Archivio per Decretazione d’urgenza

Modello Ungherese

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , on 31 marzo 2020 by Sendivogius

Una “scelta rispettabile”
Chiusura del Parlamento a tempo indeterminato. Sospensione della Costituzione e dello “Stato di diritto”, con l’accorpamento di tutti i poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) nelle mani del Primo Ministro, che ora potrà legiferare esclusivamente tramite decretazione illimitata, con la possibilità di cancellare o modificare a propria totale discrezione le leggi vigenti, senza nemmeno doversi prendere più il disturbo di informare le Camere (chiuse), con tutte quelle inutili pastoie parlamentari.

Interdizione di ogni attività autonoma della Magistratura, che non sia indirizzata o controllata dall’Esecutivo, con l’istituzione de facto di tribunali speciali su nomina governativa.
Limitazione (ulteriore) della libertà di stampa, già ridotta a grancassa governativa, con carcerazione fino a cinque anni per chiunque diffonda notizie non conformi a quelle propagandate dal Governo.
Imposizione del coprifuoco su tutto il territorio nazionale, fintanto che il premier/sovrano assoluto non deciderà la fine dell’emergenza, se e quando vorrà; ovvero non dovesse decretarne una totalmente nuova da prolungare all’infinito, insieme ai suoi “poteri speciali”.
Per quella distopia monetarista di ragionieri contabili che chiamano UE, avere una dittatura nel proprio consesso non suscita alcun rigetto, fintanto che la cosa non incide sui sacri parametri fondati sul dogma del 3%. E l’Ungheria è solo l’ultima ciliegina sulla torta di uno schifo senza eguali.
Per LVI è una “scelta democratica”. Anche le Leggi fascistissime lo erano.
Lì, in Ungheria, abbiamo una maggioranza di nostalgici di Horthy e delle Croci Frecciate di Szàlasi; qui un ginepraio di aspiranti duci, con contorno di fasci e simpatizzanti hitleriani. Identico disprezzo per la Democrazia.
Quindi in linea di principio, per coerenza, anche il nostro mussolini di ghisa dovrebbe attenersi al medesimo führerprinzip, che contraddistingue i poteri dittatoriali dell’Amico Viktor, invece di sollevare una polemica (LVI o per interposta persona) ogni 45 secondi, su qualunque provvedimento emanato o non preso dal governo del solito Giuseppi, per caso Presidente del Consiglio, colpevole di non telefonargli ogni 20 minuti e farsi dettare da LVI l’agenda, gridando alla lesione dei diritti parlamentari. Giocare a rilancia e raddoppia con soldi che non ci sono, contro qualsiasi stanziamento fondi venga presentato dall’Esecutivo. Promulgare contro-ordinanze a livello locale, sollevando conflitti di competenza, in parallelo a quelle governative in sabotaggio delle stesse.
Mandare in tv ogni cinque minuti i suoi assessori (complimentoni al buongusto del tizio che propone la sua candidatura a sindaco di Milano, durante il bodycount serale, perché ha aumentato i like su F/B), nonché “governatori”, a bullarsi dei loro eclatanti risultati (i 7.000 morti della sola Lombardia, che si crede uno stato indipendente, stanno lì a confermarlo in tutta evidenza), contro la solita inerzia del governo.
Per carità! Tutto legittimo. Fa parte del “gioco democratico” ed è quanto di meglio riesce a LVI e ad i suoi camerati con camicia verde, in sbavante astinenza da “pieni poteri”. Un po’ come i nazisti ai tempi della Repubblica di Weimar.
Perché a nessuno piace la dittatura, se poi non può fare il dittatore e travestirsi da pagliaccio gallonato.

