Archivio per Donald Trump

Il Bombone

Posted in Risiko! with tags , , , , , , on 15 aprile 2017 by Sendivogius

Ci sono bambinoni troppo cresciuti che continuano a giocare coi petardi anche da grandi… Più grosso è il botto e più si eccitano, almeno finché il bombone non gli scoppia tra le mani. Che Trump fosse solo un tronfio cazzone, come solo gli americani sanno eleggersi presidente, lo sapevamo già. Insomma, è uno di quelli che corre negli spogliatoi agitando il pisello, per far vedere quanto ce l’ha grosso, e gongolando tutto contento per aver sfoderato “arma fine di mondo”. Insomma, lui è quello che vuole fare di nuova grande l’America, come se non fosse già abbastanza ingombrante nell’obesità della sua bulimia di potere…

Che The Donald (Duck) fosse circondato da imbecilli persino più grossi di lui però riesce ancora a stupire. Questo è il primo Mr President che, pensando di mettere paura ai cinesi e stupire i russi, decide di sganciare un bombone da una dozzina di tonnellate in mezzo al nulla dell’Afghanistan, per distruggere qualche tunnel costruito a suo tempo dalla CIA per proteggere gli amichetti talebani, quando ancora erano culo e camicia prima di trasformarsi nei cattivoni di turno. E per l’impellente necessità di farsi notare praticamente accende un enorme petardo in serie limitata (ne esistono solo 12 pezzi) chiamato MOAB, che secondo le informative costerebbe qualcosina come 16 milioni di dollari a pezzo, per far secchi 36 guerriglieri. Praticamente è l’operazione bellica più costosa di tutta la storia militare: quasi mezzo milione di dollari per ogni nemico abbattuto. Di questo passo l’ISIS vincerà la guerra per bancarotta del suo presunto avversario. La prossima mossa?!? Nuclearizzare un isolotto a largo delle coste coreane? Scoreggiare alla mensa della regina d’Inghilterra? Dichiarare guerra alle lune di Saturno? Mettersi un casco nero con respiratore e ordinare la costruzione della Death Star?!?

Cosa non sono disposti a fare certi cafoni ripuliti, per farsi notare un po’ in giro… I cialtroni agiscono così e non badano mai alle spese, specialmente se non sono loro a pagare il conto. Bisognerebbe non mettergli mai tra le mani giocattoli troppo costosi (e pericolosi). Per fortuna durano poco e come tutti i palloni gonfiati, più sono grossi più grande sarà il botto.

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FACCE DA CULO

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , on 8 aprile 2017 by Sendivogius

E insieme ad ogni tragedia, immancabile arriva la farsa!
 Dopo che The Donald, ovvero il pupazzo presidenziale facente feci in carica, ha ordinato il suo bel raid missilistico sulla Siria, perché la notte prima ha dormito col culo scoperto e s’è svegliato con la luna storta, davvero non ha prezzo vedere le facce da SA del neo-nazismo nazionalpopulista, intruppati dietro il supercafone cotonato alla Casa Bianca, mentre pigolano tutto il loro sconcerto e la ‘delusione’, misurando ora le distanze da questa grottesca parodia di Flavio Briatore, che tanto ne aveva eccitato le polluzioni fascistoidi e che adesso guardano frignanti al ‘compagno’ Putin, una volta vomitata la sbornia trumpista.
In una di quelle turgide esibizioni imperiali con cui l’Amerikani celebrano se stessi, The Donald mostra i muscoli; facendo peraltro una figura miserrima sul piano militare, visto che solo 1/3 dei 60 razzi sparati ad cazzum è andato effettivamente a segno sul bersaglio, in una di quelle smargiassate tipiche del personaggio che galvanizza i tagliagole salafiti e di fatto allontana la conclusione della guerra in Siria, fornendo una sponda inaspettata (ma non imprevedibile) a quelle forze che alimentano il terrorismo islamico internazionale. Complimentoni!
Soprattutto, l’attacco a sorpresa ha ricompattato mezza Europa nel consueto ruolo di sudditanza che gli stati clienti di solito tengono nei confronti del loro vero padrone. A livello nostrano, il sempre più imbarazzante Governo Gentiloni è andato pigolando qualcosa su una reazione nell’ordine: “proporzionata” e “motivata” che “favorisce il processo di pace” (!). Sono gli stessi cacadubbi che, in eccesso di prudenza, nel caso della strage di Stoccolma con l’ennesimo camion lanciato sulla folla inerme, parlano di “presunto atto terroristico” non necessariamente riconducibile ad una “matrice islamica”. No, infatti si stratta di un incidente stradale con un camion impropriamente adibito al trasporto esplosivi. E l’autista poverino era in cura per problemi psichici.
Per fortuna, nel caso siriano, Trump ha messo d’accordo tutti, ricompattando persino l’opposizione ‘democratica’ con gli orgasmi da bombardamento di Kerry e di quella Hilary Clinton, aspirante presidente in quanto donna (e nulla più), che s’agitava da mesi per un intervento armato contro chi i terroristi li combatte per davvero.

