Archivio per Democrazia Cristiana

Neon Genesis Oversize

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , on 9 ottobre 2016 by Sendivogius

matteo-renzi-il-pupo-serenoAnche la ‘politica’ ha i suoi Bambinelli… più o meno prodigiosi e tutti ben pasciuti.
Magari il loro avvento non viene annunciato da una stella cometa, ma il legame con la mangiatoia in genere dura tutta la vita, tanto deve essere comoda ed accogliente la greppia del potere. Hic manebimus optime.
dichiarazione-renziIl Bomba, lo si sapeva già, è fatto così. Più lievita e più le spara grosse.

faccia-da-culoDev’essere un problema di concentrazione gassosa: l’accumulo compulsivo di stronzate deve poter sfiatare in qualche modo; non importa attraverso quale orifizio usato a sproposito ciò avvenga…
Il problema dei cazzari è che non possiedono il senso del limite. Mancano di misura. Se dai loro un minimo di confidenza, ti avvolgeranno nelle spire di un vortice di fanfaronate commensurate al proprio ego, che quasi sempre è smisurato nella grandissima considerazione che hanno di se stessi. Solitamente perché nessuno, nella benevolenza che in genere si accorda a questi fenomeni da bar sport, li manda mai affanculo per tempo, sottovalutando quasi sempre la minaccia intrinseca che la frequentazione prolungata di simili cialtroni comporta. La rassegnata accondiscendenza, con la quale tolleriamo la categoria, peggiora la situazione ed instilla nel cazzaro l’intrinseca convinzione di essere irresistibilmente simpatico; col risultato di esasperare la sua già copiosa produzione di bubbole, che costituisce il segno più tangibile (se non unico) delle loro parassitarie esistenze di bugiardi cronici. D’altronde, lo spaccio all’ingrosso di panzane sempre più grandi costituisce il modo più semplice per darsi importanza, non avendo il cazzaro alcuna qualità di cui potersi vantare. Per questo la pratica non va assolutamente incentivata. Perché il cazzaro vive delle attenzioni altrui: sono la linfa che ne alimenta le gesta e gli permette di conquistare le luci della ribalta. E siccome, nonostante tutto, la categoria ha i suoi estimatori, ogni cacciaballe di rispetto quasi sempre è anche un politico di successo.
fattoCerto poi per un connaturato riflesso psicologico, l’opprimente complesso di inferiorità, la consapevolezza di essere sempre stato considerato unanimemente un coglione fuori dai contesti sfigati di provenienza, ritorna sempre. E riesce fuori nei momenti meno opportuni, ricordandogli quanto effimeri siano i suoi successi. Il sospetto ed il senso di inadeguatezza lo riportano agli anni della sua pubertà, quando veniva vessato nei cessi della scuola e gli altri bambini gli fregavano la merendina. Tale è il complesso che opprime il cazzaro, da bersaniindurlo a vedere anche nelle più perfette ed insignificanti nullità una minaccia concreta al suo potere illusorio e così faticosamente raggiunto. Perché niente terrorizza di più il cazzaro, che vedersi restituito alla condizione di nullità assoluta che in fondo è sempre stato.
Ora, vedere un Matteo Renzi che, in un profluvio di metafore calcistiche a riprova della sua levatura culturale di statista per caso, parla di “derby contro la vecchia guardia” a proposito del plebiscito referendario ad personam da lui fortissimamente voluto e quindi rinnegato, è francamente troppo persino per un cazzaro da televendita come lui, con tanto di campionario riciclato su plagio berlusconiano. A dispetto del fattore anagrafico, quei quarant’anni che in ogni altro paese indicano un uomo bello che fatto, ma che in Italia sono considerati invece una specie di prolungamento dell’adolescenza per eterni ‘ragazzi’ afflitti dalla sindrome di Peter Pan, il bambino Matteo, il nerd col risvoltino sui calzoni, è quanto di più vecchio ed inesorabilmente antico abbia mai prodotto l’italica mediocrità cronicamente malata di nuovismo, che pur ci aveva già abituato a standard di infimo livello.
DC - Forza Italia Uno che a dodici anni già era organico alla Democrazia Cristiana. E che per tutta la vita ha fatto il portaborse scodinzolando dietro al notabile di turno prima di spiccare il grande balzo, riadattando ogni volta idee e copione da recitare secondo convenienza, nel riciclaggio costante di aria fritta, per un condensato di banalità desolanti dalla coglioneria siderale immortalata nella sua copiosa produzione libraria di pataccaro seriale.
I best sellers di RenziPer capire origini e sostanza del personaggio, basta in fondo (molto in fondo..!) sfogliare il suo album fotografico di appartenenza, per ritrovarsi immersi in una collezione di fossili che risalgono direttamente all’era giurassica, con la sua galleria di dinosauri ormai estinti.
renzi-andreotti-buttiglionerenzi-dc1Renzi e RutelliAdottato da un centrosinistra sputtanato ben oltre il suicidio, il putto poteva benissimo fare il leader del centrodestra, tanto è intercambiabile nei ruoli, anche se politicamente nasce democristiano; ovvero la morte dei sensi nella totale assenza di una qualunque tensione ideale che non sia mero opportunismo. matteo-renzi-e-ciriaco-de-mita-il-ballo-delle-debuttanti Passano gli anni, ma niente sembra togliergli da dosso quell’aria furbastra da scolaretto ruffiano di provincia (e mai bullizzato abbastanza!) che sembra uscito direttamente da uno sceneggiato degli Anni ’50, ora strizzato nel completino della cresima riutilizzato per gli eventi di partito al ballo delle debuttanti, adesso invece infagottato in improbabili giacche color cammello morto, con un guardaroba che sembra uscito da una svendita dell’usato ai grandi magazzini M.A.S. L’immagine dominante è quella di un citrullo ripulito di paese che né i vanity-fairservizi sui giornaletti parrocchiali, né le riviste del gossip patinato al servizio del padrone, sono riuscite a migliorare; nonostante i tentativi disperati nel dare una parvenza di stile al flaccido bamboccio rivestito a festa.
Il vero dramma è che Lui si crede davvero un gran figo (anche se post-datato)..!

31 Gennaio 2014 - Rignano Sull'Arno (FI): Matteo Renzi scout. Nelle foto si vede il segretario del P.D. e sindaco di Firenze, giovanissimo, durante campi e ritrovi Scout. Matteo è insieme al babbo Tiziano, capo Scout, mentre celebra la Promessa. Esclusive - Copyright Toscana S.A.

E peccato che a ben vedere si tratti di una specie di ibrido, nato da un incrocio tra Pinotto e Mr.Bean, su clonazione berlusconiana, per un concentrato di presunzione illimitata, ignoranza abissale ed arrogante strafottenza, con il grasso intorno, mentre si accompagna a chiunque sia in grado di garantirgli una qualche protezione.
renzi-pinottoNon per niente questo avanzo di nuovo, può contare dell’appoggio quasi illimitato di vecchie cariatidi della politica come il presidente emerito, e tuttora decidente, Giorgio Napolitano (91 anni dei quali 61 trascorsi in politica); nonché del supporto più che interessato di un renzi-lobbyintero complesso bancario-industriale-politico che si è messo in testa di riscrivere la Costituzione degli italiani, decidendo ciò che è bene per loro direttamente al posto della cittadinanza. In un intreccio sempre più inquietante di interessi inconfessabili, commistioni massoniche e servizi segreti esteri, commesse legate alle agenzie private di cyber-security, si ritrovano nel mazzo degli sponsor: Goldman Sachs, JP-Morgan, Fondo Monetario Internazionale, la Commissione UE, il cancelliere tedesco Angela Merkel, l’ambasciatore USA e l’immarcescibile Michael Ledeen, il Wall Street Journal… noterete come la nuova Costituzione sia stata voluta (e scritta) da organismi stranieri o di natura strettamente padronale (Confindustria) e quindi imposta all’Italia. È la più onerosa delle cambiali che l’utile idiota di Pontassieve ha dovuto pagare ai suoi padrini internazionali, da abusivo della democrazia quale è, per continuare a godere delle protezioni fondamentali e rimanere al governo con una maggioranza tenuta assieme a colpi di fiducia.
vukic-renzi-fiduciaNella sua furbesca contrapposizione in bianco e nero tra ‘nuovo’ e ‘vecchio’, il piccolissimo principe ignora che in un’epoca dove l’immagine è tutto bisogna avere un minimo di physique du rôle con la prossemica giusta…
E non è proprio il suo caso!
Renzi Cerbiatto Con quello sguardo acquoso da cernia lessata, le labbra pendule, l’espressione ebete perennemente arricciata in smorfie improbabili, al massimo può essere credibile come pizzicagnolo alla sagra paesana. Uno con una faccia così farebbe bene a farsi vedere in giro il meno possibile.

Renzi il bullo by Luca Peruzzi

Ma il problema di tutte le prime donne avviate ad un precoce tramonto è che innanzitutto non sanno comprendere quando giunge il momento di uscire dignitosamente di scena, incapaci come sono di capire che non è imponendo la propria presenza in ogni dove o trasmissione, che si riconquista la ribalta perduta. Per giunta, mettendo in scena sempre lo stesso campionario da rivendita dell’usato per piazzisti ambulanti, l’effetto saturazione si trasforma in rigetto per repulsione da sovraesposizione.

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SCUSA PAPÀ!!

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , on 12 dicembre 2015 by Sendivogius

goldpig680

In una di quelle felicissime esternazioni che segnano tutta la caratura del personaggio oramai impallato nell’irreversibilità dei suoi contorcimenti, Pierluigi Bersani, lo “Spompo” separato in casa ma fedele alla “ditta”, proprio non si capacita sul perché mai qualcuno dovrebbe mettere in dubbio la permanenza al Madonna Boschigoverno di santa Maria Elena Boschi, la Madonnina di Laterina, o ancor peggio chiederne le dimissioni (da Ministro, non da Madonna!). Molto più grave è stato infatti l’orologio regalato al figlio di Lupi e l’IMU elusa sulla casa-palestra di Josefa Idem.
Invece, ravvisare un qualsivoglia “conflitto di interessi” nelle relazioni pericolose di sottogoverno che hanno intrecciato i destini della Famiglia Boschi a quelli (infausti) della Banca popolare dell’Etruria e del Lazio è operazione quanto mai azzardata. Se poi sia Maria Elena Boschi‘opportuno’ o meno che Nostra Madonna dei Boschi continui ad essere ministro delle riforme, sarà il caso di precisare che le “opportunità” si prendono e non si lasciano. In fin dei conti, l’algida ministra, ogniqualvolta l’Esecutivo si riuniva in notturna per confezionare (in 20 minuti!) i suoi decreti ad bancam, si premuniva di uscire dalla stanza per rientrare subito dopo a provvedimento ottenuto. Proprio come un Berlusconi qualsiasi, con le sue leggi ad personam promulgate ovviamente a propria insaputa. Era questa una di quelle “questioni morali” con cui tanto ce la menò allora quella roba strana che si fa chiamare “centrosinistra”, salvo lasciare intonse le norme incriminate una volta conseguito il potere (che null’altro sembra interessargli).
Mutatis mutandis (e cambiate le mutande), nel daltonismo delle percezioni politiche, certi colori cambiano a seconda degli interessi di chi gestisce l’intero pacchetto.
DC - Forza Italia Che le “banche popolari” fossero una specie di bancomat pronto cash della vecchia Democrazia Cristiana, non è mai stato un mistero per nessuno. La Banca Etruria non faceva certo eccezione. Ricettacolo per notabili democristiani di stretta osservanza fanfanianatrait d’union tra massoneria bianca e banchieri di dio, l’istituto di credito aretino s’era già distinto negli Anni ‘80 per una serie di transazioni sospette e strani suicidi, oltre ad essere stata la banca di fiducia del Venerabile Maestro, Licio Gelli, che vi depositava le quote d’iscrizione degli affiliati alla sua Loggia P2, tramite il cosiddetto “Conto Primavera” (dal Maggio 1977 al Febbraio del 1981).
francobollo_fanfani_2008Che poi nei decenni successivi la Banca popolare dell’Etruria si sia esposta per milioni di euro, finanziando le iniziative più strampalate (non ultima l’esposizione per 200 milioni di euro della Privilege Yard S.p.A di Civitavecchia per la costruzione di yacht fantasma), sembra rientrare nella prassi ordinaria delle operazioni di finanza allegra con la quale la banca toscana andava cumulando perdite gigantesche in spensierata leggerezza, salvo poi scaricare i costi sugli ignari correntisti ai quali andava rifilando le proprie “obbligazioni subordinate”. Ovvero, detto in modo assai improprio, si tratta di una specie di cambiale con cui le banche cedono crediti in sofferenza e debiti non garantiti agli investitori, in cambio di un alto tasso di interesse connaturato al rischio di recupero del capitale, con l’aggravante che il sottoscrittore partecipa in solido alle perdite, che eventualmente concorre a ripianare, ed è l’ultimo dei creditori a venire rimborsato in caso di fallimento del debitore (se in cassa avanza ancora qualcosa). Sono prodotti finanziari assai complicati e ad altissimo rischio, che per questo venivano piazzati ad una pletora di ignari correntisti ai limiti dell’analfabetismo, facendo leva sul rapporto fiduciario instaurato col piccolo risparmiatore convertito in “investitore” (con modalità che assomigliano all’ennesima riproposizione dello “Schema di Ponzi”). Prima infatti c’erano da sbloccare i pagamenti e rimborsare i clienti “più sofferenti”, tra i quali vale la pena ricordare galantuomini noti alle cronache giudiziarie come Francesco Bellavista Caltagirone ed il Clan dei Landi già famosi per il crack di Eutelia.
Samuele Landi - Amministratore di EUTELIAA gestire gli “incagli” (ritardi nei pagamenti, protesti, piani di Emanuele Boschirientro..) per conto della banca è Emanuele Boschi (fratello per caso di Maria Elena) che è stato program & cost manager per conto della “Etruria” fino all’Agosto del 2015, dopo avervi fatto il suo ingresso nel 2007 come “process analyst”. E si tratta della stessa banca (le coincidenze della vita!) dove papà Boschi è consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo. Prima infatti il nostro Emanuele aveva maturato significative esperienze come “assistant office” nella Confcooperative di Arezzo, la confederazione delle cooperative Pierluigi Boschidi ispirazione cattolica, presieduta da papà Pierluigi Boschi che tra un incarico e l’altro riesce a districarsi in 14 diversi consigli di amministrazione, evidentemente munito del dono dell’ubiquità:

