Archivio per Donne

RED LIGHT

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 febbraio 2015 by Sendivogius

Prostitute by ElectricBlue27

«Unde Augustinus dicit, quod hoc facit meretrix in mundo, quod sentina in mari, vel cloaca in palatio: “Tolle cloacam, et replebis foetore palatium”: et similiter de sentina: “Tolle meretrices de mundo, et replebis ipsum sodomia”

 Tommaso d’Aquino
 “De Regimine Principum
 Liber IV,14.

Art of CELLAR Antica come l’umanità, la prostituzione è l’unico mestiere che non conosce mai crisi.
Intrinsecamente correlata col fardello del sesso, costituisce da sempre un tabù. Però fa notizia; stuzzica certi appetiti, scatenando i pruriti e le fantasie a pagamento dei ‘benpensanti’.
tentazioniI padri della chiesa paragonavano le meretrici ad una cloaca, disgustosa ma necessaria, reputando la prostituzione una pratica necessaria (tanto da costituire un antidoto contro la sodomia), fornendo una valvola di sfogo sociale nell’ambito di una realtà profondamente sessuofobica. E sarà per questo che Agostino e Tommaso ne parlano in continuazione, essendo al centro del loro interesse e delle tentazioni nella vita dei santi.
Lovis Corinth - La tentazione di Sant'Antonio (1897)Nell’ipocrisia schizofrenica che da sempre aleggia sull’argomento, si possono distinguere tre approcci di base alla questione:
a) La necessità di monetarizzare il fenomeno, tramite la legalizzazione dei postriboli per il finanziamento statale, come una normale attività di mercato;
b) Stigma e riprovazione sociale, che condanna l’offerta e quasi mai la domanda;
c) Per contro, a questa si accompagna sempre una certa tolleranza per la prostituzione cortigiana, esercitata in forma privata come intrattenimento dei ricchi e potenti.
Courtesans - The Assassin's CreedSe ci fate caso, nel corso dei secoli, tale impianto ‘culturale’ si è sempre riprodotto sostanzialmente intatto e con ben poche variazioni… Al colmo della sua legittimazione informale, la prostituzione di corte, con le sue cortigiane a libro paga del sovrano, ha raggiunto l’apice con le “cene eleganti”. Al contrario, si biasima e si disprezza la “puttana” comune, come oggetto di corruzione morale e materiale, ma poi si perdona il puttaniere che può sempre contare sull’indignata indulgenza di una consorte devota, giacché la donna oggettuata ed usufruita come merce non presuppone adulterio. Si invoca l’esercizio della pratica in recinti protetti, che ovviamente nessuno vuole nel proprio quartiere e meno che mai nel proprio condominio.
'two prostitutes' by CellarDalla pretesa di regolarizzare il fenomeno, nasce invece la volontà di fare cassa: se la prostituzione genera introiti per miliardi di euro, perché non tassarli alla fonte, incrementando il gettito erariale e correggere al rialzo il PIL?!? Esempio concreto di uno Stato che si trasforma in pappone, nello sfruttamento legalizzato della prostituzione.
Juan Borgia - Character for Assassin's Creed BrotheroodIn tal senso, fa quasi sorridere l’ingenuità e l’approssimazione con la quale ci si approccia alla questione dagli alti scranni parlamentari. L’ultima in ordine di serie è per esempio è l’iniziativa legislativa della deputata ‘democratica’ Annamaria Spillabotte, ciociara come l’Aquinate, che con fideistica convinzione guarda al “modello tedesco” (tanto per cambiare!). E in merito conciona qualcosa a proposito di vaucher per prostitute disoccupate, nell’ambito di quel “Jobs Act” che costituisce un’indubbia puttanata, ma non per questo applicabile alla categoria di riferimento.
eyes wide shutEnnesima dimostrazione della perniciosità che prevale sull’inutilità del partito bestemmia.
Sfugge come la scelta dell’attività prostitutiva presupponga spesso e nolente una scelta tutt’altro che volontaria, a meno che non si vogliano confondere gli intrattenimenti zoo-pornografici di Olga la Canara o le esibizioni copulatorie di una Valentina Nappi, con tanto di masturbazioni filosofiche della stessa, come l’aspetto predominante di una libera scelta.

Valentina Nappi e AdinolfiPer quanto, qualche punto alla Valentina lo concediamo…

Lungi dall’essere un esempio “virtuoso” e per questo riproponibile in Italia, il cosiddetto modello tedesco, a meno di 14 anni dalla sua applicazione in Germania, costituisce in realtà un mezzo fallimento che infatti sta per essere rottamato da una nuova legge, attualmente in discussione nel Bundestag berlinese. In concreto, la virtuosa legge tedesca del 2002, quella da prendere a ‘modello’, si attiene ad un modello puramente fiscale, volte alla capitalizzazione contabile delle prestazioni sessuali a pagamento, secondo un’economia estrema di mercato che di ‘sociale’ non ha proprio nulla. Le finalità non sono quelle di garantire maggiori tutele per le sex-workers, introducendo garanzie in materia di profilassi socio-sanitaria, ma incrementare gli introiti derivanti dalla tassazione nello sfruttamento del meretricio organizzato, che infatti si configura come “promozione delle prostituzione”.

