Archivio per Demagoghi

Rilancia e Raddoppia

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , on 25 febbraio 2018 by Sendivogius

Nel corso degli ultimi decenni, complice anche un certo degrado umano prima ancora che morale, si è radicata l’idea che l’elettore-tipo sia un fluttuante coglione in vendita, da comprare a colpi di “bonus” e regalie all’ingrosso. Più che marketing elettorale, è politica marchettara tra “rivoluzioni fiscali” e “tagli epocali” di tasse, ma con un saldo della spesa pubblica invariato, quando non in crescita (e non si capisce bene chi o cosa dovrebbe rifinanziarla), per un profluvio di promesse che valgono come le banconote del monopoli e montagne di fuffa montata. Il tutto insufflato da una pioggia di mancette distribuite qua e là (un po’ alla cazzum canis), tanto per non scontentare nessuno dei potenziali votanti da pescare a strascico in categorie trasversali, in una gara a chi la spara più grossa; dove il banco ci perde sempre, almeno fin quando non arriva il conto da pagare.
Per carità! Niente che non si sia già visto in passato. Negli Anni’ 70 la chiamavano “politica delle mance” ed era una specialità tutta democristiana, portata a livelli estremi da Giulio Andreotti, prima di diventare prassi ordinaria ed indistinta. Eppoi sappiamo com’è finita…
Se il modello dominante è la televendita, e in genere si tratta di una farsa in cui vince chi ha la faccia da culo più sfacciata e non certo chi piazza la merce migliore, la maschera è quella di Cetto La Qualunque, senza dimenticare che dietro ad ogni venditore favoloso si nasconde un bugiardo patologico. Lasciate perdere il “familismo amorale”, il “particolarismo corporativista”, o il clientelismo cronico delle cosche elettorali che prosperano sulla dilatazione del bisogno sospeso. Qui siamo direttamente dalle parti della Respublica romana, quella alle battute finali che precedono l’avvento dei Cesari, nel trionfo (effimero sempre, drammatico a volte) dei demagoghi del momento.
A seguire, una piccola selezione delle promesse più tintinnanti, da parte di chi evidentemente è abituato a pagare i conti coi dobloni di cioccolata avvolti nella stagnola dorata e pensa che sia sufficiente stampare le banconote con la fotocopiatrice di casa per aumentare il gettito fiscale.
Lungimirante, abbiamo il partito-bestemmia finalmente allineato al trend generale, grazie all’inconfondibile tocco del Cazzaro fiorentino, quello con la faccia intelligente, sostanzialmente fedele al numero magico degli ottanta euro (che tanta fortuna gli hanno portato) e dei suoi moltiplicatori:

240 euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino ai 18 anni.
80 euro per i figli fino a 26 anni, fino a 100 mila euro di reddito.
400 euro al mese per ogni figlio fino ai 3 anni.
80 euro di bonus estesi ai titolari di partite IVA fino a 24.000 euro.
150€ mensili di bonus casa, con detrazione estesa fino a 30.000€ di reddito per agevolare chi decide di uscire di casa prima dei 30 anni.
Tessera gratuita di 6 mesi per i trasporti pubblici, valida nell’arco di 50 km dalla sede di residenza, destinata a tutti i Neet e i disoccupati nei primi 6 mesi dalla dichiarazione di disponibilità al lavoro.
Riduzione del cuneo contributivo di 4 punti in 4 anni (dal 33% al 29%).
Incentivi fiscali alle famiglie che necessitano del sostegno di badanti o di ricovero in case di cura per migliorare la qualità della vita
Pensione contributiva di garanzia, costituita da un livello di reddito pensionistico minimo di 750 euro mensili, garantito alle persone che sono interamente nel sistema contributivo al compimento dell’età di vecchiaia, grazie a un’integrazione a carico dello Stato, fino ad un massimo di 1.000 euro mensili.
Raddoppiare i fondi per il reddito di inclusione.
Cancellare il canone Rai.
Assunzione di 10.000 ricercatori universitari.
Riduzione aliquota IRES, dal 24% al 22%.
Estensione anticipo pensionistico.

