presenti in Parlamento tuonavano all’unisono in dichiarazione congiunta, per bocca di Stefano Lepri, vice-capogruppo del PD al Senato:

«La posizione del ministro Alfano è oggettivamente indifendibile. Chiederemo al PD, nella riunione dei gruppi domani, di sostenere la richiesta di dimissioni del ministro. Il passo indietro di Alfano serve per restituire al governo, la necessaria credibilità sul piano internazionale e nazionale

Talmente “indifendibile” e tale il discredito, che Alfano non solo non si è mai dimesso, ma è comodamente rimasto seduto al suo posto, imperturbabile ai cambiamenti. Hic manebimus optime.
C’è da chiedersi se Renzi rilegga mai ciò che dice e che scrive.

Andrea Orlando Da segnalare invece la nomina a guardasigilli di una totale nullità come Andrea Orlando, personaggio del quale avevamo già parlato QUI, in tempi insospettabili, a proposito della sua “riforma della giustizia” molto gradita al Pornocrate di Arcore.
Ad onor del vero, Matteo Renzi aveva proposto per l’incarico Nicola Gratteri, attuale procuratore aggiunto di Reggio Calabria. Ad opporsi fortissimamente all’incarico pare sia stato il Nonno al Quirinale: siccome in Parlamento ci sono anche i mafiosi, non è opportuno che un magistrato antimafia faccia il Ministro della Giustizia. È una questione di “governabilità”.
Perciò, l’Uomo del Colle ha detto no.
Renzi si è subito adeguato, che sia mai gli sfumasse l’investitura!

Federica Guidi Complimentoni invece per la scelta di Federica Guidi allo “Sviluppo economico”. La Guidi è figlia d’arte: il papà è quel Guidalberto, recordman dei consigli di amministrazione (ne presiede una quarantina), patron e padrone della Ducati Energia, ed esponente di punta dei duri di Confindustria.
È superfluo dire che Federica Guidi, fino a qualche settimana fa con una candidatura quasi certa al parlamento europeo tra le fila del PDL, è portatrice di un gigantesco conflitto di interessi con pochi precedenti, ad eccezione del suo sponsor di Arcore e del dimenticato ministro ‘tecnico’ Corrado Passera, con un intreccio di commesse pubbliche e di appalti e di rinnovi contrattuali che passano tutti per il Ministero dello Sviluppo economico.
Un articolo eloquente sul groviglio di relazioni e implicazioni lo potete leggere QUI.
Tanto per non farsi mancare nulla, al neo-ministro è stata affidata anche la delega alla Comunicazioni, sotto la quale passa il rinnovo delle concessioni televisive che tanto interessano al Papi, con cui la Guidi intrattiene così amichevoli rapporti fatti di incontri informali e cene in famiglia.

Pier Carlo PadoanUn’incognita sulla quale invece vale davvero spendere due righe è la nomina di Pier Carlo Padoan al ministero dell’Economia e delle Finanze. È un nome praticamente imposto dal Presidente della Repubblica, cui peraltro si deve la scelta dei ministri Giovannini e Saccomanni nel precedente governo e dei quali non si rammentano certo le prestazioni eccelse.
Del prof. Padoan è bastato ricordare i suoi trascorsi di direttore scientifico nella fondazione dalemiana “Italiani Europei”, e le sue collaborazioni come consigliere economico dei governi Amato e D’Alema, ed il presunto riferimento ad una tassazione delle rendite finanziarie insieme all’introduzione di una “patrimoniale” (che in realtà Padoan non ha mai proposto), per accreditarlo come keynesiano di ferro.
Peccato solo che il prof. Padoan sia innanzitutto un ‘rigorista’ convinto e che non ha mai messo in discussione l’ideologia della Austherity, la quale così strabilianti benefici sta portando al rilancio delle economie europee, nella sostanziale continuità delle attuali politiche monetariste.
In realtà, l’idea di Padoan è piuttosto semplice e ben poco “keynesiana”: ridurre le tasse sul lavoro e sulle imprese, che poi sono i costi legati alla previdenza ed al versamento contributivo dei lavoratori. Duole ricordare che con le tasse si pagano poi i servizi pubblici. Ma qualcuno fa sempre finta di credere che ospedali, scuole, trasporti si finanzino da soli per divina provvidenza.
Per compensare il disavanzo legato alla detassazione, il prof. Padoan propone un incremento (molto thatcheriano) della tassazione indiretta sui beni al consumo (l’aumento dell’IVA è uno di questi provvedimenti) e la tassazione delle proprietà immobiliari coi valori rivisti al rialzo. Che incideranno non poco sul potere d’acquisto del reddito effettivo delle famiglie. Si può star certi che come sempre saranno esclusi dalla tassazione le proprietà del principale immobiliarista nazionale: il Vaticano.
In concreto di Carlo Padoan andrebbe ricordata piuttosto la sua esperienza al FMI, dal 2001 al 2005, come direttore esecutivo per l’Italia. Sotto la sua lungimirante supervisione, durante la direzione del Fondo Monetario, come risultato tangibile si ebbe la bancarotta dell’Argentina con la dichiarazione di default, dopo che il paese aveva pedissequamente seguito la cura da Cavallo imposta dal FMI.
L’opera di sacerdote dell’Austerità e custode dell’ortodossia del Rigore, continuata nel successivo incarico all’OCSE, si è potuta esplicare al meglio con le opportune prescrizioni impartite per il rilancio della crescita di Portogallo e Grecia: dopo averne devastato il tessuto economico, ne stanno ora distruggendo quello sociale, in un bagno di lacrime e sangue da cui i due paesi non riescono ad uscire, ricacciati ogni volta più a fondo dai sacri vincoli di stabilità.
Carlo Padoan è stato altresì un entusiasta sostenitore della riforma pensionistica di un’altra professoressa, Elsa Fornero, che ha schiantato i conti dell’INPS con un buco stratosferico dopo anni di bilanci in attivo.
A riprova delle fede “keynesiana” del prof. Padoan, sono ormai famosi gli screzi col premio nobel per l’economia Paul Krugman, i cui consigli hanno dato ben altri frutti per la formidabile ripresa USA. Per Krugman i tecnoburocrati UE e massimamente Padoan non sanno riconoscere l’errore delle loro politiche rigoriste nemmeno se ci dovessero sbattere contro col naso:

«L’OCSE in generale, e Pier Carlo Padoan in particolare, in qualità di capo economista, sono stati tra le più grandi e principali cheerleaders dell’austerity; potete capire perché non vogliano ammettere come essi siano nei fatti le cheerleaders che hanno trascinato l’Europa verso il disastro.»

Di fronte ai loro nasi
NYT (16/09/2013)

fat cheerleaders

Avremo presto l’opportunità di testare presto le straordinarie virtù dell’ennesimo professore prestato all’economia, se non fosse che il nuovo esecutivo si rivelerà probabilmente una riedizione aggiornata del vecchio ma con una spruzzata di vitalismo in più, come se un pizzico di spezie (Matteo Renzi) bastasse a insaporire una ricetta a corto di ingredienti.

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La Cozza

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 12 febbraio 2014 by Sendivogius

Staffetta Letta-Renzi

“Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”
Giulio Andreotti  

In un eccesso di autostima, dallo sprofondo della paralisi in cui vegeta soave, il ‘giovane’ Letta ha paragonato se stesso ad un maestro zen. E buddhacerto Siddhārtha Gautama (che pure era il Buddha!) si limitò a trascorrere solo quarantanove giorni e quarantanove notti nel più totale immobilismo, prima di giungere alla suprema illuminazione, mentre al premier di dis-servizio non sono bastati nove mesi di stasi comatosa per partorire meno di un imbarazzante topolino, nel soporifero torpore del suo imperturbabile letargo democristiano.
Tuttavia, per ricorrere a metafore meno auliche, la figura che più si addice a questo mitile mediterraneo, a cottura lenta in brodo doroteo, è la cozza. Preferibilmente da allevamento, tanto flaccida e insipida è la consistenza di questo mollusco da pantano, fossilizzato sullo scoglio delle laide intese; immobile ed inamovibile nella sua paresi istituzionale a prova di scalpello.
FrankensteinNon v’è “scossa” al mondo che possa rianimare gli scarti malamente assemblati di un simile esecutivo riciclato dal gabinetto anatomico del dottor Frankestein, imbalsamato com’è nella sua rigidità cadaverica. Rimestare i pezzi nella formaldeide di improbabili rimpasti, non contribuirà certo a dare un aspetto migliore al prodotto finale.
Dal “Governo di Servizio” a “Impegno Italia”, dell’Enrichetto nazionale ricorderemo soprattutto i rilanci pubblicitari, gli slogan promozionali, che come meteore attraversano il vuoto siderale del Nulla elevato a sistema, in nome di una stabilità che ha orrore della legittimazione elettorale: una “sciocchezza”, chiosò con sobria austerità il demiurgo dall’alto del Colle, in tutta la sua migliorista certezza. In tempi di risparmio, i governi infatti è meglio farseli in casa, impastarli con gli ingredienti a disposizione, rovistando tra i precotti sottovuoto dimenticati nei fondi della dispensa… È il gran bollito a prova di scadenza; non foss’altro perché l’immangiabile minestrone ha superato da un pezzo la data di consumazione.
E dunque prepariamoci ad un altro esecutivo di galleggiamento: la pappetta insipida da riscaldare nel forno dell’oblio.

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Countdown

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 gennaio 2014 by Sendivogius

hellsing-13

La drammatica prosecuzione delle Laide Intese supera il masochismo più estremo e rischia di pesare come una lapide (tombale) su quello che fu il “maggior partito della sinistra italiana”, con tanto di vocazione maggioritaria, e quanto mai prossimo alla tumulazione sotto le macerie di un governissimo, che ogni giorno perde pezzi indecenti dai suoi impresentabili gabinetti ministeriali. Il principale azionista di una maggioranza, prossima più alla demolizione che al capolinea, sembra quasi intento a vergare il proprio epitaffio funebre, nella difesa suicida di una parabola governativa ormai all’epilogo della sua fase discendente. Prigioniero com’è della paralizzante chimera migliorista, il partito bestemmia si contorce nell’incapacità di affrancarsi dal mito autogenerato della Stabilità, che poi è la patologica reiterazione di un “governismo ossessivo compulsivo che tenta di spacciare per Responsabilità”.
Faccia da schiaffi Dinanzi allo spettacolo desolante di una “sinistra” istituzionalizzata, che però ha la decenza di non definirsi nemmeno più tale, schiacciata tra (ex) giovani democristiani e giovani turchi allo sbaraglio, in perenne crisi di identità, la non-soluzione è rimessa alla continua ricerca di sempre nuovi padri putativi per supplire alla nascita da una madre incerta. A volte basterebbe rileggere i classici e riscoprire i padri nobili di una Sinistra Balena biancache fu grande, prima di farsi “centro”, scoprirsi liberal-liberista, e smarrire senso e sostanza in nome di un riformismo astratto, incapace di andare oltre il vuoto di una retorica fumosa, riducendosi a fare da scendiletto ad imbarazzanti nullità, sciaguratamente elevate a ministro, in ossequio ad una alleanza incestuosa (e vergognosa!) e rapporti innominabili con vecchi satrapi viziosi.

