Archivio per Cristiani

BOOTS ON THE GROUND

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 dicembre 2015 by Sendivogius

Estate 2014 (Iraq). Ricordate la spietata pulizia etnica contro i cristiani di wpid-nunMosul?!? La distruzione delle ultime comunità nestoriane ed assiro-caldee, marchiate, depredate di ogni loro avere, scacciate via dalle loro case, costrette ad un esodo di massa nelle terre di nessuno e lì abbandonate ad una scomparsa silenziosa da consumarsi in lenta agonia?
marchioRammentate il massacro indiscriminato degli Yazidi (il primo vero etnocidio del XXI° secolo)?!? La caccia selvaggia agli ultimi sopravvissuti, perseguitati, inseguiti e braccati fin sulla cima delle montagne come bestiame da macellare; la riduzione in schiavitù delle donne e delle bambine, incatenate e rinchiuse nei bordelli del sedicente “Stato Islamico” per appagare le fregole sessuali dei boia del califfo, prima di finire interrate nelle fosse comuni?
daesh-girls-slaves-isisEppoi il genocidio culturale, la cancellazione sistematica, maniacale, ossessiva, di ogni vestigia o reperto archeologico su cui mettano le zampe; la Isl'Amici a Berlinodistruzione compiaciuta delle opere d’arte; il saccheggio delle biblioteche, con le pile di libri dati alle fiamme… perché non in linea coi furori iconoclasti dell’infervorata orda di capre mannare?
Distruzione dei cimiteriAll’epoca le cancellerie occidentali non mossero un dito, troppo impegnate come erano nel golpe greco e nel pretendere lo scalpo del refrattario Varoufakis. Le frontiere rimasero ermeticamente chiuse; a partire da quelle turche, così porose quando si tratta invece di lasciar filtrare armi e mujahidin per l’ISIS. E altrettanto chiuse rimasero quelle tedesche. Se ne deve dedurre che la carenza di copertura mediatica dei profughi di Mosul evidentemente contribuì allora al mancato scioglimento dei cuoricini teutonici.
Cristiani iracheniCon quell’impeto di orgoglio che sempre nei momenti più drammatici contraddistingue quel mercato degli affari globali che chiamano ‘Occidente’, tutti si affrettarono a dichiarare che MAI avrebbero inviato le proprie truppe Missione compiuta!nel ginepraio siro-iracheno (che Mosul valeva il requiem ma non la messa). E che le rogne seminate dalla Famiglia Bush se le grattassero via i Curdi arrangiandosi in proprio. L’Italia se la cavò, con ampio ritardo, rispolverando e quindi spedendo col contagocce dei vecchi residuati bellici della guerra in Jugoslavia, da tempo dimenticati nei suoi depositi militari e chissà se ancora funzionanti.
bootsongroundGli unici a mobilitare qualche elicottero per caricare sparuti gruppi di fuggiaschi (e strombazzare l’effimera “missione di salvataggio”) fu la tergiversante Amministrazione Obama, assai più interessata a sostenere i nazisti dell’Ucraina in funzione anti-russa e rifornire i tagliagole diversamente moderati del fronte anti-Assad in Siria, ma al contempo indecisi se bombardare o meno l’esercito regolare del governo legittimo, vista l’impresentabilità dell’alternativa al momento disponibile…

 Grigliata moderata - Ribelle arrostisce la testa di un elicotterista abbattuto a Maraat NoomanBarbecue tra amici a Maraat Nooman
“Ribelli moderati” del Free Syrian Army grigliano la testa di un elicotterista abbattuto

A pensar molto male, viene da sospettare che il cannibalismo tra i “ribelli moderati” del FSA (Free Syrian Army) sia più di un’illazione…

ALERT

Khalid al-Hamad, alias Abu Sakkar e meglio conosciuto come Abu The Cannibal, comandante delle Brigate Farouk, considerate “moderatamente islamiste” e responsabili dell’espulsione della popolazione cristiana di Homs. A seguire, altri schifosi a cui piace giocare con le frattaglie umane.