«Ora che bombarda ed uccide come tutti gli altri presidenti USA, Trump torna per bene per UE e NATO.
Trump ha fatto il suo esordio da bombardiere, adeguandosi così alla tradizione dei presidenti USA nessuno dei quali si è mai sottratto alla necessità imperiale di lanciare ordigni ed uccidere.
Che sparare missili per vendetta sul gas sia un atto non solo criminale, ma stupido, non passa neppure per l’anticamera del cervello del regime occidentale che da decenni si è arrogato il diritto ed il potere di giustiziere mondiale. Anzi grazie a questo atto il “diverso” Trump torna a pieno titolo nel rispetto e nella considerazione della élite europea e nordamericana. Clinton, Bush, Obama non avrebbero saputo fare di meglio.
I governi UE e NATO tirano un sospiro di sollievo, alla fine Trump non è la Brexit, è solo uno dei tanti modi di mascherarsi che ha il palazzo economico finanziario e militare. Peggio per gli sprovveduti che ci hanno creduto. Trump è solo culturalmente un po’ più fascista e razzista dei predecessori, ma alla fine quando si tratta di difendere gli interessi dell’impero si normalizza. Bentornato tra noi, dicono governi occidentali e stampa, finanza e industria militare, in fondo non avevamo dubbi. Come può un miliardario evasore fiscale non difendere il suo ed il potere delle élites di cui solo ambisce di far parte?
Oggi si apre un nuovo capitolo della guerra mondiale a pezzi, pezzi che diventano sempre più attaccati fra loro. Un capitolo che stupisce per la velocità con cui una notizia priva di alcuna dimostrazione, l’esercito di Assad avrebbe usato i gas, è diventata la fonte di legittimazione del lancio dei missili. Tranquillizzo gli ipocriti, sono contro Assad, come lo ero verso Gheddafi, Saddam, Milosevic. Ma sono atterrito dalle guerre scatenate dal potere occidentale sulla base delle proprie fake news. Ho ancora in mente l’immagine del segretario di stato degli USA Colin Powell, che all’ONU nel 2003 mentiva sapendo di mentire mentre mostrava la fiala con la falsa prova degli inesistenti gas di Saddam. Grazie a quella falsa prova Bush, la UE e la NATO scatenarono la seconda guerra in Iraq e grazie ad essa ora abbiamo l’ISIS

Giorgio Cremaschi
(07/04/17)

 Mr President ha deciso insindacabilmente che i cattivoni dell’esercito regolare siriano abbiano fatto uso di armi chimiche, ed in assenza di qualunque riscontro o verifica sul campo ha deciso di bombardare i responsabili fino a prova contraria. Sai com’è?!? C’è l’assoluta certezza del governo israeliano, che mira alla dissoluzione della Siria con la sua polverizzazione in microentità, divise in uno stato di anarchia militare permanente (divide et impera), più facili da contrastare e più pratiche da controllare, se si pensa di creare una zona cuscinetto sotto occupazione a ridosso della frontiera israeliana, con la creazione di una “fascia di sicurezza”. Non sarebbe certo una novità, visto che si tratta della stessa strategia che Tel Aviv utilizza da almeno 30 anni in Libano. In quanto ai bombardamenti mirati con armi proibite, magari al fosforo bianco, dalle parti di Tsahal sono indubbiamente degli esperti…

E l’attacco alla Siria lo chiedeva da tempo anche l’Arabia Saudita, quel fulgido baluardo di laicità e libertà civili, che Daesh (o come diavolo lo si vuole chiamare) l’ha creato e finanziato (e protetto). E ovviamente la Turchia neo-ottomana del sultano Erdogan, che un giorno sì e l’altro pure minaccia l’Europa, usando l’immigrazione di massa come arma non convenzionale. Ovviamente non è il caso di ricordare come l’unico attacco chimico finora certificato in Siria, riconduca a pesanti responsabilità turche [QUI], che vista l’impunità (quella sì, reale) non hanno fatto altro che riproporre il medesimo giochetto con immutato cinismo, cercando una leva più favorevole con la nuova amministrazione USA. E non per niente Idlib è provincia siriana a ridosso del territorio turco. Dove credete sennò che affluiscano armi, rifornimenti (e combattenti) in una città completamente assediata, se non dall’unico lato di un confine non presidiato?!?
Ci sono poi la Gran Bretagna e la Francia, quest’ultima davvero convinta di ricostruirsi un’influenza coloniale nei suoi ex protettorati in Medio Oriente, dopo l’immane casino creato in Libia per un paio di concessioni petrolifere.

E soprattutto c’è la sedicente ONG dei fantomatici “Caschi Bianchi”, che spergiurano sulle responsabilità dell’attacco. Presunto fino a prova contraria, perché al di fuori della loro parola non ci sono altre evidenze…

I "caschi bianchi" di Idlib festegiano coi qaedisti di Al-Nusra

«Per mesi i media occidentali hanno riempito gli schermi con le loro immagini, mentre salvavano vittime della guerra, diffondendo le loro dichiarazioni come la Verità Assoluta e facendone degli eroi senza macchia.

Statistiche: stessa bambina ad usum fotografi, tre “soccorritori”, salvata tre volte in tre giorni diversi.

Peccato che nessuno dica che i Caschi Bianchi, o meglio White Helmets, sia un’organizzazione con sede in Turchia fondata da James Le Mesurier, un ex ufficiale inglese tutt’ora in stretti rapporti con l’Intelligence britannico. Né dica che i Caschi Bianchi siano sovvenzionati (largamente) dal Governo inglese (12,5 ml di sterline nel 2016, ma erano 32 nel 2013, e questi sono solo fondi “ufficiali”), da società dell’onnipresente Soros (13 ml di dollari) e dagli Stati Uniti tramite l’Agenzia per lo sviluppo internazionale (23 ml di dollari), oltre che da diversi Paesi occidentali grazie alle pressioni di Usa ed Inghilterra. Come pure, nessuno ha mai trovato singolare che i Caschi Bianchi operino esclusivamente nei territori controllati da Al-Nusra (ovvero Al-Qaeda) e perfino dell’Isis. D’altronde, uno dei suoi capi, Mosab Obeidat, è noto per aver svolto il ruolo di mediatore per rifornire i “ribelli” di armi e munizioni (i rapporti parlano di un “affare” da 2,2 ml di dollari).
Con simili premesse, è singolare che i Caschi Bianchi siano considerati una delle fonti più attendibili per ogni tipo di accusa lanciata contro il Governo siriano e i suoi alleati. E di accuse ne hanno lanciate un’infinità, sempre a senso unico, sempre più “drammatiche”, scagliate nella speranza che la reazione delle opinioni pubbliche occidentali, perché per esse erano confezionate, fermassero l’offensiva di Damasco che stava sgretolando i terroristi.
Eppure, le denunce che i Caschi Bianchi non siano un organismo indipendente ma fornisca servizi medici e supporto ai terroristi, oltre a mettere in atto una sistematica campagna di disinformazione contro il Governo siriano, sono tante.
[…] In realtà, la saga dei Caschi Bianchi non deve stupire e non è affatto l’unica; insieme c’è il sedicente “Osservatorio siriano per i diritti umani”, da sempre voce dei “ribelli”, con sede a Londra e diretto da Rami Abdel Rahman che vive a Coventry, vicino agli ambienti (ed ai finanziamenti) dei Servizi britannici. E ancora, c’è l’infinita serie di appelli che hanno inondato i social da Aleppo; profili farlocchi che raccontavano d’essere comuni cittadini che invocavano l’intervento dell’Occidente, salvo scoprirsi dopo uomini legati ai “ribelli”.
Per tutte vale la storia di Bilal Abdel Kareem, un giornalista accreditato fra i terroristi di Aleppo Est, conosciuto per aver intervistato i capi di Al-Nusra; una personalità assai in vista fra i “ribelli” che si spacciava per espressione della “società civile”