 Il Regime dei Pascià

Nunzia De Girolamo «L’Italia è il paese dove si è sempre verificato questo fenomeno curioso: gli uomini politici, arrivando al potere, hanno immediatamente rinnegato le idee e i programmi d’azione propugnati da semplici cittadini.
[…] i ministri non sono mandati e sorretti al potere da partiti responsabili delle deviazioni individuali di fronte agli elettori, alla nazione. In Italia non esistono partiti di governo organizzati nazionalmente, e ciò significa che in Italia non esiste una borghesia nazionale che abbia interessi uguali e diffusi: esistono consorterie, cricche, clientele locali che esplicano un’attività conservatrice non dell’interesse generale…. ma di interessi particolari di clientele locali affaristiche. I ministri, se vogliono governare, o meglio se vogliono rimanere per un certo tempo al potere, bisogna s’adattino a queste condizioni: essi non sono responsabili dinanzi a un partito che voglia difendere il suo prestigio e quindi li controlli e li obblighi a dimettersi se deviano; non hanno responsabilità di sorta, rispondono del loro operato a forze occulte, insindacabili, che tengono poco al prestigio e tengono invece molto ai privilegi parassitari.
Il regime italiano non è parlamentare, ma, è stato ben definito, regime dei pascià, con molte ipocrisie e molti discorsi democratici.»

Antonio Gramsci
(18/07/1918)

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Natale in casa Letta

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 dicembre 2013 by Sendivogius

Babbo Natale

“Letterina di Natale,
sotto il piatto del papà
sta tranquilla, zitta e buona
finché lui ti troverà.
Quando poi, finito il pranzo,
saran letti i miei auguri,
saran lette le promesse
per il tempo che verrà,
letterina te ne prego
tu per me non arrossire:
per quest’anno le promesse
io ti posso garantire,
perché quel che ho scritto dentro
sarà proprio tutto fatto.”

Ma quant’è carino l’Enrichetto natalizio, sobrio chierichetto di governo, che decanta i suoi meriti di bimbo virtuoso, convinto com’è di aver ben svolto i compitini da bravo scolaretto zelante, mentre inzuppa pensierini nel caldo brodino della propria vanità.
Vuoto come un calzino spaiato in attesa dell’arrivo della Befana, il piccolo Letta rischia di ritrovarsi presto con un pugno di carbone tra le mani…
JoulupukkiA noi la pena, ed il ludibrio, di vederlo intonare vuoti pensierini sulle magnifiche sorti progressive del suo governo di inconsistenza allargata, nella declamazione delle buone intenzioni alla fiera delle ovvietà, in un personale monumento all’inutile, mentre celebra il proprio elogio sbrodolandosi in cerimoniosi complimenti a se medesimo.
Tra profusioni di ringraziamenti dispensati a destra e manca, partendo dal nume tutelare consacrato al Quirinale, tra vacui richiami al “senso di responsabilità” ed ai drammi di una fatica sociale, opportunamente inabissata nelle palude di un immobilismo compassato nel galleggiamento istituzionale, preoccupa l’atarassia di una svolta generazionale senza precedenti nella storia repubblicana italiana. Ovvero, lo spettacolo deprimente, messo in scena dall’avvento di una pletora precocemente invecchiata di mediocri “quarantenni” in grisaglia (e sorvoliamo sul resto della cucciolata!), tali da far rimpiangere perfino le cariatidi fossili delle prima repubblica. È il ritorno escatologico, attraverso la religione del rigore, negli arcani pre-moderni di un epoca immota ed eterna, dove la “stabilità” è stasi comatosa e la “ripresa” assomiglia più che altro al fuoco fatuo di un fenomeno tanatologico.
Nell’ascoltare le prolusioni dell’Enrico di Letta e di governo non si sa bene se si ha a che fare con un austero cretino, inguaribilmente affetto dalla Sindrome di Pollyanna, nella rimozione delle cause della crisi e delle catastrofiche “cure” finora impartite, per effetto di scotomizzazione.
Titanic by Alexiuss (2011)Oppure, si tratta di una copia ancor più catatonica del capitano Smith, che sulla plancia del Titanic (l’Inaffondabile) rassicura i ricchi passeggeri di prima classe, già appollaiati sulle scialuppe mezze vuote della salvezza, dopo aver chiuso i passeggeri più miserabili in coperta, bloccando l’accesso ai ponti. Un sacrificio necessario. E senza nemmeno l’orchestrina di consolazione.
Sono le gioie a venire di un altro Sobrio Natale.