Il Bengodi aumenta ancora dalle parti della Setta del Grullo, che per l’occasione ha convocato on line gli adepti di stretta osservanza per redigere il proprio programma elettorale, non bastando i cazzabubboli da 18.000 euro al mese che transitano in Parlamento. In una moltiplicazione dei pani e dei pesci, tra pensierini elementari tipo l’abolizione della guerra e macchinine elettriche per tutti, passando per i ministeri della meritocrazia e dell’onestà, il risultato della spremuta collettiva è questo:

812 euro mensili di reddito di cittadinanza per i single.
1706 euro mensili di reddito di cittadinanza, per una famiglia di 4 persone con minori.
780 euro netti di pensione minima garantita per tutti i pensionati.
1170 euro netti di pensione garantita per ogni coppia di pensionati.
Niente tasse fino a 10.000 euro. Riduzione del cuneo fiscale e taglio drastico dell’IRAP (con la quale viene finanziato il 40% della Sanità pubblica).
Rimborsi per asili nido, baby sitter e pannolini.

Poi vabbè! Abbiamo Lui, l’Ineguagliabile!!
Qui siamo a livelli francamente inarrivabili, che superano la realtà per entrare nella sfera del mitologico, in un’overdose di promesse realistiche come i suoi capelli.
Per questo vincerà le elezioni:

Accrescere l’aspettativa di vita fino a 125 anni.
1000 euro al mese di pensione per tredici mensilità, esteso anche alle casalinghe.
1000 euro di reddito minimo garantito
Raddoppio delle pensioni di invalidità
Azzeramento della Legge Fornero
Veterinario gratis ogni 15 giorni.
Eliminazione dell’IVA sul cibo per cani
Cure odontoiatrice, oculistiche, e trasporti gratuiti per anziani.
Abolizione del bollo auto
Abolizione della tassa di successione
Abolizione dell’IRAP, alla quale si accompagna l’estensione delle prestazioni sanitarie che dall’IRAP vengono finanziate.
Rottamazione delle cartelle esattoriali e chiusura di tutti contenziosi e pendenze fiscali
“Tassa piatta” al 23% per tutti, indipendentemente dal reddito. La Lega rilancia con aliquota unica al 15%.

Per una volta, tutti sono allegramente uniti nella convinzione che gli italiani siano una massa di vecchi rincoglioniti e accattoni analfabeti. Il ché in parte è sicuramente vero. Anche se si spera non fino a questo punto!

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(107) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 3 febbraio 2018 by Sendivogius