Siria, Caschi Bianchi e menzogne
(24/12/2016)

Con ogni evidenza, l’instabilità della Siria e la recrudescenza terroristica conviene a molti…

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Overlook Hotel

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , on 8 gennaio 2017 by Sendivogius

shining-partyPerché l’economia italiana non cresce? Perché, a dispetto dei media prezzolati che fantasticano di riprese immaginarie, in un paese che non esiste se non nelle loro narrazioni romanzesche, l’Italia sta entrando (caso unico) nel settimo anno consecutivo di una crisi senza soluzione? Forse perché al netto di una classe politica totalmente azzerbinata agli istinti predatori di un capitalismo selvaggio e (in)opportunamente assistito in conto pubblico, abbiamo la peggiore casta ‘imprenditoriale’ del pianeta, a prova di qualunque rottamazione, merito o ricambio che sia, di cui la “politica” non è altro che supina emanazione a tutela corporativa di interessi particolarissimi. Una cosca padronale che detta l’agenda e re-inventa la realtà, a seconda delle proprie convenienze.
Soltanto un mese fa, le proiezioni per l’anno 2017 erano queste…
Le Profezie di ConfindustriaPoi il referendum costituzionale è andato come doveva andare, perché il popolo è molto meno cialtrone dei suoi padroni, e con la stessa noncuranza (e immutata faccia da culo) i sedicenti “centri studio” di settore, dinanzi alla mancata apocalisse ampiamente preannunciata con dovizia di numeri sparati a cazzo, sono subito corsi ai ripari con una nuova infornata di dati riadattati alla situazione contingente…

In poche settimane [????] lo scenario economico globale è cambiato. Nuovi fattori si sono materializzati, sebbene alcuni maturassero da tempo. Per numero e rilevanza costituiscono uno snodo cruciale di una lunga crisi. In un nuovo contesto il Centro Studi Confindustria (CSC) rivede al rialzo le previsioni per l’Italia.”

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Contrordine compari! Abbiamo cambiato idea. E infatti per il 2017 il mitico C.S.C stima gli investimenti aumenteranno dal 2% al 2,8% entro il mese di Settembre, insieme alle altre mirabolanti previsioni di una ripresa infallibile:

PIL: +0,8%
Consumi: +1%
Investimenti: +2,1%
Esportazioni: +2,4%
Occupazione: +0,6%
Saldo commerciale: +3,4%

Perché la “ripresa mondiale più solida” ed il “commercio mondiale è in ripartenza”. Le “borse azionarie sono in rialzo”, così come i tassi di interesse. E soprattutto sono stati superati i minimi dell’inflazione (infatti l’Italia è entrata ufficialmente in deflazione come non accadeva da 60 anni!). Ma vabbé, non vorrete mica stare a guardare il capello?!?
overlook_hotelE cosa di grazia avrebbe provocato un simile miracolo economico?
shining Udite! Udite! La causa di siffatto miglioramento sarebbe l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti (!!). Gli alfieri del libero mercato, i sacerdoti della “mano invisibile” che tutto regge e tutto regola, i cantori dello “stato minimo” e del laissez faire, in nome dello spirito salvifico del capitale globalizzato, hanno disseppellito John Maynard Keynes resuscitato a nuova vita. Anzi, di più! Secondo il famigerato Centro Studi di Confindustria, l’organo di propaganda economica dei padroni delle ferriere, la soluzione della crisi economica è in realtà a portata di mano grazie ad un piano rivoluzionario, con l’adozione di una sorta di socialismo di mercato applicato al contrario: togliere ai poveri per dare ai ricchi; smantellare l’intero settore pubblico e sfondare i vincoli di bilancio, per impiegare tutte le risorse statali nel sostegno di un capitalismo assistito, con l’ovvia distribuzione privata dei profitti, attraverso la socializzazione delle perdite.
capitalist-pigCome piatto del giorno, Confindustria ‘suggerisce’:
1) Maggiori investimenti pubblici, con l’elargizione di maxi incentivi fiscali a carico dello Stato per rinnovare il suo obsoleto parco industriale fermo agli Anni ’70.
2) Politiche di bilancio espansive, da attuare tramite il ricorso a maggior deficit nella legge di bilancio e allentando i vincoli di stabilità, per rifinanziare il debito così creato attraverso un tagli radicale dei servizi pubblici e sociali.
3) Ricorso al protezionismo di Stato (magari con l’introduzione di dazi doganali), in quanto “legittimato grazie alle promesse di Trump” (!). E alla faccia di quella globalizzazione e fluidità dei capitali con la quale ce l’hanno menata per 20 anni; quando i padroni ingrassavano come maiali, andando a sfruttare la manodopera schiavizzata negli angoli più remoti del pianeta, mentre delocalizzavano le produzioni, invocando la totale assenza di regole e smantellando interi distretti industriali.
pigs-troughE il “popolo”?!? Come diceva il Poeta, er popolo se gratta!

La Patria sta tranquilla;
annamo a colazzione…
E er popolo lontano,
rimasto su la riva,
magna le nocchie e strilla:
– Evviva, evviva, evviva… –
E guarda la fregata
sur mare che sfavilla.

Padroni di merda!

