Archivio per Eni

BLACKHOLE

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 aprile 2016 by Sendivogius

Foto di Sergio Fortini

C’era una volta la “questione ambientale”… che poi in Italia si riduce sostanzialmente a tre o quattro variabili indipendenti: l’interdizione alla circolazione per chiunque non possa permettersi di cambiare vettura ogni due anni, al passo coi nuovi lanci “ecologici” del mercato automobilistico (vi ricordate le panzane sul diesel?!?); gli inutili blocchi del traffico (ed i riscaldamenti accesi fino ad aprile inoltrato); qualche immancabile tassa “verde”, i cui introiti per tutto vengono usati tranne che per il motivo della sua introduzione. E per (non) concludere, ricordiamo pure il cospicuo aiutino pubblico di categoria, in quella costosa farsa che chiamano “revisione” (auto e caldaia) e che ogni due anni si abbatte sulle tasche degli italiani.
tabella-revisioni-anni-2011-2012Certo poi su scala mondiale ci sono i pletorici summit sul clima, nei quali si danno appuntamento i percolanti rifiuti di governo alla fiera della buone intenzioni, nella dissociazione permanente tra il dire ed il fare. Sarà per questo che in Italia abbiamo come sedicente Ministro per l’Ambiente e tutela del territorio, un fossile d’estrazione dorotea. Per chi non lo conoscesse, parliamo di Gian Luca Galletti, meglio noto come il “commercialista di Casini”, che nel corso della sua carriera politica si è praticamente dichiarato a favore di tutto ciò che risulta incompatibile col proprio attuale ministero: sì al nucleare; sì alla privatizzazione dell’acqua; sì agli organismi transgenici; sì al ponte sullo Stretto di Messina; sì alla cementificazione della Laguna di Venezia; sì alle trivellazioni selvagge in Basilicata; sì alla riduzione dei controlli; sì alla rimozione dei limiti di caccia… rivelandosi a tutt’oggi il peggior nemico che l’ambiente abbia mai avuto in termini di difesa del territorio.
Gian Luca GallettiNel merito, la querelle sulle trivellazioni petrolifere costituisce un esempio da manuale (di psicopatologia): caso unico di schizofrenia politica, in cui un partito prima raccoglie le firme per il referendum con tanto di mobilitazione nazionale. E poi sconfessa la consultazione medesima, impegnandosi attivamente per il suo boicottaggio a favore dell’astensione.
PD RenziSuccede, quando un comitato d’affari a gestione familiare, in conflitto di interessi permanente e squallidi scontri tra cricche collaterali, cassa il parlamento e si insedia abusivamente al governo, per meglio incrementare gli affari delle lobby industriali di riferimento su incistazione massonica.

“La Banda del Pozzo”
di Alessandra Daniele
(10/04/2016)

«Banchieri, petrolieri, armieri, pare che il “governo del fare” si dia effettivamente un gran da fare per servire l’esigente clientela.
Allo zelo però non si associa la classe. I rinnovatori di Renzi infatti si danno del figlio di puttana e del pezzo di merda come una banda di reservoir dogs, al cui confronto il figlio di Totò Riina sembra un principe di sangue reale.
La perizia con la quale ha condotto l’intervista con Bruno Vespa fa pensare che se la caverebbe molto meglio di Renzi anche ai vertici internazionali.
Per la verità meglio di Renzi potrebbe cavarsela chiunque. Gli basterebbe non andare in giro a farsi selfie sparando cazzate in finto inglese tipo “Operescion is gud bat de pascient is ded”, mentre gli altri decidono cosa ordinargli di fare.
Dopo le telefonate della Guidi, chissà se Renzi pensa ancora che Meucci was a genius.
Il suo discorso all’Harvard University sembrava messo insieme da Ok Google aperto per sbaglio durante una gara di rutti.
E il problema non è solo l’inglese. Le cazzate di Renzi non hanno senso in nessuna lingua del mondo.
A questo punto chi gli crede ancora non è semplicemente ingenuo o sprovveduto, ma evidentemente affetto da un grave ritardo mentale.
Non particolarmente geniali neanche quei ministri che confidano ancora nella privacy delle conversazioni telefoniche, chimerica almeno quanto la cybersecurity che molto probabilmente sarà affidata a Carrai nonostante le polemiche.
Carrai però non è uomo di Renzi. E’ Renzi che è uomo di Carrai.
Di privato in Italia ci sono i Lavori Pubblici.
[…] Come per un pozzo esausto, i concessionari che hanno installato il governo Renzi continueranno a raschiarne il fondo fino all’ultima goccia di bitume soltanto finché gli costerà meno che smantellarlo, e allestirne un altro.
Il conto alla rovescia è cominciato