Con la frittata ormai fatta e più che imputridita, dopo le prime decapitazioni in mondovisione di ostaggi statunitensi, gli USA si sono decisi a condurre una campagna di attacchi mirati, rigorosamente dall’alto, contro obiettivi riconducibili al famigerato Califfato; peraltro con risultati assai contenuti nell’evidente difficoltà di distinguere il bersaglio giusto, visto il continuo cambio di casacche e l’ottima scelta degli “alleati” da finanziare…
radical_and_moderate_syrian_rePer dire, in poche settimane è riuscita ad ottenere più risultati la Russia di syria-rebelsPutin, calata in guerra con la mano pesante, piuttosto che il Pentagono dopo un anno trascorso grosso modo a sparacchiare contro le dune di sabbia, in un costosissimo tiro a segno, giusto per sollevare un po’ di polvere. Soprattutto, i (veri) raid russi sembrerebbero aver scoperchiato i fragili altarini, mostrando con evidenza chi finanzia lo Stato del Califfo e quali sono i suoi “misteriosi” protettori.
l'amico turcoE tutti giù a negare l’impegno diretto con l’invio di forze di terra contro l’orda nera. Che gli scarponi sul terreno ce li mettesse qualcun altro. Almeno fino a qualche giorno fa…
INSERT COINPer esempio, si distingue il formidabile contributo del governo italiano presieduto dall’ineffabile Matteo Renzi; quello che, non avendone alcuna, andava blaterando fino a qualche settimana fa come servisse “una strategia ed un approccio complessivo” contro l’ISIS, perché certe cose non si improvvisano in giorni ma si pianificano in mesi. Salvo cambiare repentinamente idea dalla sera alla mattina. Fu così che il Presidente del Consiglio per caso decise di mandare nella provincia di Mosul un primo contingente di 450 soldati (a cui se ne aggiungeranno altri 750!) in una delle Renzi e Vespazone più calde del conflitto. L’annuncio è stato fatto in diretta al “Porta a Porta” di Bruno Vespa, considerata da molti la “terza camera” del parlamento. Pertanto, non si è ritenuto necessario coinvolgere ed informare della decisione quello vero (e non sia mai!), mettendo piuttosto deputati e cittadini a fatto compiuto. Cosa ha convinto l’Esecutivo di Laide Intese a così impegnativa decisione nello scoccare dell’ora fatale, a diciotto mesi di nuundistanza dai fatti menzionati? Ovviamente non l’emergenza umanitaria (seee vabbé!).. non la pulizia etnica a spazzolata già bella che fatta.. meno che mai la tutela di patrimoni universali già polverizzati (che la “cultura” non si mangia; al massimo la si compra con 500 euro)…

distruzione epigrafe

La chiamata alle armi è arrivata direttamente da Mr O’Banana, che ha fatto contattare il grasso porcello di Rignano per interposta persona, comunicandogli telefonicamente (traduttore permettendo) la “call of duty”. Tanto è bastato a farlo scattare sugli attenti, uso a obbedir tacendo (è stato messo lì per questo) dopo la conferma della permanenza del contingente italiano in Afghanistan, senza che nemmeno ci fosse bisogno di agitare il ‘bastone’.
Sbrodolino e O'BananaCosa è cambiato a Mosul rispetto all’Agosto del 2014, quando ben più impellente sarebbe stato un qualche intervento per contenere la catastrofe? Be’ innanzitutto c’è la ‘carota’… Una ghiottissima commessa per la manutenzione e messa in sicurezza della diga di Mosul, che potrebbe portare tra i 250 milioni ed il mezzo miliardo di dollari nelle casse del Gruppo Trevi di Cesena, che s’è “aggiudicato” l’appalto, parrebbe, con l’intermediazione più che interessata del Dipartimento di Stato a stelle e strisce. Alla lieta novella, la TreviFin (la società finanziaria del gruppo) s’è vista sospendere le azioni in borsa per eccesso di rialzo.
Ne consegue che l’Italia sarà in pratica il primo paese occidentale ad inviare in via ufficiale i suoi soldati, boots on the ground, nel nuovo conflitto iracheno con un contingente di tutto rispetto, per una missione confezionata su misura, da inquadrarsi nell’ambito della già avviata e ben poco conosciuta operazione di contrasto pomposamente chiamata Prima Parthica.
logo_ktccAlla Difesa leggono i classici. E qualcuno deve aver scoperto Dione Cassio; o più probabilmente Edward Luttwak. Ogni riferimento alla Legio I Parthica dell’imperatore Settimio Severo è assolutamente voluto.
roman power emblemsSorvoliamo (per ora) sul fatto di mettere a disposizione un’intera brigata dell’esercito italiano e anche più, per tutelare gli interessi commerciali di Boba Fett.jpguna compagnia privata, alla stregua di mercenari non in affitto bensì in conto pubblico. L’Italia non è nuova a questo tipo di iniziative con soldati professionisti delle Forze Armate, utilizzati alla stregua di contractors per la tutela di gruppi privati. E la vicenda, tutt’altro che risolta, dei due fucilieri di Marina accusati di omicidio in India sta lì a dimostrare quanto ibride siano certe avventure e ambigue le regole di ingaggio.
Enrica LexieNaturalmente, l’iniziativa del premier in mimetica (armiamoci e partite) Capitan Pirlanon ha suscitato particolari clamori, subito liquidata dalla maggior parte degli italiani come l’ennesima fanfaronata di un pagliaccio in sovresposizione mediatica. Né si sono date troppa pena di approfondire la questione le opposizioni parlamentari, col dramma che Mario Michele Giarrussoin tal caso bisognerebbe poi relazionarsi con ben altri idioti a tutto tondo e pure dall’aspetto sudicioso, ma certificati col bollino, per meglio dare la misura di un’imbecillità persistente. E meno che mai hanno pensato di farlo gli onorevoli deputati, nonostante siano stati così clamorosamente scavalcati e messi a fatto compiuto. Intendiamoci bene: l’ISIS è quanto di più si avvicina all’essenza del male incarnato sulla terra; la negazione estrema di tutto ciò che dona bellezza alla vita e la rende degna di essere vissuta. Spazzarlo via con ogni mezzo possibile non è un’opzione; è un dovere morale. Tuttavia, se l’Italia proprio deve entrare in guerra (o meglio: fornire vigilantes per aziende in zona di guerra), che almeno non avvenga ad insaputa degli italiani.

