Archivio per Curzio Maltese

R.I.P.

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 15 ottobre 2017 by Sendivogius

La ‘sinistra’, in tutte sue possibili varianti scaturite dalla scissione dell’atomo, è morta. Il decesso è su scala continentale. E certo pure quando era in vita non è che se la passasse benissimo. Difficile rimpiangerne la dipartita, dopo una lunga agonia imbarazzante per sé e funesta per tutti gli altri. Sostanzialmente era diventata più perniciosa che inutile, oramai ridotta alla stregua di un malato terminale (di quelli che si cagano addosso incapaci di controllare la peristalsi… che ti fanno vergognare mentre sbavano e delirano); consumata per consunzione interna dopo un inarrestabile processo di citolisi, ma non prima di aver rinnegato se stessa, tradendo tutti gli ideali coi quali a chiacchiere ha sempre amato ammantarsi. Non ne sentiremo la mancanza. A meno che non voglia intendersi per ‘sinistra’ quella poltiglia informe e melensa delle microformazioni di stracciaculi, che ancora si agitano attorno ad un Giuliano Pisapia: il nuovo Che Guevara de Noantri che tanto basta a stimolare le facili polluzioni di troppi sinistrati in cerca d’autore. Oppure (peggio ancora!) quella riedizione 2.0 della peggior DC di estrazione fanfaniana ed ispirazione dorotea che si fa chiamare PD, con l’aggiunta di qualche utile idiota a fare da testimonial (è fresca di giornata l’esumazione di un Walter Veltroni!), insieme all’immancabile contorno di ambiziosi balilla in carriera a svecchiare l’insieme, per il make-up della salma.
Ad involuzione compiuta, il partito bestemmia celebra i dieci anni del suo fumoso non essere, in un condensato di buone intenzioni dai risvolti pessimi, per quello che più che altro dovrebbe essere un funerale (della sinistra morta per suicidio) con tanto di resurrezione democristiana per ibridazione su osmosi inversa. Trasformato in un comitato elettorale permanente, personalizzato su misura del bullo di Rignano e della sua cosca fiorentina, nel partito sedicente ‘democratico’ ora si parla di “lotta corpo a corpo” (la definizione esatta sarebbe trippa contro trippa) con il centrodestra; se non fosse che, nell’impossibilità di distinguere le differenze, il PD è molto più a destra nell’intercambiabilità con la stessa e di gran lunga peggiore nella sua ipocrisia.

  TUTTI INSIEME DISASTROSAMENTE

«All’ultimo duello televisivo tra Angela Merkel e Martin Schulz, secondo un amico tedesco, l’unica differenza è che il secondo aveva la barba. Il lungo abbraccio nella Grosse Koalition degli antichi rivali, CDU e SPD, sembra aver stancato entrambe gli elettorati e i democristiani persino più dei socialisti. Ma la perdita di senso, prima che di consenso, della SPD, la secolare quercia del socialismo europeo, la madre ormai pallida di quella straordinaria creatura che fu lo Stato sociale, lascia senza parole. In Germania è accaduto in fondo quanto già visto in tutta Europa, ma soltanto il voto nel cuore dell’impero poteva chiarire il passaggio storico in atto. Non è finita la storia, è morta la sinistra. Non stanno vincendo le destre, scompare la socialdemocrazia. Del resto, spostando lo sguardo oltreoceano, era chiaro che non aveva vinto Donald Trump, ma perso Hillary Clinton. Tutto il resto è secondario, accessorio. La sopravvivenza di governi conservatori comunque in declino, l’avanzata dei populismi, il risorgere dei fanatismi nazionalisti e separatisti, la spettacolare meteora di movimenti “né di destra né di sinistra” come i 5 Stelle o En Marche, che potrebbero svanire con la stessa velocità con la quale si sono affermati. Sono soltanto turbolenze della politica che spaventano, ma non cambiano la rotta, provocate dal gigantesco vuoto d’aria a sinistra. In dieci anni i socialisti si sono dimezzati in Germania, Spagna e Austra, quasi estinti in Francia, Grecia, Ungheria e Polonia. Hanno perso elettori tra i ceti popolari e tra i giovani: una crisi irreversibile. Molti elettori rimasti votano più il ricordo di un passato glorioso che un presente insignificante. Sotto i trent’anni, moltissimi li considerano uguali ai conservatori: saranno tutti qualunquisti? In Germania, la SPD ha governato 17 degli ultimi venti anni, da sola o con la CDU, contribuendo ad un boom economico fondato tuttavia su bassi salari e demolizione dei contratti nazionali. In ultimo, perfino la BCE ha criticato la politica dei salari tedeschi più di quanto abbia fatto la SPD. E infatti Merkel, che vorrebbe togliersi al più presto di torno Draghi, corteggia Schulz per un’altra grande coalizione. La sinistra storica europea non sembra aver perso soltanto l’anima, il sogno o l’utopia, ma finanche una minima funzione critica, ossessionata dal governo per il governo, il potere per il potere, dal vincere ad ogni costo che poi si traduce in realtà nel perdere senza onore, dopo aver sposato le parole d’ordine dell’avversario. Nessuno oggi capisce il rifiuto di Schulz ad una nuova alleanza con la Merkel: perché rimanere all’opposizione se erano d’accordo su tutto?»

Curzio Maltese
(06/10/17)

Ad ogni buon conto, tumulare i cadaveri, prima ancora che un atto di pietà, è innanzitutto una norma di profilassi. Non foss’altro perché con la putrefazione cominciano a puzzare.

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Arrivederci Roma…

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , on 21 settembre 2016 by Sendivogius

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«Rio 2016 conferma la regola delle Olimpiadi come apoteosi e fine di un regime predatorio. L’organizzazione dei Giochi si è rivelata nelle inchieste la solita miscela di retorica insopportabile, spreco faraonico, e pazzesca corruzione. Da molte esibizioni olimpiadi-atlanta-1996del resto a guadagnare sono soltanto gli sponsor, i grandi marchi che lasciano sempre un conto salatissimo da pagare alle nazioni e alle città ospitanti. L’opinione pubblica ormai non vi bada più, ipnotizzata dalla televisione o dalla propaganda. Gli unici scandali di cui si discuta sono il doping dei poveri atleti, i quali, chissà perché, dovrebbero essere gli unici a rispettare il teorico ma inesistente codice etico di un mondo dominato nella pratica dalle peggiori mafie politiche, economiche, e perfino scientifiche.
roma-citta-dello-sport-a-tor-vergata-3Ora all’orizzonte della già disastrata capitale si profila la minaccia di Roma 2024, fortemente voluta dai costruttori locali, dal governo e da molte personalità pubbliche. Ma soprattutto resa probabile dalla crescente lista di sedi che rinunciano, e di corsa, al privilegio di ospitare i giochi. Dopo la fuga di Boston, Toronto e Amburgo, domani potrebbe toccare a Parigi, dove il movimento anti-Olimpiadi cresce. atene-2004-2jpgAlla fine Roma potrebbe vincere una corsa quasi solitaria. In tal caso a noi pessimisti non resterà che augurarci di avere torto, ma francamente le ragioni del sì a Roma 2014 suonano come pura e vecchia propaganda. A cominciare dalla favolistica dei posti di lavoro e del rilancio turistico che non s’è mai visto intorno alle ultime edizioni, anzi, è accaduto il contrario.

atene-2004-10-miliardi-di-euro-di-speseIl nuovo stadio di Atene per le Olimpiadi del 2004
(costo complessivo: 10 miliardi di euro)

Per finire con la polemica contro il “solito fronte del No” che si oppone sempre a tutto, bloccando la mano santa dei cantieri. Una figura retorica che serve a rovesciare la realtà di un’Italia che ha sempre detto sì allegramente a qualsiasi grande progetto, per quanto costoso e insensato, distruggendo territorio e paesaggio e conquistando il record mondiale di opere pubbliche incompiute e/o inutilizzate. Comprese le decine di monumenti al nulla, che giacciono al sole della capitale: dalla città dello sport di Calatrava in giù.

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Ma siccome in questo paese di fazioni nessuno convince mai nessuno con argomenti reali, non resta che far decidere ai cittadini con un referendum. Se i romani vogliono le Olimpiadi, non si lamentino poi delle conseguenze. Se per caso non le volessero, sì potrebbe cominciare a discutere sul serio della nostra meravigliosa Capitale, a prescindere da trovate ed eventi

Curzio Maltese
(12/08/2016)

2008-04-beijing-olympic-stadium-birds-nestLo stadio olimpico di Pechino per le Olimpiadi 2008

Esonerata Roma, adesso si candida Firenze, la capitale del regno fatato di Renzilandia, temporaneamente affidata al viceré napoletano Nardella che sembra così ansioso di prendere il posto della Capitale nella grande greppia olimpionica…
olympics_dollars-300x151È interessante notare come il Comitato organizzatore pensi di fare causa al Campidoglio onde farsi restituire i 15 milioni di euro spesi finora, per promuovere la candidatura della Città Eterna ai giochi olimpici. Quello che stupisce non è l’eventuale causa di risarcimento, ma l’importo stratosferico richiesto indietro…
Come cazzo si fa a spendere 15 milioni di euro sul nulla?!? Immaginiamo per stampare brochure, organizzare conferenze, convincere gli sponsor, organizzare cene ed ‘eventi’… Ma soprattutto pagare vacanze e ricchi cadeau, all’insaziabile cricca olimpica di porci che prosperano attorno all’opulento baraccone delle assegnazioni!
mazzettaChe è un po’ come se la mafia facesse causa allo Stato per riavere indietro le mazzette ficcate nelle tasche dei politici di ogni colore, per ottenere l’affidamento degli appalti pubblici nella lievitazione dei costi. È come se Totò Riina pretendesse un risarcimento per il danno ricevuto a seguito dei mancati introiti della sue attività imprenditoriali!
Peraltro, come stracazzo si fa ad affidare l’organizzazione delle olimpiadi del 2024 ai due stessi figuri, responsabili del disastro economico che furono i mondiali di calcio della sciaguratissima Italia’90?!?

malago-e-montezemoloLa banda del buco

Errare è umano, ma perseverare è diabolico!

