Archivio per Crisi

Letture del tempo presente (I)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 ottobre 2018 by Sendivogius

Con l’apertura di questa nuova ‘rubrica’, ci accingiamo a pubblicare tutta una serie di articoli che, a nostro sindacabilissimo giudizio, possano fornire una qualche bussola per orientarsi nei marosi del tempo presente ed in qualche modo contribuire ad interpretare la realtà attuale.
 Ovvero, senza troppe pretese, abbiamo deciso di condividere interventi ed estratti, per autori diversi, che semplicemente ci sono piaciuti e che, in un panorama asfittico, meglio di altri aiutano a comprendere la crisi della ‘sinistra’ (non solo italiana) in tutte le sue declinazioni, ma soprattutto i mutamenti antropologici (ed i vizi antichi) di un corpo sociale ripiegato su se stesso, depresso e svuotato dopo la grande recessione economica, alla disperata ricerca di un nuovo senso dell’esistenza.
Insomma, si tratta di una raccolta di idee e spunti di riflessione, per un breviario minimo di sopravvivenza, in tempi cinici di regressioni culturali.

“I totem rovesciati. Marx per Le Pen e Salvini. I Gracchi per Bannon e Meloni. Liberismo UE per Bersani e PD”

Andrea Del Monaco
(14/10/2018)

 «Rivendicare Più Europa quando il neoliberismo UE significa austerità, svalutazione del lavoro e riduzione del welfare è il modo migliore per far vincere le destre neofasciste. Quando un esponente del fu centrosinistra rivendica la costruzione mercatista dell’architettura europea Matteo Salvini e Giorgia Meloni brindano. I risultati delle elezioni europee del 2019 vedranno trionfare le Destre se la Sinistra lascia a Salvini e Meloni il monopolio della critica all’austerità. Una conferma di questo pericolo si è avuta nel dibattito tra Marine Le Pen e Pierluigi Bersani su Rete 4 nella trasmissione “Quarta Repubblica” dell’8 ottobre 2018: Marine Le Pen guarda Bersani, e, con pacatezza, ripete ciò che nella mattinata aveva detto nella conferenza stampa con Matteo Salvini: “si fanno arrivare gli emigrati perché sono un serbatoio infinito di manodopera a basso costo… si accetta questa immigrazione massiccia per avere una manodopera molto malleabile, con poche difese che accetti qualunque cosa. Pensiamo a ciò che ha fatto la Germania con i mini-jobs. Essi hanno fatto sì che si pagassero i lavoratori due euro l’ora. Considero questa una nuova forma di schiavismo, con tutte le conseguenze che comporta per la diminuzione drastica dei salari: se il mercato è pieno di manodopera a buon mercato, ci sarà sempre qualcuno disposto a lavorare a basso costo”.
 Pierluigi Bersani non guarda in faccia Marine Le Pen. L’ex segretario del PD è in difficoltà, quasi alza la voce: “Li conosciamo da 400 anni i difetti dell’Europa che volete voi: Stati Nazione, dogane, frontiere”. Bersani difende la mobilità delle merci nell’Unione Europea. Questo scambio di battute esplicita perché Bersani e il suo ex partito, il PD, sono destinati a perdere. Marine Le Pen, senza nominarlo, cita Karl Marx, in particolare il paragrafo 3 del capitolo 23 del primo libro de “Il Capitale” dal titolo “Produzione progressiva di una sovrappopolazione relativa ossia di un esercito industriale di riserva”. Cosa avrebbe dovuto obiettare Bersani a Le Pen? Molto semplicemente avrebbe potuto dire: “cara Marine Le Pen, i cittadini africani che arrivano in Italia scappano spesso dalle ex colonie francesi come Mali, Repubblica Centro-Africana, Ciad, Niger, Costa d’Avorio, Congo. I migranti fuggono dalla povertà generata dal vostro neocolonialismo e dalle politiche predatorie delle vostre multinazionali: lei, se fosse Presidente della Repubblica francese, rinuncerebbe al colonialismo e ai profitti delle vostre multinazionali?”. Insomma, per aiutare veramente (non come sostengono Salvini e Le Pen) i migranti a casa loro, non costringerli a fuggire per diventare i nuovi schiavi dell’esercito industriale di riserva, non abbassare i salari in Europa è necessario rinunciare ai profitti del neo-colonialismo e investire in Africa. Nessun presidente francese l’ha mai fatto. Al contrario negli ultimi 50 anni, le classi dirigenti delle ex colonie francesi che hanno tentato di sottrarsi alle politiche neocoloniali francesi, sono state spazzate via da colpi di Stato.

Perché Pierluigi Bersani non ha fatto simili obiezioni a Marine Le Pen? Per tre ragioni: ha abbandonato un’analisi di classe sul lavoro; per opporsi al neocolonialismo delle multinazionali francesi dovrebbe opporsi al neocolonialismo dell’ENI in Niger; per contrastare il neoliberismo UE dovrebbe tornare al socialismo. E così il lavoratore, precario dopo lo smantellamento dell’articolo 18 operato dai Governi di Centro-Sinistra, e l’esodato, prodotto dalla riforma Fornero varata da PD e FI, votano sempre più Lega e FdI. La Sinistra, dopo la repressione di Genova nel 2001, ha progressivamente abbandonato l’opposizione alla globalizzazione neoliberista.
Le destre monopolizzano abilmente la critica al neoliberismo e danno ad esso risposte autoritarie, distorcendo categorie patrimonio della sinistra come il marxista “esercito industriale di riserva”. Salvini l’8 ottobre ha fatto un’abile conferenza stampa anti-UE con Marine Le Pen. Giorgia Meloni il 22 settembre ha invitato ad ‘Atreju’ Steve Bannon, lo stratega politico che ha portato alla Casa Bianca il presidente USA Donald Trump. Bannon ha catturato i militanti di Fratelli d’Italia con tale quesito retorico: “Perché sono populista? Perché la mia famiglia è una famiglia della classe operaia. Chi vorrei vedere al Governo? Le prime cento persone di Fratelli d’Italia che sono venute qui oggi o le prime cento persone che vanno a Davos? Io risponderei le prime cento persone di Fratelli d’Italia che sono venute qui”. Bannon ha collocato il suo partito “The Movement” contro il Forum Economico Mondiale: esso è una Fondazione creata da Klaus Schwab, svolge il suo evento invernale ogni anno a Davos in Svizzera, è finanziato da imprese multinazionali con fatturato superiore a 5 miliardi: tali imprese, quando delocalizzano producono nuovi disoccupati potenziali elettori del Governo Conte.
Per la presenza di Bannon, Bloomberg, CNN, Associated Press, Reuters, Cnn, France 24 hanno mandato i loro inviati ad Atreju. Bannon li definisce suoi odiatori, in quanto legati a Davos. Giorgia Meloni (e Matteo Salvini) oggi battono gli avversari su due campi: abilità mediatica ed egemonia culturale. Ciò che rimane della Sinistra e dell’Ulivo di Romano Prodi riflettano su questo. Dopo aver magnificato la globalizzazione neoliberista, imitando Tony Blair e Bill Clinton, accettato l’austerità della UE, oggi Pierluigi Bersani, ex segretario del PD e ora leader di LEU, critica tardivamente “la mucca nel corridoio”. Nel contempo Matteo Richetti, Francesco Boccia, Marco Minniti, Nicola Zingaretti, Dario Corallo, Cesare Damiano, candidati alla segreteria nazionale del PD, accettano l’impianto mercatista dei Trattati UE.

E così, poiché in Italia e in Europa le Sinistre non difendono più il lavoro e il potere di intervento dello Stato, l’uscita dalla globalizzazione neoliberista avviene da destra. Una Destra molto abile nell’appropriarsi di miti della Sinistra. L’esempio lo fornisce Alessandro Giuli intervistando Bannon ad Atreju: citando Tiberio e Caio Gracco ha chiesto a Bannon “I Gracchi sono morti per dare terra e cittadinanza ai loro fratelli d’Italia, il secondo è morto al Gianicolo, il colle di Giano. Oggi il partito di Giorgia Meloni raccoglie l’eredità ideale di quel movimento, che cosa si aspetta da FDI?” La risposta di Bannon è molto chiara: FDI e la Lega, non avranno solo un grande risultato elettorale nella primavera del 2019 ma invieranno un messaggio a Bruxelles: i due partiti rappresentano un’Italia libera e sovrana che non prenderà ordini su cosa fare”.
Direbbe Tonino Di Pietro, che c’azzecca Bannon con i Gracchi? Molto poco. […] Bannon, pur volendo uno Stato leggero e il dominio del mercato, si appropria di un mito della storiografia marxista: nella rivoluzione francese, dopo la sconfitta e la decapitazione nel 1794 del capo giacobino Maximilien de Robespierre, François-Noël Babeuf, detto Gracchus, ultimo dei robespierristi, organizzò nel 1796 la Congiura degli Eguali contro il Governo del Termidoro. Filippo Buonarroti, pronipote di Michelangelo, partecipò agli eventi e ne scrisse la storia nell’opera Cospirazione per l’Eguaglianza detta di Babeuf, considerata il primo esempio di storiografia marxista. Oggi Bannon definisce il suo “The Movement” partito dei patrioti. In realtà, come ricordano Albert Mathiez e Georges Lefebvre nel volume “La rivoluzione francese”, i rivoluzionari giacobini si definirono patrioti in contrapposizione agli agenti controrivoluzionari al servizio del premier inglese William Pitt: egli tentava di restaurare monarchia e ancien Régime nella Francia rivoluzionaria. I patrioti della rivoluzione francese, i giacobini, misero in discussione la proprietà privata con la Costituzione del 1793: Bannon, Salvini, Meloni e Le Pen non avrebbero certamente appoggiato i giacobini

“I totem rovesciati”
Andrea Del Monaco
(14/10/2018)

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(90) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , on 4 settembre 2016 by Sendivogius

Classifica AGOSTO 2016”

vibratoriLeggere i dati della crescita economica, ovvero la ri-presa (per il culo) al centro della grande narrazione renziana sulle magnifiche sorti progressive del “governo del cambiamento”, per giunta dopo cinque anni di “riforme” su trattamento prolungato, è impegno di per se stesso assai semplice.

bdsm

Abituati ad equazioni chilometriche, scostamenti quadratici medi, ed altre dispersioni statistiche per gli specialisti di settore, il calcolo della straordinaria crescita italiana è un’operazione alla portata di chiunque tanto è facile tirare le somme: a diversità di fattori, il saldo è sempre ZERO. E costituisce l’unità di misura ideale per quantificare i risultati Il Bombache questa parodia toscana di Giggi Er Bullo va menando in giro, assieme alla sua burrosa ministra delle controriforme che sembra lo scarto di un provino fallito per un dentifricio white-dent.
Renzi-Boschi e Wanna MarchiMa gli “esperti” che sponsorizzano il governo degli amichetti belli della parrocchietta, e degli altri compagni di merende, folgorati a ridosso degli scoli della Leopolda, sulla falsariga di dati imprescindibili che trascendono la ragione e valgono come il mistero della fede, si affrettano a specificare che la crescita sarà anche zero, ma gli stipendi aumentano (80 euri!) e la ripresa c’è (e sappiamo come). La crisi è finita; è la sua percezione che persiste. Ma si tratta soltanto di un’impressione sbagliata.
Danny De Vito giovaneSei alto 147 cm e pesi 110 kg?!? Sembri la brutta copia di Danny De Vito, ma hai la simpatia di una pantegana in calore e puzzi ancora peggio?!? Al netto della masturbazione compulsiva, le tue più vivaci esperienze sessuali risalgano a quando ti hanno beccato a palpeggiare i cadaveri conservati nella cella echinocactusfrigorifera dell’istituto di Medicina legale?!? La gente ti schifa e preferirebbe una serie di penetrazioni multiple con un echinocactus gigante, piuttosto che sfiorarti anche solo per sbaglio?!?
Non preoccuparti; il tuo è solo un problema di percezione nella visione altrui. Non sei un cesso calzato e vestito. Sei una variabile da interpretare.