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ORIENTE E OCCIDENTE

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 marzo 2015 by Sendivogius

Scontro tra cavalieri arabi e crociati

Nella (s)fortunata vulgata dello “scontro di civiltà”, che descrive l’Oriente e l’Occidente come due blocchi monolitici irriducibilmente contrapposti nella loro inconciliabile diversità, si rispolverano conflitti e contrapposizioni antiche, esasperate dall’urticante brutalità della guerra siriana e delle sue nefaste ramificazioni mesopotamiche, all’insegna del più bieco fanatismo. E, nelle esasperazioni estreme del tempo presente, si finisce col dimenticare come attraverso il costante attrito di forze contrapposte, lo scontro violento presupponesse anche l’incontro tra due mondi profondamente diversi, che non si capivano, diffidavano l’uno dell’altro, ma nonostante tutto interagivano pur nella reciproca alterità, fra tregue d’armi, scambi commerciali, e persino commistioni culturali che lo stato di guerra permanente pure non escludeva mai del tutto.
La carica di Yaqut il GrossoIn tale prospettiva, è dunque interessante (ri)scoprire Usama ibn Munqidh: personaggio intrigante e spregiudicato quanto basta, vissuto nel periodo che va dalla presa di Gerusalemme alla riconquista della città ad opera di Ṣalāḥ al-Dīn.
images Poco conosciuto al di fuori degli ambienti specializzati di orientalistica, Usama ibn Munqidh fu diplomatico, dotto islamico, cortigiano, avventuriero e spia nella turbolenta Siria del XII° secolo. “Osama”, il cui nome per esteso era Majd al-Dīn Usāma ibn Murshid ibn Alī ibn Munqidh al-Kināni, è stato anche uno scrittore arguto, capace di mescolare il serio ed il faceto nelle memorie di una vita lunghissima, anche secondo i nostri criteri attuali (10/07/1095–24/11/1188), per una storia in chiaroscuro dove nulla è mai ciò che sembra.
crusadersLa sua intensa attività diplomatica lo portò ad interagire con gli europei trapiantati in Terrasanta, che egli chiamava indistintamente “Franchi”, reputandoli poco più che rozzi barbari, ma dai quali era incuriosito come dinanzi ad un fenomeno esotico, non mancando mai di fornire un ritratto colorito e beffardo degli stessi…

