Archivio per Delazione

VI FACCIAMO LA FESTA!

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , on 18 ottobre 2020 by Sendivogius

Cosa c’è di più subdolo, schifoso, squallido, infame, della delazione?!?
Un governo che invita i propri cittadini alla denuncia anonima, a prescindere dalle intenzioni ‘buone’ o (quasi sempre) pessime che siano, istituzionalizzando la pratica nefasta in un sistema di controllo diffuso per indiretta persona, è un governo criminale, che scambia la prevenzione con la sorveglianza totalitaria, la sicurezza, con l’autoritarismo securitario, dietro la patina paternalistica del moralismo emergenziale, stravolgendo le più elementari relazioni private.
 E se poi un ministro, in totale buonafede, non lo capisce, tanto peggio per lui e soprattutto male per tutti quanti gli altri, nell’inconsapevolezza della gravità che ogni precedente crea, con l’eccezione elevata a regola tramite lo stravolgimento normativo.
La delazione diffusa, anche se la si chiama “cittadinanza attiva” con ipocriti appelli al “buonsenso civico” (!?) nella distorta concezione dello stesso, è un altro tassello della regressione giuridica e sociale in essere, che segna la febbre forcaiola di una in-civiltà di aspiranti vigilanti da balcone, giustizieri fai da te e spioni della porta a fianco; roba da tonarigumi giapponese in uno stato pre-moderno, attraverso l’ansia del castigo altrui come compiacimento surrogato per costrizione indotta. E che fa della sorveglianza asimmetrica ed ininterrotta:

una trasformazione generale di atteggiamento…. uno sforzo per regolare i meccanismi di potere che inquadrano l’esistenza degli individui; un adattamento ed un affinamento dei meccanismi che prendono in carico e mettono sotto sorveglianza la loro condotta quotidiana, la loro identità, la loro attività, i loro gesti apparentemente senza importanza; un’altra politica nei confronti di quella molteplicità di corpi e di forze che costituisce una popolazione.”

Michel Foucault
“Sorvegliare e Punire”
(Einaudi, 1976)

La delazione, le accuse segrete, la denuncia anonima, restano più consone ai regimi che alle democrazie; è un’involuzione da storia della colonna infame in un ritorno alla caccia alle streghe (o all’untore), specchio dello schifo che siamo diventati e che nulla può giustificare, per un male antico che si credeva (a torto) debellato.

«Evidenti, ma consagrati disordini, e in molte nazioni resi necessari per la debolezza della constituzione, sono le accuse segrete. Un tal costume rende gli uomini falsi e coperti. Chiunque può sospettare di vedere in altrui un delatore, vi vede un inimico. Gli uomini allora si avvezzano a mascherare i propri sentimenti, e, coll’uso di nascondergli altrui, arrivano finalmente a nascondergli a loro medesimi. Infelici gli uomini quando son giunti a questo segno: senza principii chiari ed immobili che gli guidino, errano smarriti e fluttuanti nel vasto mare delle opinioni, sempre occupati a salvarsi dai mostri che gli minacciano; passano il momento presente sempre amareggiato dalla incertezza del futuro; privi dei durevoli piaceri della tranquillità e sicurezza, appena alcuni pochi di essi sparsi qua e là nella trista loro vita, con fretta e con disordine divorati, gli consolano d’esser vissuti. E di questi uomini faremo noi gl’intrepidi soldati difensori della patria o del trono? E tra questi troveremo gl’incorrotti magistrati che con libera e patriottica eloquenza sostengano e sviluppino i veri interessi del sovrano, che portino al trono coi tributi l’amore e le benedizioni di tutti i ceti d’uomini, e da questo rendano ai palagi ed alle capanne la pace, la sicurezza e l’industriosa speranza di migliorare la sorte, utile fermento e vita degli stati?
Chi può difendersi dalla calunnia quand’ella è armata dal più forte scudo della tirannia, il segreto? Qual sorta di governo è mai quella ove chi regge sospetta in ogni suo suddito un nemico ed è costretto per il pubblico riposo di toglierlo a ciascuno?
Quali sono i motivi con cui si giustificano le accuse e le pene segrete? La salute pubblica, la sicurezza e il mantenimento della forma di governo? Ma quale strana costituzione, dove chi ha per sé la forza, e l’opinione più efficace di essa, teme d’ogni cittadino? L’indennità dell’accusatore? Le leggi dunque non lo difendono abbastanza. E vi saranno dei sudditi piú forti del sovrano! L’infamia del delatore? Dunque si autorizza la calunnia segreta e si punisce la pubblica! La natura del delitto? Se le azioni indifferenti, se anche le utili al pubblico si chiamano delitti, le accuse e i giudizi non sono mai abbastanza segreti. Vi possono essere delitti, cioè pubbliche offese, e che nel medesimo tempo non sia interesse di tutti la pubblicità dell’esempio, cioè quella del giudizio? Io rispetto ogni governo, e non parlo di alcuno in particolare; tale è qualche volta la natura delle circostanze che può credersi l’estrema rovina il togliere un male allora quando ei sia inerente al sistema di una nazione; ma se avessi a dettar nuove leggi, in qualche angolo abbandonato dell’universo, prima di autorizzare un tale costume, la mano mi tremerebbe, e avrei tutta la posterità dinanzi agli occhi.
È già stato detto dal Signor di Montesquieu che le pubbliche accuse sono più conformi alla repubblica, dove il pubblico bene formar dovrebbe la prima passione de’ cittadini, che nella monarchia, dove questo sentimento è debolissimo per la natura medesima del governo, dove è ottimo stabilimento il destinare de’ commissari, che in nome pubblico accusino gl’infrattori delle leggi. Ma ogni governo, e repubblicano e monarchico, deve al calunniatore dare la pena che toccherebbe all’accusato