Capita così che si faccia una legge che vieta le trivellazioni a dodici miglia dalla costa, ma poi si conceda una proroga alle piattaforme interessate, in deroga alla normativa e col rilascio di una concessione eterna, rinnovata fino ad esaurimento dei pozzi e con la possibilità di sforacchiare il fondale marino ad libitum, preferibilmente a canone invariato (tra i più bassi d’Europa) per tacito rinnovo. Che è un po’ come locare un appartamento a prezzi d’affitto nettamente inferiori alla media, vincolando il contratto fino alla naturale esistenza dell’immobile, affidando i controlli della corretta fruizione del bene agli affittuari.
il bucoE lo si fa perché ovviamente l’estrazione è sicura, nel draconiano rispetto di tutte le misure di sicurezza e nella scrupolosa tutela delle popolazioni eventualmente colpite in caso di incidente. Lo sanno bene gli abitanti delle coste del Golfo del Messico, che ancora attendono i risarcimenti del più grande disastro ambientale di sempre. Questo perché la British Petroleum agiva secondo gli ultimi ritrovati dell’ingegneria estrattiva.
Lo sversamento in mare del petrolio osservato da un satellite della NASA il 24 maggio 2010D’altronde, una volta esauriti, i pozzi hanno un formidabile valore d’uso come discariche illegali per l’occultamento dei rifiuti di scarto altamente tossici, che diversamente smaltiti inciderebbero gravemente sui dividendi azionari delle società interessate, mentre i danni a carico delle collettività possono essere tranquillamente elusi senza ulteriori incombenze.
Piattaforma VegaÈ il caso dell’impianto petrolifero Vega, la più grande piattaforma italiana per l’estrazione di petrolio, compartecipata al 60% dalla Edison ed al 40% dall’ENI…

«L’Edison tra il 1989 e il 2007 avrebbe iniettato illegalmente nel pozzo sterile V6, a 2.800 metri di profondità, ingenti quantità di rifiuti petroliferi altamente inquinanti: 147mila metri cubi di acque di strato, liquidi che si trovano nel sottosuolo insieme agli idrocarburi, contenenti alte concentrazioni di metalli pesanti e idrocarburi; 333mila metri cubi di acque di lavaggio delle cisterne della nave di vagaoilstoccaggio del greggio denominata Vega Oil; e persino 14mila metri cubi di acque di sentina. In totale quasi mezzo milione di metri cubi di liquidi altamente inquinanti, definiti dalla legge “rifiuti speciali”. Mezzo miliardo di litri, l’equivalente del contenuto di 12.500 autocisterne. Secondo Ispra, se Edison avesse smaltito questi rifiuti seguendo le indicazioni di legge, avrebbe dovuto spendere ben 69milioni di euro. Secondo la Procura: “gli imputati si sono resi responsabili di gravi e reiterati attentati alla salubrità dell’ambiente e dell’ecosistema marino”, mettendo in pratica “per pura finalità di contenimento dei costi e quindi di redditività aziendale, modalità criminali di smaltimento dei rifiuti pericolosi”. Inoltre, specifica la Procura, gli imputati avrebbero immesso “negli strati geologici profondi sostanze, tra cui acido cloridrico, che hanno modificato le caratteristiche morfologico-strutturali” del sottosuolo marino, con l’obiettivo di aumentare la ricettività del pozzo

“Il caso della piattaforma Vega di Edison. Ministero Ambiente chiede danni, Governo autorizza raddoppio. E il processo finirà in prescrizione”
(02/04/2016)

E se il rilascio delle concessioni viene affidato ad una “sguattera Federica Guidiguatemalteca” succube del fidanzato scroccone e intrallazzone, i controlli del Governo non lasciano adito a dubbi nella certezza della prescrizione che costituisce la costante dell’ordinaria (in)giustizia italiana.

