Archivio per Democrazia

Missione compiuta

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , on 23 dicembre 2018 by Sendivogius

Volevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno e l’hanno trasformato in una scatola vuota: ignorato, umiliato, cassato, annullato, di fatto svuotato.
Esautorate le commissioni parlamentari da ogni loro prerogativa già prevista dalla “Costituzione più bella del mondo”, presentano la manovra finanziaria del 2019 fuori tempo massimo, confezionata in un unico maxi-emendamento, zeppo di refusi, senza che ci sia chiarezza sulle coperture contabili, e coi saldi di bilancio sballati, ma da approvare alla cieca così come arriva, senza alcuna possibilità di verifica o discussione. E questo dopo tre mesi di trattative segrete con la commissione UE, senza che il parlamento italiano ne venisse mai reso partecipe, bensì gestite dai tecnocrati del “governo del popolo” (i due tribuni s’erano improvvisamente eclissati) come se fosse una cosa tutta loro. E poco importa se le trattative in questione si sono alfine concluse in una resa incondizionata ai diktat di Bruxelles, come mai s’era visto prima d’ora, dopo tanta ammuina sovranista e spread mangiati a colazione.
Umiliato il Senato, svuotato di ogni sua funzione, impongono la fiducia ad un testo ignoto ma blindato, messo insieme alla male e peggio durante la notte, senza che nessuno abbia avuto modo di poterlo leggere prima, a parte la lista della spesa e la tabella sbagliata del sempre più imbarazzante Giggino, imprigionato in un social-loop di propaganda permanente, nell’enorme marchettificio clientelare messo in piedi dai manipoli gialloverdi. Per (non) tacere dei due duumviri che si fregano le zampe come due mosche, prima di lanciarsi sulla golosa abbuffata di merda.
È la “democrazia diretta” ai tempi del “governo della trasparenza”: quello delle dirette streaming, coi grulloidi pronti ad arrampicarsi sui tetti o organizzare picchetti autoconvocati a Piazza Montecitorio, per denunciare il “golpettino” in corso, soltanto un anno prima quand’erano opposizione; quando rivendicavano la “sacralità del Parlamento” contro ogni emendamento bocciato (adesso invece si nega la possibilità stessa che vengano presentati), pronti ad occupare gli scranni di governo ad ogni sussulto. Adesso che invece ci sono stabilmente seduti sopra, va tutto benissimo così.
Del resto, il nuovo corso era già stato anticipato da Davide Casaleggio, il figlio del Guru investito di poteri assoluti per successione dinastica, che in una delle sue allucinazioni condivise preannunciava il superamento della democrazia rappresentativa come inevitabile. Infatti, sancita l’inutilità del Parlamento, i deputati (o per meglio dire i “portavoce del popolo”) avrebbero in un prossimo futuro risposto direttamente alla sua “Piattaforma Rousseau”, elevata a fonte del diritto e di ogni altra legittimazione costituzionale, contro i “baroni dell’intellighentia” (!) delegando la democrazia alla “Rete”, cioè a lui stesso ed alla sua società informatica. Una roba che manco nei peggiori incubi di Orwell..!
Be’… il futuro è adesso. E già si preannuncia uno schifo.

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Mala Tempora

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 29 luglio 2018 by Sendivogius

Forlì… Vicenza… Napoli… Caserta… Latina… Roma… Firenze… Rosarno…
La stagione venatoria è aperta. Pare infatti che la caccia al negro stia rapidamente diventando lo sport preferito degli sbianchettatori etnici e difensori della razza, che per il momento devono ancora accontentarsi delle pistole ad aria compressa, in attesa di potersi comprare (e possibilmente usare) senza troppe difficoltà un’arma vera.

Forse perché dopo mesi di propaganda terroristica e rancori ampiamente rimestati, il veleno inoculato dagli apprendisti stregoni comincia a fare il suo effetto, nel corpo debilitato di una nazione infettata dal virus del “populismo sovranista”. Un tempo lo si sarebbe chiamato “fascismo”, ma oggi si usa definirlo così, sovranismo, pensando che la merda abbia un odore diverso se la si chiama con altro nome.

Magari perché ‘qualcuno’… per meri interessi di bottega elettorale… ha dato implicitamente ad intendere che ci si potesse togliere certi “sfizi”, per una maggiore comprensione del fenomeno, in considerazione del nuovo corso inaugurato dall’ennesimo “governo del cambiamento”…

E per questo si impegna ad armare con facilità ogni psicotico mentalmente disturbato che ne faccia richiesta e che evidentemente ha inteso il principio della “difesa (preventiva e illimitata) sempre legittima“, col concetto del ti posso sparare quando voglio

Comunque sia, nell’Italietta autarchica e dei crocifissi branditi come martelli, il numero crescente dei negri sparati non fa nemmeno notizia. Certamente non increspa il faccione sorridente del Fouché prestato al Viminale, il quale ancora non ha capito la differenza che intercorre tra un Ministro degli Interni ed un ministro di polizia. E infatti non ha trovato nulla da ridire; non una parola, nella pioggia di commenti, sfottò, provocazioni, e menù del giorno (Gnam! Gnam!), coi quali ingolfa quotidianamente l’etere dal suo profilo twitter. Ma qui parliamo di uno che, totalmente ignaro del proprio ruolo istituzionale, passa il grosso del suo tempo ad insultare e dileggiare i 4/5 degli italiani che non l’hanno votato, come un qualsiasi capo-squadrista miracolato al governo dopo la Marcia su Roma.