Cesare Beccaria
Dei Delitti e delle Pene (1763)
Accuse segrete (Cap. XV)

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Cattivissimi

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 febbraio 2009 by Sendivogius

 

Lo spirito dei tempi

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Il linciaggio è la forma di giustizia nel senso più alto della parola. C’è la giustizia dei legulei, che è il modo di imbrogliare il prossimo, e c’è la giustizia popolare che si esprime nei moti rivoluzionari

[Gianfranco Miglio (1918-2001), ideologo della LEGA, intervistato il 10/03/1993 da Gianluigi Da Rold per il Corriere della sera]

 

 

cry Doveva essere una delle massime priorità, il fiore all’occhiello del nuovo governo, la risposta concreta alle richieste della ‘gente’. Eppure sono nove mesi che il cosiddetto “Pacchetto Sicurezza” posteggia in attesa di essere convertito in legge. Un parto difficile.

A dire il vero, nel maggio ’08, ci aveva già provato il ministro Amato, tramite decreto-legge (il DL n° 92). Si trattava di un buon prodotto, affidato però ad un pessimo equipaggio su di uno scafo fragilissimo. Incagliatosi tra gli scogli di un’opposizione trasversale, il battello è naufragato miseramente, con tutto il suo carico, insieme al resto del centrosinistra. Tant’è che il denigrato pacchetto sembrava destinato a giacere sui fondali dell’oblio politico. A sorpresa, dopo le ultime elezioni, è stato ripescato proprio da quei ‘guerrieri della libertà’ (vigilata) che avevano definito il decreto Amato un pannicello caldo, bocciandolo senza appello. Il famigerato ‘pannicello’ si rivelava infatti utilissimo per tappare le falle costituzionali delle strampalate iniziative di Maroni, tanto da diventare il riferimento basilare, e “strettamente collegato”, al Disegno di Legge n° 733 in materia di sicurezza pubblica, attualmente in discussione al Senato.

Nella collaudata politica delle emergenze che tanto piace ai nostri ‘decisionisti’ di governo, il DDL 733 è l’ultimo bastione contro “l’aggressione della criminalità diffusa, presentato con i cupi toni apocalittici di chi si prepara ad una strana Armageddon metropolitana:

    La necessità dell’intervento normativo oggi proposto trova le sue radici nella insufficienza di apposite misure che consentano di contrastare con efficacia il degrado urbano, l’illegalità diffusa e la criminalità organizzata, fenomeni che minano i fondamenti della convivenza civile e che possono essere contrastati attraverso la previsione e l’attuazione di appositi strumenti normativi che siano in grado di rispondere con maggiore efficacia alla domanda di effettività dell’intervento penale”.

In pratica, la stesura della Legge 733 è stata trasformata dalle nuove ‘squadracce’ leghiste in una palestra per esibizioni muscolari. Un palcoscenico mediatico, di basso consumo elettorale, sul quale i manipoli dei celtico-ariani approntano i loro squallidi teatrini, per pasciuti nazistoidi in camicia verde.

Si tratta di un viatico all’incasso per la Lega e di una pesante ipoteca che la maggioranza concede agli istinti animali dei suoi belluini alleati, che ringhiano sopra anacronistici carrocci medioevali. Il giusto prezzo da pagare, per le impunità di Re Silvio.