Classifica GENNAIO 2018″

Appassionante come la carcassa putrefatta di un cane morto, continua la farsa delle candidature elettorali, nel grande shithole della politica italiana: il pozzo nero con la fuffa intorno, dove ogni minimo di decenza o parvenza di dignità sembra ormai sprofondata in un gorgo indistinto di stronzate surreali, che mai si ricordino a memoria di televendita, tanto che Wanna Marchi al confronto sembra una sobria statista di altri tempi e Cetto La Qualunque un raffinato teorico del realismo politico.
Nell’Era dei Cazzari, il mondo appartiene ai cialtroni: contaballe professionisti e spacciatori industriali di fuffa all’ingrosso, con la loro corte dei miracoli, e soprattutto di miracolati da certa ‘politica’ che fa del cialtronismo una professione; la claque sempre al seguito e pronto impiego, per le esibizioni coreografiche degli abborracciati capetti in grisaglia, alla ricerca di una rendita sicura in parlamento. Tra di loro condividono l’ignoranza abissale e l’incontenibile faccia come il culo. E fin tanto che non otterranno la loro elezione per meglio fottere ancora, ci toccherà subire questa giostrina demente di macchiette caricaturali, che si agitano su cavallucci a dondolo, roteando sciabolette di latta spuntate. Sono i nuovi mostri della politica italiana. E per rintracciare una simile galleria di facce da culo, bisognerebbe ritornare alla commedia grottesca degli Anni ’60, se non fosse che questi sono infinitamente peggio.
In un crescendo mirabolante di promesse impossibili (stronzate per l’appunto!) ed iperboliche elargizioni di massa, di chi ritiene che gli elettori prima ancora che convinti vadano soprattutto comprati, e con le quali i cazzari si inseguono tra loro nella corsa a chi la spara più grossa, il premio alla miglior faccia da culo di sempre spetta indubbiamente a Lui, l’intramontabile Pornonano, campione indiscusso della categoria. E sarebbe destinato e rimanervi ancora a lungo, se solo una faccia ce l’avesse ancora, nascosta com’è da un multistrato di fard e cerone che conferiscono il tipico colorito argilloso al mascherone funebre che ne ricopre il volto, con la tripla passata di vernice per mogano in cima al prepuzietto, per simulare la ricrescita della peluria. Insomma, un barcollante zombie della politica in circolazione da 25 anni (ma che ha in schifo i “professionisti” della suddetta), che caracolla incerto sui tacchi da 12 come un E.T. sodomizzato di fresco, e ciancica mentine cercando di non perdersi per strada la mandibola, mentre parla di detassazione del cibo per animali, tonsura canina, e le immancabili dentiere. Insomma, una roba grottesca!
Alla sua (estrema) destra si agita il porcinesco uomo con la felpa, davvero convinto di fare il premier, ed al cui confronto il canaro di Arcore ci fa un figurone..! Il programma di Salvini è semplice: zero tasse, armi per tutti, giustizia sommaria, “radici cristiane” e zero diritti civili, i dazi (in un paese che vive prevalentemente di esportazioni), niente vaccini, caccia grossa ai negher che minacciano la “razza bianca”, ed i suoi bifolchi della provincia profonda. Insomma, l’Alabama del 1930.
A chi parla di “deriva neo-fascista” della Lega salvinizzata, bisognerebbe far notare che la Lega è sempre stata compiutamente fascista, fin dai tempi della fantomatica “Padania” disegnata sui confini della Repubblica di Salò e ad essa perfettamente sovrapponibile. Con Salvini ha fatto un passo in più: è la formazione politica di un qualche rilievo, che più di ogni altra è prossima al nazismo. Nell’attesa che la mutazione sia completa, non c’è merda fascista o razzista da KKK che Salvini non vada ad omaggiare o legittimare, sciacallando nel frattempo su ogni tragedia che possa lucrargli qualche voto. É la punta ‘moderata’ della coalizione di “centrodestra”.
 Epigono più riuscito della cucciolata pur copiosa del berlusconismo di ritorno, è invece l’aitante Adone di Rignano sull’Arno, quello che se perdeva il referendum costituzionale lasciava la politica e faceva il conferenziere per le università private, convinto che per sentire le sue stronzate lo pagavamo pure!
E’ il trombato di lusso, che da quando è segretario del partito bestemmia è riuscito a perdere ogni elezione possibile, e provocato una scissione, mentre corre baldanzoso incontro ad una debacle epocale che forse ce lo leverà dai coglioni una volta per tutte, nonostante abbia riplasmato il partito a proprio immagine e somiglianza con un’insufflata di “fedelissimi” (che lo tradiranno non appena avranno di meglio a cui raccomandarsi). E che ora pensa di risalire la china con una specie di Lista Beautiful di volti noti mediaticamente spendibili e nulla più. È la variante gggiovane della “rottamazione”, mentre ripropone l’eterna Emma Bonino, ricicla un Pier Ferdinando Casini in un collegio sicuro (o così gli ha fatto credere) a Bologna, forse per l’ottimo lavoro fatto nella commissione per Banca Etruria, e piazza i suoi balilla in listini protetti come i panda per salvarli dalla prossima estinzione.
Come un disco rotto, che si inceppa sempre sulla stessa nota, va ripetendo fino allo sfinimento il mantra degli ottanta euro (che tanta fortuna gli anno portato alle elezioni europee, le uniche vinte) e ancora non ha capito che il prodotto non vende più da tempo. Ora che invece è evidente il bluff dei posti finti e dei diritti azzerati di chi lavora, il Job Act lo sventola assai meno, se non come provocazione per appagare i padroni (ops! Benefattori datori di lavoro!!).
Sulle cazzate di questo coso buffo non vale neanche più la pena di perderci tempo. Ancora un paio di mesi e sarà storia passata e sepolta.
Un occhio di riguardo invece alla fu Setta del Grullo, scippata al sommo W@te® dalla Casaleggio Associati per usucapione, con la proiezione olografica di un Luigi Di Maio, forte del suo formidabile curriculum professionale, a fare da “capo politico” (o prestanome?): l’app aziendale che va in crash ogni volta che si imbatte in un congiuntivo, e che dovrebbe vigilare sulle liste di candidati pescati a strascico sul webbé, insieme a qualche esperto in fuffologia applicata per rassicurare i ‘mercati’. Perché uno vale l’altro, quando il “capo” decide per tutti e le decisioni che contano sono rimesse all’insindacabile giudizio di un fantomatico “Staff”, con un livello occulto che tutto controlla dietro la farsa delle cliccarie.
Che vinca il peggiore!