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NONSENSE ITALIA

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 novembre 2013 by Sendivogius

Nell’Eccezione permanente di un’Italietta ormai dispersa nella sua deriva neo-weimeriana, capita che un Presidente della Repubblica, investito di poteri regali da un parlamento inconsistente, blindi un governo che non dispone più di una maggioranza certificata alle Camere, senza che ciò implichi una verifica parlamentare o un rimpasto di governo. Questo perché due (PdL e Scelta civica) dei tre partiti che compongono l’immonda maggioranza di fatto non esistono più, mentre l’innominabile partito bestemmia è dilaniato al suo interno dalla fronda maggioritaria di coloro che delle Laide Intese non ne possono proprio più.
Dalla grosse koalition alla tedesca, al gran bollito all’italiana con tanto di stallo alla messicana incorporato, l’ammucchiata è servita! Dinanzi ad una cesura con pochi eguali tra Istituzioni e Cittadinanza, che rischia di degenerare in una frattura irriducibile, la soluzione migliore elaborata dall’ottuagenario Presidente che volle farsi Re è puntellare un governo artificiale, senza più alcun radicamento sociale e con un consenso popolare ridotto ai minimi storici (ma compensato dalle cariche di polizia), tramite l’inamovibilità dei suoi ministri più screditati. E per questo ridotto a vegetare in uno stato comatoso, nell’immobilismo più totale, perché al minimo sommovimento al suo interno la fragilissima costruzione imposta dal Nonno sul Colle rischia di franare come un effimero castello di carte, nella prosecuzione ad oltranza di un’esperienza perniciosa ancor prima che fallimentare.
In tale ambito, la fiducia (imposta sotto ricatto) ad un Guardasigilli dai rapporti quantomeno chiacchierati ricorda di molto le formule del compromesso dilatorio, così care a quel Carl Schmitt che della democrazia di Weimar vergò compiaciuto l’epitaffio, e che lasciano completamente irresolute le divergenze di fondo attraverso la dilazione delle risoluzioni nella perseveranza dell’errore.
snail on the thread of a razor blade A simile compagine governativa alla perenne ricerca di un senso che non ha, cristallizzata com’è nella sua immutabilità fondata sull’eterno rinvio, si dovrebbe demandare la riforma della Costituzione, peraltro in deroga alle norme previste dall’Art.138 che tale revisione disciplina, con una serie interminabile di anomalie giuridiche che fanno dell’eccezione alla norma la regola condivisa. Nonché la “riforma della giustizia” affidata ad un ministro screditato, su pressione di un pregiudicato abusivamente insediato al Senato!
Il risultato è un’Esecutivo immobilizzato da una paralisi istituzionale senza precedenti, ridotto a mero esecutore testamentario delle ultime volontà dettate dalle tecnoburocrazie eurocratiche: la soluzione finale per una politica economica dei “compiti a casa” e delle caramelle, in un Paese prostrato dalla recessione, avvitato in un declino senza uscita nella persistenza di una cura fallimentare. La persistenza della “Crisi” è più che altro una scusa per legittimare uno stato di necessità fondato su una serie di deroghe costituzionali nella preservazione del potere.
Alimenta la minaccia del populismo fascistoide ed al contempo se ne serve per prorogare la permanenza di una anomalia giuridica preminente, in una costante materializzazione ectoplasmatica di oscure presenze, un’inquietante galleria di ‘anime morte’ degna dell’Overlook Hotel

LettorranceIl governo ha l’oro in bocca
Alessandra Daniele
(10/11/13)

«Non è una novità che la giustizia italiana sia schifosamente classista, né che lo siano i suoi presunti giustizieri: Giancarlo Caselli non sarebbe certo stato altrettanto assolutorio verso la Cancellieri, se la ministra avesse fatto scarcerare un’attivista No-TAV, anziché una palazzinara.
Ma cosa c’è rimasto in Italia ad essere una novità? Tutto continua a ripetersi ossessivamente sempre uguale.
Questo secondo governo di Grossolana Coalizione, spacciato per quello che avrebbe finalmente restituito al paese rispettabilità e credibilità internazionale, mantiene alla Giustizia una ministra che s’è dichiarata e dimostrata “a disposizione” della famiglia di palazzinari bancarottieri che rivendica d’averla piazzata al ministero.
Annamariaaah!E tutta la Grossolana Coalizione la difende: la testa della Cancellieri non si tocca, perché per il governo sarebbe esplosiva come quella della robottona di Total Recall alla quale la ministra somiglia. Dentro quella robottona si nascondeva Schwarzenegger, dentro la Cancellieri c’è Ligresti.
TOTAL LIGRESTINiente è davvero cambiato. Mani Pulite è stata rivoluzionaria quanto Second Life.
Siamo ancora ai tempi della DC dei Gava e dei Lima. Siamo ancora nel regno dei Borboni, con una sottile riverniciatura Savoiarda che cambia tutto per non cambiare niente.
Jack TorranceL’Italia rimane bloccata nell’interminabile ultimo valzer del Gattopardo, cristallizzata in un immutabile inferno vintage di sorrisi fasulli e autentico orrore, come Jack Torrance nell’ultimo fotogramma di Shining.
Un inferno in bottiglia, nel quale i partiti al governo, come virus, cercano di scindersi per moltiplicarsi e occupare anche lo spazio dell’opposizione: Renzi piccona il PD per scalarlo meglio, Casini abbandona Monti sull’autostrada, Berlusconi scarica la colpa delle tasse sui governisti integralisti di Alfaida. E progetta di riesumare Forza Italia con lo stesso identico slogan truffaldino di vent’anni fa: meno tasse per tutti.
Un inferno in rovina come l’economia, che le razzie dei saccomanni riescono solo a devastare ulteriormente. Dopo la TRISE è in arrivo la TARFU, acronimo militare USA per Totally And Royally Fucked Up.
L’ISTAT si sbaglia, l’economia italiana non è tornata agli anni 70.
È in coma

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In saecula saeculorum

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 settembre 2013 by Sendivogius