P.S. È incredibile la varietà di coglioni fuori scala che il terremoto di Amatrice sembra aver risvegliato, addormentanti nelle catacombe del sanfedismo integralista, laggiù dove il sonno della ragione è più profondo.

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. PAR CONDICIO IDIOTORUM

[03 Ago.] «Roma Capitale è portatrice di una visione biocentrica che si oppone all’antropocentrismo specista che nella cultura occidentale ha trovato la sua massima espressione»
(Virginia Raggi, la Sindaca)

Gestapo02. FORZE DI PULIZIA

[15 Ago.] «Quando arriveremo al governo, Polizia e Carabinieri avranno mano libera per ripulire le nostre città. Sarà fatta una sorta di pulizia etnica controllata e finanziata, come stanno facendo ora con gli italiani costretti a subire l’oppressione dei clandestini»
(Matteo Salvini, l’Inesauribile)

Amatrice03. UNA BOTTA DI VITA

[27 Ago.] «Il Friuli era povero e col terremoto è diventato ricco. Per me questo è un esempio meraviglioso… Io incontrai un industriale davanti alle macerie della sua fabbrica, felice. Ma scusi, le è crollata la fabbrica? La rifaccio più bella. Intanto questa sarebbe una botta di vita per l’economia. Pensi all’edilizia che cosa potrebbe fare.»
(Bruno Vespa, il Super-cinico TV)

pilu04. PIÙ PILU PER TUTTI!

[27 Ago.] «Adesso l’Aquila è il più grande cantiere d’Europa, e anche l’Emilia è un grandissimo cantiere in crescita. Farà Pil»
(Graziano Del Rio, il Capocantiere)

sodoma e gomorra05. CASTIGO DIVINO

[25 Ago.] «La tragedia del terremoto ci interroghi sui nostri peccati e sull’abominio delle unioni civili»
(Militia Christi, l’Abominevole)

Costanza Miriano06. Ma… PORCODDIO!!

[25 Ago.] «Con un’amica che era ad Amatrice stiamo cercando di recuperare l’elenco delle vittime. Non so quanto ci vorrà, ma appena possibile lo metteremo sul mio blog, e ognuno potrà “assegnarsi” una vittima per cui chiedere l’indulgenza. Io per la mia, una signora anziana che forse, almeno apparentemente, era lontana dalla fede, vado domani a passare una Porta Santa»
(Costanza Miriano, giornalista RAI)

BERTOLASO07. AUGURI VIVISSIMI ALLA SIERRA LEONE

[24 Ago.] «Attualmente sono in Sierra Leone al lavoro per creare il sistema delle emergenze»
(Guido Bertolaso, Calamità mobile)

Mereu08. STRONZATE SINCRONICHE

[24 Ago.] «Esiste un possibile messaggio sincronico riferito ai paesi maggiormente colpiti dal terremoto di Amatrice e Accumuli»
(Gabriella Stefania Mereu, Terapista verbale)

vittadini09. COMUNIONE E LOTTIZZAZIONE

[23 Ago.] «La politica di Formigoni è stata il più importante fattore di novità positiva degli ultimi anni»
(Giorgio Vittadini, il Cassiere)

petrocelli10. SQUADRISTI ALLO SBARAGLIO

[02 Ago.] «Chi ancora sostiene il PD è come chi nel 1925 ancora non era diventato antifascista: un fiancheggiatore del regime»
(Vito Petrocelli, il Fasciostellato)

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SBALLOTTAGGI

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 8 giugno 2016 by Sendivogius

scacchiE fu così che arrivo il giorno in cui anche Matteo Renzi scoprì di stare sul cazzo ad un sacco di gente. In annoiata attesa dei Matteo Renzi - smorfieballottaggi, sarà divertente scoprire cosa diamine tirerà fuori dal suo cilindro sfondato questo televenditore di fuffa usata, per ricomprarsi i milioni di voti persi in appena due anni dalla marcia trionfale delle elezioni europee del 2014 (un’altra era geologica), vinte a colpi di marchette gonfiate con mazzette da 80 euro, peraltro richiesti indietro con gli interessi ad operazione conclusa, nella più grande compravendita elettorale della quale si abbia memoria dai tempi allegri dei vecchi ras democristiani al voto di scambio organizzato.
80 euriImpegnato com’è ad aggiungere toppe su una coperta sempre più risicata, il magnifico cazzaro fiorentino questa volta dovrà ingegnarsi parecchio, dati i tempi stringenti. È lecito immaginare che dinanzi al tracollo di consensi, se ne uscirà a breve con qualche altra nuova svendita promozionale: tipo il taglio dell’IMU sulle seconde case.. l’aumento delle pensioni minime.. la cancellazione del bollo auto (se ne sente proprio la necessità per SUV e Ferrari) e qualche altro “bonus” da sperperare secondo l’estro del momento…
renzi-80-euro-bonus-maggiorenniSi tratta di una mission quanto meno impossible, da portare a termine in meno delle due settimane che mancano ai ballottaggi di quelle elezioni amministrative che saranno pure un voto circoscritto alle realtà locali, ma che riguardano pur sempre 1300 comuni con cinque delle più importanti metropoli italiane, coinvolgendo 13 milioni di elettori. Che rilevanza vuoi che abbiano mai?!?
RenziCerto l’operazione si preannuncia più che impossibile, con i conti pubblici quanto mai ballerini ed un ISTAT che, nonostante le insufflate di ottimismo e dati infiocchettati dalla propaganda di regime, è costretto alfine a certificare che la “ripresa” (al netto delle strombazzate governative) non decolla, che la “crescita” langue e l’occupazione è ferma al palo, tutte ancorate come sono a stipendi miserabili e condizioni di lavoro infami, contro i miliardi di pubblici denari generosamente dispensati a babbo morto agli insaziabili amici di Confindustria, per i quali i soldi si trovano sempre.
E siccome si tratta di un voto amministrativo senza valore nazionale (questa la parola d’ordine nelle sagrestie del partito bestemmia), sarebbe malevolo pensare che lo sfanculamento generalizzato dei 4/5 dell’elettorato coinvolto possa riguardare quel comitato d’affari abusivo, incistato al governo e tenuto insieme con la colla (alla poltrona), grazie al sostegno di galantuomini come Denis Verdini e Angelino Alfano, con gli straordinari risultati che siffatta alleanza ha portato (si pensi a Napoli o Cosenza).
Valeria Valente e Verdini a NapoliOvvero, alludiamo alle quinte colonne del berlusconismo al collasso, prontamente riciclati, insieme all’insostenibile pesantezza delle loro due formazioni politiche (praticamente due associazioni a delinquere istituzionalizzate, per il recupero di pregiudicati da ricollocare) che messe insieme non raggiungono il 3% sul piatto elettorale, ma sono indispensabili per tenere in piedi l’esecutivo delle Laide Intese. E quindi possono stuprare insieme la Costituzione in una grande gangbang trasformista, per assecondare le fregole bonapartiste di un premier abusivo che vive le elezioni (alle quali resta allergico) come un plebiscito permanente sulla sua persona, nella bulimia di potere con cui consuma le sue ambizioni smisurate, salvo poi smentire la personalizzazione delle stesse quando i risultati gli sono sfavorevoli.
unattended-sex-toy Intanto il giocattolo personale del premier, il partito riformato che si voleva “partito della nazione”, assomiglia sempre più ad un precoce rottame, circoscritto (per non dire asserragliato) nei centri storici delle grandi città, eletto a punto di riferimento di ricchi e benestanti, quale interprete ideale dei loro interessi e garante di privilegi consolidati, ma lontano anni luce da quei cosiddetti “ceti popolari” che avrebbe la presunzione di rappresentare e che invece lo schifano come una merda di cane spalmata sui marciapiedi sgarrupati di periferie disastrate, sancendo il progressivo dissolvimento di un centrosinistra percolante nei liquami del suo processo di liquefazione, dinanzi ad una realtà che non sa più interpretare, per una società liquida che oramai gli scivola via dalle mani.

Quartiere di Tor Sapienza a Roma (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Ancora un ultimo sforzo e forse riusciremo a liberarci pure della grande costipazione delle Laide Intese, se non fosse che certi prodotti, per il noto principio di Archimede, tendono a rimanere sempre a galla nel loro eterno ritorno…

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Mercanti in fiera

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 28 Mag 2015 by Sendivogius

Mercante in fieraA giudicare dall’offerta politica a disposizione, alle volte, si ha quasi l’impressione di trovarsi dinanzi ad una fiera campionaria, nell’esposizione circolare di prodotti a ciclo costante per l’identica riproposizione dei medesimi su ricambio stagionale. A guardarli bene, sono sempre gli stessi, opportunamente rispolverati e tirati a lucido nel corso degli anni, come in una sorta di feticismo vintage spalmato di keep calmmodernità. Alla lunga, ci si rende conto di come si tratti di un’offerta riciclata ancorché avariata, al netto della componente ideologica (negata e sublimata al ribasso) e la ridefinizione su scala partitica, attraverso la semplificazione del messaggio. Tanto più sfumati sono gli obiettivi tanto più indefiniti sono i contorni dei contenitori, sempre più vuoti, delegati alla rappresentanza in tempi di post-democrazia avanzata. In proposito, la antiche suddivisioni in “destra, sinistra, centro”, lungi dal costituire categorie dello spirito, finiscono col ridursi a meri contenitori di comodo, per Movimento dei Forconiconvogliare l’offerta elettorale nella liquidità del mercato politico e dei suoi empori, al di fuori dei quali monta il magma convulso dei movimentismi populisti nella maionese impazzita di un protestarismo minimalista che riduce la soluzione dei problemi in slogan ad effetto, per la lunghezza di un tweet tramite un profluvio di istanze più o meno fascistoidi.
salvini-calimeroOppure, nella migliore delle ipotesi, si ha a che fare con degli irrecuperabili deficienti…

grillino idiota

In fin dei conti, niente che non si sia già visto in tempo di crisi con la riedizione degli stessi copioni aggiornati ai gusti del tempo presente.
Political_Man Nella definizione delle basi sociali della politica, il sociologo Seymour Martin Lipset, tracciando le differenze ideologiche dei movimenti di massa ebbe a soffermarsi sulla sulla permeabilità delle società contemporanee alle pulsioni estremiste e reazionarie; il ruolo della “classe media” in risposta ad una modernità percepita come disgregante nell’incapacità di gestire le crisi di sistema, tramite la correlazione esistente tra sviluppo economico e tenuta democratica di una società.
hydra_wallpaper_by_viperaviatorLipset scriveva alla fine degli Anni ’50, ma parte delle sue analisi valgono benissimo anche per l’oggi. E noterete come certe analogie, certi ‘ritorni’, siano ancor più disarmanti che inquietanti come una sorta di meccanismo psicologico, che scatta ogni volta per pulsione auto-indotta in automatico. Per praticità semantica, si può parlare di “fascismo” in una sorta di definizione onnicomprensiva che ricomprenda anche i suoi attuali derivati. A voi il gusto di associare alla descrizione nomi e volti dell’attualità politica, in un gioco tutto al ribasso…