È quasi imbarazzante leggere (tra le proposte sensate che pure nel DDL non mancano) gli emendamenti presentati dal padao Bricolo e dai suoi amichetti, evidentemente tutti molto fieri di ispirarsi ai principi dell’Apartheid, per consolidare l’identità da incubo di un non-luogo chiamato “Padania”: un’ossessione razzista che si alimenta di fantasie innominabili.

Emendamenti che nei successivi interventi ci si sforza di limare, correggere, stemperare, e che tuttavia mantengono intatta la loro essenza xenofoba di reiterato disprezzo, quasi compiaciuto, nei confronti dello ‘straniero’. Ciò che anima la pattuglia leghista è la fede mistica in una missione purificatrice, la realizzazione postuma di un processo di decontaminazione, volto a neutralizzare i rischi di una presenza aliena ed inquinante. Si tratta infatti di una rozza opera di rassicurazione sociale contro ‘diversità’ che inquietano e disturbano, attraverso un ritrovato tradizionalismo nel solco del volkisch padano.

D’altra parte, il dibattito sul DDl è ancora aperto, ed è difficile dire quanti di questi “emendamenti” verranno davvero recepiti nella stesura definitiva del testo di legge, superando il vaglio di costituzionalità.

Di fatto, sono provvedimenti che poco hanno a che fare con la ‘sicurezza’, ma molto condividono con la discriminazione etnica e l’esclusione sociale. Si basano su una definizione identitaria a frantumazione localistica, proponendo soluzioni locali per problemi globali. Quelle leghiste sono proposte dai corti orizzonti, ristrette a dimensione ‘paesana’, dove l’autorità non va oltre le valutazioni del borgomastro.

CITTADINANZA

Ad esempio, nell’angusto panorama dei senatori padani, per la concessione della cittadinanza italiana, fondamentale dovrebbe essere il parere non ostativo del sindaco del comune ove il richiedente risiede. Sindaco che valuterà livello di “integrazione nella comunità locale, nonché la partecipazione alla vita sociale ed economica della comunità medesima, secondo un potere discrezionale tutto da definire.

Se non vado a messa tutte le domeniche, non frequento la parrocchia, faccio la spesa nei discount dei cingalesi, e compro solo negli empori gestiti da cinesi, dici che il sindaco padano darà parere positivo per la mia cittadinanza italiana?

Il sindaco dovrebbe perciò attestare il “requisito della residenza”, unitamente alla “congruità dei redditi”.

Per legge, i nuovi cittadini dovrebbero essere selezionati soltanto tra i ricchi: operai con prole a carico non li vogliamo. In ogni caso, il servizio costa per tutti 200 euro.

MATRIMONIO

Con rara sensibilità, il governo si preoccupa pure dei danni psicologici che i ‘matrimoni di comodo’ possono avere “sulle persone in cerca di un affetto”. Pertanto, per combattere lo sgradevole fenomeno, l’acquisto della cittadinanza italiana tramite matrimonio potrà avvenire dopo due anni di residenza nel territorio dello Stato. Prima il limite era di 6 mesi.

Tuttavia, secondo la proposta originale del sen. Bricolo e degni sodali, la concessione non sarebbe dovuta arrivare prima di 5 anni. Dieci anni se residente all’estero.

Per assurdo, se contraggo regolare matrimonio con una extracomunitaria, magari cittadina statunitense che lavora in Italia, rischio di vedere espulsa mia moglie, perché in caso di perdita dell’impiego non avrebbe più i requisiti per il rinnovo del permesso di soggiorno. Però, secondo la proposta originaria della Lega, dopo 10 anni avrebbe comunque ottenuto la cittadinanza. Se invece la mia ipotetica, cocciuta, sposa straniera dovesse rientrare in Italia clandestinamente potrei sempre andarla a trovare in carcere.

ISCRIZIONE ANAGRAFICA

Contro il degrado sociale, “L’iscrizione e la richiesta di variazione anagrafica sono subordinate alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie” giacché un immobile dovrebbe sempre avere l’idoneità abitativa.

Sinceramente, non si capisce il senso di un simile provvedimento: ho un regolare permesso di soggiorno e un contratto di lavoro stabile, ma siccome il monolocale in cui vivo (e per il quale pago 800 euro al mese di affitto) è fatiscente, il Comune mi nega l’iscrizione anagrafica. Iscrizione che guarda caso è indispensabile per il rinnovo del permesso di soggiorno.