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Riformite acuta

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 settembre 2014 by Sendivogius

Dracula (1992) - F.F.Coppola

Puntuale come la morte, dopo il consueto sermone di Santa Commissione, segue consueta rettoscopia a cura dei volenterosi carnefici della UE, per sondare la disponibilità di Lavoratori e cittadinanza (passiva) a più incisive asportazioni di diritti e tutele sociali. Trattasi sempre di interventi dolorosi (e tagli necessari) da effettuarsi doverosamente senza anestesia, in autodafé collettivo, giacché non ci si può certo sottrarre ai penitenziali atti di contrizione, in ossequio ai sacerdoti di stretta osservanza neo-liberista, consacrati al dogma unico del dio Mercato, fedeli ai fondamenti del sacro verbo Monetarista e devoti alla santissima trinità del capitale finanziario: Austerità, Rigore, Pareggio di bilancio.
Mary Poppins In questo, le estrose Mary Poppins del “riformismo” a-sociale sono insuperabili. Al contrario dell’accigliosa governante tedesca, come una premurosa Mamma Goebbels, sono bravissime ad indorare la pillola (al cianuro) a quei bambini, che non hanno ben svolto i compiti a casa e recitato a dovere le preghierine (funebri) dell’eterno riposo. Per i più riottosi, c’è sempre in agguato lo spauracchio della Troika vampirica, che si nasconde negli angoli bui delle loro camerette in un tunnel senza uscita.
Troika vampiricaÈ una malattia pandemica che non conosce altra cura all’infuori del salasso, reiterato fino alla morte del paziente per consunzione. Ne esistono tipologie Le vampirediverse a seconda dei ceppi virali all’origine dell’infezione, ma le modalità di decubito e decesso sono sempre le stesse. Esattamente come il trattamento prescritto, ogni volta fallimentare eppure sempre ripetuto, invariato nella forma e nella sostanza, mentre si alternano i dottori al capezzale del moribondo.
In Italia, il veleno eutanasico scambiato per farmaco si chiama “riformite”. A somministrarlo, dopo la parentesi di ferali beccamorti bocconiani, c’è un nuovo patch-clown che per essere più credibile ci mette la faccia..!

MATTEO RENZI

E allora via di corsa, tra inaugurazioni e gelatini, ad annunciare una riforma al mese, d’intesa col Pornonano ai servizi sociali:

«Entro febbraio riforma elettorale, del Senato, e del Titolo V della Costituzione.
Entro marzo riforma del mercato del lavoro, e sblocco totale del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione.
Entro aprile riforma della burocrazia, più un miliardo e mezzo di finanziamenti per la tutela dell’ambiente, e tre miliardi e mezzo per la messa in sicurezza delle scuole pubbliche.
Entro maggio energia meno cara per le aziende.
Entro giugno riforma della Giustizia, con specifica accelerazione dei tempi della Giustizia civile.
Entro luglio era prevista l’attivazione dello stargate di Cuneo per Atlantide, che però è slittata a causa del semestre europeo, per il quale Renzi ha promesso di contestare i vincoli di bilancio “che ci chiede l’Europa”.
E poi di rispettare i vincoli di bilancio, “ma non perché ce lo chiede l’Europa”.
Perché “ce lo chiedono i nostri figli”.
Come ci chiedono riforme strutturali, da fare entro i primi cento giorni.
Anzi, i primi mille

Alessandra Daniele
“Le favole del Fantaboschi”
(27/07/2014)

E’ lo stesso fanfarone contagiato da “annuncite” che ogni volta, prima di partire a prendere ordini nei farseschi vertici brussellesi, carica le sue rodomontate come un pupazzo a molla in training autogeno, mentre cinguetta tutto impettito: spezzeremo le reni alla Merkel! Basta col rigore! Ci faremo rispettare! E lo fa in una crepitante raffica di tweet, innocui come una salva di mortaretti al passaggio del santo patrone in processione tra i fedeli.
ghost in the shell 2 - l'attacco dei cyborgPoi, alla prova dei fatti, come tutti i cazzari, prima si piega e poi si spezza, lasciando ad intendere che un galletto per quanto esuberante non è un aquila. Giusto il tempo di tornare in Italia, a mani vuote e qualcos’altro di rotto… salvo ritrovare nuovamente il coraggio una volta a casa. E allora il bullo, ben lontano dal ring, si esibisce in duelli a distanza con gli stessi tecnoburocrati che a Bruxelles aveva ossequiato.
Sono le stesse intrinseche nullità scelte per l’assoluta irrilevanza dei paesi di provenienza (Lussemburgo, Finlandia, Estonia..), ma allineati a Berlino nel nome del “Rigore” (degli altri) che poi è recessione permanente e deflazione nella stagnazione. Lo chiamano euro-monetarismo: variante continentale del thatcherismo, applicato al vecchio ordoliberismo che poi consiste nel fare i compiti a casa imposti da qualche siderale elite tecnocratica immune ad ogni controllo costituzionale. E soltanto dopo distribuire qualche caramella nel piatto vuoto dei più “meritevoli” (che tutti gli altri possono anche crepare), al posto delle vecchie lenticchie ormai stantie o dei tortellini bolognesi in salsa ‘socialdemocratica’.

Mangiatore di fagioli (Carracci)

La Commissione Juncker rompe il Patto del Tortellino

«La commissione Juncker sembra in effetti studiata apposta per umiliare i socialisti e far loro ingoiare il maggior numero di rospi possibili, con alcune punte di autentico sadismo che portano secondo molti le impronte digitali di Angela Merkel. A cominciare da alcune nomine controverse, per usare un eufemismo. Quella più indigesta a Sanchez riguarda l’Energia e l’Ambiente, affidati al Miguel Arias Cañeteconservatore spagnolo Miguel Arias Cañete, il quale a varie macchie – dal conclamato sessismo all’amore sviscerato per il cemento testimoniato durante i tre anni da ministro dell’ecologia nel governo Rajoy – aggiunge un clamoroso conflitto d’interessi, essendo robusto azionista di società petrolifere. “E´come mettere una volpe a guardia di un pollaio”, ha commentato Pedro Sanchez.
Miguel Arias Cañete Ma nel bouquet di nuovi commissari non mancano altre scelte che denotano un certo macabro senso dell’umorismo. L’uomo che dovrà Tibor Navracsicsoccuparsi di cultura e informazione, l’ungherese Tibor Navracsics è attuale ministro del governo ultra nazionalista di Orban, messo sotto accusa delle stesse istituzioni europee per aver approvato leggi liberticide della libertà di stampa. I laburisti inglesi si sono chiesti se “si tratta di uno scherzo o di una provocazione” la scelta ai Servizi Finanziari del britannico Johnathan Hill, detto il barone della City, celebre lobbista delle banche d’affari che dovrebbe in teoria occuparsi di rendere più trasparente la finanza continentale.
Johnathan HillQuanto al commissario per l’Immigrazione, una novità voluta proprio dai progressisti dopo le tragedie nel Mediterraneo, la poltrona è grottescamente toccata al conservatore greco Dimitris Avramopoulos, del quale circolano su Internet fotografie mentre, in tuta mimetica e con un fucile in spalla, pattuglia la frontiera greca contro il pericolo di “un’invasione islamica”.
Dimitris Avramopoulos, al centro con gli occhiali a specchioLa piccola galleria degli orrori va poi inserita in un quadro generale dove i socialisti (191 deputati) ottengono soltanto 8 commissioni, contro le 13 e presidenza dei popolari (220 deputati) e le 6 dei liberali, fedeli alleati della Merkel, che hanno però soltanto 68 eletti a Strasburgo. Senza contare il bassissimo peso politico della squadra socialista al servizio di Juncker, almeno dopo che il commissario all’economia, il francese Moscovici, è stato a sua volta commissariato e sottoposto ai veti del falco rigorista finclandese Katainen, nominato vice di Juncker con ampie deleghe.
Se l’obiettivo dell’operazione Juncker, tele comandata da Berlino, era quello di spaccare il fronte progressista, come molti degli stessi socialisti ormai pensano, Angela Merkel vi è già riuscita. Sulla porta della nuova commissione è intimato ai socialisti, soprattutto del Sud Europa, di perdere ogni speranza di cambiare il verso alle politiche di austerità. Possono chinarsi per entrare oppure stare fuori a testa alta, come gli spagnoli. Tertium non datur

Curzio Maltese
(17/09/2014)