«Il 16 aprile 2015 il ministero dell’Ambiente ha dato parere positivo alla Valutazione di impatto ambientale per il raddoppio della piattaforma e il 13 novembre dello stesso anno il ministero dello Sviluppo economico ha concesso il rinnovo del permesso per 10 anni. A meno di 12 miglia dalla riserva naturale del fiume Irminio, tra Ragusa e Scicli, Edison potrà costruire una seconda piattaforma petrolifera offshore, Vega B, per continuare a sfruttare il giacimento, attivo dal lontano 1984. L’autorizzazione è arrivata subito prima dello stop alle nuove perforazioni sotto le 12 miglia deciso dal governo con l’ultima legge Finanziaria, entrata in vigore il primo gennaio 2016. Le motivazioni del via libera ministeriale appaiono paradossali: “La società ha ottemperato ai termini di buona gestione del giacimento…”, scrive il Mise in una nota del 12 dicembre 2014. Lo stesso governo che chiede ad Edison i danni in giudizio, la promuove a pieni voti nel momento in cui concede il rinnovo del permesso. In sintesi: grazie alla prescrizione Edison non pagherà i danni procurati, ma incassa dal governo un rinnovo della concessione per un decennio, alla modica cifra di un canone di appena 87 euro l’anno a chilometro quadrato, e con royalties da pagare allo Stato pari ad appena il 7% dei proventi (le royalties italiane sono le più basse d’Europa)

“Il caso della piattaforma Vega di Edison. Ministero Ambiente chiede danni, Governo autorizza raddoppio. E il processo finirà in prescrizione”
(02/04/2016)

In una delle sue consuete sparate a mezzo Twitter, il coso buffo Prossemica renzianamomentaneamente prestato a Palazzo Chigi ha dichiarato che la Sicilia e la Basilicata sono meglio del Texas per la loro incredibile abbondanza di greggio, costituendo un fondamentale strumento di occupazione e sviluppo. Fu così che nella propaganda di regime spacciata per “informazione” meno di 250 posti scarsi di lavoro generico a tempo determinato come “guardiano di pozzi”, appaltati a multiservizi per una paga oraria di 5 euro, sono diventati prima 4.000 e poi lievitati fino ad 11.000 occupati, in sintonia coi numeri creativi del Job Acts.
Se poi la notizia è scomoda, basta semplicemente non darla, o farla scomparire a tempo di record dai palinsesti come una meteora invisibile…

Loira“Francia, si rompe condotta Total nella Loira: fuoriusciti 380mila litri di greggio”

«Disastro nella regione francese della Loira, dove almeno 380mila di litri di greggio sono fuoriusciti da una condotta della Total. A quanto pare si è trattato di un incidente: una scavatrice ha rotto la condotta durante dei lavori di sbancamento sull’estuario della Loira. La condotta sotterranea collega la raffineria Total di Donges a un deposito a Vern-surSeiche, vicino Rennes. I litri fuoriusciti rilevati da Total sono 380mila, ma potrebbero arrivare a quota 550mila. Total fa sapere che alcune abitazioni sono state evacuate, vietato il consumo d’acqua per persone e animali

Il Messaggero
(06/04/2016)