D’altronde, Lui è uno che “parla da papà”, rispolverando un certo paternalismo d’antan, che gli spin-doctor ritengono possa fare breccia su un elettorato prevalente di nonni ed anziani, credendo  siano tutti dei vecchi rincoglioniti nostalgici di Benito buonanima.
Fortuna che a mitigarne gli eccessi, fermo nel suo centro di irrilevanza permanente, c’è il cugino trasparente dell’Uomo invisibile: tal Giuseppe Conte, provvisoriamente dimenticato come soprammobile alla Presidenza del Consiglio, che invece si definisce il “pater-familias dello Stato” (sic!). Abbiamo perso per strada il papi della patria, ma ci guadagniamo un “papà” ed un “pater” (due al prezzo di uno!).
 Dall’altra metà dello stesso cielo, abbiamo invece un vecchio riccone 70enne che campa di rendita da una vita, mentre parla di frugalità e si atteggia a S.Francesco, blaterando di “democrazia diretta”: ovvero 20.000 “utenti certificati” che sparano cazzate in un’indistinta cacofonia on line, discettando di leggi, incarichi e nomine, eppoi si limitano ad approvare le decisioni di un fantomatico “Staff” della Casaleggio Associati, in plebisciti bulgari a colpi di clic, su una piattaforma informatica gestita direttamente da una società privata. Per questo è alleato organico di governo con un partito di estrema destra, esplicitamente pervaso da venature neo-naziste che non si preoccupa nemmeno più di nascondere. E se il suo socio in affari, Casaleggio jr, sostiene che il parlamento è inutile (la Camera dei Fasci e delle Corporazioni potrebbe essere un’ottima alternativa), l’e_guru afferma che le elezioni vanno eliminate, o al massimo sostituite dall’estrazione a sorte del primo idiota utile, che non risponde al popolo ma alla “Piattaforma Rousseau” (peggio di Orwell!). Perché la “democrazia è superata”. La dittatura invece è tornata di moda!

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Fear of the Dark

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 maggio 2018 by Sendivogius

Cosa NON fare per contrastare il “populismo sovranista” ed il “neo-nazionalismo” primatista?!?
Be’… per esempio, sintetizzando in maniera volutamente semplicistica ed un pochino brutale (nicchiamo allo spirito dei mala tempora): fregarsene del risultato elettorale e ‘nominare’ l’ennesimo “governo tecnico” pescato dal cilindro presidenziale, eletto da nessuno, meglio se infarcito con banchieri di estrazione fondomonetarista, e sostenuto unicamente da quei partiti (di minoranza) che le elezioni le hanno perse.

«Comunque vadano le elezioni, è già pronto un nuovo Governissimo di salvezza nazionale.
Un altro esecutivo formato da tecnici che nessuno ha votato, sostenuto da partiti che hanno perso le elezioni, e presieduto da una personalità istituzionale che sta sul cazzo anche alla sua famiglia.
Come ha detto Mario Draghi, in Italia c’è ancora il pilota automatico.
Tutto rimane uguale affinché tutto rimanga uguale.
Chiamarli gattopardi però sarebbe un complimento, il gattopardo è un nobile felino, questi sono bacherozzi. Frutto d’un incrocio genetico fra la blatta e il camaleonte. Blattopardi

Alessandra Daniele
(04/02/2018)

Poi, giusto per rasserenare gli animi, conviene alimentare l’impressione di farsi dettare l’agenda politica dalle sempre disinteressate agenzie del rating internazionale e dagli eurotecnocrati di Strasburgo; meglio se facendosi trattare alla stregua di una colonia a libertà vigilata e sovranità limitata, al traino di una UE germanizzata e pronta a scatenare i suoi gauleiter contro i sudditi riottosi al nuovo Ordnung teutonico, nei Reichsgaue ribelli alla periferia dell’Impero.
Altra cosa da NON fare, perché la cosa comporta delle conseguenze, è lasciar intendere (magari per deficit di comunicazione e distorsione del messaggio) che questi possano sovrapporsi e sostituirsi alle Istituzioni democratiche, per un trasferimento della sovranità nazionale dal “popolo” ai “mercati”, assurti a nuovo organo costituzionale non riconosciuto ma esplicitamente vincolante. Peraltro senza che si intraveda, almeno per compensazione, alcuna contropartita tangibile che non sia la pedagogia dell’austerità e della punizione; almeno finché gli italiani non impareranno a votare come si deve. Meglio ancora: insistere sulla retorica dei “compiti a casa” e delle cicale latine, mantenute a sbafo dalla generosa Germania, che pagherebbe le gozzoviglie di un popolo antropologicamente votato al parassitismo per congenita propensione (razziale?). E per questo da rieducare, o tenere comunque sotto sorveglianza.
Nel dubbio, c’è sempre l’immancabile intervento (non richiesto) del solito tecnoburocrate tedesco, fondamentale come un ascesso perianale e tempestivo come una perdita radioattiva, a stroncare ogni corrispondenza residua per una Unione europea, che oramai suscita nella maggioranza degli italiani la simpatia di una raspa nel culo. L’ultimo di una serie diventata troppo lunga per essere ancora tollerata è il contributo del supercommissario ai bilanci (e di passaggio alle “risorse umane”), Günther Oettinger, che certo ha migliorato di molto la percezione diffusa che dell’Europa ormai si ha, insieme al profilo segaligno di questi arcigni maestrini del Rigore (in casa altrui) che conferiscono all’intera confezione un tocco quasi lombrosiano.
Ma prima c’era già stato l’articoletto su Der Spiegel, firmato dal solito Jan Fleischhauer, a stemperare le tensioni e dissipare la folata populista, in un concentrato di stereotipi e luoghi comuni estesi a tutti gli italiani indistintamente, che nemmeno nei cessi dei peggiori autogrill..!
Dalle parti della Deutschland che si crede über Alles, i nostri aspiranti castigatori sono un po’ così… o fanno la faccia cattiva da kapò, o (tagliati gli orripilanti baffoni Anni ’70) hanno il profilo sbarazzino, e pure un po’ da frocetto, del provocatore che si crede anche fighetto. Perché quanno ce vo’, ce vo’!
Se questo è il panorama “internazionale”, altro errore da non fare è cassare la scelta di un potenziale ministro, non in virtù del suo curriculum e dei suoi trascorsi personali, ma in merito alle sue idee in ambito squisitamente economico, in un processo alle intenzioni su base suppositiva. Come se le sue opinioni (accademiche) possano essere oggetto di veto preventivo, prima ancora che oggettivo su riscontro concreto. E’ vero che il Presidente Sergio Mattarella esercita i suoi poteri in osservanza dell’Art. 92 della Costituzione (“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”). E solo un imbecille come Giggino O’ Sarracino, imbalsamato nel suo eterno sorriso di plastica, poteva immaginare di sollevare una questione di “alto tradimento”, riguardo all’esercizio di una prerogativa assolutamente legittima.