Presidente de La Treggiaia s.r.l. (società agricola)
Presidente della Valdarno Superiore (società cooperativa agricola)
Presidente del Frantoio sociale Sette Ponti (società cooperativa)
Presidente de L’orcio s.r.l.
Vice-Presidente Montecucco s.r.l. (società agricola)
Consigliere del Consorzio di tutela dei vini con denominazione d’origine Valdarno di Sopra
Consigliere della società Immobiliare Casabianca s.r.l.
Consigliere Frantoio di Ricasoli (società agricola cooperativa)
Consigliere della Ciuffenna (società agricola cooperativa)
Consigliere de L’Olivo (società cooperativa)
Consigliere di Zootecnica del Pratomagno (società cooperativa)
Amministratore di Progetto Toscana s.r.l.
Amministratore della Società Le Logge s.r.l.
Amministratore della Società Pestello s.r.l.

Organico alla politica e profondo conoscitore del mondo del lavoro, Pierluigi Boschi (che si presuppone nella vita abbia sempre fatto il “dirigente” dall’età di 15 anni) esordisce nella ColdirettiColdiretti (altro storico feudo democristiano), per poi divenire Consigliere del Consorzio Agrario di Arezzo dal 1978 al 1986, e Presidente della Confcooperative di Arezzo dal 2004 al 2010, muovendosi il meno possibile dalla natia Laterina (10/09/1948) dove tra l’alto ha sposato il vicesindaco (democristiano ça va sans dire!), prima di passare con armi e bagagli nei ranghi del partito bestemmia insieme a tutta la famiglia.
greppiaTanto per non farsi mancare nulla, il 03/04/2011 entra pure nel CdA di Banca Etruria e nel Maggio 2014 ne diventa il vicepresidente, mantenendo la carica fino alle dimissioni forzate in seguito al commissariamento della banca.
Tra maldestri tentativi di ricapitalizzazione, fusioni andate a male, nel 2012 l’istituto di credito iscrive a bilancio sofferenze bancarie per un miliardo e mezzo di euro. Nell’Aprile del 2013 il valore delle azioni crolla 0,93 centesimi l’una. Valevano quasi quattro euro appena un anno prima.
BANCA_ETRURIA_QUOTAZIONI_2011-14Una conduzione non proprio immacolata determina tra il 2012 ed il 2013 una serie di ispezioni da parte della Banca d’Italia che commina all’istituto aretino una multa da 2,5 milioni di euro per violazioni delle disposizioni sulla governance, carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione nel controllo del credito e omesse e inesatte segnalazioni alla vigilanza.
Banca EtruriaNel 2013, la magistratura apre un’inchiesta per false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza e di falso in prospetto, mentre i vertici della banca raccomandavano agli sportellisti (i volenterosi carnefici) di vendere titoli spazzatura a sprovveduti correntisti da raggirare. La posizione della CONSOB, che per inciso sarebbe l’organismo di vigilanza maggiormente delegato al controllo, a tutt’oggi non risulta pervenuta. Il resto è storia recente.
Con chi credete si sia scusata il ministro Maria Elena Boschi, incidentalmente figlia del vicepresidente e sorella del manager alla programmazione di così straordinaria gestione bancaria, mentre il resto della banda di governo si sbrodola addosso negli stanchi rituali celebrativi della Leopolda?!?

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Banana Republic

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 gennaio 2015 by Sendivogius

Beetlejuice

Tra i giochini meno appassionanti possibili, l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica solitamente tutto attiene, tranne che alla sfera dei requisiti fondamentali che una simile figura istituzionale dovrebbe possedere, in riferimento alle responsabilità che la carica (almeno in teoria) impone…
In qualità di presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, dovrebbe essere un giurisperito di solida formazione, comprovata esperienza, e assoluta conoscenza dei gangli nevralgici del sistema giudiziario italiano.
In virtù della sua somma funzione legislativa, dovrebbe vigilare attentamente sul corretto rispetto dei regolamenti parlamentari, tutelare le prerogative delle Camere e l’esercizio delle medesime riguardo alla normale attività legislativa; porre un limite agli eccessi legati al ricorso della decretazione d’urgenza ed al voto di fiducia, verificare sempre la costituzionalità dei provvedimenti normativi con attenta valutazione prima di controfirmare gli stessi. E nel caso porre un argine alle pretese del potere esecutivo, avanzate a scapito di quello legislativo.
Dovrebbe avere altresì una perfetta conoscenza della Costituzione italiana (tanto da essere in grado di recitarla a memoria come una poesia), onde vigilare contro ogni forzatura o aggiramento delle norme previste nella Carta fondamentale.
Dovrebbe nominare il Presidente del Consiglio (meglio se eletto in democratiche elezioni), su indicazione delle Camere e dei singoli gruppi parlamentari. Dunque, in virtù del medesimo principio di rappresentatività, valutare lo scioglimento della Camere che non avviene mai a discrezione del premier uscente o in risposta a pretese con ritorno elettorale.
SenatusDovrebbe nominare i senatori a vita, tenendo conto dei meriti straordinari e delle doti di eccellenza dei medesimi, a lustro della Repubblica.
In quanto “capo supremo” delle Forze Armate, dovrebbe avere un minimo di conoscenza delle dinamiche inerenti la Difesa nazionale e soprattutto della geopolitica internazionale… Cosa che contribuirebbe ad accrescere anche le sue competenze nell’ambito della sfera diplomatica e della politica internazionale, non foss’altro perché è chiamato a ratificare i trattati internazionali e (nei casi più estremi) a dichiarare lo stato di guerra.
Soprattutto, dovrebbe rappresentare il meglio che il Paese è in grado di offrire, all’insegna della massima competenza, serietà, e rispettabilità…
AT-Walker attackCoerentemente, tra i principali papabili all’incarico circolano ‘statisti’ di primo piano:

Pier Carlo Padoan   Pier Carlo Padoan: economista, “oltre Keynes“, banchiere ed una carriera al FMI come impone il credo liberista, già vice-segretario dell’OCSE per la cura greca, è la migliore rassicurazione possibile per l’Europa del rigore e la prosecuzione dell’Austherity con altre forme. Una candidatura di garanzia, affinché tutto cambi perché tutto rimanga com’è.

Riccardo Muti  Riccardo Muti: direttore d’orchestra di fama internazionale e tra i massimi esperti di musica sinfonica. Senatore a vita per indiscutibili meriti artistici, ma nessuna vera esperienza parlamentare e competenza giuridica. Insomma, perfettamente idoneo alle cariche ed i requisiti fondamentali che si richiedono ad un Presidente della Repubblica.

Paolo Gentiloni  Paolo Gentiloni: vecchio cacicco democristiano, esperto in ogni compresso possibile ed (in-)immaginabile, rigorosamente al ribasso. È un figlio d’arte: tra i suoi antenati vanta quell’Ottorino Gentiloni che col suo omonimo “patto” spalancò le porte del potere allo squadrismo fascista.
Negli ambienti di partito, tra chi meglio lo conosce, è soprannominato “Sacro GRA”, per le sue radici tutte romane consacrate all’inamovibilità e l’indefessa avversione a spostarsi oltre l’anello del Grande Raccordo Anulare della Capitale. Sarà per questo che è stato promosso ministro degli esteri.

Francesco Rutelli  Francesco Rutelli: ex radicale anti-clericale e poi cattolico devoto. Candidato di bandiera del centrosinistra con vocazione alla disfatta, è stato l’uomo buono per tutte le elezioni e sempre votato a sconfitta sicura. È un perdente di successo ed uno straordinario scopritore di talenti: Matteo Renzi è stata la straordinaria promessa, coltivata nel suo vivaio post-democristiano.
A magnificenza del personaggio, Francesco Rutelli, altro personaggio in voga nel generone romano, è meglio conosciuto dai figli di Quirino come Er Piacione e soprattutto Er Cicoria: soprannomi che meglio di ogni altro segnano la caratura dello statista. È uscito dal PD perché, a suo infallibile giudizio, è un partito troppo spostato su posizioni di sinistra ‘radicale’ (!).

Sergo Mattarella  Sergio Mattarella: altro democristiano di vecchio conio, per tradizione di famiglia è in politica da tre generazioni. Ha attraversato tutte le correnti possibili, in groppa alla vecchia Balena Bianca, rimanendo immune a tutte le tempeste e passando per tutti i governi: Andreotti, De Mita, Goria… eppoi Amato, fino all’indimenticabile esecutivo D’Alema. Attualmente riposa in stand-by alla Corte Costituzionale.

Giuliano Amato  Giuliano Amato: con la freschezza dei suoi 77 anni vissuti pericolosamente a cavallo tra prima e seconda repubblica, tra i politici di lungo corso più amati dagli italiani, è il re delle presidenze e delle cariche onorarie che colleziona a ritmo vertiginoso come altri raccolgono francobolli. Per elencarle tutte ci vorrebbe uno speciale albo araldico con menzione speciale. Soprannominato il Dottor Sottile della politica italiana, è l’Alchimista rotto a tutte le formule possibili di governo e sperimentato nell’esercizio del potere in formule sempre nuove. Come il suo omologo scozzese, è orgoglioso ed ha un incommensurabile senso del sé. Attualmente, siede anche lui tra i giudici della Corte costituzionale.

Congresso Nazionale ACLI  Pier Ferdinando Casini: protesi governativa per eccellenza, è il Mister Poltronissimo buono per tutti gli esecutivi ed intercambiabile per qualsiasi maggioranza. Vive in simbiosi col Potere, in ogni sua forma, ordine e grado, ed è da esso inseparabile, fuso com’è con la poltrona. A tutt’oggi, costituisce la quintessenza della DC dorotea, immune a qualunque mutamento, nel solco della conservazione più reazionaria. Dovunque si trovi un cardinale, un banchiere, un industriale, un palazzinaro… Casini c’è!
Pierferdinando CasiniPiù falso di una moneta da tre euro, con Lui una poltrona è per sempre.

Gianni Letta  Gianni Letta: gran cerimoniere di corte e cardinale Richelieu del berlusconismo, è praticamente eterno, onnipresente, quanto trasversale agli schieramenti. Ultimamente le sue quotazioni sono in ribasso, ma mai sottovalutare le capacità rigeneratrici del principe-vescovo. Come Talleyrand, è inaffondabile.

 Graziano Del Rio Graziano Del Rio: ogni palazzo ha il suo maggiordomo di fiducia; quello che accudisce il Bambino Matteo e sovrintende alla cameretta dei giochi si chiama “Graziano”. E ovviamente è un altro ex democristiano. Servizievole, accomodante, sempre disponibile… è l’uomo a cui si può chiedere tutto in pronta consegna.

Walter Veltroni  Walter Veltroni: nel mare magnum del gran revival democristiano nella notte dei morti viventi, è l’unico esponente di area, proveniente in qualche modo dalla ‘sinistra’ che ha schiantata come un virus interno. A tutt’oggi costituisce la più letale arma di distruzione di massa, che mai si sia abbattuta sulla Sinistra italiana. Non per niente, è l’inventore e fondatore del PD.
Imbarazzante come un peto ad una veglia funebre, è il becchino che ha contribuito a tumulare ogni alternativa e ideale anche lontanamente socialista o vagamente progressista. E per questo andrebbe premiato con la massima carica della Repubblica, in virtù dell’ottimo lavoro svolto.