Neofascism«La tesi secondo cui il fascismo sia essenzialmente un movimento della classe media che rappresenta una protesta contro il capitalismo e contro il socialismo, contro la grande impresa e contro i grandi sindacati, è ben lungi dall’essere originale.
[…] L’economista David Saposs l’ha egregiamente formulata in questi termini: “Il fascismo è l’estrema espressione del medio-classismo o populismo… La fondamentale ideologia della classe media è il populismo… Il suo ideale è una classe di piccoli proprietari indipendenti, fatta di commercianti, artigiani e agricoltori. Questo elemento sociale, che ora viene designato col termine di classe media, ha fatto un sistema di proprietà privata, di profitto e di concorrenza, fondato su basi del tutto diverse su quelle accolte dal capitalismo… Fin dal suo primo sorgere, tale classe si è opposta alla ‘grande impresa’, o a tutto ciò che ora si intende per capitalismo.
[…] Il populismo oggi è più forte che mai. E la classe media è più che mai vigorosa”.
SmokingE nonostante che qualcuno abbia cercato di giustificare l’appoggio fornito al nazismo dalla classe media in base alle particolari difficoltà economiche degli anni trenta, lo studioso di politica Harold Lasswell, scrivendo in piena depressione, afferma che l’estremismo della classe media scaturiva da tendenze connaturate nella società industriale, le quali avrebbero continuato a far sentire la loro influenza anche se la situazione economica fosse migliorata: “L’hitlerismo, considerato come una disperata reazione delle classi medie più povere, continua un movimento che cominciò verso la fine del XIX° secolo. Da un punto di vista puramente materiale… non è che si trovassero in condizioni economiche peggiori che un cinquantennio prima.
[…] L’impoverimento psicologico di tale classe aggravò il senso di insicurezza fra i suoi membri più influenti, preparando così il terreno ai vari movimenti di protesta di massa, attraverso i quali le classi medie potevano sperare in una rivincita.”
[…] Non deve perciò sorprendere se i piccoli uomini d’affari, in presenza di certe condizioni, si rivolgono a movimenti politici estremisti, come il fascismo o il populismo antiparlamentare, che in un modo o in una altro esprimono condanna per la democrazia parlamentare.
[…] I movimenti estremisti hanno molto in comune. Essi fanno appello agli scontenti, a quelli che psicologicamente sono senza fissa dimora, ai falliti, a coloro che sono socialmente isolati, agli economicamente insicuri, agli ignoranti, a coloro che mancano di maturità, e alle persone autoritarie di qualsiasi grado sociale.
Friedrich Engels […] Già negli anni immediatamente successivi al 1890, Engels descriveva gli individui che “affollano la classe operaia” come “coloro che non hanno niente da sperare dal mondo ufficiale o che non sanno ormai cosa fare di esso: avversari delle vaccinazioni, sostenitori del proibizionismo ad oltranza, vegetariani, antivivisezionisti, guaritori, predicatori di comunità libere che si sono ridotte a nulla, autori di nuove teorie sull’origine dell’universo, inventori senza successo o senza fortuna, vittime di ingiustizie reali e immaginarie… onesti semplicioni e imbroglioni disonesti”.
Spesso sono proprio uomini di tali origini che conferiscono un carattere estremista e fanatico a questi movimenti e costituiscono il loro centro propulsore

Seymour Martin Lipset
“L’uomo e la politica”
Edizioni di Comunità
(Milano, 1963)

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(69) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , on 27 novembre 2014 by Sendivogius

Classifica NOVEMBRE 2014”

Omelette

Sistematicamente, con cadenza ciclica regolare, fioccano bollettini dal prudente entusiasmo, che annunciano la “ripresa” prossima e imminente con la fine della ‘crisi’.
Se dovessimo riepilogare tutti gli annunci trionfalistici a cura di anal-(isti) ‘esperti’ sull’uscita dal tunnel, che si sono susseguiti in questi ultimi anni, mentre la contrazione economica si trasformava in recessione e incancreniva a tal punto da diventare depressione, potremmo riempire abbondantemente le pagine di questa rubrica, stilando una classifica a parte.
Tuttavia, ben pochi sono in grado di raggiungere le vette auliche, oltre le quali si proiettano le limpide previsioni del sedicente “centro studi” di Confindustria, con sfoggio di rara piaggeria cortigiana nei confronti del governo più amato dal sindacato corporativo degli industriali. Urne vuote, astensione record e disgusto massimo, ma tavoli della Leopolda pieni coi padroni in coda a staccare assegni per un coperto.

Palafitta  «Nel mare dell’incertezza sgorgato dalla crisi si stagliano alcuni solidi pilastri su cui poggia l’espansione globale destinata a rafforzarsi nei prossimi trimestri.
[…] In Italia l’export è tornato ad aumentare, l’occupazione mostra i primi segnali di recupero, si è arrestata l’emorragia di credito alle imprese e la riduzione dei tassi, di cui hanno molto beneficiato titoli pubblici e bancari inizia a essere trasmessa alle piccole aziende.
[…] Le riforme strutturali danno frutti nel medio termine, ma nell’immediato rispondono alla domanda di cambiamento del Paese e restituiscono così la fiducia necessaria a rilanciare consumi e investimenti

 Centro Studi Confindustria
 (26/11/2014 )

Prossima data di rilancio prevista: Gennaio 2015.
Perciò segnatevelo sul calendario e non mancate all’appuntamento, che la ripresa vi aspetta su solidi pilastri e 80 euri nelle tasche.

Hit Parade del mese:

Coglione del Mese01. LICENZIARE È TUTELARE

[22 Nov.] «Il Jobs Act è la riforma più a sinistra che sia mai stata fatta»
(Matteo Renzi, il Sinistrato)

Galletti02. PENULTIMO CONDONO

[11 Nov.] «In questo Paese non ci saranno mai più condoni edilizi»
(Gian Luca Galletti, Condonato di governo)

 

Il voto è importante03. La democrazia è una delega in bianco contrassegnata da una X

[23 Nov.] «Il voto è l’unico filo che ci lega sistematicamente alla democrazia, quindi uno può essere contento o scontento, ma se rinuncia al voto, rinuncia a qualcosa»
(Romano Prodi, il Tessitore)

Di Battista04. VOCI DALLA FOGNA

[22 Nov.] «Non mi ricandido. L’ho deciso. Se arriviamo al 2018, io non mi ricandido. Non vedo l’ora di uscire di qui, per non avere più a che fare con queste merde»
(Alessandro Di Battista, materia fecale certificata 5 stelle)

Paolo Bernini05. LA CONGIURA DEL SIGNORAGGIO

[14 Nov.] « L’ISIS stampa moneta senza il consenso di USA e FMI. Minare così tanto gli interessi occidentali non è più tollerabile»
(Paolo Bernini, Coglione interstellare)

Berlusconi06. VOTA SILVIO! VOTA SILVIO! VOTA SILVIO!

[19 Set.] «Avrete assistenza medica gratuita: dentiere, operazioni alla cataratta e convenienze varie… cinema al pomeriggio e treno durante la settimana gratuiti, bonus taxi e bonus acquisti, veterinario gratuito una volta al mese per i vostri amici a quattro zampe. Dovete andare a votare, ve lo dice un vostro coetaneo che vi vuole bene»
(Silvio Berlusconi, Riciclatore di patacche)

Pittella07. ABBIAMO UN MARSHALL A BRUXELLES

[26 Nov.] «Il “Piano Juncker” per me è un sette. Segna la fine dell’austerità dell’era Barroso. Ora porte aperte alla flessibilità»
(Gianni Pittella, Calamità europoide)

La donna perfetta08. E ‘STI CAZZI?!?

[18 Nov.] «In politica io voglio avere il mio stile, l’essere sempre a posto, è un quid in più. Rosy Bindi ha avuto il suo stile, il nostro stile è diverso, e per fortuna… Io ad esempio ho deciso di andare dall’estetista ogni settimana. Mi prendo cura di me, mi faccio le meches, mi faccio la tinta. Cosa dovrei andare in giro con i peli ed i capelli bianchi? Ho un ruolo pubblico, rappresento tante persone, e voglio rappresentarle al meglio. Il nostro stile di fare politica è ‘Ladylike’, uno stile che deve piacere»
(Alessandra Moretti, Miss ceretta)

Maurizio Gasparri09. PASTA AI FINOCCHI

[24 Nov.] «Guido Barilla è passato dalla difesa della famiglia alla subalternità a lobby gay. Non compriamo più Barilla.»
(Maurizio Gasparri, culo chiacchierato)

Grillo10. BEATI GLI ULTIMI

[22 Nov.] «Con cinque consiglieri in Emilia Romagna abbiamo vinto»
(Beppe Grillo, dissociato mentale)

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CIRCOLO VIZIOSO

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 settembre 2014 by Sendivogius

01 - OuroborosCi sono vari modi per interpretare la gravità della crisi presente, più subita che affrontata, nella persistenza della sua intensità, tanto si è concentrati a scandagliare le profondità dell’abisso da perderne di vista il fondo. E allo stesso modo sfugge come la sua recrudescenza sia sempre caratterizzata da un sostanziale vuoto di idee compensato dalla sovrabbondanza di cretini, meglio se nei posti sbagliati come le imbarazzanti protuberanze di ventri molli. Sono gli utili idioti di sistema, tramite i quali la gestione del “potere” nasconde le proprie vergogne, imbracate con le tinte vivaci di mutandoni colorati, onde non essere colta quanto mai in ‘fallo’.
Il dramma, che in Italia assume sempre i contorni della farsa con la sua perenne immanenza tribunizia, risiede nell’imperturbabile serenità dei cialtroni, che quasi sempre trovano la propria dimensione ideale nella “politica” chiacchierata e urlata. In assenza di antitesi, sono la tesi e la sintesi del nuovo che avanza nel nulla che li sovrasta.
Sarà per questo che da noi certi problemi sembrano più aggravati che altrove, nell’alternanza di macchiette in cerca di ribalta nei teatrini della politica, mentre si passano la staffetta attraverso il cambio del testimone.
matteo-renzi-maxIn tempi avanzati di personalismi mediatici, le vecchie oligarchie hanno lasciato il passo al tronfio galleggiamento dell’imbonitore, fluttuante in vaporosi proclami mutuati dalle vendite promozionali disperse nell’inconsistenza dell’inutile. L’autistica impermeabilità alle critiche dell’idiota trapiantato in politica lo rende immune alle contraddizioni, per assenza di pensiero in eccesso di presenza. Abbiamo così sostituito la faccia contrita del tecnocrate allo sbaraglio, con il bullismo strafottente del fanfarone alle corde.