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MENÙ FISSO

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , on 3 febbraio 2013 by Sendivogius

L'uomo del MacDonald's - Opera di Gianfranco Abela

Ad una buona parte dell’universo mediatico, ogni volta che si parla di campagna elettorale, piace approcciarsi all’argomento in termini di ‘anomalia’ e di ‘eccezione’ tutta italiana, come se da noi chissà quali dirompenti costruzioni alchemiche o coalizioni di governo potranno mai uscire dal segreto dell’urna a chiusura dei seggi… E nel farlo si discetta su tutto, tranne che sui contenuti, per una delle più miserrime e vacue tornate elettorali della storia repubblicana, da archiviare in fretta e dimenticare ancor prima.
Se un’anomalia in queste elezioni ci sarà, è la presenza di una formazione padronale, gestita al suo interno come una setta personale, intruppata al seguito di un “capo” assoluto, rabbiosamente anti-parlamentare, auto-referenziale e protestataria, forcaiola e nazional-popolare, ammiccantemente eversiva, con una prevalenza di piccolo-borghesi frustrati, storditi dalla crisi, attanagliati dall’angoscia del declassamento, e per questo ribollenti di paure e sordidi rancori.
A livello politico si era già visto qualcosa del genere alle elezioni del 1923… È la versione italiota di “Alba Dorata”; si chiamano “5 stelle” e ovviamente sono un ‘movimento’ come tutte le formazioni protofasciste, eiettate dai ventri gonfi del populismo reazionario…
Sfrutta i media tradizionali con le più classiche delle forme di propaganda, ma blatera qualcosa su quella mediocre invenzione giornalistica, chiamata pomposamente popolo del web
In proposito, potete leggere una confutazione magistrale [QUI] sulla natura e sulla supposta esistenza di tale popolazione virtuale:

«…una massa di persone nate nel pieno berlusconismo e approdate sullo schermo di un PC nel periodo delle chatline, del porno mainstream, delle community-vetrina. Oggi il merito di Grillo è quello di aver saputo veicolare una quota rilevante di queste braccia rubate alla masturbazione verso una nuova politica creata ad hoc per loro. Urla, schiamazzi, insulti contro l’immaginario nemico comune del “siamo tutti uguali” hanno allietato l’utenza (ed elettorato) del MoVimento, appassionata in ordine sparso di giustizia sommaria verso i politici, ambientalismo radicale e irrazionale e liberismo mascherato da meritocrazia.»

Finito lo spettacolo, i buffoni tornano in camerino, col pubblico pagante e soddisfatto che può continuare a starnazzare nei bar. Ma il palcoscenico teatrale resta sempre lo stesso, con le sue maschere eterne e rassicuranti…

“Il Paese si lagna ma detesta cambiare. E i politici lo sanno”

ALTAN «Ammiro molto la capacità drammaturgica dei colleghi stranieri nel rendere il voto italiano ogni volta incerto, imprevedibile, bizzarro. In realtà non esiste un Paese politicamente tanto stabile quanto l’Italia, di sicuro in Europa, forse nel mondo. Gli italiani, che abbiano vent’anni o novanta, votano sempre allo stesso modo, dal dopoguerra ad oggi. Esiste un’ampia e inossidabile maggioranza conservatrice con qualche tendenza decisamente reazionaria in campo sociale, che raccoglie oltre il 50% dei voti.
In contrapposizione, esiste una larga minoranza, circa il quaranta per cento degli elettori, che vota progressista. I conservatori votano a destra comunque si chiami o si manifesti la politica di destra, DC o Berlusconi. I progressisti votano a sinistra comunque si presenti la sinistra, sotto le bandiere del comunismo o della socialdemocrazia europea o del laburismo d’ispirazione britannica o del Partito democratico all’americana. Il resto, tutto il resto, lo fanno gli spostamenti interni del ceto politico, le leggi elettorali e singole iniziative di partiti outsider; come fu all’epoca la stagione referendaria dei radicali.
Se lo schieramento conservatore si divide, la sinistra può vincere, sia pure con fatica e senza mai raggiungere un’egemonia che le permetta poi davvero di governare. Altrimenti vince sempre la destra. Non può essere un leader a cambiare le cose. Crederò ad un cambiamento delle tendenze di fondo il giorno in cui il Vaticano non sarà costretto a intervenire nella politica italiana, oppure il giorno in cui le donne avranno nel mondo del lavoro lo stesso peso che hanno in Francia, Germania, Inghilterra o Stati Uniti.
Nella totale prevedibilità della politica italiana, qualcuno s’inventa novità e miracoli. Un piccolo esempio. Si parla del fenomeno Ingroia, appena nato e già sopra il 5% dei sondaggi. In verità se si sommano i due partitini comunisti, Di Pietro e i Verdi, insomma le liste che sostengono l’ex magistrato, il 5% è il minimo sindacale.
Ammettiamolo, in Italia le riforme non si fanno non perché i politici sono cattivi o non vogliono, ma perché la maggioranza degli italiani detesta il cambiamento reale, almeno quanto adora la lagna. L’unica grande stagione di riforme dal dopoguerra, quella degli anni Sessanta, legata all’ingresso dei socialisti nella maggioranza, si concluse con tensioni incredibili, sull’orlo della guerra civile. Il modo migliore per restare al potere è non fare niente. Berlusconi docet e prima ancora Andreotti. Stavolta vincerò la sinistra solo perché la destra ha varato una legge controproducente. Poi dovrà governare, tanti auguri.»

  Curzio Maltese
  (25/01/2013)

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Gli eterni bambini

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , on 3 luglio 2012 by Sendivogius

 «Che cos’è il populismo, il male eterno della politica italiana?
In una formula, consiste nel trattare come bambini cittadini adulti e teoricamente responsabili. A molti italiani il populismo piace ed è sempre piaciuto proprio per questo, perché non li fa crescere e li monda dai peccati del mondo. La minoranza di italiani adulti, invece, lo trova insopportabile. Come trova insopportabile che il Paese più vecchio del mondo, per storia e per anagrafe, sia al tempo stesso il più infantile. Abbiamo inventato il fascismo, ma un minuto dopo la fine della guerra, anzi già mesi prima la colpa era tutta dei tedeschi. Mussolini era un dittatore bonario, i fascisti dei ragazzini esibizionisti, le leggi razziali un’imposizione dell’alleato. La migliore rappresentazione dell’eterna fanciullezza italiota è l’Amarcord di Fellini. Il fascismo visto con gli occhi di un adolescente, cioè di tutti gli italiani fascisti. I pochi antifascisti, infatti, erano in galera dove tocca crescere alla svelta.
Vent’anni fa gli eterni infanti si sono accorti di colpo d’essere stati governati da una classe dirigente di corrotti, manigoldi e incapaci. Che sorpresa! Chi l’avrebbe mai detto?!? Per fortuna hanno votato in massa il nuovo, l’onesto, il competente: Silvio Berlusconi.
L’hanno voluto ad ogni costo, passando sopra al conflitto d’interessi, al ridicolo e alla vergogna. A dispetto dello stesso Berlusconi, della sua evidente inadeguatezza di fronte alla missione dichiarata di creare “un nuovo miracolo italiano”. Gli avevano raccontato in tutti i modi che Berlusconi “scendeva in campo” per salvare le sue aziende che, orfane di favori e sodali politici, da Craxi ad Andreotti, sarebbero fallite. Ma i piccoli italiani che non crescono mai gli credevano. È andata male. Berlusconi non solo non ha fatto il miracolo, ma ha preso un Paese comunque ricco e produttivo e l’ha ridotto sull’orlo della bancarotta. Ora chiedono a Monti, che è arrivato l’altro giorno, di far crescere l’economia. Ma l’economia italiana non cresce da 12 anni. Non se n’era accorto nessuno? No, neppur il superministro, Giulio Tremonti, che ancora va in giro nei salotti tv di sinistra, da Ballarò a Santoro, per spiegare quanto è stato profetico.
I piccoli italiani ora scoprono d’essere stati ancora truffati. Ma non è colpa loro. È colpa della politica trasformista, come spiega Beppe Grillo. Un trasformista coi fiocchi, uno che a dicembre saluta il governo Monti come “la salvezza dell’Italia” e oggi scrive che è frutto di un “golpe ordito da Napolitano e dalle banche”. Piace Grillo perché è un bambino anche lui, non deve rendere conto di quello che ha detto cinque mesi fa. Era tanto piccolo, aveva soltanto 64 anni.
Padre nostro rimetti a noi i nostri debiti anche se col cavolo che noi li rimettiamo ai nostri debitori. Amen

  Curzio Maltese
  Il Venerdì – (22/06/2012)

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MISERERE

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , on 9 dicembre 2010 by Sendivogius


Nell’Italia felix, dove la crisi è solo una “percezione psicologica” alimentata dai soliti kommunisti, secondo un’indagine della Confesercenti l’84% degli italiani ha grosse difficoltà a corrispondere le rate del mutuo o ad onorare il pagamento dell’affitto a fine mese. Sulla questione, gli studi della Banca d’Italia certificano l’insolvenza del 5% delle famiglie italiane.
La notizia, riportata dai maggiori quotidiani, è ripresa in uno stringato ed eloquente articolo pubblicato su un noto giornale bolscevico [QUI].
Le conseguenze pratiche consistono in un record delle iscrizioni ipotecarie e del pignoramento di immobili [QUI], che sembrano colpire soprattutto l’Italia settentrionale ed il florido Nord-Est [QUI]. Tuttavia, il dramma di non potersi più permettere un alloggio, o di vedersi venduta all’asta la propria abitazione, è altresì oggetto di raffinate considerazioni da parte di pensatori compassionevoli:

«Se uno a 37 anni non è in grado di pagarsi un mutuo o un affitto è un fallito!»

