Archivio per Droga

AMICI SUOI

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , on 23 gennaio 2020 by Sendivogius

Luca Lucci e Matteo Salvini

L’ex ministro della polizia, Matteo Salvini, col suo patriottico amichetto di merende Luca Lucci.

Io stesso sono indagato. Sono un indagato in mezzo ad altri indagati. Io sono per il tifo corretto, colorato e colorito. Episodi di violenza non mi appartengono e non appartengono a nessuno sportivo. Questi tifosi sono persone perbene, pacifiche, tranquille. Loro portano colore con un coro, un tamburo, una bandiera. La violenza è un’altra cosa
Matteo Salvini
(16/12/2018)

Giusto en passant, perché mai uno dovrebbe farsi del male psichico e leggere “Il Giornale”?
Perché ogni tanto, nonostante il certosino controllo della Direzione, vuoi per sabotaggio interno, per ribellione da saturazione, o per scherzo, capita che dalla redazione sfuggano articoli come questo.
Subito rimossi, per carità! Ma sempre recuperabili dalle pieghe del web, che qualche volta si dimostra persino utile… Noi non vi anticipiamo nulla. Voi gustatevelo!

‘Ndrangheta, spaccio e croci nazi Le curve crocevia della criminalità
Luca Fazzo
“Il Giornale”
(28/12/2018)

«Giusto per fare un po’ di nomi e cognomi:
Gennaro De Tommaso detto “Genny a Carogna”, capo dei Mastiffs del Napoli, l’anno scorso è stato arrestato per traffico di stupefacenti.
Luca Lucci, l’ultrà del Milan divenuto famoso per i suoi selfie con il ministro Matteo Salvini, è amico di narcotrafficanti e assassini.
Il suo capo Giancarlo «Sandokan» Lombardi, che da decenni detta legge sulla Sud di San Siro, è un pregiudicato e un fascista. I fratelli Franco e Alessandro Todisco, figure fisse della Curva Nord dell’Inter, sono i fondatori di Cuore Nero, gruppo neonazista. Daniele De Santis, l’ultrà romanista che uccise il napoletano Ciro Esposito, faceva parte dei Boys, fondati da “Marione” Corsi, fascista e membro dei NAR. Il volto nuovo della curva della Juve, Rocco Dominello, è un affiliato alla ‘ndrangheta, cosca Pesce-Bellocco di Rosarno.
Occorre andare avanti? Brandelli di biografe, stralci di schede segnaletiche che raccontano un trend ormai fuori controllo: la mutazione genetica delle curve degli stadi italiani, divenute ormai un crocevia di ideologia e di affari criminali dove il calcio entra veramente poco, e dove due passioni sovrastano tutte le altre: il desiderio di fare soldi e la voglia di menare le mani. L’ideologia fascista conta più che altro come collante interno e per le alleanze nazionali e internazionali: la love story più solida nelle curve italiane, quella tra interisti e laziali, è saldata da svastiche e rune. E lo stesso vale per le alleanze continentali, come l’asse tra la curva del Verona e gli Ultras Sur del Real Madrid, che portano in dote bandiere naziste, o il patto di ferro tra la Sud del Milan e i Grobari (“Becchini”) del Partizan di Belgrado, nazionalisti e omofobi, già protagonisti dell’assalto al gay pride del 2010, e infiltrati in profondità da esponenti del narcotraffico.
La commistione tra curve e politica non è un fenomeno nuovo, nasce insieme ai primi gruppi ultrà negli anni Settanta. Nuova è la conquista delle curve dalla alleanza tra tifo, malavita e politica che poggia su due pilastri: un patto trasversale tra le tifoserie più importanti sancita a partire dal vertice del 3 settembre 2009; e la sudditanza da parte dei club. L’esempio più eclatante, perché l’immagine ha fatto il giro del mondo, è la genuflessione del capitano del Napoli Marek Hamsik davanti a “Genny a’ Carogna”, il 3 maggio 2014 prima della finale di Coppa Italia. Ma che dire dell’Inter che permette agli ultras di salire sul pullman della squadra e minacciare i giocatori? O del Milan che subisce i ricatti a raffica dei capicurva, contro i quali si batte invano (e pagandone le conseguenze) Paolo Maldini? La vergognosa trattativa tra la Juventus e il clan Dominello è solo l’ultima puntata di un serial che si trascina da tempo.
Spaccio di droga, traffico di biglietti, ricatti alla società (e i cori razzisti di mercoledì a San Siro fanno parte di quest’ultima sotto-categoria): questo è il groviglio di interessi che i clan si spartiscono in curva, in un clima di impunità dove tutto diventa possibile, compreso l’assalto ad una caserma dei carabinieri, per «vendicare» il tifoso laziale Gabriele Sandri, compiuto dai tifosi interisti l’11 novembre 2007. In testa al gruppo i fratelli Todisco, quelli di Cuore Nero.
Ma nel corteo c’è anche Franco Caravita, il capo indiscusso della curva nerazzurra: interista duro e puro ma pronto a scendere a scendere a patti con i rivali di sempre in nome degli interessi comuni. C’è anche lui, all’incontro cruciale dei capicurva del 23 settembre 2009. E del suo omologo rossonero Giancarlo Capelli è anche socio in affari