Renzie

In quanto ai ‘risultati’, ognuno può trarre le conclusioni da sé…

Mario Monti«Qualcosa come 60 miliardi sottratti ogni anno all’economia. L’industria ha perso un quarto della sua capacità produttiva. La produzione di autovetture sul territorio nazionale è diminuita del 65 per cento. L’indicatore più scandaloso dello stato dell’economia, quello della disoccupazione, insieme con quelli relativi alla immensa diffusione del lavoro precario, ha raggiunto livelli mai visti. La scuola e l’università sono in condizioni vergognose. Sei milioni di italiani vivono sotto la soglia della povertà assoluta, il che significa che non sono in grado di acquistare nemmeno i beni e i servizi di base necessari per una vita dignitosa. Il rapporto debito pubblico-Pil sta viaggiando verso il 140 per cento, visto che il primo ha superato i 2100 miliardi. Questo fa apparire i ministri che si rallegrano perché nel corso dell’anno saranno di sicuro trovati tre o quattro miliardi per ridurre il debito dei tristi buontemponi. Ultimo tocco per completare il quadro del disastro, l’Italia sarà l’unico Paese al mondo in cui la compagnia di bandiera ha i colori nazionali dipinti sulle ali, ma chi la comanda è un partner straniero.
Si possono formulare varie ipotesi circa le origini del disastro. La più nota è quella avanzata da centinaia di economisti europei e americani sin dai primi anni del decennio. È un grave errore, essi insistono, prescrivere al cavallo maggiori dosi della stessa medicina quando è evidente che ad ogni dose il cavallo peggiora. La medicina è quella che si compendia nelle politiche di austerità, richieste da Bruxelles e praticate con particolare ottusità dai governi italiani. Essa richiede che si debba tagliare anzitutto la spesa pubblica: in fondo, a che cosa servono le maestre d’asilo, i pompieri, le infermiere, i ricercatori universitari? In secondo luogo bisogna privatizzare il maggior numero possibile di beni pubblici. Il privato, dicono i medici dell’austerità, è sempre in grado di gestire qualsiasi attività con superiore efficienza: vedi, per dire, i casi Ilva, Alitalia, Telecom. Infine è necessario comprimere all’osso il costo del lavoro, rendendo licenziabile su due piedi qualunque tipo di lavoratore….. Altro che articolo 18.
Le politiche di austerità sono un distillato delle teorie economiche neoliberali, una macchina concettuale tecnicamente agguerrita quanto politicamente misera, elaborata dagli anni 80 in poi per dimostrare che la democrazia non è che una funzione dell’economia. La prima deve essere limitata onde assicurare la massima espansione della libertà di mercato (prima di Draghi, lo hanno detto senza batter ciglio Lagarde, Merkel e perfino una grande banca, J. P. Morgan). La mente e la prassi di tutto il personale che ha concorso a governare l’economia italiana negli ultimi anni è dominata sino al midollo da questa sofisticata quanto grossolana ideologia; non c’è quindi da stupirsi che essa abbia condotto il Paese al disastro.
[…] In Italia, non si è mai sentito un membro dei quattro “governi del disastro” proporre qualcosa di simile ad una tale analisi, con la conseguenza che oltre a praticare ciecamente le politiche neoliberali, i nostri governanti ci credono pure. Facendo di loro il personale politico più incompetente della UE.»

Quattro anni sprecati
 Luciano Gallino
 (19/08/2014)

Romolo AugustoloPersonale politico” che per giunta sembra alimentarsi di un nuovo cesarismo democratico, con le suggestioni di piccoli Augusto(li), abituati ad immaginare se stessi come indispensabili prima ancora che eterni.
Ora che il renzismo dilagante si avvia a diventare una religione, nel culto populistico del Capo e della sua infallibilità, si può compensare la totale assenza di prospettive e finanche di strategia (che non sia la provocazione strafottente e l’incanto delle promesse alla televendita politica), con un acronimo tanto fortunato quanto intrinsecamente falso: T.I.N.A (There is not alternative). Che poi era il nomignolo affibbiato a Margareth Thatcher ed alle sue politiche liberiste, elevate a pensiero unico e all’origine dell’Austerità che sta strangolando l’Europa dopo la grande sbornia finanziaria.
lego-clockwork-orangeLa ricetta in cottura è sostanzialmente la stessa di venti anni fa: tagli lineari alla spesa e abbassamento delle tasse (per i più ricchi), in cambio di meno servizi alla cittadinanza per prestazioni minori e più care; aumento delle imposte indirette e revisione dell’imposizione fiscale progressiva. Si aggiungano inoltre le grandi dismissioni del patrimonio pubblico, svenduto in blocco ad SGR immobiliari; privatizzazione selvaggia delle partecipate statali; totale deregolamentazione del mercato del lavoro, nella contrazione dei salari ed elisione delle tutele e garanzie sindacali; smantellamento dei servizi sociali, appaltati in conto pubblico a gruppi privati.
È il “grasso che cola” agli occhi del sempre più imbolsito Telemaco.

“Come si sa, funzione propria del genio è fornire idee ai cretini vent`anni dopo”
(Louis Aragon)

I provvedimenti in questione si possono condensare in un’unica parola: “riforme”. E in sostanza attingono ad un armamentario mercatista di ispirazione neo-classica, applicato al monetarismo e con una spruzzata di supply siders. Si tratta di una serie di teorie macroeconomiche che da sempre costituiscono il tratto distintivo delle destre neo-liberiste, stagionate per due decadi ed oltre nel bidone di un eterno riflusso, fresche come una merda affumicata in un fossa biologica, con la differenza che oggi sono diventate patrimonio condiviso della cosiddetta “sinistra” riformista, che evidentemente ha smarrito ragione e missione del suo essere.
RepublicansL’apparente mancanza di alternative, suffragata dalla presenza di personaggi improponibili, o impresentabili, in un agone politico che condensa l’offerta nella riproposizione di scarti fallimentari, rottami ideologici, e inquietanti mandrie di esaltati deficienti al seguito di uno vecchio barbuto e sputazzante, trova nella loro intrinseca indisponibilità la ragion d’essere e l’apparente successo dell’attuale parentesi renzista. Il processo logico in questione, ancorché fallace, si chiama Diallele ed è comunemente conosciuto come “circolo vizioso”.
Grillo e BerlusconiChe poi all’atto pratico l’azione del Bambino Matteo non vada oltre l’annuncite declamatoria con cui magnifica se stesso, è un altro discorso…
Venditore di fumoCosì come, in sintesi, il pensiero di questa sorta di figlio putativo del Pornocrate di Arcore non pare andare oltre due concetti basilari: “80 euro” e “41%”; il tutto aggravato dall’uso di un lessico da prima elementare, fermo ai “gufi” ed alle canzoncine parrocchiali degli scout con un campionario da fine anni ‘80.
NewKidsOnTheBlock-StepByStep-FrontEvidentemente, è convinto che il 41% dei suffragi (della metà del corpo votante) conseguito alle elezioni europee sia un risultato immutabile e cristallizzato nei tempi a venire.
In quanto al palleggio continuo degli80 euri, spendibili e rinnovabili ad libitum in pacchetto discount, siamo ormai ben oltre lo stucchevole; spacchettati in multipli di dieci, ricorda la campagna pubblicitaria dei “dieci euro” di Claudio Amendola… E se questo è il miglior numero del governo!

There is not alternative. È la trappola della TINA fiorentina.
Non c’erano “alternative” al Governo Berlusconi. E abbiamo avuto Mario Monti.
Non c’erano “alternative” al Governo Monti (e poi Letta). E abbiamo avuto Renzi.
In realtà, alternative esistono sempre. E guai se così non fosse! Altrimenti avremmo dovuto accettare il geocentrismo (perché ogni altra opzione non era contemplabile) e fermarci al Medioevo che tutto quel che c’era da sapere era già contemplato nelle Sacre Scritture e ogni cosa era chiara, ascritta nell’eternità del tempo presente, confidando ieri nella Divina Provvidenza ed oggi nei miracoli profani dei nuovi Unti del Signore.
Forse sarebbe ora di cercarle o nella mancanze crearle le ‘alternative’, e con esse le opportunità, invece di accontentarci di ciò che ogni volta passa il convento (e l’oratorio), con la benedizione del Colle.