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DE GUSTIBUS

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 6 agosto 2016 by Sendivogius

Jesus_supper_zombie

Cosa c’è di più insopportabile (e quasi più insulso) del “politicamente corretto”?
Sicuramente, lo stronzamente scorretto!
Più che una mistificazione lessicale, una deformazione culturale, una perturbazione ideale della mente, al contrario della sua controparte caramellata, lo stronzamente scorretto è uno stato fisiologico che risponde a funzioni corporee di natura prettamente intestinale. E in quanto tale è assolutamente incapace di distinguere la differenza che intercorre tra gli orifizi, correttamente al loro uso, come i deretani mutanti che popolavano gli incubi tossici di W.S.Burroughs.
pasto nudoVa da sé che lo stronzamente scorretto finisce inevitabilmente con l’affidare le proprie esternazioni al buco sbagliato, incapace com’é di controllare gli stimoli della propria peristalsi, tanta è la costipazione che affligge l’espurgazione dell’abnorme accumulo fecale, e che se sempre si esplica nel rilascio continuo di stronzate.
salvinataLo stronzamente scorretto è il bambino che gioca compiaciuto con le proprie feci e le ostenta con soddisfazione. Corre a mostrarle in giro, tanto è l’orgoglio per aver prodotto siffatta meraviglia tutto da solo e che nella sua evidenza deve costituire ai suoi occhi il massimo dell’espressione creativa. Perché ovviamente un simile patrimonio naturale non va disperso, ma gustato in gruppo tra i cultori della materia (che non mancano mai), per ricche abbuffate di merda. Comunemente ricompresa nell’ambito delle perversioni, la coprofilia sembra invece essere pratica ampiamente diffusa e apprezzata in “politica”, dove in genere costituisce il piatto del giorno e non manca mai di richiamare i golosi estimatori del particolare genere culinario, in cui il genio dello stronzamente scorretto eccelle.
Da par suo, lo stronzamente scorretto non si preoccupa mai dei tempi, i modi, i luoghi, del rilascio finale. E di conseguenza non perde mai occasione di palesare l’essenza della sua natura più intima e vera. Agisce d’istinto, tanto irrefrenabile è lo stimolo. Per lui la latrina costituisce lo spazio ideale d’elezione. Le cloache dello spirito sono il suo status naturale, convinto com’è di essere uno che “parla chiaro”, scambiando i suoi prolassi diarroici per “schiettezza”.
SalviniOgni Paese ha la sua tradizione. E se noi (per dire) dobbiamo accontentarci delle cacatine di un Matteo Salvini (un esempio a caso!) e di tutto il buiolo fascioleghista al seguito, nessuno chef può eguagliare i ricchissimi soutè de merde ai quali ci ha ormai abituato l’elefantiaco Donald J. Trump, che a modo suo ha perfettamente interpretato il concetto di “Great America”.
elefanteNon per niente gli americani fanno tutto in grande!
Di questo ricco citrullo ossigenato che furoreggia tra gli zotici della provincia statunitense (ma non solo..) avevamo già parlato
Donald TrumpSono deiezioni cicliche che di tanto in tanto spurgano fuori dagli intestini della storia, per dare una nota di colore (tendente al marrone) a panorami pressoché asfittici nel loro immobilismo. E fanno parte di un irrinunciabile folklore politico nel circo del populismo.
GunnyE sorvoliamo su un Clint Eastwood, costretto ormai a parodiare i suoi personaggi di fantasia all’ombra del grande artista che fu, ridotto prima a monologare con una sedia vuota nell’imbarazzante (per lui) spettacolino imbastito contro O’Banana, mentre adesso è stato direttamente promosso sul campo ad accessorio da toilette, nel patetico tentativo di coprire l’odore delle trumpate, intanto che regge il rotolo di carta igienica usata.
Naturalmente, Trump ha i suoi convinti estimatori anche dalle nostre parti. E potevano forse mancare?!? Non per niente, agli italiani la merda piace. Sarà per questo che la ricercano e la consumano con gusto estremo. Né poteva essere diversamente per una destra americanizzata, tra le più reazionarie, nostalgiche, e schiettamente fasciste di tutta l’Europa occidentale.
collezionismo storicoNessun pagliaccio, per quanto possa essere caricaturale, risulterà mai abbastanza grottesco per loro. Figuriamoci! Il modello ideale resta la repubblichetta collaborazionista di Salò, coi suoi grassi cialtroni insaccati in orbace e pose volitive ad imitazione del modello originale.
gruppo di gerarchi fascistiOvvio che in gran parte la destra italiana si riconosca ora in un pittato cialtrone miliardario con una pelliccia di pantegana appiccicata col bostik sulla pelata spellacchiata. In fondo sono gli stessi che per un ventennio hanno eletto a loro duce un puttaniere nano, con la catramata spalmata sulla testa e una gettata di cerone a coprire il resto.
Il problema di Trump è che, per quanto possano essere numerosi, non ci saranno mai abbastanza negri e chicanos da insultare, o ‘minoranze’ da offendere a titolo assolutamente gratuito perché non abbastanza amerikane. Evidentemente, esiste uno strato profondo del Paese in cui personaggi grotteschi come Donald Trump aderiscono meglio di un pannolone ergonomico, tanto riesce a intercettare perdite e umori. Ma sentirlo mentre blatera a vanvera di usare la bomba atomica alla vigilia della nuclearizzazione di Hiroshima, francamente non ha prezzo.

by Snoron.com

Perché per lo stronzamente scorretto nessuna gaffe, nessuna infamità, nessuna volgarità sarà mai ripugnante a sufficienza per essere fuori dalla sua portata. La loro missione è quella di stupire. Sempre. Anche quando non hanno un cazzo da dire, perché l’importante è sorprendere il pubblico con qualche sparata ad effetto. Come se il mondo non fosse già abbondantemente inflazionato di istrionici coglioni dei quali doversi dare pena.