Tutto qui! Al massimo si trova un trafiletto sulla cronaca ripreso direttamente dall’ANSA e senza un riga in più; giusto a proposito degli straordinari standard di sicurezza.
Succede in quel di Total, così interessata alle trivellazioni lucane o (meglio ancora!) alle pipelines che attraversano la Val d’Agri verso i porti della Puglia.
oil drillingL’appeal del petrolio italiano, che in realtà è una polpa bituminosa, usata prevalentemente per produrre i manti delle pavimentazioni stradali, risiede infatti nella possibilità di utilizzare gli oleodotti sul territorio italiano con gli immensi centri di stoccaggio previsti sulla costa pugliese, per il transito delle petroliere di mezzo mondo. Non il petrolio italiano ma le strutture per il trasporto e la raccolta del greggio di importazione estera sono ciò che interessa davvero agli “investitori” stranieri, che sembrano aver trovato il Bengodi nella repubblica delle banane: controlli ridicoli, norme elastiche, multe irrisorie, prezzi sottomercato.
mappatrivelleDomenica 17 Aprile andate al mare, mi raccomando! Immortalatevi nei vostri selfie con un sorriso da coglione. E godetevelo il mare fintanto sarà ancora balneabile e non un concentrato oleoso di idrocarburi. L’originale non è replicabile su Playstation.

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LETTA FOREVER

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 luglio 2013 by Sendivogius

LA PACIFICAZIONE

In un’orgia di scandali veri (il Caso Shalabayeva, con la moglie e la figlia del principale dissidente kazako deportate e ‘vendute’ al dittatore Nazarbaev) e presunti (le solite calderolate), c’è un’altra questione che dovrebbe preoccupare l’ambizioso premier del “governo di servizio”, fondato sul rinvio, e che mette a nudo la rete di relazioni trasversali su cui si basa il Gianni Lettapotere del Giovane Letta; in sinergia con l’ossidata immanenza di Gianni il Vecchio: il conte zio delle relazioni pericolose nel sottobosco delle intese allargate…
In tempi di post-democrazia, le decisioni (quelle che contano) ovunque passano fuorché nei parlamenti, rigorosamente “al riparo dal processo elettorale” e da tutti quei fastidiosi condizionamenti che un sistema democratico impone per potersi definire realmente tale.
Ovvio che i centri decisionali esulano dal loro tradizionale alveo istituzionale, per assurgere a dimensione privata come intreccio di rapporti particolari, progressivamente estromessi dai controlli della cittadinanza e sottratti alla sovranità popolare, trovando la loro legittimazione e ossatura nei circoli ristretti del nuovo potere oligarchico.
Umbrella Corporation by SuchtIl modello di riferimento è il think-tank di matrice anglosassone (nelle sue derivazioni “net”), declinato nelle forme e nelle modalità delle “fondazioni” private le quali hanno il duplice vantaggio di essere ottimi collettori di contatti coi grandi gruppi economico-finanziari e correnti di potere personale. Strutturate all’interno dei vecchi partiti, permettono altresì di costruire leadership politiche, convogliando finanziamenti privati e consensi clientelari a fini elettorali.
La creazione dei think-tank, col progressivo fiorire di fondazioni e centri studi omologhi ai loro corrispettivi statunitensi, è speculare alla cosiddetta “crisi della politica” ed al tracollo delle ideologie che, a livello di massa, hanno lasciato il passo a ‘movimenti’ populistici su base demagogica e nessuna prospettiva di lungo periodo.
La preghierina del buon democristo Sempre al passo coi tempi, anche l’intraprendente Enrico Letta (peraltro in copiosissima compagnia) non poteva non crearsi la sua bella fondazione personale ad uso politico, per la promozione in sordina delle sue smisurate ambizioni presso i salotti che contano davvero.
Il principale pensatoio di Enrico Letta si chiama “VeDrò – L’Italia al Futuro” e costituisce una tipica filiazione politica del nipote d’arte prestato alle Istituzioni. Per disinteressato “servizio”, s’intende!
Nata nel 2005, sotto i buoni auspici del tenero Enrico e dell’avv. Giulia Buongiorno (la finiana divenuta celebre per la difesa di Giulio Andreotti al processo per mafia), l’associazione riflette il cazzeggio fintamente giovanilista dei suoi promotori:

«VeDrò è un think-net nato per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari provocatori, ma possibili, per il nostro Paese.
Sulla scena dal 2005, la nostra è una rete di scambio di conoscenza formata da più di 4.000 persone: professori universitari, imprenditori, scienziati, liberi professionisti, politici, artisti, giornalisti, scrittori, registi, esponenti dell’associazionismo.
I vedroidi, oltre che dal dato generazionale, sono accomunati dalla disponibilità ad apprendere costantemente, a mettersi in discussione, ad analizzare temi e fenomeni senza barriere ideologiche o tesi precostituite, secondo una chiave interpretativa lungimirante che vada oltre la contingenza dei dibattiti in corso.
veDrò ha fatto dell’informalità la propria cifra e tutti gli eventi organizzati sono costruiti sull’interazione paritaria e de-gerarchizzata, dove l’ibridazione di competenze diverse diventa progetto e dove l’incontro è tra persone, non tra ruoli

Meno enfaticamente, VeDrò è una creatura personale a partecipazione trasversale, ripartito in 17 working group, per la cooptazione allargata: un po’ di berlusconiani e un po’ di ex democristiani confluiti nel PD, con un nutrito contorno di industriali e boiardi di Stato al gran completo. E con finalità che, ad essere maliziosi, è facile intuire…
L’associazione è inserita in un network molto più ampio di organizzazioni private, dove il minimo comun denominatore è sempre lui: Enrico Letta.
Tra aderenti, semplici sostenitori, partecipanti agli incontri, ad animare la struttura ci sono personaggi di tutte le tendenze e orientamenti, pescati nei settori che contano: dai Media allo Sport; dalla Politica all’Industria, dalla Cultura alla Magistratura (Raffaele Cantone, Nicola Gratteri, Stefano Dambruoso).
NuclearePer dire, del mazzo pare facciano parte anche il leghista Flavio Tosi e Adolfo Urso, presidente della fondazione FareFuturo, già viceministro allo Sviluppo economico nell’ultimo Governo Berlusconi e grande fautore del ritorno al nucleare.
Renata Polverini Tra gli altri, vi partecipano a vario titolo pure Mara Carfagna e Mariastella Gelimini (il ministro che ha smantellato la Scuola pubblica); Renata Polverini, dimenticabile governatore del Lazio costretta alle dimissione per lo scandalo dei rimborsi regionali [QUI]. Ci sono inoltre Angelino Alfano, Maurizio Lupi, e Josefa Idem, opportunamente messi agli Interni, alle Infrastrutture, e alla Pari Opportunità (dimissionata) dell’attuale “governo di servizio”, presieduto dall’ineffabile Enrico e contraddistinto dalle notevolissimi prestazioni.
C’è da chiedersi da quanto tempo fossero già in incubazione le “larghe intese”, prima che si consumasse il falso psicodramma della rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica.
Da questo punto di vista, Enrico Letta è una sorta di precursore, mentre VeDrò è soltanto la naturale evoluzione di un lungo percorso cominciato altrove…
Nino AndreattaPer esempio nella AREL, Agenzia di Ricerche e Legislazione, fondata nel lontano 1976 da Beniamino Andreatta: grande protettore e sponsor politico di Letta junior, che infatti nel 1994 ne diventa il segretario generale.
E continuata successivamente presso la filiazione italiana dell’onnipresente Aspen Institute, di cui Enrico Letta è vicepresidente dal 2003, al fianco di Giulio Tremonti che ne detiene invece la presidenza. D’altronde, proprio alla struttura ed all’organizzazione dell’Aspen Institute il Letta nipote si ispira apertamente, mosso com’è da incondizionata ammirazione, tenendo i fili dei contatti con l’influente amico americano ed il suo imprescindibile patrimonio di relazioni trasversali con l’establishment finanziario d’Oltreoceano.
Aspen