FORZA ITALIA

VIRUSCi sono fenomeni patogeni che, se innestati in un organismo esterno, dopo una rapida incubazione, finiscono con lo sviluppare alterazioni così profonde nel corpo ospite, a tal punto da rendere il ceppo originario irriconoscibile, a tutto vantaggio della componente esogena, operando un processo di mutazione tale da rendere l’ibridazione irreversibile.
Dopo l’implosione dell’antico calderone DC, variante politica del Vaso di Pandora, qualcosa di simile è avvenuto attraverso l’inseminazione democristiana, con la dispersione delle spore (o scorie?) in attesa di futura germinazione.
Benedetti da una congiuntura storico-politica particolarmente favorevole, i transfughi della diaspora democristiana, più per la fortuna del caso che per meriti propri, si sono ritrovati nella straordinaria condizione di ottenere il massimo dei vantaggi con il minimo dei consensi, tramite una sovra-rappresentanza istituzionale in rapporto al peso elettorale delle loro minuscole formazioni centriste, sotto la spinta propulsiva degli organismi infettati per patogenesi.
Gramigna democristianaIn prospettiva, il governo delle Laide Intese, con l’imprescindibile trinomio BNL (Berlusconi-Napolitano-Letta), sembra costituire piuttosto il frutto ideale di una lunga incubazione, finalmente giunta a maturazione dopo il travaglio dell’Esperimento Monti.
La DC ti difende dal divorzioBen lungi dal rappresentare una parentesi provvisoria, l’esecutivo Letta è una formula neo-consociativa, a composizione variabile nella sua imprescindibile egemonia centrista a vocazione dorotea, destinata a durare nel tempo, in una prosecuzione oltre l’attuale legislatura.
Per un governo che si vorrebbe “di servizio”, ma la cui definizione ideale dovrebbe essere a “bagnomaria”, l’esecutivo con durata limitata e programma minimo si è rapidamente raggrumato in una marmellata informe, dove tutto si rinvia pur di non comprometterne la tenuta dilatata in eterno. Ovviamente, la stesura di una nuova legge elettorale è l’ultima preoccupazione di un esecutivo che vede nell’eccezione di una maggioranza frammentata nella coatta convivenza degli opposti, la maggior garanzia di sopravvivenza. La cristallizzazione di un’anomalia sostanziale sembra accompagnarsi alla normalizzazione del “principio di necessità”, evidentemente speculare ad un determinato assetto di potere non più raggiungibile per vie elettorali.
Letta - TIME A sua giustificazione, il mito della governabilità, nell’esigenza di stabilità, costituisce il corollario fondamentale dell’esecutivo guidato da Enrico Letta. E nell’assunzione del dogma, per indebita ingerenza quirinalizia, troppo spesso si dimentica che:

«..è proprio il mito della cosiddetta “governabilità” uno dei veleni più potenti ed efficaci nei confronti delle democrazie non particolarmente robuste, o che stanno attraversando un momento di spossatezza. Quello della governabilità può anche essere scelto come parametro fondamentale di progresso, ma si deve essere ben consci che, facendo così, si decide di mettere in un cassetto il concetto di democrazia, perché è evidente che il massimo di governabilità è costituito da una forte dittatura monocratica. La forza dirompente e l’essenza della democrazia è costituita, invece, dalla sua perfettibilità. Se non si basa più su questo lento e discontinuo incedere comune verso il meglio, cessa di essere democrazia

  Giampaolo Carbonetto
“Il falso mito della governabilità”
(08/12/2009)