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PIENI POTERI

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 marzo 2020 by Sendivogius

Un Presidente del Consiglio che a Parlamento chiuso annuncia una gigantesca limitazione delle libertà fondamentali e dei diritti di cittadinanza, che non ha precedenti, senza nemmeno avere un testo certo da presentare, un decreto definitivo, una serie di disposizioni chiare ed univoche, nonostante la larvata sospensione delle garanzie costituzionali. Ma intanto avoca su di sé tutti i processi decisionali e legislativi, con una concentrazione abnorme di potere che va ben oltre lo Stato d’eccezione, legittimato dal principio di necessità su emergenza condivisa (necessitas legem non habet). E lo fa attraverso un video notturno su Facebook, senza alcuna possibilità di porre domande (men che mai dubbi), per una stampa ammansita alla straordinarietà della situazione, e senza minimamente porsi il problema sull’opportunità istituzionale di convocare le opposizioni (o quantomeno interpellarne leaders e capigruppi). Ovvero, riunire le Camere al momento sospese come ogni altra attività parlamentare, per una concentrazione di potere assoluto e paradossalmente debolissimo, che non decide ma rinvia, decidendo di non decidere. Piuttosto dissimula; fa leva sul complesso di colpa, deresponsabilizzando se stesso. Scoperchia il vaso di Pandora, ma ha paura delle conseguenze. Eppur ne è attratto. Procede a tentoni, mentre oscilla, tentenna, scricchiola, sotto le pressioni dei corpi intermedi, delle istituzioni locali allo sbando, e di regioni che credono di essere stati indipendenti, in un conflitto di competenze che si sovrappongono e si confondono, dietro un cicciare ad libitum di ordinanze contrapposte, senza che ci sia mai una linea certa. E questo nonostante il ricorso alla decretazione d’urgenza, rimessa direttamente al Presidente del Consiglio e senza che nemmeno i suoi ministri ne siano del tutto informati, nella vacuità dei contenuti. È uno stillicidio a cadenza quotidiana di annunci… divieti o presunti tali, con eccezione sempre inclusa in deroga agli stessi… misure estreme, ma ad interpretazione flessibile e porose nella sostanza, che si susseguono inseguendo l’effetto mediatico di un consenso piacione e piagnone, mentre viaggiano sempre in ritardo rispetto all’urgenza, per una confusione sovrana, attraverso uno schizofrenico ripetersi di contraddizioni e tentennamenti, impeciati dal prossimo provvedimento draconiano. Per ora assistiamo ad una sfilza di superpoteri che neanche producono effetti tangibili, se non nella creazione di un monstrum giuridico che mette in discussione l’idea stessa di Libertà (la democrazia è già bella che andata) e che sarà assai difficile ricacciare nella tana e disarmare, una volta che l’emergenza sarà rientrata… non si sa come né quando… e bisognerà tornare ad una parvenza di normalità. Ammesso che lo si voglia. E che l’Eccezione non diventi piuttosto la regola.

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L’Onda Anomala

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 febbraio 2009 by Sendivogius

 

IL REUCCIO FURIOSO

 

darth-water È un fiume in piena il Silvio Furioso, allergico ai limiti, che tracima gli argini, stralcia ogni regola, e nella sua ira funesta tutto travolge, in una marea montante di fango e di merda dalla quale nulla si salva. Non la magistratura, nemico irriducibile da colpire ed umiliare. Non il Parlamento, ridotto ad anticamera di lusso per cortigiani; muto boudoir riservato alle esibizioni liturgiche del sovrano. Non il Presidente della Repubblica, tornato ad essere uno dell’altra parte, il ‘comunista’: la categoria indeterminata ed onnicomprensiva che isola nel ghetto dell’assoluto disprezzo e della non-cittadinanza chiunque, non allineandosi alle scelte del Re, non sottoscrivendo il suo conformismo manicheo, osa ancora esternare il proprio dissenso. Né si salva la Costituzione, in quanto superata, filo-sovietica, soprattutto indisponibile alle ambizioni autocratiche del reuccio, e per questo vissuta come impaccio.

Nella sua corsa verso un potere assoluto e illimitato, il Silvio ferito vive il richiamo al rispetto degli equilibri istituzionali come un’offesa personale, un’intollerabile provocazione alla sua autorità non discutibile né condizionabile.