chirurgo arabo«Il signore di Munàitira scrisse a mio zio chiedendogli di mandare un medico per curare certi suoi compagni malati e quegli mandò un medico cristiano a nome Thabit. Il medico, dopo nemmeno dieci giorni, fu di ritorno. Noi gli dicemmo “Hai fatto presto a curare questi malati!”. Lui spiegò “Mi presentarono un uomo con un ascesso alla gamba e una donna con una consunzione. Feci un impiastro al cavaliere e l’ascesso si aprì e migliorò. Prescrissi una dieta alla donna, migliorandone il temperamento. Quand’ecco arrivare un medico franco. Affermò che non fossi in grado di curarli, e domandò al cavaliere ‘Vuoi morire con due gambe o vivere con una?’, Cavaliere in TerrasantaAvendo quello risposto che preferiva vivere con una sola gamba, ordinò: ‘Conducetemi un cavaliere gagliardo e un’ascia tagliente!’. Vennero cavaliere ed ascia, ed io ero lì presente. Colui adagiò la gamba su un ceppo di legno e disse al cavaliere ‘Dagli giù un gran colpo di ascia che la tronchi netto!’. E quello sotto i miei occhi la colpì d’un primo colpo e, non essendosi troncata, d’un secondo colpo. Il midollo della gamba schizzò via, e il paziente morì all’istante. Esaminata poi la donna, affermarono che avesse un demonio nella testa, innamoratosi di lei. medieval-doctor-cutting-open-a-patients-everettOrdinarono che le si tagliassero i capelli per renderla meno attraente. E quella tornò a mangiare i loro cibi, e la malattia le aumentò. ‘Il diavolo le è entrato nella testa!’, sentenziò colui. Preso il rasoio le aprì la testa a croce, asportandone il cervello fino a farle apparire l’osso del capo che colui strofinò col sale, e la donna, all’istante, morì. A questo punto domandai se avessero ancora bisogno di me. Risposero di no e io me ne andai via, dopo aver imparato della loro medicina quel che prima ignoravo.”»

 Francesco Gabrieli
 “Storici arabi delle crociate
Einaudi, 2002

Crociato feritoUsama reputa i “Franchi” poco più che rozzi barbari stranieri, ma al contempo ne era incuriosito. E a tratti non riesce a nascondere persino una certa ammirazione, tra episodi singolari, aneddoti edificanti, e storie probabilmente inventate di sana pianta, contenuti nella sua opera più conosciuta: il Kitāb al-I῾tibār, il “il Libro della Riflessione” o anche “Libro degli ammaestramenti con gli esempi”, da cui si possono trarre gustosi bozzetti di vita quotidiana.

Crusade - di Xavier e Dufaux«Ci sono fra i Franchi alcuni che, stabilitisi nel paese, hanno preso a vivere familiarmente coi musulmani e costoro sono migliori di quelli che sono ancor freschi dei loro luoghi d’origine; ma quei primi sono un’eccezione, che non può far regola. A questo proposito, mandai una volta un amico per una faccenda ad Antiochia, il cui capo era Todros ibn as-Safi [ovvero Teodoro Sofiano, un greco cristiano], mio amico, che aveva laggiù autorità. Questi disse un giorno all’amico mio: “Mi ha invitato un mio amico franco; tu vieni con me, per vedere il loro costume”. Andai con lui, raccontava l’amico, e venimmo alla casa di un cavaliere di quelli antichi, venuti con la prima spedizione dei Franchi. Costui, ritiratosi dall’ufficio e dal servizio, aveva in Antiochia una proprietà dei cui reddito viveva. Fece venire una bella tavola, con cibi quanto mai puliti e appetitosi. Visto che mi astenevo dal mangiare disse: “Mangia pure di buon animo, ché io non mangio del cibo dei Franchi, ma ho delle cuoche egiziane, e mangio solo di quel che cucinano loro: carne di maiale in casa mia non ne entra!”.
banchetto araboMangiai, pur stando in guardia, e ce ne andammo. Passavo più tardi dal mercato, quando una donna franca mi si attaccò proferendo nella loro barbara lingua parole per me incomprensibili. Si raccolse attorno a noi una folla di Franchi, e io mi ritenni spacciato: quand’ecco venire innanzi quel cavaliere, che vistomi si avvicinò e disse a quella donna “Che ci hai con questo musulmano?”.
“Questo – rispose colei – ha ucciso mio fratello Urso”, il quale Urso era un cavaliere di Apamea, che era stato ucciso da un soldato di Hamàt.
bataille-croiaes-a-cheval-arabes-francsEd egli le gridò: “Questo è un borghese, cioè un mercante, che non fa la guerra, né sta là dove la fanno”.
Gridò poi alla gente adunatasi, e quelli si dispersero, e mi prese per mano: così quell’aver mangiato alla sua tavola ebbe per effetto di salvarmi la vita