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TERTIUM NON DATUR

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 25 luglio 2016 by Sendivogius

Trumpismo

L’incommensurabile fortuna di non votare alle elezioni presidenziali negli USA comporta il privilegio di non dover scegliere tra un clownesco miliardario cotonato, col suo contorno di Barbie importate dall’Europa orientale, ed una vecchia gallina bollita che pilucca da venti anni nei cortili della White House, intossicata da una sete per il potere inteso come appannaggio dinastico.
bettingoddsCinici, ambiziosi, bugiardi e soprattutto falsi come le loro chiome riverniciate di fresco con tinture all’ingrosso, sono i protagonisti plastificati, i gemelli diversi che si agitano tra i festoni kitsch di una democrazia al silicone, nella grande recita elettorale al teatro degli inganni per l’alchimia del potere.
Non lasciatevi ingannare dalle reciproche provocazioni e dai toni apparentemente esagitati… Tutti e due gli attori fanno parte di una grande famiglia allargata…
Donald Trump ed i coniugi ClintonLa storia americana è piena di esilaranti cialtroni ed imbarazzanti coglioni, pericolosi sociopatici e stralunati minchioni, spesso e volentieri eletti alle massime cariche Wallace for presidentdell’Unione. Né sono mai mancati gli aspiranti tali, nell’abbondanza di materia prima della quale la Terra delle Opportunità eccelle da sempre. Non lasciatevi perciò impressionare dagli exploit fascistoidi di un Trump, che senza le sue sparate cesserebbe di esistere come personaggio mediatico. Se davvero vi preoccupate di questo energumeno con una donnola morta incollata sulla testa, allora non avete mai sentito parlare di George Wallace.
George WallaceAl netto delle sue sbruffonate da duro del Roadhouse che ne marcano la differenza dai suoi omologhi, il miliardario newyorkese non è poi così al di fuori dai canoni classici del pensiero politico americano, che resta lontano anni luce dagli schemi analitici (ed ideologici) degli Europei i quali infatti continuano a guardare al fenomeno con lenti deformate.
Donald Trump In prospettiva, a modo suo, Donald Trump riprende in parte diversi aspetti della visione “jeffersoniana” della democrazia americana, specialmente in quella che è la sua componente più populista, mutuandone la carica isolazionista e la polemica contro i poteri della finanza, se non fosse che le libertà civili non rientrano esattamente tra le preoccupazioni fondamentali di Trump.

Thomas Jefferson«Il jeffersonismo è una tendenza molto particolare della politica americana, non ben compresa all’estero. I suoi seguaci vorrebbero che il resto del mondo diventasse più democratico, ma non si aspettano questo, e soprattutto non pensano che sia compito degli Stati Uniti imbarcarsi in un’impresa così impegnativa per favorire tale processo. Il nucleo di questa dottrina consiste nella celebrazione dei caratteri unici e impareggiabili della società americana, valori che vanno difesi principalmente all’interno, non all’estero.
Essa è in contrasto con la tendenza hamiltoniana e con quella wilsoniana, da sempre predominanti fra i massimi esponenti della politica estera americana; e travalica le frontiere ideologiche e politiche, annoverando fra i suoi sostenitori, ad esempio, sia Ralph Nader che Pat Buchanan. Non è dunque circoscritta alla sinistra, tant’è vero che a livello istituzionale potrebbe trovare il suo più convinto portavoce nel Cato Institute. I jeffersoniani hanno a cuore le libertà civili tenute tradizionalmente in alta considerazione negli Stati Uniti e sono favorevoli a una limitazione dell’intervento pubblico nella vita dei cittadini allo scopo di salvaguardare questi diritti. Né vedono di buon occhio uno stretto rapporto fra grandi imprese e governo sia in politica interna che in quella estera.
[…] I jeffersoniani  sono gli stalinisti della situazione, che puntano sulla «democrazia in un solo paese», poiché ritengono già difficile salvaguardarla in patria, e sono molto scettici sulla possibilità di esportarla con successo all’estero. I jeffersoniani cercano di difendere le prerogative del Congresso in politica estera, poiché guardano con profondo sospetto gli instancabili tentativi dell’esecutivo di espandere i poteri del governo federale. Ma oltre ad essere restii ad assecondare questa tendenza, sono ancor più avversi a cedere la sovranità ad istituzioni internazionali inaffidabili quali l’ONU e la NATO. E sono quasi sempre recalcitranti a firmare trattati che limitino la libertà d’azione dell’America in campo internazionale. Per loro la guerra è un flagello, poiché quasi invariabilmente porta a un’estensione dei poteri del governo federale, spesso per cause di dubbio valore. Onde evitarla, bisogna dunque circoscrivere il più possibile la sfera degli interessi americani, così da limitare al massimo i possibili contenziosi con altri Stati

Limes“Quello che gli europei non capiscono di noi”
di David M. DICKEY e John C. Hulsman
Limes (20/06/2004)

Ma se Donald Trump è pessimo, Hillary Clinton è persino peggiore. O, se preferite, è la versione fotogenica della stessa merda.
I Trump ed i ClintonNella candidata ‘democratica’ si ritrovano tutte le tradizionali tendenze della democrazia wilsoniana, che poi con le sue presunzioni missionarie è una forma di interventismo estremo dalle venature neo-coloniali e solitamente velato da eleganti eufemismi tipo “il diritto all’ingerenza umanitaria”, che nell’Era dei Bush si trasforma più apertamente in “esportazione della democrazia” in ottemperanza a quelle influenze “hamiltoniane” che sono maggioritarie nel neo-conservatorismo repubblicano e che pure ritornano nella politica estera propugnata dai coniugi Clinton.