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Chronica in advenienda

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 luglio 2014 by Sendivogius

'The Murder of Caesar' by Karl von Piloty, 1865

Facciamo un nuovo giochino estivo, dalle velleità culturali ma senza pretese di sorta…
Pensate ai muli, ai porci, ai ronzini, e alle altre bestie che popolano la moderna fattoria degli animali, scalciando l’aria al vento nei recinti politici di Fuffolandia da un anno a questa parte.
Dite chi vi ricorda di più e trovate le differenze:

Médaille Bimillénaire d'Arles Caius Iulius Caesar Jules César par Vézien«Benché nemico irriducibile del senato, Cesare lo conservò, ma lo tenne in suo potere e lo trasformò da cima a fondo…. popolò il senato con uomini a lui devoti e, dopo averlo sopraffatto con il numero, riuscì a privarlo di ogni potere. Ottenne così non tanto una riserva di collaboratori, quanto una scuola di cortigiani, pronti a servirlo con sollecitudine come un gregge addomesticato.
[…] Le antiche istituzioni repubblicane, comizi, magistrature, senato e governatorati, che in apparenza esistono ancora, sono svuotati di ogni contenuto e sistemati sulla scena della storia come uno scenario illusorio. In realtà esiste un unico pensiero e un’unica volontà: quella di Cesare. Indifferente al sordo rancore dei nemici sconfitti, capaci soltanto di rifugiarsi in rimpianti sterili e incomunicabili, sdegnoso dei consigli di cui non sa che fare, nel pieno vigore delle forze e delle idee, chiede agli uomini di servirlo ed alle istituzioni di riprodurre e trasmettere la sua dominazione.
[…] L’adozione dei plebisciti e l’adozione dei senatoconsulti erano ormai soltanto semplici formalità; l’assemblea e la curia solo strumenti per votare le mozioni che il “gabinetto” di Cesare elaborava nell’ombra, dalla prima all’ultima riga, e che nessuno si sarebbe sognato di cambiare.
[…] Tutto veniva deciso prima fra lui ed i segretari.
[…] La vittoria di Cesare, che era stata la vittoria di un partito, determinò la scomparsa dei partiti. Se i partiti avevano effettivamente vanificato con la loro emulazione e poi dilaniato con le loro lotte la repubblica, di fronte alla nuova autocrazia non avevano più motivo di esistere. Cesare li eliminò: tra i nobili, servendosi dell’adesione sincera o ipocrita degli ultimi difensori della “libertà”; nella plebe, limitando volutamente il diritto di associazione; nell’opinione pubblica, con una propaganda libera da qualsiasi contraddizione

Jerome Carcopino
“Giulio Cesare”
Bompiani, 2011

Jerome Carcopino Questo è un classico della storiografia, pubblicato per la prima volta nel 1936 (un anno significativo..), anche se si occupa di fatti accaduti oltre duemila anni fa, si parla di crisi della Respublica romana, della trasformazione dello stato, di ‘riforme costituzionali’ e ‘cambiamenti epocali’…
Ovviamente, l’estratto non presuppone alcun confrono con Gaio Giulio Cesare, poiché i decisionisti da operetta che animano i teatrini di un piccolo paese non valgono nemmeno l’unghia del dito mignolo del piede di una figura ineguagliabile, scimmiottandone piuttosto l’ombra nei fumi della polvere. Questi più che altro ricordano le macchiette di Ettore Petrolini: da Gastone a Gigi er bullo.

Il Bullo Fiorentino
TANTO PE CANTÀ
«Matteo Renzi, oltre ad essere un personaggio molto colorito, è utile come “reagente” chimico per capire il popolo italiano.
Nell’attuale “mezzo del cammin di nostra vita” quest’uomo, a forza di capacità di comunicare e di demagogia, è arrivato a Palazzo Chigi. E al riguardo bisogna essere precisi. Non è che la demagogia sia una sua personale specialità: tutti i politici di successo, con più o meno buon gusto, sono demagoghi. Ma lui ha avuto un immenso successo per l’audacia, per la sfrontatezza, per la capacità di rilanciare senza badare alla posta. Gli altri – ad esempio il beneducato Enrico Letta – promettevano la fine della crisi e la ripresa, ma senza una data precisa ed anzi condendo la previsione con attenuazioni, condizionali e riserve. Renzi invece è uno spericolato giocatore di poker e batte qualunque rilancio con un rilancio ancora più alto. Gli altri promettono cose in un lontano futuro? Lui dice: “Il mese prossimo”. “Entro la tale data”. “Ci metto la faccia”. “Datemi del buffone se non mantengo la parola”. Altro che “contratto con gli italiani”, durata prevista una legislatura. E così, appena eletto, ha promesso una riforma al mese. A gennaio questo, a febbraio quest’altro, a marzo ancora una riforma e in aprile avremo cambiato l’Italia da così a così. E non si annunciavano riformette tanto per ridere: si parlava di giustizia, di Pubblica Amministrazione, di quei grandi nodi che decenni di politica non son riusciti a sciogliere.
renzi-letta-bennyNaturalmente non se n’è fatto niente. Ma l’immagine del personaggio non ne ha risentito. Il consenso sul suo nome rimane ampio e diffuso. Perché gli italiani, nonostante il loro scetticismo, hanno creduto quanto meno alla sua buona volontà. “Chissà – si sono detti – che il suo giovanile entusiasmo, accoppiato con la sua simpatica sprovvedutezza, non compia qualche miracolo”. Sono tanto affamati di speranza  che hanno votato per uno come Grillo che si è rivelato soprattutto uno specialista in parolacce. Perché non concedere dunque a lui di provarci? Dopo tutto è uno che almeno è riuscito a divenire giovanissimo sindaco di Firenze e ad impossessarsi del Pd.  Non farà il cento per cento di ciò che ha detto, forse non farà neanche il cinquanta, ma anche venti sarebbe meglio di niente.
NapoleoneLe esagerazioni di Renzi tuttavia non potevano non rivoltarglisi contro. Sconfitto, Napoleone passò da esiliato ad imperatore in cento giorni. Matteo, più umile, se ne era concessi centoventi, ma in capo a sei mesi non ha combinato niente. Ha dato soltanto dato ottanta euro a testa (nostri) ad alcuni lavoratori, non a tutti e non ai pensionati. Ed ora finalmente riconosce che nessuno può fare l’impossibile: va in Parlamento e parla solennemente di mille giorni per rinnovare l’Italia. E qui, senza contare i sei mesi che sono già passati, siamo quasi a nove volte di più del tempo annunciato ad inizio d’anno. Gli italiani gli perdoneranno anche questa?  Non avranno per caso l’impressione che stia chiedendo la licenza di non far niente e di rimanere lo stesso sulla poltrona di Capo del Governo?
È quello che vedremo. Certo, questo passare dalla promessa di  una serie di miracoli a ritmo di samba all’eternità di quasi tre anni è l’ammissione di una sconfitta. Si torna con i piedi sulla terra. Ci si inchina dinanzi al riverito pubblico e si confessa che i miracoli intravisti sono stati soltanto dei trucchi. E del resto, che cosa ci si aspettava da un prestigiatore?
Il fenomeno rimane comunque interessante. Se Renzi non fosse quell’eccellente attore, quel superlativo intrattenitore, quel geniale affabulatore che è, oggi sarebbe sommerso dai fischi e dai lazzi. Per immaginare quali, si pensi a Berlusconi che promette una grande riforma al mese per quattro mesi. La vicenda di Renzi dimostra però che noi italiani non siamo affatto guariti dall’idea che la politica, anzi la realtà, sia fatta di parole. Ed allora dovremmo smettere di irridere Mussolini. Con i suoi richiami alla romanità, con la sua volontà di fare di noi un popolo di guerrieri, o quanto meno di sportivi velleitari, ci rappresentava benissimo. L’uomo di Predappio ebbe successo perché, come cantavano Petrolini e Nino Manfredi, ci “arintontoniva de bucie”.
Noi siamo così scontenti della realtà da rifugiarci nel sogno e chiudiamo gli occhi per crederci. Presto, forse, le massaie porgeranno a Renzi i bambini perché li baci e i malati di scrofola perché li tocchi e li guarisca. Ma riusciremo a rimanere su queste nuvole per mille giorni ancora?»

Gianni Pardo
(25/06/2014)

Aureus Augusti  Tornando al precedente modello cesariano, in parallelo con le intenzioni che per fortuna sono destinate a restare tali, data la proverbiale cialtroneria degli attuali protagonisti, rimangono le analogie, le ambizioni assolutiste volte alla concentrazione dei poteri in un demiurgo salvifico, e soprattutto il “gregge addomesticato”, più che mai ansioso di sottomettersi ad un padrone e farsi cingere il collo con un guinzaglio d’oro. E se ieri era pronto a vendersi per una sportula o per l’investitura a qualche carica pubblica, oggi lo fa per una ricandidatura in parlamento o per la promessa di 80 euro, da infilare in una busta paga che non c’è più. A tanto ammonta il prezzo della democrazia in Italia. Più che da saldo, è una cifra da svendita fallimentare.

Ottanta Euri

Il problema è che l’Augustolo fiorentino, quello che volle farsi premier credendosi Cesare, in cassa non ha più neanche quelli di euro (per questo esistono le “privatizzazioni”). E, in concreto, sembra non andare oltre le raffiche di tweet, coi quali mitraglia l’etere nel vuoto di risultati, ma nell’esibizione di ciò che meglio riesce al Bullo di Firenze: chiacchiere e distintivo.
Renzi il ParaculoEcco perché ora preme più che mai per andare alle elezioni anticipate, dopo aver scatenato la guerra al Senato, cercando la prova di forza, e aver scientemente provocato la spaccatura con tutte le opposizioni che non siano quelle dell’Amico ritrovato di Arcore, negando ogni margine di trattativa vera, all’infuori delle pantomime con le quali va smargiassando in giro.

Silvio Berlusconi - Il ritorno del duce

Dimenticabilissime sono poi le farse in streaming; soprattutto l’ultima, dove si ricorda solo l’enorme culone del prossimo Rottamando, quanto mai inchiattonito, ad occupare l’intero schermo.
E le elezioni le vuole prima che diventi evidente l’entità del fallimento…
C’è il pareggio di bilancio che non è stato affatto rinviato al 2016 così come non ci è stata concessa alcuna flessibilità sul famigerato patto di stabilità, nonostante gli sconsolanti siparietti inscenati con fräulein Merkel a Bruxelles, in cambio della nomina di una vecchia cariatide liberista come Junker, e un falco ultra-rigorista come Katainen momentaneamente al posto di un altro flagello ambulante quale è stato Olli Rehn. Se il nostro Telemaco riservasse alla UE metà delle spacconate che ama esibire in patria, forse raccoglierebbe qualche crosta in più rispetto alle briciole finora ottenute con lo sputo. Talmente incisivo è il ruolo in Europa del Mediano che guida a fari spenti (ubriaco in autostrada e contromano), che non è nemmeno riuscito ad ottenere il coinvolgimento della pletorica ed inutilissima Frontex, dinanzi all’immane esodo di profughi dalla Libia.
Sul fronte economico le cose, se possibile, vanno persino peggio….
Il crollo verticale dei consumi e del potere d’acquisto delle famiglie italiane, con tutto quello che ne deriva circa il prolungarsi di una recessione che sembra senza fine.
Una stagnazione economica ormai strutturale e che, a dispetto di tutte le previsioni per una crescita che non c’è o quanto meno non si vede, sembra avviata a trasformarsi in una devastante depressione anche se si continua a negare l’evidenza.
Il collasso definitivo di ciò che ancora resta della siderurgia italiana, nella totale assenza di un qualunque piano industriale.
L’emorragia inarrestabile dei posti di lavoro, inghiottiti nei gorghi della crisi e la precarizzazione di massa degli ultimi assunti, sotto ricatto e senza garanzie, da parte di un padronato che ha espatriato i capitali ma non ha perso l’arroganza.
La probabile ineluttabilità di una manovra correttiva dall’importo ancora incerto, dai 10 ai 20 miliardi di euro (gli 80 euro di mancetta elettorale sono costati all’erario oltre 6 miliardi), che verrà ad affiancare alla legge di stabilità in autunno.
Finora, la principale preoccupazione della “Generazione Erasmus” al governo è la  fondamentale “riforma” del Senato. Repetita iuvant!
King is nakedPer questo Telemaco spinge per provocare la fine della legislatura, aprendo una crisi istituzionale al Senato. E ci prova prima che sia troppo tardi; prima possa essere evidente a tutti che il re è nudo nell’incapacità di coprire le vergogne. Peccato solo che, per quanto compiacente e protettivo, l’anziano ‘Ulisse’ sul Colle difficilmente stavolta correrà a togliergli le castagne dal fuoco. Non scioglierà mai le Camere durante il sacralizzato “semestre europeo” e meno che mai prima dell’approvazione della consueta legge finanziaria di fine anno. Riuscirà Telemaco da bravo democristiano a sopravvivere, galleggiando fino a primavera inoltrata, confidando nel letargo prolungato degli italiani?
usato sicuroConsiderando quello che in alternativa offre la piazza, forse sì. Specialmente se potrà continuare ad utilizzare lo spauracchio provvidenziale della Setta del Grullo, con le sue orde di inquietanti esaltati allo sbaraglio.