Hit Parade del mese:

01. L’IMPORTANTE È CREDERCI

[23 Gen.] «Sono davvero straconvinto che siamo l’unico argine al razzismo. Oramai agli italiani è evidente»
 (Matteo Salvini, l’Anti-razzista)

02. PARLA COME MAGNI!

[20 Gen.] «L’atomistica liberale mira a dissolvere la famiglia nella pluralità nomade e diasporica degli io irrelati o, in modo convergente, a ridefinirla come mero assemblaggio effimero e a tempo determinato, rispondente in via esclusiva al libero e illimitato desiderio.»
(Diego Fusaro, il Sofista)

03. SEMPRE VOLLI

[03 Gen.] «Il Movimento ha sempre detto che noi VOLESSIMO fare un referendum sull’euro »
(Luigi Di Maio, il Coniugatore)

04. RESTAURI

[18 Gen.] «E’ vero che questo non è il tempo della rottamazione, come dice Calenda è bella l’immagine della costruzione. Ma sappiamo che se non ci fosse stata la fase della rottamazione oggi il ceto politico sarebbe quello del passato. Non dobbiamo tornare a schemi del passato. Se c’è un disegno politico non originale e non inedito è restaurazione di quelli che c’erano prima e non la permetteremo»
(Matteo Renzi, il Vecchio che resta)

05. IL PARTITO DEI MODERATI

[26 Gen.] «Vorrei i miei vigili armati di kalashnikov»
(Nicola Fragomeni, il Mitraglietta)

06. MESSAGGIO CULTURALE

[07 Gen.] «Come Presidente del Maggio Musicale sostengo la decisione di cambiare il finale di Carmen, che non muore. Messaggio culturale, sociale ed etico che denuncia la violenza sulle donne, in aumento in Italia.»
(Dario Nardella, Pupazzo fiorentino)

07. SPIRITO DI SACRIFICIO (I)

[26 Gen.] «In tutti i prospetti che girano sulle candidature c’è una casella sul proporzionale con un nome certo: Giachetti.
[…] Bene: sento dentro di me che quella casella (il paracadute) mi sta troppo stretta. Non corrisponde alla mia storia, alla mia cultura, al mio sentire. […] E allora no. Quel paracadute sarebbe per me un vestito sgualcito e stretto, un trapianto di pelle, un cibo avariato. Non lo voglio.»
(Roberto Giachetti, il Sacrificato)

