Archivio per Donald J. Trump

SYRIANA (III)

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 aprile 2018 by Sendivogius

Quando le relazioni internazionali sono ridotte ad un tweet, allora capisci davvero che si è raschiato ben oltre il fondo del bidone dai percolanti liquami, dove sguazzano i cialtroni che governano il mondo.

“Io ho il missile più grande!”“Sì, ma il mio è più lungo del tuo”

Ormai il livello delle esternazioni è questo. Tutto il resto è conseguenza. Siamo di fronte a bulletti, che si provocano negli spogliatoi dopo la partita di calcetto, e che in genere si liquefanno davanti al primo che tiene loro testa.
Dopo le sue rodomontate, il cialtrone più grosso di tutti, Donald J. Trump, non poteva certo perdere troppo la faccia, per quanto da culo questa possa essere; con lo straordinario paradosso che stavolta sono propri i militari a tenere a freno il bullo presidenziale, invitandolo a maggior prudenza. Quindi qualche mortaretto sulla Siria doveva pur lanciarlo, stando ben attento a non fare troppi danni e così irritare oltre il dovuto l’orso russo, che per l’occasione ha minacciato di affondargli senza troppi complimenti i “lanciatori” dai quali sarebbero partiti i razzetti. E all’occorrenza scatenare la terza guerra mondiale, come leggero effetto collaterale.
Ormai è un copione collaudato: ogni qualvolta l’esercito siriano, grazie al fondamentale apporto russo, consolida le sue posizioni sul terreno contro le formazioni jihadiste dell’islamismo salafita, a battaglia ormai conclusa e miliziani in fuga, ecco che puntuale giunge il solito attacco chimico istantaneamente attribuito al “Regime di Assad”, onde cercare di annullare in qualche modo gli effetti della vittoria sul campo. E senza bisogno di altra dimostrazione se non la parola (sulla fiducia incondizionata) di quelli che eufemisticamente vengono definiti “ribelli moderati”. Seguono fiumi di indignazione telecomandata dai canali mediatici embedded e minacce di rappresaglie più o meno immediate, che di solito si traducono in una serie di sanzioni contro interessi russi, e all’occorrenza cinesi (tanto per non farsi mancare nulla), insieme a qualche operazione militare del tutto dimostrativa nel suo valore simbolico. La Siria è un pretesto come un altro, per una nuova guerra fredda che ha ben altre motivazioni.
 Il problema di Capello Pazzo, laggiù nel lontano Ovest, dalle parti della casa bianca nella prateria, è riassumibile in una sintesi di base:

a) Dopo il presunto (perché le prove non sono mai un optional) scandalo del cosiddetto “Russiagate”, Donald Trump deve dimostrare di non essere il manchurian candidate del Kremlino. Da lì, una politica particolarmente aggressiva nei confronti di Mosca, fatta più di minacce verbali che atti concreti, vista l’imprevedibilità delle conseguenze, onde cercare di fugare i dubbi di essere stato una marionetta eterodiretta.
b) Fin dai tempi dell’ammiraglio Thayer Mahan, gli Stati Uniti hanno sempre guardato al Pacifico come area primaria di interesse strategico. Il Medio Oriente (che deve il suo nome proprio ad A.T.Mahan), nella sua sponda mediterranea, non è mai davvero rientrato in questa sfera fondamentale, essendo l’attenzione statunitense concentrata soprattutto nel Golfo Persico a controllo delle grandi rotte petrolifere.
Sostanzialmente, l’agenda politica americana in Medio Oriente la detta Israele, che per ovvie ragioni ha tutto l’interesse affinché gli USA instaurino una forte presenza militare nella regione, a contrasto dell’espansionismo persiano. E, guarda caso, il ‘provvidenziale’ attacco chimico di Douma giunge proprio nel momento in cui l’Amministrazione Trump dice di voler alleggerire la sua presenza in Siria, alla ricerca di una rapida exit strategy.
c) La Gran Bretagna del catastrofico governo di Theresa May deve gestire i fallimenti di una Brexit condotta malissimo, dinanzi ad una opinione pubblica sempre più scontenta. In parole semplici, ha bisogno di un diversivo che storni l’attenzione altrove. E’ cose c’è di più funzionale se non catalizzare il rancore delle masse contro il classico nemico esterno?!? La Russia putiniana da questo punto di vista è un bersaglio perfetto. Dopo aver montato un caso internazionale sull’avvenelamento di un ex spione fellone del KGB, dai traffici poco chiari, senza prendersi il disturbo di produrre uno straccio di prova del coinvolgimento di Mosca, a Downing Street si cercava un pretesto come un altro per una qualche esibizione di forza. La farsesca strafexpedition siriana era il modo più semplice di colpire il ritrovato nemico russo per interposta procura, senza spiacevoli conseguenze, riconfermando peraltro il rapporto esclusivo ed incondizionato che lega la Gran Bretagna agli USA in nome della comune appartenenza anglosassone.
d) Sul ritrovato interventismo francese, ad opera della mezza checca all’Eliseo, Micron Le Frocion, ci sarebbe solo da ridere; a maggior ragione se la Francia dovesse davvero pensare di ripristinare una sorta di protettorato sulla Siria, in continuità con le sue politiche neo-coloniali in Africa. Come se non fossero già abbastanza i casini combinati in Libia.