 Anna Finocchiaro Anna Finocchiaro: Considerata fino a qualche mese fa inesorabilmente avviata alla “rottamazione” dal principino fiorentino, perché non abbastanza gggiovane per il nuovo corso futurista, è stata ripescata prontamente in zona demolizione in virtù delle sue competenze legali, promossa a ghost-writer degli emendamenti governativi. Folgorata sulla via del Nazareno, è diventata la donna che suggeriva alla Boschi.
Rientra nelle quote di genere e costituisce dunque un candidato più di bandiera che di sostanza.
Ma non si può mai dire…

Mars AttackTuttavia, funzionale alla logica dell’utile idiota, il candidato ideale non dovrebbe brillare troppo per capacità di giudizio, autonomia decisionale, competenza costituzionale e personalità indipendente, nella convinzione totalmente erronea che un cretino ubbidiente, ancorché in posti di potere, sia facilmente malleabile e non faccia ombra al “capo del governo”.

«Quando mai uno stupido è stato innocuo? Lo stupido più innocuo trova sempre un’eco favorevole nel cuore e nel cervello dei suoi contemporanei che sono almeno stupidi quanto lui: e sono sempre parecchi. Inutile poi aggiungere che niente è più pericoloso di uno stupido che afferra un’idea, il che succede con una frequenza preoccupante. Se uno stupido afferra un’idea, è fatto: su quella costruirà un sistema e obbligherà gli altri a condividerlo.
Debbo precisare che la stupidità ha un suo fascino, si suol dire persino che è riposante. Difatti succede che le persone e i libri più sciocchi sono quelli che più ci ammaliano, che più ci tentano e che ci tolgono ogni difesa. L’esperienza quotidiana ci porta anzi a credere che la stupidità sia lo stato perfetto, originario, dell’uomo, il quale trova buono ogni pretesto per riaccostarsi a quello stato felice. L’intelligenza è una sovrapposizione, un deposito successivo, e soltanto verso quel primo stato dello spirito noi tendiamo per gravità o per convenienza.
[…] Conclusione, la stupidità ha un limite. Oltre certi confini la mente umana si rifiuta di procedere. Ad un certo punto la Stupidità (forza attiva) diventa Idiozia (forza negativa) e non si vende più.
Ho un solo motivo di consolazione. Si crede comunemente che gli stupidi sodalizzino. Non è vero. Nessuno odia e disprezza tanto uno stupido quanto un altro stupido. Se così non fosse… ma il guaio è che siamo in tanti

Ennio FlaianoEnnio Flaiano
“Diario notturno”
Adelphi, 1994.

Sarà per questo che tutti gli sforzi del cenacolo fiorentino attualmente in auge, e della nutrita guardia pretoriana schierata a quadrato intorno al reuccio di turno, è interamente concentrata nella ricerca di un Re Sciaboletta che svolga le funzioni di facciata ed esegua senza porsi troppo domande le indicazioni che arrivano da Palazzo Chigi.

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Democristiani 2.0

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 ottobre 2014 by Sendivogius

Partito Democratico CristianoAl netto di battutacce da trivio e risposte scontate… dove va la “nuova sinistra” del premier più figo che ci sia?!?
SELFIE-MAN (3)Mentre a Roma sfilava un milione di persone sotto le bandiere rosse della CGIL, un migliaio di sottopanza del boss e aspiranti tali si davanoOLYMPUS DIGITAL CAMERA appuntamento in un vecchio capannone abbandonato, di quelli adibiti a deposito per rottami post-industriali, per celebrare i fasti ed i trionfi del renzismo più garrulante che trionfante, tra slides e masturbazioni collettive, ansimando 41% e aaancoraaah 80 eurooh!!!
Finalmente, un ventata di aria nuova!
Renzi il FichissimoNon più gli stanchi rituale di una “sinistra” antica: la dignità del lavoro; la difesa dei diritti; l’estensione delle tutele; gli operai (in mobilità); i precari ed i parasubordinati; i pensionati, che con la loro pensione mantengono IL MOSTRO ROSSOfigli e nipoti disoccupati; e poi c’è il sindacato… Per non parlare di tutti quei pallosissimi fossili improduttivi di una società triste, che una certa Sinistra si ostina a voler difendere e rappresentare alla luce del giorno, mostrando quelli che un tempo si sarebbero chiamati i più deboli.
Che roba, Contessa! Che noia, signora mia!
Vuoi mettere i salottini patinati di una Barbara D’Urso, in equilibrio coi trampoli ai piedi?
La DifferenzaO le conventicole raccolte al chiuso di un garage, trasformato in una sorta di sala bingo, coi tavolini numerati, ad appiccicare post-it su una lavagna e stilare pensierini minimalisti su come fabbricare l’acqua calda.
Shunya Yamashita (detail) Va in onda la Leopolda.5: il raduno delle cheerleaders adunate alla convention del Capo, per il nuovo lancio promozionale degli annunci, nella campagna di televendite al netto della fuffa smerciata finora.
Soprattutto, la Leopolda segna la schiusa completa per gli ambiziosi pulcini dell’ultima covata democristiana, rimasta in caldo nella pancia del partito bestemmia, dopo la lunga incubazione dalle parti della “Margherita”, per una rinascita finalmente completa della Democrazia Cristiana, nella sua variante peggiore: quella demagogica e populista di Fanfani, in aggiunta all’apparato affaristico-industriale dei dorotei, col suo potere sotterraneo fatto di relazioni e lottizzazioni. Il puzzo di sagrestia è lo stesso, ma con quel pizzico in più di berlusconismo, che ancora mancava ad insaporire l’immondo pastone.
heikkileis_mould11Ma la Leopolda, creatura personalistica del Bambino Matteo per l’epifania di se medesimo, costituisce anche la passerella d’onore dei fighetti rampanti, approdati alla corte del piccolo principe fiorentino. Ovviamente, all’appello non mancano mai i ruffiani compiacenti: fiutano l’odore del potere, come le mosche quello della merda. E ci vivono appiccati addosso, tanto non ne possono fare a meno.
Proprio come vuole l’antica concordia ordinum nell’applicazione di 02 - Charles_Mansondemocristiana memoria, la Leopolda è occasione di incontro e negazione: Lavoratori e Padroni insieme, come una Grande Famiglia (Manson). Perché siamo tutti sulla stessa barca: nel senso che la maggioranza dell’equipaggio rema, fermo al suo posto e legato alla panca del vogatore, come nelle galee di una volta, mentre pochissimi impartiscono gli ordini, all’occorrenza usano la frusta per farsi ubbidire, e se ne stanno comodamente nella cabina di poppa. Se la nave affonda, hanno sempre la scialuppa pronta per sé, mentre tutti gli altri vengono lasciati ad affogare.
Siamo tutti sulla stessa barca (Liberthalia'13)Ad aprire la sfilata dei ricchi e schifosi, si segnala in prima fila Davide Serra, consigliere e gran finanziatore del Telemaco alla rivoluzione dei tweets. Intervistato, lo Davide Serraschizzatissimo Serra, ad essere cattivi, sembrava un cocainomane fresco di tiro, per una sniffata consumata in fretta nei cessi della Leopolda. È lo stesso che vuole proibire il diritto di sciopero, ma è anche un esperto di politica salariale e tutela del potere d’acquisto dei lavoratori, come sanno bene alla Elettrolux.
Il NegrieroDi questo passo, proporrà la reintroduzione del lavoro servile, l’uso delle frusta e l’eliminazione dell’inutile riposo notturno (perché la gente ha bisogno di dormire?) per incrementare la produttività.
Tuttavia, oltre al sostanzioso contributo di Davide Serra (175.000 euro), nel suo complesso la kermesse renziana ha raccolto in pochi giorni due milioni di euro di finanziamenti privati. A maggior ragione, a riempirne la pancia e ad alimentarne gli ‘ideali’ c’è un po’ di tutto: speculatori con volto e portafoglio bello pieno; imprenditori della delocalizzazione a sfruttamento estero; padroni delle ferriere ed i negrieri di Confindustria, in orgasmo multiplo da licenziamento facile; boiardi di Stato e arrivisti rampanti, in cerca di nomine e poltrone.
Insomma, si tratta proprio della tipica “Italia che lavora”.

SELFIE-MANLa velocità, l’informalità, la struttura a rete, che fa della Leopolda, ancora più del Movimento 5 Stelle, la versione politica di Facebook. Un gigantesco social network, senza gerarchie, almeno in apparenza. Che negli ultimi otto mesi, da quando Renzi ha conquistato Palazzo Chigi, convive con l’antica materialità del potere, da conquistare e da spartire secondo le regole di sempre. La fedeltà e l’obbedienza al Capo.
«Lo schema è molto semplice», spiega uno dei mediatori, alla frontiera tra la politica e l’economia, neppure tanto desideroso di auto-definirsi renziano «perché tanto tutti giurano di esserlo». «Basta vedere come sono stati composti i consigli di amministrazione nell’ultima infornata di nomine. La presidenza spetta a una donna, per simboleggiare la novità. In ogni cda c’è un uomo della Leopolda che deve fare da sentinella, uno vicinissimo al premier e un amministratore delegato che gli deve la promozione». Una nuova forma di lottizzazione rispettata alla lettera. La regola aurea del nuovo potere. Non più il manuale Cencelli. Il manuale Leopolda.”

Marco Damilano
“Leopolda, raduno della nuova classe dirigente
Qui nasce la lottizzazione made in Renzi”
L’Espresso (23/10/14)

Il servizio assistenza catering è invece affidato a qualche attempato boyscout, che a trent’anni suonati girano ancora in bermuda e patacche colorate appuntate sulla camicia a maniche arrotolate, e disperati in cerca di raccomandazione per un posto di lavoro.
ditinoSono i nuovi “giovani”, quelli che non si sporcano mai con le manifestazioni in piazza per la difesa dei diritti, e meno che mai con l’odioso sindacato, perché sono troppo impegnati a compiangersi ed ingraziarsi il “datore di lavoro”, e perché loro le tutele non ce l’hanno (quindi meglio negarle a tutti), ma che finalmente possono aspirare ad un ruolo da “protagonista”: dalle coreografie sceniche a comparsa per le celebrazioni del Grande Capo.

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Il Genio della Fuffa

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 ottobre 2014 by Sendivogius

Manneken Pis by Oona

Dopo lunga e attenta valutazione, il Bambino d’Oro del governo più amato dalla destra italiana e dai padroni di Confindustria ha finalmente scoperto con ampio ritardo il principio dei vasi comunicanti: se uno si svuota, l’altro si riempie.
Partita di giroSe poi a riempirsi sono le tasche dei soliti noti, attraverso una immensa partita di giro, con corollario aggiunto di provvedimenti dal sapore squisitamente demagogico, l’intera operazione si qualifica per ciò che realmente è…
Renzi il Paraculo  Perché risulta assai facile “ridurre le tasse”, togliendole soprattutto a chi le ha sempre eluse, spostando il carico fiscale dallo Stato agli enti locali, con buona pace di chi poi è chiamato a risponderne sul territorio; incidendo sulla qualità delle prestazioni e dei servizi sociali, che hanno un costo e che inevitabilmente risentono di un minor gettito di spesa.
A Roma c’è un detto, volgare ma efficace: “fare il frocio col culo degli altri”.
È in pratica quanto va facendo il governo centrale, che delega l’onere dei tagli a totale carico delle regioni, bullandosi pubblicamente della riduzione delle imposte (dirette) e declinando ogni ogni responsabilità sulle conseguenze, che una manovra così confezionata inevitabilmente avrà in assenza di coperture garantite.
Matteo Renzi pupazzoPer il lavoro, sporchissimo, Telemaco ha a disposizione una squadra di economisti allevati di preferenza nel vivaio bocconiano, una mezza dozzina di riserve in panchina, e un solo centravanti di sfondamento, Yoram Gutgeld, che decide per tutti all’insaputa dell’intero ‘cucuzzaro’ in spremuta permanente (lo chiamano brain storming).
Yoram Gutgeld Il prof. Gutgeld è il super-esperto targato McKinsey & Company, la società famosa per le ottime consulenze gestionali, a suo tempo fornite alla Enron (chiusa per bancarotta fraudolenta, in uno dei più grandi scandali finanziari della storia USA), alla Swissair (la compagnia di bandiera svizzera liquidata per fallimento), alla General Motors (condotta sull’orlo del tracollo), e la compagnia telefonica AT&T (che sconsigliò di investire nella telefonia mobile, giudicata con rara lungimiranza un “mercato di nicchia”).
mobile-phonesMa alla fin fine la c.d. Legge di Stabilità imposta dal Bambino Matteo, e che accorpa in sol blocco la vecchia “finanziaria” e “manovre correttive” (chiamate “aggiustamenti”), si inserisce nel solco tutto democristiano delle più classiche alchimie di dorotea memoria:

Forza Italia «..drastiche restrizioni alla spesa pubblica e ai bilanci comunali e provinciali…. invece promettendo, in modo caotico e irresponsabile, incentivi e finanziamenti non corrispondenti ad alcuna organica valutazione delle necessità dello sviluppo regionale…. in una intollerabile ridda di demagogiche promesse.
[…] Si deve allora pensare che sia prevalso finora un orientamento di pratica subordinazione o almeno di insufficiente resistenza alla linea moderata e conservatrice della Democrazia Cristiana…. sia bloccata ogni dialettica democratica e siano schiacciate sotto il peso del listone andreottiano-doroteo

Sono le parole con cui l’Unità (defunta) salutava la conferenza regionale del primo Governo Moro nel lontano Maggio del 1964, ma possono benissimo valere anche per l’oggi.
FuffaIndorata la pillola e agitato il manganello, ovviamente non manca la carota; meglio se grattugiata a piccoli bocconcini, per palati di bocca buona…
80 euriSi conferma la marchetta tutta elettorale degli strombazzati 80 euri (con un disavanzo di quasi 10 miliardi di euro), riservata ai lavoratori dipendenti sotto i 1.500 euro mensili e convertita in detrazione fiscale, ma dalla quale resteranno esclusi i pensionati, i lavoratori parasubordinati, e gli impiegati (a reddito fisso) della Pubblica Amministrazione. Quindi i 2/3 degli italiani a più basse entrate.
Renzi televenditaIl trasferimento del TFR in busta paga (fortunatamente su base volontaria), oltre a privare i lavoratori di una fondamentale integrazione al reddito per la fine del rapporto di lavoro, verrà sottoposto a imposizione ordinaria, mentre ora gode di una tassazione separata e agevolata.
manoSe la bozza finanziaria dovesse essere confermata, l’accredito in busta paga del TFR verrebbe assoggettato a tassazione ordinaria e non imponibile ai fini previdenziali e quindi sommato all’imponibile IRPEF, con un notevole aggravio fiscale per i redditi al di sopra dei 15.000 euro (lordi) all’anno. Questo vuol dire che sommando il tfr alla variabile dello stipendio e degli eventuali straordinari, il lavoratore incorre nel serio rischio di passare ad uno scaglione di reddito più alto, oltrepassando la fascia ridotta e vedendosi applicare un’aliquota maggiorata ai fini fiscali. Ne riceverebbe un danno triplicato, col risultato di non avere più il trattamento di fine rapporto al momento della pensione o della cessazione del contratto di lavoro, pagare un’aliquota piena che può arrivare fino al 38% del proprio imponibile, e perdere in tal modo tanto l’eventuale bonus degli 80 euro quanto le detrazioni fiscali riservate ai redditi più bassi.
In pratica, al netto dei benefici presunti nella capacità di spesa, meno soldi e più tasse in busta paga. Più che di una partita di giro, si tratta di una truffa bella e buona, consumata a tutto svantaggio degli idolatrati ceti medi.
Middle ClassLungi dal costituire un vantaggio per il Fisco, l’operazione non è nemmeno indolore ed ha costi scandalosi, qualora andasse in porto secondo gli auspici governativi…
In pratica, è previsto un “tetto di garanzia” di 100 milioni di euro, a totale carico pubblico e cioè dei contribuenti.
bank Ad anticipare la somma, saranno gli istituti di credito privato che aderiranno alla convenzione e che, su certificazione dell’INPS (l’ente previdenziale pubblico) da parte dell’azienda interessata, provvederanno al pagamento. Ovverosia, l’impresa dispone le quote di TFR nella busta paga del dipendente che ne faccia richiesta, ma i soldi ce li mette per intero la banca (che si fa pagare gli interessi del credito: il 2,25%), alla stregua di un normale finanziamento. In caso di mancata restituzione della somma da parte degli imprenditori, il saldo verrà interamente accollato alle casse dell’INPS che risponderà in solido del finanziamento, con una contro-garanzia dello Stato che si sostituisce al creditore (l’azienda) insolvente, con un ulteriore aggravio sulla spesa pubblica ma a fini privati. Un capolavoro!

Il Sirenetto (by Edoardo Baraldi)«Tolgo l’Articolo 18, i contributi e la componente lavoro dall’Irap.
Cosa vuoi di più? Per chi vuole assumere verranno meno tutti gli alibi!»

Matteo Renzi
(15/10/2014)

Una frase quella degli “alibi” già troppe volte sentita in passato…
Per le imprese che assumono sono altresì previsti ulteriori agevolazioni fiscali per un costo (iniziale) di due miliardi di euro. Il provvedimento, più volte utilizzato in passato, ha finora dato risultati minimi in termini occupazionali, per costi massimi in materia di spesa.
In pratica, si abolisce in blocco tutta la normativa che proibisce i licenziamenti senza giustificato motivo, si riduce l’indennità del lavoratore licenziato (senza giusta causa) da 20 a 12 mensilità, si lascia sostanzialmente invariata la selva dei contratti atipici e parasubordinati (una cinquantina di tipologie), si solleva l’imprenditore, ovvero il padrone, dal pagamento degli oneri contributivi per tre anni.
Ovviamente, il versamento dei contributi (all’INPS), fondamentali per il calcolo della pensione e per l’erogazione dei sussidi di disoccupazione, è a totale carico pubblico dello Stato.
00-greedy-capitalist-pig-15-09-12Dal momento che con l’abolizione di ogni residuo dell’Art.18 si introduce la totale libertà di licenziamento, in forme sconosciute tanto in Germania quanto in Gran Bretagna, non ha alcun senso di parlare di contratti a tempo indeterminato, col risultato che l’azienda, intascate le detrazioni, potrà tranquillamente licenziare i lavoratori allo scadere dei tre anni, conseguendo il massimo beneficio a costo zero. Al momento, dinanzi all’ipotesi più che plausibile non sono previste contro-partite o clausole di salvaguardia da parte del Governo, il cui modello economico di riferimento è probabilmente la Serbia.
Fiat SerbiaI lavoratori licenzianti però potranno contare su un miliardo e mezzo di euro in “ammortizzatori sociali”, assolutamente insufficienti a fronteggiare il disagio economico persino degli attuali disoccupati.
Prendi tutto e non dare nullaA questo si aggiunga il taglio dell’IRAP, sulla componente lavoro, per la bellezza di 5 miliardi di euro, a tutto beneficio dei grandi gruppi industriali. E peccato che l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) costituisca una delle principali entrate nei bilanci regionali, che destinano il 90% del gettito così ottenuto al finanziamento della Sanità ed il rimanente per i servizi sociali.
Come le singole realtà locali potranno continuare a mantenere ospedali, scuole, trasporti, manutenzione pubblica, beni culturali.. e per giunta senza ricorre a nuove imposte, è un mistero che il bullo fiorentino si guarda bene dallo spiegare tra un twitter ed un selfie.
Il Bullo FiorentinoÈ ovvio che nella Confindustria abbiano le lacrime agli occhi per la commozione: non avrebbero potuto ottenere di più nemmeno da una Margaret Thatcher rediviva!
E sempre a proposito di ‘regalie’, i provvedimenti per il recupero dell’evasione fiscale, con un gettito aleatorio e tutto da dimostrare di circa 4 miliardi di euro, è in realtà l’ennesima sanatoria nascosta a beneficio dei ladri. Si abbassano ulteriormente le sanzioni minime che saranno inferiori ad 1/8 della cifra evasa.
Però, nei 36 miliardi (e oltre) della manovra, sono previsti 500 milioni di aiuti alle famiglie più bisognose e con minori a carico: le detrazioni sono previste fino al terzo anno di età dei figli. Poi ci si può anche arrangiare.
homelessBriciole verranno stanziate anche per il fondamentale rilancio dell’innovazione e della ricerca scientifica: 300 milioni di euro, con trasferimento dei crediti d’imposta.
Per l’ammodernamento della macchina giudiziaria e digitalizzazione informatica delle pratiche documentali: 250 milioni.
In compenso, non poteva mancare il classico provvedimento clientelare, con l’ennesima infornata di massa che in passato tanto hanno giovato al sistema scolastico, e l’assunzione in blocco di 150.000 precari della scuola; rigorosamente senza concorso pubblico, con buona pace delle graduatorie, dello stato di servizio, e di chi per anni ha seguito corsi di specializzazione presso SSIS sobbarcandosi tutti gli oneri e le spese.
La signora Agnese sarà contenta.
Insomma, dalla Fuffa alla Truffa, fintanto che gli italiani vorranno stare al bluff.

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Re di Fuffa

Posted in Masters of Universe, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 settembre 2014 by Sendivogius

poker cards

«Con Propaganda si intende l’intera gamma di attività il cui contenuto è l’informazione o il divertimento e il cui scopo è in questo caso:
a) distrarre l’attenzione dai sacrifici attuali.
b) giustificarli in termini di garantita felicità futura.
Ciò può implicare o no la presentazione del mondo esterno come un mondo la cui situazione è ancora peggiore, ma presenterà senz’altro come di gran lunga inferiore il livello di vita passato.
Uno scopo altrettanto importante della propaganda sarà quello di convincere le masse che l’attuale leadership è il più efficiente veicolo di modernizzazione; ciò può essere ottenuto in termini razionali avvalendosi di immagini statistiche, o in termini irrazionali che presentano la leadership come superumana.
Con Repressione si intende l’intera gamma delle attività politiche della polizia miranti a:
a) Sopprimere l’attività politica individuale, mediante la sorveglianza e l’imprigionamento.
b) Intimidire le masse con l’esibizione della forza.
c) Impedire la circolazione di informazioni rivali, controllando i mezzi di comunicazione di massa e inibendo la discussione pubblica.»

   Edward N. Luttwak
   “Tecnica del Colpo di Stato”
   Longanesi, 1969.