08. SPIRITO DI SACRIFICIO (II)

[27 Gen.] «Ieri ho scritto chiaramente che rinunciavo alla candidatura sicura nel plurinominale per combattere esclusivamente nel collegio uninominale di Roma 10 dove vivo da sempre. Un collegio difficile, ma che avrei fatto di tutto per portare a casa, con lo stesso spirito con il quale ho lottato per conquistarmi un posto alle parlamentarie del 2013 quando nessuno puntava una lira sul fatto che potessi farcela, con lo stesso spirito con il quale mi sono candidato a Roma, dopo aver vinto le primarie, sapendo perfettamente che era una battaglia persa.
Ho appreso solo nella tarda mattinata di ieri che quel collegio, che nei giorni scorsi sulla stampa era indicato come il collegio destinato a me, era stato inserito nell’accordo con i radicali.
In ragione di questo, per tutto il giorno, insistentemente, mi è stato chiesto di rivedere la mia scelta di rinunciare al paracadute plurinominale.
[…] In nottata mi è stato comunicato che, presumo anche in ragione delle mie responsabilità nazionali, sarei stato candidato in un collegio della Toscana dove peraltro sono stato spessissimo in questi anni a fare iniziative. Certo, so bene che quel collegio è più sicuro di quello dove volevo candidarmi.»
(Roberto Giachetti, il Paracadutato)

09. TI ASPETTIAMO CON ANSIA…

[22 Dic.] «Sono pronto per la campagna elettorale: il mio collegio sarà Firenze. Passo dall’auto blu alla vespa blu: andrò casa per casa.»
(Matteo Renzi, il Maleandante)

10. UN FIORINO!

[28 Gen.] «Se sarò premier metterò i dazi come Trump.»
  (Matteo Salvini, il Trumpista)

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Le Parole e gli Atti

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 aprile 2013 by Sendivogius

ROMA

«C’è una grande differenza tra il gesto isolato e un attentato organizzato da un gruppo eversivo. E c’è una altrettanto grande differenza tra un gesto spiegabile con l’estremismo politico e uno riconducibile a forme estreme di disagio personale.
Ma sarebbe ottuso e cieco consolarsi con la formula del “gesto isolato”.
In tempi di crisi delle appartenenze, nell’epoca della finta socialità di Facebook, negli anni della solitudine personale e politica dissimulata attraverso l’inganno tecnologico, l’azione individuale – che sia frutto di uno squilibrio o meno – è una inedita ma non per questo meno pericolosa forma di attacco alle istituzioni.
Sempre di una forma di terrorismo si tratta, inutile girarci attorno. La rabbia e la voglia di vendetta contro la politica è ormai una ideologia, un clima, un appartenere ad un “certo sentire”. Che diventi violenza vera e propria da parte di soggetti magari psicologicamente non saldissimi non cambia la sostanza.
Quello che veramente conta, quando si parla di terrorismo, non sono i pochi che sparano, o l’organizzazione clandestina che li raccoglie, o i comunicati politici che portano o non portano in tasca. E’ l’habitat culturale in cui l’azione – singola o di gruppo – matura.
L’odio per la casta sta diventando, nell’Italia del 2013, una ideologia. Per questo, dispiaccia o no e con tutte le dovute differenze, quello che è accaduto oggi non riguarda un caso umano di disperazione o follia. E’ anche un fatto politico

 Marco Bracconi
 Il terrorismo dei soli
(28/04/2013)