Finalmente una risposta all’emergenza abitativa! Da notare che tale provvedimento, se davvero applicato, riguarderà anche moltissimi cittadini italiani che vivono in stato di estrema precarietà e in condizioni di indigenza, che di punto in bianco si troverebbero senza nemmeno un ricovero. Una casa vera non ha prezzo; per tutto il resto c’è social card.

Evidentemente i romantici lumbard di governo trovano molto più decorose sistemazioni alternative come i prati e gli argini dei fiumi, con un tetto fatto di stelle.

“La legge morale dentro di me, il cielo stellato sopra di me”.

CURE SANITARIE

ku-klux-klan In attesa di eliminare fisicamente i ‘clandestini’, bisognerebbe ricordare che la sterilizzazione etnica non coincide con la pubblica profilassi. La Lega si preoccupa molto delle condizioni igienico-sanitarie degli alloggi, ma tralascia completamente quelle delle persone. La grande pensata del KKK padano è di indurre i medici e il personale ospedaliero alla delazione sistematica: denunciare lo straniero che non esibisce il permesso di soggiorno in caso di cure. In un solo colpo si liberano gli ambulatori e si intercettano nuovi irregolari per le espulsioni.

Gli stranieri infatti non sono umani e, come tutti sanno, hanno un metabolismo diverso dal nostro. Gli europei dell’Est sono notoriamente vampiri e di giorno vivono celati in cavità sotterranee, altrimenti la luce del sole potrebbe incenerirli. I negri, terminato il turno di lavoro, vengono rinchiusi nella fabbrichetta e collegati agli alimentatori per la ricarica, insieme ai muletti elettrici. I Cinesi sono appendici intercambiabili per macchine da cucire. E tutti escono solo di notte, esclusivamente per rubare e stuprare. Non prendono gli stessi mezzi pubblici, non camminano per le stesse vie, non fanno la spesa negli stessi supermercati, non frequentano le stesse scuole, non fanno la fila negli stessi uffici postali, di noi comuni mortali.

I centri sanitari svolgono un costante monitoraggio epidemiologico sul territorio. Sono gli unici che, nonostante i limiti, possono svolgere una reale opera di prevenzione ed isolamento di eventuali infezioni virali. Inibire l’accesso alle cure mediche non è una semplice idiozia, è un atto criminale, che mette a repentaglio la salute dell’intera cittadinanza.

D’altro canto, offre inaspettate prospettive di guadagno a strutture private senza scrupoli, che chiederanno allo straniero irregolare un ‘ragionevole’ supplemento di spesa, a garanzia del silenzio sulla sua posizione amministrativa. Ed è lecito temere la promozione illegale di una vera e propria sanità parallela, completamente svincolata da norme e controlli.

Le mafie italiane e straniere ringraziano sentitamente.

REGISTRO DEI SENZA FISSA DIMORA

È istituito presso il Ministero dell’Interno un apposito registro nazionale delle persone che non hanno fissa dimora”. Nel furore repressivo di matrice ottocentesca che smuove le viscere leghiste, la povertà è un crimine. O quantomeno l’incubatrice di delinquenti potenziali.

Immigrati, miserabili, emarginati, ‘senza fissa dimora’, sono i nuovi untermenschen: i sub-umani il cui status giuridico è riconosciuto solo nella definizione della loro posizione penale.

La creazione virtuale di nuovi nemici da perseguire per collettivi autodafé. In merito, si perdoni l’auto-citazione, potete (ri)leggere: La Fabbrica del Consenso.

Si tratta di una schedatura di massa della quale si ignorano totalmente le finalità e la funzione.

Queste cose, queste porcherie, non indignano i ferventi cattolici della maggioranza. Non provocano crisi di coscienza tra i devoti sanfedisti che recavano inutili pagnotte davanti alla clinica “La Quiete”, chiedendo di prolungare l’agonia della povera Eluana Englaro.