Sono significative (e al contempo inquietanti) le continue dilazioni di una riforma elettorale tale da garantire maggioranze certe e definite con un loro programma di governo. Si aggiunga la spasmodica demonizzazione del ricorso al voto, nel constante esorcismo di ogni alternativa alle Laide Intese, evidente reputate la migliore delle opzioni possibili. E, in questo, il contributo di una setta idiota di fanatici cialtroni come il M5S resta impagabile!
Il PiccioneNaturalmente il serafico Enrico Letta, quello che non è attaccato alla poltrona e (come un altro L'amaro caliceprima di lui) starebbe lì a sacrificarsi per il paese, bevendo dall’amaro calice, ad ogni vibrazione tellurica per il suo governo ricorre agli spauracchi consolidati del terrorismo psicologico…
Dopo il “ce lo chiede l’Europa” ed il “volete finire come la Greeecia?!” della premiata ditta Monti-Fornero, è tempo del “se cade il governo non vi leviamo l’IMU”. E in più vi arrivano i commissari di Bruxelles a imporre la manovra correttiva (ma i conti non erano in ordine?). Il che è un po’ come passare dallo stato di protettorato a colonia, nell’imprescindibilità di una UE trasformata in una tecnoburocrazia finanziaria dai gravi deficit democratici e che con ogni evidenza non funziona, ma che si accetta a prescindere nell’accettazione acritica dei suoi dogmi con la rinuncia ad ogni modifica.
Nell’assoluto vuoto di idee che ne contraddistingue l’immobilismo, l’unica garanzia che al momento il Governo è in grado di offrire è la convenzionale deferenza all’ideologia neo-mercantilista d’ispirazione monetarista, a cura degli zelanti discepoli dei Chicago Boys, educati alla chiesa di Milton Friedman. Più per conformismo che per convinzione: nelle facoltà di economia non si insegna altro.
Poco importa se l’Italia è l’unico paese in area euro ancora pesantemente in recessione, dopo la fallimentare cura rigorista di Monti & Co. Da noi si perseguono le vie misteriose ed Igumox (1)imperscrutabili della Austerità espansiva, predicata dall’accoppiata bocconiana Alesina-Ardagna. Tipico esempio di “cervelli” transitati all’estero (e che per nostra sfortuna ogni tanto ritornano!), le tesi di Alberto Alesina e Silvia Ardagna sono state ridicolizzate su scala mondiale, ma ovviamente non in Italia dove sono assurte a verità di fede.
Nella fattispecie italiana è difficile poi credere che i mercati internazionali possano essere preoccupati dal fatto che formidabili intelligenze come Angelino Alfano (Interni), Beatrice Lorenzin (Sanità), Flavio Zanonato (Sviluppo economico), o Nunzia De Girolamo (Agricoltura)… non siano più ministri. Ammesso che gli investitori abbiano la più pallida idea di chi siano: per nostra fortuna, no!
E.Giovannini Tra la galleria fantasma di assolute nullità che affollano il Governo Letta, vale la pena ricordare il prof. Enrico Giovannini: invisibile Ministro del Lavoro e Politiche sociali, fortissimamente raccomandato dal presidente Napolitano.
Eminente esperto di statistica, il prof. Giovannini troverà molto utile la scienza matematica per tenere aggiornate le tabelle della disoccupazione italiana:
Circa un milione di disoccupati nella fascia di età dai 25 ai 35 anni, con 750.000 nuovi disoccupati negli ultimi tre anni. A questi si devono aggiungere gli oltre 400.000 disoccupati ricompresi tra i 35 ed i 44 anni, insieme ai 350.000 disoccupati nella fascia dai 45 ed i 54 anni.
Nel complesso la disoccupazione in Italia ammonta (per difetto) ad almeno 3.500.000 di persone alla disperata ricerca di un lavoro e senza alcuna integrazione o sostegno al proprio reddito. In massima parte si tratta di persone giovani e nel pieno del loro ciclo produttivo, certo non in età da prepensionamento e tagliati fuori da ogni “ammortizzatore sociale”.
Il Quarto Stato si ritiraNella preoccupazione di non sforare i sacri parametri europei, furbescamente, nei conteggi ufficiali non è contemplata la fantomatica categoria tutta italiana degli “inoccupati”; ma nemmeno i lavoratori in mobilità o cassa-integrazione, formalmente senza lavoro ma non ancora disoccupati. Altrimenti le nostre statistiche sarebbero le peggiori d’Europa!
Simili risultati sono d’altronde un piccolo saggio circa l’eccezionale efficacia della controriforma del lavoro (ovviamente “epocale”) di Elsa Fornero: la spocchiosa maestrina del direttorio Monti, venuta a imporre il suo fallimentare programma didattico; quella dei “choosy” e del “lavoro bisogna meritarselo”, alla quale un abbonamento di ‘vaffanculo’ per sola andata non basterebbe a compensare la presuntuosa arroganza di un’abissale incompetenza, fuori dal mondo perfetto del suo bunker accademico.
Coerentemente, la massima preoccupazione del Governo Letta è la disoccupazione dei ragazzi tra i 16 ed i 24 anni (che fino ai 18 anni dovrebbero ancora essere a scuola e studiare), per i quali in concreto non si sta approntando nulla. Nel concreto, per tutti, la prospettiva è prosciugare ciò che resta di eredità avite e pensioni dei nonni. Perché se c’è chi a 24 anni non riesce ad entrare nel mondo del lavoro, c’è chi a 33 anni (l’età di Gesù Cristo) ne viene inesorabilmente espulso senza alcuna possibilità di ritorno, in un calvario fatto di precarietà estrema ed immiserimento progressivo nell’assenza di soluzioni.
Enrico Letta e la preghierinaE’ rassicurante sapere che il ministro Giovannini ed il Governo Letta stanno approntando l’ennesimo piano di sgravi contributivi, ad esclusivo vantaggio delle imprese che assumono (e a totale svantaggio per i neo-assunti con pensioni da fame domani), secondo una serie di modalità collaudate che così strabilianti risultati hanno dato negli anni passati. E nel reperire fondi non trovano di meglio che il solito aumento di benzina e sigarette.
POTEVA ANDARE PEGGIO (Liberthalia)La devastante crisi occupazionale offre anche la possibilità di reperire legalmente nuova manodopera schiava a costo zero, con il potenziamento dell’apprendistato e forme di flessibilità sempre più estreme per paghe miserabili (quando e se pagano).
Ma il buon Enrico, il presidente Napolitano, e le vestali della stabilità tutte ammoniscono in un sol coro: “Se cade il governo…”
Non se ne accorge nessuno!

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(54) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 agosto 2013 by Sendivogius

Classifica AGOSTO 2013″

Vauro2011 - L'ultimo giapponeseCade.. non cade.. cade…
Ammesso che qualcuno provi il benché minimo interesse per il governo fantasma di Letta il Giovane, potete star pur certi che NO non cadrà.
Per coloro che credono la sua sopravvivenza sia indissolubilmente legata alle sorti del Pornonano, trincerato nella giungla come l’ultimo giapponese, sarà bene precisare che questi costituisce solo un’ingombrante zavorra che nessuno ha (ancora) il coraggio di gettare fuoribordo. D’altronde, il Governo Letta è una barca senza remi, impantanata in una palude senza sbocchi: può permettersi la permanenza di pesi morti, nella situazione ottimale di chi, costretto all’immobilità, non corre il rischio di sbagliare rotta.
E se nella sostanza non decide nulla, per non scontentare nessuno, nella pratica sembra rispondere unicamente alla letale “Legge del Rinvio” (The Law of Delay), già postulata nel 1970 da Cyril Northcote Parkinson: dinanzi ad un problema oggettivo (“esodati”; IMU; aumento dell’IVA; disoccupazione cronica…), che richiede interventi urgenti e soluzioni articolate, si evita con cura di affrontarlo. Di solito si delega la soluzione ad organismi terzi creati ad hoc (commissioni speciali; comitati di “saggi”…), posticipando l’intervento fino a quando la situazione diventa ingestibile, confidando il danno venga riassorbito dalle circostanze contingenti.
Ciò sembra costituire una peculiarità dell’esecutivo doroteo-fascio-migliorista (mai avremmo pensato di assistere ad una roba simile!), benedetto dall’opposizione più inutile del mondo: il movimento 5 seghe del pentacolo Grillo-Casaleggio-Becchi-Messora e il Morra calabrese; la produzione compulsiva di “stronzate” dei quali è inversamente proporzionale all’efficacia delle loro (non) iniziative.
Sull’argomento in questione, riportiamo qualche estratto di un’interessante disamina (articolo integrale QUI):