 Usâma Ibn Munqiah
Libro dell’ammaestramento con gli esempi

TemplareQuello che emerge, tra storielle più o meno credibili, è comunque un quadro di relazioni continue e rapporti quasi affabili con il ‘nemico’, nonostante le feroci dinamiche della guerra di religione in corso. Usama frequenta regolarmente i “Franchi” stanziati nella regione ed intrattiene ottime relazioni coi Templari, che chiama persino “amici” nelle sue memorie…

«Quando visitai Gerusalemme, entrai nella moschea Al-Aqsa, che era occupata dai Templari, miei amici. A fianco c’era una piccola moschea che i Franchi avevano trasformato in chiesa. I Templari mi assegnarono questa piccola moschea per recitarvi le mie preghiere. Un giorno vi entrai e glorificai Dio. Ero immerso nella mia preghiera, allorché un Franco balzò su di me, mi afferrò e girò il mio viso verso l’oriente dicendo: “Ecco come si prega!” Una folla di Templari si precipitò su di lui, lo afferrò e lo buttò fuori. Poi si scusarono con me dicendo: “È uno straniero che è arrivato questi ultimi giorni dai paesi dei Franchi e non ha mai visto pregare alcuno che non sia girato verso l’oriente”

 Usâma Ibn Munqiah
Libro dell’ammaestramento con gli esempi

Shayzar Strettamente imparentato con la tribù araba dei Banu Mundiqh, emiri di Shayzar, l’intraprendente Osama apparteneva alla dinastia dei Munqidhidi che dalla loro roccaforte di Shayzar controllavano parte della Siria nord-occidentale. I Banu Mundiqh, dal canto loro, avevano acquistato senza colpo ferire la cittadella fortificata, messa in vendita dal vescovo che l’amministrava per conto dell’imperatore Basilio IIbizantino Basilio II Bulgaroktonos (lo sterminatore di bulgari), così chiamato perché dopo aver sconfitto una imponente armata bulgara nelle gole di Kleidion, sui monti della Belasica, aveva rispedito indietro i prigionieri (circa 14.000 uomini) nella loro capitale di Prilep, non prima di averli fatti accecare tramite abbacinamento.
The Chronicle of Ioannis Skylitzis - Bulagar DefeatAl contempo, è significativo ricordare come lo zio di Usama, l’emiro Izz ad-Din al-Dawla, durante la prima crociata avesse rifornito di provviste e cavalli gli invasori europei in marcia verso Gerusalemme.
Levante - Anno 1135 Costretti come sono a barcamenarsi nella stretta dei principati cristiani di Antiochia ed Edessa, della Contea di Tripoli e dell’Impero bizantino, mantenendo la propria autonomia rispetto all’ingombrante ingerenza dei turchi selgiuchidi ed alle incursioni dei Nizariti del Veglio della Montagna (la Setta degli Assassini), dagli emiri della piccola Shayzar il giovane Osama impara l’arte dell’intrigo e della diplomazia che non lo salveranno comunque dall’esilio. Quindi inizia a districarsi tra le varie signorie islamiche che si disputano il Levante: dagli atabeg turchi di Mosul, Aleppo e Damasco, fino ai Fatimidi del Cairo, mettendosi da Atabegprigioniero al servizio di Zengi e di suo figlio Nur al-Din (meglio conosciuto nelle cronache occidentali come Nuraddino, ovvero Norandino), quindi col grande Saladino, prendendo parte a più cospirazioni dalle quali esce sempre indenne. Dalla somma delle sue esperienze, Usama ricava il materiale per le sue opere, in linea coi richiami moralistici ed edificanti della letteratura “adab.
Assassins-MAP-LGLe frequentazioni coi cavalieri cristiani ed i rapporti coi principati latini non incideranno mai troppo sui pregiudizi di Usama, che sostanzialmente considera i “Franchi” gente umorale, abituata ad agire d’istinto ed imprevedibile, privi di una vera moralità ed incapaci di gelosia, eppure eccezionalmente valorosi in battaglia.