Alexander Hamilton (1)      «Diversamente da quella jeffersoniana o jacksoniana, la tradizione hamiltoniana è uno dei capisaldi delle teste d’uovo della politica estera americana. Come nel caso delle altre due tendenze repubblicane, i suoi seguaci condividono un punto di vista basato sull’interesse nazionale, nella ferma convinzione che anche gli Stati Uniti devono agire tenendo conto delle loro risorse. E, contrariamente alle due scuole di pensiero sopra menzionate, hanno molto a cuore il benessere del paese, in quanto ritengono che la potenza economica sia almeno altrettanto importante di quella politica e militare. E che gli scambi commerciali e l’interdipendenza creino le condizioni per la pace nel mondo. Al pari dei fondatori dell’Unione, riconoscono che l’umanità è avida e litigiosa e ritengono che un equilibrio di forze, sia pur moralmente difficile da accettare, sia il miglior mezzo per difendere gli interessi americani.
Alekander HamiltonLa loro preoccupazione principale è l’ascesa di una potenza rivale egemone, per cui considerano che i benefici derivanti dagli scambi commerciali internazionali siano un mezzo efficace per far accettare agli altri paesi il predominio americano, condividendo la prosperità economica. Come i wilsoniani, anch’essi sono favorevoli all’uso delle istituzioni internazionali, ma solo perché convinti che ciò consenta all’America di stabilire le regole cui la comunità internazionale dovrà attenersi. Non per caso, furono favorevoli agli accordi che diedero vita alle istituzioni finanziarie di Bretton Woods (come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale), proprio perché furono soprattutto gli americani a formularne gli statuti costitutivi. Per analoghe ragioni, gli hamiltoniani sono fortemente favorevoli alla partecipazione dell’America alla Nato, in quanto essa rimane la forza predominante nel mondo multilaterale, dotata di un costante sostegno da parte degli alleati. Il loro motto è dunque: chi fissa le regole del gioco vince. Anche se rimangono internazionalisti fin tanto che questa posizione torna a vantaggio degli interessi degli Stati Uniti

“Quello che gli europei non capiscono di noi”
di David M. DICKEY e John C. Hulsman
Limes (20/06/2004)

Il supercafone col riporto che pare appena uscito da una spaghettata con Tony Soprano è il Facciatosta assolutamente speculare a questa versione femminile del Dottor Sottile, perché entrambi sembrano usciti da una commedia di Ben Jonson, dove la farsa può declinare rapidamente in tragedia.
trump clintonCome in ogni rappresentazione che si rispetti, serve un villain che non deve essere convincente bensì connivente, coi suoi tratti caricaturali assolutamente esasperati… Insomma una kabukispecie di mascherone kabuki che si agita davanti ai fondali di cartapesta, per impressionare il pubblico ed attirare i “pavoncelli da mettere allo spiedo“. Ma alla fine è il Dottor Sottile che fa la differenza e rende possibile l’inganno…

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REALITY

Posted in Kulturkampf, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , on 19 gennaio 2016 by Sendivogius

Redneck Nation®Ogni qualvolta si ha la (s)ventura di assistere distrattamente a quella farsa allargata da esportazione, che va sotto il nome di “primarie” e che di norma precede le elezioni presidenziali in USA, col suo carosello di personaggi plastificati dalle improbabili acconciature cotonate, che si agitano in una pulp fiction per miliardari da reality plebeo, ci si chiede se davvero la democrazia non sia il “governo dei peggiori”, come senza ombra di dubbio amavano sostenere gli ‘antichi’…
House of Cards Poi ci si rende conto che in realtà ci troviamo dinanzi ad una oligarchia timocratica su base censitaria, dove pochi clan dinastici si disputano all’asta il trono imperiale, messo in vendita al migliore offerente come nelle peggiori cronache da Basso Impero. E allora la prospettiva cambia, nella consapevolezza che si tratta di una costosa buffonata dalle gag imbarazzanti. Ovvero, la classica americanata. Di conseguenza, come in ogni sceneggiata, non possono mancare le macchiette grottesche che traggono compiacimento dall’esibizione della loro volgarità esasperata nei suoi tratti demenziali. Insomma, è l’immancabile villain dai risvolti caricaturali, che sembra uscito da una sceneggiatura atropinica di un Austin Powers riverniciato in bars and stars.
Austin PowersTuttavia, per quanto abituati al peggio nelle sue esasperazioni più estreme, dovrebbe esserci un limite anche allo squallore, per un trash comunque sostenibile. E invece no! Anche perché sarebbe come tentare di separare un coprofilo dall’oggetto della sua passione. E ciò sarebbe impossibile, per la manifesta collateralità del soggetto interessato con l’elemento primario della sua perversione a rilascio naturale.
Per questo ci tocca bearci delle perfomance di Donald Trump, l’impresentabile Grizzly populista che furoreggia e spopola tra i Redneck Weddingsredneck: gli zotici villici analfabeti delle contee del Sud, sparpagliati in borghi di campagna dai nomi impronunciabili (Yoknapatawpha!!) e feticisticamente aggrappati come koala ai propri fucili; ovverosia i nostalgici dei fasti trapassati della Confederazione, quelli che Generale Robert Edward Leeinfilano un Lee in ogni nome e si beano delle gesta gloriose del generale Nathan B. Forrest al posto delle favole della buona notte.
redneck1 big gunIl fatto che questa variante supercafona di Flavio Briatore, con trumpuna donnola morta plasticamente spalmata sul capoccione spellacchiato sia tra i più gettonati papabili alla presidenza degli Stati Uniti d’America, la dice lunga sulla natura democratica della Dreamland (oppure era Zombieland?!?).

Il pupazzo TrumpTrump il Pupazzo. Può ripetere ben 17 frasi!

Per Aristotele, la demagogia non era altro che un sinonimo per indicare una cattiva democrazia. Tuttavia, sentire concionare questa parodia imbolsita di Biff Tannen a proposito di immigrazione, tradizione, e redneck_wifevalori amerikani, per un distopico ritorno al futuro carpenteriano, fa francamente ridere se non fosse drammatica nella sconcia esibizione di una coglioneria siderale. È chiaro che le letture di Trump non vadano oltre Mickey Mouse ed i fumetti di Superman. Quindi, a proposito di “cultura americana”, è ovvio che non abbia mai letto Furore di John Steinbeck; scrittore statunitense (e gigante mondiale della letteratura) del quale è lecito supporre ignori anche l’esistenza.
Praticamente, “Furore” è la storia di bifolchi arricchiti che a loro volta disprezzano altri bifolchi poveri, in una terra dove tutti (indistintamente) sono emigrati da qualche altro posto, McLaughlincostruendo un sistema fondato sulla discriminazione (razziale, sociale, economica, politica) e sullo sfruttamento selvaggio. Peccato, perché un cafone abbrutito dal soldo facile come Trump avrebbe potuto trarre spunti interessanti per la sua campagna elettorale, insieme agli altri temi di punta che segnano il livello rasoterra dell’energumeno ripulito, tutti incentrati contro i chicanos. Manco fosse il senatore McLaughlin in Machete!
Senator McLaughlinIn fondo, il nostro Donaldo dai capelli belli rappresenta solo Donald Trumpl’intermezzo comico, ovvero (se preferite) lo squallido interludio, prima della tempesta che sta per arrivare…