Con la creazione di VeDrò, il dinamico Letta mette a frutto un’esperienza a lungo meditata, in vista della sua investitura finale come candidato premier alle prossime elezioni politiche. E con buona pace di Matteo Renzi (pure lui dentro ‘VeDrò’), il quale infatti ha mangiato la foglia e ora scalpita irrequieto.
Il think-net lettiano agisce in sordina, ma ha entrature importanti…
Per i fondamentalisti “anti-casta” ossessionati dai rimborsi elettorali, c’è da dire che “VeDrò” non costa un centesimo alle casse pubbliche. Infatti si regge esclusivamente su finanziamenti e donativi privati, che ovviamente sarebbe ingenuo considerare a fondo perduto.
Tra gli sponsor privati che elargiscono i fondi sui quali si regge l’intera baracca, c’è infatti tutto il gotha industriale che conta: gli energetici ENEL ed ENI, ma anche Edison; i colossi delle tlc come Telecom Italia e Vodafone. Ci sono poi i giganti come Sky, ma anche Lottomatica e Sisal, Autostrade per l’Italia. Ci sono i colossi agro-alimentari come Nestlé ed il Gruppo Cremonini (quello della carne Montana). C’è il settore farmaceutico con l’intera associazione di categoria: Farmindustria.
Tra i nomi che spiccano, vale inoltre la pena ricordare: Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria; Luisa Todini (Costruzioni e Acciaio), già eurodeputata per Forza Italia. Nonché, Anna Maria Artoni, amministratrice unica dell’omonimo gruppo, con incarichi alla SAIPEM, alla PIRELLI, e nel gruppo RCS, nonché componente del comitato investimenti delle “Credem Private Equity” per la gestione del risparmio privato e membro del consiglio direttivo di Confindustria. 
E certamente non poteva mancare l’onnipresente Corrado Passera, già amministratore delegato del Gruppo Intesa-SanPaolo, nonché ministro ‘tecnico’ dell’ex esecutivo Monti. Nell’estate del 2010, in occasione del convegno di VeDrò sulla mobilità elettrica e le smart cities, organizzato presso la centrale idroelettrica di Fies di Dro (Trento), Passera fu tra i massimi finanziatori insieme ad ENEL. Oltre ad essere uno dei principali sponsor, ENEL è anche la protagonista del working group che VeDrò dedica al settore ‘Energie’. A dimostrazione che i sostenitori attivi non si limitano solo a finanziare le iniziative, ma altresì orientano anche l’indirizzo dei lavori.
Mose E, a conferma del vecchie detto secondo il quale il denaro non ha odore, tra i finanziatori di VeDrò giunge fresco dalla ribalta delle cronache il caso del Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dei lavori per la realizzazione del contestatissimo (e costosissimo) sistema di dighe artificiali, chiamato Mose, per la salvaguardia (tutta da verificare) della Laguna di Venezia. L’ex presidente del Consorzio, l’ing. Giovanni Mazzacurati, è finito agli arresti insieme ad altre 14 persone tra imprenditori e amministratori per una presunta serie di illeciti che, come hanno avuto modo di circostanziare gli investigatori della Guardia di Finanza insieme al nucleo di Polizia tributaria, contemplano:

«..la distorsione del regolare andamento degli appalti di Giovanni Mazzacurati, che predeterminava la spartizione delle gare allo scopo di garantire il monopolio di alcune imprese sul territorio veneto, di tacitare i gruppi economici minori con il danaro pubblico proveniente da altre Pubbliche amministrazioni e quindi di conservare a favore delle imprese maggiori il fiume di danaro pubblico destinato al Consorzio Venezia Nuova