E la UE?!? Al di fuori dei saldi contabili che accomunano una sommatoria di statarelli ininfluenti, l’Europa non esiste. Probabilmente non esisterà mai. E di sicuro non conta nulla. A meno che non si voglia attribuire una qualche influenza a questa docile muta di ignavi cagnetti da salotto, subito accucciati ai piedi del padrone. Della gilda mercantile con l’ossessione per il rigore di bilancio, che pletoricamente si fa chiamare “Unione Europea”, altro non si scorge se non il tremolante ditino ammonitore, che dinanzi alla pulizia etnica di Afrin ed al massacro della popolazione curda, è rimasto ben ficcato nell’orifizio della sua ipocrita indignazione a targhe alterne.
Pertanto, se attacco chimico a Douma c’è stato, è abbastanza probabile che si sia trattato di una provocazione orchestrata ad hoc, onde tirare per la mimetica gli USA da sempre riluttanti a farsi trascinare oltre l’indispensabile nel pantano mediorientale.
Al regime siriano di Bashar al-Assad, nell’immancabile reductio ad Hitlerum che completa la demonizzazione del nemico, già accusato di utilizzare camere a gas e forni crematori (rivelatisi poi falsi), finora sono stati attribuiti una decina di attacchi con uso di armi chimiche e senza che mai siano stati forniti elementi inoppugnabili delle responsabilità, nonché della provenienza.

Per esempio, nel caso del presunto bombardamento di Khan Shaykhun (“presunto”, perché i testimoni oculari non hanno visto, ma ‘sentito’ quelli che sembravano essere elicotteri), avvenuto nel distretto di Idlib il 04/04/17, e che portò alla ritorsione americana, il dossier fornito a giustificazione del raid consta di poco più di tre (diconsi TRE!) paginette scarne [QUI], nelle quali si afferma:

«Abbiamo in nostro possesso un numero credibile di segnalazioni provenienti da fonti aperte, che ci forniscono una versione chiara e consistente. Non possiamo rendere pubbliche le informazioni a nostra disposizione, perché abbiamo la necessità di proteggere le nostre fonti ed i nostri metodi