«Una volta la California apparteneva al Messico, e le terre ai Messicani; ma orde di straccioni americani irruppero nel paese. E così imperiosa era la loro fame di terra, che si impossessarono della terra di Sutter, della terra di Guerrero, la spezzettarono, si azzuffarono a vicenda per disputarsene le briciole, e munirono di cannoni i poderi così conquistati. Fabbricarono stalle e casolari, ararono i campi e procedettero alle semine. Così, stalle e casolari, campi e raccolti, costituirono titolo di possesso; e il possesso diventò proprietà. I Messicani, deboli e sazi, non avevano potuto opporsi all’invasione perché non v’era nulla al mondo che essi desiderassero con quella frenesia con cui gli invasori americani desideravano la terra. Poi, col tempo, i predoni non più considerati tali si dichiararono padroni, e i loro figlioli crebbero nel paese e procrearono altri figlioli. E non sentirono più la fame selvaggia, la fame mordente e lacerante della terra, dell’acqua e del buon cielo sovrastante, dell’erba che sboccia, delle radici che si gonfiano. Possedevano tutte queste cose così completamente, che non le desideravano più.
[…] Queste cose andarono perdute, e i raccolti cominciarono a venire valutati in termini di dollari, e la terra in termini di capitale più interessi. E i prodotti cominciarono a venir comprati e venduti prima delle semine. E allora le annate cattive, la siccità, l’inondazione, non furono più considerate come catastrofi, ma semplicemente come diminuzioni di profitto. E l’amore di quegli esseri umani risultò come intisichito dalla febbre del denaro, e la fierezza della stirpe si sgretolò in interessi; così che tutta quella popolazione risultò di individui che non erano più coloni, ma piccoli commercianti, o piccoli industriali, obbligati a vendere prima di produrre. E quelli fra essi che non si rivelarono bravi commercianti perdettero i loro poderi, che vennero assorbiti da chi invece si rivelò bravo commerciante. Per quanto bravo coltivatore, per quanto affezionato al suo campo, chi non era bravo commerciante non poteva mantenere le proprie posizioni. Così, con l’andar del tempo, i poderi passarono tutti in mano a uomini d’affari e andarono sempre aumentando di proporzioni, ma diminuendo di numero. Allora l’agricoltura stessa si trasformò in industria. E i proprietari imitarono, senza volerlo, Roma antica: importarono schiavi, pur senza chiamarli così: cinesi, giapponesi, messicani, filippini. Vivono di riso e fagioli, dicevano; hanno pochi bisogni. Di paghe alte, non saprebbero che farsene. Vedi come vivono, vedi cosa mangiano. E se si agitano, si fa presto a deportarli. E incessantemente i poderi aumentavano di proporzioni e diminuivano di numero; e per conseguenza diminuivano di numero anche i padroni. E i padroni picchiavano, terrorizzavano, affamavano i servi importati; sicché molti di questi tornarono donde erano venuti, e altri si ribellarono e furono uccisi o scacciati. I raccolti stessi subirono una metamorfosi. Il grano si vide soppiantare dagli alberi da frutta, le biade da ortaggi destinati ad alimentare l’universo intero: lattuga, cavolfiore, carciofo, patata; tutti prodotti che costringono l’essere umano a curvare la schiena. Per maneggiare la falce, l’aratro, il forcone, l’uomo sta in piedi; ma tra i filari dell’insalata o del cotone deve prostrarsi, o strisciare come un insetto, o camminare sui ginocchi come un penitente. E accadde che i proprietari non lavorarono più le loro terre. Coltivavano sulla carta; e dimenticarono l’odore della terra, il gusto tattile della zolla sbriciolata tra le mani; ricordarono solo che la possedevano, tennero presente solo la cifra dei guadagni che ne traevano o delle perdite che a causa di essa dovevano subire. E i latifondi presero proporzioni tali che il padrone non poteva nemmeno concepirne le dimensioni; erano così vasti che occorrevano battaglioni di contabili per rintracciare perdite e profitti, reggimenti di chimici per fecondare il terreno, brigate di intendenti per sorvegliare i servi proni tra i filari. E allora davvero l’agricoltore si mutò in bottegaio, fino al punto da tenere effettivamente bottega: pagava i suoi servi, e per rimborsarsi vendeva loro il cibo. E di lì a poco smise persino di pagarli, per risparmiare la spesa della contabilità. Il podere dava, a chi lo lavorava, il vitto a credito; e poteva accadere che un servo, il quale lavorava solo per sostentarsi, alla fine del lavoro scoprisse di essere in debito verso chi gli dava lavoro. E il padrone non solo non lavorava più la sua terra, ma molti di essi non avevano mai nemmeno vista la terra che possedevano. Ed ecco che, d’un tratto, nel Kansas e nell’Oklahoma, nel Texas e nel Nuovo Messico, nel Nevada e nell’Arkansas, le trattrici e la polvere si alleano per spodestare i coloni e cacciarli nel West. Ed ecco formarsi a apparire le carovane dei nomadi: Children for saleventimila, centomila, duecentomila. Varcando le montagne si riversano nelle ricche vallate: tutti affamati, inquieti come formiche in cerca di cibo, avidi di lavoro, di qualunque lavoro: sollevar pesi, spingere o tirare carichi, raccogliere, tagliare; qualunque cosa, per sostentarsi. I bambini hanno fame. Non abbiamo Depressiondove vivere. No, non siamo forestieri, no! Da sette generazioni siamo americani; e prima si era irlandesi, scozzesi, inglesi, tedeschi, italiani. Uno dei nostri antenati ha combattuto nella rivoluzione, e tanti nella guerra civile. Americani, siamo, americani al cento per cento! Affamati; e risoluti. Avevano carezzato la