Le parole di Marco Bracconi non sono tanto interessanti per una riflessione che condividiamo in pieno, bensì per la natura sbracata (ai limiti dell’apologia di reato) di certi commenti in seguito…
Tanto per chiarirci, chi si avvicina con l’inganno a persone ignare (chiunque esse siano) e spara loro a bruciapelo, a tradimento, è un INFAME ed un VILE, che si rende artefice di un atto spregevole e che non merita alcuna giustificazione.
GunnerDunque, nella mattinata primaverile di una placida domenica romana, un bastardo con la pistola, troppo frettolosamente bollato come “squilibrato”, si metta a sparare all’impazzata contro i carabinieri che controllano i varchi di sicurezza a Palazzo Chigi, dove si tiene il giuramento del Consiglio dei Ministri, svuotando il caricatore addosso ai due militari e colpendo tra gli altri anche una donna incinta. Obiettivo dichiarato: colpire i “politici”, quale soggetto anonimo e indistinto (tutti uguali), in totalità onnicomprensiva della categoria elevata a fucina di ogni male.
Ci interessa poco e niente che lo sparatore sia un fallito che cerca di attribuire ad altri le responsabilità di una vita sbagliata e scelte fallimentari che riguardano lui solo, che sia un potenziale suicida, o uno psicopatico che si crede “rivoluzionario” e tenta in solitaria l’assalto al Palazzo d’Inverno, pensando che in democrazia un governo sgradito si abbatta a pistolettate.
Ci limitiamo a ricordare come le parole siano pietre; a maggior ragione, l’uso che se ne fa è importante. Ad abusarne troppo a lungo, possono avere spiacevoli effetti collaterali… può anche accadere che queste si possano trasformare persino in proiettili.
E in questa Italietta, ripiegata nei propri rancori e frustrazioni, sempre più abbrutita in un’ignoranza becera, ormai troppo spesso capita che arruffapopoli improvvisati e aizzatori professionisti di folle, giocando sugli istinti irrazionali e pulsioni rabbiose di masse amorfe incarognite dalla crisi, sguazzino con disinvolta faciloneria tra gli umori più fetidi di piazze più o meno virtuali, rimestando con poca coscienza e molto opportunismo nel calderone dei livori impazziti, illudendosi di poter cavalcare la tigre di un odio alimentato ad arte e apparentemente addomesticato alle furberie di istrionici tribuni.
Quando, perdendo ogni senso della realtà e delle proporzioni, si grida ininterrottamente al golpe ed al colpo di stato
Quando i propri avversari diventano casta.. zombies.. mostri.. morti che camminano… da spazzare via, da cacciare a calci nel culo”… da andare a “prendere nelle loro case”… 
GhigliottinaQuando si invocano le ghiogliottine, la forca ed i forconi (in senso metaforico, s’intende!)… quando si paragona se stessi a Robespierre (che le teste le faceva rotolare sul serio)…
Quando si evoca la marcia su Roma e tutto si riduce a guerra
Quando si rivendica per sé il 100% dei consensi, e che in caso contrario si scatenerà la “violenza nelle strade”… quando le uniche parole interattive della ‘piazza’ sono: “vaffanculo!”, “vergogna!”, “buffoni!”, “tutti a casa!”, a parte ovviamente i propri…
Quando ogni forma di dialogo, o confronto critico ma civile, vuol dire sporcarsi di merda
Quando tutto si riduce ad un bagno di sangue, ad una lotta titanica e mortale tra “NOI” (i puri) e “LORO” (gli infetti)…
Allora può accadere, tra le menti più labili, che qualcuno smarrisca il senso della metafora e cominci a baloccarsi con idee balzane… Può succedere allora che tra le psiche più disturbate, e sconquassate dalla precarietà di tempi difficili, certe parole e certi inviti vengano presi terribilmente sul serio e tramutati in atti malsani.
Ovviamente, quando la tigre sfugge al controllo dei suoi ambiziosi domatori, vedrete che questi prenderanno immediatamente le distanze, declinando ogni responsabilità. Scandalizzati e indignati, grideranno al complotto dei loro nemici (reiterando la farsa nella tragedia) e di occulti poteri, attivati per bloccare la loro “rivoluzione” gastrica. Urleranno alla cospirazione, che da sempre è l’arma abusata di qualunque cialtrone. E si aggrapperanno come disperati al vittimismo di chi ha la coda di paglia e nessuna coscienza da poter sporcare.

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Le Origini del Totalitarismo