Le “fonti aperte” (open source reporting) delle quali parla il dispaccio di agenzia, che nella sua stringata essenzialità priva di qualunque evidenza probatoria sembra aver sostituito l’imbarazzante “smoking gun” delle guerre umanitarie dei Bush, sono i messaggini e le foto (spesso farlocche) raccolte su quel formidabile strumento di solida inchiesta investigativa che è twitter. E per questo messe a verbale (che non è dato leggere per tutelare le fonti) come prove inoppugnabili, senza bisogno di verifica altrui tanto da fornire una “clear and consistent story”. E da dove provengono così incontrovertibili “informazioni” (intelligence) del tutto obiettive e disinteressate?!? Naturalmente, dalla pro-opposition social media reports; ovvero dai “ribelli moderati” che operano nelle zone controllate dai miliziani salafiti legati ad Hayat Tahrir al-Sham, già conosciuto come Jabath Fatah al Sham (“Fronte per la conquista del Levante”), e meglio noto come Fronte al-Nusra, alias al-Qaeda.
Poi per le esigenza di regia, onde rendere meglio presentabili i social media reports”, al posto dei truci cacciatori di teste con mannaia, è meglio affidarsi ai brogliacci del fantomatico Osservatorio siriano dei diritti umani, dietro al nome altisonante del quale si nasconde in realtà un’emanazione dell’MI6 britannico composta da un unico membro ufficiale: tal Rami Abdulrahman, che dal suo negozietto di Coventry in Inghilterra gestisce via internet le informazioni reperite dai suoi contatti in Siria. Eppoi ci sono gli immancabili “White Helmets”, i volontari disarmati e senza paura che salvano vite umane sotto i bombardamenti. Molto spendibili mediaticamente grazie ad una campagna promozionale ben strutturata, onnipresenti in tutte le aree controllate dalle formazioni jihadiste di Al-Nusra, salvo scomparire con esse a bonifica compiuta, i “Caschi Bianchi” operano esclusivamente nei territori occupati dalle bande armate dell’integralismo salafita, agendo indisturbati laddove nessun’altra organizzazione umanitaria può accedere.
E queste sono le principali “fonti di informazione”, insieme alle notizie fornite da altri non meglio precisati attivisti, che vengono utilizzate dalle cancellerie occidentali.
Ormai, non ci si prende neanche più il disturbo di dover produrre quello che un tempo non troppo remoto si chiamava “onere della prova” a fondamento dell’accusa, nell’evidenza dei fatti contestati. Questo perché le prove poi possono essere confutate, soprattutto verificate, e all’occorrenza smentite.

Dunque, tanto vale glissare sulla presentazione delle stesse, facendo invece affidamento sulla grancassa mediatica di una pletora di contriti pappagalli, che ripetono a comando ciò che la propaganda di guerra prescrive loro di recitare, secondo il velinario del giorno. L’effetto riesce meglio, se vengono utilizzati i bambini per ampliare l’impatto emotivo…
Poi certo si può scegliere se prendere per oro colato tutto ciò che passa per twitter, ed estensivamente per i ‘social’, con argomentazioni mai più lunghe di uno slogan, senza mai prendersi il disturbo di appurare le fonti. Quindi si può decidere se promuovere campagne e movimenti di opinione, specialmente se si è in calo di visibilità, ammantando il proprio narcisismo con nobili finalità. Quello di cui invece non si sentiva il bisogno e del quale si poteva anche fare a meno, francamente, è questo…
Perché poi tanta gente, più o meno nota, con un infantilismo che viene scambiato per “impegno”, senta questa intrattenibile impellenza di rendersi inesorabilmente ridicola, liquidando questioni serissime con un selfie imbarazzante, è qualcosa che risulta incomprensibile dai tempi degli “orgoglioni”
E da questo capisci tutto… Che sarebbe anche ora di crescere!

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Dimmi come parli e ti dirò chi sei…

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 17 dicembre 2017 by Sendivogius

Dopo i contorcimenti acrobatici del politically correct e delle sue perversioni semantiche, nell’orgia censoria che obnubila le
menti dell’americano medio, sempre più somigliante ad una parodia dei Simpsons (dove al confronto Homer sembra quello intelligente), costantemente in bilico tra fanatismo iconoclasta e caccia alle streghe (antico sport nazionale almeno dai tempi di Salem), ci mancava davvero un’insana iniezione di censura linguistica.