Ma è anche vero che il Presidente della Repubblica dovrebbe tenere a sua volta presente l’assunto fondamentale contenuto nell’Art.1 (“la sovranità appartiene al popolo”), limitando l’esercizio del diritto di veto nel caso vengano meno i presupposti contenuti nell’Art.54 della Costituzione, nel rispetto della volontà dell’elettorato, espressa in libere elezioni:

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”

Ed evitare così di cadere, per una scelta opinabile, nel trappolone abilmente orchestrato da un Matteo Salvini, per meri interessi di bottega elettorale… Non per niente, se il Presidente voleva tutelare gli interessi dei risparmiatori italiani, stando all’andamento dello spread, sembra aver finora ottenuto l’effetto contrario…

«In questa partita Di Maio si stava giocando tutto, Salvini no. Il leader leghista era in posizione win-win: vincente se partiva il governo con il ministro da lui voluto, vincente se si fosse arrivati alla rottura, perché pronto a fare bingo andando al voto. E infatti stasera, a Spoleto, in maniche di camicia e molto più rilassato del suo socio, Salvini era capace perfino di fare ironia, “potevano dircelo prima che non potevamo governare almeno non stavamo a far notte sul programma”.
E così si arrivati al crac, alla rottura. Non è servito il rassicurante comunicato domenicale dello stesso Savona, non è servito il bassissimo profilo tenuto dal premier incaricato Giuseppe Conte finito per sbaglio o vanità in un gioco molto più grande di lui.
Nella sua ricostruzione alla Sala della Vetrata, Mattarella è partito quasi con una excusatio non petita, sostenendo di avere fatto di tutto per lasciare che Lega e M5S arrivassero al loro governo, di avere aspettato i loro tempi, il loro “contratto”, le loro votazioni on line e ai gazebo, di avere anche superato “le perplessità per un premier non eletto” (frecciata pesante verso chi di questo slogan aveva fatto una bandiera), infine di avere accettato tutti i ministri proposti da Conte – cioè dai suoi azionisti. Tutti tranne uno.
Eccolo qui, l’ostacolo insormontabile, un signore ottuagenario dal curriculum senza fine e senza zone oscure, che però pensandosi fuori dai giochi da qualche anno aveva deciso di togliersi i sassolini dalle scarpe sull’euro, sulla sua architettura sbilenca, sul dominio tedesco, sulla necessità di rinegoziare molte cose comprese alcune di quelle che l’ortodossia di Bruxelles e Berlino considera non negoziabili, non oggetto di mediazioni.
E viene a mente un altro caso, un caso di tre anni fa probabilmente molto presente nell’animo di di Mattarella, da giorni. Il caso di Yanis Varoufakis, certo uomo di altra estrazione politica rispetto al governo gialloverde, eppure di idee così simili a Savona per quanto riguarda il giudizio su quest’Europa e sulla sua moneta, e quindi (come Savona) inaccettabile per Bruxelles e Berlino, che l’osteggiarono fino a chiudere i rubinetti dei bancomat a un intero Paese – e a ottenerne la testa.
No, Mattarella non è uomo della Troika, dei mercati, dei poteri forti europei, di Berlino e delle banche. Ma è cosciente che quei poteri esistono e soprattutto che sono capaci di mettere in ginocchio un Paese. Perché questa è la realtà, al momento. Una realtà atroce – e già in Grecia si era visto quanto violenta era stata l’imposizione su un governo eletto dal popolo, su un referendum in cui aveva votato il popolo. Ma una realtà fatta di condizioni oggettive.
Così l’Italia sta vivendo la questione fondamentale del presente, l’esternalizzazione del potere dalle democrazie nazionali ai vincoli economici internazionali.
Una questione in cui Di Maio e Salvini (piacciano o facciano orrore) hanno le loro fondate ragioni: abbiamo votato, si faccia come vogliono i cittadini; eppure le ragioni le ha anche Mattarella, non solo nell’esercizio delle indiscutibili prerogative che la Costituzione gli assegna ma anche nel merito, nel contenuto: no, oggi non si può fare come vogliono i partiti scelti dai cittadini perché se lo si fa andiamo tutti incontro a un massacro, com’è avvenuto in Grecia, e io come presidente ho appunto le prerogative costituzionali per provare a evitarlo.
Quello che oggi in Italia è uno scontro istituzionale – purtroppo – rivela quindi la contraddizione più bruciante del nostro tempo, cioè la convivenza che si fa talvolta impossibile tra democrazie e libero mercato, dopo un secolo in cui si era pensato che solo nel libero mercato fiorissero le democrazie. E invece non è più così, non c’è più coincidenza tra i due sistemi, se mai c’è stata. Oggi le democrazie sono rinchiuse all’interno di Stati che non hanno più autonomia di scelta, che per garantire i risparmi dei cittadini devono rinunciare a se stessi.
A questa trappola epocale la reazione diffusa non può che essere il sovranismo, il neonazionalismo. E lo sarà o finché il capitalismo per paura inizierà a trattare o finché la democrazia non diventerà sovranazionale

Alessandro Giglioli
“La trappola della democrazia nel mercato”
(27/05/2018)

Il bel risultato è la più grave crisi politica di tutta la storia repubblicana, per uno scontro istituzionale senza precedenti, che prefigura scenari da Repubblica di Weimar.
Sempre che votare serva ancora a qualcosa…

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APPLAUDITE!