 Lo afferma Alessandro Sallusti con la boriosa sicumera che lo contraddistingue, dall’alto della sua poltroncina blindata di giornalista organico da regime, durante la trasmissione EXIT del 01/12/10 in onda su La7.  Al personaggio avevamo già dedicato un piccolo ‘cammeo’ [QUI] nell’ambito di un discorso più esteso.
Nipote di uno dei tanti fucilatori di Salò (ricambiato con la legge del contrappasso), il vincente Sallusti è il tipico esponente di certo cattolicesimo integralista che si batte per il conferimento dello status giuridico ad un grumo di cellule chiamato “embrione” e considera un’esaltante esperienza di vita lo stato vegetativo di coloro che versano in coma irreversibile, negando ogni ipotesi di “testamento biologico”. Però non perde occasione per esibire tutto il proprio disprezzo per coloro che, vegeti e senzienti, hanno la gravissima colpa di essere poveri, o stranieri, ovvero “noti omosessuali attenzionati”, contro i quali ci si compiace di essere cattivi.
Cresciuto all’ombra degli amichetti della parrocchietta, per il bravo Sallusti c’è sempre un posto pronto nei giornalini editi dalla Curia ma rigorosamente pagati dallo Stato.
In alternativa, bazzica le testate ultra-reazionarie del gruppo Monti-Riffeser, collegate alla famiglia dell’ex “petroliere nero” Attilio Monti.
A livello professionale, si fa le ossa come giornalista di cronaca al Messaggero, quindi al Corriere della Sera (dove diventa caporedattore), e soprattutto bruca al pascolo di Indro Montanelli: alfiere del conservatorismo di matrice liberale e vacca sacra del giornalismo italiano.
Montanelli resta un caso interessante di mitismo e mitomania, che sembra aver fatto proseliti soprattutto a sinistra… Variante meneghina del “Cieco di Sorrento”, il sulfureo Cilindro dalla redazione de ‘Il Giornale’ finge di non vedere cosa sia la destra italiana e chi sia il suo editore, “turandosi il naso” oltre che coprendosi gli occhi, prima del brusco risveglio.
Infatti, dopo la militarizzazione berlusconiana, il quotidiano si trasforma nel giornaletto padronale dello squadrismo a mezzo stampa, divenendo la roccaforte della Vandea editoriale che raggruppa il gotha contemporaneo della ‘Reazione’ clerico-fascista. In questo allettante contesto professionale, l’indipendente Sallusti, insieme agli  onnipresenti  Feltri e Belpietro, appartiene alla Sacra Trimurti a libro paga, che si alterna alla direzione dei principali quotidiani conservatori, trasformati in uffici di difesa ad oltranza degli interessi del Capo. Nell’ingaggio  militante,  si  distingue come specialista nei ‘lavori sporchi’ di penna e manganello. Più che un giornalista sembra un ausiliare del collegio difensivo, pronto ad immolarsi ovunque ci siano da perorare le cause personalissime del suo editore e padrone.
Ed al meritocratico Sallusti non sono certo estranei i vantaggi legati alle posizioni di rendita dell’editoria assistita… Certo non è un problema far quadrare i bilanci e rimpinguarsi lo stipendio, quando si è direttori di giornalini dalla tiratura irrisoria come Libero, beneficiato però da circa 40 milioni di euro di finanziamenti pubblici in soli 7 anni.
Facile pagarsi il mutuo a queste condizioni, comodo il lavoro con simili coperture in così altolocata sede, se non fosse per quell’inestinguibile alitosi di certi funerei maior domus che impegnano la propria favella in mansioni non proprio ortodosse…

«Con la caduta del berlusconismo, si spera, sarà interessante verificare se per caso finisce anche questa terrificante riunione di condominio che dura da anni nei salotti Rai e ha ormai sfondato il livello del grottesco. Queste venti o trenta personcine di folgorante mediocrità che fingono ogni sera di litigare, non importa quale sia il programma, e poi vanno tutti insieme a far casino in trattoria coi soldi del canone.
Sarebbe tutto soltanto ridicolo, se questa pagliacciata non fosse diventata l’unica rappresentazione del dibattito pubblico per milioni di cittadini e un’intera generazione di giovani. Agli ultimi, in particolare, va detto che nel mondo civile la tv pubblica non funziona in questo modo.
Nei dibattiti televisivi sulle reti pubbliche in Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, tanto per cominciare gli ospiti non sono così maleducati. I conduttori, gente seria, li correggono quando citano un dato o un fatto sbagliati. Pazzesco, vero? I giornalisti si dividono anche là fra quelli di destra e quelli di sinistra, ma di fondo fanno i giornalisti. Quelli di destra per esempio non sono stipendiati dal presidente del Consiglio e non passano la vita a esaltare l’editore, perché nel resto del mondo i giornalisti si vergognano di fare i servi.
Gli esperti di economia sono veri esperti di economia, chiamati perché magari insegnano in grandi università o hanno vinto un Nobel e non perché portano una barba da carnevale, la giacca fucsia e il farfallino arancione, come quel tale Oscar Giannino. Un profeta del neoliberismo che invoca tagli e massacri sociali dall’alto di una carriera trascorsa a scrivere su giornalini mantenuti coi soldi pubblici, al solito buttati nel cesso, nel caso specifico La Voce Repubblicana, il Foglio, Libero e Il Riformista.
Nelle televisioni civili naturalmente è impensabile organizzare sessanta o settanta puntate di talk show, con compagnia fissa e plastico del luogo del delitto, per fare audience sull’assassino di un bambino o una bambina. In compenso se il premier viene beccato a frequentare giri di minorenni, usa la decenza di presentarsi alla tv pubblica e rispondere a tutte le domande dei giornalisti, invece di fare lo spiritoso e mandare il personale in giro per studi con il mandato di difenderlo, in genere insultando gli interlocutori.
Ora, non si pretende che i televisionari italioti e i loro degno dirigenti, affaccendati come sono a leccare gli stivali dei padroni, si comportino come i loro colleghi liberi. Ma almeno una riverniciata la parco ospiti, un pò di rispetto per l’intelligenza del pubblico a casa, sarebbe già un enorme passo avanti o come va di moda dire adesso per ogni minima fesseria: una grande riforma.»

 di Curzio Maltese 
 (26 Novembre 2010)

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Il sugo della storia

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , on 5 luglio 2010 by Sendivogius

Sono molti gli Autori che leggiamo, più o meno volentieri, ma pochi (per i nostri gusti) posseggono l’incisività e la capacità proiettiva di un Curzio Maltese, capace di incidere là dove la carne si incista nel marcio della cancrena:

«Ma perché questi ragazzi non si ribellano? A chi serve andare avanti così? Essere giovani in Italia significa ormai rinunciare alla dignità di vivere. Il lavoro, quando c’è, fa schifo, è precario e sottopagato. Ma sempre più spesso non c’è. Gli hanno raccontato che con la flessibilità non vi sarebbe stata disoccupazione e se la sono bevuta, incredibilmente, hanno condiviso il finto liberismo dei padroni e sono diventati schiavi. Il risultato è che un giovane su tre è disoccupato. Comunque anche i fortunati, si fa per dire, con lo stipendio non riescono a mantenersi e devono pescare nella borsetta di mammà, come cantava Carosone. Ora si berranno pure la favola che la colpa di tutto è dei lavoratori più anziani, dei loro diritti acquisiti. Ma quei diritti le generazioni precedenti se li sono conquistati al prezzo di lotte durissime, mica abboccando alle balle dei presidenti di Confindustria o dei miliardari prestati alla politica.
L’Italia è un Paese di vecchi che odiano i giovani e le donne. Ma giovani e donne votano per una classe dirigente di uomini vecchi e quindi il cerchio si chiude. Il progressivo rimbecillimento della nazione si compie senza conflitti generazionali.
Da giovane detestavo chi parlava di “giovani”, senza distinguere, perché i “giovani” naturalmente non esistono come categoria. Eppure quanto avviene da noi nel rapporto tra generazioni merita attenzione, perché non accade altrove. Non esiste un Paese europeo dove il governo passa tagliare fondi all’istruzione senza provocare rivolte di piazza. I giovani europei sanno benissimo che l’unica speranza di avere un futuro nel mondo globalizzato consiste nel ricevere una buona formazione in scuole e università di eccellenza.  Ora da noi le scuole pubbliche non hanno i soldi per la carta nei cessi e le università se la battono nella classifiche internazionali con l’Africa. Ebbene il governo demolisce quel poco che rimane e studenti stanno zitti e buoni. Ad aspettare che cosa? Un lavoretto per l’estate ed un altro per l’autunno? A prendersela con gli immigrati? In Italia non esiste sostegno ai giovani disoccupati; non esiste una politica della casa per le giovani coppie. Tutto è delegato a mamma e papà. Vi sta bene? Si fa davvero fatica a capirvi. Certo tutta quella televisione assunta fin dalla prima infanzia deve aver fatto parecchio male.
Ma, insomma, ragazzi svegliatevi, non fidatevi di delegare a qualche furbastro la protesta, scendete in piazza, fate qualcosa, arrangiatevi. Oppure smettetela di arrangiarvi. Che cosa avete da perdere?»