Se vuoi cancellare le realtà che non si conformano alla tua gabbia ideologica, inizia col proibire l’uso delle parole che ne definiscono l’essere. Nega loro l’uso del nome. Svuotane i contenuti nell’impossibilità di poter loro attribuire un significato, attraverso la rimozione dal lessico delle parole che ne definiscono il contenuto e finanche la categorizzazione cognitiva.
Se gli imbecilli mancano totalmente di ogni senso del ridicolo, i fanatici difettano di fantasia. E nella sicumera che ne accompagna le certezze assolute, non hanno alcun bisogno di argomentare le proprie opinioni elevate a dogmi. Se qualcosa entra in contrasto col loro corollario di verità rilevate, semplicemente, basta rimuoverlo. Perché senza un nome non si esiste. E uno potrà così avere l’illusione di non doversi più preoccupare di cose per sé scomode. O almeno così sembra pensarla l’Amministrazione Trump che, in uno di quei folgoranti lampi di imbecillità che ne ravvivano di tanto in tanto l’idiozia permanente, ha deciso di cancellare dagli atti ufficiali del CDC (Centers for Disease Control and Prevention), la principale agenzia federale per il controllo epidemiologico e prevenzione sanitaria, ogni riferimento ad una serie di parole, che a quanto pare molto devono sconvolgere la fantasia malata dei talebani, che ispirano le scelte di questa distopia puritana fuori tempo massimo dalla Storia chiamata “Presidenza Trump”.
Nella lista delle parole proibite rientrano: “vulnerable“, “entitlement“, “diversity“, “transgender“, “fetus“, “evidence-based“, “science-based“. Si presuppone che l’elenco sia stato stilato, per assecondare le torme di bigotti rinati del fondamentalismo evangelico nel loro medioevo rurale.

Gli stessi che, insieme ad i feticisti estremi delle armi, i nazisti travestiti dell’Illinois…

…nonché gli immancabili cappuccetti bianchi del Ku Klux Klan, sembrano costituire oramai il solo elettorato di riferimento del grasso citrullo imparruccato alla Casa Bianca. E c’è del metodo nella scelta…
“Vulnerabile”. Se si riconosce che una persona è vulnerabile, è implicito questa debba essere in qualche modo tutelata ed assistita a livello medico, proprio in virtù della sua “vulnerabilità”. E che questo, anche in un sistema di prestazioni sanitarie minime, rientri in un suo specifico “diritto”. E qui si entra nella scelta della seconda parola proibita…
“Diritto”. Il nodo della questione è tutto qui: se esiste un diritto legalmente riconosciuto, è ovvio che poi questo vada garantito e fatto rispettare. Se si disconosce l’esistenza di un qualsivoglia diritto, si nega l’esistenza dello stesso e con esso tutto quell’insieme di tutele e di cure, che altrimenti non potrebbero essere negate.
“Diversità”. Bigotti e nazisti aborrono ogni forma di diversità. Fosse per loro, si trincerebbero nei loro villaggi di campagna, armati fino ai denti. E copulerebbero unicamente tra di loro, per non inquinare la purezza della razza. Questo spiegherebbe infatti i livelli di cretinismo fuori scala dei nazidementi, con l’irresistibile appeal raggiunto dalla nuova nazione ariana.
“Transgender”. Ovvero, un derivato della terrifica lobby gay in nome dell’omonima ideologia ci vorrebbe tutti più froci, attraverso una propaganda pervasiva volta a destabilizzare l’ordine naturale del mondo. Un must per ogni clericofascista  votato ai rituali del complottismo macerato in salsa clericale e che ossessiona gli incubi dei nuovi crociati del medioevo di ritorno e la sessualità quantomai incerta.
“Feto”. Questa è facile: l’embrione è una persona e tale deve essere considerato il “nascituro” dal concepimento al parto. Con un inconveniente che i censori della parola non hanno però considerato: come faccio a riconoscere un ovulo fecondato (il futuro nascituro), come “vulnerabile” e portatore di “diritto”, nella sua “diversità”, se mi sono precluse le parole per definire lo status in quanto tale?!?
“Basato sui fatti” e “basato sulla scienza”. La prevalenza delle fede sulla scienza, nel primato della religione. Pertanto, le evidenze scientifiche dovranno imprescindibilmente tenere conto degli “standard e dei desideri della comunità”, e ad essi conformarsi. Insomma, se per assurdo un gruppo di villici analfabeti dovesse improvvisamente credere che i casi di anemia siano dovuti ad una infestazione vampirica, è ovvio che autorità mediche e sanitarie dovranno andare in giro a scoperchiare tombe nei cimiteri, armati di paletti di frassino ed acqua santa, “in considerazione degli standard e dei desideri della comunità”.
Tempo al tempo, se la cosa porterà qualche voto in più, arriveranno ad affermare che la Terra è piatta ed il sole gira attorno ad essa. Non per niente, lo dice pure la Bibbia… Ricordate Giosuè che voleva più tempo per sterminare gli infedeli e per questo intima al sole di fermarsi?!?