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , on 25 ottobre 2017 by Sendivogius

Può un intero parlamento essere piegato (e piagato) alle ambizioni di un uomo solo che vorrebbe il comando (meglio se assoluto), e che persegue il potere per il potere nel bulimico gusto dell’esercizio dello stesso? 
Può il senato della Repubblica essere trasformato nel docile giocattolo tra le mani dell’ennesimo guitto bonapartista, che questo sventurato paese non cessa di defecare nell’anomalia prevalente della sua dissenteria post-democratica?
Può un intero complesso istituzionale e democratico essere svuotato dal suo interno, nella sua costante deprivazione di senso, verso qualcosa che è altro da sé e da quello che vorrebbe sembrare, attraverso la costante forzature delle regole comuni fino al loro totale stravolgimento?
Può l’abuso diventare la regola di una maggioranza supina ai voleri del ‘capo’, nell’eccezione che si costituisce in stato, nel nome di un distorto principio di necessità che non conosce legge ma si fa esso stesso legge?
Evidentemente sì. E l’unica cosa divertente è che non sarà questo grottesco coso qui, l’obesa personificazione vivente del disturbo narcistico di personalità, a raccoglierne i risultati; a dispetto dell’incontenbile hybris che divora il suo ego smisurato e patologico…

E questo nonostante lo zelo dei suoi ubbidienti balilla, pronti a prostituire la democrazia per una ricandidatura in lista, nell’ossequiosa disperazione che precede l’ormai prossima disfatta.

Così muore la libertà, sotto gli scroscianti applausi di un parlamento addomesticato e morente, l’assenza di un presidente della repubblica fantasma, e la pusillanimità compiacente di un capo del governo fantoccio: il soporifero Quisling del renzismo d’accatto che si crede d’assalto. E che evidentemente trova la sua più compiuta realizzazione, nell’appagare lo spirito di rivalsa e soddisfare le capricciose pretese di un tronfio cialtrone obeso, frustrato nel suo orgoglio da trombato di lusso, in una repubblichetta marchettara delle mancette.

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YOU LOSE!!!

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , on 6 dicembre 2016 by Sendivogius

matteo-stai-sereno-opera-di-danilo-santiniE finalmente pure il flaccidoso rottamatore finì rottamato, tanto non se ne poteva più! Ci hanno messo un attimo a buttarlo via, come un ferro vecchio precocemente arrugginito e ormai inservibile, nella discarica trasformista dove era stato assemblato con parti riciclate. Così adesso potrà cercarsi un lavoro vero e scoprire quant’è profonda la fossa senza uscita del Job Act in cui ha precipitato un’intera generazione. O forse spera davvero di ritagliarsi un posto di rendita, con le raccomandazioni dei suoi protettori internazionali, magari riciclandosi come “conferenziere” (possibilmente gorgogliando nel suo ineccepibile inglese) per l’intrattenimento comico alla cena padronale dei cretini?!? Perché il fu aspirante ducetto oramai in disgrazia ignora che il ‘mercato’, da lui tanto osannato, non ha anima e che quando non servi più ti elimina come uno scarto di lavorazione. Oramai, nella smobilitazione generale da si salvi chi può, questo bolso Rigoletto peronista vale meno di una banconota falsa da 80 euro!
casa-italia-by-edoardo-baraldiNon sentite uno strano silenzio attorno a voi?!? Come una meteora il garrulo citrullo di Rignano è improvvisamente sparito dalla circolazione, dopo aver imperversato per mesi in ogni spazio disponibile. Certo non ci mancherà il suo faccione porcino beotamente ridente, nella sua inconfondibile espressione da deficiente, contratta negli spasmi spastici dell’orgia di potere.
intervista-di-renzi-alla-tv-cinese-832204Niente selfie ora?!? Chissà che i milioni di calci in culo, ricevuti tutti insieme in una sola notte indimenticabile, non siano riusciti a grattargli via un po’ di spocchia, nel più grande avviso di sfratto collettivo mai giunto prima a questo bulletto ripulito, ponendo fine all’occupazione abusiva del Palazzo in cui si era insediato insieme alla sua suicide squad di indisponenti portaborse affamati di poltrone.

colonnello-kilgore Mi piace respirare l’odore dei piddini asfaltati di fresco al mattino… Non c’è niente al mondo che puzzi così. Una volta abbiamo votato ad un referendum per 16 ore, e finita l’azione siamo andati a vedere. Non c’era più neanche l’ombra di quegli sporchi bastardi. Ma quell’odore… sai quell’odore di merda? Tutto intorno. Profumava come… come di VITTORIA!

Per questo, 19.025.275 (diciannove-milioni-venticinquemila-duecentosettanticinque) volte GRAZIE!!!