Bandiera di Hong KongPraticamente, è la differenza fondamentale che intercorre tra l’Italia ed il governatorato cinese di Hong Kong, La diversità consiste nel fatto che, mentre la prima ha fatto dell’uso della “propaganda” una felice applicazione di governo, la Cina deve ricorrere alla “repressione” perché, nonostante tutto, una coscienza democratica esiste ancora, laggiù ad Hong Kong, dove in sostanza si protesta per potersi scegliere i propri rappresentanti in libere elezioni, mentre da noi si festeggia la cancellazione del Senato elettivo e dei consigli provinciali (e non delle Province) con l’insediamento di ‘candidati’ nominati dal nuovo partito unico. Strano si voti ancora per il Parlamento.
DC FOREVERIn un mondo impazzito che funziona alla rovescia, l’ironia della storia a volte sa essere beffarda… Capita così che uno degli ex portaborse di Francesco Rutelli, un bolso democristiano col puzzo di sagrestia ancora addosso, nemmeno quarantenne e che da oltre 20 anni campa quasi esclusivamente di “politica” (quella peggiore, consumata negli apparati di partito), venga a spiegare cosa sia di ‘sinistra’ e cosa invece no.
Peccato che dalla guerra alla magistratura, allo scontro senza quartiere contro i sindacati, o meglio contro la CGIL (additata a causa primaria di ogni male e tra poco anche della crisi economica); dall’astio per i “professoroni” all’insofferenza per le regole; dall’abolizione dell’Articolo 18 alla cancellazione dello Statuto del Lavoratori; dalle privatizzazioni selvagge alla depenalizzazione dei reati fiscali… tale idea della ‘sinistra’ sembri una copia carbone della peggiore destra post-berlusconiana, con la quale peraltro governa felicemente e condivide tutto, tanto è ad essa complementare.
Patetica è invece la cosiddetta “Minoranza PD”, vomitevole nella sua ignavia parolaia fatta di ‘tesi’ e mai di ‘antitesi’, alla disperata ricerca di una sintesi impossibile, che dopo essersi allevata in casa un aspirante dittatorello da 80 euro con la sua banda di chierichetti assatanati, adesso si fa meraviglia per essere diventata una costola del berlusconismo di ritorno. Per giunta, dopo la svendita, è pure a rischio sfratto.
Matteo RenziE si capisce perché quel comitato elettorale permanente a servizio esclusivo del Capo, e che si fa chiamare con l’acronimo di una bestemmia, abbia chiuso i suoi giornali d’area, ancor più inutili quando si può contare sulla solida sponda di quotidiani d’eccezione, fedelmente schierati e a costo zero. Parliamo di formidabili baluardi come Il FoglioLiberoIl Giornale (servo di due padroni)… che alternano il consueto fascismo islamofobo, il maccartismo anti-tasse, e le dispense a puntate sulla vita illustrata del duce, con editoriali apologetici sul miglior leader che la destra italiana abbia mai avuto: Matteo Renzi, per l’entusiasmo incontenibile di una Alessandro Sallusti in amore, o di un estasiato Giuliano Ferrara che forse ha ritrovato il simulacro del suo nuovo Craxi.
Le grandi iniziative editoriali di 'Libero'Il dramma vero comincia quando il Mister 41% a colpi di 80 euro, come i peggiori ras democristiani del voto di scambio, dall’alto di un provincialismo desolante ed un’ignoranza devastante (proporzionale solo alla presunzione del personaggio), si cimenta in questioni che non conosce minimamente, se non per sentito dire, discettando di “lavoro” e “occupazione”. Parole quanto Adessomai vuote, se messe in bocca ad uno che non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua, a meno che non si voglia davvero prendere sul serio l’assunzione farlocca come “dirigente”, nell’aziendina in fallimento del papà bancarottiere, specializzata nella distribuzione de “La Nazione” e “Il Giornale” per la provincia fiorentina.
Dopo la “Riforma Fornero”, che di fatto ha abolito l’Articolo 18, senza che la “minoranza piddì”, allora maggioranza, avesse nulla da ridire, il reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato è previsto solo in caso di conclamata discriminazione.
Discriminazione che potrà essere esercitata senza più alcuna preoccupazione di natura legale, per motivi politici, razziali, religiosi, sindacali, antipatia personale, o mero clientelismo familista
Renzi AdessoMa per lo strafottente Signor Cretinetti transumato da Palazzo Pitti a Palazzo Chigi, gli “imprenditori”, che sarebbe più consono chiamare PADRONI,devono poter licenziareperchéterrorizzatidalla semplice idea di dover riassumere qualcuno cacciato via, senza giusta causa, perché poco gradito alla direzione, per motivi che nulla c’entrano con la “produttività”.
Robot6Sfugge pertanto la correlazione esistente tra la totale libertà (!?) di licenziamento e la stabilizzazione dei lavoratori “precari” che, in quanto licenziabili in qualunque momento e per qualsiasi (non) ragione, continueranno a restare tali ad vitam.
Licenziato Eutelia Non si comprende la relazione tra l’estendere la tutela della maternità, con l’estensione delle prestazioni sociali a tutte le lavoratrici madri, e la cancellazione dell’Art.18 che le salvaguarda del licenziamento discriminatorio.
Né si capisce come dalla cancellazione di un diritto possano scaturire più diritti e garanzie maggiori, per tutti coloro che oggi ne sono sprovvisti.
OmniaÈ l’Articolo 18 che impedisce la stabilizzazione dei precari e l’estensione delle tutele? O la riduzione dei contratti atipici? O l’introduzione di un sussidio universale e maggiori tutele salariali? O una nuova politica della formazione professionale e rientro lavorativo?
TeleperformanceNell’immediato si istituisce il licenziamento per tutti, libero, assoluto, indiscriminato… Gli effetti sul ritorno occupazionale sono tutti da dimostrare. E da spiegare.
Autogrill Per quanto riguarda la riforma degli “ammortizzatori sociali” e le “integrazioni al reddito”, che certo non crescerà se ad ogni scatto di carriera o aumento salariale posso cacciare via, senza troppe spiegazioni, il lavoratore diventato troppo costoso e troppo ‘vecchio’, si possono aspettare tempi migliori. Al momento si ignora tutto, dall’entità, alle modalità di erogazione, al reperimento delle coperture. Ma per queste ultime è facile indovinare… Ci pensa il prof. Yoram Gutgeld, l’inventore della trovata degli 80 euro e primo consigliere economico nel consiglio di guerra di Telemaco. Brutalmente, la linea del professore israeliano può essere condensata così: privatizzare tutto, vendere tutto il vendibile nell’ambito del patrimonio pubblico, tagliare le tasse (ma anche taglio delle detrazioni). Assomiglia a Reagan, ma si legge Renzi.
Festa RenzianaCome tutti i fanfaroni dotati di un ego sconfinato, confonde la pratica con la propaganda in un’overdose mediatica da sovraesposizione auto-esaltatoria su ogni mezzo di comunicazione esistente, per un orgia declamatoria che non conosce confini, né riposo, né imbarazzo.
Ma diventa impudente quando parla di congiura dei “poteri forti” mentre si accompagna a impotenti deboli come Sergio Marchionne, coi vari banchieri, squaletti della speculazione finanziaria, e padroni delle ferriere, confluiti nello stagno del renzismo.
Marchionne e RenziTra l’altro, da profondo conoscitore del mondo del lavoro quale è, non perde occasione per blaterare qualcosa a proposito di milioni di Co.Co.Co. che per inciso sono gli unici contratti atipici a non esistere più nelle imprese private, essendo stati aboliti dalla cosiddetta “Legge Biagi”, ma mantenuti unicamente nella Pubblica Amministrazione. Non si capisce cosa impedisca al premier decisionista di eliminarli una volta per tutte e sostituirli magari con contratti a tempo determinato, insieme a tutte le garanzie del caso.
EatonMeraviglioso è poi quando parla del sindacato, unica impresa che sta sopra i 15 dipendenti e non lo applica. I sindacati, esattamente come i partiti politici, sono “enti di fatto”; Si può discutere a lungo su questa anomalia DOAgiuridica. Ma diventa inutile quando hai a che fare con un piazzista da televendita, intento a rifilare i suoi bidoni ad una platea di cheerleaders in orgasmo. E certo non si può pretendere da un azzerbinato Fabio Fazio, ridotto a scendiletto del premier, quello scatto di reni che manca ad un intero paese che, se proprio deve, intervista i ‘potenti’ in ginocchio ed evita sempre di porre le domande giuste.
fazio-e-renzi-defaultNella prevalenza degli annunci sui fatti, tramite la distorsione permanente della realtà ridisegnata per le esigenze di marketing, la correlazione logica tra premessa e valutazione è del tutto ininfluente. L’arte della propaganda si basa sulle suggestioni ed ha bisogno di immagini ad effetto, per imprimersi nella mente ed innestarsi come cortocircuiti logici sul percorso del pensiero analitico.
Come ben sa il Lettore che abbia avuto la pazienza di seguirci finora, il problema è che il pensiero si nutre di complessità; la propaganda vive di semplificazioni.
Manipolazione e ripetizione, nella reiterazione di paralogismi ad alto contenuto mediatico, sono alla base del suo successo, attraverso un condizionamento studiato dell’immaginario collettivo su archetipi condivisi.
Sostanzialmente, per riuscire al meglio, la propaganda richiede due requisiti fondamentali: una predisposizione naturale alla menzogna e una gran faccia da culo.
Per sua fortuna, proprio come il mentore di Arcore, il Telemaco in camicia bianca dispone in abbondanza di entrambe.

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CINISMOCRAZIA

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 luglio 2014 by Sendivogius

DC wants YOU!

Madonna Boschi  «Un grande statista, che è stato anche un grande presidente di questa assemblea, un riferimento per tante donne e uomini della mia terra, compreso mio padre, Amintore Fanfani, ha detto una piccola grande verità, “le bugie in politica non servono”»

Maria Elena Boschi
(21/07/2014)

Le bugie non servono, ma all’occorrenza aiutano. Più che mai in assenza di fatti.
A maggior ragione, in politica (le menzogne e non certo i fatti!) costituiscono la norma; a dispetto della massima di quel Fanfani che fece della bugia politica un uso senza scrupoli quanto sistematico, specialmente se funzionale alla conservazione del proprio potere. E se questi sono i miti fondativi del nuovo partito democratico (cristiano), c’è di che stare allegri!
Amintore Fanfani (1972)Nella sua lunga carriera, Amintore Fanfani si distingue per attivismo e le ambizioni smisurate. Amici ed avversari lo chiamano “il Motorino”, ma è una macchina perennemente accesa che nei fatti gira più a vuoto che altro.
Durante la dittatura mussoliniana, si distingue per il suo mostruoso anti-fascismo, partecipando con entusiasmo ai seminari di “mistica fascista” e scrivendo ispirati articoli su riviste coraggiosamente schierate contro il regime quali “Dottrina fascista” e “Difesa della razza”. Si dirà che anche figure intellettuali del calibro di Giorgio Bocca fecero lo stesso, ma con una differenza sostanziale: Bocca nel 1938 era uno studente 18enne; Fanfani aveva 30 anni belli e compiuti, con una laurea in tasca ed una cattedra all’università. Essendo nato prima del fascismo, e avendo 16 anni prima del suo avvento, si presuppone avesse avuto anche il tempo di maturare una propria coscienza critica, che non gli impedirà di aderire con entusiasmo al regime, che si rivela un ottimo strumento di carriera.
A scanso di equivoci, nel 1944, Bocca va in montagna a combattere con la Resistenza, mentre Fanfani scappa in Svizzera. E nel ’46 è già pronto per entrare a far parte dell’Assemblea costituente.
Francobollo_Fanfani_2008Nel 1954 si presenta come l’erede designato di Alcide De Gasperi; toscano di Arezzo, è una sorta di “rottamatore” ante-litteram: all’interno della Democrazia Cristiana, si accredita come ‘riformista’; ha fama di modernizzatore e non perde occasione per attaccare la vecchia guardia democristiana, che ha fatto il suo tempo e che deve mettersi in disparte per lasciare spazio ai ‘giovani’ come lui (le schiere di quarantenni che scalciano nel ventre democristiano), rivendicando il proprio spazio nel partito e nel governo. Tra un incarico e l’altro, ci rimarrà ininterrottamente per quasi mezzo secolo di attività, inaugurando un nuovo corso delle relazioni politiche, che autori come Sergio Turone, con un fulminante neo-logismo, chiameranno: cinismocrazia.
cambiamentoSu posizioni blandamente progressiste, con un’economia sociale implicitamente ispirata al vecchio corporativismo fascista, ed aperture trasformistiche a “sinistra”, Amintore Fanfani più che uno ‘statista’ è stato un dinosauro democristiano, destinato a lasciare la sua impronta fossile nella politica italiana. Di lui si ricorda l’utilizzo spregiudicato del Caso Montesi per silurare i propri avversari all’interno della Democrazia Cristiana e conquistare la supremazia nel partito; la cementificazione selvaggia del territorio italiano, nel più grande scempio urbanistico che la storia patria ricordi; la morte in carcere di Gaspare Pisciotta dopo un caffé corretto alla stricnina; i governi lampo, impallinati dai “franchi tiratori” e destinati ad esaurirsi in pochi mesi; l’uso clientelare dell’industria di Stato, No al divorzioutilizzata come un immenso ufficio collocamento; fino alla sua crociata personale contro l’introduzione del divorzio in Italia. Dalla sua corrente di partito, Iniziativa democratica, figliò il gruppo dei Dorotei destinato a diventare la corrente egemonica della DC e che ne rappresentò la componente più retriva, reazionaria e affaristica del partito cattolico.
Nato come giovane ‘rottamatore’, Fanfani diventa eterno e segna un record personale nel 1987 diventando il più anziano presidente del consiglio nella storia repubblicana, alla tenera età di ottant’anni!

la-grande-bellezza

Proprio Giorgio Bocca, in uno dei suoi cammei più riusciti, ne traccia un ritratto spietato che poi è anche un immagine dell’animus democristiano che asfissia il Paese:

«La fortuna di Fanfani è che egli si presenta alla ribalta democristiana, sicuro di sé, entusiasta, proprio mentre i vecchi dirigenti si sentono impari a compiti sempre più pesanti.
[…] Per Fanfani il movimento cattolico, la cultura cattolica sono orti da coltivare, ma ciò che interessa veramente, per non dire unicamente, è il partito: questo incredibile strumento di potere che da un giorno all’altro ti innalza ai vertici dello stato, ti dà poteri economici decisionali anche se fino a ieri hai scritto libri di nessun valore, anche se sei un economista di cui nelle università dei paesi avanzati riderebbero.
I best sellers di Renzi[…] Con Fanfani e i suoi coetanei la disputa sui convincimenti e sui principi è solo un pretesto: tutti sono disponibili per tutto purché assicuri il potere. Il dono del potere facile e il suo uso fin dalla più tenera età creano in questa generazione una presunzione e un mestiere che la fanno diversa ed estranea al resto del paese.
Questa gente arrivata facilmente al potere, riverita, corteggiata, si convince di possedere veramente delle qualità superiori di talento politico. E l’Italia laica stupita, umiliata, dovrà ascoltare per anni le banalità di Fanfani, le elucubrazioni di Aldo Moro, le malinconie di Antonio Segni, le divagazioni avventuristiche di Giovanni Gronchi, i festosi deliri populistici di Giorgio La Pira, ripresi dai mass-media come espressioni di un pensiero politico rispettabile. Nel contempo però questa classe politica di estrazione casuale, che ha vinto, nel ’44 o ’45, il terno a lotto di iscriversi a un partito che la Chiesa, la paura del comunismo, la situazione internazionale, hanno gonfiato di voti, diventa con il passare degli anni una classe di politici professionali che conoscono tutti i meccanismi del potere e che a un certo punto, gestendolo quasi in esclusiva, sono gli unici che sanno come funziona. Donde quella mescolanza di mediocrità culturale e capacità manovriera, di mediocre cultura e di scaltrezza che definiscono questa classe politica. Gente di scarse o nulle letture, che abita in case modeste e di cattivo gusto, che non ha la minima dimestichezza con letterati, artisti, che conosce poco o niente del mondo industriale; ma è imbattibile a manovrare nei corridoi di un congresso, ad organizzare la clientela, a tenere buono il clero protettore

Giorgio Bocca
 “Storia della Repubblica italiana
Rizzoli, 1982

Matteo Renzi - smorfie Col ciarliero Cazzaro 2.0 (che per arroganza non è secondo a nessuno), oltre alla medesima provenienza geografica, Fanfani condivide la strafottenza indisponente, il piglio decisionista e la presunzione. Curiosamente, ad accomunarli c’è pure il primato elettorale, seppure conseguito in diverse elezioni: il 41% delle ‘Europee’ con cui Telemaco si bulla un giorno sì e l’altro pure; il 42,3% ottenuto dal segretario Fanfani alle elezioni politiche del 1958 (uno dei migliori risultati mai raggiunti dalla DC). Peccato che alla successiva tornata, il risultato conseguito dallo ‘statista’ aretino fu di gran lunga al di sotto delle aspettative, determinando un suo allontanamento dalla presidenza del consiglio per i successivi venti anni.