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ENLARGE IT AGAIN

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , on 13 agosto 2017 by Sendivogius

A ben vedere, la Storia, fintanto che la ‘tragedia’ rimane rilegata sullo sfondo, predilige la ‘farsa’ nelle cialtronesche declinazioni della stessa…
Quella di Donald J. Trump non è certo la prima amministrazione collaterale all’estrema destra che gli USA abbiano mai avuto, ma con ogni evidenza è la prima che si richiami così apertamente al fascismo in sinergia con lo zeitgeist prevalente. Con l’elezione di Trump sono saltati tutti i tombini, che almeno in precedenza avevano la decenza di comprimere i liquami del neo-nazismo di ritorno nelle cloache dei riflussi storici.

Raramente un presidente americano ha mai goduto dell’appoggio tanto esplicito di qualunque formazione apertamente razzista e dichiaratamente nazista nell’orgogliosa esibizione di sé, tra una selva di braccia tese a salutare l’ennesimo omuncolo della provvidenza…

Giusto per non farsi mancare proprio nulla, sono ricicciati fuori perfino gli incappucciati del Ku Klux Klan ed i leggendari nazisti dell’Illinois, tanto doveva essere irresistibile l’odore per le mosche nere dell’Alt-Right americana..! E non è semplice folklore “identitario”…
Mai un presidente aveva fatto meno di nulla per marcare le differenze (e le distanze) da una simile compagnia di giro, producendosi invece in una serie di compiaciute pose ducesche, insieme alla discutibile accortezza di sostituire lo scolapasta rovesciato di mussoliniana memoria, con la cotica ossigenata di una pantegana morta al posto dell’elmetto.

Cosa che di per sé non basta ad esaurire la pericolosità congenita di un tragico pagliaccio alla ribalta, che evidentemente non ha alcuna vergogna, o scrupolo che pure i suoi predecessori avevano, né avverte l’inopportunità, di accompagnarsi a simili personaggi.
Trump vuole fare l’America di nuovo grande, mentre rischia di renderla più piccola di quanto non sia mai stata. E a giudicare dalla scelta dei camerati di strada che si è scelto, di grande c’è solo l’immane fogna scoperchiata di un’America profonda come la sua costipazione intestinale. Cosa potrà venirne fuori, è facilmente intuibile.
Cosa intenda poi questo buzzurro ripulito per “grande”, francamente è difficile da comprendere del tutto. Nella sua visione da bullo, la grandezza si misura nel più alto numero di persone alle quali riuscire a rompere i coglioni nel più breve tempo possibile: “molti nemici, molto onore”. Se misurato in termini di entità statali, in poco meno di un anno Trump è riuscito ad inanellare la più lunga serie di minacce e provocazioni contro: Russia, Cina, Siria, Nord Corea, Venezuela, Cuba, Iran… Non si capisce bene se per machismo politico, per incompetenza, o perché alla spasmodica ricerca di un casus belli, col bel risultato di provocare per reazione la più grande corsa agli armamenti nucleari dalla fine della guerra fredda.
Ovviamente lo fa in nome della pace e della stabilità mondiale. D’altronde la grande esportatrice di democrazia ha sempre trovato nella guerra l’espressione più coerente della propria identità, nella continua ridefinizione di quella lista sconfinata che Gore Vidal chiamava “il nemico del mese”. Trump è però il primo presidente ad aver aperto un vero fronte interno contro quelli che evidentemente considera le principali minacce al suo potere. In proposito, è ‘illuminante’ notare come i nazisti del KKK utilizzino gli stessi metodi terroristici degli islamo-fascisti dell’ISIS…

E per inciso è anche l’unico presidente USA che abbia mai avuto il pessimo gusto di minacciare il ricorso all’atomica lo stesso giorno in cui cade la ricorrenza della nuclearizzazione di Nagasaki. Peccato che al momento sia troppo impegnato a spicciare le faccende di casa.