  Curzio Maltese
  (02/07/2010)

L’Italia è soprattutto un Paese di finti ricchi che vivono nel terrore di sembrare poveri.
Di conseguenza, i diretti interessati fanno di tutto per nasconderlo. Ogni loro sforzo è concentrato nell’allinearsi al conformismo  al ribasso dell’informe “gruppo dei pari”, attraverso le illusioni di una grande mistificazione. Questo è il Paese dove il precario con contratto a progetto si definisce consulente. La telefonista dei call center, costretta ad aprirsi la partita IVA, si fa chiamare libera professionista. Il piazzista porta-a-porta è agente monomandatario e la stagista addetta alle fotocopie sogna di diventare assistant.
Salvo rare eccezioni, si tratta di persone occupate in lavori a scadenza che detestano; che percepiscono paghe pessime, insufficienti a pagare gli affitti o i mutui dei loculi in cui vivono. Per questo, appena possono, corrono nel centro commerciale più vicino per fare incetta di stronzate inutili, magari acquistate a rate. Sono i feticci da esibire durante i tristissimi rituali crepuscolari dello spritz: la variante cool dell’antico cicchetto del nonno.
L’importante è che siano trendy, hi-tech

Perché nel non-essere collettivo l’importante è apparire, omogenei alla massa dove la forma è sostanza.

È questo il Paese dove il “potere” va coccolato, vezzeggiato, assecondato, non disturbato e mai contestato, giacché il padrone di oggi può diventare il patrono di domani, nel ciclo di clientele che preludono all’eterno ritorno al sempre uguale.
 Forse è per questo che nelle nostre scuole il romanticismo stucchevole
di Alessandro Manzoni è elevato a caposaldo della letteratura italiana, con la sua visione accomodante e soprattutto innocua. Perché la Storia deve soprattutto rassicurare ed essere  confermata nella sua immutabilità.  Va servita secondo  tradizione e  col ‘sugo’ ribollito fino ad essere indigesto:

Il bello era a sentirlo raccontare le sue avventure: e finiva sempre col dire le gran cose che ci aveva imparate, per governarsi meglio in avvenire. – Ho imparato, – diceva, – a non mettermi ne’ tumulti: ho imparato a non predicare in piazza: ho imparato a guardare con chi parlo: ho imparato a non alzar troppo il gomito: ho imparato a non tenere in mano il martello delle porte, quando c’è lì d’intorno gente che ha la testa calda: ho imparato a non attaccarmi un campanello al piede, prima d’aver pensato quel che possa nascere -. E cent’altre cose.
(…) Insieme, conclusero che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore. Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c’è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia.”

  Alessandro Manzoni
  “I promessi sposi”
  Cap. XXXVIII

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Gli Amici degli Amici

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 giugno 2010 by Sendivogius


I favori li ho fatti come persona, non come ministro. Io sono una persona corretta
Pietro Lunardi
(14/06/2010)

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI:
 Diego Anemone è un giovane imprenditore romano in odore di sagrestia, che controlla una rete di imprese edili a conduzione familiare. In breve tempo, il Gruppo Anemone riesce ad estendere il suo giro di affari lungo tutta la Penisola, attraverso un ‘sistema’ che gli inquirenti non esiteranno a definire gelatinoso. Il Sistema è spalmato in realtà su tre strati di potere: Politici, Prelati, Funzionari pubblici, che interagiscono in comunanza di interessi a beneficio di poche aziende private, con la costituzione di vere e proprie “cricche”, garantendo le coperture istituzionali e le necessarie protezioni. In tale ambito, l’intesa prevede appalti e agevolazioni in cambio di favori: ristrutturazioni immobiliari; assunzione di figli e congiunti nelle imprese del gruppo; appartamenti in regalo… A questi si aggiungono regali di lusso e prostitute d’alto bordo, per rabbonire la ‘concorrenza’.
Disposti i pezzi sulla scacchiera, l’intraprendente Anemone crea quindi un asse di ferro con
Angelo Balducci, (ex) “Gentiluomo di Sua Santità” (come Gianni Letta) e soprattutto (ex) presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, per conto del Ministero delle Infrastrutture. E nella sua veste di referente privilegiato l’imprenditore riesce ad aggiudicarsi il grosso delle commesse pubbliche e degli appalti di Stato, legati alla gestione dei “Grandi Eventi” e rimessi alla discrezionalità decisionale del dipartimento di Protezione Civile a guida Bertolaso-Letta.
[Per coloro che volessero approfondire la vicenda, consigliamo la lettura delle precedenti puntate: QUI, e QUI, e ancora QUI.]
Al contempo, intorno alle attività di Anemone viene predisposto uno speciale cordone di sicurezza, pronto a disinnescare la minaccia di eventuali controlli e verifiche…
Oltre agli interventi del fidato Balducci per l’assegnazione degli appalti, in caso di revisioni contabili sugli stanziamenti pubblici, si può sempre sperare sull’interessamento di
Mario Sancetta e Antonello Colosimo, entrambe giudici della Corte dei Conti, ai quali i malevoli sostengono che Anemone abbia ristrutturato appartamenti e ville a costo zero. Ma la cosa (peraltro difficilmente dimostrabile) non costituirebbe reato, in assenza di comprovate “utilità”. Ad ogni modo, Mario Sancetta diventerà pure capo dell’ufficio legale di Pietro Lunardi (altro beneficiato dalle ristrutturazioni di Anemone) quando questi era ministro alle infrastrutture.
A Roma, per le variazioni sul piano regolatore e revisioni urbanistiche, come per la costruzione del Salaria Sport Village (famoso per certi massaggi), c’è invece il commissario delegato alle opere pubbliche Claudio Rinaldi.
In caso di indagini da parte della magistratura, si può sempre richiedere una consulenza ad Achille Toro, il procuratore con delega ai reati contro la Pubblica Amministrazione, tramite i buoni auspici del figlio Camillo.
Per disinnescare i ricorsi ostili al TAR, si potrebbe forse chiedere una piccola cortesia al presidente Pasquale De Lise, magari chiedendo consiglio all’avv. Patrizio Leozappa nonché genero di De Lise.
Per eventuali controlli fiscali della Guardia di Finanza, c’è poi il generale Francescu Pittorrru, che per il disturbo si è fatto intestare un paio di appartamenti oltre all’assunzione della figlia. Ma le positive ricadute sull’occupazione, hanno riguardato tra gli altri anche i figli di Angelo Balducci; Francesco e Gloria Piermarini, rispettivamente cognato e moglie di G. Bertolaso; e Paolo Palombelli, cognato di Francesco Rutelli.
Poi ci sono quelli che intervengono a puro titolo di amicizia, come il banchiere Denis Verdini, responsabile PdL. C’è chi si fa comprare gli appartamenti a “sua insaputa” come il dimissionario ministro allo Sviluppo economico, Claudio Scajola. E quelli che si fanno ristrutturare ville ed immobili a gratis, come l’ex ministro alle Infrastrutture: il leghista Pietro Lunardi (quello del “bisogna convivere con la mafia”)…
È una saga criminale che sembra non conoscere fine né decenza. E proprio dall’incontenibile espandersi dell’inchiesta, nasce l’impellenza della Legge Bavaglio contro le intercettazioni (e non solo), che tanto preme al gangster di Palazzo Grazioli.

LA MESSA PER FARLI CONOSCERE
La fortunata ascesa degli Anemone è riconducibile al “Grande Giubileo” del 2000: l’anno magico che sancisce il sodalizio tra alcuni dei principali protagonisti dell’intricata vicenda. Nella più classica tradizione simoniaca che caratterizza le indulgenze giubilari, dove il ‘Sacro’ lascia ben presto il posto al ‘Profano’, la celebrazione si risolse in una alluvione di miliardi pubblici piovuti a foraggiare la greppia del grande evento religioso, conformemente alla laicità dello Stato.
Per l’occasione, l’allora sindaco di Roma, Francesco Rutelli, fu nominato commissario straordinario del Governo per il coordinamento operativo degli interventi e dei servizi di accoglienza. Er Cicoria, l’ex radicale che di lì a poco si sarebbe convertito sulla via di Damasco, elevò Guido Bertolaso al ruolo di vice commissario vicario. La controparte vaticana era invece monsignor Crescenzio Sepe, segretario del Comitato per l’organizzazione del Giubileo.
Gli interventi infrastrutturali rientravano infine nelle competenze di Angelo Balducci, all’epoca Provveditore alle opere pubbliche per Roma e per il Lazio, ma con ottime entrature in Vaticano. Prima di cadere in disgrazia, Balducci è stato infatti membro dell’esclusiva “famiglia pontificia” (dal 1995) su nomina di Giovanni Paolo II ed in ottima amicizia con monsignor Francesco Camaldo, il chiacchierato cerimoniere pontificio già segretario particolare del cardinale Ugo Poletti (fino al 1997), recentemente diventato Prelato d’onore di Sua Santità.
Inoltre, la collaborazione con l’ex sindaco Rutelli deve rivelarsi particolarmente proficua, perché ancora nel Dicembre del 2006 Er Piacione, in qualità di vicepremier e ministro dei Beni Culturali, nomina Balducci commissario straordinario per la ricostruzione del Teatro Petruzzelli di Bari, sulla quale la locale procura ha aperto tre indagini separate e ancora in corso.