fante bizantino«Presso i Franchi, non c’è ombra di senso dell’onore e gelosia. Se uno di loro va per la strada con la propria moglie e un altro lo incontra, questi prende per mano la donna e la tira in disparte, mentre il marito si allontana, aspettando che lei abbia finito di conversare. E se la fa troppo lunga, la lascia col suo interlocutore e se ne va!
Una mia diretta esperienza è questa: quando venni a Nablus, stavo in casa di un certo Mu’izz, la cui casa serviva d’albergo ai musulmani, con finestre che si aprivano sulla strada. Dall’altra parte della via c’era la casa di un ‘franco’ che vendeva del vino per conto dei mercanti: egli prendeva una bottiglia di vino e gli faceva pubblicità, annunciando “il tal mercante ha aperto una botte di questo vino; che ne volesse acquistare, si trova nel sito tal dei tali e io gli darò la primizia del vino che è in questa bottiglia”.
Ora costui, venuto un giorno a casa sua, trovò un uomo con sua moglie a letto.
gli amantiGli domandò: “Cos’è che ti ha fatto venir qui da mia moglie?”
“Ero stanco” rispose lui “e sono entrato qui a riposarmi”.
“E come mai sei entrato nel mio letto?”
“Ho trovato un letto fatto e mi sono messo a dormire”
“E questa donna dorme con te?”
“Il letto” rispose “è suo; potevo io impedirle di entrare nel suo letto?”
Al che il mercante concluse: “Se lo rifai un’altra volta litigheremo!”
E questa fu tutta la sua reazione e il massimo sfogo della sua gelosia.
turkish_bathUn altro caso consimile è questo, narratoci da un bagnino di Ma’arra di nome Salim, che stava in un bagno di mio padre: […] “Entrò nel bagno un cavaliere dei Franchi, ai quali non piace cingersi un panno alla vita: costui quindi allungò la mano e strappò via il panno dai fianchi e gettò via il perizoma. Così mi vide che da poco mi ero raso la zona del pube. “Salim!” esclamò; mi avvicinai a lui ed egli disse, stesa la mano sul mio pube: “Magnifico! Fai anche a me questo servizio!” e si distese supino sul dorso. Aveva in quel posto un vello lungo come la sua barba. Lo rasi, ed egli passatasi la mano, lo trovò bello liscio, e riprese: “Salim fai lo stesso alla Dama”, e ‘dama’ nella loro lingua vuol dire signora, cioè sua moglie. Ordinò quindi a un suo valletto: “Và a dire alla dama che venga”. Il valletto andò e tornò con lei, e la introdusse. Essa si distesa sul dorso ed egli disse: “Falle come hai fatto a me”. Io le rasai il vello e suo marito stava lì a guardarmi. E poi mi ringraziò e regalò secondo il mio servizio.
Guardate un po’ che contraddizione! Non hanno gelosia né senso dell’onore e al tempo stesso hanno tanto coraggio, che nasce di solito se non dal senso dell’onore e dal disdegno per ogni cosa malfatta

Rocca di ShayzarL’aneddoto surreale dimostra due cose: che Usama ibn Mundiqh era un gran cazzaro, il quale amava raccontare storielle a contenuto boccaccesco; e che gli europei, i “Franchi”, quando ne avevano la disponibilità, non disdegnavano affatto i piaceri del bagno e della toeletta.
BagnoIl Kitāb al-I῾tibār venne riscoperto in Europa solo nel 1880, grazie ad Hartwig Derenbourg che ne rinvenne il manoscritto nella biblioteca reale dell’Escorial di Madrid. Quindi venne successivamente tradotto e pubblicato in francese (1895) e poi in inglese (1930) ad opera dell’arabista Philip Hitti, che nella sua biografia di Usama non mancò di notare come il diplomatico siriano fosse intriso di sufismo di derivazione sciita e permeabile all’eresia ismaelita. Tra Esercito di Saladinole cronache di guerra, le campagne militari, le note autobiografiche e la grande passione per la caccia col falcone (che occupa una parte considerevole del libro), il Kitab è una delle poche opere musulmane a contenere un qualche interesse per lo stile di vita, i costumi ed il modo di pensare del nemico “crociato”, pur seppellendone l’interpretazione sotto uno spesso strato di pregiudizi e stereotipi. Perché l’Altro, nella sua diversità, è sempre più incivile, primitivo, illogico e amorale di quanto non sia l’ultimo dei miei.