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IL GRUGNITO DEL PORCO

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 giugno 2014 by Sendivogius

PIG - Art of EastMonkey

Ogni tanto ritornano…
Quando ci si illude di essersene finalmente liberati, eccoli che rispuntano fuori dallo scarico otturato dello scolo fognario, in cui si pensava invano di averli smaltiti. E invece no! Come le scorie radioattive, sono eterni. Perché un cialtrone, peggio ancora nella sua variante “tecnica”, e specialmente se incistato come una pustola nei deretani della ‘politica’, è per sempre!
ChuckyMonumenti tossici alla perniciosità dell’inutile, sono sempre pronti a ricicciare nei bassifondi della ribalta, con la stessa imperturbabile faccia di merda e spocchia immutata.
Con la simpatia trasgressiva di un Edward Gein prestato alle politiche sociali, sono amabili come un peto ad una veglia funebre; affidabili come un pedofilo assegnato ai servizi per l’infanzia; garruli come una battona in disarmo, compiaciuta nella sua oscenità indisponente.
Holy ShitNella fitta foresta dei Sempreverdi, si veda il caso di Gianfranco Polillo, il Gianfranco Polillomai ricordato abbastanza Sottosegretario all’Economia del ferale Governo Monti, con delega alla chiacchiera indiscriminata e vocazione alla schiavitù, provvisoriamente accantonato nel deposito sotterraneo dei burocrati d’oro a carico pubblico.
Con i suoi 20.000 euro e passa di pensione mensile (più varie ed eventuali), Polillo è uno strenuo sostenitore della lotta agli sprechi e del taglio degli stipendi (ovviamente degli altri), secondo una progressività inversamente proporzionale al reddito: più bassa è la retribuzione, più forte deve essere la riduzione di salario e di spesa. Ovviamente, nella rendita blindata della sua posizione stragarantita nel settore pubblico, ama esibirsi nel coro dei cantori dell’Austerità ad oltranza, tra i pretoriani dell’ultra-liberismo applicato al “rigore”: a parti inverse, la “lotta di classe” portata avanti con le atomiche del capitale finanziario.
Bounty KillerE questa parodia padronale di villain da fumetto pulp, non perde occasione per ribadire il rivoluzionario concetto dalle pagine dei quotidiani nei quali s’è prontamente riciclato come “opinionista”, col suo eloquio romanesco da cravattaro rionale, per sfuggire ad un oblio più che meritato. L’ultima perla a prova di anti-emetico, questo indefesso “servitore dello stato” col gusto per la provocazione ce la regala sulla pagine del magnanimo Huffington Post, dove sono ospitate le intemerate di questo idiota (nel senso ‘greco’ del termine) prestato all’imbecillità. Non si risponde di eventuali effetti collaterali.

Polillo

«Per risolvere la crisi, l’Italia deve deflazionare i salari […] Oggi la madre di tutte le riforme è quella del mercato del lavoro. Lasciamo sullo sfondo il cosiddetto jobs act – ne esamineremo i contenuti quando saranno noti – e non diamo troppo peso ai suggerimenti dei giuslavoristi. Sono uomini di legge. Preziosi quando l’economia tira e si tratta di razionalizzare le relazioni industriali esistenti. Oggi serve, invece, gente pratica, che conosce il mercato e sa dove mettere le mani. Ed è in grado di praticare la respirazione bocca a bocca, prima del definitivo collasso

Gente pratica e d’esperienza come l’inestimabile Polillo ed i suoi amici dalla cripta, noti per la loro provenienza dal duro mondo del lavoro e le mani consumate dai calli.
HellraisersLeggendario è stato l’impegno di Polillo nello SVIMEZ, carrozzone clientelare ad uso politico, per lo sviluppo economico del Mezzogiorno d’Italia. A settant’anni dalla sua fondazione, come non apprezzare gli strabilianti risultati di questa straordinaria Associazione?!? Tra i successi più apprezzati, spiccano i preziosi contributi per la creazione della Cassa del Mezzogiorno: quel formidabile pozzo nero di finanziamenti pubblici a fondo perduto, diventata proverbiale per sprechi, inefficienze, e ruberie a non finire.
Kiss of the DeathPiù che “respirazione bocca a bocca”, siamo al bacio della morte.
Confrontatosi con la spietata realtà del mercato, contro ogni posizione monopolistica, lacci e lacciuoli, il sor Polillo ha potuto infatti farsi ossa e muscoli in posizione blindatissima a prova di licenziamento, all’interno di una delle principali industrie di Stato: l’ENEL.

«L’idea è quella di una grande moratoria che sospenda, seppure per un periodo di tempo limitato, tutte quelle sovrastrutture giuridiche che oggi impediscono al mercato di funzionare. Via l’articolo 18, almeno per tutte le piccole e medie industrie. Via la superfetazione della presenza sindacale. Seppure in un mutato orizzonte, il modello di riferimento è la Fiat degli anni ’60.
[…] Darwinismo sociale? Ne siamo assolutamente consapevoli.»

Se ci fosse una qualche forma di “selezione naturale”, o di semplice giustizia divina, simili individui dovrebbero essere folgorati la mattina all’alba, prima ancora di poter flatulare impuniti le loro stronzate. Oppure, più semplicemente, lavorare per una settimana in catena di montaggio, invece di concionare dall’alto del loro irraggiungibile empireo di emolumenti stratosferici. Intoccabili perché “acquisiti”: i loro e quelli soltanto!
lineaTuttavia, nell’articolo il nostro pensoso eroe rispolvera altri vecchi cavalli di battaglia del Polillo di boiate e (sotto)governo, come il taglio dei salari e l’eliminazione delle garanzie contrattuali, con una particolare e inquietante predilezione per i metalmeccanici, insieme a tutti quegli intollerabili privilegi (come le ferie pagate!) che fanno degli operai una delle più odiose categorie di miracolati su rendita castale.
Perché come la brillante conduzione della crisi economica, evolutasi da recessione a depressione, con inquietanti rischi di stagnazione e deflazione, ci insegna: la contrazione dei salari ed il taglio radicale della spesa, nella cinesizzazione delle maestranze, non sarà forse il metodo più indicato per incrementare il PIL e ridurre il deficit sul debito, ma di sicuro è il modo migliore per entrare a pieno titolo nel Terzo Mondo, nella libera concorrenza, ovvero lotta per la sopravvivenza tra disperati costantemente sotto ricatto. L’importante è perseverare sulla scia degli straordinari successi visti finora.
Ovviamente, l’interesse di Polillo è tutto rivolto alla salvezza dell’Italia ed al consolidamento dei conti pubblici, nell’Elysium tecno-liberista di cui per evoluzione naturale Polillo è elite insieme ad i suoi soci di minoranza.
ElysiumD’altronde è noto l’eccezionale impegno profuso ad ogni ansimo nella lunga carriera di stenti, sacrifici e privazione, di questo “servo dello stato” e di chiunque altro avesse una qualche posizione di potere all’interno dell’apparato industrial-statale, sempre sul filo delle relazioni pericolose…
F3_05_elysiumEx funzionario alla Camera dei Deputati, è stato capo del dipartimento economico della Presidenza del Consiglio, dal 2001-2004, ai tempi delle spese allegre durante l’oculata gestione del secondo Governo Berlusconi. In virtù dei suoi servigi, viene promosso per meriti sul campo, avendo costantemente cassato e boicottato ogni provvedimento finanziario possibile del famigerato Governo Prodi.
pig_by_eastmonkeyPer conto di Giulio Tremonti, inventore della “finanza creativa”, il rigorista Polillo certifica il famoso “buco della sinistra”, diventando consigliere economico dell’immaginifico ministro. Sulla voragine contabile lasciata invece dal Papi della Patria non è dato saperne l’opinione, né risultano prese di posizione del pur loquace “tecnico” prestato alla politica. A dire il vero si tratta di un prestito a tempo indeterminato, giacché la meritocratica carriera di Polillo avanza in progressione con le sue piroette politiche: dai Socialisti ai Repubblicani, variabile come le maggioranze di governo. Ma il nostro, per non farsi mancare nulla, non si nega nemmeno una breve esperienza tra i “miglioristi” del vecchio PCI: ovvero, l’allora ala destra e più consociativa del partito, capeggiata dall’accomodante Giorgio Napolitano. Ed è proprio dal suo stretto contatto col mondo del lavoro e con le sue realtà, che l’esperto Polillo intesse la sua rete di relazione con altri ‘giganti’ come Renato Brunetta, Maurizio Sacconi. E soprattutto si lega mani e culo con Fabrizio Cicchitto (a cui Polillo pare confezioni gli ispirati discorsi), che lo raccomanderà a Mario Monti per la composizione della sua Famiglia Addams in versione di governo.
BeccamortiIn considerazione degli eccezionali successi del Pornocrate di Arcore e della sua corte, che nel 2011 avevano quasi condotto il Paese al collasso economico, l’ineffabile Polillo l’anno successivo perora l’elezione di Berlusconi a presidente della Repubblica, per le sue straordinarie prestazioni.
war pigsNaturalmente, il problema della spaventosa crisi economica sono i salari troppo alti degli operai e le troppe ferie degli italiani… Impensierito dai risvolti sociali, Polillo si preoccupa soprattutto delle conseguenze, con la lungimiranza di un generale bianco nella Russia controrivoluzionaria dell’ammiraglio Kolčak (peraltro su posizioni troppo progressiste per il moderato Polillo):

«Quali saranno le conseguenze di una crisi abbandonata a se stessa? Solo un fatto statistico o non incideranno sulla carne viva del Paese, sui suoi delicati equilibri sociali? Beppe Grillo su una cosa ha ragione: ha costituzionalizzato il dissenso. Finora. Ma se la crisi continuerà anche quella fragile diga sarà spazzata via da un conflitto sociale dagli esiti nefasti. Ecco allora che il presunto estremismo della nostra proposta, in termini di calcolo probabilistico, diventa il male minore. Si può perfezionare, stabilendo limiti temporali più stretti. Circoscriverne i luoghi dove tentare l’esperimento, per poi vedere l’effetto che fa. Scrollarsela di dosso con un’alzata di spalla replica, invece, la tecnica dello struzzo, che di fronte all’imminente pericolo infila la testa sotto la sabbia. Prima di essere travolto

La corazzata PotëmkinLe fucilerie, dott. Polillo! O tutt’al più le cariche all’arma bianca, con la baionetta innestata sui moschetti, come si usava fare nell’800 per tenere al posto suo la marmaglia sovversiva. In alternativa, c’è sempre il manganello e l’olio di ricino. Sono soluzioni che funzionano.
Keep this outAlla fine abbiamo capito qual’è la vera preoccupazione di padron Polillo: teme (beato lui che ci crede!) la rivoluzione bolscevica dei proletari. Ha paura di un biglietto di sola andata per la Siberia, a scavar canali lungo la Kolyma. Se così fosse, e ovviamente non sarà mai, scoprirà per la prima volta in tutta la sua privilegiata esistenza cosa vuol dire lavorare per davvero.