speranza di trovare una casa, in California, ed ecco che trovano, dappertutto, solo odio. Okies: i padroni li odiano perché sanno di essere deboli al confronto degli Okies, d’essere ben nutriti al confronto degli Okies; e han tutti sentito dire dal nonno quanto sia facile, a chi è affamato e risoluto e armato, sottrarre la terra a chi è debole e sazio. E nelle città i negozianti odiano gli Okies perché gli Okies non hanno denaro da spendere; i banchieri odiano gli Okies perché sanno che non possono estorcerne nulla; e gli operai odiano gli Okies perché, affamati come sono, offrono i loro servizi per niente, e automaticamente il salario scende per tutti. E gli spodestati, nomadi, confluiscono e continuano a confluire in California: duecentocinquantamila, trecentomila. Dietro alle prime ondate, altre si formano e si accavallano, perché le trattrici non cessano di dilagare nei campi. Altre ondate di spodestati senza tetto: gente indurita, accanita, pericolosa. E se da una parte i Californiani ambiscono molte cose, come accumular sostanze, ascendere la scala sociale, concedersi svaghi e oggetti di lusso, dall’altra i nuovi barbari chiedono due cose sole: terra e nutrimento, che per loro sono una cosa sola.
Alabama family[…] Se non li teniamo a bada, questi straccioni, s’impadroniscono di tutto il paese. Tutto il paese. Porci di forestieri. Va bene, parlano la nostra lingua, ma non sono come noi. Basta vedere come vivono, chi di noi si adatterebbe a vivere così? E a Hooverville, la sera, gli straccioni accoccolati.
redneck-pool[…] Trattarli senza pietà, dico io; o Dio sa cosa ci combinano. Gente più pericolosa dei negri del Sud. Se si metton d’accordo, nessuno li tiene più. Hai ben sentito quel ch’è successo a Lawrenceville. A Lawrenceville un poliziotto è dovuto ricorrere alla forza per scacciare un abusivo, e il ragazzo undicenne di questo straccione ha sparato, col fucile del babbo, e ha ucciso il poliziotto. Peggio dei serpenti, ti dico. Non bisogna lasciarli parlare, e se insistono, sparare senz’altro, sparare noi per primi. Se un marmocchio è capace di uccidere, cosa faranno gli adulti? L’unica è di mostrarsi più forti di loro. Trattarli da cani. Spaventarli. E se non si lasciano impressionare? Se si ribellano in tanti, e si mettono a sparare anche loro? Son tutti avvezzi a usare il fucile fin da bambini. Se non si lasciano impressionare? Se si organizzano in bande, chi li ferma più? Son tutti disperati, capisci; disperati che hanno provato la paura della fame, che è superiore a ogni altra. E di quando in quando, qua e là in tutta la California, le razzie: le irruzioni di agenti armati negli attendamenti degli abusivi. Via di qui! Ordine del Dipartimento dell’Igiene. Questo accampamento rappresenta un pericolo per la sanità pubblica.
Illinois[…] E i latifondisti, che si sanno destinati a perdere la terra in caso di rivolta organizzata, i grossi latifondisti che conoscono la storia, che hanno occhi per leggere la storia e intelligenza per capirla, sanno, conoscono benissimo il fatto fondamentale che quando la proprietà terriera si accumula nelle mani di pochi, va inesorabilmente perduta. E sanno anche quest’altro fatto, concomitante, che quando una maggioranza ha fame e freddo, essa finisce sempre col prendersi con la violenza ciò che le occorre. E sanno infine questo terzo fatto, meno evidente forse, ma sempre presente nel corso della storia: che cioè le repressioni servono solo a rinvigorire e a riunire tra loro i perseguitati. Ma i latifondisti preferiscono ignorare questi tre ammaestramenti della storia. La terra s’accumula sempre più nelle mani di pochi, il numero degli sfrattati continua ad aumentare, e tutti gli sforzi dei latifondisti continuano a orientarsi verso la repressione. Il denaro pubblico va speso in armamenti e in gas lacrimogeni per salvare la pelle dei latifondisti, e in spie, spie che hanno l’incarico di captare ogni minimo rumore di rivolta per poterla soffocare in tempo. I latifondisti preferiscono ignorare l’evoluzione dell’economia, e le premesse di tale evoluzione; considerano solo i mezzi atti a reprimere le rivolte, senza curarsi di sopprimere le cause determinanti. Le trattrici che gettano i coloni sul lastrico, le mastodontiche imprese di trasporto, le macchine che producono, tutto questo merita l’incondizionato appoggio dei latifondisti; e non importa se aumenta in modo spaventoso il numero delle famiglie sul lastrico, avide di qualche briciola degli sconfinati latifondi. I latifondisti formano associazioni per proteggersi, si riuniscono a discutere sui mezzi più efficaci per intimidire, soffocare, Dynamiteuccidere. E si persuadono di non dover temere il pericolo principale, costituito dall’eventualità che i trecentomila trovino, fra di essi, un capo che sappia guidarli. Se ai trecentomila miserabili consentite la possibilità di contarsi, è inevitabile che essi conquisteranno la terra; e non v’è gas o mitragliatrice che possa fermarli. Così i latifondisti, che a causa del possesso dei latifondi divengono sempre più superuomini e al contempo sempre più disumani, corrono verso la propria distruzione, e senza avvedersene usano di ogni mezzo che a lungo andare finirà inesorabilmente col sopprimerli. Ogni espediente, ogni atto di violenza, ogni scorribanda in una Hooverville qualsiasi, ogni singolo sceriffo spaccone in un accampamento di straccioni, non fanno che procrastinare di qualche giorno l’alba fatale, rendendola inevitabile

John Steinbeck
“Furore”
Bompiani, 2013

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