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Gli Adoratori del Diavolo

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 agosto 2014 by Sendivogius

Melek Ta'us - Peacock AngelAmmantati dal mito e dal fascino esotico di una delle culture meno conosciute e forse più interessanti del pianeta, gli Yazidi si affacciano alla conoscenza del grande pubblico italiano attraverso le strisce magiche e Corto Maltesebellissime di Hugo Pratt in una delle sue opere più famose e intense, “La casa dorata di Samarcanda”, nella metà degli anni ’70, in cui il grande Autore romagnolo rivisita un’antica leggenda di George Gurdieff, sedicente mago e iniziato, secondo il quale per imprigionare uno yazida è sufficiente tracciargli un cerchio attorno, dal quale gli sarà impossibile uscire, costringendolo a volteggiare su se stesso fino allo spasimo.
Corto Maltese (1)Per sfuggire alle persecuzioni islamiche, nel corso dei secoli gli Yazidi si sono concentrati, insieme ad altre minoranze confessionali, principalmente nelle zone Yazidamontuose, dall’Anatolia ai monti del Caucaso, e soprattutto nel Kurdistan iracheno tra Mosul e Sinjar. Gli Yazidi sono infatti un popolo di etnia curda, unici nel loro genere, per la complessa teologia che racchiude in un sincretismo straordinario elementi attinti dalle più diverse tradizioni religiose: culti pre-islamici di origine siriaco mesopotamica ed iranica; zoroastrismo; misticismo sufi e componenti paleocristiane riconducibili allo gnosticismo manicheo… Ma non mancano aspetti legati all’Islam sciita (soprattutto l’eresia ismailita) ed al mazdeismo.
Corto Maltese (2)Dal mitridaismo hanno ripreso la preghiera rivolta verso il sole ed il sacrificio di un toro per le cerimonie più solenni; dal cristianesimo nestoriano il rito del battesimo e la celebrazione del natale di Issah (Gesù); dall’ebraismo la pratica della circoncisione (peraltro facoltativa), lo studio dei numeri magici, e parte del loro stesso alfabeto; dalle confraternite sufi, il culto dei santi devoti, la danza mistica dei dervisci, e le pratiche di iniziazione; dallo gnosticismo ellenico, la venerazione per il Demiurgo e per gli arcangeli della creazione; dagli antichi culti orfici, la simbologia del serpente inteso come metafora di rigenerazione.
Alfabita ezdiyaSpregiativamente chiamati “adoratori del diavolo” dai loro nemici, gli Yazidi Kurdistan - ragazza yazida(ma anche Ezidi) sono in realtà il “popolo degli angeli” (dal termine yazd, che in lingua pharsi significa appunto “angelo” ovvero “essere divino”), ma esplicitamente il loro nome si richiama a Yazīd ibn Mu‛āwiyah (fratello del primo califfo ommayade), oggetto di una particolare devozione presso i loro insediamenti.
Yezidi Man Popolo di pastori semi-nomadi e di piccoli agricoltori, gli Yazidi sono una comunità endogamica, organizzata in confraternite chiuse, gerarchicamente regolate e suddivise in “iniziati” ed “aspiranti”, sotto la guida di uno Sheikh e di vari Agha tribali. Un tempo temibili guerrieri di montagna, decimati dalle feroci persecuzioni delle quali sono state vittime, sono un popolo sostanzialmente pacifico e ritirato.
Yezidi WomanLa complessa teogonia yezida si compone di sette arcangeli creatori (demiurghi) e delle loro successive emanazioni, che si manifestano in cicli di reincarnazioni (metempsicosi greca) tra gli uomini comuni, che diventano a loro volta mistici e capi religiosi della comunità. Al vertice della gerarchia celeste vi è Melek Ta’us: l’angelo creatore dalla natura tripartita, rappresentato in forma di pavone, che con le sue lacrime avrebbe estinto le fiamme dell’inferno.
Secondo una forzatura semantica, lo stesso nome di Melek Ta’us, variamente associato all’angelo caduto (e pentito), Lucifero (in qualità di portatore di luce), Iblis o Shaitan (il Satana della tradizione islamica), viene ritenuta una traslitterazione di Moloch, antica divinità siriaco-fenicia, e Teus/Zeus (dio), ma anche “Malik” (Re).
lalish - kevnarVa da sé che nell’ambito dell’islam sunnita gli Yazidi costituiscono gli eretici per eccellenza, associati ai pagani e dunque odiatissimi, tanto da scampare alla bellezza di 72 tentativi di sterminio nel corso degli ultimi 1.500 anni.