CONCORSO DELLE ASSOCIAZIONI VOLONTARIE AL PRESIDIO DEL TERRITORIO

Addomesticata nella forma, è una norma che sembra alludere ad una variante dei ‘City Angels’:

Gli enti locali, previo parere del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare agli organi di polizia locale, ovvero alle Forze di polizia dello Stato, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale. Dalla presente disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Ma sull’effettivo potenziale d’impiego, e sulla reale natura dei ‘volontari’, non sembrano avere dubbi il senatore Bricolo e onorevoli colleghi…

A tal proposito, vale la pena di citare l’emendamento a presentazione leghista:

Gli Enti locali sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di guardie particolari giurate, nonché di associazioni tra cittadini, con funzioni ausiliarie di sorveglianza dei luoghi pubblici, al fine di segnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello Stato eventi che possano arrecare danno o disagio alla sicurezza urbana e cooperare nello svolgimento dell’attività di presidio del territorio

Non si fa alcun riferimento a “situazioni di disagio sociale”; si parla invece di impiego diretto come “ausiliari” di Polizia (locale), presumibilmente armati, con mansioni di “sorveglianza” e di “sicurezza”.

gnp Disinnescato il potenziale eversivo del testo originale, la stesura della bozza definitiva non pregiudica nella sostanza quelle che sono le aspirazioni e gli obiettivi dei suoi promotori. Se confermata, la disposizione contenuta nel DDL consentirà la creazione di ‘ronde padane’, con tanto di riconoscimento ufficiale della sedicente “Guardia Nazionale Padana”: l’unica milizia di partito esistente dai tempi della MVSN, con la camicia verde al posto di quella nera. Da imbarazzante fenomeno folkloristico, la Guardia Nazionale viene istituzionalizzata e potenziata nel nucleo embrionale di una vera milizia territoriale, posta a presidio dei territori ‘liberati’ della Padania.

Tuttavia non è certo il caso di fare inutili allarmismi. Simili iniziative possono ispirarsi all’esperienza di illustri precedenti di successo. E se convogliate al perseguimento di nobili cause, potrebbero altresì strappare quest’Italietta decadente alla sua dimensione sudamericana, per donarle un po’ di teutonico vigore.

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Proporre inquietanti analogie con i paramilitari delle Sturm Abteilungen nazionalsocialiste sarebbe provocatorio, oltre che ingiusto… nei confronti delle SA, s’intende!

A dispetto dei sospetti di razzismo che bollano molti esponenti leghisti, bisognerebbe inoltre apprezzare lo spirito fratellanza e l’ideale gemellaggio, che le goliardiche e panciute “Guardie Padane” hanno voluto stringere con i legionari romeni dell’arcangelo Michele, le Guardie di Ferro di Codreanu (seduto al centro nella foto), capitanul-cioran-legionarcon le quali hanno deciso di condividere i colori della camicia in cameratesca comunanza. 

Nell’anonimato della propria stanzetta solitaria, ogni leghista può confezionarsi il suo costumino da paramilitare ed eccitarsi al pensiero di eroiche gesta, coccolando le fantasie guerriere da soldatino della domenica. Sembra infatti che l’uniforme continui ad essere il sogno ricorrente dell’italiano medio. La divisa diventa dunque il feticcio in cui racchiudere il vuoto di esistenze insignificanti, nell’illusione di ottenere quella considerazione e quel rispetto, che da sempre le società degli eguali negano agli uomini di merda.

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RILASCIO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO

É un’altra fissazione tutta leghista. La Lega ha infatti costruito una leggenda metropolitana sulla presunta gratuità circa il rilascio del suddetto permesso. Falso. Tra marche da bollo e documentazione allegata, il rinnovo del permesso di soggiorno costa all’immigrato regolare (che già paga le tasse e i contributi per una pensione che non avrà) 72,50 euro. A tale cifra verrà aggiunto un ulteriore importo di 200 euro, per l’erogazione di un servizio scadentissimo e perennemente in ritardo sui tempi di consegna, senza che venga assicurato il benché minimo miglioramento della prestazione.

Riguardo a fantasiose menate come il permesso di soggiorno a punti, con la decurtazione di crediti e cumulo dei resti, è meglio calare un velo pietoso.

ATTIVITA’ DI TRASFERIMENTO FONDI

Gli agenti in attività finanziaria che prestano servizi di pagamento nella forma dell’incasso e trasferimento di fondi acquisiscono e conservano per dieci anni copia del titolo di soggiorno se il soggetto che ordina l’operazione è un cittadino extracomunitario”.

Il governo che ha eliminato la tracciabilità degli assegni, il falso in bilancio, la possibilità di ricorrere alla class action, immunizzato i reati finanziari con la prescrizione… si preoccupa di perseguire il money transfer, concentrando le sue attenzioni sulle rimesse degli immigrati. Sarebbe interessante avere anche la tracciabilità finanziaria ed anagrafica per tutti quei trader che giocando sulla speculazione borsistica hanno movimentato capitali per miliardi in direzione dei paradisi fiscali. Ma loro non sono extracomunitari… al massimo siedono nel consiglio di amministrazione di Mediobanca.