I più interessati potranno trovare una ricca collezione su Luca Lucci ed i suoi camerati.
Non risulta che abbiano mai ricevuto scherzi al citofono di notte, con codazzo di sgherri divertiti e filmino su facebook.

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Il Miserabile

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , on 10 novembre 2009 by Sendivogius

Stefano Cucchi era in carcere perchè spacciava, era spacciatore abituale. Poveretto è morto, e la verità verrà fuori eccome, soprattutto perché era di 42 chili. Lui, la droga ha devastato la sua vita. Era sieropositivo… o comunque tossicodipendente. Era anoressico. Poi c’è il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Purtroppo sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così

  Carlo Giovanardi  (09-11-2009);
  Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

00 - Carlo_Giovanardi Come abbia fatto Giovanardi a ridursi in un simile stato, resta invece uno dei grandi misteri dell’universo che va ben oltre le leggi della fisica, superando i principi basilari del buonsenso e dell’umana pietà. Una condizione miserabile logora il cristianissimo sotto(sviluppato)segretario,  fervidamente devoto ai legni di un crocifisso in plastica dorata, ma totalmente insensibile alla carne martoriata di quegli anonimi Cristi moderni, condannati a vivere da ultimi tra gli umili.
È Giovanardi il crociato della fede che banchetta coi mercanti del Tempio, seduto all’estrema destra di Cesare.
È il fariseo che ostenta cinica indifferenza, che esibisce il proprio scherno, dinanzi alla ‘Passione’ di tutti coloro che, in vincoli, soccombono inermi alla brutalità di improvvisati carnefici in uniforme.
È l’Ipocrita che difende ad oltranza la non-vita dell’embrione e disprezza il resto dei viventi.
È la larva ubbidiente che si ingozza di avanzi nelle latrine del potere.
È la feccia che impugna la croce, usandola come un manganello.
Possa il tuo dio aver pietà della tua anima nerissima, perché da me avrai soltanto disprezzo.

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Notizie Riservate

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 marzo 2009 by Sendivogius

 

La Consegna del Silenzio

 

sub-lege-libertas Nell’Italietta fobica del nuovo millennio sembra che i desideri non vadano oltre i portoni delle caserme e le aspettative siano concentrate tutte intorno al milite in armi, nella venerazione dei propri custodi.

La sacralizzazione del gendarme come aspirazione collettiva e identificazione condivisa, per un paese senza coscienza e in crisi di identità. Da quel vuoto che l’avvolge, trasudano i fluidi mefitici ai quali si abbevera la cittadella della Paura, assediata dai fantasmi evocati dall’anima oscura dei suoi abitanti spaventati dall’uomo nero.