Mazarê Meheme Rashan li BashikêCi vanno assai vicino i mongoli di Hulagu Khan al principio del XIII° secolo, anche se il rischio di estinzione totale si palesa per gli Yazidi in tempi ben Yezidi_Manpiù moderni ad opera dell’Impero Ottomano. A partire dal 1802 i Turchi organizzano infatti una serie di campagne di guerra violentissime contro gli Yazidi, che peraltro si rifiutano di prestare servizio militare, ai quali sostanzialmente offrono due possibilità: conversione o morte. Il tentativo di annientamento: deportazioni e conversioni forzate, rapimento delle donne, eccidi di massa, cancellazione di interi villaggi, distruzione dei mausolei e dei luoghi di culto… si protrarrà per oltre un secolo, tanto che lo sterminio degli Armeni durante la prima guerra prosegue di pari passo con quelle degli Yazidi e della comunità greca di Smirne.
Donna yazidaOggi l’etnocidio della popolazione yazida, insieme alla cancellazione delle ultime comunità cristiane sopravvissute in Mesopotamia, assiro-caldei e nestoriani, viene portato avanti con bestiale determinazione dalle orde nere dei nuovi mongoli dell’ISIS: le bande di massacratori salafiti del sedicente Stato islamico dell’Iraq e del Levante. E questi sì, sono davvero quanto di più demoniaco si sia mai incarnato sulla faccia della terra in rappresentazione del Male, tanto da rappresentare con il loro truce fondamentalismo sanguinario i veri “adoratori del diavolo”. Ammesso si possa conferire una personificazione concreta alla malvagità ed ai suoi adepti.
Yezidi GenocideAbbondantemente foraggiate dai capitali sauditi in funzione anti-sciita, i miliziani dell’Isis sono il giocattolo impazzito, sfuggito al controllo delle monarchie teocratiche del Golfo, e costituiscono l’ultimo frutto avvelenato dell’allucinante parabola irachena, alla quale ora (suo malgrado) la titubante Amministrazione Obama è chiamata a porre un qualche rimedio prima che sia davvero troppo tardi.
Bandiera degli YazidiLa storia, come la strada dell’inferno, è lastricata di buoni propositi, ottime intenzioni, e clamorosi insuccessi. Se gli errori non mancano mai, raramente si è assistito a fallimento più grande dell’Iraq, che per gli entusiasti “esportatori di democrazia” avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello di un ricostituito giardino dell’Eden, a consolidamento di un nuovo secolo americano. Almeno secondo le fantasie visionarie della destra neo-con cresciuta attorno a quel cenacolo straussiano, che ha condotto gli Stati Uniti in una delle sue più catastrofiche avventure dalla fine della guerra della Vietnam.
IRAQ-SYRIA-UNRESTDieci anni di occupazione militare, miliardi di dollari spesi per una ‘ricostruzione’ mai davvero avvenuta, una classe politica tra le peggiori del pianeta, un paese dilaniato dalle faide tribali e la guerra civile, vicino alla catastrofe umanitaria, e quanto mai prossimo a sprofondare nell’abisso del più cupo totalitarismo salafita ispirato all’islamismo wahabita.
Members of the Islam State of Iraq and Shaam (Isis) with senior commander Abu WaheebDinanzi alle orde fondamentaliste dell’ISIS, l’indecente esercito iracheno si è sciolto come neve al sole al primo colpo di cannone. Tanto che l’orda salafita ha potuto occupare agevolmente e quasi indisturbata le grandi aree petrolifere dei distretti centrali e della provincia di Mosul, tagliando il paese a metà, mentre l’imbelle governo del settario Al-Maliki rimane trincerato nelle ridotte tribali del Sud, insieme alle sue milizie sciite male armate e ancor peggio addestrate, frettolosamente reclutate in sostituzione dell’inaffidabile esercito nazionale.
A tutt’oggi l’Iraq liberato, e che di fatto non esiste più, coi suoi strascichi velenosi, costituisce l’eredità infetta delle fallimentari politiche messe in atto dagli apprendisti stregoni alla destra di George W. Bush, che per la bisogna si erano affidati ciecamente ad un bugiardo matricolato ed un ladro come Ahmed Chalabi (su cui incredibilmente si continua ancora a puntare!), dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora che non avrebbe mai dovuto essere aperto, e finendo con lo scatenare i peggiori djinni del deserto e che ora è quanto mai difficile ricacciare dentro.

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