Pro Domo Sua
Tuttavia, l’esperienza giubilare sembra portare fortuna anche a Crescenzio Sepe, che nel 2001 viene elevato da papa Woytila al rango di cardinale e promosso Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, meglio conosciuta come ‘Propaganda Fide’, dove il porporato rimane fino al 2006.
De Propaganda Fide è la principale immobiliare del Vaticano, con un patrimonio stimato intorno ad un miliardo e 300.000 euro, per un totale di 761 fabbricati, di 445 terreni e 2.325 alloggi. Soltanto a Roma e Provincia, la “sacra congregazione” di Propaganda Fide possiede qualcosa come 725 fabbricati, 325 terreni e 2.211 vani, per un valore di mercato di un miliardo e 267 milioni. In massima parte si tratta di immobili di pregio, in pieno centro storico capitolino. La stima approssimativa è stata fatta da “Libero”: noto quotidiano bolscevico.
E pare sia stimata per difetto, poiché l’importo esatto sembra ammontare a 1.287.390.675 di euro (20 milioni in più).
A queste andrebbero poi aggiunte le proprietà vaticane distribuite nel resto d’Italia, per esempio: a Rovigo (valore di mercato 7,3 milioni); a Napoli (quattro milioni); a Mantova, con terreni per un valore di 2,7 milioni. Nel complesso, la Santa Sede possiede circa il 23% del patrimonio immobiliare italiano, affidato in prevalenza alla APSA (Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica): una controllata dello IOR. Per non parlare delle infinite attività commerciali o messe a profitto. Tutte, naturalmente, esenti dal pagamento dell’ICI, in virtù dell’esenzione fiscale introdotta dal Governo Amato con il decreto legislativo n°506 del 30/12/1992 e successivamente estesa con un nuovo decreto legge (17/08/2005) dal Governo Berlusconi III.

«Varato nel ’92, bocciato da una sentenza della Consulta nel 2004, resuscitato da un miracolo di Berlusconi con decreto del 2005, quindi decaduto e ancora recuperato dalla Finanziaria 2006 come omaggio elettorale, il regalo dell’Ici alla Chiesa è stato in teoria abolito dai decreti Bersani (sempre nel 2006). Molto in teoria, però. Di fatto gli enti ecclesiastici (e le onlus) continuano a non pagare l’Ici sugli immobili commerciali, grazie a un gesuitico cavillo introdotto nel decreto governativo e votato da una larghissima maggioranza (…) Basta insomma trovare una cappella votiva nei paraggi di un cinema, un centro vacanze, un negozio, un ristorante, un albergo, e l’Ici non si paga più. In questo modo la Chiesa cattolica versa soltanto il 5 o 10 per cento del dovuto allo Stato italiano con una perdita per l’erario di almeno 400 milioni di euro ogni anno, senza contare gli arretrati.»

  Curzio Maltese
  (25/06/2007)

Nella Città che di eterno ha soprattutto l’emergenza abitativa, gli appartamenti sono locati a prezzo di favore, o messi a disposizione a titolo gratuito, a potenti e ricchissimi, mentre per i comuni mortali l’affitto di un bilocale in periferia può arrivare anche a 900 euro mensili.
Nel 2001, a gestire l’immenso patrimonio dell’ente benefico, il cardinale Sepe chiama il pio Angelo Balducci come Consultore della Congregazione.

«Con Balducci, che ha competenza per la parte strutturale del patrimonio immobiliare, siedono nel comitato il manager Francesco Silvano, ex presidente dell’ospedale Bambin Gesù (per la parte economica) e l’avvocato dello Stato Ettore Figliolia (sarà capo dell’ufficio legislativo del vicepremier Francesco Rutelli nel secondo governo Prodi e lo si ritroverà a presiedere in almeno tre circostanze arbitrati che decidono le sorti di contenziosi su grandi opere pubbliche).»

  Carlo Bonini
La Repubblica
  (07/05/2010)

Alla gestione patrimoniale degli immobili della Congregazione partecipano anche Pasquale De Lise (da poco nominato presidente del Consiglio di Stato) e suo genero, l’avv. Fabrizio Leozappa. Francesco Silvano (memores domini di Comunione e Liberazione) è colui che avrebbe consegnato, le chiavi dell’appartamento di Via Giulia a Guido Bertolaso, secondo la testimonianza da lui resa e smentita nei fatti dal legittimo proprietario dell’immobile.
Alla manutenzione e ristrutturazione degli alloggi provvedono come sempre le ditte del solito ANEMONE, che per la bisogna si avvale come progettista dell’architetto Angelo Zampolini.
Zampolini è l’uomo che stacca gli assegni per gli affitti di Bertolaso; è colui che contribuisce alle spese per l’acquisto del mega-appartamento di Claudio Scajola, con vista Colosseo, in Via del Fagutale, erogando un piccolo contributo di soli 900.000 euro. Naturalmente ad insaputa del ministro. Del resto, per le spese correnti ed i pagamenti cash in pronta consegna, Diego Anemone può sempre contare su don Evaldo Biasini, economo della Congregazione del Preziosissimo Sangue di Gesù, le cui casse funzionano come deposito personale (ed in nero) della famiglia Anemone. Sembra che attraverso la congregazione siano transitati nelle tasche dell’imprenditore di Settebagni qualcosa come un milione di euro: 400 mila in assegni circolari intestati a società variamente riconducibili ad Anemone, più altri 600 mila euro in contanti.
L’istituzione religiosa di don Biasini è collegata alle Opere missionarie pontificie che fanno capo alla potentissima Propaganda Fide, il cui dicastero tra le sue numerose ramificazioni sembra riesca a rastrellare entrate annuali per 50 milioni di dollari.
Inflessibile sulla riscossione dei canoni di locazione, la Congregazione per l’Evangelizzazione si rivela incredibilmente generosa con il leghista Pietro Lunardi, che per 14 mesi viene ospitato gratuitamente in una appartamento, a Roma, nella centralissima Via dei Prefetti. Si direbbe a “titolo di prova” visto che nel 2004 Lunardi compra tutto lo stabile per la cifra di 4 milioni e 160.000 euro: tre piani per un totale di 720 mq. Si tratta di un prezzo completamente fuori mercato per il centro storico romano, dove i prezzi possono arrivare ad 8.000 euro per mq.

LA SOCIETÀ DEI MAGNACCIONI
La Curia pontificia è rigidissima nell’applicazione del principio di territorialità insieme alla sua totale autonomia gestionale e fiscale. Tuttavia, quello stesso principio così gelosamente rivendicato, decade ogni qualvolta si profili qualche onere a carico delle finanze vaticane che, se da una parte rivolgono i propri sospiri al cielo, hanno gli occhi ben piantati sui denari di Cesare… Se è vero che non c’è limite alla Provvidenza, non c’è ritegno nella rapacità con cui la Chiesa drena le risorse dello Stato italiano, considerato alla stregua di una sussidiaria della Camera Apostolica.
Del resto, quando si tratta di reperire e stanziare fondi a totale beneficio della Santa Sede, i governi italiani non conoscono né crisi, né recessione, né tagli. Perciò, visto lo status di profonda indigenza in cui versano le finanze vaticane, ed in particolar modo quelle della Congregazione di Propaganda Fide, non poteva certo mancare l’intervento ordinario dello Stato che, non contento di destinare il 44,64% del gettito proveniente dal proprio 8 per mille nella conservazione beni culturali legati al culto cattolico (contro il 23,03% stanziato per la conservazione beni culturali civili), elabora sempre nuove forme di finanziamento…
Tra i carrozzoni inutili che il ministro Tremonti si guarda bene dall’eliminare, funzionali però all’elargizione della questua, c’è l’ARCUS, Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo. Si tratta di una S.p.A. costituita nel Febbraio 2004, dall’allora ministro Giuliano Urbani, con atto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, ai sensi della Legge 291 del 16/10/03.
Come recita lo statuto, “il capitale sociale è interamente sottoscritto dal Ministero dell’Economia, mentre l’operatività aziendale deriva dai programmi di indirizzo che sono oggetto dei decreti annuali adottati dal Ministro per i Beni le Attività Culturali – che esercita altresì i diritti dell’azionista – di concerto con il Ministro delle Infrastrutture. Arcus può altresì sviluppare iniziative autonome”.
Fedele alla filosofia mercantilista che la ispira, all’ARCUS spetterebbe il compito di valorizzare il patrimonio culturale attraverso la sua capitalizzazione, in base al potenziale d’uso e consumo ed in “connessione con le infrastrutture, perseguendo la visione di contribuire a tradurre i beni e le attività culturali da oggetto passivo di osservazione a soggetto attivo di sviluppo”. La Cultura ridotta a fast food. Per questo abbiamo Bondi ministro e Mario Resca come consulente generale.

“Arcus si muove anche nell’ottica di aggregare attorno ai progetti i possibili stakeholders potenzialmente interessati. Di volta in volta, pertanto, vengono contattate fondazioni di origine bancaria e non, enti locali, esponenti delle autonomie e della società civile, università e anche soggetti privati, al fine di coagulare attorno alle iniziative risorse crescenti e finanziamenti coordinati.”