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MEDIA-WORLD

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , on 19 novembre 2016 by Sendivogius

hack-writerPer cercare di comprendere la grave crisi di credibilità in cui versano i “media” del circuito mainstream, a volte basterebbe semplicemente lasciar decantare gli articoli giù pubblicati sui principali quotidiani e, una volta sedimentata la notizia, rileggerli.
Perché i professionisti dell’informazione sono totalmente concentrati sulla propria opinione, da non accorgersi di tutto il resto, nell’ambito di una “grande narrazione” (la loro), funzionale ad un mondo immaginario, dove i fatti non vengono più raccontati, bensì interpretati liberamente; slegati come sono dal corso di quegli stessi eventi, che si ha la pretesa di spiegare. E, se in caso, i fatti si reinventano, creando cronache fittizie di un universo parallelo, dove le opinioni prevalgono sempre sul principio di realtà. A questo punto, non si può parlare nemmeno più di giornalismo, ma di letteratura fantastica; peraltro con risultati poco riusciti e assai discutibili. È evidente che una “informazione” così confezionata, in assenza di riscontri oggettivi e nell’evidenza delle smentite, finisce col perdere inesorabilmente di credibilità e soprattutto di Lettori, reciso ogni contatto con il proprio pubblico. Perché sempre più spesso e volentieri i giornalisti inseguono la propria idea innamorandosi della stessa. E poco si preoccupano di verificare se questa poi ha attinenze effettive con il reale. Va da sé che i risultati possono essere esilaranti…
enrico-deaglioQuello che vi proponiamo, selezionato nei suoi passaggi migliori, è un pezzo magistrale di Enrico Deaglio che un tempo era un bravo giornalista, prima di diventare romanziere part-time per l’intrattenimento comico degli eventuali lettori. Oggetto del temino, sono le elezioni presidenziali USA ed ovviamente il fenomeno Trump, descritto con le solite tinte fosche da apocalisse imminente e l’immancabile Reductio ad Hitlerum, per conferire pathos drammatico e dare colore all’involtino preconfezionato:

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«Questo articolo è scritto a 19 giorni dal voto; da circa un mese tutti i sondaggi registrano la costante crescita di Clinton, che ora è data vincente sicura. O quasi. Per perdere, dice il New York Times, dovrebbe “sbagliare un rigore a porta vuota”. Giorno dopo giorno, Trump è calato in percentuali, finanziamenti, appoggi politici e Stati considerati sicuri. Ha perso anche l’ultimo dibattito. In realtà quello che gli resta riguarda noi, il “nostro” modo di interpretare le cose. Temiamo che la rabbia del popolo verso di noi (establishment, giornalisti, 1 per cento, caste varie) sia ben più vasta di quello che appare; che il popolo stesso sia più razzista ed egoista di quanto sembri, e che Trump lo abbia ben colto. Non è successo così anche con la Brexit?
trumpPerò, poi, scacciamo l’incubo e ragioniamo: davvero, sbagliare un rigore a porta vuota è impossibile; così come il delitto in una stanza chiusa a chiave dall’interno: vincerà Hillary. E, alla fine, a raccontarla, non sarà per niente una brutta storia. Il romanzo di come un aspirante dittatore sia stato smascherato, di come i famosi anticorpi della società questa volta abbiano funzionato. Di come, insomma, i nuovi Mussolini e Hitler possano essere fermati. Almeno in America.
etichettature2[…] Ci si aspettava che il partito repubblicano reagisse a tali fosche fanfaronate, ma non lo fece. Con loro gli anticorpi non funzionarono. E Trump si fece polpette dei vari Jeb Bush, Marco Rubio, Ted Cruz. Quello che sembrava impossibile a febbraio, a maggio era una spaventosa realtà: Donald Trump vinse la nomination, con un programma di isolazionismo internazionale e autoritarismo interno. Una specie di “fascismo americano”; e la definizione non era per nulla campata in aria. Quel Make America Great Again, infatti, assomigliava molto ad America First, il movimento simpatizzante per Hitler che dilagò in America alla fine degli anni Trenta. C’era, allora, come ora nelle parole di Trump, il disprezzo verso gli immigrati, la nostalgia per l’America bianca in cui una élite comanda e i peones lavorano. C’era razzismo, evidente. Trump disprezzava i neri, gli ispanici, i disabili, le donne, il politicamente corretto. Aveva piuttosto il culto della forza, e del denaro. E i sociologi dicevano che la sua forza stava nella classe operaia americana, o quello che ne rimaneva. I valori del socialismo uniti a quelli della nazione, appunto.
dt-in-2[…] Oggi, Trump è finito. Non ci sarà nessun muro e nessuna deportazione. L’America continuerà ad essere un Paese democratico; non adatta a dittatori. Come hanno fatto? Hanno per caso qualche consiglio da darci?»