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Tanto rumore per nulla

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 gennaio 2014 by Sendivogius

PERIODI - Remolo 2010

Ogni stagione riformatrice ha i suoi padri costituenti; ogni popolo ha i rappresentanti che si merita: in democrazia, fino a prova contraria, se li elegge da sé.
A scorrere la storia dell’Italia unitaria sembra di assistere ad unica interminabile crisi, prolungata nel tempo, intervallata da brevi intervalli e improvvise vampate, salvo assopirsi nella quiete delle paludi istituzionalizzate, frollando nelle sabbie mobili di un sostanziale immobilismo che viene chiamato “stabilità”.
Ciclicamente, per risolvere le ricadute di una crisi perenne, ci si illude che la soluzione risieda nella stesura di una nuova legge elettorale, come se questa potesse per magica intercessione supplire alle carenze di una classe dirigente inesistente e di una società non meno incivile dei suoi eletti, dando ad intendere che il problema siano i criteri di selezione e non l’infima qualità della materia umana a disposizione. In questa prospettiva, non c’è riforma elettorale che tenga.
A tal proposito, sarà ‘educativo’ notare come circa un secolo fa, mentre il Paese era alle prese con la sua ennesima crisi sistemica che si concluderà con l’avvento del fascismo (ad ogni problema concreto, gli italiani scelgono sempre la soluzione peggiore), la classe politica di allora si concentrò nella stesura di un diverso sistema di voto, sotto l’impulso fortissimo degli emergenti movimenti popolari di massa.
Nell’estate del 1919, dopo due anni e passa di tergiversazioni e continui rinvii, viene promulgata la nuova legge elettorale. Trovato l’accordo in Parlamento, bastano nove giorni per redigere e approvare il testo.
La legge elettorale italiana del 1919 prevedeva l’introduzione della rappresentanza proporzionale e dello scrutinio di lista, in sostituzione del sistema maggioritario su collegi uninominali fino ad allora in vigore. Per stabilire la distribuzione dei seggi veniva introdotto il cosiddetto “Metodo D’Hondt”, dal nome del costituzionalista belga Viktor D’Hondt, e venivano introdotte le preferenze multiple nel voto di lista.
È curioso notare che un sistema elettorale iper-proporzionalista e frammentario, che aveva in massima parte lo scopo di spezzare il monopolio politico della vecchia oligarchia del notabilato liberale incistato sul voto clientelare, fu massimamente sostenuta dall’allora premier Francesco Saverio Nitti, quale miglior sostegno al suo traballante governo.

F.S.Nitti«Fu Nitti a promuovere la riforma della legge elettorale politica nell’opinione pubblica, nei partiti e nel Parlamento. Il Presidente del Consiglio in persona, con i suoi reiterati interventi nelle istituzioni parlamentari e nelle riunioni politiche da lui convocate per mandare avanti il disegno di legge, divenne il garante dell’introduzione della proporzionale. Nitti pensava che dalla legge sarebbe nata poi una garanzia di stabilità per il suo governo, scommettendo sull’appoggio sia dei socialisti riformisti turatiani che dei popolari sturziani

  Serge Noiret
La legge elettorale del 1918-1919”
Meridiana, 1997

Ovviamente si sbagliava. E meno di un triennio dopo, con l’inaugurazione del nuovo corso politico, la legge elettorale veniva già considerata come superata e quindi sostituita con un nuovo sistema…

«L’accordo sulla proporzionale, che coinvolse molte forze politiche anche reticenti, come i giolittiani, fu tuttavia rimesso progressivamente in causa durante gli anni successivi e questo fino all’introduzione di una legge fondamentalmente diversa, come quella voluta da molti liberali, da alcuni cattolici e dai fascisti tra il 1922 e il 1923

In pratica si trattava della famigerata Legge Acerbo che, garantendo la vittoria del “listone”, spianò la strada all’instaurazione del regime fascista.
Manifesto dei Fasci Italiani di Combattimento pubblicato su Il Popolo d'Italia del 6 giugno 1919È interessante leggere le motivazioni che portarono alla stesura della legge del 1919. Per la bisogna, riportiamo l’analisi tracciata dal prof. Noiret nel 1997; a patto però di non perdere di vista il calendario, tanto da scambiare date e tempi e luoghi.
Il testo integrale lo trovate [QUI].

batman«La società civile post-unitaria si sentiva estranea non solo alla sfera politico-amministrativa gravante attorno ai ministeri romani ma anche ai governi ed alla classe politica nazionale e non partecipava se non episodicamente alle grandi scelte del paese. Molti hanno additato le restrittive leggi elettorali censitarie e capacitarie in uso fino al 1912 come una delle cause maggiori di questa estraneità, di questa incomprensione tra politica e società civile.
[…] Per la maggior parte della popolazione, il diritto al voto era comunemente un mezzo per ricevere o fare favori, per acquisire un credito: sulla scia dell’Ottocento si continuava a votare per ottenere qualche cosa come premio o remunerazione del voto e non perché si esercitasse un dovere civico che presumeva la partecipazione dei cittadini ad una scelta di politica e di programmi. Ancora una volta, nell’atto del voto si evidenziava la grande distanza, culturale e politica, tra la maggioranza della popolazione e lo Stato-Nazione, una distanza favorita dalle tipologie di stampo personalistico delle campagne elettorali uninominali.»

In quanto alle motivazioni che portarono la classe politica alla stesura della nuova legge elettorale, esse non andavano oltre i calcoli di bottega e le ambizioni personali, al soddisfacimento delle quali la legge era funzionale. 

two face«[…] In altri termini essi, riflettendo sui possibili benefici di alcuni particolari tecnici della legge, sviluppavano al contempo proprie strategie politiche. Ogni esponente della classe politica si attendeva qualche cosa dalla legge e spingeva verso una decisione vagliando l’impatto di tale o talaltro meccanismo sulla sua potenziale quota di potere parlamentare, influenzando così la struttura della legge.
[…] Le attese di cambiamento della forma di governo, con la quale si pensava di correggere le disfunzioni croniche del sistema politico dell’Italia liberale, erano legate al ruolo che alcuni intendevano dare, nel nuovo sistema politico, ai partiti strutturati e ai programmi elettorali che essi avrebbero proposto a tutta la Nazione. Si guardava alle organizzazioni di partito e alla proporzionale, che ne avrebbe favorito la crescita, come alla panacea che avrebbe fatto uscire l’Italia dalla corruzione politica e dalle disfunzioni patologiche del suo sistema di governo, colto senza maggioranze parlamentari chiare e definite all’alba di un sistema politico di massa.
Questa eredità negativa affondava le sue radici nel “connubio” che la riforma elettorale del 1882, malgrado le aspettative della Sinistra, non aveva saputo correggere. La proporzionale diventava così la soluzione per combattere il trasformismo che tutti ormai criticavano. Proprio come oggi la malattia del sistema politico è individuata nella cosiddetta partitocrazia e nella “colonizzazione” delle istituzioni da parte dei partiti politici, così nel 1919 il male da combattere era costituito dalla ristrettezza di rappresentanza del sistema uninominale e dalla mancanza dei partiti stessi. E mentre oggi si cerca col sistema uninominale di correggere i mali inflitti al sistema politico da quarant’anni di proporzionale, allora si riteneva che la soluzione sarebbe stata proprio l’istituzione di un sistema partitico, il solo capace di rompere la paralisi che soggiogava le volontà riformatrici di gran parte del paese tramite essa. Contro la società politica degli individui, ci si proponeva di favorire l’associazionismo politico in tutte le sue forme: nella società di massa nuove istituzioni rappresentative, essenzialmente partitiche, dovevano collegare i cittadini con i Governi

Serge Noiret
”La legge elettorale del 1918-1919”
Meridiana,1997

Oggi, a problematiche quasi invariate, si ritiene che la soluzione risieda nel suo esatto contrario per un medesimo prodotto. Peccato infatti che, pur invertendo l’ordine degli addendi, la somma non cambi.

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(58) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 dicembre 2013 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2013”

herlock Sottratto alla dimensione intimistica della propria sfera privata, e ridotto invece al suo aspetto meramente ‘pubblico’, cosa resterà dell’anno che se ne va?
Speriamo NULLA!
All’ombra delle Laide Intese, tra recessione economica e crisi sociale, regressione culturale e atrofia emotiva, populismi mediatici e fascismi di ritorno… il 2013 è stata una pessima annata, destinata ad essere ricordata come una delle peggiori della storia recente.
Ad occhio, il decantato “Paese reale” (che poi è panza senza sostanza) non è stato capace di superare una sola delle sfide cui pure era chiamato ad affrontare, nella miseria d’animo di una società sempre più marginale come quella italiana, che di “civile” conserva davvero ben poco, ripiegata com’è nei cupi rancori di un tribalismo estremo; incapace di inseguire null’altro che non siano i fragori intestinali del suo ventre più profondo.
A prevalere è un appiattimento “senza più legge né desiderio”, come già nel 2010 ebbe a definirlo il consueto rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese:

«una società pericolosamente segnata dal vuoto, visto che ad un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali, si va sostituendo un ciclo segnato dall’annullamento degli interessi e dei conflitti

Nell’ultimo triennio le cose non sono affatto migliorate, tutt’altro! E ciò avviene tramite una costante rincorsa al ribasso di masse amorfe e risucchiate nell’anomia di una folla indistinta e querimoniosa; frazionata in bande, alterna apatia e furore nella logica del branco coi suoi istinti elementari. Soprattutto, non sa andare oltre l’estetica dell’offesa, sempre più becera e volgare, nella “diffusa e inquietante sregolazione pulsionale” che ne contraddistingue l’agire così come l’alienazione.
A volte si ha quasi l’impressione di avere a che fare con una comitiva di bulli virtuali, forte del gruppo e dell’anonimato collettivo, pronta ad attivarsi per input pavloviano, in risposta alle introiezioni dell’arruffapopolo di turno di cui fa propri i deliri per psittacismo.
Ovvio che l’insulto, meglio se in “rete” (che poi è sputo virtuale) e preferibilmente esternato su quel fumante letamaio che è diventato facebook, costituisce il momento cogente di tanto ardire.
Dell’insulto, Marziale fece la sua fortuna epigrammatica; Schopenhauer trasformò la pratica in un’arte, avendone ben chiari i limiti…

«Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passi dall’oggetto della contesa (dato che lì si ha partita persa) al contendente e si attacchi in qualche modo la sua persona. […] Con quest’ultimo stratagemma si abbandona del tutto l’oggetto e si dirige il proprio attacco contro la persona dell’avversario. Si diventa dunque insolenti, perfidi, oltraggiosi, grossolani. Si tratta di un appello alle forze dello spirito, a quelle del corpo o dell’animalità. Questa regola è molto popolare poiché chiunque è in grado di metterla in pratica, e quindi viene impiegata spesso.»