Il direttore generale della società è Ettore Pietrabissa, un passato all’IRI e quindi all’ABI. Il Presidente è invece Salvatore Italia, antico democristiano di scuola andreottiana. Entrambi guidano un CdA di sei consiglieri, per un’entità che conta 4 dipendenti e 6 “consulenti” con contratto a termine. Più generali che soldati. Come tutti i carrozzoni politici, nemmeno l’ARCUS poteva rinunciare ad una sede prestigiosa. La folla di dipendenti necessitava di ampi spazi di bivacco e dunque  l’amministrazione ha optato per 350 mq, in Via Barberini 86, a Roma, al modico affitto di 16 mila euro al mese. Tra annessi e connessi, ARCUS costa all’erario circa 2 milioni di euro all’anno. Arcus in 6 anni di vita ha speso mezzo miliardo di euro.
 Dal 2004-2008, hanno fatto parte del CdA anche l’archeologa Elena Francesca Ghedini, sorella del più famoso Niccolò (avvocato-deputato-inquisito), che si è ritrovata nella duplice veste di erogatrice e fruitrice dei finanziamenti, per il suo dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova. La dott.ssa Ghedini, per le istituzioni sotto il suo patronato è riuscita ad incassare 3.200.000 euro: più di quanto la ARCUS abbia stanziato per la messa in sicurezza del patrimonio culturale abruzzese nei prossimi tre anni. Interessante anche la partecipazione di Ercole Incalza, attuale responsabile della struttura di missione del ministro Altero Matteoli, e beneficiario di 520.000 euro pagati dal solito architetto Zampolini, in conto Anemone, per l’acquisto casa della figliola.

Excusatio non petita…
Tra gli addetti ai lavori, molti devono essersi interrogati sull’effettiva utilità di ARCUS e sulla necessità della sua esistenza. Per questo, con una irresistibile ironia del tutto involontaria, i suoi inventori hanno inserito questa pietra miliare nello statuto della società, confermando un vecchio adagio medioevale (…accusatio manifesta):

«E’ importante che venga ben compresa la specificità operativa di Arcus, così come emerge da quanto precede: la Società interviene a sostegno organizzativo e finanziario su progetti di rilievo, mentre in nessun modo è assimilabile un’agenzia di erogazione di fondi, né può essere annoverata fra i “distributori a pioggia” di fondi pubblici o privati.»

Forse è per questo che gli stanziamenti sono discrezionali, non soggetti a verifica preventiva. I suoi decreti operativi vengono adottati dal ministero per i Beni culturali di Sandro Bondi, di concerto con le Infrastrutture di Altero Matteoli, senza alcun controllo parlamentare, giacché mai nessun atto di ARCUS è mai stato sottoposto al vaglio delle Camere. Tra le “distribuzioni” oculate e specifiche su “soggetti di rilievo” operate da Arcus, di sicuro livello culturale, ci sono i 500 mila euro vengono destinati alla «partecipazione dell´Italia all´Expo di Shangai 2010».
I più malevoli scrivono che:

“Nella prassi Arcus è la cassaforte dove i ministri che si sono succeduti alla cultura e alle infrastrutture hanno attinto per operazioni di facciata, disinvolte e talvolta anche opache. Tanto che nel 2007 Arcus è stata commissariata, e si scoprì che i soldi venivano erogati perfino per una tappa del giro d’Italia. Ancora una volta la disinvoltura non manca: si finanziano teatri commissariati come il Carlo Felice di Genova o il San Carlo di Napoli, Mario Resca l’uomo assunto dal ministro Bondi alla Valorizzazione del patrimonio museale per attirare i capitali dei privati, per ora si prende quelli di Arcus, cioè dello stato, per la sua Direzione Generale e per l’Expò di Shanghai. I 16 milioni per Cinecittà vanno a un generico progetto di «Valorizzazione e rilancio della attività», senza considerare i 500 mila euro per la Fondazione Pianura Bresciana, in passato promotrice dell’indimenticabile Convegno sulle cinque razze autoctone dei suini. Ultimo paradosso, attraverso Arcus foraggia anche la Fondazione Banco di Napoli, vale a dire una di quelle fondazioni bancarie private che avrebbero per statuto quello di finanziare la ricerca, la cultura e così via. Altro che intervento dei privati nella cultura: questa è una pioggia gelatinosa di danaro pubblico.”

 L’Unità – “Il segreto di Arcus”
Luca Del Fra
28/02/2010

Ma ARCUS sembra soprattutto concepita come l’ennesimo collettore di indebiti finanziamenti, a tutto beneficio delle strutture ecclesiastiche ed extraterritoriali, dal momento che il grosso delle sue erogazioni ha per oggetto immobili di proprietà vaticana, per un importo superiore ai 20 milioni di euro che comprende arcidiocesi, diocesi, parrocchie, conventi ed ordini religiosi.
Sarà il caso di riportare qualche esempio…

LA MANNA
 Le erogazioni dell’ARCUS, non diversamente motivate forniscono un eloquente informativa sui capitoli di spesa che caratterizzano gli interventi della SpA e che, con poche eccezioni, hanno un’unica finalità strategica. Ecco alcuni degli interventi più sostanziosi:

– ANNO 2004 –
Arcidiocesi di Napoli: € 1.000.000 “Progetto museo diocesano”.
Diocesi di Palestrina (RM): € 40.000 per il recupero del percorso giubilare di Paliano; rifinanziato nel 2005 con altri 300.000 euro.
Comunità di S.Patrigano: € 500.000

 – ANNO 2006 –
Pontificia Università Gregoriana di Roma: € 1.000.000 per il restauro dei Palazzi Lucchesi e Frascara. Rifinanziata con altri 800.000 euro nel 2007. In seguito all’intervento del ministro Bondi, la ARCUS avrebbe stanziato per il restauro dei cortili interni della Pontificia università gregoriana di Roma altri 1,5 milioni tra il 2010 ed il 2011. E questo nonostante lo Stato fosse già intervenuto con 899.944 euro presi dai fondi dell’8 per mille: € 457.444 nel 2009 ed altri € 442.500 nel 2007.

 – ANNO 2007–2008 –
Diocesi di Torino: 2 milioni di euro per la realizzazione di un Auditorium.
Diocesi  di Ancona: € 900.000 per il restauro dell’Istituto Colle Ameno.
Diocesi di Terni: € 100.000 per il FilmFestival Interreligioso “Popoli e Religioni”, a cura dell’Istituto Studi Teologici e Storico-Sociali.
Arcidiocesi di Urbino: € 400.000 per il Museo diocesano “Albani”- ampliamento e riqualificazione funzionale.
Arcidiocesi di Pesaro: € 250.000 per il Polo museale diocesano, con stanziamento successivo di altri € 600.000.
Frati Minori (Osimo-AN): € 75.000 per il restauro della Basilica di San Giuseppe da Copertino.
Pontificio Istituto Maestre Pie Filippine: € 400.000 per il Restauro Chiesa di (S. Caterina) S.Benedetto.
Chiesa S.Maria Assunta di Mogliano Veneto (TV): € 490.000 per il recupero dell’Abbazia Benedettina di Mogliano Veneto.
Parrocchia di Maria S.S. Annunziata di Tuglie (Lecce): € 165.000 per il restauro del Santuario Madonna del Monte Grappa.
Parrocchia di San Giovanni Elemosiniere  (Morciano di Leuca – Lecce): € 400.000 per il restauro della parrocchia (!)
Vicariato di Roma: € 500.000 per il restauro degli affreschi del Gesù Nazareno all’Argentina.
Compagnia di Gesù all’Argentina: € 200.000 per la costituzione del Museo della Compagnia di Gesù.
Compagnia di Gesù: € 300.000 per il restauro di Palazzo Cariati, sede dell’Istituto Pontano (Napoli).
Santuario della Basilica di Pompei (che ha ben poco di artistico): € 1.000.000 solo per i progetti di restauro in Basilica.
Abbazia Cistercense di Chiaravalle della Colomba: € 2.700.000
Comune di Salerno: € 150.000 per il progetto “Restauro Campanile Chiesa SS. Annunziata”.
Comune di Tredozio (Forlì): € 200.000 per il restauro del Monastero della SS. Annunziata.
Comune di Orvieto: € 300.000 per il restauro del Convento San Francesco.
Comune di Pellezzano (SA): € 100.000 per il restauro della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Comune di Sulmona (AQ): € 2.000.000 per il Restauro dell’Abbazia Celestiniana.
Comune di Messina: € 400.000 per il restauro della Chiesa di Gesù e Maria del Buon Viaggio.
Comune di Camerano (AN): € 185.000 per il restauro della Chiesa di San Francesco.
Basilica di Santa Cecilia in Trastevere a Roma: € 350.000 per il restauro superfici decorate delle navate.
Missionari dei Sacri Cuori (Beato Gaetano Errico): € 185.000 per il restauro del Santuario dell’Addolorata.
Basilica dei Santi Quattro Coronati a Roma (Monache Agostiniane): € 300.000 Restauro del chiostro.
Pontificio Istituto Maestre Pie Filippine: € 400.000 per il Complesso monumentale ex convento delle Benedettine (TEGGIANO).
Basilica Parrocchiale di S.Andrea delle Fratte a Roma: € 700.000 per consolidamento strutturale e restauro della basilica.
Casa di Sant’Agnese dell’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi: € 250.000
Arcivescovo metropolita di Napoli: € 650.000 per il museo diocesano.
Convento dei Cappuccini di Frascati (RM): € 1.000.000 per il restauro della chiesa San Francesco dei Cappuccini.