Nelle tortuose strade che guidano il declino della Ragione verso i gorghi dell’autoritarismo, l’omino in divisa assurge a feticcio domestico di un familismo tribale che coltiva l’intolleranza nel radicamento dei pregiudizi, che esorcizza le insofferenze nella persecuzione securitaria e nell’esibizionismo repressivo. Le fantasie guerriere del popolino pusillanime rivivono all’ombra della sentinella rassicurante. La repressione come catarsi. La legge ridotta al braccio violento del suo apparato poliziesco, che comprime ‘diversità’ e ‘dissonanze’ nei colori monocromatici di una uniforme; scaccia i dubbi agitando il manganello, nell’indifferenza consensuale dello spettatore compiaciuto. Una società che deambula senza meta, ma lo fa marciando a ranghi serrati.

 

Pruderie mediatique

 La nuova adesione conformista sembra essere una prerogativa ambita soprattutto dai ‘media’, così solerti nel mitizzare la figura del ‘poliziotto’, innalzato ai fasti dell’eroe popolare di una nuova epica nazionale, quanto restii nel denunciarne i limiti e le storture. Nella schizofrenia ideologica che alterna l’esaltazione incondizionata della Polizia alla sua denigrazione indiscriminata, che trova la propria sintesi in un acronimo (A.C.A.B), l’informazione televisiva propende decisamente per la prima opzione. Ed è un vero peccato, perché in questo modo non si possono conoscere quelle “condotte che denotano assoluto spregio della legalità e dei doveri inerenti la funzione rivestita*, né apprezzare appieno il ‘romanzo criminale’ di quegli sbirri corrotti che tanto ispirano le opere di James Ellroy come protagonisti.

Ma alla giusta pubblicità provvederemo noi…

[* Motivazioni depositate dal giudice Daniela Faggi nell’ordinanza di custodia cautelare]

 

Genova Confidential

 In merito ai fatti di Genova 2001, l’attuale “Capo della Polizia”, Antonio Manganelli, con una lettera indirizzata al quotidiano La Repubblica del 16 Nov. ’08 si ergeva a garante dell’Istituzione, promettendo spiegazioni su quel che realmente accadde a Genova, senza alcuna viltà o convenienza. Evidentemente i tempi di ruminazione sono lunghi. Stiamo ancora aspettando…

Intanto, sempre dal capoluogo ligure, le scorie non smaltite in un modo o nell’altro ritornano in circolazione. È una questione di natura organica collegata al galleggiamento dei pesi.

Massimo Pigozzi, 45 anni, è un assistente capo di polizia, con una ‘gloriosa’ carriera nelle volanti. Nel Luglio 2008 si becca poco più di due anni, per le violenze consumate a Bolzaneto. In tale circostanza, Pigozzi si è esibito con un personale saggio di psicopatologia ai danni di un 50enne (G.A), sequestrato in ospedale e seviziato in caserma, per la gioia della sbirraglia impunita: Pigozzi afferra una mano a Giuseppe A. e ne divarica con forza le dita, lacerandone i tessuti fino allo strappo dei legamenti, provocando lesioni permanenti. Pare che l’agente trovi la cosa molto divertente. La ferita di G.A. verrà ricucita con 24 punti di sutura e senza anestesia dall’ufficiale medico: quello che si aggira per le celle, come il dott. Mengele nel campo di Auschwitz.