Das Bordell

Tra le sue moderne innovazioni, nell’ambito di un attento piano di garanzie sociali, viene legalizzata la figura dello sfruttatore, che da squallido magnaccia parassita diventa ‘promotore’ dell’attività professionale della sua protetta. Si considera infatti sfruttamento, solo quando il prosseneta di turno incamera più del 50% dei Pussy Clubguadagni della ‘peripatetica’. I bordelli, indicati con l’elegante nome di “Pussy-Club” (!), vengono trasformati in attività commerciali, che si limitano ad affittare gli spazi dove le prostitute a contratto esercitano la propria professione. Ciò può avvenire a tariffa fissa o variabile, ma il prezzo della prestazione viene stabilito quasi sempre dal protettore, che agisce come un intermediario imprescindibile del mercimonio. Il prezzo della prestazione può essere a forfait; molto gettonata è la flat-rate sex che permette di affittare una donna per un tempo prestabilito, senza limiti di rapporti o tipo di pratiche sessuali, solitamente per un prezzo inferiore ai 100 euro. Il cliente può disporne a piacimento, ingurgitando alcolici a volontà ed impasticcandosi di Viagra, per garantirsi quanti più rapporti possibili nel lasso di tempo acquistato. Gli incontri ed il numero di clienti è potenzialmente illimitato. Ma i bordelli più intraprendenti possono Madam Red by Kallariafornire pacchetti all-inclusive, per sesso di gruppo e gang-bang. E non è raro il caso in cui i clienti si lamentino che dopo poche ore le loro bambole di carne perdano la funzionalità d’uso, diventando “inutilizzabili” in quanto non adatte ad un uso prolungato. In tal caso, alcuni bordelli prevedono il rimborso della tariffa. Nei casi più estremi, le prostitute vengono costrette dai “protettori” ad avere rapporti sessuali anche durante il periodo mestruale, utilizzando spugne o tamponi vaginali.
The Seasoning HouseL’esercizio in un bordello non salva dalle aggressioni, né dalla piaga della prostituzione minorile. E si consideri che fino al 2008 l’età minima consentita dalla legge per esercitare il “mestiere più antico del mondo” era di 16 anni.
bordell-themenbild-puffA proposito di profilassi, l’uso del preservativo non è obbligatorio, con l’eccezione della Baviera. E del resto nessuno controlla. Va da sé che molti dei rapporti mercenari non sono affatto protetti.
I controlli sanitari (che non sono vincolanti) sono spesso aggirati e le condizioni igieniche dei bordelli, com’è facile intuire, sono di gran lunga al di sotto dei minimi standard di igiene, dai lettini alle lenzuola usati ripetutamente da dozzine di clienti giornalieri.
In compenso, la Germania ospita i bordelli più grandi d’Europa, diventati la meta privilegiata per le transumanze dei clienti di mezzo mondo, per prostitute reclutate tra le disperate dell’Europa dell’Est, in prevalenza da Bulgaria ed Ucraina: le cenerentole della UE, che nell’Unione mercantilista possono esportare unicamente la loro manodopera schiava.
Der Spiegel In una approfondita inchiesta pubblicata dal settimanale Der Spiegel (26/05/2013) viene illustrata con dovizia di particolari non solo il fallimento del decantato (all’estero) modello tedesco, ma come questo non solo avesse comportato alcun miglioramento tangibile nelle condizioni dell’esercizio della prostituzione, bensì un peggioramento delle situazioni più estreme che passano per le forme classiche dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù fin troppo note in Italia. E se il numero delle prostitute in Germania è triplicato, le condizioni di esercizio sono di gran lunga peggiori rispetto a dieci anni prima.

«Cinque anni dopo la sua introduzione, il Ministero della Famiglia ha valutato i risultati della nuova legislazione. Il rapporto stabilisce che gli obiettivi sono stati “solo parzialmente raggiunti” e che la deregolamentazione non ha comportato alcun miglioramento significativo in merito alla copertura sociale delle prostitute, né delle condizioni lavorative, né è migliorata la capacità di uscire fuori dal circuito prostitutivo. Infine, non esiste alcuna prova solida che certifichi una riduzione della criminalità

Gli unici vantaggi tangibili sono per i tenutari dei bordelli. E d’altronde al governo tedesco, all’infuori dell’incasso delle tasse, non interessa null’altro.
Business as usual.