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CIAONI AMARI

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 5 dicembre 2016 by Sendivogius

fuck-offSi annunciano tempi duri per la “scrofa azzoppata”, oramai pronta per il giro arrosto e con lo spiedo infilato sapete bene dove, tanto deve bruciargli non la sconfitta, bensì la debacle senza precedenti che l’ha travolto insieme a tutti gli altri maiali della fattoria. Voleva un plebiscito ad personam che lo incoronasse imperatore di paglia in uno stato fantoccio asservito alle più rapaci oligarchie finanziarie del pianeta e svenduto agli interessi stranieri. Ha imperversato per mesi dispensando mance e promesse, nella più grande compravendita di voti di scambio dai tempi della congiura di Catilina. Ha barato, ingannato, falsificato, giocato sporco per tutta la partita pur di vincere. Ha mobilitato i suoi stalkers prezzolati in giro per l’Italia, schierato gli ausiliari di regime e mobilitato i balilla di partito, raschiando fino romano-prodiall’ultimo coprolite della fogna di governo. Ha riesumato dalla tomba vecchi fossili democristiani e giorgio-napolitanopadri ignobili della Repubblica, ai quali si sono presto aggregati i clan di papponi e padrini aspiranti costituenti. Lobby di ogni risma, speculatori, banchieri, miliardari, “artisti” a carico organico e permanente del disservizio pubblico, organi di propaganda a mezzo stampa, opportunisti e parassiti senza dignità, legioni di salivanti pennivendoli in cerca di stabile sistemazione a corte, schiere di pomposi “opinionisti” che non saprebbero nemmeno indicare il proprio ombelico, agit-prop travestiti da giornalisti… tutti i possibili apparati di potere si sono messi in marcia, stringendosi a coorte attorno ad un tronfio cialtrone di provincia, con la faccia da deficiente, per farne a loro ultima speranza di sopravvivenza (tanta deve essere la disperazione!), magnificandone le gesta e suonando la fanfara della sua resistibilissima ascesa.

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse13-06-2014

Ci era stato chiesto di cancellare la nostra Costituzione e rinunciare alle nostre prerogative con un tratto di penna. Mesi di propaganda e di terrorismo mediatico non sono bastati ad intimidire milioni di italiani che in massa si sono sollevati contro quello che di fatto era un tentativo di colpo di stato strisciante. La misura era colma. A stragrande maggioranza, con il 60% dei suffragi ed un’affluenza straordinaria, il Popolo sovrano RESPINGE!

vaffanculo-de-core

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In TrumpLand

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , on 14 novembre 2016 by Sendivogius

trumpland-michael-moore«Non conosco molta gente del Michigan che sta pensando di votare per Trump. E a loro non necessariamente gli piace così tanto. E non sono sempre d’accordo con lui. Non sono razzisti o zotici; in realtà sono persone rispettabili. E quindi volevo dire questo…..
Donald Trump venne al Club economico di Detroit e rimase là davanti ai dirigenti della Ford e disse: “Se voi chiudete quegli stabilimenti, come state pensando di fare a Detroit, e li costruite in Messico, metterò una tariffa del 35% su quelle auto e quando arriveranno nessuno le comprerà. Fu una cosa meravigliosa da vedere; nessun politico, democratico o repubblicano, aveva mai detto qualcosa del genere a quei dirigenti. Ed era musica per le orecchie della gente del Michigan, dell’Ohio e della Pennsylvania, del Wisconsin e degli stati a favore della Brexit.
Se Trump lo pensasse o no per davvero è abbastanza irrilevante, perché dice le cose a persone che stanno soffrendo. Ecco perché ogni dipendente licenziato anonimo, dimenticato, che faceva parte della cosiddetta classe media, ama Trump. Lui è il cocktail umano esplosivo che loro stavano aspettando. La bomba umana che potevano tirare legalmente sul sistema che gli aveva rubato la vita. E l’8 Novembre, il giorno dell’elezione, sebbene abbiano perso il lavoro, sebbene siano stati ipotecati dalla banca, poi è arrivato il divorzio e i figli sono andati via, la macchina ceduta, non hanno mai fatto una vera vacanza da anni, sono attaccati al progetto di bronzo dell’assistenza medica di Obama, per cui non puoi neanche avere un cazzo di analgesico, hanno praticamente perso tutto ciò che avevano, tranne una cosa. L’unica cosa che non gli costa un centesimo, e gli viene garantita dalla Costituzione americana: il diritto di voto! Possono essere senza un soldo, senza una casa, possono essere fottuti o incasinati. Non importa, perché quel giorno sono tutti uguali. Un milionario ha lo stesso numero di voti di una persona senza lavoro: uno. E ce n’è più nella ex classe media, di quelli della classe milionaria. Quindi l’8 Novembre i diseredati andranno nelle cabine elettorali…. e metteranno una grande X del cazzo nella casella col nome dell’uomo che ha minacciato di stravolgere e ribaltare quello stesso sistema che ha rovinato le loro vite, Vedono che l’elite che ha rovinato le loro esistenze odia Trump. Il capitalismo americano odia Trump. Wall Street odia Trump. I politici in carriera odiano Trump. I media odiano Trump. E dopo che l’hanno amato e creato e che ora lo odiano.
[…] L’elezione di Donald J. Trump sarebbe il più grande vaffanculo mai riscontrato nella storia dell’umanità. E farà sentire bene. Per un giorno… forse per una settimana. Forse un mese, E poi…. quando la gente del Michigan, dell’Ohio, della Penssylvania e del Wisconsin, scoprirà che Trump non farà un cazzo per loro, sarà troppo tardi. Ma io lo capisco. Volevate mandare un messaggio. Avevate una giusta collera. Una rabbia giustificabile. Bene, il messaggio è stato spedito. Buonanotte America. Avete appena eletto l’ultimo presidente degli Stati Uniti

m-mooreMicheal Moore
“In TrumpLand”
(2016)

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(91) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , on 2 ottobre 2016 by Sendivogius