“In un breve saggio (On Bullshit, tradotto da M. Birattari: Stronzate. Un saggio filosofico, Milano, Rizzoli, 2005, pp. 61,. € 6.00; ma il manoscritto è in realtà del 1986), il filosofo Harry G. Frankfurt si è domandato quali sono le proprietà che definiscono questo particolare tipo di enunciato. Che cos’è una ‘stronzata’? Perché sentiamo il bisogno di differenziarla da altri enunciati, come ad esempio la ‘menzogna’? E che cosa rende chi dice una ‘stronzata’ diverso dal mentitore consumato?
[…] Chi dice una stronzata è del tutto indifferente alla verità o falsità del suo enunciato. In altri termini, nella stronzata il contenuto di verità non è rilevante, e nell’animo dell’enunciante non c’è la volontà di giocare al gioco della verità: «Uno che mente e uno che dice la verità giocano in campi opposti, per così dire, allo stesso gioco. Chi racconta stronzate ignora completamente tali esigenze (p. 57)». L’autore di queste performances linguistiche si trova determinato a dire stronzate «ogni volta che le circostanze obbligano qualcuno a parlare senza sapere di cosa si sta parlando (p. 59), manifestando col suo dire «l’assenza di qualunque legame significativo tra le opinioni di una persona e la sua comprensione della realtà (p. 60)». Proponiamo un esempio, per capirci: la celebre tesi del ‘Platone totalitario’ avanzata da Karl Popper e ripresa da Marcello Pera. Per sua stessa ammissione, Popper la elaborò senza avere a disposizione i testi di Platone, sulla sola scorta delle sue reminiscenze universitarie (e Popper, ricordiamo, era un filosofo della scienza, non uno studioso del pensiero antico). Al buon conoscitore di Platone questa tesi appare, giustamente, una stronzata.
[…] L’uso improprio della relazione causale – dell’inclusione inesatta e incontrollata di una conseguenza in una causa -, tipico di quasi tutte le teorie dei complotti globali (dai Protocolli dei Savi di Sion al Priorato di Sion) è la matrice di un gran numero di stronzate che affliggono le nostre orecchie e fanno patire le nostre menti.”

 Girolamo De Michele
Stronzate: istruzioni per l’uso

Sulla stessa falsariga, e per i nostri tipi assai più modesti, potremmo aggiungere che del tutto impropriamente esistono:

La stronzata cognitiva
Carlo Sibilia Ovvero: come distorcere la realtà a tal punto da privarla di senso, attraverso ragionamenti totalmente scollati con l’oggetto della discussione, dimostrando di non sapere assolutamente di cosa si stia parlando o, nella peggiore delle ipotesi, di non capire un accidente di ciò che si finge di conoscere.
Esempio pratico è l’on. Carlo Sibilia, che interpellato sulla formazione di un governo dichiara:

Per governare non c’è bisogno della fiducia di nessuna delle due camere. Articolo 94 della Costituzione. E’ semplice e così faremo.
  (01/03/2013)

Nella fattispecie, l’Art.94 prevede esplicitamente che “Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”Semplice e chiaro! Ma non per Sibilia, che nel frattempo è diventato segretario della Commissione Affari Esteri. Ed immaginiamo sia in virtù dell’espletamento delle proprie funzioni istituzionali, che ai primi di giugno il “cittadino” pentastellato, insieme al degno collega Paolo Bernini (quello dei microchip sottocutanei), sia volato a Londra per investigare sui misteri del Bilderberg.
En passant, è lo stesso che al culmine dell’entusiasmo, in occasione della farsa chiamata ‘Restitution Day’, esultava: “è l’evento politico più rivoluzionario dagli omicidi di Falcone e Borsellino” (07/07/2013); dimostrando di essere completamente privo di buon gusto e di non avere il minimo senso delle analogie in rapporto agli eventi. Oltre ad essere un irrecuperabile cretino.
Sostanzialmente, il personaggio appartiene alla nutrita genia di logorroici cazzoni che prima parlano e dopo (semmai) riflettono, sempre che riescano a ricordare dove hanno dimenticato il cervello.