Homepage

Le Donne del Capo

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , on 31 ottobre 2014 by Sendivogius

donnina mangaGiovani, come vuole la retorica giovanilistica della rottamazione futurista.
Bellocce, ma di una bellezza scialba, precocemente consunta e priva di fascino.
Incompetenti, dai curricula inconsistenti quando non imbarazzanti, perché la “meritocrazia” finisce laddove comincia il dominio del Capo di cui sono la perfetta proiezione ancillare. E, nei casi prevalenti, risultano anche straordinariamente ottuse. Dentro il tailleur niente: nel senso di vuote.
Sono le donne del capo, radunate alla fiera di provincia per la parità più generalista che di ‘genere’. A loro modo, costituiscono la variante del Manuale Cencelli sul sessismo applicato alla politica. Nella piazzetta antistante la parrocchia del renzismo di subgoverno, ricordano meno che altro il ballo delle pupazze per la sedia che scotta.
Nell’assoluta identità tra i sessi, ridotta a fattore di propaganda promozionale, costituiscono l’orpello decorativo del Pigmalione che ha pensato bene di scritturarle al governo, con un unico ruolo da recitare a soggetto: la “donna”, oggettuata a quota di rappresentanza. In pratica, un forma di maschilismo mascherato di modernità e della peggior specie, perché subdolo nel finto messaggio paritario.
In quanto miracolate, sono devote al benefattore che le ha vidimate come una raccomandata preaffrancata alla carica prestabilita, già pronte per l’assegnazione nominale. Per competenze, qualità, doti individuali.. in nulla sono distinguibili dagli Paolo Gentiloniomologhi maschili: gli ubbidienti cicisbei in servizio ordinario a corte, senza altri requisiti se non la provenienza democristiana e la ruffiana fedeltà con cui servono il proprio signore acquisito, in cambio di cariche a cui nessuno con un minimo di decenza li promuoverebbe mai.
La sostanziale differenza tra berlusconismo e renzismo?
Le papi-girls vengono scelte secondo il mese del calendario, in base alla posa fotografica migliore ed alla preponderanza fisica
Le cheerleaders nel mondo cinguettante del Bambino Matteo vengono invece selezionate per valenza cromosomica, secondo criteri parrocchiali: bellezza dimessa e mai troppo appariscente (tipo Maddalena redenta); livello di prolificità (donna e madre); vergineo candore, in sintonia con la dimensione asessuata del partito bestemmia; vuoto pneumatico di idee ed esperienza.
Così non correranno mai il rischio di mettere in ombra l’ombelico di Telemaco. E tutta l’attenzione verrà concentrata non sull’assenza di titoli adeguati, la mancanza di competenze, le politiche inesistenti di un esecutivo votato all’improvvisazione, bensì sulla scelta dei vestiti, il trucco, il gossip teleguidato dal fotografo di fiducia, l’età (giovani e belle vs vecchie e brutte) e null’altro.
Insomma, il classico rapporto che intercorre tra il Bullo e le sue Pupe.
Bullo e pupePer cui si può scegliere tra la “straordinaria incompetenza” della Marianna, da innaffiare a intervalli regolari. Sprofondare nel vuoto delle desolanti banalità di ‘uagliella Pina, sempre che non sia troppo concentrata a tirar di conto su quanti incredibili balocchi si Boschi lato bpossono comprare con 80 euri. Disquisire sui colori pastello e le tinte elettriche della premiata sartoria Boschi; o in alternativa stornare tutti i media sul suo lato B. Oppure profondersi in pensosi editoriali sui bikini delle ministre in vacanza al mare. Che poi quest’ultime firmino per conto terzi, con la velocità di un battito di ciglia, (contro)riforme regolarmente scritte da altri e pessimamente confezionate, mettendoci la faccia (di cera), è prerequisito funzionale alla nomina.

Homepage

NARCISA e BOCCADORO

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , on 14 aprile 2012 by Sendivogius