Classifica SETTEMBRE 2016”

maxresdefaultAgli ‘antichi’, che pure coniarono il termine per definire il sistema di governo da loro inventato, la “democrazia” non piaceva. Diffidavano degli istinti umorali di plebi ignoranti e disprezzavano l’influenza di demagoghi senza scrupoli. Per questo il loro modello ideale era una ordinamento timocratico, preferibilmente su base censitaria. A tutt’oggi, questo costituisce la forma prevalente di ogni regime politico, con un’esperienza millenaria per poter affinare le tecniche di controllo e gli strumenti di persuasione, attraverso le quali le elite generano consenso (o apatia) a tutela del proprio potere nella pervasività dello stesso.
La “democrazia”, dopo un sonno di 2000 anni, è una riscoperta recente. Opportunamente disinnescata del suo potenziale rivoluzionario, nelle forme paludate della “rappresentatività”, vigilata sotto rigido controllo esterno e sempre più ristretta nei suoi spazi di intermediazione in via di smantellamento (non sono abbastanza “decidenti”), trova la sua legittimazione apparente nei rituali puramente formali del voto, che è utile fintanto che legittima un assetto di potere, già consolidato a prescindere (altrimenti si proceda senza). E nella sua espressione pratica, rispetto al modello originale, è solo una forma di oligarchia più estesa, più ipocrita, e più attenta alla gestione matematica del consenso tramite l’allargamento delle clientele da circuire. Esaurita in fretta l’effimera stagione delle conquiste sociali, oggi la “democrazia” ha lasciato il posto alla televendita, allo spaccio organizzato di promesse elettorali nella compravendita dei voti, diventando la vetrina privilegiata dietro alla quale si agitano fanfaroni di ogni risma. È mero esercizio di propaganda, nel vuoto di sostanza. Ed è diventata un teatrino per pupazzi scollacciati nell’intrattenimento di massa; il palcoscenico sopra il quale ogni cialtrone in cerca di ribalta si sente un re (oppure in dio; dipende dalle pretese..). Va da sé che la cabina di regia risiede altrove, là dove si testano i manichini, si muovono i fili, e si scrive il copione della recita su interpretazione libera. Quello che noi vediamo è solo una rappresentazione che scambiamo per rappresentanza. E questa è la misura dello spessore culturale che ne circonfonde l’operato…

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. IL PIZZO PER LA PROTEZIONE

[27 Sett.] «Siamo pronti a fare la Napoli-Palermo. Io chiamo così il Ponte sullo Stretto… che può creare 100.000 posti di lavoro»
 (Matteo Renzi, il servo dei padroni)

sgarbi02. ROBA DA FROCI

[07 Sett.] «L’Aids lo prendono solo i gay, non esistono eterosessuali morti così. Io non ho mai messo un preservativo e non ho mai rischiato, perché il vero pericolo è scopare sempre con la stessa persona, come con la propria moglie. L’unica arma intelligente è toccare e figare, toccare e figare, toccare e figare, cioè cambiare sempre partner, a volo d’uccello»
(Vittorio Sgarbi, il figator cortese)

er-bandana03. IMMOLAZIONI

[27 Sett.] «La politica non mi ha mai appassionato. Mi ha fatto spendere un sacco di tempo e di energie. Se sono sceso in campo è solo per impedire l’ascesa dei comunisti al potere. Non esistevano altre alternative. So solo che tanto in politica estera, quanto in politica interna, non ho mai sbagliato un colpo»
(Silvio Berlusconi, il Sacrificato)

Matteo Renzi - smorfie04. LA FAMOSA BATTAGLIA DI MARZABOTTO

[16 Sett.] «Nel mio cuore c’è il 70esimo, vissuto a Marzabotto con Ferruccio e gli altri eredi di quella battaglia»
(Matteo Renzi, il Rimembrante)

grillofascista05. E PERCHÉ NON DIO?!?

[28 Sett.] «Io non sono il vostro capo politico: vorrei che da oggi in poi mi chiamaste l’Elevato!»
(Beppe Grillo, il porco di dio)

sibilia06. ESISTONO PURE I COGLIONI… E SONO MILIONI!!

[19 Sett.] «Esiste una crisi idrica, quando c’è scarsità d’acqua. Esiste una crisi geologica, quando c’è scarsità di suolo. Esiste una crisi d’aria, quando è troppo inquinata. Non può esistere una crisi monetaria perché manca la moneta. Infatti acqua, terra e aria sono risorse naturali e pertanto sono finite. La moneta è un’unità di misura e può essere creata in qualsiasi momento. Dire che esiste una crisi monetaria è come dire che non c’è la lunghezza perché mancano i metri. NON FACCIAMOCI FREGARE!»
(Carlo Sibilia, Responsabile per la cultura del M5S)

lezzi07. PUERICOLTURA A 5 STELLE

[25 Sett.] «Grillo per noi è come un padre. Ogni tanto ci bastona, ma se un padre bastona un figlio, lo sta facendo per il suo bene»
(Barbara Lezzi, Montessori grullina)

Filippo Taddei08. PROPAGANDA CONTINUA

[30 Sett.] «Anche in agosto continua la crescita degli occupati ed aumentano soprattutto i posti di lavoro a tempo indeterminato (+45mila) che, con la loro solidità, ribaltano il calo dei lavoratori autonomi e la stabilità dei lavoratori a termine. Oggi vediamo che l’occupazione, specie quella a tempo indeterminato»
(Filippo Taddei, Contaballe)

finocchiaro09. COSTITUZIONE A TEMPO

[11 Sett.] «Sappiamo che non abbiamo fatto la migliore Costituzione, ma è la migliore Costituzione per questo paese in questo periodo storico.»
(Anna Finocchiaro, la Confezionatrice)

filomena-mastromarino10. IL LATO B DELLA POLITICA

[15 Sett.] «Mi piace sentirmi troia, ho sempre desiderato di esprimere il mio lato erotico, vorrei che le ragazze mi prendessero a esempio»
(Filomena Mastromarino, la delegata piddina)