Moro e FanfaniSi dice che allora uno sferzante Aldo Moro abbia regalato al premier perdente le Memorie di Napoleone in esilio a S.Elena. Un precedente incoraggiante, che lascia ben sperare…

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TRANSFORMER ITALIA

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Hellraiser - Cubo di Le Marchand

Con l’asciuttezza che ne distingue la prosa e le analisi, gli storici anglosassoni definiscono il Trasformismo, come una pratica di governo per la formazione di coalizioni centriste a maggioranza variabile e mutualità di intenti nella loro fumosità ideologica.

Storia d'Italia «Il trasformismo è uno dei modi in cui può funzionare il sistema parlamentare, e questo tipo di permanente coalizione centrista tendeva indubbiamente a dare alla lotta politica un carattere meno polemico e più moderato. Ma di quando in quando anche taluni liberali erano costretti a riconoscere che…. l’assenza di aperte controversie aveva un effetto paralizzante e negativo.
[…] Il trasformismo venne attaccato e accusato di essere una degenerazione della prassi del compromesso…. che nascondeva l’assenza di convinzioni profonde.
[…] Depretis, Crispi, e lo stesso Giolitti ricorsero tutti uno dopo l’altro allo stesso metodo, e ciò con lo scopo preciso di impedire che potesse formarsi un’opposizione organizzata, in quanto in circostanze di emergenza il Presidente del Consiglio era così sempre in grado di allargare la schiera dei suoi sostenitori, grazie a una “combinazione” con alcuni dei dissidenti potenziali. Quest’assenza di una opposizione ben articolata ebbe talvolta effetti quanto mai negativi nella vita costituzionale italiana, come ad esempio la rapida successione di ministeri che ne risultava, dato che quella che sembrava una solida maggioranza si volatilizzava da un giorno all’altro

  Denis Mack Smith
 “Storia d’Italia
  Laterza, 1987.

Agostino DepretisStoricamente, il metodo si afferma nella seconda metà del XIX° secolo con l’insediamento del gabinetto governativo di Agostino Depretis, quando la contrapposizione, del tutto fittizia, in seno al blocco liberale nel Parlamento tra l’ala conservatrice (“Destra”) e quella progressista (“Sinistra”), si risolse con una serie omogenea di esecutivi di compromesso, fondati sullo scambio clientelare e la gestione condivisa del potere su base personalistica.

«Una volta al governo la Sinistra, che era salita al potere soltanto grazie all’aiuto di gruppi dissidenti della Destra, trovò che le riforme erano più difficili da attuare che da predicare. Il discorso inaugurale della Corona nel novembre del 1876 accennò una volta ancora al maggiore decentramento amministrativo, ma si trattava soltanto di parole. Depretis si sforzò in ogni modo di far apparire il suo ministero più progressista di quello precedente, ma in pratica non poté far molto di più che promettere di studiare possibili riforme future e di usare metodi meno autoritari nell’applicazione della legge. Neppure quest’ultima promessa fu mantenuta

  Denis Mack Smith
  “Storia d’Italia
  Laterza, 1987.

Ed è piuttosto illuminante ricordare come Agostino Depretis illustrò il nuovo corso ai propri elettori, in uno dei suoi celebri discorsi nel suo feudo elettorale di Stradella…

«I partiti politici non si debbono fossilizzare né cristallizzare. Ed eccovi quel che io diceva in questo stesso luogo l’8 Ottobre 1876:
[…] Io spero che le mie parole potranno facilitare quella concordia, quella faconda trasformazione dei partiti, quella unificazione delle parti liberali della Camera, che varranno a costituire quella tanto invocata e salda maggioranza, la quale ai nomi storici tante volte abusati e forse improvvidamente scelti dalla topografia dell’aula parlamentare, sostituisca per proprio segnacolo un’idea comprensiva, popolare, vecchia come il moto, come il moto sempre nuova, il progresso.”
Noi siamo, o signori, io aggiungeva, un Ministero di progressisti.
E lo siamo ancora, e se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?»

 Agostino Depretis
(08/10/1882)

Cronache marziane Istituito sotto i migliori auspici, il gabinetto Depretis fece del “trasformismo” una filosofia di governo, destinata ad avere successo e contribuendo non poco a sedimentare quella palude istituzionale, che spalancò le porte al fascismo in violenta polemica con le sabbie (im)mobili del “parlamentarismo” ed in aperta rottura con un sistema sostanzialmente sclerotizzato nella propria referenzialità.
Depretis, nel suo galleggiamento ministeriale, reseconfuse le questioni di principio e impossibile ogni chiarezza di pensiero, guardandosi bene:

«...dal formulare una politica ben definita che avrebbe potuto essere respinta da un voto contrario del parlamento e preferiva degli espedienti che potevano essere sconfessati in qualsiasi momento, semplicemente abbandonando al suo destino un ministro impopolare e rimaneggiando il ministero

  Denis Mack Smith
 “Storia d’Italia
 Laterza, 1987.

Concepito come una possibile soluzione alle pastoie del parlamentarismo italiano, con la rissosità congenita di una società profondamente frazionata, il “trasformismo” si è ben presto rivelato come parte integrante del problema.

«Nacque allora la formula definita del “trasformismo” che, presumibilmente concepita come strumento utile a garantire quella che oggi definiremmo “governabilità”, si risolse in un elemento di corruzione spicciola, di cooptazione interessata.
[…] La formula Depretis, peraltro, non poggiava soltanto su questa logica miserevole. La sostennero anche uomini come Marco Minghetti, conservatore, il quale, pur auspicando un sistema bipartitico, imperniato su una dialettica di contrapposte posizioni, riteneva preminente in quel momento assicurare all’Italia un governo stabile e – per avversione tanto all’estrema destra clericale, quanto alla sinistra radicale – avvicinò a Depretis molti deputati di orientamento conservatore. Anche questo elemento, come è ovvio, contribuì a stemperare gli originari propositi riformatori della Sinistra.
Alla morte di Agostino Depretis (1887) divenne presidente del Consiglio Francesco Crispi che, pur dichiarandosi in teoria nemico del trasformismo, fece largo ricorso a quel metodo. Se ne servì negli anni successivi anche Giolitti, ogni volta che in parlamento stava per formarsi un’opposizione organizzata

  Sergio Turone
 “Corrotti e corruttori
 Laterza, 1984

HELLBLAZERIn tempi più recenti, il sostanziale immobilismo, la cooptazione clientelare delle camarille locali, una corruzione endemica funzionale alla strutturazione del consenso, sono confluite nel cosiddetto “consociativismo” che è stata una variante moderna dell’originale trasformismo in evoluzione.
Date le sue peculiarità, non è un mistero come la pratica trasformistica, soprattutto nella sua componente consociativa, abbia costituito un aspetto constante del sistema politico italiano, alla base dell’egemonia democristiana nell’immanenza della sua longevità al potere. Lungi dall’essersi esaurito, oggi il fenomeno sembra più radicato che mai, incistato com’è tra il personalismo emergente dei nuovi caudillos populisti e la ricerca di un unanimismo totalizzante nella ridefinizione degli assetti di potere in atto…

«Il venir meno di ogni discriminante ideologica e programmatica fra i due maggiori schieramenti in campo (ossia la fine di quel sia pur imperfetto modello bipolare che aveva caratterizzato la scena parlamentare italiana nel primo ventennio postunitario) ebbe come effetti un visibile degrado del dibattito politico all’interno della ‘grande maggioranza’ costituzionale e il trasferimento delle funzioni proprie dell’opposizione a forze non pienamente legittimate (l’estrema radicale, repubblicana e poi socialista) oppure a gruppi eterogenei o marginali, pronti peraltro a rientrare alla prima occasione nel gioco delle combinazioni ministeriali.
[…] Il trasformismo non nasceva da una connaturata inclinazione al compromesso dei politici italiani, ma era il portato della debolezza originaria dello Stato unitario, della fragilità delle istituzioni e della cronica esiguità delle loro basi di consenso. Non era il prodotto di un carattere nazionale, ma la risposta, forse sbagliata, a un problema reale

  Giovanni Sabbatucci
 “Enciclopedia delle scienze sociali
 (1998)

Oggi, ci si illude di superare il bipolarismo imperfetto, previa rottamazione della Costituzione repubblicana e revisione del principio maggioritario.
Le cosiddette “riforme”, più strumentali che strutturali, brandite come una clava dalla anomala maggioranza di governo nel solco di più laide intese, costituiscono il tassello evidente di un’anomalia costituzionale ancor prima che istituzionale, con un esecutivo che interviene pesantemente nel gioco parlamentare, facendosi promotore ancor più che garante di una revisione costituzionale da portare avanti a tempi contingentati e tappe forzate. E lo fa preordinando la ‘sua’ riforma, denigrando le voci critiche in seno alle istituzioni repubblicane, rimuovendo dalle commissioni i senatori non allineati (fatto senza precedenti). Impone quindi la propria “bozza” ad un Parlamento ed un Senato, ancorché supini, che subiscono l’iniziativa di un premier mai eletto in un esecutivo presidenziale, tenuto a Carl Schmittbattesimo palatino. Nel superamento dei vecchi schemi politici e di partito, il governo si attribuisce competenze che spettano alle Camere ed agisce esso stesso come un partito (della nazione), accentrando su di se i poteri e istituzionalizzando l’eccezione in virtù di un presunto principio di necessità. Vizio antico ma sempre presente.
L’iniziativa governativa più che integrare l’azione parlamentare, ne determina l’indirizzo e la sovrasta nella sua ipertrofia decisionale. Viste le finalità recondite, circa l’attivismo promozionale (e propagandistico) del governo, viene in mente una vecchia polemica gramsciana riconquistata ad insospettabile attualità:

Gramsci«Il governo ha infatti operato come un “partito”, si è posto al di sopra dei partiti non per armonizzarne gli interessi e l’attività nei quadri permanenti della vita e degli interessi statali nazionali, ma per disgregarli, per staccarli dalle grandi masse e avere “una forza di senza-partito legati al governo con vincoli paternalistici di tipo bonapartistico-cesareo”: cosí occorre analizzare le cosí dette ‘dittature’ di Depretis, Crispi, Giolitti e il fenomeno parlamentare del trasformismo

  Antonio Gramsci
 “Passato e Presente. Agitazione e propaganda
 Quaderno III (§119); Anno 1930.

JOHN McCORMICKAttualmente, il trasformismo centrista di matrice neo-consociativa sembra convivere con le impennate demagogiche di un populismo di ritorno, dal quale trae giustificazione e legittimazione quale necessario argine di contenimento, mentre la componente cesaristica ne diventa strumento indispensabile di governo, in qualità di catalizzatore del consenso personalizzato a dimensione di “leader”. Per disinnescare la carica eversiva della minaccia populista, il “cesarismo” ne assume in parte le istanze; le converte in alchimie di governo consacrate alla preservazione della ‘stabilità’ tramite l’adozione su polarità alternata e contraria di un populismo reazionario, ammantato da un’onnipervasività plebiscitaria, riadattando il sistema alle necessità congenite del leader ed al consolidamento della sua posizione di potere. Si tratta di iniezioni controllate, con inoculazione del veleno a piccole dosi in funzione immunizzante. La pratica si chiama “mitridatismo”. E peccato che le tossine così somministrate a lungo andare finiscano col distruggere l’organismo che s’intendeva preservare.
Per quanto mutevoli possano essere le sue forme, il Cesarismo continua ad essere declinato nella forma prevalente dell’istrione, che a quanto pare resta il figuro più amato dagli italiani, incentrando la sua preminenza sui legami emozionali.