Incapace di chiudere la bocca per un solo istante, Danielona Santanchè non riesce proprio a tenere a freno la lingua, che sguiscia più veloce dei suoi pensieri (in realtà pochini).
Sarà l’abitudine… sarà una deformazione professionale… ma la favella della nera pasionaria è sempre in attività. Instancabile, è la narcisa dalla bocca d’oro; la stagionata professionista dell’intrattenimento politico a buon mercato.
Il vero fascista, ruspante e impunito, si riconosce dalla sua specialità preferita: l’offesa postuma alla memoria, come si conviene per tutti i vigliacchi matricolati. Diffidate delle imitazioni. Fedele al prototipo standardizzato, la Santanchè non fa eccezioni e conferma la regola. In evidente astinenza da prestazioni, non trova niente di meglio che prendersela con la defunta Nilde Iotti. E nell’intrapresa, della quale deve essere molto orgogliosa, fornisce un saggio formidabile (se ancora ce n’era bisogno) della sua incredibile stupidità, esibendosi in un raffazzonato elogio del meretricio di Stato, a sostegno della donna consapevole di sedere sulla propria fortuna e che ne faccia compartecipe chi può concretizzarla (cos’è?!? Un pussy-bond?), come ebbe a scrivere il raffinato Piero Ostellino in un suo indimenticabile editoriale ai tempi felici del bunga-bunga. D’altronde, la Danielona è la stessa che nell’ormai lontano Marzo del 2008 vantava le sue insospettabili virtù virginali, rivelando di “non averla mai data” e men che mai al Papi. Evidentemente, non gliela aveva mai chiesta.
È strano, a 13 anni dalla scomparsa, ritrovarsi a parlare di Nilde Iotti accostata alla miseria dei personaggi del tempo presente… C’è piuttosto da chiedersi chi mai tra un paio d’anni si rammenterà ancora della dimenticabilissima Santanchè e a cosa mai potrà venire associato il suo ricordo….

Homepage

RISVEGLI

Posted in Kulturkampf, Roma mon amour with tags , , , , , , , on 13 febbraio 2011 by Sendivogius

 «Fin dall’infanzia si insegna loro che la bellezza è lo scettro della donna e la mente quindi si modella sul corpo e si aggira nella sua gabbia dorata, contenta di adorarne la prigione.
[…] Ma se il loro intelletto si emancipasse dalla schiavitù a cui le hanno ridotte l’orgoglio e la sensualità degli uomini, insieme al loro miope desiderio di potere immediato, simile a quello di dominio da parte dei tiranni, allora ci dovremmo sorprendere delle loro debolezze.
È vero, le donne che ottengono il potere per vie traverse, praticando o favorendo il vizio, perdono evidentemente il posto che assegnerebbe loro la ragione e diventano o schiave abiette o tiranne capricciose.
Nel momento in cui acquisiscono quel potere, perdono ogni semplicità e dignità mentale, e agiscono come si vedono agire gli uomini che sono saliti al potere con gli stessi mezzi.
È giunto il momento per una rivoluzione nel comportamento delle donne; è il momento di restituire la loro dignità perduta, e di fare in modo che esse, in quanto parte della specie umana, si adoperino a trasformare il mondo, iniziando da sé stesse.
[…] Per diventare rispettabili è necessario l’esercizio dell’intelligenza, che è elemento essenziale per l’indipendenza del carattere: intendo dire in forma esplicita che esse devono chinarsi solo all’autorità della ragione, non più modeste schiave dell’opinione.»

 Mary Wollstonecraft 
 (A Vindication of the Rights of Woman – London 1792)
 “I diritti delle donne”
 (a cura di F.Ruggeri)
  Editori Riuniti
  Roma, 1977.

Fa piacere vedere (anche se con 20 anni di colpevole silenzio) quanto siano numerose le donne fieramente inconsapevoli “di sedere sulla propria fortuna”, convinte invece che identità e valore risiedano molto più in alto, irriducibili ai palpeggiamenti mercenari dei troppi utilizzatori finali. Un’Italia al femminile che non è disponibile e soprattutto non in vendita, costretta a rivendicare la propria dignità contro le mercificazioni e le strumentalizzazioni sessuali del corpo delle donne.
È stata una dimostrazione di orgoglio, drammaticamente necessaria, e soprattutto riuscita, a dispetto degli accomodanti liberali della Corona alla Piero Ostellino… dei consiglieri del Principe alla G.Ferrara e dei suoi mutandari da riporto… delle vaporose Santanché transgeniche e dei suoi sgherri prezzolati, reclutati tra gli ospizi e le platee pomeridane di Mediaset.
E pazienza se prestissimo ricomincerà il solito carosello di dichiarazioni, a cura della Fogna delle Libertà, con le sue garrule giostre di sguatteri e servi, domestiche e famule di corte, in raccoglimento attorno alle alcove del Grande Puttaniere.

Homepage

Amo il mio lavoro

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , on 25 gennaio 2011 by Sendivogius