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QUESITI

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 26 settembre 2016 by Sendivogius

ti-piace-vincere-facile Quando il referendum non piace alla banda di abusivi della democrazia, accampati coi loro manipoli al governo, come è stato nel caso della consultazione popolare per la tutela del territorio e delle aree marittime, contro le attività estrattive delle grandi corporazioni petrolifere (il cosiddetto referendum sulle trivelle del 17/05/16), l’oggetto ed il quesito referendario vengono presentati all’elettore così:

Divieto di attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in zone di mare entro le dodici miglia marine.
Esenzione di tale divieto per i titoli abilitativi già rilasciati
Abrogazione della previsioni che tali titoli hanno la durata della vita utile del giacimento

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?»

referendum-trivelle

Noterete come nelle formula arcaica scelta per contorcere il quesito fino a renderlo incomprensibile non compaia mai la parola “trivellazioni”, bensì “coltivazione” (manco si trattasse di un vivaio!); di “titoli abilitativi” e non di concessioni estrattive, di “vita utile del giacimento”, e non di durata eterna.

kimrenziQuando invece il referendum preme all’aspirante ducetto di Pontassieve ad alla sua corte fiorentina di queruli replicanti, perché ad esso è legata la permanenza al potere di questo comitato d’affari, incistato attorno alle clientele elettorali del partito bestemmia, affinché il golpe bianco in atto si compia totalmente e lo stupro della Costituzione sia davvero completo, il quesito viene confezionato così:

quesito

È superfluo dire che si tratta di un’estensione quanto mai sfacciata della propaganda governativa a cui pure i frammassoni della loggia di Palazzo Chigi ci hanno abituato ormai da tempo. Soprattutto, si tratta di un enunciato falso, che sfrutta una formula tanto manipolatrice quanto fuorviante, per un referendum che nelle intenzioni originarie del suo promotore avrebbe dovuto sancire l’incoronazione imperiale del Bomba. E perciò era concepito come un plebiscito ad personam, nel 18 Brumaio di Renzi Bonaparte, quando i sondaggi veleggiavano verso il massimo consenso insufflato con una pioggia di mazzette da 80 euro; mentre adesso il massimo problema è quello di disinnescare il potenziale avviso di sfratto a questo esecutivo di occupanti abusivi. Perché a qualcuno piace vincere facile…
ponci-ponci-po-po-poE non temete: qualunque sarà l’esito della consultazione, non lo staccherete dalla sua poltrona neanche con la fiamma ossidrica, tanto vi si è saldato sopra, perché il potere (e massimamente il potere assoluto) crea dipendenza. Come un tossico in crisi di astinenza. Ovvero il dramma di un fanfarone di  quarant’anni, un obeso bamboccione di provincia, cresciuto facendo il portaborse nelle sagrestie democristiane, che per la prima volta in tutta la sua parassitaria esistenza dovrà andarsi finalmente a cercare un lavoro vero!

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TERTIUM NON DATUR

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 25 luglio 2016 by Sendivogius

Trumpismo

L’incommensurabile fortuna di non votare alle elezioni presidenziali negli USA comporta il privilegio di non dover scegliere tra un clownesco miliardario cotonato, col suo contorno di Barbie importate dall’Europa orientale, ed una vecchia gallina bollita che pilucca da venti anni nei cortili della White House, intossicata da una sete per il potere inteso come appannaggio dinastico.
bettingoddsCinici, ambiziosi, bugiardi e soprattutto falsi come le loro chiome riverniciate di fresco con tinture all’ingrosso, sono i protagonisti plastificati, i gemelli diversi che si agitano tra i festoni kitsch di una democrazia al silicone, nella grande recita elettorale al teatro degli inganni per l’alchimia del potere.
Non lasciatevi ingannare dalle reciproche provocazioni e dai toni apparentemente esagitati… Tutti e due gli attori fanno parte di una grande famiglia allargata…
Donald Trump ed i coniugi ClintonLa storia americana è piena di esilaranti cialtroni ed imbarazzanti coglioni, pericolosi sociopatici e stralunati minchioni, spesso e volentieri eletti alle massime cariche Wallace for presidentdell’Unione. Né sono mai mancati gli aspiranti tali, nell’abbondanza di materia prima della quale la Terra delle Opportunità eccelle da sempre. Non lasciatevi perciò impressionare dagli exploit fascistoidi di un Trump, che senza le sue sparate cesserebbe di esistere come personaggio mediatico. Se davvero vi preoccupate di questo energumeno con una donnola morta incollata sulla testa, allora non avete mai sentito parlare di George Wallace.
George WallaceAl netto delle sue sbruffonate da duro del Roadhouse che ne marcano la differenza dai suoi omologhi, il miliardario newyorkese non è poi così al di fuori dai canoni classici del pensiero politico americano, che resta lontano anni luce dagli schemi analitici (ed ideologici) degli Europei i quali infatti continuano a guardare al fenomeno con lenti deformate.
Donald Trump In prospettiva, a modo suo, Donald Trump riprende in parte diversi aspetti della visione “jeffersoniana” della democrazia americana, specialmente in quella che è la sua componente più populista, mutuandone la carica isolazionista e la polemica contro i poteri della finanza, se non fosse che le libertà civili non rientrano esattamente tra le preoccupazioni fondamentali di Trump.