La stronzata deduttiva
Nicola Morra Ovvero: sedimentato il pregiudizio (“Loro” sono il male ed io sono la cura), tramite la concatenazione di pensierini elementari legati a figure semplici (“casta”; “vecchio”; “soldi”; “sprechi”..) si arriva alla formulazione di una “Verità” indimostrabile e assoluta, nella sua irragionevolezza logica.
Esempio pratico è il senatore Nicola Morra (M5S), che un istante dopo il suo incontro col presidente Napolitano corre a postare elegantemente su f/b:

Quando lo abbiamo incontrato al Quirinale, Napolitano ci ha detto che ha iniziato la sua carriera nel lontano 1953. Io tra me e me ho pensato che sono 60 anni che grava sulle spalle dei contribuenti italiani.”
  (23/08/2013)

La prudenza non appartiene al contabile Morra il quale dimentica che, in quanto insegnante liceale e al contempo senatore della Repubblica, anche lui a tutti gli effetti grava sulle spalle dei contribuenti italiani. Doppiamente, come il suo stipendio pubblico a mezzo servizio; ci sarebbe da aggiungere con altrettanto sarcasmo.
Nicola Morra (classe 1963) è diventato insegnante a 30 anni. Desumiamo “di ruolo”, perché nella sua pirotecnica agiografia spacciata per curriculum nulla è definito. In tal caso immaginiamo abbia fatto qualche anno di precariato, cominciando la sua carriera a 27-28 anni?
Giorgio Napolitano (classe 1925) ha iniziato a percepire il suo primo stipendio pubblico a 28 anni.
Dunque, se la matematica non è una opinione, a parità di età (50 anni), tanto Morra quanto Napolitano, gravavano sulle spalle dei contribuenti da almeno 20 anni. Sarebbe interessante sapere che impegni ha il senatore Morra per i prossimi 40 anni e chi pensa gli pagherà mai stipendio e futura pensione

La stronzata induttiva
Simone Furlan Ovvero: attraverso l’assemblamento di metafore e analogismi sempre più sperticati e in continua sovrapposizione, si delinea l’immagine suprema dell’oggetto desiderato nella sua tensione universale, sulla quale tutto si fonda e tutto trascende.
Esempio pratico è Simone Furlan, generale dell’Esercito di Silvio, che solenne dichiara:

Siamo come il battaglione sacro di Tebe, straordinario per l’amore che legava i suoi soldati
  (23/08/2013)

È interessante notare che una formazione raggrumata in difesa di un vecchio sporcaccione e puttaniere, corruttore di minorenni, che ha elevato il machismo omofobo a pratica distintiva, si paragoni a quello che era conosciuto soprattutto come “il battaglione degli amanti” e che fondava il fulcro della propria essenza sulle pratiche omoerotiche delle 150 coppie omosessuali che ne costituivano gli effettivi.

  Hit Parade del mese:

01. QUESTIONI INTERNAZIONALI

[22 Agosto.] «Gentile Ambasciatore, nel nuovo gioco del Monopoli le tradizionali proprietà immobiliari sono sostituite da pacchetti azionari, e, novità decisamente preoccupante, sarebbe stata abolita la casella della ‘prigione’. Ci permettiamo di chiederle se non sia il caso di valutare eventuali provvedimenti delle autorità competenti o comunque una posizione critica sul nuovo ‘Monopoly’»
(Michele Anzaldi, Marina Berlinghieri, Matteo Biffoni, Luigi Bobba, Lorenza Bonaccorsi, Federico Gelli, Ernesto Magorno; I Magnifici Sette)

02 - A.RAZZI02. NOBEL PER LA PACE

[10 Agosto] « Spero di aiutare le ambedue coree a una riappacificazione pacifica, senza fare danni: nel senso, senza guerre, se ci riesco, ce lo sto mettendo tutto. Io posso riuscire dove Obama ha fallito.»
  (Antonio Razzi, Il Coreano)

03 - WANNA03. RICORSI

[10 Agosto] « Il giudice che ha condannato Silvio ha anticipato anche la mia sentenza. Pure io voglio fare ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo!»
  (Wanna Marchi, Perseguitata)

04 - E.LETTA04. NELLA TERRA DEL FOTTI

[21 Agosto] «Sarebbe paradossale far cadere il governo ora: dopo tanti sacrifici, ci stiamo finalmente avvicinando alla Terra Promessa.»
  (Enrico Letta, Il Mosé de ‘Noantri)

2013 - Simona Vicari durnate l'elezione del presidente della Repubblica05. I Compagni di Letta (I): OH MIO PRESIDENTE!

[03 Agosto] «Compatti a fianco del presidente Berlusconi. Non lasceremo l’Italia sotto dittature che siano magistocratiche o comuniste»
  (Simona Vicari, Sottosegretario allo Sviluppo Economico)

06 - Biancofiore06. I Compagni di Letta (II): COLPO DI FULMINE

[06 Agosto] «Tutti gli italiani sono innamorati di Silvio»
(Micaela Biancofiore, Sottosegretario alla Pubblica Amministrazione)

07 - Mario Mauro07. I Compagni di Letta (III): AGIBILITÀ

[22 Agosto] «Chiediamo al PD di votare No alla decadenza del nemico Berlusconi. Il nodo dell’agibilità politica del Cavaliere va risolto politicamente e non per via giuridica, con un provvedimento generale, non individuale, cioè amnistia e indulto. Come ai tempi della guerra»
  (Mario Mauro, Ministro della Difesa)

08 - L. Amiconi08. MALA TEMPORA LIBERTATIS

[21 Agosto] « Silvio Berlusconi è il Che Guevara della Libertà!»
  (Luigi Amicone, direttore di Tempi)

09 - GRILLO09. SENZA MACCHIA

[22 Agosto] « Noi del Movimento 5 Stelle siamo onesti, competenti, oramai siamo perfetti»
  (Beppe Grillo, il Perfettissimo)

10 - CRIMI10. MODESTAMENTE…

[19 Agosto] « Adesso abbiamo un’autorevolezza che prima, da esordienti, non potevamo avere. Per questo ci sentiamo pronti a governare»
  (Vito Crimi, l’Esordiente)

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