«Amo il mio lavoro, voi non dite così? Lo faccio volentieri, mi piace. Io glielo racconto, certo, ma tanto vedrà che poi non lo scrive. Le puttane vanno compatite perché, poverette, sono costrette dalla povertà, dal degrado, dalla necessità e se lo fanno è colpa dei papponi che le sfruttano e degli uomini che le pagano, difatti loro non sono colpevoli, per la legge: sono colpevoli gli sfruttatori, e in qualche caso, in qualche paese, anche i clienti. Loro sono vittime, se potessero scegliere farebbero certo le insegnanti o le brave madri di famiglia, no? Vorrebbero una bella cucina, un salotto con divano a elle, un buon marito che torna a casa la sera e la bacia dicendo ciao amore come va? Le cassiere al supermercato, come faceva mia madre, anche. La logica è questa, fa comodo pensare così. Invece no, non è vero. Io faccio la puttana: non sono una puttana, è diverso. Lo faccio perché rende molto e costa poco, lavoro part-time, solo la mattina, il pomeriggio vado in giro, sto col mio ragazzo se lui è libero, la sera, ogni tanto, faccio la babysitter a due bambine, due bimbe bellissime: riguardo i loro compiti, leggo loro dei libri e le metto a letto ché la mamma non può, fa l’avvocato, torna tardi. Lo faccio perché mi sento di dare qualcosa a qualcuno che ha bisogno, anche, ci crede? E’ così. Non voglio fare la parte dell’assistente sociale, della crocerossina, del medico umanitario, ci mancherebbe, so di cosa parlo perché da ragazza io poi quella cosa l’ho fatta, sono andata a vent’anni nella ex Iugoslavia, nel campo di una Ong a dare la volontaria, un’estate l’ho fatto. Ma questo non c’entra. Dico che gli uomini che vengono qui io li vedo, ci passo il tempo, vedo le loro pance gonfie, i denti storti, le cravattone che gli servono a fare finta di essere importanti, le scarpe quadrate che mi fanno pena. Nei vecchi vedo la pelle vizza e il pisello moscio, la loro vergogna e la loro ostinazione nel dimostrare che ce la fanno ancora, nei giovani vedo la maschera che si mettono, e, dietro, tutte le paure. Ci sono quelli che vogliono che tu gli dica solo di no, ma ce n’è uno che viene qui tutti i martedì, vuole che io lo respinga, vuole che gli dica scusa ma proprio non posso, ho i minuti contati, ho altro da fare, vuole che gli dica che ho due minuti, conto fino a centoventi e poi te ne vai. Mi metto davvero a contare, quando arrivo a trente-trentacinque gli viene duro, io conto, gli dico novanta, il tempo sta per scadere, e lui lo mette dentro, gli dico centopiedi e lui spinge, corre, sente che non ha più tempo, che fra dieci secondi io mi toglierò di lì e me ne andrò. Gode così. A volte ci riesce, non sempre. Poveretto. Penso sempre chissà cosa gli hanno fatto da piccolo. Chissà chi è che se ne è andato e non l’ha voluto. Torna in un posto della sua memoria, da qualcuno che non lo vuole, questo penso. Lo aiuto. Poi certo dopo si vergogna, mi tratta freddamente, a volte male: sono il suo imbarazzante testimone. Poveretto. Ce n’è uno sui cinquanta che mi vuole legare, le mani e i piedi, prendermi di schiena, carponi. Se gli dico: sì, legami, ti stavo aspettando, non voglio altro, lui si immalinconisce e non lo fa. Una volta mi ha raccontato di sua moglie che non lo vede, lui dice, lo guarda ma non lo vede, non gli parla. La ama, non può fare a meno di lei, della sua indifferenza. Se resta con me vuol dire che mi ama anche lei, dice. Lo deduce dall’inerzia. Allora gli dico: no, ti prego, non mi legare stamattina, facciamolo guardandoci negli occhi e lui è felice, mi sussurra no puttana girati, mi lega, finge di violentarmi e sta bene un quarto d’ora. E’ chiarissimo, quando fai questo lavoro, che quello che loro vogliono è che tu faccia finta di non provare schifo: che tu non veda i loro abissi, le loro carie, i loro segreti di cui non parlano con nessuno e che forse nemmeno dicono mai a sé stessi, anzi, al contrario, hanno bisogno che tu non mostri nausea del loro cattivo alito e dei loro odori, le loro sporcizie nascoste nelle pieghe della pelle sotto i vestiti grigi, le loro vite povere, da qualche parte definitivamente segnate. Poi ti dicono scusami, a volte, o povera bambina. Ma poveri sono loro, non io. Io apro le gambe, li tengo dentro, li accolgo. Sono loro che ne hanno bisogno, pagano per questo. Io ho imparato a controllare la nausea molto tempo fa, non la sento, non li sento dove fanno schifo. Anzi. Prendo i loro soldi, tampono le loro falle, risarcisco le ferite. Non è che sia sempre una passeggiata, certo. Certi giorni non ne ho voglia. Quelli che mi dicono: povera ragazza, lo fai per bisogno, lo fai perché c’è gente come me che ti costringe, avresti diritto a un lavoro normale, mi fanno proprio incazzare. Questo è un lavoro normale. E’ un lavoro necessario, perché così tutti possono continuare a dare gloria alle loro famiglie unite e solidali a sopportare le loro miserie. E’ un servizio. Mia madre faceva la cassiera, gliel’ho detto. Le faceva schifo. Si alzava la mattina e diceva che schifo di lavoro, poi ci andava. Avrebbe voluto scrivere favole per bambini, magari, o suonare il flauto. Non lo so. Avrebbe voluto un’altra vita, ha avuto quella. Nessuno lavorerebbe se non ne avesse bisogno: con l’eccezione dei missionari e dei filantropi, certo. Io ho studiato per fare l’antropologa. Buoni voti, professori entusiasti. I miei felici di una figlia laureata. Sono andata a fare la volontaria dove c’era bisogno, ho visto il mondo. Poi sono tornata qui e tutto quello che ho trovato è stato un lavoro in un negozio di biancheria intima. Seicento euro al mese, contratto a progetto. Il mio ragazzo è architetto, lavora in uno studio internazionale, viaggia molto. Un giorno, a casa di un amico, ci siamo messi a scherzare, abbiamo guardato certi siti internet, c’erano gli annunci, le offerte: vergine offre per mille euro il piacere di essere presa. Vergine? Ridevamo. Dove sono le vergini? Il piacere di essere presa? Ma come parlano? Poi la sera ci ho pensato, e il giorno dopo anche, e tutta la settimana ancora: mille euro, quanto durerà? Al massimo un’ora, accidenti.