Abbiamo già parlato dell’abuso nell’utilizzo della decretazione d’urgenza e delle involuzioni democratiche che sono alla base de Lo Stato di Polizia. In riferimento alla crisi che travolse la Repubblica di Weimar, riportiamo a complemento un brano che ben rende sui rischi legati all’eccesso di decreti:

I decreti erano destinati solo a situazioni straordinarie, ma Ebert, che fu il primo presidente della Repubblica, ricorse molto spesso a questo strumento, utilizzandolo in non meno di 136 occasioni diverse. (…) Non esisteva, in pratica, alcuna tutela contro l’abuso dell’articolo 48 [che, nella nuova Costituzione, disciplinava il ricorso alla decretazione d’urgenza], in quanto il presidente poteva sempre valersi del potere di sciogliere il Reichstag  [il Parlamento tedesco], se esso avesse respinto un suo decreto. Inoltre i decreti potevano essere utilizzati in qualsiasi momento per creare un fatto compiuto o una situazione in cui l’unica opzione possibile per il Reichstag era l’approvazione (i decreti potevano essere usati per intimidire e imbavagliare le voci contrarie al governo in carica). È indubbio che alcune occasioni non concessero spazio ad alternative diverse dal metodo dei decreti. L’art. 48 tuttavia non conteneva alcuna disposizione che consentisse poi al Parlamento di riappropriarsi del potere legislativo.

(…) L’uso eccessivo, e talvolta l’abuso, della decretazione finì per ampliarne l’applicazione fino a trasformarla in una potenziale minaccia per le istituzioni democratiche”.

Richard J Evans, “La Nascita del Terzo Reich”.

A. Mondadori; Milano 2005.

 

È la “Notte dei Cristalli” della nostra democrazia, la più buia, la più difficile: la violazione sistematica di ogni regola civile; la devastazione indiscriminata del diritto, stralciato per il privilegio di pochi e per la gloria di un unico padrone.

Con l’attacco brutale alla Costituzione repubblicana ed al suo garante, le ultime parvenze legalitarie cadono insieme alla maschera della finzione democratica, mostrando la vera natura eversiva del bolso ducetto, passato dai consigli aziendali al consiglio dei ministri. Ne rivela il disegno egemonico, il progetto autoritario a lungo coltivato già sotto i cappucci della Loggia P2, che ritorna nell’attuazione dei famigerati piani di “Rinascita”. Di recente, il venerabile maestro Licio Gelli ha profetizzato: “La democrazia è una sigaretta che sta finendo”.  

Una Democrazia progressivamente svuotata delle sue più elementari peculiarità, sempre più sospinta verso un pozzo nero, inghiottita in una oscura voragine senza fondo.

La Repubblica degradata in possedimento personale a gestione padronale; un magico reame chiamato Impunità, con la sua ubbidiente ‘Corte dei Miracoli’, dove re Silvio l’Intoccabile possa baloccarsi, a piacimento, tra tette e veline, culi e tronisti, in un nuovo mondo plasmato a propria immagine e somiglianza.

Venditore di suggestioni nell’immaginario mitopoietico delle plebi raccolte in adorazione, il Cavaliere Nero irrompe con “inaudita violenza” nel dramma individuale della famiglia Englaro. Con dichiarazioni oscene, che quasi evocano gli innominabili appetiti del satiro brianzolo, ne trasfigura l’essenza: Mi dicono che ha un bell’aspetto, funzioni attive, il ciclo mestruale… Potrebbe anche generare un figlio”. Ne espropria il dolore denigrando i sentimenti di un padre, per appropriarsi del corpo della povera Eluana ridotto a reliquia di una crociata pagana, per la conquista del potere come fenomeno non reversibile e metamorfosi sistemica. Speculare è il connubio interessato con l’assolutismo clericale, nello scardinamento delle ultime resistenze e nella delegittimazione del pensiero critico, per il controllo delle coscienze, per il monopolio della Morale circoscritta negli angusti recinti del dogma.

Silvio il Santo diventa alfiere delle croce e servo del Papa Re, a rinsaldare l’antica alleanza tra il Fascio e l’Altare, a proprio sostegno. Offre la sponda alle incredibili ingerenze vaticane per spingere ben oltre le sue possibilità l’affondo contro la Presidenza della Repubblica, per denigrare le Istituzioni democratiche tramite un attacco congiunto. Bigamo e corruttore, Silvio il Devoto per la sua incoronazione, benedetta in XVI°, porta in dote l’Italia. L’Italia che torna ad essere una propaggine vaticana, il protettorato ecumenico di una ierocrazia assistita nel suo mantenimento parassitario.