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 aprile 2013 by Sendivogius

Egg of AlienUna recessione, soprattutto se prolungata, non porta mai niente di buono.
Quanto a lungo può resistere un tessuto sociale, prima di stracciarsi del tutto? Quanto ancora possono essere tesi dei fili già logori prima di cedere irrimediabilmente?
Come un corpo malato, una società già debilitata si consuma in fretta, ma solitamente non collassa mai del tutto. Piuttosto, involve in qualcosa di diverso e peggiore, attraverso una ripugnante serie di processi degenerativi. Species IIMuta e si trasforma alla stregua di un organismo mutogeno, istintivamente animato da un estremo e perverso spirito di sopravvivenza. Più o meno come avviene in quelle specie mutanti intaccate da organismi parassitari, che hanno fatto il successo del cinema di fantascienza…
The FlyDa questo punto di vista, le pulsioni autoritarie sono una costante, come una malattia a ricaduta ciclica in una società conservatrice quale la nostra, geneticamente predisposta per ogni avventurismo dalle inclinazioni totalitariste.
Nel 1951, la sociologa e studiosa Hanna Arendt pubblicò sul tema un’opera dal titolo significativo: Le Origini del Totalitarismo. Divisa in tre parti (antisemitismo; imperialismo; totalitarismo), l’opera della Arendt analizza secondo una prospettiva unitaria ed interconnessa lo sviluppo progressivo dei regimi totalitari, ponendo una particolare attenzione ai processi trasformativi delle classi sociali in epoca moderna, alla funzione della “massa” e alle conseguenze dell’alienazione sociale. Al contempo, prende in disamina il ruolo della propaganda e della violenza, per l’affermazione dei dispotismi contemporanei.
Per alcuni aspetti datato, “Le Origini del Totalitarismo” presenta spunti curiosamente attuali nello studio del totalitarismo (III parte), inteso come prodotto di una società senza classi sostituite dalla ribalta politica di masse amorfe e disgregate. Si tratta di folle anonime, dalle provenienze trasversali, costituite in prevalenza da “disperati” travolti dalla disoccupazione e dalla crisi economica della Grande Depressione (del 1929), “pieni di risentimento” contro i vecchi partiti tradizionali che identificano come strumenti e associano all’odio verso le invisibili potenze dominanti (oggi piace chiamarli “poteri forti”)…
È una lettura istruttiva, che vale la pena di proporre in una piccola selezione assai evocativa:

Shadow of nazis«I movimenti totalitari trovano un terreno fertile per il loro sviluppo ovunque ci siano della masse che per una ragione o per l’altra si sentono spinte all’organizzazione politica, pur non essendo tenute unite da un interesse comune e mancando di una specifica coscienza classista, incline a proporsi obiettivi ben definiti, limitati e conseguibili. Il termine “massa” si riferisce soltanto a gruppi che, per l’entità numerica o per l’indifferenza agli affari pubblici o per entrambe le ragioni, non possono permettersi una organizzazione basata sulla comunanza di interessi, in un partito politico, in un’amministrazione locale, in un’associazione professionale o in un sindacato. Potenzialmente, esiste in ogni paese e forma la maggioranza della folta schiera di persone politicamente neutrali che non aderiscono mai ad un partito e fanno fatica a recarsi alle urne.
Fatto caratteristico, i movimenti totalitari europei, quelli fascisti come quelli comunisti dopo il 1930, reclutarono i loro membri da questa massa di gente manifestamente indifferente, che tutti gli altri partiti avevano lasciato da parte perché troppo apatica o troppo stupida. Il risultato fu che in maggioranza essi furono composti da persone che non erano mai apparse prima sulla scena politica. Ciò consentì l’introduzione di metodi interamente nuovi nella propaganda e un atteggiamento di indifferenza per gli argomenti degli avversari; oltre a porsi al di fuori e contro il sistema dei partiti nel suo insieme.
[…] Il successo dei movimenti totalitari fra le masse segnò la fine di due illusioni care ai democratici in genere, e al sistema di partiti degli Stati nazionali europei in particolare.
La prima era che il popolo nella sua maggioranza prendesse parte attiva agli affari di governo e che ogni individuo simpatizzasse per l’uno o per l’altro partito; i movimenti mostrarono invece che le masse politicamente neutrali e indifferenti potevano costituire la maggioranza anche in una democrazia, e che c’erano quindi degli Stati retti democraticamente in cui solo una minoranza dominava ed era rappresentata in Parlamento.
La seconda illusione era che queste masse apatiche non contassero nulla, che fossero veramente neutrali, e formassero lo sfondo inarticolato della vita politica nazionale. Ora i movimenti totalitari misero in luce quel che nessun organo dell’opinione pubblica aveva saputo rivelare: che la Costituzione democratica si basava sulla tacita approvazione e tolleranza di settori della popolazione politicamente grigi e inattivi non meno che sulle istituzioni pubbliche articolate e organizzate. Così quando questi movimenti entrarono in parlamento, malgrado il loro disprezzo per il parlamentarismo, mostrarono una certa incoerenza, ma in effetti riuscirono a convincere la gente qualunque che le maggioranze parlamentari erano fittizie e non corrispondevano necessariamente alla realtà del paese, minando per giunta la fiducia dei governi che dal canto loro credevano più nel dominio della maggioranza che della Costituizione.
Si è spesso fatto rilevare che i movimenti totalitari usano e abusano delle libertà democratiche per distruggerle. Non si tratta di abilità diabolica da parte dei capi o di stupidità puerile da parte delle masse. Le libertà democratiche si basano certamente sull’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ma acquistano un senso e funzionano organicamente solo dove i cittadini appartengono a determinati gruppi da cui sono rappresentati, o formano una gerarchia sociale e politica.
Manifesto nazista degli anni '20 - il bravo uomo del popolo imbraccia il forcone contro banchieri e politicanti[…] È difficile rivelare la differenza tra le organizzazioni della plebe del XIX secolo ed i movimenti di massa del XX perché i moderni capi totalitari non si distinguono molto dai vecchi demagoghi […] Le masse condividono con la plebe un’unica caratteristica: l’estraniamento da ogni struttura sociale e dalla normale rappresentazione politica. Esse non ereditano, come quella (sia pure in forma pervertita), i principi e gli atteggiamenti della classe dominante, ma riflettono e pervertono i principi e gli atteggiamenti di tutte le classi. L’orientamento dell’uomo di massa non è determinato soltanto, o principalmante, dalla specifica classe a cui un tempo egli apparteneva, ma piuttosto dalle diffuse influenze e convinzioni che formano il bagaglio inarticolato di tutte le classi della società.
[…] Il crollo del sistema classista implicò automaticamente il crollò del sistema dei partiti, soprattutto perché questi, essendo organizzazioni di interessi, non ne avevano più da rappresentare…. [I partiti] avevano inoltre perso, senza accorgersene, quei simpatizzanti passivi che non si erano mai curati di politica perché ritenevano che ci fossero i partiti per difendere i loro interessi. Di modo che il primo segno del tramonto non fu la diserzione dei vecchi militanti, bensì l’incapacità di reclutarne di nuovi tra le giovani generazioni, oltre che la perdita del tacito consenso e appoggio delle masse disorganizzate che, uscite d’improvviso dall’apatia, si buttarono dovunque avvertissero l’occasione di manifestare la loro ostilità verso l’intero sistema.
Il crollo della muraglia protettiva classista trasformò le maggioranza addormentate, fino allora a rimorchio dei partiti, in una grande massa, disorganizzata e amorfa, di individui pieni d’odio che non avevano nulla in comune tranne la vaga idea che le speranze degli esponenti politici di un ritorno dei bei tempi andati fossero campate in aria e che quindi i rappresentanti della comunità, rispettati come i suoi membri più perspicaci e preparati, fossero in realtà dei folli, alleatisi con le potenze dominanti per portare, nella loro stupidità o bassezza fraudolenta, tutti gli altri alla rovina. Non contava molto che la temibile solidarietà negativa derivasse dai più diversi motivi, che il disoccupato odiasse lo status quo e le potenze dominanti sotto forma di socialdemocrazia, il piccolo proprietario espropriato sotto quella dei partiti di centro, e gli ex appartenenti alla media e alta borghesia sotto quella della destra tradizionale.
[…] I movimenti di massa attrassero, prima e molto più facilmente dei partiti tradizionali che erano inclini all’associazione, gli elementi completamente disorganizzati, i tipici “astensionisti”.»

 Hanna Arendt
“Le Origini del Totalitarismo”
Edizioni di Comunità (pagg. 427-439)
 Milano, 1967

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