Wien - Kunsthistorisches Museum - Gaius Julius Caesar«L’organizzazione politica del cesarismo si afferma sempre a seguito di un processo di deistituzionalizzazione delle organizzazioni e delle procedure politiche preesistenti. In altri termini, parleremo di cesarismo se, e solo se, la leadership individuale nasce sulle ceneri di un’organizzazione politica istituzionalizzata che è stata colpita da un processo di decadenza e di disorganizzazione.
Il cesarismo è un regime di transizione, intrinsecamente instabile. Sorge per fronteggiare uno stato di disorganizzazione e di crisi acute della comunità politica ed è destinato a lasciare il posto a forme diverse e più stabili di organizzazione del potere.
[…] Un regime politico di transizione, che sorge in risposta alla decadenza di istituzioni politiche preesistenti ed è fondato su un rapporto diretto – ove la componente emozionale (così come è descritta, ad esempio, da Freud) è preminente – fra un leader e gli appartenenti alla comunità politica, veicolato da tecniche plebiscitarie di organizzazione del consenso.
[…] Per usare termini schmittiani potremmo dire che il cesarismo è il regime dello “stato d’eccezione” in cui però l’assunzione di pieni poteri da parte del leader si sposa con un consenso plebiscitario, o semiplebiscitario, della comunità politica (delle sue componenti maggioritarie). In questa prospettiva si può spiegare facilmente anche la scarsa attenzione che la scienza politica presta ai fenomeni cesaristici. Trattandosi di regimi di transizione, i regimi cesaristici hanno una vita effimera. Essi sorgono in risposta a una crisi e si trasformano più o meno rapidamente in regimi diversi

 Angelo Panebianco
Enciclopedia delle scienze sociali
(1991)

Semmai, il problema della transizione risiede nella durata, che qui in Italia si esplica in parentesi prolungate da non prendere mai alla leggera…
Il vecchio che tornaPerché al di là dei toni trionfalistici, l’unanimismo plebiscitario, la piaggeria cortigiana ed i facili entusiasmi, l’attuale governo garantito dai “senza-partito” vincolati al premier da un legame “bonapartistico-cesarista” e dalle più alte Grillinoprotezioni dell’ermo Colle, costituisce nella sostanza una parentesi di transizione, volta ad essere superata in fretta non appena sarà chiaro il trucco delle tre carte al volgere della fine dei giochi, sbollita l’enfasi delle contro-riforme artificialmente pompata da un apparato mediatico più che compiacente. Un “regime cesaristico” si afferma sul disfacimento dei partiti e prosperano traendo alimento dal populismo che inevitabilmente si sprigiona dalla loro decomposizione, con ben pochi vantaggi per lo sviluppo civile e di una società pienamente democratica.

«Man mano che i vecchi partiti da fiorentissimi sono diventati secchissimi (non parlo, com’è ovvio di quelli già defunti sotto le macerie di Tangentopoli), sono riemersi i caratteri di una società civile tradizionalmente avulsa dai meccanismi dell’associazionismo intermedio, mentre si è creata una voragine nel luogo del primitivo insediamento, un vuoto che può essere colmato d’un tratto da qualsiasi predicazione, poco importa se proveniente da demagoghi improvvisati, da corporazioni che invadono il campo della politica, o da partiti d’opinione, che sappia catturare il voto “emotivo”

  Mario Patrono
Maggioritario in erba – Legge elettorale e sistema politico nell’Italia che (non) cambia
Edizioni CEDAM
  Padova, 1999

In questa sua opera ‘minore’ di agevolissima lettura, Mario Patrono, costituzionalista di orientamento socialista ed esperto in Diritto pubblico comparato, coglieva con un ventennio d’anticipo i limiti intrinseci del maggioritario e le implicazioni sul sistema politico italiano, che col senno di poi si sono rivelate in buona parte esatte. A suo tempo il prof. Patrono, con tutte le riserve del caso, aveva posto la propria attenzione sulla “zoppìa del maggioritario in azione, sottolineando i limiti e le speranze già all’alba della sua adozione:

«..visto come il toccasana per guarire d’incanto il sistema politico italiano da tutti i mali che lo affliggevano: la corta durata dei governi, la fragilità della loro azione, la presenza di troppi partiti, la mancanza di ricambio al potere, la degenerazione della politica stessa, il maggioritario – alla prova dei fatti – sembra aver peggiorato piuttosto che migliorato lo stato delle cose, aggiungendo malanni nuovi a quelli preesistenti

Mario Patrono
 “Maggioritario in erba
(1995)

Considerati i soggetti politici attualmente in lizza secondo un’ottica tripartita, il parlamentarismo proporzionalista svolgerebbe una funzione ‘analgesica’, che per esempio un giurista del calibro di Hans Kelsen definiva di per se stessa “sedativa” nei sistemi conflittuali ad alta temperatura. E la stesura di una nuova legge elettorale è forse utile in tal senso, come migliore antidoto a prossime ed eventuali involuzioni nell’ambito dell’offerta politica, segnando una linea di demarcazione tra il rilancio della Politica ed il “commissariamento della Democrazia”, destinata ad essere strozzata dalla garrotta dei “governi tecnici”.

«Quale potrà essere l’esito finale di questo scontro tra chi vuole davvero il maggioritario, e perciò si adopera per valorizzarlo, e chi maneggia invece per affogarlo nella pozza di un sistema piegato ad avere tre poli in luogo dei “classici” di due, non è dato al momento sapere. Da una parte, a favore del bipolarismo gioca il terrore retrospettivo delle condizioni di un tempo, che l’inchiesta giudiziaria “Mani pulite” si vorrebbe aver chiuso per sempre. Ragiono nei termini di un riscatto morale dalla corruzione, e mi riferisco al dato inoppugnabile che il sistema elettorale maggioritario vi si oppone assai meglio della proporzionale, che al contrario la fomenta….
Ma è proprio qui che si nasconde la questione a cui è legata la possibilità dell’Italia di diventare una democrazia “funzionante”. È davvero il capitalismo italiano in grado, lo è davvero la società italiana di fare a meno della corruzione pur conservando la pace sociale e mantenere intatto il livello di benessere, al Nord come al Sud? Se la risposta è ‘no’, mille interessi leciti e illeciti, grandi e piccoli non tarderanno a far rivivere il passato. E la “Seconda Repubblica” rimarrà scritta nel libro dei sogni.
[…] Resta che le difficoltà e i pericoli di questa fase della vita politica si rivelano con chiarezza, non appena si guardi alla somma di incongruenze che vi albergano:
– un maggioritario in erba, parziale e indigesto per difetto di cultura;
– un bipolarismo precario che funziona male e che sono in molti, nel loro intimo, a non volere;
– una situazione politica confusa, fluida, miscelata, con maggioranze scarse;
una società che – dopo tanto discutere se fosse preferibile “rappresentarla” o piuttosto “governarla” – appare, per colmo di paradosso, né “rappresentata” né “governata”

  Mario Patrono
 “Maggioritario in erba
 (1995)

Pig and his girl by EastMonkey Alla prova dei fatti, possiamo dire che la risposta è stata ‘no’.
E la cosiddetta Terza Repubblica non è che si preannunci tanto meglio delle precedenti. Anzi!
In riferimento invece ai ‘governi tecnici’ (Ciampi e Amato), che hanno preceduto l’insediamento ventennale della pornocrazia berlusconiana, quanto di ‘meglio’ ha saputo incarnare lo spirito della “Seconda Repubblica”, così si esprimeva il prof. Patrono paventandone i rischi e le conseguenze future:

«Inoltre, e questo è forse il danno maggiore, si assiste ad una semiparalisi delle dinamiche istituzionali, che si manifesta con la presenza di un governo “tecnico”, che tiene il cartellone già da parecchi mesi. Il che sta provocando due conseguenze, l’una più grave dell’altra: un tentativo di nascondere dietro le contraddizioni in termini di una (presunta ma impensabile) “neutralità della politica” il fenomeno ben più allarmante di un oscuramento della politica, e ciò accade quando appunto la politica avrebbe dovuto ricevere dal maggioritario un rilancio in grande stile; ed un processo di commissariamento della democrazia, effetto e sintomo nel profondo della crisi che ha investito i partiti e le grandi organizzazioni sindacali, che fa dipendere le grandi scelte politiche da una cerchia di oligarchi senza investitura popolare: un processo che rischia, alla lunga, di aggravare il distacco tra i cittadini e il potere, nel momento stesso in cui il maggioritario è considerato dai suoi fautori (insieme al referendum e dopo di esso) il modo più genuino, immediato, ed anche più attraente di far partecipare il popolo, la “gente” alla vita politica.
OLIGARCHIAPer scrupolo osservo che questa fase…. rappresenta una miccia accesa sotto l’insieme delle libertà repubblicane: se non riusciamo a lasciarcela dietro alle spalle in tutta fretta, il rischio di un logoramento dello stesso contratto sociale diventa inevitabile

Mario Patrono
Maggioritario in erba – Legge elettorale e sistema politico nell’Italia che (non) cambia
Edizioni CEDAM
Padova, 1999

Praticamente, a decenni di distanza, siamo ritornati al bivio di partenza con una situazione sociale e culturale persino peggiore, e ancor più logorata, della matrice originaria…