Con un simile intreccio di interessi, partecipazioni e (nel caso) collusioni opache, ci sarebbero tutti gli estremi per un colossale conflitto inerente la posizione di personaggi con ruoli istituzionali e di governo, che si trovano ad essere contemporaneamente controllori, controllati, e beneficiari di elargizioni liberali e donazioni da parte di gruppi imprenditoriali, ex monopoli dello Stato, coinvolti in appalti e concessioni pubbliche, di importanza strategica per miliardi di euro.
GodzillaÈ quantomeno discutibile che un premier ed esponente politico di punta si faccia alfiere delle privatizzazioni, al contempo incassando (legalmente) i finanziamenti privati per la sua associazione da quei settori (come ENI ed ENEL), che dovrebbero essere oggetto della (s)vendita, ed al contempo dai gruppi interessati all’acquisto del patrimonio pubblico, come se la cosa fosse esente da possibili ripercussioni o condizionamenti. Basterebbe una semplice dose di buonsenso, per comprendere l’inopportunità di simili legami.
Ma tutto questo non sembra certo turbare i sonni dell’imperturbabile Enrico e della sua “strana maggioranza”, nel silenzio reiterato del Monitore che dall’alto del Colle pare non abbia niente da dire, a partire dalla vergognosa rendition kazaka.
ERGO PROXYFortunatamente, a vigilare sulla regolarità dei conti di VeDrò c’è il tesoriere Riccardo Capecchi. A meno che non si tratti di una omonimia, Capecchi divenne famoso per essere il funzionario di Palazzo Chigi, immortalato nel 2007 mentre si accingeva a salire sull’aereo di Stato che conduceva il Mastella ministro e figlio al Gran Premio di Monza. Nella circostanza, ebbe il raro buongusto di dimettersi senza clamori né polemiche.
Com’è ovvio, Capecchi non si pone troppo domande circa i motivi e la provenienza dei finanziamenti. Lui, da bravo ragioniere, incassa e registra. Ma non domandategli dettagli sui benefattori perché, per motivi di riservatezza, non vi risponderà.

«Noi per ovvie ragioni di privacy non diffondiamo l’entità delle contribuzioni. Quello che posso dire, è che la contribuzione media è di circa 30 mila euro. Anche se poi, ovviamente c’è chi dà meno e chi dà molto di più»

Si è recentemente giustificato il gentile Riccardo. E d’altra parte, da Renzi a Grillo, il segreto su bilanci e finanziatori sembra essere una costante in comune a tutti.
Informalmente, pare che VeDrò disponga di un budget oscillante attorno al milione di euro. Di per sé, non è una grande cifra, mentre interessanti restano i sottoscrittori.
Benedetta RizzoInsieme a Capecchi, alla presidenza dell’organizzazione c’è la 44enne Benedetta Rizzo, mentre la 35enne MonicaMonica Nardi Nardi (soprannominata “la Letta di Letta”) si occupa delle relazioni coi media. Ma le cariche come le sedi sono interscambiabili, perché la VeDrò condivide lo stesso indirizzo romano (Via del Tritone 87) insieme all’associazione “Trecentosessanta” che, nata nel 2007, funziona un po’ come comitato elettorale permanente di Enrico Letta.
Boccia Soprattutto, tra i “vedroidi” c’è Francesco Boccia: altro bocconiano prestato al PD, rigorista alfiere ad oltranza dell’austerity contabile, convinto che gli F-35 siano elicotteri destinati allo spegnimento degli incendi boschivi (salvo smentita a posteriori); l’eterno rivale (perdente) di Vendola, ripetutamente candidato alla presidenza della Regione Puglia e sistematicamente sconfitto. Uomo d’apparato, e pretoriano del governissimo, Boccia è il presidente della commissione Bilancio della Camera. Una carica questa che gli permette di gestire per conto del Presidente del Consiglio (Enrico Letta) i rapporti con l’industria parastatale dei colossi energetici e della difesa: da Finmeccanica ad ENI, passando per ENEL.
Insieme a Letta, l’amico Boccia condivide la comune origine democristiana e la provenienza dall’AREL sotto l’ala protettiva di Andreatta e poi di Prodi, che si sospetta non abbia esitato a sacrificare sull’altare delle “larghe intese”. Peraltro, prima di convolare a felici nozze con Boccia, anche Nunzia De Girolamo (PdL) pare abbia frequentato a lungo la comunità dei “vedroidi”. E infatti, non si sa con quali competenze ma per sicure parentele, è diventata l’attuale ministro alle Politiche Agricole nell’accogliente governo dell’amico Letta (Enrico). Ça va sans dire!

Il giovane Enrichetto

Sono i primi passi di una nuova razza padrona, che certo non ci farà rimpiangere la vecchia ma al contempo non promette nulla di buono: Post-Democrazia, Oligarchie, Tecnocrazia, Liberismo spinto e Monetarismo rigorista. Ma in veste ggggiovane.
Allegria!!!

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