La prima volta è stato difficile. Ho dato appuntamento a un tizio via mail, poi non ci sono andata. Ho pensato: e se mi ammazza? Perché vede, poi è questo il punto: non hai paura di lasciarli fare quello che vogliono fare. Hai paura che dopo ti ammazzino: con un coltello, con un cuscino, che ti scaraventino giù da una macchina in un burrone, che ti mettano il nastro adesivo sulla bocca e ti buttino a marcire in cantina. Per non lasciare testimoni, è ovvio. Perché magari la loro debolezza è talmente profonda, talmente indicibile che non vogliono, dopo, che ne resti traccia: Per questo la cosa fondamentale è stare qui, protetti, sicuri, con una segretaria alla porta. Certo la società non lo ammette. Sa quanti matrimoni non avrebbero senso se ci fosse un servizio legale e sicuro di servilismo a pagamento? Non voglio fare della sociologia a buon mercato. Dico solo che lo so per esperienza, per aver visto mia nonna, mia madre, le mie zie, le mie amiche e me stessa. Il mio ragazzo quando è nervoso o stanco dice: fammi un pompino. Dice: se tu me ne facessi uno al giorno sarei un’altra persona, poi ride. Però io lo so che è vero. Dice: è insopportabile tornare a casa e non trovare niente da mangiare. Vale per la biancheria, vale per le camicie stirate. Vale per la buona figura che gli fai fare con i colleghi di lavoro, la sera se ti metti carina e hai le autoreggenti: caspita, pensano quelli, che fica! Caspita, che uomo ad avere una così! Ecco, servizi. Tutti servizi che si potrebbero tranquillamente dare come una linea telefonica dedicata, come una spesa a domicilio. Però no, bisogna che lo facciano le moglie, le fidanzate: è il loro ruolo sociale. Le puttane servono a coprire le disfunzioni del sistema: le mogli alcolizzate e depresse, quelle che non ti rivolgono la parola se non per dirti dove hai messo le chiavi della macchina, quelle che non si tingono i capelli perché non gliene frega niente di piacerti, quelle che dormono fino a mezzogiorno poi vanno a fare shopping, quelle che si ammazzano di lavoro il giorno e la sera non sono carine, no, e meno che mai si fanno legare. Va bè, comunque mi sa che ho parlato anche troppo e poi tanto lei queste cose di certo non le scrive. La nostra ora è finita, fra dieci minuti arriva il prossimo cliente: cento euro anche lui, certo, gli stessi che ha pagato lei per il mio tempo. Faccio cinquecento euro tutte le mattine, sì. Netti. Cinque giorni alla settimana, nel weekend raggiungo il mio ragazzo. Sono diecimila euro al mese. Pago un affitto, me ne restano ottomila. Qualche volta, quando sono stanca di dire bugie, penso: smetto, ma ci ripenso sempre, dove lo trovo un altro lavoro pagato così? Nemmeno un amministratore delegato. D’altra parte è giusto, è un guasto del sistema che ha il suo prezzo, alto. Per continuare a credere che è tutto a posto, va tutto bene, le puttane devono restare segrete, commiserate, compiante e ben pagate. Così la macchina funziona. Il lavoro, i bambini, le vacanze di Natale, le solitudini, la vecchiaia, i tormenti segreti, le ossessioni nascoste. A me non costa niente, mi pare anche di fare una buona cosa. Sono utile al mantenimento dell’ingranaggio, aiuto persone in difficoltà, guadagno e non mi si vede. Non esisto. Le mogli, le fidanzate lo sanno, certe volte, e va bene anche a loro: non esisto, appunto. Loro fanno finta di non sapere, i loro uomini fanno finta di non avere bisogno. Accesso diretto dal parcheggio. Mi sento fortissima, certe volte. Proprio wonder woman. Io li vedo, io li so. Io devo solo aprire le gambe, aprire la bocca, dire di sì o di no quando lo chiedono e se no indovinare quello di cui hanno bisogno. Dov’è l’umiliazione? Che sciocchezza colossale. Umiliato è chi chiede o chi dà? Io sono più forte di loro, di tutti quanti loro messi insieme Io li posso sopportare, disinnescare, placare, eccitare. Io gli servo, loro mi pagano. La padrona sono io