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Partito della Nazione

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 luglio 2014 by Sendivogius

frase-cuando-hay-un-gran-lider-un-gran-partido-y-una-genuina-patria-brilla-la-nacion-lo-mismo-que-el-kim-jong-ilUltimamente, si sente parlare sempre più spesso e con una certa leggerezza, in conformità con la faciloneria dei tempi che corrono, di “Partito della Nazione”. Si tratta di una scelta semantica funzionale a Alemanno - Partito della Nazionedefinire la catalizzazione del consenso. E di per se stessa si presta a interpretazioni quantomeno dubbiose: se la “nazione” vive politicamente in un partito che ne riflette le scelte e l’animus prevalente, come si dovrebbe definire ciò che ne resta al di fuori per incapacità di omologazione o intrinseca resilienza? Anti-nazionale, e dunque anti-italiano, ‘sovversivo’?!?
Se la scelta delle parole è importante, bisognerebbe saper cogliere anche il presupposto “totalitaristico” di simili definizioni…
JoinTeaPartyNationIl termine, recentemente evocato dal premier Renzi, è in realtà una vecchia trovata di Pier Ferdinando Casini [QUI]. E con ogni evidenza si ispira a quello che in Italia fu il “partito della nazione” per eccellenza: la Democrazia Cristiana. La riscoperta rende bene qual’è il modello ispiratore e l’approdo ultimo delle attuali fregole “riformiste”, soffritte in salsa liberista.
L'arrivo del partito della nazioneMa l’idea di un “partito della nazione” non è certo una novità nello spettro politico, visto che solletica perfino le simpatie di vecchi comunisti in disarmo come Alfredo Reichlin, in una ritrovata visione egemonica ai tempi della post-democrazia.
Partito della NazioneSostanzialmente, costituisce una variante rivista e corretta del cosiddetto catch-all party, il “partito pigliatutto”: invenzione non nuovissima, dal momento che il primo ad utilizzare l’espressione fu il prof. Otto Kirchheimer, che ne teorizzò la struttura già a metà degli anni ’60, considerando il fenomeno come la naturale evoluzione dei partiti di massa. Tramite l’adozione di un armamentario post-ideologico, assolutamente flessibile e trasversale, il “partito pigliatutto” si concentra sulla promozione elettorale di interessi specifici e quanto più variegati possibile. Ottimizza il consenso, tanto più condivise sono le tematiche promosse, quanto più è indefinita la visione ideologica d’insieme e liquido il suo elettorato di riferimento. Allargando l’offerta elettorale delle proposte, pesca suffragi nei bacini elettorali più diversi. Si direbbe che più che indirizzare l’elettore, focalizzando l’azione su specifici temi, ne insegua piuttosto gli umori, avvallandone le pulsioni e funzionando come perfette macchine elettorali, per la massimizzazione del consenso in termini di voti.
Il “partito pigliattutto” è stata l’entità prevalente dell’ultimo decennio, con la sua struttura su base personalistica, mutuata dal linguaggio pubblicitario e dal marketing avanzato. Pertanto, si è passati dal partito-azienda, inteso come emanazione proprietaria delle aziende Mediaset, al sedicente “movimento” che pesca a destra e a sinistra, fuori dai vincoli di appartenenza politica nel culto ossessivo del Capo politico di cui è la protuberanza, ma in quest’ultimo caso siamo fuori scala ed è come contare i coliformi in una fogna. Più ordinario è invece il caso di quell’ex contenitore di correnti l’un contro l’altra armate, che è stato fino a poco tempo il partitone democratico, ridotto oramai a coreografia scenica e filiale organizzativa del renzismo dilagante.
Soprattutto, nella loro offerta indifferenziata, i catch-all parties sono prodotti a forte contenuto mediatico, fondati sulla predominanza degli slogan, e costruiti attorno alla personalità eclettica di un leader di cui si mettono al servizio, essendo strumenti più funzionali che sostanziali. E questo ne costituisce anche il limite e la debolezza più evidente, dal momento che la vacuità ideologica, il personalismo verticistico, ed i trasformismi politici, possono degenerare nei casi peggiori, in culto della personalità, incentrato attorno ad un populismo reazionario e improntati alla massima ubiquità.
Emblema del Partido Colorado del Paraguay Come sempre, gli esempi più deleteri ci vengono dalla realtà latinoamericana, rotta a tutte le degenerazioni possibili. In tale ambito, un modello atipico quanto particolare sono i partidos colorados di Paraguay ed Uruguay, capaci delle involuzioni e dei contorcimenti politici il più eclatanti (e ripugnanti) possibile.
Tornando invece alla specificità italiana, sopravvalutare la portata dei propri successi (ancor più se elettorali per tornate minori) non è mai un buon metro di giudizio, esattamente come non giova all’azione la prudenza eccessiva.
DicaaaE questo bisognerebbe ricordarlo all’aspirante “Telemaco” in viaggio per l’Europa. Peraltro, ad essere pignoli, la scelta mitologica è davvero tra le più infelici: Telemaco nel suo girare a vuoto, è uno dei personaggi più inconcludenti dell’Odissea; tutta la sua vita è consacrata alla ricerca del padre assente (che se la spassa come meglio può, passando di letto in letto), al quale demandare la risoluzione di problemi (tipo i proci che gli hanno occupato casa e gli insidiano la madre) che è totalmente incapace di risolvere da Telemaco e Athena nell'aspetto di Mentoresolo. Che siano la dea Atena, che si manifesta con l’aspetto del vecchio Mentore, papà Ulisse (travestito da vecchio), la madre Penelope… Telemaco si appoggia totalmente agli altri, i “vecchi” per l’appunto, senza i quali è perduto. Quando per forza di cose decide da solo, affrancandosi finalmente dall’ombra paterna, inesorabilmente sbaglia e fa una gran brutta fine.
Ecco, parlare di “Generazione Telemaco” non è esattamente una metafora di buon auspicio. Fortunatamente, la gilda di mercanti riunita sotto la finzione di un europarlamento è troppo intenta a tirar di conto sulla pelle dei popoli, per perder tempo a leggere i Classici (non è stato detto che con la Cultura non si mangia?) e dunque non si corre il rischio possa cogliere l’incongruenza. In quanto agli apologeti di casa nostra, che sempre più numerosi si affollano alla destra del Figlio, riuscirebbero a far passare l’ottone per la pietra filosofale.
È curioso che ci si gingilli invece attorno a recipienti dal contenuto variabile come il “partito della nazione”, tanto da non capire quanto siano anacronistici sia l’uno (il “Partito”) che l’altra (la “Nazione”) in un contesto fortemente diversificato. A meno che non si intenda utilizzare il nuovo contenitore come un vaso di decantazione, dove marinare opinioni, divergenze e sensibilità differenti, lasciate in decantazione fino ad elidere ogni sfumatura contraria, nell’illusione di un unanimismo stretto attorno ad un leader che decide in splendida solitudine. Perché se in Italia c’è una cosa che non manca, sono i suoi aspiranti “salvatori”.

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Il Divo Giulio

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 maggio 2013 by Sendivogius

Tracciare un profilo minimo ma esauriente sul fu Giulio Andreotti, brachiosauro della prima repubblica, sopravvissuto all’evoluzione della specie, dopo mezzo secolo di titanismo democristiano, non è semplicemente impossibile… È inutile. Perché il divo Giulio, che il potere più che viverlo lo ha incarnato nella sua stessa essenza, più che per i suoi motti di spirito con le sue battute salaci e l’eccezionale carriera politica, resterà per sempre famoso non per le sue parole, ma per i suoi silenzi. Più che i suoi motti di spirito dalla battuta salace, più che l’eccezionale carriera politica, ad essere ricordato sarà il silenzio assordante di mille parole non dette, i segreti mai svelati, le verità negate e sempre occultate, gli arcani di un sottobosco di potere occulto e pervasivo dove ogni mezzo giustificava il fine: la supremazia politica della DC (e soprattutto della sua corrente politica) identificata col bene supremo dello Stato.

Paradossalmente, la scomparsa del divino Giulio avviene in concomitanza con la rinascita di una nuova Democrazia Cristiana, o quantomeno con ciò che più le rassomiglia dopo due decadi di ibridazione, sulla scia di un nuovo compromesso che si vorrebbe “storico”, ma che è solo la squallida riedizione dell’antico trasformismo italico, ispirato alle liturgie curiali dei rituali neo-consociativi per la preservazione del potere nella sua spartizione allargata.
L’eredità di Andreotti, di quello che l’uomo (volente o nolente) rappresentato, oggi è più viva che mai. Come la fenice rinasce dalle ceneri e dalle sue miserie per incistarsi tra coloro che di quell’antico ordine precostituito furono gli eredi, le vittime, i complici, i carnefici…
In questa prospettiva, sulla scia di altre larghe intese: quelle cominciate nel 1976 (e delle quali il Governo Letta è un surrogato diretto) sotto il cosiddetto governo di solidarietà nazionale: monocolore democristiano, con Giulio Andreotti al suo terzo incarico come presidente del consiglio (1976-1978), che culminò con l’assassinio di Aldo Moro e l’inizio di una crisi inarrestabile della Sinistra italiana, con la scomparsa di una vera opposizione parlamentare.
Dunque, per un’epoca mai chiusa e che ogni volta ritorna vivificata sotto mutate forme nell’aspetto grottesco e mostruoso dei revenants, se si vuole davvero tracciare un ritratto politico di Andreotti e di una classe dirigente eterna nei suoi vizi (e le sue miserie), l’immobilismo scambiato per fermezza, la preservazione del ‘potere’ nella sua immutabilità, quale miglior necrologio delle lettere che Aldo Moro inviò dalla suaprigione del popolo, prima di essere assassinato dalle Brigate rosse?

Lettera al Partito della Democrazia Cristiana
  (recapitata il 28 aprile 1978)

Dopo la mia lettera comparsa in risposta ad alcune ambigue, disorganiche, ma sostanzialmente negative posizioni della D.C. sul mio caso, non è accaduto niente. Non che non ci fosse materia da discutere. Ce n’era tanta. Mancava invece al Partito, al suo segretario, ai suoi esponenti il coraggio civile di aprire un dibattito sul tema proposto che è quello della salvezza della mia vita e delle condizioni per conseguirla in un quadro equilibrato. E’ vero: io sono prigioniero e non sono in uno stato d’animo lieto. Ma non ho subito nessuna coercizione, non sono drogato, scrivo con il mio stile per brutto che sia, ho la mia solita calligrafia. Ma sono, si dice, un altro e non merito di essere preso sul serio. Allora ai miei argomenti neppure si risponde. E se io faccio l’onesta domanda che si riunisca la direzione o altro organo costituzionale del partito, perché sono in gioco la vita di un uomo e la sorte della sua famiglia, si continua invece in degradanti conciliaboli, che significano paura del dibattito, paura della verità, paura di firmare col proprio nome una condanna a morte.
[…]
E’ nella D.C. dove non si affrontano con coraggio i problemi. E, nel caso che mi riguarda, è la mia condanna a morte, sostanzialmente avvallata dalla D.C., la quale arroccata sui suoi discutibili principi, nulla fa per evitare che un uomo, chiunque egli sia, ma poi un suo esponente di prestigio, un militante fedele, sia condotto a morte. Un uomo che aveva chiuso la sua carriera con la sincera rinuncia a presiedere il governo, ed è stato letteralmente strappato da Zaccagnini (e dai suoi amici tanto abilmente calcolatori) dal suo posto di pura riflessione e di studio, per assumere l’equivoca veste di Presidente del Partito, per il quale non esisteva un adeguato ufficio nel contesto di Piazza del Gesù. Sono più volte che chiedo a Zaccagnini di collocarsi lui idealmente al posto ch’egli mi ha obbligato ad occupare. Ma egli si limita a dare assicurazioni al Presidente del Consiglio che tutto sarà fatto come egli desidera.
E che dire dell’On. Piccoli, il quale ha dichiarato, secondo quanto leggo da qualche parte, che se io mi trovassi al suo posto (per così dire libero, comodo, a Piazza ad esempio, del Gesù), direi le cose che egli dice e non quelle che dico stando qui. Se la situazione non fosse (e mi limito nel dire) così difficile, così drammatica quale essa è, vorrei ben vedere che cosa direbbe al mio posto l’On. Piccoli. Per parte sua ho detto e documentato che le cose che dico oggi le ho dette in passato in condizioni del tutto oggettive. E’ possibile che non vi sia una riunione statutaria e formale, quale che ne sia l’esito? Possibile che non vi siano dei coraggiosi che la chiedono, come io la chiedo con piena lucidità di mente? Centinaia di parlamentari volevano votare contro il Governo. Ed ora nessuno si pone un problema di coscienza? E ciò con la comoda scusa che io sono un prigioniero. Si deprecano i lager, ma come si tratta, civilmente, un prigioniero, che ha solo un vincolo esterno, ma l’intelletto lucido? Chiedo a Craxi, se questo è giusto. Chiedo al mio partito, ai tanti fedelissimi delle ore liete, se questo è ammissibile. Se altre riunioni formali non le si vuol fare, ebbene io ho il potere di convocare per data conveniente e urgente il Consiglio Nazionale avendo per oggetto il tema circa i modi per rimuovere gli impedimenti del suo Presidente. Così stabilendo, delego a presiederlo l’On. Riccardo Misasi.
E’ noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte. In tanti anni e in tante vicende i desideri sono caduti e lo spirito si è purificato. E, pur con le mie tante colpe, credo di aver vissuto con generosità nascoste e delicate intenzioni. Muoio, se così deciderà il mio partito, nella pienezza della mia fede cristiana e nell’amore immenso per una famiglia esemplare che io adoro e spero di vigilare dall’alto dei cieli. Proprio ieri ho letto la tenera lettera di amore di mia moglie, dei miei figli, dell’amatissimo nipotino, dell’altro che non vedrò. La pietà di chi mi recava la lettera ha escluso i contorni che dicevano la mia condanna, se non avverrà il miracolo del ritorno della D.C. a se stessa e la sua assunzione di responsabilità. Ma questo bagno di sangue non andrà bene né per Zaccagnini, né per Andreotti né per la D.C. né per il paese. Ciascuno porterà la sua responsabilità.
Io non desidero intorno a me, lo ripeto, gli uomini del potere. Voglio vicino a me coloro che mi hanno amato davvero e continueranno ad amarmi e pregare per me. Se tutto questo è deciso, sia fatta la volontà di Dio. Ma nessun responsabile si nasconda dietro l’adempimento di un presunto dovere. Le cose saranno chiare, saranno chiare presto.

  [Testo integrale QUI]

Andreotti ed i notabili democristiani

Lettera a Giulio Andreotti,
Presidente del Consiglio dei Ministri
  (recapitata il 29 aprile)

Caro Presidente,
so bene che ormai il problema, nelle sue massime componenti, è nelle tue mani e tu ne porti altissima responsabilità. Non sto a descriverti la mia condizione e le mie prospettive. Posso solo dirti la mia certezza che questa nuova fase politica, se comincia con un bagno di sangue e specie in contraddizione con un chiaro orientamento umanitario dei socialisti, non è apportatrice di bene né per il Paese né per il Governo. La lacerazione ne resterà insanabile. Nessuna unità nella sequela delle azioni e reazioni sarà più ricomponibile. Con ciò vorrei invitarti a realizzare quel che si ha da fare nel poco tempo disponibile. Contare su un logoramento psicologico, perché son certo che tu, nella tua intelligenza, lo escludi, sarebbe un drammatico errore.
Quando ho concorso alla tua designazione e l’ho tenuta malgrado alcune opposizioni, speravo di darti un aiuto sostanzioso, onesto e sincero. Quel che posso fare, nelle presenti circostanze, è di beneaugurare al tuo sforzo e seguirlo con simpatia sulla base di una decisione che esprima il tuo spirito umanitario, il tuo animo fraterno, il tuo rispetto per la mia disgraziata famiglia.
Quanto ai timori di crisi, a parte la significativa posizione socialista cui non manca di guardare la D.C., è difficile pensare che il PCI voglia disperdere quello che ha raccolto con tante forzature.
Che Iddio ti illumini e ti benedica e ti faccia tramite dell’unica cosa che conti per me, non la carriera cioè, ma la famiglia.
Grazie e cordialmente tuo
Aldo Moro

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