giotto1Ma non sarà la condotta durante il G-8 a pregiudicare l’edificante curriculum di Pigozzi, bacchettato con una pena ridicola che cadrà presto in prescrizione. Infatti, nel 2005 è sempre in servizio alla Questura di Genova, dove sembrerebbe organizzare incontri a luci rosse, probabilmente insieme a qualcun altro dei suoi degni amichetti. In particolare, Pigozzi delizia con le sue performance erotiche alcune prostitute ventenni, non esattamente consenzienti, che per la bisogna ha minacciato e trascinato negli spogliatoi della Questura. E siccome è anche molto furbo, pensa bene di bullarsi della cosa con alcuni colleghi, quelli sbagliati, finché il fattaccio non trapela ed i telefonini degli interessati vengono posti sotto controllo. Se Pigozzi pensa di emulare John Holmes, altri si credono Tony Manero. Tutti ormai convinti di essere supra legem liberi. E col nasino infarinato. Dalle intercettazioni telefoniche si ‘scopre’ che i “bravi ragazzi” in divisa hanno pensato bene di allestire un fruttuoso traffico di cocaina, che oltre a Genova si estende alle questure di Milano, Lodi, Asti, Novara… Ed il monkey-business andava avanti già da un paio di anni. Una trentina i poliziotti finora coinvolti, dai 22 ai 30 anni; undici le misure di custodia cautelare. Oltre la metà degli indagati sono in servizio presso la questura genovese, che già vanta precedenti illustri: giusto un anno prima, tre ispettori della squadra mobile si sono fatti pizzicare mentre rivendevano la droga sequestrata durante le operazioni di polizia.

stemma-polizia-di-statoStavolta lo spaccio al dettaglio era gestito ‘amichevolmente’ dagli agenti Morgan Mele e Stefano Picasso, i quali si sentono “prima spacciatori poi poliziotti” e che per la bisogna si avvalgono della consulenza professionale di un pusher locale, certo Luca Schernone. Il traffico è proficuo, due etti alla settimana, e potrebbe essere allargato ai locali del levante genovese dove Picasso, con quel suo cognome impegnativo, arrotonda facendo il buttafuori (in nero naturalmente). E Picasso non ha dubbi su come intenda svolgere il suo secondo lavoro: “Stasera voglio fare una rissa della Madonna! Ammazzo tutti!”. In concreto, si fa beccare mentre tira su di naso insieme a Schernone, l’altro ‘socio in affari’, dai carabinieri di Albissola i quali informano la Questura di Asti dove l’agente è in forza.

Stefano Picasso è un altro furbone che parla e straparla al cellulare, credendosi un gran dritto. I superiori gli impongono di sottoporsi a visita medica per l’esame tossicologico, e lui si mette in malattia riuscendo ad ottenere 15 giorni di prognosi, per un non meglio specificato “dolore al ginocchio” (Brunettaaaa!! Where are you?!?) con una sceneggiata al pronto soccorso: “Mi sa che vinco l’Oscar. E ho scoperto che il bello è stare a casa senza avere nulla”. Siccome non basta, si depila completamente (regione pubica compresa) in concomitanza del controllo tossicologico. E in questo modo vincerà il secondo capo d’imputazione: truffa aggravata ai danni dello Stato.

Morgan Mele è sicuramente più professionale; attento agli affari, organizza festini tossici e si preoccupa di evitare troppo casini. Per questo la selezione all’ingresso è importante… Riferendosi ad un potenziale ‘cliente’, reputato inadatto, Morgan osserva: “Non vorrei che morisse lì e poi ci tocca anche buttarlo nella spazzatura”. Del resto lui ne sa qualcosa, dal momento che il consumo di bamba ha le sue conseguenze: “Non riesci a pisciare, dormire, mangiare, e non ci vedi, cazzo!” Per questo la droga veniva consumata soprattutto ad inizio turno: prima di mettersi alla guida delle volanti, lanciate in corsa per il traffico cittadino, con una pistola carica nella fondina. Poca cosa, per chi ha ben altre aspirazioni di vita: “voglio bruciarmi completamente” e, in alternativa, “rapinare i negri” come accadeva a Brescia da parte di una banda composta da vigili urbani e qualche carabiniere.

Data la gravità dei fatti emersi, sono previsti a stretto giro procedimenti disciplinari per tutti gli altri agenti tossicodipendenti e cocainomani.

Come sempre, tutti i Pigozzi restano a galla.