Non mancano poi le spese ‘esotiche’ come € 3.500.000 per il “Progetto sale cinematografiche Schermi di qualità”.
Da notare che tra i maggiori beneficiari ci sono regioni come il Lazio, le Marche (terra d’origine del pesarese Angelo Balducci) e, da quando il card. Sepe è diventanto arcivescovo di Napoli, la Campania.
Le procedure di assegnazione seguite da ARCUS sono così cristalline e circostanziate, da provocare anche il duro intervento della Corte dei Conti che lamenta l’assenza di un regolamento attuativo che, seppur previsto, non è mai stato redatto. Nel 2007, criticando l’arbitrarietà dell’Istituzione, la Corte dei revisori denuncia:

«Il soggetto societario in mano pubblica è stato trasformato in un organismo che in concreto ha assolto prevalentemente una funzione di agenzia ministeriale per il sostegno finanziario di interventi, decisi in via autonoma dai ministri e non infrequentemente ed a volte anzi dichiaratamente, indicati come integrativi di quelli ordinari, non consentiti dalle ridotte disponibilità correnti del bilancio (…) che avrebbe portato a decisioni apparentemente non ispirate a principi di imparzialità e trasparenza».

In particolare, la stesura del regolamento dell’ARCUS era stato in origine affidato a Mario Sancetta, già beneficiato dalle premurose attenzioni della cricca Balducci-Anemone ed attualmente indagato per corruzione.
Ci sarebbe da aggiungere che tra gli affittuari d’elite della case di Propaganda Fide risultano essere anche funzionari ricollegabili ad ARCUS ed al Ministero dei Beni Culturali, che la società controlla. Ed in tale ambito, hanno usufruito dei restauri delle imprese di Diego Anemone il sub commissario di protezione civile in Abruzzo per i Beni Culturali, Luciano Marchetti (anno 2005). E  Cecilia Mencarelli, figlia della compagna dell’ingegnere Francesca Nannelli, funzionaria del ministero dei beni culturali di Firenze, anche lei distaccata all’ARCUS.

IL PALAZZO DEL CARDINALE
La casa, si sa, è un bene prezioso. Trovare appartamenti nel pieno centro di Roma e per di più a prezzi stracciati, con tanto di ristrutturazioni agevolate, è un po’ come vincere un terno a lotto. Se poi, più o meno indirettamente, posso addebitare le spese dei miei lussi allo Stato, è meglio. Molto meglio. A maggior ragione se controllori e controllati sono la stessa persona.
Il sistema di gestione degli appalti, che aveva uno dei sui perni nella distribuzione di immobili di pregio riconducibili a Propaganda Fide, era così collaudato nella sua certezza di impunità da essere sfacciato. Uno degli stanziamenti più clamorosi, messi in atto dalla straordinaria ARCUS S.p.A. è proprio il restauro del palazzo romano in cui ha sede la congregazione di Propaganda Fide, affacciato su Piazza di Spagna a Roma. Il problema dell’extraterritorialità viene ovviato con la scusa che l’edificio “aveva subito infiltrazioni e si era deteriorato a causa delle vibrazioni per il passaggio della metropolitana”, cosa che invece non sembra minimamente riguardare né giustificare alcun tipo di intervento per il resto dei palazzi confinanti.
 I “lavori di restauro e manutenzione provvisoria” vengono affidati alla supervisione dell’architetto
Angelo Zampolini (una garazia!) con l’allestimento dei ponteggi esterni e messa in sicurezza.
Nel 2005 arriva il primo finanziamento di ARCUS. Con un decreto ministeriale (20/07/05) a firma congiunta di Pietro Lunardi (Infrastrutture) e Rocco Buttiglione (Beni Culturali) vengono stanziati 2.500.000 euro. L’intervento contempla “il ripristino delle coperture e del sottotetto, restauro architettonico delle facciate, adeguamento statico delle murature verticali, restauro dei serramenti, la pinacoteca prevista al terzo piano, l’impianto antincendio e quello di rilevazione fumi.” E verrà definito dalla Corte dei Conti come “incongruo” e “non motivato”.
Nello stesso anno, il ministro Lunardi avvia le pratiche per l’acquisto agevolato del palazzetto in Via dei Prefetti, di proprietà della stessa congregazione.
Nel 2006 cambia il governo, ma i favori continuano. Al ministero dei Beni Culturali c’è ora Francesco Rutelli che rinnova lo stanziamento statale, sempre per decreto, con altri 2 milioni e mezzo di euro, giustificando il raddoppio con l’apertura di una pinacoteca ed un percorso museale, insieme alla biblioteca lignea del Bernini e l’archivio storico della congregazione. A tutt’oggi le sale restano chiuse al pubblico, almeno fino ad Ottobre 2010.
Ma i ‘tesori’ del Palazzo della Congregazione sono ben altri e destinati a riservare ancora interessanti sorprese….

 Continua.

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LA CURA

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , on 9 giugno 2010 by Sendivogius

 

“Cultura” è un concetto che presso certe latitudini politiche continua a rimanere inesorabilmente ostico. Sostanzialmente, è qualcosa di inutile. Altrimenti non si capirebbe come un Renzo Bossi, possa guadagnare (si fa per dire) 10.000 euro al mese come ‘consigliere regionale’. E comunque, non c’è competizione con Sandro Bondi, ministro per i Beni Culturali, che nomina l’amministratore delegato di McDonald’s alla direzione generale di Musei e Gallerie d’Arte, per la valorizzazione del Patrimonio Culturale. Tuttavia, l’incredibile ministro segna un record inarrivabile ponendo un parrucchiere 36enne, in odor di mafia, alla direzione dei lavori di restauro dei Grandi Uffizi.
Decisamente, si tratta di livelli ineguagliabili che nessun Gasparri, e tanto meno l’avv. Gelmini, per quanto dotati di tutti i numeri, potrebbero mai raggiungere.
Per usi e costumi, la Cultura resta minacciosamente aliena al ‘barbaricum’ di governo: le terre incolte dell’etno-nazismo padano e della cleptocrazia berlusconiana, dove la crapula si applica per decreto. In tempi non troppo remoti, simile feccia, al solo sentir nominare la parola cultura, metteva mano alla pistola. Oggi si limita ad un tratto di penna, ma il risultato non cambia…
 


«Ogni tanto il governo fa anche cose buone ed è giusto riconoscerlo. La Finanziaria, per esempio, ha identificato e punito la categoria che maggiormente danneggia il Paese, la più pericolosa per la democrazia. I lettori a questo punto penseranno agli evasori fiscali. Ma in quale paese vivete? Gli evasori sono brave persone, laboriose, creano reddito, soprattutto per se stessi, votano a destra. Per questo il governo li premia con un altro condono.
D’altra parte, è a favore dell’evasione fiscale che si fanno le manovre finanziarie.
Da quando Berlusconi è tornato a Palazzo Chigi, l’evasione è passata secondo i dati del ‘Sole 24 Ore’, da 100 a 120 miliardi l’anno. Venti miliardi in più. Che bisogna recuperare da altri. Anzitutto dagli insegnanti. Questi mascalzoni che riempiono la testa dei nostri figli di cognizioni inutili, culturame, latinorum e algoritmi. Quando potrebbero portare in classe un bello schermo ultrapiatto e sintonizzarlo per tutto il tempo della lezione sul “Grande Fratello”. Comunisti con il pallino dell’istruzione che rovina il popolo. A loro tocca giustamente il salasso peggiore della manovra: due miliardi di euro. Fra le nazioni del G-20 soltanto una ha capito che per uscire dalla crisi il passo decisivo è tagliare l’istruzione. Questa nazione siamo noi, è l’Italia. Lo diciamo con un brivido di orgoglio.
L’Italia ha un grande premier che ha fatto una montagna di soldi senza conoscere il Latino, Leopardi, e l’inglese, ma occupandosi in prevalenza di TV, donne e pallone. Senza contare l’altro genio della ministra Gelmini. Una che per tagliare ha un vero talento. Adesso vuole anche eliminare un paio di settimane a settembre e cominciare le scuole il primo ottobre, perché così, dice, si aiuta il turismo. Qualche azzeccagarbugli di sinistra potrebbe obiettare che nella nazione più turistica del pianeta, la Francia (una volta era l’Italia, ora quinta), le scuole cominciano a fine agosto. Altri potrebbero addirittura obiettare che in Italia ci vorrebbe un vero ministro dell’Istruzione. E perché mai? L’Italia ha già l’indice di scolarità tra i più bassi d’Europa. Basta ancora un piccolo sforzo per tornare alla felice condizione di analfabetismo di massa degli anni Cinquanta, gli anni che prepararono il boom economico.
L’unico ostacolo a questa straordinaria riforma è costituito da un milione e centomila insegnanti della scuola pubblica che si ostinano a fare il proprio mestiere.
»

 Curzio Maltese
 04 Giugno 2010

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