 “Malamore. Esercizi di resistenza al dolore
  Concita De Gregorio
  Mondadori, 2008

 Homepage

Il Mercato delle Vacche

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 2 settembre 2010 by Sendivogius

Data l’eleganza dei tempi, prendiamo in prestito il neologismo coniato dall’on. Paolo Guzzanti e chiediamoci: l’Italia è una Mignottocrazia?
In un luogo che ha smarrito ogni sostanza e vive nel culto frenetico della forma esteriore, l’identità risiede nell’esibizione continuata di sé stessi, nella mercificazione costante dell’esistente che null’altro ha da offrire all’infuori di forme perfette, dalla durata limitata, destinate al consumo edonistico. Sono i forzati dell’apparizione, i presenzialisti da circuito mediatico, le eterne comparse prezzolate ai margini del palcoscenico, in cerca di ingaggi presso distaccata sede.

Vista l’abbondanza di forme che straborda dagli schermi televisivi, trasformati in banconi per l’esposizione della carne, in un groviglio convulso di cosce e di corpi femminili in offerta al miglior contraente, non resterebbe che constatare l’amorale accettazione di una consolidata forma di prostituzione mediatica in cui, oltre alla merce immediatamente palpabile, nessun altra dote è richiesta ed il meretricio virtuale è la norma condivisa, per spirito maggioritario, da una considerevole parte delle donne italiane.
Forse la domanda giusta da porsi è: Esiste un limite alla Mignottocrazia?
Nonostante tutto, in questa Italietta votata ai riturali estetici dell’Imagograzia, che si riempie la bocca di “radici cristiane” e “valori della famiglia” nel suo neo-paganesimo devozionale, indurita nella sua crosta reazionaria di revanchismi nazionalistico-identitari, fa un certo effetto l’accoglienza trionfale tributata ad un dittatorello africano, vestito come un portiere da Grand Hotel, con la sua scalcinata corte da operetta post-coloniale.

Parliamo di un altro dei degni amichetti di Re Silvio: quel Muhammar Gheddafi, che sembra considerare l’Italia un po’ come il suo personale parco giochi e potenziale allevamento di odalische da esportazione, considerate esemplari più da monta che da riproduzione.
 E ci si chiede come sia possibile imbastire a ripetizione squallidi raduni di ‘hostess’ a pagamento, da indottrinare, e convertire, e possibilmente imbarcare per Tripoli bel suol d’amor, fantasticando barbareschi amplessi nel deserto. E non si riesce ad immaginare niente di lontanamente simile a Parigi, Londra, Berlino, e nelle altre grandi capitali, dove la ridicola marchetta islamica del Colonnello Gheddafi verrebbe boicottata in massa.
Ma in Italia è diverso: questo è un Paese dove tutto ha un prezzo… modico!
La dignità femminile, a dispetto di tante profusioni di orgoglio di genere, sembrerebbe non fare eccezione, ridotta com’è a merce da (s)vendere a prezzi di saldo. Certo, il concetto di “dignità” per molte deve essere oggetto arcano dall’oscuro significato
(QUI) e, all’occorrenza, si compra a soli 80 euro giornalieri (lordi) per presenza. I soldi per un paio di sandaletti da mercato. Tanto è il costo delle signorine da presenza, convenute in mezzo migliaio al Gran Serraglio capitolino del Mahdi libico, con la complicità del ruffiano di Arcore.
Ciò che più sconcerta (ed indigna) è la partecipazione di massa delle miss ad ingaggio, interessate unicamente all’incasso del ricchissimo gettone presenza e, pare, molto contrariate dall’assenza di buffet, ma tutte molti felici di entrare con poco nel pascolo di femmine italiche al suk del Rais della Sirte.

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

[Dante Alighieri; Purgatorio. VI, 76-78]

Homepage

STUPRO DI GUERRA

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , on 27 agosto 2010 by Sendivogius

Lo stupro di guerra é il mezzo per umiliare e demoralizzare il nemico attraverso la distruzione e la denigrazione delle donne del suo stesso gruppo.