Thomas Jefferson«Il jeffersonismo è una tendenza molto particolare della politica americana, non ben compresa all’estero. I suoi seguaci vorrebbero che il resto del mondo diventasse più democratico, ma non si aspettano questo, e soprattutto non pensano che sia compito degli Stati Uniti imbarcarsi in un’impresa così impegnativa per favorire tale processo. Il nucleo di questa dottrina consiste nella celebrazione dei caratteri unici e impareggiabili della società americana, valori che vanno difesi principalmente all’interno, non all’estero.
Essa è in contrasto con la tendenza hamiltoniana e con quella wilsoniana, da sempre predominanti fra i massimi esponenti della politica estera americana; e travalica le frontiere ideologiche e politiche, annoverando fra i suoi sostenitori, ad esempio, sia Ralph Nader che Pat Buchanan. Non è dunque circoscritta alla sinistra, tant’è vero che a livello istituzionale potrebbe trovare il suo più convinto portavoce nel Cato Institute. I jeffersoniani hanno a cuore le libertà civili tenute tradizionalmente in alta considerazione negli Stati Uniti e sono favorevoli a una limitazione dell’intervento pubblico nella vita dei cittadini allo scopo di salvaguardare questi diritti. Né vedono di buon occhio uno stretto rapporto fra grandi imprese e governo sia in politica interna che in quella estera.
[…] I jeffersoniani  sono gli stalinisti della situazione, che puntano sulla «democrazia in un solo paese», poiché ritengono già difficile salvaguardarla in patria, e sono molto scettici sulla possibilità di esportarla con successo all’estero. I jeffersoniani cercano di difendere le prerogative del Congresso in politica estera, poiché guardano con profondo sospetto gli instancabili tentativi dell’esecutivo di espandere i poteri del governo federale. Ma oltre ad essere restii ad assecondare questa tendenza, sono ancor più avversi a cedere la sovranità ad istituzioni internazionali inaffidabili quali l’ONU e la NATO. E sono quasi sempre recalcitranti a firmare trattati che limitino la libertà d’azione dell’America in campo internazionale. Per loro la guerra è un flagello, poiché quasi invariabilmente porta a un’estensione dei poteri del governo federale, spesso per cause di dubbio valore. Onde evitarla, bisogna dunque circoscrivere il più possibile la sfera degli interessi americani, così da limitare al massimo i possibili contenziosi con altri Stati

Limes“Quello che gli europei non capiscono di noi”
di David M. DICKEY e John C. Hulsman
Limes (20/06/2004)

Ma se Donald Trump è pessimo, Hillary Clinton è persino peggiore. O, se preferite, è la versione fotogenica della stessa merda.
I Trump ed i ClintonNella candidata ‘democratica’ si ritrovano tutte le tradizionali tendenze della democrazia wilsoniana, che poi con le sue presunzioni missionarie è una forma di interventismo estremo dalle venature neo-coloniali e solitamente velato da eleganti eufemismi tipo “il diritto all’ingerenza umanitaria”, che nell’Era dei Bush si trasforma più apertamente in “esportazione della democrazia” in ottemperanza a quelle influenze “hamiltoniane” che sono maggioritarie nel neo-conservatorismo repubblicano e che pure ritornano nella politica estera propugnata dai coniugi Clinton.

Alexander Hamilton (1)      «Diversamente da quella jeffersoniana o jacksoniana, la tradizione hamiltoniana è uno dei capisaldi delle teste d’uovo della politica estera americana. Come nel caso delle altre due tendenze repubblicane, i suoi seguaci condividono un punto di vista basato sull’interesse nazionale, nella ferma convinzione che anche gli Stati Uniti devono agire tenendo conto delle loro risorse. E, contrariamente alle due scuole di pensiero sopra menzionate, hanno molto a cuore il benessere del paese, in quanto ritengono che la potenza economica sia almeno altrettanto importante di quella politica e militare. E che gli scambi commerciali e l’interdipendenza creino le condizioni per la pace nel mondo. Al pari dei fondatori dell’Unione, riconoscono che l’umanità è avida e litigiosa e ritengono che un equilibrio di forze, sia pur moralmente difficile da accettare, sia il miglior mezzo per difendere gli interessi americani.
Alekander HamiltonLa loro preoccupazione principale è l’ascesa di una potenza rivale egemone, per cui considerano che i benefici derivanti dagli scambi commerciali internazionali siano un mezzo efficace per far accettare agli altri paesi il predominio americano, condividendo la prosperità economica. Come i wilsoniani, anch’essi sono favorevoli all’uso delle istituzioni internazionali, ma solo perché convinti che ciò consenta all’America di stabilire le regole cui la comunità internazionale dovrà attenersi. Non per caso, furono favorevoli agli accordi che diedero vita alle istituzioni finanziarie di Bretton Woods (come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale), proprio perché furono soprattutto gli americani a formularne gli statuti costitutivi. Per analoghe ragioni, gli hamiltoniani sono fortemente favorevoli alla partecipazione dell’America alla Nato, in quanto essa rimane la forza predominante nel mondo multilaterale, dotata di un costante sostegno da parte degli alleati. Il loro motto è dunque: chi fissa le regole del gioco vince. Anche se rimangono internazionalisti fin tanto che questa posizione torna a vantaggio degli interessi degli Stati Uniti

“Quello che gli europei non capiscono di noi”
di David M. DICKEY e John C. Hulsman
Limes (20/06/2004)

Il supercafone col riporto che pare appena uscito da una spaghettata con Tony Soprano è il Facciatosta assolutamente speculare a questa versione femminile del Dottor Sottile, perché entrambi sembrano usciti da una commedia di Ben Jonson, dove la farsa può declinare rapidamente in tragedia.
trump clintonCome in ogni rappresentazione che si rispetti, serve un villain che non deve essere convincente bensì connivente, coi suoi tratti caricaturali assolutamente esasperati… Insomma una kabukispecie di mascherone kabuki che si agita davanti ai fondali di cartapesta, per impressionare il pubblico ed attirare i “pavoncelli da mettere allo spiedo“. Ma alla fine è il Dottor Sottile che fa la differenza e rende possibile l’inganno…

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