 Arthur Schopenhauer
 “L’arte di ottenere ragione
 (Adelphi, 1991)

La novità consiste semmai nell’ammiccamento compiaciuto, nella reiterazione crescente dell’offesa che, nella vaghezza di contenuti e di rivendicazioni, si fa indistinta contro tutto e tutti, ma si alimenta di bersagli simbolici, di capri espiatori da linciare in effige per lo sfogo perverso di qualche pericoloso demente. Ed è grave quando l’esercizio si fa eterodiretto, con tanto di organizzazione ‘scientifica’ di una attitudine già di per sé piuttosto degradante per chi la ostenta.
Attualmente, il giochino in Italia è molto in voga ed è un ottimo aggregatore per chi, con ogni evidenza, non ha nient’altro da proporre in termini di idee e contenuti… La pratica orwelliana dei due minuti d’odio costituisce la specialità indiscussa della premiata ditta Grillo-Travaglio: il primo, con rubriche dedicate e gogne mediatiche appositamente organizzate in liste di proscrizione; il secondo, specializzato nel segnalare con editoriali all’olio di ricino il prossimo bersaglio da far bastonare alla banda del Grullo, che subito provvede a dare in pasto alle mute rabbiose dei suoi squadristi da tastiera con attacchi personali. Meglio se di natura sessista.
Laura Boldrini - pagina degli insultiIl passaggio successivo (e quasi naturale in un clima di impunità nella recidiva) di questa vecchia pratica fascistoide, evoluta in intimidazione paramafiosa, è la minaccia di morte; o più spesso osservazioni sull’inutilità della vita (altrui), alla quale implicitamente si invita a porre fine.

Nilo Pacenza

Bisogna dire che in passato non è mai mancato chi, opportunamente incitato, è passato dalla teoria alla pratica…
Ma se il grillismo resta il campione insuperato dello squadrismo a mezzo internet, col suo duce esaltato che, dopo l’appello alle Forze Armate, adesso pretende di parlare alla nazione la sera di Capodanno al posto del Presidente alla Repubblica, che siccome non gli piace va processato per alto tradimento, una menzione speciale meritano pure le sottovalutate squadracce di nazi-animalisti che in queste ore (complice il clima natalizio) hanno riversato tutto il loro amore addosso a Caterina Simonsen, colpevole innanzitutto di essere viva e peggio ancora di essersi curata, invece che comprare pozioni magiche da qualche stregone alternativo.
Le vite degli altriTra le infinite forme nelle quali si manifesta il disagio psichico in una società di alienati, nell’ambito del primitivismo ecologista, avevamo ingenuamente considerato le tribù animaliste di Vegani, Fruttariani, Vegetalisti, Crudisti, fino a quelli che camperebbero di sola aria (Breathariani), come uno dei tanti padiglioni per disturbati mentali che popolano la Libera Repubblica di Cazzonia.
Spesso e volentieri, animalisti dell’estremismo anti-specista sono destinati ad incontrarsi con gli sciatori chimici e complottisti fissati con il Signor Aggio, in quanto espressione di diverse patologie mentali per un’unica follia di sconsolanti cazzoni più o meno innocui.
Va da sé poi che certe intelligenze sono un prodotto dello spirito dei tempi che, a quanto pare, non ha niente di meglio da offrire…
Carlo SibiliaTuttavia, con ogni evidenza, non avevamo preso in debita considerazione il furore integralista degli animalardi, nei quali la cronica carenza di proteine si traduce in ben altre e più gravi deficienze.
La spedizione punitiva contro la povera Caterina ne è la dimostrazione più vile e feroce di questi ruminanti ingurgitatori di farro, che con i bovini condividono la dieta e la medesima intelligenza, se non fosse che le mucche sono molto più utili. 
Ammazzare i bambiniDi solito, nei casi più estremi, chi troppo ama gli animali odia per contro l’umanità, o buona parte di essa. Non per niente, SS-Totenkopfverbände ed i boia itineranti degli Einsatzgruppen adoravano i loro cani (come Hitler del resto, notoriamente vegetariano), mentre macellavano milioni di civili inermi.
cagnaccio Figuriamoci cosa accadrà quando questi picchiatori digitali si concentreranno sul fatto che Simonsen è un cognome “ebraico”!
D’altronde, qui abbiamo a che fare con disadattati gravemente disturbati che suddividono l’umanità in “onnivori”, “animalisti” e “specisti”. Assolutamente inadatti al consesso umano, il loro posto ideale sono le fogne dove troveranno in abbondanza quei ratti che tanto adorano.

Sono il tuo topolino - Dammi un bacetto!

Buon Anno Nuovo a tutti voi. E speriamo in meglio..!

Hit Parade del mese:

Coglione del Mese
01. BIPOLARISMO

[12 Dic.] «Io sono bipolare»
(Maurizio Gasparri, il Disturbato)

02 - Faccia da schiaffi02. CITRULLI A 5 STELLE: Che cos’è la democrazia?

[14 Dic.] «La dittatura è più onesta. Almeno lo sai, invece la democrazia italiana è subdola»
  (Carlo Sibilia, Balilla a 5 stelle)

02b - Sibilia02.bis FAMOLO STRANO

[10 Dic.] «Discutere una legge che dia la possibilità agli omosessuali di contrarre matrimonio (o unioni civili), a sposarsi in più di due persone e la possibilità di contrarre matrimonio (o unioni civili) anche tra specie diverse purché consenzienti»
(Carlo Sibilia, Gangbanger)

02c - Grillo02.ter C’È OCSE E OCSA

[01 Dic.] «Nei 24 paesi dell’OCSA siamo in fondo alle statistiche»
  (Beppe Grillo, Merdone globale)

02d Grillo02.quater IL GIUDICE KAMIKAZE

[08 Dic.] «Mi chiedo sempre più spesso chi glielo ha fatto fare a Borsellino di farsi saltare in aria in Via D’Amelio»
(Beppe Grillo, Merdonissimo)

02e faccia sveglia02.quinter PRANA-PIRLA

[03 Dic.] «Non credo nella reincarnazione, ma penso che ci siano dei cicli energetici. Piuttosto credo nel karma. Chissà cosa o chi ero prima di questa vita… Io ho pensato di farmi un’ipnosi regressiva per scoprirlo. Magari vieni a sapere che eri un supereroe dei fumetti»
  (Federico Pizzarotti, il Sindaco)

Matteo Salvini03. USATO SICURO

[15 Dic.] «Siamo pronti a disubbidire, la Padania è pronta a disubbidire, abbiamo centinaia di sezioni pronte a essere centri di lotta e di controinformazione. Non ci fermiamo fino all’indipendenza. Chi arresta un nostro sindaco senza motivo deve cominciare ad avere paura. Chi attacca la Lega, chi attacca il Nord, deve cominciare ad avere paura. Possiamo fare la rivoluzione. E se facciamo il boom sarà l’inizio della fine dell’impero. Se stiamo insieme possiamo farcela contro il boia di Bruxelles e di Roma… Giornalisti, siete dei parassiti, andate affanculo!, ci avete ufficialmente rotto i coglioni!»
  (Matteo Salvini, Avanzo di nuovo)

Santanchè04. PERSECUZIONI

[05 Dic.] «Nelson Mandela ha fatto 27 anni di galera. Silvio Berlusconi ha fatto 20 anni di persecuzione. Tutti e due hanno combattuto grandi battaglie di libertà, opponendosi al Regime»
(Daniela Santanchè, l’Indecente)

Dudù05. GAYDOG

[07 Dic.] «Dudù è gay. Lo conosco molto bene, è molto effeminato. È un cane affamato di ribalta (…) È gay, sicuro. Poi lecca i piedi a Berlusconi, che è una cosa molto fetish»
(Alfonso Signorini, l’Intellettuale)

Masocco06. FORCONI D’ITALIA: le banane del ministro

[10 Dic.] «L’ho detto io, certo, che la ministra Kyenge dev’essere contenta per il lancio delle banane: le noci di cocco fanno male. Una banana non fa male, anzi può servire a molti usi. Le banane hanno il potassio, hanno un sacco di cose che ti danno energia. E possono essere usate in vari modi. Cicciolina ne sa qualcosa»
(Giorgio Masocco, il Forco-leghista)

Calvani06.bis FORCONI D’ITALIA: Autostop

[12 Dic.] «Io non ho una Jaguar, non ho proprio l’auto, quella Jaguar non era mia, non ho intestato nulla. E non era il mio autista, solo un amico che mi ha dato un passaggio. Era un camionista»
(Danilo Calvani, Er Jaguaro)

Andrea Zunino06.ter FORCONI D’ITALIA: Carboni ardenti

[05 Agosto] «Amo il reiki e cammino sui carboni ardenti. Sono il portavoce mistico del movimento dei Forconi»
(Andrea Zunino, il Portavoce)

Giovanardi07. I BUCHI NEL CERVELLO

[15 Dic.] «La cannabis, è scientificamente provato, fa i buchi nel cervello… Ricordate, il proibizionismo ha salvato il mondo!»
(Carlo Giovanardi, Salvator Mundi)

Angelino08. ELEVAZIONE AL CUBO

[06 Dic.] «Per il nostro simbolo abbiamo scelto una forma geometrica, il quadrato. Lati e angoli sono uguali. Richiama idea di uguaglianza, di merito… Da oggi il nostro colore è il blu, un colore che dà forza: è la forza del mare, è la bellezza del cielo, è il colore dei sogni di Mirò. È il colore della serenità e il colore di chi ha una grande speranza»
(Angelino Alfano, Vicepremier)

Mora09. CHIARIMENTI

[02 Dic.] «Io non sono fascista. Sono mussoliniano.»
  (Lele Mora, Fascista)

10 - Vannoni10. GARANZIE

[28 Dic.] «Non sono un ciarlatano»
(Davide Vannoni, il Filantropo)

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