Archivio per Dignità femminile

RISVEGLI

Posted in Kulturkampf, Roma mon amour with tags , , , , , , , on 13 febbraio 2011 by Sendivogius

 «Fin dall’infanzia si insegna loro che la bellezza è lo scettro della donna e la mente quindi si modella sul corpo e si aggira nella sua gabbia dorata, contenta di adorarne la prigione.
[…] Ma se il loro intelletto si emancipasse dalla schiavitù a cui le hanno ridotte l’orgoglio e la sensualità degli uomini, insieme al loro miope desiderio di potere immediato, simile a quello di dominio da parte dei tiranni, allora ci dovremmo sorprendere delle loro debolezze.
È vero, le donne che ottengono il potere per vie traverse, praticando o favorendo il vizio, perdono evidentemente il posto che assegnerebbe loro la ragione e diventano o schiave abiette o tiranne capricciose.
Nel momento in cui acquisiscono quel potere, perdono ogni semplicità e dignità mentale, e agiscono come si vedono agire gli uomini che sono saliti al potere con gli stessi mezzi.
È giunto il momento per una rivoluzione nel comportamento delle donne; è il momento di restituire la loro dignità perduta, e di fare in modo che esse, in quanto parte della specie umana, si adoperino a trasformare il mondo, iniziando da sé stesse.
[…] Per diventare rispettabili è necessario l’esercizio dell’intelligenza, che è elemento essenziale per l’indipendenza del carattere: intendo dire in forma esplicita che esse devono chinarsi solo all’autorità della ragione, non più modeste schiave dell’opinione.»

 Mary Wollstonecraft 
 (A Vindication of the Rights of Woman – London 1792)
 “I diritti delle donne”
 (a cura di F.Ruggeri)
  Editori Riuniti
  Roma, 1977.

Fa piacere vedere (anche se con 20 anni di colpevole silenzio) quanto siano numerose le donne fieramente inconsapevoli “di sedere sulla propria fortuna”, convinte invece che identità e valore risiedano molto più in alto, irriducibili ai palpeggiamenti mercenari dei troppi utilizzatori finali. Un’Italia al femminile che non è disponibile e soprattutto non in vendita, costretta a rivendicare la propria dignità contro le mercificazioni e le strumentalizzazioni sessuali del corpo delle donne.
È stata una dimostrazione di orgoglio, drammaticamente necessaria, e soprattutto riuscita, a dispetto degli accomodanti liberali della Corona alla Piero Ostellino… dei consiglieri del Principe alla G.Ferrara e dei suoi mutandari da riporto… delle vaporose Santanché transgeniche e dei suoi sgherri prezzolati, reclutati tra gli ospizi e le platee pomeridane di Mediaset.
E pazienza se prestissimo ricomincerà il solito carosello di dichiarazioni, a cura della Fogna delle Libertà, con le sue garrule giostre di sguatteri e servi, domestiche e famule di corte, in raccoglimento attorno alle alcove del Grande Puttaniere.

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Il Mercato delle Vacche

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 2 settembre 2010 by Sendivogius

Data l’eleganza dei tempi, prendiamo in prestito il neologismo coniato dall’on. Paolo Guzzanti e chiediamoci: l’Italia è una Mignottocrazia?
In un luogo che ha smarrito ogni sostanza e vive nel culto frenetico della forma esteriore, l’identità risiede nell’esibizione continuata di sé stessi, nella mercificazione costante dell’esistente che null’altro ha da offrire all’infuori di forme perfette, dalla durata limitata, destinate al consumo edonistico. Sono i forzati dell’apparizione, i presenzialisti da circuito mediatico, le eterne comparse prezzolate ai margini del palcoscenico, in cerca di ingaggi presso distaccata sede.

Vista l’abbondanza di forme che straborda dagli schermi televisivi, trasformati in banconi per l’esposizione della carne, in un groviglio convulso di cosce e di corpi femminili in offerta al miglior contraente, non resterebbe che constatare l’amorale accettazione di una consolidata forma di prostituzione mediatica in cui, oltre alla merce immediatamente palpabile, nessun altra dote è richiesta ed il meretricio virtuale è la norma condivisa, per spirito maggioritario, da una considerevole parte delle donne italiane.
Forse la domanda giusta da porsi è: Esiste un limite alla Mignottocrazia?
Nonostante tutto, in questa Italietta votata ai riturali estetici dell’Imagograzia, che si riempie la bocca di “radici cristiane” e “valori della famiglia” nel suo neo-paganesimo devozionale, indurita nella sua crosta reazionaria di revanchismi nazionalistico-identitari, fa un certo effetto l’accoglienza trionfale tributata ad un dittatorello africano, vestito come un portiere da Grand Hotel, con la sua scalcinata corte da operetta post-coloniale.

Parliamo di un altro dei degni amichetti di Re Silvio: quel Muhammar Gheddafi, che sembra considerare l’Italia un po’ come il suo personale parco giochi e potenziale allevamento di odalische da esportazione, considerate esemplari più da monta che da riproduzione.
 E ci si chiede come sia possibile imbastire a ripetizione squallidi raduni di ‘hostess’ a pagamento, da indottrinare, e convertire, e possibilmente imbarcare per Tripoli bel suol d’amor, fantasticando barbareschi amplessi nel deserto. E non si riesce ad immaginare niente di lontanamente simile a Parigi, Londra, Berlino, e nelle altre grandi capitali, dove la ridicola marchetta islamica del Colonnello Gheddafi verrebbe boicottata in massa.
Ma in Italia è diverso: questo è un Paese dove tutto ha un prezzo… modico!
La dignità femminile, a dispetto di tante profusioni di orgoglio di genere, sembrerebbe non fare eccezione, ridotta com’è a merce da (s)vendere a prezzi di saldo. Certo, il concetto di “dignità” per molte deve essere oggetto arcano dall’oscuro significato
(QUI) e, all’occorrenza, si compra a soli 80 euro giornalieri (lordi) per presenza. I soldi per un paio di sandaletti da mercato. Tanto è il costo delle signorine da presenza, convenute in mezzo migliaio al Gran Serraglio capitolino del Mahdi libico, con la complicità del ruffiano di Arcore.
Ciò che più sconcerta (ed indigna) è la partecipazione di massa delle miss ad ingaggio, interessate unicamente all’incasso del ricchissimo gettone presenza e, pare, molto contrariate dall’assenza di buffet, ma tutte molti felici di entrare con poco nel pascolo di femmine italiche al suk del Rais della Sirte.

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

[Dante Alighieri; Purgatorio. VI, 76-78]

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