Nel bordello a porte aperte, conosciuto come il Casino delle Libertà, è giunto il tempo degli stracci. Impregnati dei peggiori umori della rilavatura di Casa, gli strofinacci volano copiosi sopra al capezzale del Re Pescatore. Il Partito dell’Amore servile sta infatti offrendo un gustosissimo saggio personalizzato di cosa intenda per sé medesimo, in perfetta sinergia con le perfide “fabbriche dell’odio” a libro paga: opifici specializzati della calunnia allargata e del dossieraggio organizzato, dei quali detiene la maggioranza esclusiva delle azioni, a dimostrazione che per i nuovi squadristi della libertà la miglior cura resta la “terapia Boffo”. Dell’Amore ai tempi di Silvio, esperienza piacevole come può esserlo un’epidemia di colera, beneficiario e sicuro testimone è Gianfranco Fini: il principale attenzionato di una lunga serie di conviventi sotto sfratto. Indeciso su tutto, risoluto ad autonomia ridotta, Fini pare l’edizione minore dell’Amleto alla corte del Re Silvio, dove il marcio è di casa, colpito in effige tramite la damnatio memoriae berlusconiana. Per la bisogna, si muovono in gran concerto gli specialisti organici ai giornali di famiglia che da un mese a queste parte hanno concentrato le loro amorevoli attenzioni non tanto su Gianfranco delfino ingrato, quanto sulla di lui compagna Elisabetta Tulliani con un’alluvione di inchieste presunte sul tinello della cucina, contratti d’affito monegaschi, e condoni edilizi sull’attico di famiglia, dedicando loro più articoli ed editoriali di quanti la triade Giornale-Libero-Panorama abbia mai pubblicato in 20 anni sull’origine ignota delle fortune finanziarie dell’Imperatore, i fondi neri Fininvest, e le 64 società off-shores della galassia All Iberian per il riciclaggio capitali. Così, tanto per citare alcuni dei 23 procedimenti penali che hanno interessato e coinvolgono il libidinoso Padrino di Arcore.
Del resto, la violenza mediatica ai danni della Tulliani risponde ad una strategia di guerra ben precisa e tra le più infami: lo stupro della donna del Nemico, specialmente quando non si può colpire direttamente quest’ultimo, tipica dei peggiori conflitti tribali. E in questo il Partito dell’Amore dimostra di essere una banda incallita di stupratori seriali. Ma ciò che più sconcerta è l’afasia di Gianfranco Fini che imperturbabile assiste allo stupro continuato della propria compagna, senza colpo ferire, continuando a permanere sotto lo stesso tetto dei violentatori, e non sapere bene cosa farà da grande. E questo la dice lunga sulla caratura umana del personaggio…
Ha un bel da fare Flavia Perina che, da Il Secolo d’Italia, si rivolge direttamente alle donne del PdL appellandosi alla loro nobiltà d’animo.
La povera Perina dimentica infatti una verità fondamentale: l’harem del Sultano non è luogo per solidarietà femminili né di “disagio”, ma spietata arena di perfidie dove ogni mezzo è lecito per la conquista del ruolo di favorita. Dovrebbe capire la Perina che nell’orgia di prestazioni ancillari, non esiste alcuna dignità da riscattare, specialmente quando a dominare è  la cupidigia delle odalische convenute nell’alcova imperiale per libera scelta, né mittenti alle quali indirizzare la sua lettera (QUI).
 In compenso, non ci resta che constatare come, ultimamente, proprio le lettere aperte siano tornate di gran moda…
Il buon Water, reduce da una stagione di eclatanti successi alla guida del suo rivoluzionario PD, scrive la bellezza di tre pagine al Corriere della Sera, senza mai pronunciare la parola ‘sinistra’ sostituita con nuove sperimentazioni semiotiche di sicuro successo e dal notevole impatto evocativo: “le culture di progresso”.
Il teologo Vito Mancuso è sconvolto dall’apprendere che Mondadori è stata appena beneficiata dalla solita leggina ad hoc, che la solleva dalla noia di dover versare 350 milioni di euro al Fisco, per mancati versamenti d’imposta. Così, dalla colonne de La Repubblica, il teologo spicca un ardito volo pindarico, avvitandosi in quegli inconcludenti esercizietti retorici che tanto piacciono a certa intellighenzia progressista.
Tanto per citare le ultime dal mazzo… 

«Il caso senza alcun ordine governa le cose umane e sparge i suoi doni con mano cieca, favorendo le inclinazioni peggiori. La terribile libidine vince i puri e l’inganno regna nella reggia del potente. Il popolo si compiace di conferire gli onori ad un infame; onora e odia gli stessi uomini.»
 
 (Seneca; Phaedra. vv 978-984)

È difficile appassionarsi al putridume da bassa macelleria politica, col suo riporto di schiume infette. Ragioni di profilassi consigliano di circoscrivere in un necessario cordone di quarantena la colliquazione necrotica che trasuda dalla carcasse della seconda repubblica.

Homepage