Enrico Deaglio
“Come si ferma un Trump”
(28/10/2016)

Fortunatamente NO! Visti gli esiti elettorali, faremo a meno di certi consigli.
Il problema dei profeti improvvisati è che, nella loro sicurezza acquisita da un presunto livello intellettuale superiore, tendono ad anticipare le proprie previsioni in un periodo storico immediatamente verificabile. Tecnicamente parlando, l’esito assume valore retorico e si chiama: “figura di merda”!

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In TrumpLand

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , on 14 novembre 2016 by Sendivogius

trumpland-michael-moore«Non conosco molta gente del Michigan che sta pensando di votare per Trump. E a loro non necessariamente gli piace così tanto. E non sono sempre d’accordo con lui. Non sono razzisti o zotici; in realtà sono persone rispettabili. E quindi volevo dire questo…..
Donald Trump venne al Club economico di Detroit e rimase là davanti ai dirigenti della Ford e disse: “Se voi chiudete quegli stabilimenti, come state pensando di fare a Detroit, e li costruite in Messico, metterò una tariffa del 35% su quelle auto e quando arriveranno nessuno le comprerà. Fu una cosa meravigliosa da vedere; nessun politico, democratico o repubblicano, aveva mai detto qualcosa del genere a quei dirigenti. Ed era musica per le orecchie della gente del Michigan, dell’Ohio e della Pennsylvania, del Wisconsin e degli stati a favore della Brexit.
Se Trump lo pensasse o no per davvero è abbastanza irrilevante, perché dice le cose a persone che stanno soffrendo. Ecco perché ogni dipendente licenziato anonimo, dimenticato, che faceva parte della cosiddetta classe media, ama Trump. Lui è il cocktail umano esplosivo che loro stavano aspettando. La bomba umana che potevano tirare legalmente sul sistema che gli aveva rubato la vita. E l’8 Novembre, il giorno dell’elezione, sebbene abbiano perso il lavoro, sebbene siano stati ipotecati dalla banca, poi è arrivato il divorzio e i figli sono andati via, la macchina ceduta, non hanno mai fatto una vera vacanza da anni, sono attaccati al progetto di bronzo dell’assistenza medica di Obama, per cui non puoi neanche avere un cazzo di analgesico, hanno praticamente perso tutto ciò che avevano, tranne una cosa. L’unica cosa che non gli costa un centesimo, e gli viene garantita dalla Costituzione americana: il diritto di voto! Possono essere senza un soldo, senza una casa, possono essere fottuti o incasinati. Non importa, perché quel giorno sono tutti uguali. Un milionario ha lo stesso numero di voti di una persona senza lavoro: uno. E ce n’è più nella ex classe media, di quelli della classe milionaria. Quindi l’8 Novembre i diseredati andranno nelle cabine elettorali…. e metteranno una grande X del cazzo nella casella col nome dell’uomo che ha minacciato di stravolgere e ribaltare quello stesso sistema che ha rovinato le loro vite, Vedono che l’elite che ha rovinato le loro esistenze odia Trump. Il capitalismo americano odia Trump. Wall Street odia Trump. I politici in carriera odiano Trump. I media odiano Trump. E dopo che l’hanno amato e creato e che ora lo odiano.
[…] L’elezione di Donald J. Trump sarebbe il più grande vaffanculo mai riscontrato nella storia dell’umanità. E farà sentire bene. Per un giorno… forse per una settimana. Forse un mese, E poi…. quando la gente del Michigan, dell’Ohio, della Penssylvania e del Wisconsin, scoprirà che Trump non farà un cazzo per loro, sarà troppo tardi. Ma io lo capisco. Volevate mandare un messaggio. Avevate una giusta collera. Una rabbia giustificabile. Bene, il messaggio è stato spedito. Buonanotte America. Avete appena eletto l’ultimo presidente degli Stati Uniti

m-mooreMicheal Moore
“In TrumpLand”
(2016)

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